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La poesia sei tu

21 Mar

la poesia sei tuArriva in Italia il quinto libro dedicato a Polleke che chiude la serie di cinque in cui Kuijer ha delineato e fatto danzare tra parole e silenzi di poesia la ragazzina capace di guardare il mondo per quello che è e di dirlo, con spietata sincerità. La capacità dell’autore sta anche nell’aver costruito un percorso di crescita perfettamente credibile che permette al lettore di conoscere una Polleke undicenne e di accompagnarla per i successivi due anni di vita, per lasciarla alla soglia dei tredici anni, con un capitolo finale che dura una riga e che è capace di spiazzare: è proprio suo; ve la vedete, no?, a pronunciare quelle parole serissima e insieme scanzonate?

In questo romanzo Polleke è alle prese con il lutto per la morte del nonno; le pare che sia difficile trovare un senso persino alle parole, riuscire a fare poesia. Tutti intorno credono in qualcosa e lei è persa; prova allora a seguirli: la nonna, il papà, persino Consuelo che sbaglia ancora le parole e Mimun tornato dal Marocco senza fidanzata ufficiale. C’è chi prega prima dei pasti, chi porta un sasso sulla tomba, chi sulla tomba pensa che si debba bere e mangiare a costo di finire ubriachi al cimitero.

Polleke domanda, si interroga, cerca; si appassiona ancora alle parole (sbigottire, ma anche il cuore che “batte come un picchio”), cerca miracoli per poi capire che anche lei crede in qualcosa e che quella cosa è sufficiente perché è l’essenziale.

Gli altri romanzi della serie sono Per sempre insieme, amen, Mio padre è un PPP, Un’improvvisa felicità e Con il vento verso il mare.

Guus Kuijer – ill. Alice Hoogstad, La poesia sei tu (trad. di Valentina Freschi), Feltrinelli kids 2016, 95 p., euro 9, ebook euro 5,99

Melody

11 Feb

melodyLa voce che in prima persona racconta non esiste; la può ascoltare solo il lettore che, per tutta la durata del romanzo, vede il mondo dallo stesso punto di vista di Melody, undicenne affetta da tetraplegia spastica, che a fatica controlla i propri movimenti – a parte i pollici, perfetti, sta su una sedia rotelle e ha bisogno di aiuto per tutto. Melody non può parlare, per questo i medici, molti insegnanti e la maggior parte delle persone che la incontrano pensano che il suo cervello corrisponda al suo corpo: sia in pappa, vi direbbe lei. Invece la ragazzina brilla davvero di intelligenza tanto quanta è la luce che sua madre le legge negli occhi e soprattutto ha una memoria di elefante e tiene a mente tutto quello che ascolta, che vede in tv, che sente in giro. Il suo massimo desiderio è di poter comunicare, di dire ai genitori che vuole loro bene, di rispondere alle domande fatte in classe, di ribellarsi quando non le piacciono un certo vestito o una certa attività assegnata.

Il romanzo segue Melody nell’anno di scuola in cui viene proposto un programma di classe inclusiva e lei partecipa alle lezioni con i compagni del suo anno, anziché rimanere confinata nella classe speciale come accaduto fino a quel momento. Come sempre a fare la differenza anche nel suo caso sono le persone: non solo i genitori, ma una vicina speciale come la signora V che, fin dalla nascita, non la tratta coi guanti, ma la sprona ad essere se stessa e a raggiungere risultati importanti; poi Catherine, la nuova assistente che la segue a scuola, e alcuni insegnanti che comprendono, danno dignità, trattano alla pari. La possibilità di accedere a un computer speciale che comunica al mondo quello che lei vuole, prestandole la voce cambierà tutto: finalmente Melody può dire, può far sentire quello che pensa, può partecipare non solo alla vita della classe, ma anche a The Annual Whiz Kids Quiz Competition, la gara a quiz che ogni anno seleziona le classi per partecipare alla finale nazionale di Washington. Ovviamente non tutto è positivo: compagni sospettosi e invidiosi, problemi a relazionarsi con gli altri e a partecipare a quel che viene proposto, la delusione di venire esclusa. A segnare però la nuova vita di Melody c’è anche quel che non tutti si aspetterebbero: Melody è sincera e la possibilità di esprimersi ad alta voce mette tutti di fronte a richieste, domande e risposte un po’ insolenti, come lei giustamente identifica una delle due risposte che ha preparato per quando viene interrogata sul suo stato e sulla sua disabilità (e allora non posso non pensare sorridendo ad Alice Sturiale e al suo Il Libro di Alice).

