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Pomelo, Nino e Taddeo

3 Lug

Pomelo_elefantino_da_giardinoPost  tutto Chaud. Benjamin Chaud si affaccia nel catalogo Terre di Mezzo con due libri che i piccoli e i lettori alle prima armi apprezzeranno di sicuro.  Pomelo è un gradito ritorno: alcune delle sue avventure erano state pubblicate da De Vecchi nel 2006 e presentano oggi ai lettori il minuscolo elefante rosa che sovente fa presenza anche nelle tavole di Bachelet, tra gli elefanti che omaggia e prende in giro (Elmer e gli altri). Abita su un soffione ed è di dimensioni così ridotte che la sua lunga proboscide lo ingombra, anche se a volte può esser utile per scherzi divertentissimi. Il volume contiene tre avventure inventate da Ramona Badescu e illustrate da Chaud in un’assoluta pulizia della pagina che fa da contorno e risalto alle figure che vi compaiono.

Sono tre anche le avventure nel volume di Nino e Taddeo, in francese semplicemente Nino_e_Taddeo_v1Taupe e Mulot, talpa e topolino: è Henri Meunier a scrivere il testo su cui Chaud ricama, giocando sul filo degli equivoci, dei fraintendimenti  e dei sorrisi che ne possono derivare. Talpa ovviamente ci vede pochissimo e ha bisogno dell’aiuto dell’amico quando si mette a dipingere, quando va a pesca di [s]carpe, quando decide di dichiararsi alla sua innamorata, altrettanto orba pure lei. Bel formato adatto a chi comincia a muoversi autonomamente nella lettura, che sarà contento di trovare belle illustrazioni e una buona misura di testo con cui cimentarsi.

Inutile dire che aspettiamo i nuovi volumi di entrambe le serie per proseguire le avventure.

Ramonda Badescu – Benjamin Chaud, Pomelo. Elefantino innamorato (trad. di Gioia Sartori), Terre di Mezzo 2020, 92 p., euro 12

Henri Meunier – Benjamin Chaud, Nino e Taddeo dipingono la primavera (trad. di Gioia Sartori), Terre di Mezzo 2020, 64 p., euro 12

Non è colpa della pioggia

19 Giu

non è colpa della pioggiaFresca vincitrice del Premio Strega Ragazzi e Ragazze con Una per i Murphy, Lynda Mullaly Hunt torna ad affacciarsi nel catalogo Uovonero con un nuovo romanzo che ne conferma la bravura, la capacità di presentare storie credibili che suonano assolutamente vera, di portare sulla pagina i sentimenti e le sensazioni dei suoi ragazzi protagonisti e non solo, sempre con un’iniezione di poesia e bravura nel dire che le cose per cui sono tanti i passaggi del testo che si vorebbero sottolineare e condividere ad alta voce.

Delsie vive a Cape Cod tutto l’anno e vive quindi quello sdoppiamento stagionale di chi abita un luogo che per molti è di villeggiatura; la nonna con cui è cresciuta si occupa di pulizie in un complesso residenziale e lei le dà una mano e l’estate è il momento in cui rivede Brenda, la sua amica del cuore. Ma quest’estate qualcosa è cambiato: a Brenda non interessano più le loro attività e le condivisioni che ritiene da bambini piccoli e la nuova ragazza con cui passa il tempo fa di tutto per prendere in giro Delsie. Intanto c’è un nuovo strano ragazzo in giro, uno che sta coi piedi nell’acqua durante i temporali e sa tutto degli squali bianchi. Con lui Delsie stringerà una forte amicizia e affronterà il problema che si porta appresso: la mancanza della madre che l’ha abbandonata da piccola, lasciandola coi nonni che l’hanno allevata.

Il romanzo è una profonda riflessione sull’amicizia, ma soprattutto sulla famiglia, quella degli affetti e non del sangue, quella che ti costruisci o di cui magari ti trovi ricco senza nemmeno accorgerti; persone che ti vogliono bene a loro modo, che fanno parte del tuo orizzonte di vita anche quando ti incammini per la tua strada o loro se ne vanno. Molto bella l’immagine del piccolo quartiere in cui vive Delsie, quattro case in fondo a una strada chiusa che coi loro colori le ricordano un panino e le sue salse: si sta stretti insieme nella vita, cercando di porre attenzione per gli altri, lasciare a ciascuno propri spazi, tendere una mano quando ce n’è bisogno. E poi si dice di capacità, testardaggine, rabbia, talenti, spazi, tempeste che arrivano e che si possono affrontare.

