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The Outsiders

4 Set


Non può che essere un immenso piacere avere a disposizione la nuova traduzione di un grande classico da proporre a ragazzi che probabilmente non l’hanno mai incontrato o che ne conoscono la versione cinematografica di Coppola del 1983. La traduzione di Beatrice Masini sottolinea la luminosità di questa storia, fatta sì di durezza, violenza e differenze sociali, ma ricca di una sua luce, che viene dalla forza dei suoi protagonisti – Ponyboy e Johnny su tutti – ma anche dalla volontà di chi l’ha scritta: nella postfazione, Susan Eloise Hinton ricorda il momento in cui ha scritto questo romanzo, nel anni Sessanta, appena quindicenne, furiosa con il clima sociale che respirava nel suo liceo e desiderosa di leggere qualcosa che parlasse davvero degli adolescenti, che li raccontasse in modo realistico.

La voce dell’autrice diventa allora quella di Ponyboy, il ragazzino che fa la medesima cosa: quando il suo insegnante gli chiede di scrivere di qualcosa di cui gli importi realmente e che conosca bene, lui mette nel tema gli avvenimenti delle ultime settimane. Ecco allora dipanarsi, sotto gli occhi del lettore, la storia dei suoi due fratelli e degli altri ragazzi della loro banda, Greaser più poveri dei Soc e dei piccoloborghesi, più vicini agli Hood, i ratti del ghetto, e la loro guerra tra bande. Ma in realtà è la storia delle loro famiglie, del modo in cui crescono e sono cresciuti, dell’amore mancato, delle paure e dei desideri, di quel per cui vale la pena.

È un classico imperdibile, che non ha bisogno di parole aggiunte, e che ci ricorda ancora una volta, sempre nelle righe finali ella postfazione, qualcosa di fondamentale: quando l’autrice incontra dei lettori che le dicono quanto questo suo libro sia stato importante per loro, lei parla del messaggio e non del messaggero: era un libro che andava scritto e a lei è toccata la fortuna di farlo. Inutile sottolineare come sia un libro il cui significato e la sua urgenza si sentono vive ancora oggi, e proprio qui sta il significato vero di “classico”.

Susan Eloise Hinton, The Outsiders. I ragazzi della 56ma strada (trad. di Beatrice Masini), 224 p., euro 17, ebook euro 9,99

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Per sempre o per molto molto tempo

28 Ago

Anche quando si cerca di evitare di incasellare un libro dentro specifiche categorie, ci sono comunque casi in cui è impossibile non farlo. Indubbiamente questo è un romanzo che parla di affido e adozione e della difficoltà di trovare un senso alla parola famiglia, ma anche alla propria nascita se non si hanno ricordi specifici al di là di poche immagini confuse. È anche un romanzo su una ragazzina che non riesce ad esprimersi come vorrebbe, che è bravissima con la matematica e con il conforto dei numeri e dei risultati esatti e che è convinta di non essere nata. Ecco, voi lettori invece prendetelo come un viaggio.

I viaggiatori sono Flora e Julian, sorella e fratello separati da un solo anno di età, che – dopo anni passati tra diverse famiglie affidatarie – sono stati adottati da Emily e vivono in una casa dove l’amore di una mamma sarà “per sempre”. Eppure Flora non riesce a dire quello che prova e Julian nasconde ancora cibo nell’armadio e insieme continuano a pensare a nuove teorie che spieghino la loro venuta al mondo. Queste teorie sono una parte molto bella e poetica del romanzo; i tentativi di spiegare che non sono stati partoriti (non hanno ricordi e non ci sono fotografie di loro neonati) danno vita a suggestioni incredibili, come l’idea di essere spuntati dall’orizzonte e o di venire dai granchi e quindi di essere fatti di sostanza buona però protetta da un guscio: bisogna faticare un po’ per raggiungerla!

