Tag Archives: amicizia

Run

6 Ago

Arriva in libreria il secondo romanzo della serie dedicata da Reynolds all’atletica e cominciata con Ghost, vincitore del Premio Andersen nella categoria Miglior libro oltre i 12 anni, e conferma le capacità dell’autore: nel far parlare in prima persona i suoi protagonisti, nell’immedesimarsi nella loro vita e nel loro sentire e permettere al lettore di fare lo stesso, nel costruire una narrazione fluida, forse meno del precedente, ma che scorre dritta e avvolgente.

La protagonista è Patina, che fa parte della squadra dei Defenders, ne è la ragazza più veloce: perché non corre solo per correre, non corre solo per se stessa, ha un saco di motivi per tagliare per prima il traguardo e nelle sue gambe filano rapide le gambe di altri che non possono provare il paicere di correre. Patina ha una storia famigliare diversa da quelle delle compagne della scuola esclusiva che frequenta: il papà è morto, la mamma diabetica ha un serrato piano ospedaliero e lei e la sorella minore abitano con gli zii. C’è un’organizzazione giornaliera ben stabilita, a cui la ragazza aggiunge il fatto di sentirsi in dovere di occuparsi della sorellina e gli allenamenti. La pressione è alta: si somma il non detto, il sentirsi a lato rispetto al gruppo di compagne, lo scotto di quando non si arriva primi. Ma Patina sa che deve correre a testa alta e i motivi in più che la spingono a correre possono davvero fare la differenza. Bello il finale che lascia aperto il risultato della gare più importante; belle le pagine che raccontano di come gli allenatori preparano le ragazze a correre la staffetta, a mettersi in sintonia, a sentirsi squadra davvero.

Jason Reynolds, Run (trad. di Francesco Gulizia),Rizzoli 2019, 252 p., euro 16, ebook euro 8,99

Annunci

Mi chiamo Eugen

4 Ago

Curiosa scelta potrebbe sembrare quella di pubblicare, da parte di Atmosphere Libri, questo testo uscito per la prima volta nel 1955, scritto dal pastore svizzero e politico Klaus Schädelin, da cui nel 2005 è stato tratto un film premiato l’anno seguente col Premio del cinema svizzero. Eppure il libro risulta dopo anni a tratti fresco e davvero divertente nel suo racconto delle avventure di tre amici, sempre pronti a fare scherzi e a ccciarsi nei guai tanto da essere minacciati di finire in collegio, che atraversano la Svizzera – da Berna verso Zurigo con tape e traversie varie – alla ricerca del fantomatico tesoro del pressoché leggendario re dei mascalzoni che un tempo viveva nella stessa casa di uno di loro.

A risultare vincente è la struttura della narrazione: spesso l’autore si rivolge direttamente al lettore e ogni capitolo è di fatto il racconto concluso di un episodio, di uno scherzo, di un lampo di genio, di un pasticcio in cui i tre amici si cacciano. In questo modo il libro risulta usufruibile ad esempio nella lettura ad alta voce perché è possibile isolare alcuni episodi davvero divertenti da condividere coi ragazzi per far apprezzare le avventure anche a chi potrebbe temere la pesantezza del testo. In più è una lettura che arricchisce il vocabolario, ricca di nei vocaboli e sfumature di significato.

Klaus Schädelin, Mi chiamo Eugen (trad. di Marina Pugliano), 181 p., euro16

Sacha e Tomcrouz. I vichinghi

28 Lug

Anais Halard e Bastien Quignon hanno creato la serie nel 2017 e finora hanno pubblicato in Francia due volumi, ciascuno ambientato in una diversa epoca storica. Il protagonista è Sacha Bazarec, brillante e curioso ragazzino molto popolare a scuola, che desidera disperatamente un topolino per il suod ecimo compleanno. Invece riceve in ragalo un chihuahua ribattezzato Tomcrouze in onore dell’idolo della sua mamma, la quale è un’antiquaria di prima qualità. Per un incidente avvenuto nel laboratorio da inventore del padre di Sacha, il cagnolino è in grando di funzionare come macchina del tempo ogni volta che starnutisce su un oggetto antico: in questo caso è una spada che li porta dritti dritti all’epoca dei vichinghi dove devono scampare a diversi guai.

Un fumetto molto interessante, fin dal tratto di Quignon, che fa scoprire al lettore nuovi mondi e lo rende curioso, coinvolgendolo in una lettura appassionante.

