Canituccia (e le altre Pulci nell’Orecchio)

4 Apr

Canituccia ha per amico un maiale, il suo unico e più caro amico, il compagno da cercare fino allo sfinimento quando lo si perde, quello con cui fantasticare nelle ore di libertà e con cui condividere i borbottii della pancia vuota. Canituccia viene dalla penna di Matilde Serao e arriva nelle mani dei lettori grazie a una nuova collana, curata per Orecchio Acerbo da Fabian Negrin: sono le “pulci nell’orecchio” ovvero delle storie che saltando in testa lasceranno il prurito contagioso della lettura e il gusto della scrittura di autori classici che raccontano di bambini a misurarsi col mondo adulto.

Accanto a Canituccia ecco, in queste prime uscite, Rex di Lawrence, col racconto di un indomito fox terrier affidato a una famiglia per ricevere la giusta educazione, e l’imperdibile storia narrata in Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa di Saroyan nella traduzione di Vittorini col ragazzino che ascolta un racconto strabiliante nella bottega del barbiere che gli sta per tagliare i lunghi capelli.

I racconti sono accompagnati, in apertura e chiusura, da due immagini a doppia pagina di Negrin, che racchiudono il testo, ciascuna a sua volta presentata anche da un particolare ingrandito, che segue nel primo caso e precede nel secondo, l’illustrazione di riferimento. Le scelte sono azzeccate e sicuramente l’editore fa un gran regalo a chi cerca testi brevi e pregnanti che possano catturare e creare condivisione nella lettura nel tempo breve di un incontro. Non aiuta forse il formato, specie se pensiamo ad una biblioteca, dove i libri, date le dimensioni ridotte (11 x 18 cm), rischiano di perdersi a scaffale e dove bisogna addomesticare il giovane lettore alla copertina scevra di parole e dotata di immagine a tutto campo, mentre autore e titolo seguono in quarta. Basterà avere pazienza di farli vedere, questi libri, di metterli in vetrina, di farne apprezzare le storie. Del resto, la scelta della copertina risulterà positiva perché può incuriosire, addirittura inchiodare: è così per Canituccia, splendida e regale nel suo sguardo che pare lontano mentre in realtà è ignaro di chi la guarda, lettore o adulto della sua storia, e ben fisso sul maiale Ciccotto, l’unico che merita la dignità velata di lacrime che traspare da quegli occhi azzurri.

Matilde Serao – ill. Fabian Negrin, Canituccia, Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

D. H. Lawrence – ill. Fabian Negrin, Rex (trad. di Damiano Abeni), Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

William Saroyan – ill. Fabian Negrin, Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa (trad. di Elio Vittorini), Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

Una voce di piombo e oro

3 Apr

Di Kelly Louise Going i lettori italiani di età diverse hanno potuto apprezzare I ragni mi fanno paura (Piemme, 2007, nella serie arancio de Il Battello a Vapore) e Il re degli incantesimi (Piemme Freeway, 2015). La neonata collana Vortici presenta una nuova storia che conferma la capacità dell’autrice di portare il lettore al centro della vicenda e di far sì che cammini a lato dei protagonisti, sentendosi partecipe di quello che vivono e dei loro pensieri. In questo caso la storia è insieme lieve e potente, come sa esserlo la voce di Tia, che sogna di diventare una cantante famosa e che ancora non si rende esattamente conto del dono che possiede.

Vive a New Orleans e canta in un coro gospel in cui è una delle poche ragazze bianche. Passa gran parte del tempo con la sua amica Keisha e con lei condivide duetti, sogni e speranze. Il romanzo conduce fisicamente il lettore tra le strade di New Orleans, facendogli saggiare la differenza tra i diversi quartieri, la pericolosità di certe strade, la dimensione sociale. Intanto si avanza anche nella vita della protagonista, si conoscono le invidie e le dinamiche tra i ragazzi che fan parte del coro, la forza e la lungimiranza della loro insegnante, le sfumature delle loro vite. Quella di Ti e della made, cassiera in un supermercato che la condanna a turni massacranti, nasconde un secreto: il papà è in prigione da quando Tia è molto piccola e lei non ricorda nulla né conosce i particolari perché in casa è un argomento tabù. Sarà la violenza urbana che porta all’uccisione per strada di un bambino a scoperchiare il vaso dei segreti, svelando cosa è successo davvero nella notte in cui il padre è stato arrestato e quale sia il peso che la madre di Tia si porta appresso, motivo per cui non accompagna mai la figlia in pubblico e cerca di evitarle ogni contatto col passato. Inevitabilmente la sete di sapere si fa forte nella ragazzina, che si scontra con i pregiudizi altrui e anche con quelle differenze – il colore della pelle, le persone che frequenta – che per lei non hanno mai avuto alcuna importanza.

