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Proibito leggere

1 Nov

proibito leggereUn libro come “Proibito leggere” è molto attuale: il suo titolo originale “Ban This Book” suona ancora più forte e fa capire fin da subito che qui si tratta, senza edulcorare la questione ma anzi facendola sentire in tutta la sua urgenza, della censura che vede l’eliminazione di libri dalle biblioteche pubbliche e scolastiche. Quando Amy Anne, nove anni, scopre che il suo libro preferito non è sullo scaffale della biblioteca della scuola rimane basita: non l’ha preso in prestito qualche altro bambino, ma è finito nella lista di libri da eliminare, come proposto da una mamma, perché potrebbero influenzare negativamente chi li legge. Amy Anne cerca di procurarsi anche i libri della lista che non conosce per capire di che si tratta, i suoi compagni cominciano a chiederglieli e ben presto nasce una Biblioteca di Libri Banditi che assicura il servizio clandestino di prestito. Per far capire agli adulti l’errore che stanno commettendo, censurando quei libri e licenziando la bibliotecaria scolastica, i ragazzini decidono di esaminare il più alto numero possibile di libri della biblioteca e di presentare un reclamo per ciascuno, sottolineando qualcosa che non va: ovviamente di assurdo e ridicolo, ma sarà un esercizio utile a far comprendere che si sta limitando la loro libertà di lettori, insieme a una carta segreta che la protagonista estrarrà al momento giusto. Inoltre lei impara a dire la sua, a difendersi anche a costo di finire in punizione, a prendere parte e a condividere con gli altri.

Il romanzo contiene un bel ritratto di bibliotecaria: la signora Jones spiega la funzione di chi cerca di far entrare i bambini e i ragazzi in contatto con i libri, per dar loro la possibilità di formarsi la loro opinione. Il libro preferito della protagonista e subito bandito è “Fuga al museo” di E.L.Konigsburg, pubblicato in italiano da Salani negli Istrici nel 1989, che potete cercare in biblioteca se non l’avete mai letto. Nell’elenco ci sono dei titoli di Giulia B., di Capitan Mutanda, ma anche “Matilde” di Dahl, Professione spia e tanti altri sono citati, sia tra tradotti in Italia sia no: Alan Gratz infatti ha inserito nel romanzo tutti titoli che davvero sono stati contestati o banditi almeno una volta da una biblioteca statunitense. Siccome le cose negli altri Paesi non vanno certo meglio quasto è un romanzo importante perché dice bene sull’argomento. Per chi vuole approfondire, con riferimenti, campagne e cronologia storica l’iniziativa BannedBookWeek che si svolge ogni anno negli Usa in settembre e la pagina dell’ALA dedicata ai libri censurati nelle biblioteche. Ricordiamo che l’Associazione Italiana Biblioteche ha un’apposito Osservatorio sulla Censura che sta raccogliendo tutti i casi avvenuti nelle biblioteche italiane in particolare in questi ultimi due anni.

Alan Gratz, Proibito leggere (trad. di Elisa Caligiana), Mondadori 2019, 252 p., euro 12, ebook euro 8,99

Non ora, Bernardo!

26 Lug

Torna un albo di David McKee, pubblicato in Italia per la prima volta nel 1980 dalla Emme di Rosellina Archinto col titolo di “Non rompere, Giovanni!” (e successivamente da EL nel 1998 col titolo “Bernardo e il mostro”): me lo ricordo quel libro lì nella biblioteca civica che frequentavo bambina e adesso, con gli occhi di poi, mi chiedo quante volte sia davvero andato in prestito o quanti adulti abbia imbarazzato con la lampante e pura verità che mette nero su bianco (e che diceva bene, in quella prima edizione, fin dal titolo). La struttura, semplice ed efficace a cui McKee ha abituato i lettori in altri albi (pensate a Due mostri), quella cioè di grandi illustrazioni con una riga di testo a fondo pagina, racchiude infatti una riflessione sul ruolo del genitore che non sarà facile affontare o ammettere per chiunque; chi con un sorriso la condividerà coi propri figli o coi bambini che gli sono intorno riconoscerà la voglia di dire ogni tanto “basta, non rompere, non adesso” e anche “voglio un po’ di tempo mio” oppure “a volte ti parlo, ma non ti bado”.

