Sacha e Tomcrouz. I vichinghi

28 Lug

Anais Halard e Bastien Quignon hanno creato la serie nel 2017 e finora hanno pubblicato in Francia due volumi, ciascuno ambientato in una diversa epoca storica. Il protagonista è Sacha Bazarec, brillante e curioso ragazzino molto popolare a scuola, che desidera disperatamente un topolino per il suod ecimo compleanno. Invece riceve in ragalo un chihuahua ribattezzato Tomcrouze in onore dell’idolo della sua mamma, la quale è un’antiquaria di prima qualità. Per un incidente avvenuto nel laboratorio da inventore del padre di Sacha, il cagnolino è in grando di funzionare come macchina del tempo ogni volta che starnutisce su un oggetto antico: in questo caso è una spada che li porta dritti dritti all’epoca dei vichinghi dove devono scampare a diversi guai.

Un fumetto molto interessante, fin dal tratto di Quignon, che fa scoprire al lettore nuovi mondi e lo rende curioso, coinvolgendolo in una lettura appassionante.

Anais Halard – Bastien Quignon, Sacha e Tomcrouz. I vichingi (trad. di Cristina Titone), Bao 2019, 88 p., euro 18

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Non ora, Bernardo!

26 Lug

Torna un albo di David McKee, pubblicato in Italia per la prima volta nel 1980 dalla Emme di Rosellina Archinto col titolo di “Non rompere, Giovanni!” (e successivamente da EL nel 1998 col titolo “Bernardo e il mostro”): me lo ricordo quel libro lì nella biblioteca civica che frequentavo bambina e adesso, con gli occhi di poi, mi chiedo quante volte sia davvero andato in prestito o quanti adulti abbia imbarazzato con la lampante e pura verità che mette nero su bianco (e che diceva bene, in quella prima edizione, fin dal titolo). La struttura, semplice ed efficace a cui McKee ha abituato i lettori in altri albi (pensate a Due mostri), quella cioè di grandi illustrazioni con una riga di testo a fondo pagina, racchiude infatti una riflessione sul ruolo del genitore che non sarà facile affontare o ammettere per chiunque; chi con un sorriso la condividerà coi propri figli o coi bambini che gli sono intorno riconoscerà la voglia di dire ogni tanto “basta, non rompere, non adesso” e anche “voglio un po’ di tempo mio” oppure “a volte ti parlo, ma non ti bado”.

La mamma e il papà di Bernardo sono infatti troppo occupati per dare attenzione al loro bambino, mentre invece ne ha tutte le intenzioni il mostro che c’è in giardino che se lo divora e poi entra in casa e fa come Bernardo. Indovinate che succede.

Chssà se quegli adulti un po’ ipocriti che sovente (e ancora e sempre più negli ultimi tempi) hanno velleità di censura sui libri per bambini e ragazzi, ecco chissà cosa penseranno di questo albo, caso mai lo incrociassero.

David McKee, Non ora, Bernardo! (trad. di Augusto Macchetto), Mondadori 2019, 32 p., euro 15

Il nostro albero

23 Lug

Per molto tempo nei percorsi di lettura mi ha accompagnato “Il campione”, un romanzo di Mal Peet edito da Piemme nel 2007 su un portiere imbattibile cresciuto ai bordi della foresta amazzonica. Mi fa molto piacere che la voce e la bravura descrittiva di questo autore torni in un racconto illustrato da Emma Shoard, secondo il formato che Uovonero ha già utilizzato per Il pavee e la ragazza: un racconto destinato ai grandi, breve ma denso, illustrato, grande respiro sulla pagina, copertina morbida, insomma tutto quel che serve per conquistare lettori quando si presenta un formato simile. Ancora una volta il contenuto è di peso: si parla di famiglia, di una famiglia che si trasferisce felice in una nuova casa e la cui armonia si spezza nel giro di un anno; del rapporto stretto tra un padre e un figlio, rinserrato dalla complicità del condividere un posto speciale – la casa sull’albero che il babbo ha costruito in giardino non a caso chiamata Il Nido – e il tempo: a sentire i rumori della notte, a osservare la natura, ad ammirare un panorama che sembra estendersi a vista d’occhio e poi, irrimediabilmente, silenzi, rabbie, declino.

