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Fidanzati dell’inverno

10 Ago

Arriva in Italia il primo tomo della saga di Christelle Dabos, caso editoriale in Francia quando, al suo esordio letterario, riuscì a conquistare un nutrito pubblico di lettori crossover. Fantasy, Steampunk e Belle Époque si mescolano intorno alla figura di Ofelia, ragazza ritenuta goffa e insignificante, che vive sull’arca Anima dove si occupa del museo, grazie alla sua capacità di lettrice: legge infatti la storia degli oggetti che tocca, potere a cui si aggiunge quello di passare attraverso gli specchi. Le Decane di Anima decidono di combinarne il matrimonio con Thorn, erede del Polo, l’arca che gode di fama peggiore. La ragazza lascia la famiglia e il mondo in cui si è ritagliata ruolo e nicchia per una situazione decisamente diversa: non solo il freddo in un paesaggio di neve e ghiaccio, ma riflesso anche nei rapporti tra le persone, false e calcolatrici; addirittura i rappresentanti del clan dei Draghi hanno il potere di ferire a distanza. Il promesso sposo si rivela gelido quanto il clima della sua arca, distante, imbrigliato in una scelta diplomatica in cui pare nulla importi di Ofelia. Sotto l’apparenza goffa e impreparata, la protagonista in realtà nasconde una tempra decisa: anela a essere libera e a non lasciare che altri decidano completamente del suo destino, ma soprattutto vuole capire quale sia il mistero che l’arca nasconde e quale sia il vero motivo per cui è stata scelta proprio lei come futura sposa.

Alla parte fantasy e ai poteri magici dei diversi personaggi che affollano il romanzo si mescola un andamento da feuilleton: intrighi a corte, sotterfugi, dame in ampi abiti che nascondono inaspettate capacità di crudeltà, intrighi di famiglia e una trama che spingerà il lettore verso i tomi successivi, che l’editore italiano annuncia saranno pubblicati a distanza di sei mesi.

Il sito ufficiale della saga.La copertina è la stessa dell’edizione originale; sorvoliamo sulla grafica della quarta di copertina…

Christelle Dabos, L’attraversaspecchi. Fidanzati dell’inverno (trad. di Alberto Bracci Testasecca), e/o 2018, 512 p., euro 16, ebook euro 12,99

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La strana scomparsa del signor Goody

7 Ago

Con la nuova collana “Giallo e Nero” Piemme riporta in libreria alcuni classici del giallo, che molte biblioteche avranno già sugli scaffali: ecco l’occasione per riproporre storie di qualità ai lettori, a cominciare da questo testo di Natalie Babbitt pubblicato da Mondadori nel 1990.

Una scelta singolare, il ritorno di una grande autrice in un giallo un po’ atipico rispetto a quel che forse i ragazzi lettori si aspettano: il mistero viene dal passato (il signor Goody è morto da cinque anni, ma la moglie non pare certo piangerlo e il figlio decenne è convinto che sia vivo), c’è la figura leggendaria del ladro Mott Snave che il protagonista si diverte ad interpretare e che nelle stesse ore pare davvero aggirarsi nel villaggio, c’è un gran dire e raccontare, in primis grazie alla vedova Tidings, la governante di Goody Hall, espediente col quale l’autrice riporta dicerie, pettegolezzi, sospetti e riassume quel che accade. Tornano però anche la scrittura di Natalie Babbitt e le sue descrizioni di quadrati di prati rugiadosi, tende di pizzo che rabbrividiscono, credenze che luccicano con profonda disapprovazione.

Tra le altre uscite della collana, L’ombra dello sciacallo di Didier Convard (che i lettori hanno apprezzato negli anni col titolo “I tre delitti di Anubi” proposto nella collana Il Battello a Vapore dal 1998); l’intramontabile Il gioco dell’assassino di Sandra Scoppettone (prima edizione Mondadori Giallo Junior 1991) con il suo incipit che cattura sempre e l’inedito  Cercasi commessa al reparto omicidi di Katherine Woodfine. Quindi occhio a qual che avete già sugli scaffali, in vecchia ma pur sempre buona edizione 😉

Natalie Babbitt, La strana scomparsa del signor Goody (trad. di Cecilia Veronese), Piemme 2018, 137 p., euro 9,90, ebook euro 4,99

Ci piace leggere!

