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Lotta sa fare quasi tutto

20 Apr

Eccola! È tornata la Lotta Combinaguai di Astrid Lindgren perfettamente ritratta da Beatrice Alemagna coi codini al vento e le lentiggini sul naso. Non può che riconfermarsi la bambina impertinente e candida, testarda e intraprendente già presentata nel primo volume: è sempre sul piede di guerra e già dalla prima riga arrabbiata. Ovviamente con fratello e sorella maggiore che anziché travestirsi con lei da streghette pasquali e andare in questua di dolci, l’hanno abbandonata per una festa di compleanno. Lotta ha giusto un anno in più (quasi cinque) ed è diventata molto brava: sa vestirsi da sola e andare a comprare le caramelle e sa anche andare in bicicletta… in realtà una bicicletta non ce l’ha ancora, ma sicuramente sarebbe bravissima se l’avesse. E tutti  – come lei stessa non perde occasione di sottolineare – sono molto fortunati ad averla accanto: la mamma, il papà, l’anziana vicina di casa. Chi è infatti a nascondere i dolci tra l’erba la mattina di Pasqua? Chi procura l’albero di Natale quando in giro non se ne trovano più? Chi è in grado di rendere speciale la festa gridando: “sangue sul mo compleanno!”? Sorvoliamo sul fatto che i dolci pasquali sono pupazzi di neve in marzapane e babbi natale di cioccolato e che con biciclette di qualsiasi misura non fa che rimediare botte. Questa terribile bambina, spensierata, allegra e irriverente, vi farà venire le lacrime agli occhi. Lei stessa, del resto, si dichiara “proprio” strana: sa fare un mucchio di cose, tipo battezzare Orso il maiale di pezza, sculettare e fischiare benissimo.

Il formato grande e illustrato, l’essere una raccolta di tre racconti dà ancora una volta la possibilità ai lettori alle prime armi di soddisfarsi con un libro bello e della misura giusta. E per di più con quella faccia tosta di Lotta che ne inventa una ad ogni pagina!

Astrid Lindgren – ill. Beatrice Alemagna, Lotta Combinaguai sa fare tutto (trad. di Laura Cangemi), Mondadori 2018, 96 p., euro 18, ebook euro 6,99

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La foresta

18 Apr

Le tavole originali in mostra da Zoo a Bologna durante la scorsa Fiera erano davvero belle, ma il piacere di poter sfogliare, toccare e notare anche i particolari con la copia tra le mani è sicuramente qualcosa in più. Le parti fustellate, goffrate e in rilievo, sia nelle pagine singole sia quando sono integrate nelle illustrazioni, rendono prezioso e particolare questo racconto del ciclo della vita fatto attraverso il crescere della foresta che diventa metafora – anche – della vita umana. Coproduzione di quattro case editrici – Enchanted Lion Books (USA), Terre di Mezzo (Italia), Gallimard Jeunesse (Francia) e Editorial Milrazones (Spagna) – si fregia di un breve testo di Bozzi vicino alla poesia che accompagna nel viaggio il lettore: si viaggia infatti guardando la foresta che cresce, ma anche addentrandosi dentro la foresta stessa, attraverso i tagli e i rilievi e i colori scelti da Valerio Vidali e Violeta Lópiz. E si percorre così la vita di un uomo, attraverso il volto bambino che si fa adulto e poi vecchio, chiudendo gli occhi e diventando evanescente. Un’evanescenza su cui trova posto un nuovo accenno di giovane pino, e poi via altri alberi nel ciclo della vita. Si dice allora della bellezza di vivere, degli incontri che si fanno, delle fatiche della salite, della possibilità di scegliere o meno se condividere, così come del mistero di quel che c’è al di là di questa foresta che si chiama vita.

Un libro prezioso che è (anche) per i grandi. Un libro che si presta ad essere assaporato, ammirato, a dare tanti spunti diversi, non solo di riflessione sulla vita, ma anche ad esempio a giocare col punto di vista: aprite quella bellissima pagina in cui si parla di radura e perdetevi con gli occhi in alto!