Anais Halard – Bastien Quignon, Sacha e Tomcrouz. I vichingi (trad. di Cristina Titone), Bao 2019, 88 p., euro 18

Sabine nel mondo della magia

22 Lug

Sabine è una bambina con pochi amici e dei poteri di cui non capisce la provenienza né la potenzialità, eppure qualcosa di particolare lo sa fare: il giorno in cui il gruppo di bulletti della classe la prende di nuovo di mira blocca su un albero il loro pallone. Solo Michael, alunno nuovo arrivato, se ne rende conto; l’amicizia che ne nasce fa scoprire a Sabine che l’amico vive in una casa e in una famiglia molto particolari:non si occupano di produrre sciroppo d’acero come il suo papà, ma hanno a che fare con la magia. Proprio in un paralleloo mondo magico la protagonista si trova catapultata durante una merenda a casa di Michael: è il regno di Uwa, ex regina della magia, imprigionata da maghi sfruttatori dei poteri altrui. L’avventura si fa ancora più intrigante perché da quel mondo Sabine deve cercare di uscire, senza dimenticare di trovare Michael e riportarlo indietro. Proprio su quest’aspetto del legame tra i due ragazzini si innesta un’interessante riflessione sul significato dell’amicizia, sui sentimenti feriti, sulla delusione, su come ciascuno può credere in un’altra persona senza essere per forza ricambiato allo stesso modo.

Sul sito dell’editore trovate la playlist che l’autrice ha confezionato come colonna sonora ideale per la lettura del fumetto.

Luisa Torchio, Sabine nel mondo della magia, Tunué 2019, 

Serafino e Gallina

11 Lug

Marameo, la prima casa editrice svizzera italiana specializzata in lbri per ragazzi di cui abbiamo già parlato a proposito di Codino, presenta il primo di una serie di libri dedicati a Serafino e Gallina e pensati per i lettori alle prime armi che potranno esercitasi col corsivo. Il testo infatti è composto con una font in corsivo ad alta leggibilità ed è diviso in brevi storie i cui protagonisti sono sempre Serafino, la sua Gallina e e la bella Donnina cn le ali di cui è innamorato. Anche la misura dunque aiuta i lettori a regalarsi il piacere di buone storie con facilità; sono sei brevi storie che attraversano le stagioni e che – anche atraverso le illustrazioni – raccontano il quotidiano nella vita dl protagnista: l’orto, il mercato, il piacere di invitare qualcuno a cena, la festa delle castagne, l’arrivo delle nave. E anche la noia di quando la primavera tarda ad arrivare, piove sempre e solo la fantasia buffa di Gallina può salvare la giornata e scatenare le risate.

Primo libro della collana PiccoliMarameo, il libro promette sul finale altre nuove avventure che sicuramente saranno apprezzate.

Amanda Mai – Ana Sanfelippo, Serafino e Gallina, Marameo 2019, 42 p., euro 12

Il mio amico Albert

7 Lug

Il fumetto fa coppia con La mia amica Colette, uscito un anno fa: stesso formato, richiamo della forma del titolo, stessi personaggi che sbucano dalle pagine, cosa ch potrebbe parere stucchevole e poco originale, ma l’autrice è pur sempre Isabelle Arsenault e di fumetti ben fatti per i lettori più piccoli ce ne sono così pochi che vince comunque la curiosità di vedere come va la storia. Ancora una volta l’illustratrice adopera il suo caratteristico uso del colore e gioca sui tono dell’azzurro anice per mettere in scena la pacatezza di Albert – come nel precedente libro identificabile facilmente grazie alla marinière che indossa costantemente – e il suo desiderio di trovare un angolo tranquillo per leggere in pace. È arrivata l’estate e, libero dagli impegni di scuola, il bambino non vede l’ora di tuffarsi nella storia scelta e lasciarsi trasportare dala fantasia su una spiaccia assolata e deserta… che però invitabilmente si popola. Infatti gli amici cominciano a chiedergli di fare una partita a tennis, unirsi alle attività di giardinaggio, balare, ascoltare musica, dare un’occhiata alla bambola in carrozzina: troppo chiasso! Ma saranno proprio gli amici a trovare il modo giusto epr stare tutti insieme.

Come detto appunto fa piacere che ci siano sempre più possibilità di lettura in formato fumetto anche per i più piccoli, tanto più con le preziose scelte grafiche che caratterizzano l’albo.

