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Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott

13 Dic

“Ci sono giorni in cui va tutto completamente storto. Giorni in cui sentiamo che sta per succedere qualcosa di grave e che, dopo questo, nulla sarà più lo stesso. La storia che sto per raccontarvi inizia proprio in una giornata come questa”. Comincia proprio così quest’avventura, in occasione del settimo compleanno del protagonista che non sono altro che una festa, visto che i suoi genitori – odiando festeggiamenti e invitati – non gliene hanno mai apparecchiata una. la soluzione viene dal signor Ponzio che per mestiere risolve problemi: non ha bambini da affitare per il giorno stabilito, ma bensi un variegato serraglio di animali. Disastro ovviamente: la giraffa sgranocchia le gocce del lampadario, le pecore brucano l’imbottitura del divano, l’elelfante polverizza il letto ed è solo l’inizio. I genitori di Harold rimangono chiusi in un baule e tutti scorrazzano per la città fino al giardino centrale dove finalemtne il rinoceronte lascia cadere il baule e mamma e papà escono avvinti in un bacio appiccicoso come quelli del cinema. E tutti i bambini accorsi gridano: “Buon compleanno”. Insomma, una festa fantastica con tanto di insegnamento: dalle catastrofi possono venire straordinarie conseguenze.

L’universo di Beatrice Alemagna si declina in tutte le variazioni animalesche divertendosi con gli arredi della casa e con ua deliziosa passeggiata parigina. In più il testo riserva sorprese al lettore: un ritmo incalzante ci invita a leggere ad alta voce; un crescendo di ridda, allitterazioni intorno alla parola “disastro”. Che bellezza.

Beatrice Alemagna, Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott, Topipittori 2018, 48 p., euro 20

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Capitano Rosalie

11 Dic

Quando questo libro è arrivato, nella sua versione francese, con una riga sotto il titolo a lasciare un po’ di mistero, ho pensato ancora una volta all’importanza e alla bellezza della misura esatta. Quando qualcuno ti racconta una storia è importante finirci dentro; sono importanti la voce, il ritmo, le immagini che ti vengono in testa come quelle che ti si presentano sotto gli occhi.

Timothée De Fombelle prende la voce di una bambina di cinque anni e mezzo che ogni mattina la mamma accompagna fino alla scuola prima di andare in fabbrica. È la scuola dei grandi e Rosalie non ha l’età per starci, ma il maestro la tiene lo stesso perché non c’è altro posto dove possa andare né persona che possa badare a lei. La siede in fondo, sulla panca sotto gli appendiabiti, e la lascia disegnare. Man mano che arrivano i ragazzi, i cappotti le fanno da coperta, tenda, rifugio, ma Rosalie ha le orecchie dritte e la vista acuta: lei è un capitano e non importa se il maestro non batte i tacchi quando la chiama; ha già scelto come tenente Edgar, che non impara né i numeri né le lettere, che vorrebbe essere altrove. Fuori intanto c’è la guerra, la battaglia della Somme, e i giorni scorrono uguali, rotti solo dalle lettere del papà dal fronte, quelle lettere che la mamma si ostina a leggerle a voce alta ma che lei non vuole sentire. Poi un giorno tutto cambia: è colpa di una lettera blu che la mamma non commenta. Allora la missione di Rosalie si fa  ancora più pressante, Edgar offre una sponda e la capacità di decifrare le lettere mette improssivamente la bambina di fronte alla nuda verità.

Nelle illustrazioni di Isabelle Arsenault dominano i grigi e i neri e i colori risaltano ancora di più: il rosa chiaro di una camicia, il blu dell’inchiostro. Ma è la voce di Rosalie a risuonare forte e limpida, nella determinazione che i bambini sanno avere, nel gioco di soldato in missione che spia il nemico e prepara l’attacco. Una determinazione che va dritta verso la verità, quella che la capacità di leggere svela inevitabile, tra lacrime e fierezza. Rosalie è nata in una bottega dove lo strumento preferito è il rabot, la pialla che sgrossa e rifinisce; Rosalie è netta e decisa, come se da un pezzo di legno fosse venuta fuori la forma che già si intravedeva: non poteva essere diversa, non poteva essere più pregnante, protagonista di un racconto illustrato che è gioia per l’esatta misura di voce, di tratto, di capacità di dire con una certa poesia quel che fa male e quel che fa bene.