Un uomo passa per caso davanti alla casa in cui hai vissuto bambino, l’anno tra i suoi nove e dieci anni: non ci torna dall’epoca del trasloco e si indigna perché la casa sull’albero è abbandonata, nessuno se n’è preso cura. Salgono i ricordi e la rabbia, i conti mai fatti con quella vicenda: l’allontanamento dei genitori, una nuova persona nella vita della madre, il padre che esilia in quel rifugio sospeso, lasciando il lavoro e perdendo ogni interesse, fino a diventare come appare la casa ora: desolato, abbandonato, piegato dagli eventi. Forse non è un caso se l’uomo si ritrova adulto davanti a un luogo importante, per quanto doloroso, dell’infanzia: deve mettere a fuoco, far emergere i ricordi, fare i conti. L’albero veglia, guarda, custodisce. Fa venire in mente un albo letto di recente in cui si parla di padri e figli e alberi; fa venire in mente un’altro romanzo di un bel po’ di tempo fa (lo trovate ancora tra gli scaffali in biblioteca) dove una casa sull’albero aveva una grande importanza nel rapporto padre-figlio e nella possibilità di ricordare, sentirsi vicin, riuscire a dire: è “Scotty e il bandito gitano” di David Winkler (Feltrinelli kids. Sbuk 2003) che sarebbe bello venisse ripubblicato.

Mal Peet – ill. Emma Shoard, Il nostro albero (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2019, 90 p., euro 15

 

Sabine nel mondo della magia

22 Lug

Sabine è una bambina con pochi amici e dei poteri di cui non capisce la provenienza né la potenzialità, eppure qualcosa di particolare lo sa fare: il giorno in cui il gruppo di bulletti della classe la prende di nuovo di mira blocca su un albero il loro pallone. Solo Michael, alunno nuovo arrivato, se ne rende conto; l’amicizia che ne nasce fa scoprire a Sabine che l’amico vive in una casa e in una famiglia molto particolari:non si occupano di produrre sciroppo d’acero come il suo papà, ma hanno a che fare con la magia. Proprio in un paralleloo mondo magico la protagonista si trova catapultata durante una merenda a casa di Michael: è il regno di Uwa, ex regina della magia, imprigionata da maghi sfruttatori dei poteri altrui. L’avventura si fa ancora più intrigante perché da quel mondo Sabine deve cercare di uscire, senza dimenticare di trovare Michael e riportarlo indietro. Proprio su quest’aspetto del legame tra i due ragazzini si innesta un’interessante riflessione sul significato dell’amicizia, sui sentimenti feriti, sulla delusione, su come ciascuno può credere in un’altra persona senza essere per forza ricambiato allo stesso modo.

Sul sito dell’editore trovate la playlist che l’autrice ha confezionato come colonna sonora ideale per la lettura del fumetto.

Luisa Torchio, Sabine nel mondo della magia, Tunué 2019, 

Sul bianco e sul nero

18 Lug

Scelgo – dei quattro nuovi titoli della collana Mille giorni di Clementoni – questo titolo perché è significativo, vista la richiesta che sempre si fa di libri adatti ai piccolissimi, da sfogliare insieme fin dai primi mesi di vita: l’idea alla base di questo progetto editoriale è di fare libri per essere accolti “fin da neonati” e quindi sono cartonati quadrati che in due titoli giocano sulla stimolazione visiva, prendendo spunto proprio dal contrasto figura-sfondo e dall’uso del bianco e nero. Hanno in quarta di copertina una serie di indicazioni dove si spiega perché sono adatti allo sviluppo psicomotorio da zero a nove mesi di vita e si danno alcune indicazioni fondamentali e base che però è sempre bene riprendere.

