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Bianca

11 Nov

Bianca ha dodici anni ed è proprio una dodicenne, verrebbe da dire: la trovano intrattabile, lunatica, scontrosa, silenziosa; nessuno riesce a capirla, né la madre né il padre che vive in un’altra casa con un’altra compagna e vorrebbe addirittura vederla meno (perché pensa che a lei farebbe piacere così). Bianca sa essere furiosa, ma in estremo silenzio e pare così ingarbugliata che sua madre sostiene ci voglia il libretto delle istruzioni per comprenderla, ma è comunque difficile, pare che talvolta il libretto cambi lingua e non ci sia nulla da fare. Bianca ha un posto segreto, un angolo nascosto di prato, dietro casa, così nascosto che devi farti sottile per entrarci e graffiarti le braccia e le gambe nude nell’estate; così nascosto che par già di essere in casa della vicina, talmente è attaccato il suo pollaio: fnché rimane lì, Bianca non è da nessuna parte.

Poi c’è il pomeriggio in cui è ambientato tutto il libro: arriva in casa un amico del fratello minore accompagnato dalla madre, l’attrice della serie preferita dalla ragazzina. E lei non riesce a dir nulla, se non inventarsi un nome finto e fare la scontrosa. Eppure quella donna la trova notevole e, pensando al suo ruolo e al fatto che chi recita non è la parte che recita, Bianca prova a mettersi nei panni degli altri e rompe il guscio nell’abbraccio con sua madre, nella chiarezza col padre, nel chiedere scusa, a suo modo, alla donna che vive col padre.

Bianca è un personaggio di Bart Moeyaert che condensa in una vicenda che si gioca nell’arco di poche ore un ritratto di adolescente sputato sputato e fa sentire al lettore quel silenzio che è proprio di Bianca, in cui lei si cala e in cui rimbombano lontani – quasi avesse infilato la testa nella boccia del pesce rosso – i rumori della quotidianità: i moscerini che ronzano sopra la pentola, il fratello che ride in giardino, il ghiacchio nei bicchieri. E fa sentire, nella splendida descrizione di come sono le foto a cui tagli la testa e poi tenti di rincollarla, che ci sono momenti in cui decidi una cosa e quella è, e anche se torni indietro il segno rimane.

Bart Moeyaert ha vinto quest’anno l’ Astrid Lindgren Memorial Award, la cui cerimonia Della Passarelli, la sua editrice italiana ha raccontato qui. La cerimonia e il discorso li potete vedere sul sito del Premio a questa pagina. E incontrare prossimamente l’autore a Milano e a Roma.

Bart Moeyaert, Bianca (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2019, 137 p., euro 13

I 28 giorni

3 Ott

I_28_GIORNIIn una quarantina di pagine, accompagnata dalle illustrazioni dall’azzeccato stile di Ilaria Urbinati, Lia Celi prova a spiegare le mestruazioni: lo fa per voce di Vera che, sulle soglie della pubertà, si interroga su mille cose e invetabilmente anche su quelle “cose” lì. La sorella maggiore pare fare una tragedia dei giorni del ciclo, i genitori divagano, i suoi compagni di calcio (tutti maschi) la prendono in giro. Che non sia una passeggiata lo sa pure lei: le stanno spuntando le tette che le rendono difficile pure praticare il suo sport preferito e improvvisamente trova il suo amico Clovis molto carino, persino se profuma di cane pulito. Sarà l’erborista che la conosce da quando è piccola a spiegarle la natura delle cose e a farlo senza troppi misteri né tragedie, ma semplicemente parlando di quel che succede, come parte dell vita da ragazza di Vera.

Usando la prima persona, l’autrice ne fa un discorso ad altezza Vera, con tutti i dubbi, le domande ed esprimendo il punto di vista della protagonista a confronto con chi ha accanto. Riesce così a mettere in fila tutte le informazioni necessarie, ma anche a sfatare falsi miti, in un agile vademecum in forma di racconto che pùò servire come primo approccio ad ulteriori approfondimenti. Con un plauso per le carte di guardia che disegnano le quattro fasi dei 28 giorni.