Riccardo Bozzi – Violeta Lópiz e Valerio Vidali, La foresta, Terre di Mezzo 2018, 66 p., euro 24

Celestiale

16 Apr

Mentre leggevo questo libro portavo addosso la voce di Gian Maria Testa che snocciola Sono belle le cose, testo di Pier Mario Giovannone che elenca cose, appunto, belle. Qui Francesca Bonafini inanella liste di parole: quelle che piacciono alla dodicenne Maddalena, che le colleziona, ne assapora il suono, ne scrive liste e cerca di convincere le amiche della loro bellezza e della loro potenza. Quelle di Fabrizio, che per timidezza rimane muto davanti alla ragazza, mentre dentro è un mare in tempesta, pieno di parole che rumoreggiano dentro il cuore e tirarle fuori è una fatica bestia. Quelle di Ivano, che di Maddalena è il fratello maggiore, che passa il tempo al bar o in strada anziché a scuola, che finge di fare il duro, ma che dentro in realtà ha un vuoto enorme e gli manca terribilmente il professor Zarri, che sapeva dire e vedere e far dire ai suoi allievi.

Già, perché questo è anche un libro che parla della potenza dei libri, delle storie, delle parole come le mettono giù certi autori e tu ti ci ritrovi dentro e improvvisamente sei meno solo e ti fai cosciente che quello che provi qualcun altro, magari in un altro tempo, magari proprio Leopardi, l’ha sentito pure lui e lo ha scritto. E parla anche di certi insegnanti che ti segnano, che ti sanno leggere dentro e ti cambiano la vita. E di quanto sia difficile dire e dirsi ed essere proprio se stessi; di come a volte la periferia sia lontana mondi interi dal centro città; di come l’inverno si possa attraversare come una primavera e faccia sbocciare miracoli.

Bonafini costruisce un testo a tre voci, con un ritmo giusto per leggerlo a voce alta, presentando tre protagonisti che coprono l’arco delle scuole secondarie e che sono credibilissimi e profondi nei loro dubbi così come nelle loro certezze. Il leggiadro ottimismo di fondo con cui Maddalena guarda alla bellezza delle cose e delle parole ha una consistenza granitica che ci ricorda come il coraggio sia contagioso, e magari anche quel modo lì di vedere il mondo.

Per me questo romanzo (che tra l’altro ha le caratteristiche dell’alta leggibilità) è stato proprio un regalo: finalmente una novità per adolescenti di un’autrice italiana, di una misura che può funzionare anche di fronte a rimostranze di non forti lettori e di una forza e limpidezza tale da render felici. Sarà che amo il suono delle parole, ma una protagonista che fonda un Fan Club delle Parole Entusiasmanti e pensa che nei nomi delle persone covino tutte le bellezze del mondo non poteva che innamorarmi.

A inizio aprile Celestiale è stato libro del giorno a Fahrenheit su Radio3: c’è il podcast da riascoltare.

Francesca Bonafini, Celestiale, Sinnos 2018, 108 p., euro 12

Oh, Harriet!

14 Apr

Nel 2014, D’Adamo ha pubblicato Oh, freedom! in cui si narrava la storia dell’undicenne Tommy che vive schiavo con la famiglia in una piantagione di cotone, sognando la libertà. Che arriverà sulle note del banjo di Peg Leg Jo, percorrendo la mitica Underground Railroad. Proprio documentandosi per quel romanzo, l’autore ha conosciuto la storia di Harriet Tubman, la donna che ha inseguito – anche su quella strada – il sogno della liberazione dalla schiavitù. La racconta in questo nuovo romanzo, utilizzando l’escamotage di un reportage giornalistico, prendendo spunto da altri fatti storici e costruendo una cornice che piacerà sicuramente a chi ama le “storie vere”.

Bill Bishop è un giovane cronista dell’Herald Tribune che nel 1912, mentre il mondo è incollato  seguire le vicende del Titanic, si trova inviato dal giornale lontano dalla scena principale in quel momento, mandato in un buco di villaggio ben lontano da New York a intervistare un’anziana ultranovantenne per quel che pare un capriccio del suo redattore capo. Scoraggiato e abbattuto per non poter scrivere del Titanic e vedere la propria firma in prima pagina, costretto a litigare via telefono con la fidanzata a cui ha promesso la serata insieme, Bill si affaccia sulla soglia della locale casa di riposo e si trova al cospetto di una donna minuscola, quasi un uccellino rintanato su una sedia a dondolo. Ma Harriet Tubman lo fissa con occhi vivi e penetranti, gli legge dentro e gli scodella in tre giorni la sua storia. Ecco allora il racconto della sua infanzia in schiavitù, delle angherie e delle umiliazioni, del sogno di poter scappare e del coraggio preso a due mani, rinfocolato da chi le ha insegnato l’esistenza di Stati liberi e dato qualche informazione per non perdere la strada (come ritrovare il nord, come leggere le stelle, come sputare nel fiume per sapere risalire la corrente). Ecco il racconto della fatica e della passione che la libertà richiede, ma anche la storia di John Brown – sì, quello della canzone, dei viaggi lungo la  Underground Railroad, di come Harriet abbia addirittura guidato un battaglione dell’esercito durante la Guerra di Secessione.

