Tag Archives: Terre di Mezzo

Victoria sogna

2 Nov

Ho incontrato questo libro quando è uscito francese, prima sulla rivista Je Bouquine e poi per Gallimard con le illustrazioni di François Place, immagini di libri coi loro personaggi che si srotolavano sui vari lati della copertina. Ci sono finita dentro per via del suo autore, perché di De Fombelle mi piace la poesia cruda con cui dice i fatti, il modo in cui corrono i personaggi dei suoi libri e il fatto che – anche quando al lettore non sembra o se lo è perso per strada – c’è sempre un motivo ben certo per quella corsa, e un traguardo che merita, anche quando è difficile da dire.

In questo romanzo c’è Victoria, che sogna una vita folle, piena di avventure, una vita più grande di lei. Una vita certo ben diversa da quella del paesino in cui frequenta scuola media e biblioteca e in cui non capita mai nulla, un po’ come nella sua famiglia, dove gli unici sussulti possono essere le lamentazioni della sorella persino quando è via in gita scolastica e l’euforia del padre per la nuova produzione di paté in tubetto nella sua ditta. Victoria sogna nutrendosi di libri, tenendoci il naso dentro, tenendo alto il filo di quelle avventure persino quando non le legge: mica a caso la mensola carica di libri che corre sulle pareti della stanza viene da lei stessa definita “l’orizzonte”, come se solo quello fosse possibile, quello delle vite che stanno tra le pagine. Ma improvvisamente i libri cominciano a sparire, come i tre pellerossa e c’è un cowboy in auto col padre. E il piccolo Jo, che salta da una classe all’altra tanto è intelligente, dice di saperne qualcosa, di avere degli indizi. E allora via, sulle tracce di una storia, questa volta molto più reale e vicina: ha a che fare con suo padre, con gli strani vestiti che indossa di nascosto, con quel che si fa fatica a dire, con la realtà dei giorni di crisi e con la possibilità forse di aggiustare tutto, grazie alle storie, quelle – come dice la protagonista a Jo – “che ci sono tra di noi”.

Per l’edizione italiana, Terre di Mezzo ha scelto un formato con un po’ più di respiro rispetto all’originale, copertina rigida, e ha affidato le illustrazioni a Mariachiara Di Giorgio che ci ha messo la leggerezza degli acquarelli e certi blu e tocchi di rosso che ti portano dritto al fianco di Victoria.

Quando leggo un libro in originale e mi permetto di sognarlo in italiano perché merita, allora aspetto e mi immagino come sarà. Ecco, a questo giro, per questo arrivo e questa riuscita, dico grazie a chi ha lavorato perché fosse così.

Timothée de Fombelle e Mariachiara Di Giorgio incontreranno i lettori a Milano, nell’ambito di Bookcity sabato 18 novembre prossimo in un incontro dal titolo Tra sogno e avventura.

Timothée de Fombelle – ill. Mariachiara Di Giorgio, Victoria sogna (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2017, 103 p., euro 12,90

Annunci

Moabi

21 Ott

Il lussureggiante moabi, il più grande d’Africa visto che raggiunge fino a 70 metri d’altezza, si fa protagonista di questa storia, con splendide tavole evocative e un testo essenziale in cui l’albero più vecchio del mondo narra, in prima persona, la propria storia. Dal seme che germoglia nella terra feconda al primo ramo e poi via via, mentre tutto intorno vengon su altre piante, altri fiori e poi tutti gli animali nella foresta fino all’uomo, che però ha mire diverse sulla preziosa legna del moabi.

Il testo segue l’andamento delle illustrazioni, si curva lungo la linea delle colline, segue i rami, si fa tondo nelle tane sottoterra: è breve e poetica la voce della pianta che lascia poi il posto ad alcune informazioni botaniche scritte da Francis Hallé, esperto di foreste tropicali primarie e inserite in forma di calligramma a comporre le chiome degli alberi che popolano le pagine finali. Il canto del moabi e la sua speranza finale, l’inno a un giorno in cui l’uomo tornerà per fare pace e non per ferire e approfittare della foresta, è come un sussurro di sottofondo alla forza delle illustrazioni, alla potenza dei colori.