Isabelle Arsenault, Il mio amico Albert (trad. di Chiara Carminati), Mondadori 2019, 48 p., euro 16

Lucy

3 Lug

Che meraviglia questo romanzo per i ragazzi più grandi (triennio superiori) in cui il lettore accompagna Lucy per le strade di New York, più precisamente Manhattan, ascoltando i pensieri, le elucubrazioni, i dubbi e le osservazioni di questa curiosa diciassettenne amante degli esistenzialisti francesi, alla perenne ricerca dell’unico romanzo scritto dal padre – le cui copie sembrano essere tutte scomparse – e impegnata a capire le coordinate della vita.

Lucy è bravissima a basket, molto più dei maschi che spesso se la prendono quando li batte, e a basket gioca sovente col suo migliore amico di sempre, Percy, di cui è segretamente innamorata. Ha una migliore amica molto diversa da lei e per questo complementare, una cugina più grande che lavora in una galleria d’arte e spera di potersi mantenere come artista, una femminista caustica che le fa leggere Simone de Beauvoir, e un contorno di compagni di classe per cui lei è abbastanza indifferente, quando non guardata con superiorità. Ha due genitori che reputa in gamba, ma su cui comincia a farsi domande: non è che sua madre ha rinunciato alla propria carriere universitaria quando è nata lei? Lucy è curiosa e attenta, adora osservare gli altri, anche i perfetti sconosciuti per strada o nella metro, anche i vicini da cui fa la baby sitter: fruga nelle loro librerie e nei loro casssetti per cercare di capire com’è davvero al loro vita, al di là di quello che appare. Già, l’apparenza e la bellezza: due punti su cui Lucy – che certo bella non si ritiene – riflette a lungo. E poi i rapporti con gli altri, e i ragazzi, e l’amore.

Lucy è vera, dubbiosa, insicura e insieme con solide certezze come solo un’adolescente può essere: trova cavilli, fa 8e si fa) domande su domande, forse cerca risposte e significati laddove non hanno ragione di essere. E cerca la sua strada, cerca di individuare quei tratti che la caratterizzano e che la fondano, che rimarranno sempre a fare Lucy, anche quando crescerà e andrà per il mondo. Lucy è una capace di pensare questo del suo illusorio amore superficiale e a tratti banale: “Caro Percy, tu sarai sempre la mia illusione ottica preferita. Un giorno, in un lontano futuro, penserò di nuovo a te, e il mio cuore scarterà all’improvviso in risposta a un’antica memoria muscolare. E la fugace fitta provocata da quel momento non avrà nulla a che fare con te e tutto a che fare con la ragazza di diciassette anni che ti amava, e con l’impossibilità di dimenticarla”.

Un romanzo che scorre e cattura, in cui un po’ riconoscersi; uno sguardo onesto sugli adulti, sulle scelte di vita, sull’ipocrisia. E sulla luminosità degli adolescenti.

Dana Czapnik, Lucy (trad. di Marinella Magrì), Solferino 2019, 301 p., euro 18, ebook euro 9,99

On the come up

26 Giu

Con The Hate U Give Angie Thomas ci ha abituati a una scrittura caratterizzata dalla capacità di rendere al meglio la realtà che racconta e che evidentemente conosce molto bene, senza mai cadere nello stereotipo e nel banale. Ci riesce anche in questo secondo romanzo che, mi pare, fatiche un po’ di più a decollare rispetto al precedente, ma che poi coinolvgte appieno il lettore nel suo ritmo. Già, signori, perché qui si tratta di rap e non si scherza. Bri è figlia di una leggenda dell’hip hop underground, ma il padre è morto in un regolamento di conti tra bande e la madre non vuole saperne della passione che la ragazza ha evidentemente ereditato insieme alla bravura. Bri sa di essere brava: lo sa nella fragilità e nella forza dei suoi sedici anni, che la fanno rispondere senza pensarci, mettere tutta la rabbia nei versi, pensare di poter raggiungere la fama a ogni costo per fare soldi e rendere migliore la vita di madre e fratello. Bri sa infatti quanto può essere dura la vita quando non si hanno i soldi per le bollette, quando bisogna far la fila alla mensa dei poveri per mangiare, quando si rinuncia ai propri sogni pur di assumersi le proprie responsabilità come fanno i suoi cari. Sa anche quando è sottile il confine tra legalità e illegalità nei quartieri in cui vive e quanto brucia la discriminazione a cui sei costantemente sottoposto perché sei nero.

