Fu Stella

27 Gen

Fu Stella. Per giocare con le parole. Con la fustella che nel libro appare proprio a forma di stella a sei punte e buca foglio dopo foglio formando un filo tra le persone le cui storie si susseguono. Con la stella che gli ebrei furono costretti a cucire ai loro abiti.

Le storie sono racchiuse da Matteo Corradini in sei versi caduna: dicono di dieci diversi destini, di bambini, vecchi, maestre, rabbini, librai, musicisti e del loro destino comune, avviati alla deportazione nei campi di sterminio. A narrarle è una Stella che racconta prima di svanire nell’alba. Le storie prendono vita nelle illustrazioni di Vittoria Facchini che usa collage e macchie di colore per dare forza alle immagini, ma anche per costruire una galleria di ritratti e momenti quotidiani su cui cade – improvvisa, inattesa, ingiusta – quella stella a marcare una differenza incredibile, a marchiare persone uguali a tutte le altre.

Per la seconda volta, quest’anno Corradini regala una riflessione per il Giorno della Memoria, per tenere a memoria, per tenerla in esercizio, la memoria. Se in Solo una parola la narrazione trovava chiave felice nella scelta di raccontare l’emarginazione e la persecuzione degli occhialuti, qui nasce da un gioco di parole una filastrocca che pizzica la memoria, il cuore, gli occhi, che fa forza sulle illustrazioni per dire ancora una volta, a voce alta, quel che nessuno deve scordare.

Matteo Corradini – Vittoria Facchini, Fu Stella, Lapis 2019, 62 p., euro 14,50

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La casa che mi porta via

24 Gen

casa che mi porta viaTrovavo che, per quanto riguarda i romanzi per adolescenti, questo autunno passato fosse stato un po’ fiacco, un po’ faticoso. Poi, insieme pur da strade diverse, sono arrivati due romanzi luminosi e davvero belli, che ruotano entrambi intorno ai temi della morte e della vita. Intanto vi metto sotto gli occhi quello di Sophie Anderson per Rizzoli, ispirato a Baba Yaga e alle storie di sapore russo. L’incipit è davvero molto bello, mi fa pensare agli occhi di chi ascolta mentre viene letto l’inizio de La ragazza dei lupi: anche questa storia è fatta per essere letta a voce alta e la sua autrice ci mette dentro – almeno per la prima parte e il finale, in mezzo c’è un tratto in cui pare cedere, ma si riprende – il ritmo delle narrazioni orali.

Del resto, da lì si viene: Marinka, capelli rossi e quasi tredici anni, vive in una casa con le zampe di gallina che si sposta in continuazione, insieme alla nonna, Baba Yaga Guardiana dei Cancelli che sovente la sera prepara banchetti sontuosi per accogliere i morti e accompagnarli oltre il cancello, nell’aldilà dove nascono le stelle. Marinka prepara lo steccato di ossa, accende le candele nei teschi, osserva: toccherà a lei prendere quel ruolo, imparare la lingua dei morti, le formule che permettono di varcare la soglia del non ritorno in modo sereno. Ma la ragazzina è viva, vuole amici e possibilità di scegliere il proprio destino. Allora rompe le regole, litiga con la casa, prende a male parole la nonna e la taccola che le è sempre accanto, scopre verità nascoste sulla propria infanzia, cerca di mettere una pezza ai disastri combinati, incontra chi la affianca senza giudicarla. Un viaggio, verso una scelta inevitabile che Marinka vuole però affrontare da protagonista; un libro dove le nonne stappano le bottiglie coi denti, le case proteggono e parlano a loro modo, i morti sono presenze di vita. C’è magia in questo libro, una magia che permette di dire in modo lieve la vita e la morte che ne fa parte, il dolore e la serenità. Ci sono anche righe molto poetiche, che la traduzione di Giordano Aterini sicuramente accompagna al meglio.

