Tag Archives: madri e figlie

La scienza delle cose fragili

5 Mag

Questo romanzo segue il corso di un anno scolastico e segue la sua protagonista in particolare nelle lezioni di scienza del professor Nealy, insegnante nuovo ed entusiasta, patito di hashtag, che sta guidando i suoi allievi in quella che ritiene essere la più grande avventura scientifica di tutti i tempi: la loro personale indagine seguendo il metodo scientifico. Attraverso le varie fasi (osservazione, quesito, tecniche investigative, ipotesi,procedura, sperimentazione, risultati e loro analisi) e i diversi compiti assegnati, i ragazzi dovranno essere in grado di analizzare scientificamente l’argomento scelto. Attraverso le stesse fasi, Natalie analizza quel che le sta intorno e in particolare la situazione a casa: da qualche tempo la mamma, brillante scienziata che sta studiando lo sviluppo delle orchidee blu cobalto e la loro applicazione eventuale in campo medico, non esce più dalla sua stanza. Ha bisogno del suo spazio, sostiene il padre, ma niente è più come prima. Nemmeno a scuola, dove cambiano le amicizie e Natalie lega solamente con la bizzarra Twig.

Quando il professor Nealy la spinge a iscriversi alla gara del lancio del’uovo, rivolta alle giovani menti scientifiche della scuola media della contea, Natalie accetta solo perché pensa di poter attuare un miracolo per la mamma con il denaro in palio. In realtà la gara – e tutte le sue prove scientifiche – la legheranno a Twig e a Dari, permettendole di trovare il coraggio per guardare negli occhi la realtà, diversa da quel che le è stato raccontato e che lei stessa si racconta.

Un romanzo che parla di scienza, di amicizia e di vita; di come la scienza sia fare domande e vivere non avere paura delle risposte. Un romanzo a cui l’autrice ha saputo regalare un finale non scontato, molto realistico, per nulla zuccheroso, ma aperto verso il futuro. Un romanzo di giusta intensità che sta bene nella collana “Contemporanea” di Mondadori accanto ad altre narrazioni lievi e profonde, come L’albero dei segreti o Il giorno in cui imparai a volare, tanto per dirne due non recentissimi da andare a riprendere.

L’illustrazione di copertina è di Alexandria Neonakis.

Tae Keller, La scienza delle cose fragili (trad. di Stefano Andrea Cresti), Mondadori 2018, 306 p., euro 16, ebook euro 7,99

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Olla scappa di casa

20 Mar

Abbiamo un debole per le protagoniste ragazzine, scanzonate e disarmanti che dicono le cose come stanno e, mentre ti fanno ridere da morire, ti svolgono davanti agli occhi la vita tutta intera. A Ida B., Lena, Penelope Pepperwood, Polleke, Olivia e tutta la banda vanno ad aggiungersi adesso due tipe niente male che – guarda caso – vengono pure loro dal Nord Europa. Non è mica un caso, in realtà, ma una semplice conferma di come gli autori nordici sappiano andare spesso dritti al punto, con la giusta ironia e con quel pizzico di poesia che sta negli occhi e nelle definizioni dei più piccoli. Inguun Thon costruisce una narrazione in cui il lettore sa benissimo cosa sta succedendo, capisce i meccanismi delle situazioni e le ragioni dei grandi, ma in cui il punto di vista è sempre e comunque quello della protagonista: la rabbia, le reazioni improvvise, la spensieratezza e la paura, tutto è visto ad altezza di Olla, dieci anni.