20 Lug

Parlare di libri e di ragazzi: quali sono le preferenze, i generi più amati, leggono “ancora” i classici, verso che tipo di confezione (formato, copertina, titolo, ecc.) sono attratti? Questa volta però si parla di libri coi ragazzi, o meglio ancora sono loro stessi a parlarne agli adulti. Sono i ragazzi coinvolti in questi ultimi anni dal festival Mare di Libri che si svolge a giugno a Rimini, diventati via via protagonisti nella gestione diretta della manifestazione e degli autori e quindi voci essenziali nel ragionamento su libri e lettori ragazzi. Il festival è dedicato ai ragazzi tra gli undici e i diciotto anni ed è gestito da loro che crescendo sono arrivati a ricoprire anche gli incarichi più importanti: direzione artistica, coordinamento dei volontari, ufficio stampa… Insomma, un festival per i ragazzi fatto dai ragazzi che ora, in questa pubblicazione, si rivolgono direttamente agli adulti che hanno a che fare con l’educazione/ alla/promozione della lettura, in primis gli insegnanti e poi bibliotecari, librai, manche autori ed editori, dicendo la loro su aspetti vari, alcuni dei quali davvero fondamentali.

Tra le pagine troverete il loro punto di vista, che sempre parte da esempi concreti, da qualcosa successo loro direttamente, sui generi, sui classici, sugli argomenti tabù che gli adulti tendono a censurare perché ne sono imbarazzati, su che tipo di copertine apprezzano di più, sui titoli originali e quelli scelti per le traduzioni italiane, anche su aspetti molto pratici come il prezzo a cui un libro viene proposto al suo giovane pubblico.

Chi si occupa di libri per ragazzi troverà un compendio di tutti gli argomenti che si toccano quando si parla degli aspetti importanti e dei punti critici del fare promozione; chi è meno dentro alla discussione, troverà spunti interessanti per riflettere. È importante però avere a disposizione questo testo, anche quando sottolinea aspetti più immediati e già molto discussi, perché la voce è quella dei ragazzi: capita che gli adulti che si occupano di libri per bambini e ragazzi perdano di vista il fulcro del loro lavoro e impegno, cioè il lettore, e osannino ad esempio libri che piacciono ai grandi senza chiedersi cosa ne possano pensare i lettori diretti interessati. Queste pagine ci ricordano di riportare al centro i lettori, qui adolescenti che argomentano molto bene quel che sostengono, e anche molto semplicemente: ragionamenti lineari con cui non si può non essere d’accordo, che trovano il loro centro nella parola “onestà”. C’è la richiesta diretta agli autori di scrivere storie intense e libri onesti, che rispecchino la realtà che i ragazzi si trovino a vivere, i sentimenti veri, l’imperfezione umana. C’è la richiesta più velata a tutti gli adulti che si confrontano con loro di essere parimenti onesti, nel dire, nel trattare tutti i temi, nel confrontarsi.

In fondo al volume, una serie di indicazioni di lettura, brevi trame dei libri citati lungo le pagine: sono tutti di autori stranieri perché – dicono i ragazzi – il loro festival è una casa per tanti autori italiani e scegliere chi citare e chi lasciare fuori sarebbe stato motivo di imbarazzo. I suggerimenti di lettura sono ovviamente di libri belli, per cui aspettiamo i ragazzi del festival con altri suggerimenti di lettura che comprendano anche autori italiani; perché forti dell’onestà e del coraggio che hanno saputo mettere nell’argomentare in questo volume e che mettono nel loro quotidiano, possano dare una rosa di suggerimenti più ampi, prendendosi la briga di dire quali siano i libri di autori anche italiani che davvero, a loro avviso, meritano.

Ascoltate il podcast della presentazione a Fahrenheit.

Le ragazze e i ragazzi di Mare di Libri, Ci piace leggere!, introduzione di Alice Bigli, postfazione di Fabio Geda, Add 2018, 192 p., euro 11, ebook euro 5,99

Le reginette

5 Lug

Quando parecchio tempo fa lessi questo romanzo in francese per una scheda di lettura per un editore, risi come una matta. Vincitore del Prix Sorcières, adattato con successo per il teatro, pare pronto per un road movie e infatti i diritti cinematografici sono stati già prelazionati da Lionceau Films; avrebbe anche tutti gli elementi per definirlo un romanzo pieno di sfighe e pure tendente al buonismo. Invece l’autrice riesce a mantenere alta fino alla fine la qualità della scrittura e della storia, grazie soprattutto all’autoironia della protagonista, molto spesso prossima alla causticità quando non all’autoderisione.

