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Il mistero della buccia d’arancia

18 Gen

mistero-bucciaIn occasione del Giorno della Memoria come ogni anno l’editoria per ragazzi sforna uscite ad hoc che parlano di Shoah e vicende ebraiche durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel caso di questo romanzo il taglio è leggermente diverso e può essere una lettura interessante perché presenta non solo una singola vicenda legata al periodo storico in questione, ma apparecchia per il lettore una bella scelta di tradizioni e feste ebraiche, con tanto di glossario finale.

La vicenda in sé, ispirata alla storia reale della famiglia materna dell’autrice, prende voce nell’oggi attraverso Anna, la protagonista che si mette sulle tracce della storia della nonna per una ricerca scolastica. Intorno a lei, che frequenta la quinta elementare, un fratello maggiore e una serie di cugine che – ciascuno a suo modo – si danno da fare per venire a capo del “mistero” di casa: perché a nonna Miriam non piacciono le bucce di arancia candite che il nonno prepara magistralmente? La risposta manda indietro nel tempo, alla nonna bambina e alle sue sorelle, costrette a nascondersi e poi a fuggire in Svizzera, alle persone “dalle mani amiche” che hanno messo in gioco la propria vita per salvarne altre.

Non è quindi un testo in cui si parla direttamente di Olocausto, di campi di concentramento, ma piuttosto – e in modo soft – della persecuzione degli ebrei in seguito all’introduzione delle leggi razziali; a essere interessante è – a mio avviso – piuttosto il contesto in cui la vicenda storica è inserita: il quotidiano di una famiglia ebraica che si ritrova insieme nei vari momenti festivi o dettati dalle tradizioni, di cui vengono illustrati i momenti, lo svolgimento, i cibi…

Lia Tagliacozzo – ill. Angelo Ruta, Il mistero delle bucce d’arancia,Einaudi Ragazzi 2017, 120 p., euro 11

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Partigiano Rita

21 Apr

partigiano ritaDal 1938 al 1944 le vicende italiane narrate attraverso il quotidiano di una ragazza triestina, Rita Rosani, di famiglia ebraica benestante, arrivata da anni dalla Moldavia e perfettamente integrata in città dopo aver italianizzato il proprio cognome ed avere ottenuto la cittadinanza. Rita è nata in Italia, l’italiano è la sua lingua, le persecuzioni vissute in patria dai genitori fanno solamente parte di una storia di famiglia che pare lontana; lei pensa alle vacanze, ai vestiti, all’amore che verrà. La sua storia, una storia vera narrata da Paola Capriolo, diventa la narrazione dei mesi in cui l’Italia cambia, arrivano le leggi razziali, il confino per gli ebrei che non avevano cittadinanza, l’insinuarsi della certezza che anche la libertà per chi riesce a salvarsi è una concessione del destino che può essere revocata da un momento all’altro.

Il lettore che apprezza “storie vere” troverà tra queste pagine la carrellata di mesi e di anni che maturano e mutano Rita e la descrizione delle scelte che deve prendere, della lotta personale prima ancora che civile che intraprende, fedele all’idea delle eroine bibliche, descritte come molto più forti e coraggiose degli uomini. Maestra alla scuola ebraica, poi in fuga per proteggere i genitori, facendo “finta di nulla” come sempre dice la madre per passare inosservati, matura accanto all’uomo della sua vita la scelta di unirsi alla banda partigiana da lui fondata, pretendendo di essere riconosciuta come membro effettivo e combattente, prima che come femmina e donna del capo. Ed è un riconoscimento che al momento della sua uccisione, quando i fascisti arriveranno di soppiatto a colpire i partigiani sul monte Comune, che  le riconosceranno parimenti il compagno, che proseguirà la lotta col nome di “Comandante Rito”, e il tenente che l’ha uccisa; alla domanda dei suoi risponde che quella che ha finito sparando a bruciapelo “non era una donna, ma un bandito”.

