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La spada di legno

11 Feb

Un romanzo di formazione in cui il protagonista passa attraverso un viaggio, la condivisione e il sostegno di due preziosi e inattesi amici, la fatica delle scelte e il confronto con la morte, che qui si fa reale e concreta nel personaggio appunto di Morte. Ancora una volta Frida Nilsson mescola con bravura realtà e fantasia per offrire una riflessione profonda e alta sulla vita, che giustamente l’editore italiano inserisce nella sua collana Up ad indicare un libro per i lettori più grandi.

Sasja è un bambino che sta per pedere la mamma: nella costruzione della capacità di lasciarla andare, lui e il suo papà hanno già smesso di chiamarla “mamma” e la chiamano semplicemnete con il suo nome, Semilla. Lei è ammalata e il tempo insieme si sta riducendo sempre di più. Sasja sa anche che quando una persona muore arriva il veliero di Morte e se la porta via sulla sua isola, ma il mattino in cui trova il letto vuoto e vede la temibile nave all’orizzonte salta su una barca da pescatori giù al porto e rema, deciso a riportare indietro la sua mamma. Sbarca in una terra dove non ci sono umani, tutti i personaggi sono antropomorfi e sono morti: Morte ha aperto il loro guscio  e li ha fatti diventare – a seconda dei casi – spartan, arpir o hildin, ciascuno con caratteristiche precise e zone ben stabilite in cui vivere. È un piccolo maiale ad accoglierlo, si chiama Trine e il suo papà è il capitano della nave di Morte. Sarà proprio lui a nascondere il piccolo umano e a giurargli fedeltà eterna, accompagnandolo nel viaggio tra brughiere brumose e passaggi oscuri, a cui si aggiunge la figlia del re di Sparta. Il trio parte, tra avversità, pericoli, priogioni e combattimenti fino ad arrivare al castello di Morte, dove si mangiano leccornie ad ogni ora del giorno e dove si sta bene. Con un’intuizione improvvisa Sasja riuscirà a sconfiggere il padrone di casa, scegliendo la vita nella loro casa d’origine per sé e per la mamma, scegliendo di tornare da dove era partito.

Tra le righe di questo romanzo il lettore troverà spunti di riflessione non solo dei bambini (il candore di Trine ne fa un personaggio insuperabile) ma soprattutto degli adulti che stanno loro intorno: sulla vita e la morte, sulla guerra, sull’odio e sulla fedeltà, sulla possibilità e sulla capacità di scegliere. Non male il personaggio della Regina, madre della piccola principessa, che fa scelte sue autonome, anche quando le costano l’allontanamento dalla corte. La scrittura è quella già conosciuta dell’autrice, che sa utilizzare una narrazione fluida e coinvolgente per dire tra le righe molto più di quel che all’apparenza sembra sia preparato per il suo lettore.

Frida Nilsson, La spada di legno (trad. di Stefania Recchia), Feltrinelli Up 2019, 352 p., euro 15, ebook euro 8,99

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Oltre il giardino

4 Feb

Ho incontrato Chiara Mezzalama a Parigi, nel dicembre 2015; da poco era uscito per e/o il suo romanzo “Il giardino persiano” in cui raccontava l’estate del 1981 quando, con la madre e il fratello, raggiunse il padre diplomatico, nominato nel novembre precedente ambasciatore d’Italia a Teheran. La sua famiglia materna ha origine a pochi chilometri da dove son cresciuta e, quando le storie che conosci tornano e si fanno scritte, è sempre interessante vederle andare per il mondo.

Quella storia vera torna ora in un’edizione per bambini, una forma breve illustrata da Régis Lejonc e già vincitrice in Francia del Prix Sorcières 2018 nella categoria Carrement Beau Maxi. Sono gli anni successivi alla destituzione dello Scià, la rivoluzione islamica incombe, come la guerra con l’Irak. La nuova casa ha un grande giardino che diventa il palcoscenico delle giornate di Chiara e del fratello; è il dentro, un’oasi di pace e di bellezza, rispetto al fuori, una città nera di uomini barbuti armati fino ai denti. La contrapposizione tra dentro e fuori segue nelle pagine, dove grazie ai colori emerge ancora di più il contrasto che i bambini si trovano a vivere. Poi da fuori qualcuno si affaccia: un bambino scavalca il muro, salta nel giardino e tende la mano. Èil segno di quel che c’è fuori, ma è anche il segnale che non si possono mescolare le due parti di mondo che il muro separa.

