Tag Archives: omosessualità

La diseducazione di Cameron Post

27 Dic

Un libro scritto davvero bene: una scrittura che prende, che avvolge, che mette il lettore esattamente accanto alla protagonista facendogliene assumere il punto di vista per poter guardare insieme a lei tutto quel che le sta attorno e le capita. Nell’estate del 1989 Cameron Postdiventa orfana di entrambi i genitori, morti in un incidente stradale in un luogo molto significativo alla famiglia della madre, scampata lì ragazzina a un terribile terremoto. La prima sensazione è disenso di colpa e sollievo insieme: i suoi genitori non sapranno mai che ha appena baciato la sua amica Irene, lasciando rivelare pure a se stessa la propria omosessualità. Cameron vive in una cittadina del Montana dove bisogna omologarsi ed essere come gli altri e secondo le convenzioni; non la agevolerà certo vivere con la zia ultraconservatrice e fervida frequentatrice della chiesa locale. L’educazione sentimentale della ragazza passa attraverso la sua passione per il cinema, le lunghe e dettagliate lettere che le invia la ben più scafata Lindesy e gli esperimenti che mette in campo. Fino a quando non si innamora dell’amica Coley, arrivata in città da poco, che poi racconta tutto all’intera comunità; ecco allora che Cameron viene mandata in un centro di riorientamento di stampo religioso che mira a correggere l’identità dei ragazzi, con pretese, regole e modalità assurde. Lì, tra compagni di situazione tanto diversi e tanto simili, si troverà a dover cercare il suo modo di essere e a conquistarsi la sua libertà, tenendo testa agli adulti che vogliono plasmarla. Un finale aperto che torna ancora una volta nel luogo intorno a cui ruota in qualche modo la ita della ragazza e il suod estino; un romanzo che lascia voce alla sua protagonista, sincero, onesto e terribilmente semplice nel suo dire.

L’incipit è di quelli da non lasciarsi sfuggire se si ha l’abitudine di leggere ai ragazzi qualche pezzo ad alta voce durante percorsi di lettura o presentazioni. Dal libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Desiree Akhavan, vincitore del gran premio della giuria all’ultimo Sundance Film Festival, uscito anche in Italia.

Emily M. Danforth, La diseducazione di Cameron Post (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2018, 536 p., euro 19,50, ebook euro 9,99

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In scena!

11 Set

in scenaRaina Telgemeier torna con un fumetto che parla di teatro dal punto di vista di una giovane sceneggiatrice appassionatissima. Callie adora il teatro: quando lo ha scoperto da bambina avrebbe voluto essere protagonista e calcare le scene; poi ha scoperto quanto lavoro nascosto al pubblico rende bello e possibile lo spettacolo e così si è appassionata a creare scenografie con tanto di effetti speciali, pioggia di foglie e tuono di cannoni.

Il fumetto è un inno di amore al teatro e alla complicità del lavoro fatto bene insieme, quello che nasce da una squadra che non perde occasione di darsi manforte per la riuscita finale e per soddisfare il pubblico. Si raccontano le settimane di allestimento, ma anche la vita dei ragazzi che partecipano, i loro innamoramenti, il farsi accettare per quello che sono, la difficoltà di compiacere a un certo modello idealizzato dai genitori, la meraviglia di innamorarsi di qualcuno e la disperazione di non essere ricambiati.

Sempre così attenta ai particolari e sempre molto vicina alla realtà dei ragazzi di cui parla, l’autrice torna ai livelli del suo Smile che tanto l’ha fatta apprezzare dai giovani lettori.

Raina Telgemeier, In scena! (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2018, 233 p., euro 15,50.