Poi c’è il viaggio: quando vengono a sapere che arriverà in famiglia un nuovo bambino e quando Elena, la figlia del loro papà, comincia a marcare la differenza definendosi “sorellastra”, Flora e Julian partono insieme ad Emily per una vacanza nel Maryland in cui, in realtà, si metteranno sulle tracce delle case e della famiglie che li hanno sopitati. Daranno così un motivo a certi loro comportamenti di oggi, riusciranno a rievocare nuovi ricordi, a scoprire come sono andate le cose e a costruire la loro storia e il loro concetto di famiglia.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Jay Fleck.

Caela Carter, Per sempre o per molto, molto tempo (trad di Simona Mambrini), Mondadori 2017, 332 p., euro 17, ebook euro 8,99

I racconti del vicoletto

12 Ago

Yu’er passa le sue giornate in compagnia del nonno, un anziano portalettere in pensione. Vivono in un vecchio, modesto quartiere di Pechino, in una stradina dove tutti si conoscono, dove si gioca per strada, si chiacchiera, si condividono i problemi del vicinato. La ragazzina fatica a camminare, si muove con una stampella e i ragazzi del quartiere la chiamano “la storpia”: il suo sogno è di imparare a nuotare tanto bene da vincere una medaglia alle paralimpiadi e così il nonno – siccome nessuna piscina la accetta – diventa il suo allenatore e le insegna i movimenti e la leggerezza del nuoto tenendola sospesa con l’imbrago ad un albero nel cortile di casa. E Yu’er nuota e vola con le proprie ali perché il suo sogno è forte; i sogni sono necessari, come dice un altro nonno del vicolo al nipote: “Ragazzo, se non hai dei sogni, un giorno te ne pentirai”.

Così sono questi quattro racconti, sospesi tra la realtà e il sogno, una forma a cui perfettamente si accorda la leggerezza dell’acquerello che aiuta l’autore a dire che tutto è possibile. Sulle pagine diventa possibile scrivere una lettera alla nonna mai conosciuta e fargliela recapitare, superare le delusioni e i limiti fisici, ascoltare un concerto tenuto da insetti, far volare una farfalla dall’ala spezzata. C’è poesia tra le pagine, legate dalla figura del nonno Doubao, conosciuto da tutti come un gran narratore di storie e conoscitore della storia del quartiere. Una poesia lieve quanto le illustrazioni che regala al lettore un tesoro, come sta scritto in apertura: se l’ideogramma “Bao” in cinese significa appunto “tesoro” ecco allora che questo libro fa parte della collana che la casa editrice milanese dedica ai migliori testi del fumetto cinese contemporaneo. I lettori ringraziano.

Nie Jun, I racconti del vicoletto (trad. di Francesco Savino), Bao publishing 2017, 127 p., euro 18

Papà sta sulla torre

7 Ago

Il romanzo racconta in prima persona la storia del dodicenne Nino e della sua famiglia, segnata dalla crisi e dalla chiusura della fabbrica in cui il padre lavora. Sindacalista tosto, detto non per niente “Testadipietra”, sale sulla vecchia ciminiera del paese e ci rimane per quasi un mese, come forma di protesta. Intanto Nino si imbarca in un’avventura astrusa, guidato dal suo migliore amico Goffy, che legge l’impossibile e sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli alieni che porteranno pace, lavoro e libertà. La riparazione di una vecchia barca e la navigazione verso il famigerato Petrolchimico, stabilimento abbandonato da anni e colpevole insieme ad altre fabbriche dell’inquinamento del fiume, è un viaggio in qualche modo iniziatico alla vita, alle cose che si possono cambiare e quel che capita, alle storie degli altri, alle risposte che bisogna andarsi a prendere. Sulla barca con loro c’è Cassandra Vu che a scuola è famosa per nascondersi dietro la cortina dei capelli scuri, come forma di isolamento dal mondo.

