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Niente paura Little Wood!

16 Mag

little woodIn questo libro ci sono Genie, undici anni, suo fratello Ernie, quattordici, e il tempo di un’estate, anzi di un mese estivo da passare in campagna dai nonni paterni. Di questi nonni Genie sa davvero poco, conosce la voce della nonna che telefona qualche volta, ma ad essergli totalmente sconosciuto è il nonno che tanta di parlare al padre senza riuscirci, che porta una pistola nella cintura, che in casa ha una stanza chiusa a chiave per “gli affari suoi” e che è completamente cieco. Nessuno l’hai mai detto al ragazzo perché il nonno stesso vuol essere il primo a dirlo, quel nonno che sa muoversi da solo in casa, cucinare e rispondere alle tante domande del nipote.

Già, perché se suo fratello è il tipo da occhiali da sole fighi perennemente sul naso e fiuto per le ragazze in gamba (ecco Tess che martella tappi da birra per farne orecchini), Genie è quello delle domande: riempie i taccuini, cerca su Google risposte a improbabili quesiti, prova a dare un senso anche al mistero che aleggia sulla casa gialla abbandonata in mezzo al bosco. Ad aleggiare sulla famiglia è invece la storia: quella del nonno e dei suoi genitori, quella dello zio morto in guerra anni prima, insieme allo spettro della guerra e della violenza, alle paure che possono generare, ai fantasmi che possono venirti ad inghiottire. Se il nonno comincia a fidarsi di Genie fino a camminare con lui di notte in cortile, quel che deve lasciare andare è molto di più dei simbolici uccellini che tiene in gabbia e che cura ogni giorno. Ci sono sentimenti e ricordi e vecchie tradizioni e rancori che devono volare vie; c’è la fatica di crescere e la paura terrificante di non essere adatto: per Genie è davvero l’estate del cambiamento.

Reynolds costruisce un romanzo di formazione ambientato nei giorni nostri, ma se non ci fosse il wi-fi, il riferimento potrebbe essere ad altre guerre e la descrizione dei rapporti personali come il percorso di cambiamento di ciascun personaggio starebbero benissimo in qualsiasi tempo. La riflessione che ne nasce ruota intorno al riparare le cose che si sono rotte, ed è un filo che va dalla prima all’ultima pagina, si parli di un modellino di automobilina, dei denti davanti, di un guaio o di un affetto.

Questo romanzo è anche un alto esercizio di traduzione: Giuseppe Iacobaci cuce addosso al protagonista una lingua che ne segue perfettamente i giochi di parole, i pasticci sui modi di dire, i neologismi che Genie inventa.

Le illustrazioni di copertina sono di Marta Pantaleo.

Jason Reynolds, Niente paura Little Wood! (trad. di Giuseppe Iacobaci), Terre di Mezzo 2018, 328 p., euro 14,90

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Mezolith

9 Mag

Se avete già sfogliato il primo volume di Mezolith, uscito nell’autunno 2016, sapete la potenza di questa narrazione e il grande studio degli autori che ne è alla base: una ricerca antropologica, etnografica, archeologica che si riflette anche sul segno di Brockbank. Il realismo con cui si propone al lettore l’ambientazione del periodo mesolitico è di sicuro impatto e fascino, accanto alla sapiente amalgama della realtà dell’epoca in ogni suo particolare con la narrazione del mito, che si fonde nel fumetto come nella vita del protagonista e della sua tribù.

Nell’età della pietra di mezzo, al termine dell’ultima glaciazione, in Inghilterra, il lettore segue le vicende di Poika, ragazzo che fa parte della tribù dei Kansa, destinato a guidare il suo clan verso la salvezza. Se già il precedente volume si presentava come una narrazione di formazione che seguiva la crescita del ragazzo verso l’età adulta, questo si acuisce ancora di più in questo volume, dove il ragazzo impara i termini della vita e della morte non solo attraverso quel che gli succede, ma attraverso le narrazioni degli anziani e il racconto dei miti. Poika si scontra con la violenza e il desiderio vendicativo di alcuni membri del clan, con l’esclusione e le diverse reazioni di fronte alla diversità (in primis quella fisica, la macchia sul volto della giovane Sisu), con i segreti, con i sogni e gli incubi che parlano, con la forza della natura e quella dei sentimenti. Un fumetto quindi che racconta innanzitutto della vita e della difficile bellezza del crescere, dove l’ambientzione storica scelta, così particolareggiata e precisa, è un valore aggiunto.

