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Montreuil 2018

6 Dic

Il Salon du livre et de la presse jeunesse di Montreuil ha chiuso lunedì 5 dicembre la sua 34ma edizione e, con 179.000 visitatori, batte tutti i record precedenti (qui avete tutti i dati e un bilancio di questa edizione). Ormai assestato su una formula vincente che permette l’accesso gratuito regitrandosi on line e favorisce non solo le classi, ma soprattutto la presenza delle famiglie nel fine settimana (il salone si svolge tradizionalmente dal mercoledì al lunedì, quest’ultimo giorno dedicato specie nel programma di incontri ai professionali come insegnanti e bibliotecari), ha dovuto vedersela nelle settimane precedenti l’apertura con la polemica montata intorno alla presenza tra gli stand di McDonald, con tanto di lettera aperta degli autori capeggiati da Claude Ponti.

Orfano dello spazio dedicato alla produzione digitale dopo il triennio in cui il salone era stato partner del progetto Transbook ora terminato, non ha saputo dare altrettanta visibilità a chi si occupa di app e ebook, per cui erano presenti solo alcuni editori o sviluppatori di piattaforme – come L’apprimerie e Picobo, piattaforma danese sbarcata in Francia con una scelta di qualità tra i prodotti degli editori che stanno aderendo – “persi” tra gli stand d editoria cartacea. Molto spazio invece per le riviste dedicate a bambini e ragazzi, un ambito in Francia sempre più variegato e di qualità (da Graou a Georges, da Baika a TétrasLire a Topo, per citarne alcune davvero belle). Programma ricco di incontri e occasioni di incontro e dédicaces, come sempre, sviluppato secondo il tema portante dedicato a “Nos futurs” e declinato, nello spazio delle mostre, in cinque verbi di azione che invitavano autori e illustratori a confrontarsi coi ragazzi e tutti i visitatori a costruire un sguardo nuovo sul futuro.

Di questo, come delle Pépites che hanno premiato i migliori libri, dirò sul numero di inizio nuovo anno di Andersen; mi preme invece sottolineare come il Salone abbia dato un grande spazio al tema dell’immigrazione, dell’accoglienza, aprendo lo sguardo su quello che sta succedendo e che ci interroga pressantemente ogni giorno. Uno dei verbi scelti era “trasformare”: trasformare lo sguardo attraverso storie e immagini che testimoniano i drammi di oggi, per alzare lo sguardo verso un futuro da costruire insieme. Nello spazio espositivo al piano interrato un grande muro presentava al visitatore riproduzioni di pagine di albi su questi temi e un altro muro è stato offerto a Encrages, un’associazione che si occupa da anni di promozione della lettura e dell’immagine, coinvolgendo nella attività anche un pubblico definito “in precarietà” e che sta facendo molti laboratori con gli immigranti e i richiedenti asilo, cercando visibilità attraverso le immagini. Il muro  ha visto succedersi immagini e manifesti realizzati per diverse occasioni, per dire, mobilitare, prendere parte, denunciare. Sulla loro pagina FB trovate un riassunto in immagini della loro presenza al Salone, compresa la tavola rotonda di lunedì dove Carole Chaix ha coinvolto  autori e illustratori impegnati come Magali Attiogbé o Ramona Badescu, già presente al festival estivo Passeur d’humanité.