Lynda Mullaly Hunt, Non  colpa della pioggia (trad. di Sante bandirali), Uovonero 2020, 232 p., euro 15

Nella città una rosa

15 Giu

nella-città-una-rosaLa meraviglia. Se già i precedenti libri di Rumer Godden tradotti in italiano avevano colpito i lettori, in particolare penso a La bambina selvaggia, questa nuova proposta offre una sensazione di bellezza di scrittura e di capacità di raccontare ancora più alta. La prefazione di Jacqueline Wilson comincia con “Non so se Rumer Godden ha scritto Nella città una rosa per bambini o per adulti”: parla di bambini e di adulti, ma parla – vorrei dirvi io – ai bambini e agli adulti e, in modo sottile mi pare, ai bambini degli adulti e agli adulti di loro stessi.

Racconta della Londra del dopoguerra, del suo grigiore, di un parco pubblico protetto da una possente cancellata e dell’enorme, bruciante desiderio di una bambina di undici anni di avere un giardino, di piantare dei semi, di prendersi cura di una rosa. La madre di Lovejoy è nel mondo dello spettacolo e cambia spesso sede di lavoro, per cui l’ha lasciata in custodia 8o forse davvero solo lasciata) alla proprietaria della stanza che affittano, che vive con una scorbutica sorella e un marito chef che sogna un ristorante raffinato in un qua

 

rtiere dove nessuno lo nota. Lovejoy ha occhio per i particolari, pone molta attenzione agli abiti che indossa che sorreggono la dignità con cui si muove per il quartiere ed è tenace e ostinata. C’è qualcosa in lei che fa sì che il tredicenne Tim non riesca a dirle di no e cominci ad aiutarla nel ripulire una piccola area, faticosamente accessibile, dalle macerie della chiesa bombardata per creare un giardino. Poi c’è Sparkey, 5 anni, che sogna di entrare nella banda di Tim e si nutre dei macabri particolari della cronaca nera sui giornali che vende la madre; l’arcigna Miss Angela e sua sorella Olivia, così diversa da lei; padre Lambert che vede e cova il progetto dei ragazzi di nascosto. Ci sono le intenzioni, che nobilitano la causa anche quando sembra semplicemente un furto; c’è la terra, così potente da far crescere il desiderio di Lovejoy di veder fiorire i suoi semi, quella terra che dovrebbe essere di tutti, non proprietà privata e neanche in vendita. Ci sono appunto gli adulti, i loro comportamenti, il loro battersi o meno per i figli, ma anche i sentimenti, le rabbie e i pensieri profondi dei ragazzini protagonisti. C’è la capacità di saper vedere quel che i bambini hanno creato: bisogna abbassarsi al loro punto di vista per godere dell’impegno profuso e del sogno realizzato almeno per poco.

In più è un vero gioiello dal punto di vista della costruzione (considerate i primi capitoli dove entrano in scena  i personaggi in una concatenazione narrativa assolutamente fluida) e di descrizioni, a cui le scelte lessicali della traduttrice Marta Barone non hanno che giovato. Insomma, da non perdere.

Rumer Godden, Nella città una rosa (trad. di Marta Barone), Bompiani 2020, 407 p., euro 16

La casa di un altro mondo

11 Mag

Marysia ha grandi occhi che brillano come specchi illuminati da un sole verde, sembrano contenere più cose di quellid egli altri e mostrano sempre il riflesso della casa che sta spiando, anche quando le volta le spalle. Quando Daniel la conosce è acquattata dietro un cespuglio, un nascondiglio perfetto per controllare chi entra e chi esce da quella casa che sembra così diversa da quelle del quartiere: non fa ombra, fa succedere cose strane alla famiglia che la abita, nasconde sotterranei labirintici. Anche Marysia nasconde qualcosa, dice meno di quel pare sapere e sostiene che bisogna imparare a guardare. Pare coraggiosa, è facile all’arrabbiatura, sembra sapersi arrampicare come una scimmia anche se si procura costantemente graffi e lividi.  Non sa nulla di Daniel, ma sceglie di fidarsi, almeno un poco. Almeno quanto riesce, lasciando al nuovo amico e alla sua capacità di vedere e di intuire quel che lei non riesce a dire.

Il puzzle che si compone agli occhi del lettore si fa chiaro a quelli del ragazzino solo sul finale, quando i grandi hanno già capito tutto. Ma è comunque l’amicizia che lui ha offerto a Marysia ad aver reso possibile tutto: dire i pesi che ci portiamo dentro, la fatica che viviamo tra le quattro mura di una casa e di una famiglia, la possibilità di spostare su un piano quasi fantastico la realtà che pare troppo dura da accettare.