Un libro che permette anche di incuriosirsi e di andare a cercare le storie della tradizione in cui la trama affonda le sue radici. Nelle pagine finali, l’autrice rivela che anche il suo prossimo lavoro avrà a che fare con le storie della tradizione slava con cui è cresciuta. Inutile dire che lo aspettiamo.

Illustrazioni interne di Elisa Paganelli.

Sophie Anderson, La casa che mi porta via (trad. di Giordano Aterini), Rizzoli 2019, 327 p., euro 17, ebook euro 8,99

Una classica serata jazz

22 Gen

Per andare alla scoperta di generi e personaggi del mondo della musica attraverso la narrazione, Curci young propone, nella collana Leggende della musica, un nuovo albo illustrato accompagnato da cd che contiene la narrazione della storia per voce di Stefano Nosei e una playlist che rimanda a quanto citato nel testo. A differenza delle altre uscite dedicate a singoli musicisti come George Gershwin,  Django Reinhardt, Robert Johnson, qui si fronteggiano due virtuosi del pianoforte in un singolare contesto: il cimitero parigino del Père Lachaise, di cui le carte di guardia offrono una curiosa mappa illustrata, segnalando tombe di personaggi famosi, alcuni dei quali fanno capolino qua e là tra le illustrazioni.

Dalla loro dimensione di aldilà che permette di incrociarsi oltre il tempo e l’apoca in cui si è vissuti, ecco un dialogo tra Fryderyk Chopin e Michel Petrucciani, che propone una jam session al compsitore polacco alquanto sulle sue, snob e fiero di proclamare che la muscia è esattezza e matematica. I due allora presentano ciascuno la propria visione della musica, delle capacità che può avere, di quel che si mette in moto. Fino a quando Chopin, accusato di essere senza cuore e spiagando che davvero non lo ha, si confessa interessato al genere sperimentato dal suo nuovo amico, che a sua volta racconta le sue difficoltà e le sue lotte. Il contrappunto del dialogo si fonde in una comune creazione , nella possibilità di intendersi, nell’apprezzarsi vicendevole.

I toni delle illustrazioni, giocati in un virare di grigi, azzurri e viola, contribuiscono a conferire al racconto un’atmosfera particolare, notturna e, sì, visto dove ci si trova, cimiteriale che potrebbe incuriosire il lettore anche grazie alle altre figure che – come già detto – spuntano qua e là e sono presentati in fondo al libro.

Reno Brandoni – ill. Chiara Di Vivona, Una classica serata jazz, Curci young 2018, 42 p., euro 16 con cd

Solo una parola

18 Gen

Nell’avvicinarsi del Giorno della Memoria, ecco un testo che presenta il tema delle leggi razziali e del razzismo da un punto di vista decisamente originale che permetterà ad ogni lettore di identificarsi in qualche modo nella tragedia vissuta dai protagonisti. Siamo a Venezia, nel 1938, Roberto ha nove anni, due carissimi amici – Alvise e Lucia – con cui condivide la strada verso la scuola e il tempo del gioco, una sorella, una mamma allegra, un papà militare che ama ascoltare il Primo Ministro alla radio. Un primo ministro in camicia nera, pelato come un uovo, con la mascella squadrata. Poi un giorno il governo impone delle nuove regole, delle leggi che discriminano e che segnano la vita di Roberto: non può più frequentare la scuola pubblica, alcuni insegnanti vengono licenziati, ci sono spie e delatori, la famiglia di Alvise fugge in Svizzera dopo che il negozio del padre è stato devastato, Lucia e sua madre sono cattturate e inviate a treni che le porteranno via, la famiglia di Roberto si nasconde in una soffitta.