Capriole sotto il temporale

26 Mar

Ancora una volta Katherine Rundell costruisce per il lettore un personaggio femminile che cattura, che lascia il segno e che non passerà. Dopo Sophie e Feo, ecco Wilhelmina detta Will, che vive felice e spensierata in Zimbabwe, andandosene libera per il bush in compagnia di un cavallo e di una scimmia e dei ragazzi che lavorano nella fattoria del capitano Browne, di cui il padre è il fattore. Will è una ragazzina molto amata (ce lo dice il fatto che ha tanti soprannomi e nomignoli, come Scintilla e Saltarupe ad esempio), che è cresciuta libera di muoversi, di sperimentare, di uscire il mattino di casa e tornarci la sera impolverata come piace a lei. Il suo mondo è fatto di fischi che possono esprimere tutta la gamma delle emozioni, di polvere e pioggia che significano fango (“il fango è pieno di possibilità”), della meraviglia della natura in cui è immersa. È un mondo prevalentemente maschile: il padre, il capitano, i ragazzi della fattoria; un mondo in cui non manca nulla, un mondo di cui, in qualche modo, è regina: lei così esuberante, testarda, selvaggia, onesta e sincera. Quando una donna entra nel suo mondo lo fa nel peggiore dei modi: è una giovane vedova che mira a sposare il capitano, e ci riuscirà, segnando per sempre – dopo la morte del padre – la vita di Will che viene spedita in un collegio in Inghilterra. Will non è mai andata a scuola, non conosce maglioni, regole, imposizioni e cieli grigi e la rabbia e la tristezza che sente la spingono a scappare,  vagare per lo zoo, a nascondersi nel garage di un nuovo improvviso amico. Qui compare un altro personaggio, un cammeo imperdibile: la terribile nonna del ragazzo, che si rivela ben diversa da come sembra: crede nell’ascoltare le storie degli altri e nell’importanza di accorgersi delle cose; sa del coraggio, della forza e della pazienza che la vita richiede. Sa che il sorriso di Will può scavare buchi nel ghiaccio: appartiene a una ragazzina straordinaria che saprà tornare a far danzare la propria vita.

Ancora una volta l’autrice si dimostra capace di una scrittura alta e poetica, questa volta dividendo in due parti la storia, entrambe assolutamente credibili ed entrambe alla stessa altezza: quella africana e quella inglese, quella solare e quella grigia, quella felice e quella ombrosa in cui però si intravede comunque il diradarsi delle nubi, in un finale che è giusto così e che riesce a essere coerente fino in fondo.

Questo è il romanzo d’esordio di Katherine Rundell, ambientato appunto in Zimbabwe, dove lei stessa è cresciuta: ha messo nella storia di Will un po’ del suo vissuto, della libertà del periodo africano e del dramma che ha vissuto quando, a quattordici anni, la sua famiglia si è trasferita in Belgio. Qui racconta della sua vita e della sua scrittura.

Katherine Rundell, Capriole sotto la pioggia (trad. di Mara Pace), Rizzoli 2018, 267 p., euro 15

L’arcobaleno del tempo

23 Mar

In questi giorni Jimmy Liao è in Italia e i lettori hanno diverse occasioni di incontrarlo nei vari incontri organizzati dai suoi editori. Arriva insieme a lui un nuovo libro che ne ripropone la magia e la capacità poetica di riflettere sulla vita, su tutto l’arco della vita. Questa volta lo fa attraverso il cinema: la protagonista infatti ha sempre considerato il cinema come un rifugio, una casa, un luogo dove rispecchiarsi e trovare risposte. La speranza segreta, sottesa per anni e ad ogni proiezione, è di ritrovare la madre, cinefila appassionata, che ha abbandonato la famiglia quando lei era piccola. Quando sono tristi e sentono la mancanza, il padre propone di andare a vedersi un film e la sala cinematografica diventa allora riparo, conforto e nido di speranza di incontrarla.