In questo periodo in cui molti sono stati confinati in casa senza possibilità di godere di un giardino, è singolare leggere un romanzo dove la casa è insieme protagonista e metafora. Ma il libro dice soprattutto quanto sia importante saper vedere (di noi e degli altri), poter dire.

Malgorzata Strekowska-Zaremba – ill. Daniel de Latour, La casa di un altro mondo (trad. di Raffaella Belletti), Mondadori 2020, 264 p., euro 16, ebook euro 

Hai la mia parola

15 Apr

HAI-LA-MIA-PAROLANon è mai semplice scrivere di un libro che ti cattura, ti avvolge e ti lascia senza parole perché bastano quelle delle sue pagine. Comincio allora col dire che, in questo nuovo romanzo per Sinnos, Patrizia Rinaldi tesse una trama di storia e un ordito di riferimenti, più o meno velati, che agli occhi di alcuni lettori saranno preziosi: è diviso in tre parti (tre cantiche?!), ciascuna delle quali ha ventuno capitoli contrassegnati dalle ventun lettere dell’alfabeto italiano e da una parola che inizia con esse; ci sono dentro le fiabe, quelle popolari, quelle che ciascuno conosce, quelle di Basile, dei Grimm; ci sono rimandi, citazioni ed inserti.

Ai più basterà comunque la trama, che ficca i piedi in un tempo lontano – la Sardegna di visconti,briganti e abati – e parla del sempre: del cammino che ciascuno deve fare per trovare se stesso,  del coraggio, dell’intraprendenza e della solidarietà che servono, del dolore e delle difficoltà che talvolta occorre attraversare per posarsi liberi su un’altra riva, a godere di una quotidiana felicità.

Come in ogni fiaba che si rispetti c’è una matrigna che odia le malefiglie, un padre che vede la possibilità di riscatto sociale nella bellezza di una delle due, un magico gatto selvatico, un potente terribile che pensa di poter avere tutto ciò che desidera, una donna forte e indipendente (la monaca di un vicino monastero), un destino che condanna, una fuga, una serie di incontri imprevisti che sospingono verso il finale a suo modo salvifico. 

Ci sono innanzitutto due sorelle legatissime, la bella Mariagabriela e Nera la zoppa che pascolano le capre del padre fino al giorno in cui il visconte che domina il borgo in cui vivono si accorge della bellezza di MariaGabriela e la vuole come serva perché gli dia i figli che non riesce ad avere dalle mogli che muoiono in successione: la ragazza, venduta dal padre come una merce, si piega al destino e alle punizioni che le toccano, ma la sorella – indomita e ribelle – sceglie di ritrovarla quando le viene detto che è fuggita da palazzo. Nera è forgiata dal disprezzo di molti verso la malformazione del suo piede e dalla fiducia che una monaca a riposto in lei insegnandole a leggere; ha la testa piena di storie e possiede l’arte del narrare: tutto ciò l’ha assolta dai limiti e le ha dato la libertà di essere. Accompagnata da una capretta e da un amico altrettanto fedeli, parte alla ricerca della sorella, tessendo una storia piena di speranza che tenere viva la possibilità di tornare davvero a essere – da due – una.

Come ogni fiaba, il romanzo porta in sé la capacità di parlare di molto: innanzitutto il potere delle parole, delle storie, dell’arte di narrare;  la forza che viene dalla lettura; poi l’importanza dei maestri, quelli che ti insegnano cose e quelli che ti mostrano cammini, e ancora il rapporto genitori-figli, siano essi veri o adottivi o scelti, che la vita ti pone accanto e che riconosci in un legame forte.

L’illustrazione di copertina è di Paolo Domeniconi.

Patrizia Rinaldi, Hai la mia parola, Sinnos 2019, 217 p., euro 14

La seconda avventura

17 Mar

Ho avuto la fortuna di leggere questo romanzo in anteprima, alcune settimane fa, per poterne scrivere sul mensile Andersen su cui ne troverete un taglio diverso. Mi piace che sia un romanzo italiano ben scritto, non scontato e che abbia trovato posto in questa collana che, fin dai suoi esordi, è una garanzia per i lettori e per chi si (pre)occupa di suggerire loro buoni libri.

