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Haiku siberiani

9 Dic

Meraviglia meraviglia. Un’interessantissima scelta grafica da parte di Lina Itagaki per dare forma alle parole con cui Jurga Vilé racconta di suo padre, il tredicenne Algis Mieli, e della sua famiglia. Racconta di “tempi tumultuosi”, di quando la Germania invase la Polonia e la Lituania fu presa dall’Unione Sovietica e di come tutti quelli che non festeggiarono l’invasore furono considerati invisi al potere, messi su carri bestiame e inviati in Siberia. Questa è la sorte che tocca ad Algis e alla sua famiglia, la sorella Dalia che ama lavorare a maglia, la mamma dolce e muta dopo la morte di un’altra figlia, il padre capo villaggio rispettato e amato da tutti, la zia appassionata del Giappone. La vita di un ragazzino vira bruscamente: addio al villaggio, alle api allevate con cura insieme al papà, all’inseparabile papero Martino che viene ucciso da un soldato. Addio anche al padre, caricato su un altro convoglio, e spazio al viaggio in treno verso una sorte avversa e una terra gelida, dove si è stranieri insultati e vessati, dove si vive in baracche, dove si conosce per la prima volta la fame.

Il racconto, per brevi capitoli tematici, non nasconde nulla della crudeltà e della durezza dell’esperienza di Algis, che tornerà con il “treno degli orfanelli” insieme ad alcuni di quelli con cui è partito. Non nasconde le privazioni, la crudeltà gratuita dei soldati o dei coetanei russi, i patimenti, le morti, la disperazione. Ma nel contempo racconta la coraggiosa capacità dei bambini e di alcuni adulti di cercare la poesia e la gioia, per quanto possibile, nel quotidiano: cantare insieme in un coro, mandare haiku ai prigionieri giapponesi del campo accanto, allevare pulcini, mettersi un vestito un tempo elegante, fare musica. E serbare il ricordo caro del proprio paese: sono le mele la chiave del ricordo, quelle mele che il padre di Algis gli consegna in un secchio (“In Siberia non crescono le mele”), che essiccate diventano cibo prezioso, i cui semi piantati nello stesso secchio germogliano come la speranza di tornare. E poi ci sono gli animali: le lucciole, le api, i pulcini, persino i pidocchi. E quello sguardo, quello che il padre ha da sempre insegnato in famiglia: “Ci insegna a essere attenti, a osservare le meraviglie del mondo” dice il ragazzino che proprio con lo stesso spirito d’osservazione racconta quel che succede.

Davvero un bel modo di fare Memoria e di offrire ai lettori una finestra su una pagina di storia che magari non conoscono.

Ospiti nei giorni scorsi di BilBolBul a Bologna, dove hanno allestito un ufficio postale, le autrici sono in lizza con questo titoli al prossimo festival di Angoulême nella categoria Jeunes Adultes in compagnia di altre meraviglie, tipo “Spirou, l’espoir malgré tout” e la trasposizione in fumetto del romanzo di Xavier-Laurent Petit “Le fils de l’Ursari”.

Jurga Vilé – Lina Itagaki, Haiku giapponesi (trad. di Adriano Cerri), Topipittori 2019, 240 p., euro 16

Un albero, una gatta, un fratello: C’è questo in me

9 Ago

“Fuori si fa sera e come se fossero stelle che abitano dentro le case, si accendono, una dopo l’altra, le luci di Santiago” scrive Maria José Ferrada nelle ultime righe di questa nuova uscita della collana “Gli anni in tasca” e nel lettore si accende la bellezza della sua poesia in forma di prosa che procede per ricordi d’infanzia, per pensieri brevi che compongono una vita e anche un pezzetto di racconto della storia della sua famiglia e del Cile. Sul blog di Topipittori potete leggere un contibuto in cui l’autrice racconta come è nato questo libro e riflette su quando si fa memoria, quando si sta in biblico tra autobiografia e finzione, quando si fa pace coi ricordi. Evoca il magnifico romanzo breve Kramp, pubblicato in Italia da Edicola, e sottolinea sia la semplicità che caratterizza il suo stile, sia il silenzio che è parte integrante del suo narrare qui e che la struttura qui scelta conferma: sono episodi brevi, a volte brevissimi dell’infanzia, narrati con respiro, che sulla pagina appaiono come tanti singoli ricordi in mezzo ai quali scorre la vita, i giorni non detti, il quotidiano e forse anche lo straordinario che non si ritiene di dire.

