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Piccolo Elliot nella grande città

1 Feb

Piccolo_ElliotArriva in Italia un personaggio che sta riscuotendo grande successo di pubblico, protagonista di una serie di albi – negli Stati Uniti è già programmata l’uscita del terzo della serie per agosto – ideati da Mike Curato. Elliot è un elefante che vive nella Grande Mela, in una di quelle tipiche case in brownstone che ce lo fanno immaginare ad Harlem o a Brooklyn mentre scende le scale ed esce in una mattina di primavera. L’albo sottolinea come per certi versi Elliot non sia come gli altri, ma non evidenzia – come forse si aspetterebbe il lettore ad una prima occhiata – che si parli del suo colore (un elefante bianco a pois blu erosa), quanto piuttosto del fatto che è piccolo e quindi il quotidiano non è poi così semplice, né quando si tratta di prendere il barattolo di gelato dal freezer o prendere la metro né quando ci si mette in coda in pasticceria. Ma quando riesce ad aiutare un topolino, Elliot si sente il più alto del mondo e conquista un amico che a sua volta lo aiuterà e gusterà con lui deliziosi dolcetti.

Nell’albo colpiscono in particolare le grandi illustrazioni che fanno da contrappeso all’essenzialità del testo e insistono sui particolari, proponendo il mondo ad altezza Elliot, facendo facilmente intuire la sua camminata tra una selva di gambe e scarpe o la difficoltà di spuntare anche solo con la proboscide dal bancone della pasticceria.

Il sito dell’autore. Elliot è protagonista anche della campagna ALA di promozione della lettura per cui Curato ha disegnato poster e segnalibro.

Mike Curato, Piccolo Elliot nella grande città (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2016, 40 p., euro 13,50

Smart

26 Oct

SmartKieran vi piacerà. Andrà a popolare la stanza dei tanti protagonisti di romanzi che sentiamo vivi, che ci coinvolgono, che vorremmo facessero parte del presente per renderlo migliore. Kieran ve lo potrebbe presentare Ted de Il mistero del London Eye e sarebbe bello stare seduti ad ascoltarli parlare. Kieran vive a Nottingham, ha una passione sfrenata per le indagini, gli omicidi, CSI e sogna di diventare cronista di cronaca nera come Martin Brunt di Sky News. Ha un’insegnante di sostegno che lo segue per tutto il tempo scolastico, una serie di compagni che si divertono a chiamarlo down o mongolo (a cui lui spiega che la sua diversità coi cromosomi non c’entra nulla); scrive tutto quello che gli capita su un taccuino, perché della carta e delle parole ti puoi fidare più delle persone, e soprattutto disegna. Ha un talento innato per riprodurre la realtà che vede intorno, i volti delle persone, le situazioni; la stessa capacità che gli fa immaginare – quasi fosse vero – di poter contrastare le botte e la violenza del compagno della madre o gli insulti del figlio di lui. Kieran non ha paura di disegnare il mare cupo o di disegnare davvero una persona, cioè di guardare dietro i suoi lineamenti e rendere sul foglio tutta la sua vita e non solo la superficie, proprio come faceva LS Lowry, a cui lui guarda come fonte di ispirazione nel disegno e nei modi.

Siccome ogni buona storia deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine, Kieran spiega al lettore tutto quel che è successo dal giorno in cui ha scoperto il corpo di Colin, un senzatetto che viveva lungo il fiume, e si è messo in testa di indagare sul suo omicidio a scapito dei tempi lunghi della polizia. Date le sue conoscenze tecniche e lessicali decisamente all’altezza della situazione, si lancia nella raccolta di indizi, di testimonianze e nel pedinamento del presunto colpevole, coinvolgendo il suo nuovo amico, un compagno di scuola appena arrivato dall’Uganda.

L’ingenuità di questo ragazzino, che si rifugia lungo il fiume quando le cose in casa si mettono male, che ama personaggi fuori moda (dice lui) come Sherlock Holmes e Robin Hood, che studia la situazione per trovare la miglior soluzione, restituisce in realtà uno sguardo sull’umanità e sul mondo che lo circonda particolarmente lucido e causticamente veritiero. I sorrisi che strappa al lettore sono solchi in cui semina grazia e rara capacità di vedere oltre, in un romanzo di quelli che restano per sempre e di cui ne vorremmo ancora.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Helen Crawford-White.

