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Celestiale

16 Apr

Mentre leggevo questo libro portavo addosso la voce di Gian Maria Testa che snocciola Sono belle le cose, testo di Pier Mario Giovannone che elenca cose, appunto, belle. Qui Francesca Bonafini inanella liste di parole: quelle che piacciono alla dodicenne Maddalena, che le colleziona, ne assapora il suono, ne scrive liste e cerca di convincere le amiche della loro bellezza e della loro potenza. Quelle di Fabrizio, che per timidezza rimane muto davanti alla ragazza, mentre dentro è un mare in tempesta, pieno di parole che rumoreggiano dentro il cuore e tirarle fuori è una fatica bestia. Quelle di Ivano, che di Maddalena è il fratello maggiore, che passa il tempo al bar o in strada anziché a scuola, che finge di fare il duro, ma che dentro in realtà ha un vuoto enorme e gli manca terribilmente il professor Zarri, che sapeva dire e vedere e far dire ai suoi allievi.

Già, perché questo è anche un libro che parla della potenza dei libri, delle storie, delle parole come le mettono giù certi autori e tu ti ci ritrovi dentro e improvvisamente sei meno solo e ti fai cosciente che quello che provi qualcun altro, magari in un altro tempo, magari proprio Leopardi, l’ha sentito pure lui e lo ha scritto. E parla anche di certi insegnanti che ti segnano, che ti sanno leggere dentro e ti cambiano la vita. E di quanto sia difficile dire e dirsi ed essere proprio se stessi; di come a volte la periferia sia lontana mondi interi dal centro città; di come l’inverno si possa attraversare come una primavera e faccia sbocciare miracoli.

Bonafini costruisce un testo a tre voci, con un ritmo giusto per leggerlo a voce alta, presentando tre protagonisti che coprono l’arco delle scuole secondarie e che sono credibilissimi e profondi nei loro dubbi così come nelle loro certezze. Il leggiadro ottimismo di fondo con cui Maddalena guarda alla bellezza delle cose e delle parole ha una consistenza granitica che ci ricorda come il coraggio sia contagioso, e magari anche quel modo lì di vedere il mondo.

Per me questo romanzo (che tra l’altro ha le caratteristiche dell’alta leggibilità) è stato proprio un regalo: finalmente una novità per adolescenti di un’autrice italiana, di una misura che può funzionare anche di fronte a rimostranze di non forti lettori e di una forza e limpidezza tale da render felici. Sarà che amo il suono delle parole, ma una protagonista che fonda un Fan Club delle Parole Entusiasmanti e pensa che nei nomi delle persone covino tutte le bellezze del mondo non poteva che innamorarmi.

A inizio aprile Celestiale è stato libro del giorno a Fahrenheit su Radio3: c’è il podcast da riascoltare.

Francesca Bonafini, Celestiale, Sinnos 2018, 108 p., euro 12

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Felicottero

12 Apr

Spicca sulla pagina Fenicottero col suo rosa fluo: tutti gli uccelli del circondario lo conoscono, visto che è stato per anni un campione in campi diversi, dal volo veloce, alla corsa sui trampoli, fino alla danza in aria con le uova passando per il campionato di pesca del gamberetto. Poi la caduta e la perdita di una zampa: ne è rimasta una sola; l’arto fantasma a volte si fa sentire e il rimpianto e la nostalgia del passato pure. Fenicottero deve ritrovare i propri sogni e ricominciare a volare; ironia della sorte, a dargli una mano sarà Millepiedi, che di zampe ne ha tante, ma a quanto pare la quantità non è sempre un vantaggio.

Ispirato alla storia del triatleta belga Marc Herremans, questo albo si fa forte di una particolarità testuale: è infarcito di modi di dire, sui quali si appiglia anche l’ironia del protagonista e la sua capacità di scherzare sulla menomazione che si porta dietro. In Millepiedi trova un degno compare di risata; insieme prendono con leggerezza quel che viene, la leggerezza saggia di chi sa dire le cose come sono, anche quando è il caso di rimproverare gli altri amici che difettano un po’ in presenza e solidarietà.

