Tag Archives: mondadori

Verde

8 Giu

Felice trasposizione in fumetto di un romanzo breve di Marie Desplechin, pubblicato in Italia da Salani nel 2005 col titolo “Strega no”. Si racconta dell’unidcenne Verde, figlia e nipote di strega, a cui non interessa affatto imparare l’arte della magia, ma piuttosto capire cosa farne del compagno di classe Sufi (è innamorato di lei o no? E lei cosa prova?) e trovare suo padre che non ha mai conosciuto. Quando la mamma decide che ogni mercoledì lo passerà dalla nonna, nella speranza che cominci a imparare i fondamentali della stregoneria, Verde capisce che la magia non serve solo a zittire il cane dei vicini o a far fronte all’ennesimo fastidio, come pare sia per la mamma, ma può anche avere dei risvolti positivi e migliorare la vita delle persone. Che sorpresa poi quando Sufi, che continua a tormentare Verde perché è sicuro che lei gli ricordi qualcuno, dà una mano a venire a capo dell’arcano: il papà di Verde è il suo allenatore di calcio!

Un fumetto a cui le illustrazioni di Magali Le Huche offrono il giusto sfondo, con colori delicati, in un’impaginazione pulita e lineare.

Marie Desplechin – Magali Le Huche, Verde. Non voglio essere una strega (trad. di Simona Mambrini), Mondadori 2019, 88 p., euro 17

Annunci

La canzone di Federico e Bianchina

5 Ott

Un omaggio alla città di Genova innanzittutto, nelle parole e nelle immagini di questo albo che segue il ritmo di una canzone medievale, ma prima ancora il vento, il maestrale che soffia imponente tra i caruggi e fa vibrare ogni strada “come un organo al respiro del mare”. E Possentini ribadisce l’omaggio nelle immagini in cui il vento gonfia le onde e le vele nel porto e le tende a Palazzo Ducale.

Bianca Pitzorno racconta nella nota finale come è nato questo testo, nel periodo in cui stava terminando la biografia di Eleonora d’Arborea: il protagonista Federico è proprio suo figlio e l’autrice riprende la nota storica di un matrimonio combinato nel 1832, quando la donna chiese la cittadinanza al Doge genovese, suggellando il prestito in denaro non con un ritorno di interessi ma appunto con la promessa di sposalizio tra il figlio e Bianchina, la più piccola della nidiata di Nicolò Del Guarco. I due sono bambini e il matrimonio è previsto per una decina di anni più tardi; il fato invece metterà lo zampino destinando diversamente le loro vite.

Pitzorno immagina quei bambini, i loro sogni, il loro tempo, lontani dai maneggi siglati dagli adulti e dai passaggi storici ben documentati nell’introduzione. L’albo diventa interessante per la parte storica, per le scelte grafiche, per parlare della “canso” e del modo di poetare dell’epoca.

Bianca Pitzorno – Sonia Maria Luce Possentini, La canzone di Federico e Bianchina, Mondadori, 40 p., euro 17, ebook euro 8,99

Qui dentro

22 Ago

“Il cervello è modellabile come la plastilina. Tutte le esperienze della nostra vita servono a modellarlo: ogni amico, ogni musica, ogni libro, ogni sfida”. Dalla nascita alla morte il nostro cervello cresce, si modifica. È instancabile nella sua evoluzione. E in questa evoluzione noi abbiamo un ruolo attivo perché il nostro cervello è quello che noi viviamo.

Il cervello è il protagonista di Qui dentro. Guida alla scoperta della mente scritto e illustrato dalle portoghesi Isabel Minhós Martins, Maria Manuel Pedrosa e Madalena Matoso in collaborazione con neuroscienziati, psicologi e filosofi. Sfogliare questo libro vuol dire tuffarsi nel mondo dei pensieri, delle emozioni, della memoria, dell’apprendimento… Come è fatto il cervello? Perché possiamo considerarci tutti degli “acrobati pazzeschi”? Cosa sono le emozioni e cosa succede nel cervello quando le proviamo? È vero che giocando si impara? Perché il nostro cervello ha bisogno dell’interazione con gli altri per crescere? In che modo gli scienziati hanno usato marshmallow e marionette per studiare il funzionamento del cervello?

