Tag Archives: Adolescenza

La nobile arte di mollare tutto

15 Apr

Nanette è un’atleta, figlia e studentessa modello da sempre. Ma quando il suo amato insegnante di letteratura le consegna una copia di un misterioso e ormai introvabile romanzo cult, sente che quello è il suo libro, che le sta parlando.
Quella storia e l’incontro con il suo autore fanno cambiare tutto, e grazie a loro Nanette conoscerà Lex, giovane e tormentato poeta, di cui si innamorerà. Presto però si troverà di fronte a scelte decisive e scoprirà quale prezzo può avere prendere in mano la propria vita e imparare a dire basta… (dal sito dell’editore)

Dopo “Il lato positivo” e “Perdonami, Leonard Peacock“, torna Matthew Quick con una storia che questa volta ha come protagonista una ragazza. Nanette ci ricorda per certi aspetti del suo carattere Holden e il rapporto con lo scrittore, che dopo un romanzo di grande successo si ritira a vita privata e non vuole più scrivere, richiama molto la figura di Salinger. Ma dopo questo la storia prende tutta un’altra piega e ci conduce nelle più intime vicende di una giovane combattuta tra l’essere accettata per com’è e l’essere quello che gli altri vogliono che lei sia. Genitori assenti e impegnati nel perseguire il proprio successo, una società molto centrata sui like e sull’apparire, non sono la sola immagine del mondo adulto, ci sono anche insegnanti che credono nelle possibilità di un buon libro, psicologi che non si arrendono e scrittori che cercano di essere un sostegno. E poi c’è la letteratura, Bukowski (non tutto), Sofocle e ovviamente il libro cult “La Morte di gomma da masticare” 🙂

E così forse non sono i fattori motivanti che hanno importanza quanto semplicemente partecipare… lanciarsi con la parte più autentica e migliore di sé nell’universo, con trasporto. Forse cedere alla nostra vera natura ci spinge avanti verso l’ignoto, verso obiettivi che non avevamo mai neppure sognato, ma che esistono nonostante tutto.

Aspetto che le stelle spuntino nel cielo sopra la mia testa, aspetto che il futuro mi lambisca come le onde d’acqua salata… Alcune turbolente come i miei pensieri e altre vellutate come un bel bacio.

Matthew Quick, La nobile arte del mollare tutto (Trad. G.Pastorino), Piemme, 2017, pp. 240, € 16,50 (ebook €6,99)

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Fuori di testa, dritto al cuore

5 Apr

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Travis Coates ha perso la testa, alla lettera: a causa di una grave malattia, quando aveva sedici anni i medici gliel’hanno tagliata e chiusa in un freezer, in attesa dei progressi della scienza. Dopo cinque anni Travis può sperimentare il ritorno alla vita, in un futuro però molto diverso da quello che aveva immaginato.

Infatti, anche se lui è (più o meno) sempre lo stesso, intorno a Travis tutto è cambiato: i suoi genitori hanno ridipinto la sua stanza e regalato i suoi vestiti, il suo migliore amico è diventato un estraneo, e soprattutto Cate, la sua ragazza, ha un nuovo fidanzato. In questo mondo in subbuglio, però, Travis è deciso a riconquistarla. A sostenerlo c’è un’unica certezza: si vive solo due volte. (Sinossi dal sito dell’editore)

Sempre più spesso con i libri per giovani adulti ci troviamo di fronte a titoli e/o copertine fuorvianti. In questo caso il titolo originale “Noggin”, indica in termini colloquiali la testa (capoccia, zucca) e certo non è un titolo invitante, ma il titolo scelto da Mondadori ci porta ancor più fuori strada. Come già è accaduto per altri titoli (mi viene in mente “Sei passi per conquistare una ragazza“), il rischio è che questi libri non vadano poi in mano ai loro possibili lettori e vengano relegati nel genere romanzi “rosa”. E sarebbe un peccato, perchè di storie come questa con protagonisti maschili che parlano di sentimenti e di emozioni e che affrontano dubbi e paure, non ce ne sono poi tantissimi.

Il romanzo si colloca a metà tra una storia di formazione, o meglio di educazione sentimentale,e una di fantascienza alla Philip K. Dick, dove il ricorso al genere è un espediente per portare riflessioni di carattere più ampio. Il finale non è assolutamente  banale, come non lo è l’evoluzione del protagonista che passa da una visione semplicistica ed egoista della vita ad una concezione più ampia e aperta.