Il lettore apprezzerà sicuramente anche il tratto di Marije Tolman, la verticalità che regala alle illustrazioni, tra palme e trampoli, l’uso del colore, le buffe espressioni dei protagonisti.

Kim Crabeels e Marije Tolman , Felicottero (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2018, 32 p., euro 12

La festa e altre storie

7 Apr

Sergio Ruzzier prepara per il lettore proprio una festa, come nel titolo del suo nuovo albo illustrato uscito da Topipittori e a giorni disponibile anche da Chronicle Books: un’uscita da festeggiare per il formato, perché dentro ci sono tre brevi storie, perché è un fumetto dedicato ai primi lettori, perché alla descrizione dell’amicizia tra i protagonisti e del loro mondo è sottesa una raffinata ironia che ci fa sperare in prossime avventure della coppia.

Fox e Chick sono ovviamente una volpe e un uccellino, che condividono un mondo fatto di amici – talpe, topi, rane, di avventure e di battibecchi che finiscono sempre con un sorriso. Almeno da una delle due parti. Ci ricordano Lester e Bob, anche se Fox ha per l’amico uno sguardo più bonario e paterno e meno malizioso rispetto a Lester. Si prendono molto sul serio e sovente alla lettera: come quando Chick dà una festa nel bagno dell’amico dopo avergli chiesto il permesso di usarlo o come quando si incaponisce nel spiegargli che le volpi non mangiano carote, ma scoiattoli, cavallette, talpe, persino… uccellini! Inutile dire che alla fine è ben contento che di gustarsi la zuppa di verdure, almeno per quella sera…

Davvero un buon libro da tenere in considerazione sia per i lettori alle prime armi, che si soddisferanno con questa giusta misura e con l’ironia contenuta nelle storie. Sarà poi l’occasione anche, per chi non li conoscesse, per andare a recuperare gli altri titoli in catalogo sempre da Topipittori: Stupido Libro, Due topi, Una lettera per Leo.

Sergio Ruzzier, Fox + Chick.La festa e altre storie, Topipittori 2018, 56 p., euro 15

Capriole sotto il temporale

26 Mar

Ancora una volta Katherine Rundell costruisce per il lettore un personaggio femminile che cattura, che lascia il segno e che non passerà. Dopo Sophie e Feo, ecco Wilhelmina detta Will, che vive felice e spensierata in Zimbabwe, andandosene libera per il bush in compagnia di un cavallo e di una scimmia e dei ragazzi che lavorano nella fattoria del capitano Browne, di cui il padre è il fattore. Will è una ragazzina molto amata (ce lo dice il fatto che ha tanti soprannomi e nomignoli, come Scintilla e Saltarupe ad esempio), che è cresciuta libera di muoversi, di sperimentare, di uscire il mattino di casa e tornarci la sera impolverata come piace a lei. Il suo mondo è fatto di fischi che possono esprimere tutta la gamma delle emozioni, di polvere e pioggia che significano fango (“il fango è pieno di possibilità”), della meraviglia della natura in cui è immersa. È un mondo prevalentemente maschile: il padre, il capitano, i ragazzi della fattoria; un mondo in cui non manca nulla, un mondo di cui, in qualche modo, è regina: lei così esuberante, testarda, selvaggia, onesta e sincera. Quando una donna entra nel suo mondo lo fa nel peggiore dei modi: è una giovane vedova che mira a sposare il capitano, e ci riuscirà, segnando per sempre – dopo la morte del padre – la vita di Will che viene spedita in un collegio in Inghilterra. Will non è mai andata a scuola, non conosce maglioni, regole, imposizioni e cieli grigi e la rabbia e la tristezza che sente la spingono a scappare,  vagare per lo zoo, a nascondersi nel garage di un nuovo improvviso amico. Qui compare un altro personaggio, un cammeo imperdibile: la terribile nonna del ragazzo, che si rivela ben diversa da come sembra: crede nell’ascoltare le storie degli altri e nell’importanza di accorgersi delle cose; sa del coraggio, della forza e della pazienza che la vita richiede. Sa che il sorriso di Will può scavare buchi nel ghiaccio: appartiene a una ragazzina straordinaria che saprà tornare a far danzare la propria vita.