“Sul bianco e sul nero” è affiancato da “Hasta la vista” che aggiunge il rosso e l’azzurro sempre giocando sui forti contrasti, sia nei colori all’interno delle forme, sia con lo sfondo della pagina a colore unico. Sono libri importanti che segnano la volontà dell’editoria italiana di essere attenti ai piccolissimi e quindi di offrire libri che sicuramente si adattano anche ai progetti Nati per Leggere che riguardano i più piccoli, seguendo criteri oggettivi e scientifici, a differenza di testi poco “pensati” e tanto colorati e brillantinati che rischiano di invalidare lo scopo di chi li propone nei primi mesi di vita.

La collana, in queste sua prima uscite, è affiancata da altri due titoli che invece inseriscono l’elemento fotografico, oltre una grande aletta da aprire, quasi a suggerire un accompagnamento del progetto editoriale nella crescita del suo lettore: “Io vedo io faccio” prevede per ogni doppia pagina un’illustrazione a contrasto secondo i principi seguiti nei cartonati di cui sopra e a destra un elemento che torna in fotografia e con cui interagisce il bambino che si va a scoprire nella foto sotto l’aletta da sollevare; “Io sono io sento” (che mi sembra fors eil meno riuscito) va a inserirsi nel filone dei libri “con le facce”, fotografie di facce o di particolari del corpo del bambini accompagnati da rime per cullare anche tramite la voce.

I libri riportano in quarta i nomi dei curatori della collana: saranno loro anche le rime?

Sul bianco e sul nero, Clementoni 2019, 12 p., euro 10

Hasta la vista, Clementoni 2019, 12 p., euro 10

Io vedo io faccio, Clementoni 2019, 12 p., euro 10

Io sono io sento, Clementoni 2019, 12 p., euro 10

Il terzo figlio del signor John

17 Lug

Non so che albero si usi piantare nella vostra famiglia quando nasce un bambino. Nella mia noci e noccioli e a me è toccato un noce, che nella cultura di questa terra è una pianta preziosa. Anche nella tradizione famigliare del signor John si piantano degli alberi quando nascono i bambini e così fa lui per i suoi tre figli e – siccome siamo in una storia – addirittura pianta i semi che crescono insieme ai suoi ragazzi: un abete per il primo, una quercia per il secondo e poi per il terzo un seme di non si sa cosa che dà un albero senza forma di cui John si vergogna tanto da spostarlo sul retro della casa. Gli alberi crescono  insieme ai loro corrispettivi ragazzi: un abete verde e dritto per un bambino felice che ride e urla e si arrampica; una quercia folta e tonda per un ragazzino intraprendente che fischetta, sega e martella costruendo nidi per uccelli e case tra i rami; quel tronco storto (quasi un salice piangente molto piegato e molto piangente!) il cui bambino canta e recita poesie sottovoce.

Poi il tempo passa, i figli crescono e i primi due prendono le loro strade: il papà è molto orgoglioso di loro, anche se si sente solo senza le risate e il martellare: è allora che sente la voce del terzo e scopre dietro casa un albero bellissimo che non somiglia a nulla che a se stesso; è allora che si sente orgoglioso.

Un albo per dire che non sempre gli alberi (e i bambini) crescono nella direzione che si era immaginata o che si desidererebbe; per dire della bellezza della scoperta e dell’accettare la forma e il destino di ognuno. Nadine Brun-Cosme ci ha abituato alla delicatezza con cui sa dire la vita fin dalla trilogia di Lupo & Lupetto, qui è affiancata da Christine Davenier, altrettanto brava a far delicatezza col suo tratto.

Un albo da non mancare.

Nadine Brun-Cosme – Chstine Davenier, Il terzo figlio del signor John, Clichy 2019, 32 p., euro 17

Parola di astronauta

13 Lug

In questo anno di celebrazioni dello sbarco sulla Luna, stanno arrivando in libreria molti libri e albi a tema: questo ha il pregio di essere un bel testo a tutto tondo , impreziosito dalle illustrazioni di Andrea Antinori, con delle ricche sezioni che sicuramente soddisferanno gli appassionati del tema. A parlarne sono infatti due addetti ai lavori – uno all’Agenzia Spaziale Italiana, l’altra alle Nazioni Unite – che raccontano, a chi vorrebbe diventare astronauta o ha comunque una passione per lo spazio, dettagli curiosi delle diverse missioni insieme a informazioni più tecniche e a un album fotografico finale.

