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’45

30 Mar

Potrei aspettare il vento di aprile e l’avvicinarsi alla festa del 25 di quel mese per parlarvi di questo libro, ma non c’è motivo di far aspettare la bellezza  di una graphic novel senza parole che narra i mesi della guerra partigiana in un omaggio che Quarello fa innanzitutto ai nonni e poi alla Brigata Autonoma Monferrato di cui racconta le gesta e  la sua parte nella liberazione di Torino il 26 aprile ’45. Un racconto diviso in sei capitoli e narrato attraverso gli occhi di una coppia che vive nella cascina dove Maria rimane con le galline e il pensiero al figlio alpino di cui non ha notizie e dove il marito torna tra un’azione partigiana e l’altra. Tutto viene evocato: gli agguati ai tedeschi, i rastrellamenti, le azioni per liberare i compagni prigionieri, l’insurrezione e la liberazione con il tricolore che sventola al posto delle bandiere naziste. Nei mesi che corrono verso la primavera, tra il grigio dell’inverno senza speranza e il rifiorire della vita esattamente come sull’albero nelle carte di guardia, c’è posto per lo spavento all’arrivo di due tedeschi che cercano cibo e Maria mima  una gallina per far capire che può fare una frittata; c’è lo spavento fatto prendere ai repubblichini imprigionati nella cella da cui si sono appena fatti evadere i compagni; c’è la gioia di ritrovarsi dopo tanto tempo, dopo nessuna notizia.

Ci sono gli sguardi, a fare il racconto, e i gesti: quelli con cui Maria spiega al tedesco la famiglia ritratta nelle foto, quelli con cui si dà avvio ad un attacco, quelli con cui si distruggono prove, quelli con cui si festeggia. E i gesti quotidiani: una frittata girata in padella, il bucato steso al sole, le legna da spaccare, la zuppa da mescolare, a dire della vita di tutti i giorni, in famiglia, in quei mesi di guerra. Un capolavoro che non ha bisogno di parole, che racconta e che condensa tante storie di Resistenza. E che, come ogni testo senza parole, può parlare a un pubblico molto più ampio, abbattendo le barriere linguistiche, utilizzando la potenza delle immagini.

C’è un’immagine, verso il fondo, una delle tante che raccontano dell’esultanza dei partigiani che sfilano tra le strade di Torino, in cui compare la scritta “Alì”, come il nome di battaglia di Mario Caniggia che della sua brigata ha raccontato nel volume “Eroi senza storia”. Ci dice che ogni volto che vediamo tra le pagine ha una storia e probabilmente un nome, un ruolo ben preciso. Per me gli uomini protesi nella notte dalla collina per tendere l’agguato al camion tedesco somigliano a King, a Edelweiss, a Nuto, alle facce che a me hanno raccontato la loro Resistenza. Mi piace pensare che chiunque abbia ascoltato dalla voce dei partecipanti i racconti di quei mesi e la loro testimonianza possa ritrovare i gesti, gli sguardi, indovinare i pensieri tra i tratti di Quarello.

Il sito dell’autore.

Maurizio A.C. Quarello, ’45, Orecchio Acerbo 2017, 96 p., euro 19

Il cappello di Topolina

30 Set

cappello-di-topolinaUn senza parole quadrato, dedicato ai più piccoli e ai loro adulti che avranno voglia di metterci voce, o magari solo versi e suoni di stupore, chissà… Sì, si presta anche a far le voci questo libro in cui Eric Battut inanella una catena di animali generosi e allegri che si prestano a vicenda il cappello rosso di Topolina. Ovviamente ciascuno lo adatta alle proprie orecchie e, con disinvoltura, anche alle proprie dimensioni, per cui, quando torna in mano alla sua proprietaria, non è più esattamente il cappello che aveva lasciato… Niente paura, perché dietro l’angolo c’è una grande idea che dà nuova forma (e nuova vita) al copricapo.amici

Come già detto, il libro è un senza parole: a volte questi libri fanno paura agli adulti, mentre invece danno possibilità di vera condivisione coi bambini con cui vengono letti perché si può creare insieme la storia, interpretarla, scegliere e dar voce, appunto. Ha le stesse dimensioni e lo stesso pubblico destinatario di un’altra novità Bohem Press, Amici, di Paloma Canonica, che invece il testo ce l’ha. Un testo breve che parla di amicizia, di quel che gli amici fanno insieme, di quel che condividono, di come si può essere diversi ma prossimi: le coppie di animali che infatti si vedono nelle illustrazioni sono in generale bestie che non accosteremo perché per stereotipo siamo abituati a considerarli come opposti.

Bel formato, belle scelte grafiche: due buone proposte per i lettori dai due anni in su.