Ancora una volta l’autrice si dimostra capace di una scrittura alta e poetica, questa volta dividendo in due parti la storia, entrambe assolutamente credibili ed entrambe alla stessa altezza: quella africana e quella inglese, quella solare e quella grigia, quella felice e quella ombrosa in cui però si intravede comunque il diradarsi delle nubi, in un finale che è giusto così e che riesce a essere coerente fino in fondo.

Questo è il romanzo d’esordio di Katherine Rundell, ambientato appunto in Zimbabwe, dove lei stessa è cresciuta: ha messo nella storia di Will un po’ del suo vissuto, della libertà del periodo africano e del dramma che ha vissuto quando, a quattordici anni, la sua famiglia si è trasferita in Belgio. Qui racconta della sua vita e della sua scrittura.

Katherine Rundell, Capriole sotto la pioggia (trad. di Mara Pace), Rizzoli 2018, 267 p., euro 15

Olla scappa di casa

20 Mar

Abbiamo un debole per le protagoniste ragazzine, scanzonate e disarmanti che dicono le cose come stanno e, mentre ti fanno ridere da morire, ti svolgono davanti agli occhi la vita tutta intera. A Ida B., Lena, Penelope Pepperwood, Polleke, Olivia e tutta la banda vanno ad aggiungersi adesso due tipe niente male che – guarda caso – vengono pure loro dal Nord Europa. Non è mica un caso, in realtà, ma una semplice conferma di come gli autori nordici sappiano andare spesso dritti al punto, con la giusta ironia e con quel pizzico di poesia che sta negli occhi e nelle definizioni dei più piccoli. Inguun Thon costruisce una narrazione in cui il lettore sa benissimo cosa sta succedendo, capisce i meccanismi delle situazioni e le ragioni dei grandi, ma in cui il punto di vista è sempre e comunque quello della protagonista: la rabbia, le reazioni improvvise, la spensieratezza e la paura, tutto è visto ad altezza di Olla, dieci anni.

Olla è un’inventrice, sa creare un congegno spazzola-denti partendo da un frullino ed è la felice proprietaria di un ombrello luminoso, utilissimo per leggere la notte sotto le coperte. Vive con la sua mamma, il fratellino di cinque mesi (troppo piccolo per essere una persona intera) e il padre di quest’ultimo, che lei reputa noioso e ficcanaso. Soprattutto Olla ha un’amica del cuore con cui è cresciuta, l’impareggiabile Grego, coraggiosissima e sempre pronta all’avventura, mentre lei non riesce manco a dormire con la porta chiusa. Nello spazio di qualche mese, il romanzo racconta le loro peripezie: sfidando un divieto, scoprono nel bosco una casa abitata da una donna bizzarra che passa il tempo a raccogliere la posta che non arriva a destinazione e a catalogarla. Tra quei faldoni pieni di storie, Olla scopre delle cartoline destinate a lei: le ha scritte il padre, mai conosciuto e di cui nessuno parla, e vengono da ogni angolo del mondo. E visto che a casa si sente esclusa, che la sua mamma non è più tutta per lei, che fervono i preparativi di un matrimonio, la ragazzina si mette in testa di raggiungere il babbo e di abbandonare tutti quelli che non si interessano più a lei, amica compresa.

Come già dicevamo, la narrazione scorre veloce con picchi esilaranti che vi faranno ridere e ridere ancora, a volte un po’ amaramente, a volte di cuore. Olla e Grego sono personaggi a cui ci si affeziona, anche perché le loro avventure sono talmente inserite nella quotidianità che sembra siano giusto lì, nel giardino accanto, o che sfreccino fuori dalla porta sul loro trabiccolo.

