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Io disegno

24 apr

io_disegno_coverHa l’aspetto di un album da disegno a fogli ruvidi, la copertina azzurra e cartonata e contiene effettivamente 32 fogli già occupati: è il più recente progetto di Vànvere edizioni e racconta dodici storie di bambini che hanno cominciato a disegnare fino a farne una professione: illustratori e fumettisti raccontano animali fantastici, supereroi, matite preferite, compagni di viaggio, scatole che si trasformano. Intanto raccontano qualcosa di sé: della propria infanzia, della loro famiglia, di come vedevano il mondo, di come vedevano il mondo, di come fosse affascinante poter portare un disegno addosso, su una maglia o in tatuaggio.

Ci sono Andrea Antinori, Paolo Bacilieri, Chiara Carrer, Manuele Fior, Anna Forlati, Gabriella Giandelli, Franco Matticchio, Simone Rea, Guido Scarabottolo, Sinome Tonucci, Pia Valentinis e Vanna Vinci; ci sono le loro facce bambine, un disegno che accompagna le loro parole e infine uno spazio da personalizzare con foto, descrizione e illustrazione in modo che chi riceve questo album-libro possa aggiungere qualcosa di sé e sentirsi in beata compagnia quando disegna, colora, fantastica.

Io disegno, Vànvere edizioni 2015, 32 p., euro 16

Le avventure di Charlotte Doyle

23 apr

charlotte doyleSì, è vero: non a tutte le tredicenni capita di esser accusate di omicidio, subire un processo e vedersi riconosciute colpevoli. Fin dall’incipit, Charlotte Doyle – che narra in prima persona – mette in chiaro quel che il lettore incontrerà lungo la sua storia. Siamo nel 1832 e la ragazzina viene imbarcata , finiti gli studi, per raggiungere dall’Inghilterra gli Stati Uniti, dove la famiglia è tornata a vivere. Ma non tutto va come deve: unica passeggera, unica donna a bordo, si trova  a condividere tempo e spazio con una ciurma che non aspetta che di ribellarsi al capitano, prepotente e crudele come si rivelerà davvero a dispetto delle prime impressioni. Charlotte scopre sulla sua pelle di dover decidere da che parte stare e di doversi adattare alla vita di bordo, diventando un marinaio che arrampica per badare alle vele e cammina scalzo sul legno. A bordo impara a anche a conoscere l’umanità varia rappresentata dai marinai: scaltrezza, inganno, scelte di vita, non detto. L’amicizia con Zachariah, anziano marinaio dalla pelle scura che sostiene di avere molto in comune con lei, le varrà gli insegnamenti di vita che peseranno nelle scelte future.

Il libro è magistralmente tradotto nella terminologia adatta alla situazione (in un’appendice finale il lettore trova indicazioni su come è fatto un brigantino, come si chiamano le varie parti e su come si svolge la vita a bordo) e al tempo; una lettura affascinante come punto di vista sulle scelte, sulle differenze di genere, sulla capacità di adattarsi e di rivelarsi per come si è. Piacerà ai lettori che cercano storie non scontate e personaggi un po’ fuori dalle righe. Del resto, questo non è che una sorta di anteprima che lascia libero sfogo alla fantasia di chi legge: Charlotte racconta in prima persona e si capisce che molti anni sono trascorsi dalla sua avventura; è naturale quindi interrogarsi su dove sia, cosa abbia fatto nel frattempo, cosa le abbiano riservato il vento e le correnti marine…

Il sito dell’autore.

Avi, Le avventure di Charlotte Doyle (trad. di Giuseppe Iacobaci), Il Castoro 2015, 261 p., euro 14,50

Il giorno degli eroi

22 apr

giorno degli eroiCome abbiamo già ricordato più volte nel recensire altri libri, gli anniversari storici si prestano ad essere ghiotte occasioni per autori ed editori; talvolta anche o meno per i lettori, a seconda dei risultati ottenuti. In questo caso, ecco la narrazione lineare, sommessa ed insieme potente, delle vicende della Grande Guerra viste attraverso la vita di una famiglia di contadini veneti che mostra al lettore gli effetti del conflitto nel quotidiano e la sua percezione da parte delle persone che subivano conseguenze e decisioni.

