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Un compleanno nella giungla

24 Nov

compleanno-giunglaEcco il testo vincitore della terza edizione del Premio Narrare la Parità promosso dall’Associazione Woman To Be nell’intento di invitare a creare storie che ragionino sulla parità e sugli equilibri di genere, improntati sull’interscambiabilità dei ruoli, premiato poche settimane fa a Strasburgo, all’Istituto Italiano di Cultura. In pieno spirito quindi della collana Sottosopra di EDT Giralangolo di cui vi abbiamo più volte segnalato le diverse uscite, tutti albi illustrati che puntano a combattere gli stereotipi di genere.

In questo caso Beatrice – fresca di soffio sulle candeline dei suoi cinque anni – parte per un’avventura mettendosi di traverso a un luogo comune: chi l’ha detto che gli esploratori sian tutti maschi? Equipaggiata di tutto punto con binocolo, mappa, bussola, lente di ingrandimento e persino il pugnale di Sandokan, eccola partita: il giardino di casa si trasforma in una giungla, una lucertola in un serpente, il gatto in una tigre. E al compimento dell’impresa non può che essere felice come chiunque raggiunga l’obiettivo che si è prefissato.  Specie se puoi scegliere con libertà cosa vuoi fare, cosa vuoi essere.

Il blog dell’illustratrice e il suo portfolio.

Simona Miola – Daniela Volpari, Un compleanno nella giungla, Edt Giralangolo 2016, 28 p., euro 13,50

Ferma così

19 Ott

ferma-cosiCi sono molti modi per affrontare i “temi caldi” della vita e i romanzi rivolti agli adolescenti ci hanno abituati in questi ultimi anni a vere e proprie perle che sanno dire in modo esatto e pieno di garbo e di grazia tutto quello che sovente sembra troppo difficile da pronunciare ad alta voce a casa o in classe. Eccone un altro saggio: già apprezzata ne Il tempo dell’estate, Nina LaCour affronta in questo libro il tema del suicidio visto dalla parte di chi rimane e porta con sé il senso di colpa di non aver saputo vedere o agire, di non esserci stato abbastanza. Racconta in prima persona Caitlin, che il lettore incontra all’inizio dell’anno scolastico, a pochi mesi dal suicidio della migliore amica che pare non aver lasciato traccia di saluto o di motivazione. Invece Caitlin trova sotto il suo letto il diario di Ingrid, lasciato scivolare lì nell’ultima sera in cui hanno studiato insieme: è attraverso le pagine dello spesso quaderno, riportate anche nel libro, che la ragazza rilegge quello che è successo, facendo parallelamente fronte alla realtà: la sua famiglia, l’insegnante della materia preferita che pare non considerarla più, i rapporti coi compagni fino ad allora distanti perché Caitlin e Ingrid erano un duo a sé, l’innamorarsi di Taylor, l’amicizia con Dylan, nuova arrivata a scuola che chissà cosa nasconde oltre il nero di cui si veste.

Concentrata su se stessa e sul proprio dolore, Caitlin racconta in realtà il dolore di tutti quelli che le stanno intorno e che conoscevano Ingrid, i loro diversi modi di reagire e di tentare di uscire dall’ottundimento che li fa opachi; racconta modi di reagire, necessità di tempi e di gesti, misure che sono necessarie a ciascuno e per ciascuno diverse. Racconta attraverso lo sguardo sugli adulti, in particolare su Miss Delani, prima così perfetta e ammirata, ora improvvisamente assente, distante, che quasi non vuole vedere l’allieva. Racconta attraverso metafore a dir poco perfette: la fotografia, innanzitutto, materia in cui le due amiche sempre si sono applicate insieme, in cui Ingrid eccelleva: la capacità di vedere, quello che si può intuire quando si guarda una fotografia, l’occhio di un altro che riesce a svelare quello che tu non riesci o forse non vuoi notare. E poi la costruzione e la demolizione: c’è un vecchio cinema abbandonato che è stato il posto preferito di Ingrid e Caitlin e che diventa per quest’ultima un luogo simbolo in cui entrare, in cui cercare bellezza e riparo, fino al giorno in cui mezza città assiste alla demolizione e di certo per la protagonista non solo reale, ma fortemente simbolica. Lasciar spazio al nuovo che si può costruire, esattamente come la casa sull’albero che Caitlin mette insieme con tenacia, prima liberando la rabbia che porta dentro, e poi dando un senso allo spazio e a se stessa, bozzolo di ragazza che non è solo più l’amica di Ingrid, ma che riesce a essere se stessa proprio condividendo con gli altri i pensieri che l’amica le ha nascosto sotto il letto. Lasciar andare, costruire, dare tempo: proprio come il tempo delle stagioni, nelle quali è divisa la narrazione. Da “estate” a “estate, di nuovo”: possiamo sempre portare a casa la nave, sana e salva.