Olla è un’inventrice, sa creare un congegno spazzola-denti partendo da un frullino ed è la felice proprietaria di un ombrello luminoso, utilissimo per leggere la notte sotto le coperte. Vive con la sua mamma, il fratellino di cinque mesi (troppo piccolo per essere una persona intera) e il padre di quest’ultimo, che lei reputa noioso e ficcanaso. Soprattutto Olla ha un’amica del cuore con cui è cresciuta, l’impareggiabile Grego, coraggiosissima e sempre pronta all’avventura, mentre lei non riesce manco a dormire con la porta chiusa. Nello spazio di qualche mese, il romanzo racconta le loro peripezie: sfidando un divieto, scoprono nel bosco una casa abitata da una donna bizzarra che passa il tempo a raccogliere la posta che non arriva a destinazione e a catalogarla. Tra quei faldoni pieni di storie, Olla scopre delle cartoline destinate a lei: le ha scritte il padre, mai conosciuto e di cui nessuno parla, e vengono da ogni angolo del mondo. E visto che a casa si sente esclusa, che la sua mamma non è più tutta per lei, che fervono i preparativi di un matrimonio, la ragazzina si mette in testa di raggiungere il babbo e di abbandonare tutti quelli che non si interessano più a lei, amica compresa.

Come già dicevamo, la narrazione scorre veloce con picchi esilaranti che vi faranno ridere e ridere ancora, a volte un po’ amaramente, a volte di cuore. Olla e Grego sono personaggi a cui ci si affeziona, anche perché le loro avventure sono talmente inserite nella quotidianità che sembra siano giusto lì, nel giardino accanto, o che sfreccino fuori dalla porta sul loro trabiccolo.

Inguun Thon, Olla scappa di casa (trad. di Alice Tonzig), Feltrinelli kids 2018, 192 p., euro 13, ebook euro 8,99

Come ho scritto un libro per caso

2 Mar

Che bello questo romanzo. Lo leggi veloce fino in fondo, la senti davvero vicina la protagonista che ti racconta i suoi giorni e pensi che ti avrebbe fatto felice quando eri una lettrice dodicenne e ti fa felice anche adesso. Ha una facilità di scrittura rara che, sostenuta dalla traduzione, regala al lettore una protagonista amica, che va aggiungersi alla schiera di ragazzine della letteratura che restano care e sulla cui storia il lettore tornerà, anche a distanza di tempo.

Katinka ha tredici anni e vorrebbe scrivere un libr0: da sempre le viene naturale costruire una storia intorno a quel che le succede, cambiarne magari il finale rispetto alla realtà e per un po’ di tempo ha inventato storie per il fratello minore. Chiede aiuto alla dirimpettaia, disordinata creatura che cura un magnifico giardino e che nasconde il suo regno di libri nel capanno in fondo al prato: è una scrittrice famosa, di quelle che ricevono premi e tengono corsi di scrittura per adulti e, nonostante la ragazzina si aspetti il contrario, accetta di darle consigli e correzioni in cambio dell’aiuto con piante e fiori. Quel che il lettore legge è il quotidiano di Katinka e in particolare la sua vicenda famigliare (la madre è morta quando lei aveva tre anni e rimane il nodo da sciogliere nella sua vita) attraverso però i compiti che Lidwien le assegna. Sono i fogli che la ragazza scrive e la scrittrice corregge e dentro ci sono i suggerimenti, le riflessioni sulla scrittura e sugli scrittori, sull’osservare quel che c’è dietro le cose, sul copiare da quelli bravi, sul mostrare e non raccontare, sul non farsi abbattere dai dubbi, sull’imprimere accelerazioni o usare una certa prospettiva.

Così Katinka media le proprie sensazioni e i propri sentimenti attraverso la scrittura, che le permette di affrontare alcuni nodi, di tirar fuori quello che le gira dentro, di essere sulla carta diretta come vorrebbe essere sempre nella vita.

Lei è accompagnata nel suo percorso di scrittura, che poi è un percorso di crescita e di cambiamento, da due personaggi che paiono straordinari anche ai suoi occhi, ma per la semplice ragione che sono se stessi e che trattano lei e altri aspetti della vita (non ultimo l’essere orfana, stato di fronte a cui molti si scusano) con la bella normalità con cui si prendono le cose della vita. Lidwien e Dirkje sono due che vorremo incontrare: non si spaventano, non fanno tragedie, sorvolano a volte su cose a cui altri danno inutilmente importanza; sono sventate, ma in realtà molto attente, sono scompigliate, vagano tra fiori o in bicicletta con qualunque tempo, sono in qualche modo piene di grazia e danno un tocco in più alla storia. Che a tratti è anche molto divertente e insieme molto seria, come può essere giustamente l’osservazione attenta delle dinamiche del mondo e degli umani.