Timothée De Fombelle – ill. Isabelle Arsenault, Capitano Rosalie (trad. di Maria Bastanzetti), Mondadori 2018, 72 p, euro 15

Un lupo nella neve

10 Dic

Così, senza parole, con la semplice forza delle immagini di Matthew Cordell, di cui Clichy yha già pubblicato “Sogno”. Vincitore del Caldecott Medal 2018 questo albo riprende canoni classici nel visivo e nella narrazione: c’è una bambina vestita di rosso, ci sono dei lupi, c’è lo stereotipo della diffidenza tra umani e lupi, c’è il sentimento condiviso. Una storia circolare che si apre e si chiude col lettore che sbircia dalla finestra di una casa di legno nel bosco: la mattina due genitori che bevono l caffé e una bambina che saluta il suo cane prima di andare a scuola; la sera tutti e quattro a scaldarsi davanti al camino. In mezzo c’è la storia di un pomeriggio: la bambina esce da scuola mentre comincia una copiosa nevicata e si perde, senza tracce da seguire, esattamente come il piccolo lupo rimasto in coda al branco per poi staccarsene. Si addomesticano, il lupetto si lascia prendere in braccio e la bambina procede tra ghiaccio e rumori sinistri fino a ritrovarsi muso a muso con un lupo adulto che a sua volta, insieme agli altri, riuscirà a salvare la bambina, a farla ritrovare dai suoi genitori, a far sì che la giornata si concluda bene, esattamente speculare.

Un albo dalla semplicità disarmante per raccontare tensione e gioia.

L’autore il suo libro in un video.

Matthew Cordell, Un lupo nella neve, Clichy 2018, 48 p., euro 19

Montreuil 2018

6 Dic

Il Salon du livre et de la presse jeunesse di Montreuil ha chiuso lunedì 5 dicembre la sua 34ma edizione e, con 179.000 visitatori, batte tutti i record precedenti (qui avete tutti i dati e un bilancio di questa edizione). Ormai assestato su una formula vincente che permette l’accesso gratuito regitrandosi on line e favorisce non solo le classi, ma soprattutto la presenza delle famiglie nel fine settimana (il salone si svolge tradizionalmente dal mercoledì al lunedì, quest’ultimo giorno dedicato specie nel programma di incontri ai professionali come insegnanti e bibliotecari), ha dovuto vedersela nelle settimane precedenti l’apertura con la polemica montata intorno alla presenza tra gli stand di McDonald, con tanto di lettera aperta degli autori capeggiati da Claude Ponti.

Orfano dello spazio dedicato alla produzione digitale dopo il triennio in cui il salone era stato partner del progetto Transbook ora terminato, non ha saputo dare altrettanta visibilità a chi si occupa di app e ebook, per cui erano presenti solo alcuni editori o sviluppatori di piattaforme – come L’apprimerie e Picobo, piattaforma danese sbarcata in Francia con una scelta di qualità tra i prodotti degli editori che stanno aderendo – “persi” tra gli stand d editoria cartacea. Molto spazio invece per le riviste dedicate a bambini e ragazzi, un ambito in Francia sempre più variegato e di qualità (da Graou a Georges, da Baika a TétrasLire a Topo, per citarne alcune davvero belle). Programma ricco di incontri e occasioni di incontro e dédicaces, come sempre, sviluppato secondo il tema portante dedicato a “Nos futurs” e declinato, nello spazio delle mostre, in cinque verbi di azione che invitavano autori e illustratori a confrontarsi coi ragazzi e tutti i visitatori a costruire un sguardo nuovo sul futuro.

Di questo, come delle Pépites che hanno premiato i migliori libri, dirò sul numero di inizio nuovo anno di Andersen; mi preme invece sottolineare come il Salone abbia dato un grande spazio al tema dell’immigrazione, dell’accoglienza, aprendo lo sguardo su quello che sta succedendo e che ci interroga pressantemente ogni giorno. Uno dei verbi scelti era “trasformare”: trasformare lo sguardo attraverso storie e immagini che testimoniano i drammi di oggi, per alzare lo sguardo verso un futuro da costruire insieme. Nello spazio espositivo al piano interrato un grande muro presentava al visitatore riproduzioni di pagine di albi su questi temi e un altro muro è stato offerto a Encrages, un’associazione che si occupa da anni di promozione della lettura e dell’immagine, coinvolgendo nella attività anche un pubblico definito “in precarietà” e che sta facendo molti laboratori con gli immigranti e i richiedenti asilo, cercando visibilità attraverso le immagini. Il muro  ha visto succedersi immagini e manifesti realizzati per diverse occasioni, per dire, mobilitare, prendere parte, denunciare. Sulla loro pagina FB trovate un riassunto in immagini della loro presenza al Salone, compresa la tavola rotonda di lunedì dove Carole Chaix ha coinvolto  autori e illustratori impegnati come Magali Attiogbé o Ramona Badescu, già presente al festival estivo Passeur d’humanité.