Ferma così

19 Ott

ferma-cosiCi sono molti modi per affrontare i “temi caldi” della vita e i romanzi rivolti agli adolescenti ci hanno abituati in questi ultimi anni a vere e proprie perle che sanno dire in modo esatto e pieno di garbo e di grazia tutto quello che sovente sembra troppo difficile da pronunciare ad alta voce a casa o in classe. Eccone un altro saggio: già apprezzata ne Il tempo dell’estate, Nina LaCour affronta in questo libro il tema del suicidio visto dalla parte di chi rimane e porta con sé il senso di colpa di non aver saputo vedere o agire, di non esserci stato abbastanza. Racconta in prima persona Caitlin, che il lettore incontra all’inizio dell’anno scolastico, a pochi mesi dal suicidio della migliore amica che pare non aver lasciato traccia di saluto o di motivazione. Invece Caitlin trova sotto il suo letto il diario di Ingrid, lasciato scivolare lì nell’ultima sera in cui hanno studiato insieme: è attraverso le pagine dello spesso quaderno, riportate anche nel libro, che la ragazza rilegge quello che è successo, facendo parallelamente fronte alla realtà: la sua famiglia, l’insegnante della materia preferita che pare non considerarla più, i rapporti coi compagni fino ad allora distanti perché Caitlin e Ingrid erano un duo a sé, l’innamorarsi di Taylor, l’amicizia con Dylan, nuova arrivata a scuola che chissà cosa nasconde oltre il nero di cui si veste.

Concentrata su se stessa e sul proprio dolore, Caitlin racconta in realtà il dolore di tutti quelli che le stanno intorno e che conoscevano Ingrid, i loro diversi modi di reagire e di tentare di uscire dall’ottundimento che li fa opachi; racconta modi di reagire, necessità di tempi e di gesti, misure che sono necessarie a ciascuno e per ciascuno diverse. Racconta attraverso lo sguardo sugli adulti, in particolare su Miss Delani, prima così perfetta e ammirata, ora improvvisamente assente, distante, che quasi non vuole vedere l’allieva. Racconta attraverso metafore a dir poco perfette: la fotografia, innanzitutto, materia in cui le due amiche sempre si sono applicate insieme, in cui Ingrid eccelleva: la capacità di vedere, quello che si può intuire quando si guarda una fotografia, l’occhio di un altro che riesce a svelare quello che tu non riesci o forse non vuoi notare. E poi la costruzione e la demolizione: c’è un vecchio cinema abbandonato che è stato il posto preferito di Ingrid e Caitlin e che diventa per quest’ultima un luogo simbolo in cui entrare, in cui cercare bellezza e riparo, fino al giorno in cui mezza città assiste alla demolizione e di certo per la protagonista non solo reale, ma fortemente simbolica. Lasciar spazio al nuovo che si può costruire, esattamente come la casa sull’albero che Caitlin mette insieme con tenacia, prima liberando la rabbia che porta dentro, e poi dando un senso allo spazio e a se stessa, bozzolo di ragazza che non è solo più l’amica di Ingrid, ma che riesce a essere se stessa proprio condividendo con gli altri i pensieri che l’amica le ha nascosto sotto il letto. Lasciar andare, costruire, dare tempo: proprio come il tempo delle stagioni, nelle quali è divisa la narrazione. Da “estate” a “estate, di nuovo”: possiamo sempre portare a casa la nave, sana e salva.

Un libro prezioso.

Il sito dell’autrice.

Nina LaCour, Ferma così (trad. di Aurelia Martelli), Edt Giralangolo 2016, 313 p., euro 14,50

Quello che non sai di me

5 Ott

quello-che-non-sai-di-meJam ha sedici anni ed è sotto choc per la morte del suo ragazzo, il suo primo e folle amore durato appena quarantun giorni; non reagisce e per questo i genitori la accompagnano per un semestre alla Wooden Barn School, college in campagna da cui non è possibile comunicare con l’esterno se non grazie a un vecchio telefono a gettoni, specializzato nel prendersi cura di “ragazzi fragili” come vengono definiti sul volantino pubblicitario. La compagna di stanza che le viene assegnata è decisamente sopra le righe, ma la scoperta più disarmante è di esser stata ammessa al Corso Speciale di Inglese, addirittura senza averne fatto richiesta. L’insegnante che lo tiene, per l’ultima volta quell’anno prima di andare in pensione, sceglie accuratamente i partecipanti, un gruppo ristretto che lavora per tutto il tempo su un solo autore, senza campanelle che segnano il passare del tempo, senza obblighi se non discutere insieme e tenere un diario. La signora Quenell ha le idee chiare e ha un’alta considerazione dei suoi alunni, è diretta e non fa sconti a nessuno, che si tratti di disabilità fisiche o rifiuti psicologici: tutti sono chiamati a lavorare su La campana di vetro di Sylvia Plath e a essere puntuali a lezione. Ben presto i ragazzi scoprono il motivo per cui gli allievi degli anni precedenti parlavano del corso come di qualcosa che aveva segnato e cambiato la loro vita: il diario ti permettere di accedere a uno spazio temporale in cui la tragedia che ti ha colpito non ha ancora avuto luogo e in cui puoi rivivere la tua vita fino a quel momento.