La mamma e il papà di Bernardo sono infatti troppo occupati per dare attenzione al loro bambino, mentre invece ne ha tutte le intenzioni il mostro che c’è in giardino che se lo divora e poi entra in casa e fa come Bernardo. Indovinate che succede.

Chssà se quegli adulti un po’ ipocriti che sovente (e ancora e sempre più negli ultimi tempi) hanno velleità di censura sui libri per bambini e ragazzi, ecco chissà cosa penseranno di questo albo, caso mai lo incrociassero.

David McKee, Non ora, Bernardo! (trad. di Augusto Macchetto), Mondadori 2019, 32 p., euro 15

Il mio amico Albert

7 Lug

Il fumetto fa coppia con La mia amica Colette, uscito un anno fa: stesso formato, richiamo della forma del titolo, stessi personaggi che sbucano dalle pagine, cosa ch potrebbe parere stucchevole e poco originale, ma l’autrice è pur sempre Isabelle Arsenault e di fumetti ben fatti per i lettori più piccoli ce ne sono così pochi che vince comunque la curiosità di vedere come va la storia. Ancora una volta l’illustratrice adopera il suo caratteristico uso del colore e gioca sui tono dell’azzurro anice per mettere in scena la pacatezza di Albert – come nel precedente libro identificabile facilmente grazie alla marinière che indossa costantemente – e il suo desiderio di trovare un angolo tranquillo per leggere in pace. È arrivata l’estate e, libero dagli impegni di scuola, il bambino non vede l’ora di tuffarsi nella storia scelta e lasciarsi trasportare dala fantasia su una spiaccia assolata e deserta… che però invitabilmente si popola. Infatti gli amici cominciano a chiedergli di fare una partita a tennis, unirsi alle attività di giardinaggio, balare, ascoltare musica, dare un’occhiata alla bambola in carrozzina: troppo chiasso! Ma saranno proprio gli amici a trovare il modo giusto epr stare tutti insieme.

Come detto appunto fa piacere che ci siano sempre più possibilità di lettura in formato fumetto anche per i più piccoli, tanto più con le preziose scelte grafiche che caratterizzano l’albo.

Isabelle Arsenault, Il mio amico Albert (trad. di Chiara Carminati), Mondadori 2019, 48 p., euro 16

Verde

8 Giu

Felice trasposizione in fumetto di un romanzo breve di Marie Desplechin, pubblicato in Italia da Salani nel 2005 col titolo “Strega no”. Si racconta dell’unidcenne Verde, figlia e nipote di strega, a cui non interessa affatto imparare l’arte della magia, ma piuttosto capire cosa farne del compagno di classe Sufi (è innamorato di lei o no? E lei cosa prova?) e trovare suo padre che non ha mai conosciuto. Quando la mamma decide che ogni mercoledì lo passerà dalla nonna, nella speranza che cominci a imparare i fondamentali della stregoneria, Verde capisce che la magia non serve solo a zittire il cane dei vicini o a far fronte all’ennesimo fastidio, come pare sia per la mamma, ma può anche avere dei risvolti positivi e migliorare la vita delle persone. Che sorpresa poi quando Sufi, che continua a tormentare Verde perché è sicuro che lei gli ricordi qualcuno, dà una mano a venire a capo dell’arcano: il papà di Verde è il suo allenatore di calcio!

Un fumetto a cui le illustrazioni di Magali Le Huche offrono il giusto sfondo, con colori delicati, in un’impaginazione pulita e lineare.