Inguun Thon, Olla scappa di casa (trad. di Alice Tonzig), Feltrinelli kids 2018, 192 p., euro 13, ebook euro 8,99

Uno come Antonio

13 Mar

Basterebbe l’incipit a dare il senso dell’albo. ” Antonio è molto più di quel che sembra. Certo, a vederlo così, senza niente intorno, è un bambino e basta”. Il testo poi va a descriverne caratteristiche e comportamenti a seconda di come lo si guarda e delle persone con cui si trova: Antonio è figlio, nipote di nonni e di zii, fratello, cugino, amico, cittadino, due volte a settimana nuotatore che preferisce perder subito la cuffia così non ci pensa più.

Sulla scorta del sempre affascinante Come funziona la maestra, Susanna Mattiangeli costruisce con la consueta grazia il ritratto di un bambino, definendolo per tutti i diversi ruoli e le diverse parentele che può assumere, arrivando – per bocca dell’amico del cuore – a vederlo semplicemente come Antonio, prisma che riflette ogni postura lui possa assumere e che ne mette in luce la particolarità di singolo, dell’essere proprio quel bambino lì, unico. A questo ritratto Mariachiara Di Giorgio regala la sostanza delle immagini, costruendo una galleria di istantanee che arrivano, in alcuni punti di eccellenza, a dire persino di più del testo, a rivelare nel silenzio pieno di quel che si vede anche ciò che c’è oltre, anche quello – carattere, sogni, modo di essere – che non ha concretezza da disegnare. Alcune pagine, come l’iniziale ritratto di Antonio poggiato a un tronco, come il suo varcare la soglia dell’armadio all’avventura, come il lanciarsi nell’ignoto (ignoto per il lettore, perché lui sa benissimo quel che ha davanti), lo definiscono perfettamente e incantano.

E poi c’è una pagina-prato, quel prato su cui lui si immagina di volare, senza esser più figlio o alunno o cittadino o nessuno: è una pagina verde, ma di tanti verdi diversi, di tante varietà e sfumature e presenze, che segna giusta giusta la bellezza dell’essere ciascuno sé, differente, unico e parte di un tutto.

Susanna Mattiangeli – Mariachiara Di Giorgio, Uno come Antonio, Il Castoro 2018, 28 p., euro 13,50

Lo slip da bagno

16 Feb

Il Libro con gli Stivali, la libreria per ragazzi di Mestre premiata nel 2015 come Miglior Libreria per Ragazzi d’Italia, diventa anche casa editrice e traduce due albi usciti da Père Castor/Flammarion nel 2011 e 2012, in cui si ripropone il talento di Olivier Tallec, in questi ultimi mesi ben presente nell’editoria italiana, in coppia con la scrittura di Charlotte Moundlic.

Il personaggio principale è Michele, detto Michelino, che parte da solo per le vacanze dai nonni, dove sa già si troverà in balia del gruppo dei cugini più grandi di cui è lo zimbello. Il lettore lo segue nel racconto delle sue vacanze, nel tentativo di farsi accettare dal gruppo, alle prese con la lettera da scrivere alla mamma e coi problemi di scrittura, ma anche con lo spettro che gli si aggira intorno: è l’estate dei suoi otto anni, il momento in cui – per tradizione di famiglia – ci si deve tuffare in piscina dal trampolino più alto. Non solo Michele ha fifa, ma la mamma gli ha pure infilato in valigia il costume da bagno del fratello maggiore che non sta su manco con l’elastico. Nel tentativo di non mostrare le chiappe a tutta la piscina, Michele se la caverà brillantemente, proprio come nel secondo volume dove diventa il referente di Carmen, la nuova compagna di classe spagnola, di cui si innamora.