Ben presto i cinque ragazzi condividono il loro segreto e cercano modi per comprendere come funzioni questo nuovo mondo a cui è stato dato loro l’accesso; è però anche il momento degli scambi, dei racconti e della fatica di mostrarsi agli altri per quel che sono davvero, scoprendo così le differenze tra i due mondi e la forza che la realtà quotidiana e la vita che proseguono hanno. Il lettore intanto segue Jam e cambia lentamente il punto di vista sulla sua storia idilliaca con Reeve, mettendo a fuoco la pericolosità del volersi raccontare a tutti i costi una versione sola di un fatto.

La scrittura di Meg Wolitzer, già apprezzata in romanzi usciti in collane per adulti ma dove gli adolescenti erano comunque protagonisti, come in “Quando tutto era possibile” (Garzanti, 2014), porta per mano il lettore alla scoperta della personalità, delle famiglie e dei pensieri di ciascuno dei ragazzi e tratteggia la figura di un’insegnante insostituibile, che conosce i propri limiti e i propri difetti, ma che ha anche la capacità di guardare davvero gli alunni e lavorare perché possano dare il meglio e rivelare se stessi. Come non pensare allora alla signorina Olinski e al suo stesso modo di approcciarsi, in un romanzo per le scuole medie da troppo tempo fuori catalogo? Il libro in questione è “Un sabato di gloria” (Mondadori, 1999) e lo potete trovare in biblioteca: merita, davvero.

Il sito dell’autrice.

Meg Wolitzer, Quello che non sai di me (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 269 p., euro 15,50

Voglio una vita a forma di me

4 Ott

voglio-una-vita-a-forma-di-meDi certo i lettori italiani necessiteranno di qualche informazione su Dolly Parton per entrare appieno nell’atmosfera di questo romanzo, ma alla prima ricerca in rete il suo nome è immediatamente associato a Jolene, canzone simbolo anche per la protagonista ritratta da Julie Murphy, quindi si va dritti al punto. Esattamente come fa la trama , in cui Willowdean Dickson racconta in prima persona della sua famiglia, delle sue amicizie e soprattutto del suo corpo: la sua mole, il fatto di essere grassa media ogni pensiero della sua giornata  e segna scelte piccole e grandi. Se preferisce lavorare in una tavola calda anziché in un negozio di vestiti che non vende taglie sopra la 40; se pensa con nostalgia e dolore alla zia obesa morta da poco e al suo modo di vedere la vita; se cerca in ogni modo di evitare le prese in giro a compagne di scuola facili bersaglio degli idioti di turno… tutto porta alla sua esperienza e alla certezza di sentirsi bene nel proprio corpo e di non aver bisogno di altro. Poi arriva Bo, che le lascia lecca-lecca rossi nell’armadietto al lavoro, che condivide con lei lo spettacolo di uno sciame meteorico, che vuole lei; Murphy non è pronta a lasciare che i suoi rotoli di ciccia vengano abbracciati e nello stesso tempo sa benissimo che il suo peso è sempre stato un problema per la madre, rimasta appesa alla gloria temporanea di una vittoria giovanile  al concorso di bellezza Miss teenager Bluebonnet (sì, al punto di rimettersi lo stesso vestito della vittoria da anni…). Aggiungete il fatto che con Ellen, la migliore amica da sempre, le cose non vanno proprio per il verso giusto e avrete gli ingredienti necessari per il colpo di testa del momento: decidere di iscriversi al concorso di bellezza. Ce n’è di che far strozzare la madre, membro del comitato organizzativo e della giuria, di che rompere con Ellen, di che complicarsi la vita: cosa meglio che fuggire da Bo, diventato suo compagno di classe, e mettersi con Mitch, giusto per avere un accompagnatore al Ballo d’inverno?

