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Il mio amico immaginario

30 mar

il mio mico immaginario

Confesso di aver aperto questo libro principalmente per le illustrazioni di Emily Gravett e di aver trovato una storia che mi ha catturata, per la sua leggerezza poetica, per il modo lieve e garbato di affrontare temi come la vita, la morte, l’amicizia e per farlo attraverso una figura che per molti bambini ha una grande importanza: l’amico immaginario.

Il motore della storia è una di quelle ragazzine irriverenti e irresistibili che ogni tanto la letteratura per ragazzi ci regala; si chiama Amanda e il suo autore l’ha dotata di una fervida fantasia che sa inventare giochi fantastici, sa far apparire i mondi più diversi in cui partire alla scoperta, un vero e proprio potere che segna la sua presenza anche quando pare impossibile, come si vedrà nella parte finale del romanzo. Condivide ogni nuova avventura con Rudger, il suo migliore amico, che è immaginario e vive nell’armadio della sua camera, spesso viene accusato dei guai che Amanda combina, ma è sempre pronto a condividere un pomeriggio di giochi in un sottomarino, su una navicella spaziale, a bordo di una mongolfiera. Qualche volta poi Amanda lo lascia per un attimo nel rifugio sotto i cespugli del giardino o nel sottoscala (i luoghi che trasformano nei loro mondi fantastici) perché le tenga il posto nell’avventura come un segnalibro tiene il segno tra le pagine di un testo.

La storia si sviluppa nella lotta col signor Bunting, cacciatore di amici immaginari, che non ha mai voluto abbandonare quella che si era creato da bambino e, crescendo, ha bisogno di mangiare altri esseri immaginari per tenerla in vita, divorando così anche la propria capacità di immaginare e fantasticare. Parimenti introduce il lettore al mondo degli amici immaginari che si ritrovano in una biblioteca in attesa di essere assegnati ad un nuovo bambino, di vivergli accanto prima di essere – come naturale – dimenticati e dissolversi. Ma è in realtà un libro sull’amicizia, perché non importa che tipo di amico è quello che ti sta accanto se il legame è forte; si racconta allora di musi, litigi, risate, condivisioni, rabbie; si parla del desiderio fortissimo di passare del tempo con l’altro, dell’orgoglio, ma c’è posto anche per la mamma di Amanda, che considera Rudger uno di famiglia, che lascia spazio alla fantasia della figlia, che ritrova il suo amico immaginario Frigo.

Ci sono momenti di ilarità pura: non perdetevi la spiegazione che Rudger dà a Frigo sul perché pensa che la mamma di Amanda non l’abbia dimenticato ;-)

Certamente le illustrazioni danno al testo un valore in più, non solo in termini di bellezza, ma aggiungendo particolari e spessore alla narrazione. La scelta di giocare con degli accenni di colore che compaiono qua e là nelle illustrazioni in bianco e nero è vincente e cattura l’occhio di chi si avvicina al libro senza saperne nulla.

Il sito dell’autore e il suo sito dedicato ai ragazzi. Un’intervista all’autore. Emily Gravett all’opera per le illustrazioni di questo testo.

A. F. Harrold – ill. Emily Gravett, Il mio amico immaginario (trad. di Manuela Salvi), Mondadori 2015,233 p., euro 15

Lumberjanes. Guardatevi dal sacro micio

28 mar

lumberjanes 1Arriva in Italia il primo volume (che contiene i primi quattro numeri della serie originale) di un fenomeno editoriale negli Stati Uniti lo scorso anno. Avventura tutta al femminile racconta di un gruppo di cinque amiche che trascorrono l’estate al Campo per tipe dure del Tortino di Cardo di Miss Quinzella Thiskiwin Penniquiqul che già dal nome promette bene :-) Aggiungeteci il fatto che  Miss Quinzella è una tipa nerboruta, ricoperta di tatuaggi che non disdegna la possibilità che si possano infrangere alcune regole se l’avventura merita, e che spuntano a trabocchetto tra le pagine animali fantastici, predatori enormi e colleghi scout dalla duplice condotta.

Le cinque protagoniste ben si bilanciano, ciascuna con le proprie caratteristiche e peculiarità, e fanno dell’unione la forza per risolvere enigmi, spalleggiarsi nei momenti di paura e darsi una mano quando finiscono inevitabilmente nei guai.