Il pregio del romanzo è sicuramente dato dalla scelta della narrazione in prima persona che mette il lettore dalla parte di Melody, facendo intendere la sua rabbia, la sua difficoltà, l’imbarazzo, le delusioni, la gioia e rendendo quasi fisico il dolore dell’impossibilità di esprimersi; così come viene ritratto in modo veritiero il comportamento degli altri che non riescono o non vogliono interpretare, che non danno valore a ogni differente disabilità, che giocano al meno: ne sono esempi veri e dolorosi la classe speciale in cui Melody è inserita, a cui partecipano otto ragazzi con problematiche differenti mentre il programma è il medesimo per tutti, e la descrizione dei comportamenti degli insegnanti: chi valuta ciascuno, chi propone a tutti la stessa attività, magari la stessa ogni anno, magari per un’età decisamente inferiore. La protagonista, ad esempio, descrive molto bene la sua individualità, che sta anche nel voler indossare certi vestiti che più le piacciono, come nel poter ascoltare gli audiolibri di “The Giver” o de “La fonte magica” piuttosto che “Nel paese dei mostri selvaggi” che il papà le leggeva da piccola.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina, davvero d’effetto, è di Ken Wong.

Sharon M. Draper, Melody (trad. di Alessandro Peroni), Feltrinelli kids 2016, 249 p., euro 13, ebook euro 8,99

Un nemico per amico

8 Giu

nemico per amico

Una storia ambientata ai tempi in cui i vichinghi scorrazzavano sui mari, la natura dettata i ritmi di vita e una ragazzina di nome Manavilia sogna di essere capitano di una nave, veleggiare lontano e vedere il mondo. Figlia del fabbro dell’isola di Linnavuori, descrive al lettore lo scorrere della vita in mezzo alla natura, le attività quotidiane, la conformazione del villaggio sovrastato dal borgo fortificato che accoglie e protegge gli abitanti in caso di pericolo. Il mondo arriva sull’isola attraverso i racconti e le merci che i mercanti portano periodicamente, fermandosi a condividere la vita del villaggio e alimentando i sogni di Vilia. Sulle loro navi arriva anche Pekko, che naviga dopo aver perso la sua famiglia in un attacco vichingo, proprio come toccherà a Linnavuori che riuscirà a difendersi dalla furia di Olaf e dei suoi subendo poche perdite.

Pekko e Vilia hanno però un segreto: un ragazzo vichingo che tentava di arrampicarsi verso la fortezza è precipitato in mare, ma è ancora vivo. decidono allora di trasportarlo alla casa di Uvamela, la guaritrice che vive nel bosco perché lo curi ben sapendo che la legge punisce chiunque protegga o nasconda un nemico. Pian piano Vilia fa amicizia con Ergill che è il figlio del temibile Olaf, ma che non le pare in nulla diverso da lei. La gelosia di Pekko farà scoprire il segreto e l’intero villaggio si troverà di fronte al problema di un nemico che Vilia presenta invece come persona di fiducia. Si parla così lungo la trama di guerra e di pace, di diversità e di somiglianze, di pregiudizi, di verità, di modo di essere.

Peccato per il titolo abbastanza banale, mentre in originale era “il nodo vichingo” che effettivamente torna nella storia: è il nodo che Egill mostra agli amici, composto da tre anelli legati l’un l’altro che tirati si stringono. Tre insieme, proprio come i protagonisti della storia che superano diversità sociali e di provenienza, rabbie e luoghi comuni per stringersi in avventure condivise e in un’amicizia che è salda al di là delle singole contingenze e delle scelte per il futuro.

