Tag Archives: topipittori

Vagabonde

5 Mag

Vagabonde Libro che fin dal titolo è un invito all’avventura. Vaga-bonde, piccola guida pratica per esploratori botanici, si rivolge ai bambini con suggestioni tra scienza e storia, con l’interesse per la conoscenza a fare da filo conduttore.

L’albo si propone di indagare le piante pioniere, comunemente definite “erbacce” che crescono ai margini degli ambienti urbani, insinuandosi, poco apprezzate, tra crepe e fessure, anche in luoghi poco ospitali. Ognuna è presentata da una tavola con il nome scientifico di appartenenza e ne sono indagate caratteristiche, comportamento e alcune curiosità storiche, mitologiche, aneddotiche o culinarie. Per ciascuna è sottolineato un aspetto nobilitante o curioso, con il vantaggio di rendere tutta l’opera affascinante, non un semplice elenco ma un insieme di spunti che aprono la riflessione a posteriori sui concetti di bello, utile, banale, scontato, imprevedibile.

L’invito rivolto ai bambini è di attrezzarsi per vivere un’autentica avventura da esploratori in città per cogliere aspetti insoliti della natura proprio lì dove sono meno evidenti. Per conoscere, scoprire e magari classificare in un erbario piante che tutti i giorni vediamo, piante non nobili e dalla storia curiosa, che non troveremo in un negozio di fiori, ma per strada, a ridosso di un muro.

Il libro fa parte della collana PiNo, Piccoli Naturalisti Osservatori, e segue l’apprezzato Sei zampe e poco più, scritto e illustrato da Geena Forrest, edito lo scorso anno.

Marianna Merisi, Vagabonde. Una guida pratica per piccoli esploratori botanici, Topipittori 2017, 32 p., euro 14

Un grande giorno di niente

24 Dic

un-grande-giorno-di-niente

La bravura assoluta sta nel dire le cose piccole, il quotidiano, il niente. Sta nel dirlo con semplicità, riuscendo a mettere sulla pagina – in questo caso in mix perfetto di parole e di accuratezza delle immagini – la sensazione della noia. Beatrice Alemagna si fa “maestra del sapere di dire” più del solito in questo albo e mi piace pensare che sia un punto alto in un percorso del parlare al lettore con essenzialità.

Questo albo parla di quel niente che è la noia, per di più la noia di un giorno di pioggia, nella solita casa delle vacanze di cui si conosce già tutto, mentre la mamma scrive al computer come sempre, come probabilmente fa anche a casa. Il protagonista si fa una cuccia sul divano, gli incollati allo schermo del videogioco. E intanto pensa a suo padre, a tutte le meraviglia che gli avrebbe mostrato fuori di lì. Non sappiamo altro di suo padre, non sappiamo se non ci sia perché è da un’altra parte o perché sia morto; sappiamo però quel che leggeva nella natura, nel paesaggio intorno, nel tempo: meraviglie. Che non appaiono esattamente così al bambino, quando la mamma lo mette fuori casa e la pioggia continua a scosciare sui suoi occhiali e sulla mantella arancione, con tutta la noia del mondo lì convenuta. Sono passi pesanti e persi i primi che muove e le illustrazioni fanno percepire benissimo a chi legge l’umidità, le pietre scivolose, l’odore dei funghi nella pioggia: ecco intanto la scoperta, le mani affondate nella terra, la paura, il capitombolo e tutto che sembra come nuovo. Il sole che torna e la sensazione di libertà che viene dal viverla , quella natura, dal rotolarcisi dentro. Perché la noia è libertà ed è infangata, fradicia, luccicosa e piena di schizzi di una pozzanghera. E non ha bisogno di parole né di racconti; a volte il conforto di uno sguardo che sorride complice – da uno specchio come sopra una tazza di cioccolata bollente – è sufficiente.

Qui Beatrice Alemagna parla di come è nato questo libro, del titolo che è venuto prima di tutto, della paura bambina che non è mai senza speranza, di una certa illustrazione che…

Beatrice Alemagna, Un grande giorno di niente, Topipittori 2016, 48 p., euro 20

Non sappiamo se festeggiate natale o qualche ricorrenza lungo l’anno o anche nessuna; non sappiamo se contiate l’inizio di un nuovo anno sulla base dell’anno solare, del calendario scolastico, cominciando dal vostro compleanno oppure da un giorno per voi particolarmente significativo. Comunque sia, vi auguriamo di avere tanti magici giorni di niente, tanti giorni liberi in cui perdersi, avere paura, sentire speranza e provare stupore. Vi auguriamo anche la fortuna di avere accanto persone che non fanno mille domande, a cui non sia necessario render conto o spiegare quel che non san vedere né godere. Vi auguriamo la fortuna del silenzio che parla, della condivisione muta fatta semplicemente di gesti e di sorrisi.