A colpire di questo romanzo, al di là e forse anche prima della trama (che qualcuno a tratti potrebbe tacciare di steoritipizzazione), è il ritmo narrativo che lo rende pressoché perfetto per la lettura ad alta voce. La voce di Nino, che parla al lettore, lo avvolge, lo rende presente all’azione, lo fa partecipe degli incontri e dell’avventura. E gli racconta storie nella storia: la bella figura di Anselmo il Pazzo, la confessione di Cassandra sulle sue origini, le spiegazioni di Goffy che attinge ai libri e ai film che conosce. Insomma, vi verrà davvero voglia di leggerlo a qualcuno.

Francesco D’Adamo, Papà sta sulla torre, Giunti 2017, 169 p., euro 14, ebook euro 8,99

Fratelli nella notte

21 Giu

Lo scorso autunno ho tenuto per la Fondazione Revelli una serie di incontri rivolti agli insegnanti della scuola primaria e secondaria sulla Resistenza e le resistenze raccontate nelle pagine di libri per bambini e ragazzi. Avrei voluto avere tra le mani questo libro, e allora lo segnalo qui, come pietra aggiunta a quella bibliografia, alla possibilità di raccontare una pagina di storia attraverso le storie dei singoli e, in questo caso, attraverso una scelta di parole e di ritmo che infonde alla narrazione inusuale bellezza.

Mario è piccolo di statura e fragile di aspetto e allora in brigata i suoi compagni, per prenderlo in giro, gli han affibbiato il nome di battaglia di Tarzan. Ha disertato a suo modo nel 1944 e a modo tutto suo è finito tra i partigiani. Il lettore lo incontra  ferito, mentre aspetta in una grotta, con un compagno cieco, che arrivi il fratello a prenderlo e a provare a salvarlo. Non è stata sua l’idea di chiamare Gianì, quel fratello più vecchio di quindici anni con cui non ha mai diviso nulla se non lo spazio della notte, visto che dormivano nella stessa stanza, parole ben poche, e che adesso ha sposato una fascista e chissà che se ne farà di lui

Si presta ad essere letta ad alta voce, questa storia, con i suoi rimandi nel tempo avanti e indietro. Ci si presta anche perché l’autore l’ha ascoltata – in frammenti diversi, magari tra un silenzio e l’altro – e la ripensa per raccontarla a sua volta, perché i suoi figli sappiano. Si presta ad essere assaporata, nel suo linguaggio scarno e bellissimo, nella scelta delle immagini che fanno le descrizioni: descrizioni fisiche, ma anche del rapporto tra i due fratelli, dei legami di famiglia, della difficoltà del momento  della contingenza dell’andare. Non perdetevi neppure le descrizioni del mondo di quegli anni, del mondo contadino in cui gli unici suoni “erano i muggiti sotto il peso dei giochi e i grugniti degli uomini aggrappati agli aratri. Le poche parole che servivano erano quelle del dialetto e nominavano gli attrezzi da lavoro”. E quando siete arrivati al fondo avrete ancora un angolo di bellezza nella chiusa,  la bellezza cruda che dice della difficoltà di scegliere, dell’infelicità di perdurare nello sbaglio, ma anche del portarsi dentro – sempre e comunque – quel che si è fatto, quel che si è stati nella scelta di un attimo.

Cristiano Cavina, Fratelli nella notte, Feltrinelli 2017, 96 p., euro 10, ebook euro 6,99

persidivista.com

19 Giu

Confesso: ho trovato la prima parte di questo libro di una fatica immane, penso a causa del continuo saltare da un personaggio all’altro nella costruzione di una trama che appare inizialmente più complicata di quel che è, viziata da ricercatezze a cui l’autrice si lascia andare e che possono anche risultare stucchevoli (all’ennesima ripetizione di Marie-Ève e Ève-Marie, nomi di due gemelle, non avete avuto voglia anche voi di gridare?). Poi si entra nel vivo del meccanismo del giallo, sale la tensione (anche se è abbastanza intuitivo individuare il colpevole), c’è più azione e tutto migliora.