Legandomi a questo tema, vi metto sotto gli occhi allora un solo libro a testimoniare quest’edizione del SLPJ: è Rue de Quatre-Vents, scritto da Jessie Magana e illustrato da Magali Attiogbé per Les Éditions des Éléphants. Ogni doppia pagina rappresenta l’immagine di una stessa strada in anni diversi, dal 1890 al 2018. Ogni pagina di destra porta un’aletta sovrapposta e apribile che racconta uno o più personaggi che compaiono nell’illustrazione; sono persone arrivate in Francia per motivi diversi e che stanno cercando un loro posto. Ci sono tante nazionalità diverse e c’è un testo conclusivo dove si sottolinea che nessuno lascia il proprio Paese per caso e come la Francia non abbia mai smesso, dalla fine del diciannovesimo secolo, di vedere la propria popolazione arricchirsi di persone venute da un altrove differente e spesso difficile. Si sottolinea l’accoglienza nel rispetto dei diritti umani e si ricorda che un francese su quattro ha almeno uno dei nonni nato in un altro Paese. Il personaggio che apre la galleria è Marco, con la sua fisarmonica: è un “macaroni” arrivato dal’Italia per lavorare in fabbrica, rispettato dai colleghi per il suo coraggio. Qualche anno dopo ecco un altro italiano, Giovanni, fuggito dal fascismo che lo perseguita per le sue idee libertarie. Questo libro parla ai francesi, ma dice anche agli italiani di ricordarsi di quanti loro connazionali sono partiti per luoghi più o meno vicini in anni più o meno lontani.

Scelgo questo libro e queste azioni del Salone come un segno. Se nel 2015 era l’atmosfera tra gli stand senza bambini e classi a riflettere l’attonimento di una città a pochi giorni dagli attentati, quest’anno Parigi riflette il momento particolare che si vive qui (e che rimbalza altrove e che porta il pensiero a scene italiane, tedesche e spagnole dove non si arriva per ora a tanto, ma dove sicuramente una certa rabbia potrebbe essere incanalata nei modi che si vedono qui a vantaggio di movimenti estremisti come l’iberico Vox ad esempio). Sabato in metro ci guardavamo attoniti, noi sconosciuti gli uni agli altri, ma accomunati da un unico pensiero verso l’uomo col suo gilet colorato che andava evidentemente all’assembramento per la manifestazione dei gilet jaunes e che portava in mano un’ascia, con la stessa naturalità con cui altri porterebbero un quotidiano o una baguette. Ora la città si prepara a vedere probabilmente – dicono così le ultime notizie – nelle sue strade i mezzi blindati tra due giorni.

Saper alzare lo sguardo, provare a dire, a condividere attraverso testi e illustrazioni, essere insieme per una causa giusta mi sembra importante, ogni giorno di più. E farlo attraverso quello che è il mestiere di molti di noi (che scrivono, disegnano, insegnano, fanno promozione della lettura) anche. Scrive Stéphan Servant in un testo per il SLPJ: “Chi inventa altri futuri, altri mondi possibili oggi se non la letteratura? Un tempo la politica proponeva un mondo diverso, ma si è ripiegata sul termine immediato, bloccata nel regno dell’immediatezza. La letteratura offre un respiro, apre ad altre forme di pensiero, considera altri scenari futuri. Il futuro presentato nei romanzi per adolescenti non è ridente, ma allerta sul pericolo di certe scelte; è possibile sempre – ci dicono questi romanzi – prendere un’altra strada. Lo dicono anche i racconti della tradizione. Sì, ci sono dei pericoli in un mondo pieno di draghi, orchi e fantsmi e i sentieri possono essere pieni di trappole. Ma ciò non impedisce di sventarli”. Un albo come “Rue de Quatre-Vents” che ricorda – con qualità e senza alcuna retorica anche nella sua ultima riga -come sia possibile ancora e sempre accogliere, è importante.

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Gattolino & co.

23 Nov

gattolinoGattolino è un progetto amico che ogni fine d’anno, quando l’autunno piega verso il Natale, lascia nella mia buca delle lettere una sorpresa. Ogni sorpresa è illustrata, è piena di rimandi, è una fonte possibile di storie, è uno spunto per fare e raccontare.C’è un libro di storie, ma anche calzini raccontastorie; c’è un memory di carte che generano racconti e c’è Capogiro, storie che vanno in tondo per mescolare musiche, rimandi, suggestioni e che potete appendervi al lampadario o dove più vi piaccia. Insomma, Gattolino ruota intorno alle storie e vi chiede di mettervi in gioco, a volte armati di forbici e colla, altre volte semplicemente di immaginazione.

