Tag Archives: crescere

Melvina

5 Lug

Melvina è un progetto che accompagna la fumettista Rachele Aragno da quando tredicenne ha incontrato questo personaggio, suo alter ego, e ha cominciato a disegnare avventure con lei protagonista. In quello che si annuncia il primo volume di altri dedicati alla ragazzina coi capelli rossi, il lettore la conosce mentre di nascosto scopre che i suoi genitori vogliono trasferirsi per l’ennesima volta, senza ovviamente tenere inconto la sua opinione. Inseguendo il gatto sui tetti, cade in una casa vicina dove l’attendono strani personaggi: un anziano di nome Otto e alcuni animali antropomorfi che stanno prendendo il tè in attesa di lei, la prescelta che dovrà liberarli dal potere del malvagio Malcape, sovrano di Aldiqua. Melvina scopre un mondo fantastico e soprattutto la missione che l’aspetta.

Tutto il fumetto è in modo molto interessante giocato sul diventare grandi, sugli adulti che non ascoltano i più piccoli, sul desiderio di crescere in fretta. Ma cosa significa davvero essere grandi? Proprio quello che Melvina scoprirà a fine avventura, nelle sagge parole della nonna. Un fumetto che racconta anche degli affetti famigliari, e lo fa con un certo significato che scoprirete leggendo le pagine di chiusura del volume in cui l’autrice e gli editori raccontano il progetto.

Rachele Aragno, Melvina, Bao Publishing 2019, 208 p., euro 20

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Lucy

3 Lug

Che meraviglia questo romanzo per i ragazzi più grandi (triennio superiori) in cui il lettore accompagna Lucy per le strade di New York, più precisamente Manhattan, ascoltando i pensieri, le elucubrazioni, i dubbi e le osservazioni di questa curiosa diciassettenne amante degli esistenzialisti francesi, alla perenne ricerca dell’unico romanzo scritto dal padre – le cui copie sembrano essere tutte scomparse – e impegnata a capire le coordinate della vita.

Lucy è bravissima a basket, molto più dei maschi che spesso se la prendono quando li batte, e a basket gioca sovente col suo migliore amico di sempre, Percy, di cui è segretamente innamorata. Ha una migliore amica molto diversa da lei e per questo complementare, una cugina più grande che lavora in una galleria d’arte e spera di potersi mantenere come artista, una femminista caustica che le fa leggere Simone de Beauvoir, e un contorno di compagni di classe per cui lei è abbastanza indifferente, quando non guardata con superiorità. Ha due genitori che reputa in gamba, ma su cui comincia a farsi domande: non è che sua madre ha rinunciato alla propria carriere universitaria quando è nata lei? Lucy è curiosa e attenta, adora osservare gli altri, anche i perfetti sconosciuti per strada o nella metro, anche i vicini da cui fa la baby sitter: fruga nelle loro librerie e nei loro casssetti per cercare di capire com’è davvero al loro vita, al di là di quello che appare. Già, l’apparenza e la bellezza: due punti su cui Lucy – che certo bella non si ritiene – riflette a lungo. E poi i rapporti con gli altri, e i ragazzi, e l’amore.

Lucy è vera, dubbiosa, insicura e insieme con solide certezze come solo un’adolescente può essere: trova cavilli, fa 8e si fa) domande su domande, forse cerca risposte e significati laddove non hanno ragione di essere. E cerca la sua strada, cerca di individuare quei tratti che la caratterizzano e che la fondano, che rimarranno sempre a fare Lucy, anche quando crescerà e andrà per il mondo. Lucy è una capace di pensare questo del suo illusorio amore superficiale e a tratti banale: “Caro Percy, tu sarai sempre la mia illusione ottica preferita. Un giorno, in un lontano futuro, penserò di nuovo a te, e il mio cuore scarterà all’improvviso in risposta a un’antica memoria muscolare. E la fugace fitta provocata da quel momento non avrà nulla a che fare con te e tutto a che fare con la ragazza di diciassette anni che ti amava, e con l’impossibilità di dimenticarla”.