La scelta è di raccontare le persone che hanno partecipato alla conquista dello spazio, anche di quelle meno conosciute, dei record, degli esperimenti, delle conquiste. C’è anche un interessante capitolo dedicato alla “scuola degli astronauti”, con un elenco delle materie in cui bisogna essere davvero bravi e un’ipotetica pagella comprensiva di voto in condotta e in igiene!

Ettore Perozzi – Simonetta Di Pippo – ill. Andrea Antinori, Parola di astonauta. Le nostre imprese nello spazio, Lapis 2019, 183 p., euro 12,90

La rotta delle Ande

12 Lug

Abbiamo avuto modo di segnalare alcuni libri che fanno parte della collana “Libri corsari” e quindi di sottolineare più volte come ci sembri appropriata la misura di queste proposte dell’editore Solferino: una collana di avventure, un’ottantina di pagine ciascuna, illustrate e legate a un determinato periodo storico e uogo di cui vengono fornite indicazioni per approfondimenti e curiosità.

Trattandosi di Christian Hill non potevano non esserci gli aerei, visti anche i precedenti romanzi a cui ha abituato i lettori, da Il volo dell’Asso di Picche fino al più recente “Il ladro dei cieli”, ispirato a un’affascinante fatto realmente accaduto. L’altrettanto avvincente quadro storico è dato dall’avventuroso servizio dell’Aéropostale, messo in piedi da Latécoère dopo la Prima Guerra mondiale per muovere la posta tra Francia e Sud America (Brasile, Argnetina e Cile) e Africa occidentale. In questo caso sono protagoniste le Ande, insieme al giovane Ricardo che vorrebbe spedire un pacco dal Cile all’Argentina e invece finisce lui su quell’aereo, appesantendolo e trovandosi a vivere un’avventura al limite della sopravvivenza col pilota. Il libro è ambientato nel 1929, tra le pagine fa capolino Antoine de Saint-Exupéry insieme a tanti altri piloti coraggiosi.

Le illustrazioni di copertina e interne sono di Marco Paschetta.

Christian Hill – ill. Marco Paschetta, La rotta delle Ande, Solferino 2019, 86 p., euro 10

Serafino e Gallina

11 Lug

Marameo, la prima casa editrice svizzera italiana specializzata in lbri per ragazzi di cui abbiamo già parlato a proposito di Codino, presenta il primo di una serie di libri dedicati a Serafino e Gallina e pensati per i lettori alle prime armi che potranno esercitasi col corsivo. Il testo infatti è composto con una font in corsivo ad alta leggibilità ed è diviso in brevi storie i cui protagonisti sono sempre Serafino, la sua Gallina e e la bella Donnina cn le ali di cui è innamorato. Anche la misura dunque aiuta i lettori a regalarsi il piacere di buone storie con facilità; sono sei brevi storie che attraversano le stagioni e che – anche atraverso le illustrazioni – raccontano il quotidiano nella vita dl protagnista: l’orto, il mercato, il piacere di invitare qualcuno a cena, la festa delle castagne, l’arrivo delle nave. E anche la noia di quando la primavera tarda ad arrivare, piove sempre e solo la fantasia buffa di Gallina può salvare la giornata e scatenare le risate.

Primo libro della collana PiccoliMarameo, il libro promette sul finale altre nuove avventure che sicuramente saranno apprezzate.

Amanda Mai – Ana Sanfelippo, Serafino e Gallina, Marameo 2019, 42 p., euro 12

Un sogno sull’oceano

8 Lug

Lo penso da quando ho ricevuto il comunicato stampa; so che questo libro conterrà una storia che conosco e racconto talvolta.