L’ultimo arrivato nasce dal fatto che Gattolino corrisponde per una parte anche all’etichetta musicale Grey Sparkle ed è un cd suonato dagli Sparkle in Grey (leggi un’intervista su OndaRock), accompagnato da un poster: un progetto di calendario perpetuo che si ispira ai migliori bestiari: ogni traccia corrisponde ad un mese e per ogni traccia un animale interroga e suggerisce – ispirandosi alle proprie caratteristiche – qualcosa a proposito dello stare bene, del trovare una giusta misura alla vita di ogni giorno. Sul poster campeggia al centro una gigantesca Ciurpholona Felix che racchiude in sé tutte le caratteristiche dei dodici animali proposti: il gioco sta nell’individuare le singole caratteristiche. E ovviamente nell’ispirarvisi ogni giorno 🙂

Potete vedere tutti i progetti di Gattolino sul sito e ritrovarlo su Etsy, dove potete scegliere, acquistare e ricevere a casa quel che più vi piace. Io continuo ad avere una spiccata predilezione per OgniAnno, “calendario sentimentale delle piccole gioie di stagione” che, con un colore per ogni stagione, suggerisce quel che si può fare, ricorda i momenti piccoli e unici, invita a segnarne altri, a costruire altri calendari.

Se poi, girovagando sul sito di Gattolino, utilizzando le carte, costruendo storie a Capogiro sentite echi di già conosciuto, andate a cercarvi su questo blog le recensioni e le segnalazioni di albi in edizione straniera scritte da Uggiosamai e fate tornare i conti 😉

La mente aumentata

13 Gen

La-mente-aumentataUna decina di anni fa Prensky ideò la fortunata terminologia che oppone le nuove generazioni dei “nativi digitali” agli “immigrati digitali”, dando così una definizione a cui si continua a far riferimento nonostante molti, negli ultimi tempi, la considerino superata o addirittura connotata da un pregiudizio negativo di fondo nei confronti dei ragazzi nati al tempo delle nuove tecnologie.

In questo saggio, Prensky affronta il significato delle nuove tecnologie nei termini dell’importanza “dell’avere la possibilità”. La possibilità di utilizzarle per migliorare alcuni aspetti della propria vita, per crescere in determinate conoscenze e circostanza, per potenziare la mente e le sue abilità. Si focalizza sulla saggezza digitale, cioè su quali siano gli usi saggi della tecnologia e a quali scopi la tecnologia andrebbe usata per sfruttarne appieno le potenzialità. Elenca una decina di possibilità di applicazione della saggezza digitale, offrendone esempi legati alla nostra quotidianità, al mondo scientifico, alle grandi questioni del pianeta, all’ambito educativo: il capitolo forse più interessante – proprio perché tratta dell’interazione con bambini e ragazzi – è quello dedicato al campo dell’istruzione e dell’insegnamento, dove si considera come il digitale venga e come dovrebbe essere interpretato, ponendo l’accento sulla possibilità di insegnare ai giovani la saggezza digitale.

Come lo stesso autore dice all’inizio della sua trattazione, non vuole convincere della bontà del digitale (non si esime infatti da un capitolo in cui elenca e analizza i rischi che possono derivare da certi usi e interpretazioni), ma cercare di analizzare quale sia l’uso migliore che se ne possa fare e che si possa offrire agli altri, proponendo una prospettiva alternativa con cui trattare l’argomento.