Sfogliate qualche pagina sul sito dell’editore.

Mickaël El Fathi, Moabi (trad. di Giulia Genovesi), Terre di Mezzo 2017, 48 p., euro 15

Molly e Mae. Due amiche, un viaggio

29 Giu

Le illustrazioni di Freya Blackwood, nella loro leggerezza pastosa, sono sempre molto poetiche e in questo caso si accompagnano al testo integrandolo di significati e particolari. Danny Parker sintetizza l’andamento sì dell’amicizia, ma piuttosto della vita attraverso la metafora di un viaggio in treno intrapreso da due amiche. Prima in stazione, poi al binario, infine nel vagone: l’entusiasmo iniziale lascia il posto alla noia, a qualche battibecco, allo scegliere posti distanti mentre fuori piove, quasi a dire che il rapporto per un attimo si è raffreddato, come il tempo meteorologico.  All’inizio il lettore vede la vicinanza delle bambine farsi complicità, condividere caramelle e segreti, diventare appiccicate non solo a causa delle gomma da masticare, ma perché stanno bene così. Insieme. E insieme stanno anche nel disagio di guardare ciascuna da un finestrino differente, ma comunque nella stessa carrozza. Allora una di loro prende l’iniziativa e qui il testo davvero si fa vicino alla parabola alta di quel che è la vita o perlomeno che si auspica si sappia fare nella vita: “Molly prende le parole che non avrebbe dovuto dire e le nasconde. Poi trova alcune di quelle che avrebbe dovuto dire, e inizia a costruire un ponte tra di loro. Anche Mae aggiunge qualche parola, per renderlo abbastanza forte da reggerle entrambe”.

Noi non aggiungiamo altro, se non che la scelta del formato si presta particolarmente al racconto del viaggio e allo scorrere del paesaggio, dietro i finestrini o in alto sulla pagina ed è un paesaggio di montagne e di ponti che a noi ricorda un po’ le altezze e i chiaroscuri della linea ferroviaria Cuneo-Nizza, con i suoi paesaggi e la sua storia.

Il sito dell’illustratrice.

Danny Parker – ill. Freya Blackwood, Molly e Mae. Due amiche, un viaggio (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2017, 32 p., euro 15. 

Il segreto della fontana blu

29 Mag

Il_segreto_della_fontana_blu_lowAbbiamo inserito questo albo anche nella categoria “senza parole”; le categorie ci piacciono poco, ma sono funzionali al nostro blog e alla ricerca dei nostri lettori, per cui le usiamo e bariamo anche un po’! Qui di parole ce ne sono poche, una sorta di prologo potremo dire, e poi via all’avventura raccontata attraverso le illustrazioni.

Le parole dicono di un’estate strana, del meteo incostante e di una fontana nel cortile tra i palazzi, a cui nessuno bada, secca e triste. Fino al momento in cui un bambino si avvicina , prova a entrarci dentro ed ecco che le mattonelle intorno si spaccano. Perché la fontana non è altro che lo sfiato che permette a una balena di spruzzare acqua. Il bambino e il suo cane vengono travolti dall’avventura: volano con la balena fino all’oceano, si tuffano, quasi a ricaricare la fontana, ridono e poi… ecco la pioggia.

Decisamente interessante il punto di vista diverso che le differenti tavole offrono: dall’alto; la balena che guarda cane e bimbo; l’immagine imperdibile del cetaceo visto dal fondo marino con la luce che filtra dalla superficie dell’acqua.

Il blog dell’illustratore (sì, è in coreano, ma ci piaceva che lo vedeste ugualmente).