Lia Celi – ill. Ilaria Urbinati, I 28 giorni, Librì progetti educativi 2019, 46 p., euro 10,90

L’albero al centro del mondo

26 Set

Essere il fratello di mezzo non è semplice, specie se come Marnus non brilli come il tuo fratello maggiore, asso del rugby circondato da ragazzine adoranti, e il minore, piccolo genio fuori dal comune. Marnus viene costantemente preso in giro e costretto a sobbarcarsi i lavoretti in casa che gli altri due schivano; i suoi tredici anni non gli sembrano nulla di che. Fino al giorno in cui una ragazzina si presenta alla porta chiedendogli di firmare una petizione e lo trascina a vedere l’oggetto della sua battaglia: un grande albero nel parco che gli addetti del comune hanno ordine di abbattere. Così, improvvisamente, Marnus si trova a passare le giornate sull’albero e a dormici ai piedi, finisce sulle pagine del giornale locale e abbraccia una causa che pian piano conquista sempre più persona. Ma sull’albero impara a conoscere Leila, o almeno ci prova, e il motivo per cui quell’albero per lei tanto conta. E dall’albero ha una nuova prospettiva, un nuovo punto di vista sui suoi genitori, sui meccanismi che governano il mondo, su certe battaglie che per alcuni sono piene di passioni e per altri occasioni da sfruttare a proprio vantaggio.

Un libro breve, che si legge facilmente e si svolge nell’arco di una manciata di giorni, e che porta in Italia Jacobs, il più prolifico autore afrikaner per ragazzi.

Jaco Jacobs, L’albero al centro del mondo (trad. di Marina Mercuriali), Rizzoli 2019, 192 p., euro 15, ebook euro 7,99

La mia estate indaco

23 Set

Riuscito questo romanzo di Magnone che riesce a mettere insieme, in modo fluido e convincente, temi importanti e a ritrarre adolescenti in fuga e in ricerca. La protagonista è la quattordicenne Viola, che vede la sua vita cambiare nel giro di poco tempo: la famiglia si trasferisce da Torino a una città di provincia, piccola e sconosciuta, l’adorato nonno con cui ha un rapporto speciale è finito in ospedale e non sarà più in grado di badare a se steso, per cui è stata venduta anche la roulotte nel campeggio di montagna dove lei passava l’estate. Nello scombussolamento del cambiamento, tra i silenzi degli adulti e le frizioni coi genitori, le si affianca ben presto Indaco, un punto interrogativo in motorino, misterioso, sprezzante del pericolo e delle regole. Non fa esattamente parte del gruppo di ragazzi che Viola comincia a frequentare, compare all’improvviso, condivide del tempo con loro e nulla più: nessuno sa della sua famiglia, di dove viva. Indaco ama mettersi in pericolo per strada, disegna balene sui muri, accumula scatolette in un luogo abbandonato sognando di trasferirsi lì per sfuggire a una situazione complicata.

I due protagonisti si fanno specchio: cercano di leggere ciscuno dentro la difficoltà dell’altro, di interpretarne gli angoli nascosti e le paure. Ma Indaco, tanto bravo ad ascoltare isilenzi e le posture di Viola, non sa che basta essere ses stessi, senza costruirsi un personaggio, per essere interessanti. Non sa che quel che è vero poi salta fuori, se chi ti vuole bene cerca di vederti davvero, di scoprire il tuo intorno.

Il romanzo alterna al racconto le pagine del “quaderno delle mie paure” di Viola, dove la ragazza racconta la prte più nascosta di sé. nche se sono Viola e Indaco a brillare e a sucire di prepotenza in rilievo sulla pagine, il gruppo di adolescenti sullo sfondo è un bel ritratto dei ragazzi di oggi: ci sono i loro modi di stare al mondo, le serie tv che guardano, il loro mettersi in gioco. E c’è una frase, dipinta su un muro, da cui può essere interessante partire proprio con loro per riflettere sul mondo, sull’oggi, sul futuro, sulle possibilità di cambiare: “non è tutto loro quel che luccica”.

Per cui fa piacere avere un bel romanzo italianoda proporre ai ragazzi di 12/14 anni in cui riconoscere, se li sai, i luoghi, le colline, certi orizzonti 😉

La bella illustrazione di copertina è di Ottavia Bruno.