In realtà, quel che evidentemente interessa all’autrice non è tanto costruire un giallo, ma piuttosto inserire su una trama di questo tipo l’attenta analisi sulle personalità, sui comportamenti e sui rapporti sociali a cui ci ha ben abituati, in particolare indagando sui legami famigliari e su quel che di sé ciascuno mostra o nasconde. Un altro punto di interesse analizzato è quello dell’utilizzo dei social, come Murail evidenzia anche nel diario che segue il romanzo in appendice, in cui tiene traccia di come siano nati l’idea prima e lo sviluppo poi di questa storia.

La quattordicenne Ruth si registra col nome del padre su un sito che permette di rintracciare i propri compagni di scuola, caricando le fotografie di classe. Su quella che ha scelto lei si vedono il padre e la madre al liceo: si tengono per mano tra i compagni della classe frequentata anche dalla sorella gemella di lei, morta annegata poco dopo. Le persone che si riconoscono però fanno notare uno sbaglio: a tenere per mano Martin non è la madre, ma la zia, sua fidanzata dell’epoca. Si riapre così il passato, tra un nonno che Ruth e sua sorella non conoscono, alcuni ex compagni di classe del padre, un presunto colpevole che in realtà non ha mai commesso l’omicidio, i sospetti mai sopiti e i depistaggi.

Il ritratto che l’autrice fa degli adulti coinvolti è spesso impietoso e crudo; a volte si piega ad accoglierli con la comprensione e la vicinanza che si può avere per le fragilità che finalmente si mostrano, dopo anni di maschere, di bugie, di adattamento a quel che gli altri si aspettano fino al punto di non sapere più essere se stessi.

Marie-Aude Murail, persidivista.com (trad. di Federica Angelini), Giunti 2017, 263 p., euro 14,90, ebook euro 8,99

Il mistero di Vera C.

12 Giu

Il romanzo che ha vinto l’edizione più recente del Premio “Il Battello a vapore” mi stupisce piacevolmente con una facilità di scrittura e di intreccio che mi fa ben sperare alle prossime uscite della stessa autrice. Stefania Gatti obiettivamente raccoglie tra le pagine molti riferimenti a letture, luoghi e personaggi ben conosciuti: ci trovate Londra, Roma, un’autrice famosa di fantasy, Emily Dickinson e anche la Stargirl di Jerry Spinelli, recentemente tornata in libreria per Mondadori.

La trama dice di una storia di crescita e trasformazione: la ragazzina dai capelli scarmigliati e dai vestiti troppo larghi, che vive al Serpentone del Corviale con la mamma portinaia, che si ritrova inevitabilmente ultima nella classifica delle ragazze della classe, sogna di scrivere e il lettore ritrova alcune delle sue pagine nel testo. Forse ci sono qua e là troppi argomenti al fuoco e qualche “tema facile” (l’incontro con l’autrice del cuore, subito diventata intima; la comparsa del padre mai conosciuto; l’hikikomori che non esce mai di casa), ma la cornice narrativa è affascinante: per mesi Vivian ha fantasticato sulla donna la cui casa e il cui terrazzo vede dalla finestra della classe: Vera C. è morta assassinata, il colpevole non è ancora stato identificato e la ragazzina pensa e ripensa a quella donna a cui, da pochi indizi, ha cucito addosso una vita. Forse questa parte della storia avrebbe meritato un respiro più ampio; la bella notizia è quella di un romanzo italiano fresco e davvero di piacevole lettura. Aspettiamo conferme.

