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Hugo

5 Dic

Bella scelta della casa editrice Il Barbagianni che porta in Italia un albo di Mia Nilsson in cui l’autrice utilizza modi differenti ben amalgamati tra loro e coinvolgenti per il lettore: illustrazione, testo narrativo e fumetto, uniti al sapiente uso del contrasto che genera divertimento e tiene alta l’attenzione. Il libro infatti presenta la storia di un coccodrillo che si trova a vivere in una foresta, non certo il suo luogo naturale, perché è stato spinto fuori dal vagone del treno del circo da colleghi invidiosi e che non corrisponde ai canoni stereotipati sulla sua figura. Hugo non è crudele né sanguinario, piuttosto fa maglia, cucina e tiene pulitissima la sua tana. Gli animali del bosco però, che non lo conoscono e manco provano a saperne di più, hanno intessuto leggende metropolitane sulla sua ferocia, scappano appena lo vedono e tutti i suoi tentativi di trovare amici vanno a vuoto. Sarà il gesto istintivo di portare in salvo due piccoli cinghiali a far aprire gli occhi agli abitanti del bosco, evitandogli il trasferimento a cui è già pronto e riempiendogli la casa di amici.

L’albo ruota intorno al tema del diverso, dell’istinto diffidente verso chi non si conosce e di cui si immaginano cose non vere, ma riesce – proprio grazie al tratto dell’autrice e alle scelte narrative – a uscire dal legame stretto col tema e ad essere semplicemente un bell’albo per una bella lettura condivisa, con tanto di momento di suspense verso la fine dove tutto sembra, ma… no, non è!

Mia Nilsson, Hugo (trad di Susanna Di Cosimo e Tor Anders Grönlund), Il Barbagianni 2019, 44 p., euro 16,90

Cuore a razzo farfalle nello stomaco

20 Nov

Il romanzo è godibilissimo, scritto col giusto ritmo, con un’ironia non da poco e a tratti ti sentiranno ridere di cuore mentre leggi. Del resto non si può rimanere impassibili di fronte al ritratto, ad esempio, che Rob fa dei propri genitori. Lui è un tredicenne timidissimo, che ama citare Shakesperare, non nuovo agli attacchi di panico, con una vita sociale prossima allo zero: ha un grande amico che usa mille abbreviazioni quanto messaggia, un bullo che lo ha preso di mira e un nonno caustico che vive in una residenza per anziani e scommette su chi sarà il prossimo ospite a tirare le cuoia. Rob sta studiando l’amore: è stato trafitto dalle frecce di Cupido la prima volta che ha visto Destry Camberwick, cerca di incrociarla casualmente, tenta di capire cosa sia l’amore vero osservando le persone intorno a lui. E così parla della vita, mette a nudo gli adulti, scopre la figura della nonna paterna di cui non sa assolutamente nulla. Poi comincia a ricevere strani messaggi sul cellulare che lo spingono a sfidarsi, ad avere il coraggio di essere davvero se stesso.

Ad un certo punto, il libro svolta: siamo verso la fine, c’è una sorta di colpo di scena e le ultime pagine rivelano al lettore molto sulle pagine che ha letto in  precedenza, su cosa significa rielaborare la realtà, raccontarla, prenderne atto. Sarebbe stato un ottimo romanzo comunque, anche senza quello scarto, quella rivelazione: è il modo in cui è scritto a renderlo fresco, divertente e non banale. Di più non si può dire altrimenti si rivelerebbe troppo, ma sicuramente è da proporre ai ragazzi , sperando che qualche altro libro di quest’autore australiano trovi la via della traduzione in italiano.

Barry Jonsberg, Cuore a  razzo farfalle nello stomaco, Piemme 2019, 317 p., euro 16, ebook euro 6,99