I capitoli sono intervallati dalle pagine del Prontuario Operativo – livello intermedio che descrivono i distintivi da ottenere volta per volta e richiamano i sentimenti ispiratori di una Lumberjanes, giuramento compreso. Il motto è “amicizia al massimo!” ed è inutile dire che le cinque faranno di tutto per onorarlo. Strizza ovviamente l’occhio alle giovani lettrici, ma i lettori maschi non disdegneranno avventura, mistero e sovrannaturale che spunta qua e là dietro i cespugli o nel fondo del bosco.

Ecco due delle autrici in video. Sfoglia un’anteprima sul sito dell’editore. Segui on line Broke Allen, Noelle Stevenson, Shannon Watters e Grace Ellis.

Stevenson – Ellis – Watters – Allen, Lumberjanes. Guardatevi dal sacro micio (trad. di Caterina Marietti), Bao 2015, 128 p, euro 14

Il segreto di Espen

26 mar

segreto di espen

Quando la Germania nazista invade la Norvegia, nel 1940, Espen ha quattordici anni e vede rapidamente cambiare il suo quotidiano fatto di scuola, squadra di calcio e famiglia. Il libro lo segue per i cinque anni successivi, in cui la sua crescita procede di pari passo con l’acuirsi della situazione interna (l’arresto di milletrecento insegnanti, razionamento del cibo, torture, pestaggi, delazioni) e con il suo impegno nel movimento di resistenza che lo vede dapprima distribuire giornali e messaggi clandestini, poi assumere incarichi sempre più importanti e pericolosi. Intorno tutto cambia: viene sciolto il movimento degli Scout e a Espen viene confiscata la divisa; chi possiede una radio può incappare nella pena di morte, gli ebrei sono deportati nei campi di concentramento in Germania e viene introdotto il Servizio di Lavoro Obbligatorio. Come tante altre famiglie norvegesi, anche quella di Espen si rifiuta di giurare fedeltà al partito nazista e si adopera per combattere il nemico, ciascun membro a suo modo: gli sguardi, i gesti dei genitori e dei figli valgono più di tante parole e descrivono un affiatamento di intenti che non ha bisogno di sottolineature o di proclami.

La guerra entra di prepotenza anche nelle amicizia, anche negli affetti; non è semplice per il protagonista accettare che gli amici, i compagni di squadra parteggino per i nazisti ed entrino a far parte delle loro organizzazioni; parimenti lo sorprendono però i gesti di solidarietà e di coraggio che non si aspetta: la sorella che ruba tessere annonarie per nutrire i prigionieri, la ragazza amata che lo nasconde in casa, un’anziana sul treno che gli si fa complice, un soldato nazista che finge di non vedere. La narrazione permette di mostrare ai lettori gli anni della Seconda Guerra mondiale da un’angolatura poco frequente: quella di un altro Paese nella sua quotidianità. Permette di parlare di quel che significa resistere ogni giorno e di come un intero popolo possa schierarsi con azioni minuscole che rendono però visibile la propria posizione e rafforzano così la possibilità di sperare nel cambiamento; azioni minime come possono essere indossare un berretto rosso o un paio di calze del colore inviso ai nazisti, scegliere di non tagliare – nessuno degli alunni – il traguardo della gara di sci resa obbligatoria dal regime e anzi fermarsi pochi metri prima e intonare l’inno nazionale, portare addosso un fiore nel giorno del compleanno del re esiliato, andare in giro con una graffetta sul bavero, dei fiammiferi nei nastri dei cappelli, l’orologio al contrario: piccoli gesti per farsi insieme spavaldi. E , su tutti, la figura di Tante Marie, che guida, insegna, suggerisce, spinge Espen a essere più furbo e più intelligente del nemico, a non farsi vincere dalla rabbia e a seguire la luce, sempre.

Il sito dell’autrice. Come spiega la nota finale, questa storia è nata dai racconti che i genitori di Margi Preus, che parteciparono alla resistenza norvegese, ed è in particolare ispirata alla vicenda di Erling Storrusten: qui potete leggere la sua diretta testimonianza.