Marco Magnone, La mia estate indaco, Mondadori 2019, 288 p., euro 17, ebook euro 8,99

Melvina

5 Lug

Melvina è un progetto che accompagna la fumettista Rachele Aragno da quando tredicenne ha incontrato questo personaggio, suo alter ego, e ha cominciato a disegnare avventure con lei protagonista. In quello che si annuncia il primo volume di altri dedicati alla ragazzina coi capelli rossi, il lettore la conosce mentre di nascosto scopre che i suoi genitori vogliono trasferirsi per l’ennesima volta, senza ovviamente tenere inconto la sua opinione. Inseguendo il gatto sui tetti, cade in una casa vicina dove l’attendono strani personaggi: un anziano di nome Otto e alcuni animali antropomorfi che stanno prendendo il tè in attesa di lei, la prescelta che dovrà liberarli dal potere del malvagio Malcape, sovrano di Aldiqua. Melvina scopre un mondo fantastico e soprattutto la missione che l’aspetta.

Tutto il fumetto è in modo molto interessante giocato sul diventare grandi, sugli adulti che non ascoltano i più piccoli, sul desiderio di crescere in fretta. Ma cosa significa davvero essere grandi? Proprio quello che Melvina scoprirà a fine avventura, nelle sagge parole della nonna. Un fumetto che racconta anche degli affetti famigliari, e lo fa con un certo significato che scoprirete leggendo le pagine di chiusura del volume in cui l’autrice e gli editori raccontano il progetto.

Rachele Aragno, Melvina, Bao Publishing 2019, 208 p., euro 20

Lucy

3 Lug

Che meraviglia questo romanzo per i ragazzi più grandi (triennio superiori) in cui il lettore accompagna Lucy per le strade di New York, più precisamente Manhattan, ascoltando i pensieri, le elucubrazioni, i dubbi e le osservazioni di questa curiosa diciassettenne amante degli esistenzialisti francesi, alla perenne ricerca dell’unico romanzo scritto dal padre – le cui copie sembrano essere tutte scomparse – e impegnata a capire le coordinate della vita.

Lucy è bravissima a basket, molto più dei maschi che spesso se la prendono quando li batte, e a basket gioca sovente col suo migliore amico di sempre, Percy, di cui è segretamente innamorata. Ha una migliore amica molto diversa da lei e per questo complementare, una cugina più grande che lavora in una galleria d’arte e spera di potersi mantenere come artista, una femminista caustica che le fa leggere Simone de Beauvoir, e un contorno di compagni di classe per cui lei è abbastanza indifferente, quando non guardata con superiorità. Ha due genitori che reputa in gamba, ma su cui comincia a farsi domande: non è che sua madre ha rinunciato alla propria carriere universitaria quando è nata lei? Lucy è curiosa e attenta, adora osservare gli altri, anche i perfetti sconosciuti per strada o nella metro, anche i vicini da cui fa la baby sitter: fruga nelle loro librerie e nei loro casssetti per cercare di capire com’è davvero al loro vita, al di là di quello che appare. Già, l’apparenza e la bellezza: due punti su cui Lucy – che certo bella non si ritiene – riflette a lungo. E poi i rapporti con gli altri, e i ragazzi, e l’amore.

Lucy è vera, dubbiosa, insicura e insieme con solide certezze come solo un’adolescente può essere: trova cavilli, fa 8e si fa) domande su domande, forse cerca risposte e significati laddove non hanno ragione di essere. E cerca la sua strada, cerca di individuare quei tratti che la caratterizzano e che la fondano, che rimarranno sempre a fare Lucy, anche quando crescerà e andrà per il mondo. Lucy è una capace di pensare questo del suo illusorio amore superficiale e a tratti banale: “Caro Percy, tu sarai sempre la mia illusione ottica preferita. Un giorno, in un lontano futuro, penserò di nuovo a te, e il mio cuore scarterà all’improvviso in risposta a un’antica memoria muscolare. E la fugace fitta provocata da quel momento non avrà nulla a che fare con te e tutto a che fare con la ragazza di diciassette anni che ti amava, e con l’impossibilità di dimenticarla”.