La copertina è di Marta Pantaleo. Ecco invece il sito dell’autrice.

Annet Huizing, Come ho scritto un libro epr caso (trad. di Anna Patrucco Becchi), La Nuova Frontiera junior, 162 p., euro 14,50

La figlia del guardiano

23 Ott

Ho letto questo libro parecchio tempo fa, ma non sono riuscita a scriverne subito. Me lo sono portato dentro in modo che risuonasse a lungo la sua luminosità. Spinelli disegna un personaggio degno di Stargirl e dei tempi migliori; chiude nello spazio delle pagine un mondo che il lettore vede delinearglisi sotto gli occhi, tanto è vivida la scrittura. Ancora una volta il personaggio principale è femmina e fuori dal coro: Cammie vive tra le mura del penitenziario di Two Mills, di cui il padre è direttore, fin dalla prima elementare si è guadagnata il soprannome di Tornado perché fa le cose al volo e, alla vigilia del suo tredicesimo compleanno, ha davanti a sé un’intera estate.

Cammie porta dentro una ferita: la mamma mai conosciuta, morta investita nell’incidente in cui le ha salvato la vita, spingendo lontano il suo passeggino. E cerca una madre: quando Eloda – la detenuta scelta per occuparsi dell’appartamento del direttore, dei suoi pasti e ovviamente della figlia – le ordina di sparecchiare la tavola e mettere i piatti nel lavello, la ragazzina riconosce nel tono di voce la sfumatura esatta che userebbe una madre e decide che farà di tutto perché la donna ricopra quel ruolo, incominciando a chiederle di farle una treccia, nonostante i suoi capelli non abbiano la lunghezza necessaria. In questo compito Cammie si getta a capofitto, come del resto fa tutto: attraversa la città in bicicletta, sballare sfrenatamente con la sua migliore amica Reggie, intrecciare relazioni con le detenute dell’ala femminile, prima fra tutte la debordante Boo Boo. Tutto quello che Cammie cova però da dodici ani è pronto ad esplodere, a fare cortocircuito con quel che si trova a vivere, a diventare rabbia graffiante. Per poi scoprire di aver avuto sotto gli occhi, e ricevuto senza rendersene conto, un grande regalo, esattamente quello che voleva e di cui aveva – almeno per un momento – bisogno.

Jerry Spinelli, La figlia del guardiano (trad. di Manuela Salvi), Mondadori 2017, 312 p., euro 16, ebook euro 8,99

L’unica e inimitabile Penelope Pepperwood

19 Ott

Eccola eccola un’altra di quelle incredibili e impareggiabili ragazzine che la letteratura per ragazzi regala e che vi spiazza fin dalla prima riga: “La rana toro era morta solo per metà, il che era perfetto”. Bum! Eccola Penelope Pepperwood che resuscita rane toro, tiene i capelli raccolti in una coda alta per far andare il sangue al cervello ed è al cento per cento autentica e incredibile. Eccola pronta per il primo giorno di quinta elementare, quello in cui gli alunni si cimentano nei discorsi estivi: un mostro della scienza come la rana salvata non potrà che risultare il migliore. Invece la sorpresa: in classe c’è una nuova compagna, figlia di un famoso regista che primeggia in tutto e ruba posti e attenzione. Penelope è decisa ad essere la migliore per avere un risultato di successo da presentare alla madre, che l’ha abbandonata a pochi mesi e con cui non ha rapporti nonostante vivano nella stessa cittadina. Se non le riesce il più convincente discorso estivo, allora prenderà i voti più alti, avrà la parte principale nella recita scolastica, si guadagnerà quel che pensa di meritare. Pian piano invece Penelope perde gli amici, tutta tesa a raggiungere il suo obiettivo e a mettersi contro l’antipatica Mary Sue. A complicare il tutto, i compagni di classe aderiscono in massa al club “Puliamo la Terra” guidato proprio da Mary Sue la cui madre si batte contro  le piattaforme petrolifere. Dove per altro lavora il papà di Penelope.

