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La compagnia degli addii

25 Mar

compagnia-degli-addiiSgombriamo il campo subito: in questo libro la voce narrante è del diciassettenne Alex che, nove anni dopo aver scoperto il cadevere della sua fantastica mamma suicida, ha cominciato a elaborare il lutto e ha provato a fermare il suo cuore. Finisce in una clinica di lusso, nel gruppetto dei Suicidanti, a confrontarsi con altre quattro persone – due ragazzi e due adulti – che ci han provato, ma non ci son riuscite: le prime pagine, in cui ciascuno racconta di sé, paiono un’infilata di imprese fantozziane su cui si ride. Ecco qualcuno dirà “si riderebbe, se non ci fosse da piangere”, ma io, davanti a questo romanzo, dico “si piangerebbe, ma per fortuna ce n’è da ridere”. Merito dell’autrice che, con la sua andatura di cartavetro, mescola l’ironia pungente alla malinconia che prende, talvolta o taluni, nella vita. Per la clinica, le attività di gruppo, gli scimmiottamenti e le posture del personale ha uno sguardo impietoso di presa in giro; per i suoi protagonisti, come per gli altri personaggi che si incontrano lungo le pagine, uno sguardo che smaschera altrettanto, facendo affezionare il lettore. 

Se un luogo ti sta stretto, scappi. Insieme, meditando un suicidio collettivo, per poi scoprire che non tutti i destini sono uguali, che è inutile provare a preservare il proprio cuore dall’amore, che la poesia è un’ancora di salvezza e le frasi fatte e gli aforismi uno splendido modo per giocare con le parole quando non sai come dire quel che provi.

Non so dire il piacere che mi fa vedere finalmente un romanzo di Axl Cendres in italiano, dopo averne tanto atteso la traduzione e chiedendomi quale editore ci avrebbe messo faccia e coraggio per portare anche al di qua della Alpi questa voce ruvida e profondamente vera, tagliente come le cose dette per quel che sono, come le persone quando si mettono a nudo di fronte a gente mai vista “e sono talmente pure che fanno tremare” scriveva Umberto Fiori in una sua poesia. Punto di riferimento della letteratura francese per giovani adulti in questi ultimi dieci anni, pilastro della collana Exprim’ di Sarbacane che anche grazie a questi romanzi ha costruito un percorso prezioso per i lettori più grandi, Axl Cendres attraversava la letteratura e la vita (e pure certi corridoi di saloni del libro e certi incontri) scagliando – prendo a prestito le parole di Alex – un raggio di sole nell’inverno. Questo romanzo arriva in libreria all’inizio della primavera; “Enfin le printemps” è la canzone di Edith Piaf che chiude la colonna sonora che lo accompagna; sarà ancora un po’ inverno però sicuramente, perché ci sarà chi lo troverà ostico nei suoi temi, o sfacciato nel suo modo di dire. Del resto, come diceva quel grande umorista di Pierre Desproges “Si può ridere di tutto, ma non con chiunque”: beati noi che ridiamo con Cendres, anche quando ci manca.

Stasera, giovedì 25 marzo alle 17, il libro viene presentato on line nell’ambito della rassegna di incontri a cura di ALIR–Associazione Librerie Indipendenti per Ragazzi dedicati alla letteratura francese, in collaborazione con Fédération des Alliances Francaises Italie e Institut Français Italia. Sarà presente tra gli altri Tibo Bérard, che di quella collana Exprim’ di cui vi ho detto è l’abile editor e maestro.

Axl Cendres, La compagnia degli addii (trad. di Rosa Vanina Pavone), Il Castoro Hot Spot, 191 p., euro 15,50, ebook euro 10,99

Alma del vento

24 Mar

alma-del-ventoNuovo inizio di narrazione su lungo respiro per Timothée De Fombelle con un romanzo primo di una trilogia (il secondo volume è atteso per il 2021) che ne segue i principi della scrittura: protagonisti in fuga, verticalità, intrecci di destini, personaggi forti che si muovono in coppie maschile/femminile a orchestrare la partitura intera della trama, grande poesia nella narrazione. Il ritmo e l’intreccio ricordano le modalità di Vango, con una forte ambientazione storica che permette questa volta al lettore di conoscere – anche in dettagli e particolari – i meccanismi della tratta e delle navi negriere come della pirateria a fine Settecento. Come già nei precedenti romanzi dell’autore giocati in due tomi, anche questo primo volume si interrompe nel vivo della vicenda, nel momento in cui per i protagonisti si apre un nuovo capitolo, un nuovo scenario e nel punto in cui viene svelato uno dei misteri che hanno accompagnato le pagine precedenti, introducendo la sorpresa di un nuovo personaggio. In più, come succedeva con Tobia, il testo è accompagnato dalle tavole di François Place, che rendono l’atmosfera dell’epoca.

