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Il mistero di Vera C.

12 Giu

Il romanzo che ha vinto l’edizione più recente del Premio “Il Battello a vapore” mi stupisce piacevolmente con una facilità di scrittura e di intreccio che mi fa ben sperare alle prossime uscite della stessa autrice. Stefania Gatti obiettivamente raccoglie tra le pagine molti riferimenti a letture, luoghi e personaggi ben conosciuti: ci trovate Londra, Roma, un’autrice famosa di fantasy, Emily Dickinson e anche la Stargirl di Jerry Spinelli, recentemente tornata in libreria per Mondadori.

La trama dice di una storia di crescita e trasformazione: la ragazzina dai capelli scarmigliati e dai vestiti troppo larghi, che vive al Serpentone del Corviale con la mamma portinaia, che si ritrova inevitabilmente ultima nella classifica delle ragazze della classe, sogna di scrivere e il lettore ritrova alcune delle sue pagine nel testo. Forse ci sono qua e là troppi argomenti al fuoco e qualche “tema facile” (l’incontro con l’autrice del cuore, subito diventata intima; la comparsa del padre mai conosciuto; l’hikikomori che non esce mai di casa), ma la cornice narrativa è affascinante: per mesi Vivian ha fantasticato sulla donna la cui casa e il cui terrazzo vede dalla finestra della classe: Vera C. è morta assassinata, il colpevole non è ancora stato identificato e la ragazzina pensa e ripensa a quella donna a cui, da pochi indizi, ha cucito addosso una vita. Forse questa parte della storia avrebbe meritato un respiro più ampio; la bella notizia è quella di un romanzo italiano fresco e davvero di piacevole lettura. Aspettiamo conferme.

Stefania Gatti, Il mistero di Vera C., Piemme 2017, 183 p., euro 15, ebook euro 6,99

Il coraggio di un campione

17 Ago

4431-Sovra.inddIl piccolo Arcady è un talento del calcio, per lui riuscire a fare gol non significa soltanto il piacere del bel gioco e della sfida, ma la possibilità di sopravvivere: nell’orfanotrofio in cui cresce, diviso dai suoi genitori considerati nemici del popolo, vincere la sfida con un compagno vuol dire avere una razione di più di pane. Quando il temibile direttore gli ingiunge di esibirsi durante la visita degli ispettori, Arcady vede il suo destino cambiare: poco tempo dopo, l’uomo che lo ha colpito in quell’occasione per i suoi modi così distanti dalla brutalità degli altri, lo viene a cercare per adottarlo e portarlo a vivere in una linda casa ai confini con la campagna. Arcady è convinto che sia un allenatore colpito dal suo talento e che possa aiutarlo a coronare il sogno di giocare nella Società sportiva della casa dell’Armata Rossa. Il loro duplice percorso sarà alla scoperta del momento storico che vivono, del valore della libertà e del significato dell’amicizia, in un reciproco addomesticarsi a vicenda.

Pur essendo ispirato ad una storia vera, il romanzo si distingue dai tanti che vengono in questi mesi pubblicati (a sfondo storico; con al centro della narrazione un personaggio realmente esistito) perché non è didascalico, ma cattura l’attenzione del lettore con una prosa fluida e soprattutto con le illustrazioni dello stesso Yelchin che accompagnano tutto il testo, impreziosendo il volume fin dalla copertina.

Il sito dell’autore.

Eugene Yelchin, Il coraggio di un campione (trad. di Giorgio Salvi), Piemme 2016, 187 p., euro 16

Il ragazzo che non uccise Hitler

7 Giu

5245-Sovra.inddLa capacità di Morpurgo di costruire una narrativa avvincente intorno a fatti storici che sempre incuriosiscono i ragazzi è senza dubbio rara. A questo giro regala ai lettori un racconto lungo che dice ancora una volta, come già ha fatto in altri romanzi, come ha fatto anche John Boyne, della quotidianità della guerra, degli anni dei conflitti visti da chi rimane a casa, da chi fatica in città.