Lo stesso respiro che lascia spazio al silenzio lo si ritrova anche nell’altra recente uscita della stessa collana, a opera di Silvia Vecchini che ricorda la sua infanzia al lago e la poesia che c’è da sempre nella sua vita. Sono formati che si lasciano assaporare lentamente, che dicono al alettore di prendere tempo, di assumere il ritmo giusto e che, mi sembra, fanno anche venire voglia di scrivere: fanno venire in mente i piccoli episodi della propria infanzia, cose dimenticate cose buffe e cose dolorose che la distanza del tempo permette di guardare e di dire. Ottimi alleati in un laboratorio di scrittura partendo dal sé, regalano in entrambi i casi il gusto poetico della scrittura. La grazia della semplicità con cui Ferrada mette sulla pagina i suoi ricordi fa luce sull’importanza delle parole, sul loro potere evocativo, culla necessità di lasciare che ognuno a quelle parole metta qualcosa di suo, immagini, si lasci portare dall’andamento di un narrare che potrebbe essere orale tanto è prossimi, tanto è intimo.

María José Ferrada, Un albero, una gatta, un fratello (trad. di Marta Rota Núñez), Topipittori 2019, 99 p., euro 10

Silvia Vecchini, C’è questo in me, Topipittori 2019, 65 p., euro 10

Acerbo sarai tu

15 Apr


“A me va bene il sapore che ho”. La voce che si fa poesia è quella di qualcuno che sta crescendo, ma che giustamente non ci sta ad esser definito acerbo. Non è negativo il sapore che ha; è il sapore di quel momento: quello della fatica di crescere, del bello di cambiare, delle rabbie, dei pomeriggi di noia, dei primi amori, della stanchezza di non si sa cosa.

Già così brava a cogliere l’essenza del crescere in Vetro e nei versi che accompagnano anche Fiato sopseso, Silvia Vecchini torna a dare voce all’età dello stupore e delle contraddizioni, quell’età così potente e fragile, in cui il problema è sentire il gusto di se stessi, non stare all etichette che ci appiccicano gli altri.

Ad accompagnarla è il tratto di Francesco Chiacchio che con macchie di colore dà volto e concretezza al sentire che viene detto; a volte poi è l’illustrazione a prendersi tutta la pagina, a spinger di lato le parole, quasi non ce ne fosse bisogno, quasi bastasse lasciarsi guardare o guardarsi, lì, in quel momento sopeso in cui talvolta ci si accorge che può anche nevicare dentro.

Silvia Vecchini – Francesco Chiacchio, Acerbo sarai tu, Tpipittori 2019, 80 p., euro 16

Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott

13 Dic

“Ci sono giorni in cui va tutto completamente storto. Giorni in cui sentiamo che sta per succedere qualcosa di grave e che, dopo questo, nulla sarà più lo stesso. La storia che sto per raccontarvi inizia proprio in una giornata come questa”. Comincia proprio così quest’avventura, in occasione del settimo compleanno del protagonista che non sono altro che una festa, visto che i suoi genitori – odiando festeggiamenti e invitati – non gliene hanno mai apparecchiata una. la soluzione viene dal signor Ponzio che per mestiere risolve problemi: non ha bambini da affitare per il giorno stabilito, ma bensi un variegato serraglio di animali. Disastro ovviamente: la giraffa sgranocchia le gocce del lampadario, le pecore brucano l’imbottitura del divano, l’elelfante polverizza il letto ed è solo l’inizio. I genitori di Harold rimangono chiusi in un baule e tutti scorrazzano per la città fino al giardino centrale dove finalemtne il rinoceronte lascia cadere il baule e mamma e papà escono avvinti in un bacio appiccicoso come quelli del cinema. E tutti i bambini accorsi gridano: “Buon compleanno”. Insomma, una festa fantastica con tanto di insegnamento: dalle catastrofi possono venire straordinarie conseguenze.

