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Shhh. L’estate in cui tutto cambia

9 Apr

Sto preparando un percorso ricco di libri che ri/specchiano gli adolescenti lettori e va in cima alla lista questo nuovo fumetto che ha mantenuto il formato originale per dare giusto respiro alle immagini, risultando così uno spesso albo quadrato. Racconta di quel passaggio delicato in cui non sei né carne né pesce; in cui l’adolescenza crea improvvisi baratri e distanze tra ragazzi che hanno la stessa età, eppure qulacuno improvvisamente è proiettato in avanti, verso i più gtandi, mentre altri mantengono un passo più regolare che li fa sembrare più lenti, quasi indietro.

Hanna è entusiasta: la mamma la sta accompagnando dagli zii, nella casa di vacanza dove da sempre passa una settimana estiva in compagnia della cugina e grande amica Siv, con cui condivide la stanza e la passione per battere i record (grachi raccolti, tempo passato in immersione, insetti nel barattolo…). Invece improvvisamente i punti fermi conosciuti non ci sono più: è un altro primato che interessa a Siv (“hai già baciato?” chiede subito), tanto quanto cercare di passare più tempo possibile con la sorella maggiore e il suo gruppo di amici. Anche Mette è cambiata: ha le tette normi, scapa di notte per raggiungere il fidanzato che non piace ai genitori, chiede alle ragazzine di coprirla. Hanna invece è il canore in persona, non riesce a dire bugie e, quando ci si mette, arriva un guaio. Com’è cambiato questo luogo del cuore in un solo anno; e chissà come cambierà ancora.

Un libro prezioso perché la sua autrice utilizza poco misuratissimo testo, lasciando alle illustrazioni e al contorno della natura la descrizione dello stato d’animo di Hanna e di quel che le gira vorticosamente intorno.

Magnhild Winsnes, Shhh. L’estate in cui tutto cambia (trad. di Elena Putignano), Mondadori 2019, 368 p., euro 25

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21 giorni alla fine de mondo

25 Mar

Vi ricordate Fiato sospeso, quel fumetto che in modo delicato e profondo racconta com’è crescere? Ecco, i suoi autori tornano con una storia che ancora ha a che fare con lo sport, l’amicizia, il crescere.  Lisa, la protagonista, può essere una parente di Olivia a suo modo, un po’ le somiglia e gli echi della storia di una tornano in quella dell’altra. Lisa non fa nuoto, ma karate e vive in un paese sul lago, in una di quelle condizioni particolari per cui il tuo mondo si popola durante le vancanze e per il resto dell’anno vivi comunque nel campeggio di cui tua madre gestisce il chiosco, anche se l’atmosfera è ben diversa. Lisa fa karate appunto e i suoi principi accompagnano i capitoli del libro, un principio un capitolo; ha una dirimpettaia di nome Rima, di origine indiana, che l’ha eletta a migliore amica e che a volte forse le dà fastidio (è più piccola, è chiacchierona, vede anche quel che Lisa non vuole vedere). Poi c’è l’intorno: un capriolo che pare molti abbiano avvistato; un uomo che annuncia ogni giorno la prossima fine del mondo, un altro che gira con grandi cani neri. E ancora c’è Ale, l’amico inseparabile di quando era bambina, andato via improvvisamente quattro anni prima. Ora Ale torna e torna al vecchio progetto comune di costruire una zattera, anche se quello che cerca è il tentativo di far pace col grande segreto della sua famiglia, con quel che anche Lisa scopre.

Ci sono ragazzi che cercano, in questo fumetto, e adulti che a modo loro vegliano e indicano, anche quando non fanno parte della cerchia della famiglia, ma piuttosto della cornice che possiamo definire familiare perché è quella che la protagonista vede e incontra ogni giorno. Ci sono molte persone in questo libro che portano il peso di segreti, delle tragedie della vita, della fatica di crescere e di trovare se stessi. Ma l’unico modo di ripartire è – come sempre – la verità: andarle incontro, scoprirla, dirla ad alta voce.