Il romanzo si legge d’un fiato; ha pagine importanti in cui Tia osserva gli altri e si interroga sul dolore, sul senso del dolore immenso e della vita, su come si reagisce alla vita che succede.

Il sito dell’autrice.

K.L. Going, Una voce di piombo e oro (trad. di Gloria Pastorino), Piemme 2017, 216 p., euro 12, ebook euro 6,99

Il puzzle infinito

2 Apr

Ci sono facce e musi che si rincorrono sulle pagine, che si interfacciano tra sinistra e destra seguendo i dialoghi: si sorridono, c’è chi parla e chi ascolta, ci si guarda e così via… tutti notano quanto sono diversi l’uno dall’altro, ma all’invito ad accostarsi (“ancora un po’ di più” dice il testo), ecco che si vede che è questa diversità a fare il mondo. Una diversità che l’artista ottiene in un gioco di puzzle, di scambi di pezzi che riflettono la metafora di come ognuno possa avere qualcosa di uguale agli altri e qualcosa di diverso ed essere semplicemente unico e se stesso. L’albo, che ha ricevuto una menzione speciale lo scorso anno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, non è solo un libro-gioco che invita a riflettere sull’inclusione in modo originale e mai scontato, ma anche una proposta di laboratorio: nelle pagine finali infatti, Bianki svela come ha costruito le immagini fotografate e invita il lettore – grande o piccolo, o meglio grandi e piccoli insieme – a fare lo stesso. Sono tutte scatole riciclate, colorate, poi accostate; sulla superficie così ottenuta si disegna, poi si girano le scatole e si compongono altri disegni finché tutte le facce portano un segno: a questo punto è un “gioco di scatole” appunto, un comporre infiniti puzzle per far apparire qualcosa di nuovo., partendo dai suggerimenti che vengono offerti.

Le immagini del testo intanto si restano a un gioco di rimandi, tra personaggi che ricompaiono (primo tra tutti, l’uomo col cappello, che fa un po’ da guida), tra pezzi che ritornano: cosa compone chi? E poi dove lo ritrovi di nuovo? Buon divertimento!

Il sito di Bianki.

Diego Bianki, Il puzzle infinito. Recuperare, riciclare e riutilizzare (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2017, 56 p., euro 17

 

’45

30 Mar

Potrei aspettare il vento di aprile e l’avvicinarsi alla festa del 25 di quel mese per parlarvi di questo libro, ma non c’è motivo di far aspettare la bellezza  di una graphic novel senza parole che narra i mesi della guerra partigiana in un omaggio che Quarello fa innanzitutto ai nonni e poi alla Brigata Autonoma Monferrato di cui racconta le gesta e  la sua parte nella liberazione di Torino il 26 aprile ’45. Un racconto diviso in sei capitoli e narrato attraverso gli occhi di una coppia che vive nella cascina dove Maria rimane con le galline e il pensiero al figlio alpino di cui non ha notizie e dove il marito torna tra un’azione partigiana e l’altra. Tutto viene evocato: gli agguati ai tedeschi, i rastrellamenti, le azioni per liberare i compagni prigionieri, l’insurrezione e la liberazione con il tricolore che sventola al posto delle bandiere naziste. Nei mesi che corrono verso la primavera, tra il grigio dell’inverno senza speranza e il rifiorire della vita esattamente come sull’albero nelle carte di guardia, c’è posto per lo spavento all’arrivo di due tedeschi che cercano cibo e Maria mima  una gallina per far capire che può fare una frittata; c’è lo spavento fatto prendere ai repubblichini imprigionati nella cella da cui si sono appena fatti evadere i compagni; c’è la gioia di ritrovarsi dopo tanto tempo, dopo nessuna notizia.

Ci sono gli sguardi, a fare il racconto, e i gesti: quelli con cui Maria spiega al tedesco la famiglia ritratta nelle foto, quelli con cui si dà avvio ad un attacco, quelli con cui si distruggono prove, quelli con cui si festeggia. E i gesti quotidiani: una frittata girata in padella, il bucato steso al sole, le legna da spaccare, la zuppa da mescolare, a dire della vita di tutti i giorni, in famiglia, in quei mesi di guerra. Un capolavoro che non ha bisogno di parole, che racconta e che condensa tante storie di Resistenza. E che, come ogni testo senza parole, può parlare a un pubblico molto più ampio, abbattendo le barriere linguistiche, utilizzando la potenza delle immagini.

