Tag Archives: Mondadori contemporanea

La figlia del guardiano

23 Ott

Ho letto questo libro parecchio tempo fa, ma non sono riuscita a scriverne subito. Me lo sono portato dentro in modo che risuonasse a lungo la sua luminosità. Spinelli disegna un personaggio degno di Stargirl e dei tempi migliori; chiude nello spazio delle pagine un mondo che il lettore vede delinearglisi sotto gli occhi, tanto è vivida la scrittura. Ancora una volta il personaggio principale è femmina e fuori dal coro: Cammie vive tra le mura del penitenziario di Two Mills, di cui il padre è direttore, fin dalla prima elementare si è guadagnata il soprannome di Tornado perché fa le cose al volo e, alla vigilia del suo tredicesimo compleanno, ha davanti a sé un’intera estate.

Cammie porta dentro una ferita: la mamma mai conosciuta, morta investita nell’incidente in cui le ha salvato la vita, spingendo lontano il suo passeggino. E cerca una madre: quando Eloda – la detenuta scelta per occuparsi dell’appartamento del direttore, dei suoi pasti e ovviamente della figlia – le ordina di sparecchiare la tavola e mettere i piatti nel lavello, la ragazzina riconosce nel tono di voce la sfumatura esatta che userebbe una madre e decide che farà di tutto perché la donna ricopra quel ruolo, incominciando a chiederle di farle una treccia, nonostante i suoi capelli non abbiano la lunghezza necessaria. In questo compito Cammie si getta a capofitto, come del resto fa tutto: attraversa la città in bicicletta, sballare sfrenatamente con la sua migliore amica Reggie, intrecciare relazioni con le detenute dell’ala femminile, prima fra tutte la debordante Boo Boo. Tutto quello che Cammie cova però da dodici ani è pronto ad esplodere, a fare cortocircuito con quel che si trova a vivere, a diventare rabbia graffiante. Per poi scoprire di aver avuto sotto gli occhi, e ricevuto senza rendersene conto, un grande regalo, esattamente quello che voleva e di cui aveva – almeno per un momento – bisogno.

Jerry Spinelli, La figlia del guardiano (trad. di Manuela Salvi), Mondadori 2017, 312 p., euro 16, ebook euro 8,99

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Una ragazza senza ricordi

11 Set

Torna Frances Hardinge e torna con una storia – scritta precedentemente a L’albero delle bugie – che ancora una volta avvolge il lettore in una spirale di avvenimenti e di sensazioni che lo fanno aderire a quel che sta vivendo il personaggio principale, di cui conosce angosce e tentativi di chiarire i misteri che lo circondano. In questo romanzo incontriamo Triss Crescent, undicenne alle prese con una nuova versione di se stessa: dopo esser caduta nel fiume vicino alla casa di villeggiatura (episodio di cui per altro non ricorda nulla) non si sente più se stessa, fatica a trovare persino la sua camera, sente strane voci, trova al risveglio il letto invaso da foglie, le sue vecchie bambole prendono vita quando le guarda, una fame inarrestabile la tormenta. La spiegazione sta nel fatto che la vera Triss è stata rapita; quella che il lettore conosce è una “bambola dei sette giorni” creata a sua immagine dall’Architetto, un uomo che ha carpito la fiducia del padre e che – con la complicità di Penn, la figlia minore – sta tentando di punirlo per un patto spezzato. L’Architetto vive nell’Altrove, un mondo abitato da Latenti, un mondo parallelo alla società inglese degli anni Venti che fa da sfondo al romanzo.

