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Django, la leggenda del plettro d’oro

27 Apr

djangoUn albo quadrato, dalla copertina accattivante, accompagnato dal cd che contiene l’audiolibro: le tracce sono segnate in alto sulle pagine e permettono di seguire la storia con accompagnamento musicale e di conoscere un episodio fondamentale della vita di Reinhardt e la nascita della sua carriera.

L’albo infatti sceglie di raccontare dei manouche e di questo ragazzo dagli occhi color nocciola, dal dono magico di saper suonare meravigliosamente la chitarra (ma anche il violino, il contrabbasso, il banjo); racconta dell’incontro dal sapor di leggenda con un gigante dal mantello scuro e dal grande cappello, lungo le vie deserte di Parigi, che gli regala un pletto d’oro e gli ricorda la sua abilità di musicista al di là di ogni sventura. Ne avrà bisogna, Django, coinvolto poco dopo nel rogo del carrozzone in cui vive con la madre e destinato a rincorrere il destino di musicista al di là della fatica di una mano che non funziona più come dovrebbe.

L’albo ha anche il pregio di essere una storia “lunga”, se così possiamo dire, cioè di quella misura  proponibile a lettori delle classi seconde o terze della scuola primaria per dare loro la possibilità di leggere in scioltezza, di leggere anche le illustrazioni, di avere una misura giusta per le loro abilità di lettura. Accanto, l’editore propone un altro albo, giocato sul bianco e nero delle illustrazioni di Bruno Liance: Nina, col testo di Alice Brière-Haquet, racconta di Nina Simone, del jazz, ma anche della battaglia per i diritti civili degli afroamericani.

Il blog di Musica da Ripostiglio. Il blog dell’illustratrice.

Paolo Sassanelli – Luca Pirozzi – Musica da Ripostiglio – ill. Chiara Di Vivona, Django, la leggenda del plettro d’oro, Curci young 2016, 46 p., euro 16 con audiolibro

Omicidi per signorine

26 Apr

miss detectiveUna nuova serie di gialli che avuto un bel successo all’estero e che sicuramente sarà apprezzata anche dai lettori italiani, e ancor più dalle lettrici, visto che è tutta in chiave femminile e decisamente interessante per l’ambientazione e la costruzione dell’intreccio. Per ora Mondadori manda in libreria i primi due tomi di Miss Detective (le vicende sono autoconclusive e riepilogative, quindi si possono benissimo leggere separatamente), ma aspettiamo i successivi.  Le vicende si svolgono in Inghilterra a inizio anni Trenta e sono un ritratto autentico e avvincente della società del tempo, visto da Hazel Wong, tredicenne di origine cinese, mandata a studiare in quella che il padre considera una sorta di Paese mitico a cui ha cercato da sempre di ispirarsi, dalla costruzione della casa fino all’educazione dei figli. Gli inglese, scopre Hazel, sono decisamente diversi da come si aspettava, bizzarri per molti aspetti e soprattutto tendono a riconoscerla come estranea alla loro cultura: tra le righe infatti è decisamente interessante leggere delle implicazioni razziste o comunque dello strano modo in cui Hazel viene vista dai più e della consapevolezza che ne ha.

Ambientata in un collegio femminile, la prima vicenda si apre con la fondazione di una società investigativa segreta fondata da Daisy Wells, che ha precettato Hazel come segretaria e che le fa tenere traccia scritta di quel che succede: il lettore legge il resoconto riportato da Hazel, la descrizione del collegio, delle compagne di stanza, le regole e la vita quotidiana, ma anche il ritrovamento del cadavere di un’insegnante che improvvisamente scompare. Allora Daisy e Hazel si lanciano a cercare indizi e a stendere liste di possibili colpevoli, esattamente come faranno nel secondo volume quando un ospite dell’antica e antiquata residenza Wells morirà avvelenato durante le vacanze pasquali.