Sono due belle storie, che dicono i sentimenti del protagonista nel ritmo piano del quotidiano. La scelta di un formato più piccolo rispetto all’albo originale, la copertina rigida e il rispetto delle caratteristiche dell’alta leggibilità fanno di questi due volumi un’azzeccatissima riuscita, libri di una misura già consistente per chi si misura da solo nella lettura di un testo non solo piacevole, ma decisamente ironico. L’ironia la fa da padrona anche nelle illustrazioni di Tallec che, ancora una volta, regala ai suoi bambini dalla testa grande la tenerezza dello sguardo adulto, lo sguardo partecipe di chi considera quei bambini dei validi interlocutori nelle cose della vita. Inutile dire che aspettiamo anche il terzo volume della serie che vede Michele protagonista; peccato solo per la traduzione che in qualche punto slitta un po’.

A proposito dello sguardo di Tallec sui bambini, non perdete il suo La vita dei super-mini-eroi pubblicato qualche mese fa da Clichy: nasce dalle illustrazioni che Tallec realizzò nel 2013 per la mostra del Salone di Montreuil che proprio quell’anno aveva gli eroi come tema portante. La coppia Moundlic-Tallec ha lavorato a quattro mani inoltre su un altro libro, il cui necessario splendore da anni non smettiamo di decantare: è La croûte, che parla con una preziosa metafora del dolore della perdita. Chissà che non si stia per affacciare anche questo tra le prossima uscite in italiano…

Charlotte Moundlic – Olivier Tallec, Lo slip da bagno ovvero le peggiori vacanze della mia vita (trad. di Nicola Fuochi), Il libro con gli stivali 2017, 42 p., euro 13,50

Charlotte Moundlic – Olivier Tallec, Il mio cuore in briciole ovvero i più bei giorni della mia vita (trad. di Nicola Fuochi), Il libro con gli stivali 2017, 42 p., euro 13,50

Loop. Indietro non si torna

30 Dic

Ritrovarsi senza volerlo con dei superpoteri. Ritrovarsi a dover imparare a gestirli, ad avere a che fare con qualcosa di non previsto che ti cambia la vita. I sette protagonisti di questo fumetto sono, loro malgrado, dotati di poteri straordinari: chi sa leggere i pensieri altrui, chi lancia fiamme dalle mani, chi ha tanta forza da sollevare un’automobile, chi ha la pelle impenetrabile, chi individua al volo il punto debole delle persone che ha difronte. Il dottor Geni, che ne ha intuito particolarità e somiglianze, li riunisce periodicamente convinto della loro possibilità di confronto e di intesa, ma si trova davanti anche le loro paure, la rabbia, la fatica di accettarsi, l’avere a che fare con gli altri, con corpi particolari. Sullo sfondo una minaccia che si nasconde tra i sotterranei dello stesso ospedale dove si incontrano, che potrà essere superata solo trovando l’accordo, l’incastro dei tanti che si fanno uno per andare avanti insieme, per non tirarsi indietro, per essere parte.

Un fumetto che nasce da un lavoro corale all’interno de Il Progetto Giovani, uno spazio da cui nascono storie, musica, mostre, video, collezioni di moda; bellezza, insomma. Un’iniziativa del reparto di pediatria oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sostenuta dall’Associazione Bianca Garavaglia onlus ; a ogni nuovo progetto partecipano una ventina di ragazzi, ciascuno con le proprie tempistiche e il proprio apporto e così anche per questo progetto di scrittura che ha debuttato nel 2015 e, attraverso la guida di Lorenza Ghinelli della Scuola Holden, si è fatto romanzo prima di prendere la strada del fumetto. Un lavoro corale appunto, in cui si è scelto insieme il tema dei supereroi e poi lo si è sviluppato creando personaggi e situazioni; ognuno ha dato il suo contributo, come raccontano le biografie degli autori a fine volume: leggerle vi dà il senso del gruppo e di tutto quel che dentro ci è successo, vi raccontano uno spaccato della vita di reparto, dei legami che si creano, di quel che la vita fa succedere; vi invitano anche – se le ritrovate al fondo della vostra lettura – a ritornare alla storia e a cercare echi delle vite dei ragazzi tra i dialoghi dei personaggi, tra le pieghe dei caratteri che gli autori hanno loro regalato.