Il punto di vista è quello di Silvio Moretti, classe 1899, famiglia contadina, mai andato in città, due fratelli maggiori pronti ad arruolarsi e la rabbia di non poter partire anche lui, costretto a casa coi genitori e la sorellina. Attraverso i suoi occhi, si leggono le reazioni all’andamento del conflitto, i pensieri del padre, le apprensioni della madre e i cambiamenti di idee e di prospettiva: Carlo, il fratello maggiore, viene arruolato subito ed è il suo volto trasformato da ciò che ha visto e vissuto, a dare a Silvio la misura di quanto il suo iniziale entusiasmo sia in realtà assolutamente fuori luogo; Aldo invece, a causa di una frattura mal curata, viene riformato e si dà al mercato nero e al guadagno illecito. La storia osserva la famiglia che accompagna i propri figli in divisa al treno, in un progressivo spogliarsi di affetti, di fiducia, di resistenza: il terreno a lungo difeso dal padre dovrà giocoforza essere abbandonato quando, con l’avvicinarsi del fronte, quel che resta del nucleo famigliare verrà sfollato nella zona di Rovigo.

La narrazione procede alternando le giornate trascorse in trincea da Silvio, partito infine con la mobilitazione dei ragazzi del ’99, e i ricordi dei mesi precedenti: in questo modo l’autore affianca al racconto del quotidiano e della vita di famiglia lo spaccato del fronte, la vita e le paure dei soldati nel mese che corre tra novembre e dicembre 1917, immaginando una tregua di Natale con i nemici sulla scorta di quella famosa del 1914. Punteggiato di cadenze dialettali e di lettere, è un ritratto vivo e coinvolgente di chi ebbe a suo modo coraggio, laddove si trovava, in quei frangenti.

Guido Sgardoli, Il giorno degli eroi, Rizzoli 2014, 294 p., euro 15, ebook euro 7,99

Prima della prima

20 apr

prima della prima

Un venerdì sera, al tramonto. Le luci si accendono nelle case e centocinque persone si preparano per andare al lavoro: si lavano, si vestono, si truccano, prendono sciarpe e cappotti, salutano chi resta a casa. Li vediamo nel bagno o sotto la doccia, mentre infilano calze, tirano bretelle, annodano il papillon, infilano orecchini. C’è chi è freddoloso e mette le doppie calze, chi si infila le baghette, chi sceglie gonne lunghe, chi vestiti interi, chi addirittura sotto il completo indossa un pigiamone colorato. Tutti, ad eccezione di tre, portano uno strumento nella custodia; hanno un posto fisso in cui sedersi e alle venti e trenta sono pronti per trasformare in musica i segni sugli spartiti: ecco, il lettore ha appena assistito alla preparazione dei membri di un’orchestra classica. Di solito siamo abituati a vederli tutti insieme, vestiti di bianco e nero quasi ad assimilarsi nei colori perché risalti la loro musica nell’insieme; questo albo – di cui apprezziamo anche il formato che piacerà ai lettori alle prime armi, ampio nel respiro della disposizione di testo e illustrazioni sulla pagina – ci ricorda invece che ciascuno di loro ha proprie personalità, caratteristiche, gusti che si porta dietro quando si accorda agli altri colleghi per regalare al pubblico l’armonia di una sinfonia. Curioso sicuramente per il lettore seguire i singoli e scoprirne i dettagli della personalità: chi si infila il pigiamone rosso sotto lo smoking poi indossa, per uscire di casa, anche un vistoso allegro piumino giallo canarino ;-)

E sicuramente al prossimo concerto o occasione pubblica vi salterà in testa qualche pensiero buffo: chi suona avrà doppi calzini? Chi si sta parlando addosso a tale conferenza, borioso e noioso, uscirà d’inverno con le mutande lunghe o porterà le giarrettiere per non far fare ai calzini fisarmonica sulle caviglie? Insomma, pensieri buffi sull’umanità.

A proposito di Karla Kuskin. A proposito di Marc Simont.

Un video a proposito dell’albo. Sfoglia le prime pagine sul sito dell’editore.

Karla Kuskin – Marc Simont, Prima della prima. L’orchestra si veste (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2015, 48 p., euro 10

Amelia che sapeva volare

17 apr

amelia sa volare

Amelia Earthart era bella ed è stata capace di far della sua bellezza fierezza e spavalderia per seguire la passione di volare e i propri sogni, capace di conciliare la realizzazione di un progetto sicuramente anticonvenzionale all’epoca senza piegarsi ai dettami degli anni in cui è vissuta e agli stereotipi che l’avrebbero condannata certamente a fare la bella statuina. Ha saputo farsi ammirare in primo luogo per le sua imprese in cielo, per aver attraversato in solitaria l’Oceano Atlantico nel 1932, senza perdere un grammo di stile.