Eri Battut, Il cappello di Topolina, Bohem Press, 32 p., euro 9,80

Paloma Canonica, Amici, Bohem Press, 32 p., euro 9,80

Una cosa difficile

22 Lug

una cosa difficileNoi piccoli degli anni Ottanta abbiamo avuto a che fare con macchine giocattolo in pura plastica, a cui succedeva spesso di perdere una ruota o due. Esteticamente non erano un granché, ma ci hanno permesso di esplorare il mondo, cortili e parcheggi, per chi viveva in città o campi assolati nei paesi in provincia.
Un amarcord forte, poetico è quello che mi ha acceso questo senza parole di profonda bellezza, pensato da Silvia Vecchini e illustrato da Sualzo, un sodalizio felice che ci ha già regalato ottimi libri.
Pochissimi elementi in questa narrazione: un paesaggio, due protagonisti, un oggetto da mettere a fuoco, destinato alla centralità narrativa. Prima oggetto stridente, lanciato da fuori, rimbalza per terra.
Più avanti, ecco il primo protagonista: un cane umanizzato, anzi un bambino. Incerto sul da farsi, si china finalmente per raccogliere l’oggetto misterioso. Lo tiene in mano, solo in mezzo al campo. Poi si incammina.
La strada diventa salita, il campo una montagna da scalare a fatica. Sulla cima, il cane bambino raggiunge l’amico. E’ di spalle, riflette su quanto accaduto prima che la narrazione incominciasse. Adesso è di fronte a noi, e ci accorgiamo che piange. Più in basso, la macchinina senza la ruota. Senza l’oggetto recuperato e riportato lassù.
Una sola parola campeggia in tutta la storia, semplice e difficilissima da pronunciare: “Scusa”. Insieme si può aggiustare tutto, ricucire lo strappo e salire insieme sulla macchina per nuove avventure.
Si scende a perdifiato per una dolce collina, adesso, non più un’aspra montagna. Il vento accarezza l’erba, l’infanzia torna ed essere spensierata, l’amicizia resa più forte da un’incomprensione risolta.
Sul suo blog  Silvia Vecchini ci racconta come è nato il libro, offrendoci anche interessanti spunti su come proporlo ad un gruppo di bambini, lasciando poi spazio alle loro interpretazioni attraverso il disegno. Qui trovate le poesie disegnate e qui un blog di Sualzo.

Silvia Vecchini – Sualzo, Una cosa difficile, Bao Publishing 2016, 48 p., euro 13

Pois

11 Mag

poisEcco in libreria uno degli albi finalisti della seconda edizione del Silent Book Contest 2015, insieme a Mentre tu dormi di Mariana Ruiz Johnson già precedentemente pubblicato.  Ovviamente la sua cifra principale è il colore e a sfogliarla – questa storia di una sarta e del suo cane alla ricerca dei pois che spariscono da un vestito per ricomparire altrove in casa – mi sembra in qualche modo pronta per finire in un’applicazione per bambini.

I libri senza parole infatti condividono, con le migliori applicazioni (e non a caso citiamo ancora una volta Il libro bianco di Minibombo e la app derivata), una caratteristica che dovrebbe essere sempre considerata fondamentale quando si progetta per i lettori più piccoli in particolare: l’intuitività. Le cose funzionano quando non c’è bisogno di istruzioni, nel digitale come nel cartaceo, nel qual caso non servono parole e la loro assenza sovente spaventa gli adulti che chiedono cosa si fa con dei libri così. Ci si lascia catturare, si fanno cadere barriere e ruoli e si segue insieme il filo dell’illustrazione; ecco nascere allora il filo della storia, che vien fuori naturale quasi si srotolasse un gomitolo. Qui a disposizione ci sono stoffe diverse, gesti ed espressioni su facce e musi, i colori che accompagnano le emozioni e il testo sottinteso e poi il movimento dato da quei tondi color fucsia che prendono vita, che si fanno altro, che cambiano posizione, sornioni e poi ridenti.

Il sito di Cristina Bazzoni, ovviamente a pois 😉

Cristina Bazzoni, Pois, Carthusia 2016, 30 p., euro 19,90

Il tagliaboschi

4 Mar

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Non servono parole in certi momenti della vita, in certe occasioni, in certe narrazioni: ecco allora un albo senza parole, che dà la possibilità – come ogni libro di questo tipo – di sfogliarlo in silenzio, di dar voce ponendo ad ogni lettura accento su un particolare diverso, di chiedere ai bambini di metterci la loro voce e farne nascere tante diverse interpretazioni.

