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Anne Frank – Diario

28 Set

Folman e Polonsky, che hanno lavorato insieme a “Valzer con Bashir”, riescono perfettamente nell’adattamento del diario di Anne Frank in fumetto. Per godere ancora di più del risultato, conviene forse leggere per prima la nota degli autori che chiude il volume: lì Folman spiega come hanno lavorato, come hanno deciso di rendere al meglio tutto il diario, sintetizzandolo e scegliendo di combinare insieme più giornate concentrandosi sugli argomenti che Anne tocca lungo le pagine. La chiave sta nella capacità di rendere la complessa e limpida personalità della ragazza, il suo carattere forte e facile all’ira, il suo sarcasmo, le annotazioni tanto poetiche e le riflessioni mature sul mondo intorno a lei, sui suoi desideri, sui suoi sentimenti.

Ne deriva un ritratto vivo, in cui si sente – come sentiva l’autrice – l’atmosfera della guerra e il peso delle privazioni, ma in cui si legge giorno per giorno la storia degli abitanti dell’alloggio segreto, come se si fosse lì con loro, nel momento quotidiano. Nonostante il lettore sappia benissimo dell’arresto del 4 agosto e della fine che faranno quelle persone, è portato a guardare alla vita di Anne e non a pensare a quel che verrà dopo il diario. Le vignette si alternano a pagine particolarmente significative in cui i pensieri di Anne vengono riportati per intero, ma a colpire è soprattutto la capacità di rendere l’ironia con cui descrive chi vive insieme a lei e le situazioni che si vanno a creare, così come la capacità di cogliere l’essenza delle persone e di farne ritratti puntuali e precisissimi.

Se molti lettori si avvicinano al Diario, sicuramente tanti apprezzeranno questo nuovo formato e questo dare forma e colore a tutto quel che contiene. Gli autori sostengono di aver accettato questa sfida anche nei confronti di giovani che leggono meno e sono più abituati agli schermi; la cosa può essere discutibile, ma di certo ne viene un libro che penso dovrebbe essere non alternativo, ma complementare al Diario narrativo.

Il sito di Polonsky.

Ari Folman – David Polonsky, Anne Frank – Diario (trad. di Laura Pignatti e Elisabetta Spendiacci), Einaudi 2017, 160 p., euro 15, ebook euro 7,99

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Quello che non sai di me

5 Ott

quello-che-non-sai-di-meJam ha sedici anni ed è sotto choc per la morte del suo ragazzo, il suo primo e folle amore durato appena quarantun giorni; non reagisce e per questo i genitori la accompagnano per un semestre alla Wooden Barn School, college in campagna da cui non è possibile comunicare con l’esterno se non grazie a un vecchio telefono a gettoni, specializzato nel prendersi cura di “ragazzi fragili” come vengono definiti sul volantino pubblicitario. La compagna di stanza che le viene assegnata è decisamente sopra le righe, ma la scoperta più disarmante è di esser stata ammessa al Corso Speciale di Inglese, addirittura senza averne fatto richiesta. L’insegnante che lo tiene, per l’ultima volta quell’anno prima di andare in pensione, sceglie accuratamente i partecipanti, un gruppo ristretto che lavora per tutto il tempo su un solo autore, senza campanelle che segnano il passare del tempo, senza obblighi se non discutere insieme e tenere un diario. La signora Quenell ha le idee chiare e ha un’alta considerazione dei suoi alunni, è diretta e non fa sconti a nessuno, che si tratti di disabilità fisiche o rifiuti psicologici: tutti sono chiamati a lavorare su La campana di vetro di Sylvia Plath e a essere puntuali a lezione. Ben presto i ragazzi scoprono il motivo per cui gli allievi degli anni precedenti parlavano del corso come di qualcosa che aveva segnato e cambiato la loro vita: il diario ti permettere di accedere a uno spazio temporale in cui la tragedia che ti ha colpito non ha ancora avuto luogo e in cui puoi rivivere la tua vita fino a quel momento.

Ben presto i cinque ragazzi condividono il loro segreto e cercano modi per comprendere come funzioni questo nuovo mondo a cui è stato dato loro l’accesso; è però anche il momento degli scambi, dei racconti e della fatica di mostrarsi agli altri per quel che sono davvero, scoprendo così le differenze tra i due mondi e la forza che la realtà quotidiana e la vita che proseguono hanno. Il lettore intanto segue Jam e cambia lentamente il punto di vista sulla sua storia idilliaca con Reeve, mettendo a fuoco la pericolosità del volersi raccontare a tutti i costi una versione sola di un fatto.