Margi Preus, Il segreto di Espen (trad. di Aurelia Martelli), EDT Giralangolo 2015, 290 p., euro 14

L’incredibile avventura di un bimbogatto

25 mar

bimbogatto

Spunta il muso di un bambino oltre lo sportello della biglietteria dello zoo e ci immaginiamo la sua mano prendere i due biglietti per l’ingresso: lui e il suo papà a spasso insieme per una giornata. Ma il suo indaffaratissimo babbo – sempre pronto a ogni evenienza, in giacca e cravatta e zainetto sulle spalle – riceve una importante telefonata di lavoro e, nonostante i rimproveri della moglie che gli ricorda sempre di passare più tempo col suo bambino, lo lascia lì in mezzo alle gabbie per correre a concludere un affare: mica si può perdere un giapponese basso che vuole comprare in un colpo solo un palazzo e due aerei!

Il protagonista ha i soldi per il taxi, l’indirizzo di casa mandato a memoria, l’ordine di non far arrabbiare la mamma e la consegna di divertirsi anche da solo: ma come si fa? Una letta ai cartelli con le notizie sugli animali, un hot dog, la fila per farsi truccare da animale e poi la stanchezza; per fortuna c’è una gabbia vuota e il bambino non ha perso l’ironia e la capacità di giocare: scrive con un pennarello sul cartello “bimbogatto dai lunghi capelli” e lì si addormenta. Il risveglio sulla nave del capitano Abacuc, che libera gli animali per riportarli nel loro habitat naturale e non ha saputo resistere a un esemplare tanto fiero e raro. Il bambino aiuta il capitano a segnare nei suoi quaderni le caratteristiche del bimbogatto, le sue preferenze e il modo in cui va trattato e nutrito: una specie che non deve essere lavata, va nutrita con dolci, latte e succo di frutta, ama le storie che lo accompagnano nel sonno e via così. Quando si risveglierà nella sua camera il quaderno del capitano sarà vicino a lui, manuale perfetto da consegnare al papà e da consultare prima di ogni uscita, per rinsaldare il legame, divertirsi insieme, moltiplicare il tempo.

Questo albo è ricco di spunti e rimandi; potete condividerlo in lettura, notare particolari di manifesti, facce e scritte, lasciarvi affascinare dalla nave del capitano e ridere del suo sguardo un po’ perplesso davanti a quell’esemplare raro che mostra abilità e detta peculiarità. Potete riempire un quaderno di osservazioni insieme ai giovani bimbogatti con cui leggerete questa storia e effettuarne scientificamente la descrizione! A me fa sorridere, pensando ai bimbogatti che “per farli addormentare devi rimanere disteso vicino a loro per tanto tempo e raccontare nove storie” o forse anche più, o forse è il babbo che viene vinto dal sonno per primo…

Il sito dell’autore. Il sito dell’illustratore.

Etgar Keret – Aviel Basil, L’incredibile storia di un bimbogatto (trad. di Alessandra Shomroni), Terre di mezzo 2015, 46 p., euro 15

L’anonima fine di Radice Quadrata

24 mar

anonima fine di radice quadrata

Sofia ha sedici anni e tanta rabbia da aver subito colpito con un pugno una compagna appena arrivata al liceo; possiede una certa propensione al combinare guai e pure l’estro a la costanza – a suo dire – per rendere credibile ogni bugia. Fotografa con sarcasmo le tribù del Galilei, la sua scuola, dalle pagine di un blog anonimo dove affibbia soprannomi calzanti e rivelatori a tutti, ma è il suo che fatica a capire: per troncare un litigio al primo anno, un compagno le ha gridato “Sei una radice quadrata senza il numero dentro!”. Basita, ma non vinta (figurarsi se si lascia rubare l’ultima parola) non ha trovato di meglio che usare quel “Radice Quadrata” per ribattezzare il ragazzo, prima per scherno poi per abitudine, ed è così che lo conosce il lettore visto che mai il suo nome vero viene scritto. Del resto, lui non si scompone, non reagisce ai continui pungoli di Sofia e scrive. Scrive in continuazione in taccuini chiusi con l’elastico; scrive brevi frasi, osservazioni, coprendosi con una mano e immergendosi in un mondo che pare davvero solo suo. Finché, con l’arrivo di un supplente, si cambiano i posti in aula e Sofia se lo trova seduto proprio accanto. Il nuovo insegnante inoltre chiede agli allievi di concentrarsi sui racconti moraleggianti che intervallano Cuore e li sfida – oltre che nella lettura di De Amicis – nel comporre la storia di un eroe che spieghi perché lo si consideri tale. Il lavoro si fa a coppie, Radice Quadrata rimanda all’infinito e Sofia è piano piano stuzzicata dal suo distacco, dai taccuini, dal silenzio, dal nulla che di lui trapela. Abituata a non darsi mai per vinta e cresciuta da un nonno malato di polizieschi, decide di pedinare Radice e di sondare il mistero che pare pervadere la sua vita: lunghi appostamenti sotto la pioggia, dietro le vetrine di uno squallido bar, corse in bicicletta all’inseguimento di un autobus, addirittura il funerale di uno sconosciuto.

