Tag Archives: Resistenza

Gina cammina

23 Ott

Dalle sue parti chi sapeva “contare le storie” era uno importante, andava per le case e allora arrivavano anche gli altri di parola in parola. 

Le parti son quelle di Gina, grande narratrice di storie per tutta la vita, mamma dell’autrice che qui la ritrae a nove anni, riprendendo un episodio che le ha sentito più e più volte raccontare: di quando la sua mamma la portò dall’appennino emiliano a Firenze per impiegarla come domestica. Si è in piena Seconda guerra mondiale e nel racconto entran di prepotenza i fascisti, i tedeschi, ma anche i partigiani e la Resistenza. Nel segno forte della fumettista, ecco la paura e il coraggio che la vince, la fame, il sangue dei ribelli, l’organino che fa la musica e le parole che contano e che cantano. E poi quei momenti in cui pensi che tutto sia possibile.

Di Antonella Toffolo scrivono e ricordano i Topipittori ogni 21 febbraio in post come questo, a cui non c’è altro da aggiungere. Le siamo debitori di tanta bellezza, a cominciare da quel Il fazzoletto bianco sempre attuale, sempre toccante, sempre caro. Ed è bello, così bello, che questo fumetto, pubblicato per la prima volta nel 2005 da Schizzo Presenta, marchio editoriale del Centro Fumetto Andrea Pazienza, sia tornato e sia qui, con la sua magistrale paginetta in cui l’autrice presenta il suo fumetto e dice della Resistenza quel che è importante rileggere e ridire e che suona importante e urgente oggi più che mai.

Antonella Toffolo, Gina cammina, Topipittori 2018, 72 p., euro 16

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Arrivano i fratelli Hood

29 Ago

Ci sono momenti in cui bisogna decidere da che parte stare, in cui non è più possibile subire passivamente le angherie, in cui bisogna agire anche se ti dicono che sei troppo piccolo, anche a costo di disubbidire, di diventare fuorilegge. La causa è giusta: è quella di Jesse e Frank Hood, due fratelli che vivono con madre e zio in una fattoria nel Midwest statunitense. Il padre è partito per combattere circa un anno prima, la guerra civile impazza e, nella contea di Orzak dove vivono, spadroneggia il tenente Mackenzie co i suoi soldati che malmenano i contadini, bruciano le fattorie, portano via il bestiame: credono così di ottenere informazioni su William Quantrill detto il Colonnello, a capo di un esercito irregolare filosudista che fa azioni di guerriglia contro i nordisti. Sarà una banda di ragazzini guidata proprio da Jesse e Frank a sfidarlo, nonostante i pericoli.

Guido Sgardoli ha la capacità della grande narrazione d’avventura e riesce a mantenere il respiro giusto per la storia anche per una misura breve come quella di questo libro; anzi, riesce a costruire un testo che è proprio giusto così, che si presta, col suo ritmo, ad essere letto ad alta voce, che porta dentro l’azione e cattura.

La nuova collana “Libri corsari. Piccole storie fuorirotta” segna l’esordio nella letteratura per ragazzi della casa editrice Solferino e propone grandi avventure ribelli, in un formato agile, testi illustrati con meno di novanta pagine che incontreranno il favore anche dei lettori che si spaventano di fronte a troppe pagine; danno imbeccate a scoprire mondi nuovi, a viaggiare almeno e intanto con la fantasia o a incuriosirsi alle epoche storiche in cui sono ambientati e a personaggi realmetne esistiti (come Quantrill, in questo caso)grazie anche agli approfondimenti finali e alla nota del curatore Pierdomenico Baccalario, che chiude ciascun tomo. Peccato non trovarci una minima nota su autori e illustratori.

Gli altri due titoli per ora disponibili sono “Il terribile testamento di Jeremy Hopperton” scritto da Davide Morosinotto e “Polvere nera” di Miriam Dubini, di cui parleremo a breve.