L’universo di Beatrice Alemagna si declina in tutte le variazioni animalesche divertendosi con gli arredi della casa e con ua deliziosa passeggiata parigina. In più il testo riserva sorprese al lettore: un ritmo incalzante ci invita a leggere ad alta voce; un crescendo di ridda, allitterazioni intorno alla parola “disastro”. Che bellezza.

Beatrice Alemagna, Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott, Topipittori 2018, 48 p., euro 20

In colonia

27 Nov

Con i libri della collana “Gli anni in tasca” è possibile per i giovani lettori ripercorrere anni e abitudini e caratteristiche di cui ignorano l’esistenza; se poi lo possono fare attraverso una narrazione divertente e divertita come quella di Janna Carioli in questo caso, è uno spasso.

L’autrice racconta la pacchia di essere figli di gelatai (tranne quando la tua mamma ti fa fare indigestione di panna montata per vaccinarti contro la voglia di mangiarne in continuazione) , ma anche di come in estate, non potendo occuparsi di lei, i genitori la spedissero in colonia. Ne ha provate di tutti i tipi e ha imparato molte cose (tipo diventare antimilitarista, sopportare la noia e odiare la colonia), ma racconta la sua esperienza facendo perno sulla prima volta in cui c’è andata, a sei anni, partendo dalla temibile visita medica un mese prima e poi l’impatto di quel grande edificio, delle sue regole assurde, dei trucchi per poter meglio sopravvivere. Attaccata come una patella all’amica Roberta, più grande e scafata, la piccola Janna scopre il mondo della colonia, dove si mangia benissimo il giorno della visita dei genitori, dove si scrivono cartoline tutte uguali (guai a dire che si vuol andare a casa, la mannaia della censura non ti lascia manco finire la riga), dove si fa il bagno qualche volta, quando lo decide il bagnino, e allora è una gran festa. Tra  costumi di lana e amicizie al di là della corda che separava  i maschi dalle femmine, ecco il racconto di come un’attesa vacanza al mare possa trasformarsi nella voglia di tornare subito a casa: per fortuna ci sono le amiche alleate più grandi e l’inventiva supporta con strategie affinate nel tempo

Janna Carioli, In colonia, Topipittori 2018, 67 p., euro 10

Gina cammina

23 Ott

Dalle sue parti chi sapeva “contare le storie” era uno importante, andava per le case e allora arrivavano anche gli altri di parola in parola. 

Le parti son quelle di Gina, grande narratrice di storie per tutta la vita, mamma dell’autrice che qui la ritrae a nove anni, riprendendo un episodio che le ha sentito più e più volte raccontare: di quando la sua mamma la portò dall’appennino emiliano a Firenze per impiegarla come domestica. Si è in piena Seconda guerra mondiale e nel racconto entran di prepotenza i fascisti, i tedeschi, ma anche i partigiani e la Resistenza. Nel segno forte della fumettista, ecco la paura e il coraggio che la vince, la fame, il sangue dei ribelli, l’organino che fa la musica e le parole che contano e che cantano. E poi quei momenti in cui pensi che tutto sia possibile.

Di Antonella Toffolo scrivono e ricordano i Topipittori ogni 21 febbraio in post come questo, a cui non c’è altro da aggiungere. Le siamo debitori di tanta bellezza, a cominciare da quel Il fazzoletto bianco sempre attuale, sempre toccante, sempre caro. Ed è bello, così bello, che questo fumetto, pubblicato per la prima volta nel 2005 da Schizzo Presenta, marchio editoriale del Centro Fumetto Andrea Pazienza, sia tornato e sia qui, con la sua magistrale paginetta in cui l’autrice presenta il suo fumetto e dice della Resistenza quel che è importante rileggere e ridire e che suona importante e urgente oggi più che mai.