Radice Quadrata pare avere un’identità nascosta o per lo meno un pezzo di vita che nessuno sa e che nessuno probabilmente vede; Sofia intanto scopre – proprio lei che ha intitolato il blog “Il mio paio d’occhi” – come all’improvviso certe cose comincino a mostrarsi dopo esser rimaste nascoste in bella vista per tanto tempo: inizi a notarle, a sommarle, a cercare di incastrarle. E poi non puoi smettere di andare a fondo, di fare domande anche quando ottenere risposta significa avere pazienza e sperare. Sperare tanto forte da arrivare persino a giurare di chiamarlo col suo nome vero, prima o poi, quel Radice Quadrata.

Alessandro Mari, vincitore del Premio Viareggio nel 2011 col suo romanzo d’esordio “Troppa umana speranza” e traduttore di parecchi libri per ragazzi (oh, sì!), costruisce una storia che parla ai ragazzi (la voce di Sofia va dritta tra le proposte per i ragazzi della scuola superiore di secondo grado), ma anche ai loro adulti. La protagonista infatti guarda e descrive la famiglia, gli adulti, gli insegnanti, i compagni, i meccanismi dei rapporti, le storie d’amore  a scadenza e la scuola. Quella scuola che “è peggio di internet perché non ammette distrazioni, il giudizio altrui ce l’hai sempre davanti, devi sempre dire e fare la cosa giusta. Internet è meno complicato”. Meno complicato significa che puoi nasconderti dietro l’anonimato di un blog come ti nascondi dietro il cappuccio della felpa mentre spii chi cammina davanti a te sul marciapiede o usi una chiave non tua per aprire la porta di un deposito, ma quando cominci a vedere (le coincidenze, i particolari, i segreti del passato) scopri di avere mille domande da fare e la voglia di tentare.

Alessandro Mari, L’anonima fine di Radice Quadrata, Bompiani 2015, 314 p., euro 18, ebook euro 8,99

Se tu fossi qui

23 mar

rondoni

Il cuore delle persone è di due tipi: tristi come sacchi di patate abbandonati o animati come aiuole di fiori sempre vivi. Uno può essere anche tutti e due i tipi di cuore, a seconda dei giorni. Ma non è il massimo. Il massimo è avere il cuore che fiorisce sempre, e gli occhi vivi.

Una prosa asciutta ed essenziale che contribuisce a conferire a questa storia una sorta di atmosfera sospesa: sappiamo di essere negli Stati Uniti, sappiamo che è terra di migranti, che è terra difficile, paludosa, estrema. Potremo essere a fine secolo scorso o nei primi decenni del Novecento; rimane comunque una sorta di dilatazione del tempo, che regala alla storia la possibilità di svolgersi ovunque ci sia un anelito di ricerca, di desiderio di scoprire, di avvicinarsi, di riconoscersi dopo tanto tempo, come quello che il protagonista undicenne prova nei confronti del padre, di cui conserva pochi ricordi, l’ultimo dei quali risale all’età dei suoi tre anni.