Barney ha dieci anni e ha appena perso la casa nei bombardamenti di Coventry: la sua casa non esiste più, l’intera via non esiste più e, mentre il nonno sceglie di rimanere per mantenere attiva la rivendita di carbone, lui e la mamma partono in treno a raggiungere i parenti che vivono in Cornovaglia. Condividono il vagone con un uomo che entra in confidenza e comincia a raccontare: la narrazione come arma contro il buio, di cui Barney ha paura, e come arma contro i pensieri che l’attesa e il silenzio generano, specie se si sta in una galleria ad aspettare che gli aerei tedeschi che hanno tentato di colpire il treno si allontanino. Il racconto che lo sconosciuto propone è quello del suo amico di sempre, Billy, valoroso soldato plurimedagliato durante la Prima Guerra Mondiale che richiama – come racconta la nota finale – la vicenda reale di Henry Tandey, il soldato britannico che ha risparmiato un tedesco al termine di uno scontro sul fronte occidentale e che – secondo quel che si riporta – sarebbe stato il giovane Hitler.

Il romanzo di Morpurgo non racconta solo questo episodio, ma attraverso le vicende di Barney e della sua famiglia e attraverso la vita di Billy, dice di come la guerra possa cambiare le vite, m anche di come si possa scegliere di rimanere fedeli a se stessi e soldati semplici nonostante tutte le proposte di carriere e le medaglie prestigiose: Billy non cerca riconoscimenti, non si sente migliore di altri soldati; è spinto a combattere l’ingiustizia e il dolore che vede intorno a sé. Eppure quel titolo che viene attribuito alla traduzione italiana (l’originale è “An eagle in the snow” e fa riferimento comunque all’ultima parte del romanzo) in qualche modo distorce il tutto, ponendo l’attenzione sulla singola vicenda, quando invece l’autore punta sulla testimonianza di un momento storico e delle vite delle persone che si trovano coinvolte.

Il rinnovato sito di Michael Morpurgo.

Michael Morpurgo, Il ragazzo che non uccise Hitler (trad. di Marina Rullo), 140 p., euro 16, ebook euro 4,99

Fragile come noi

9 Mag

5257-Sovra.inddUn romanzo che descrive come ci si sente da sedicenni senza nulla di particolare, ma soprattutto che ha la capacità di dire della gelosia che nasce nell’amicizia più consolidata, quando tra due amiche del cuore ne spunta una terza, l’equilibrio che dura da anni cambia fino a rompersi.

Cad ha appena compiuto sedici anni, frequenta una scuola femminile molto prestigiosa, ha buoni voti e, direbbe lei, nessuna caratteristica particolare che la faccia notare. I suoi genitori si aspettano molto, mentre lei vive in negativo la scuola in cui è stata ammessa e che l’ha separata da Rose, l’amica inseparabile da più di dieci anni, che va alla scuola pubblica, mista, e ha un buon giro di amici. Quindi Cad promette a se stessa nel giorno del suo compleanno un grande cambiamento per l’anno successivo: vuole arrivare a festeggiare i diciassette anni con tre obiettivi raggiunti: avere un ragazzo, perdere la verginità, vivere un “evento significativo”, ovvero qualcosa che ti rende interessante, che ti permette di raccontare la tua storia ponendoti al centro dell’attenzione degli altri. Non ha fatto il conto con Suzanne, una nuova compagna di classe di Rose, che presto ne diventa grande amica: Cad si sente esclusa, è gelosa e insieme affascinata da questa ragazza bella, spigliata, che parla poco del suo passato. E inaspettatamente amica: perché Suzanne si interessa a Cad, si appoggia a lei, si confida e allora tutto si ribalta: è Rose a diventare gelosa, a sentirsi messa da parte.

Nel sottile gioco dell’amicizia nuove che si scontra con un rapporto consolidato da tempo, il tutto incastrato nella crescita adolescente, nella scoperta di sé, nel necessario e doloroso confronto con gli adulti e coi coetanei, ecco inserirsi prepotentemente anche il passato di Suzanne, le violenze familiari, il non risolto che mina qualunque cosa. Un romanzo che regala un finale non scontato, ma profondamente onesto che dice del rispetto dell’autrice verso i suoi lettori (o meglio, le sue lettrici probabilmente vista la trama) e verso la descrizione della vita, così com’è.

Il sito dell’autrice.

Sara Barnard, Fragile come noi forte come l’amicizia (trad. di Valentina Zaffagnini), Piemme 2016, 319 p., euro 16, ebook euro 7,99

Naked

11 Apr

5258-Sovra.inddKevin Brooks è riuscito a scrivere un libro magistrale a proposito degli anni Settanta, della musica e dell’ambiente musicale londinese di quel momento, sul terrorismo legato all’Ira  e parimenti su cosa significhi crescere, trovare una propria forma e innamorarsi profondamente. La voce della diciassettenne Lili ruota intorno all’estate del 1976 che cambia improvvisamente la sua vita e dei mesi che la anticipano e che la seguirono e che segnano la sua formazione e il suo destino; è un racconto per voce solista che, in prima persona, accompagna il lettore sulla scena musicale ed artistica di Londra a metà degli anni Settanta: sta nascendo il punk, i Sex Pistols hanno appena fatto il loro esordio, i Clash non sono ancora arrivati sulla scena; è appena uscito il primo album dei Ramones e il Sex, il negozio al 430 di King’s Road, di proprietà di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, è il luogo da frequentare per farsi notare.