Kyung-Sik Choi, Il segreto della fontana blu, Terre di mezzo 2017, 48 p., euro 15

Ti ricordi ancora

15 Mag

Avere dei ricordi chiari e per di più condivisi di un felice e libero tempo bambino è uno dei migliori regali che può fare la vita. Di questo parla questo albo che, ad ogni doppia pagina, regala un ricordo – un brevissimo racconto evocativo – e un’immagine corrispondente: sono un uomo e una donna anziani che pensano alle avventure che hanno vissuto insieme da piccoli, alle cose matte, agli spaventi, alle gocce di pioggia, alle notti di luna, ai campi fioriti, alle fughe dai campi pieni di mucche. Sono poetici e buffi (le tre capre che tornano a più riprese contribuiscono certo a dare un tono fantastico, un ricamo sui fatti vissuti) e di loro sappiamo che l’amicizia è mantenuta salda: lungo il filo delle pagine infatti, non solo li vediamo bambini, ma Jutta Bauer sceglie di inserire piccole scene a matita dove si vede l’oggi, la situazione in cui il racconto viene evocato, narrato ad alta voce o magari giusto accennato perché ognuno possa ripassarlo nel buon silenzio condiviso che la conoscenza profonda tra esseri umani crea.

In un letto d’ospedale o giocando a carte, seduti su una panchina o mentre si pianta l’orto, ecco arrivare i racconti: le capre che bevono il tè, il cane che balla il tip tap, lo gnomo col cappello, la pioggia improvvisa, la strada che sembra non finire mai: l’importante era stare fuori, partire, mettersi all’avventura e tessere storie e condividere tempo e vita. Questi due protagonisti mi fanno pensare ai magnifici vecchi protagonisti di Le nostre anime di notte di Kent Haruf.

Zoran Drvenkar e Jutta Bauer, Ti ricordi ancora (trad. di Anna Patrucco Becchi), Terre di Mezzo 2017, 48 p., euro 15

Chiedimi cosa mi piace

22 Ott

chiedimi-cosa-mi-piaceC’è da chiedersi cosa sia venuto prima in questo libro, se il testo o le illustrazioni, dato che la protagonista è inevitabilmente sorella di quella che abbiamo conosciuto negli albi precedenti di Suzy Lee e intanto cammina in accordo perfetto col testo, in un’interpretazione danzante che fonde quel che viene detto e il modo in cui è rappresentato, per non dire poi dei giochi di rimandi tra il testo e quel che viene suggerito nella pagina. Tutto sembra accordarsi perfettamente senza stonare, in un albo che mi verrebbe da dire è semplicemente naturale o naturalmente semplice perché riprende con specchiata fedeltà il rapporto tra un papà e la sua bambina: lei scanzonata e incalzante nelle sue domande, lui che ben volentieri si presta al gioco del ripetere le domande che gli vengono suggerite perché la piccola possa dire ad alta voce quel che ha in mente.

Il tempo è quello della condivisione di una passeggiata in un’atmosfera autunnale dove i rossi e i gialli la fanno da padrone regalando scorci naturalistici di pura bellezza, grazie anche ai cambi di prospettiva e di punti di vista. Il tempo è quello dell’affetto che permette il ritmo del gioco; quello del dialogo che asseconda dicendo così l’affetto, la bellezza dello stare insieme che basta a se stessa. Al lettore vengono regalate una serie di suggestioni che partono appunto da quel che alla bambina piace: un elenco fatto di orsi, stelle marine, bestioline luminose,storie; un elenco in cui c’è posto per la voce di entrambi e per dire anche il piacere di sentir raccontare.fullsizerender

Per un’analisi più approfondita del libro e del lavoro sia di Waber che di Lee, vi rimando al post di Carla Ghisalberti su Lettura Candita; io mi limito ad invitarvi a prendere in mano questo albo che mi è particolarmente caro perché sa di casa e di affetto: sono stata una bambina ciarliera che tanta natura ha condiviso col suo papà, che ha imparato i nomi degli alberi, ha osservato bestie grandi e piccole e ascoltato i segreti delle stagioni e delle piante. Per cui non posso non amare la veste di alta qualità nelle illustrazioni e nelle parole che viene data riprendendo fedelmente la spontaneità di un momento di affetto condiviso e non forzando in nulla la situazione, ma semplicemente restituendo al lettore la forza vivida del quotidiano, il punto di vista del piccolo, il mettersi a livello in modo intelligente dell’adulto. E intanto guardo dalla finestra i medesimi colori.

Il sito dell’autore. Il sito dell’illustratrice.