Best vive in un paesaggio che potrebbe sembrare brutto, ma che può essere bellissimo, con le sue albe, i cieli tersi di febbraio, le nuvole pazze di primavera; dipende tutto da come si guarda, da come si usano i propri occhi, e purtroppo – ci dice – “di poveracci coi topi morti al posto degli occhi ce ne sono”. Vive con lo zio, un uomo di poche parole che ama creare similitudini e metafore e sentirsene ricco, impegnato nella difesa del suo terreno e della sua baracca dall’esproprio da parte dell’amministrazione comunale e dell’azienda del gas; questa battaglia fa da sfondo alla vicenda del protagonista e ci fa percepire l’angolo di mondo in cui si svolge esattamente come lo vive Best: succedono molte cose (la lotta a difesa dei terreni, le difficoltà a scuola, la durezza della vita degli abitanti della cittadina), ma a spiccare vivida su questo fondale è la ricerca di suo padre, guardiano del faro la cui luce brilla nella notte. Nonostante l’insistenza del nipote, lo zio continua a rimandare il viaggio ad un tempo giusto che non arriva mai fino a quando, complice una sospensione non meritata a scuola, organizza una sorta di viaggio di scoperta nelle parole e nelle descrizioni di chi lo ha conosciuto. Best incontra persone diverse: un assassino appena uscito di prigione, una donna arrabbiata, il sindaco disperato, n uomo che sa vedere figure nella pietra prima di scolpire. Ognuno di loro racconta frammenti che non bastano; allora Bart decide di partire e di accettare la compagnia di Rosa, ragazzina indisponente e coraggiosa, che ama da sempre. Sotto il sole, in mezzo al fango, a fianco degli alligatori, tra la paura e il coraggio che la condivisione regala, Best raggiunge il faro e lì rimane, accanto al padre a guardare il mare: sono due uomini ed è il silenzio a segnare il loro incontro, le parole vengono dopo, faticose perché sottolineano come a volte si sia deboli proprio in ciò che si ama di più. Ma quell’amore puro tra figlio e padre permette che il genitore spieghi il motivo del loro mancato tempo insieme: un motivo fisico, un’impossibilità che brucia perché ha impedito quello che il cuore avrebbe desiderato. Poi è tutto possibilità: la bravura dell’autore è anche questa, lasciare il lettore nel momento in cui una nuova pagina si apre.

Davvero una piacevole sorpresa: non neghiamo quanto sia raro di questi tempi trovare, nella narrativa italiana,  un respiro ampio come quello della scrittura di Rondoni in questo testo; ecco, “pare un romanzo straniero” verrebbe da dire ed è un compimento davvero. Godetevi la lettura e auguratevi quel che Best suggerisce tra le righe: occhi vivi, magie che fanno sperare e l’amare solo persone che sorprendono (dice lo zio: Ehi, Best, hai capito? Solo donne che stupiscono!”).

Il sito dell’autore.

Davide Rondoni, Se tu fossi qui, San Paolo 2015, 160 p., euro 14

Lettori si cresce

20 mar

lettori si cresce

Partendo dalla propria esperienza di lettrice onnivora fin da piccola e di insegnante, Giusi Marchetta dipinge un ritratto dei ragazzi tra i dodici e i diciotto anni che non leggono: quelli che vede abbattersi sui banchi mentre spiega letteratura, quelli che porta settimanalmente in biblioteca e loro corrono a vedere il numero finale per soppesare il libro offerto dalla quantità di pagine che contiene, quelli che leggono di tutto (messaggi su whatsapp, post su FB, istruzioni dei videogiochi) ma non i libri, e allora forse il problema son proprio i libri.

Costruito come un dialogo con Polito, prototipo quindicenne del non lettore, il saggio affronta molte delle situazioni e delle domande che si pone chiunque si occupi di ragazzi e di lettura, con uno sguardo particolare in quanto parte dal mondo della scuola e quindi l’autrice, da insegnante, si pone interrogativi come il valore di una materia come la storia della letteratura, la necessità di insegnarla e di far leggere certi classici ai ragazzi; la bellezza di poter leggere racconti, romanzi e poesie, di lasciarli scegliere ai ragazzi stessi, cosa che però non corrisponde all’insegnare; l’imperativo di dover fornire una base culturale agli adolescenti che stanno portando avanti una tradizione del nostro Paese – quella di non leggere – e di capire i motivi di questo rifiuto.

Il testo alterna riflessioni a racconti tratti dalla vita di lettrice dell’autrice, analizza modi e metodi, suggerisce modalità, si interroga di fronte a format televisivi che tanto attraggono i ragazzi, presenta realtà diverse in cui si cerca di far vedere che i libri esistono (dai festival letterari al progetto Pianissimo fino all’esperienza di un gruppo di lettura in carcere dove – tra l’altro – ci si racconta intorno a un gioco dell’oca che ci ricorda quello allegato all’albo A raccontar le storie edito lo scorso anno da Edizioni Corsare).