Un romanzo che scorre e cattura, in cui un po’ riconoscersi; uno sguardo onesto sugli adulti, sulle scelte di vita, sull’ipocrisia. E sulla luminosità degli adolescenti.

Dana Czapnik, Lucy (trad. di Marinella Magrì), Solferino 2019, 301 p., euro 18, ebook euro 9,99

Norvelt

20 Mag

Norvelt esiste davvero, è in Pennsylvania e ha un’affascinante storia che deriva dalla sua fondazione (è stata voluta come comunità modello durante il periodo della Grande Depressione) e dal suo legame con Eleanor Roosevelt. Jack Gantos ci è nato e, con abilità di scrittura rara e spassosissima, regala al lettore un ritratto dell’estate dei suoi tredici anni. È il 1962, nell’aria ci sono gli echi del Vietnam come della Seconda Guerra Mondiale a cui il padre del protagonista ha preso parte, come della contemporaneità: John Kennedy, la morte di Marilyn Monroe; è anche l’estate che Jack passa costantemente in punizione, cosa che manda in bestia la sua amica Bunny, figlia dell’impresario di pompe funebri; è l’estate in cui suo padre decide di costruire in ocrtile un rifugio antiaereo e un campo d’aviazione… è l’estate in cui Jack cresce e in cui si misura con la storia: quella di cui è appassionato e che viene raccontata nei libri che divora e quella della cittadina in cui vive.

Jack è un imbranato che ha paura di tutto e che prende a sanguinare copiosamente dal naso ogni volta ha fifa, persino nel sonno, ma sulla sua strada c’è lei, miss Volker, l’anziana infermiera che ha promesso a Eleanor Roosevelt di prendersi cura degli abitanti di Norvelt all’atto della fondazione e responsabile dell’accertamento dei loro decessi. Per ogni morto scrive un necrologio per il giornale locale e, visto che le sua mani sono piegate dall’artrite, si affida a Jack a cui detta con velocità vorace e appassionata. Quelli che compone non sono semplici coccodrilli, ma veri affreschi che raccontano la storia delle singole persone, della città e di altra gente, indietro nel tempo, che lei lega per rimandi e affinità. Insieme compone l’affresco di una comunità e il suo racconto, compreso il disgregarsi della comunità originaria e dell’idea su cui era fondata; riesce a scrivere il necrologio di una casa e, con la stessa lingua biforcuta con cui si rivolge al mondo, riesce a fermare sulla pagina perle di bellezza e saggi consigli per il ragazzino che ha davanti. Il suo continuo battibeccare con l’anziano spasimante a cui ha invano promesso il matrimonio quando saranno gli unici due fondatori sopravvissuti è esilarante e imperdibile, ma non sono certo le niche pagine che faranno ridere il lettore. La storia poi si tinge anche di giallo: muoiono troppe vecchiette una dietro l’altra per non destare sospetti…

Jack Gantos, Norvelt. Una città noiosa da morire, Edt Giralangolo 2019, 310 p., euro 16

Tuono

23 Apr

Il piccolo Ulf continua a deliziarci con le sue storie, che rendono sempre vivo ai lettori Ulf Stark e la sua grande capacità di raccontare con delicatezza, grazia e divertimento l’avventura del crescere. Non avevamo ancora finito di sfogliare Il bambino mannaro, che ecco arrivare una nuova avventura di Ulf e del suo amico Bernt alle prese con un gigante. La famiglia di Ulf ormai la conosciamo: il papà dentista, la mamma che si occupa di tutto in casa con leggerezza e umorismo, il fratello maggiore a tratti insopportabil e avido consumatore di gelatine al lampone. Al centro della vicenda questa volta, proprio la mamma e il suo rifugio segreto: un capanno nel bosco dove passa un pomeriggio nel fine settimana, un tempo tutto per sé da cui osservare il cielo, ascoltare il fruscio degli alberi e – come dice – “tornare me stessa” in nome del diritto di ciascuno a qualche ora di solitudine.  Proprio il capanno però viene centrato da un albero caduto durante una tempesta, intristendo la mamma che si butta nella pulizia folle della casa e smette di suonare il pianoforte. Il papà non capisce l’importanza del capanno e – come Ulf sa benissimo – non si darà mai pena di rimediare ai dani del tempo. Serve allora l’aiuto del temuto gigante dalle camicie hawaiane che Bernt sostiene mangi i bebé. Anche se il padre continua a dire che Bernt è un contafrottole, Ulf crede ciecamente nel suo amico che pare sapere sempre tutto. Sarà anche questione di musica, di gentilezza, di andare oltre le apparenze. E poi, sì Bernt non sa tutto, ma sa cose molto preziose, tipo il motivo per cui i ragazzini fanno in continuazione cose che li fanno star male per il terrore: per diventare adulti. Saggio Bernt.