La lettura di questi argomenti e di molti altri è godibile e accessibile. Le spiegazioni scientifiche sono semplici e mai banali. La narrazione è a misura di bambino: il cervello e il suo funzionamento sono ricondotti alle sue esperienze. In questa direzione anche le illustrazioni. Giocose rendono visibili i concetti astratti e li riportano alla quotidianità del giovane lettore. Fondamentale per la godibilità del volume è l’impaginazione: testo, immagini e spazi bianchi dialogano tra loro dando vita a una pagina nitida e accogliente.

Isabel Minhós Martins e Maria Manuel Pedrosa – Madalena Matoso, Qui dentro. Guida alla scoperta della mente (trad. di Daniela Petruccioli), Mondadori 2018, 368 p., euro 28

 

Mentre noi restiamo qui

20 Ago

Non so cosa dire di questo nuovo romanzo di Ness; l’ho lasciato sedimentare un po’ ma rimango perplessa sulla struttura immaginata dall’autore: mi convince molto la storia di Michael, il protagonista, della sua famiglia e dei suoi amici. È un ritratto realistico di adolescente con paure e timori, alle prese con il diventare grande, partire per il college e la sciare la famiglia, e le beghe famigliari appunto: la madre politica in carriera, il padre alcolizzato e alienato rispetto al quotidiano, le sorelle: Mel che ha solo un anno più di lui e viene da un periodo non semplice, e la piccola Meredith che – dall’alto dei suoi dieci anni – sa vedere e interpretare al meglio qual che succede intorno, oltre a stressare tutti quanti col prossimo concerto dei suoi idoli musicali, gli Zaffi Roventi. Poi c’è Henna, che lui sogna di baciare da sempre; Jared, l’amico del cuore che si sta comportando in modo strano; un nuovo arrivato che sembra scombinare i piani di Michael.

Il tutto però è inquadrato in un contesto apocalittico: Michael, la sua famiglia, amici e conoscenti sono infatti dei “normali” che condividono il mondo con i Prescelti, gli indie dall’abbigliamento vintage e i capelli perfetti, che non usano internet e che tentano di salvare il mondo dalla distruzione. Ogni capitolo è accompagnato da una breve descrizione che parla del mondo dei Perfetti e degli Immortali, mentre il contenuto si riferisce al quotidiano dei “normali” che vedono gli indie morire misteriosamente; l’unico contatto coi due gruppi è dato da Jared che è figlio e di una semi-Dea. Il mondo che Michael conosce ha sempre avuto a che fare, ciclicamente con non-morti, fantasmi, vampiri, Dei… ecco ma all’ennesima invasione di daini dagli occhi illuminati di azzurro e attacchi di zombie, mi spiace per come si annacqui la densità delle storie dei protagonisti.

Il sito dell’autore che, in occasione di una raccolta fondi dopo le devastazioni di un tifone nelle Filippine, mise all’asta la possibilità di inserire in questo romanzo il nome del vincitore attribuito a un protagonista: è stato fortunato perché gli è toccato giocare con l’originalissimo Henna Silvennoinen!

Patrick Ness, Mentre noi restiamo qui (trad. di Giuseppe Iacobaci), Mondadori 2018, 232 p., euro 17, ebook euro 8,99

La mia amica Colette

22 Giu

Colette si è appena trasferita in un nuovo quartiere dove non conosce nessuno; è arrabbiata e quando la mandano a farsi un giro, ricordandole che la sua richiesta di avere un animale non sarà accontentata, non trova di meglio che sfogarsi con un bel calcione a uno scatolone del trasloco. Incontra così i bambini che abitano nel cortile accanto e si inventa una piccola bugia: sta cercando il pappagallo che ha perso. Si innesca una catena per cui cresce la bugia e crescono gli amici: si va infatti a cercare l’aiuto di un altro ragazzino del vicinato e Colette aggiunge particolari precisi all’idea del suo animale… finché le scappa un po’ la mano, ma ormai la banda è formata e la solitudine vinta.

Ancora una volta, Isabelle Arsenault utilizza la sua cifra caratteristica: scegliere un colore che illumini il testo in alcuni particolari e vada a illuminare tutta la scena con l’avanzare della narrazione. In questo caso si parte dal giallo della mantellina della protagonista e si aggiunge, man mano che l’immaginazione si fa potente e rafforza anche la sicurezza di Colette.