L’autrice descrive perfettamente una società in evoluzione dopo gli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale, dove cambiano mode, gusti e modi di vivere; c’è tanto jazz in questo romanzo in cui Hardinge  non rinuncia, come nel precedente, a parlare del ruolo della donna e a rivendicare una parità di genere, delineando la splendida figura di Violet Parish, la fidanzata del fratello di Triss, morto appunto in guerra. Il dolore per la perdita del figlio ha spinto il padre di Triss, brillante architetto, a stringere un patto infernale con l’uomo che lo perseguita anche psicologicamente, facendo recapitare in casa da un misterioso uccello meccanico lettere del ragazzo dichiarato morto. Lo stesso dolore che si fa concreto nel gelo e nella neve che circondano Violet, che rappresenta  l’unica possibilità per Triss e per la sorella minore di essere credute, in quel che pare una follia. Anche il lettore potrà forse chiedersi come sia credibile una somma di tante vicende al limite dell’assurdo: ci sembra appunto un romanzo che può appassionare e spingere a una lettura compulsiva per scoprire dove porta, oppure che viene abbandonato per strada. Non ha mezze misure, come non ne hanno i suoi protagonisti principali, da qualsiasi parte del mondo – reale o Altrove – stiano, qualunque sia lo scopo del loro incedere.

Il sito dell’autrice.

Frances Hardinge, Una ragazza senza ricordi (trad. di Giuseppe Iacobaci e Claudia Lionetti), Mondadori 2017, 444 p., euro 18

Per sempre o per molto molto tempo

28 Ago

Anche quando si cerca di evitare di incasellare un libro dentro specifiche categorie, ci sono comunque casi in cui è impossibile non farlo. Indubbiamente questo è un romanzo che parla di affido e adozione e della difficoltà di trovare un senso alla parola famiglia, ma anche alla propria nascita se non si hanno ricordi specifici al di là di poche immagini confuse. È anche un romanzo su una ragazzina che non riesce ad esprimersi come vorrebbe, che è bravissima con la matematica e con il conforto dei numeri e dei risultati esatti e che è convinta di non essere nata. Ecco, voi lettori invece prendetelo come un viaggio.

I viaggiatori sono Flora e Julian, sorella e fratello separati da un solo anno di età, che – dopo anni passati tra diverse famiglie affidatarie – sono stati adottati da Emily e vivono in una casa dove l’amore di una mamma sarà “per sempre”. Eppure Flora non riesce a dire quello che prova e Julian nasconde ancora cibo nell’armadio e insieme continuano a pensare a nuove teorie che spieghino la loro venuta al mondo. Queste teorie sono una parte molto bella e poetica del romanzo; i tentativi di spiegare che non sono stati partoriti (non hanno ricordi e non ci sono fotografie di loro neonati) danno vita a suggestioni incredibili, come l’idea di essere spuntati dall’orizzonte e o di venire dai granchi e quindi di essere fatti di sostanza buona però protetta da un guscio: bisogna faticare un po’ per raggiungerla!

Poi c’è il viaggio: quando vengono a sapere che arriverà in famiglia un nuovo bambino e quando Elena, la figlia del loro papà, comincia a marcare la differenza definendosi “sorellastra”, Flora e Julian partono insieme ad Emily per una vacanza nel Maryland in cui, in realtà, si metteranno sulle tracce delle case e della famiglie che li hanno sopitati. Daranno così un motivo a certi loro comportamenti di oggi, riusciranno a rievocare nuovi ricordi, a scoprire come sono andate le cose e a costruire la loro storia e il loro concetto di famiglia.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Jay Fleck.

Caela Carter, Per sempre o per molto, molto tempo (trad di Simona Mambrini), Mondadori 2017, 332 p., euro 17, ebook euro 8,99