John Corey Whaley, Fuori di testa, dritto al cuore (trad. S.Marcolini),Mondadori 2016, pp.342 ,€ 17, (eBook €8,99)

Nessuno come noi

25 Gen

nessuno-come-noi-coverTorino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro.  A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”. In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze. (Sinossi dal sito dell’editore)

Quando ho iniziato a leggere questo libro avevo dei dubbi sul poterlo o no proporre ai ragazzi di oggi (e qui ci starebbe un’ulteriore citazione anni ’80) proprio per l’ambientazione così vicina eppure così lontana dai giorni nostri, perché in 30 anni sono cambiate tantissime cose e la tecnologia ha completamente mutato il nostro modo di interagire e di comunicare. Mi sono chiesto come si sarebbe orientato un ragazzo tra i paninari, Duran Duran, Cure e Spandau Ballet. Credevo che si sarebbe perso, ma poi la storia ha preso il sopravvento e quando una storia è forte, sincera e ben raccontata, il contesto storico passa in secondo piano, anzi diventa un motivo di approfondimento, di ricerca, per capire meglio il mondo in cui si muovono Vince, Cate, Romeo e Spain. Inoltre la vicenda è davvero senza tempo, le dinamiche e gli amori sui banchi di scuola hanno dei capisaldi che travalicano gli anni e le mode.
Le amicizie che si hanno in quegli anni sono le più forti, pure e devastanti. Sono quelle che ci danno forma, che sempre inseguiremo una volta cresciuti e non perché si era o è giovani, ma proprio perché sono i primi rapporti totali (e totalizzanti) al di fuori della famiglia. “Le amicizie dei sedici anni sono quelle che lasciano i segni più profondi nella vita” scrive Gianni Rodari nella Grammatica della fantasia, e nel libro di Luca Bianchini si possono assaporare (o riassaporare) proprio quelle emozioni e vedere quei segni lasciati dalle persone che abbiamo incontrato.

L’ambientazione è in realtà più Moncalieri e Nichelino che Torino, e lo scrivo non tanto per pignoleria, ma perché è fondamentale per i protagonisti fare pace con i rispettivi ambienti e i luoghi di provenienza (come scrisse Pavese “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”) e proprio accettando e capendo le loro origini, i ragazzi saranno in grado di essere davvero se stessi.

Luca Bianchini, Nessuno come noi, Mondadori 2017, 252 p., euro 18, ebook euro 9,99

Non devi dirlo a nessuno

20 Set

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Una buona storia di formazione da proporre in lettura ai ragazzi più grandi, ambientata nel tempo estivo , nel tempo delle vacanza che si ripete ogni anno nello stesso luogo, lontano da casa, al paese dei nonni e che permette quindi di vivere un tempo sospeso: si è in un luogo diverso, conosciuto, ma in cui si è comunque stranieri. “Foresto” è Luca Ferrari, tredicenne genovese che trascorre l’estate a Lamon, sull’altopiano bellunese dove il Veneto va a toccare il Trentino. Foresti come lui sono un pugno di ragazzini che nelle partite di calcio si contrappongono alla squadra dei ragazzini che invece lì vivono tutto l’anno e insieme a cui cercano, nei mesi estivi, di fare gruppo tra condivisione, piccole gelosie, battibecchi e prime cotte. È l’estate del 1989, Greg LeMond vince il Tour, madonna, Jovanotti e Bennato urlano dalle radio, nasce il sesto governo Andreotti e Giorgio, il fratello di dieci anni, continua a chiamare Luca “amico” esattamente come ha sentito in una puntata di MacGyver. È un’estate di confine e di passaggio per Luca che riempie la testa di domande, che si chiede cosa significhi baciare una ragazza, cosa significhino le frasi dei genitori, cosa nasconda il padre magistrato e cosa nasconda il bosco. Il bosco vicino a casa, quello in cui Giorgio cerca instancabilmente di vedere il tasso, quello in cui compare una strana figura di uomo attorno a cui ruotano le dicerie del paese, quello in cui anni prima è scomparso un bambino.

Luca rompe con i suoi anni d’infanzia: fruga tra i segreti di famiglia, guarda i genitori con occhi diversi, fa di testa sua a costo di finire nel pericolo, scopre corpo e sentimenti. In qualche modo sa che quell’estate segnerà un passaggio: nei ritmi soliti della vita e nella sua adolescenza, perché la violenza del mondo lo obbligherà a crescere, lasciandogli però la sensazione forte che a volere fortemente qualcosa si può aggiustare in qualche modo il corso delle cose.