La tana nell’albero

4 Nov

tana nell'alberoAutore prezioso Cary Fagan già apprezzato in La strana collezione di mr. Karp e in quel gioiellino di racconto di formazione che è The Big Swim. Eccolo di nuovo con una delizia di racconto lungo che scorre veloce nella lettura e che sembra ritmato giusto per una lettura condivisa. Si svolge a Toronot, nel 1925: un circo che si muove su rotaia perde gli ultimi due vagoni mentre è in viaggio e il leone che stava rinchiuso in una delle gabbie non si trova più. Lo danno per morto, il domatore se ne fa una ragione, ma lui è vivo e vegeto e nascosto nel tronco di un albero fulminato nel parco cittadino, dove si verificano strane sparizioni e apparizioni. Lo trova l’intraprendente Sadie, figlia di un pasticciere, che prima lo addomestica grazie agli carti della macelleria, poi prende a nutrirlo con regolarità e infine deve escogitare il modo di difenderlo dall’arresto. La ragazzina è aiutata da un bambino di ricca famiglia a cui ogni giorno consegna le torte, abbigliato sempre in modo buffo e che non chiede altro che esserle amico (inutile dire che lei tende a destestarlo, almeno all’inizio): i due si muovono liberi, prendono decisioni, assaggiano la bellezza del passeggiare di notte in città con un leone al guinzaglio (perché non lo fa più gente). Gli adulti sono sullo sfondo: il padre di Sadie e la loro pensionante, anziana bibliotecaria che raccoglie articoli di giornale stravaganti e dispensa consigli non richiesti; entreranno in gioco quando ci saranno da prendere decisioni importanti e, insieme al domatore, si confronteranno coi ragazzi sul destino del leone, sul concetto di libertà.

Un bel racconto, dal finale non scontato e non troppo roseo, giusto direi, e con una puntuale riflessione sul termine “perdita”: Sadie ha perso la mamma, nel senso che se n’è andata inc erca di fama e fortuna, per cui sa benissimo che un leone che si è perso non è necessariamente morto, ma sta lì fuori da qualche parte.

Davvero una lettura da non perdere.

Cary Fagan, La tana nell’albero (trad. di Francesco Piperno e Flavio Sorrentino), Biancoenero 2019, 111 p., euro 11

Vera

17 Ott

Edizioni Corsare manda in libreria una nuova collana dedicata ai lettori che si muovono ormai autonomamente e che risulta molto interessante per il formato scelto: copertina rigida, ampio respiro del testo sulla pagina, illustrazioni che accompagnano.

“Vera” è una storia di amicizia dove il tratto di Marta Baroni riesce a catturare e rendere appieno il mondo descritto dalla nuova compagna di casse della voce narrante che tutti catalogano come grande bugiarda. Vera dice infatti di venire da Marte e di quel pianeta racconta con dovizia di particolari. Quando l’amico andrà a cercarla a casa perché da un po’ lei non viene a scuola, la troverà con una gamba ingessata e mette insieme i pezzi del racconto, partendo da quel paese dalla sabbia rossa da cui Vera col padre e il fratello ha preso una barca per partire.

Gli altri due titoli della collana per ora usciti sono Grili e rane di Barbara Ferraro (andate a vedere le illustrazioni di Alessandra Lazzarin), un racconto sulle avventure e le scoperte durante le vacanze dai nonni in montagna, e L’incanto, di Linda Serafini e Miriam Serafin, la cui protagonista si perde fantasticando in momenti tutti suoi che la portano lontana dalla realtà.

Claudia Sousa – Marta Baroni, Vera, Edizioni Corsare 2019,48 p., euro 12

Il segreto di Ella

15 Ott

C’è sempre una certa soddisfazione nel leggere i libri ben scritti, che filano dritti alla meta senza fronzoli e ti portano nel cuore della storia, fianco a fianco con la protagonista; anzi, in questo caso tu lettore ti senti davvero un po’ Ella e il suo senso di colpa diventa anche il tuo, come anche la sua voglia di essere accettata, di avere nuove amiche, di non essere sempre ai margini, come lei stessa dice.

Con una preziosa delicatezza, ma anche con estrema onestà, Cath Howe racconta di questa decenne trasferitasi in una nuova città che non perde l’occasione di diventare amica della più popolare (e antipatica) della classe, pur rendendosi conto che questa la sfrutta per il proprio perverso gioco di prendere in giro e colpire negli affetti più cari un’altra compagna. Ella si trova così a spiare Molly, triste, grigia, silenziosa e misteriosa ma che di lei si fida come si fa con gli amici veri. Dall’errore, dal riconoscerlo e dal chiederne scusa passa il mettersi a nudo di Ella che tormenta le sue mani e la sua pelle tanto quanto la vicenda da poco toccata alla sua famiglia tormenta il suo animo: il padre ha commesso un illecito sul lavoro ed è in carcere. Anche in questo romanzo, come è successo recentemente nei libri per ragazzi tradotti in italiano, ha grande spazio la fotografia, attività a cui Ella quasi letteralmente “si appende” per tentare di uscire dai pensieri di ogni giorno e in cui eccelle: la capacità di vedere va oltre un’obiettivo, un’inquadratura e ha a che fare col comprendere, col mettersi alla stessa altezza.