La forza di questo romanzo sta sicuramente nell’ironia e nell’intraprendenza della protagonista a cui Kate Beasley regala trovate e battute impagabili, ma anche nel fatto di esser scritto ad altezza Penelope: il punto di vista è quello di lei e dei suoi compagni; ci sono molti adulti che intervengono e dicono la loro, ma ci vengono sempre presentati per come Penelope li vede, anche nei loro sbagli, nelle loro intransigenze, nelle loro posizioni giuste, ma insopportabili agli occhi di una bambina ferita e insieme sempre combattiva. Le illustrazioni sono di Jillian Tamaki, già conosciuta per E la chiamano estate.

Il sito dedicato al libro.

P.S. Penelope Piacerebbe molto a Ida B., la protagonista di “Ida B. e i suoi progetti per essere felice, evitare il disastro e (possibilmente ) salvare il mondo” di Katherine Hanningan, Fabbri 2005. A proposito, quand’è che qualcuno rimetterà questo felice romanzo all’onor del mondo, di nuovo disponibile a catalogo?

Kate Beasley – ill. Jillian Tamaki, L’unica e inimitabile Penelope Pepperwood (trad. di Mara Pace), Il Castoro 2017, 244 p., euro 13

Apple e Rain

20 Giu

apple rainChe bello questo libro. Punto. Perché non è urlato; perché tiene dentro una scrittura che l’autrice sente urgente e tu lettore lo sai, lo senti e ti appassioni e allora ti viene voglia di recuperare tanti romanzi da offrire in lettura, che so “Agata e Pietra Nera” oppure “Ida B…” tra i tanti. Insomma un libro da non mancare e da tenere presente anche per il futuro, da non far uscire dalle bibliografie.

La storia è quella della tredicenne Apple, cresciuta con la nonna in Inghilterra, che da sempre vagheggia il ritorno della madre che l’ha abbandonata piccina per una (im)probabile carriera a Hollywood. Quando davvero la madre si presenta a scuola e le offre di andare a vivere nel nuovo appartamento che ha affittato in città, non le sembra vero: lei che sente pesante la presenza della nonna e le sue regole, che sta perdendo la sua migliore amica che le preferisce altre compagne, ignorata da tutti, con un padre risposato con bebè in arrivo, ecco, lei ha la possibilità di essere al centro del mondo della madre che da sempre aspetta. Ma non tutto si rivela come nelle attese, a partire dal fatto che la sua camera nella nuova casa ha un letto a castello, da cui spunta Rain, la sorella di dieci anni di cui non sapeva nulla, che per giunta si comporta come una bambina di cinque anni, trascinandosi dietro una bambola trattata come un neonato vero. Per amore della madre, per compiacerla, per piacere a qualcuno, Apple accetta di allontanarsi dalla nonna, di occuparsi di Rain perdendo giorni di scola, di costruire castelli di bugie tra le cui pieghe solo Del, lo scombinato vicino di casa caustico e folle che si innamora di lei, sa veramente vedere. A permettere a Apple di trasformarsi, di scegliere davvero quello che desidera e di essere se stessa sarà la poesia, proprio come ha detto nella prima lezione il professore di inglese, che invita i suoi ragazzi a leggere poesie e chiede loro di scriverne: per trovare conforto, per imparare qualcosa su di sé, per dare gioia, per dire quello che a voce non si riesce a dire. Così fa Apple, che per settimane fa un doppi compiti scrivendo quello che sente davvero ma vuole tenere nascosto, e qualcosa di più banale da consegnare all’insegnante; ma parimenti scrivendo sul quaderno che le è stato consegnato, trovando una via per quel che porta dentro, dando forma in versi alla propria necessità di gridare e di cantare.