Antonella Toffolo, Gina cammina, Topipittori 2018, 72 p., euro 16

Il trasloco del giardino

20 Set

Che cosa è un giardino? È la pianta in un vaso. La pianta che uno starnuto agita come una tempesta e che “vista da vicino sembra un albero altissimo in mezzo al prato”. È “una forma sbilenca, ritagliata da muretti: un sorbo, un piccolo prato e uno stradino che porta a casa”. È il parco di una maestosa villa nel quale è possibile perdersi. È fatica: un giardino ha bisogno di qualcuno che lo curi e la cura prevede arare, zappare, piantare, potare, innaffiare. E osservare: ogni giorno guardarlo per capirlo perché le piante sanno di cosa hanno bisogno. È piantare alberi da bacche in modo che a tanti uccelli venga voglia di far una visita. È coltivare l’amicizia. Un giardino è bellezza per gli occhi e per l’animo.

Il trasloco del giardino, nuovo titolo della collana di Topipittori PiNOPremio Andersen come Miglior progetto di divulgazione nel 2017 – ci racconta l’incanto e la felicità nel prendersi cura di un giardino. E lo fa – tratto distintivo della collana – intrecciando testo poetico, informazioni scientifiche e illustrazioni. Le pagine poetiche ci raccontano giardini differenti e la ricchezza che ognuno racchiude. I protagonisti della narrazione – al lettore immaginare chi possano essere – scoprono la gioia di partecipare alla vita di un giardino. Ascoltando i loro desideri, traslocano più volte se stessi e le piante alla ricerca del pezzo di terra di cui hanno bisogno. La loro è una ricerca fatta di entusiasmo, passione e sperimentazione. Ogni giardino è accompagnato da approfondimenti tecnici che con un linguaggio chiaro e accessibile insegnano, per esempio, a conoscere i momenti migliori per seminare, a trasportare e a innaffiare una pianta. Le illustrazioni in tecnica mista, dalle linee essenziali e dai pochi colori dialogano e ben si amalgamo con entrambi i testi: partecipano all’incanto delle pagine poetiche e conferiscono ritmo alle pagine più descrittive. Leggere Il trasloco del giardino fa venir voglia di immergersi nel verde, di osservarlo e di provare a prendersene cura.

Il trasloco del giardino è il quarto titolo della collana PiNO. I precedenti sono Sei zampe e poco più (Geena Forrest, 2016), Vagabonde! (Marianna Merisi, 2017) – qui la recensione pubblicata su questo blog – e L’albero (Silvana D’Angelo e Studio Fludd, 2017).

Federico Novaro e Stefano Olivari – ill. Christel Martinod, Il trasloco del giardino. Guida pratico poetica all’invenzione del paesaggio, Topipittori 2018, p. 32, euro 14

Non ero iperattivo, ero svizzero

11 Giu

Conosco Manuel Rossello e Maria Teresa Araya, a cui il libro è dedicato, per via di un coso di aggiornamento che coinvolge ogni anno docenti e bibliotecari di Lugano e dintorni. Un momento di incontro e di confronto molto intenso e molto produttivo, a cui i partecipanti si preparano leggendo per mesi e si dimostrano dei veri appassionati della lettura e della sua promozione.

Non avevo dubbi che questa raccolta di pensieri di bambini incontrati durante gli anni di insegnamento sarebbe stata curata, attenta e sagace. Quel che viene regalto al lettore è una serie di istantanee, di fermi immagine che raccontano le infanzie appena vissute eppure già lontanissime (ben rimarca Paolo Di Stefano, nella sua introduzione, l’uso del passato remoto) a dire di una vita già ben fondata su episodi e ricordi a tratti quasi epici, a volte traumatici, sovente esilanti come le righe che danno titolo al libro.

