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Un pesce sull’albero

4 Feb

un pesce sull'alberoAlly Nickerson adora il disegno, la matematica e “Alice nel Paese delle Meraviglie” che il suo nonno sempre le leggeva; odia invece andare a scuola, tanto che la domenica sera si sente pesante, molto più pesante del solito. Tutto dipende dalle difficoltà che incontra nel leggere e nello scrivere e che molti imputano alla sua bassa capacità di applicarsi o ai tanti traslochi che hanno implicato cambiamenti di classi. Siccome è intelligente nelle risposte e brava in alcune materie, gli insegnati credono che faccia apposta a comportarsi in modo sconsiderato e parecchi compagni la prendono in giro. L’arrivo di un supplente sarà la sua fortuna: il signor Daniels ha un approccio diverso alla classe, sfida i suoi studenti sottoponendo loro domande, richieste di definizioni e esperimenti, cambia i posti e consegna ad Ally le carte per giocarsi un cambiamento. A partire dalla possibilità di conoscere meglio alcuni compagni di classe e di diventare amica di Keisha e Albert, abbattendo quella solitudine che la ragazzina sa definire così bene.

Capita una mattina in cui scegli di dedicarti a romanzi appena usciti e ti ritrovi con l’imbarazzo addosso, deludenti letture di autrici che han saputo fare molto meglio; poi suona il campanello, il corriere consegna dei pacchi e uno contiene proprio questo libro, ti siedi e lo leggi tutto per riconciliarti con la buona narrativa. A dispetto del tema principale della dislessia che potrebbe far storcere il naso a qualcuno etichettandolo come l’ennesimo libro “ad argomento dato”, ecco invece un sapiente ritratto sulla scuola, sulle difficoltà, sulla famiglia, sui legami di amicizia e uno splendido ritratto di insegnante che sa vedere, sa coinvolgere, sa prendere parte; un ritratto che non nasconde realtà, aspetti positivi e negativi (ci sono anche insegnanti che non capiscono, che non hanno passione del proprio lavoro). Insomma, un libro divertente e saggio che – come si sarebbe detto nella famiglia di Ally – non è certo un gettone di legno, ma un prezioso dollaro d’argento.

Il sito dell’autrice.

Lynda Mullaly Hunt, Un pesce sull’albero (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2106, 264 p., euro 14

 

3000 modi per dire ti amo

2 Feb

3000 modiper dire ti amo

Nelle giornate del lettore si succedono talvolta infilate di inattese sorprese, a volte invece si collezionano incredibili pile di gettoni di legno; la scorsa settimana ho collezionato più gettoni di legno, per fortuna solo sul versante libri per ragazzi, ma già è stato sufficiente. I gettoni di legno lasciano una delusione che si avverte più forte di quel che in realtà è quando vengono da dove non te lo aspetti, o meglio da libri da cui ti aspettavi non proprio risultati splendidi, ma faticavi a ammetterlo ad alta voce, perché dagli autori che conosci, di cui hai apprezzato alcune storie che sono ormai dei classici per i lettori, ti attendi sempre tanto.

I gettoni di legno della scorsa settimana di lettura sono stati fondamentalmente due; cominciamo con l’ultimo romanzo di Marie-Aude Murail, dove si racconta l’amicizia, la crescita comune, l’intrecciarsi di sentimenti, vite, passioni e incertezze di tre ragazzi di diversa provenienza sociale che incrociano le loro strade al collège e poi un corso di teatro che apre loro le porte al mondo della recitazione, grazie anche alla figura di un carismatico insegnante capace di intuire le potenzialità di ciascuno, di vederne gli angoli nascosti e i reali modi di essere. Chloé, Bastien e Neville seguono le loro aspirazioni, balbettano sul palcoscenico come nella vita, si mostrano sfrontati per nascondere ferite e incertezze, condividono prove, domande sulla vita, tensioni nel momento di esami e prove di ammissione. Insieme crescono, costruendosi, guardando cambiare i loro corpi, i loro sentimenti, il loro atteggiamento verso la vita, in un ménage à trois con tanti rimandi (Jules et Jim il più ovvio; The Dreamers, tanto per citarne un altro; qualcuno forse ha visto À trois on y va di Jérôme Bonnell?).