Al termine dell’anno scolastico, Mireille viene eletta Salsicciotto di Bronzo, secondo una tradizione che vota la ragazza più brutta della scuola su Facebook; è il terzo anno che viene premiata, ma ha perso il titolo di Salsicciotto d’Oro a vantaggio di una nuova della seconda B, Astrid, mentre la seconda piazza è stata assegnata a Hakima. Mireille condivide i premi: Astrid è strabica e Hakima le sembra un luccio. lei del resto la prende con la sua solita ironia, unica arma e corazza forse per sopravvivere al fatto che ci organizza la terribile gara è il suo miglior amico d’infanzia. Però conosce la durezza eel momento e i commenti pubblici dei compagni, per cui sa che le altre due nuove nominate – con la loro introversione e timidezza – potrebbero non prenderla bene; decide così di presentarsi, di conoscerle e di convincerle a non piangersi addosso. Scoprono di avere tutte e tre un valido motivo per andare a Parigi il 14 luglio e decidono di andarci in bicicletta, finanziandosi con la vendita di salsicce e salse varie (in originale sono proprio boudins, e così anche il titolo che hanno vinto) e raccontandosi attraverso un blog. Le accompagna Kader, fratello maggiore di Hakima, in sedia a rotelle dopo un’imboscata tesa ai soldati del suo battaglione mentre erano in “missione di pace”. Durante il viaggio otterranno molto incoraggiamento e applausi, ma ci sarà posto anche per la derisione, i commenti violenti, le gelosie, gli insulti. La strada percorsa insieme metterà in luce anche i limiti, le potenzialità e le corazze dietro cui ciascuna si nasconde.

Dei motivi per andare a Parigi, delle loro famiglie, delle passioni di ciascuna protagonista non dico; il lettore scoprirà lettura facendo, in questo libro in cui si mescolano parecchi temi importanti, in cui si ride, in cui si riesce a parlare con ironia di mestruazioni e videogiochi, di timidezza e padri importanti e assenti, costruito riportando post di blog e articoli di giornali on line con tanto di commenti.

Le tre vivono a Bourg-en-Bresse; il loro viaggio è quindi un percorso a tappe tr… , facilmente riconoscibili, rintracciabili su mappa e – perché no – un itinerario da cui prendere spunto.

Clémentine Beauvais, Le reginette (trad. di Bérénice Capatti), Rizzoli 2018, 291 p., euro 17, ebook euro 8,99

Mosquitoland

28 Giu

Perfetta come road movie (del resto, diritti già opzionati da Broad Green Pictures), ecco l’avventura di Mim, sedici anni, appena trasferita da Cleveland a Jackson, nel Mississipi, al seguito di padre e matrigna. I cambiamenti nella sua vita sono stati tanto repentini che davvero non riesce ad abituarsi, tanto più che la madre è rimasta a Cleveland, che da un po’ di tempo non riesce a sentirla e che mancano quattro giorni al Labour Day, che loro due han sempre festeggiato insieme. Allora Mim parte: 1524 da percorre in pullman e il suo viaggio ricorda quello del buffo Testa di melone dell’omonimo romanzo Mondadori di Michael de Guzman, un susseguirsi di incontri, spaccato della nazione e dell’umanità, ma anche di quel che non ti aspetti: la persona con cui – per un breve tratto purtroppo – Mim lega di più è Arlene, un’anziana signora che sa osservare molto bene ed essere nel contempo rispettosa e d’aiuto verso la compagna di viaggio. Tra gente assurda e oscura e nuovi amici bizzarri e presto indispensabili, Mim si avvicina alla meta tra peripezie e intoppi vari.