Legandomi a questo tema, vi metto sotto gli occhi allora un solo libro a testimoniare quest’edizione del SLPJ: è Rue de Quatre-Vents, scritto da Jessie Magana e illustrato da Magali Attiogbé per Les Éditions des Éléphants. Ogni doppia pagina rappresenta l’immagine di una stessa strada in anni diversi, dal 1890 al 2018. Ogni pagina di destra porta un’aletta sovrapposta e apribile che racconta uno o più personaggi che compaiono nell’illustrazione; sono persone arrivate in Francia per motivi diversi e che stanno cercando un loro posto. Ci sono tante nazionalità diverse e c’è un testo conclusivo dove si sottolinea che nessuno lascia il proprio Paese per caso e come la Francia non abbia mai smesso, dalla fine del diciannovesimo secolo, di vedere la propria popolazione arricchirsi di persone venute da un altrove differente e spesso difficile. Si sottolinea l’accoglienza nel rispetto dei diritti umani e si ricorda che un francese su quattro ha almeno uno dei nonni nato in un altro Paese. Il personaggio che apre la galleria è Marco, con la sua fisarmonica: è un “macaroni” arrivato dal’Italia per lavorare in fabbrica, rispettato dai colleghi per il suo coraggio. Qualche anno dopo ecco un altro italiano, Giovanni, fuggito dal fascismo che lo perseguita per le sue idee libertarie. Questo libro parla ai francesi, ma dice anche agli italiani di ricordarsi di quanti loro connazionali sono partiti per luoghi più o meno vicini in anni più o meno lontani.

Scelgo questo libro e queste azioni del Salone come un segno. Se nel 2015 era l’atmosfera tra gli stand senza bambini e classi a riflettere l’attonimento di una città a pochi giorni dagli attentati, quest’anno Parigi riflette il momento particolare che si vive qui (e che rimbalza altrove e che porta il pensiero a scene italiane, tedesche e spagnole dove non si arriva per ora a tanto, ma dove sicuramente una certa rabbia potrebbe essere incanalata nei modi che si vedono qui a vantaggio di movimenti estremisti come l’iberico Vox ad esempio). Sabato in metro ci guardavamo attoniti, noi sconosciuti gli uni agli altri, ma accomunati da un unico pensiero verso l’uomo col suo gilet colorato che andava evidentemente all’assembramento per la manifestazione dei gilet jaunes e che portava in mano un’ascia, con la stessa naturalità con cui altri porterebbero un quotidiano o una baguette. Ora la città si prepara a vedere probabilmente – dicono così le ultime notizie – nelle sue strade i mezzi blindati tra due giorni.

Saper alzare lo sguardo, provare a dire, a condividere attraverso testi e illustrazioni, essere insieme per una causa giusta mi sembra importante, ogni giorno di più. E farlo attraverso quello che è il mestiere di molti di noi (che scrivono, disegnano, insegnano, fanno promozione della lettura) anche. Scrive Stéphan Servant in un testo per il SLPJ: “Chi inventa altri futuri, altri mondi possibili oggi se non la letteratura? Un tempo la politica proponeva un mondo diverso, ma si è ripiegata sul termine immediato, bloccata nel regno dell’immediatezza. La letteratura offre un respiro, apre ad altre forme di pensiero, considera altri scenari futuri. Il futuro presentato nei romanzi per adolescenti non è ridente, ma allerta sul pericolo di certe scelte; è possibile sempre – ci dicono questi romanzi – prendere un’altra strada. Lo dicono anche i racconti della tradizione. Sì, ci sono dei pericoli in un mondo pieno di draghi, orchi e fantsmi e i sentieri possono essere pieni di trappole. Ma ciò non impedisce di sventarli”. Un albo come “Rue de Quatre-Vents” che ricorda – con qualità e senza alcuna retorica anche nella sua ultima riga -come sia possibile ancora e sempre accogliere, è importante.