Ovviamente ricchissimo di citazioni dal teatro classico, ma anche di autori recenti certo sconosciuti a chi non si intenda di teatro francese, scritto con la bravura solita della Murail, apre ogni capitolo con la citazione di una pièce di cui troviamo elenco nel finale e potrebbe per questi motivi essere un avvicinamento al mondo del teatro per chi non conosce, una chicca per chi già ha questa passione. Però. Però a me non convince. Forse perché già lo scorso romanzo della stessa autrice tradotto sempre da Giunti non era certo un libro che lasciava il segno, forse perché mi chiedo davvero quanto bisogno ci fosse di una traduzione italiana di questo testo. Vero, è un libro che ad esempio in biblioteca andrà molto in prestito: la scelta grafica della copertina e il titolo faranno sì che tante lettrici lo prendano dagli scaffali dedicati agli adolescenti, ma quante davvero arriveranno fino in fondo in una lettura che quelle citazioni rendono appesantita e poco scorrevole? Mi piacerebbe che chiedessimo pareri ai lettori che tornano restituendo il libro. Perché a me sembra che sì, sia bello avere tutti i testi di un’autrice importante come Murail tradotti in italiano, ma che in questo caso le scelte editoriali ci consegnino un romanzo che potrà interessare gli adulti appassionati della sua scrittura, devoti all’autore in sé più che alle sue opere nello specifico. Non lo so, insomma, la mia domanda finale è questa: i ragazzi lettori avevano davvero bisogno di un romanzo simile? E non è il solo caso in cui me lo chiedo; forse sento urgente una riflessione su quel che davvero si può offrire ai ragazzi lettori e quel che è invece (e qui potremo tirare in ballo anche tanti illustrati) piacere degli adulti per se stessi.

Marie-Aude Murail, 3000 modi per dire ti amo (trad. di Federica Angelini), Giunti 2016, 219 p., euro 12, ebook euro 7,99

Piccolo Elliot nella grande città

1 Feb

Piccolo_ElliotArriva in Italia un personaggio che sta riscuotendo grande successo di pubblico, protagonista di una serie di albi – negli Stati Uniti è già programmata l’uscita del terzo della serie per agosto – ideati da Mike Curato. Elliot è un elefante che vive nella Grande Mela, in una di quelle tipiche case in brownstone che ce lo fanno immaginare ad Harlem o a Brooklyn mentre scende le scale ed esce in una mattina di primavera. L’albo sottolinea come per certi versi Elliot non sia come gli altri, ma non evidenzia – come forse si aspetterebbe il lettore ad una prima occhiata – che si parli del suo colore (un elefante bianco a pois blu erosa), quanto piuttosto del fatto che è piccolo e quindi il quotidiano non è poi così semplice, né quando si tratta di prendere il barattolo di gelato dal freezer o prendere la metro né quando ci si mette in coda in pasticceria. Ma quando riesce ad aiutare un topolino, Elliot si sente il più alto del mondo e conquista un amico che a sua volta lo aiuterà e gusterà con lui deliziosi dolcetti.

Nell’albo colpiscono in particolare le grandi illustrazioni che fanno da contrappeso all’essenzialità del testo e insistono sui particolari, proponendo il mondo ad altezza Elliot, facendo facilmente intuire la sua camminata tra una selva di gambe e scarpe o la difficoltà di spuntare anche solo con la proboscide dal bancone della pasticceria.

Il sito dell’autore. Elliot è protagonista anche della campagna ALA di promozione della lettura per cui Curato ha disegnato poster e segnalibro.

Mike Curato, Piccolo Elliot nella grande città (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2016, 40 p., euro 13,50

Il bambino in cima alla montagna

29 Jan

bambino in cima alla montagnaLe tre parti della storia narrata in questo nuovo romanzo da Boyne mi sembrano corrispondere quasi a tre livelli narrativi che suscitano nel lettore diverse reazioni.

