Tag Archives: Timothée de Fombelle

Capitano Rosalie

11 Dic

Quando questo libro è arrivato, nella sua versione francese, con una riga sotto il titolo a lasciare un po’ di mistero, ho pensato ancora una volta all’importanza e alla bellezza della misura esatta. Quando qualcuno ti racconta una storia è importante finirci dentro; sono importanti la voce, il ritmo, le immagini che ti vengono in testa come quelle che ti si presentano sotto gli occhi.

Timothée De Fombelle prende la voce di una bambina di cinque anni e mezzo che ogni mattina la mamma accompagna fino alla scuola prima di andare in fabbrica. È la scuola dei grandi e Rosalie non ha l’età per starci, ma il maestro la tiene lo stesso perché non c’è altro posto dove possa andare né persona che possa badare a lei. La siede in fondo, sulla panca sotto gli appendiabiti, e la lascia disegnare. Man mano che arrivano i ragazzi, i cappotti le fanno da coperta, tenda, rifugio, ma Rosalie ha le orecchie dritte e la vista acuta: lei è un capitano e non importa se il maestro non batte i tacchi quando la chiama; ha già scelto come tenente Edgar, che non impara né i numeri né le lettere, che vorrebbe essere altrove. Fuori intanto c’è la guerra, la battaglia della Somme, e i giorni scorrono uguali, rotti solo dalle lettere del papà dal fronte, quelle lettere che la mamma si ostina a leggerle a voce alta ma che lei non vuole sentire. Poi un giorno tutto cambia: è colpa di una lettera blu che la mamma non commenta. Allora la missione di Rosalie si fa  ancora più pressante, Edgar offre una sponda e la capacità di decifrare le lettere mette improssivamente la bambina di fronte alla nuda verità.

Nelle illustrazioni di Isabelle Arsenault dominano i grigi e i neri e i colori risaltano ancora di più: il rosa chiaro di una camicia, il blu dell’inchiostro. Ma è la voce di Rosalie a risuonare forte e limpida, nella determinazione che i bambini sanno avere, nel gioco di soldato in missione che spia il nemico e prepara l’attacco. Una determinazione che va dritta verso la verità, quella che la capacità di leggere svela inevitabile, tra lacrime e fierezza. Rosalie è nata in una bottega dove lo strumento preferito è il rabot, la pialla che sgrossa e rifinisce; Rosalie è netta e decisa, come se da un pezzo di legno fosse venuta fuori la forma che già si intravedeva: non poteva essere diversa, non poteva essere più pregnante, protagonista di un racconto illustrato che è gioia per l’esatta misura di voce, di tratto, di capacità di dire con una certa poesia quel che fa male e quel che fa bene.

Timothée De Fombelle – ill. Isabelle Arsenault, Capitano Rosalie (trad. di Maria Bastanzetti), Mondadori 2018, 72 p, euro 15

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Victoria sogna

2 Nov

Ho incontrato questo libro quando è uscito francese, prima sulla rivista Je Bouquine e poi per Gallimard con le illustrazioni di François Place, immagini di libri coi loro personaggi che si srotolavano sui vari lati della copertina. Ci sono finita dentro per via del suo autore, perché di De Fombelle mi piace la poesia cruda con cui dice i fatti, il modo in cui corrono i personaggi dei suoi libri e il fatto che – anche quando al lettore non sembra o se lo è perso per strada – c’è sempre un motivo ben certo per quella corsa, e un traguardo che merita, anche quando è difficile da dire.

In questo romanzo c’è Victoria, che sogna una vita folle, piena di avventure, una vita più grande di lei. Una vita certo ben diversa da quella del paesino in cui frequenta scuola media e biblioteca e in cui non capita mai nulla, un po’ come nella sua famiglia, dove gli unici sussulti possono essere le lamentazioni della sorella persino quando è via in gita scolastica e l’euforia del padre per la nuova produzione di paté in tubetto nella sua ditta. Victoria sogna nutrendosi di libri, tenendoci il naso dentro, tenendo alto il filo di quelle avventure persino quando non le legge: mica a caso la mensola carica di libri che corre sulle pareti della stanza viene da lei stessa definita “l’orizzonte”, come se solo quello fosse possibile, quello delle vite che stanno tra le pagine. Ma improvvisamente i libri cominciano a sparire, come i tre pellerossa e c’è un cowboy in auto col padre. E il piccolo Jo, che salta da una classe all’altra tanto è intelligente, dice di saperne qualcosa, di avere degli indizi. E allora via, sulle tracce di una storia, questa volta molto più reale e vicina: ha a che fare con suo padre, con gli strani vestiti che indossa di nascosto, con quel che si fa fatica a dire, con la realtà dei giorni di crisi e con la possibilità forse di aggiustare tutto, grazie alle storie, quelle – come dice la protagonista a Jo – “che ci sono tra di noi”.