Il testo alterna il racconto di Harriet con gli articoli che Bill scrive a proposito e ha una coda ambientata a Washington, nel 1963, nel giorno del famoso discorso di Martin Luther King durante la Marcia per i Diritti Civili; permette così di leggere una lunga pagina di storia alla luce della testimonianza di una persona che vi ha preso parte, di parlare di diritti civili non solo dei neri ma anche delle donne, di far venire la curiosità di approfondire essendo scritto con uno stile appassionato e agile che coinvolge sicuramente chi legge.

Francesco D’Adamo, Oh, Harriet!, Giunti 2018, 160 p, euro 12

Felicottero

12 Apr

Spicca sulla pagina Fenicottero col suo rosa fluo: tutti gli uccelli del circondario lo conoscono, visto che è stato per anni un campione in campi diversi, dal volo veloce, alla corsa sui trampoli, fino alla danza in aria con le uova passando per il campionato di pesca del gamberetto. Poi la caduta e la perdita di una zampa: ne è rimasta una sola; l’arto fantasma a volte si fa sentire e il rimpianto e la nostalgia del passato pure. Fenicottero deve ritrovare i propri sogni e ricominciare a volare; ironia della sorte, a dargli una mano sarà Millepiedi, che di zampe ne ha tante, ma a quanto pare la quantità non è sempre un vantaggio.

Ispirato alla storia del triatleta belga Marc Herremans, questo albo si fa forte di una particolarità testuale: è infarcito di modi di dire, sui quali si appiglia anche l’ironia del protagonista e la sua capacità di scherzare sulla menomazione che si porta dietro. In Millepiedi trova un degno compare di risata; insieme prendono con leggerezza quel che viene, la leggerezza saggia di chi sa dire le cose come sono, anche quando è il caso di rimproverare gli altri amici che difettano un po’ in presenza e solidarietà.

Il lettore apprezzerà sicuramente anche il tratto di Marije Tolman, la verticalità che regala alle illustrazioni, tra palme e trampoli, l’uso del colore, le buffe espressioni dei protagonisti.

Kim Crabeels e Marije Tolman , Felicottero (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2018, 32 p., euro 12

Il piccolo vagabondo

11 Apr

Considerata – data la giovane età e la bravura – un sorprendente talento narrativo, Cristal Kung è nata in Cina, presto si è trasferita a Taiwan e si considera in transito per i diversi Paesi in cui ha vissuto e tra cui continua a muoversi. Proprio dal girovagare da una città all’altra, dal non sentirsi a casa in nessun posto, conscia però che ogni luogo avrebbe potuto diventare casa, nasce questo grapich novel senza parole che inanella sei diverse storie, legandole attraverso un personaggio che compare quasi come deus ex machina a risolvere i nodi in cui i protagonisti sono finiti o spalancando le gabbie in cui si sentono rinchiusi. Sono persone in ricerca, persone arenate, persone perse dietro un punto mentre intorno il mondo ruota. Che siano a New York o a Shanghai, si muovono tra folle cosmopolite, ma anche tra i loro ricordi; scoprono la bellezza di un segreto condiviso, di un incrocio di sguardi, del tenere lo sguardo verso l’alto.

Sarà affascinante per i lettori più piccoli leggere un mondo quasi onirico; sarà interessante vedere i lettori adulti riconoscere sensazioni e tratti di vita in illustrazioni che paiono pronte per finire in una versione animata, non a caso uno degli interessi dell’autrice.

Curiosa la postfazione del caporedattore dell’edizione originale che racconta il lavoro dell’autrice visto formarsi negli anni, negli anni di scuola, nell’emozionante affacciarsi sulla scena internazionale due anni fa ad Angoulême.