Silvia Vecchini – Sualzo, 21 giorni alla fine del mondo, Il Castoro 2019, 205 p., euro 15,50

Olga e la creatura senza nome

7 Mar

Che buffa, Olga! Qualch lettore probabilmente si avvicinerà a questo libro per la sua forma grafica, che mescola narrazione, fumetto, illustrazioni a un sapiente uso del rosso (e del rosa!) e all’immediatezza del raccontare in prima persona rivolgendosi direttamente a chi legge. Indipendentamente dal mondo in cui ci si arriverà, in questo libro si troverà una protagonista divertente e irriverente, osservatrice nata, all’apparenza sempre un po’ di malumore e con il sogno di diventare una scienzata. Quello che il lettore ha tra le mani è il quaderno delle osservazioni di Olga, basato in particolare sullo studio del nuovo animale che si trova ad accudire. Pur amando tantissimo gi animali e conoscendone bene carattristiche e particolarità, non sa come incasellare la nuova creatura: rosa, tonda, mante delle olive e decisamente particolare. Che sia una specie sconosciuta? La ragazzina si lancia in osservazioni ed esperimenti, tra imprevisti e colpi di scena, regalando in realtà anche un’acuta osservazione del genere umano, al suo punto di vista, lei che gli umani li sopporta decisamente meno degli altri animali!

Elise Gravel, Olga e la creatura senza nome (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2019, 180 p., euro 14

Lucky Break

25 Feb

Un romanzo che dura il tempo di un fine settimana. Mette in scena Leon, tredicenne, e la sua famiglia a un anno dalla morte del fratello gemello, investito  per strada. Da quel momento i genitori evitano di sedersi a tavola insieme perché non risalti il posto vuoto, Leon ha una serie di dievieti (non può praticamente fare nessun sport perché la madre li ritiene pericolosi, ma neanche invitare amici a casa) e solo la sorella Olivia riesce a prendere le sue parti. Quando l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie arriva a scuola un nuovo compagno, Leon lo invita a casa: in realtà  una battuta, non un vero invito, ma Arnold prende ogni frase alla lettera e così si ritrovano a nascondersi dai grandi di casa. Arnold non conosce l’ironia, non capisce le battute, si caccia sempre in un mare di guai anche perché parla senza filtri: quel che gli viene in mente, lo dice. Ma proprio per questo riesce a dire le cose come stanno: la famiglia di Leon deve fare delle cose insieme, il ragazzo ha il diritto di parlare di suo fratello, di piangerlo, di ridere sul filo dei ricordi. Cosa c’è di meglio per ricominciare se non la partita tra le due migliori squadra di rugby a cui tutta la famiglia aveva già assistito il giorno precedente? Bisogna procurarsi i biglietti, ovvio. E non sarà semplice.

Il romanzo ha il pregio di presentare alcune riflessioni importanti e insieme di far ridere. E anche di non bollare Arnold dietro il nome della sua malattia, ma presentandone le caratteristiche come dei tratti che fanno parte di lui, a volte assurdo, sempre essenziale e sincero.

La copertina è di Alessandro Baronciani.

Rob Stevens, Lucky Break (trad. di Alessandra Valtieri), Lapis 2019, 347p., euro 12,90

La spada di legno

11 Feb

Un romanzo di formazione in cui il protagonista passa attraverso un viaggio, la condivisione e il sostegno di due preziosi e inattesi amici, la fatica delle scelte e il confronto con la morte, che qui si fa reale e concreta nel personaggio appunto di Morte. Ancora una volta Frida Nilsson mescola con bravura realtà e fantasia per offrire una riflessione profonda e alta sulla vita, che giustamente l’editore italiano inserisce nella sua collana Up ad indicare un libro per i lettori più grandi.