Questa storia arriva oggi, in tempi di altri muri, con frasi corti e una limpidità narrativa che dice al lettore che le stesse sensazioni potrebbero essere applicate anche in altri tempi, in altri luoghi. Lejon sceglie vignette che danno ordine al testo e illustrazioni che rimandano giustamente alla cultura persiana, con cui delinea un regno quasi incantato, il regno di due bambini intorno a cui infuria la violenza della tirannide.

Chiara Mezzalama & Régis Lejonc, Oltre il giardino (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2019, 32 p., euro 15

La casa che mi porta via

24 Gen

casa che mi porta viaTrovavo che, per quanto riguarda i romanzi per adolescenti, questo autunno passato fosse stato un po’ fiacco, un po’ faticoso. Poi, insieme pur da strade diverse, sono arrivati due romanzi luminosi e davvero belli, che ruotano entrambi intorno ai temi della morte e della vita. Intanto vi metto sotto gli occhi quello di Sophie Anderson per Rizzoli, ispirato a Baba Yaga e alle storie di sapore russo. L’incipit è davvero molto bello, mi fa pensare agli occhi di chi ascolta mentre viene letto l’inizio de La ragazza dei lupi: anche questa storia è fatta per essere letta a voce alta e la sua autrice ci mette dentro – almeno per la prima parte e il finale, in mezzo c’è un tratto in cui pare cedere, ma si riprende – il ritmo delle narrazioni orali.

Del resto, da lì si viene: Marinka, capelli rossi e quasi tredici anni, vive in una casa con le zampe di gallina che si sposta in continuazione, insieme alla nonna, Baba Yaga Guardiana dei Cancelli che sovente la sera prepara banchetti sontuosi per accogliere i morti e accompagnarli oltre il cancello, nell’aldilà dove nascono le stelle. Marinka prepara lo steccato di ossa, accende le candele nei teschi, osserva: toccherà a lei prendere quel ruolo, imparare la lingua dei morti, le formule che permettono di varcare la soglia del non ritorno in modo sereno. Ma la ragazzina è viva, vuole amici e possibilità di scegliere il proprio destino. Allora rompe le regole, litiga con la casa, prende a male parole la nonna e la taccola che le è sempre accanto, scopre verità nascoste sulla propria infanzia, cerca di mettere una pezza ai disastri combinati, incontra chi la affianca senza giudicarla. Un viaggio, verso una scelta inevitabile che Marinka vuole però affrontare da protagonista; un libro dove le nonne stappano le bottiglie coi denti, le case proteggono e parlano a loro modo, i morti sono presenze di vita. C’è magia in questo libro, una magia che permette di dire in modo lieve la vita e la morte che ne fa parte, il dolore e la serenità. Ci sono anche righe molto poetiche, che la traduzione di Giordano Aterini sicuramente accompagna al meglio.

Un libro che permette anche di incuriosirsi e di andare a cercare le storie della tradizione in cui la trama affonda le sue radici. Nelle pagine finali, l’autrice rivela che anche il suo prossimo lavoro avrà a che fare con le storie della tradizione slava con cui è cresciuta. Inutile dire che lo aspettiamo.

Illustrazioni interne di Elisa Paganelli.