Il testo è accompagnato dalle illustrazioni a colori di Marcus-Gunnar Pettersson, che si adattano a meraviglia alla narrazione di Stark.

Ulf Stark – ill. Marcus-Gunnar Pettersson, Tono (trad. di laura Cangemi), Iperborea 2019, 119 p., euro 12

Acerbo sarai tu

15 Apr


“A me va bene il sapore che ho”. La voce che si fa poesia è quella di qualcuno che sta crescendo, ma che giustamente non ci sta ad esser definito acerbo. Non è negativo il sapore che ha; è il sapore di quel momento: quello della fatica di crescere, del bello di cambiare, delle rabbie, dei pomeriggi di noia, dei primi amori, della stanchezza di non si sa cosa.

Già così brava a cogliere l’essenza del crescere in Vetro e nei versi che accompagnano anche Fiato sopseso, Silvia Vecchini torna a dare voce all’età dello stupore e delle contraddizioni, quell’età così potente e fragile, in cui il problema è sentire il gusto di se stessi, non stare all etichette che ci appiccicano gli altri.

Ad accompagnarla è il tratto di Francesco Chiacchio che con macchie di colore dà volto e concretezza al sentire che viene detto; a volte poi è l’illustrazione a prendersi tutta la pagina, a spinger di lato le parole, quasi non ce ne fosse bisogno, quasi bastasse lasciarsi guardare o guardarsi, lì, in quel momento sopeso in cui talvolta ci si accorge che può anche nevicare dentro.

Silvia Vecchini – Francesco Chiacchio, Acerbo sarai tu, Tpipittori 2019, 80 p., euro 16

Shhh. L’estate in cui tutto cambia

9 Apr

Sto preparando un percorso ricco di libri che ri/specchiano gli adolescenti lettori e va in cima alla lista questo nuovo fumetto che ha mantenuto il formato originale per dare giusto respiro alle immagini, risultando così uno spesso albo quadrato. Racconta di quel passaggio delicato in cui non sei né carne né pesce; in cui l’adolescenza crea improvvisi baratri e distanze tra ragazzi che hanno la stessa età, eppure qulacuno improvvisamente è proiettato in avanti, verso i più gtandi, mentre altri mantengono un passo più regolare che li fa sembrare più lenti, quasi indietro.

Hanna è entusiasta: la mamma la sta accompagnando dagli zii, nella casa di vacanza dove da sempre passa una settimana estiva in compagnia della cugina e grande amica Siv, con cui condivide la stanza e la passione per battere i record (grachi raccolti, tempo passato in immersione, insetti nel barattolo…). Invece improvvisamente i punti fermi conosciuti non ci sono più: è un altro primato che interessa a Siv (“hai già baciato?” chiede subito), tanto quanto cercare di passare più tempo possibile con la sorella maggiore e il suo gruppo di amici. Anche Mette è cambiata: ha le tette normi, scapa di notte per raggiungere il fidanzato che non piace ai genitori, chiede alle ragazzine di coprirla. Hanna invece è il canore in persona, non riesce a dire bugie e, quando ci si mette, arriva un guaio. Com’è cambiato questo luogo del cuore in un solo anno; e chissà come cambierà ancora.

Un libro prezioso perché la sua autrice utilizza poco misuratissimo testo, lasciando alle illustrazioni e al contorno della natura la descrizione dello stato d’animo di Hanna e di quel che le gira vorticosamente intorno.