Isabelle Arsenault, La mia amica Colette (trad. di Chiara Carminati), Mondadori 2018, 48 p., euro 16

Lotta sa fare quasi tutto

20 Apr

Eccola! È tornata la Lotta Combinaguai di Astrid Lindgren perfettamente ritratta da Beatrice Alemagna coi codini al vento e le lentiggini sul naso. Non può che riconfermarsi la bambina impertinente e candida, testarda e intraprendente già presentata nel primo volume: è sempre sul piede di guerra e già dalla prima riga arrabbiata. Ovviamente con fratello e sorella maggiore che anziché travestirsi con lei da streghette pasquali e andare in questua di dolci, l’hanno abbandonata per una festa di compleanno. Lotta ha giusto un anno in più (quasi cinque) ed è diventata molto brava: sa vestirsi da sola e andare a comprare le caramelle e sa anche andare in bicicletta… in realtà una bicicletta non ce l’ha ancora, ma sicuramente sarebbe bravissima se l’avesse. E tutti  – come lei stessa non perde occasione di sottolineare – sono molto fortunati ad averla accanto: la mamma, il papà, l’anziana vicina di casa. Chi è infatti a nascondere i dolci tra l’erba la mattina di Pasqua? Chi procura l’albero di Natale quando in giro non se ne trovano più? Chi è in grado di rendere speciale la festa gridando: “sangue sul mo compleanno!”? Sorvoliamo sul fatto che i dolci pasquali sono pupazzi di neve in marzapane e babbi natale di cioccolato e che con biciclette di qualsiasi misura non fa che rimediare botte. Questa terribile bambina, spensierata, allegra e irriverente, vi farà venire le lacrime agli occhi. Lei stessa, del resto, si dichiara “proprio” strana: sa fare un mucchio di cose, tipo battezzare Orso il maiale di pezza, sculettare e fischiare benissimo.

Il formato grande e illustrato, l’essere una raccolta di tre racconti dà ancora una volta la possibilità ai lettori alle prime armi di soddisfarsi con un libro bello e della misura giusta. E per di più con quella faccia tosta di Lotta che ne inventa una ad ogni pagina!

Astrid Lindgren – ill. Beatrice Alemagna, Lotta Combinaguai sa fare tutto (trad. di Laura Cangemi), Mondadori 2018, 96 p., euro 18, ebook euro 6,99

Ninna nanna di stoffa

18 Mar

Quando Louise Bourgeois raccontava della sua arte, non perdeva mai occasione di sottolineare come tutto avesse preso spunto dalla sua infanzia. Eccola allora l’infanzia dell’arista, raccontata attraverso un albo illustrato premiato lo scorso anno alla Fiera di Bologna come miglior libro d’arte, che narra attraverso un testo scritto in stampatello maiuscolo, ma soprattutto attraverso le illustrazioni di Isabelle Arsenault di cui ormai i lettori italiani hanno imparata a riconoscere il tratto.

Si racconta dell’infanzia tra Choisy-Le-Roy e Antony, nella valle della Marna, e della famiglia della madre, da generazioni restauratori di arazzi. Si parla di intrecci, di stoffe, di ricami e di riparazioni di storie sfrangiate e poi di Parigi e dell’università dove Louise studia matematica. Si parla della madre, che diventerà centrale nella sua arte con le grandi sculture di ragni chiamate Maman e di come tutto sia ricondotto a quel lavoro di riparare le cose rotte: gli arazzi da un lato, la tela del ragno dell’altro. E di come tutto – la magia, il mistero e il dramma dell’infanzia – torni appunto nell’arte.

L’albo diventa allora un modo per presentare quest’artista anche ai più piccoli, per cominciare un lavoro di approccio e analisi della sua opera, del suo modo di procedere, del suo modo di riflettere in essa tutta se stessa, e insieme un modo per chiedersi come si diventa ciò che si è, come i pezzi d’infanzia si riflettano sugli adulti che si diventa. Un albo intimo e intimista che evoca gli strappi e le ricuciture, le gioie e le lacrime che hanno forgiato la personalità dell’artista, i cui colori sempre presenti nell’opera – il rosso, il blu, il rosa – vengono giustamente ripresi e riproposti da Arsenault.