Marie Desplechin – Magali Le Huche, Verde. Non voglio essere una strega (trad. di Simona Mambrini), Mondadori 2019, 88 p., euro 17

La canzone di Federico e Bianchina

5 Ott

Un omaggio alla città di Genova innanzittutto, nelle parole e nelle immagini di questo albo che segue il ritmo di una canzone medievale, ma prima ancora il vento, il maestrale che soffia imponente tra i caruggi e fa vibrare ogni strada “come un organo al respiro del mare”. E Possentini ribadisce l’omaggio nelle immagini in cui il vento gonfia le onde e le vele nel porto e le tende a Palazzo Ducale.

Bianca Pitzorno racconta nella nota finale come è nato questo testo, nel periodo in cui stava terminando la biografia di Eleonora d’Arborea: il protagonista Federico è proprio suo figlio e l’autrice riprende la nota storica di un matrimonio combinato nel 1832, quando la donna chiese la cittadinanza al Doge genovese, suggellando il prestito in denaro non con un ritorno di interessi ma appunto con la promessa di sposalizio tra il figlio e Bianchina, la più piccola della nidiata di Nicolò Del Guarco. I due sono bambini e il matrimonio è previsto per una decina di anni più tardi; il fato invece metterà lo zampino destinando diversamente le loro vite.

Pitzorno immagina quei bambini, i loro sogni, il loro tempo, lontani dai maneggi siglati dagli adulti e dai passaggi storici ben documentati nell’introduzione. L’albo diventa interessante per la parte storica, per le scelte grafiche, per parlare della “canso” e del modo di poetare dell’epoca.

Bianca Pitzorno – Sonia Maria Luce Possentini, La canzone di Federico e Bianchina, Mondadori, 40 p., euro 17, ebook euro 8,99

Qui dentro

22 Ago

“Il cervello è modellabile come la plastilina. Tutte le esperienze della nostra vita servono a modellarlo: ogni amico, ogni musica, ogni libro, ogni sfida”. Dalla nascita alla morte il nostro cervello cresce, si modifica. È instancabile nella sua evoluzione. E in questa evoluzione noi abbiamo un ruolo attivo perché il nostro cervello è quello che noi viviamo.

Il cervello è il protagonista di Qui dentro. Guida alla scoperta della mente scritto e illustrato dalle portoghesi Isabel Minhós Martins, Maria Manuel Pedrosa e Madalena Matoso in collaborazione con neuroscienziati, psicologi e filosofi. Sfogliare questo libro vuol dire tuffarsi nel mondo dei pensieri, delle emozioni, della memoria, dell’apprendimento… Come è fatto il cervello? Perché possiamo considerarci tutti degli “acrobati pazzeschi”? Cosa sono le emozioni e cosa succede nel cervello quando le proviamo? È vero che giocando si impara? Perché il nostro cervello ha bisogno dell’interazione con gli altri per crescere? In che modo gli scienziati hanno usato marshmallow e marionette per studiare il funzionamento del cervello?

La lettura di questi argomenti e di molti altri è godibile e accessibile. Le spiegazioni scientifiche sono semplici e mai banali. La narrazione è a misura di bambino: il cervello e il suo funzionamento sono ricondotti alle sue esperienze. In questa direzione anche le illustrazioni. Giocose rendono visibili i concetti astratti e li riportano alla quotidianità del giovane lettore. Fondamentale per la godibilità del volume è l’impaginazione: testo, immagini e spazi bianchi dialogano tra loro dando vita a una pagina nitida e accogliente.