Sophie Anderson, La casa che mi porta via (trad. di Giordano Aterini), Rizzoli 2019, 327 p., euro 17, ebook euro 8,99

L’estate di Eden

12 Gen

Di primo acchito al lettore sembrerà di perdersi: c’è qualcosa che è successo e che dovrebbe sapere, ma gli verrà detto solo qualche pagina più avanti; c’è una situazione ingarbugliata; c’è Jess che racconta andando avanti e indietro coi ricordi. Ma ha senso che sia così: racconto in prima persona di un’adolescente per tutti scontrosa e particolare, che è incappata in un pestaggio in piena regola da parte di sconosciuti solo perché era vestita in un certo modo. Solo Eden, la sua migliore amica, ha saputo starle accanto e stanarla, per cui tocca a Jess fare la medesima cosa quando la sorella di Eden muore in un incidente stradale. Da una parte Jess a putellarla, dall’altra Liam, il nuovo fidanzato di Eden, con cui Jess si intende così bene. E poi quelle cose non dette, quel comportamento di Eden così particolare e la sua scomparsa.

Nel vortice di una manciata di ore, nell’ansia dela ricerca dell’amica scomparsa, Jess racconta al lettore gli ultimi mesi della sua vita, fa venire i nodi al pettine, rompe il guscio della solitudine e del terrore che quel che ha vissuto le ha lasciato dentro. Un romnzoda adolescenti che si legge velocemente, che mette sulla pagina personaggi che si rivelano più complessi di quel che sembrano, che dice di come si possa andare oltre le apparenze.

Il sito dell’autrice.

Liz Flanagan, L’estate di Eden (trad. di Federeica Ressi), DeA 2018, 350 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

Codino

7 Gen

Arriva da Marameo, casa editrice svizzera italiana specializzata in libri per l’infanzia, questo testo che racconta in modo lieve e poetico (anche grazie alla traduzione di Chiara Carminati), il crescere di Codino, leprotto gracilino nato in un giorno di primavera. Da apprezzare innanzitutto il formato che dà al testo un bel respiro e integra perfettamente le immagini di Katrin Schärer (alcuno sui albi sono editi in Italia da Officina Libraria) che seguono tutta la storia, a volte a piena pagina a volte con semplici accenni: danno un muso puntuto e sognatore al protagonista e mostrano al lettore tutti gli amici che incontra. Già perché la crescita del leprotto, che il lettore segue per alcune stagioni, è in realtà un viaggio prima alla scoperta del bosco in cui è nato, poi della montagna dove è tornato a vivere l’amico Pepe, unavolpe bianca, attraversando il pericoloso confine da cui molti non sono tornati e che è la strada dove corrono veloci e pericolose le automobili.

Codino, accompagnato prima dalla mamma e poi in avanscoperta solitaria, incontra ricci rane, volpi, conigli veri e altri di cioccolato pronti per la caccia alla uova di Pasqua, e poi caprioli, marmotte, camosci. Impara a non avere paura, a vedere le cose anche da un altro punto di vista, a fidarsi degli amici, a interpretare la natura per riconosce3re il cambio della stagione, a riempirsi di meraviglia. Un aviaggio di scoperta e di crescita, ma anche – per chi legge – un immergersi nella natura dal punto di vista di un abitante del bosco, capace di interrogarsi, di stupirsi, di prender coraggio.

Il testo è ritmato in capitoli brevi brevi: adatto quindi a una lettura a voce alta, magari in classe, un pezzetto al giorno, qualcuno in più quando c’è più tempo.

Max Bollinger & Kathrin Schärer, Codino. Un leprotto diventa grande (trad. di Chiara Carminati), Marameo, 143 p., euro 22,50