La scrittura di Meg Wolitzer, già apprezzata in romanzi usciti in collane per adulti ma dove gli adolescenti erano comunque protagonisti, come in “Quando tutto era possibile” (Garzanti, 2014), porta per mano il lettore alla scoperta della personalità, delle famiglie e dei pensieri di ciascuno dei ragazzi e tratteggia la figura di un’insegnante insostituibile, che conosce i propri limiti e i propri difetti, ma che ha anche la capacità di guardare davvero gli alunni e lavorare perché possano dare il meglio e rivelare se stessi. Come non pensare allora alla signorina Olinski e al suo stesso modo di approcciarsi, in un romanzo per le scuole medie da troppo tempo fuori catalogo? Il libro in questione è “Un sabato di gloria” (Mondadori, 1999) e lo potete trovare in biblioteca: merita, davvero.

Il sito dell’autrice.

Meg Wolitzer, Quello che non sai di me (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 269 p., euro 15,50

Capriole

14 Feb

CaprioleAmmetto di avere una passione per il tratto di Marina Girardi, per le sue narrazioni di parole e immagini e per il modo e i mondi che intuisco esserci dietro. Forse anche perché spesso c’è montagna, ci sono passi e biciclette, c’è la partecipazione a progetti come La mia valle e Pasubiana curati da Giulia Mirandola; perché quel narrare a mo’ di carnet de voyage mette il lettore a proprio agio e gli rende facile accordare il passo a quello di chi narra. Recupero allora questa uscita di tarda primavera per invitarvi a sfogliare un’autobiografia che davvero è, in questo caso, anche racconto di viaggio, i viaggi reali (dintorni, traslochi, vacanze estive all’estero) e insieme il viaggio del crescere di Marina bambina e di sua sorella Sonia, insieme alla loro famiglia.

Si parte da Caprile, piccolo paese sprofondato in fondo a una valle, si raccontano i picnic domenicali, le scoperte del vagare liberi nel verde, nei boschi, nell’orto dei nonni e poi i viaggi nelle città italiane e all’estero; si viaggia anche tra i suoni del dialetto, tra le letture della protagonista e nei suoi pensieri. Un ritratto di infanzia che cresce e si forma grazie a quel che vede, sperimenta, immagina; un diario per immagini che non a caso fa parte della collana “Gli anni in tasca. Graphic” di Topipittori.

Il blog di Marina Girardi. Il progetto Nomadisegni.

Marina Girardi, Capriole, Topipittori 2015, 129 p., euro 16

 

La mia vita secondo me

2 Lug

Più riguardo a La mia vita secondo me. Il diario di Rebecca Rafferty

Ecco il diario di Rebecca, quattordici anni, primo giorno dell’anno scolastico in una scuola completamente femminile e una nuova professoressa di inglese che le rende impossibile la vita. Già, perché la professoressa Harrington è un’accanita lettrice dei libri scritti dalla mamma di Rebecca e non perde occasione per rimarcare che probabilmente la ragazza ne ha ereditato il talento, scatenando così prese in giro da compagni e amiche da cui non c’era da aspettarselo. Ma il peggio deve ancora venire. Mentre Rebecca e la sorella guardano con diffidenza e preoccupazione la madre, temendo che soffra del blocco dello scrittore, la rivelazione: l’autrice, a vent’anni dal suo primo successo letterario, ha deciso di dedicarsi alla letteratura per ragazzi e rilascia interviste in cui spiega di essersi ispirata alle sue due figlie.

Adesso tutti pensano di conoscere i segreti di Rebecca, che invece non assomiglia per nulla alla protagonista del libro; libro che del resto – dopo averlo letto – giudica orribile. Rebecca trova rifugio nella lettura di “Orgoglio e pregiudizio” (la madre di Lizzie è imbarazzante tanto quanto la sua), nelle chiacchiere con le due amiche di sempre e nelle prove di una improvvisata band che – complice anche il ragazzo dei giornali per cui si è presa una cotta – debutterà proprio con una canzone sul “non sapete niente di me”.

Divertente e incalzante; da non perdere soprattutto le pagine in cui Rebecca parla del libro della madre e quelle in cui commenta le interviste che la genitrice rilascia ai giornali. Con tanti pensieri a quelli che scrivono libri per ragazzi perché hanno dei figli, perché “mi piacciono tanto i bambini”, perché pensano di sapere tutto di loro e di essere cool se scrivono “come parlano i ragazzi”. Signori, Rebecca ha qualcosa da dirvi.

Anna Carey, La mia vita secondo me. Il diario di Rebecca Rafferty (trad. di Matilde Macaluso), EDT Giralangolo 2013, 213 p., euro 13,50