Sicuramente le accurate descrizioni della scena musicale e delle atmosfere londinesi del momento faranno felici molti adulti appassionati e insieme daranno la possibilità ai ragazzi di ricevere dei riferimenti musicale che sovente non hanno e di andare ad approfondire. Per i giovani lettori, tutta la parte storica che fa parte integrante della narrazione (sia la questione musicale-artistica, sia quella sociale, sia il terrorismo e la questione irlandese) viene mediata dalla storia di Lili, ragazza ricca cresciuta con una madre fuori di testa e scelta dall’idolo della scuola per far parte di una nuova band che sta nascendo, i Naked. Fino a quel momento Lili suona il pianoforte e si prepara con scrupolo per gli esami i fine anno, non bada a quel che si mette addosso, ha pochi amici e la tendenza a rimanere da sola, ma Curtis Ray cambia la sua vita: non appena prova a suonare il basso e ad accompagnare le note degli altri musicisti, Lili prova senso di appartenenza e insieme euforia. L’ascesa della band è rapida tanto quanto la sregolatezza di Curtis: le canzoni che compone e canta sono dure, ipnotiche e a tratti bellissime, la sua vita è fatta di desiderio di fama e soldi, droghe, alcol e una stanza vuota in uno squat e Lili non è sempre fiera della loro storia e del loro rapporto. Fino a quando per caso, durante un’audizione per sostituire un membro della band, compare William Bonney. Che è l’esatto contrario di Curtis, che pare muoversi con una calma olimpica, mantenere sempre le promesse, scomparire per poi tornare al momento giusto e portarsi addosso un segreto che vela di mistero tutta la sua esistenza.

La capacità di Brooks è quella di rendere in modo vivido e decisamente reale sulla pagina ogni diversa sensazione, ogni tono diverso, ogni scena come un quadro che dice di quanto puoi fonderti con la musica; di quanto duri possano essere un tono di voce, una situazione famigliare, la vita; di quanto pieno possa essere un rapporto d’amore, quando ti fa felice al di là d ogni altra cosa.

L’incipit, quella pagina ritmata a incisi e frasi brevi e contrassegnata come primo capitolo, è perfetto per un’introduzione al romanzo, per essere letta ad alta voce e far venir voglia di entrare dritti e veloci nella storia.

Un’intervista all’autore. Un podcast in cui l’autore parla di questo libro.

Kevin Brooks, Naked (trad. di Giorgio Salvi), Piemme 2016, 383 p., euro 18,5, ebook euro 6,99

Drangon Boy

3 Nov

4834-Sovra.inddVita mica facile per Max Stanghelli alle scuole medie. E manco prima a dir la verità: per i problemi che ha dalla nascita, Max porta ha un impianto cocleare con annesso apparecchio acustico, si appoggia ad una stampella e la sua colonna vertebrale pare avere un andamento da montagne russe. Se alla scuola primaria tutti lo conoscevano e in qualche modo lui si sentiva accettato e anche protetto (col senno di poi), alle medie cambia la musica: prese in giro, nessun amico e desiderio folle di essere invisibile. Più semplice chattare on line senza mettere nessuna immagine personale sul profilo e rimpiangere gli amici della vecchia scuola.

Un giorno però Max raccoglie per caso, nel cestino della carta della sala professori, un foglio accartocciato dove un fumetto racconta le imprese di Dragon Boy, supereroe antiprepotenze che non può essere sconfitto da nessuno. E nelle settimane seguenti, altre avventure del supereroe lo aspettano in un buco del muro che costeggia la strada che percorre per andare e tornare da scuola. Chi è l’autore del fumetto? E come mai le sue avventure assomigliano a situazioni che lo stesso Max si è trovato a vivere?