Il Progetto Giovani e Mammaiuto Lab, da un’idea di Andrea Ferrari ed Edoardo Rosati, sceneggiatura di Giorgio Trinchero, disegni di Claudia Razzoli e Francesco Guarnaccia, Loop. Indietro non si torna, Rizzoli Lizard 2017, 144 p., euro 15

A margine. Questo libro, questo progetto vengono da un luogo dove ho trascorso una parte della mia vita bambina e adolescente. Quando io frequentavo il 6° e il 7° piano dell’INT non esisteva “il progetto giovani” e sarei comunque stata, entrambe le volte, troppo piccola per farne parte, anche se non dubito del fatto che avrei rotto le scatole abbastanza per costringere a farmi partecipare a un progetto di scrittura! Ho conosciuto molte delle persone che ancora oggi vi lavorano e mi viene naturale pensare al loro sguardo lungo anche dietro a questo progetto. Sono molto orgogliosa del risultato di questo libro, originale e non scontato, e confesso che trovarmelo tra le mani per quel che oggi è il mio lavoro mi ha fatto molto sorridere. È un libro che dice quanta vita c’è in un luogo in cui tanti preferiscono non guardare e mi sembra una buona segnalazione per affacciarsi sul nuovo anno, per guardare avanti, per essere ironici e sinceri e dire la vita per com’è: vera.

Lena, Trille e il mare

6 Dic

Tornano i protagonisti di Cuori di waffel, SuperPremio Andersen 2015; sono cresciuti, hanno ormai dodici anni, ma li riconosciamo subito: Trille, che racconta al lettore, e Lena, impulsiva, combattiva, con la risposta sempre pronta. Sono cresciuti sì, alcune cose stanno cambiando e anche la loro amicizia viene messa alla prova, visto che essere in tre non è esattamente come essere in due. Arriva infatti una nuova compagna di scuola che si è trasferita nel fiordo dall’Olanda per un anno. Si chiama Birgitte e Trille un po’ se ne innamora, mentre pare che Lena non la sopporti. Del resto, Lena è strana: pesta sulle tastiere ancora più forte per indicare il suo disappunto verso la madre che continua a mandarla a lezione di musica e si riempie di lividi e graffi agli allenamenti della squadra di calcio dove però, dopo il cambio di allenatore e malgrado la sua bravura, non sta più in porta. Lena rumina e avanza a testa bassa; Trille tenta ogni traiettoria per incontrare Birgitte senza capacitarsi di come lei possa ridere in compagnia di Kay-Tommy e un po’ si scoccia quando vede il nonno e Lena insieme tramare un segreto.

Con la solita arguzia, con la capacità di andare in profondità rimanendo leggera, Maria Parr parla in questo libro non solo di quanto sia complicato crescere e coltivare negli anni un legame saldo, ma soprattutto di quanto sia difficile essere se stessi se gli altri vorrebbero importi qualcosa che non ti appartiene e sembra che quel che è importante per te non lo sia per nessun altro. Lena è esagerata nelle reazioni, nell’entusiasmo, nel prendere l’iniziativa, nell’infilarsi letteralmente nell’occhio del ciclone pur di avere una buona scorta di cioccolato, ma sa anche quando è necessario essere estremi nelle reazioni per essere presa in considerazione.

La storia si dipana lungo un anno, da estate a estate, in quattro capitoli che seguono il ritmo delle stagioni, con la scuola, lo sport, il ribes da raccogliere, il saggio di fine anno, il tempo per qualche sgridata e per un’impresa eroica per salvare il nonno. C’è anche spazio per una bella pagina in cui Trille racconta quanto sia normale mangiare gli animali a cui si è voluto bene: viene proprio dal Nord questo libro sincero e gaudente!