Ricco di riflessioni a partire da spunti pratici e concreti, è un testo che cerca di non porsi in maniera troppo dura nei confronti di chi cerca di tenere lontana la tecnologia digitale, ma di colloquiare in modo aperto anche con queste persone. Il risultato che ne deriva è una buona lettura che può essere spunto di ulteriori riflessioni sulle modalità di azione, ma anche sui dati e su cosa sta succedendo: leggere ad esempio che per essere “saggi” è necessario programmare con almeno un anno di anticipo l’introduzione di qualsiasi tecnologia prima di acquistarla, mi fa pensare ancora una volta a come certi temi stanno entrando nel nostro Paese in ambiti come la scuola…

Si parte dalle piccole cose: prendetevi il piacere, se non volete dedicarvi a tutto il testo, di leggere le venti pagine del quarto capitolo dedicato a intelligenza e stupidità digitale; Prensky analizza ventotto casi di stupidità benigna che diventa ottusità digitale se ripetuta nel tempo – dal non fare il back-up al rendere visibili gli indirizzi mail a tutti i riceventi; dal fare troppo affidamento sulla connettività al rimanere senza batteria – e prendetene nota. Soprattutto quando ricorda che uno degli sbagli più gravi è dare ai figli i propri vecchi strumenti: loro hanno bisogno delle apparecchiature più aggiornate!

Il filo sottile e uniformante che corre lungo tutto il discorso è ancora una volta il modo: fa la differenza il modo di intendere, di approcciarsi, di utilizzare, di condividere, di saper porre dei paletti quando serve, di saper guardare oltre all’occorrenza; di sapere quali possibilità abbiamo e quali sono adatte alle nostre necessità; di avere una giusta misura. Del resto, scriveva Michele Serra ne “Il ragazzo mucca”, esiste una sola parte del corpo veramente seducente ed è il modo di fare.

Il sito di Prensky. Qualche pagina del saggio on line.

Marc Prensky, La mente aumentata. Dai nativi digitali alla saggezza digitale (trad. di Rossella Sardi), Erickson 2013, 262 p., euro 22

Super G. Avventure fumetti storie

23 Dic

superGA inizio 2013, la rivista Andersen mi ha chiesto una riflessione dal punto di vista delle biblioteche a proposito delle riviste per ragazzi in Italia (il succo della riflessione era questo). La fine dell’anno è per una biblioteca anche il momento della revisione degli abbonamenti e della scelta di cosa mantenere e cosa no e di cosa implementare nel settore emeroteca. Guardando alle proposte per ragazzi non è sempre facile scegliere, un po’ perché rispetto al mercato estero c’è molta meno scelta, un po’ perché a volte si rischia di fare dei doppioni o di non poter coprire adeguatamente tutte le età.

Da ottobre, forte dell’esperienza de “Il Giornalino2, San Paolo propone un mensile dedicato ai ragazzi dai dodici anni in su (quindi accompagnando per un altro tratto di strada i lettori della rivista già rodata) che “amano le belle storie, scritte e disegnate, visto che offre in ogni numero una lunga storia a fumetti, un racconto scritto da un autore della narrativa italiana o straniera per ragazzi (nei numeri già usciti, G.C. Lost, Nicola Cinquetti, Beatrice Masini), ancora fumetti e rubriche varie con ulteriori consigli di lettura sia da parte dei ragazzi che di adulti che si occupano di promozione della lettura e che per l’occasione indossano un cappello da cuoco e si fanno consiglieri di un “libro del giorno” che stuzzichi la curiosità dei lettori.

Insomma, una serie di letture che vogliono essere da ponte per scoprire altri testi, magari degli stessi autori o che replicano le stesse atmosfere; a questo proposito sarebbe bello se la stessa rivista desse ancora più input: ad esempio, il numero di novembre ospitava un’interessante graphic novel tradotta dal francese (dove la serie è già al quarto titolo) “I quattro di Baker Street”, che parla del gruppo di ragazzi londinesi che si muovevano all’ombra di Sherlock Holmes. Oltre i libri dedicati al celebre investigatore, sugli scaffali di una biblioteca ragazzi si trovano altri buoni libri che inseguono le stesse atmosfere, come “La caduta dei magnifici Zalinda” di Tracy Mack e Michael Citrin (Mondadori, 2007) o “ASSASSINATION” di Sgardoli (Rizzoli 2009/BUR 2012) o “Il fantasma di S. Holmes” di Kathryn Lasky (Mondadori, 1993).