Alma (“libertà” nella lingua materna) è una tredicenne cresciuta in una remota valle africana dove vive solo la sua famiglia, unici sopravvissuti del popolo Oko sterminato perché i membri sono dotati di poteri magici (“tracce” che guariscono, che fanno fiorire giardini, che evocano memoria tramite il canto, che scatenano la guerra) ricercati specie dagli europei che li riducono in schiavitù. La valle è rigogliosa, chiusa al resto del mondo; Alma scopre il passaggio che, solo nel periodo delle piogge, viene a crearsi nel canyon altrimenti inaccessibile: di lì è arrivato un cavallo (“una zebra senza righe” lo definisce lei che non ne ha mai visto un altro) che da un anno lei addomestica;di lì sparirà fratello il minore Lam, dieci anni, affascinato dall’animale come dal “paese di laggiù” che la sorella ha inventato per lui. Anche Alma parte per cercarlo e la sua vicenda si intreccia a quella di due altri coetanei: Joseph, imbarcatosi con uno stratagemma su una nave diretta a comprare schiavi in Africa, e Amélie, la figlia dell’armatore dotata di un senso imprenditoriale e dell’avventura non ritenuto consono ad una ragazza di fine Settecento.

Come nell’abitudine dell’autore, c’è un’impalcatura di approfondimento storico sottesa alle vicende dei protagonisti, una riflessione sull’epoca e su grandi temi, primo fra tutti quello della libertà, del singolo nelle sue scelte e nella postura verso il mondo, di chi viene catturato e venduto come schiavo, dei popoli che possono essere perseguitati e sterminati per la disumanità di altri uomini. La scelta del tema ha creato polemica intorno al libro quando l’editore Wlaker Books – che pubblica De Fombelle in Inghilterra e Stati Uniti – ha deciso di non pubblicarlo, sostenendo la tesi dello sguardo impossibile di un autore bianco su una vicenda di neri e le teorie dell’approprazione culturale (come nel caso delle traduzioni della poetessa Amanda Gorman). Voi fate un balzo oltre, scivolate nella storia e nella parziale conclusione di questo volume: un giorno torneranno tempi felici; un giorno ci sarà luce.

Timothée de Fombelle – ill. François Place, Alma del vento (trad. di Maria Bastanzetti), Mondadori 2021, 384 p., euro 18, ebook euro 8,99

P.S. Questa storia mi accompagna da tanto tempo; so il tempo lontano da cui nasce e il tempo più vicino di cui si è nutrita. L’ho aspettata, nella sua forma finita, per due anni; poi la scorsa primavera, proprio in questi giorni, è arrivata in quella forma un po’ pirata che è la bozza, un bozzolo per certi versi ancora provvisorio, per altri già nato perché è sulla via della stampa, sul ordo di vedere la luce. Stava nella sua forma francese e io l’ho letta ad alta voce sapendo che era l’ultima grande storia che condividevo con chi mi ascoltava. Forse per quel tempo speciale di lettura, o perché l’ho rigirata a lungo in testa e in bocca nella sua lingua originaria, penso che avesse qualche tocco di poesia che non sempre la traduzione rende. Ma nulla toglie all’incalzare della storia che cattura.