Un libro prezioso.

Il sito dell’autrice.

Nina LaCour, Ferma così (trad. di Aurelia Martelli), Edt Giralangolo 2016, 313 p., euro 14,50

L’isola del nonno

14 Ott

isola-del-nonnoUn viaggio che diventa per sempre, un albo che dice in modo delicato della morte, del salutarsi, ma anche del rapporto speciale che rimane comunque. Il nonno di Syd abita in una casetta in fondo al giardino e i particolari che Benji Davies regala all’abitazione e alle varie stanze sono indizi della sua personalità e delle sue passioni tra cui il lettore si divertirà a curiosare: è un marinaio, ha viaggiato molto, ama dipingere e occuparsi di piante e fiori; insomma, tutto dice che questo nonno è una persona che sa prendersi cura: di se stesso, della natura intorno, dei ricordi e degli altri. Sa prendersene così cura che è capace di abbassarsi, di farsi piccolo fino all’altezza del nipote per prenderlo per mano e portarlo in un viaggio che comincia dalla soffitta dove Syd non è mai salito e che conserva tutto quello che il nonno ha portato a casa dai suoi viaggi: sono pronti zaini e valigie, un cappello con piuma colorata da mettersi in testa e via, la grande porta di metallo rivela una nave pronta a salpare verso un’isola da scoprire insieme, ricca di meraviglie, un posto quasi perfetto dove non serve manco il bastone a cui appoggiarsi. Lì il nonno rimane per sempre, rimandando a casa Syd: non è una rotta dolce sotto un cielo terso, come all’andata; è un ritorno burrascoso sotto nuvoloni cupi, tra onde grandi e minacciose che dicono perfettamente del dolore, della rabbia e anche di quel che non si capisce quando muore qualcuno. La tempesta che Syd affronta è la tempesta interiore e la casa silenziosa è il vuoto che si sente dentro: eppure c’è una busta, c’è un’immagine di quell’isola che dà di nuovo colore a tutto.

Del resto poi bisogna sempre fare attenzione ai particolari: se confrontate le pagine in cui compare la soffitta, quella prima della partenza e quella un po’ desolata in cui Syd è solo senza nonno e senza porta metallica, vedrete che il nonno non si è portato via tutto, ma ha lasciato al nipote un oggetto preciso. A ricordargli il tempo passato insieme e – mi piace pensare – a tenergli a mente che possiamo sempre portare la nave a casa, sana e salva, anche se le onde la fanno sobbalzare, anche se il cappello che portiamo in testa sembra ancora troppo grande per la nostra piccola esperienza.

Il sito di Davies. Sulla pagina Fb di Giralangolo trovate il booktrailer del libro.

Benji Davies, L’isola del nonno (trad. di Anselmo Roveda), Edt Giralangolo 2016, 36 p., euro 15

Una vacanza quasi perfetta

11 Lug

 

vacanza perfetta

Godibilissimo romanzo estivo di formazione, andamento brillante e veloce, un’infilata di battute e di serie riflessioni proposte con ironia sull’adolescenza, sulla famiglia, sulla vita.

Il diciassettenne Maxime Mainard si fa forte della sua età che costringe i genitori a consultarlo e chiederne l’opinione: si rifiuta pertanto di andare a fare trekking in Corsica sul GR20. A onor del vero si rifiuta anche la sorellina di nove anni che propone di esser mandata in colonia in Bretagna con la miglior amica, mentre Maxime ripiega sulla sua vacanza preferita da bambino: a casa delle nonna, in periferia, in una casetta con tanto di gatto, libreria fornitissima di gialli, pc a disposizione e albero di ciliegie in giardino. Peccato che la nonna finisca in ospedale dopo un incidente domestico e che il ragazzo constati la propria solitudine: nessun amico stretto, nemmeno una ragazza. Una grande passione per la musica, una chitarra a disposizione, film piratati dalla rete e chat on line: è così che Maxime incontra e si scontra con Pika, misteriosa e intrigante.

Peccato per quel “doccie” plurale di “doccia” con tanto di i, refuso che compare subito subito alla seconda pagina di testo.