Sarebbe curioso poter capire, tra qualche mese, se i lettori di una testata simile sono già forti lettori o se è una formula per avvicinare e conquistare alla lettura anche ragazzi più riluttanti o meno abituati magari proprio alla lettura di fumetti.

Per saperne di più anche sulle condizioni di abbonamento, qui.

Più libri più liberi 2013 / 1

19 Dic

Novità editoriali non fiction per ragazzi a “Più libri più liberi” 2013 (1)

La dodicesima edizione della Fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi” di Roma si è conclusa l’8 dicembre con oltre 54 mila presenze e tra queste molti piccoli lettori. Negli anni è divenuta un appuntamento ormai consolidato e imperdibile anche per soffermarsi sui cataloghi e le novità dell’autunno e dell’inverno presentate dalle piccole case editrici indipendenti per bambini e ragazzi.Ci siamo concentrati in particolare sulle novità che ci sono sembrate più stimolanti nel settore non fiction che spesso finiscono in secondo piano. Continua a leggere

Quando in giro si parla di libri per ragazzi

11 Apr

stampsCome spesso ci diciamo, non è facile che la letteratura per ragazzi trovi posto al di fuori dei “posti canonoci”, ovvero riviste, siti, blog, convegni, incontri che se ne occupano. Forse perché viene ancora e sempre considerata letteratura per e non semplicemente letteratura; quasi fosse un compartimento a se stante che tocca solo una categoria, i suoi rappresentanti e chi con loro a a che fare e quindi dovesse starsene chiusa nel suo recinto. Su alcuni periodici si rincorrono le segnalazioni di libri per ragazzi in occasione delle festività natalizie; sui supplementi dedicati ai libri e alla lettura ci sono rubriche più o meno fisse (tempo? spazio?) le cui recensioni a volte esaltano, altre lasciano decisamente perplessi. Ma è comunque piacevole sorpresa sentir parlare di libri per ragazzi al di fuori dei “luoghi comuni”.

Così sono stata contenta di vedere che a inizio anno Internazionale ha cominciato a dedicare ogni settimana una rubrica fissa ai ragazzi nella parte dedicata ai libri, un trafiletto affidato a Igiaba Scego, autrice tra gli altri di “La nomade che amava Alfred Hitchcock” (Sinnos, 2003) e “La mia casa è dove sono” (Rizzoli, 2010). In queste settimane si sono alternate segnalazioni di albi e di romanzi; la scorsa settimana, sul numero 994, è apparsa la recensione dell’ultimo libro di Eva Ibbotson, “Un cane e il suo bambino”.

La recensione racconta la trama del libro e si conclude così: “Eva Ibbotson, autrice recentemente scomparsa, costruisce un libro tenero come una meringa al cioccolato e consistente come un buon tiramisù. I debiti con il disneyano La carica dei 101 sono evidenti, ma la Ibbotson pur tenendo a mente il vecchio Walt è riuscita a creare dei personaggi veramente molto originali”.

Ora, “il disneyano La carica dei 101” è debitore – se così vogliamo procedere – al romanzo di Dodie Smith  The 101 Dalmatians pubblicato nel 1956; Eva Ibbotson è stata e rimane una delle più importanti e apprezzate autrici inglesi per ragazzi che, grazie alla sua ironia e alla sua causticità, è stata in grado di portare sulla pagina personaggi indimenticabili e temi forti, affrontati con la leggerezza pensata che ti fa sorridere e riflettere. A lei tanti sono debitori, a cominciare da J.K. Rowling e dalla sua King’s Cross’s platform 9¾ che rimanda a quel Platform 13 che sta nel titolo del forse più conosciuto romanzo di Eva Ibbotson.

