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Il ladro di panini

21 Mag

ILLADRODIPANINIMarin è un bambino fortunato: ogni giorno nel cestino del pranzo trova un panino fatto preparato dalla mamma e un biglietto scritto dal papà.La mamma poi prepara un panino diverso per ogni giorno della settimana, usando sempre un ingrediente speciale: la sua maionese fatta in casa. Ma il lunedì della settimana su cui si apre la storia il panino è sparito e così anche il giorno successivo: Marin decide allora di improvvisarsi detective e, dato che il preside non gli dà retta, di tentare di raccogliere indizi e tendere trappole per cercare di stanare il ladro. In realtà sarà la mamma a fornirgli la carta vincente, addirittura a base di cucina molecolare!

Il bel formato dei prima graphic di Sinnos per una storia divertente dalla grafica accattivante: le illustrazioni del canadese Patrick Doyon giocano su una palette di colori non scontata, ma azzeccatissima.

Patrick Doyon – André Marois, Il ladro di panini, Sinnos 2018, 160 p., euro 13

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Gigi delle caverne

12 Mag

Gigi Unga-Banga ha pochi muscoli e tanto cervello; è un inventore nato, ma anche in questo caso arriva secondo (quando non terzo): è infatti il discendente di una famiglia dove si sono inventate cose fondamentali, come il fuoco e la ruota. Siamo nell’Età della Pietra e il fumetto fotografa la realtà di un gruppo di ragazzini arrivati al dunque: è il momento del Rituale PestaBestia, quando i dodicenni della tribù vengono mandati allo sbaraglio nella giungla per affrontare uno dei terribili sei animali che probabilmente li sbraneranno o li ridurranno in poltiglia prima che loro possano risultare vincitori. Ovviamente Gigi parte svantaggiato: già dalle terribili lezioni di educazione fisica tutti hanno capito che lui è il pappamolle e l’imbranato di turno, mentre lui sa di valere ben di più: è convinto infatti che inventerà la cosa indispensabile. Nella giungla ecco l’imprevisto: un nuovo animale mai visto prima e una nuova sfida per il gruppo dei cinque, che dovranno allearsi, superando preconcetti e stereotipi, e tornando al villaggio vincitori.

Il fumetto di Reynold e McAndrew è divertente, dissacrante e il personaggio di Gigi piacerà sicuramente ai lettori: al di là dell’ambientazione preistorica, infatti, riconosceranno alcuni tratti e problemi dell’adolescente di tutti i tempi: i rapporti in famiglia, quelli con i compagni di scuola, il primo amore, i dubbi, le paure, le proprie certezze anche quando nessun altro ci crede.

Aaron Reynold – Phil McAndrew, Gigi delle Caverne (trad. di Maria Laura Capobianco), Il Castoro 2018, 248 p., euro 15,50

Mezolith

9 Mag

Se avete già sfogliato il primo volume di Mezolith, uscito nell’autunno 2016, sapete la potenza di questa narrazione e il grande studio degli autori che ne è alla base: una ricerca antropologica, etnografica, archeologica che si riflette anche sul segno di Brockbank. Il realismo con cui si propone al lettore l’ambientazione del periodo mesolitico è di sicuro impatto e fascino, accanto alla sapiente amalgama della realtà dell’epoca in ogni suo particolare con la narrazione del mito, che si fonde nel fumetto come nella vita del protagonista e della sua tribù.

Nell’età della pietra di mezzo, al termine dell’ultima glaciazione, in Inghilterra, il lettore segue le vicende di Poika, ragazzo che fa parte della tribù dei Kansa, destinato a guidare il suo clan verso la salvezza. Se già il precedente volume si presentava come una narrazione di formazione che seguiva la crescita del ragazzo verso l’età adulta, questo si acuisce ancora di più in questo volume, dove il ragazzo impara i termini della vita e della morte non solo attraverso quel che gli succede, ma attraverso le narrazioni degli anziani e il racconto dei miti. Poika si scontra con la violenza e il desiderio vendicativo di alcuni membri del clan, con l’esclusione e le diverse reazioni di fronte alla diversità (in primis quella fisica, la macchia sul volto della giovane Sisu), con i segreti, con i sogni e gli incubi che parlano, con la forza della natura e quella dei sentimenti. Un fumetto quindi che racconta innanzitutto della vita e della difficile bellezza del crescere, dove l’ambientzione storica scelta, così particolareggiata e precisa, è un valore aggiunto.

La festa e altre storie

7 Apr

Sergio Ruzzier prepara per il lettore proprio una festa, come nel titolo del suo nuovo albo illustrato uscito da Topipittori e a giorni disponibile anche da Chronicle Books: un’uscita da festeggiare per il formato, perché dentro ci sono tre brevi storie, perché è un fumetto dedicato ai primi lettori, perché alla descrizione dell’amicizia tra i protagonisti e del loro mondo è sottesa una raffinata ironia che ci fa sperare in prossime avventure della coppia.