Il romanzo ha il pregio di riprendere la storia di una partigiana, offrendo nel contempo uno spaccato quanto mai veritiero delle vicende italiane dal 1938, viste dalla parte di chi, ebreo, vede progressivamente cambiare la propria situazione, prima con incredulità, poi prendendo coscienza della tragica e assurda realtà che si trova a vivere.

A proposito di Rita Rosani, leggi la sua scheda sul sito dell’ANPI. La sua  storia ha ispirato Col sole in fronte, un disco e uno spettacolo teatrale del gruppo Regina Mab, scritto da Paolo Ragni e adattato da Franco Manzini: guardatene un pezzetto qui.

Paola Capriolo, Partigiano Rita, Einaudi Ragazzi 2016, 144 p., euro 11

Dalla terra alla tavola

12 Ago

Gli eventi, i momenti particolari, gli anniversari sono anche nell’editoria per ragazzi occasione di uscite a tema; ne abbiamo avuto assaggio ultimamente con il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, ne abbiamo prova ogni anni in vista del Giorno della Memoria, natale, festa del papà e chi più ne ha più ne metta. In molti storcono il naso e lo hanno fatto anche quando son comparsi i primi testi a tema cibo, in linea con l’Expo. Bisogna però saper distinguere e soprattutto saper cogliere i casi in cui l’occasione si fa davvero tale e cioè fa uscire in libreria dei libri necessari, dei libri di qualità, dei libri che hanno un respiro ampio.

dalla terra alla tavolaA chi incontra molte classi, e penso in particolare ai primi anni della scuola primaria, fanno sempre comodo le raccolte di racconti di qualità perché permettono di condividere delle letture ad alta voce – durante un laboratorio o al termine di una presentazione in biblioteca- che sono autoconclusive e che, nel breve spazio di poche pagine, incuriosiscono, catturano e… finiscono, cosa spesso apprezzata dai bambini che tornano a scuola con una o più storie su cui tornare. È il caso di questa raccolta curata da Grazia Gotti e Silvana Sola, dove trovano posto narrazioni da culture diverse, lasciando spazio alla scoperta di tradizioni differenti accanto a testi già noti, come quelli di Esopo, e a rimandi possibili: “La frittella delle tre sorelle” che viene dalla Germania dà ad esempio la possibilità di raccontare l’omino di panpepato nelle sue diverse versioni e magari anche nelle sue diverse versioni illustrate mettendo a confronto mani diverse e scelte stilistiche varie.

La particolarità del libro è data dalla scelta di più illustratori formatisi all’Isia di Urbino – Andrea Antinori, Marco Bassi, Martina Bonina, Eugenia Ciaramitaro, Giovanni Frasconi, Letizia Iannaccone, Matilde Lidia Martinelli, Giorgio Nicola, Davide Bartolomeo Salvemini, Luca Tagliafico – a sottolineare una volta di più il valore della pluralità che fa bellezza e ricchezza. Il testo è accompagnata da un’appendice di ingredienti: uno per ogni favola narrata, di cui si narrano peculiarità, varietà, produzione. Insomma, un bel giro del mondo per occhi, orecchie e bocca.

Dalla terra alla tavola. Venti storie di cibo, a cura di Grazia Gotti e Silvana Sola, Einaudi Ragazzi 2015, 148 p., euro 16

80 miglia

22 Mag

80migliaCi sono libri nati per essere letti ad alta voce. Dentro ci senti la voce dell’autore e, se lo conosci, puoi immaginartelo che parla, gesticola, conquista con le sue parole i giovani lettori che ha di fronte. Leggendo il primo capitolo di questo romanzo davanti a centoventi ragazzi stretti in uno dei laboratori del Bookstock Village al Salone del Libro di Torino giusto una settimana fa, Antonio Ferrara ha suggerito che questa storia viene da lontano e porta con sé echi di leggende e racconti, dell’epopea che narra a conquista del West, vista in queste pagine da un punto di vista particolare: la conquista di nuove terre attraverso la colonizzazione e la costruzione della ferrovia da parte della Union Pacific.