Due ali

1 Apr

Due ali

Ci sono persone che camminano, che corrono, che salutano, che tengono gli occhi sulle pagine del quotidiano, che guardano in basso, che fumano tranquille; ci sono quelli sereni, quelli un po’ addormentati, quelli ingrugniti. Stanno sulle carte di guardia di questo bell’albo, e poi dentro, tra le pagine, tra le strade del quartiere, sull’autobus, al bar. Poi c’è il signor Guglielmo, con la sua aria rotonda, i baffi e gli occhiali e il ritmo del pensionato che si alza presto la mattina e guarda fuori.

Ha un piccolo giardino, il signor Guglielmo, e ha anche la saggezza di chi sa guardare e di chi sa prendersi cura delle cose: le nota subito, quelle ali ai piedi del pesco: pensa che qualcuno le abbia poggiate, dimenticate e chiede intorno, facendosi prendere in giro. Poi capisce che sono spuntate come fossero un bulbo e che le loro radici stanno nel medesimo punto in cui, bambino, ha nascosto una scatola del tesoro piena di piccole cose allora importanti. Frullano i ricordi nella testa del signor Guglielmo, seduto su un gradino di casa col gatto ai piedi, a rivedersi la propria vita. Quindi le ali sono sue e se ne prende cura: le annaffia con lo spruzzino come si fa coi fiori delicati, ne immagina i germogli, le carezza fischiettando un motivetto. E ovviamente, con l’occhio attento del giardiniere che sa l’arte della pazienza, conosce l’attimo esatto in cui sono “mature”, pronte per essere raccolte e per farlo volare.

Allora indossa e vola sopra le case, le teste, le storie. Con una serenità che lo fa persino cantare. E tutta la poetica del testo si traduce in immagini di altrettanta poesie che richiamano, nei tratti e nelle sfumature utilizzate da Maria Chiara Di Giorgio, la stessa delicatezza di cui è capace il protagonista della storia, che si alza in volo a lavoro finito, lasciando tutto in ordine. Le illustrazioni sono una gioia per gli occhi di chi sfoglia questo albo: potete leggere le espressioni, i particolari, lo sbocciare della primavera, intuire altre storie, altri sussurri, altre parole.

Il blog dell’illustratrice che qui racconta come è stato illustrare questo testo e quanto c’è del suo quartiere nei disegni che ha realizzato.

Cristina Bellemo – Mariachiara Di Giorgio, Due ali, Topipittori 2016, 32 p., euro 20

Prima di me

10 Mar

Prima di meIn questi giorni di formazione a insegnanti e bibliotecari sulle novità da proporre in lettura nell’ambito del progetto Nati per Leggere, questo libro mi accompagna con le sue illustrazioni in apparenza astratte, grandi tocchi di colore che paiono fare festa: festa di fronte a qualcosa di nuovo, all’inatteso, allo stupore di chi si sente nascere ed esce allo scoperto.

Luisa Mattia dà voce, con garbata poesia, a un bambino che sta per venire al mondo e disegna il suo formarsi attraverso le sensazioni proprie di chi parla, costruendo quasi come in un puzzle l’insieme di pezzi che danno l’intero, a cui verrà dato un nome, come riconoscimento, come benvenuto.

La voce riconosce e ripropone le domande che fanno i bambini quando si interrogano sulla propria nascita: ci si chiede dove si era prima, e cosa ci fosse prima di noi e ci si rende conto che prima c’era già buona parte delle persone e delle cose che si conoscono. E poi la voce bambina racconta del proprio prendere forma, del sentirsi acqua e vento e luce, uccello senza ali, brivido, gioia dell’attimo che segna il formarsi e poi il crescere e il delinearsi delle diverse parti del corpo fino al momento in cui si viene al luce, in cui la propria dignità di essere è sancita appunto dall’avere nome.

Un libro che fa primavera, dove il nido è un gomitolo azzurro, l’inizio del cammino una foresta apparentemente tutta uguale, la traccia iniziale un segno giallo caldo come un raggio di sole o il pelo di un pulcino.