Al concorso però Will non partecipa da sola, ma la seguono – forti di quello che considerano un esempio – tre ragazze della scuola facilmente prese di mira per i loro difetti fisici: Millie è grassa, ha occhi troppo vicini, narici strette e un campionario di vestiti a fantasia di gattini o cagnolini; Amanda porta pesanti scarponcini ortopedici e Hannah ha una dentatura da cavallo. Il gruppo che potrebbe a prima vista sembrare ideale bersaglio ambulante per la derisione si prepara all’evento tra improvvisati pigiama party, confidenze di segreti e la scoperta del night club che la zia di Will frequentava ad insaputa di tutti, cercando – come sottolinea la protagonista – non di essere sotto i riflettori per aver fatto qualcosa di eccezionale, ma di rivendicare il diritto e la possibilità di fare qualcosa di normale, rendendosi conto della pericolosità del fingere sempre e anche di quella di cercare di vedersi con gli occhi altrui (che poi guardano sovente a noi in modo diverso e migliore di noi stessi).

Penso sia uno dei migliori romanzi letti quest’anno: semplice, diretto e pieno di ironia, tanto che vi sorprenderete in scrosci di risate leggendo. Con un finale perfetto e non scontato (che brava, l’autrice!) e soprattutto pieno di garbo e di grazia.

Il sito dell’autrice.

Julie Murphy, Voglio una vita a forma di me (trad. di Simona Mabrini), Mondadori 2016, 342 p., euro 8,99

Colpo di fulmine

26 Lug

colpo di fulmineHo preso in mano questo libro per scommessa. Fa parte di una serie di quattro, originariamente The Ladybirds Series, in cui l’autrice sceglie di mettere come protagonista in ogni volume una delle amiche facenti parti di un gruppo legato fin dall’asilo (le coccinelle del titolo originale) da un’amicizia a corrente alternata. I personaggi quindi si rincorrono da volume a volume e il lettore – o meglio, la lettrice – può ritrovarli, come accade ad esempio per i libri di Katie McGarry editi da De Agostini. La serie è tradotta da Mondadori come “Stargirl. A un passo dalle stelle” e le copertine sono oggettivamente brutte e stereotipate, anche se quella  del quarto libro – questo – si differenzia comunque dalle altre; a me ricordava una possibile copertina da collana Junior Gaia ed è per questo che l’ho preso in mano.

Il romanzo fila, la scrittura è pulita e la storia non è certo banale. Pearl è una delle quattro amiche di cui parla la serie ed è la ragazza più popolare della scuola, non solo per il suo aspetto, ma per il suo comportamento e la sua leadership naturale. Non si fa mancare nulla: risponde agli insegnanti, si fa regolarmente espellere dalla classe, cerca in ogni modo di riavere dalla preside il cellulare che le è stato sequestrato e influenza tutte le compagne: tanto per capirci è lei che decide chi deve essere preso di mira, fa commenti sgradevoli su abbigliamento e modi e tutte le si accodano. Un segreto ce l’ha pure lei: a tutte le amiche è vietato frequentare casa sua, quella dove Pearl si prende cura di un grande acquario di pesci colorati, passa il tempo senza trucco e schiva i colpi di un fratello irascibile e manesco. Fino all’anno scolastico in corso, è stata protagonista di tutti i musical messi in scena per Natale e quest’anno tocca a “Romeo e Giulietta”, dove avrà l’occasione di baciare Jake Flower. Tutto cambia all’improvviso quando Hoshi, appena trasferitasi dal Giappone, arriva alle prove dichiarando di voler essere Giulietta e ottiene la parte grazie alle sue doti di recitazione, canto e ballo. Pearl le dichiara una guerra sotterranea, inaugurando un comportamento da amica-nemica, fingendo di darle consigli per farle fare orride figuracce, spedirla a prendere il treno sbagliato, convincere altre compagne a farle scherzi vari. Fino a capire che Hoshi non si è solo trasferita in Inghilterra dal padre, ma è fuggita da un futuro di successo dopo esser stata messa sotto accusa per un bacio. A Pearl Hoshi comincia a piacere, fino all’inatteso.