Isabel Minhós Martins e Maria Manuel Pedrosa – Madalena Matoso, Qui dentro. Guida alla scoperta della mente (trad. di Daniela Petruccioli), Mondadori 2018, 368 p., euro 28

 

Mentre noi restiamo qui

20 Ago

Non so cosa dire di questo nuovo romanzo di Ness; l’ho lasciato sedimentare un po’ ma rimango perplessa sulla struttura immaginata dall’autore: mi convince molto la storia di Michael, il protagonista, della sua famiglia e dei suoi amici. È un ritratto realistico di adolescente con paure e timori, alle prese con il diventare grande, partire per il college e la sciare la famiglia, e le beghe famigliari appunto: la madre politica in carriera, il padre alcolizzato e alienato rispetto al quotidiano, le sorelle: Mel che ha solo un anno più di lui e viene da un periodo non semplice, e la piccola Meredith che – dall’alto dei suoi dieci anni – sa vedere e interpretare al meglio qual che succede intorno, oltre a stressare tutti quanti col prossimo concerto dei suoi idoli musicali, gli Zaffi Roventi. Poi c’è Henna, che lui sogna di baciare da sempre; Jared, l’amico del cuore che si sta comportando in modo strano; un nuovo arrivato che sembra scombinare i piani di Michael.

Il tutto però è inquadrato in un contesto apocalittico: Michael, la sua famiglia, amici e conoscenti sono infatti dei “normali” che condividono il mondo con i Prescelti, gli indie dall’abbigliamento vintage e i capelli perfetti, che non usano internet e che tentano di salvare il mondo dalla distruzione. Ogni capitolo è accompagnato da una breve descrizione che parla del mondo dei Perfetti e degli Immortali, mentre il contenuto si riferisce al quotidiano dei “normali” che vedono gli indie morire misteriosamente; l’unico contatto coi due gruppi è dato da Jared che è figlio e di una semi-Dea. Il mondo che Michael conosce ha sempre avuto a che fare, ciclicamente con non-morti, fantasmi, vampiri, Dei… ecco ma all’ennesima invasione di daini dagli occhi illuminati di azzurro e attacchi di zombie, mi spiace per come si annacqui la densità delle storie dei protagonisti.

Il sito dell’autore che, in occasione di una raccolta fondi dopo le devastazioni di un tifone nelle Filippine, mise all’asta la possibilità di inserire in questo romanzo il nome del vincitore attribuito a un protagonista: è stato fortunato perché gli è toccato giocare con l’originalissimo Henna Silvennoinen!

Patrick Ness, Mentre noi restiamo qui (trad. di Giuseppe Iacobaci), Mondadori 2018, 232 p., euro 17, ebook euro 8,99

La mia amica Colette

22 Giu

Colette si è appena trasferita in un nuovo quartiere dove non conosce nessuno; è arrabbiata e quando la mandano a farsi un giro, ricordandole che la sua richiesta di avere un animale non sarà accontentata, non trova di meglio che sfogarsi con un bel calcione a uno scatolone del trasloco. Incontra così i bambini che abitano nel cortile accanto e si inventa una piccola bugia: sta cercando il pappagallo che ha perso. Si innesca una catena per cui cresce la bugia e crescono gli amici: si va infatti a cercare l’aiuto di un altro ragazzino del vicinato e Colette aggiunge particolari precisi all’idea del suo animale… finché le scappa un po’ la mano, ma ormai la banda è formata e la solitudine vinta.

Ancora una volta, Isabelle Arsenault utilizza la sua cifra caratteristica: scegliere un colore che illumini il testo in alcuni particolari e vada a illuminare tutta la scena con l’avanzare della narrazione. In questo caso si parte dal giallo della mantellina della protagonista e si aggiunge, man mano che l’immaginazione si fa potente e rafforza anche la sicurezza di Colette.