Guido Sgardoli – ill. Margherita Travaglio, Arrivano i fratelli Hood, Solferino 2018, 87 p., euro 10

Correndo sul tetto del mondo

30 Giu

Tash vive con la famiglia in un villaggio del Tibet e ben conosce le regole e i limiti imposti dalla dominazione cinese. Sa di non poter indossare gli abiti tradizionali, di non poter cantare certe canzoni né di poter pronunciare il nome del Dalai Lama. Per di più, i genitori fanno parte della rete di resistenza e il padre, giornalista del giornale locale, scrive volantini e opuscoli distribuiti clandestinamente per far circolare notizie vere su quel che sta succedendo. Quando un uomo, in segno di protesta, si dà fuoco sulla piazza del mercato per attirare lo sguardo dell’opinione pubblica sulla situazione, le case del villaggio vengono perquisite e i genitori arrestati.

La ragazzina, in compagnia del suo miglior amico e di due yak, decide di passare le montagne per raggiungere l’India e incontrare il Dalai Lama, nella speranza che possa salvare i genitori. Nel libro che il padre le ha affidato è nascosto un messaggio cifrato che sarà rompicapo e aiuto lungo il cammino, costellato ovviamente di incontri con persone amiche, scontri con i soldati, imprevisti e perdite. Anche l’arrivo in India non corrisponde esattamente alle aspettative della ragazzina, che sarà invitata a tener viva la speranza, che spesso può portare all’inaspettato.

Un libro che con una bella scrittura coinvolgente e senza retorica porta il lettore in un mondo e in una cultura spesso poco conosciute, dando occasione per approfondire non solo la cultura, ma anche una parte di storia e di resistenza a regimi e imposizioni.

Jess Butterworth, Correndo sul tetto del mondo (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2018, 256 p., euro 18

Léonie si sposa

22 Mag

Un albo giocato principalmente sul bianco e nero mette in scena una ragazzina in bicicletta che corre al matrimonio di un’amica più grande. Sono poche righe eppure si capisce subito che è tempo di guerra: ecco gli aerei degli Alleati che fanno piovere volantini sulla campagna, ecco l’elmetto di un soldato tedesco che sbuca tra le spighe mentre la bambina si china a prendere uno dei fogli, caduti come lucciola di speranza, da portare in dono agli sposi.

Le illustrazioni e il tratto caratteristico di Sonia Maria Luce Possentini sono perfette per questo breve testo: con la loro resa fotografica sembrano proprio giuste per accompagnare una storia vera, un attimo di Storia vissuta dalla nonna dell’autrice che, come viene ricordato, lo raccontava con tanta emozione. Si emozionerà anche il lettore per le pagine di Storia che si fanno quotidianità, per la semplicità esatta e spontanea dei gesti (la mano tesa del soldato, la corsa in bicicletta, la gioia negli occhi della sposa), per il colore che torna lento nelle pagine finali, piano piano, fino all’esplosione del campo di grano: cosa c’è in natura che prorompa in gioia quanto un campo di grano maturo contro il cielo, all’improvviso dietro una curva, proprio come qui appare al voltare della pagina?

Il testo dice appunto di un singolo momento privato all’interno dei grandi giochi della Seconda Guerra Mondiale; sarà prezioso per chi racconta oggi questo periodo storico e la Resistenza: permette di dire il punto di vista del quotidiano, il come gli ingranaggi si muovano nei momenti di ogni giorno e i biglietti che annunciano la Liberazione e la libertà abbiano avuto un senso grande per ciascuno di coloro che – più o meno inconsapevolmente – aspettava. Per questo mi piace il gesto della bambina che porta il volantino fra i denti mentre riprende a pedalare verso la cerimonia; mi fa pensare agli animali che portano in bocca i loro cuccioli, mi dà un senso di cura infinita, di preziosità di quel che viene portato: un annuncio, una speranza, un segno tangibile della svolta vicina, il miglior regalo che si possa portare ad una festa.

Il libro è stato pubblicato con il contributo dell’ISTORECO (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea) di Reggio Emilia.