Fox e Chick sono ovviamente una volpe e un uccellino, che condividono un mondo fatto di amici – talpe, topi, rane, di avventure e di battibecchi che finiscono sempre con un sorriso. Almeno da una delle due parti. Ci ricordano Lester e Bob, anche se Fox ha per l’amico uno sguardo più bonario e paterno e meno malizioso rispetto a Lester. Si prendono molto sul serio e sovente alla lettera: come quando Chick dà una festa nel bagno dell’amico dopo avergli chiesto il permesso di usarlo o come quando si incaponisce nel spiegargli che le volpi non mangiano carote, ma scoiattoli, cavallette, talpe, persino… uccellini! Inutile dire che alla fine è ben contento che di gustarsi la zuppa di verdure, almeno per quella sera…

Davvero un buon libro da tenere in considerazione sia per i lettori alle prime armi, che si soddisferanno con questa giusta misura e con l’ironia contenuta nelle storie. Sarà poi l’occasione anche, per chi non li conoscesse, per andare a recuperare gli altri titoli in catalogo sempre da Topipittori: Stupido Libro, Due topi, Una lettera per Leo.

Sergio Ruzzier, Fox + Chick.La festa e altre storie, Topipittori 2018, 56 p., euro 15

Macaroni!

4 Apr

Macaroni-COVER-OK-DEF-222x300Un fumetto che due anni fa ha vinto in Belgio il Prix Cognito per il miglior fumetto a carattere storico e che narra dell’emigrazione italiana in Belgio attraverso i racconti che un nonno fa al nipote. Roméo ha undici anni e poca voglia di passare una settimana d’estate col nonno che conosce davvero poco e che ha davvero poche parole, giusto quelle – sembra – per lamentarsi, per sgridarlo e per mostrargli i lavori nell’orto. Sarà una ragazzina che vive nella casa accanto a fornirgli le coordinate per interpretare il nonno e il coraggio di chiedere: perché gli manca il pollice, com’era il lavoro in miniera, com’è l’Italia.

Ne vien fuori il racconto di una vita di stenti nel Sud dell’Italia, l’emigrazione in Belgio a lavorare in miniera e il sogno svanito di un posto nelle ferrovie, ma anche il dolore e la fatica della guerra, che torna negli incubi e in quel nome sempre uguale – Mussolini – dato ad ogni maiale allevato nella baracca in fondo all’orto. I ricordi del nonno e la testimonianza del padre permettono al protagonista di ricostruire una parte di storia famigliare fino ad allora ignorata, ma anche di cucire davanti al lettore le condizioni degli emigrati italiani degli anni Cinquanta, in un fumetto che non nasconde la vita, la malattia, la fatica e la bellezza, foss’anche solo quella dei ricordi e dei sapori preservati nelle verdure e nell’uva curata sull’unico filare possibile.

Il libro ha una preziosa postfazione in cui Zabus ricostruisce la genesi e la lavorazione della storia fino a farsi fumetto, ripercorrendo il documentarsi, il lasciar sedimentare, il vederla finalmente nella giusta forma, grazie alle illustrazioni di Thomas Campi.

Thomas Campi – Vincent Zabus, macaroni! (trad. di Emanuelle Caillat), Coconino 2018, 144 p., euro 20 

La spaventosa paura di Epiphanie Frayeur

3 Apr

Dopo L’uomo montagna in cui affrontava il tema della morte, Séverine Gauthier si cimenta con quello delle paure che attanagliano, bloccano e distruggono. Regala al suo personaggio uno splendido accostamento nel nome di epifania e di terrore/attacco di panico, che può passare inosservato al lettore che non mastica il francese, mentre Clément Lefèvre sceglie, per le scene più buie, sfumate di verde che ben dicono l’atmosfera.

Epiphanie ha otto anni e mezzo, la stessa età della sua paura, che la segue come un’ombra e che nel tempo è cresciuta ben più di lei: è cresciuta al punto da essere quasi indipendente, dal scegliere autonomamente di far paura a chiunque si avvicini. Quando la ragazzina decide di liberarsene, o per lo meno di addomesticarla, si imbarca in un’avventura che la conduce su sentieri tortuosi e le fa incontrare persone che avranno un ruolo importante nel tenderle la mano nonostante sembrino impotenti anche loro davanti alla nera creatura che l’accompagna. Ecco una guida che ha perso aderenza al terreno e serietà, il dottor Psyche, un eclettico parrucchiere, un domatore di circo, una chiromante, un cavaliere senza macchia né paura dalle sembianze donchisciottesche. Nel viaggio Epiphanie prende coscienza del desiderio di essere libera, della volontà di recidere il legame con la paura e di non avere timore. La paura, reciso il filo che le lega, si fa piccina, quasi un animale da compagnia, ed è significativo che sia Epiphanie a prenderla per mano e a portarla verso il tramonto, proprio dove il cavaliere dice che devono essere portate le donzelle in ambasce.