Ammetto, è sicuramente un romanzo affascinante per chi era ragazzino sulla fine degli anni Ottanta e la detonazione finale dei fatti può forse risultare troppo rapida nella narrazione, ma per noi che siamo sempre alla ricerca anche di buoni romanzi italiani da offrire ai lettori, sicuramente è una lettura da tenere in considerazione per le proposte ai giovani adulti. Non solo come romanzo di formazione, ma per la capacità di ricostruire in modo pressoché perfetto l’interrogarsi del protagonista, così come le meccaniche della vita di un piccolo paese quando si dilata e le vacanze portano per qualche settimane altre persone che ne vivono i luoghi, che ne condividono il tempo pur rimanendo comunque “foresti”: in questo gioca un ruolo fondamentale la scelta di mantenere l’uso della parlata locale così come di riportare leggende come quella dell’uomo selvatico, piccoli indizi dell’attaccamento e dell’affetto dell’autore per un luogo che ha vissuto anche da giovane, come i ragazzini che si incontrano  tra le pagine, e che ha parte importante nella sua vita.

Il sito dell’autore.

Riccardo Gazzaniga, Non devi dirlo a nessuno, Einaudi 2016, 243 p., euro 17,50, ebook euro 9,99

Cosmo

12 Giu

cosmoCosimo ha il terrore di essere toccato e una folle passione per l’astronomia che gli ha guadagnato di esser chiamato da tutti Cosmo. Ha un amico , il ragazzo ombra, e poco importa che sia un amico immaginario, perché per lui è reale e soprattutto vicino, anche quando tutte le altre persone gli fanno paura. Proprio il ragazzo ombra suggerisce a Cosmo un gesto importante per il giorno del suo quindicesimo compleanno: scappare dalla comunità in cui vive per intraprendere un viaggio. Per Cosmo la meta è ovvia: il Cile, il deserto di Atacama, il più grande telescopio del mondo.

Il viaggio nell’idea del ragazzo serve per andare a salutare le stelle che se ne stanno andando, le galassie che si allontanano le une dalle altre ogni anno fino a quando accelereranno in un colpo solo. Sono proprio le stelle a guardarlo dall’alto, a descrivere le rotte sbandate del ragazzo e le persone che incontra: quelle cattive, quelle incerte nella loro adolescenza confusa, quelle sagge nonostante tutto. Le stelle rischiarano le atmosfere cupe e gli sfondi neri, i passi attraverso la periferia e la campagna, la fuga e la pausa e i pensieri del protagonista – sugli altri, sulla felicità, sulle balene e sulle farfalle monarca – segnando l’inizio di ogni capitolo con una diversa stella.

Il blog dell’autore.

Marino Neri, Cosmo, Coconino Press / Fandango 2016, 182 p., euro 19

L’anno che il mondo si è fermato

26 Feb

furnissIl mondo può rovesciarsi da un momento all’altro e mandare a gambe all’aria tutto quello che fino a quel momento pareva scontato e certo: può succedere mentre sei al cinema con la tua migliore amica e ti scocci anche all’uscita a trovare quindici chiamate di tuo padre sul cellulare, fino a quando non capisci che c’è un motivo e sai istintivamente cosa è successo. Pearl perde la madre a sedici anni, improvvisamente: la lascia in cucina a sfornare una torta e la trova morta in ospedale, con l’unico lascito frignante della sorellina Rose, venuta al mondo prematura. Per settimane il padre passa le giornate vicino alla bambina e Pearl si chiude nel guscio che la protegge da tutto: la scuola, gli amici, la vita quotidiana; l’unico pensiero è continuare in qualche modo a comunicare con la madre. Intanto cresce la rabbia: verso l’uomo che l’ha cresciuta come un padre pur non essendolo, verso la madre che l’ha lasciata e che non le ha raccontato cose del passato che ora sembrano tanto importanti; verso la scuola, l’amica che ha un nuovo ragazzo all’apparenza perfetto, la vita che si stravolge quando Rose torna a casa e al seguito una nonna esuberante.

In questo romanzo ci sono gli elementi giusti, giusti anche magari per farlo diventare un romanzone adolescenziale (tragedia in famiglia, un’amicizia spezzata, un senso che non si trova, un’anziana vicina che sa com’è la vita e da cui arriva un nipote prossimo alla partenza per il conservatorio, un padre mai conosciuto da ritrovare), ma l’autrice sceglie la misura dell’essenziale, la misura dell’asciugare e del sottrarre l’inutile, regalando una prosa esatta che segue lo scorrere dei mesi e non indugia in inutili particolari, frasi superflue o scandaglio di ogni situazione. Lascia un respiro giusto che fotografa i rovesci continui del mondo quotidiano dopo la tragedia, i piccoli cambiamenti, gli scarti che sommandosi fanno un nuovo mutamento, e non per forza negativo.