Il sito di Mook. Il sito di Luisa Mattia.

Luisa Mattia e Mook, Prima di me, Topipittori 2016, 32 p., euro 16

Capriole

14 Feb

CaprioleAmmetto di avere una passione per il tratto di Marina Girardi, per le sue narrazioni di parole e immagini e per il modo e i mondi che intuisco esserci dietro. Forse anche perché spesso c’è montagna, ci sono passi e biciclette, c’è la partecipazione a progetti come La mia valle e Pasubiana curati da Giulia Mirandola; perché quel narrare a mo’ di carnet de voyage mette il lettore a proprio agio e gli rende facile accordare il passo a quello di chi narra. Recupero allora questa uscita di tarda primavera per invitarvi a sfogliare un’autobiografia che davvero è, in questo caso, anche racconto di viaggio, i viaggi reali (dintorni, traslochi, vacanze estive all’estero) e insieme il viaggio del crescere di Marina bambina e di sua sorella Sonia, insieme alla loro famiglia.

Si parte da Caprile, piccolo paese sprofondato in fondo a una valle, si raccontano i picnic domenicali, le scoperte del vagare liberi nel verde, nei boschi, nell’orto dei nonni e poi i viaggi nelle città italiane e all’estero; si viaggia anche tra i suoni del dialetto, tra le letture della protagonista e nei suoi pensieri. Un ritratto di infanzia che cresce e si forma grazie a quel che vede, sperimenta, immagina; un diario per immagini che non a caso fa parte della collana “Gli anni in tasca. Graphic” di Topipittori.

Il blog di Marina Girardi. Il progetto Nomadisegni.

Marina Girardi, Capriole, Topipittori 2015, 129 p., euro 16

 

Una lettera per Leo

29 Set

Una-lettera-per-Leo

Leo è un furetto che fa il postino in un piccolo paese, consegnando lettere e pacchi di tutti i tipi, col tempo per una partita a bocce tra amici e una chiacchiera con cibo offerto dai compaesani che apprezzano la sua disponibilità e la sua gentilezza (a differenza della petulante postina che in tv reclamizza l’adesivo per dentiere e a cui vengono offerte torte che attentano ai denti, qui la signora Durelli prepara un sontuoso zabaglione: così si fa!). L’unico cruccio è di non ricevere mai nulla al suo indirizzo. Quel che trova nella buca invece non è proprio indirizzato a lui; è un piccolo uccellino che ha perso lo stormo e non è in grado di continuare il volo da solo. Sa dire solo cip (e il verso diventerà il suo nome) e ha bisogno della cura e dell’attenzione che Leo può dargli, senza esserne del tutto consapevole e cercando comunque di fare il meglio. Passano così i giorni e le stagioni; il tempo è trascorso insieme in condivisione: Leo osserva il piccolo che impara, che scopre cose nuove, che tocca per la prima volta la neve. Poi torna la primavera e Cip è grande abbastanza per partire, senza dimenticare l’amico, mandandogli pensieri, lettere e sorprese.

Gli occhi di Leo – che osserva orgoglioso i progressi di Cip, che consapevole e un po’ triste vede gli uccelli tornare a nord, che si riempie di sorpresa davanti all’attesa lettera – sono impagabili e dicono tutto quel che non è scritto perché le parole sono superflue.

A proposito di questo libro, un post sul blog dell’editore con intervista all’autore. C’è anche una sfida: avete ancora tempo fino al 2 ottobre per trovare un omaggio di Ruzzier a Maurice Sendak nascosto tra le pagine del libro.

Il sito di Sergio Ruzzier e il suo blog.

Sergo Ruzzier, Una lettera per Leo, Topipittori 2015, 40 p., euro 18

La volpe e il polledrino

8 Ott

Volpe-e-polledrinoDurante la detenzione nel carcere di Turi per opposizione al fascismo Antonio Gramsci scrive una raccolta di novelle e lettere dedicate ai figli, dal titolo “L’albero del riccio”. L’opera, già edita, negli anni Sessanta, raccoglie favole di animali e briganti, storie di povertà e vita quotidiana, di semplicità e fierezza sullo sfondo di un’isola amatissima, la nativa Sardegna.

Tratto da questa raccolta, la casa editrice Topipittori ha recentemente pubblicato il racconto “La volpe e il polledrino”, con le illustrazioni di Viola Niccolai.