Buddy e Spillo

5 Dic

buddy e spilloDue nuovi personaggi inaugurano una serie che piacerà anche ai primi lettori: sono un cane e un riccio che si conoscono grazie a Meredith, la proprietaria di Buddy, che un giorno porta a casa una scatola di cartone. Dentro c’è un curioso animale che sibila, schiocca e se ne sta tutto rintanato. Spillo ha una fervida fantasia: dice di essere una macchina da corsa, una giraffa, una spazzola per capelli parlante. Capace di trascinare l’amico in folli avventure dove il divano si trasforma in un galeone dei pirati che va incontro a una tempesta, la ciotola dell’acqua in un lago argentato e il sacco della pattumiera in un’alta montagna. Poco importa se tutto è sottosopra e la cucina pare un campo di battaglia alla fine dell’avventura: l’essenziale è essersi divertiti insieme.

Della serie scritta da Maureen Fergus e illustrata da Carey Sookocheff è già disponibile in libreria anche il secondo volume, Buddy e Spillo all’avventura.

Maureen Fergus – Carey Sookocheff, Buddy e Spillo (trad. di Gabriella Tonoli), LupoGuido 2018, 32 p., euro 12.

Il mondo come piace a me

3 Dic

Laura Carlin costruisce un albo che solletica i piccoli e interroga i grandi. Invita ad inventare guardandosi attorno, a immaginare, a prendere in mano matita e colori (e magari pure cartoni e cartoncini per farlo in 3d) per fare il mondo come lo si vorrebbe.

Come potrebbero essere le case della via, le file che si è comunque costretti a fare, la scuola? E se la cartoleria fosse un negozio che vende scarpe per supereroi? Il testo chiama in causa direttamente il lettore, ponendogli domande, invitandolo a disegnare, a dire la propria, a costruire appunto un mondo a suo piacimento. Un albo quindi che potrà solleticare la voglia di fare e di far immaginare di molti insegnanti che potranno trovare qui un buon strumento da usare in classe: per leggere prima e mettersi in gioco subito dopo.

Laura Carlin, Il mondo come piace a me (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2018, 48 p., euro 15

Biancaneve e Rosarossa

29 Nov

Una delle fiabe forse da noi meno conosciute dei fratelli Grimm viene raccontata da Emily Winfield Martin in un lungo testo affascinante, ricco di descrizioni, e per immagini: le illustrazioni della stessa autrice contribuiscono a dare al libro un fascino antico, siano esse a piena pagina o punteggiature di foglie e fiori lungo le pagine.

Due sorelle, vicine per età ma così diverse per fisico e carattere, crescono in una lussuosa casa e in uno splendido giardino, amate incondizionatamente dai genitori fino al giorno in cui il padre non torna dal bosco e loro sono costrette a trasferirsi in una piccola casa nel bosco, con la madre e senza servitù.

Rosarossa, la maggiore, coi capelli corvini e la voce sottile, è riflessiva e quasi timida; Biancaneve ha due anni in meno, i capelli candidi, la risata forte e agisce d’impulso, anche con rabbia per la nuova soluzione di vita. La curiosità le spinge nel bosco, dove incontrano una casa sotterranea e fanno amicizia con Ivo che suona il violino e coltiva funghi; dove trovano una biblioteca dove sui ripiani non ci sono volumi ma oggetti perché – come spiega la bibliotecaria che ci vive con due capre, – una biblioteca non è fatta di libri ma di storie, come quelle appunto che gli oggetti possono raccontare. Chi vive nella foresta teme la Minaccia dei Boschi, che si porta via le persone e in molti credono che sia un orso, a cui danno la caccia, rifugiatosi ferito nella casa delle bambine. Il mistero della scomparsa del padre e la voglia di ritrovarlo le metteranno fortunosamente sulla buona strada, non priva di pericoli, per un finale felice.

Come ogni fiaba che si rispetti, anche questo testo ha una spiccata caratteristica di oralità che lo renderà piacevole da leggere insieme ad alta voce anche a lettori più piccoli.

Emily Winfield Martin, Biancaneve e Rosarossa (trad. di SImona Brogli), Mondadori 2018, 224 p., euro 17, ebook euro 8,99

In colonia

27 Nov

Con i libri della collana “Gli anni in tasca” è possibile per i giovani lettori ripercorrere anni e abitudini e caratteristiche di cui ignorano l’esistenza; se poi lo possono fare attraverso una narrazione divertente e divertita come quella di Janna Carioli in questo caso, è uno spasso.