Il sito dell’autrice.

Clare Furniss, L’anno che il mondo si è fermato (trad. di Beatrice Masini), Bompiani 2015, 237 p., euro 18, ebook euro 9,99

Incendi estivi

17 Feb

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L’estate post diciotto anni di Rachele e quella dei sedici di sua sorella Sabrina in un fumetto che si potrebbe definire sommesso, per la bicromia che contraddistingue le sue tavole, per il modo naturale – naturale come la quotidianità dei giorni di ciascuno – con cui inanella quel che capita: le incertezze, le rabbie improvvise, l’insofferenza, le scelte da fare, quelle non fatte, gli errori, il pentirsi, il perdersi in una liberatoria risata di condivisione.

Le due sorelle fanno le sorelle: liti, sottintesi nei discorsi a tavola davanti ai genitori, smascheramenti e bugie, pianti in comune, porte sbattute. Intorno gli amici, il gruppo, i compagni di scuola, ma anche il corpo che cambia, i desideri taciuti e quelli soddisfatti senza chiedersi troppo, chi fa le tacche su un taccuino e chi mette punti interrogativi sull’amico che forse è qualcosa di più.

L’estate scorre in un paese del Centro Italia sulla cui collina continuano a dilagare incendi notturni, scorre tra una lezione e l’altra in vista dell’esame di guida. E a questo somigliano i giorni di Rachele: agli strattoni che dà l’automobile quando ancora non la comandi bene, allo spegnersi improvviso di quando ti dimentichi della frizione, ai passi incerti nel bosco alla ricerca di tracce di piromani e di animali da salvare; sono fatti di momenti in cui ti lasci scorrere tutto addosso e in cui scegli di non scegliere, di non rispondere ad un telefono, di fare ripicca per poi scoprire che chi combinava con te lo scambio scolastico dall’altra parte del mondo è partito davvero mentre tu continui a fissare un telefono. Per poi capire che è più semplice ricominciare a parlarsi forse proprio perché c’è la distanza di mezzo.

Un buon specchio di adolescenza, con una gran colonna sonora, esplicitata tra l’altro a fondo volume, per cui potete farvi una playlist con cui accompagnare la lettura.

Il sito di Giulia Sagramola.

Giulia Sagramola, Incendi estivi, Bao Publishing 2015, 204 p., euro 18

Dammi la mano

17 Dic

dammi-la-manoLa rabbia dell’adolescenza concentrata sui volti crucciati e torvi dei protagonisti di questo fumetto, all’ultimo anno di scuola media, convocati dalla preside perché protagonisti di una zuffa nell’ora di inglese. Affidati a un professore che sa vedere oltre le apparenze, si vedono assegnato come punizione un lavoro comune: ogni pomeriggio, sabato compreso, dovranno lavorare insieme per rimettere in sesto la carcassa di un vecchio biplano che giace nel terreno della scuola. A colpi di cartavetro e insulti, silenzi e vernice, i due cominciano a scoprire angoli di sé, raccontandosi prima attraverso musica e libri fino a far emergere i motivi principali della loro rabbia. Entrambi vengono da situazioni famigliari complesse, hanno a che fare – per cause diverse – con un solo genitore e la vita in casa non è semplice. Si sentono soli, arrabbiati e non ascoltati; hanno dei segreti e hanno dei sogni a cui necessitano ali per poter prendere il volo.

Si parla di libri e di musica (c’è De André, ma anche i Subsonica e gli Oasis), di dignità, di lavoro che manca, di modi di fare, di pari e di madri. Si parla di scuola, di insegnamenti, di possibilità di fidarsi, della bellezza che qualcuno si fidi di te. E siccome è un fumetto italiano ci fa ancora più piacere segnalarlo.

Il blog dell’autrice.

Simona Binni – colori di Marcello Iozzoli, Dammi la mano, Tunué 2015, 128 p., euro 14,90

L’estate del cane bambino

10 Nov

estate cane bambinoRecupero quest’uscita dello scorso anno per segnalare un libro che ben si inserisce fra le letture dei ragazzi più grandi e che ci rimanda ad altri interessanti testi italiani che ripropongono le vicende di un gruppo di giovani amici, l’estate, il dramma che irrompe (tra gli altri, “Il regno degli amici” di Raul Montanari, Einaudi, e “L’estate del cane nero” di Francesco Carofiglio, Marsilio).