La storia è quella di Pierrot, un bambino nato a Parigi da madre francese e padre tedesco, che il lettore conosce nel 1936 quando ha sette anni. Vive con la madre e ha un amico sordo con cui comunica nella lingua dei segni: Anshel sogna di diventare scrittore e fa leggere all’amico tutto quel che scrive. La vita di Pierrot è stata scandita dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale, che ha minato la salute del padre e lo ha consegnato alla famiglia tormentato da incubi e da ricordi che cerca di affogare nell’alcol fino a diventare violento nei confronti della moglie. Poco tempo dopo però anche la madre di Pierrot muore e la famiglia di Anshel non può permettersi di adottarlo: non è solo un problema di denaro, ma anche del rendersi conto che, in quanto ebrei, stanno cominciando ad essere malvisti e vessati. Pierrot finisce allora in orfanotrofio, da cui partirà dopo pochi mesi per raggiungere l’unica parente ancora in vita, la sorella del padre che è governante in Austria al Berghof, la casa di vacanze di Adolf Hitler. Lì il ragazzo cresce, in una vicinanza sempre più stretta al dittatore che lo conquista alle sue idee e lo trasforma – divisa e convinzioni – in un adolescente fanatico, pronto a denunciare la zia e gli adulti che lo hanno cresciuto in quella casa e a fingere di non conoscere il piano piano della soluzione finale che i nazisti mettono a punto proprio in quella casa.

Il libro ha il pregio di mettere in luce le diverse posizioni, di descrivere personaggi storici (compresa la visita a Berghof del duca di Windsor e di Wally Simpson) e di presentare idee contrarie e prese di posizioni resistenti da parte di chi – personale di servizio, abitanti della cittadina, compagni di classe del protagonista – comprende, si indigna e sceglie di resistere a suo modo arrivando a rimetterci la vita. Le parti meglio riuscite sono sicuramente quelle che descrivono il quotidiano, la prima parte su tutto, il che ci fa pensare al precedente romanzo di Boyne, Resta dove sei e poi vai, dove è notevole la capacità di restituire la vita quotidiana della popolazione londinese durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. Insomma, lo vorresti un po’ tagliare a pezzi questo romanzo e salvarne le parti che risultano più vere e di qualità, mentre l’insieme paga anche la sensazione di trovata commerciale della copertina che, con quel filo spinato che la divide a strisce e con quell’inizio di titolo, non può non strizzare l’occhio e richiamare quella de “Il bambino del pigiama a righe” che ha regalato il successo internazionale all’autore. Ma che non è certo la chiave di lettura del suo scrivere; anzi, c’è chi – a causa di quel titolo – ha messo una croce su Boyne, senza considerare gli altri sui romanzi: vi invitiamo a riprendere in mano invece Che cosa è successo a Barnaby Brockett?, sicuramente uno dei romanzi più preziosi degli ultimi anni.

Il sito di Boyne.

John Boyne, Il bambino in cima alla montagna (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2016, 286 p., euro 15, ebook euro 8,99

Lev

26 Jan

LevCome sanno molti di voi che quotidianamente lavorano con bambini e ragazzi, si ottengono buoni risultati con la condivisione in lettura ad alta voce di testi di qualità che raccontano “storie vere”, quelle storie che sempre affascinano proprio per l’aggancio con la realtà, vicina o lontana che sia. Tra le diverse proposte editoriali in occasione del Giorno della Memoria, ecco un albo che parla dei kindertransport che, tra il 1938 e il ’39, nei mesi successivi alla Notte dei Cristalli,videro il Regno Unito accogliere quasi diecimila bambini ebrei accogliendoli e sistemandoli in famiglie, scuole, fattorie.

Il libro permette, attraverso la voce di Lev, di percorrere le vicende di un bambino ebreo e della sua famiglia, separati dal tentativo di salvarsi e poi riuniti a Londra. E sono, appunto, vicende vere: Lev Nelken aveva dodici anni nel 1938, viveva a Breslau ed era un appassionato di francobolli; racconta il progressivo montare dell’odio verso gli ebrei, le proibizioni, i tentativi di scappare, la necessità di denaro che garantisca – come la Gran Bretagna richiede – per il trasporto e in più di soldi per mantenimento e istruzione, la partenza della sorella, la fatica del ragazzo, la solitudine, la fame, il sentirsi isolato nella famiglia che lo accoglie non solo a causa della lingua, ma anche dell’atteggiamento di chi gli sta accanto.