C’è un’immagine, verso il fondo, una delle tante che raccontano dell’esultanza dei partigiani che sfilano tra le strade di Torino, in cui compare la scritta “Alì”, come il nome di battaglia di Mario Caniggia che della sua brigata ha raccontato nel volume “Eroi senza storia”. Ci dice che ogni volto che vediamo tra le pagine ha una storia e probabilmente un nome, un ruolo ben preciso. Per me gli uomini protesi nella notte dalla collina per tendere l’agguato al camion tedesco somigliano a King, a Edelweiss, a Nuto, alle facce che a me hanno raccontato la loro Resistenza. Mi piace pensare che chiunque abbia ascoltato dalla voce dei partecipanti i racconti di quei mesi e la loro testimonianza possa ritrovare i gesti, gli sguardi, indovinare i pensieri tra i tratti di Quarello.

Il sito dell’autore.

Maurizio A.C. Quarello, ’45, Orecchio Acerbo 2017, 96 p., euro 19

SuperSorda!

28 Mar

So ancora prima di averlo letto che un fumetto che parla di sordità e che si intitola “Supersorda!” è imperdibile . Solo una persona davvero ironica può averlo scritto, qualcuno che non si fa problemi a raccontare della propria esperienza senza peli sulla lingua e che, nonostante conosca le sofferenze e le difficoltà che ci sono state e ci sono, si conosce bene, per cui può descrivere la fatica e ascoltare con stupore le uscite degli altri e i loro modi di guardare e considerare che paiono bizzarri quando non offensivi e allora senza tanti patemi farlo presente.

La storia è autobiografica: a quattro anni Cece Bell perde l’udito a causa della meningite ed è costretta a portare apparecchi vari. Siamo negli anni Settanta e Cece si trasforma in una bambina con i fili nelle orecchie che frequenta una classe speciale dove una maestra insegna  – insieme alle basi di lettura, scrittura e matematica – a interpretare in maniera corretta i movimenti delle labbra; poi diventa la bambina che si porta al collo l’orecchio fonico, pesante e ingombrate apparecchio che permette di comunicare e di sentire al meglio l’insegnante che indossa il microfono apposito. Intanto intorno a lei capita la vita: la famiglia trasloca, bisogna reinserirsi a scuola e nel quartiere, ci sono amiche prepotenti e altre che si rivelano subito le migliori, la prima cotta. Il racconto è estremamente realistico: la misurazione delle frequenze che puoi sentire è proprio così (tu chiusa in una cabina a sentire bip diversi) e si dice di come funzionano gli apparecchi di ausilio oppure la difficoltà nel seguire i diversi programmi televisivi o di trovarsi in una stanza dove tutti vogliono ascoltare musica dalla radio.

Cece sta in mezzo a persone che pensano che basti urlare per farla partecipare alla conversazione oppure che sillabano in modo lento ed esagerato; Cece si sente brutta qualche volta e altre invece forte, si arrabbia, cerca soluzioni, si sente un supereroe: grazie al suo orecchio fonico può sentire ogni cosa dica o indovinare dai rumori cosa stia facendo l’insegnante che porta al collo il microfono e che sorpresa quando Mike scopre che funziona anche ad ampie distanze!

Il risultato è un fumetto esilarante e pieno di grazia che non perde mai di vista il soggetto principale, ma che non lo mette mai al centro come un problema. Cece è così ed è il suo modo di vedere la vita che la rende super; potrebbe anche non essere sorda, non è questo a fare la differenza, ma è il modo di porsi, cosa che risalta bene assai in confronto ai comportamenti di altri personaggi che compaiono nella storia, tutti rigorosamente zoomorfi a dare alla narrazione una veste fantastica che aiuta ancora di più il lettore a tenerne presente il realismo.

Il sito dell’autrice.