Un romanzo che scorre e cattura, in cui un po’ riconoscersi; uno sguardo onesto sugli adulti, sulle scelte di vita, sull’ipocrisia. E sulla luminosità degli adolescenti.

Dana Czapnik, Lucy (trad. di Marinella Magrì), Solferino 2019, 301 p., euro 18, ebook euro 9,99

Norvelt

20 Mag

Norvelt esiste davvero, è in Pennsylvania e ha un’affascinante storia che deriva dalla sua fondazione (è stata voluta come comunità modello durante il periodo della Grande Depressione) e dal suo legame con Eleanor Roosevelt. Jack Gantos ci è nato e, con abilità di scrittura rara e spassosissima, regala al lettore un ritratto dell’estate dei suoi tredici anni. È il 1962, nell’aria ci sono gli echi del Vietnam come della Seconda Guerra Mondiale a cui il padre del protagonista ha preso parte, come della contemporaneità: John Kennedy, la morte di Marilyn Monroe; è anche l’estate che Jack passa costantemente in punizione, cosa che manda in bestia la sua amica Bunny, figlia dell’impresario di pompe funebri; è l’estate in cui suo padre decide di costruire in ocrtile un rifugio antiaereo e un campo d’aviazione… è l’estate in cui Jack cresce e in cui si misura con la storia: quella di cui è appassionato e che viene raccontata nei libri che divora e quella della cittadina in cui vive.

Jack è un imbranato che ha paura di tutto e che prende a sanguinare copiosamente dal naso ogni volta ha fifa, persino nel sonno, ma sulla sua strada c’è lei, miss Volker, l’anziana infermiera che ha promesso a Eleanor Roosevelt di prendersi cura degli abitanti di Norvelt all’atto della fondazione e responsabile dell’accertamento dei loro decessi. Per ogni morto scrive un necrologio per il giornale locale e, visto che le sua mani sono piegate dall’artrite, si affida a Jack a cui detta con velocità vorace e appassionata. Quelli che compone non sono semplici coccodrilli, ma veri affreschi che raccontano la storia delle singole persone, della città e di altra gente, indietro nel tempo, che lei lega per rimandi e affinità. Insieme compone l’affresco di una comunità e il suo racconto, compreso il disgregarsi della comunità originaria e dell’idea su cui era fondata; riesce a scrivere il necrologio di una casa e, con la stessa lingua biforcuta con cui si rivolge al mondo, riesce a fermare sulla pagina perle di bellezza e saggi consigli per il ragazzino che ha davanti. Il suo continuo battibeccare con l’anziano spasimante a cui ha invano promesso il matrimonio quando saranno gli unici due fondatori sopravvissuti è esilarante e imperdibile, ma non sono certo le niche pagine che faranno ridere il lettore. La storia poi si tinge anche di giallo: muoiono troppe vecchiette una dietro l’altra per non destare sospetti…

Jack Gantos, Norvelt. Una città noiosa da morire, Edt Giralangolo 2019, 310 p., euro 16

Tuono

23 Apr

Il piccolo Ulf continua a deliziarci con le sue storie, che rendono sempre vivo ai lettori Ulf Stark e la sua grande capacità di raccontare con delicatezza, grazia e divertimento l’avventura del crescere. Non avevamo ancora finito di sfogliare Il bambino mannaro, che ecco arrivare una nuova avventura di Ulf e del suo amico Bernt alle prese con un gigante. La famiglia di Ulf ormai la conosciamo: il papà dentista, la mamma che si occupa di tutto in casa con leggerezza e umorismo, il fratello maggiore a tratti insopportabil e avido consumatore di gelatine al lampone. Al centro della vicenda questa volta, proprio la mamma e il suo rifugio segreto: un capanno nel bosco dove passa un pomeriggio nel fine settimana, un tempo tutto per sé da cui osservare il cielo, ascoltare il fruscio degli alberi e – come dice – “tornare me stessa” in nome del diritto di ciascuno a qualche ora di solitudine.  Proprio il capanno però viene centrato da un albero caduto durante una tempesta, intristendo la mamma che si butta nella pulizia folle della casa e smette di suonare il pianoforte. Il papà non capisce l’importanza del capanno e – come Ulf sa benissimo – non si darà mai pena di rimediare ai dani del tempo. Serve allora l’aiuto del temuto gigante dalle camicie hawaiane che Bernt sostiene mangi i bebé. Anche se il padre continua a dire che Bernt è un contafrottole, Ulf crede ciecamente nel suo amico che pare sapere sempre tutto. Sarà anche questione di musica, di gentilezza, di andare oltre le apparenze. E poi, sì Bernt non sa tutto, ma sa cose molto preziose, tipo il motivo per cui i ragazzini fanno in continuazione cose che li fanno star male per il terrore: per diventare adulti. Saggio Bernt.