Quel che difetta forse è la copertina, apprezzabile dai più piccoli mentre il romanzo offre spunti interessanti anche per i lettori di 11-12 anni. Rispetto a “Cuori di waffel”, cambia la traduttrice: da sottolineare quindi il lavoro fatto a questo giro per mantenere una fluidità d’insieme, rispettosa dei lettori che hanno amato il precedente romanzo anche per la scrittura, per le espressioni di Lena, per la poesia di alcune riflessioni di Trille.

L’illustrazione di copertina è di Åshild Irgens.

Maria Parr, Lena, Trille e il mare (trad. di Lucia Barni), Beisler 2017, 256 p., euro 14

L’ultima lezione di miss Bixby

30 Nov

Qualcuno di voi penserà che questo romanzo è l’ennesimo dove una malattia o una morte la fanno da fattore scatenante o, a un certo punto, che stanno succedendo davvero troppe cose in poche ore perché sia credibile. La storia in breve è quella di tre compagni di classe, due amici da sempre più un terzo aggiunto da poco in seguito a un trasloco, e della giornata in cui cercano di rendere memorabile e perfetto l’ultimo giorno della loro insegnante preferita, che sta per essere trasferita in un ospedale più lontano per tentare una cura per il cancro che l’ha colpita e di cui lei stessa ha dato notizia ai ragazzi. Poco tempo prima aveva chiesto agli alunni di immaginarsi il loro ultimo giorno sulla terra e aveva descritto il suo come un picnic al parco, con vino, cheesecake, patatine fritta, musica, amici e risate. La storia è quindi la cronaca dei preparativi dei tre per realizzare questo desiderio; le loro voci si alternano nei capitoli e così il lettore li conosce più da vicino: chi è informatissimo su statistiche, numeri e probabilità e soffre la perfezione della sorella maggiore; chi vive una situazione complessa a casa e condivide un segreto con l’insegnante; chi scopre con sorpresa che il suo talento è stato silenziosamente notato. Poi c’è Miss Bixby ed è lì che la storia in qualche modo vi frega, se non vi ha catturato con la trama, e vi ferma: l’insegnante con le ciocche rosa in testa e il sogno bambino di diventare una grande illusionista, è una persona che sa ascoltare con tutte se stessa chi ha davanti, che mette la giusta dose di anticonformismo in quello che fa, che sa dire le cose per quel che sono e il cui sorriso è così intenso che “avevi la sensazione che l’avesse riservato proprio per te, che quel sorriso portasse effettivamente il tuo nome sopra”. Ha una citazione adatta per ogni occasione, ma anche la consapevolezza che ci sono occasioni in cui innanzitutto serve un silenzio vivo. E legge ai suoi alunni alcune pagine de “Lo Hobbit” ogni mattina: da quello che i ragazzi dicono è una lettura così intensa e partecipata che è impensabile non finire quel libro insieme. Miss Bixby è una che rimane, per quanto gli anni, il tempo, la vita possano passare. Miss Bixby, ho pensato, avrebbe potuto essere una Stargirl o una Ida B. cresciuta, non credete?

Comunque, se non volete leggerlo per la storia in sé, leggetelo per la descrizione che fa degli insegnanti, divisi qui in sei tipi, ciascuno con descrizione e esempi. Sono pochi i libri in cui la classe insegnante fa degna figura: mi vengono in mente lo splendido ritratto del professore in Un pesce sull’albero  e poi un’altra insegnante fantastica che a Miss Bixby sarebbe piaciuta: la professoressa Olinsky de Un sabato di gloria di E. L. Konigsburg (chissà che prima o poi non torni in catalogo).

L’illustrazione di copertina è di Benedetta C. Vialli. Il sito dell’autore.

John David Anderson, L’ultima lezione di miss Bixby (trad. di Maurizio Bartocci), Mondadori 2017, 250 p., ero 16, ebook euro 8,99