Per questo la sua storia sta bene in un albo che fa parte di una collana – Sottosopra di Edt – che si propone di lottare contro gli stereotipi di genere e per di più lo fa raccontando la sua infanzia anticonvenzionale di bambina cresciuta tra il Kansas e l’Iowa a caccia di grilli e rane, raccogliendo fiori e lanciandosi nel vuoto dal capanno degli attrezzi. Amelia ha avuto degli adulti complici: è lo zio a costruirle la rampa vicina al capanno, il padre ad accompagnarla sulle montagne russe, la madre a regalarle il primo aereo che dipingerà di giallo canarino; adulti che sono stati in grado di ascoltarla e di offrirle le ali per credere possibile quel che sperava.

C’è molto dell’Amelia che verrà nella bambina delle illustrazioni: la chioma sbarazzina, una sciarpa svolazzante sempre al collo e tanto rosso, quello della passione e della voglia di essere se stessa.

Il sito dedicato ad Amelia Earhart. La pagina a lei dedicata dal Phoenix Project che si propone di riprodurre abiti indossati da alcune icone glamour e che omaggia così la sua passione per la moda – tanto pratica da disegnare una linea di abbigliamento sportivo – e la sua collaborazione a Cosmopolitan. Nel 2009 Mira Nair ha girato un film ispirato alla sua storia, che è valso a Hilary Swank il premio come miglior attrice all’Hollywood Film Festival: al botteghino è stata una delusione, ma se amate le atmosfere anni Venti e Trenta non potete perderlo.

Mara Dal Corso – Daniela Volpari, Amelia che sapeva volare, EDT Giralangolo 2015, 36 p., euro 12

Pioggia di primavera

16 apr

PIOGGIADIPRIMAVERA

Chun Yu è una ragazzina che si trova a vivere con uno zio e a districarsi tra le avversità che la sorte le assegna: non solo i dolori delle perdite familiari, ma anche la prepotenza del figlio del boss del quartiere che vessa lo zio negoziante esigendo somme non dovute e che si è messo in testa di sposarla contro la sua volontà. Il ragazzo non sa far altro che rotolarsi nel fango e risolvere a botte ogni questione, come se la forza fisica fosse un punto d’onore inattaccabile. La strada di Chun Yu incrocia quella di Shu Mai, monaca guerriera di un leggendario monastero distrutto a cui pare non resti nulla: invece l’incontro con la ragazzina le darà la possibilità di farsi maestra e di insegnare a Chun Yu l’arte del Kung fu.  Allontanato con un inganno per alcuni mesi il ragazzo, comincia l’allenamento: svuotare la mente, fondersi con la natura intorno, essere armoniose e veloci, impegnarsi in un duro lavoro per farsi agili, attente e scaltre. Facendo in modo che la leggerezza del proprio peso non sia uno svantaggio, ma bensì grazia che si trasforma in una forza in grado di battere l’avversario nel fisico e nell’onore.

Un fumetto che non solo dice di come non sia la forza fisica a essere sempre prevaricante, ma che dà voce e vetrina a uno sport come il Kung-fu facendolo conoscere ai lettori e offrendo una storia in cui ritrovarsi a chi già lo pratica.

Questo fumetto fa parte della collana “leggimi! Graphic”, graphic novel pensate anche per chi ha problemi di dislessia o difficoltà di lettura: la font utilizzata è LEGGIMIGRAPHIC, progettata appositamente.

Il blog dell’illustratore.

Paolina Baruchello e Andrea Rivola, Pioggia di primavera, Sinnos 2015, 63 p., euro 10

La pantera sotto il letto

15 apr

LA_pantera sotto il letto

Quando ero bambina, mi domandavo spesso cosa succedesse nella casa di montagna quando nessuno la abitava; soprattutto nei mesi in cui nessuno camminava per le strade del piccolo paese in fondo alla valle e in cui non solo nessuno viveva nelle sue stanze, ma manco c’erano occhi a guardarla di fuori: esisteva davvero? E che faceva? La casa non dice parola, in questi casi, e non accende le luci la sera, proprio come quella su cui si apre il racconto di Andrea Bajani, conosciuta da alberi, uccelli e animali del bosco e abitata a volte nel fine settimana da una bambina e dal suo papà, che arrivano in auto il venerdì e dividono la stanza coi lettini gemelli per dormire. Ma è il buio a farla da padrone nelle tavole di Mara Cerri, quello che inquieta la bambina e che regala al lettore sfondi neri su cui si appoggiano sagome scure, per poi prendere la forma di una pantera da guardare in faccia, per fissare i propri occhi nella paura e poi addentrarsi nel buio come si entra nel mare, lasciandosi avvolgere, danzandoci dentro.