Cece Bell, SuperSorda! (trad. Elena Orlandi), Piemme 2017, 256 p., euro 14, ebook euro 6,99

Louis e i suoi fantasmi

27 Mar

Dopo Jane, la volpe & io, la coppia Arsenault-Britt racconta di un personaggio maschile, anch’esso alle prese con i problemi connessi al crescere e in particolare alla famiglia. Louis ha undici anni e dal nuovo anno scolastico vive insieme al fratellino Funghetto diviso tra la campagna, dov’è rimasto a vivere il padre, e la città, dove si è trasferita la madre. La rottura tra i genitori è dettata dall’alcolismo paterno e ha costretto i ragazzi a trasferirsi in un appartamento con vista tangenziale. Louis ha un nuovo amico di nome Boris e un amore enorme, immenso, fulminante: quello per Billie, ragazzina silenziosa e persa tra i libri, dalla voce ferma e l’atteggiamento pacato anche quando affronta i bulli della scuola. Billie è un raggio di sole, una regina muta, un temporale d’estate. Billie lo paralizza al punto che pensa non riuscirà mai a parlarle. Billie è in qualche modo il punto fermo, il quotidiano che ricomincia dopo che pareva le cose in famiglia si fossero aggiustate e invece era solo parentesi, una  folgorante e profonda dichiarazione d’amore in cui trabocca tutta la forza del sentimento.

Il racconto procede per capitoli, ciascuno un episodio, quasi una lezione di vita, che fanno procedere la storia nel corso dell’estate e poi nella ripresa scolastica. Si procede grazie alle domandi incessanti di Funghetto, alle citazioni musicali, ai ricordi. Se nel libro precedente la protagonista Hélène incontrava una volpe, qui è un cucciolo di procione a farsi prossimo a Louis e a lasciare che il ragazzo si prenda cura di lui come forse non riesce e non può a fare con gli umani che ha intorno. Anche in questo libro il colore appare tra i grigi e i neri: sprazzi di verde fluo e di giallo, colori da ghiaccioli estivi, che sottolineano le emozioni, i momenti importanti in una riflessione sulla famiglia, sui genitori, sulla fragilità degli adulti, sul coraggio e sull’amore. Ovviamente perle di saggezza seminate qua e là, sovente in bocca al più piccolo che dice senza filtri, come capita spesso.

Il blog dell’illustratrice. A Isabelle Arsenault sarà dedicata una mostra a Bologna dal 5 aprile al 7 maggio prossimi, a cura di Hamelin.

Isabelle Arsenault – Fanny Britt, Louis e i suoi fantasmi (trad. di Michele Foschini), Mondadori 2017, 160 p., euro 16

La scorciatoia

25 Mar

Tamaya e Marshall percorrono ogni giorno la strada di andata e di ritorno dalla scuola; abitano nella stessa strada e, siccome la madre di Tamaya non vuole che si muova da sola, da quattro anni lei cammina insieme al ragazzo più grande di lei. Lo osserva e sa che negli ultimi mesi è cambiato, così come i suoi voti e il modo in cui si comportano con lui i compagni. Tamaya non sa che lo ha preso di mira il bullo della scuola, uno dei ragazzi al cui tavolo le sua amiche hanno cominciato a sedersi. Nella prestigiosa scuola che frequenta grazie a una borsa di studio, Tamaya si sente una “brava bambina” che non ha mai fatto assenze né cose cattive, un’etichetta che pare stridere col nuovo corso inaugurato dalle compagne. Allora Tamaya sfida il divieto imposto da sempre: segue Marshall anche quando decide che torneranno a casa passando per il bosco proibito. Marshall cerca di sfuggire alle botte di Chad, ma innesca una catena di eventi che portano alla scoperta di un grave danno ambientale, tanto grave da generare un’epidemia che arriva a minacciare l’intera cittadina  e che potrebbe avere conseguenze mondiali.

Sachar costruisce una narrazione essenziale e asciutta, dove c’è tutto il necessario; intreccia punti di vista diversi a seconda dei capitoli e intervalla la scansione cronologica degli avvenimenti con le udienze segrete della Commissione per l’Energia e l’Ambiente sulla Sun ray Farm, che ha sede proprio a una cinquantina di chilometri dal bosco in questione, e sul biolene, scoperta d’avanguardia per l’approvvigionamento di energia. Il lettore conosce i protagonisti, sa dei loro pensieri e dei loro stati d’animo e parallelamente si trova invischiato in una faccenda dove vorrebbe andare avanti il più rapidamente possibile, sperando in una soluzione positiva. Ma non è solo il fango avvelenato che invischia, sono anche tutte le domande che vorticano nella testa di Marshall: perché nessuno fa qualcosa se tutti sanno cosa gli sta capitando? Perché lui stesso è tanto codardo? E cosa fa differenza tra audacia e coraggio, si chiede a sua volta Tamaya.