Allora ecco tra le pagine le poesie di Emily Dickinson, di Rupert Brooke, di Lewis Carroll, di Alexander Pope: invito a scoprire altri versi, modo per parlare di poesia come lo è stato “Amo quel cane”di Sharon Creech (Mondadori) o come lo sono i libri di Polleke di Guus Kuijer. Perché questo è un libro che parla della forza della poesia, ma anche della forza che deriva dal fatto che qualcuno creda in te e ti dica, ti faccia comprendere che tu hai un talento. E insieme è un libro sulla verità, sull’importanza di dirla sempre, la verità che illumina, anche quando è difficile, e allora – scrive Dickinson – la puoi dire obliqua.

“La poesia è la capacità, e la responsabilità, di dire quello che succede” – Seamus Heaney.

Il sito dell’autrice.

Sarah Crossan, Apple e Rain (trad. di Luisa Agnese Della Fontana), Feltrinelli UP 2016, 269 p., euro 14, ebook euro 14 (sì, non è un errrore… l’epub costa come il cartaceo :-(((( )

Ti darò il sole

16 Giu

ti darò il soleAmmetto di aver faticato ad ingranare con questo romanzo, che invece, almeno nella mia ottica di lettura, ha poi una folle accelerata di bellezza nella sua parte finale che forse è quel che ci si aspetterebbe distribuito su tutto l’arco della narrazione. Forse una certa difficoltà deriva dagli inserti molteplici della massime tratte dalla bibbia di nonna Sweetwine, la nonna dei protagonisti, e dai capitoli che presentano un andirivieni temporale sull’arco di tre anni: a capitoli alterni infatti seguiamo le vicende di Noah dai 13 ai 14 anni e quelle della gemella Jude tre anni più tardi, ricostruendo così le vicende della loro famiglia.

Noah e Jude sono legatissimi e assolutamente diversi, negli atteggiamenti come nel carattere: ombroso e solitario, lui, solare e ribelle lei. Il lettore li conosce per come ciascuno parla di sé in prima persona nei propri capitoli e per come vede l’altro, partendo dall’estate in cui la madre decide di migliorare ulteriormente la loro preparazione in vista dell’iscrizione a una prestigiosa accademia artistica; Jude sa che è il fratello ad avere i numeri, ad essere un genio del disegno, ma contemporaneamente lo vede privilegiato dalla madre e ne è gelosa: la sua forma di ribellione si legge negli abiti che indossa, nel trucco che utilizza, nei continui battibecchi che la contrappongono alla madre, mentre Noah si innamora di Brian, il nuovo sorprendente vicino di casa. Tre anni dopo tutto è cambiato: la madre è morta in un incidente d’auto, il padre è tornato a vivere a casa, Jude frequenta l’accademia, mentre Noah non ci ha mai messo piede e quasi sembra aver dimenticato la sua dimensione artistica. La rabbia di Jude, il tentativo di riparare gli sbagli che vengono confessati pian piano, la portano nello studio di un celebre scultore, suo tutor per il nuovo progetto scolastico, un uomo inquieto, dal passato tormentato e misterioso, per la cui casa si aggira un affascinante ragazzo inglese.

Tutta la narrazione è incentrata sul tema dell’arte, sulla propensione artistica dei protagonisti, sulla forza che scaturisce dalla scultura, dall’illustrazione, dall’osservazione della realtà, dalla capacità di fare arte partendo da quel che si sente, da quel che si vive o da quel che si nasconde nel più profondo di sé.

Il sito dell’autrice.

Jandy Nelson, Ti darò il sole (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2016, 485 p., euro 17,50, ebook euro 8,99

Sophie sui tetti di Parigi

17 Mar

sophie sui tetti di parigi

Se siete di quei lettori che sottolineano passaggi chiave, belle frasi, brani da leggere ad alta voce e magari anche momenti in cui ci si commuove, riempirete di certo con segni, linee e colori questo romanzo che oserei dire inclassificabile nella sua bellezza, sospeso tra onirico e realismo, ambientato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando si viaggiava su grandi transatlantici e talvolta su di essi si rischiava la vita.