Dentro la notte che avvolge la casa ci sono le mani del papà: un luogo caldo in cui abitare, case dove non piove mai, accompagnate da parole che sanno spegnerla, la notte (per i grandi è semplice come accendere una lampadina), e condurre verso il sonno,tenersi vicini lungo il corridoio scuro e convincere che il buio può non essere così terribile. La bambina ha paura e non vuole uscire neanche per fare pipì; si porta dietro una padella da tenere sotto il letto e da usare come vaso da notte all’occorrenza. Se però guardi in faccia il mistero del buio poi sei pronta ad affrontarlo, volando verso le stelle, oltre il nulla che si è mangiato l’intorno della casa e poi perderti nei sogni mentre fuori l’alba spinge la notte più in là.

Andra Bajani – Mara Cerri, La pantera sotto il letto, Orecchio Acerbo 2015, 44 p., euro 16

Il lettore infinito

14 apr

imageEcco una nuova riflessione di Aidan Chambers a proposito di lettura e ragazzi; chi ha già avuto modo di apprezzarlo dal vivo è nei testi precedentemente tradotti in Italia da Equilibri e da Sonda, troverà in questo volume alcuni capisaldi delle sue teorie accompagnati da suggerimenti pratici per mettere in atto il processo della lettura e renderlo efficace. Vengono indicate azioni e strategie da mettere in pratica per formare lettori appassionati e competenti.

Partendo dal diagramma del Reading Circle, che dà visivamente al lettore il senso dello scambio e del legame circolare che esiste tra gli attori della lettura, Chambers insiste sui passaggi fondamentali: la selezione, la disponibilità e l’accessibilità dei testi, il valore del tempo passato a guardare e a scegliere libri, la scelta, i luoghi e il tempo per la lettura, le modalità per favorire lo scambio di opinione, il passaparola. Insiste descrivendo attività pratiche, esempi di scelte per la lettura ad alta voce, modalità sperimentate nel tempo, costruendo così un catalogo di possibilità da applicare da parte di con chi vuole mettersi in gioco nell’educazione dei ragazzi alla lettura.

Alcune parti sono esplicative al limite dell’avvio, ma chi ci è passato da bene che non è male ricordare ciò da cui mai ci si dovrebbe esimere quando si organizza un incontro di lettura, quando si invita un autore, quando ci si prepara per una lettura condivisa. Anzi, a veder certe organizzazioni, queste son parti da ripassare… E ben vengano.

Più volte Chambers parla di onestà nei confronti dei lettori, degli alunni a cui ci si rivolge; la stessa onestà che lui utilizza nei saggi raccolti nel volume, raccontando la sua esperienza, sottolineando errori, imprevisti e tecniche di successo e condividendoli con chi legge per fare davvero rete a vantaggio dei giovani lettori.

Aidan Chambers è molto attento ai diversi modi di leggere; due anni fa a Torino spiegava come stesse studiando per riuscire a scrivere delle storie da leggere su smartphone e tablet; ha creato Tablet Tales, un’applicazione per iPad dove è possibile leggere le linee guida del suo progetto, trovare alcuni suoi testi e altri articoli relativi all’argomento e in generale all’educazione alla lettura (parte dei testi proposti è gratuita è disponibile dall’app, altri invece sono acquistabili in-app. Tutti i testi sono ovviamente in inglese).

Il sito dell’autore.

Aidan Chambers, Il lettore infinito. Educare alla lettura tra ragioni ed emozioni (traduzione e curatela di Gabriela Zucchini), Equilibri 2015, 189 p., euro 16

La casa dei cani fantasma

13 apr

casa dei cani fantasma

La vita di Cameron è da cinque anni un continuo movimento; lo conosciamo al momento del suo quarto trasloco: valigie fatte in fretta, fuga nella notte, calcoli di distanze imponenti e una nuova casa, questa volta una fattoria da anni abbandonata, circondata da campi di mais. Cameron e sua madre fuggono dalla violenza del padre, sono attenti ad ogni auto sospetta che passi intorno a casa e fingono una normalità apparente e rassicurante in un continuo fuggire che pare essere l’unica soluzione. Ma un nuovo domicilio significa anche una nuova scuola e compagni sconosciuti a cui conformarsi o a cui sottrarsi: proprio loro, tra scherzi e derisioni, insinuano nel ragazzo l’idea che nella fattoria affittata dalla madre si sia consumata una tragedia, che nello scorrere dei giorni diventa un’ossessione che trova conferme in vecchi disegni scovati in cantina, segni sui muri, leggende di paese, archivi, come nell’apparizione di un bambino fantasma che cerca un amico e finisce per far credere pazzo Cameron.