Il romanzo è ambientato nella zona sud-occidentale della Finlandia e porta gli echi del ritrovamento di novecento monete d’argento nascoste intorno al 1060 a Sauvala.

L’illustrazione di copertina è di Manuele Fior.

Roope Lipasti, Un nemico per amico (trad. di Irene Sorrentino), Feltrinelli kids 2015, 179 p., euro 13

Con il vento verso il mare

27 Feb

con il vento verso il mareTorna nuovamente Polleke, la ragazzina a cui Guus Kuijer affida le grandi domande della vita e qualche tentativo di risposta con la naturalezza dei suoi pochi anni che spiazzano, con il suo vissuto quotidiano e con il suo sentire di poeta, il mestiere che lei vorrebbe fare da grande, grazie al quale semina lungo le pagine brevi versi che condensano le sue riflessioni e le sue aspettative.

Il lettore l’ha conosciuta a undici anni, in Per sempre insieme, amen, dove ci raccontava del suo mondo: i nonni, gli amici Caro e Mimun, la mamma fidanzata col maestro, il papà appena uscito di prigione; poi ha seguito le sue avventure in Mio padre è un PPP e Un’improvvisa felicità, apprezzandone le “primizie”, come lei stessa definisce quegli attimi lampanti di rivelazione, e lo sguardo sul mondo, spesso dissacrante. Polleke affronta argomenti come la morte, la crescita, la religione, il credere o meno in qualcosa, l’amore, la difficoltà dell’amicizia.  In questo nuovo romanzo è alle prese col matrimonio della mamma e del maestro, con la nuova versione religiosa del padre che ha aperto un centro di meditazione e va in giro indossando una tunica, con l’interrogativo se rimettersi o meno con Mimun e soprattutto con la malattia del nonno e le certezze, tristi e inevitabili, che porta con sé.  Ci racconta di come siano facili all’offesa gli adulti e a volte incapaci di dire la semplice verità; di come si possa pregare anche se non si crede davvero in nulla; di come si possa tenacemente camminare e sperare anche quando non si sa più nulla.

E ripete anche un concetto che torna più volte nelle sue avventure: qui ricorda agli adulti di avere solo dodici anni, che sono tanti ma anche pochi in alcuni casi; qualche libro fa ripeteva “Ho solo undici anni, non mi dispiacerebbe avere ragione meno spesso”: cari adulti, pensateci.

Guus Kuijer – ill. Alice Hoogstad, Con il vento verso il mare (trad. di Valentina Freschi), Feltrinelli kids 2015, 105 p., euro 9, ebook euro 6,99

Viaggio

17 Dic

viaggioNemmeno una parola perché non ce n’è bisogno per seguire il viaggio fantastico di questa ragazzina armata di matita, pensando a Luna e alla sua camera blu, pensando soprattutto ad Harold e alla sua matita viola (che potete ritrovare in biblioteca, visto che il volume è da tempo fuori catalogo, e anche in un’app). C’è una ragazzina che si annoia mentre i genitori sono occupati, mentre altri ragazzini giocano insieme davanti a casa e la scappatoia viene dall’unica nota di colore delle prime illustrazioni: una matita rossa con cui disegnare una porta ed entrare in un mondo fantastico e colorato. Arriva il colore e arriva l’avventura, a cui la protagonista aggiunge, grazie al suo pastello, gli elementi che la aiutano a viaggiare e a risolvere le difficoltà: una barca, una mongolfiera, un tappeto volante, ogni cosa serva per mantenere la propria libertà – filo rosso che corre silente lungo il racconto e si fa concreto nel volo dell’uccello che lei libera dalla gabbia e che poi tornerà a liberarla a sua volta, recuperando proprio la matita che è fonte di ogni possibilità.