L’autrice racconta la pacchia di essere figli di gelatai (tranne quando la tua mamma ti fa fare indigestione di panna montata per vaccinarti contro la voglia di mangiarne in continuazione) , ma anche di come in estate, non potendo occuparsi di lei, i genitori la spedissero in colonia. Ne ha provate di tutti i tipi e ha imparato molte cose (tipo diventare antimilitarista, sopportare la noia e odiare la colonia), ma racconta la sua esperienza facendo perno sulla prima volta in cui c’è andata, a sei anni, partendo dalla temibile visita medica un mese prima e poi l’impatto di quel grande edificio, delle sue regole assurde, dei trucchi per poter meglio sopravvivere. Attaccata come una patella all’amica Roberta, più grande e scafata, la piccola Janna scopre il mondo della colonia, dove si mangia benissimo il giorno della visita dei genitori, dove si scrivono cartoline tutte uguali (guai a dire che si vuol andare a casa, la mannaia della censura non ti lascia manco finire la riga), dove si fa il bagno qualche volta, quando lo decide il bagnino, e allora è una gran festa. Tra  costumi di lana e amicizie al di là della corda che separava  i maschi dalle femmine, ecco il racconto di come un’attesa vacanza al mare possa trasformarsi nella voglia di tornare subito a casa: per fortuna ci sono le amiche alleate più grandi e l’inventiva supporta con strategie affinate nel tempo

Janna Carioli, In colonia, Topipittori 2018, 67 p., euro 10

L’odissea nel corpo umano

25 Nov

Eccolo, è tornato: il professor Astro Gatto ancora una volta guida i suoi giovani lettori nel mondo scientifico. Dopo lo spazio e la fisica, si affronta il corpo umano, sempre con la solita cura, con il medesimo formato quadrato grande e aspetto vintage, e con la precisione a cui ci ha abituati. Lo stesso autore, Dominic Walliman, si presta da cavia per permettere ad Astro Gatto di mostrare il funzionamento e i particolari del corpo umano: dalla pelle al sistema immunitario, dal naso all’intestino passando per il cervello; si parla anche di crescita, di genetica, di menomazioni, di come mantenersi in forma.

La carta vincente è ancora una volta la chiarezza: le grandi illustrazioni particolareggiate e i testi brevi e specifici rendono facile l’approccio ai vari temi trattati e la possibilità di farsi un’idea per poi andare ad approfondire quel che interessa. Inutile dire che, se l’occhio vuole la sua parte, i libri di Walliman e Newman sono davvero fatti per attirare lo sguardo di chi sta cercando un libro tra gli scaffali e per dare voce alle “cose di scienza” grazie a una grafica accattivante e una formula coinvolgente.

Dominic Walliman e Ben Newman, L’odissea nel corpo umano (trad. di Leonardo Favia), Bao Publishing 2018, 72 p., euro 20

D’amore e altre tempeste

23 Nov

Ha due facce questo fumetto: due copertine, due sensi differenti di lettura, due voci e due punti di vista a seconda della parte da cui lo si legge. Da un lato c’è Viola e dall’altra Storm: sono due adolescenti alle prese con la crescita, coi cambiamenti del proprio corpo, con gioie folli e tristezze tempestose, con famiglie che sembrano improvvisamente ingombranti o imbarazzanti. E sono innamorati. L’uno dell’altra, ma non sanno dirlo, hanno il terrore di sembrare deficienti, mettono in mezzo gli amici ma neanche troppo perché chissà cosa penserebbero, finché nella pagina centrale del libro – dove le loro due narrazioni si incrociano e si fondono in una felice scelta grafica – si scontrano pure loro per andare avanti insieme.

Felice è in realtà l’intero impianto di questa storia dove Annette Herzog si mette nei panni dei due ragazzi e a lei si affiancano a dare forma e voce due diversi illustratori: Katrine Clante per Viola e Rasmus Bregnhøi per Storm. Sulla pagina non ci sono solo dubbi, domande e pensieri dei due adolescenti, ma anche pagine in cui si parla di amore e di sesso in compagnia di filosofi antichi, di grandi romanzi classici, del mondo animale. Ci sono un professore che insegna come si mette un preservativo, ci sono le canzoni che Storm scrive per dire di sé, ci sono adulti che, in modo diverso, accompagnano e cercano di parlare, di dire, siano insegnanti appunto, genitori, nonne senza stereotipi. Insomma, ci sono i sentimenti e la biologia e si dice bene, semplicemente e con sincerità, di molto di quel che imbarazza gli adulti quando devono parlarne con un adolescente.

Il podcast dell’intervento dell’autrice a Fahrenheit lo scorso 6 novembre.

Annette Herzog – ill. Katrine Clante e Rasmus Bregnhøi, D’amore e altre tempeste (trad. di Eva Valvo e Claudia Valeria Letizia), Sinnos 2018, 128 p., euro 14.