Charles Maxim è uno studioso con la testa tra le nuvole, ha trentasei anni, parla in inglese con le persone, in francese con i gatti e in latino con gli uccelli; si trova a bordo di una scialuppa di salvataggio, dopo il naufragio della Queen Mary, e sono proprio le sue grandi mani a trarre in salvo una bambina che naviga nella custodia di un violoncello, avvolta negli spartiti di una sinfonia di Beethoven. Dalla coccarda col numero 1 che porta appuntata, Charles stabilisce che quello è il giorno del suo primo compleanno, la battezza Sophie e la porta nella sua casa tutta scale e spigoli, dove la alleva – sotto l’occhio critico dell’Ente Nazionale per l’Assistenza dell’Infanzia – a suo modo, parlandole come ad un adulto, leggendole Shakespeare, sicuro che volerle bene sia più che sufficiente per riuscire nell’impresa. Sophie cresce con un’infinita libertà e diventa alta, generosa, goffa e avida lettrice come Charles, con molte certezze assolute e un solo chiodo fisso: ritrovare la madre di cui ricorda la musica suonata col violoncello e le gambe che ballano nei pantaloni. Anche Sophie suona il violoncello, indossa i pantaloni e mangia sovente utilizzando atlanti al posto dei piatti: tutte cose che vengono ritenute anomale dai servizi sociali, esattamente come il fatto che un uomo solo cresca una bambina ed ecco il motivo per allontanarli al compimento dei tredici anni di Sophie. Non resta che fuggire verso Parigi, città indicata nella targa all’interno della custodia dello strumento che Sophie ha conservato, unico indizio per ritrovare la madre: qui si scontrano con la polizia, che nasconde i registri della nave – una delle tante troppo vecchie, ma certificate comunque come sicure per riscuotere il premio di assicurazione in caso di naufragio, a scapito delle vita di centinaia di persone – e intraprendono la loro personale ricerca. Sophie incontra Matteo e scopre la vita dei ragazzi che vivono in aria, sui tetti, sugli alberi, dividendosi le zone, fuggendo gli orfanotrofi, battendosi tra di loro. Matteo la sfida e la ragazza, che fin dall’infanzia si sente al sicuro solo arrampicandosi, si allena e vince le paure per seguire la musica conosciuta che arriva di notte da tetti non troppo lontani, consapevole dell’importanza dell’equilibrio e di ciò che le ha insegnato Charles: “quasi impossibile” vuol dire che in fondo un po’ è possibile e non bisogna mai ignorare una possibilità.

Poetico e ironico, lieve e delicato come i passi a piedi nudi su una corda tesa tra due tetti, questo libro è stato premiato con il Waterstones children’s book prize 2014, occasione in cui The Guardian ha chiesto alla sua autrice di stilare la sua top ten degli orfani letterari 🙂 ed è nella lista dell’ALA Notable Children’s Book 2014. Ha ricevuto il Prix Sorcières 2015 nella categoria “Romans junior”.

La copertina e le illustrazioni interne, una suggestione per ogni capitolo, sono di Terry Fan (non perdetevi le sue balene! E nemmeno tutte le altre bestie…). In questo video Katherine Rundell parla del suo libro.

L’autrice ha fino ad ora scritto altri due libri; aspettiamo le traduzioni 🙂

Katherine Rundell, Sophie sui tetti di Parigi (trad. di Mara Pace), Rizzoli, 2015, 288 p., euro 14,50

Il delfino bianco

27 Ago

delfino biancoKara Wood sta finendo il suo primo anno alle scuole medie e viene regolarmente presa in giro dai compagni per la dislessia e per la situazione famigliare: una madre biologa marina, scomparsa da un anno durante un progetto di difesa dei delfini e un babbo pieno di debiti che sta per vendere quel che hanno di più importante, la barca che i genitori hanno ristrutturato insieme. Proprio la vendita della Moana è lo schiaffo che Jake Evans urla a Kara, uno schiaffo più freddo delle onde tra cui la ragazzina si immerge e di quelle che si infrangono tra gli scogli su cui si rifugia a pensare e a cercare un segno mandatole dalla madre. Ma la Moana è anche il motivo che le permetterà di fare amicizia con Felix, un nuovo compagno di scuola affetto da paralisi cerebrale che scopre la magia del mare, in cui si sente libero nei movimenti e uguale agli altri.