Quello che il lettore sfoglia è il diario di Max, comprensivo di segreti, cancellature, osservazione sul mondo, siparietti di vita familiare e quotidiana. Ovviamente sono inserite tra le pagine anche le varie puntate delle avventure di Dragon Boy (sì, lo ammetto, ho iniziato a leggere questo libro per i fumetti di Macchiavello. Capita… 😉 ). Suona stonata, almeno alle mie orecchie quell’esortazione su quanto siano  superpotere la diversità, l’immaginazione, l’amicizia ecc. di Jovanotti in quarta di copertina che compare anche nella fascetta sul libro; la narrazione di Max  è sufficiente, senza che nessuno gridi che “diversità è bello”…  sì, però ogni tanto dillo a Max, che conosce benissimo  la sua condizione. Mi ricorda un po’ quanto già notato per Wishgirl: se una narrazione è valida, è sincera e sentita da parte dell’autore e narra dei personaggi per quel che sono (e quindi anche le loro condizioni di diversità, di malattia, di condizione sociale in quel momento, e chi più ne ha più ne metta) non c’è bisogno di sottolinearlo. Si rischia l’effetto contrario, di testo costruito intorno a uno specifico argomento quando poi invece lo leggi e non è così, ma “suona” bene a prescindere.

Il sito di Sgardoli. Il sito di Macchiavello.

Guido Sgardoli con i fumetti di Enrico Macchiavello, Dragon Boy, Piemme 2015, 232 p., euro 16, ebook euro … (ebook disponibile, dice la quarta di copertina, ma a oggi non pervenuto)

Tutte le cosa lasciate a metà

23 Ott

4753-Sovra.inddSi intrecciano piani narrativi differenti nel nuovo romanzo di Benedetta Bonfiglioli che, come sempre, rivela sguardo attento e acuto sugli adolescenti. Qui si confrontano Cora e Alice, cugine coetanee che si ritrovano dopo alcuni anni nel b&b gestito dalla famiglia dopo alcuni anni di lontananza. Il punto di vista della prima fa da guida al lettore tra i meandri famigliari di passato non detto e segreti taciuti; un guardare che è un continuo raffrontare e sentirsi in difetto: Cora ha trascorso le sua estati con zii e cugina mentre i genitori erano lontani, impegnati in missioni umanitarie; ha sempre invidiato la presenza materna quotidiana per la cugina e ora, accanto ad una Alice sempre magra e in qualche modo perfetta, si crede ancora più grassa e brutta di quanto non si veda già normalmente allo specchio. Entrambe covano dolori causati dal primo incontro con l’amore e interrogativi forzatamente taciuti: Cora si danna per essere stata lasciata da Luca nel momento in cui si è rifiutata di andarci a letto; Alice è incinta e non sa cosa fare. Accanto a loro c’è Matteo, amico d’infanzia diventato bello, incomprensibile, diverso. Invece è Cora a credere che la lontananza abbia cambiato tutto e a far esplodere la rabbia, prima di rendersi conto che gli altri – l’amicizia, l’amore e anche i legami più stretti della famiglia – possono rivelarsi migliori di quel che ci si aspetta, a saper guardare, a saper aspettare.

La vicenda delle ragazze, racchiusa in pochi giorni, corre parallela a quella della zia Iride, sorella dei loro padri, scappata di casa a diciotto a anni e tornata ora alla morte del padre; i capitoli scorrono alterni raccontando la sua adolescenza, la sua scoperta dell’amore, il motivo per cui ha scelto di lasciarsi tutto alle spalle e di negarsi in qualche modo un domani.

Un romanzo che partendo dall’analisi dei rapporti familiari dà voce alle questioni dell’amore in ogni sfumatura: tra genitori e figli, tra consanguinei, tra adolescenti che si confrontano per la prima volta con il linguaggio del corpo e con quello dei sentimenti. Ai lettori regala inoltre la possibilità, se già non la conoscono, di sapere la bellezza del kintsugi, l’arte giapponese del colare oro, argento o smalto nella ceramica rotta per ripararne le crepe creando così nuovi manufatti di inattesa e sorprendente bellezza; metafora quanto mai ottimale e piena di grazia di come sia possibile che certa luminosa, accecante bellezza che ci capita di incontrare sia in realtà una ferita in cui qualcuno ha saputo colare ascolto, attenzione, amore.

L’illustrazione di copertina è di Bianca Bagnarelli.