Per l’edizione italiana, Terre di Mezzo ha scelto un formato con un po’ più di respiro rispetto all’originale, copertina rigida, e ha affidato le illustrazioni a Mariachiara Di Giorgio che ci ha messo la leggerezza degli acquarelli e certi blu e tocchi di rosso che ti portano dritto al fianco di Victoria.

Quando leggo un libro in originale e mi permetto di sognarlo in italiano perché merita, allora aspetto e mi immagino come sarà. Ecco, a questo giro, per questo arrivo e questa riuscita, dico grazie a chi ha lavorato perché fosse così.

Timothée de Fombelle e Mariachiara Di Giorgio incontreranno i lettori a Milano, nell’ambito di Bookcity sabato 18 novembre prossimo in un incontro dal titolo Tra sogno e avventura.

Timothée de Fombelle – ill. Mariachiara Di Giorgio, Victoria sogna (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2017, 103 p., euro 12,90

Il favoloso libro di Perle

16 Set

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Ho letto questo libro in francese nello scorso autunno, quindi il racconto impulsivo alla sua uscita in Italia è basato sulla storia e sulle suggestioni avute e non propriamente sull’edizione italiana (per altro, la traduzione di Maria Bastanzetti è una garanzia), ma il potere di presa della storia tessuta da de Fombelle è tanto che ho voglia di dirne subito. Sapientemente l’autore intreccia mondo fantastico e mondo reale e lo racconta attraverso la voce di un uomo che ripercorre la vicenda accadutagli anni prima quando, quattordicenne, persosi all’inseguimento di una ragazza, durante un corso di fotografia, si ritrova ferito e accolto da un uomo silenzioso che vive in una casa nel bosco, circondato da valigie.

La storia porta in realtà il lettore in un regno lontano dove un giovane principe, innamorato di una fata e odiato dal proprio fratello, viene spinto dalla gelosia di quest’ultimo a fuggire, cacciato fuori da ogni regno, nella terra in cui non si crede né ai racconti né alle fate: il nostro mondo. Qui accolto dai Perle,  coppia di pasticcieri parigini, comincia a lavorare nel loro negozio e ad apprendere i segreti dell’arte, assumendo il nome di Joshua, il figlio che hanno perso. Finisce così nelle maglie della Storia: il mondo precipita nella morsa nazista e arriva la Seconda Guerra Mondiale, il fronte, la prigionia e poi il ritorno. Per tutta la sua vita, Joshua Perle continua a incartare guimauves e a cercare oggetti magici che lo ricolleghino al suo mondo, nel tentativo di ritrovare la possibilità di tornare, ignaro del fatto che la fata innamorata di lui ha rinunciato ai poteri magici per poterlo raggiungere.

Da rimarcare che de Fombelle intesse al racconto una riflessione sulla memoria e una sullo scrivere, sul testimoniare quel che si è vissuto: la ricerca della voce narrante, anche a distanza di anni, si basa su pellicole fotografiche che restituiscono la veridicità di quanto ha visto e gli permettono di riportare su carta la vicenda di chi, per una vita intera, ha cercato la via del ritorno.

Ha giustamente notato Sophie Pilaire su Ricochet che la lievità del mondo fantastico creato da de Fombelle ricorda la scrittura, i mondi e i modi di Pierre Bottero; l’urgenza della storia e alcuni suoi tratti crudi e reali (non si risparmia nulla degli orrori della Storia che Josha incontra) non scalfiscono però la lentezza necessaria ad assaporarla e il fondo in qualche modo sereno che la narrazione nel suo complesso dà, come fosse narrazione di quel che a volte è inevitabile nella vita: che i destini si incrocino, si intreccino, si marchino a fuoco e, nonostante tutto, non si lascino più.

L’illustrazione di copertina è di Maria Chiara Di Giorgio. Video della presentazione del libro da parte dell’autore alla Librairie Mollat di Bordeaux.

Timothée de Fombelle, Il favoloso libro di Perle (trad. di Maria Bastanzetti), Mondadori 2015, 336 p., euro 16, ebook euro 7,99

Nota a margine: nell’edizione francese il libro si intitola semplicemente “Le Livre de Perle” che qui diventa “favoloso: fate caso a quante volte – ultimamente e no – nei titoli dei libri per ragazzi troviamo aggettivi come incredibile, favoloso, fantastico, strabiliante ecc.