Si tratta di un albo illustrato con un contenuto apparentemente semplice ma inteso e ricco di poesia tale da meritare una veste di unicità, anche grazie alle tavole della giovane (classe 1986) ma molto promettente illustratrice.

Si racconta dell’eterna lotta degli animali per la sopravvivenza, della volpe che cerca di sbranare il puledro appena nato e della cavalla che lo difende, improvvisando una continua ronda intorno al suo piccolo. Talvolta la volpe riesce lo stesso ad avvicinarsi e a mangiare la coda e le orecchie del puledro ancora molli molli ed è per questo, dice l’autore, che alle volte si vedono cavalli così, perlopiù usati come bestie da trasporto da venditori ambulanti. Uno di questi, in particolare, evidentemente molto affezionato al suo animale, affinché i bambini non gli dessero noia, si preoccupava di attaccargli coda e orecchie finte.

Questa è la premessa ma il cuore del libro riguarda la volpe, vera protagonista. Animale pieno di coraggio, non si spaventa davanti a Gramsci bambino e ai suoi amici, ma rimane al suo posto mostrando denti e sguardo fiero, la coda dritta come una bandiera, il pelo fulvo. La volpe non teme neppure i bastoni che le vengono puntati contro, come a mimare armi pronte a colpire; scapperà soltanto all’udire di una vera fucilata, sparata nell’ombra da uno sconosciuto. Andandosene così, perché costretta, lascerà dietro di se un ricordo indelebile. Anni dopo, pagando con il carcere la coerenza delle proprie idee, Gramsci racconterà questa storia ai figli che non avrà più modo di rivedere. Forse perché conosciamo la Storia (quella con la S maiuscola) questo piccolo racconto ci comunica una lieve malinconia. Per la mia bambina è stato invece un modo per entrare a contatto con un animale che non ha mai visto dal vivo, solo di sfuggita, una volta, in montagna.

Il sito dell’illustratrice.

Antonio Gramsci – Viola Niccolai, La volpe e il polledrino, Topipittori 2014, 40 p., euro 18

Piccolo Grande Bubo

3 Ott

BuboBubo è un cucciolo che abita in una di quelle belle e allegre case vissute, disordinate il giusto. Bubo Bubo (sì, anche di cognome, dice lui) è piccolo: ce ne accorgiamo dal ciuccio e dal doudou di pezza sempre nei paraggi, dai pochi denti in bocca e dal pannolino. Ma in realtà Bubo è grande e ce lo spiega lui stesso: sa andare in bicicletta (con le ruotine!), non ha paura di arrampicarsi, i suoi denti saran solo quattro ma son belli grandi e il pannolino lo porta una giorno solo alla settimana come i grandi (caspita, Bubo, che grandi conosci? E soprattutto, curiosità, che giorno si mette il pannolino? Forse la domenica per riposarsi). Anche gli occhi e il naso sono grandi e il suo status gli permette di andare al ristorante, chiedere un solo cuscino per raggiungere l’altezza del tavolo e ordinare da solo, ben sapendo quello che non vuole mangiare (piselli, guarda un po’!).

Bubo e il suo doudou sono così grandi che costringono persino il lettore a girare senso del libro perché il protagonista riempie ben due facciate; insomma, è grandissimo. Del resto, è quel che gli conferma sempre la mamma quando gli dà il bacio della buonanotte.

Sguardo ironico e dolce sul crescere, sul sentirsi grande. Un po’ di sana ironia sui bebè da parte di uno che ha giusto qualche mese in più di loro (un bebè è uno che tenta di arraffare qualsiasi cosa gli penzoli davanti). E soprattutto, signori grandi, attenzione a quello che dite 😉

Il sito dell’autrice.

Beatrice Alemagna, Piccolo Grande Bubo, Topipittori 2014, 32 p., euro 13

L’uomo dei palloncini

17 Set

Giovanna Zoboli e Simone Rea ci regalano un albo illustrato per questa fine estate, periodo per grandi e bambini di ultime sagre, di ultime feste all’aperto.

Come se respirassimo l’atmosfera di quasi autunno, troviamo una storia lieve, delicata e crepuscolare nei toni e nelle illustrazioni.

Arriva l’omino dei palloncini, con il suo camion pieno di torroni e caramelle, di mandorle e di dolcezza, sebbene lui sia un tipo piuttosto taciturno.

Ad accompagnarlo una ragazza tutta bianca, una specie di sposa nomade che sta dietro al camion, consapevole del proprio ruolo.