Il romanzo è la prima traduzione italiana tra i testi per ragazzi (anche se l’autrice non ama la distinzione adulti/ragazzi per quel che scrive) di Anne Percin, apprezzata scrittrice francese di cui aspettiamo altre pubblicazioni in lingua italiana. Nel 2013 Hop! aveva pubblicato Felicità perduta.

Anne Percin, Una vacanza quasi perfetta (trad. di Federica Angelini), EDT Giralangolo 2016, 204 p., euro 14,50

Ricker Racker Club

27 Giu

ricker racker clubFare parte di un club segreto può essere meraviglioso: permette di condividere mille avventure, danze e parole d’ordine  e di sentirsi coraggiosi accanto agli altri, quando magari da soli si ha fifa. Ogni club però ha le sue regole, in questo caso si richede di essere maschi e di fare una cosa incredibilmente coraggiosa o gentile almeno una volta alla settimana. Il club è stato fondato dai fratelli Max e Ollie, che imbarcano un nuovo membro – ovviamente maschio – ogni settimana, mentre alla loro amica Poppy è concesso farne parte solo al martedì.

L’albo segue le settimane di attività nel club, con un ritmo cadenzato, incalzante e in crescendo che vede arrivare nuovi protagonisti, apparire il temibile Lupo Sonnacchioso e fioccare azioni gentili da parte di Poppy, che ovviamente gli altri danno quasi per scontate. ma quando serve un intervento decisivo per salvare la tartaruga Albert, mascotte del club,  dalle grinfie del lupo, ecco che Poppy entra in azione e non importa se non è martedì. Così non solo viene ammessa nel club, ma nominata sua regina, per sempre.

L’albo, che dice di quanto siano sciocche certe posizioni contrapposte maschi-femmine e quanto lo siano altrettanto certe regole, si presta particolarmente per la lettura condivisa ad alta voce , coinvolgendo chi ascolta nel crescendo delle azioni, ma anche nell’atmosfera, grazie ai luoghi citati: il Fiume Spaccaossa, la Collina degli Ululati, , la Roccia del Coraggio, il Ponte Buccia di Banana e via così. Poi alla fine, mi raccomando, tutti a scatenarsi nell’allegra strampalata danza del Ricker Racker Club!

Il sito dell’illustratore.

Patrick Guest – Nathaniel Eckstrom,Ricker Racker Club (trad. di Anselmo Roveda), Edt Giralangolo, 42 p., euro 15

L’albo ha una copertina morbida, come anche l’altra nuova uscita Giralangolo illustrata da Benji Davies, con testo di Pamela Duncan Edwards: Povero Winston! segue le vicende di un cane che si sente sfortunatissimo e che ha una spina nella zampa, sicuramente la cosa peggiore che possa capitare. Lamentandosi in continuazione, non si accorge che tutti gli altri cani che incontra e a cui lo racconta sono messi molto peggio di lui.

Amali e l’albero

25 Apr

amali e l'alberoDi fronte alle pagine di questo albo subito ti perdi nelle illustrazioni di Paolo Domeniconi, nei suoi blu, nelle ombre, nelle sfumature scure che regala al cielo della notte e al mare profondo. E nei gesti e nelle posture umane che il suo tratto regala all’albero protagonista, piegato dalla nostalgia e dal dolore, chinato in ascolto verso Amali, dritto “in piedi” verso il cielo.

L’albero vaga alla ricerca delle radici perdute e solo una bambina ascolta e risponde al suo dolore: Amali conosce la tristezza dell’albero, gli è prossima quasi inconsciamente; anche lei ha lasciato le sue radici lontane, nel Paese che ha abbandonato insieme ai genitori, salendo su un barcone. Cambiano i paesaggi, il clima, la lingua; cambia anche la paura. Rimane l’invito che il padre le rivolgeva sulla barca e che lei ripete all’albero, di guardare sempre in alto, guardare il cielo che abbraccia tutti i Paesi del mondo.

Un albo che verrà apprezzato da molti in primo luogo per l’argomento trattato, ma così scopriranno un libro bello a partire proprio dalle illustrazioni che ne sono il punto di forza.

Il sito di Paolo Domeniconi.

Chiara Lorenzoni – Paolo Domeniconi, Amali e l’albero, EDT Giralangolo 2016, 28 p., euro 15

Biancaneve e i 77 nani

30 Mar

biancaneve e i 77 naniLa collana Sottosopra di EDT Giralangolo, di cui abbiamo parlato in più occasioni (qui e qui, tanto per dirne due) si arricchisce – da domani in libreria – di un nuovo titolo che ancora una volta punta a far riflettere sulle differenze di genere e a mettere sotto i riflettori, come appunto si propongono i diversi titoli già usciti, gli stereotipi a cui molti si adeguano. In questo caso, come già in altre uscite della medesima collana, il pregio è quello di suscitare la riflessione raccontando una buona storia, senza bisogno di sottolineature e forzature.