Il momento storico e le conseguenze di quelle leggi che leggiamo sulla pagina portano naturalmente alle leggi razziali del governo fascista contro gli ebrei, ma la bravura di Matteo Corradini sta nel raccontare leggi che colpiscono gli occhialuti. Tutte le discriminazioni e i divieti sono nei confronti di chi porta gli occhiali, come Roberto e i suoi genitori, Alvise e la sua maestra, la mamma di Lucia. Anche la sorella di Roberto porta gli occhiali e per questo va in fumo il sogno di sposare il fidanzato che non li ha; il papà di Alvise è un ottico e il suo negozio viene immediatamente preso di mira. Il racconto ripercorre i divieti, le ingiustizie, i soprusi e le violenze subite dagli ebrei nell’immediato, appena entrate in vigore le leggi, ed evoca la violenza degli anni successivi; parlare di persone che portano gli occhiali potrà far capire al lettore quanto furono assurde e ignobili quelle leggi; potranno far mettere al posto degli occhialuti chi ha i capelli di un certo colore o altre “normalità” simili intese invece come diversità, per dire la stupidità umana e la violenza e il dolore che si porta dietro.

Al romanzo segue un’appendice con domande e risposte sull’argomento, con parole di testimoni ed esperti tratte dal docufilm 1938- diversi, uscito lo scorso anno per la regia di Giorgio Treves, una testimoniana forte che merita di essere vista. Delle sue tante immagini tengo cara la testimonianza del centenario Bruno Segre e della sua coloratissima cravatta che, mentre lui parlava, diceva anch’essa parole importanti.

Le illustrazioni sono di Sonia Cucculelli.

Matteo Corradini, Solo una parola. Una storia al tempo delle leggi razziali, Rizzoli 2018, 204 p., euro 15

Su nel cielo con gli uccelli

14 Gen

I talenti di Yeoman e Blake si uniscono ancora una volta per dar vita a un albo di giusta misura per essere guardato inzieme e condiviso nella lettura ad alta voce che prova a dare una spiegazione al come gli uccelli volino in cielo.

Un tempo, “molto prima che tu nascessi” dicono gli autori al lettore”, gli uccelli impararono a volare grazie alla famiglia Volavia che abitava in una piccola città e si trovava sempre tra i piedi questi uccelli ficcanaso: non solo intralciavano il traffico o beccavano le gomme delle bici, ma si infilavano in casa, curiosi, appena c’era una porta aperta e, trovando particolarmente confortevole casa Volavia, si accomodavano. Risultato: piume dappertutto, poca concentrazione e guai di vario genere. Fino al giorno in cui il papà Volavia decide di costruire un’Aero-bici perché gli umani possano spiccare il volo e lasciare la strada agli uccelli. Il giorno in cui la famiglia prova la novità, sollevata grazie a palloncini colorati, sarà mica che gli uccelli stanno a guardare: ecco allora che Blake regala ai lettori un cielo punteggiato da volatili, ciascuno ancorato al suo palloncino e poi incredibilmente consapevole di poter battere le ali e volare. Quando le bestiole si accorgono di quel che san fare, Yeoman regala loro una riga di poesia: “Il suono di quell’estasi cinguettante era assordante”.

Un bell’albo anche per imparare a nominare i volatili, a riconoscere le diversità e magari incuriosirsi al loro mondo. Allora si potrà approfondire con Uccelli dal mondo di Robert Hunet, edito da Editoriale Sceinza nella collana I suoni della natura: approfondimenti e notizie corredate da canti e richiami di oltre 60 uccelli da ascoltare premendo gli appositi tasti.

John Yeoman – Quentin Blake, Su nel cielo con gli uccelli ( trad. di Maria Pia Secciani), Clichy 2018, 36 p., euro 17

L’estate di Eden

12 Gen

Di primo acchito al lettore sembrerà di perdersi: c’è qualcosa che è successo e che dovrebbe sapere, ma gli verrà detto solo qualche pagina più avanti; c’è una situazione ingarbugliata; c’è Jess che racconta andando avanti e indietro coi ricordi. Ma ha senso che sia così: racconto in prima persona di un’adolescente per tutti scontrosa e particolare, che è incappata in un pestaggio in piena regola da parte di sconosciuti solo perché era vestita in un certo modo. Solo Eden, la sua migliore amica, ha saputo starle accanto e stanarla, per cui tocca a Jess fare la medesima cosa quando la sorella di Eden muore in un incidente stradale. Da una parte Jess a putellarla, dall’altra Liam, il nuovo fidanzato di Eden, con cui Jess si intende così bene. E poi quelle cose non dette, quel comportamento di Eden così particolare e la sua scomparsa.