Tutto quel che succede è ben delineato sulla pagina grazie anche all’irresistibile modo di esprimersi che Arnold regala alla sua eroina, a tratti davvero esilarante e anche autoironica (scommetto che riderete soddisfatti in certi passaggi), che racconta, scrive un diario/resoconto per una certa Isabel la cui identità sarà nota solo alla fine, ma anche la capacità di astrarsi e di osservarsi e descriversi dall’esterno.  Mim dispiega così la sua vita complicata, la sua famiglia con segreti e tragedie, gli incontri casuali e non banali, la scoperta che le cose possono essere interpretate davvero male dando vita a una serie di equivoci non da poco. E poi ci sono Walt, con la sua purezza, e Beck, di cui Mim si innamora senza se e senza ma, che conosce il valore del tempo e il valore di chi gli sta davanti. Saggio, Beck, E saggia anche Mi, che mostra entrambi i medi al medico, che sa che scrivere è meglio che arrendersi alla follia del mondo, che sa quanto valgono la sincerità, la gentilezza e le sorprese. E che augura cose tipo: “Sii una ragazza di speranza e di argomenti importanti”.

David Arnold, Mosquitoland (trad. di Marco Drago), Rizzoli 2018, 416 p., euro 18, ebook euro 9,99

Un viaggio chiamato casa

16 Giu

Chi ha apprezzato La casa dei cani fantasmi ritroverà anche in questo romanzo la bella scrittura di Allan Stratton, questa volta alle prese con un romanzo dal respiro famigliare. Zoe vive a Shepton, Ontario, in una casa che ospita il salone da parrucchiere della madre, ed  in costante contrasto con i genitori. Viene costantemente punita per dei guai provocati in realtà dalla tirannica cugina Madi, agli occhi di tutti ragazza perfetta, che invece si diverte a prendere in giro la cugina, fino ad arrivare a ben di peggio. Zoe è infatti considerata da molti a scuola una sfigata, vive nei quartieri periferici e i genitori fanno costanti confronti con la famiglia benestante degli zii. Per di più la nonna materna è fonte di costante imbarazzo: vive in una grande casa di famiglia, dove accumula rifiuti e sporcizia, sta perdendo la memoria, non si lava mai e ha il frigorifero pieno di cibo marcio. Ma è lei l’unica consolazione di Zoe: dalla nonna si sente capita, con lei condivide i ricordi e una certa visione del mondo, da lei si sente a casa.

Quando i genitori decidono di mettere l’anziana in una casa di riposo succede l’irreparabile: la memoria della nonna peggiora, Zoe è la sua unica ancora e nei discorsi torna sempre più frequentemente lo zio Teddy, fratello maggiore del padre, morto molti anni prima. Zoe scoprirà in realtà che lo zio non è morto, ma scomparso dalla vita della famiglia, che abita a Toronto e, come si capisce da vecchie lettere, non parla alla nonna da molto tempo. Eppure pare lui ‘unica possibilità della ragazza di condividere con altri la preoccupazione della nonna. Così decide di andarlo a cercare.

Anche se la fuga con l’anziana è cosa già vista in altri romanzi per ragazzi, qui tutto (anche l’episodio di bullismo, anche gli incontri fatti durante il viaggio, anche la sorpresa inaspettata a cui Zoe si trova davanti) ha il pregio di non essere ridondante o esagerato. Sarà la bella scrittura, ma le cose non stonano, finale compreso. Che ovviamente è roseo, ma non rosa, come sovente la vita.

Allan Stratton, Un viaggio chiamato casa (trad. di Anna Carbone), Mondadori 2018, 273 p., euro 17, ebook euro 8,99

I favolosi anni di Billy Marvin

19 Mag

1987: il Commodore 64, le prime confuse informazioni sull’Aids, le foto a piena pagina di Vanna White su Playboy. E tre amici quattordicenni che affittano ripetutamente la videocassetta di Kramer contro Kramer solamente per vedere i cinquantatré secondi di nudo integrale dal minuto 44. Se il massimo dell’aspirazione è procurarsi una copia di Playboy, il piano di guadagno scatta a ruota: guadagnare procurando ai compagni minorenni le agognate foto fotocopiandole con la miglior tecnologia a disposizione. I tre sono goffi, sboccati, legatissimi, ma è Billy a fare da voce narrante e a offrirsi volontario per carpire alla figlia del proprietario dell’edicola il codice per disinserire l’allarme e rubare le copie della rivista. In realtà per Billy, che sogna di diventare programmatore di videogiochi, è l’occasione d’oro per avvicinare Mary, smanettona molto più brava di lui che lo coinvolge in un concorso prestigioso. Il lavoro condiviso, lo studio del linguaggio macchina e le confidenze, il tutto condensato nel poco tempo a disposizione fanno sì che i due ragazzi si avvicinino sempre di più e che Billy si innamori di quella luminosa ragazza che si nasconde sotto ampi abiti neri. Poi ci metterà del suo a rovinare tutto, in una seconda parte del libro dai fuochi d’artificio, non scontato e in cui Rekulak nasconde un colpo di scena mica male…