Magnhild Winsnes, Shhh. L’estate in cui tutto cambia (trad. di Elena Putignano), Mondadori 2019, 368 p., euro 25

Codino

7 Gen

Arriva da Marameo, casa editrice svizzera italiana specializzata in libri per l’infanzia, questo testo che racconta in modo lieve e poetico (anche grazie alla traduzione di Chiara Carminati), il crescere di Codino, leprotto gracilino nato in un giorno di primavera. Da apprezzare innanzitutto il formato che dà al testo un bel respiro e integra perfettamente le immagini di Katrin Schärer (alcuno sui albi sono editi in Italia da Officina Libraria) che seguono tutta la storia, a volte a piena pagina a volte con semplici accenni: danno un muso puntuto e sognatore al protagonista e mostrano al lettore tutti gli amici che incontra. Già perché la crescita del leprotto, che il lettore segue per alcune stagioni, è in realtà un viaggio prima alla scoperta del bosco in cui è nato, poi della montagna dove è tornato a vivere l’amico Pepe, unavolpe bianca, attraversando il pericoloso confine da cui molti non sono tornati e che è la strada dove corrono veloci e pericolose le automobili.

Codino, accompagnato prima dalla mamma e poi in avanscoperta solitaria, incontra ricci rane, volpi, conigli veri e altri di cioccolato pronti per la caccia alla uova di Pasqua, e poi caprioli, marmotte, camosci. Impara a non avere paura, a vedere le cose anche da un altro punto di vista, a fidarsi degli amici, a interpretare la natura per riconosce3re il cambio della stagione, a riempirsi di meraviglia. Un aviaggio di scoperta e di crescita, ma anche – per chi legge – un immergersi nella natura dal punto di vista di un abitante del bosco, capace di interrogarsi, di stupirsi, di prender coraggio.

Il testo è ritmato in capitoli brevi brevi: adatto quindi a una lettura a voce alta, magari in classe, un pezzetto al giorno, qualcuno in più quando c’è più tempo.

Max Bollinger & Kathrin Schärer, Codino. Un leprotto diventa grande (trad. di Chiara Carminati), Marameo, 143 p., euro 22,50

Zucchero filato

15 Nov

zucchero filatoIl tempo dell’estate, quello in cui crescere e cambiare forma e presentarsi a settembre in prima superiore. Per Ezra è anche il tempo in cui fare i conti con la sua famiglia in cui è appena scoppiata una bomba: il padre, veterano di guerra, è tornato, ma dopo poco tempo sono apparse le conseguenze delle tragedie che ha vissuto sul fronte; sono bastati i botti di Capodanno a farlo uscire di testa e a far esplodere la rabbia ingestibile che porta dentro. Non assomiglia più al papà conosciuto, non lavora, le grida sono alte e i balconi della piccola casa in un quartiere periferico sono pieni di spazzatura. Ezra cammina nelle giornate accanto alla sorellina di otto anni che invoca la possibilità di dipingere le pareti della sua camera di giallo come a voler che il sole torni nelle loro casa. Dopo una violenta lite, quando il padre alza le mani per la prima volta, la mamma si trasferisce in una casa di accoglienza per donne dove Ezra si rifiuta di seguirla. La capacità di accettare l’aiuto che serve porterà i membri della famiglia sui binari di un cammino nuovo, non felice, ma più sereno.

Il romanzo è costruito per lo più sul rapporto tra le due sorelle e sui loro dialoghi, molto spesso ironici, ma anche dalla complicità che si crea, nella paura e nel coraggio, e nei momenti insieme brutti e buffi, come quando Ezra viene ricattata da una giovane commessa che l’ha sorpresa a rubare un top nel negozio in cui lavora. Viene da pensare che ancora una volta un ruolo chiave in un romanzo è affidato ai fratelli minori (qui l’impareggiabile Zoe; tra i tanti altri citiamo il Funghetto di Louis e i suoi fantasmi) il cui sguardo innocente e ironico crea delle oasi di risate anche nelle situazioni più faticose.

Il libro è scritto coi caratteri ad alta leggibilità ed è disponibile anche in formato ebook, audiolibro e audio-ebook. Si può ascoltare un estratto sul sito dell’editore. La copertina è di Eleonora Antonioni.