Stefania Gatti, Il mistero di Vera C., Piemme 2017, 183 p., euro 15, ebook euro 6,99

Il mondo da quaggiù

18 Mag

Holly Goldberg Sloan regala ai lettori un libro ancora più coinvolgente e più alto, se possibile, del precedente Il mondo fino a 7. Parlare di altezza fa sorridere perché il problema della protagonista è la sua statura. Julia è bassa, terribilmente bassa per la sua età, ma non se ne è mai fatta sostanzialmente un problema finché non ha ascoltato per caso i suoi genitori crucciarsene. Allora ha deciso di non pronunciare più la parola “bassa”e di concentrarsi su altro; in realtà, la sua estate non comincia benissimo: le sue due amiche sono via in vacanza e lei continua a soffrire la morte del suo cane Ramon. Poi la mamma la costringe a partecipare ai provini per “Il mago di Oz” che verrà messo in scena durante l’estate all’università; chi vuol davvero essere ingaggiato è il fratello minore, dalla voce di miele e dalle grandi doti canore, ma anche Julia viene presa per interpretare i Mastichini insieme a una serie di altri ragazzi e a tre adulti nani: allora decide che sarà l’estate dei nani al  comando e, sotto la spinta del carisma del regista dello spettacolo, si immerge nella nuova esperienza cantando Segui il sentiero dorato.

Sì, avete letto bene “l’estate dei nani al comando”. E di espressioni così, in cui Julia dice proprio quello che le passa per la testa, fregandosene di stereotipi, pregiudizi e perbenismi  è pieno il romanzo. Perché Julia ha la grazia sventata e insieme profonda di chi dice quel che vede, quel che intuisce del mondo intorno e la verità, semplice com’è. Compreso quando si dispera perché non vuole crescere e diventare “una donna media”, compreso quando affronta il dolore della morte insieme alla sua vicina di casa, compreso quando cerca di capire Olive e il modo in cui affronta la vita da nana. Le considerazioni di Julia sul mondo e sulla vita sono davvero senza filtro e sovente fanno sorridere, nella loro semplice essenzialità, nella logica tutta loro che seguono.

Il libro è pieno di passaggi folli e bizzarri, a partire da un personaggio come la signora Chang, la vicina di casa dalla vita misteriosa, che cuce costumi straordinari e che non si pone problema ad andare in giro vestita da scimmia volante. Un libro lieve, dove si cerca di volare alto, e non solo perché c’è un cavo che ti dondola sul palcoscenico facendoti provare l’ebbrezza di un altro punto di vista.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Cristina Bazzoni.

Holly Goldberg Sloan, Il mondo da quaggiù (trad. di Loredana Baldinucci), Mondadori 2017, euro 16, ebook euro 6,99

La bambina selvaggia

11 Mag

Questo romanzo è un classico. Lo è per il respiro con cui è scritto, per la facilità di scrittura che tesse una storia importante facendola emergere dal quotidiano di una cittadina, per il modo di tratteggiare i personaggi e regalare al lettore figure che rimangono nella memoria. Un classico lo è in Gran Bretagna, opera della romanziera e saggista Rumer Godden, vincitore del Whitbread Award nel 1972, divenuto poi un dramma radiofonico e una serie televisiva.  Un libro che vi fa venire voglia di leggerlo ad alta voce, di condividerlo, di riproporlo come una storia che viene da un altro tempo (sono gli anni Sessanta in realtà) e che non ha tempo, per cui rimarrà nei consigli di lettura come un classico, appunto.