Isabelle Arsenault, La mia amica Colette (trad. di Chiara Carminati), Mondadori 2018, 48 p., euro 16

Lotta sa fare quasi tutto

20 Apr

Eccola! È tornata la Lotta Combinaguai di Astrid Lindgren perfettamente ritratta da Beatrice Alemagna coi codini al vento e le lentiggini sul naso. Non può che riconfermarsi la bambina impertinente e candida, testarda e intraprendente già presentata nel primo volume: è sempre sul piede di guerra e già dalla prima riga arrabbiata. Ovviamente con fratello e sorella maggiore che anziché travestirsi con lei da streghette pasquali e andare in questua di dolci, l’hanno abbandonata per una festa di compleanno. Lotta ha giusto un anno in più (quasi cinque) ed è diventata molto brava: sa vestirsi da sola e andare a comprare le caramelle e sa anche andare in bicicletta… in realtà una bicicletta non ce l’ha ancora, ma sicuramente sarebbe bravissima se l’avesse. E tutti  – come lei stessa non perde occasione di sottolineare – sono molto fortunati ad averla accanto: la mamma, il papà, l’anziana vicina di casa. Chi è infatti a nascondere i dolci tra l’erba la mattina di Pasqua? Chi procura l’albero di Natale quando in giro non se ne trovano più? Chi è in grado di rendere speciale la festa gridando: “sangue sul mo compleanno!”? Sorvoliamo sul fatto che i dolci pasquali sono pupazzi di neve in marzapane e babbi natale di cioccolato e che con biciclette di qualsiasi misura non fa che rimediare botte. Questa terribile bambina, spensierata, allegra e irriverente, vi farà venire le lacrime agli occhi. Lei stessa, del resto, si dichiara “proprio” strana: sa fare un mucchio di cose, tipo battezzare Orso il maiale di pezza, sculettare e fischiare benissimo.

Il formato grande e illustrato, l’essere una raccolta di tre racconti dà ancora una volta la possibilità ai lettori alle prime armi di soddisfarsi con un libro bello e della misura giusta. E per di più con quella faccia tosta di Lotta che ne inventa una ad ogni pagina!

Astrid Lindgren – ill. Beatrice Alemagna, Lotta Combinaguai sa fare tutto (trad. di Laura Cangemi), Mondadori 2018, 96 p., euro 18, ebook euro 6,99

Ninna nanna di stoffa

18 Mar

Quando Louise Bourgeois raccontava della sua arte, non perdeva mai occasione di sottolineare come tutto avesse preso spunto dalla sua infanzia. Eccola allora l’infanzia dell’arista, raccontata attraverso un albo illustrato premiato lo scorso anno alla Fiera di Bologna come miglior libro d’arte, che narra attraverso un testo scritto in stampatello maiuscolo, ma soprattutto attraverso le illustrazioni di Isabelle Arsenault di cui ormai i lettori italiani hanno imparata a riconoscere il tratto.

Si racconta dell’infanzia tra Choisy-Le-Roy e Antony, nella valle della Marna, e della famiglia della madre, da generazioni restauratori di arazzi. Si parla di intrecci, di stoffe, di ricami e di riparazioni di storie sfrangiate e poi di Parigi e dell’università dove Louise studia matematica. Si parla della madre, che diventerà centrale nella sua arte con le grandi sculture di ragni chiamate Maman e di come tutto sia ricondotto a quel lavoro di riparare le cose rotte: gli arazzi da un lato, la tela del ragno dell’altro. E di come tutto – la magia, il mistero e il dramma dell’infanzia – torni appunto nell’arte.

L’albo diventa allora un modo per presentare quest’artista anche ai più piccoli, per cominciare un lavoro di approccio e analisi della sua opera, del suo modo di procedere, del suo modo di riflettere in essa tutta se stessa, e insieme un modo per chiedersi come si diventa ciò che si è, come i pezzi d’infanzia si riflettano sugli adulti che si diventa. Un albo intimo e intimista che evoca gli strappi e le ricuciture, le gioie e le lacrime che hanno forgiato la personalità dell’artista, i cui colori sempre presenti nell’opera – il rosso, il blu, il rosa – vengono giustamente ripresi e riproposti da Arsenault.

Amy Novesky – Isabelle Arsenault, Ninnananna di stoffa. La vita tessuta di Louise Bourgeois (trad. di Chandra L. Candiani), Mondadori 2018, 40 p., euro 16