Isabelle Wlodarczyk – Sonia Maria Luce Possentini, Léonie si sposa (trad. di Andrea Casoli), Corsiero 2018, 28 p., euro 16

La guerra di Catherine

19 Gen

Questo fumetto nasce dall’omonimo romanzo di Julia Billet, pubblicato nel 2012 dall’École des loisirs, a cui Claire Fauvel regala una veste grafica che rende ancora più vicino al lettore la narrazione, permettendogli tra l’altro di ritrovare la storia della Maison des enfants de Sèvres, fondata nel 1941 inizialmente per dare un tetto ai bambini della regione parigina vittime delle restrizioni alimentari e attiva fino al 2009 con funzioni diverse, ma dove in realtà furono salvati clandestinamente durante la guerra più di sessanta bambini ebrei. In questa scuola, dove fu nascosta Tamo Coehn, madre dell’autrice,  lavorarono pedagogisti d’avanguardia che portavano avanti parallelamente un forte impegno civile; il libro rende omaggio e a tutte le persone impegnate in vari modi sul fronte della Resistenza.

Attraverso la storia di Rachel Cohen, affidata dai genitori alla Maison, il lettore segue l’incalzarsi degli avvenimenti: non è la guerra fatta di combattimenti e linea del fronte, ma quella della violenza sottile di ogni giorno che priva i bambini della propria identità, degli adulti che rischiano la vita per cercare di salvarli, della fuga continua. C’è la guerra quotidiana per trovare cibo, per passare indenni i controlli d’identità; ci sono i cambiamenti e le miserie che la nuova condizione impone.

Diventata Catherine Colin, Rachel posa il suo sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica: appassionatasi grazie al marito della direttrice della scuola e capace di sviluppare i rullini, rimarrà salda alla sua Rolleiflex in balia degli eventi. Fotografare diventa il suo modo di resistere, di tenere alto lo sguardo e di testimoniare quel che sta accadendo attraverso le immagini che scatta. Fotografare diventa anche il mezzo che le permette di rimanere se stessa nonostante la falsa identità, il mezzo che la condurrà fino alla festa nella Parigi liberata e al ritrovare le persone che ha incontrato lungo il cammino, per affacciarsi poi su una nuova vita, dove la fotografia continuerà ad avere una parte importante. Il libro infatti ha il pregio di spingersi un poco oltre la fine della guerra e di riflettere sulle tracce lasciate nelle persone; le fotografie sono invece la traccia che Rachel utilizza per narrare, per testimoniare e anche per resistere e sentirsi viva.

Il fumetto è finalista – peraltro in ottima compagnia – nella sezione ragazzi al festival di Angoulême, che si tiene a fine mese.

Julia Billet – Claire Fauvel, La guerra di Catherine (trad. di Elena Orlandi), Mondadori 2018, 168 p., euro 18

Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna

20 Set

Raccontare Italo Calvino in una biografia narrata, che attraversa la  sua vita intrecciandola con le opere per offrire al lettore un trama che dice in tondo di quel che era e di quel che scriveva quest’autore, e del silenzio che prediligeva. Biferali ripercorre i passi di Calvino, descrivendone le opere, seminando accenni di trama, inquadrando il momento in cui certi libri sono stati scritti, cercando di sottolineare i punti fondamentali da tenere in considerazione per conoscere lo scrittore.

Il libro apre la collana “Scrittori del ‘900” de La Nuova Frontiera junior, che si pone l’intento di far conoscere grandi autori italiani del secolo scorso per far appassionare i più giovani alla letteratura.  A quest’uscita si affianca per ora quella su Tomasi di Lampedusa, scritta da Maria Antonietta Ferraloro; la collana prevede altri volumi su Pirandello, Morante, Sciascia…