Ma andiamo con ordine: il libro innanzitutto. Ballerini confeziona una storia crossover che parla di emigrazione di ieri per parlare di quella di oggi. C’è una barca e non è certo un barcone come quelli che ci racconta la cronaca odierna, ma il mitico Titanic con i suoi saloni lussuosi, gli stucchi, le signore eleganti della prima classe, le persone famose che salgono a bordo a Southampton il 9 aprile 1912. Ma il Titanic porta sul mare tanti sogni di emigranti: quelli che hanno lasciato le loro terre per cercare fortuna altrove e in particolare, in questo caso, uomini italiani che hanno lasciato valli dove non c’era lavoro, famiglie che necessitano di aiuto per guadagnare lontano, con la speranza di tornare, chi per riprendere l’attività di famiglia, chi per sposarsi. Per ricordare le vicende degli italiani emigranti in cerca di fortuna, l’autore riprende una storia affascinante: quella del pavese Luigi Gatti, ristoratore di successo con due famosi ristoranti Ritz a Londra, che gestì anche i lussuosi ristoranti di due transatlantici come l’Olympic e il Titanic. Il lettore lo vede impegnato nella scelta della sua brigata, cuochi, camerieri e compagnia, scelti principalmente tra giovani migranti italiani. Alcuni di loro (realmente esistiti perché le persone che compaiono in questo libro – passeggeri o lavoratori – sono stati davvero passeggeri sul Titanic) vengono scelti da Ballerini perché raccontino in prima persona: in un alternarsi di voci si conoscono i loro pensieri, le speranze, le lettere e cartoline che mandano a casa, le ferree regole sociali a cui sono sottoposti, i pregiudizi a cui devono far fronte, gli stereotipi appiccicati a chiunque sia italiano. E poi, al momento dellle scialuppe in mare e dei tentativi di salvataggio, vengono chiusi dentro il ristorante perché non c’è posto per loro e manco viene preso in considerazione che possano essere salvati: sono gli ultimi, e gli ultimi muoiono insieme al loro capo che non li abbandona e muiono mangiando bene, guardando gli stucchi eleganti perché è l’unica cosa che si possa fare.

Al fondo del libro un’appendice racconta le persone citate (i responsabili della nave e i passeggeri come Guggenheim, Astor, lo scultore Portaluppi), parla di Gatti e dei camerieri a cui si dà voce e poi fa un elenco per rendere omaggio agli altri italiani membri della brigata del Ritz, di cui si sa quasi nulla perché non erano registrati su nessuna lista ufficiale. Nell’elenco dei 28 nomi con relativa provenienza figura Battista Bernardi, anni 22, di Dronero (Cuneo). Che in realtà all’anagrafe era Giovanni Battista Bernardi, chiamato Marcèl e detto Poulo (ché dalle mie parti in quanto soprannomi e stranòm andiamo forte!), ed era di Roccabruna, comune accanto a Dronero, della borgata Nouràt precisamente. In queste mie valli, ogni paese o borgata era caratterizzata da un mestiere e da una zona specifica di emigrazione (in Francia, appena oltre la montagna); ai Nouràt erano camerieri in Provenza e a Parigi. E Marcèl , da Parigi a Londra, si imbarcò come cameriere sul Titanic e figura lì, sulla foto della brigata di Gatti scattata alla partenza. Morto in mare e sepolto ad Halifax, il suo nome, la sua fine quasi leggendaria veniva raccontata in valle per memoria di chi ha conosciuto la sua fidanzata e tramite piccoli episodi, come quello della madre che si svegliò di botto invocando il figlio proprio nel momento in cui il Titanic collideva con l’iceberg. La sua storia è stata ricostruita qualche anno fa da Renato Lombardo e la potete leggere qui; è una di quelle che mi piace intrecciare nei laboratori che raccontano di queste valli fatte di immigrati stagionali o per sempre: acciugai, raccoglitori di capelli, colporteur, camerieri, muratori, incantatori di marmotte e giganti da esibire nei circhi e nei teatri. E allora che piacere trovare questa storia “mia” tra le righe di un’altra storia.

Luigi Ballerini, Un sogno sull’oceano, San Paolo 2019, 217 p., euro 14,50