Il treno la fa da padrone: la grande locomotiva affascina Billy che un giorno ci salta su, abbandonando la famiglia e seguendo gli operai che si spostano di ottanta miglia (la distanza massima permessa dall’autonomia di vapore del treno) e in ottanta giorni danno vita a una stazione dove già qualcuno si è insediato dando all’agglomerato che diventerà una nuova città nomi di speranza come Hopeville, Golden City, Blue River. C’è un  mondo nuovo attorno, un mondo in movimento, ci sono nuovi amici, una ragazza che sembra non aver paura di niente, territori sconosciuti e altri modi di intendere la natura e la vita: l’incontro con i nativi che diventa uno scontro, la figura di Buffalo Bill entrano nella storia e aprono spiragli per cercare altre storie, per soddisfare curiosità.

Il motore di tutto è però la parola: ad affascinare Billy tanto quanto il treno infatti è la figura di Joe, che la sera racconta al saloon di quelle terre che stanno ottanta miglia più in là, dove se sputi il mattino dopo trovi l’insalata fresca, dove i cavali selvaggi sono tanto docili che basta un fischio per catturarli, dove il cielo è più blu di tutti gli altri cieli. Joe fa entrare chi ascolta nella spirale del racconto, gli fa letteralmente vedere – grazie alla potenza delle parole – quel che dice e la gente parte. Billy procede in bilico: sa che molte sono bugie e sa parimenti la forza che ha un sogno acceso nel cuore delle persone, che spinge a mangiare polvere per chilometri, a posizionare traversine e rotaie, a non guardarsi indietro.

E appunto potete usare la forza delle parole leggendo ad alta voce alcuni brani nei percorsi di lettura, lasciando in sospeso il racconto e consegnando il libro ai ragazzi perché seguano i sogni dell’Ovest e lo sguardo di Billy.

L’illustrazione di copertina, particolarmente d’effetto, è di Iacopo Bruno. A proposito di Antonio Ferrara.

Antonio Ferrara, 80 miglia, Einaudi Ragazzi 2015, 131 p., euro 11

In piedi nella neve

19 Feb

9788866562368

Attraverso gli occhi di una ragazzina questo libro ripercorre i mesi successivi all’Operazione Barbarossa voluta da Hitler nel 1941, con l’invasione nazista dell’Ucraina, la resistenza partigiana per le vie di Kiev, la riduzione dei civili ucraini in “sub-umani” al servizio dei tedeschi, il massacro degli ebrei uccisi a freddo e gettati nel Babij Jar ai margini della città, la fuga verso Odessa e la salvezza per chi poteva permetterselo.

Sasha non è però una ragazzina qualsiasi, bensì la figlia di Nicolai Trusevyč, il portiere della Dynamo Kiev, la squadra più forte del Paese. La incontriamo nel 1942, nei mesi finali del suo anno scolastico che sta scivolando verso le vacanze estive; la sua famiglia vive in un alloggio di fortuna, dopo aver perso la casa durante i primi attacchi nazisti e suo padre lavora nel panificio sottostante: insieme ai compagni di squadra, ha combattuto nelle file della Resistenza per difendere la propria città, è stato catturato dai tedeschi e rinchiuso nel campo di Danzica, da cui è uscito solo dopo aver firmato una dichiarazione di lealtà al regime nazista ed ora è un prigioniero di guerra. Impasta e inforna ogni giorno accanto ai compagni di squadra, assunti da un grande tifoso convinto di poter far rinascere la squadra di calcio, anzi iscriverla al campionato cittadino organizzato dagli invasori.