In questo albo dove anche le illustrazioni sono essenziali c’è il silenzio del manto di neve che copre ogni cosa, che attutisce i passi nel bosco, che rende concreta la grana fine dell’aria secca quando si apre la porta la mattina. Sono lievi i passi dell’uomo sulla neve, il muoversi della lepre che vediamo in un angolo, il fumo che esce dal camino; l’unico rumore che il lettore può intuire, che sente nel silenzio dell’albo è quello dell’ascia che abbatte i tronchi di una porzione di bosco. L’uomo valuta, taglia, si riposa pensoso sui ceppi, ammonticchia la legna e poi scopre, rifugiati sulla cima dell’ultimo albero rimasto, tutti gli animali. Mi piace pensare che sia silenzioso davvero il suo allargare le braccia di fronte alla moglie, sulla soglia di casa; senza bisogno di altre spiegazioni che il significato della luce degli occhi e l’espressione del corpo, eccoli a preparare un’occasione di luci e di compagnia: tutto il bosco fa festa, per poi rinascere in piante sottili e tenere piantate con cura.

L’albo permette ai lettori non solo di giocare a immaginare e a inventare una storia, ma anche di vedere prospettive diverse, indovinare forme geometriche, farsi curiosi delle impronte che ciascuno lascia sulla neve.

Alain Cancilleri, Il tagliaboschi, Il Leone Verde 2016, 36 p., euro 12

Il barbaro

9 Apr

barbaro

Prima di proporre in lettura ai/con i lettori questo albo apritene bene le pagine in modo che sia possibile apprezzare l’illustrazione su doppia pagina in questo formato alto e stretto che ha un suo perché che apprezzerete strada facendo. Inoltre è un albo senza parole che ben si presta a letture diverse, condivise, a interpretazioni e riletture, magari scoprendo sfumature sempre nuove.

Ecco la medesima figura, un cavaliere armato con tanto di elmo, scudo e spada sguainata, su un cavallo nero che appare nella medesima posizione statica ma in parti diversi della pagina man mano che si procede col racconto. Ha gli occhi chiusi e in questo assetto di battaglia affronta pericoli estremi: burroni, gragnole di frecce, attacchi di serpenti, draghi e incroci tra aspidi e leoni, nemici umani, vegetali e alati, fiamme. Poi riposo. Ed ecco allora che, solitario sulla pagina bianca, gli occhi si aprono e il suo sguardo cambia, abbandonando il luccichio dato dall’impresa per un’ombra di delusione. Arriva una seconda figura a dirci che il giro di giostra è finito e che il piccolo sognatore che si è fatto cavaliere volteggiando sui cavallini di una giostra viene preso in consegna dal babbo e fatto scendere, lasciando al lettore il ricordo di tutti i sogni dettati dalla sua fervente immaginazione.

Un albo magico, geniale nella sua semplicità, che non vi stuferete di sfogliare per studiarne i meccanismi, la tecnica, la soluzione una volta appresa la situazione. Per un’analisi approfondita della struttura del libro leggete il post di Anna Castagnoli; divertitevi a proporlo ai bambini, a osservarne le reazioni, a ritornarci su con consapevolezza. E approfittatene per recuperare l’altro albo di Moriconi pubblicato in Italia, riprendendo i magici sussurri di Telefono senza fili (Gallucci, 2014).

Il sito dell’autore. Sfogliate alcune pagine dell’albo sul sito dell’editore.

Renato Moriconi, Il barbaro, Gallucci 2015, 48 p., euro 19

Passe-Passe

16 Gen

passe-passeQuesto libro è uno dei finalisti al 42° Festival di Angouleme che si terrà dal 29 gennaio al 1°febbraio prossimi, nella sezione ragazzi; ve lo segnaliamo molto volentieri perché è un fumetto senza parole che ci esime quindi dalla questione della lingua e ci permette di proporre una storia, poetica nei tratti quanto nella levità con cui affronta uno dei temi principali nella vita di ciascuno, anche dei più piccoli: quello della morte, in questo caso di una persona cara come una nonna a cui la piccola protagonista è evidentemente molto legata.

Il libro racconta di una giornata intera che nonna e nipote trascorrono insieme, facendosi belle, andando in bicicletta, raccogliendo funghi nel bosco, passeggiando, cucinando, ballando il twist. Racconta di scambio, di tenersi per mano, di condivisioni, di inciampi. E di una farfalla che segue fin dal mattino la nonna come un’ombra, sempre accanto, prima trasparente e poi colorata, proprio al contrario dell’anziana che diventa presenza evanescente, ma non per questo meno sentita dalla bambina.

Questo fumetto dice semplicemente di come le parole non siano a volte necessarie; di come anche in una situazione in cui le parole vengono a mancare perché non si sa dire, perché non si sa come spiegare, possa essere il silenzio fatto di poesia e di condivisione a parlare; di come in un testo la forza delle immagini possa essere sufficiente e possa essere appunto forte di quel che non c’è: non ci sono parole, non ci sono esplicitazioni, ma semplici evocazioni, suggerimenti, metafore che insieme fanno evidente quel che succede e rendono naturale quello scolorirsi di una persona che pian piano va, lasciandosi dietro i colori (di quel che ha fatto,detto, insegnato, semplicemente i colori della persona che è stata) a fare compagnia di fronte a un nuovo orizzonte.