Le illustrazioni accompagnano e suggeriscono letture più approfondite e suggestive oltre il testo (le espressioni dei volti, la pioggia di bottoni che si fa speranza di aiuto), ma sono le parole di Lev a suonare tanto familiari e tanto attuali, specie quando dice “Pensiamo di andare via (…) ma nessun Paese ci vuole. Siamo intrappolati. Qualcuno chiede che vengano dati permessi d’immigrazione almeno ai bambini. Che almeno loro possano salvarsi trovando rifugio all’estero”

L’albo è in doppia lingua: testo italiano ed inglese appaiati sulle pagine.

Il sito dell’autrice.

Barbara Vagnozzi, Lev, Gallucci 2016, 28 p., euro 14

Quando soffia il vento delle streghe

25 Jan

quando soffia il vento delle streghe

Torna in libreria in nuova edizione uno dei migliori testi di Vanna Cercenà, uscito per la prima volta nel 2002 nella collana “I nuovi ottagoni” di Fatatrac allora con le illustrazioni di Gianni De Conno. La nuova veste grafica offertagli da Lapis permetterà di presentarlo nuovamente ai ragazzi e di sapere che andrà in prestito una storia spesso dimenticata e nascosta sugli scaffali.

Si riprende la vicenda storica del processo alle streghe di Triora, utilizzando l’espediente della fuga a cui una di loro, Maria, costringe la nipotina di sette anni nel tentativo di salvarla. Siamo nel 1587 e la bambina, vestita da maschio, comincia un pellegrinaggio che la porta a Genova, sulle tracce della famiglia paterna, e a Firenze, dove apprenderà l’arte orafa. Bettina è figlia di un ragazzo ebreo, figlio a sua volta del rabbino di Genova, e di una ragazza cristiana che sono stati allontanati dalla rispettive comunità e la cui famiglia ha già pagato il prezzo del sospetto; la nonna le ha sempre taciuto dell’incendio che ha causato la morte dei genitori e del fratellino, dei sospetti che hanno generato l’odio, delle stesse maldicenze che tornano verso la forestiera che sa guarire con le erbe quando la carestia e le malattie colpiscono e tutti sembrano avere la necessità di trovare capri espiatori.

Abbiamo così nuovamente a disposizione una storia di qualità che parla di caccia alle streghe, di oscurantismo, di pregiudizi di genere e non solo, di difficoltà di convivenza tra tradizioni e religioni diverse e che dipinge un ritratto dell’epoca (i commerci, le condizioni di vita, i rapporti nel Granducato di Toscana, le trame e gli intrighi). Occasione ghiotta inoltre per ricordarvi due testi fondamentali che, con alta qualità di testo e di immagini, ripropongono il tema della caccia alle streghe. La scopa della vedova di Chris van Allsburg, come già detto, è un albo trasversale per età: a seconda del modo in cui lo si legge e lo si presenta, può essere una storia di streghe per i più piccoli, ma anche – con bambini e ragazzi più grandi – narrazione di come si reagisca di fronte alla diversità, a quel che esce dai confini del conosciuto e dell’abitudinario, allo straordinario e ancora una metafora in forma di racconto tradizionale della caccia e dei roghi a cui le donne sospettate furono condannate. La seconda proposta invece è un invito ad andare a recuperare sugli scaffali Ritratto di una strega/La strega di Vallebuja, in cui il testo di Bianca Pitzorno e le mirabili illustrazioni di Piero Ventura ripercorrono le accuse e la condanna di Caterina Farcigli nel 1642.

Il sito di Vanna Cercenà, Premio Andersen 2015. La copertina di questa nuova edizione è di Francesca D’Ottavi.

Vanna Cecenà, Quando soffia il vento delle streghe, Lapis 2016, 120 p., euro 10

Nove braccia spalancate

19 Jan

9 braccia spalancateNon è certo una scelta scontata quella di proporre in traduzione un romanzo ambientato nel Limburgo, la regione più meridionale dei Paesi Bassi, per di più negli anni Trenta e che riprende in realtà anche vicende a cavallo tra Ottocento e Novecento: si parla di quotidiano, non si fa riferimento a momenti o accadimenti storici quotidiani e quindi è ancora più coraggiosa questa uscita. Il lettore impiegherà forse qualche pagina ad entrare nella storia, ad adattarsi al tempo del racconto (un tempo decisamente “alieno” per i ragazzini a cui ci si rivolge, che non è così lontano in rapporto agli anni, ma che è davvero “un’altra epoca”) e a districarsi tra la folla dei personaggi: ben venga allora la mappa iniziale che permette di mettere in fila i quattro fratelli e le tre sorelle Boon, il loro papà, la loro nonna e i personaggi che – in vita o nel ricordo – si rincorrono tra le pagine. E anche il glossario finale che permette di mantenere nel testo alcune parole in dialetto limburghese per dare maggior senso ai dialoghi tra i personaggi.