Il cinema diventa così una costante nella vita della protagonista di cui Liao mostra la crescita, le amicizie, gli amori, le gioie e le delusioni. La costante è sempre e comunque il potere del racconto fatto su grande schermo, mentre la costante per il lettore è ritrovare la forma narrativa di Liao: le sue immagini grandi ed evocative, oniriche a tratti, accompagnate da testi brevi, essenziali e pieni di poesia.  Come raccontò qualche anno fa quando lo intervistai a Cagliari per la rivista Andersen, la scelta di questo formato è dettata dal desiderio che il maggior numero di persone possibile possa leggere i suoi libri, quindi non solo i bambini, ma anche i ragazzi e gli adulti: “Ho di proposito adottato delle modalità differenti dai libri solo destinati ai bambini, aumentando il numero delle pagine, riducendo il formato, facendo in modo che all’aspetto apparissero come libri normali, e non come libri per bambini dal formato enorme, con caratteri grandi e pochissime pagine”. Arriva così a tutti la forza del messaggio e un coinvolgimento che sempre i libri di Liao suscitano: in uno solo o in molti aspetti dei protagonisti, il lettore si riconosce, si sente parte, si vede sulla pagina.

Questa volta poi c’è un gioco da fare: riconoscere i film che vengono citati proprio nelle illustrazioni, come nei manifesti e nei particolari che compaiono nelle pagine. Al fondo c’è un elenco che vi aiuta, ma il bello sta nel provarci e nel prendere questo libro anche come occasione per far scoprire Liao a qualche appassionato di cinema che magari non lo ha ancora scoperto.

Jimmy Liao, L’arcobaleno del tempo (trad. di Silvia Torchio), Terre di Mezzo 2018, 168 p., euro 18

La giovane scrittrice, la star e l’assassino

7 Mar

Chély Campyon odia talmente il suo nome da volerlo cambiare: risponde solo se la si interpella come Cheyenne, il nuovo nome che ha scelto dalla passione per gli Indiani d’America. Ha quindici anni, ha dipinto di nero i muri della sua stanza , ha ucciso il suo coniglio per mancanza di cure, si abbuffa in continuazione a dispetto di una madre che la vorrebbe magra e salutista, non uscirebbe mai di casa. Insomma, come dice lei stessa, una ragazza “inadeguata alla vita”. Certamente diversa dalle aspettative dei genitori, certo lontana dalle idee chiare sul futuro dei due fratelli. E soprattutto decisa a farla finita. Per mettere in atto il suo piano, è riuscita ad ottenere di rimanere a Parigi da sola, mentre la famiglia parte in vacanza. E come primo gesto ha appeso una corda in centro al soffitto della sua stanza e preparato il cappio. Poi ha cominciato a ingozzarsi di cibi-schifezza, a ignorare le telefonate della madre, a spiare le finestre di fronte.

È agosto, la città è vuota nel grande caldo, in tv si parla del cadavere di un bambino di dieci anni in un bosco fuori città, nelle cui tasche è stata trovata la foto di una nota attrice, come recita il verbale di polizia che apre il romanzo. L’attrice è l’inquilina fantasma dell’alloggio di fronte e nel suo giardino Cheyenne ha visto un uomo seppellire un cadavere. L’uomo, un ragazzo poco più grande di lei in realtà, segnato dalla zoppia e dalle ferite di una vita travagliata, è il custode della casa della star che ad un certo punto nota quella ragazza trascurata che spia dai vetri oltre il cortile. Ce n’è di che costruire un poliziesco; Caroline Solé, autrice apprezzata dagli adolescenti francesi, tesse più che altro un intreccio psicologico intorno all’incrociarsi dei destini di tre ragazzi in realtà estranei ai fatti di cronaca, dando voce a chi vive e/o si sente ai margini, a chi riconosce nell’altro le proprie stesse ferite o certe fragilità, a chi si sente fatto della stessa stoffa, costruito dello stesso legno “che ha preso umidità, che si è crepato, che rifiuta di esser buttato nel fuoco”.

Caroline Solé, La giovane scrittrice, la star, e l’assassino (trad. di Lodovica Cima), Pelledoca 2018, 144 p., euro 15

Lo slip da bagno

16 Feb

Il Libro con gli Stivali, la libreria per ragazzi di Mestre premiata nel 2015 come Miglior Libreria per Ragazzi d’Italia, diventa anche casa editrice e traduce due albi usciti da Père Castor/Flammarion nel 2011 e 2012, in cui si ripropone il talento di Olivier Tallec, in questi ultimi mesi ben presente nell’editoria italiana, in coppia con la scrittura di Charlotte Moundlic.