La trovo una narrazione magistrale che va ad affiancarsi a quello che per me è il libro principe nel trattare il tema della morte, anche questo in testo originale francese, limpido ed essenziale a rasentare – se possibile – la perfezione.

Il sito dell’illustratore e il suo blog.

Delphine Cuveele – Dawid, Passe-passe, Les éditions de la Gouttierère 2014, 36 p., euro 9,70

Cappuccetto Rosso

12 Giu

OllerProcede per immagini questa versione di Cappuccetto Rosso, per sole immagini: un senza parole di forte impatto grafico, giocato su una manciata di colori e su poche, chiarissime immagini che conducono il lettore attraverso la storia. Come se Oller avesse deciso di mettere su un tavolo tutti gli ingredienti necessari e lasciasse alla voce di chi li osserva il compito di cucire il filo che li lega.

Dalla libellula sul prato al dito ammonitore della mamma, mentre sullo sfondo la stufa borbotta; una coda di lupo che spunta e un vasetto di marmellata molto Bonne Maman, ma anche l’ombra delle gambe del cacciatore, un percorso che pare la cartina della metro, i due puntolini nonna-nipote nella pancia del lupo e il loro ridiventare forme una volta fuori (la nonna così simile nel suo mantello nero al sacco della Morte di Violeta Lopiz).

Una nuova declinazione di Cappuccetto che ci dà occasione di un nuovo punto di vista.

La storia illustrata è accompagnata, a fondo libro, dal testo nella versione originale dei fratelli Grimm (“C’era una volta una bambina molto dolce, a cui tutti volevano bene…”) e da un breve saggio dello scrittore Gustavo Martín Garzo.

Sfoglia qualche pagina sul sito dell’editore.

Portfolio di Oller, tra i fondatori di Milimbo, studio grafico e casa editrice con sede a Valencia che realizza anche giochi in cartone per bambini (hanno un fornitissimo shop su Etsy! A proposito di Cappuccetto, vorrete mica perdervi questo? 😉 ). Ed ecco le immagini della sua versione di Hansel & Gretel.

Cappuccetto Rosso, illustrato da Juanjo G. Oller, Milano, Terre di Mezzo 2014, 32 p., euro 12

Una pesca straordinaria

5 Gen

pescastraordEcco il seguito de Il ladro di polli, il fortunato senza parole edito da Terre di Mezzo che nel 2011 aveva incantato per la poesia dell’inseguimento degli amici a difesa della gallina prelevata dalla volpe che si concludeva con la rivelazione che quel che pareva lungo le pagine essere un rapimento, era in realtà una fuga d’amore.

A questo giro il racconto si apre in un interno: la gallina dondola covando un uovo, mentre la volpe si lamenta del frigo vuoto. Anziché mandarlo a procacciare cibo, la gallina gli affida l’uovo, prende la canna da pesca ed esce a risolvere la situazione. Una pesca alquanto particolare che porterà a casa un drago marino da fare arrosto e una gallina stanca e felice che trova una sorpresa aprendo la porta di casa.

Ancora una volta le illustrazioni di Béatrice Rodriguez hanno la capacità di raccontare, attraverso le espressioni dei personaggi, una storia buffa, divertente, ancora una volta legata dal filo che dice di come l’apparenza e il primo sguardo molte volte ingannino.

Il sito dell’autrice. Qualche pagina da sfogliare sul sito dell’editore.

Béatrice Rodriguez, Una pesca straordinaria, Terre di Mezzo 2013, 32 p., euro 8

Il buco

18 Nov

buco

C’è un protagonista che si è appena trasferito in una nuova casa, tutto ancora imballato negli scatoloni e giusto un cactus a sorridere sul ripiano dei fornelli. E c’è un buco. Un buco nel muro tra la cucina e il bagno di cui il nuovo inquilino si accorge solamente quando si siede per mangiare l’uovo che si è appena fritto. Ed è un buco che si muove, che cambia posizione, che tende trappole d’inciampo, che a fatica si lascia chiudere nello scatolone per essere portato nel laboratorio scientifico dove lo analizzano. Esplosioni, contrasti, analisi al microscopio e poi un contenitore di vetro per tenerlo archiviato in attesa di una possibile spiegazione. Intanto il buco, incastonato nella pagina e fuori dallo scatolone, segue il protagonista, si fa parte della città, in pagine senza parole a cui cucire addosso una storia, osservando, cercando, ridendo.

Øyvind Torseter, Il buco (trad. di Maura Loi), Orecchio Acerbo 2013, 64 p., euro 21