La lettura è un tuffo negli anni ’80, nel mondo della programmazione, in un tempo ante Internet dove accedere a CompuServe per comunicare significava per gli adolescenti attentare alla carta di credito dei genitori. La musica, i programmi tv, i riferimenti alla politica e alla cronaca, tutto rimanda agli Stati Uniti dell’epoca. E intanto la trama avvolge il lettore e lo cattura, nel crescendo dei sentimenti di Billy, nel suo sentirsi inadeguato e poi improvvisamente forte di fianco a quella creatura che in realtà, come sostiene il padre di lei, lo sta rendendo imbecille. E nella trama c’è Mary, luminosa  e fiduciosa nelle possibilità di Billy, ottimista e orgogliosa, e appassionata programmatrice e giocatrice di videogiochi, guardata un po’ storto dagli altri perché se ne interessa nonostante sia femmina: lei apprezzerebbe molto Girls Who Code, da poco tradotto da Il Castoro. Di questo romanzo invece si apprezza la scrittura fluida, la facilità con cui la trama si fa, la grazia di certe descrizioni in mezzo alle sboccate battutacce di Alf, e ci certo la scena nel giardino della scuola delle suore…

Jason Rekulak, I favolosi anni di Billy Marvin (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2018, 364 p., euro 17, ebook euro 9,99

I figli del lupo

10 Mag

Molto spesso le narrazioni che trattano grandi periodi storici, come la Seconda Guerra Mondiale, si fermano alla fine delle guerra e poche volte raccontano, o almeno accennano, al dopo. Ecco invece che Dowswell del dopo ne fa un romanzo intero: è la tarda primavera del 1945 e Berlino vive lo sbando seguito alla caduta del Reich, tra macerie e occupazione dei soldati dell’Armata Rossa. Otto e Anna sono a capo di un gruppo di ragazzini che vive nei sotterranei di un ospedale: con loro Ulrich, fratello minore di Otto, che sogna di unirsi ai Lupi Mannari, ancora fedeli agli ideali nazisti, i gemelli Klaus e Erich, che si divertono a far esplodere granate e ordigni ritrovati per caso, e la piccola Hanna, una bambina che ha perso i genitori. I ragazzi cercano ogni giorno di sopravvivere, facendo la fila per l’acqua, cercando cibo, razziando le case abbandonate per trovare merce da scambiare con qualche alimento al mercato nero. C’ chi li aiuta, chi li studia individuandoli come facile preda, ci sono i soldati statunitensi che arrivano e la divisione della città nelle zone sotto le diverse influenze. C’è la miseria, la fatica di anni di guerra, la certezza della morte di alcuni famigliari e la speranza della sopravvivenza di altri, c’è il futuro che viene avanti e si fa piano piano.

Dowswell costruisce il romanzo come i precedenti, sulla base di una solida documentazione storica che restituisce al lettore una realtà viva e una lettura ben comprensibile e realistica di quei mesi. Peccato però che la narrazione sembri arrivare da un prima che il lettore quasi si sente di dover conoscere (pare a tratti che di quei personaggi sia astato narrato in precedenza) mentre così non è.

L’autroe sarà a Torino al Bookstock Village del Salone del Libro venerdì 11 maggio.