Il libro racconta la settimane che precedono le partite, quegli incontri che i giocatori ucraini dovrebbero sistematicamente perdere per aver salva la vita, ed in particolare il match del 9 agosto, quando i giocatori sfidarono a viso aperto il regime, scendendo in campo con le divise rosse come la bandiera del loro Paese, gridando “Fitzcult Hurà!” (“Viva la cultura fisica” con quell’ “Hurà” che ricorda il grido dei soldati dell’Armata Rossa) anziché fare il saluto nazista. Parallelamente racconta il punto di vista della protagonista, il suo desiderio di giocare a calcio nonostante sia una femmina, i divieti, le paure, la grande amicizia con una coetanea di origine ebraica, la fatica di crescere, la scoperta del primo amore.

Una buona lettura che invita i giovani lettori a conoscere episodi storici di cui sicuramente poco conoscono, un modo per spostare il baricentro dell’analisi della Seconda Guerra Mondiale rispetto ai temi e alle aree geografiche che di solito vengono trattati coi ragazzi; sono tanti i temi che l’autrice mette in testa e intorno alla sua protagonista, forse in alcuni casi avrebbero meritato un respiro più ampio per coinvolgere maggiormente il lettore senza lasciare molto detto solo in superficie.

La “partita della morte” ha ispirato diversi lungometraggi, tra cui il celebre Fuga per la vittoria (1981) che stravolge però ambientazione e cronaca storica e il più recente e controverso film russo Match, uscito nel 2012.

L’illustrazione di copertina è di Iacopo Bruno.

Nicoletta Bortolotti, In piedi nella neve, Einaudi Ragazzi 2015, 181 p., euro 11

L’equazione impossibile del destino

7 Feb

equazione impossibileNon sono brava nell’attesa di notizie. Forse perché sono abituata ad essere quella che fa e non quella che aspetta; così la scorsa settimana è successo che, dovendo aspettare in una giornata di aria di neve, ho allungato la mano verso la pila di libri che giacciono da leggere e ho preso a caso questo romanzo. Un incipit che conquista e che spinge ad andare avanti, oltre il racconto di quella notte dell’ottobre 1987 in cui, durante una tempesta su Londra, un fulmine colpi una quercia e soffocò ogni altro suono. L’azione vira subito al presente e all’arrivo a Londra di Hazel, ragazzina richiesta in adozione da un famoso architetto che non ha mai incontrato e che non incontra nemmeno una volta giunta a destinazione. C’è un’algida e antipatica segretaria a d accoglierla; la casa pare non essere abitata da nessuno ed è piena di porte chiuse a chiave; di fronte c’è un inaccessibile giardino, dove tutto pare secco e senza vita, ma che in qualche modo attrae e chiama la protagonista.

A scuola, dove presto tutti la chiamano Strega per via dei suoi capelli rossi, solo Colin non la guarda in modo ostile; anzi, non la guarda proprio, sempre immerso in un libro. Del resto anche lui è ai margini, preso in giro per le stravaganze della madre, a suo agio solo nel laboratorio di scienze oppure tra gli scaffali della biblioteca. L’avvicinamento e l’addomesticarsi reciproco porta all’allenza dei due ragazzi per capire davvero come sia possibile che Hazel sappia del giardino; entra in gioco allora quella che per Colin è l’unica spiegazione possibile: ha a che fare con la teoria della relatività di Einstein, i cunicoli spazio-temporali, la possibilità di viaggiare nel tempo e di capire la situazione odierna scoprendo un mistero del passato. Un mistero che coinvolge tutti gli adulti che li circondano; un mistero che dice come quello che vivono oggi ha un senso anche se a prima vista non sembra.

Davvero una piacevole lettura, una bella sorpresa.

L’illustrazione di copertina è di Iacopo Bruno.