La piazza si riempie di gente, bambini e adulti e via via si colora, di palloncini e vestiti e anche di ombrelli, perché “se è festa è festa” e l’uomo dei palloncini arriva sempre. Anche se piove, lui non ha paura di niente.

A metà racconto Giovanna Zoboli sposa il punto di vista dei bambini che aspettano di ricevere il palloncino adatto ad ognuno, che sia un animale o un fiore, una stella o un’astronave.

Tutti in trepida attesa e a bocca spalancata, perché l’uomo dei palloncini è un domatore d’aria e non sono in molti a saper fare le sue prodezze.

Con i genitori che si fanno da parte e i bambini che conquistano la scena, ma ciascuno a suo modo, e anche i più timidi trovano spazio.

Per un breve tragitto il palloncino accompagnerà il bimbo che lo tiene legato al polso, come un piccolo amuleto, segno di un legame con il passato e di speranza verso il domani.

Una piccola parentesi di magia, effimera come i palloncini, in attesa della prossima volta.

A questo punto il camion riparte e il libro finisce.

La conclusione è la parte più bella di tutto il racconto; la solitudine dell’uomo che di notte conta le luci mentre il resto del mondo dorme ci restituisce un messaggio sul valore della diversità, quella non appariscente ma praticata nel vivere quotidiano.

Questo libro mi ha fatto pensare al film “Non è ancora domani- La pivellina”, che racconta la vita di un piccolo circo girovago, delle persone che lo animano e dell’incontro con una bambina piccola piccola. Mi ha fatto pensare anche alle canzoni della Bandabardò, ai loro racconti di feste all’aperto (come ne L’estate paziente) che mi hanno fatto ballare da giovane.

 

Il blog di Simone Rea.

 

Giovanna Zoboli – ill. Simone Rea, L’uomo dei palloncini, Topipittori 2014, 32 p., euro 20

I cinque malfatti

11 Mar

Malfatti

I cinque malfatti del titolo vivono in allegra e disordinata compagnia in una casa sbilenca che par fatta di aggiunte e ripensamenti; hanno ciascuno la sua caratteristica, si tratti di modo di dormire, colore della coperta o modo di essere. C’è quello a buchi, quello molle, l’altro piegato in due, uno a testa in giù e un altro che pare definibile solo come “catastrofe”. Un giorno, arriva da lontano, un “tipo straordinario” dice la storia. I cinque non lo sanno ancora ma lui si sta dirigendo verso la loro casa, scegliendo – tra tutti gli zig zag e le deviazioni – proprio la strada che lo porterà fin lì. Par quasi un cavaliere eroico con le calze in maglia di ferro , una simil armatura e una chioma di capelli colorati che lo rende riconoscibile e identificabile da distante. Di fronte alle sue domande e alla sua insistenza di trovare un progetto, un’idea per quel gruppo di nulla facenti, i cinque si definiscono di quelli che non combinano nulla, per poi ribattere subito con qualche caratteristica positiva quando il capelluto dice disgustato che son nullità.

Già, perché nei buchi ci puoi far passare la rabbia, nelle pieghe nascondere cataloghi di ricordi, a testa in giù puoi vedere cose nascoste a chi sta saldo sui suoi piedi. E poi la storia ci aveva appena detto di come nell’ozio verde del loro giardino i cinque si divertissero a discutere fra loro di chi fosse il più malfatto, con l’ironia quindi di chi si conosce bene, un po’ storto, un po’ sbilenco, e può ridere e sorridere di se stesso.

Leggo e scelgo il numero cinque,  quella grande patata catastrofica, che mi fa pensare a quando mi sento tutta sbagliata, ma anche alla bellezza di poter far festa quando le cose tutte sbagliate poi a volte van per dritto. Penso che ha l’aria di uno a cui adesso piacciono tutti i colori, anche se il bidoncino della vernice con cui imbratta tutto è rosso. Penso che è bello che una storia ti faccia compagnia con l’allegria delle pacche sulle spalle, col disordine dell’imperfezione quotidiana, con la vita così com’è.

Il testo è scritto in stampatello, il che non guasta mai, anzi – come spesso ripetiamo – è un’opportunità in più per chi sta cominciando a leggere autonomamente.

Il sito di Beatrice Alemagna. Il post sul blog Topipittori che annunciava in immagini la nascita di questo albo.

Beatrice Alemagna, I cinque malfatti, Topipittori 2014, p. 40, euro 18