La rivisitazione della fiaba di Biancaneve aggiunge un 7 al numero dei nani, facendoli diventare non quattordici come potreste pensare, ma addirittura 77 in un tripudio di colori che li vestono delle diverse sfumature dal giallo all’arancione al rosso, e poi i toni del rosa, del viola, i blu, gli azzurri e i verdi. Eccoli, ciascuno con un buffo nome diverso, con una diversa preferenza in fatto di cibo e pure di storie della buonanotte. Ecco 77 barbe da spazzolare, 77 berretti da lavare, 77 cestini del pranzo da preparare. ma i nani sono anche esigenti, impazienti e … nullafacenti: Biancaneve, fuggita dalla strega, piomba in un altro incubo dove passa dai preparativi per la  colazione a quelli per la cena senza sosta e senza nessuno che le dia una mano a lavare i piatti. Perde progressivamente lo smalto, le vengono le occhiaie e all’ennesimo rifiuto di dare una mano, decide di averne abbastanza: meglio una mela con annesso sonno, o forse pure due.

L’ironia accompagnata dalla forza viva dei colori utilizzati da Raphaëlle Barbanègre non toglie nulla alla forza della narrazione, anzi consolida e  fa sentire, anche graficamente, il salire del colmo della pazienza e della sopportazione di Biancaneve.

Il sito dell’autore. Il sito dell’illustratrice e il suo blog.

Una chiacchierata di Morena Forza con Davide Calì, a proposito di libri per ragazzi e censure diverse, in cui si parla anche di adattamenti e richieste di editori e di questo libro nelle sue diverse edizioni in francese e in inglese.

Davide Calì – Raphaëlle Barbanègre, Biancaneve e i 77 nani, EDT Giralangolo 2016, 36 p., euro 13,50

Con la testa tra le nuvole

8 Dic

con la testa fra le nuvoleDa qualche anno questo grande albo Gautier-Languereau abita la casa in montagna, arrivato da un qualche viaggio oltralpe non solo per il fascino delle sue illustrazioni, ma colpo di fulmine per il titolo, per quei trampoli rossi che veste il protagonista, per la bellezza elegante di quel legno di pioppo rosso che lo distingue da tutti gli altri e che nel contempo lo rende capace di abbassarsi al momento giusto.

Nella traduzione italiana, la città di Maraicume diventa una Maranabò dal suono evocativo: è costruita sull’acqua, le case sono poggiate su palafitte e gli abitanti si spostano su trampoli per non bagnarsi. Quelli più alti e più belli appartengono a Leopoldo, che si libra più in alto di tutti, interessandosi più alle cose del cielo che non alla sua città e sentendosi a suo agio nell’amicizia con una gazza, visto che a loro due basta uno sguardo per capirsi. Sordo ai richiami dei propri concittadini, un po’ sognatore un po’ malinconico nelle sue altezze, Leopoldo scopre dalla gazza della Grande Festa d’Inverno e, nella notte in cui vorticano lievi fiocchi di neve, prova a scendere fino a riconoscere l’importanza di quel momento di festa e a sacrificare il legno che lo sostiene perché possa aver luogo il falò che contraddistingue l’evento.

La narrazione volta all’imperfetto dà al testo il tono del racconto evocativo, quasi della leggenda, rendendolo particolarmente adatto – e qui anche il grande formato del libro aiuta – alla lettura condivisa ad alta voce. Peccato solo la traduzione del titolo, che perde gli originali trampoli rossi per puntare sulla presunta “testa tra le nuvole” del protagonista, a costo di travisarne un poco il senso. Le immagini di Puybaret però, le sue evocative gradazioni del blu che dall’azzurro chiaro vira nei toni dei verdi oppure si fa scuro per declinare tutte le sfumature della notte, sono tanto affascinanti da sorprendere, tanto più che ad un certo punto il libro regala un’uscita a sorpresa dallo sfogliare orizzontale consueto e raggiunge anche nella fisicità della pagina le altezze consone a Leopoldo.

Éric Puybaret, Con la testa tra le nuvole (trad. di Anselmo Roveda), EDT Giralangolo, 28 p., euro 15.