Come uccidono le brave ragazze

13 Feb

come uccidono le brave ragazzeUn giallo ben dettagliato e avvincente che permette al lettore di seguire la ricostruzione che la protagonista fa degli avvenimenti avvenuti cinque anni prima nella cittadina in cui vive. Pippa, diciassettenne prossima a scegliere il college e affascinata da misteri e indagini, sceglie come tema della tesina di fine anno scolastico la scomparsa di Andie Bell, una delle ragazze più popolari della scuola, avvenuta appunto anni prima in circostanza alquanto misteriose. Il corpo della ragazza non è mai stato ritrovato e il caso è stato archiviato come omicidio nel momento in cui, in un messaggio lasciato al padre prima di suicidarsi, il ragazzo di Andie, Sal Singh, se ne è autoaccusato. Ma Pippa è convinta che Sal non abbia commesso un omicidio, bensì ne sia stato vittima lui stesso: lo ha conosciuto come una persona attenta, gentile e sempre dal lato giusto che l’ha aiutata contro i bulli che l’avevano presa di mira al primo anno. L’idea che ha di Sal le viene confermata dal fratello minore di lui che la affianca nelle indagini. Con una vera e propria ricostruzione del caso, fatta di ricerca di indizi, interrogatori, piste da seguire e minacce da affrontare, Pippa e Ravi risalgono nel tempo, mettendo in luce i lati oscuri di molti dei loro conoscenti e i meccanismi perversi e dolorosi che regnano in famiglie così diverse, sotto l’apparenza perfetta, da quelle in cui loro sono cresciuti.

Il romanzo fa un’accoppiata perfetta con la serie Riverdale: anche qui si scoprono i segreti e la doppiezza morale di una cittadina in cui tutti sono pronti ad additare i colpevoli (la famiglia di Sal vive isolata e segnata dagli sguardi e dalle dicerie dei concittadini) e dove ciascuno nasconde ben più di quanto si possa immaginare. Del resto anche questa storia, di cui uscirà presto un seguito, è stata opzionata per diventare una serie tv e sembra davvero aver tutti i numeri per tenere col fiato sospeso anche gli spettatori.

Holly Jackson, Come uccidono le brave ragazze (trad. Paola Maria Bonora), Rizzoli 2021, 464 p., euro 17, ebook euro 9,99

La ragazza degli orsi

19 Dic

ragazza orsiSe avete letto La casa che mi porta via non potete che riconoscere lo stile di Sophie Anderson e i suoi temi: torna la casa con le zampe di gallina, torna una Baba Yaga che accompagna le anime oltre il cancello, torna un sapere fiabesco che attinge a patrimoni fiabeschi, orali e no, per raccontare la ricerca di sé stessi.

Yanka sa che la sua mamma adottiva l’ha trovata a due anni fuori dalla grotta dell’orsa e l’ha portata al villaggio, crescendola con tutto l’amore possibile. Eppure lei si sente di appartenere ad un altro mondo, attratta irresistibilmente dalla foresta da cui le viene detto di stare lontana, affascinata dalle storie che Anatoly racconta seguendo le trace di una vecchia mappa. Yanka cuce inseme pezzi della propria storia: l’orsa, una madre principessa, una maledizione… Fino a quando le spuntano gambe pelose da animale: non solo sovrasta in altezza gli altri dodicenni del villaggio, ma si risveglia da un incidente col chiaro segno che qualcosa la lega all’animale che abita la grotta dove è stata trovata. E quando si accorge di capire il linguaggio degli animali che ha intorno, capisce di doversi addentrare nella foresta per un viaggio iniziatico che la porti a ricostruire la storia della sua famiglia e a capire quale sia il suo posto nel mondo.

La narrazione procede intessendo nella trama le storie dei vari personaggi che permettono a Yanka di avere un quadro di insieme, di capire chi fossero i suoi nonni e i suoi genitori, cosa è successo, chi le vuole bene davvero. Racconti dentro il racconto che rendono, insieme alle splendide descrizioni di flora e fauna, il libro adatto all’ascolto e a essere letto ad alta voce. 

Sophie Anderson – ill. Katherine Honesta, La ragazza degli orsi (trad. di Loredana Baldinucci), Rizzoli 2020, 384 p., euro 17, ebook euro 9,9

Gli inadottabili

14 Dic

inadottabiliMi hanno chiesto durante un corso in settembre perché non avessi parlato di questo libro; risposta semplice: non lo avevo ancora letto. Se ne stava in attesa in una pila, ad aspettare il momento propizio, la neve, il fuoco scoppiettante, il giusto tempo per una storia di quelle da leggere a puntate ad alta voce, dal sapore di avventura, un pizzico dickensiano col suo fascino ottocentesco da bruma e orfanotrofio.