E comunque, se amate il Giappone, la sua cultura e le sue atmosfere, non vi deluderà.

Due note: 1) in alcuni punti la traduzione sembra un po’ affettata e poco naturale; 2) sul sito dell’editore, se la pagina dedicata al volume cartaceo lo consiglia a lettori +12 anni, la pagina dell’ebook vede una segnalazione “+9”: anche no.

Il sito dell’autrice.

Jenny MacLachlan, Colpo di fulmine (trad. di Mathilde Bonetti con la collaborazione di Nadia Toffanello), Mondadori 2016, 219 p., euro 12, ebook euro 3,99

Ti darò il sole

16 Giu

ti darò il soleAmmetto di aver faticato ad ingranare con questo romanzo, che invece, almeno nella mia ottica di lettura, ha poi una folle accelerata di bellezza nella sua parte finale che forse è quel che ci si aspetterebbe distribuito su tutto l’arco della narrazione. Forse una certa difficoltà deriva dagli inserti molteplici della massime tratte dalla bibbia di nonna Sweetwine, la nonna dei protagonisti, e dai capitoli che presentano un andirivieni temporale sull’arco di tre anni: a capitoli alterni infatti seguiamo le vicende di Noah dai 13 ai 14 anni e quelle della gemella Jude tre anni più tardi, ricostruendo così le vicende della loro famiglia.

Noah e Jude sono legatissimi e assolutamente diversi, negli atteggiamenti come nel carattere: ombroso e solitario, lui, solare e ribelle lei. Il lettore li conosce per come ciascuno parla di sé in prima persona nei propri capitoli e per come vede l’altro, partendo dall’estate in cui la madre decide di migliorare ulteriormente la loro preparazione in vista dell’iscrizione a una prestigiosa accademia artistica; Jude sa che è il fratello ad avere i numeri, ad essere un genio del disegno, ma contemporaneamente lo vede privilegiato dalla madre e ne è gelosa: la sua forma di ribellione si legge negli abiti che indossa, nel trucco che utilizza, nei continui battibecchi che la contrappongono alla madre, mentre Noah si innamora di Brian, il nuovo sorprendente vicino di casa. Tre anni dopo tutto è cambiato: la madre è morta in un incidente d’auto, il padre è tornato a vivere a casa, Jude frequenta l’accademia, mentre Noah non ci ha mai messo piede e quasi sembra aver dimenticato la sua dimensione artistica. La rabbia di Jude, il tentativo di riparare gli sbagli che vengono confessati pian piano, la portano nello studio di un celebre scultore, suo tutor per il nuovo progetto scolastico, un uomo inquieto, dal passato tormentato e misterioso, per la cui casa si aggira un affascinante ragazzo inglese.

Tutta la narrazione è incentrata sul tema dell’arte, sulla propensione artistica dei protagonisti, sulla forza che scaturisce dalla scultura, dall’illustrazione, dall’osservazione della realtà, dalla capacità di fare arte partendo da quel che si sente, da quel che si vive o da quel che si nasconde nel più profondo di sé.

Il sito dell’autrice.

Jandy Nelson, Ti darò il sole (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2016, 485 p., euro 17,50, ebook euro 8,99

Fan della vita impossibile

23 Mag

fan della vita impossibilePer molti adulti questo non sarà un libro facile da proporre ai ragazzi, visto che parla di disagio, droga, tentativi di suicidio, relazioni a tre, omosessualità, bullismo a diversi livelli. Per fortuna però ci sono degli adulti che lo proporranno e c’è la capacità di scegliere dei ragazzi, che probabilmente lo prenderanno in mano per leggere storie di amicizia e di crescita.