Peccato per le scelte grafiche: innanzitutto, l’idea di abbinare in ogni volume un colore che, dalla copertina, continua come un filo lungo le pagine evidenziando alcune frasi; vi sfido a leggere senza fatica le frasi in giallo nel volume su Tomasi di Lampedusa. E poi le copertine (la cui immagine, come quelle interne, è affidata a Giulia Rossi) che non hanno nessuna attrattiva per un giovane lettore. Ci fan venire in mente quelle di altre collane biografiche, come ad esempio “Sì, io sono” di Lapis che è davvero difficile vadano prestito spontaneamente; la sfida è aperta ancora una volta: tocca proporre e parlarne, parlarne fino a convincere il lettore che il contenuto vale l’impresa. E a ben vedere, parlando di lettori, questo potrebbe forse essere un testo da rivolgere agli adulti, agli insegnanti prima ancora che ai ragazzi, perché riscoprano Calvino e, insieme, come può essere godibile ed avvincente ascoltar qualcuno che sa dire bene e spingerti a leggere: in questo, bisogna dirlo, Giorgio Biferali è stato davvero bravo.

Giorgio Biferali – ill. Giulia Rossi, Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna, La Nuova Frontiera junior 2017, 87 p., euro 13,50 

Fratelli nella notte

21 Giu

Lo scorso autunno ho tenuto per la Fondazione Revelli una serie di incontri rivolti agli insegnanti della scuola primaria e secondaria sulla Resistenza e le resistenze raccontate nelle pagine di libri per bambini e ragazzi. Avrei voluto avere tra le mani questo libro, e allora lo segnalo qui, come pietra aggiunta a quella bibliografia, alla possibilità di raccontare una pagina di storia attraverso le storie dei singoli e, in questo caso, attraverso una scelta di parole e di ritmo che infonde alla narrazione inusuale bellezza.

Mario è piccolo di statura e fragile di aspetto e allora in brigata i suoi compagni, per prenderlo in giro, gli han affibbiato il nome di battaglia di Tarzan. Ha disertato a suo modo nel 1944 e a modo tutto suo è finito tra i partigiani. Il lettore lo incontra  ferito, mentre aspetta in una grotta, con un compagno cieco, che arrivi il fratello a prenderlo e a provare a salvarlo. Non è stata sua l’idea di chiamare Gianì, quel fratello più vecchio di quindici anni con cui non ha mai diviso nulla se non lo spazio della notte, visto che dormivano nella stessa stanza, parole ben poche, e che adesso ha sposato una fascista e chissà che se ne farà di lui

Si presta ad essere letta ad alta voce, questa storia, con i suoi rimandi nel tempo avanti e indietro. Ci si presta anche perché l’autore l’ha ascoltata – in frammenti diversi, magari tra un silenzio e l’altro – e la ripensa per raccontarla a sua volta, perché i suoi figli sappiano. Si presta ad essere assaporata, nel suo linguaggio scarno e bellissimo, nella scelta delle immagini che fanno le descrizioni: descrizioni fisiche, ma anche del rapporto tra i due fratelli, dei legami di famiglia, della difficoltà del momento  della contingenza dell’andare. Non perdetevi neppure le descrizioni del mondo di quegli anni, del mondo contadino in cui gli unici suoni “erano i muggiti sotto il peso dei giochi e i grugniti degli uomini aggrappati agli aratri. Le poche parole che servivano erano quelle del dialetto e nominavano gli attrezzi da lavoro”. E quando siete arrivati al fondo avrete ancora un angolo di bellezza nella chiusa,  la bellezza cruda che dice della difficoltà di scegliere, dell’infelicità di perdurare nello sbaglio, ma anche del portarsi dentro – sempre e comunque – quel che si è fatto, quel che si è stati nella scelta di un attimo.

Cristiano Cavina, Fratelli nella notte, Feltrinelli 2017, 96 p., euro 10, ebook euro 6,99