Ad Amsterdam arrivano all’orfanotrofio del Piccolo Tulipano nel 1880 cinque orfani in fasce che non corrispondono affatto alle tre regole da seguire per l’abbandono dei neonati. Piovono dal calendario, uno per mese tra agosto e dicembre, e hanno ciascuno qualcosa di diverso: chi sei dita per mano, chi tratti somatici che parlano di mondi lontani, chi sguardi inquietanti o braccia e gambe fuori misura. Difficile trovar loro un nome, impossibile trovar loro una famiglia. Dodici anni dopo sono ancora lì, nel gelo delle stanze a mettersi in riga ogni volta che si palesa una famiglia e la direttrice cerca di fare i suoi loschi maneggi (vende i bambini per ingenti somme di denaro senza registrare tute le adozioni). Quando uno strano figuro che si spaccia per ricco mercante pronto a salpare su una nave lussuosa vuole adottarli, i cinque scappano, facendo leva sulle qualità e le abilità di ognuno e capitanati dal desiderio di Milou di trovare la sua famiglia: è l’unica che possiede un riferimento – un nome ricamato sulla marionetta con cui è stata abbandonata – e degli indizi che conducono a un mulino in rovina fuori città, di cui si dice che il proprietario sia fuggito proprio dodici anni prima insieme all’unica figlia. Milou cuce da sempre teorie sulla sua famiglia e quando nel granaio scopre un teatro si convince di essere a casa; molti indizi potrebbero confermarlo, ma i conti non tornano, come la strana vicina di casa, un’orologiaia che vive tra meccanismi e ingranaggi e li scruta misteriosa. Sarebbe molto più semplice restar sulla soglia, non dare confidenza, rimanere ai margini, eppure è bello avere una casa, del cibo, sentirsi una famiglia, fingere di avere un adulto accanto per provare a cavarsela da soli. Ma il finto mercante incrocia la loro strada di nuovo; la  terribile direttrice torna a reclamare quel che è suo e il passato bussa insistente per rivelarsi altro da quello che i bambini hanno immaginato. Intanto loro hanno scoperto il significato di famiglia e di casa e il fatto che non è necessario avere legami di sangue per sentirsi appartenere gli uni agli altri.

Narrazione ricca e avvincente che parla di diversità e di vita in buon modo, senza voler insegnare qualcosa, ma raccontando, allestendo una storia sul palcoscenico di un libro che si fa leggere volentieri a voce alta.

Hana Tooke – ill. di Ayesha L. Rubio, Gli inadottabili (trad. di Giulia De Biase), Rizzoli 2020, 416 p., euro 17, ebook euro 9,99

Qui nel mondo reale

7 Dic

qui nel mondo realeWare ha undici anni e mezzo ed è stato mandato per l’estate dalla nonna. Pensava di odiare il posto, invece ha scoperto quanto nell’acqua della piscina si senta a proprio a gio e di come la nonna (dal piglio decisionista, non per nulla soprannominata in famiglia Manovre Generali, dotata di una bella dose di ironia) capisca quanto gli piaccia stare da solo e non lo distolga dal “suo mondo” in cui può stare immerso per ore. L’idillio finisce quando la donna cade, si rompe le anche e Ware torna a casa condannato a due mesi di centro estivo. Il ragazzino sa di essere una delusione per i genitori, iperprotettivi nei suoi confronti, presi dai doppi turni per poter comprare la nuova casa, incapaci di ascoltare il loro unico figlio. Continua a pensare al binomio dentro/fuori, a quello che prova e che non riesce a dire, a come si possa applicare alla realtà intorno. Finché durante un’attività evade dal centro estivo e scopre un terreno abbandonato proprio lì dietro, accanto a una chiesa mezza abbattutta in cui una tenace ragazzina sta coltivando centinaia di piante di papaya. Scontrosa, un po’ saccente e chiusa a riccio, ma poco a poco Jolene e Ware si addomesticano e lui cerca di aiutarla in un compito che lei ritiene vitale per se stessa: prendersi cura delle piante, avere un giardino di cui occuparsi. Jolene è misteriosa sulla sua famiglia, Ware si sente inadeguato a ogni cosa, ma nel contempo stranamente a suo agio, e decide che quella sarà la sua estate: fingere di frequentare il centro, passare sistematicamente nel giardino sul retro, annaffiare, costruire, cercare una soluziona alla vendita all’asta dell’area, salire ogni tanto sulla torre per vedere tutto dall’alto (perché quel punto di vista fa scoprire l’inatteso e l’insospettabile). Le papaye crescono, insetti e bestiole tornano a vivere nel fossato intorno al terreno, Jolene fa risuonare la sua risata nel caldo del pomeriggio, Ware si impegna a sperare di rinascere migliore.