Costruito in un intrecciarsi di voci – quelle dei tra protagonisti a capitoli alternati – e di punti di vista – il narratore a volte è esterno, in altri casi parla un personaggio in prima persona – il romanzo racconta della vita di Mira, Jeremy e Sebby. I primi due condividono un inizio di anno scolastico non certo semplice: Mira ha cambiato scuola, ma tutti sono al corrente che ha alle spalle mesi problematici; Jeremy torna dopo un grave episodio che lo ha colpito profondamente. A loro si unisce Sebby, che Mira ha conosciuto durante il soggiorno in ospedale e che è diventato in qualche modo un sostegno e un appiglio.

Le loro difficoltà sono ben presto messe sul piatto, anche se vengono chiarite nell’insieme poco a poco durante tutto l’arco della narrazione: Mira ha una sorella perfetta e si sente fuori posto in famiglia, ha avuto problemi di autolesionismo e preferirebbe passare le giornate rannicchiata sotto le coperte piuttosto che comportarsi come una normale studentessa; Jeremy ha abbandonato anzitempo il precedente anno scolastico dopo aver trovato sul suo armadietto una scritta che “celebrava” la sua omosessualità e dentro una serie di minacce alla sua famiglia e ai suoi due papà; Sebby vive dichiaratamente il proprio essere gay, ma questo non è tollerato nella famiglia affidataria in cui vive, attorniato da bambini piccoli, al cui clima cerca di sfuggire trascurando la scuola, abusando di droga e alcol, ma anche cercando un proprio spazio. Ecco, cercare una propria forma, un proprio modo di essere è il tema che corre lungo tutte le pagine, anche negli altri personaggi che affiancano i protagonisti, in un ritratto corale di adolescenti ritratti nella quotidianità della scuola, della famiglia, del tentativo di farsi comprendere e di darsi il tempo per riaggiustare ferite, superare traumi, sbocciare.

Il romanzo disegna anche il ritratto di un carismatico giovane professore che tanto fascino esercita sugli alunni e per questo facile preda di fraintendimenti.

Il sito dell’autrice.

Kate Scelsa, Fan della vita impossibile (trad. di Maria Carla Dallavalle), Mondadori 2016, 324 p., euro 18, ebook euro 6,99

Siamo tutti fatti di molecole

13 Lug

9788880339717

Stewart ha tredici anni, è basso, decisamente nerd e a volte un po’ pedante, ha un q.i. fuori dalla media grazie al quale frequenta una scuola privata insieme a compagni altrettanto dotati. Ashley ha appena un anno in più, è bella e parecchio “vuota”, dedita alla moda e a seminar zizzania tra le amiche per risultare sempre la più popolare, scivola sovente sulle parole giuste da usare ed è impegnata a mantenere intatta la perfetta immagine di sé e quindi a non far sapere a nessuno che suo padre si è dichiarato gay e adesso abita nella casetta in giardino. I due soggetti si trovano sotto lo stesso tetto perché il padre del primo e la madre della seconda, innamoratisi al lavoro, decidono di andare a vivere insieme, condividendo le giornate e anche le abitudini di famiglia, i mobili, le tradizioni in occasioni del Natale. Non tutto può filare liscio, specie se Stewart decide di cambiare scuola e di sfidare se stesso alla prova la scuola pubblica: è sicuro che la sua mamma, morta due anni prima, sarebbe fiero di lui: la scuola nuova è più vicina a casa e frequenterà alcuni corsi con la sorella acquisita. Certo, rimane il problema di farsi degli amici, entrare in qualche gruppo e anche prendere parte, persino quando – sempre comunque ottimista e positivo – si trova a difendere chi gli sta rovinando la vita.

Rispetto ai precedenti testi di Susin Nielsen tradotti in italiano, Lo sfigato e Caro George Clooney, puoi sposare la mamma?, questo nuovo romanzo abbassa un po’ l’asticella; forse per troppa aspettativa di chi legge; forse perché la narrazione a doppia voce è davvero tanto usata in questo momento nella letteratura per i ragazzi più grandi; forse una sensazione passeggera, data dal fatto che l’autrice – brava lei però in questo caso! – si è impegnata a rendere antipatici il giusto certi personaggi e a tratti ti vien voglia di infilare la mano nel libro, prenderli per la gola e scuoterli un po’.