’45

30 Mar

Potrei aspettare il vento di aprile e l’avvicinarsi alla festa del 25 di quel mese per parlarvi di questo libro, ma non c’è motivo di far aspettare la bellezza  di una graphic novel senza parole che narra i mesi della guerra partigiana in un omaggio che Quarello fa innanzitutto ai nonni e poi alla Brigata Autonoma Monferrato di cui racconta le gesta e  la sua parte nella liberazione di Torino il 26 aprile ’45. Un racconto diviso in sei capitoli e narrato attraverso gli occhi di una coppia che vive nella cascina dove Maria rimane con le galline e il pensiero al figlio alpino di cui non ha notizie e dove il marito torna tra un’azione partigiana e l’altra. Tutto viene evocato: gli agguati ai tedeschi, i rastrellamenti, le azioni per liberare i compagni prigionieri, l’insurrezione e la liberazione con il tricolore che sventola al posto delle bandiere naziste. Nei mesi che corrono verso la primavera, tra il grigio dell’inverno senza speranza e il rifiorire della vita esattamente come sull’albero nelle carte di guardia, c’è posto per lo spavento all’arrivo di due tedeschi che cercano cibo e Maria mima  una gallina per far capire che può fare una frittata; c’è lo spavento fatto prendere ai repubblichini imprigionati nella cella da cui si sono appena fatti evadere i compagni; c’è la gioia di ritrovarsi dopo tanto tempo, dopo nessuna notizia.

Ci sono gli sguardi, a fare il racconto, e i gesti: quelli con cui Maria spiega al tedesco la famiglia ritratta nelle foto, quelli con cui si dà avvio ad un attacco, quelli con cui si distruggono prove, quelli con cui si festeggia. E i gesti quotidiani: una frittata girata in padella, il bucato steso al sole, le legna da spaccare, la zuppa da mescolare, a dire della vita di tutti i giorni, in famiglia, in quei mesi di guerra. Un capolavoro che non ha bisogno di parole, che racconta e che condensa tante storie di Resistenza. E che, come ogni testo senza parole, può parlare a un pubblico molto più ampio, abbattendo le barriere linguistiche, utilizzando la potenza delle immagini.

C’è un’immagine, verso il fondo, una delle tante che raccontano dell’esultanza dei partigiani che sfilano tra le strade di Torino, in cui compare la scritta “Alì”, come il nome di battaglia di Mario Caniggia che della sua brigata ha raccontato nel volume “Eroi senza storia”. Ci dice che ogni volto che vediamo tra le pagine ha una storia e probabilmente un nome, un ruolo ben preciso. Per me gli uomini protesi nella notte dalla collina per tendere l’agguato al camion tedesco somigliano a King, a Edelweiss, a Nuto, alle facce che a me hanno raccontato la loro Resistenza. Mi piace pensare che chiunque abbia ascoltato dalla voce dei partecipanti i racconti di quei mesi e la loro testimonianza possa ritrovare i gesti, gli sguardi, indovinare i pensieri tra i tratti di Quarello.

Il sito dell’autore.

Maurizio A.C. Quarello, ’45, Orecchio Acerbo 2017, 96 p., euro 19

L’uomo del treno

23 Gen

uomo-del-trenoL’attacco è di quelli che ti fanno venir voglia di metterti a leggere ad alta voce; ti dà il senso rotondo di una storia che ti avvolge; ti presenta l’Orso, la figura che metterà in moto tutta la storia, descrivendola con un tono che premette un che di epico. Probabilmente perché lo conosciamo sempre come l’Orso, il proprietario della falegnameria Mazzanti ha in sé qualcosa di leggendario che ben si confà alla sua figura: schivo, rispettato e solitario, attento alle vicende politiche e a quel che gli capita intorno, è lui a rendersi conto che i treni che transitano accanto alla sua ditta non portano solo più assi di legno per i tetti delle case o le bare dei soldati, ma uomini. Ci sono occhi tra le fessure delle assi dei vagoni, ci sono voci che si rincorrono a presagire scenari orribili, c’è una bambina che un giorno salta giù e subito viene ricacciata dentro sotto la minaccia di un mitra puntato. Allora l’Orso coinvolge i suoi uomini più fidati nella costruzione di un vagone da scambiare con l’ultimo di uno di quei treni, per salvare delle vite: e poco importa che dentro ci sia un uomo solo, un professore che sta cercando di raggiungere la moglie e la figlia catturate durante il rastrellamento del ghetto di Roma. Intorno all’Orso, operai fedeli, ragazzi che scelgono di essere liberi nel pensare, partigiani, ma anche chi cerca di far profitto dalla situazione di guerra e dalla prigionia degli ebrei, famiglie che temono per i propri figli al fronte. E poi Giuliana, appena assunta come contabile, a cui l’Orso affida una macchina fotografica chiedendole di esercitarsi.