Paul Dowswell, I figli del lupo. Berlino 1945: sopravvivere non è un gioco (trad. di Chicca Galli), Feltrinelli Up 2018, 256 p., euro 15,00, ebook euro 8,99

La scienza delle cose fragili

5 Mag

Questo romanzo segue il corso di un anno scolastico e segue la sua protagonista in particolare nelle lezioni di scienza del professor Nealy, insegnante nuovo ed entusiasta, patito di hashtag, che sta guidando i suoi allievi in quella che ritiene essere la più grande avventura scientifica di tutti i tempi: la loro personale indagine seguendo il metodo scientifico. Attraverso le varie fasi (osservazione, quesito, tecniche investigative, ipotesi,procedura, sperimentazione, risultati e loro analisi) e i diversi compiti assegnati, i ragazzi dovranno essere in grado di analizzare scientificamente l’argomento scelto. Attraverso le stesse fasi, Natalie analizza quel che le sta intorno e in particolare la situazione a casa: da qualche tempo la mamma, brillante scienziata che sta studiando lo sviluppo delle orchidee blu cobalto e la loro applicazione eventuale in campo medico, non esce più dalla sua stanza. Ha bisogno del suo spazio, sostiene il padre, ma niente è più come prima. Nemmeno a scuola, dove cambiano le amicizie e Natalie lega solamente con la bizzarra Twig.

Quando il professor Nealy la spinge a iscriversi alla gara del lancio del’uovo, rivolta alle giovani menti scientifiche della scuola media della contea, Natalie accetta solo perché pensa di poter attuare un miracolo per la mamma con il denaro in palio. In realtà la gara – e tutte le sue prove scientifiche – la legheranno a Twig e a Dari, permettendole di trovare il coraggio per guardare negli occhi la realtà, diversa da quel che le è stato raccontato e che lei stessa si racconta.

Un romanzo che parla di scienza, di amicizia e di vita; di come la scienza sia fare domande e vivere non avere paura delle risposte. Un romanzo a cui l’autrice ha saputo regalare un finale non scontato, molto realistico, per nulla zuccheroso, ma aperto verso il futuro. Un romanzo di giusta intensità che sta bene nella collana “Contemporanea” di Mondadori accanto ad altre narrazioni lievi e profonde, come L’albero dei segreti o Il giorno in cui imparai a volare, tanto per dirne due non recentissimi da andare a riprendere.

L’illustrazione di copertina è di Alexandria Neonakis.

Tae Keller, La scienza delle cose fragili (trad. di Stefano Andrea Cresti), Mondadori 2018, 306 p., euro 16, ebook euro 7,99

Ollie e i giocattoli dimenticati

2 Mag

Se Joyce aveva già affascinato i lettori con “I fantastici libri volanti di Mr Morris Lessmore”, ecco ora un libro di formato più grande rispetto ai romanzi a cui sono abituati i ragazzi, illustrato con grande cura che intreccia Grandi Venture, come le chiamerebbe il protagonista. I capitoli si alternano su pagine di sfondo diverso, laddove il bianco racconta il quotidiano di Billy e Ollie, mentre il seppia è destinato a dar voce al regno dei giocattoli e ai suoi abitanti.

Quando è nato Billy, la mamma gli ha cucito un pupazzo di stoffa, all’interno del quale, proprio all’altezza del cuore, ha inserito un campanellino che apparteneva alla sua bambola preferita. Ollie diventa il migliore amico del bambino: gli parla, se lo porta ovunque, condivide con lui marachelle e scoperte. Ma esiste un regno in cui domina Zozo, un pupazzo di clown che nel tempo si è rovinato, intristito e ha covato tanto rancore che si scatena soprattutto contro i “Prefe”, i giocattoli preferiti dai bambini, per mano dei Grinfi, i suoi scagnozzi assemblati con pezzi di giochi rotti, che rapiranno Ollie. La grande ventura è allora per Billy quella di uscire da solo nella notte per andare a salvare l’amico, di incontrare aiuti inaspettati, di tornare stanchi e vincitori.

L’autore ricostruisce il filo dei pensieri di Billy a perfetta altezza dei suoi sei anni e mezzo, il suo rapporto speciale col pupazzo e il gioco a cui stanno i genitori, di parlare sempre ad entrambi. Il libro si presta alla lettura ad alta voce e ricalca un tempo quasi sospeso: la notte della grande ventura apre infatti uno spazio diverso dove i giocattoli si rivelano vivi e danno al lettore una fedele rappresentazione del mondo umano, dell’intreccio di sentimenti, del potere del ricordo, della possibilità di redimersi. La traduzione poi trova una felice soluzione per i nomi dei protagonisti del regno dei giocattoli che calzano davvero a pennello a ciascuno.

William Joyce, Ollie e i giocattoli dimenticati (trad. di Giuditta Capella), Rizzoli 2018, 294 p., euro 18, ebook euro 8,99