Il personaggio principale è Michele, detto Michelino, che parte da solo per le vacanze dai nonni, dove sa già si troverà in balia del gruppo dei cugini più grandi di cui è lo zimbello. Il lettore lo segue nel racconto delle sue vacanze, nel tentativo di farsi accettare dal gruppo, alle prese con la lettera da scrivere alla mamma e coi problemi di scrittura, ma anche con lo spettro che gli si aggira intorno: è l’estate dei suoi otto anni, il momento in cui – per tradizione di famiglia – ci si deve tuffare in piscina dal trampolino più alto. Non solo Michele ha fifa, ma la mamma gli ha pure infilato in valigia il costume da bagno del fratello maggiore che non sta su manco con l’elastico. Nel tentativo di non mostrare le chiappe a tutta la piscina, Michele se la caverà brillantemente, proprio come nel secondo volume dove diventa il referente di Carmen, la nuova compagna di classe spagnola, di cui si innamora.

Sono due belle storie, che dicono i sentimenti del protagonista nel ritmo piano del quotidiano. La scelta di un formato più piccolo rispetto all’albo originale, la copertina rigida e il rispetto delle caratteristiche dell’alta leggibilità fanno di questi due volumi un’azzeccatissima riuscita, libri di una misura già consistente per chi si misura da solo nella lettura di un testo non solo piacevole, ma decisamente ironico. L’ironia la fa da padrona anche nelle illustrazioni di Tallec che, ancora una volta, regala ai suoi bambini dalla testa grande la tenerezza dello sguardo adulto, lo sguardo partecipe di chi considera quei bambini dei validi interlocutori nelle cose della vita. Inutile dire che aspettiamo anche il terzo volume della serie che vede Michele protagonista; peccato solo per la traduzione che in qualche punto slitta un po’.

A proposito dello sguardo di Tallec sui bambini, non perdete il suo La vita dei super-mini-eroi pubblicato qualche mese fa da Clichy: nasce dalle illustrazioni che Tallec realizzò nel 2013 per la mostra del Salone di Montreuil che proprio quell’anno aveva gli eroi come tema portante. La coppia Moundlic-Tallec ha lavorato a quattro mani inoltre su un altro libro, il cui necessario splendore da anni non smettiamo di decantare: è La croûte, che parla con una preziosa metafora del dolore della perdita. Chissà che non si stia per affacciare anche questo tra le prossima uscite in italiano…

Charlotte Moundlic – Olivier Tallec, Lo slip da bagno ovvero le peggiori vacanze della mia vita (trad. di Nicola Fuochi), Il libro con gli stivali 2017, 42 p., euro 13,50

Charlotte Moundlic – Olivier Tallec, Il mio cuore in briciole ovvero i più bei giorni della mia vita (trad. di Nicola Fuochi), Il libro con gli stivali 2017, 42 p., euro 13,50

Passo davanti

8 Dic

Per le illustrazioni, il fine umorismo e i modi di Olivier Tallec ho un debole risaputo da vecchissima data e del suo sodalizio con Nadine Brun-Cosme trovo imperdibile la trilogia di Lupo & Lupetto pubblicata da Clichy dal 2013, che gratifica tra l’altro nel formato i lettori che necessitano di una storia “già lunga, ma ancora breve”, adatta alle capacità di chi si avvia a leggere speditamente.

Qui invece i due autori affrontano con lieve grazia e attraverso la metafora del viaggio il tema della crescita, dell’apprendere, del trovare un posto proprio nel mondo e una propria autonomia. C’è un trio che si aggira per Parigi; un buffo assortimento: un bambino di nome Max, un coniglio chiamato Rémy e Léon, un fagiolo peloso (un orso?) che ha tutte le caratteristiche di molti personaggi di Tallec. Ma il testo non ci dice come sono, basta l’illustrazione, e non fa differenze tra chi ha sembianze più umane: li mette sullo stesso piano, dicendoci semplicemente che uno è il grande, uno il secondo, uno il piccolo. Camminano in fila tenendosi permano, la silhouette di Léon a proteggere gli altri due, a suggerire quando attraversare la strada, a fare largo, quasi un apripista. Ma chi ti cammina davanti con una massa imponente ti toglie anche la vista e la curiosità fa domandare a Max di passare avanti: smette di raccontare l’avventurosa storia imbastita per Rémy, molla la mano e procede in testa. “Tocca a te!” ha decretato del resto Léon dopo un attimo di esitazione. Davanti ci si sente grandi, proprio come capita a Rémy quando è il suo turno. Capita anche che davanti si possa stare in tre, in riga, uno accanto all’altro a raccontarsi storie e a guardare il mondo insieme. Qualcuno canta, qualcuno narra, qualcuno è più veloce di altri ad avvertire dei pericoli. E insieme camminando si cresce: non è solo una passeggiata in città quella ritratta, si vede il tempo che passa, le stagioni che cambiano e la storia diventa allora una metafora delle vita e un augurio per i lettori: che chi li guida, li protegge e li avverte di stare attenti sappia un giorno farli passare avanti con naturalezza, magari nascondendo quel pizzico di paura che non siano capaci, magari rimanendo in fondo come accade a un certo punto a Léon. Quando la sua imponente massa chiude la fila si sente benissimo ancora il senso di protezione, ma la vista sull’orizzonte è sgombra.