La voce narrante è quella di Fing, una delle ragazze, che comincia a raccontare del nuovo trasloco intrapreso dalla famiglia, in un giorno di fine agosto del 1937. I ragazzi, orfani di madre e cresciuti dalla nonna, sono soliti a spostarsi, a cambiar quartiere e abitazione: capita ogni volta che il padre trova un nuovo lavoro o si imbarca in una nuova impresa a suo dire di sicuro successo. E capita decisamente sovente, tanto che si scommette su quanto durerà questa volta. Ma a questo giro tutto sembra diverso: la nuova casa è distante, ai margini della città, attaccata al cimitero; costringe a cambiare scuola e abitudini; sembra nascondere un segreto: forse è stregata, forse è maledetta, di sicuro un letto-lapide scoperto in cantina amplifica la curiosità delle ragazze, specie di Mmulke, che da sempre ama le tragiche tragedie. Se ci aggiungete che la porta d’ingresso è sul retro e la soglia è ad altezza ginocchio, sicuramente qualcosa ve lo chiederete anche voi, e tanto più se la nonna sembra sapere più di quel che dice.

Nella vita di Fing c’è una sorella a cui badare per via di una “spostola”, una vertebra che può spostarsi e causare danni e dolori; ci sono pomeriggi interi a giocare a “tesoro in pericolo”, elenchi di faccende da sbrigare, questioni di soldi e di adulti che cercano di sbarcare il lunario. Ci sono nuove ragazze non proprio amichevoli a scuola e vecchie conoscenze che sbucano fuori a dire che anche se si trasloca e si ricomincia da un’altra parte, alcune questioni viaggiano con la famiglia e ne sono parte. C’è anche il Coccodrillo, ovvero la valigia in cui la nonna tiene le fotografie da cui parte per le sua incredibili narrazioni: proprio lei, con la sua abilità narrativa, svelerà il mistero della casa, raccontando una storia, che si fa romanzo nel romanzo e ripercorre l’incredibile amore e la strana avventura di una ragazza zingara.

Questo libro è un crescendo: grazie al ritmo che pian piano il lettore acquisisce con lo scorrere delle pagine si arriva a immagini finali ricche di poesia, dove Fing condensa il suo sguardo sul mondo, ragazzina che cresce e che apprende a piccoli passi come si fa la vita, cosa possono regalare le curve del destino e i fili che legano le vite più di quanto si possa immaginare. Esiste un seguito alle vicende della famiglia Boon, di cui auspichiamo la traduzione; ci piace pensare che siano romanzi da leggere insieme, ad alta voce, da condividere come fossero appunto storie di famiglia che qualcuno racconta nelle occasioni in cui ci si ritrova insieme (un periodo di vacanza, un incontro speciale, un po’ di tempo passato in una casa di vacanze comune).

Il sito dell’autore. Il blog di Isabella Labate (in attesa di post!).

Benny Lindelauf – ill. Isabella Labate, Nove braccia spalancate (trad. di Anna Patrucco Becchi), San Paolo 2015, 297 p., euro 17

Non restare indietro

18 Jan

non restare indietroCarlo Greppi è presidente della costola torinese dell’associazione Deina, i cui progetti mirano a coinvolgere in progetti di viaggio che siano approfondimento e momento di crescita; tra gli altri, Promemoria Auschwitz che permette ai ragazzi coinvolti di partecipare a momenti di formazione storica e alla visita al campo di concentramento di Auschwitz in un momento di formazione personale e di condivisione con altri coetanei provenienti da scuole e luoghi diversi.