Ogni capitolo si apre con una lettera che Ella scrive al papà, cercando di raccontargli il quotidiano per dire anche quanto lui le manchi e quanto sia difficile non parlare di lui: la mamma lo ha vietato, mentre per la ragazzina sarebbe normale pensare al papà mangiando il suo cibo preferito

o facendo qualche gioco, riprendendo qualche abitudine comune. E ci sono alcune righe finali del papà, luminose per la storia; una storia proprio onesta che dice di come sia la vita. Ho letto questo libro di getto, nelle ore che precedevano la sentenza spagnola sui politici catalani in carcere da due anni: non ho potuto non pensare alle lettere che Oriol Junqueras, il vicepresidente della Generalitat de Catalunya, ha scritto ai suoi bambini Lluc e Joana e che sono state raccolte in un libro, pubblicato a inzio anno dopo il successo dell’uscita allegata a una rivista di storia lo scorso dicembre. Nei mesi scorsi un albo, questa volta italiano, ha provato a raccontare la distanza fisica quanto emotiva tra un padre lontano (non necessariamente legata a una condizione di carcerazione, ma immaginabile anche per questa situazione) e un figlio: si intitola Dimmi, col testo di Anselmo Roveda e le illustrazioni di Chiara Bongiovanni, che dicono di una scelta precisa di non connotare, ma di evocare quel dialogo fragile e delicato attraverso la presenza di un pesce un uccello che si girano intorno e che provano a sottendere anche quello che rimane sospeso, quello per cui è difficile trovare parole o per cui, forse, ne bastano, quando servono, poche davvero. Perché si sa.

Cat Howe, Il segreto di Ella (trad. di Gioia Sartori), Terre di Mezzo 2019, p. 250, euro 10

Anselmo Roveda – Chiara Bongiovanni, Dimmi, Pulci volanti 2019, 48 p., euro 15

L’albero al centro del mondo

26 Set

Essere il fratello di mezzo non è semplice, specie se come Marnus non brilli come il tuo fratello maggiore, asso del rugby circondato da ragazzine adoranti, e il minore, piccolo genio fuori dal comune. Marnus viene costantemente preso in giro e costretto a sobbarcarsi i lavoretti in casa che gli altri due schivano; i suoi tredici anni non gli sembrano nulla di che. Fino al giorno in cui una ragazzina si presenta alla porta chiedendogli di firmare una petizione e lo trascina a vedere l’oggetto della sua battaglia: un grande albero nel parco che gli addetti del comune hanno ordine di abbattere. Così, improvvisamente, Marnus si trova a passare le giornate sull’albero e a dormici ai piedi, finisce sulle pagine del giornale locale e abbraccia una causa che pian piano conquista sempre più persona. Ma sull’albero impara a conoscere Leila, o almeno ci prova, e il motivo per cui quell’albero per lei tanto conta. E dall’albero ha una nuova prospettiva, un nuovo punto di vista sui suoi genitori, sui meccanismi che governano il mondo, su certe battaglie che per alcuni sono piene di passioni e per altri occasioni da sfruttare a proprio vantaggio.

Un libro breve, che si legge facilmente e si svolge nell’arco di una manciata di giorni, e che porta in Italia Jacobs, il più prolifico autore afrikaner per ragazzi.

Jaco Jacobs, L’albero al centro del mondo (trad. di Marina Mercuriali), Rizzoli 2019, 192 p., euro 15, ebook euro 7,99

La mia estate indaco

23 Set

Riuscito questo romanzo di Magnone che riesce a mettere insieme, in modo fluido e convincente, temi importanti e a ritrarre adolescenti in fuga e in ricerca. La protagonista è la quattordicenne Viola, che vede la sua vita cambiare nel giro di poco tempo: la famiglia si trasferisce da Torino a una città di provincia, piccola e sconosciuta, l’adorato nonno con cui ha un rapporto speciale è finito in ospedale e non sarà più in grado di badare a se steso, per cui è stata venduta anche la roulotte nel campeggio di montagna dove lei passava l’estate. Nello scombussolamento del cambiamento, tra i silenzi degli adulti e le frizioni coi genitori, le si affianca ben presto Indaco, un punto interrogativo in motorino, misterioso, sprezzante del pericolo e delle regole. Non fa esattamente parte del gruppo di ragazzi che Viola comincia a frequentare, compare all’improvviso, condivide del tempo con loro e nulla più: nessuno sa della sua famiglia, di dove viva. Indaco ama mettersi in pericolo per strada, disegna balene sui muri, accumula scatolette in un luogo abbandonato sognando di trasferirsi lì per sfuggire a una situazione complicata.