Elisa Puricelli Guerra, L’equazione impossibile del destino, Einaudi ragazzi 2014, 187 p., euro 11

L’isola dei libri perduti

11 Set

l'isola dei libri perdutiScrutano il mondo dall’alto di quella che pare una fortezza i quattro protagonisti sulla copertina di questo romanzo: chi a occhio nudo, chi servendosi di un binocolo, chi indicando un punto preciso all’orizzonte. Sono nel punto più alto della loro isola, collegata alla terraferma solo attraverso un istmo di terra percorribile durante la bassa marea. Una terraferma su cui è vietato recarsi e da cui non arriva nessuno: se davvero la loro isola è così interessante come chi comanda vuol far credere, perché nessuno arriva mai in visita, perché nessuno ci si trasferisce? Questa è la domanda che tormenta i ragazzi, insieme all’interrogarsi su come sia il mondo al di là del mare e su cosa significhino davvero le regole imposte da chi governa.

Sull’isola infatti è proibito leggere libri e informarsi sui quotidiani; si possono leggere solamente istruzioni, avvertenze, comunicazioni di servizio e pochi testi obbligati imposti dalla scuola; i libri sono stati distrutti anni prima e solo la caparbietà di due dei protagonisti a leggere delle vecchie mappe e ad interpretarle fornisce un possibile scenario di quel che è successo e di quel che è possibile. Ci sono case chiuse da anni, abbandonate, passaggi segreti, cunicoli sotterranei. Allora esiste una possibilità di fuga; ognuno dei quattro – spinto dal proprio desiderio, convinto da un altro o quasi costretto dalle scelte del gruppo – ha un proprio motivo per unirsi al tentativo di uscire dalle mura di Thia. Chi vuole vedere il mondo e avere una possibilità diversa da quella dei suoi genitori, chi fugge la violenza o l’indifferenza, chi unisce alla necessità la curiosità. Ognuno rispecchia determinate scelte, un certo tipo di legami familiari.

I libri e la testimonianza di persone che hanno visto altri tempi sull’isola sono un motivo in più per spingersi nell’impresa. Già, perché i libri non sono scomparsi del tutto: c’è chi li ha salvati; c’è una grande biblioteca che continua a custodire testi e ad alimentare sogni; c’è addirittura chi i libri li ha in casa, con genitori che suggeriscono letture e con l’impossibile desiderio bruciante di condividere pagine, storie ed emozioni.

L’illustrazione di copertina è di Iacopo Bruno.

Annalisa Strada, L’isola dei libri perduti, Einaudi Ragazzi 2014, 192 p., euro 11

Il volo dell’Asso di picche

13 Mag

9788866561514

Quattro ragazzi osservano un campo di volo militare nascosti in un fossato; osservano incantati i biplani da combattimento che rientrano da una missione e tanta è la loro passione per volo e aerei che la vicinanza della guerra quasi è dimenticata. Siamo nell’agosto del 1917, in un piccolo paese del Friuli, dove la Grande Guerra non sta solamente nelle notizie che arrivano dal fronte, ma soprattutto nei racconti di chi ritorna, nei corpi mutilati, nella riposo forzato del fratello maggiore di uno di loro, ufficiale aeronautico tornato a casa ferito dopo un atterraggio di fortuna.

La capacità di osservazione dei quattro (un mattino il campo volo pare deserto, nessuna bandiera sventola), l’incoscienza dovuta all’età e il desiderio quasi irrazionale di volare, insieme all’azzardo di un portaordini che consegna il dispaccio del comando nelle mani di un capitano forse troppo giovane e dalla divisa troppo grande (i militari in forza al campo sono morti per una fuga di gas), li portano a volare verso l’Austria, dopo aver equipaggiato un bombardiere, nel tentativo di distruggere un deposito di munizioni nei pressi di una stazione.