Riflettere sulla lettura e sul modo di porla, su come confrontarsi con i ragazzi che abbiamo di fronte e su quali libri assaggiare con loro è materia cui sempre fanno bene la pluralità di voci, di esperienze e di occasioni per pensarci, per mettere in discussione quel che si fa e per rimettersi in gioco, magari cambiando di qualche grado l’angolo di prospettiva. Giusi Marchetta ci aiuta in tutto questo con un valore aggiunto: quello della facilità della sua scrittura, una scrittura “bella”, che coinvolge, che si lascia leggere veloce e intanto ti porta nel centro del discorso e lì ti tiene, proprio come già succedeva nei suoi romanzi e nei suoi racconti.

Approfittate quindi anche per andare a riprendere in mano un altro suo libro, il romanzo L’iguana non vuole, pubblicato da Rizzoli nel 2011, e inseritelo nelle proposte di lettura per i ragazzi più grandi.

I post di Giusi Marchetta su AltaInfedeltà. In una gallery su VanityFair 10 suoi consigli di libri da offrire ai ragazzi.

Giusi Marchetta, Lettori si cresce, Einaudi 2015, 172 p., euro 14, ebook euro 7,99

Cantalamappa

20 mar

cantalamappa

Il bibliotecario di Fessacchiopoli presenta al lettore Adele e Guido Cantalamappa, due viaggiatori esperti di lungo corso, che guidano una Autopesce e che si portano dietro un enorme Librone dei Viaggi, in cui rendicontano le loro avventure e i luoghi che hanno visitato. Proprio dal librone sono tratte le quindici storie che si susseguono in questo libro, ciascuna accompagnata da una mappa e da immagini che ritraggono i due viaggiatori oppure i protagonisti dei racconti che riportano. Ci sono alcune nazioni e città inventate, ma molte sono reali e permettono quindi di condividere le mappe coi lettori e di prendere spunto per andare a cercare notizie in più, per approfondire, per fare altri viaggi (attraverso le ricerche, attraverso i libri o magari mettendosi davvero lo zaino in spalla). Alcune storie hanno trovato spazio sulle pagine dei giornali come notizie curiose, come il cinema nel deserto del Sinai o come l’Isola di Plastica che semina paperelle e altri animali di gomma sulle coste del Canada, dell’Islanda, degli Stati Uniti; altre ci riportano ad avventure in terre inospitali come la vicenda dell’isola-vulcano di Tristan da Cunha; altre ancora riprendono vicende storiche, come le spedizioni di Bottego in Africa o il disastro del Vajont.

Che narrino storie reali o che raccontino la realtà affidandola a nomi fantasiosi di popoli e nazioni, che si rifacciano a protagonisti letterari o che omaggino Tavo Burat riprendendo la vicenda resistente di Dolcino e Margherita e del Monte Rubello,  Wu Ming fa, attraverso la geografia, storia e testimonianza di resistenza, di possibilità, di utopie, di quel che può nascere dagli incontri.

Il libro nasce da un esperimento precedente: i laboratori condotti in biblioteche e scuole da Wu Ming raccontando ai bambini le cartografie del libro Mappe, pubblicato da Electa (Premio Andersen 2013). Potete leggere a proposito del progetto questa intervista apparsa il 4 marzo sui giornali del consorzio Quotidiano Nazionale.

Il blogdei Wu Ming. Il sito di Paolo Domeniconi.

Wu Ming – ill. di Paolo Domeniconi, Cantalamappa. Atlante bizzarro di luoghi e storie curiose, Electa Kids 2015, 125 p., euro 14,90

Casa

18 mar

casa_ellisConosciamo Carson Ellis per le copertine dei libri della serie Wildwood, scritti da Colin Meloy ed editi da Salani (a proposito, una lettera dei due ai loro lettori) e chi ha utilizzato l’app relativa ha apprezzato ancora di più la sua grafica e il mondo che ha costruito intorno alla storia di Prue. Qui ci regala un catalogo di abitazioni, diverse a seconda delle latitudini, di chi le vive, di come si presentano.

Case di pirati e case di animali, case buffe e cae alte, sottoterra, in una scarpa o galleggianti; e ancora interrogativi posti direttamente al lettore, per immaginare chi può abitare accanto a una tazza rovesciata, sotto un cielo stellato e infine per raccontarsi attraverso la propria abitazione, visto che in essa si riflettono gusti, personalità, particolarità. Tutto l’albo può essere una ricerca di indizi, di particolari.