Il mondo da quaggiù

18 Mag

Holly Goldberg Sloan regala ai lettori un libro ancora più coinvolgente e più alto, se possibile, del precedente Il mondo fino a 7. Parlare di altezza fa sorridere perché il problema della protagonista è la sua statura. Julia è bassa, terribilmente bassa per la sua età, ma non se ne è mai fatta sostanzialmente un problema finché non ha ascoltato per caso i suoi genitori crucciarsene. Allora ha deciso di non pronunciare più la parola “bassa”e di concentrarsi su altro; in realtà, la sua estate non comincia benissimo: le sue due amiche sono via in vacanza e lei continua a soffrire la morte del suo cane Ramon. Poi la mamma la costringe a partecipare ai provini per “Il mago di Oz” che verrà messo in scena durante l’estate all’università; chi vuol davvero essere ingaggiato è il fratello minore, dalla voce di miele e dalle grandi doti canore, ma anche Julia viene presa per interpretare i Mastichini insieme a una serie di altri ragazzi e a tre adulti nani: allora decide che sarà l’estate dei nani al  comando e, sotto la spinta del carisma del regista dello spettacolo, si immerge nella nuova esperienza cantando Segui il sentiero dorato.

Sì, avete letto bene “l’estate dei nani al comando”. E di espressioni così, in cui Julia dice proprio quello che le passa per la testa, fregandosene di stereotipi, pregiudizi e perbenismi  è pieno il romanzo. Perché Julia ha la grazia sventata e insieme profonda di chi dice quel che vede, quel che intuisce del mondo intorno e la verità, semplice com’è. Compreso quando si dispera perché non vuole crescere e diventare “una donna media”, compreso quando affronta il dolore della morte insieme alla sua vicina di casa, compreso quando cerca di capire Olive e il modo in cui affronta la vita da nana. Le considerazioni di Julia sul mondo e sulla vita sono davvero senza filtro e sovente fanno sorridere, nella loro semplice essenzialità, nella logica tutta loro che seguono.

Il libro è pieno di passaggi folli e bizzarri, a partire da un personaggio come la signora Chang, la vicina di casa dalla vita misteriosa, che cuce costumi straordinari e che non si pone problema ad andare in giro vestita da scimmia volante. Un libro lieve, dove si cerca di volare alto, e non solo perché c’è un cavo che ti dondola sul palcoscenico facendoti provare l’ebbrezza di un altro punto di vista.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Cristina Bazzoni.

Holly Goldberg Sloan, Il mondo da quaggiù (trad. di Loredana Baldinucci), Mondadori 2017, euro 16, ebook euro 6,99

Polly e il lupo tontolone

17 Apr

Un bell’illustrato con una storia “lunga” da leggere, sicuramente apprezzata dai lettori delle classi seconda e terza  della primaria, ma anche da chi cerca qualcosa di interessante da leggere con loro ad alta voce: arriva in Italia un classico della lettura inglese, nato dalla prolifica penna di Catherine Storr a metà degli anni Cinquanta, adatto appunto anche alla lettura condivisa perché i brevi episodi che lo compongono sono in realtà singoli episodi del buffo inseguimento tra un lupo e una bambina.

Un lupo che non esita a suonare il campanello della casa di Polly per gustarsi in un boccone la bambina, ben più furba di lui però che non perde occasione di prenderlo in giro e di lasciarlo con un palmo di naso. Il lupo è goloso e goloso e credulone; Polly lo prende un po’ per la gola e un po’ per il naso e riesce sempre a farla franca, anche quando viene catturata sul serio. La scaramuccia tra i due si basa sulle fiabe tradizionali che il lupo conosce, ma che mai legge fino in fondo né con attenzione: così, anche quando cerca di imitare i meccanismi di “Hansel e Gretel”, de “Il Lupo e i sette capretti” o di “Jack e il fagiolo magico” per non dir del classico Cappuccetto, qualcosa va sempre e comunque storto. Per di più è convinto che se pianti un piolo, cresca una scala intera, che si possa diventare invisibili, che basti un anonimo questionario per ottenere l’indirizzo preciso della preda.

Una lettura divertente, con tanti rimandi e tanti intersecarsi di storie.