Quattro ragazzi per due papà

31 Ott

quattro ragazzi

La famiglia Fletcher è affollata, rumorosa, affiatata e sempre alle prese con qualche nuovo accadimento. E tutti sono maschi: due papà; quattro figli adottati di diverse provenienze, culture, religioni; un gatto, un cane e pure un pesce rosso (ex, in realtà perché trapassato). Li conosciamo all’inizio di un nuovo anno scolastico e li seguiamo per tutti i mesi che portano all’estate, attraverso le vicende scolastiche, le feste che organizzano, gli scontri con il nuovo scorbutico vicino di casa, la routine di ogni giorno e gli imprevisti che complicano il tutto. C’è chi è alle prese con una nuova scuola scelta e voluta che non corrisponde esattamente alle aspettative, chi ha una nuova amica di nome Coccinella e tutti pensano che sia immaginaria (chissà come mai 😉 ), chi viene scelto per la recita scolastica e pensa che non sia il suo posto, visto che nessuno dei compagni di calcio ama i musical o si mette a danzare a scuola. Ci sono nonni, zie col freezer pieno di cupcakes, insegnanti più o meno simpatici, genitori commossi o sull’orlo dell’esaurimento da disordine, ragazze, amicizie che finiscono e altre che nascono. C’è un andamento narrativo che segue lo scorrere dei mesi e che intervalla al testo email, messaggi su bigliettini, articoli di giornale, lettere.

La copertina non è particolarmente felice e la trama può riuscire all’inizio difficile da seguire perché è in qualche modo necessario ambientarsi, prendere familiarità con l’affollamento di nomi, caratteristiche e differenze dei vari protagonisti, però si spera che il lettore superi agilmente il primo impatto e si legga la storia che poi non è altro che narrazione di quotidianità, di vita. Poco importa infatti la composizione della famiglia su cui il titolo in traduzione insiste anche senza motivo (l’originale “The misadventures of the Family Fletcher” suonava meglio) perché quel che conta è che i ragazzi lettori possono identificarsi e ritrovare vicini una serie di temi non da poco – la fatica di crescere, gli amici che cambiano e che ti sembra di non capire più, la difficoltà di ammettere una scelta sbagliata, il timore del confronto e del portare avanti le proprie idee – e non semplici da dire ad alta voce, per cui è importante potersi sentire meno soli anche grazie alle pagine di un romanzo.

Il sito dell’autrice.

Dana Alison Levy, Quattro ragazzi per due papà (trad. di Aurelia Martelli), Edt Giralangolo 2015, 259 p., euro 14

Il re che non voleva fare la guerra

9 Ott

re che non voleva fare la guerraUn nuovo albo per la collana Sottosopra di Edt-Giralangolo che questa volta mette a testa in giù le regole buone per tutti, il “si fa così punto e basta”, le categorie date per certe e a prescindere. Ecco invece un re a cui non interessa ingrandire il proprio regno e conquistare a caro prezzo nuove terre; a lui  è sufficiente poter dormire fino a tardi, andare a spasso e guardare il cielo; difficile farlo capire ai consiglieri che sembrano sapere cosa deve fare un sovrano. Quando però succede di dover partire per affrontare una guerra, anche se non la si vuole, il re si comporta come chi non chiude gli occhi, ma fa del momento un’occasione per studiare il mondo: raduna volenterosi di ambo i sessi e parte in avanscoperta, incontrando regni di ogni forma, lasciando qua e là chi sembra trovarsi bene in quelle terre e finendo da solo di fronte allo spettacolo dell’aurora. Per scoprirsi – guarda un po’- in compagnia di un altro re che non ha esercito e che lo inizia alla bellezza del cielo del mattino. Tornato a casa, il re si porta dietro la scoperta di non volere comunque la guerra, ma ha imparato che potrebbe piacergli un cambiamento di abitudini mattutine; poco importa se esce dai canoni che vogliono un re guerriero o guerrafondaio, lui sa essere semplicemente se stesso e tener fede alle proprie idee anche quando queste lo isolano.

Una storia bella da condividere insieme che prende i volti degli animali, di un re leone nella foresta, sicuramente un’interpretazione singolare e originale rispetto a quel che di umano il testo potrebbe suggerire a una prima, superficiale lettura. Sandro Natalini veste i sovrani di morbide stoffe stampate, pellicce e velluti e una vezzosa, elegantissima vestaglia fiorita che davvero è ideale per godersi il giorno che viene al mondo.

Millemagichestorie, l’associazione di cui fa parte l’autrice. Il sito dell’illustratore.

Lucia Giustini – Sandro Natalini, Il re che non voleva fare la guerra, EDT Giralangolo 2015, 28 p., euro 13,50