Amy Novesky – Isabelle Arsenault, Ninnananna di stoffa. La vita tessuta di Louise Bourgeois (trad. di Chandra L. Candiani), Mondadori 2018, 40 p., euro 16

La guerra di Catherine

19 Gen

Questo fumetto nasce dall’omonimo romanzo di Julia Billet, pubblicato nel 2012 dall’École des loisirs, a cui Claire Fauvel regala una veste grafica che rende ancora più vicino al lettore la narrazione, permettendogli tra l’altro di ritrovare la storia della Maison des enfants de Sèvres, fondata nel 1941 inizialmente per dare un tetto ai bambini della regione parigina vittime delle restrizioni alimentari e attiva fino al 2009 con funzioni diverse, ma dove in realtà furono salvati clandestinamente durante la guerra più di sessanta bambini ebrei. In questa scuola, dove fu nascosta Tamo Coehn, madre dell’autrice,  lavorarono pedagogisti d’avanguardia che portavano avanti parallelamente un forte impegno civile; il libro rende omaggio e a tutte le persone impegnate in vari modi sul fronte della Resistenza.

Attraverso la storia di Rachel Cohen, affidata dai genitori alla Maison, il lettore segue l’incalzarsi degli avvenimenti: non è la guerra fatta di combattimenti e linea del fronte, ma quella della violenza sottile di ogni giorno che priva i bambini della propria identità, degli adulti che rischiano la vita per cercare di salvarli, della fuga continua. C’è la guerra quotidiana per trovare cibo, per passare indenni i controlli d’identità; ci sono i cambiamenti e le miserie che la nuova condizione impone.

Diventata Catherine Colin, Rachel posa il suo sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica: appassionatasi grazie al marito della direttrice della scuola e capace di sviluppare i rullini, rimarrà salda alla sua Rolleiflex in balia degli eventi. Fotografare diventa il suo modo di resistere, di tenere alto lo sguardo e di testimoniare quel che sta accadendo attraverso le immagini che scatta. Fotografare diventa anche il mezzo che le permette di rimanere se stessa nonostante la falsa identità, il mezzo che la condurrà fino alla festa nella Parigi liberata e al ritrovare le persone che ha incontrato lungo il cammino, per affacciarsi poi su una nuova vita, dove la fotografia continuerà ad avere una parte importante. Il libro infatti ha il pregio di spingersi un poco oltre la fine della guerra e di riflettere sulle tracce lasciate nelle persone; le fotografie sono invece la traccia che Rachel utilizza per narrare, per testimoniare e anche per resistere e sentirsi viva.

Il fumetto è finalista – peraltro in ottima compagnia – nella sezione ragazzi al festival di Angoulême, che si tiene a fine mese.

Julia Billet – Claire Fauvel, La guerra di Catherine (trad. di Elena Orlandi), Mondadori 2018, 168 p., euro 18

La sfolgorante luce di due stelle rosse

7 Gen

Dopo quella meraviglia pluripremiata che è stato Il rinomato catalogo Walker & Dawn, Morosinotto si presenta a una nuova prova dove la storia conta, ma pure la grafica e il modo in cui il romanzo è concepito nella sua struttura fisica. Ancora una volta infatti il libro si presenta graficamente bello come il precedente, con fotografie d’epoca, cartine e inserti che riproducono i quaderni dei due gemelli protagonisti con tanto di osservazioni e note a margine, aggiunte – ecco l’escamotage narrativo dell’autore – dall’incaricato del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni che li sfoglia dopo che non hanno passato il vaglio della censura. Si ricostruisce così il clima dell’epoca: l’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale e in particolare dal 1941, alla dichiarazione di guerra della Germania. Viktor e Nadya sono gemelli di dodici anni, figli di due conservatori dell’Ermitage che vengono mandati via da Leningrado sui treni che partono per portare in salvo i bambini lontano dalla città verso cui sta avanzando il nemico. I due però finiscono su treni diversi e, attraverso le loro storie, il lettore ricostruisce la vicenda da punti diversi, comprensivi di quello che veniva nascosto alla popolazione e degli intrighi politici sottesi. Il loro obiettivo è ricongiungersi, avendo promesso di non separarsi e di avere vicendevole cura, e anche di salvare la loro città, tenuta in scacco da un assedio che durerà quasi novecento giorni.