Nel vortice di una manciata di ore, nell’ansia dela ricerca dell’amica scomparsa, Jess racconta al lettore gli ultimi mesi della sua vita, fa venire i nodi al pettine, rompe il guscio della solitudine e del terrore che quel che ha vissuto le ha lasciato dentro. Un romnzoda adolescenti che si legge velocemente, che mette sulla pagina personaggi che si rivelano più complessi di quel che sembrano, che dice di come si possa andare oltre le apparenze.

Il sito dell’autrice.

Liz Flanagan, L’estate di Eden (trad. di Federeica Ressi), DeA 2018, 350 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

In viaggio con lo zar

9 Gen

La collana Libri corsari di Solferino si rivela ancora una volta di giusta misura per catturare il lettore nell’avventura, grazie al formato illustrato, alla scelta del romanzo breve, a una grande avventura che si presta molto bene ad essere letta ad alta voce. Pierdomenico Baccalario infatti ci mette dentro la giusta cadenza ritmata della narrazione orale e fa venir voglia davvero di farla suonare a voce alta, la storia del viaggio di Jakov Jurovsky e del giovane zar Nicola.

Siamo in Russia, nel maggio del 1891 e Jakov è un ragazzo cresciuto lontano dala sua città d’origine, insieme ai nomadi e al signor Potocki, per cui caccia preziose pellicce e che è quel di più vicino a un padre abbia mai avuto. L’abilità di Potocki e la sua conoscenza del territorio fa sì che l’uomo venga scelto per accompagnare da Vladivostok verso San Pietroburgo lo zar Nicola, in segreto, seguendo rotte che possano tenerlo lontano da chi sta complottando per ucciderlo. Il cacciatore accetta a patto di portarsi dietro il ragazzo e così comincia l’avventura a tre, l’addomesticamento, i guai. Toccherà a Jacov portare in salvo lo zar riconoscente; toccherà a lui, quasi trent’anni dopo, portare a compimento la tragica profezia di uno sciamano.

Come negli altri volumi, un’appendice di approfondimento e alcune pagine (qui di Guido Sgardoli) che dicono come gli elementi inventati dall’autore si innestino sulla storia vera e come le rivoluzioni tornino, ripresentino il conto, siano molto diverse. Tra i momenti migliori della storia, le parti in cui si descrive il rapporto tra Jacov e Potocki, gli insegnamenti, le parole importanti, i modi di fare che rimangono incisi anche nei modi di fare e di essere del ragazzo.

Pierdomenico Baccalario – ill. Rosalia Radosti, In viaggio con lo zar, Solferino 2018, 87 p., euro 10

Codino

7 Gen

Arriva da Marameo, casa editrice svizzera italiana specializzata in libri per l’infanzia, questo testo che racconta in modo lieve e poetico (anche grazie alla traduzione di Chiara Carminati), il crescere di Codino, leprotto gracilino nato in un giorno di primavera. Da apprezzare innanzitutto il formato che dà al testo un bel respiro e integra perfettamente le immagini di Katrin Schärer (alcuno sui albi sono editi in Italia da Officina Libraria) che seguono tutta la storia, a volte a piena pagina a volte con semplici accenni: danno un muso puntuto e sognatore al protagonista e mostrano al lettore tutti gli amici che incontra. Già perché la crescita del leprotto, che il lettore segue per alcune stagioni, è in realtà un viaggio prima alla scoperta del bosco in cui è nato, poi della montagna dove è tornato a vivere l’amico Pepe, unavolpe bianca, attraversando il pericoloso confine da cui molti non sono tornati e che è la strada dove corrono veloci e pericolose le automobili.