I due protagonisti si fanno specchio: cercano di leggere ciscuno dentro la difficoltà dell’altro, di interpretarne gli angoli nascosti e le paure. Ma Indaco, tanto bravo ad ascoltare isilenzi e le posture di Viola, non sa che basta essere ses stessi, senza costruirsi un personaggio, per essere interessanti. Non sa che quel che è vero poi salta fuori, se chi ti vuole bene cerca di vederti davvero, di scoprire il tuo intorno.

Il romanzo alterna al racconto le pagine del “quaderno delle mie paure” di Viola, dove la ragazza racconta la prte più nascosta di sé. nche se sono Viola e Indaco a brillare e a sucire di prepotenza in rilievo sulla pagine, il gruppo di adolescenti sullo sfondo è un bel ritratto dei ragazzi di oggi: ci sono i loro modi di stare al mondo, le serie tv che guardano, il loro mettersi in gioco. E c’è una frase, dipinta su un muro, da cui può essere interessante partire proprio con loro per riflettere sul mondo, sull’oggi, sul futuro, sulle possibilità di cambiare: “non è tutto loro quel che luccica”.

Per cui fa piacere avere un bel romanzo italianoda proporre ai ragazzi di 12/14 anni in cui riconoscere, se li sai, i luoghi, le colline, certi orizzonti 😉

La bella illustrazione di copertina è di Ottavia Bruno.

Marco Magnone, La mia estate indaco, Mondadori 2019, 288 p., euro 17, ebook euro 8,99

Sempre pronti

16 Set

l lettori conoscono Vera Brosgol per Anya e il fantasma, sempre apprezzato; la ritrovano ora in questo fumetto autobiografico in cui ha ricostruito, aggiungendo ai suoi ricordi i racconti dei suoi famigliari, l’avventura al campo estivo tanto agognato e decisamente diversa da quel che si aspettava. L’autrice ritrae se stessa bambina, trasferitasi negli Stati Uniti dala Russia a cinque anni; la sua famiglia, la mamma che sta studiando per ottenere un lavoro migliore, e i due fratelli minori, e l’atmosfera in cui cresce: da un lato la frequentazione della comunità e della chiesa russa, dal’altra il confronto con le compagne di scuola, da cui si sente emarginata e inevitabilmente diversa. Tutte le altre parlano dei campi estivi, di quanto siano fantastici e così, quando scopre di poterne frequentare uno per immigrati russi, in parte finanziato dalla chiesa ortodosa, convince la madre a mandare lei e il fratello e passa il mese di giugno a preparare i bagagli, convinta che lì troverà chi le somiglia. Contrariamente al previsto, il fratello reticente si troverà a meraviglia, mentre lei finisce nel campo delle ragazze più grandi: è la piccola, viene rimproverata per l’accento nel parlare russo, non conosce le regole non dette, il bagno è un terribile capanno nel bosco. Insomma, non resta che implorare di venirla a prendere, mentre invece la mamma decide di prolungare il soggiorno di due settimane per poter valutare al meglio una vataggiosa offerta di lavoro.

Il fumetto è molto ironico, ma soprattutto crudelmente onesto e il lettore è inevitabilemente portato a parteggiare per la protagonista e a sentirsi al suo fianco sempre, nella disperazione come nella scoperta del valore della vera amicizia.

Vera Brosgol, Sempre pronti (trad. di Michele Foschini), Bao Publishing 2019, 256 p., euro 19, ebook disponibile per iOS, Android, Kobo e Kindle.

Babyface

13 Set

La “rocade” di Amiens, come la chiamano i suoi abitanti, è una successione di superstrade e tratti autostradali che fa il giro della città; così può capitarti, se abiti in periferia, che per andare a scuola o al alvoro tu debba attraversare ogni giorno una passerella sotto cui sfrecciano veicoli ad alta velocità, proprio come fanno Nejma e Raja, vicini di casa e forse amici. Forse, perché in realtà a Najma non interessa nessuno o è il suo modo per crearsi una bolla di isolamento, lei che pare non piacere a nessuno a scuola, grossa, scorbutica, vestita male, con la rispostaccia sempre pronta. Quando a casa la solitudine è troppa, gira per le corsie di un supermercanto; Isidore, il vigilante, si accorge di lei e del potenziale che nasconde. Se nel quartiere infatti tutti parlano della nuova scuola/palestra di wrestling che sta per aprire, Najma è naturalmente dotata per l’atletica, ma vaglielo a far capire. Sarà una buia notte sull’autostrada e l’affetto di un cucciolo ad aprire una breccia nella postura della ragazza.