Proprio la fotografia – con i modi di vedere attraverso un’obiettivo, la scelta di avere immagini come testimonianza – costituisce un secondo asse narrante del romanzo: Giuliana impara e riflette, sceglie un proprio modo di guardare a quel che sta succedendo, di salvare almeno i volti quando non è possibile le vite. E insieme alla fotografia gli occhi, quelli dei vivi, quelli che guardano attraverso le assi dei vagoni, quelli da attaccare ai manichini perché abbiano una parvenza umana.

La figura dell’uomo ebreo, unico occupante del vagone, è ispirata a Karol Borsuk, matematico polacco che, durante l’occupazione nazista inventò un gioco da tavolo, costruendone artigianalmente alcune copie per la sua famiglia, poi successivamente pubblicato: nel 2009, Super Farmer ha vinto il premio Side Award per il Miglior Gioco per Famiglie dei Best of Show assegnato da Lucca Games.

L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno. Il sito dell’autore.

Fabrizio Altieri, L’uomo del treno, Piemme 2017, 304 p., euro 15, ebook euro 6,99

Verdad

3 Mag

VerdadL’utopia è parte profonda di Verdad fin dalla sua infanzia, dalla sua storia familiare: sua madre ha vissuto a Monte Verità, la comune libertaria nata sul Lago Maggiore a inizio Novecento con l’ambizione di creare individui liberi, umanità nuova. Per la bambina quel luogo è un nome sul retro di una fotografia che la nonna dispera di non aver bruciato, ora che è sola in un villaggio dei Pirenei con quella nipote, figlia a suo dire del peccato. Ma l’utopia di un mondo più giusto e migliore sostiene Verdad anche nelle scelte adulte di combattere contro il franchismo nelle file delle Brigate Internazionali e successivamente, perso un braccio in un’azione e volta al peggio la guerra, di non fuggire in Francia, ma di restare, esiliata sulla montagna in una scelta solitaria dettata non solo da motivi politici quanto piuttosto dalla condizione fisica, dal sentirsi ai margini perché quello che conta agli occhi altrui è quel che non riesci a fare e non la fatica a fare qualsiasi cosa.

A poco più di vent’anni Verdad è una donna scavata che si condanna alla solitudine per poi trovare un barlume di speranza in un indirizzo conservato su un pezzo di carta; è una donna sceglie ancora, fedele alo spirito combattivo che le è stato trasmesso col sangue. La sua storia è narrata attraverso il segno di Lorena Canottiere che, da abbozzo di linee, dà corpo a persone e natura declinandosi nella scelta di poche cromie che perfettamente si adattano al contenuto del fumetto. Una narrazione che tocca la parte più intima della protagonista e la ribalta storica del suo Paese, che procede per ricordi e per rimandi: la ragazza racconta se stessa bambina, poi l’incontro con Enrique, il paese di origine, Barcellona, la guerra, la scelta della montagna; il tutto cucito attraverso una leggenda locale della sua valle, quella della vecchia volpe, una storia di predatori e prede esattamente come lo sono la sua storia personale e la Storia del suo Paese in quel preciso momento storico. Ma la figura della volpe, esattamente come la storia di Verdad, ricorda che c’è e resiste comunque chi non vuole credere che sia tutto inutile e che l’idea di un mondo migliore, più libero passa attraverso le singole scelte che una persona fa nel quotidiano più proprio come di fronte agli avvenimenti che la coinvolgono nella società.

Qui le undici tracce di Verdad, la bella colonna sonora a cura di Stefano Risso che potete ascoltare on line o scaricare per accompagnare la lettura.

A proposito di Monte Verità, oggi è visitabile la parte museale.

Il blog di Lorena Canottiere dove potete leggere le strisce di  ça pousse.

Lorena Canottiere, Verdad, Coconino Press – Fandango 2016, 157 p., euro 19