BernardWaber – ill. di Suzy Lee, Chiedimi cosa mi piace (trad. di Davide Musso), Terre di Mezzo 2016, 40 p., euro 15

Una ricetta miracolosa

22 Set

ricetta-miracolosaParlare di condivisione e di integrazione partendo dal quotidiano e dal vicinato, non guardando ai grandi flussi o ai casi del mondo, ma semplicemente ad un palazzo, un condominio a più piani e rendere visivo con le illustrazioni quanto si cerca di dire a parole. Dorémus costruisce una catena di personaggi che salgono in alto ad ora di cena: ognuno ha avuto la sua sua giornata, più o meno intensa, cominciando da Andrea, che si accorge di avere solo due carote per cena e allora decide di salire di un piano e bussare da Nicola, che a sua volta ha solo due uova e un po’ di formaggio nel frigo. E allora insieme salgono dai vicini di sopra: comincia un allegro peregrinare di pianerottolo in pianerottolo fino a casa di Rosina al quarto piano. Il segreto sta ovviamente nell’accomodarsi in salotto e unire le forze: con gli ingredienti di ciascuno si fa un bel tortino, anzi un pasticcio di pasta e verdure e, mentre si affetta, si aspetta che il forno faccia il suo dovere e poi si mangia, ecco che si condividono anche fette di vita. E non è solo un sogno!

Il colore riempie man mano le pagine, dal tortino passa a chi lo mangia per sottolineare l’allegria dello stare insieme, del mettere in comune, lo stare bene.

Lo sviluppo verticale di questa narrazione mi fa venire in mente Mon voisin, un albo di Marie Dorléans uscito per Les Éditions des Braques nel 2012, accompagnato da cd e trasformato poi in ebook da Tralalere, dando la possibilità di apprezzare come il digitale possa rendere la piena potenzialità di una storia costruita in questo modo: la possibilità di scorrere verso l’alto sullo schermo permette una continuità che il dover voltar pagina ovviamente interrompe e restituisce una forma completa alla storia. Allora immaginiamo, mentre leggiamo, che anche questo albo possa avere una continuità “visiva” e immaginiamo di salire piano dopo piano insieme ai suoi protagonisti.

Il sito dell’autore.

Gaëtan Dorémus, Una ricetta miracolosa (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2016, 40 p., euro 12,90

Dory fantasmagorica trova un’amica (per davvero)

15 Set

dory fantasmagorica-trova-unamicaIn questi giorni di inizio scuola, non possiamo non seguire il debutto alla scuola primaria di Dory, la protagonista della nuova serie tradotta da Terre di Mezzo di cui abbiamo già presentato il primo volume uscito a giugno. In quell’occasione abbiamo sottolineato la felice scelta di portare questa serie in Italia offrendo così ai lettori che già viaggiano sicuri delle avventure divertenti, accompagnate da illustrazioni in un formato che ci sembra della misura giusta.

Anche Dory dunque arriva alla scuola nuova; è piena di domande, proprio come tanti bambini in questi giorni e soprattutto è assillata dai fratelli maggiori che le spiegano come deve comportarsi e come deve vestirsi  per poter stringere nuove amicizia, pregandola anche di lasciare a casa per qualche ora la sua fervida fantasia. Ma Dory ha anche Mary, la sua amica amica immaginaria che non sopporta di esser lasciata sola e che si vendica con una serie di suggerimenti buffi. Tra i banchi c’è l’irrefrenabile Giorgio, ma soprattutto Rosabella, che veste in modo principesco  e ha familiarità cosi draghi: come spiegare ai propri fratelli che è una bambina vera, un’amica non solo immaginaria?

Ancora una volta Dory spiazza e regala risate pensate, rivendicando l’essere se stessa, con addosso nove paia di mutande, con le ossa luminose come lampadine (parola di Mary!) e il solito gnomo-fata madrina. Irresistibile.

Il sito dell’autrice. Inutile dire che aspettiamo il terzo volume 😉

Abby Hanlon, Dory fantasmagorica trova un’amica (per davvero),trad. di Sara Ragusa, di Mezzo 2016, 168 p., euro 12

Petra, ma che roba è?