Nel corso delle pagine quindi si alternano quindi le due voci, le due vicende (luoghi geografici diversi, nuovi amici e compagni di strada) e i due punti di vista: in font nero la parte di Nadya, in rosso – non certo lettura agevole per tutti – quella di Viktor. Il romanzo piacerà a chi è appassionato di vicende storiche  e a chi sarà attento alla ricostruzione dei fatti, anche laddove può sembrare più complicato per il racconto sovrapposto dei due narratori.

Davide Morosinotto. La sfolgorante luce di due stelle rosse. Il caso dei quaderni di Viktor e Nadia, Mondadori 2017, 432 p., euro 17, ebook euro 8,99

L’ultima lezione di miss Bixby

30 Nov

Qualcuno di voi penserà che questo romanzo è l’ennesimo dove una malattia o una morte la fanno da fattore scatenante o, a un certo punto, che stanno succedendo davvero troppe cose in poche ore perché sia credibile. La storia in breve è quella di tre compagni di classe, due amici da sempre più un terzo aggiunto da poco in seguito a un trasloco, e della giornata in cui cercano di rendere memorabile e perfetto l’ultimo giorno della loro insegnante preferita, che sta per essere trasferita in un ospedale più lontano per tentare una cura per il cancro che l’ha colpita e di cui lei stessa ha dato notizia ai ragazzi. Poco tempo prima aveva chiesto agli alunni di immaginarsi il loro ultimo giorno sulla terra e aveva descritto il suo come un picnic al parco, con vino, cheesecake, patatine fritta, musica, amici e risate. La storia è quindi la cronaca dei preparativi dei tre per realizzare questo desiderio; le loro voci si alternano nei capitoli e così il lettore li conosce più da vicino: chi è informatissimo su statistiche, numeri e probabilità e soffre la perfezione della sorella maggiore; chi vive una situazione complessa a casa e condivide un segreto con l’insegnante; chi scopre con sorpresa che il suo talento è stato silenziosamente notato. Poi c’è Miss Bixby ed è lì che la storia in qualche modo vi frega, se non vi ha catturato con la trama, e vi ferma: l’insegnante con le ciocche rosa in testa e il sogno bambino di diventare una grande illusionista, è una persona che sa ascoltare con tutte se stessa chi ha davanti, che mette la giusta dose di anticonformismo in quello che fa, che sa dire le cose per quel che sono e il cui sorriso è così intenso che “avevi la sensazione che l’avesse riservato proprio per te, che quel sorriso portasse effettivamente il tuo nome sopra”. Ha una citazione adatta per ogni occasione, ma anche la consapevolezza che ci sono occasioni in cui innanzitutto serve un silenzio vivo. E legge ai suoi alunni alcune pagine de “Lo Hobbit” ogni mattina: da quello che i ragazzi dicono è una lettura così intensa e partecipata che è impensabile non finire quel libro insieme. Miss Bixby è una che rimane, per quanto gli anni, il tempo, la vita possano passare. Miss Bixby, ho pensato, avrebbe potuto essere una Stargirl o una Ida B. cresciuta, non credete?

Comunque, se non volete leggerlo per la storia in sé, leggetelo per la descrizione che fa degli insegnanti, divisi qui in sei tipi, ciascuno con descrizione e esempi. Sono pochi i libri in cui la classe insegnante fa degna figura: mi vengono in mente lo splendido ritratto del professore in Un pesce sull’albero  e poi un’altra insegnante fantastica che a Miss Bixby sarebbe piaciuta: la professoressa Olinsky de Un sabato di gloria di E. L. Konigsburg (chissà che prima o poi non torni in catalogo).

L’illustrazione di copertina è di Benedetta C. Vialli. Il sito dell’autore.

John David Anderson, L’ultima lezione di miss Bixby (trad. di Maurizio Bartocci), Mondadori 2017, 250 p., ero 16, ebook euro 8,99