Catherine Storr – ill. Simona Mulazzani, Polly e il lupo tontolone (trad. di Angela Ragusa), 105 p., euro 18

 

Finché siamo vivi

19 Lug

bondouxAnne-Laure Bondoux ha abituato i suoi lettori alla sospensione del tempo narrativo: “Le lacrime dell’assassino” ad esempio avrebbe potuto – se non per qualche minimo particolare – essere ambientato in qualsiasi epoca storica; questo nuovo romanzo narra di avvenimenti che si potrebbero definire reali senza dar loro una collocazione precisa nel tempo e intrecciandoli con elementi magici. In questo modo l’autrice crea delle narrazioni che si prestano al vero senso del narrare (sembrano in qualche modo storie che vengono da un altro tempo, perfette per essere dette ad alta voce, per essere condivise, per lasciare un segno) e che veicolano, attraverso la poesia della parola, temi essenziali che attraversano la storia degli uomini.

Nella struttura circolare di questo romanzo trovano posto infatti la potenza dell’amore, la forza dell’accoglienza, ma anche il potere distruttivo della guerra e dei piccoli dubbi che si insinuano e che diventano presto fuoco che brucia, come la diffidenza verso l’estraneo, verso lo straniero di cui non si conosce nulla e a cui è facile allora e quasi immediato attribuire colpe di disastri, di crisi, di tempi bui. Il fuoco è elemento portante della storia, la storia che comincia ai tempi della Fabbrica, unica rimasta in città, dove si produce incessantemente materiale bellico tra fragore e sudore. Lì entra, con andatura disinvolta, Bo, un fabbro che arriva da non si sa dove, e subito, improvviso scocca l’amore con Hama, operaia dal turno diverso. Basta un attimo per ricordare a chi lavora in fabbrica che il fuoco con cui hanno a che fare nei forni è lo stesso che può bruciare nelle vene; basta una giacca colorata su un monumento grigio a dire la gioia della vita. La tragedia è dietro l’angolo: lo scoppio della Fabbrica, Hama che perde le mani, i sospetti e le violenze degli abitanti: Bo e Hama sono costretti a partire e a vagare tra i boschi, fino ad incontrare una strana famiglia dove tutti i fratelli si chiamano secondo il loro numero d’ordine di apparizione al mondo, ultimi rimasti di un popolo a sua volta cacciato e inseguito. Nel loro mondo sotterraneo cresce Tsell, la figlia di Bo e Hama; nella loro fucina, Bo forgia mani di metallo per la moglie e un’intelaiatura per contenere le forme molteplici che la figlia proietta come ombra, un dono particolare, forse una maledizione; dalla loro casa, la famiglia parte per raggiungere una penisola dove crescere Tsell che nulla sa fino all’adolescenza, del passato: sarà ancora una volta la partenza e il percorrere a ritroso i passi dei genitori a farglielo scoprire, in una circolarità che ricorda i momenti decisivi della vita, e come andare avanti sia saper lasciare andare, sia in qualche modo perdere per acquistare, esattamente come avviene crescendo. Di come le ombre possano svelare, di come sia bello correre per il solo fatto di essere vivi, di come  voler bene davvero sia il numero più difficile e azzardato del mondo.

Confesso la mia passione per la scrittura di Anne-Laure Bondoux; ho letto questo romanzo in francese e devo dire che il lavoro di traduzione è ottimo, anche se ovviamente non è stato possibile mantenere il sottile gioco di parole che c’è tra Dodici, il personaggio che accoglie la venuta al mondo di Shell, che pur essendo uomo è “sage-femme”, che in francese significa ostetrica.

Il sito dell’autrice. La copertina è di Hélène Druvet, colorata rispetto all’originale che forse rendeva un po’ di più.

Anne-Laure Bondoux, Finché siamo vivi (trad. di Simona Brogli), Mondadori 2016, 313 p., euro 16, ebook euro 7,99

Il favoloso libro di Perle

16 Set

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Ho letto questo libro in francese nello scorso autunno, quindi il racconto impulsivo alla sua uscita in Italia è basato sulla storia e sulle suggestioni avute e non propriamente sull’edizione italiana (per altro, la traduzione di Maria Bastanzetti è una garanzia), ma il potere di presa della storia tessuta da de Fombelle è tanto che ho voglia di dirne subito. Sapientemente l’autore intreccia mondo fantastico e mondo reale e lo racconta attraverso la voce di un uomo che ripercorre la vicenda accadutagli anni prima quando, quattordicenne, persosi all’inseguimento di una ragazza, durante un corso di fotografia, si ritrova ferito e accolto da un uomo silenzioso che vive in una casa nel bosco, circondato da valigie.