L’avventura raccontata, sul filo dell’assurdo reso possibile dallo sprezzo del pericolo, dall’incoscienza dell’età e da una serie di casualità che giocano a favore dei quattro, parla della prima guerra mondiale e delle armi che ne  segnarono uno scarto rispetto ai conflitti precedenti: gli aerei e le armi chimiche; elenca e presenta una serie di figure – piloti dalle grandi imprese e assi dell’aviazione – che contribuirono in quegli anni a creare il mito del pilota che tanto affascinava ragazzi e ragazze, come i protagonisti di questa storia. I quali, tentati dall’impresa e dal sogno eroico, non dimenticano però di essere per un attimo entrati sullo scenario di guerra, dove molti uomini perdono la vita a causa di altri.

Proprio per lo scenario e i fatti che racconta (concentrati nell’arco di una manciata di giorni), la storia è tutta al maschile: una banda di ragazzi i protagonisti; militari e rappresentanti dell’esercito di vari gradi che li attorniano, insieme alle figure paterne che compaiono nel finale. L’unica figura femminile che attraversa le pagine è la sorella maggiore di uno dei ragazzi che pare quasi stereotipata nell’interesse per i bei piloti in divisa e le conoscenze mitologiche; a lei viene forse regalato un riscatto nelle ultime pagine, quando rivela il sogno di poter imparare a volare, rompendo la regola che negava allora il volo alle donne.

L’illustrazione di copertina è di Iacopo Bruno. Qui invece l’autore parla del suo libro.

Christian Hill – con un intervento di Frediano Sessi, Il volo dell’Asso di picche, Einaudi Ragazzi 2014, 188 p., euro 11

Ribelli in fuga

1 Mag

Più riguardo a Ribelli in fugaQuesto romanzo, ambientato tra il 1926 e il 1927, racconta la storia di un gruppo di ragazzini di un piccolo paese sugli Appennini che, sotto la guida del parroco, vivono l’esperienza dello scoutismo, condividendone gli ideali di coraggio, onore e lealtà, vivendo avventure tra i boschi, sulle loro montagne. Finché il fascismo arriva più forte anche in quell’angolo di mondo, imponendo le proprie regole, cancellando il ruolo del sindaco e del consiglio comunale per sostuirli con podestà, portando l’arma di convinzione della violenza, impedendo ai ragazzi di continuare a essere un gruppo scout e intruppandoli nell’opera nazionale balilla con i suoi raduni obbligatori del sabato.

Nel gruppo sono ben delineati i caratteri dei ragazzi e le caratteristiche degli adulti che li circondano così come del momento storico: ci sono le invidie, le simpatie, chi è portato naturalmente a essere leader, chi segue; ci sono le persone che seguono gli avvenimenti senza chiedersi nulla e chi diffida; chi prende la tessera per convenienza, chi rimane scostato, guardando con diffidenza i cambiamenti che stanno avvenenndo anche nel piccolo paese: le scritte inneggianti e i motti fascisti che compaiono sul muro, il parroco che viene obbligato a diventare cappellano ufficiale dei balilla e poi inviato dal vescovo in altra sede quando la sua azione diventa di intralcio al partito; le insegnanti che fanno scelte diverse come i genitori dei ragazzi.

Il romanzo rappresenta sicuramente un mondo originale di affrontare questo periodo storico che è lasciato a margine solitamente nella narrativa dedicata ai ragazzi per privilegiare invece il periodo delle Seconda Guerra Mondiale, le storie di deportazione e di resistenza. Mostra come il fascismo si potesse insinuare in una piccola comunità stravolgendone i legami e portando con forza e con violenza le proprie leggi e le proprie assurdità e di come si potesse reagire (con sgomento, con la testa bassa, con coraggio, con ribellione), delineando figure di ribelli che – nell’epilogo datato 1943 – fanno intravedere echi di Resistenza.