L’autrice riesce ancora una volta a rendere molto molto bene sulla pagina la condizione dei ragazzi neri rispetto ai loro coetanei bianchi, le differenze, le accortezze di comportamento che imparano fin da subito. La chieve di riuscita del romanzo sta nella veridicità della protagonista (una sedicenne di cui vediamo la rabbia della forza, ma anche le inscertezze di fronte al primo amore, alle decisioni della vita) e degli altri personaggi: nessuno – nemmeno l’ipocrita nonna o la zia che spaccia per tenere in piedi la famiglia – è mai ridotto a macchietta, ma + sempre verosimile, con tocchi di ironia che rendono la lettura assai gustosa.

Un apprezzamento per la traduzione di Giuseppe Iacobaci che, bravo come sempre, in questo caso ha dovuto confrontarsi con la traduzione di tutti i testi rappati dalla protagonista, rendendoli davvero in modo efficace.

Angie Thomas, On the come up (trad. di Giuseppe Iacobaci), Rizzoli 2019, 426 p, euro 18, ebook euro 8,99

Questo (non) è un leone

23 Giu

Poetico, commovente, originale. Un albo illustrato che in poche pagine trasporta i piccoli lettori nei territori della poesia e della riflessione filosofica, riuscendo a farlo mantenendo una trama coinvolgente, con momenti di autentica suspense.

Conosciamo Leonard, un leone gentile, diverso dal resto del branco, un leone speciale che “a volte pensa a cose importanti, a volte sogna a occhi aperti”. La solitudine non è un peso, la diversità, all’inizio, non è percepita come un ostacolo. Poi arriva Marianna, una papera poetessa, con la quale condividere momenti speciali e dare inizio ad un’amicizia intensa. Nascono composizioni poetiche, il rapporto si fa sempre più intenso, fino alle notti trascorse insieme, ad aspettare di vedere le stelle cadenti.

Gli altri leoni cercano di interrompere questo sodalizio, insistendo sulla natura selvaggia ed aggressiva del loro simile. Ma saranno proprio le parole in versi, una poesia composta insieme a Marianna, che faranno ricredere il branco. Abbandonati stereotipi e pregiudizi, ognuno sarà libero di percorrere il proprio cammino, di manifestare la propria indole, di sentirsi se stesso.

Come dice giustamente la dedica finale “questo libro è per quelli che sognano a occhi aperti e per quelli che pensano con la propria testa”. Adatta sia per la lettura individuale che per quella considiva ad alta voce, la storia di Leonard piacerà a tutto il “branco” di bambine e bambini.

Ed Vere, Questo (non) è un leone (trad. di Giulia Genovesi), Terre di Mezzo 2019, 32 p., euro 15

Le parole di mio padre

18 Giu

Patricia MacLachlan e le parole. Non solo quelle poetiche di romanzi come “Baby”, “Album di famiglia”, “Sarah né bella né brutta” o quelle di Mirabel che arriva in classe per parlare di come le usi lei che è scrittrice (vi ricordate “Una parola dopo l’altra”?). In questo romanzo breve le parole provano a dire con delicatezza un dolore grande come la morte di un padre, un dolore declinato per la voce della protagonista, ma anche del fratello più piccolo e della madre. Ci sono le parole che annunciano la morte, quelle che la dicono, quelle che provano a raccontare e passano sul filo del telefono, tutti i lunedì alla stessa ora. Ci sono parole che si cantano, parole che avvolgono, parole da leggere ad alta voce per farsi vicini e amici.

Declan O’Brien, il papà della protagonista, amava usare espressioni curiose, amava cantare quasi quanto giocare a basket e pare avesse sempre una parola buona per tutti, come dicono ai figli dei perfetti sconosciuti. Fiona racconta cosa scopre del padre quando lui non c’è più. E come sia possibile cominciare a superare lo choc iniziale grazie al consiglio di un amico, che accompagna lei e il fratello in un rifugio per cani abbandonati. Allora la storia dice del valore del prendersi cura, ma anche di come possa essere diversa la storia della tua vita a seconda dei genitori che ti toccano in sorte: Thomas è un paziente del padre i cui genitori si aspettavano che in qualche modo fosse lui a rimettere tutto a posto nelle loro vite. Thomas però insegna a Fiona come può capitarti comunque di incontrare qualcuno che, indipendentemente dal ruolo, tenga accesa la luce per te, proprio come dice quella poesia che Declan ha lasciato alla figlia.

Patricia MacLachlan, Le parole di mio padre (trad. di Stefania Di Mella), HarperCollins 2019, 139 p., euro12,90