Comunque anche questa volta il lettore si può divertire a ritrovare in ruoli minori nella storia alcuni dei protagonisti dei precedenti romanzi: ci sono Violet e Phoebe e poi ancora Cosmo e Amanda, un po’ cresciuti, un po’ cambiati: questo vezzo dell’autrice ti fa sentire l’unità delle sue storie, come se prendesse un quartiere, una zona della città e osservasse le persone, la loro quotidianità, i percorsi lungo i quali le loro vite si sfiorano e si incrociano. Bello, no?

La copertina del libro è di Rita Petruccioli. Susin Nielsen sarà a Mantova in settembre ospite di Festivaletteratura.

Susin Nielsen, Siamo tutti fatti di molecole (trad. di Claudia Valentini), Il Castoro 2015, 262 p., euro 15,50

Io no! … o forse sì

6 Dic

larochelle

Un pomeriggio calmo, i rumori del mondo lasciati fuori tranne i desiderati, pile di libri da sfogliare e leggere, quelli arrivati da Montreuil, quelli trovati all’arrivo. Poi suona il campanello, il corriere consegna pacchi ed ecco che questo libro passa davanti a tutti gli altri, scarta di lato e si lascia leggere tutto d’un fiato, con matte risate che contagiano chi transita in casa. Ci sono modi e modi di dire le cose ed è il modo di dirle, di condividerle coi ragazzi, di farle loro vicine che – non mi stancherò mai di dirlo – fa la differenza. Quando trovi un autore che dice bene le cose perché le sente proprie e urgenti; quando trovi un libro che tra le sue pagine porta temi non semplici ma indispensabili (perché fanno parte della vita quotidiana di ciascuno di noi), ecco allora che è una gioia poterne parlare e pensare a come proporlo ai lettori.

Questo esilarante libro, pluripremiato all’estero, racconta del sedicenne Steven, alle prese con la patente, con una madre che scrive manuali di cucina oppure di consigli per crescere adolescenti ordinati, con il suo grande senso dell’osservazione e col fatto di non essere proprio il più popolare a scuola. Adora la square-dance, ma non oserebbe mai ammetterlo davanti a dei coetanei; eppure con la madre continua a frequentare il circolo dove ballano ultracinquantenni e si sente a suo agio perché quando si balla “non si hanno mai dubbi su cosa si deve fare”.

Lui di dubbi ne ha a milioni, ma uno su tutti: è gay oppure no? Steven cerca ad ogni costo di convincersi di non esserlo: tappezza la propria camera di fotografie di donne praticamente nude; tenta di uscire con una ventina di compagne di scuola in rapida successione; si affida a un testo che trova in biblioteca, a dir il vero datato, ma che promette ai genitori di rivelar loro tutto sulla sessualità dei figli; indossa un elastico al polso per farlo schioccare ogni volta che ha un pensiero contrario al regime che cerca di imporsi. Come risultato ottiene quello di trasformarsi – dice lui – in un criminale incallito: ruba in biblioteca, mente alla sua migliore amica, aggredisce il suo professore preferito e lancia, suo malgrado, la moda di portare al polso quello che il preside definisce “strumento illegale e pericoloso”. Per finire in realtà ad accettarsi, a scoprire quello che qualcuno già sapeva, ad apprezzare l’amicizia vera, a sorprendersi dei suoi genitori e ad andare al ballo della scuola accompagnato da un golden retriever color miele.

Un romanzo seri e divertente sull’essere se stessi, sul trovarsi a proprio agio nella propria pelle e nel mondo (che bello quel passo in cui Steven confessa che uno dei motivi per cui adora le serate di square-dance è che lì viene preso sul serio e non trattato come un ragazzino).

Per la prima volta le edizioni Biancoenero pubblicano (sempre coi caratteri ad alta leggibilità, come loro buona consuetudine) un libro rivolto ai lettori più alti: ben fatto, bella scelta! E aspettiamo i prossimi 😉

Il sito dell’autore. Il sito di LGBT Italia.

David LaRochelle, Io no! … o forse sì (trad. di Antonio Soggia), Biancoenero 2014, 221 p., euro 14