Costruito in una sorte di sospensione temporale che cristallizza un’estate degli anni Sessanta in un piccolo borgo del veneto, il romanzo fa leva su una commistione fra realtà e leggenda: la realtà di un piccolo paese in cui tutti si conoscono, quel che si dice alle spalle degli altri in un paese dal nome che si presa alla leggenda, Brondolo; le leggende appunto che si raccontano e si tramandano: l’Uomo Sauro, un pesce siluro chiamato coccodrillo di fiume, un suonatore di fisarmonica che appare dal nulla, la valle dei sette morti. Sono le storie che con maestria narra il nonno del protagonista, quelle che fanno paura ai bambini, che i ragazzi vogliono ascoltare e ascoltare ancora e che, in qualche modo, fanno naturalmente parte del loro mondo, scandito di scuola, lavoro negli orti dei genitori, vita ai margini della mondanità e dei divertimenti adulti che stanno qualche chilometro più in là.

Quando scompare il fratello minore di uno dei cinque ragazzi del gruppo, che da sempre condividono il tempo libero, le partite a pallone, gli appostamenti a spiare le lavandaie, il sogno di evadere dalla sonnolenta quotidianità del borgo, ecco che pare allora quasi naturale pensare che si sia trasformato in un piccolo cane nero apparso da non si sa dove proprio coincidentemente la scomparsa. Un modo per esorcizzare la verità, per credere che al piccolo Narciso non sia successo nulla di grave, per tentare di tornare alla vita nonostante il dolore e le perdite che la fine dell’estate porterà con sé. Raccontato in prima persona dal protagonista, che torna dopo tanti anni nel luogo dove non ha più messo piede, il romanzo diventa una rilettura degli avvenimenti di allora attraverso gli occhi del ragazzo di un tempo e dell’adulto di adesso. La capacità narrativa degli autori regala passi perfetti per essere condivisi ad alta voce e per introdurre a una storia intima e dura, che parla di omertà, di abusi, di manicomi come San Servolo, di impossibilità di fuggire la realtà, ma anche di possibilità di costruire rapporti onesti tra adulti e ragazzi, anche quando le cose sono difficili da dire. La descrizione del rapporto tra nonno e nipote protagonista è certamente uno dei motivi per cui questo romanzo è da leggere e da proporre.

L’illustrazione di copertina è di Gianluigi Toccafondo.

Mario Piastacchio e Laura Toffanello, L’estate del cane bambino, 66thAND2nd 2014, 218 p., euro 16, ebook euro 6,45

Vetro

30 Set

VetroÈ arrivata la prima pioggia d’autunno dopo giornate di settembre ancora molto calde, proprio come per la protagonista di questo libro, che racconta con la grazia cadenzata di brevi frasi – un ritmo che avvicina alla poesia – di come sia crescere. Un passaggio di stagioni, dall’estate all’autunno, che segna un passaggio nella vita e nel corpo, l’uscita dall’infanzia e l’entrata in quella che la ragazzina vede come una galleria di cui conosce lo stato d’entrata, ma senza sapere come ne uscirà. Sarà Cambiata, quel cambiamento già iniziato e che molti nei mesi estivi hanno rimarcato e sottolineato; decide allora di mantenere una traccia di quella che è in questo momento scrivendo una cartolina all’indirizzo di casa. Scrive a se stessa per ricordare le cose che ama fare (guardare dai finestrini, disegnare sul margine dei libri, pensare al bosco, leggere all’aperto…) per lasciare una traccia.

L’intero libro in realtà, con i disegni e i collage, i toni sommessi dei pastelli, potrebbe essere un quaderno fabbricato, scritto, foderato proprio dalla ragazzina che quando torna dalle vacanze trova già la cartolina ad aspettarla: quel fitto elenco di cose che ama e che la rendono quella che è l’ha preceduta, proprio come nella realtà quella persona precede e fonda l’adolescente, la ragazza, la donna che verrà, rimanendo a memoria, per strappare un sorriso, per portare alla luce un ricordo quando verrà ritrovato e riletto.

La galleria che necessariamente si imbocca crescendo è un’incognita; l’accompagna in questo caso il coraggio del crescere, il prendere la bicicletta e andare a vedere un po’ più in là, oltre la curva, dove non ci si è mai spinti, oltre l’orizzonte quotidiano sconosciuto.

In coda due poesie in cui Silvia Vecchini cristallizza in un frammento di vetro la sensazione del crescere, una parte di sé che si sente, che duole anche quando non è ancora alla luce.

Il blog di Silvia Vecchini. Il sito di Cristina Pieropan.

Silvia Vecchini – Cristina Pieropan, Vetro, Fulmino 2015, 44 p., euro 13