Cristal Kung, Il Piccolo Vagabondo, Bao Publishing, 172 p., euro 18

Le volpi del deserto

10 Apr

A undici anni Morice Renard si trasferisce con la famiglia da Marsiglia in un villaggio della Corsica dove i genitori hanno acquistato un albergo: sono gli ultimi giorni di giugno del 1986, sullo sfondo i Mondiali di calcio in Messico, davanti agli occhi il decadente Hotel Napoléon e un paesaggio da sogno: mare e scogliere su cui il ragazzino sogna di registrare suoni con la sua attrezzatura speciale. La passione per le registrazioni e il sogno di diventare rumorista passano però presto in secondo piano perché la nuova casa nasconde alcuni misteri: il precedente proprietario, uno skipper tedesco con una sola mano si è suicidato, alcuni libri della sua biblioteca riportano note e strane informazioni, un marinaio tedesco che vive in paese è appena scomparso, nelle cantine dell’albergo c’è qualcosa che non quadra. A guidare Morice nella scoperta del villaggio e dei suoi abitanti e a coinvolgerlo nella ricerca di indizi è Audrey, un’intraprendente coetanea figlia del sindaco. I ragazzi scoprono una vicenda legata alla Seconda Guerra Mondiale, una strana alleanza che ha coinvolto Rommel – il generale nazista detto “la volpe del deserto” – e l’autore de “Il piccolo principe” che ha volato proprio in quella zona che ha conosciuto un ragazzino, ora anziano e cieco. Un importante tesoro nascosto coinvolge da quarant’anni una serie di persone che hanno incrociato proprio al villaggio le loro vite: anche Morice e Audrey entrano nel gioco, in un crescendo di azione e di pericolo.

In questo romanzo il lettore incontrerà Saint-Exupéry e Roald Dahl, i Goonies e Hitler, cadaveri e sottomarini nascosti, l’indipendentismo corso e il potere dei sogni. Potrà divertirsi con i protagonisti a scovare indizi nascosti in libri che ha letto, immaginare vecchie mappe custodite da ciechi, analizzare una parte di Storia sotto un’altra luce. Come nei suoi testi migliori, Baccalario sa costruire un crescendo di tensione, dando un respiro narrativo ampio che viene dalla distanza: il protagonista infatti racconta trent’anni dopo, ricostruendo non solo la vicenda, ma anche l’atmosfera famigliare e il cambio di vita e il meraviglioso paesaggio corso. I ritratti vividi dei personaggi contribuiscono a farne un romanzo che di sicuro affascinerà il lettore alla ricerca di avventura e potrà incuriosire anche gli adulti che amano ritrovare in un libro altri libri, personaggi storici, riferimenti  e rimandi, giochi di parole.

C’è un errore di accento perché in dialetto genovese c’è sì una sola parola per il mare e il male, ma è o mâ (e non o mä come riportato), ma questo è un appunto di chi sa 😉

Pierdomenico Baccalario, Le volpi del deserto, Mondadori 2018, 320 p., euro 17, ebook euro 8,99

Il Grotlyn

8 Apr

Davies si misura a questo giro con una storia della notte, giocando con il lettore e preparandogli un piatto ricco perché in realtà il libro si presta a essere letto e riletto, tornando indietro a scovare gli indizi che sono disseminati qua e là, come indizi rivelatori del mistero.

Si sentono infatti strani rumori, fruscii improvvisi che spaventano i piccoli Rubi e Sam e poi furti che fanno pensare a un famigerato Grotlyn che si aggira nel quartiere, i cui abitanti si confrontano e si lamentano: persino al poliziotto rubano il bucato! A quel punto si intuisce chi sia il ladro e poi si scopre il suo progetto di libertà e di fuga. Ecco allora che si può ripercorrere l’albo per scovare gli indizi, i particolari e… le zampe.

La traduzione italiana segue la struttura a rime baciate dell’originale e permette quindi una lettura ad alta voce coinvolgente a affascinante: vi conviene rodarle con un buon esercizio, per non incagliarvi laddove le frasi sono più lunghe e neppure nelle allitterazioni dell’ “annoda nodi e allaccia lacci” e parimenti provare i toni. Sussurrati, bassi, improvvisi daranno corpo al testo e accompagneranno il lettore nel paesaggio notturno illuminato dalla luna e dai lampioni, tra comignoli e piccioni e tetti degni di un tempo dickensiano.