In una continua metafora che intreccia la sacralità di quel che il luogo è stato e di cosa possa significare rinascere, il romanzo racconta lo sguardo di due ragazzini su se stessi e sull’altro e dell’altro si prendono cura e la partecipazione di adulti che sanno guardarli davvero e indirizzarli senza darlo a vedere (la nnona e lo zio di Ware; Walter, il barista che tiene d’occhio Jolene). A guardare impara anche Ware, quando lo zio gli reagala la sua videocamera diseconda mano e gli spiega che ognuno ha un compito. Con un finale agrodolce, giusto, che mette le ali. Del resto, il romanzo viene dall’autrice di Pax, e non è poco.

Copertina e illustrazioni di Jon Klassen.

NB: e comunque, quando arrivate a pagina 40, non è già tutto lì? Non sono esattamente Tim e Lovejoy di Rumer Godden? Andate a riprendere Nella città una rosa e ditemi se non è vero…

Sara Pennypacker, Qui nel mondo reale (trad. di Paolo Maria Bonora), Rizzoli 2020, p. 300, euro 17,00, ebook euro 9,9

Cari genitori… per leggere il mondo

26 Nov

cari-genitori-benvenuti-in-biblioteca-579424In questi ultimi due mesi di incontri di formazione con insegnanti, educatori e genitori, mi hanno accompagnata due libri che sono strumenti essenziali per chi si occupa di infanzia – in modo particolare di prima infanzia, di libri e di lettura. Li pubblica entrambi l’Editrice Bibliografica e ben si accordano come proposte per un percorso di lettura per gli adulti che vogliono avere spunti. Malgaroli e Bazzoli, forti della loro esperienza di bibliotecari e in modo particolare nell’ambito del progetto Nati per Leggere, invitano direttamente i genitori a varcare la soglia della biblioteca e condensano nel loro saggio, in una forma informale e colloquiale che ben si presta a chi ha un primo approccio verso questo ambito, tutte le informazioni e i consigli per cominciare un percorso di lettura fin dalla nascita: i libri da proporre, le modalità, i benefici scientifici della lettura sullo sviluppo dei piccoli, per un programma da attuare a casa con il supporto delle collezioni della biblioteca.

Francesca Romana Grasso fa invece una summa del suo lavoro degli ultimi primi-libri-per-leggere-il-mondo-579449anni che molti hanno potuto apprezzare in formazioni o seguendola on line su Edufrog. Il punto di vista della pedagogista è molto interessante perché analizza le proposte del mercato editoriale per la prima infanzia in rapporto a quelli che sono davvero i bisogni dei bambini fino a sei anni di età, in base alle loro capacità e potenzialità cognitive e motorie, facendo riferimento a teorie e figure di peso che negli anni hanno parlato di educazione attiva.

Educare al pensiero ecologicoAccanto a questi testi potete aggiungere quello di Tiziana Rosa Bruno, uscito per la collana “I topi saggi” di Topipittori, e dedicato al pensiero ecologico: in un momento in cui le tamtiche della sostenibilità ambientale sono tanto sentite, è importante poter riflettere su percorsi che integrano educazione ambientale, educazione civica e formazione alla cittadinanza globale. Una carrellata di spunti di buone pratiche per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria per confrontarsi con bambini e ragazzi attraverso lettura, scrittura, dialogo, osservazione della natura e del mondo.

Ben, che dire… buona lettura e buona applicazione dei suggerimenti che troverete in questi saggi.