La storia porta in realtà il lettore in un regno lontano dove un giovane principe, innamorato di una fata e odiato dal proprio fratello, viene spinto dalla gelosia di quest’ultimo a fuggire, cacciato fuori da ogni regno, nella terra in cui non si crede né ai racconti né alle fate: il nostro mondo. Qui accolto dai Perle,  coppia di pasticcieri parigini, comincia a lavorare nel loro negozio e ad apprendere i segreti dell’arte, assumendo il nome di Joshua, il figlio che hanno perso. Finisce così nelle maglie della Storia: il mondo precipita nella morsa nazista e arriva la Seconda Guerra Mondiale, il fronte, la prigionia e poi il ritorno. Per tutta la sua vita, Joshua Perle continua a incartare guimauves e a cercare oggetti magici che lo ricolleghino al suo mondo, nel tentativo di ritrovare la possibilità di tornare, ignaro del fatto che la fata innamorata di lui ha rinunciato ai poteri magici per poterlo raggiungere.

Da rimarcare che de Fombelle intesse al racconto una riflessione sulla memoria e una sullo scrivere, sul testimoniare quel che si è vissuto: la ricerca della voce narrante, anche a distanza di anni, si basa su pellicole fotografiche che restituiscono la veridicità di quanto ha visto e gli permettono di riportare su carta la vicenda di chi, per una vita intera, ha cercato la via del ritorno.

Ha giustamente notato Sophie Pilaire su Ricochet che la lievità del mondo fantastico creato da de Fombelle ricorda la scrittura, i mondi e i modi di Pierre Bottero; l’urgenza della storia e alcuni suoi tratti crudi e reali (non si risparmia nulla degli orrori della Storia che Josha incontra) non scalfiscono però la lentezza necessaria ad assaporarla e il fondo in qualche modo sereno che la narrazione nel suo complesso dà, come fosse narrazione di quel che a volte è inevitabile nella vita: che i destini si incrocino, si intreccino, si marchino a fuoco e, nonostante tutto, non si lascino più.

L’illustrazione di copertina è di Maria Chiara Di Giorgio. Video della presentazione del libro da parte dell’autore alla Librairie Mollat di Bordeaux.

Timothée de Fombelle, Il favoloso libro di Perle (trad. di Maria Bastanzetti), Mondadori 2015, 336 p., euro 16, ebook euro 7,99

Nota a margine: nell’edizione francese il libro si intitola semplicemente “Le Livre de Perle” che qui diventa “favoloso: fate caso a quante volte – ultimamente e no – nei titoli dei libri per ragazzi troviamo aggettivi come incredibile, favoloso, fantastico, strabiliante ecc.

Il viaggio straordinario di Avis Dolphin

3 Giu

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La storia vera di Avis Dolphin, dodicenne canadese scampata all’affondamento del Lusitania, raccontata attraverso un diario che ripercorre la settimana di viaggio in cui la nave, partita da New York il 1° maggio 1915 verso Liverpool, attraversa l’oceano per essere affondata da un siluro lanciato da un sottomarino tedesco il 7 maggio. La ragazzina,buona osservatrice, racconta la nostalgia per la vita che si lascia alle spalle, la mancanza dell’amica del cuore, la vita sulla nave e gli intrecci tra persone sconosciute che si trovano a dividere per alcuni giorni un mondo a sé; racconta le voci, le paure per la guerra in corso e per gli eventuali pericoli, la scoperta delle differenze sociali con l’esplorazione della prima e della terza classe. Racconta l’amicizia con il professor Ian Holbourn che coglie la sua curiosità e le racconta della nave, del mondo in guerra e di Foula, una delle più remote isole delle Shetland scozzesi di cui è laird: la bellezza selvaggia, le leggende. Proprio la storia del gigante e dell’uomo nero che pare abitassero l’isola fa da legame tra i giorni, centellinata dal professore, attesa da Avis, viva agli occhi del lettore grazie alle illustrazioni che arrivano sulla pagina quando viene evocata.