Un momento fortunato per le traduzioni di Tallec in italiano: sono sbarcati da poco in libreria due suoi albi col testo di Charlotte Moundlic: “Lo slip da bagno. Ovvero le peggiori vacanze della mia vita” e “Il mio cuore in briciole. Ovvero i più bei giorni della mia vita”. Sono i primi Libri con gli Stivali, editi dalla libreria Il Libro con gli Stivali di Mestre, e raccontano di Michele, alle prese con la vita quotidiana: qualche disastro, qualche imbarazzo, un bel po’ di divertimento. Sono stampati con font EasyReading®, ad alta leggibilità e adatti ai lettori da sette anni, un testo lungo illustrato, che ricorda appunto “Lupo & Lupetto”. Ne parleremo prossimamente.

Bene, visto che è arrivato tanto Tallec, io aspetto che – più prima che poi – abbia voce italiana anche quel gioiellino che è La croûte, edito da Flammarion nel 2009 e sempre col testo di Charlotte Moundlic. A forza di parlarne e di leggerlo a voce alta, talvolta mi scordo che qui ancora non c’è 🙂

Nadine Brun-Cosme – Olivier Tallec, Passo davanti (trad. di Marie-Josè D’Alessandro), Coccole 2017, 32 p., euro 13.

L’ultima lezione di miss Bixby

30 Nov

Qualcuno di voi penserà che questo romanzo è l’ennesimo dove una malattia o una morte la fanno da fattore scatenante o, a un certo punto, che stanno succedendo davvero troppe cose in poche ore perché sia credibile. La storia in breve è quella di tre compagni di classe, due amici da sempre più un terzo aggiunto da poco in seguito a un trasloco, e della giornata in cui cercano di rendere memorabile e perfetto l’ultimo giorno della loro insegnante preferita, che sta per essere trasferita in un ospedale più lontano per tentare una cura per il cancro che l’ha colpita e di cui lei stessa ha dato notizia ai ragazzi. Poco tempo prima aveva chiesto agli alunni di immaginarsi il loro ultimo giorno sulla terra e aveva descritto il suo come un picnic al parco, con vino, cheesecake, patatine fritta, musica, amici e risate. La storia è quindi la cronaca dei preparativi dei tre per realizzare questo desiderio; le loro voci si alternano nei capitoli e così il lettore li conosce più da vicino: chi è informatissimo su statistiche, numeri e probabilità e soffre la perfezione della sorella maggiore; chi vive una situazione complessa a casa e condivide un segreto con l’insegnante; chi scopre con sorpresa che il suo talento è stato silenziosamente notato. Poi c’è Miss Bixby ed è lì che la storia in qualche modo vi frega, se non vi ha catturato con la trama, e vi ferma: l’insegnante con le ciocche rosa in testa e il sogno bambino di diventare una grande illusionista, è una persona che sa ascoltare con tutte se stessa chi ha davanti, che mette la giusta dose di anticonformismo in quello che fa, che sa dire le cose per quel che sono e il cui sorriso è così intenso che “avevi la sensazione che l’avesse riservato proprio per te, che quel sorriso portasse effettivamente il tuo nome sopra”. Ha una citazione adatta per ogni occasione, ma anche la consapevolezza che ci sono occasioni in cui innanzitutto serve un silenzio vivo. E legge ai suoi alunni alcune pagine de “Lo Hobbit” ogni mattina: da quello che i ragazzi dicono è una lettura così intensa e partecipata che è impensabile non finire quel libro insieme. Miss Bixby è una che rimane, per quanto gli anni, il tempo, la vita possano passare. Miss Bixby, ho pensato, avrebbe potuto essere una Stargirl o una Ida B. cresciuta, non credete?

Comunque, se non volete leggerlo per la storia in sé, leggetelo per la descrizione che fa degli insegnanti, divisi qui in sei tipi, ciascuno con descrizione e esempi. Sono pochi i libri in cui la classe insegnante fa degna figura: mi vengono in mente lo splendido ritratto del professore in Un pesce sull’albero  e poi un’altra insegnante fantastica che a Miss Bixby sarebbe piaciuta: la professoressa Olinsky de Un sabato di gloria di E. L. Konigsburg (chissà che prima o poi non torni in catalogo).