Codino, accompagnato prima dalla mamma e poi in avanscoperta solitaria, incontra ricci rane, volpi, conigli veri e altri di cioccolato pronti per la caccia alla uova di Pasqua, e poi caprioli, marmotte, camosci. Impara a non avere paura, a vedere le cose anche da un altro punto di vista, a fidarsi degli amici, a interpretare la natura per riconosce3re il cambio della stagione, a riempirsi di meraviglia. Un aviaggio di scoperta e di crescita, ma anche – per chi legge – un immergersi nella natura dal punto di vista di un abitante del bosco, capace di interrogarsi, di stupirsi, di prender coraggio.

Il testo è ritmato in capitoli brevi brevi: adatto quindi a una lettura a voce alta, magari in classe, un pezzetto al giorno, qualcuno in più quando c’è più tempo.

Max Bollinger & Kathrin Schärer, Codino. Un leprotto diventa grande (trad. di Chiara Carminati), Marameo, 143 p., euro 22,50

Eureka!

4 Gen

Con questo nuovo libro, Luca Novelli riprende i suoi “lampi di genio”  in grande formato illustrato, accattivante per i lettori curiosi che possono fare un viaggio tra scoperte e invenzioni che hanno segnato la storia dell’umanità. Prendendo spunto dall’Eureka! che, secondo la tradizione, sbraitava Archimede ad ogni trovata, Novelli racconta di come nascano e germoglino le idee, divise per macro argomenti: lampi di tempo, di salute, di guerra, di arte ma anche quelli da leggere (Omero, Dante, Shakespeare…). Ci sono idee più piccole e altre più eclatanti ma pur sempre importanti; ci sono i lampi di genio delle ragazze; quelli che hanno a che fare con il quotidiano, quelli che permettono di andare in automobile o sondare l’universo.

A molti di questi personaggi geniali l’autore dà la parola perché si presentino in prima persona: da Gustave Eiffel a Maria Telkes, da Pierre de Coubertin  Christian Barnard, ecco una galleria che spazia in ambiti diversi eche permette di capire come l’invenzione di un singolo, magari fortuita, magari supportata o migliorata da altri ha fatto avanzare l’umanità non solo nella scinza, ma anche ad esempio nella musica o nella poesia: ci sono artisti e artigiani, scienziati e scrittori. E chissà che a qualche lettore non venga una felice ispirazione!

Luca Novelli, Eureka! 10.000 anni di Lampi di Genio, Editoriale Scienza 2018, 144 p., euro 19,90

Qui ci sono le altalene

2 Gen

Questo albo nasce in un contesto particolare: un reparto di neonatologia, a contatto con i bambini nati prematuri e con chi di loro si prende cura, genitori,medici, infermieri… La ballata sul cui testo è costruito il libro nasce proprio per questi piccoli e viene dalla voce di altri bambini che l’autrice ha interrogato. Racconta il mondo, quel che c’è fuori da quelle stanze, quel che i bambini possono fare; utilizza il potere delle parole che non guariscono certo, ma curano, incoraggiano, sostengono, fan venire voglia di guardare al di là.

Non ve lo dico cosa c’è in quelle parole, le leggerete voi. Vi dico invece che accanto alle parole ci sono le illustrazioni dell’artita catalana Eva Sánchez Gómez, che prendono piede man mano che si sfoglia, prima figure appese qua e là, poi a piena pagina, come se il testo, le parole dunque potessero dare il la, lo slancio per la corsa in bicicletta, per un tuffo, una ridda festosa, un inizio di cammino. Anche per questo, per la testimonianza della forza che le parole possono avere e nel contempo della capacità delle illustrazioni di dire e bastare a se stesse, per il tutto il senso di vita che si porta appresso, è bello avere questo libro a inizio di un nuovo anno di letture.

Nell’ultima pagina c’è un QR Code per ascoltare direttamente la ballata, per voce di Monica Morini e musica di Gaetano Nenna.

Monica Morini – ill. Eva Sánchez Gómez, Qui ci sono le altalene, Edizioni Corsare 2018, 2 p., euro 18