L’intersezione di un diario di viaggio e di una parte illustrata che corrisponde alla leggenda che riguarda l’isola di Foula è sicuramente un esperimento da tenere in considerazione, che permette di presentare ai ragazzi modalità narrative differenti che corrispondono in questo caso a piani diversi del racconto; forse potrà non piacere a tutti, ma fa di questo libro un’opera originale e non scontata tra le tante che arrivano in libreria in questi mesi narrando di episodi e suggestioni legati al periodo della Prima Guerra Mondiale.

Il sito dell’autrice. Il sito dell’illustratrice.

Frieda Wishinsky – Willow Dawson, Il viaggio straordinario di Avis Dolphin (trad. di Egle Costantino), Mondadori 2015, 173 p., euro 15, ebook euro 6,99

Wishgirl

25 Mag

wishgirl

Peter ha quasi tredici anni, i suoi genitori hanno appena cambiato casa per causa sua e lui pensa di esser nato nella famiglia sbagliata. In fuga dal rumore di casa, dalle incomprensioni e dalle domande, trova rifugio in una valle oltre la collina che sembra rispondere, con i suoni della natura e la bellezza del paesaggio, alla sua necessità di solitudine e di silenzio. Appena la scopre, Peter apprende di essere bravissimo nello stare immobile, visto che il crotalo che gli si è attorcigliato alle caviglie se ne va, credendolo forse un sasso o un tronco ed ecco raggiunta quella sorta di invisibilità che vorrebbe avere sempre.

La valle è incantata, misteriosa e carica di magia: sembra leggere nel pensiero di chi vi cammina, esaudire i desideri, trasformare i pensieri in realtà; fa parte della proprietà della signora Empson, che tutti considerano pazza e che difende gli animali a suon di schioppettate, guida un go-kart e sembra sapere tutto quel che ti passa in testa. Nella valle Peter incontra Annie che usa parole non comuni, che lo ribattezza “Peter Stone” e che lo trova straordinario per come riesce a rimanere immobile. Annie, con i capelli tinti color rosso semaforo, con i progetti di fare arte, con la risposta pronta e gli occhi attenti, salta nel bosco dicendosi una ragazza dei desideri. Solo in un secondo momento Peter capisce che non è la ragazza che esaudisce i desideri nella valle, ma che ha fatto parte del programma di Make-a-Wish, associazione che si occupa di realizzare i desideri di bambini che si pensa non avranno il tempo di diventare grandi. Annie si è ammalata di leucemia alcuni anni prima; ora la malattia è tornata e lei sta facendo i conti con il tempo a disposizione e con le scelte che gli adulti le vorrebbero imporre.

La manciata di giorni in cui nasce e cresce l’amicizia di Peter e Annie è sufficiente per farcela vedere in tutte le sue sfumature: la scoperta, lo stupore, le rabbie, le offese, i momenti in cui si vorrebbe mordersi la lingua o trovare la parola giusta o poter fare di più. All’ombra della valle e dello sguardo della signora Empson, i due ragazzi si riconoscono e si vedono per come sono: nella valle, scrive l’autrice, “l’onestà sembrava l’unica via possibile”, come del resto dovrebbe esserlo nella vita.