Ecco, questo sembra dirci l’albo senza testo, che c’è sempre una possibilità e che spesso il cammino che facciamo non ha solo il senso che vediamo mentre i nostri piedi avanzano, ma ricopre un significato anche per altri: c’era in realtà nell’immagine iniziale un’altra nota di colore, una matita viola come l’uccello liberato che segue la ragazzina fino a casa e il sorriso del ragazzo che la impugna dice tutto. Per poi mettere insieme i due colori e partire verso un’altra avventura di cui viene indicata solo la direzione, lasciando al lettore la possibilità di immaginarla, dopo essersi divertito a trovare rimandi e suggestioni seminati tra le pagine (altri libri, altri illustratori, altri viaggi).

Il sito dell’autore. Il video che vi fa vedere la nascita del libro.

Aaron Becker, Viaggio, Feltrinelli 2014, 40 p., euro 15

Suonare il rock a Teheran

4 Nov

suona re il rock a teheran

Una formula sicuramente interessante quella offerta da questo romanzo dove l’illustrazione ha un peso notevole e dove si mescolano narrazione e informazioni storiche relative in questo caso alla storia dell’Iran, alla rivoluzione del 1979 e alle successive proibizioni che il regime ha messo in atto. Il gruppo dei ragazzi di cui seguiamo le vicende si scontra con i divieti imposti riguardo alla musica: se alle donne è proibito cantare in pubblico come soliste, anche le prove di una band sono sottoposte a rigide regole, sfidate suonando negli scantinati e nei garage, affittati sovente a caro prezzo e di cui il film I gatti persiani ci ha dato un assaggio su grande schermo.

Attraverso le storie dei ragazzi che fanno parte della band viene dato al lettore uno spaccato di quel che si vive in Iran, nello scontro quotidiano con le regole imposte (nell’abbigliamento, nelle forme di comunicazione sottoposte a censura, in quel che si può fare o meno in pubblico) e nel tentativo di aggirarle intelligentemente giocando sul filo del permesso/proibito. Li seguiamo nel confronto con la generazione dei genitori, quella che ha partecipato alla rivoluzione del 1979: chi è rimasto deluso, chi si è trasferito all’estero, chi ha seguito i precetti del regime a costo di rinunciare alla propria passione o alla propria professionalità. La ragazza del gruppo vive la contraddizione di aver vissuto a Parigi e di confrontare la libertà che è possibile avere in un altro Paese dove però si paga la nostalgia verso quella che si considera la propria casa. Al leader, musicista già affermato, viene offerta la possibilità di suonare in Svezia ed è la scoperta di un mondo nuovo e diverso, ma sovente – come chi parte per studiare all’estero – i ragazzi raccontano la difficoltà di partire che fa quasi il pari con la difficoltà del rimanere. Rinunciare al luogo dove sei nato, agli amici, alla vita a Teheran per essere liberi in un altro Paese non può essere una vera forma di libertà.

Il romanzo si spinge fino alle elezioni più recenti e alla vittoria di Rohani, descrivendo i cambiamenti successivi e la sensazione che la vita stia cominciando ad andare in una direzione migliore.

Il romanzo alterna appunto la vicenda narrata a pagine (riconoscibili perché su sfondo a pieno colore e dove si utilizza un font diverso) dove vengono spiegati in modo semplice ed efficace passaggi della storia dell’Iran. La narrazione può invece risultare in qualche passaggio più faticosa perché ripete alcune parti delle vicende dei ragazzi e non è così fluida come potrebbe essere. La formula vincente di questa intreccio tra storia e Storia è data dall’utilizzo delle illustrazioni che, con il loro colore, riempiono le pagine e ne fanno un testo che colpisce già dal punto di vista grafico i giovani lettori.

Il sito dell’illustratore.

Vanna Vannuccini – Benedetta Gentile – ill. Alessandro Baronciani, Suonare il rock a Teheran, Feltrinelli kids 2014, 123 p., euro 13

Mia mamma è un gorilla, e allora?

18 Mar

nilsson

Una storia lieve, che parla al cuore e che dice – nel suo surrealismo – dei pregiudizi, delle apparenze, dei preconcetti e della capacità di guardare oltre.