Giovanna Malgaroli – Fabio Bazzoli, Cari genitori, benvenuti in biblioteca, Bibliografica 2020, 139 p., euro 12, ebook euro 7,49

Francesca Romana Grasso, Primi libri per leggere il mondo. Pedagogia e letteratura per una comunità educante, Bibliografica 2020, 235 p., euro 26, epub euro 16,99

Rosa Tiziana Bruno, Educare al pensiero ecologico. Letture, scritture e passeggiate per un mondo sostenibile, Topipittori 2020, 206 p, euro 20

I ladri di New York

23 Nov

ladri new yorkHo talmente parlato di questo libro nelle diverse formazioni di questi ultimi due mesi che solo ora mi accorgo di non averlo presentato qui (cosa che è accaduta anche per altri titoli usciti ultimamente! Li porto a spasso negli incontri con insegnanti e bibliotecari e poi mi rendo conto di averli dati per scontati sul blog). Un nuovo romanzo di Katherine Rundell è sempre da festeggiare, per la qualità alta della scrittura e per la facilità con cui la storia si spiega sulle pagine, tra frasi ad effetto, descrizioni perfette, capacità di far finire il lettore dritto dritto in quel preciso luogo e tempo e di farcelo sentire a casa. In questo caso il fascino è ancora maggiore in quanto l’autrice ci porta nella New York degli anni Venti e al fascino della città si unisce quello del circo, un mondo a sé nell’universo dela metropoli, e ancora una storia di famiglia, una dimora dalla storia affascinante e il cammino dei protagonisti che incrocia i modi bruschi dei gangster cittadini.

Così come nel precedente, al centro della narrazione c’è un gruppo di quattro ragazzini, una banda che va a formarsi non per caso: caratteri diversi, provenienza diversa, età differente, ma in tasca a ciascuno la certezza di avere sogni che non sempre corrispondono a quel che da loro ci si aspetta e la voglia di affermarsi e di scegliere. Al centro del gruppo, ancora una volta nelle narrazioni di Rundell, una protagonista femminile di nome Vita e che di vita straborda, una ragazzina intraprendente e forte, forgiata negli anni dai suoi adulti – la mamma e i nonni – che sanno benissimo che la sua vita non sarà semplice, visti i postumi che la poliomielite le ha lasciato addosso, e quindi è il caso che al suo aspetto fragile corrisponda un animo temprato e qualche abilità precisa, tipo… lanciare sassi come si deve! Vita zoppica e traballa nel suo equilibrio fisico sghembo, ma va dritta alla meta nelle sue intenzioni: vuole restituire al nonno quel che ha perduto, riprendersi quel che appartiene alla sua famiglia e di cui si è impossessato un malavitoso con un inganno. Insieme ai suoi alleati, si fa in quattro, combatte, studia e pianifica e brilla, col rosso dei suoi stivali e la luce dei suoi occhi. E cerca di trovare un rimedio, non potendo far altrimenti perché “l’amore ha un modo tutto suo di non darti scelta”.

Forse un po’ lungo nella sua seconda parte di inseguimenti e fughe, è un’ottima narrazione anche da leggere ad alta voce.

Katherine Rundell, I ladri di New York (trad. di Mara Pace), Rizzoli 2020, 270 p., euro 16, ebook euro 9,99

Un attimo perfetto

10 Ott

attimo-perfettoCi sono giorni in cui non puoi proprio evitare di scrivere di quello che leggi, anche se è un romanzo che gira da qualche mese e che tu recuperi solo ora. Magnifica perfezione, Meg Rosoff: il suo ultimo romanzo edito da Rizzoli è privo di sbrodolature ed eccessi; c’è tutto quel che serve, asciutto al punto giusto e dimostra la capacità di scrittura, sia nello scegliere la trama, sia nel piazzare frasi ad effetto (ché mica le piazzerà apposta, ma le vengono proprio perfette) e colpo di scena finale. La bravura dell’autrice sta innanzitutto in questo: tira una corda su cui posa il lettore che si trova davanti quel che la protagonista narra e appollaiato su una spalla quel che sa succederà. Perché si sente fin dall’inizio che arriverà qualcosa a spezzare la magnifica perfezione indolente e cameratesca delle estati della famiglia della ragazza che narra in prima persona.