Il testo è accompagnato dalle illustrazioni a colori di Marcus-Gunnar Pettersson, che si adattano a meraviglia alla narrazione di Stark.

Ulf Stark – ill. Marcus-Gunnar Pettersson, Tono (trad. di laura Cangemi), Iperborea 2019, 119 p., euro 12

Acerbo sarai tu

15 Apr


“A me va bene il sapore che ho”. La voce che si fa poesia è quella di qualcuno che sta crescendo, ma che giustamente non ci sta ad esser definito acerbo. Non è negativo il sapore che ha; è il sapore di quel momento: quello della fatica di crescere, del bello di cambiare, delle rabbie, dei pomeriggi di noia, dei primi amori, della stanchezza di non si sa cosa.

Già così brava a cogliere l’essenza del crescere in Vetro e nei versi che accompagnano anche Fiato sopseso, Silvia Vecchini torna a dare voce all’età dello stupore e delle contraddizioni, quell’età così potente e fragile, in cui il problema è sentire il gusto di se stessi, non stare all etichette che ci appiccicano gli altri.

Ad accompagnarla è il tratto di Francesco Chiacchio che con macchie di colore dà volto e concretezza al sentire che viene detto; a volte poi è l’illustrazione a prendersi tutta la pagina, a spinger di lato le parole, quasi non ce ne fosse bisogno, quasi bastasse lasciarsi guardare o guardarsi, lì, in quel momento sopeso in cui talvolta ci si accorge che può anche nevicare dentro.

Silvia Vecchini – Francesco Chiacchio, Acerbo sarai tu, Tpipittori 2019, 80 p., euro 16

Shhh. L’estate in cui tutto cambia

9 Apr

Sto preparando un percorso ricco di libri che ri/specchiano gli adolescenti lettori e va in cima alla lista questo nuovo fumetto che ha mantenuto il formato originale per dare giusto respiro alle immagini, risultando così uno spesso albo quadrato. Racconta di quel passaggio delicato in cui non sei né carne né pesce; in cui l’adolescenza crea improvvisi baratri e distanze tra ragazzi che hanno la stessa età, eppure qulacuno improvvisamente è proiettato in avanti, verso i più gtandi, mentre altri mantengono un passo più regolare che li fa sembrare più lenti, quasi indietro.

Hanna è entusiasta: la mamma la sta accompagnando dagli zii, nella casa di vacanza dove da sempre passa una settimana estiva in compagnia della cugina e grande amica Siv, con cui condivide la stanza e la passione per battere i record (grachi raccolti, tempo passato in immersione, insetti nel barattolo…). Invece improvvisamente i punti fermi conosciuti non ci sono più: è un altro primato che interessa a Siv (“hai già baciato?” chiede subito), tanto quanto cercare di passare più tempo possibile con la sorella maggiore e il suo gruppo di amici. Anche Mette è cambiata: ha le tette normi, scapa di notte per raggiungere il fidanzato che non piace ai genitori, chiede alle ragazzine di coprirla. Hanna invece è il canore in persona, non riesce a dire bugie e, quando ci si mette, arriva un guaio. Com’è cambiato questo luogo del cuore in un solo anno; e chissà come cambierà ancora.

Un libro prezioso perché la sua autrice utilizza poco misuratissimo testo, lasciando alle illustrazioni e al contorno della natura la descrizione dello stato d’animo di Hanna e di quel che le gira vorticosamente intorno.

Magnhild Winsnes, Shhh. L’estate in cui tutto cambia (trad. di Elena Putignano), Mondadori 2019, 368 p., euro 25