Si racconta di Kizzy, zingara a metà, che vive con la nonna in un vecchio carrozzone in un frutteto, con un vecchio cavallo come migliore amico. Quando a sette anni vieni costretta a frequentare la scuola la odia subito: per come gli altri la guardano, per come le bambine la prendono in giro, mentre solo un ragazzo più grande, Clem, riesce a diventarle prossimo perché non la giudica. Il ritorno al suo mondo, al tè preso intorno al fuoco, alla cassetta di legno su cui sedersi mentre scende il buio sono la protezione verso il mondo che le è ostile. Poi la nonna muore, il carro viene bruciato come da sue disposizioni e Kizzy rischia di finire in istituto, visto che nessuno la vuole, e nell’immediato pure la polmonite. Verrà curata nella più grande casa del villaggio, dall’Ammiraglio Cunningham Twiss e dai suoi due aiutanti e poi affidata a miss Brooke, comparsa nel villaggio all’acquisto del cottage, dedita al suo giardino, eletta giudice di pace, donna che sa ascoltare e vedere. Kizzy non ha un carattere facile e la sua ostilità verso il mondo si concretizza in sguardi truci, sputi, graffi e ostinazione. Non fa nulla di imposto e teme la scuola per via delle botte e degli insulti che riceve dalle compagne. Kizzy ha il forte desiderio di poter comunque essere se stessa, quella che ama abbrustolire le mele sul fuoco, mangiare all’aria aperta e prendersi cura di un cavallo.

Un libro che dice di bullismo e accettazione, e dei pregiudizi verso chiunque scarti rispetto alla banale adesione alle regole decisa dalla società, mantenendosi fedele a se stesso. Il villaggio guarda con sospetto non solo Kizzy, ma anche miss Brooke e pure l’Ammiraglio sulla cui vita e sulla cui casa e sui cui aiutanti si inventano dicerie senza fondamento. Queste persone però sanno rimanere in piedi, nonostante le difficoltà; sanno mantenere la linea che hanno scelto, non dare troppo peso ai giudizi altrui e sanno insegnarlo anche alla protagonista, senza imporglielo, ma semplicemente vivendo nel quotidiano.

Rumer Godden, La bambina selvaggia (trad. di Marta Barone), Bompiani 2017, 201 p., euro 13, ebook euro 6,99

L’universo nei tuoi occhi 

10 Mag

Affascinante. Divertente. Distaccato. Ecco le tre parole d’ordine di Jack Masselin, sedici anni e un segreto ben custodito. Jack non riesce a riconoscere il volto delle persone. Nemmeno quello dei suoi fratelli. Per questo si è dovuto impegnare molto per diventare Mister Popolarità. Si è esercitato per anni nell’impossibile arte di conoscere tutti senza conoscere davvero nessuno, di farsi amare senza amare a propria volta. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando Jack vede per la prima volta Libby. Libby che non è come le altre ragazze. Libby che porta addosso tutto il peso dell’universo: un passato difficile e tanti, troppi chili per farsi accettare dai suoi compagni. Jack prende di mira Libby in un gioco crudele, un gioco che spedisce entrambi in presidenza. Libby però non è il tipo che si lascia umiliare, e il suo incontro con Jack diventa presto uno scontro. Al mondo non esistono due tipi più diversi di loro. Eppure.. più Jack e Libby si conoscono, meno si sentono soli. Perché ci sono persone che hanno il potere di cambiare tutto. Anche una vita intera. (dal sito dell’editore)

C’era tanta attesa per questo libro di Jennifer Niven, dopo il bellissimo Raccontami di un giorno perfetto, le attese alimentano aspettative che non sempre sono confermate. Lo dico subito, questo è comunque un libro piacevole e farete fatica a staccarvi, ma se cercate la tensione emotiva e narrativa del libro precedente, non la troverete. E’ un libro più lieve e leggero, che ha il merito di affrontare alcuni temi (come i disturbi dell’alimentazione) in modo non banale o scontato. E soprattutto c’è una protagonista che non è la classica bellezza convenzionale…

Le superiori come un inferno a cui cercare di sopravvivere è un leitmotiv dei romanzi americani che ritorna come già nel libro precedente e in tutta una serie di romanzi per giovani adulti, (13,La nobile arte di mollare tutto, Cercando Alaska…), anche se qui c’è comunque la volontà di trattare questo argomento con maggior leggerezza e anche con più ironia.

“L’unica risposta possibile è che alle persone piccole – piccole dentro – non piacciono le persone grosse.”