Il libro deriva da quest’esperienza e la fa rivivere attraverso la vicenda del protagonista, Francesco, che cambia scuola e si trova coinvolto con l’intera classe in questo progetto: il lettore segue il percorso dei ragazzi, gli interventi in classe da parte di due ragazzi dell’associazione che propongono film, riflessioni, immagini e che coinvolgono gli alunni direttamente chiedendo loro di immaginare, di immedesimarsi, di scegliere, e poi il viaggio a Cracovia, ad Auschwitz, a Birkenau. E parallelamente segue la vita di Francesco, i suoi dubbi, il non avere un posto nel mondo, i conflitti coi genitori che lo considerano un incapace, il dolore per il suicidio di un amico. Francesco arriva nella nuova classe a metà anno, mantenendo ben distinti i legami con la vita e la scuola precedenti; attraverso i suoi occhi si identificano i compagni, le loro caratteristiche, gli stereotipi – il bullo, la prima della classe,… – che nascondono ben altro, mentre una sorta di voce fuori campo, di contraltare al protagonista è Kappa, l’amico di sempre che si fa chiamare col tag che utilizza quando tappezza i muri del quartiere e che fa domande, semina interrogativi.

Francesco impone al lettore la propria inquietudine: attraverso le domande che si pone, le mail che scrive, ma anche attraverso la descrizione di quel ha intorno,  soprattutto gli adulti che rappresentano modi diversi di rapportarsi coi ragazzi, di considerarli, di dare loro o meno dignità (al loro crescere, al loro trovare forma, al loro sentirsi fuori posto): i genitori, l’insegnante, il preside, l’allenatore di calcio sono ritratti nei difetti e nei pregi, nell’attenzione verso l’altro, nei preconcetti, nel dare o negare possibilità e voce.

L’esperienza diretta dei progetti dei “treni della memoria” entra appunto a far parte integrante della trama e ne diventa insieme punto di forza e punto di debolezza: si ricostruisce infatti, accanto al vissuto extrascolastico del protagonista, ogni singolo intervento degli operatori in classe, i loro discorsi, quel che propongono ai ragazzi; il libro cuce le spiegazioni storiche alla trama e diventa anche – per un adulto che legge – un ottimo compendio di proposte (letture, film, approfondimenti), ma mi chiedo fino a che punto un adolescente possa sopportare questa narrazione senza trovarla eccessivamente appesantita dal discorso storico, da certe parti che possono addirittura suonare come retorica (e sono gli stessi protagonisti ad evidenziarne il pericolo, quindi è dichiarato l’effetto opposto, però – si sa – quel che il lettore percepisce nonostante gli avvertimenti conta molto). I passaggi più notevoli sono quelli in cui si chiede ai ragazzi di immedesimarsi in una persona che ha vissuto quel periodo storico, che si è trovato di fronte a determinati bivi e ha scelto sulla base dell’esperienza, dell’educazione ricevuta: la concretezza di quel che viene richiesto agli alunni è forse il modo migliore per rendere vicini i fatti storici e le lettere che Francesco scrive a Monsieur LaPadite così come il “Diario di X” valgono più di tante spiegazioni riportate.

Per chi volesse approfondire un aspetto tanto citato quanto poco analizzato, il viaggio cioè verso i lager, Greppi ha scritto L’ultimo treno (Donzelli 2012) in cui ricostruisce le vicende di decine di comunità viaggianti, attraverso le voci dei sopravvissuti.

Carlo Greppi, Non restare indietro, Feltrinelli 2016, 224 p., euro 13, ebook euro 8,99

La porta di Anne

13 Jan

porta di anneSi avvicina la ricorrenza del Giorno della Memoria e, come ogni anno, fioccano proposte narrative a tema; il compito di chi propone letture ai ragazzi è anche in questo caso quello di individuare i libri che suonano veri e sinceri, le scritture di qualità, i testi che tornano su personaggi conosciuti e sanno dare una lettura originale e nello stesso tempo coinvolgente e non scontata. Siamo allora felici di potervi raccontare di questo libro, l’ennesimo su Anne Frank potete dire, ma un testo – vi diciamo noi – che sa riproporre la vicenda di Anne in modo nuovo. Sicuramente il “Diario” è ancora il testo più richiesto in lettura dai ragazzi, sulla scorta delle indicazioni degli insegnanti, spesso arrivano a chiederlo al bancone della biblioteca ragazzini che potrebbero – per età e capacità di lettura – scegliere e apprezzare meglio altri libri che testimoniano parimenti della persecuzione degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.  A volte sono gli stessi ragazzini che lo richiedono perché conoscono il nome di Anne, sommariamente sanno la vicenda e sono affascinati dall’idea di leggere di una storia vera.