Vango in anteprima

23 Dic

Babbo Natale qui è passato in anticipo e ieri ha lasciato nella buca delle lettere un pacco sorpresa: dentro la copia staffetta di Vango, l’ultimo libro di Timothée de Fombelle che avevamo letto in estate in francese e di cui ci eravamo innamorati. Come Tobia, anche questo libro è una corsa, una fuga, un inseguire. Per terra, per cielo, per mare. Siamo a Parigi nel 1935: Vango Romano, diciannove anni, fugge arrampicandosi sulla facciata e sulle torri di Notre-Dame inseguito dalla polizia per un crimine che ignora. Dalla folla nella piazza sottostante due persone osservano con attenzione e trepidazione la sua fuga: un uomo che apre il fuoco contro di lui nel tentativo di ucciderlo e una ragazza che non lo vede da troppo tempo. Arrivato in cima, Vango riesce a proseguire nella fuga grazie al Graf Zeppelin del comandante Eckener che transita nel cielo proprio in quel momento. Il comandante Eckener è un personaggio realmente esistito che l’autore, insieme ad altri citati, prende a prestito dalla Storia, regalandoci una bellissima definizione di resistenza (siamo al momento dell’ascesa del Nazismo e il comandante capisce la pericolosità di quel momento storico: Aveva un bel vivere la maggior parte del tempo per aria, i suoi piedi restavano saldamente ancorati alla terra. Aveva paura per il suo Paese. Un deriva lenta e tragica. Bisognava fare qualcosa. Piccoli gesti. Quasi niente. Una piccola resistenza, un leggero attrito per frenare la caduta. Lui la chiamava la resistenza dell’aria). In questo libro c’è la Storia che intreccia le storie di chi corre, c’è un commissario che indaga, dei misteri che si sommano man mano si legge. Ci sono le isole Eolie, la Scozia, il Brasile, la Germania, la Francia. Si dice dell’importanza dei giardini, del vento del mare e del vento della memoria, delle porte chiuse che si ha paura ad aprire, di cibo sopraffino, di libertà, di ragazze al volante. Ecco, in questo libro c’è anche Ethel: la signorina parlava con un accento inglese dolcissimo, come se ci fosse un velo di bruma nella sua voce, che faceva venire a tutti una gran voglia di mostrare il proprio profilo migliore.

Il libro sarà in libreria per le edizioni San Paolo il 20 febbraio dell’anno nuovo, e di nuovo ne parleremo.

Tu sei il mio mondo

18 Gen

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Questa storia non è abbastanza lunga per farne un romanzo. Basta giusto per lasciare una traccia, la traccia blu di chi ha cambiato la mia vita e avrebbe potuto cambiare il mondo. Celeste.

Questa storia la scrive il protagonista di cui non conosciamo il nome, un ragazzo del futuro prossimo, un futuro tutto verticale, dove si vive in grandi torri: torri abitazioni, torri parcheggi dove le macchine si allineano come libri sugli ascaffali, torri supermercato, torri in cui si entra tramite passerelle, mentre il passaggio estreno è permesso all’interno di navicelle. Un mondo dove tutto è tecnologia, dove la gente adora i sacchetti di plastica, dove la mamma del protagonista si palesa una volta al mese, ma gli riempie on line il frigorifero tutti i lunedì. Il protagonista è anomalo rispetto al suo mondo: suona il pianoforte, disegna carte geografiche e ha un amico, Briss, che invece passa le ore a giocare ai videogiochi e a svuotargli il frigo, cose che tutti si aspetterebbero da lui. Diversa è anche Celeste, la ragazza che appare per poche ore nella sua classe e di cui lui si innamora al punto di doverla per forza raggiungere. Ma Celeste è malata di una particolare malattia che disegna sul suo corpo macchie di tutte le forme, di forme simili alle aree malate del mondo: la foresta amazzonica, i deserti d’Africa. I mali del mondo appaiono sul corpo di Celeste e l’unica soluzione per guarirla è dire a tutti i cittadini del mondo che bisogna salvare il pianeta.

Ancora una volta, incalzandoci in una fuga contro il tempo come la fuga di Tobia, de Fombelle porta in prima pagine i temi ecologisti e il futuro del pianeta, in un racconto in sei capitoli tanto allucinato quanto reale, che mescola un mondo del futuro con la pressante realtà del nostro mondo.  A differenza di Tobia, però, in questo caso la storia (non solo dei due protagonisti, ma l’intreccio della vicenda in generale) passa decisamente in secondo piano rispetto al messaggio ecologista e al grido d’allarme per le sorti della Terra, che sembrano essere il vero motivo per cui l’autore ha pensato il racconto; del resto lo confessa all’inizio: non è una storia abbastanza  lunga per farne un romanzo, è piuttosto un pretesto per richiamare il lettore a riflettere sull’ambiente, sull’inquinamento, sulla sostenibilità. Ha scritto Roberto Denti su Tuttolibri di sabato scorso che la lettura è consigliata, oltre che ai ragazzi,  agli “esponenti politici che hanno la responsabilità di salvarci da un mondo in fase di autodistruzione”.

Timothée de Fombelle – ill. di Julie Ricossé, Tu sei il mio mondo (trad. di Maria Bastanzetti), San Paolo 2010, 95 p., euro 9,50.