La lettura del trafiletto su Internazionale mi ha fatto tornare in testa un pensiero che gira e rigira. Perché ognuno non può fare il proprio mestiere? Ho sentito quella sensazione blu che provo qualche volta quando, durante un incontro con un autore o un illustratore, i bambini chiedono un consiglio di lettura. E tu tremi. Perché con qualcuno vai sul sicuro, perché molti conoscono la produzione editoriale per ragazzi, ma altre risposte lasciano veramente atterriti. Come quando in sezione ragazzi pare non sia un problema sostituire il personale assente, “tanto basta registrare dei libri”; e questa affermaziona a volte vale anche per la biblioteca in generale: quanto spesso la professionalità necessaria viene sostituita dal generalismo, dal caso, dal “tanto tutti posson fare tutto”, a scapito di un servizio di qualità.

Ci sono tante persone che conoscono profondamente l’editoria per ragazzi in Italia; che ne conoscono la storia, le vicende, le fasi più felici e quelle meno; che leggono i libri per bambini e ragazzi; che conoscono il pubblico a cui darli in mano. Ecco, perché disquisire e dire di libri per ragazzi non è solo questione di esser competenti in libri. Bisogna esser competenti anche in bambini e ragazzi. Provare quei libri; ricordarsi che le teste, i gusti, le preferenze dei lettori sono diverse da quelle da adulti e anche da quelle di noi adulti quando avevamo la loro età. Bisogna provarli quei libri; rendersi conto che alcuni albi splendidi son fatti per noi adulti e che coi piccoli non funzionano, mentre altri che a noi non picciono vengono apprezzati. E bisogna rispettare i gusti e le preferenze, laddove rispetto significa anche che quel che ti propongo ha qualità. Sempre.

Il trafiletto su Internazionale è solo uno spunto per riflettere su tutto questo; non è contro quelle righe, anzi sono sommamente contenta che ci sia quella rubrica sui libri per ragazzi, proprio accanto a quella sui fumetti su una rivista che ha lo sguardo ampio e le vedute lunghe e chissà che magari non abbia in futuro ancora più spazio 🙂 Anzi, quello spunto è soprattutto per pensare a certe segnalazioni su supplementi di tradizione, di fronte ad alcune delle quali io non riesco a non far(mi) altro che due domande: “Ma li avete aperti i libri di cui parlate?” e “Ma l’ultimo bambino con cui avete parlato, oggi quanti anni ha?”.

Contaminazioni

3 Lug

Sottotitolo: letteratura per ragazzi e crossmedialità, come poteva non essere mio appena uscito? Eppure, complice un periodo di lavoro un po’ più intenso, è rimasto a lungo sul comodino. Grazie a una notte di caldo e insonnia sono riuscita a leggermelo con calma e l’ho finito che già cinguettavano gli uccellini e la luce filtrava dalla finestra.

Questo libro è come un filo rosso snodato attraverso le narrazioni contemporanee che parte dai libri che sono quasi solo un pretesto per parlare dei grandi temi e delle narrazioni che essi contengono e che danno ai classici l’allure, appunto,  di classico. L’universalità di questi temi passa con una fluidità e continuità che sono assolutamente naturali anche a altre forme di racconto, si tratta, ci spiega Anna Antoniazzi, di una crossmedialità tematica. E’ tenendo fede a questo punto di vista che l’autrice svolge il suo filo rosso che ci porta a vedere contaminazioni e narrazioni dai classici agli ultimi prodotti televisvi.