Sasja è un bambino che sta per pedere la mamma: nella costruzione della capacità di lasciarla andare, lui e il suo papà hanno già smesso di chiamarla “mamma” e la chiamano semplicemnete con il suo nome, Semilla. Lei è ammalata e il tempo insieme si sta riducendo sempre di più. Sasja sa anche che quando una persona muore arriva il veliero di Morte e se la porta via sulla sua isola, ma il mattino in cui trova il letto vuoto e vede la temibile nave all’orizzonte salta su una barca da pescatori giù al porto e rema, deciso a riportare indietro la sua mamma. Sbarca in una terra dove non ci sono umani, tutti i personaggi sono antropomorfi e sono morti: Morte ha aperto il loro guscio  e li ha fatti diventare – a seconda dei casi – spartan, arpir o hildin, ciascuno con caratteristiche precise e zone ben stabilite in cui vivere. È un piccolo maiale ad accoglierlo, si chiama Trine e il suo papà è il capitano della nave di Morte. Sarà proprio lui a nascondere il piccolo umano e a giurargli fedeltà eterna, accompagnandolo nel viaggio tra brughiere brumose e passaggi oscuri, a cui si aggiunge la figlia del re di Sparta. Il trio parte, tra avversità, pericoli, priogioni e combattimenti fino ad arrivare al castello di Morte, dove si mangiano leccornie ad ogni ora del giorno e dove si sta bene. Con un’intuizione improvvisa Sasja riuscirà a sconfiggere il padrone di casa, scegliendo la vita nella loro casa d’origine per sé e per la mamma, scegliendo di tornare da dove era partito.

Tra le righe di questo romanzo il lettore troverà spunti di riflessione non solo dei bambini (il candore di Trine ne fa un personaggio insuperabile) ma soprattutto degli adulti che stanno loro intorno: sulla vita e la morte, sulla guerra, sull’odio e sulla fedeltà, sulla possibilità e sulla capacità di scegliere. Non male il personaggio della Regina, madre della piccola principessa, che fa scelte sue autonome, anche quando le costano l’allontanamento dalla corte. La scrittura è quella già conosciuta dell’autrice, che sa utilizzare una narrazione fluida e coinvolgente per dire tra le righe molto più di quel che all’apparenza sembra sia preparato per il suo lettore.

Frida Nilsson, La spada di legno (trad. di Stefania Recchia), Feltrinelli Up 2019, 352 p., euro 15, ebook euro 8,99

Oltre il giardino

4 Feb

Ho incontrato Chiara Mezzalama a Parigi, nel dicembre 2015; da poco era uscito per e/o il suo romanzo “Il giardino persiano” in cui raccontava l’estate del 1981 quando, con la madre e il fratello, raggiunse il padre diplomatico, nominato nel novembre precedente ambasciatore d’Italia a Teheran. La sua famiglia materna ha origine a pochi chilometri da dove son cresciuta e, quando le storie che conosci tornano e si fanno scritte, è sempre interessante vederle andare per il mondo.

Quella storia vera torna ora in un’edizione per bambini, una forma breve illustrata da Régis Lejonc e già vincitrice in Francia del Prix Sorcières 2018 nella categoria Carrement Beau Maxi. Sono gli anni successivi alla destituzione dello Scià, la rivoluzione islamica incombe, come la guerra con l’Irak. La nuova casa ha un grande giardino che diventa il palcoscenico delle giornate di Chiara e del fratello; è il dentro, un’oasi di pace e di bellezza, rispetto al fuori, una città nera di uomini barbuti armati fino ai denti. La contrapposizione tra dentro e fuori segue nelle pagine, dove grazie ai colori emerge ancora di più il contrasto che i bambini si trovano a vivere. Poi da fuori qualcuno si affaccia: un bambino scavalca il muro, salta nel giardino e tende la mano. Èil segno di quel che c’è fuori, ma è anche il segnale che non si possono mescolare le due parti di mondo che il muro separa.

Questa storia arriva oggi, in tempi di altri muri, con frasi corti e una limpidità narrativa che dice al lettore che le stesse sensazioni potrebbero essere applicate anche in altri tempi, in altri luoghi. Lejon sceglie vignette che danno ordine al testo e illustrazioni che rimandano giustamente alla cultura persiana, con cui delinea un regno quasi incantato, il regno di due bambini intorno a cui infuria la violenza della tirannide.