Benedetta Bonfiglioli, Tutte le cose lasciate a metà, Piemme 2015, 227 p., euro 16, ebook euro 6,99

Io sono nessuno

18 Set

1675-Sovra.inddChi ha apprezzato la bravura di Jenny Valentine in La signora della scatola, edito da Rizzoli nel 2008, non può non rallegrarsi di questa nuova pubblicazione; la sorpresa sarà anche maggiore una volta assaporata la trama del nuovo libro, incalzante e con un finale inaspettato e giusto (proprio a fagiolo, verrebbe da dire) supportata nella versione italiana da una traduzione che vorrei spingermi a dire magistrale: rende infatti perfettamente credibile la voce del protagonista che narra in prima persona, rende il lettore attento e partecipe e fa di questo testo uno di quelli perfetti da leggere ad alta voce: l’incipit o altri brani durante un incontro di lettura, ma verrebbe quasi voglia di dire a qualcuno: “Ascolta, ti leggo una cosa bella, ti regalo una storia forte e tanto verosimile da renderla vera”.

La voce di Chap ci dice del suo sentirsi nessuno, solo e pieno di rabbia in un centro per adolescenti difficili; ci dice di come sia stato facile innamorarsi della possibilità di avere una famiglia, un passato, una casa, delle persone che ti vogliono bene tanto da non smettere mai di cercarti e di pensarti; ci racconta di come in pochi minuti abbia colto al volo l’occasione offerta dagli assistenti sociali: la fotografia di un ragazzo scomparso due anni prima, la somiglianza ai limiti dell’incredibile, la tranquilla certezza di quegli operatori che vedono quel che a loro interessa vedere, un ragazzo ritrovato.

Così Chap indossa i panni di Cassiel Roadnight, incontra sua sorella e scivola dentro una vita fatta di una grande casa in campagna, una madre, un fratello, un cane da portare a spasso. Ma quel che pareva la salvezza, quello che per anni ha desiderato non è altro che un incubo: a ogni passo, ogni domanda, ogni sguardo altrui che si posa su di lui Chap teme di essere scoperto. E l’incubo si trasforma in trappola: cos’è davvero successo al ragazzo di cui ha preso l’identità? E perché gli somiglia fisicamente così tanto?

La bravura di Valentine sta nel consegnare al lettore una situazione in divenire: tutto ciò che è stato nella vita di Chap lo si scopre pian piano, mentre il ragazzo tenta di affrontare la nuova vita secondo gli insegnamenti del nonno con cui è cresciuto, ripercorrendo il proprio passato e tentando di farsi largo nella sensazione ormai sclerotizzata di sentirsi un nessuno senza certezze, senza legami, senza origini. La bravura sta nel fare del romanzo un mistero da risolvere, nel tenerne alta la tensione e regalare un finale in cui improvvisamente i pezzi di due puzzle diversi si rivelano provenienti dalla medesima scatola. Il tutto ragionando su cosa significhi essere se stessi, sui rapporti familiari, sulle apparenze e la realtà, sul voler bene che è spesso gesto, silenzio, modo di essere.

Non penso ci possa essere lettura migliore per questo inizio di ripresa di anno di attività. Un romanzo da non perdere, assolutamente.

Jenny Valentine, Io non sono nessuno (trad. di Marina Rullo), 238 p., euro 17 [la quarta di copertina dà disponibile l’ebook che però non è a oggi reperibile su nessun store on line… riprovate]

Il numero 5

25 Ago

4643-Sovra.inddQuando ti arrivano gli inediti da leggere prima della riunione di giuria di un premio, è inevitabile chiedersi chi c’è dietro le parole che stai leggendo. Identifichi piccoli vezzi, ritorni nella scrittura, similitudini e provi a indovinare chi abbia pensato a quella storia e quanto di suo, della sua vita e dei propri interessi ci sia nel mondo che ha inventato. Poi ti trovi con gli altri giurati a scambiare pareri e opinioni, a scegliere e quella scelta fa nascere un libro che ti diverti poi a proporre in lettura ai ragazzi per vedere cosa ne pensano loro e se, bene o male, coincide almeno un po’ con quel che ne hai pensato tu. Lo scorso autunno un meccanismo del genere avveniva intorno ai testi finalisti del Premio Il Battello a Vapore ed è interessante a posteriori verificare quanto immaginato con i meccanismi che hanno prodotto la storia. Contiene in parte elementi autobiografici che si rifanno al vissuto dell’autore: siamo a Rimini, a inizio anni Ottanta, nel quartiere Barafonda dove l’autore è cresciuto e dove ha giocato a basket proprio come il protagonista. Nelle prime righe Micky cerca in ogni modo di trovare una scusa, una febbre improvvisa, un valido motivo per evitare la trasferta che porterà la sua squadra – la squadra ragazzi della Pallacanestro Rimini – a partecipare a Zara ad un torneo giovanile. Vorrebbe trascorrere il tempo delle vacanze di Pasqua in piena libertà con i suoi due amici, raccontandosi storie di paura, e invece la partenza è inevitabile; a complicare il tutto, e anche a mettere un pizzico di folle curiosità, nel protagonista c’è il pacco che il temuto bullo della scuola gli consegna con l’ordine di recapitarlo al ragazzo che indosserà la maglia numero 5 della Locomotiva Praga. Micky non vuole partire, ma non può evitare di sentirsi coinvolto in una sfida, proprio lui che trasforma in sfida ogni gesto, dall’evitare le foglie secche sul percorso della scuola fino a tirare su dalla tazza di caffellatte il biscotto prima che diventi poltiglia.