Janna ha nove anni e vive da sempre in un orfanotrofio, la cui direttrice la definisce un caso disperato, difficile da “piazzare” perché è sbadata, bruttina e affetta da una certa tendenza a dimenticarsi di lavarsi. Però la stessa direttrice, un attimo prima di un’ispezione che troverebbe un bambino in sovrannumero, non esita a lasciarla adottare da una gorilla dalle pessime maniere che si presenta su un’auto arrugginita. Per di più la gorilla abita in una discarica, commercia in rottami e vive nel disordine assoluto. E sceglie Janna, l’unica che non scappa al suo cospetto e i giorni successivi sono un addomesticarsi a vicenda; un imparare a svelarsi ma anche a leggere oltre il detto, nei gesti minimi; un diventare complici negli affari, nella lotta (la gorilla sta difendendo la sua terra da una speculazione edilizia del comune) e nel modo di prendere la vita. e persino nell’infrangere la legge e andarsene per stare bene, come nel finale.

Janna impara così che la gorilla sogna di avere una libreria ambulante, che è un’avida lettrice  che possiede ben tremilacentodue volumi (provate a stiparli in una roulotte!) e che il suo preferito è “Oliver Twist”. Ma anche che conosce le stelle-scimmia, che ha un posto del cuore che si adatta perfettamente alla sua schiena, che conosce bene lo stato d’animo di Janna, le sue speranze e il suo orfanotrofio. Questa gorilla insomma non è come gli altri (le altre persone, non gli altri gorilla); dice infatti la bambina che lei “non criticava le persone e non alzava la voce senza motivo. Era se stessa e io non volevo che cambiasse”.

Una storia dove si dice dell’importanza di avere un posto dove rifugiarsi (e della bellezza di condividerlo e regalarlo a qualcuno a cui tieni e che ne ha bisogno), delle cose che sono belle e valide quando le senti tue (anche quando si tratta dell’ordine in una stanza) e dove tutto si condensa in una riga: le cose non sono sempre come sembrano (e scusate se è poco).

Curiosità: avevo letto questo romanzo qualche anno fa nella traduzione francese dove c’era l’orphelinat des Mimosas; in italiano Janna vive all’Orfanotrofio Biancospino e allora mi è venuta la curiosità di quale fosse il fiore originale che dava il nome: è il tanaceto, che qualcuno potrebbe conoscere come “erba amara”.

Frida Nilsson, Mia mamma è un gorilla, e allora? (trad. di Alessandro Storti), Feltrinelli kids 2014, 140 p., euro 10, ebook euro 6,99

Un’improvvisa felicità

28 Feb

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Terzo appuntamento con la delicata storia di Polleke, che vuol sempre diventare un poeta, ma è sinceramente attratta anche dall’essere una contadina e avere una fattoria in cui vivere con la vitellina che sta allevando. Polleke ha appena compiuto dodici anni e insieme all’amica Caro sta aiutando Consuelo, una compagna di classe arrivata dal Messico, ad imparare l’olandese e la geografia. Insieme però impara la storia della nuova amica, il cui padre è stato ucciso nel Paese d’origine e che mai ha avuto un orsacchiotto.

Polleke impara che non tutto il mondo è come quello che lei conosce e del resto anche il suo le pare strano e quasi stretto: sta crescendo ed è alle prese con le questioni dell’adolescenza, coi sentimenti suoi e degli altri, col corpo che cambia, coi pensieri che corrono e non stanno fermi. Ha a che fare con il matrimonio della mamma e del maestro, con le lettere del padre che è andato a ritrovarsi in Nepal, con la sua migliore amica che bacia il suo fidanzato e con un nuovo spasimante che però a lei non piace, con una spiacevole avventura in cui un uomo in auto, con un inganno, tenta di adescarla mentre è per strada. Per fortuna i nonni sono sempre uguali; i vocabolari insegnano i significati delle parole; gli orsi di pezza riacquistano la capacità di parola che lei ben ricordava. E guardando a suo padre, Polleke scopre che ciascuno ha una misura e una tempistica propria per scoprire quel che lo fa star bene: il suo papà infatti è andato fino in Nepal perché per lui la semplicità era lontana.