Stratton tesse la trama avvolgendo il lettore in una spirale dove i piani del tempo si confondono e dove le similitudini tra le due vicende – quella di Cameron e quella di Jacky – si sovrappongono a tratti ad insinuare  nel protagonista domande e dubbi sulla figura paterna, sull’ affetto dei genitori nei suoi confronti, su cosa le persone intorno possono aver visto o aver taciuto sulla sua vicenda famigliare, sulla propria effettiva sanità mentale. Il dolore della violenza, la sottigliezza dell’arma psicologica a doppio taglio, la liberazione di abbandonarsi al calore di un affetto per poi ricadere nel terrore non cancellano però la possibilità di essere diverso, di poter comprendere che esiste un modo altro di avere rispetto, di provare amore, di voler bene.

Cameron segue un vero percorso di indagine che non lascia nulla al caso, incrociando intuizioni, racconti, testimonianze, risalendo gli archivi d’epoca e scandagliando il campo, si tratti di un solaio, un cimitero o una casa di riposo i cui ospiti nascondono verità mai credute. Insieme dà voce alla difficoltà di credere fino in fondo alla pazzia del padre, le domande sull’affetto che li lega, la fatica di mantenere dei rapporti con gli amici e la facilità con cui si cade fiduciosi in un tranello: il passaggio in cui il protagonista descrive la sua frequentazione dei social con falso nome e il modo in cui comunque il genitore riesce a risalire al luogo in cui vive è lineare, esemplare ed efficace nella sua descrizione. Ripercorre le briciole che ciascuno semina intorno dicendo di sé, esattamente come Cameron ripercorre i sassolini lasciati nel tempo intorno a lui, tenendo conto dei particolari in bella vista, di quel che non coincide e anche delle voci che nessuno ha voluto ascoltare, ritenendo più facile bollarle come pazzia.

Questo libro ricorda un romanzo pubblicato nel 2008 sempre da Mondadori, Corri e non voltarti mai di Elisabeth Fensham, il cui protagonista fugge costantemente col padre, braccato da un’organizzazione segreta fino a quando le domande sulle incongruenze e le mancate risposte non lo costringono a fermarsi per guardare fissa la “vera verità”.

Il sito dell’autore.

Allan Stratton, La casa dei cani fantasma (trad. di Anna Carbone), Mondadori 2015, 252 p., euro 17, ebook euro 6,99

a contro tutti

12 apr

a contro tuttiQuesto albo inanella belle lettere dell’alfabeto in carattere corsivo: le minuscole in blu e le maiuscole in rosso, per cui si susseguono sotto gli occhi del lettore le pance della B e la R grande come di rado la vediamo scritta se non appunto su qualche abecedario o nelle prove della prima classe della primaria. E forse è un albo che capita anche a fagiolo in un momento dove da più parti si discute sulla decisione di alcuni Stati come la Finlandia di escludere dai programmi scolastici la scrittura.

Polemiche e divergenze di pensiero a parte, ecco la storia di una ribellione: quella delle lettere minuscole, a partire dalla “a”, alle loro colleghe maiuscole che vogliono imporre le loro decisioni proprio in virtù dell’essere più grandi. Urlano, strillano, strapazzano e le sorelle minore fanno le valigie provocando scompiglio: come si può fare i compiti, scrivere menù e liste della spesa e così via senza una parte di lettere? Mica si può comporre tutto in corsivo maiuscolo… Così ogni maiuscola parte alla ricerca in un concatenarsi di frasi che ripercorre l’alfabeto per ricomporre l’unità, sottolineando che l’alfabeto è una cosa seria. E il corsivo e la calligrafia anche, verrebbe da aggiungere…

Un albo ovviamente perfetto per i bambini che stanno imparando a leggere e a scrivere.

Il blog dell’autore.

Questo progetto ha ricevuto la menzione d’onore al concorso internazionale per l’albo inedito “Syria Poletti” 2013 indetto a Sacile.

Marco Scalcione, a contro tutti. La rivolta delle minuscole, Electa kids 2015, 32 p., euro 14,99

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