Kara e Felix, forti di una certa rabbia nei confronti del mondo e della passione per il mare, si alleeranno nell’ardua battaglia di convincere l’intera cittadina in cui vivono a salvare la barriera corallina, a rischio distruzione causa la possibile eliminazione del blocco del dragaggio. Il perno della loro battaglia sarà una piccola delfina bianca, ferita proprio dalle reti a strascico che alcuni pescherecci utilizzano anche in zone proibite, arenatasi sulla spiaggia e ritrovata da Kara. Una battaglia contro il tempo e contro gli interessi di alcuni, dove l’insistenza di Kara nel cercare un segno che significhi il ritorno della madre si trasformerà nell’accettazione della verità e nella nuova capacità di far posto agli altri nella sua vita: non solo Felix, non solo i nemici di sempre, ma anche la signorina Penluna, creduta pazza da molti, le cui parole e la cui cura verso i più piccoli riecheggiano a conforto nell’animo della ragazzina.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione della sovraccoperta è di Daniele Fabbri.

Gill Lewis, Il delfino bianco (trad. di Roberta Magnaghi), Mondadori 2014, 263 p., euro 15, ebook euro 4,99

Caro George Clooney, puoi sposare la mamma?

13 Giu

9788880338215Accolto con tante buone recensioni dalla critica di area francofona, ecco arrivare in traduzione italiana un romanzo piacevolissimo, divertente e nello stesso tempo ricco delle sfumature che fanno la vita di un’adolescente. Violet vive con la mamma e la sorellina di cinque anni, ha una migliore amica di nome Phoebe, a scuola deve vedersela con le prese in giro di due acerrime nemiche e saltuariamente si trasferisce sulla costa opposta per passare le vacanze con la nuova famiglia del padre, dove non manca di distinguersi con pensate tipo far ingoiare la cacca del gatto alle due sorelline di due anni.

Violet è piena di rabbia per la situazione della sua famiglia, per le scelte dei suoi genitori; rabbia che sfoga con gesti insulsi, rispostacce, tappandosi le orecchie per non sentire verità che le sono scomode, cercando di mettere un ordine al suo mondo con maniacali manifestazioni che le fanno passare la notte a riordinare in ordine alfabetico (di titolo o di autore) la libreria o i vestiti nell’armadio secondo lo spettro dell’arcobaleno.

Il tutto si fa più forte quando la madre, dopo una schiera di impresentabili fidanzati, porta a casa Dudley Wurstel proprietario del negozio di accessori da bagno “Quando scappa, scappa”: è troppo e l’unica soluzione possibile sembra quella di far intervenire George Clooney che la mamma ha incontrato anni prima quando faceva la parrucchiera sui set cinematografici.

Ecco una storia dove si parla delle apparenze che ingannano, delle verità a cui non ci vogliamo arrendere perché non fanno comodo; dove c’è tempo per sondare la resistenza dell’amicizia e dell’amore; dove Violet racconta delle sue letture (da Narnia a Nancy Drew all’amatissimo “Professione, spia!”, con una serie di titoli e autori non ancora tradotti in Italia – un suggerimento, forse? 😉 ); dove si palesa la semplicità della felicità, quella vera.

Con un gradito ritorno: il fidanzato di Amanda, una delle amiche della mamma di Violet, si chiama Cosmo e ha un vicino di nome Ambrose che gli farà da testimone di nozze. Entrambi, come Dudley, adorano i giochi di parole. E noi li conosciamo: sono i protagonisti del bel Lo sfigato, il romanzo di Nielsen tradotto da Rizzoli nel 2009, da riprendere in mano subito e da riproporre ai ragazzi.

Susin Nielsen, Caro George Clooney, puoi sposare la mamma? (trad. di Francesca Crescentini), Il Castoro 2014, 221 p., euro 14,50