La trama propone il tema della fuga come necessità di allontanarsi da quel che sta stretto, di affermare la propria personalità, di sfogare la propria rabbia: Bianca ha sedici anni ed è partita col camion appartenuto al padre, in emulazione al suo idolo, la camionista polacca Iwona Blecharczyk, di cui vorrebbe possedere l’intraprendenza e il coraggio. A complicarle il viaggio (o forse no) un imprevisto inimmaginato: un’anziana signora che le chiede un passaggio attraverso un cartello, spiegando di chiamarsi Siria e di essere muta. La donna ha una meta precisa, niente meno che l’Irlanda, e anche una tappa fondamentale da fare presso amici e Bianca non riesce a negarglielo. Siria però ha in realtà un altro nome, un vecchio diario, una vita alle spalle che offre interpretazioni diverse, e una voce: già, una voce spezzata che riesce comunque a dire, che ritma la poesia. Il libro infatti potrà rientrare nei percorsi narrativi che raccontano la poesia (in questo caso di Yeats, ma non solo) inserendola tra le righe, facendole trovare spiragli nelle vite dei protagonisti, dando luce.

Un viaggio di incontri, di altre persone in fuga; un finale che lascia le porte aperte. E poi c’è un incipit perfetto per essere letto ad alta voce. Il che davvero non guasta mai 😉 Appena sarà possibile, quando le librerie riapriranno, procuratevelo; se volete approfittate fin da ora della versione ebook (acquistabile scontato anche dal sito dell’editore) e godetevi la lettura!

Il sito di Simone Saccucci per scoprire le sue attività e da che percorso viene questa bella voce narrante.

Simone Saccucci, La seconda avventura, Edt Giralangolo 2020, 180 p., euro 12,50, ebook euro 8,99

Aaron

9 Mar

A proposito di “giuste misure”. Quello della “giusta misura” è un concetto che ho usato sovente negli ultimi mesi, in tanti momenti di incontro e approfondimento con insegnanti e bibliotecari: è stata una sorta di categoria in cui ho infilato i – molti, per fortuna – libri per quella fascia di lettori tra 7 e 9 anni, a volte anche 10-11, per cui spesso abbiamo negli anni passati faticato a trovare un buon libro. Sono libri con un testo non troppo lungo, spesso illustrati, storie gustose che nella maggior parte dei casi funzionano molto bene anche lette ad alta voce. Mi fa quindi molto piacere poterne aggiungere un altro, quello con cui Håkon Øvreås ha vinto il Nordic Council Children and Young People’s Literature Prize: racconta delle avventure di Aaron, alle prese con i bulli del quartiere e con la morte del nonno. Il protagonista ha un alter ego, Aaron X, super eroe con tanto di mantello e di secchi di pittura marrone, che la notte si aggira tra le strade della cittadina colpendo proprio i tre ragazzi più grandi che lo hanno preso di mira. Aaron ha anche due amici, Neri e Luisa, e pure al suo super eroe si aggiungono di notte due altri compari, Neri X e Bluisa, dai corrispettivi colori.

Non c’è bisogno di dire molte cose, non c’è bisogno di confessare o di mettersi d’accordo; tutto succede con naturale empatia, per amicizia e solidarietà, per sentirsi forti insieme, per fare squadra, per supportare Aaron nel momento in cui deve elaborare la morte del nonno. Quel nonno con cui continua a parlare, che dà suggerimenti e consigli, che sostiene che si le cose si possono sempre sistemare e che può essere molto utile avere un orecchio di giraffa a disposizione (!).

Questo è il primo di una serie di tre libri, i seguenti sono dedicati uno a Neri X e l’altro a Bluisa, sono già annunciati in traduzione e permetterann ai lettori di seguire le avventure del trio, tra rapimenti, furti e speculazioni edilizie.

Håkon Øvreås – ill. Øyvind Torseter, AAron (trad. di Eva Valvo), Giunti 2020, 144 p., euro 12, ebbok euro 7,99

Consigli e disastri di Mirtilla

3 Mar

Mirtilla disastri consigliDella bella scrittura di Julie Murphy già sapevamo dal profondo ed esilarante Voglio una vita a forma di me, poi adattato in un film Netflix. Qui torna in un romanzo per la scuola media che tocca temi potremo dire quasi consueti – l’amicizia, i genitori separati, i cambiamenti della crescita – in modo non banale. I genitori di Mirtilla si sono separati, ma per dare alla figlia una sorta di continuità vivono nella stessa strada e cercano di portare avanti le vecchie abitudini, nonostante molti conoscenti li guardino in modo diverso dopo l’outing del padre. Mirtilla è alle prese con i problemi dell’amicizia: Kiera si è allontanata e sembra prenderci gusto a battibeccare e a prendersela con lei e Mirtilla stessa sembra dare per scontata la presenza di Oscar, uno che sa davvero dimostrarsi amico.