La diseducazione di Cameron Post

27 Dic

Un libro scritto davvero bene: una scrittura che prende, che avvolge, che mette il lettore esattamente accanto alla protagonista facendogliene assumere il punto di vista per poter guardare insieme a lei tutto quel che le sta attorno e le capita. Nell’estate del 1989 Cameron Postdiventa orfana di entrambi i genitori, morti in un incidente stradale in un luogo molto significativo alla famiglia della madre, scampata lì ragazzina a un terribile terremoto. La prima sensazione è disenso di colpa e sollievo insieme: i suoi genitori non sapranno mai che ha appena baciato la sua amica Irene, lasciando rivelare pure a se stessa la propria omosessualità. Cameron vive in una cittadina del Montana dove bisogna omologarsi ed essere come gli altri e secondo le convenzioni; non la agevolerà certo vivere con la zia ultraconservatrice e fervida frequentatrice della chiesa locale. L’educazione sentimentale della ragazza passa attraverso la sua passione per il cinema, le lunghe e dettagliate lettere che le invia la ben più scafata Lindesy e gli esperimenti che mette in campo. Fino a quando non si innamora dell’amica Coley, arrivata in città da poco, che poi racconta tutto all’intera comunità; ecco allora che Cameron viene mandata in un centro di riorientamento di stampo religioso che mira a correggere l’identità dei ragazzi, con pretese, regole e modalità assurde. Lì, tra compagni di situazione tanto diversi e tanto simili, si troverà a dover cercare il suo modo di essere e a conquistarsi la sua libertà, tenendo testa agli adulti che vogliono plasmarla. Un finale aperto che torna ancora una volta nel luogo intorno a cui ruota in qualche modo la ita della ragazza e il suod estino; un romanzo che lascia voce alla sua protagonista, sincero, onesto e terribilmente semplice nel suo dire.

L’incipit è di quelli da non lasciarsi sfuggire se si ha l’abitudine di leggere ai ragazzi qualche pezzo ad alta voce durante percorsi di lettura o presentazioni. Dal libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Desiree Akhavan, vincitore del gran premio della giuria all’ultimo Sundance Film Festival, uscito anche in Italia.

Emily M. Danforth, La diseducazione di Cameron Post (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2018, 536 p., euro 19,50, ebook euro 9,99

Complici del vento

19 Dic

complici del ventoUn romanzo di misteri che cattura credo innanzitutto per il formato, non usuale per i giovani lettori; è illustrato ed è un evidente omaggio alla città di Trieste, vera e propria protagonista al pari degli attori della storia: la bora, le caratteristiche, i luoghi citati permettono di immergersi ancora di più nella storia, specie se si conoscono quelle strade.

La trama punta sull’amicizia tra un anziano collezionista di libri rari e una ragazzina da poco trasferitasi con la famiglia nello stesso edificio in cui l’uomo accumula libri, gatti e misteri, conditi dall’inimicizia quasi odio verso un collega. Un altro uomo, dai modi poco raccomandabili, compare nella vita solitaria del professore: sicuramente c’è sotto qualcosa di losco. Il lettore infatti conosce la vicenda attraverso un racconto all’indietro nei mesi passati mentre il professore sparisce, rapito, e Arcangela è alle prese anche con i misteri della propria famiglia, a cominciare dal lavoro non meglio precisato del padre.

Sarà interessante vedere che apprezzamento e giudizio daranno i lettori di un giallo confezionato in un modo un po’ diverso dal solito.

Otto Gabos, Complici del vento, Pelledoca 2018, 133 p., euro 18

Buddy e Spillo

5 Dic

buddy e spilloDue nuovi personaggi inaugurano una serie che piacerà anche ai primi lettori: sono un cane e un riccio che si conoscono grazie a Meredith, la proprietaria di Buddy, che un giorno porta a casa una scatola di cartone. Dentro c’è un curioso animale che sibila, schiocca e se ne sta tutto rintanato. Spillo ha una fervida fantasia: dice di essere una macchina da corsa, una giraffa, una spazzola per capelli parlante. Capace di trascinare l’amico in folli avventure dove il divano si trasforma in un galeone dei pirati che va incontro a una tempesta, la ciotola dell’acqua in un lago argentato e il sacco della pattumiera in un’alta montagna. Poco importa se tutto è sottosopra e la cucina pare un campo di battaglia alla fine dell’avventura: l’essenziale è essersi divertiti insieme.

Della serie scritta da Maureen Fergus e illustrata da Carey Sookocheff è già disponibile in libreria anche il secondo volume, Buddy e Spillo all’avventura.

Maureen Fergus – Carey Sookocheff, Buddy e Spillo (trad. di Gabriella Tonoli), LupoGuido 2018, 32 p., euro 12.

Il piccolo Virgil

21 Nov

Ancora una volta Iperborea azzecca l’uscita della collana Miniborei presentando al pubblico italiano l’universo di Ole Lund Kirkegaard, uno dei principali autori danesi per bambini, con un personaggio nato nel 1967 ma che non risente del passar del tempo. 