Le due ragazze formano un duo inossidabile e a tratti improbabile: Daisy è la ragazza più benvoluta del collegio, quella alla cui amicizia tutte aspirano e che anche i professori trattano con una certa deferenza; è brillante, pronta alla battuta, un po’ permalosa e convinta di aver sempre ragione. Al suo confronto, Hazel si sente bruttina, impacciata e sempre in difetto, ma nel contempo prova verso Daisy un sentimento tale d’amicizia che le lega profondamente e che è basato anche sulla sua capacità d’osservazione: Hazel si rende ben presto conto che Daisy nasconde un segreto; che è in realtà molto più perspicace, rapida e intelligente di quel che dimostra e che quasi nasconde molta della sua pur effervescente personalità. La descrizione dell’amica nel suo contesto famigliare rende perfettamente giustizia ala capacità di cogliere indizi da parte di Hazel, anche quando non c’è un omicidio in ballo, ma semplicemente si tratta di fare “osservazione umana” per capire la realtà degli altri e della situazione in cui ci si trova.

Se i prossimi volumi saranno ironici e coinvolgenti come i primi due sicuramente sarà una serie che avrà lunga vita presso i lettori amanti del giallo e dei misteri. Unico appunto: qualche refuso di troppo nel secondo volume.

Il sito dell’autrice, su cui potete leggere alcune pagine del diario di Hazel. Le illustrazioni in copertina sono di Nina Tara.

Robin Stevens, Omicidi per signorine (trad. di Manuele Salvi), Mondadori 2016, 272 p., euro 15, ebook euro 7,99

Robin Stevens, In vacanza con il morto (trad. di Manuela Piemonte), Mondadori 2016, 272 p., euro 15, ebook euro 7,99

Amali e l’albero

25 Apr

amali e l'alberoDi fronte alle pagine di questo albo subito ti perdi nelle illustrazioni di Paolo Domeniconi, nei suoi blu, nelle ombre, nelle sfumature scure che regala al cielo della notte e al mare profondo. E nei gesti e nelle posture umane che il suo tratto regala all’albero protagonista, piegato dalla nostalgia e dal dolore, chinato in ascolto verso Amali, dritto “in piedi” verso il cielo.

L’albero vaga alla ricerca delle radici perdute e solo una bambina ascolta e risponde al suo dolore: Amali conosce la tristezza dell’albero, gli è prossima quasi inconsciamente; anche lei ha lasciato le sue radici lontane, nel Paese che ha abbandonato insieme ai genitori, salendo su un barcone. Cambiano i paesaggi, il clima, la lingua; cambia anche la paura. Rimane l’invito che il padre le rivolgeva sulla barca e che lei ripete all’albero, di guardare sempre in alto, guardare il cielo che abbraccia tutti i Paesi del mondo.

Un albo che verrà apprezzato da molti in primo luogo per l’argomento trattato, ma così scopriranno un libro bello a partire proprio dalle illustrazioni che ne sono il punto di forza.

Il sito di Paolo Domeniconi.

Chiara Lorenzoni – Paolo Domeniconi, Amali e l’albero, EDT Giralangolo 2016, 28 p., euro 15

Il manuale delle 50 avventure …

23 Apr

50-avventureNell’arco di pochi mesi mi sono capitati in mano due libri che avrebbero reso felice la lettrice che ero a dodici anni; mi fanno felice ugualmente, ma penso al trillo di contentezza se li avessi incontrati allora. Uno è un romanzo francese che spero vi venga offerto presto nella traduzione italiana (si intitola Les Petites reines e l’ha scritto un’autrice da tenere d’occhio, Clémentine Beauvais, per Sarbacane); l’altro è questo manuale di avventure in cui Baccalario e Percivale sfidano il lettore a intraprendere attività pù o meno consuete. O meglio, consuete e più accessibili per chi cresce libero vagando tra boschi, case sugli alberi e torrenti, meno per altri. ma questa può essere l’occasione per accettare la sfida, munirsi degli indispensabili elencati a inizio libro (dallo spago al quadernino, passando per coltellino svizzero, biglie e via così), leggere le regole da rispettare giusto per non farsi male e sentirsi responsabili quel che serve e poi iniziare. Da 1 a 50 sono elencate le diverse attività, ciascuna corredata da descrizione e istruzioni, spazio finale per commenti e resoconti, tabella per dare un punteggio in base a coraggio/curiosità/cura/costruire/divertimento e un suggerimento su quel che ci si porterà dietro e dentro alla fine.