Una sola abitazione separa nella via le case dei genitori della protagonista: ci vive la signora Flora Mae insieme a un gatto imbalsamato e a una macchina da scrivere: è lei a gestire la rubrica di consigli della “Gazzetta di Valentine”, il giornale locale, di cui tutti sono affezionati lettori pur considerandola eccentrica e forse un po’ matta. Ma è a lei che scrivono per raccontare e chiedere aiuto; è a lei che anche Mirtilla ha scritto e grande è a sorpresa della ragazzina quando la donna le affida una serie di incarichi (dal bagnare le piante al gestire la posta con l’editore) prima di partire e passare un periodo fuori città. Mirtilla non si trattiene: legge alcune delle lettere e fa scivolare la sua personale risposta nel plico per il giornale. Così i suoi consigli vengono pubblicati, così Mirtilla prova a risolvere i guai altrui per cercare di sistemare i propri.

Le lettere dei lettori e le risposte di Mirtilla punteggiano la narrazione che dice di come i cambiamenti siano fatti anche di una forma nuova; è molto difficle cercare di tenere il nuovo dentro le vecchie abitudini, specie quando cresci e finisci per sentirti diviso a metà, non proprio te stesso.

Julie Murphy, Consigli e disastri di Mirtilla (trad. di Manuela Salvi), Mondadori 2020, 256 p, euro 16, ebook euro 8,99

La strana storia di Cappuccetto Blu

15 Feb

Che bello che arrivi in Italia questo testo di Guia Risari edito da Le Baron Perché nel 2012; a giocare con le fiabe della tradizione si cimentano volentieri autori e illustratori, qui però l’operazione parte dalla volontà di sottolineare come quella di Cappuccetto sia una storia al femminile sulla crescita, la capacità di giudizio e di scelta e su come ci si possa salvare grazie alle storie che si sanno raccontare e all’amicizia in cui si crede. Qui non ci sono cacciatori, il lupo è un ragazzino che si rivela empatico e pronto a farsi coinvolgere nel gioco, la nonna è una noiosa vecchietta ipocondriaca. E poi ci sono fantastiche note a piè di pagina per un gustoso divagare, per andare oltre; ci sono i molti riferimenti che sia il testo che le immagini fanno ad altre storie, ad altre fiabe. E c’è il gioco in cui viene tirato dentro il lettore che a volte una cosa legge e un’altra ne vede, che segue il filo delle storie che già conosce e il filo di questa che si nuova per ribadire, per tirare fuori l’essenza del personaggio.

Molto interessante e sicuramente azzeccatissimo per accompagnare questo testo lo stile dell’illustratrice francese Clémence Pollet (già conosciuto ai lettori italiani in “Dimmi cosa mangi…” e “Dimmi da cosa nasce…” editi da La Margherita, e “La treccia” uscito per Salani col testo di Laetitia Colombani) così come la sua scelta dei colori.

Guia Risari – Clémence Pollet, La strana storia di Cappuccetto Blu, Settenove 2020, 

La mia vita felice

12 Feb

Quando non riesce a dormire, Dani non conta le pecore, ma fa l’elenco delle volte in cui è stata felice: sono le piccole gioie del quotidiano, come ricevere una rana in regalo o riuscire a nuotare per qualche bracciata senza bere. Dani sta per cominciare la prima, non conosce i suoi compagni e ha paura di non farsi nemmeno un amico: per fortuna  conosce Frida e diventano inseparabili. Ma a volte non tutto sembra andare per il verso giusto: Frida infatti si trasferisce in un’altra città e sembra che nessuno possa prendere il suo posto.

Con lo sguardo ad altezza bambino, Rose Lagercrantz (ve lo ricordate il suo “La ragazza che non voleva baciare” uscito per Salani?) racconta le giornate di una seienne, il suo rapporto forte con il papà, gli stupori, le paure, l’altenarsi di sole e nuvole nello scorrere dei giorni. Frasi brevi in brevi capitoli accompagnati da illustrazioni, adatto ai lettori che cominciano a trovrsi a proprio agio con testi già più lunghi, che hanno amato Dory Fantasmagorica, che cercano un libro già più corposo (che sarebbe stato bene tanto per capirci anche accanto ad alcuni Miniborei di cui appunto abbiamo detto, nell’anno passato, della “giusta misura”).

Rose Lagercrantz – Eva Eriksson, La mia vita felice (trad. di Samanta K. Milton Knowles), Il Castoro 2020, 139 p., euro 12