Chiara Mezzalama & Régis Lejonc, Oltre il giardino (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2019, 32 p., euro 15

La casa che mi porta via

24 Gen

casa che mi porta viaTrovavo che, per quanto riguarda i romanzi per adolescenti, questo autunno passato fosse stato un po’ fiacco, un po’ faticoso. Poi, insieme pur da strade diverse, sono arrivati due romanzi luminosi e davvero belli, che ruotano entrambi intorno ai temi della morte e della vita. Intanto vi metto sotto gli occhi quello di Sophie Anderson per Rizzoli, ispirato a Baba Yaga e alle storie di sapore russo. L’incipit è davvero molto bello, mi fa pensare agli occhi di chi ascolta mentre viene letto l’inizio de La ragazza dei lupi: anche questa storia è fatta per essere letta a voce alta e la sua autrice ci mette dentro – almeno per la prima parte e il finale, in mezzo c’è un tratto in cui pare cedere, ma si riprende – il ritmo delle narrazioni orali.

Del resto, da lì si viene: Marinka, capelli rossi e quasi tredici anni, vive in una casa con le zampe di gallina che si sposta in continuazione, insieme alla nonna, Baba Yaga Guardiana dei Cancelli che sovente la sera prepara banchetti sontuosi per accogliere i morti e accompagnarli oltre il cancello, nell’aldilà dove nascono le stelle. Marinka prepara lo steccato di ossa, accende le candele nei teschi, osserva: toccherà a lei prendere quel ruolo, imparare la lingua dei morti, le formule che permettono di varcare la soglia del non ritorno in modo sereno. Ma la ragazzina è viva, vuole amici e possibilità di scegliere il proprio destino. Allora rompe le regole, litiga con la casa, prende a male parole la nonna e la taccola che le è sempre accanto, scopre verità nascoste sulla propria infanzia, cerca di mettere una pezza ai disastri combinati, incontra chi la affianca senza giudicarla. Un viaggio, verso una scelta inevitabile che Marinka vuole però affrontare da protagonista; un libro dove le nonne stappano le bottiglie coi denti, le case proteggono e parlano a loro modo, i morti sono presenze di vita. C’è magia in questo libro, una magia che permette di dire in modo lieve la vita e la morte che ne fa parte, il dolore e la serenità. Ci sono anche righe molto poetiche, che la traduzione di Giordano Aterini sicuramente accompagna al meglio.

Un libro che permette anche di incuriosirsi e di andare a cercare le storie della tradizione in cui la trama affonda le sue radici. Nelle pagine finali, l’autrice rivela che anche il suo prossimo lavoro avrà a che fare con le storie della tradizione slava con cui è cresciuta. Inutile dire che lo aspettiamo.

Illustrazioni interne di Elisa Paganelli.

Sophie Anderson, La casa che mi porta via (trad. di Giordano Aterini), Rizzoli 2019, 327 p., euro 17, ebook euro 8,99

L’estate di Eden

12 Gen

Di primo acchito al lettore sembrerà di perdersi: c’è qualcosa che è successo e che dovrebbe sapere, ma gli verrà detto solo qualche pagina più avanti; c’è una situazione ingarbugliata; c’è Jess che racconta andando avanti e indietro coi ricordi. Ma ha senso che sia così: racconto in prima persona di un’adolescente per tutti scontrosa e particolare, che è incappata in un pestaggio in piena regola da parte di sconosciuti solo perché era vestita in un certo modo. Solo Eden, la sua migliore amica, ha saputo starle accanto e stanarla, per cui tocca a Jess fare la medesima cosa quando la sorella di Eden muore in un incidente stradale. Da una parte Jess a putellarla, dall’altra Liam, il nuovo fidanzato di Eden, con cui Jess si intende così bene. E poi quelle cose non dette, quel comportamento di Eden così particolare e la sua scomparsa.

Nel vortice di una manciata di ore, nell’ansia dela ricerca dell’amica scomparsa, Jess racconta al lettore gli ultimi mesi della sua vita, fa venire i nodi al pettine, rompe il guscio della solitudine e del terrore che quel che ha vissuto le ha lasciato dentro. Un romnzoda adolescenti che si legge velocemente, che mette sulla pagina personaggi che si rivelano più complessi di quel che sembrano, che dice di come si possa andare oltre le apparenze.

Il sito dell’autrice.