Dalla babushka all’uomo della luna, dal dio norvegese (che meraviglia i colori, i fiori e le sue bandierine segnavento!) al fabbro keniota, ecco un libro per incuriosirsi, per fantasticare, per creare mondi e cucire storie attorno ai tanti personaggi che compaiono ad ogni pagina. L’incantevole blog dell’illustratrice (non tralasciate lo shop ;-) ). Qui potete scaricare delle illustrazioni da colorare, o da godervi così, perché no? Infine, come non pensare a C.A.S.E. pubblicato da Comma22 nel 2009?

Carson Ellis, Casa (trad. di Michele Piumini), Emme 2015, 40 p., euro 14,90

Sophie sui tetti di Parigi

17 mar

sophie sui tetti di parigi

Se siete di quei lettori che sottolineano passaggi chiave, belle frasi, brani da leggere ad alta voce e magari anche momenti in cui ci si commuove, riempirete di certo con segni, linee e colori questo romanzo che oserei dire inclassificabile nella sua bellezza, sospeso tra onirico e realismo, ambientato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando si viaggiava su grandi transatlantici e talvolta su di essi si rischiava la vita.

Charles Maxim è uno studioso con la testa tra le nuvole, ha trentasei anni, parla in inglese con le persone, in francese con i gatti e in latino con gli uccelli; si trova a bordo di una scialuppa di salvataggio, dopo il naufragio della Queen Mary, e sono proprio le sue grandi mani a trarre in salvo una bambina che naviga nella custodia di un violoncello, avvolta negli spartiti di una sinfonia di Beethoven. Dalla coccarda col numero 1 che porta appuntata, Charles stabilisce che quello è il giorno del suo primo compleanno, la battezza Sophie e la porta nella sua casa tutta scale e spigoli, dove la alleva – sotto l’occhio critico dell’Ente Nazionale per l’Assistenza dell’Infanzia – a suo modo, parlandole come ad un adulto, leggendole Shakespeare, sicuro che volerle bene sia più che sufficiente per riuscire nell’impresa. Sophie cresce con un’infinita libertà e diventa alta, generosa, goffa e avida lettrice come Charles, con molte certezze assolute e un solo chiodo fisso: ritrovare la madre di cui ricorda la musica suonata col violoncello e le gambe che ballano nei pantaloni. Anche Sophie suona il violoncello, indossa i pantaloni e mangia sovente utilizzando atlanti al posto dei piatti: tutte cose che vengono ritenute anomale dai servizi sociali, esattamente come il fatto che un uomo solo cresca una bambina ed ecco il motivo per allontanarli al compimento dei tredici anni di Sophie. Non resta che fuggire verso Parigi, città indicata nella targa all’interno della custodia dello strumento che Sophie ha conservato, unico indizio per ritrovare la madre: qui si scontrano con la polizia, che nasconde i registri della nave – una delle tante troppo vecchie, ma certificate comunque come sicure per riscuotere il premio di assicurazione in caso di naufragio, a scapito delle vita di centinaia di persone – e intraprendono la loro personale ricerca. Sophie incontra Matteo e scopre la vita dei ragazzi che vivono in aria, sui tetti, sugli alberi, dividendosi le zone, fuggendo gli orfanotrofi, battendosi tra di loro. Matteo la sfida e la ragazza, che fin dall’infanzia si sente al sicuro solo arrampicandosi, si allena e vince le paure per seguire la musica conosciuta che arriva di notte da tetti non troppo lontani, consapevole dell’importanza dell’equilibrio e di ciò che le ha insegnato Charles: “quasi impossibile” vuol dire che in fondo un po’ è possibile e non bisogna mai ignorare una possibilità.

Poetico e ironico, lieve e delicato come i passi a piedi nudi su una corda tesa tra due tetti, questo libro è stato premiato con il Waterstones children’s book prize 2014, occasione in cui The Guardian ha chiesto alla sua autrice di stilare la sua top ten degli orfani letterari :-) ed è nella lista dell’ALA Notable Children’s Book 2014. Ha ricevuto il Prix Sorcières 2015 nella categoria “Romans junior”.

La copertina e le illustrazioni interne, una suggestione per ogni capitolo, sono di Terry Fan (non perdetevi le sue balene! E nemmeno tutte le altre bestie…). In questo video Katherine Rundell parla del suo libro.

L’autrice ha fino ad ora scritto altri due libri; aspettiamo le traduzioni :-)

Katherine Rundell, Sophie sui tetti di Parigi (trad. di Mara Pace), Rizzoli, 2015, 288 p., euro 14,50

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