Le attività vanno dal dare da mangiare ad almeno sette animali diversi fino al nascondere un tesoro; trovate anche: osservare le stelle, fondare un club segreto, inventare una storia, imparare a riconoscere i funghi, esplorare la propria città ad occhi chiusi, scrivere un messaggio segreto, accendere il fuoco, dare battaglia (di neve!), riconoscere le impronte, rotolare da una collina.

Insomma, suggerimenti e istruzioni per fare, per esplorare, per occupare il tempo, magari pure per sbucciarsi le ginocchia o farsi qualche livido, per perdere la strada e poi ritrovarla, per avere un mucchio di avventure da ricordare, da raccontare, da rifare. Davvero una bella uscita, a cui si accompagnano anche cinquanta consigli di lettura diversi: al termine di ogni scheda dell’attività, infatti, ecco un titolo da leggere, in consonanza con l’avventura suggerita; grandi classici e ottimi libri di qualità. Unica nota: alcuni suggerimenti slittano leggermente in avanti rispetto all’età di lettura proposta (es Ogni giorno di Levithan), ma in fondo questo dovrebbe essere un libro che non ha età: insomma, potete raccogliere alcune sfide anche se avete più di 16 anni😉

Pierdomenico Baccalario – Tommaso Percivale – ill. Antongionata Ferrari, Il manuale delle 50 avventure da vivere prima dei 13 anni, Il Castoro 2016, 163 p., euro 15,50

Partigiano Rita

21 Apr

partigiano ritaDal 1938 al 1944 le vicende italiane narrate attraverso il quotidiano di una ragazza triestina, Rita Rosani, di famiglia ebraica benestante, arrivata da anni dalla Moldavia e perfettamente integrata in città dopo aver italianizzato il proprio cognome ed avere ottenuto la cittadinanza. Rita è nata in Italia, l’italiano è la sua lingua, le persecuzioni vissute in patria dai genitori fanno solamente parte di una storia di famiglia che pare lontana; lei pensa alle vacanze, ai vestiti, all’amore che verrà. La sua storia, una storia vera narrata da Paola Capriolo, diventa la narrazione dei mesi in cui l’Italia cambia, arrivano le leggi razziali, il confino per gli ebrei che non avevano cittadinanza, l’insinuarsi della certezza che anche la libertà per chi riesce a salvarsi è una concessione del destino che può essere revocata da un momento all’altro.

Il lettore che apprezza “storie vere” troverà tra queste pagine la carrellata di mesi e di anni che maturano e mutano Rita e la descrizione delle scelte che deve prendere, della lotta personale prima ancora che civile che intraprende, fedele all’idea delle eroine bibliche, descritte come molto più forti e coraggiose degli uomini. Maestra alla scuola ebraica, poi in fuga per proteggere i genitori, facendo “finta di nulla” come sempre dice la madre per passare inosservati, matura accanto all’uomo della sua vita la scelta di unirsi alla banda partigiana da lui fondata, pretendendo di essere riconosciuta come membro effettivo e combattente, prima che come femmina e donna del capo. Ed è un riconoscimento che al momento della sua uccisione, quando i fascisti arriveranno di soppiatto a colpire i partigiani sul monte Comune, che  le riconosceranno parimenti il compagno, che proseguirà la lotta col nome di “Comandante Rito”, e il tenente che l’ha uccisa; alla domanda dei suoi risponde che quella che ha finito sparando a bruciapelo “non era una donna, ma un bandito”.

Il romanzo ha il pregio di riprendere la storia di una partigiana, offrendo nel contempo uno spaccato quanto mai veritiero delle vicende italiane dal 1938, viste dalla parte di chi, ebreo, vede progressivamente cambiare la propria situazione, prima con incredulità, poi prendendo coscienza della tragica e assurda realtà che si trova a vivere.

A proposito di Rita Rosani, leggi la sua scheda sul sito dell’ANPI. La sua  storia ha ispirato Col sole in fronte, un disco e uno spettacolo teatrale del gruppo Regina Mab, scritto da Paolo Ragni e adattato da Franco Manzini: guardatene un pezzetto qui.