Così Contaminazioni si configura come un saggio ricco di consigli di letture, visioni e gioco, una guida tematica nella produzione multimediale e crossmediale contemporanea. Un libro che amplia gli orizzonti di lettura e fruizione culturale (e non vi fa sentire in colpa se non vi perdete una puntata di Lost 🙂 )
Mi piacerebbe vederlo non solo sul comodino di studiosi di letteratura e nuovi media, ma anche sul comodino di genitori che ancora dicono “chiudi quel pc e leggi un bel libro!” per far loro vedere che sotto sotto, è tutta la stessa (buona) storia.

Anna Antoniazzi, Contaminazioni, Apogeo 2012, 173 p., euro 14.

Mario Lodi maestro

14 Mar

Leggere questo libro é stato il mio modo di festeggiare i 90 anni appena compiuti di Mario Lodi. A lui é legato indissolubilmente un ricordo di infanzia: Cipì, il primo libro di lettura della mia vita, recentemente recuperato come lettura della buonanotte per mio figlio. E’ in un clima di ricordi dunque che mi sono avvicinata a questo libro, ma con tanta voglia di capire, ormai adulta, cosa ha voluto dire l’esperienza didattica di Mario Lodi e cosa era la scuola in quegli anni. Questo testo, curato da Carla Ida Salviati, unisce una intervista a Lodi a pagine scelte da “C’è speranza se questo accade al Vho”, il diario del maestro.
Per me leggere queste pagine é stato un viaggio in una scuola che non ho conosciuto, attraverso il racconto di un maestro di quelli che ormai non esistono più.  Mi hanno colpito le intuizioni modernissime del metodo educativo: non solo l’idea di riformare profondamente il modo di fare scuola per dare ai ragazzi la gioia di imparare dopo gli anni del fascismo, ma anche la comprensione della necessità di documentare in maniera sistematica il proprio operato, l’uso dei giornalini di classe e della corrispondenza come mezzo per fare crescere i ragazzi e metterli in relazione, l’importanza di quello che oggi chiamiamo storrytelling. Ma quello che maggiormente mi ha colpito  è stato leggere la descrizione dell’aula, con l’accantonamento della cattedra del maestro, con un’attenzione alla prossemica  assolutamente moderna.

Carla Ida Salviati (a cura di), Mario Lodi Maestro, Giunti  2011, 189 p., 10euro

Albi illustrati

9 Mar

Recita il complemento del titolo: Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l’infanzia. Questo saggio prende il lettore per mano e lo introduce al mondo dell’albo illustrato, insegnandogli le basi, percorrendo un percorso storico, mettendo in vetrina alcuni libri-pietre miliari e alcune figure del mondo dell’illustrazione e dell’editoria per bambini. Un saggio che dice, in modo chiaro, in forma di analisi quasi narrativa e piacevolissima alla lettura, tutto l’essenziale che c’è da sapere per avvicinarsi al mondo del picture book, alla sua analisi, a una capacità di guardare e di vedere tipica dei bambini (cioé dei fruitori veri dei testi che vengono analizzati).

Si apre con uno spaccato dei tempi moderni dell’albo in Italia e con un’analisi dell’evoluzione storica dell’albo. Declina i nomi, le forme e anche le funzioni; parla dell’importanza della copertina; si chiede se l’albo sia un genere o un contenitore di generi; dice della pedagogia delle immagini e di quella dell’immaginazione, della censura e dei custodi dell’immaginario (se non conoscete il saggio Minders of Make-Believe di Leonard S. Marcus ve ne dà uno spaccato che vi fa venir voglia di leggerlo!) ; offre un parte finale di “esercizi di lettura” monografici: la presentazione e l’analisi di alcuni albi con suggerimenti e proposte per la lettura e l’utilizzo.