Le avventure di Virgil e dei suoi amici sono buffe, piene di intraprendenza e di parole nuove. Il terzetto si completa con Oskar, che legge un sacco di libri e vuole sempre saperne più degli altri, e Carl Emil, il bambino più goloso e più ricco del villaggio, la cui mamma è una presenza un po’ ingombrante. Virgil infatti vive da solo nel pollaio del panettiere, in compagnia di un gallo con una zampa sola; dorme tutto vestito, beve chinotto a colazione e adora i piccoli tesori veri, quelli che puoi tenere in tasca o sotto il letto. Come non volergli bene? Nel suo mondo non ci sono regole, tutto succede così, perché si è intraprendenti, perché si ha voglia di dare una mano o perché si è particolarmente curiosi. Il lettore accompagna allora il terzetto nell’impresa di trovare una moglie a una cicogna, di catturare un drago a due teste e sette zampe per portarlo a scuola, di ampliare il pollaio costruendo la miglior torre possibile, di vedere la curiosa camicia notturna di Carl Emil. I tre sono accompagnati da adulti complici che ne prendono le parti o stanno comunque curiosi a osservare le loro avventure: il panettiere certo, ma anche il fabbro che si getta a capofitto nell’avventura del drago senza pensare manco un momento che i draghi possano non esistere. Poi sono il maestro, la burbera signora Madsen, il carbonaio. Un piccolo mondo in cui è magnifico poter vivere mille avventure, dove molti grandi sanno benissimo chi è che combina guai ma hanno uno sguardo complice e ridente.

Da questo libro è stato tratto un film.

Ole Lund Kirkegaard, Il piccolo Virgil (trad. di Maria Valeria D’Avino), Iperborea 2018, 151 p., euro 12,50

Piccolo vampiro

19 Nov

Quando sei abituato a un personaggio, perché ne leggi da sempre le avventure, sei convinta di aver presentato la sua prima, felice uscita italiana. E invece no. Rimedio allora subito, mettendo in vetrina questo libro che raccoglie i primi tre volumi della serie che Joann Sfar dedica a Piccolo Vampiro.

Piccolo vampiro vive in una casa infestata insieme alla mamma, signora Pandora, al Capitano dei Morti – ex Olandese Volante, a un cane rosso di nome Pomodoro, a fantasmi di varia natura e genere che adorano il cioccolato, tra cui tre che gli sono molto affezionati: Claudio, coccodrillo in monopattino, Oftalmo con tre occhi e Margherita che ha una grande passione per la cacca. Piccolo Vampiro ha un immenso desiderio: vuole andare a scuola, ma la scuola degli umani la notte è vuota. Così i fantasmi si organizzano per non lasciarlo solo; il risultato è che il bambino Michele si trova ogni mattina i compiti già fatti sul suo quaderno. Sarà lui a diventare grande amico di Piccolo Vampiro e a vivere le varie avventure raccontate qui: imparare il kung fu per battere il bullo della scuola, salvare un gruppo di cani destinati a brutali esperimenti, inseguire i cattivi di turno, rimettere insieme un compagno fatto a pezzi dai mostri intraprendenti.

Un fumetto in cui si ride di gusto in compagnia di scheletri e fantasmi, tutto giocato sul filo dell’affetto: quello che lega i due nuovi amici, quello che i mostri dimostrano a modo loro, quello dei nonni di Michele che accettano Piccolo Vampiro senza fare una piega. Un fumetto che crea dipendenza; è già in edicola il secondo volume ed è prevista una terza uscita con altre nuove storie.

Sfar ma ai vampiri, i piccolo e i grandi. E tra i grandi anche le vampire, come Aspirine. Fumetti come Il gatto del rabbino o Se Dio esiste sono conosciutissimi; se vi capita invece vedete il film che ha girato su Serge Gainsbourg.

Joann Sfar, Piccolo vampiro. Vol. 1 (trad. Francesca Del Moro), Logos 2018, 96 p., euro 19