Paola Capriolo, Partigiano Rita, Einaudi Ragazzi 2016, 144 p., euro 11

Roller Girl

20 Apr

RollerGirl_Cover-206x300Chissà se questo nuovo fumetto che segue per linea grafica Smile avrà tra i lettori lo stesso successo del libro di Raina Talgemeier? Storia tutta al femminile, racconta la scoperta da parte di Astrid del roller derby, specialità sportiva in cui spericolate squadre sui pattini si affrontano a colpi d’anca, velocità e sana cattiveria.

La scoperta di un nuovo sport, il duro allenamento – Astrid non parte da zero, ma quasi visto che fatica anche a stare in piedi sui pattini, i lividi, lo scoraggiamento e la determinazione della protagonista servono per raccontare il tempo estivo che segna la crescita e il cambiamento: il campus estivo infatti segna in qualche modo la rottura con l’amica di sempre, che preferisce un campo di danza e le visite al centro commerciale, ma è anche per Astrid l’inizio dell’adolescenza, il non riconoscersi in certi atteggiamenti, i bruschi litigi con la madre.

Ritratto adolescente, il fumetto dice di quanto brucino le ferite dell’amicizia, di come si possano incontrare nuove amiche con gli stessi interessi, ma anche non perdere quelle di sempre nonostante ciascuno trovi una propria dimensione che non coincide con quella altrui. Dice di lividi fisici e di lividi metaforici, di piccole bugie e di voglia di affermarsi, dell’importanza di avere qualcuno che ti sproni, che ti dia piccoli suggerimenti, che ti faccia trovare la frase giusta su un bigliettino nel tuo armadietto, prima dell’allenamento.

Una nuova buona uscita che si aggiunge alle tante che, informa di fumetto e di romanzo, parlano di sport (alcune graphic della Sinnos, La Regina del trampolino, tanto per citare qualche titol0): sicuramente libri utili da proporre ai ragazzi, partendo magari da una loro passione, da un loro interesse.

Il sito dell’autrice, ovviamente anche lei una skater con le Rose City Rollers. Sfoglia qualche pagina sul sito dell’editore.

Victoria Jamieson, Roller Girl (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2016, 240 p., euro 15,50

Mezzacalzetta dove sei?

19 Apr

mezzacalzettaUna nuova storia di Benjamin Chaud, che comincia ironicamente in modo politicamente scorretto e decisamente divertente: il protagonista si sente troppo grande per avere come compagno di giochi un coniglio, pensa sia ora di trovarsi nuovi amici più dinamici e più partecipativi e decide allora di abbandonare Mezzacalzetta – così ha battezzato l’animale – nel bosco.

Il coniglio non solo ha un nome che già la dice lunga sulla considerazione che il bambino ha di lui, ma viene descritto come una palla al piede: non capisce la differenza tra indiani e cowboy, è lento e non molto furbo, fa gli occhi da principessa tenera quando vuole attenzione e cura. A nulla valgono gli sforzi del bambino nel mostrargli le meraviglie del bosco, tentando di affascinarlo con l’ipotetica vita da coniglio selvatico. Per di più c’è pure una bambina che vaga col suo cane (lo vorrà abbandonare anche lei?) e bisogna fare in fretta; insomma, il bambino lega Mezzacalzetta a un albero con un filo del suo maglioncino e se va, per poi pentirsene a breve, tornare sui propri passi e non trovarlo più. E ovviamente il narratore ribalta la situazione a proprio favore: possibile che il suo affezionato coniglio abbia deciso di abbandonarlo così? Parte la ricerca, decisamente fruttuosa visto che porta alla scoperta di una baita di legno, una bambina, un cane, il coniglio e pure una tazza di tè!

Le immagini sempre buffe di Chaud regalano ancora più ironia strampalata alla storia, che riecheggia di elementi fiabeschi: il bosco, l’abbandono di Pollicina memoria, la casetta tra gli alberi quasi fosse quella di Hansel e Gretel, la bambina di rosso vestita. U bell’albo davvero da leggere insieme: anche il formato si presta a una lettura condivisa.

Sfoglia qualche pagina sul sito dell’editore.