Il booktrailer dell’edizione Harper Collins.

Benji Davies, Il Grotlyn (testo italiano di Anselmo Roveda), Edt Giralangolo 2018, 36 p., euro 15

La festa e altre storie

7 Apr

Sergio Ruzzier prepara per il lettore proprio una festa, come nel titolo del suo nuovo albo illustrato uscito da Topipittori e a giorni disponibile anche da Chronicle Books: un’uscita da festeggiare per il formato, perché dentro ci sono tre brevi storie, perché è un fumetto dedicato ai primi lettori, perché alla descrizione dell’amicizia tra i protagonisti e del loro mondo è sottesa una raffinata ironia che ci fa sperare in prossime avventure della coppia.

Fox e Chick sono ovviamente una volpe e un uccellino, che condividono un mondo fatto di amici – talpe, topi, rane, di avventure e di battibecchi che finiscono sempre con un sorriso. Almeno da una delle due parti. Ci ricordano Lester e Bob, anche se Fox ha per l’amico uno sguardo più bonario e paterno e meno malizioso rispetto a Lester. Si prendono molto sul serio e sovente alla lettera: come quando Chick dà una festa nel bagno dell’amico dopo avergli chiesto il permesso di usarlo o come quando si incaponisce nel spiegargli che le volpi non mangiano carote, ma scoiattoli, cavallette, talpe, persino… uccellini! Inutile dire che alla fine è ben contento che di gustarsi la zuppa di verdure, almeno per quella sera…

Davvero un buon libro da tenere in considerazione sia per i lettori alle prime armi, che si soddisferanno con questa giusta misura e con l’ironia contenuta nelle storie. Sarà poi l’occasione anche, per chi non li conoscesse, per andare a recuperare gli altri titoli in catalogo sempre da Topipittori: Stupido Libro, Due topi, Una lettera per Leo.

Sergio Ruzzier, Fox + Chick.La festa e altre storie, Topipittori 2018, 56 p., euro 15

Lo sbarco di Tips

6 Apr

Difficile che Michael Morpurgo sbagli un colpo: anche quando le sue narrazioni sono più semplici, la sua abilità narrativa riesce comunque a costruire uno scenario assolutamente credibile e a mettere il lettore al centro della scena, incuriosendolo rispetto alle vicende storiche e ai fatti reali che compaiono come sfondo alle azioni dei protagonisti. In questa nuova uscita editoriale, torna sulle vicende della Seconda Guerra mondiale offrendo ancora una volta un angolo, un punto di vista particolare: si parla infatti di Salpton, un villaggio sulle coste del Devon che tra ’43 e ’44 fu scelto, insieme alla zona circostante, come campo di esercitazione dove i soldati – lì in gran parte americani – perfezionavano le tecniche di sbarco in vista dello sbarco in Normandia. Circa tremila abitanti dovettero abbandonare le loro case, ci furono molte perdite tra i soldati ed episodi di scontri coi motosiluranti tedeschi anche taciuti fino alla fine del conflitto: una situazione che lasciò strascichi per molti anni.

A rivivere quei mesi e a raccontare del quotidiano in tempo di guerra, di un villaggio con gli uomini al fronte e i bambini di città ospitati nelle fattorie, è Lily Tregenza, una dodicenne che affida alle pagine del diario lo svolgersi dei mesi: il papà è lontano al fronte, la mamma e il nonno si occupano della fattoria, presto arriverà a vivere con loro un ragazzino da Londra. Ci sono i soldati americani al villaggio, le prime persone di colore che Lily incontra e con cui stringerà amicizia, c’è un’insopportabile maestra che viene dall’Olanda e la cui storia personale farà cambiare opinione sul suo conto a Lily; c’è una gatta di nome Tips, indipendente come tutti i gatti, che gioca il ruolo di motore della storia.

Il romanzo è impreziosito dalle illustrazioni di Michael Foreman e permette di affrontare diverse tipologie di narrazione: al prologo e alla conclusione in prima persona da parte del ragazzino che introduce la storia, seguono infatti una lunga lettera e poi il diario della nonna, che costituisce l’ossatura principale del libro.

Michael Morpurgo – ill. Michael Foreman, Lo sbarco di Tips (trad. di MArina Rullo), Piemme Il battello a Vapore 2018, 176 p., 16 euro, ebook euro 4,99