Raccontato in prima persona da Raja, famiglia di orgine indiana, il romanzo breve è un curioso mix che alterna parti più riuscite ad altre meno: sono stereotipate, grottesche e anche un po’ ridicole le figure di alcuni adulti come la preside della scuola o i due fratelli che vogliono aprire la scuola di wrestling e finiranno per gestirne una di ballo, mentre il ritratto del vigilante, come quello dei genitori di Raja peraltro, è davvero iuscito e mette sull apgina la figura di un adulto estraneo (non è un famigliare né un insegnante o un educatore; non appartiene al loro mondo stretto) che sa notare, vedere e trattare i ragazzi alla pari, mantendo ciascuno il proprio ruolo. Ancora una volta, in accenno, si ritrova il ruolo che lo sport può avere come riscatto, cambio della percezione di sé e degli altri, attività in cui ritrovarsi.

Di Marie Desplechin i lettori italiani hanno da poco letto Verde, di cui aspettiamo il seguito; l’autrice ha recentemente prestato la sua penna all’illustratore Serge Bloch per accompagnarlo in un divertente racconto della sua infanzia e della sua famiglia edito in Francia da L’Iconoclaste.

La copertina del romanzo è di Eleonora Antonioni.

Marie Desplechin, Babyface (trad. di Sara Saorin), Camelozampa 2019, 112 p., euro 12,50

Lucas

9 Set

Ecco un nuovo romanzo di Kevin Brooks e vien da dire che è il Brooks migliore, quello apprezzato in Naked e ne L’estate del coniglio nero. Un romanzo duro, dove sai fin dall’inizio che la vicenda non avrà certo quel che si definisce lieto fine, anzi, ma che ha un profondo significato innanzitutto per la scelta di far raccontare in prima persona dalla protagonista e di mettere sulla pagina il suo sguardo, i suoi sentimenti, il deflagare degli avvenimenti sul suo corpo e sul suo animo.

Caitlin vive sulla minuscola isola di Hale, collegata da un ponte alla terraferma, insieme al padre che scrive romanzi per ragazzi e cerca di sopravvivere alla morte della moglie avvenuta quando i figli erano piccoli. La conosciamo sulle soglie dell’estate, quando il fratello torna a casa dall’università e comincia a frequentare la cattiva compagnia di un gruppo di ragazzi del luogo, intorno a cui bazzica anche Bill, la vicina di casa e amica da sempre di Caitlin. Ma è un’amica che lei non riconosce più, che passa il tempo a vestirsi in modo provocante, a cercare l’attenzione dei più grandi, a bere al pub per finire a vomitare sul ciglio della strada. Lo sguardo di Caitlin invece è catturato dalla figura di un ragazzo biondo, con lo zaino in spalla che vede sul ponte. Scoprirà poi che il giovane è sull’isola da qualche tempo, fa lavoretti nelle fattorie, vive in una radura quasi magica nascosta nel bosco. Lo conosce sulla spiaggia e il sentimento magnetico che la travolge non ha pari. Ma il candido e misterioso Lucas è al centro dell’attenzione degli abitanti dell’isola che lo additano come vagabondo, rom, insomma il diverso da allontanare. Un incidente durante l’annuale regata diventa il pretesto per scatenare contro di lui l’odio, accresciuto dai ragazzi della banda che vogliono montare ad arte delle accuse e incolparlo di reati che non ha commesso. Nel tentativo di difenderlo, Caitlin proverà tutta la forza della violenza, del pregiudizio e della facilità con cui le persone fanno massa credendo a fatti assolutamenti inventanti ed illogici.

Molto bella la figura del padre di Caitlin, descritto nella sua umana debolezza, nella fatica del vivere, ma anche nella capacità di crescere la figlia con uno sguardo aperto e attento a ciò che è giusto, alle scelte necessarie. E un applauso per la riga finale 😉

Kevin Brooks, Lucas. Una storia di amore e di odio (trad. di Giorgio Salvi), Piemme 2019, 334 p., euro 17, ebook euro 7,99