Vorrei che la magia della valle potesse far scomparire la frase che sulla copertina del libro dice che l’amicizia è più forte della malattia e che questo romanzo potesse non finire nella gruppo di quelli che parlano di ragazzi ammalati, anche perché potremmo farlo parimenti finire tra i libri sui bulli, sugli sfigati, sulle famiglie difficili. Mi piacerebbe invece che venisse considerata come un’ottima storia che dice di come sia difficile non essere ascoltati, non essere presi in considerazione per quello che si pensa davvero, che si desidera, che meglio si accorda a se stessi; una storia che parla della ingiusta fatica di non sentirti voluto o adeguato all’idea di figlio che i tuoi genitori hanno in testa e della difficoltà di non poter avere un posto e un tempo proprio, accordato alle necessità del momento (che non sono stranezze, ma bisogni). Un romanzo sulla bellezza dell’essere visti davvero, dell’essere riconosciuti bravi in qualcosa; in questo senso Annie è proprio la “ragazza dei desideri” per Peter: sa vederlo per come è, sa comprendere senza chiedere troppo sul suo passato, sa incoraggiare, dare forza e spuntare tra gli alberi al momento giusto. Sa seminare speranza e anche rabbia necessaria, sa trasformare chi la incrocia e dare dignità a quel che si è davvero. Tutto il resto è la vita che ciascuno dei protagonisti sta vivendo, quel che è toccato in sorte e la bravura di Nikki Loftin è di descrivere in modo assolutamente realistico e veritiero i suoi protagonisti: il senso di estraniamento disperato di Peter e la rabbia caparbia di Annie; perché sì, Annie – credete – è perfettamente realistica al punto di poter essere reale.

La copertina di Bianca Bagnarelli è bellissima (molto più dell’originale) e confesso che, a vederla a schermo tra le novità, ho per un attimo pensato che questo libro fosse una graphic novel. Approfittate per un giro sul sito di Delebile, etichetta indipendente di brevi racconti e antologie a fumetti.

Il sito di Nikki Loftin.

Nikki Loftin, Wishgirl (trad. di Anna Carbone), Mondadori 2015,262 p., euro 15, ebook euro 6,99

Il delfino bianco

27 Ago

delfino biancoKara Wood sta finendo il suo primo anno alle scuole medie e viene regolarmente presa in giro dai compagni per la dislessia e per la situazione famigliare: una madre biologa marina, scomparsa da un anno durante un progetto di difesa dei delfini e un babbo pieno di debiti che sta per vendere quel che hanno di più importante, la barca che i genitori hanno ristrutturato insieme. Proprio la vendita della Moana è lo schiaffo che Jake Evans urla a Kara, uno schiaffo più freddo delle onde tra cui la ragazzina si immerge e di quelle che si infrangono tra gli scogli su cui si rifugia a pensare e a cercare un segno mandatole dalla madre. Ma la Moana è anche il motivo che le permetterà di fare amicizia con Felix, un nuovo compagno di scuola affetto da paralisi cerebrale che scopre la magia del mare, in cui si sente libero nei movimenti e uguale agli altri.

Kara e Felix, forti di una certa rabbia nei confronti del mondo e della passione per il mare, si alleeranno nell’ardua battaglia di convincere l’intera cittadina in cui vivono a salvare la barriera corallina, a rischio distruzione causa la possibile eliminazione del blocco del dragaggio. Il perno della loro battaglia sarà una piccola delfina bianca, ferita proprio dalle reti a strascico che alcuni pescherecci utilizzano anche in zone proibite, arenatasi sulla spiaggia e ritrovata da Kara. Una battaglia contro il tempo e contro gli interessi di alcuni, dove l’insistenza di Kara nel cercare un segno che significhi il ritorno della madre si trasformerà nell’accettazione della verità e nella nuova capacità di far posto agli altri nella sua vita: non solo Felix, non solo i nemici di sempre, ma anche la signorina Penluna, creduta pazza da molti, le cui parole e la cui cura verso i più piccoli riecheggiano a conforto nell’animo della ragazzina.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione della sovraccoperta è di Daniele Fabbri.

Gill Lewis, Il delfino bianco (trad. di Roberta Magnaghi), Mondadori 2014, 263 p., euro 15, ebook euro 4,99