Liz Flanagan, L’estate di Eden (trad. di Federeica Ressi), DeA 2018, 350 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

Codino

7 Gen

Arriva da Marameo, casa editrice svizzera italiana specializzata in libri per l’infanzia, questo testo che racconta in modo lieve e poetico (anche grazie alla traduzione di Chiara Carminati), il crescere di Codino, leprotto gracilino nato in un giorno di primavera. Da apprezzare innanzitutto il formato che dà al testo un bel respiro e integra perfettamente le immagini di Katrin Schärer (alcuno sui albi sono editi in Italia da Officina Libraria) che seguono tutta la storia, a volte a piena pagina a volte con semplici accenni: danno un muso puntuto e sognatore al protagonista e mostrano al lettore tutti gli amici che incontra. Già perché la crescita del leprotto, che il lettore segue per alcune stagioni, è in realtà un viaggio prima alla scoperta del bosco in cui è nato, poi della montagna dove è tornato a vivere l’amico Pepe, unavolpe bianca, attraversando il pericoloso confine da cui molti non sono tornati e che è la strada dove corrono veloci e pericolose le automobili.

Codino, accompagnato prima dalla mamma e poi in avanscoperta solitaria, incontra ricci rane, volpi, conigli veri e altri di cioccolato pronti per la caccia alla uova di Pasqua, e poi caprioli, marmotte, camosci. Impara a non avere paura, a vedere le cose anche da un altro punto di vista, a fidarsi degli amici, a interpretare la natura per riconosce3re il cambio della stagione, a riempirsi di meraviglia. Un aviaggio di scoperta e di crescita, ma anche – per chi legge – un immergersi nella natura dal punto di vista di un abitante del bosco, capace di interrogarsi, di stupirsi, di prender coraggio.

Il testo è ritmato in capitoli brevi brevi: adatto quindi a una lettura a voce alta, magari in classe, un pezzetto al giorno, qualcuno in più quando c’è più tempo.

Max Bollinger & Kathrin Schärer, Codino. Un leprotto diventa grande (trad. di Chiara Carminati), Marameo, 143 p., euro 22,50

La diseducazione di Cameron Post

27 Dic

Un libro scritto davvero bene: una scrittura che prende, che avvolge, che mette il lettore esattamente accanto alla protagonista facendogliene assumere il punto di vista per poter guardare insieme a lei tutto quel che le sta attorno e le capita. Nell’estate del 1989 Cameron Postdiventa orfana di entrambi i genitori, morti in un incidente stradale in un luogo molto significativo alla famiglia della madre, scampata lì ragazzina a un terribile terremoto. La prima sensazione è disenso di colpa e sollievo insieme: i suoi genitori non sapranno mai che ha appena baciato la sua amica Irene, lasciando rivelare pure a se stessa la propria omosessualità. Cameron vive in una cittadina del Montana dove bisogna omologarsi ed essere come gli altri e secondo le convenzioni; non la agevolerà certo vivere con la zia ultraconservatrice e fervida frequentatrice della chiesa locale. L’educazione sentimentale della ragazza passa attraverso la sua passione per il cinema, le lunghe e dettagliate lettere che le invia la ben più scafata Lindesy e gli esperimenti che mette in campo. Fino a quando non si innamora dell’amica Coley, arrivata in città da poco, che poi racconta tutto all’intera comunità; ecco allora che Cameron viene mandata in un centro di riorientamento di stampo religioso che mira a correggere l’identità dei ragazzi, con pretese, regole e modalità assurde. Lì, tra compagni di situazione tanto diversi e tanto simili, si troverà a dover cercare il suo modo di essere e a conquistarsi la sua libertà, tenendo testa agli adulti che vogliono plasmarla. Un finale aperto che torna ancora una volta nel luogo intorno a cui ruota in qualche modo la ita della ragazza e il suod estino; un romanzo che lascia voce alla sua protagonista, sincero, onesto e terribilmente semplice nel suo dire.

L’incipit è di quelli da non lasciarsi sfuggire se si ha l’abitudine di leggere ai ragazzi qualche pezzo ad alta voce durante percorsi di lettura o presentazioni. Dal libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Desiree Akhavan, vincitore del gran premio della giuria all’ultimo Sundance Film Festival, uscito anche in Italia.

Emily M. Danforth, La diseducazione di Cameron Post (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2018, 536 p., euro 19,50, ebook euro 9,99