Da sempre, lei, i genitori, le due sorelle minori ora di sedici e quattordici anni e il fratello più piccolo, lasciano Londra per trascorrere sei settimane di vacanze al mare, nella bizzarra casa di famiglia a cui è stata aggiunta una dépendence dépendance utilizzata dalla cugina del padre e dal compagno. Un tempo sospeso fatto di rituali, complicità, lentezza e meccanismi ben oliati che vengono sconvolti dall’arrivo di due ospiti, due fratelli opposti quanto il giorno e la notte, uno brillante e affascinante, l’altro taciturno e scontroso, quasi invisibile. La protagonista, che osserva e disegna la realtà che la circonda, vede cambiare le dinamiche famigliari, la sorella di cui tutti lodano la bellezza innamorarsi dell’ospite brillante, il modo in cui lui comincia a giocare con lei e non solo; interpreta i segni che l’altro fratello cerca di mandare; subisce l’onda che cambia tutto.

Un romanzo di formazione imperdibile e senza tempo, che resterà come un classico negli anni a venire. Un romanzo che parla dell’amore, della luce che alcuni succhiano a coloro che dicono di amare e del luccichio sommerso che altri regalano se ti dai il tempo di vederlo; che sottolinea come si possa brillare quando qualcuno ti convince che sei speciale; che dice della dignità con cui puoi portare le ferite e della possibilità di risorgere dalle ceneri, ma anche di come certe perfezioni infrante fanno sì che coloro che si sono feriti ne portino addosso la mancanza per sempre.

Meg Rosoff, Un attimo perfetto (trad. di Claudia Manzolelli), Rizzoli 2020, 208 p., euro 15, ebook euro 7,99

La ragazza con le scarpe di tela

22 Set

Ho letto questo libro tempo fa per un editore che voleva valutare la possibilità di pubblicarlo in italiano e che poi scelse di non farlo. Sono felice che questo romanzo arrivi al pubblico italiano perché penso che la scrittura di Annelise Heurtier sia coinvolgente, un’autrice da tenere d’occhio; solitamente si appoggia a fatti storici e ne parla senza compiacenza, senza cadere nel didascalico, con il risultato di romanzi storici onesti e di qualità.

Forse il libro potrà sembrare meno pregnante del precedente L’età dei sogni; è vero, ci sono molti riferimenti all’attualità francese e non solo degli anni Sessanta e qualche riferimento sconosciuto ai lettori, mentre per altri si è cercato di ovviare inserendo delle note, ma è il personaggio principale che focalizza l’attenzione e ancora una volta è una ragazza che si confronta col mondo, desiderosa di essere se stessa, libera e combattiva. Catherine ha quindici anni e vive nella periferia parigina, abbastanza lontano da non conoscere troppo la città, da essere già campagna. Vive con i genitori e sei fratelli, una famiglia operaia di origine modesta, e frequenta il liceo grazie a una borsa di studio. Subito è chiaro il contasto di classe con le compagne, da cui il fratello le mette in guardia, ma lei comunque non si sente ai margini: tutte sono accomunate dal desiderio di mostrarsi grandi e di saperne di più (del proprio corpo, del sesso opposto, del sesso, del mondo). Quasi per caso, Catherine scopre di amare la corsa, di essere molto veloce, ma di amare soprattutto il senso di libertà che prova correndo. Comincia a dedicarsi di nascosto a uno sport che molti giudicano pericoloso per una ragazza, di certo inadatto. E intanto, facendo da baby-sitter ai bambini di una ricca famiglia parigina che lì possiede la casa di campagna, scruta il mondo che cambia: si è alla vigilia del ’68 e molto – la musica, le riviste, le vignette satiriche, le ventate di notizie dalle università parigine – dicono della voglia di cambiamento nell’aria.

Una figura la sosterrà e la incoraggerà a essere libera, fiera e ad assumersi le proprie scelte: Simone Pichenaud che, a dispetto del marito, prende la patente, fa di testa sua, le spiega quel che per Catherine è sconosciuto e l’accompagna persino alla sfida che la definirà come una “ragazza d’aprile”: in anticipo sul maggio ’68 Catherine sfida tutti e si iscrive a una gara di corsa, da cui verrà squalificata in quanto donna. Ma in cui correrà fiera, con la chioma al vento, senza nascondersi, spalleggiata da alcuni compagni di allenamento che non hanno fatto problemi di genere.

Un bell’affresco della società di fine anni Sessanta raccontata attrvaerso la quotidianità.

Annelise Heurtier, La ragazza con le scarpe di tela (trad. di Ilaria Piperno), Gallucci 2020, 209 p., euro 13,50, ebook euro 6,99