Il meccanismo narrativo – che riecheggia quello de Lo spacciatore di fumetti di Baccalario (Einaudi Ragazzi 2011, riproposto nel 2013 con nuova copertina) – permette di presentare una storia che grazie allo sport e ai protagonisti può catturare facilmente anche i lettori maschi e far scoprire una pagina di storia di certo a loro sconosciuta: si ispira infatti al vero baratto messo in piedi tra squadre russe e occidentali negli anni Settanta per aggirare la cortina di ferro e permettere ai russi di procacciarsi qualche prodotto americano, impossibile altrimenti da acquistare. Così il romanzo diventa finestra su quel che è stato, in tempi nemmeno troppo lontani ma di sicuro ignoti ai ragazzini che affrontano queste pagine.

Un’intervista all’autore. L’illustrazione di copertina è di Sarah Mazzetti.

Gabriele Nanni, Il numero 5, Piemme 2015, 147 p., euro 11, ebook euro 4,99

Per una volta nella vita

12 Mar

eleanor e parkPubblicato per la prima volta nel 2013, questo romanzo è tornato in libreria con una nuova copertina che ammicca maggiormente ai ragazzi e con l’aggiunta dei nomi dei protagonisti, bella pronta per l’uscita del film (Dreamworks ha acquistato i diritti nel 2014 e le riprese – su sceneggiatura della stessa autrice – cominceranno a breve). Così ci permette di riprendere in recensione un libro letto tempo fa e di cui non abbiamo ancora scritto, da inserire subito nelle proposte per i ragazzi della scuola secondaria di secondo grado.

Agosto 1986, autobus diretto a scuola: per quanto Park alzi il volume e pigi le cuffie sulle orecchie, non c’è modo di evitare le voci dei compagni; poi una ragazza nuova sale a bordo, una che non ha idea di come siano le gerarchie e le abitudini, una che non sa dove mettersi, che tutti cercano di evitare, una che si siede proprio accanto a lui perché è la voce di Park a ordinare: “Siediti!”, convinto di essersi appena messo nei guai. Eleanor è diversa da tutte le altre ragazze della scuola e pare non farci caso, sembra infilarsi i primi abiti che trova intorno la mattina, i suoi capelli rossi la identificano sempre e comunque. Eleanor è appena tornata a vivere con la madre ed i fratelli e cerca, nella minuscola casa, un angolo tutto suo e insieme di farsi invisibile al patrigno, ai suoi accessi d’ira, alle violenze. Park è assolutamente integrato in classe, ha un gruppo di amici di cui segue le abitudini, ma a casa vive il continuo confronto col fratello che – agli occhi del padre – è sempre migliore di lui. La loro amicizia è un addomesticamento fatto di letture e di musica: scambio di fumetti, vinili, audiocassette, discussioni sui generi e sui personaggi; è fatto di occhiate nascoste a studiare l’altro, di domande, di risposte mancate, di chiusure a riccio e improvvise aperture; è fatto di desiderio di aiutare e di scoprire, ma anche di timore di svelare. Lentamente diventa innamoramento ed è una storia non banale e non scontata, assolutamente.

la narrazione procede a due voci, con rapidi scambi tra Eleanor e Park, creando un duplice punto di vista a cui il lettore deve inizialmente abituarsi per poi trovare il giusto ritmo di lettura, con la possibilità di vedere l’intorno in cui i due si muovono in maniera tonda, completa.

Il blog dell’autrice. Eleanor & Park on Pinterest.

Rainbow Rowell, Eleanor e Park. per una volta nella vita (trad. di Federica Merani), Piemme 2014, 350 p., euro 12