Derk Visser, Zucchero filato (trad. di Olga Amagliani), Camelozampa 2018, 144 p., euro 11,50, ebook euro 6,90

Il sentiero

15 Ott

L’anziana signora Tasso ogni domenica parte dalla sua casa e sale sulla montagna vicina. Lungo il sentiero saluta gli amici, raccoglie funghi o frutti, dà una mano a chi ne ha bisogno, si gode i passi e il paesaggio. Finché una domenica, in apparenza uguale a tutte le precedenti, nota che il piccolo Lulù la osserva e lo invita a condividere la sua giornata. Lulù è convinto di essere troppo piccolo, ma si sente comunque sostenuto e incoraggiato. Settimana dopo settimana, i due camminano a fianco: con un bastone adatto e seguendo le indicazioni, il piccolo comincia ad appassionarsi e a prenderci gusto: impara ad ascoltare, a vedere, a intervenire in caso di bisogno, a cantare quando le forze vengono meno (perché il morale della truppa è importante!), a scegliere, a fermarsi per prendere fiato. E quando finalmente si arriva in cima, ecco il silenzio dello stupore.

Delicata metafora della vita, l’albo racconta – con il tratto tipico di Marianne Dubuc – l’avvicendarsi nei ruoli e la capacità di Lulù di essere vicino alla signora Tasso anche quando lei non può più camminare e di prenderne il testimone, sapendo scoprire nuovi sentieri e andando all’avventura seguendo i consigli dell’amica. Dice anche la capacità di un grande di spronare e crescere un piccolo lasciandolo libero di andare. Dice  – molto concretamente! – l’iniziazione alla montagna: di quando ti dicono che la meta è lì, proprio dietro la curva; di quando ti insegnano i nomi degli alberi, i tipi di fungo, le orme degli animali; di quando ti cantano o ti raccontano una storia perché il tuo pensiero non si fissi sui tuoi piedi troppo stanchi.

E poi questo albo ha per me una ridente sorpresa: la montagna a cui è affezionata la signora Tasso si chiama Pan di Zucchero. Il Pan di Zucchero esiste davvero: ci sono diversi luoghi al mondo con questo nome ed è anche una montagna del gruppo del Monviso, nelle Alpi Cozie, e quando risali il Colle dell’Agnello dal versante francese te lo vedi lì, con quella forma un po’ appuntita, come se qualcuno avesse davvero appena rovesciato il sacchetto dello zucchero e ne avesse fatto una montagnola!

Marianne Dubuc, Il sentiero (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2018, 76 p., euro 17,50

Il fiore della strega

3 Ott

Nel villaggio in cui vive Tami quando un bambino compie dieci anni deve lasciarsi tutto alle spalle e partire per il mondo per diventare uomo; solo così sarà onorato e rispettato al suo ritorno. Lui ha girovagato per anni, sconfitto mostri, salvato principesse, trovato tesori e ucciso demoni. Poi uno sciamano gli ha suggerito di andare oltre il villaggio di Kariga, nell’estremo nord, e di raccogliere uno dei fiori magici coltivati dalla strega. Svenuto durante una tempesta, viene soccorso da Mira e dai suoi genitori e si risveglia proprio nel villaggio di Kariga, dove vive per qualche tempo e dove diventa parte della comunità, conoscendo possibilità di affetto e cura reciproca.

Poi arriva il vento della strega, quello che gela la cascata rendendo possibile raggiungere il regno in cui crescono i fiori magici: sarà allora che che Tami dovrà scegliere che uomo essere e cosa riconoscere nell’esperienza vissuta in una società e in una famiglia che non chiedono prove o dimostrazioni, ma che già hanno dimostrato a lui di considerarlo per quello che è e che vale davvero.

Un nuovo fumetto della collana Tipitondi che racconta il crescere, il passaggio del diventare grandi e le scelte, le conseguenze degli errori e la capacità di essere se stessi.

Enrico Orlandi, Il fiore della strega, Tunué 2018, 108 p., euro 16