Questo romanzo ha la capacità di andare oltre la vicenda di Anne e di ricordarci che non era sola: ci racconta infatti degli abitanti dell’Alloggio Segreto che con lei divisero quei due anni di clandestinità, attraverso il meccanismo affascinante di dire e di far vedere al lettore attraverso occhi diversi. Le poche ore dal risveglio all’arresto in quel 4 agosto 1944 vengono infatti narrate da ciascuna delle otto persone che abitano silenziosamente le stanze; le loro voci svelano pensieri, attitudini, sogni e permettono all’autrice di dare un quadro del quotidiano, di fare un inquadramento storico e nello stesso tempo di sottolineare i caratteri, le caratteristiche e insieme i sogni dei più giovani come degli adulti. A loro si aggiunge un punto di vista esterno, ma complementare: quello del sottoufficiale austriaco che fu incaricato si stanare gli ebrei e di eseguirne l’arresto. Il lettore ha allora la possibilità di leggere di due fronti diversi, di vedere paure, timori, spavalderie, sogni; di rintracciare il breve attimo in cui il sottoufficiale – difronte alla scoperta dell’uniforme dell’esercito con cui il padre di Anna ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale, davanti alla giovinezza, agli sguardi intelligenti delle ragazze – tentenna, scopre un angolo di umanità, subito ricacciato indietro dall’adesione certa all’assurdo dovere dell’obbedienza.

Se dobbiamo scegliere una nuova lettura per i ragazzi per il Giorno della Memoria, eccone dunque una originale e meritevole, corredata da un apparato di note storiche, cifre, bibliografie per approfondire. Se arrivate fino in fondo (e fatelo, fatelo sempre perché i ringraziamenti finali, come l’esergo, dicono molto di un autore, di un momento di scrittura, del perché sottaciuto di un testo) scoprirete che questo romanzo non è solo stato scritto dalla sua autrice e illustrato da un’illustratrice, ma voluto da un editor che ha saputo pensare alla necessità di un testo di questo tipo e mettere lungimiranza nel progetto. Per cui vi si restituisce il gusto di un libro voluto, pensato e ricco.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratrice.

Guia Risari – ill. di Arianna Floris, La porta di Anne, Mondadori 2016, 176 p., euro 16, ebook euro 6,99

La strana biblioteca

12 Jan

strana bibliotecaUn racconto illustrato che procede secondo lo schema per  cui la situazione di partenza appartiene alla normalità quotidiana per approdare poi a un surrealismo stravolgente. Il ragazzo che entra in biblioteca per restituire due libri già letti viene inviato a prenderne altri nella stanza 107. Scopre così che quella biblioteca, che frequenta da sempre, in cui è stato migliaia di volte, ha un piano interrato di cui ignora l’esistenza, da cui parte un  labirinto di corridoi che porta a stanze diverse e a celle. L’anziano bibliotecario che risponde alla curiosa richiesta del ragazzo (saperne di più sui metodi di riscossione delle imposte nell’Impero Ottomano) gli fornisce dei libri in consultazione e lo porta ad una sala per la lettura che in realtà è una cella. Convinto di rimanere a leggere per poco più di mezz’ora, il protagonista si ritrova invece prigioniero in una stanza, costretto a imparare il contenuto dei volumi per accrescere la sua conoscenza e il suo cervello.

Sulla scena compaiono un uomo-pecora (badate al titolo di uno dei volumi restituiti inizialmente dal ragazzo al bancone del prestito), una bellissima ragazza muta che parla con le mani e consegna cibo ad ore prestabilite, lo spettro del motivo per cui si nutre di sapere il proprio cervello… vira al nero, il racconto,  al surreale o forse semplicemente  al dire della libertà, della sete di sapere o di quel che possono nascondere i meandri di una biblioteca, luogo quanto mai pericoloso nonostante le apparenze ;-)

Il sito dell’illustratore. Per scelta dell’autore, in ogni Paese in cui questo racconto è tradotto è accompagnato dalle tavole di un diverso illustratore.  Qui potete vedere le illustrazioni di Harvill Secker.

Murakami Haruki – ill. Lorenzo Ceccotti, La strana biblioteca (trad. di Antonietta Pastore), Einaudi 2015, 88 p., euro 15, ebook euro 9,99 

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