Questo è uno dei titoli che inaugurano la nuova collana Piemme/Il Battello a vapore chiamata I vortici: ecco il video di presentazione; raccoglie romanzi mai tradotti prima in italiano e alcune nuove edizioni che festeggiamo, come La grande avventura di Westall e Ragazzi di camorra di Varriale.

Il sito dell’autore, che vi accoglie con la potente immagine della copertina dell’edizione originale proprio di questo romanzo.

Louis Sachar, La scorciatoia (trad. di Flora Bonetti), Piemme 2017, 192 p., euro 12, ebook euro 6,99

Le ragazze vogliono la luna

23 Mar

Il tempo di un’estate, o anche meno. L’estate in cui la diciassettenne Phoebe litiga per colpa di un ragazzo con la migliore amica e se ne sta a guardare il mondo un passo indietro rispetto a tutti gli altri, digitando versi di possibili canzoni via messaggio. Da mesi scrive di nascosto ad Archer, il bassista della band della sorella, scambiandosi frasi che paiono apposta per essere accompagnate da una musica e poi suonate su un palco. Ma Phoebe non cerca palchi, visto che è l’unica della famiglia a non avere talenti musicali. Figlia di due rock-star che hanno sconvolto la scena musicale una quindicina di anni prima per poi separarsi e prendere strade diverse, è cresciuta con la sorella a Buffalo,l dove la madre è tornata per vivere quasi in incognito e dedicarsi alla scultura e all’insegnamento. Da tre anni il padre non si fa più sentire e la visita alla sorella a New York diventa un pretesto per mettere insieme pezzi di un puzzle il cui racconto altrui non la convince: quale segreto è alla base della vita della madre, del silenzio del padre, della fragilità che traspare nella sorella diversamente sempre così sicura?

Janet Mcnally costruisce un romanzo basato sulla musica rock e indie, davvero notevole come romanzo d’esordio per la fluidità narrativa a cui sicuramente la traduzione dà una bella mano. Il lettore segue voci diverse: i capitoli in cui Phoebe racconta in prima persona sono intervallati da salti indietro nel tempo in cui la madre ripercorre le tappe salienti  della conquista prima e dell’abbandono poi della notorietà, ben descrivendo cosa significhi essere costantemente sotto i riflettori e scegliere l’esatto contrario di quel che tutti si aspettano da te.

Un romanzo dove c’è posto per Nancy Drew, per Winnie Pooh, per il giovane Holden e per tanta musica da farvi una super colonna sonora; un romanzo che dice di famiglie, di amori, di passioni e di quelle cose che pesano dentro – ognuno ne ha una – e che continuano a spezzarci per quanto cerchiamo di rimanere interi.

Il sito dell’autrice.

Janet McNally, Le ragazze vogliono al luna (trad. di Anna Carbone), De Agostini 2017, 416 p., euro 14,90

Il mio pianeta. Vento

21 Mar

Un approccio multidisciplinare al vento, con illustrazioni di qualità e una grande attenzione alla confezione, alla grafica e ai particolari. Si comincia con una poesia e poi ogni doppia pagina è caratterizzata da un’etichetta colorata in alto a sinistra che identifica la sezione a cui appartiene: crea, osserva, sperimenta. Attraverso informazioni calibrate, narrazioni, esempi e proposte di semplici esperimenti e di costruzioni per mettersi in gioco, ecco un testo che invita a scoprire e a farsi protagonisti, dotato inoltre di un semplice glossario finale.

Potete trovare tra le pagine la spiegazione grafica della scala Beaufort che misura l’intensità del vento, una leggenda dei nativi americani che ipotizza come nasce, l’invito a costruire un anemometro piuttosto che un vortice in bottiglia;poi una pagina sui mulini a vento, una sugli aquiloni, un’altra sui semi portati dal vento, una ancora sugli sport legati al vento. E tanto altro: buona scoperta!

Nella stessa collana il libro dedicato all’acqua secondo le medesime modalità.

Il sito dell’autrice, divulgatrice scientifica dalle molte pubblicazioni per bambini e ragazzi. Il sito dell’illustratrice.