Benjamin Chaud, Mezzacalzetta dove sei? (trad. di Rita Della Rosa), Terre di Mezzo 2016, P. 36, euro 15

L’argine

18 Apr

l-argineL’argine come terrapieno che contiene e acque di un fiume, come riparo, come difesa, ma anche in un certo senso come confine. L’argine che dà titolo a questo fumetto prezioso è quello del fiume Senio, che nasce in Toscana e va a buttarsi nel Reno, qui nel suo tratto nella bassa ravennate, vicino a Cotignola, nel preciso momento storico dell’aprile 1945. Da una parte il paese e dall’altra i campi; da una parte gli abitanti rimasti e le case abbandonate e dall’altra il fronte della guerra che non avanza, gli Alleati che non passano e mandano aerei a bombardare. Ma l’argine può anche essere inteso come atto di resistenza, come argine contro la violenza e l’assurdo (nel gesto estremo di un prete e un capo partigiano uniti da un lenzuolo bianco per chiedere di risparmiare gli abitanti sopravvissuti ai precedenti bombardamenti), come difesa a favore della vita: non si raccontano solo la guerra, gli scontri, la fucilazione dei partigiani, ma anche la generosa ospitalità della comunità di Cotignola che nascose  e salvò tanti ebrei, grazie al coinvolgimento corale orchestrato da Vittorio Zanzi, macellaio antifascista che ricopriva il ruolo di commissario prefettizio.

La storia della comunità cotignolese viene raccontata attraverso gli occhi di un bambino, il piccolo Frazchì che deve attraversare l’argine con la capra Ninetta, unica ricchezza della famiglia, per portarla a ingravidare qualche chilometro più in laà, lungo l’argine appunto, e che si porta appresso i segnali che coglie, le minacce fasciste, il segreto degli ebrei nascosti. Ed è un altro bambino ad ascoltare, il nipote a cui il nonno Frazchì racconta l’episodio dell’infanzia, la grande paura, mediandolo attraverso la tradizione di paese della festa della Segavecchia, carnevale di Quaresima.

La particolarità del fumetto, che ne segna una felice riuscita grafica e narrativa, è la capacità di mescolare due stili differenti: quello morbido, dai colori leggeri di Marina Girardi, e quello dalle linee nette di Rocco Lombardi, quasi a segnare aspetti diversi del quotidiano di Frazchì, l’irrompere della violenza (quella quotidiana della lotta vicina, fatta di minacce e di fucilazioni, di parole e di spari, e quella improvvisa dei bombardamenti), la scelta di mescolare realtà e sogno. Ne nasce un racconto che avvolge il lettore come la nebbia col piccolo protagonista e le tavole dove i due stili si intersecano sono davvero imperdibili.

Arrivate fino in fondo alla lettura, fino alla postfazione di Massimiliano Fabbri del Museo Civico Luigi Varoli, che sottolinea, ricorda, fa memoria e insieme dice anche dell’utilizzo del linguaggio del fumetto, del linguaggio grafico, della possibilità di sguardi e linguaggi plurimi anche nel fare memoria.

Il blog di Marina Girardi. Il blog di Rocco Lombardi.

Marina Girardi  – Rocco Lombardi, L’argine, Becco Giallo 2016, 135 p., euro 15

Wolf

15 Apr

wolfImmaginare cosa sarebbe potuto accadere se le cose fossero andate diversamente rispetto all’andamento storico che conosciamo apre scenari certamente affascinanti quanto inquietanti che possono far riflettere su cosa poteva aspettarci o su come va attualmente il mondo. Nel caso di questo poderoso romanzo che forse avrebbe potuto essere scorciato di qualche pagina e alleggerito nel suo andamento narrativo, Graudin fa storia alternativa rovesciando il risultato della Seconda Guerra Mondiale.