L’illustrazione di copertina è di Benedetta C. Vialli. Il sito dell’autore.

John David Anderson, L’ultima lezione di miss Bixby (trad. di Maurizio Bartocci), Mondadori 2017, 250 p., ero 16, ebook euro 8,99

Quando sarò grande

11 Ott

Ettore e il suo papà sono in riva al mare e guardano le rondini che si preparano a migrare; il bambino incuriosito chiede se anche lui andrà lontano quando sarà grande. Persino più lontano delle rondini, risponde il babbo. Ecco allora un dialogo serrato in cui Ettore fa domande su tutti le situazioni o i pericoli che possono presentarsi, ricevendo una risposta pronta e fiduciosa. Il papà infatti ricorda che il vento si calma, che le onde che bagnano son poi solo acqua, che se ci si annoia ci si può sorprendere e che quando si cade è permesso – se non auspicabile – piangere prima di rimettersi in piedi e in cammino.

Le immagini delicate di Pauline Martin accompagnano con colori pastello dal sapore di caramella o ghiacciolo (anice, giallo pallido, rosa confetto) la passeggiata dei due e danno forma ai diversi stati d’animo che Ettore immagina. Certamente è un libro che piacerà ai grandi innanzitutto e che, per qualcuno, suonerà un po’ di frase fatta zuccherosa: in realtà si enunciano le piccole verità sulla vita che si vorrebbe tenere a mente sempre, come la capacità – ne scegliamo una tra tutte – di non permettere alla paura di vincere.

Ci piace metterlo in vetrina perché rappresenta un bel dialogo e un buon confronto tra grande e piccolo (il titolo originale dell’albo è “Ce que papa m’a dit”), dove il bambino viene considerato, come ribadisce sempre Alain Serres, un interlocutore valido fin da subito. Ci piace perché alle domande fatte si risponde. Ci piace che stia in vetrina proprio oggi in cui sui social postate la vostra a proposito della circolare che impedisce ai ragazzi fino a 14 anni di percorrere da soli il tragitto casa-scuola; questo papà invece sospinge il suo bimbo nel mondo, gli dà una spinta per il momento con le parole, ma si intravede benissimo che non avrà remore a lasciargli andare la mano e a guardarlo da lontano.

Astrd Desbordes – Pauline Martin, Quando sarò grande, La Margherita 2017, 36 p., euro 12

Papà sta sulla torre

7 Ago

Il romanzo racconta in prima persona la storia del dodicenne Nino e della sua famiglia, segnata dalla crisi e dalla chiusura della fabbrica in cui il padre lavora. Sindacalista tosto, detto non per niente “Testadipietra”, sale sulla vecchia ciminiera del paese e ci rimane per quasi un mese, come forma di protesta. Intanto Nino si imbarca in un’avventura astrusa, guidato dal suo migliore amico Goffy, che legge l’impossibile e sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli alieni che porteranno pace, lavoro e libertà. La riparazione di una vecchia barca e la navigazione verso il famigerato Petrolchimico, stabilimento abbandonato da anni e colpevole insieme ad altre fabbriche dell’inquinamento del fiume, è un viaggio in qualche modo iniziatico alla vita, alle cose che si possono cambiare e quel che capita, alle storie degli altri, alle risposte che bisogna andarsi a prendere. Sulla barca con loro c’è Cassandra Vu che a scuola è famosa per nascondersi dietro la cortina dei capelli scuri, come forma di isolamento dal mondo.

A colpire di questo romanzo, al di là e forse anche prima della trama (che qualcuno a tratti potrebbe tacciare di steoritipizzazione), è il ritmo narrativo che lo rende pressoché perfetto per la lettura ad alta voce. La voce di Nino, che parla al lettore, lo avvolge, lo rende presente all’azione, lo fa partecipe degli incontri e dell’avventura. E gli racconta storie nella storia: la bella figura di Anselmo il Pazzo, la confessione di Cassandra sulle sue origini, le spiegazioni di Goffy che attinge ai libri e ai film che conosce. Insomma, vi verrà davvero voglia di leggerlo a qualcuno.

Francesco D’Adamo, Papà sta sulla torre, Giunti 2017, 169 p., euro 14, ebook euro 8,99