N.B.: per interrompere i litigi e le urla tra la mamma e il nuovo fidanzato, Polleke usa spesso il trucco di dire “qualcosa di grosso”. Magari a sproposito, di sicuro ad effetto, con l’intento di far convergere l’attenzione sulle sue parole e bloccare il flusso delle grida. In questo libro grida per distrarli “Lo sapevate che adesso che ho dodici anni ho diritto all’eutanasia?”. Il maestro le spiega che è una proposta di legge che per ora non ha avuto seguito: il libro fa riferimento alla situazione olandese nel 2000 e ci riporta ai dibattiti di qualche settimana fa dopo le decisioni del governo belga.

Vi abbiamo raccontato anche le altre avventure di Polleke: Per sempre insieme, amen e Mio padre è un PPP.

Guus Kuijer – ill. Alice Hoogstad, Un’improvvisa felicità (trad. di Valentina Freschi), Feltrinelli kids 2014, 106 p., euro 9, ebook euro 6,99

La mia estate con i Ruberson

16 Lug

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Mi rapirono nella seconda settimana di giugno. E fu una gran bella cosa, perché l’estate stava andando a rotoli comunque.

L’estate di Vera non si prospetta esattamente esaltante: svaniti tutti gli altri programmi e progetti, si sta dirigendo con i genitori e l’insopportabile sorella maggiore a casa della nonna in campagna, quando ecco che viene rapita insieme ai bagagli della famiglia da Karlo il Terribile, capofamiglia di una combriccola di pirati. Tre adulti e due ragazzini a bordo di un furgone che mette in bella mostra una serie di Barbie-pirata impiccate e che ha molle propellenti per facilitare l’assalto, una banda che assalta non per ottenere denaro, ma per procurarsi il necessario: tubetti di senape, costumi da bagno, giornali e riviste; insomma “rapina” per come la intendono loro, ovvero un trasferimento di proprietà in eccesso da un’altra persona a se stessi.

Gli umani non sono previsti, quindi Vera sarebbe d’impiccio se non si dimostrasse rapida di calcolo e astuta; impara presto che per essere predoni al volante occorrono buon fiuto, aspetto fisico adeguato, buona reputazione e che la colazione è il pasto più importante della giornata. E siccome i suoi genitori non impiegano troppa foga nel reclamarla a casa, decide di trascorrere un’estate in compagnia dei pirati, affinando le tecniche d’assalto e scoprendo cosa si nasconde davvero sotto la loro scelta di vita. E per finire, come dice lei stessa, “so essere rude e so fischiare tra i denti”.

Un libro davvero divertente, da cui verranno tratti un film e un videogioco (che sicuramente conterrà sgommate col furgoncino, molle propellenti e ricognizioni col binocolo, oltre a scorpacciate di caramelle) e che ha in originale anche un seguito.

Siri Kolu, La mia estate con i Ruberson (trad. di Delfina Sessa), Feltrinelli kids 2013, 233 p., euro 14

Storia di semi

4 Giu

Più riguardo a Storia dei semi

L’ambientalista indiana Vandana Shiva racconta in questo libro come si è appassionata alla causa della libertà del seme e ha fondato per questo Navdanya, movimento per la salvaguardia delle varie specie vegetali e per la conservazione e la condivisione delle sementi tra agricoltori. Parla delle Rivoluzione Verde, della pericolosità delle monocolture e dei semi geneticamente modificati che non si rigenerano; racconta le esperienze dei contadini, i semi preziosi; insegna ai ragazzi cosa fare nel piccolo di tutti i giorni.

Mette in fila storie di semi per seminare un inizio di storia di speranza. Per l’agricolutra, per i contadini, per il cibo che mangiamo ogni giorno.

Il sito di Navdanya Italia. Il deposito globale dei semi, che allora è anche un po’ biblioteca e catalogo di tutti i semi del mondo. Un sito per scambiarsi i semi on line, oltre che coi propri vicini di orto e giardino.  E un po’ di Guerrilla Gardening che ci sta sempre bene!

Vandana Shiva – ill. di Allegra Agliardi, Storia di semi (con la collaborazione di Marina Morpurgo; trad. di Gianni Pannofino), Feltrinelli kids 2013, 103 p., euro 13