Ambientato nel 1956 racconta di Hitler che ha sconfitto i sovietici, fatto uccidere Mussolini e rivendicato le terre di Europa e Africa come spazio vitale per il popolo ariano; si è spartito il mondo con l’imperatore Hiroito, dividendolo lungo il settantasettesimo meridiano in una sfera cremisi, il Terzo Reich, e una grigia, il Giappone. Continuano a esserci campi di sterminio, campi di lavoro forzato e echi di resistenze: quelle sovietiche nel freddo nord, quelle clandestine del movimento che vuole ribaltare l’ordine nei sotterranei delle città e nelle fattorie sperdute delle campagne. Proprio di questo movimento fa parte la giovane Yael, di cui il libro racconta retrospettivamente la vita: entrata bambina insieme alla madre in un campo di concentramento in quanto ebree, è stata scelta da uno dei medici impegnati nella sperimentazione genetica che avrebbe – secondo ipotesi vaghe e volontà ferrea – trasformato i caratteri somatici e dato a tutti caratteristiche ariane. Le sostanze iniettate nel suo corpo le hanno dato la capacità di trasformare a piacimento i tratti del proprio corpo, assumendo l’aspetto di chi desidera. Su questo punta il piano dei capi dell’organizzazione: farle assumere le sembianze di Adele Wolf, giovane vincitrice del Giro dell’Asse, una dura gara motociclistica che attraversa il mondo da Berlino a Tokyo, via Praga, Roma, Il Cairo, Nuova Delhi, Hanoi, Shangai, e portarla al ballo finale, unico modo per avvicinare Hitler ed ucciderlo.

Il romanzo alterna parti retrospettive in cui il lettore conosce il passato di Yael attraverso cinque figure chiave nella sua vita e nella sua crescita – simboleggiati dai cinque lupi che porta tatuati – al racconto (questa è la parte più avvincente) della gara, vissuta in condizioni estreme non solo dal punto di vista fisico e dei luoghi attraversati, ma anche dal punto di vista psicologico: Yael vive sentimenti contrastanti verso uno dei ragazzi in corsa; li vive come Yael, ma sa di rappresentare fisicamente agli occhi di tutti Adele e non conosce quel che pare essere accaduto tra i due nella precedente gara e soprattutto trova al suo fianco il fratello di Adele che cerca in ogni modo di dissuaderla dalla partecipazione.  A dispetto di quanto può essere difficile da spiegare a parole, è ben riuscita la descrizione di questo sdoppiamento vissuto dalla protagonista, sullo sfondo del sogno di una nuova Operazione Valchiria, ma anche di una competizione sportiva non sempre leale, che riflette – nei meccanismi come nella cruda violenza – i tratti e i modi scelti dal Reich. E sulla parte storica si staglia netta la lotta interiore di Yael, la sua ricerca di identità.

Ryan Graudin, Wolf. La ragazza che sfidò il destino (trad. di Ilaria Katerinov),  De Agostini 2016, 400 p., euro 14,90.

Billy

12 Apr

billyEcco un albo da leggere insieme, per divertirsi e accompagnare il protagonisti nella sua sfida ai cattivi del west. ovviamente il consiglio è quello di provare bene la lettura ad alta voce perché vi toccherà parlare con la zeppola, come se vi fosse appena cascato un dente davanti. Billy infatti (Charlie, nella versione originale) è al suo primo giorno di incarico come sceriffo di Cactus Valley, uno sceriffo piccoli di statura e tanto giovane di età… da avere appena perso il suo primo dente da latte. Come si può incutere timore e far rispettare la gente se si sputa non appena si apre bocca e se gli altri non capiscono manco cosa viene detto? Infatti non funziona: lo prendono in giro i rapinatori, i bari della bisca del saloon e la sua autostima crolla rapidamente. Fino a quando decide che non è proprio possibile non affrontare Jack Cornolungo, il più cattivo dei cattivi.

La storia è divertente, della misura giusta, ma sono soprattutto le immagini a incantare il lettore: da un lato i protagonisti animali, bisonti, scimmioni, rinoceronti, alligatori, canguri scelti perfettamente per la parte loro assegnata e assolutamente credibili nelle espressioni e nell’abbigliamento che Gréban loro regala; dall’altra la resa riuscitissima della luce del West e di una certa polverosità nei colori che dice di terra sollevata dagli zoccoli dei cavalli, di sole a picco, di calma tesa prima della sfida più importante.

Il sito dell’illustratore, di cui parecchie opere sono state pubblicate in Italia (White Star, ma anche Nord-Sud, Il Castoro e La Margherita) e di cui vi invitiamo a recuperare almeno Gipsy Panda.

Quentin Gréban, Billy (trad. di Paola Gallerani), Lo editions 2016, 32 p., euro 14

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