Si possono leggere come racconti brevi che aprono sipari su interni famigliari, aule scolastiche, momenti traumatici o ridicoli, episodi quasi segreti, sogni e incubi. Nascono da un progetto scolastico sull’autobiografia, affrontato in seconda media, di cui l’autore dà conto nella postfazione, fornendo anche spunti per chi volesse riprendere un’attività di questo tipo. Rossello ne sottolinea l’ironia, dice di come in molte di queste piccole storie buffe si sia sentito di recuperare il tempo e finire dritto nei panni dei suoi alunni, che regalano semi di storie da cui i potrebbero far scaturire narrazioni ben più ampie.

La copertina è di Fulvia Monguzzi.

Manuel Rossello, Non ero iperattivo, ero svizzero, Topipittori 2018, 115 p., euro 10

La festa e altre storie

7 Apr

Sergio Ruzzier prepara per il lettore proprio una festa, come nel titolo del suo nuovo albo illustrato uscito da Topipittori e a giorni disponibile anche da Chronicle Books: un’uscita da festeggiare per il formato, perché dentro ci sono tre brevi storie, perché è un fumetto dedicato ai primi lettori, perché alla descrizione dell’amicizia tra i protagonisti e del loro mondo è sottesa una raffinata ironia che ci fa sperare in prossime avventure della coppia.

Fox e Chick sono ovviamente una volpe e un uccellino, che condividono un mondo fatto di amici – talpe, topi, rane, di avventure e di battibecchi che finiscono sempre con un sorriso. Almeno da una delle due parti. Ci ricordano Lester e Bob, anche se Fox ha per l’amico uno sguardo più bonario e paterno e meno malizioso rispetto a Lester. Si prendono molto sul serio e sovente alla lettera: come quando Chick dà una festa nel bagno dell’amico dopo avergli chiesto il permesso di usarlo o come quando si incaponisce nel spiegargli che le volpi non mangiano carote, ma scoiattoli, cavallette, talpe, persino… uccellini! Inutile dire che alla fine è ben contento che di gustarsi la zuppa di verdure, almeno per quella sera…

Davvero un buon libro da tenere in considerazione sia per i lettori alle prime armi, che si soddisferanno con questa giusta misura e con l’ironia contenuta nelle storie. Sarà poi l’occasione anche, per chi non li conoscesse, per andare a recuperare gli altri titoli in catalogo sempre da Topipittori: Stupido Libro, Due topi, Una lettera per Leo.

Sergio Ruzzier, Fox + Chick.La festa e altre storie, Topipittori 2018, 56 p., euro 15

Rosmarino

27 Dic

C’è un pagina senza testo in questo albo in cui Cneut immagina la passeggiata nel bosco della protagonista come un’avanzare tra varietà differenti di fiori in cui lei si addentra arrivando quasi a confondersi tra loro, grazie al colore del suo vestito e nello stesso tempo spicca in qualche modo, decisa come il suo carattere. Rosmarino è una fata che vive come tutte le fate in un castello dalle torri dorate, dove tutte indossano abiti sui toni del rosso e del rosa e cappelli a punta e seguono regole ben precise di super buona educazione (niente briciole, niente schizzi, niente pattini a rotelle). Rosmarino non ci sta e decide di essere strega; nonostante gli avvertimenti della mamma, parte per il bosco delle streghe e ci si trova benissimo. sono gentili, le insegnano un sacco di trucchi e le prestano pure i pattini. E mica si annoia, come la mamma nel suo castello; del resto lei è Rosmarino e basta: un giorno mette il cappello tondo e un altro quello a cono; un giorno fa visita al castello, un altro un giro in barca. Non è tutta nera come le streghe né tutta leziosa come le altre fate: è se stessa e basta.

Un albo per pensare alla libertà di fare le cose che ci si sente di fare, per affermare se stessi.

Brigitte Minne – Carl Cneutt – adattamento di Giovanna Zoboli, Rosmarino, Topipittori 2017, 48 p., euro 24