15 Giu

00000505Petra è, come dice giustamente il suo nome, una pietra. Che dalla sua però ha una grande fantasia e quindi viaggia immaginandosi ruoli diversi: una montagna, un uovo, un’isola. La sua capacità di lasciare di stucco, anzi di sasso, chi la osserva si moltiplica quando incontra la fantasia di una bambina che la dipinge regalandole nuove identità. L’albo è costruito in modo da fa comprendere al lettore il punto di vista e la relatività data dal punto d’osservazione: Petra si immagina montagna e troneggia a tutta pagina, ma appena compare un cane eccola ridimensionarsi alla sua giusta misura: tutto dipende da dove si guarda!

A proposito dell’autrice, guarda qui.

Marianna Coppo, Petra, Lapis 2016, 48 p., euro 13,50

Petra gioca al “sembra, ma…” e ci dà la possibilità di divertirci coi lettori utilizzando altri libri che ruotano intorno al concetto della somiglianza che poi rivela tutt’altro. Ad esempio, due classici come Lupo, lupo ma ci sei? di Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia (Giunti kids) o ma che robaSembra questo, sembra quello di Maria Enrica Agostinelli (Salani). Oppure due nuove uscite di Terre di Mezzo: Vedi quello che vedo io? di Ed Emberley in cui bisogna individuare un animale partendo dalla sua forma e Ma che roba è?, una storia che vede una serie di animali alle prese con un colorato pezzo di stoffa trovato in riva al lago: ciascuno di loro ne dà una libera interpretazione e lo adatta alle proprie esigenze. Ma cosa sarà davvero quel pezzo di stoffa a righe?

Il sito dell’autore (e se qualcuno ci traducesse i suoi libri per adolescenti?). Il blog dell’illustratrice.

Sthéphane Servant – Cécile Bonbon, Ma che roba è? (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2016, 32 p., euro 12

Dory fantasmagorica

4 Giu

doryAbbiamo appena parlato di una protagonista decisa e incontenibile, ed eccone un’altra anche lei protagonista di una serie di cui arriva in Italia il primo volume adatto – per presenza di illustrazioni che si integrano con il testo, peraltro di una giusta misura – ai lettori che cominciano a muoversi spigliatamente. Dory è divertente, imprevedibile e soprattutto incontenibile, fino a portare allo sfinimento i genitori e la sorella e il fratello più grandi di lei. Non lo fa apposta, ma ha sempre la battuta pronta e vuole esserci ad ogni costo, anche finendo per mettersi nei guai: Dory soffre del sentirsi la più piccola in ogni situazione, sempre esclusa dai giochi e dalle avventure dei fratelli. Cerca di sopperire con la sua fervida immaginazione che produce amici immaginari ad ogni piè sospinto (qui conosciamo Mary), a prendere alla lettera tutto quello che le vien fatto credere e a buttarsi a capofitto in tutto, senza stare mai zitta, disposta addirittura a trasformarsi in Ossodipollo, adorato cucciolo di cane, o a infilare le mani nel gabinetto per recuperare la pallina rimbalzina.

Dory ha compiuto sei anni e si prepara alla nuova scuola: i fratelli cercano di farle capire che deve crescere, che non può succhiare il pollice, ma lei vorrebbe tanto poter rimanere a casa in camicia da notte. La seconda avventura, in libreria ad agosto, si annuncia appunto ambientata a scuola, dove pare che Dory troverà un’amica, vera questa volta; si potessero mandare in classe insieme i personaggi dei libri, scommetto che Dory si siederebbe nel banco accanto alla Lotta di Astrid Lindgren e quante ne combinerebbero quelle due! La loro impertinenza va di pari pari a quella di Olivia, di Rita (con Machin), di Hilda… benvenute nel club, ragazze!

Una lettura molto divertente, con una protagonista piccola ma ricca di risorse e di dignità: tenere sempre la testa alta e fingersi occupati anche quando i tuoi fratelli non ti vogliono assolutamente tra i piedi. Tanto poi trovi il modo per fargliela 😉

Il sito dell’autrice.

Abby Hanlon, Dory fantasmagorica (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2016, 151 p., euro 12