Isabel Thomas – Pau Morgan, Il mio pianeta. Vento (trad. di Erica Mazzero), 64 p., euro 9,90

La galleria degli enigmi

20 Mar

Ho apprezzato molto, lungo e non felice titolo dell’edizione italiana a parte, L’incredibile caso dell’uovo e del Raffaello scomparso edito da Fabbri due anni fa; ora un nuovo romanzo della stessa autrice ripropone gli azzeccati ingredienti del precedente: una approfondita conoscenza della storia dell’arte, in particolare pittorica, una protagonista divertente e intraprendente, un’ottima ambientazione storica. Se nel primo libro il lettore camminava nella New York contemporanea con rimandi al periodo della Seconda Guerra Mondiale, qui c’è la Grande Mela del 1928 e del 1929, con il fermento sociale, l’immigrazione, i contrasti politici (si è in piena campagna elettorale per l’elezione a sindaco che vedrà trionfare Hoover).

La dodicenne Martha vive con la madre e due fratelli gemelli, il padre sempre in giro per i suoi spettacoli di vaudeville; è una ragazzina dalla risposta pronta, curiosa, ma anche attenta e piena di domande e non riesce a tenere a freno la lingua nella scuola rigidamente cattolica che frequenta. Ha una certa tendenza a combattere gli stereotipi e i ruoli di genere, cominciando dalle questioni bibliche che la sua insegnante sottopone alle allieve e il suo costante contraddire – a ragione peraltro – le costa l’espulsione. La madre le prefigge un duro ingresso nel mondo del lavoro e la sistema come lavapiatti nella grande dimora in cui è a capo dei domestici: la casa di Mr. Sewell, proprietario di uno dei maggiori quotidiani, grande sostenitore di Hoover e dell’etica del guadagno. La casa nasconde una sorta di mistero: la signora Sewell, una ricca ragazza che prima del matrimonio ha viaggiato molto e scandalizzato la società statunitense con comportamenti giudicati non adatti a una donna, vive reclusa all’ultimo piano, circondata da quadri preziosissimi, mangiando sempre le stesse cose, prigioniera della pazzia di cui tutti sono a conoscenza. Se si aggiunge che il valletto ha strani comportamenti, che in casa esplode una bomba lanciata dall’esterno e che nella galleria apposita arrivano a rotazione dei quadri inviati dalla signora Sewell, la fantasia di Martha non può mettersi in moto. Proprio aiutata dal valletto Alphonse, un italiano che si finge francese, ex insegnante di latino e greco immigrato da poco, scopre le storie dei miti che sono raffigurati nei quadri e ne coglie il significato: sono messaggi inviati da Rose Sewell per denunciare la propria prigionia e l’avvelenamento a cui è lentamente sottoposta.

Laura Marx Fitgerald trova posto per descrivere grandi biblioteche e collocazioni Dewey, per parlare delle Metamorfosi di Ovidio e del melting pot della società newyorkese dell’epoca, per dire di cinema, di politica, di lotta di classe e di affermazione del ruolo della donna; racconta la storia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, regalandosi la licenza di dare un fratello a Vanzetti per potergli dare un ruolo di primo piano (e a me, che dalla terra di Vanzetti vengo, ciò è particolarmente caro). L’affresco dell’epoca, la fotografia che ne nasce è dettagliata e viva, ribolle di fermenti rivoluzionari e di scoperte: per Martha la verità sul proprio amato papà, su come vanno le cose nel mondo e su com’è la sua città fuori dal quartiere in cui vive.

L’autrice è abilissima non solo a dare mille informazioni e ad approfondire su arte e letteratura, ma ancora una volta disegna un personaggio anziano assolutamente verosimile e fantastico: se nel precedente romanzo era il nonno della protagonista, qui è Martha stessa che accoglie il lettore alla soglia delle cento candeline, parlando in modo caustico, veritiero e imperdibile della sua condizione di vecchia. Sempre lei del resto, dichiara di aver imparato che se si chiede la verità ad un adulto si ottiene di solito una storia; lei vuole raccontare la verità sui fatti a cui ha preso parte; ne fa nascere un splendida storia di verità che non potete far mancare ai lettori amanti di misteri e di colpi di scena.

Il sito dell’autrice dove è possibile vedere insieme alcuni dei quadri “prestati” alla galleria di Rose, quelli che usa per tramettere messaggi a Martha, e saperne di più in personaggi e immagini degli anni Venti.

Laura Marx Fitzgerald, La galleria degli enigmi (trad . di Maria Concetta Scotto di Santillo), Fabbri 2017, 268 p., euro 15,90