Ricco di giochi di parole e sfumature di significato che vengono ben mantenuti nella traduzione italiana, il libro è finalista al Premio Andersen 2018 nella categoria “miglio libro a fumetti” e regala al lettore anche un gioco dell’oca finale con cui intrattenersi ancora nella storia.

Gauthier – Lefèvre, La spaventosa paura di Epiphanie Frayeur (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2018, 96 p., euro 17

Lucenera

23 Gen

È un lusso questo fumetto, dalle tavole impressioniste che affascinano e catturano, piccoli quadri a sé stanti che in fila danno l’insieme della storia, fatta della materia di paesaggi e volti prima che dalle parole. Davvero ha ragione l’editore a definire sfolgorante l’esordio come autrice di Barbara Baldi, da anni colorista e fumettista che condensa in questa graphic novel l’estrema bravura nel ritrarre il paesaggio accanto a una storia essenziale di caduta e di redenzione.

Il lettore segue la vicenda di Clara, nipote della nobildonna appena deceduta. Siamo nell’Inghilterra del 1850 e a Clara spetta l’eredità del maniero e delle proprietà terriere, mentre la sorella, offesa per le scelte della nonna, nonostante abbia avuto l’equivalente in fondi fiduciari e denaro, lascia la casa con rabbia e la sorella al proprio destino. Il destino di Clara segue quello della grande casa: mancano i fondi per la manutenzione, il lavoro è tanto nonostante la ragazza affianchi i domestici e non si risparmi, il grano brucia e il raccolto non si può vendere pena la fame.  Ceduti tutti gli arredi possibili agli antiquari, Clara è costretta a licenziare il personale, affidare gli animali ai vicini e andare lei stessa a servizio nel tentativo di guadagnare. La sofferenza, la fatica, le meschinità altrui, la miseria non piegano Clara, che persegue nell’obiettivo di salvare la casa e insieme se stessa, nel tentativo di risalire dopo la caduta, di poter tornare a sorridere, di farcela nonostante tutto. L’attaccamento verso il luogo che l’ha vista crescere è pari all’attaccamento alla vita, che Clara abita con la dignità di chi tiene alto uno sguardo limpido, di chi è forte di quel che ritiene fondante ed essenziale.

È fatto di tanti silenzi questo libro: corrispondono alla solitudine della protagonista; li abitano i paesaggi, les tagioni con la loro maestosità e l’infinita bellezza, la stessa bellezza d’orizzonte che consente a Clara di non smarrirsi del tutto, di resistere. Gli echi impressionisti si rincorrono per tutto il testo, nei paesaggi innevati come nei notturni e si può giocare a rintracciare i rimandi (tra i più facili, certi covoni che sanno di Van Gogh, ma ve ne sono moli altri, compresi quelli letterari). Le figure paiono talvolta uscire dalla tavola e farsi presenti nel mondo del lettore: certi sguardi, certe posture, certi raccolti di capelli, chignon da cui scappano ciocche che sembra volino lì davanti, nel vento, come le lenzuola stese ad asciugare.

Davvero imperdibile.

Un’intervista all’autrice.

Barbara Baldi, Lucenera, Oblomov 2017, 120 p., euro 20

La guerra di Catherine

19 Gen

Questo fumetto nasce dall’omonimo romanzo di Julia Billet, pubblicato nel 2012 dall’École des loisirs, a cui Claire Fauvel regala una veste grafica che rende ancora più vicino al lettore la narrazione, permettendogli tra l’altro di ritrovare la storia della Maison des enfants de Sèvres, fondata nel 1941 inizialmente per dare un tetto ai bambini della regione parigina vittime delle restrizioni alimentari e attiva fino al 2009 con funzioni diverse, ma dove in realtà furono salvati clandestinamente durante la guerra più di sessanta bambini ebrei. In questa scuola, dove fu nascosta Tamo Coehn, madre dell’autrice,  lavorarono pedagogisti d’avanguardia che portavano avanti parallelamente un forte impegno civile; il libro rende omaggio e a tutte le persone impegnate in vari modi sul fronte della Resistenza.

Attraverso la storia di Rachel Cohen, affidata dai genitori alla Maison, il lettore segue l’incalzarsi degli avvenimenti: non è la guerra fatta di combattimenti e linea del fronte, ma quella della violenza sottile di ogni giorno che priva i bambini della propria identità, degli adulti che rischiano la vita per cercare di salvarli, della fuga continua. C’è la guerra quotidiana per trovare cibo, per passare indenni i controlli d’identità; ci sono i cambiamenti e le miserie che la nuova condizione impone.