Ci trovate dentro Archinto, Munari e Lionni, Carle, Potter, Scarry, Sendak, Ponti. Ma anche Rackham, Caldecott, Flugge, Marcus. Ovviamente è solo un elenco di assaggio, visto che non si riesce a far l’elenco degli spunti di riflessione che offre. L’invito è a leggerlo e a farne punto di partenza per il proprio lavoro o anche semplicemente passeggiata tra chi ha fatto la storia dell’albo e tra le pagine degli albi. La graditissima sorpresa è stata per me quella di trovare alcune pagine dedicate a Maria Lai, ai suoi “libri d’artista”, alla sua concezione di costruire immagini inconsuete che siano racconto di una fiaba “come stratagemma per catturare il lettore più disorientato davanti all’arte”.

Marcella Terrusi, Albi illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l’infanzia (pref. di Antonio Faeti), Carocci 2012, 279 p., 23 euro

La penna di Anne Frank

10 Feb

Se non avete letto il Diario di Anne Frank da molto tempo, lasciate che vi inviti a riprenderlo in mano. E, questa volta, leggetelo come un romanzo, dall’inizio alla fine e tutto d’un fiato, nel minor tempo possibile.

Così dice Aidan Chambers, perché è questo che cerca di spiegare nelle pagine del breve saggio in questione: ci invita a leggere il Diario andando al di là dell’immagine che di Anne Frank tutti abbiamo come testimone dell’Olocausto, come figura legata allo sterminio nazista, alla sua morte in campo di concentramento. Chambers invita a leggere il Diario e a proporlo in lettura innanzitutto come un’opera di letteratura che offre spunti e riflessioni sia sull’adolescenza (Anna è un’adolescente che scrive) sia sulla figura dell’autore, sul suo rapporto con i lettori e con ciò che scrive. Quando dialoga con Kitty, Anne infatti è innanzitutto una ragazza che sogna di diventare una scrittrice, che sogna di fare di quei suoi fogli un’opera da dare alle stampe; ed è una ragazza che cresce, con i suoi sogni, le speranze, i dubbi. Le evocative illustrazioni di Alessandro Sanna ci richiamano proprio Anne immersa tra le parole, che con le parole si fa dialogo, rifugio, racconto, si fa sé. La verità sulla scrittura di Anne – scrive ancora Chambers – è che essa l’ha aiutata a renderla ciò che lei stessa è. Non quella che era, rispetto a cui non sapremo mai nulla. Ma quello che lei è – un essere sempre presente, una coscienza che vive e che dà vita finché qualcun altro, qualcun Altro, potrà leggere ciò che lei ha scritto e, prestandole completa attenzione, diventare lei.

Credo che quello che Chambers vuole indicarci è di cercare di considerare Anne al di là della tragedia che ha posto fine alla sua vita, di chiederci chi fosse davvero, di guardarla come un’adolescente che aveva voglia di scrivere. Per questo motivo, quest’anno non abbiamo messo post “appositi” nel Giorno della Memoria. Abbiamo recensito prima e dopo e ancora lo faremo libri che parlano di questo argomento perché così mi sembra giusto che sia. Non amo le giornate dedicate, siano la giornata della mela annurca, del cugino del prozio o di qualche sindrome particolare, e sono cresciuta in una famiglia dove le feste della donna, della mamma, del papà e cose simili non si festeggiano perché si ritiene che tutti i giorni dovremmo ricordarci di quello che siamo noi e quelli che ci stanno intorno, di quel che è importante nel mondo. Allora mi sembra che tra le righe di Chambers ci stia anche questo: tutti i testimoni a cui pensiamo nel Giorno della Memoria, tutte le storie che ce li raccontano devono farci pensare a loro come quel che erano realmente al di là della tragedia: bambini, ragazzi, uomini, donne con quotidianità, sogni, speranze, problemi che poi in quella tragedia sono finiti, ma di cui ricordiamo la specificità di persone.

Il sito di Aidan Chambers, il sito di Alessandro Sanna, il sito di Equilibri, la casa di Anne Frank, l’Anne Frank Fonds.

Aidan Chmbers – ill. di Alessandro Sanna, La penna di Anne Frank (trad. di Giorgia Grilli), Equilibri 2011, 51 p., euro 14