Lascia diversi interrogativi (davvero quattro ragazzini potevano lasciare le proprie case e le proprie famiglie per andare a vivere in un rifugio sulla montagna? Davvero nessuno in paese avrebbe reagito se non chiedendosene la ragione? Hanno continuato la stessa vita fino al 1943 e oltre?), una personale buffa domanda (mi sono ritrovata a domandarmi perché una bambina di sei anni di un piccolo paesino appenninico girasse con un pupazzo a forma di pinguino), un interrogativo di curiosità (in anni nemmeno troppo lontani l’anno scolastico aveva una durata diversa rispetto ad oggi e solitamente non si entrava in classe prima di ottobre, quindi è possibile che a Pruneto la scuola sia cominciata il 13 settembre 1926?). E semina anche inesattezze storiche: l’insegnante Rachele non poteva essere membro del consiglio comunale quando, nel 1927, il sindaco e il consiglio furono sostituiti dal podestà: in Italia le donne ottennero il diritto di votare e di essere elette nel 1946…

La vicenda è ispirata al gruppo scout delle Aquile Randagie, che operarono durante la guerra per aiutare ebrei, renitenti alla leva, disertori e ricercati a fuggire in Svizzera e la cui vicenda è stata raccontata dal regista Fausto Toncelli nel documentario “Il grande gioco”.

Tommaso Percivale, Ribelli in fuga, Einaudi Ragazzi 2013, 246 p., euro 10

Cuori di carta

6 Ago

More about Cuori di carta

Sai, Dan, vorrei che anche il mio cuore fosse di carta per metterlo tra le pagine del libro e farlo arrivare fino a te. Così potresti leggere cosa c’è scritto sopra, perché io non sono capace di dirtelo. 

La storia si apre in una biblioteca vuota e silenziosa, con un messaggio lasciato tra le pagine di un libro che nessuno legge mai, Puck il folletto, e un invito a rispondere rivolto a chiunque lo troverà. Comincia così il dialogo tra un ragazzo e una ragazza che ben presto scelgono di chiamarsi Dan e Una, come i protagonisti di Puck, e di raccontarsi e svelarsi tramite i messaggi nel libro, fedeli alla consegna di non incontrarsi e di andare in biblioteca uno nelle ore pari l’altra nelle ora dispari.  Seguiamo così le loro vite e il loro innamorarsi, ma anche il mistero che avvolge il luogo dove vivono: l’Istituto, uno dei tanti organizzati per eliminare i difetti della personalità degli adolescenti, un luogo dove si vive in sezioni, si indossa una divisa, dove non ci sono specchi, la temperatura è costante a 20 gradi e ogni sera viene data ai ragazzi una pastiglia che cancella i ricordi (non vi ricorda quella che prendevano Tom, Hana e gli altri bambini in Bambini nel bosco?). Cosa nasconde il deposito? Qual è la vera natura del progetto che coinvolge gli Istituti?

Attraverso le voci di Dan e Una la ricerca di indizi e la scoperta del passato reciproco, l’amicizia, la fatica di farsi vedere per quello che si è davvero, l’aver vissuto per troppo tempo sulle spalle le aspettative altrui, una certa idea di imperfezione.

Se volete leggere un altro romanzo basato su messaggi scritti tra sconosciuti (questa volta un taccuino nascosto tra gli scaffali di una libreria) non badate a bruttezza di titolo e copertina e sfogliate Come si scrive ti amo; se volete leggere il migliore tra i romanzi a due voci, tra bigliettini e scoperte, Ciao,tu di Beatrice Masini e Roberto Piumini, Rizzoli; se invece volete leggervi le storie di Puck un’edizione integrale Newton Compton appena uscita raccoglie  Puck il folletto e Il Ritorno di Puck di Kipling in edizione integrale.

Avvertenza: in questo romanzo, a volte è difficile distinguere i messaggi di Una e di Dan perché spesso sono senza firma e, pur essendo, un botta-e-risposta non è sempre facile individuare le due voci con un solo capoverso di stacco… la grafica non aiuta, ma pian piano ci si fa l’occhio.

Elisa Puricelli Guerra, Cuori di carta, Einaudi Ragazzi 2012, 213 p., euro 10