Diventata Catherine Colin, Rachel posa il suo sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica: appassionatasi grazie al marito della direttrice della scuola e capace di sviluppare i rullini, rimarrà salda alla sua Rolleiflex in balia degli eventi. Fotografare diventa il suo modo di resistere, di tenere alto lo sguardo e di testimoniare quel che sta accadendo attraverso le immagini che scatta. Fotografare diventa anche il mezzo che le permette di rimanere se stessa nonostante la falsa identità, il mezzo che la condurrà fino alla festa nella Parigi liberata e al ritrovare le persone che ha incontrato lungo il cammino, per affacciarsi poi su una nuova vita, dove la fotografia continuerà ad avere una parte importante. Il libro infatti ha il pregio di spingersi un poco oltre la fine della guerra e di riflettere sulle tracce lasciate nelle persone; le fotografie sono invece la traccia che Rachel utilizza per narrare, per testimoniare e anche per resistere e sentirsi viva.

Il fumetto è finalista – peraltro in ottima compagnia – nella sezione ragazzi al festival di Angoulême, che si tiene a fine mese.

Julia Billet – Claire Fauvel, La guerra di Catherine (trad. di Elena Orlandi), Mondadori 2018, 168 p., euro 18

Supergum

15 Gen

Gianluca ha otto anni, vive nel micropaesino di Pieve San Broccolo e ha appena scoperto di avere un fantastico super potere: sa comandare la gomma da masticare. In realtà, dopo l’entusiasmo iniziale e la ricerca di un nome degno insieme all’inseparabile amico Glauco, Gianluca – ora diventato Supergum – non è più così contento delle sue capacità soprannaturali; per ora infatti non ha fatto altro che aiutare un anziano ospite della casa di riposo a godersi la merenda, sostituendo con la gomma l’adesivo per la dentiera. E poi, gravissimo, anche la sua compagna Viviana, nota vipera della classe, è dotata di un super potere, visto quel che combina con lo yo-yo. I due si troveranno a fronteggiare i rapinatori che stanno svaligiando la gioielleria nel giorno della festa del paese; allora Gianluca scoprirà che quel che pare un super potere può in realtà venire da anni di allenamento e che le sue capacità trasformiste possono essere impiegate anche in altri campi.

Un fumetto adatto dai 6/7 anni in lettura autonoma; peccato semplicemente per il sospeso: ci vien detto che l’azione prosegue nel prossimo volume, e allora speriamo che arrivi presto e che i lettori non rimangano troppo fermi lì, sul furgone, insieme a due nuovi loschi individui che meditano un rapimento.

Il sito di Susanna Rumiz.

Laura Guglielmo – Susanna Rumiz, Supergum, Bao Publishing 2017, 72 p., euro 16

Mumin e le follie invernali

2 Gen

Riecco i Mumin! Iperborea ribalta il suo formato classico, lo presenta in orizzontale per offrire ai lettori le strisce dei Mumin, per la prima volta in versione a colori e come singole storie. I troll finlandesi creati da Tove Jansson sono protagonisti sia di una serie di romanzi tradotti negli Istrici Salani sia in strisce che apparvero su Linus; nella prima uscita di un piano editoriale che almeno altre tre nei prossimi mesi, la buffa famiglia di Troll è alle prese con l’arrivo della neve con le temperature bassissime e ben si addice alla stagione! Visto che i Mumin non vanno più in letargo tra il fieno come i loro antenati, perché non temprarsi nel salutare freddo? Che il gelo rinvigorisca è una certezza per il signor Brio, presidente dell’associazione Grandi Giochi all’Aperto che cerca di convincere i quattro a praticare sci, pattinaggio, salto col trampolino. La vanitosa Grugnina, fidanzata di Mumin figlio, così come Mimla, sventata amica e vicina della famiglia, cade vittima del fascino del signor Brio, sempre pimpante e vigoroso, e soprattutto desideroso di essere sempre primo in qualunque gara e competizione. Per consolarlo della disfatta di un disonorevole secondo posto, i Mumin organizzano una battaglia di palle di neve, seguita da una gara in slittino: nulla frena l’esuberanza di Brio, che non sa vedere null’altro che se stesso. Intanto c’è posto per le considerazioni su come sono fatti gli uomini e su come siano a volte irrecuperabili le femmine, sul coraggio, sulla vita, sui risvolti dello sport. Sempre col sorriso a fior di labbra, sempre con un fondo poetico, surreale e con battute irriverenti. E per fortuna poi arriva la primavere che chissà quali altre follie porterà.

Per chi non conosce la saga dei Mumin, l’occasione di avvicinarcisi attraverso un formato originale per poi scoprire un mondo di storie.

Tove Jansson, Mumin e le follie invernali (trad. di Sofia Sacchi), Iperborea 2017, 90 p., euro 12