Kim Slater, Smart (trad. di Anna Carbone), Il Castoro 2015, 240 p., euro 15,50

Il cavaliere Panciaterra

17 Oct

Cavaliere-PanciaterraLa genialità buffa di Gilles Bachelet incanta a questo giro con una storia sul valore del tempo, su quel che si può rimandare all’indomani, sulle urgenze che perdono importanza se le si guarda con un po’ più di calma, su quel che è essenziale e quel che no. Per il Cavaliere Panciaterra protagonista, una chiocciola a cui tocca di andare a combattere contro il rivale Cornamolla, è importante sì affrontare l’inevitabile, ma c’è una sequenza di passaggi che non possono essere persi: insomma, non si può uscire dal castello senza aver fatto colazione e ginnastica, essersi lavati e aver risposto ai messaggi (eh!), salutato i bambini, baciato la consorte ed essersi muniti di quanto è necessario (la corazza, ma anche il cestino del pranzo, la tazza per bere). E che dire degli imprevisti che si incontrano per strada? Vorrete mica negare un’indicazione richiesta, non prestare soccorso a chi ne ha bisogno o resistere alla tentazione di lasciare qua e là tracce del proprio folle amore… Per cui il tempo passa e passa anche l’ora della guerra, che non essendo vitale si può rimandare, in un mondo di lumache dove ogni cosa ha il suo momento e dove il cibo, il riposo e gli affetti sono giustamente sacri.

Le illustrazioni sono esilaranti: potete trovare piccoli particolari nascosti che vi faranno sorridere, ridere, sbellicare in un crescendo di risate (vi sfido ad arrivare alla pagina dove confrontate la forma del cestino del pranzo dei due contendenti). Ma Bachelet fa di più: regala ai grandi, a chi è un po’ più sgamato la possibilità di riconoscere tanti altri personaggi che ha adattato al mondo-lumaca, ma che sono riconoscibilissimi. Allora, via: da Elmer a Cappuccetto, dalla signora con la falce ai briganti di Ungerer, da Pomelo a Batman, dagli arazzi di Bayeux a Dumbo, trovate gli omaggi.

Gilles Bachelet, Il cavaliere Panciaterra (trad. di Rosa Vanina Pavone), Il Castoro 2015, 36 p., euro 15

Sorelle

23 Sep

SorelleSmile, il primo fumetto di Raina Talgemeier pubblicato in Italia, è stato davvero apprezzato dai lettori che si sono riconosciuti nella descrizione che l’autrice fa di se stessa alle prese con l’adolescenza, gli anni difficili della scuola secondaria di primo grado e il passaggio alle superiori. La capacità di Talgemeier è proprio quella di descrivere situazioni abituali e quotidiane, cogliendo dei punti salienti che sono importanti per i ragazzi di quest’età e facendosi vicina a loro, ripercorrendo la propria vita. Autobiografia totale anche per questo secondo fumetto che parla di famiglia, sottolineando in particolare il rapporto di Raina con la sorella Amara, tanto desiderata e tanto diversa da come se la era immaginata.

Attraverso un lungo viaggio in auto attraverso gli Stati Uniti per andare a una riunione di famiglia durante le vacanze estive, Raina ripercorre alcuni episodi dell’infanzia e alcune scene della vita di famiglia che nel testo sono caratterizzate da pagine di colore seppiato, quasi fossero tirate fuori da un album dei ricordi. Da San Francisco al Colorado e ritorno per dire dei litigi, delle ripicche, delle incomprensioni, delle piccole vittorie che poi ti si ritorcono contro, delle somiglianze e delle diversità (Amara adora ogni tipo di animale, specie quelli che terrorizzano o schifano la sorella ovviamente!), del cambiamento nel rapporto tra i genitori. Un ritratto, insomma, in cui ancora una volta, i lettori potranno ritrovare similitudini, per rincuorarsi, per non sentirsi troppo soli, per sorridere a tratti anche di quel che è amaro.

Il sito dell’autrice. Dal sito dell’editore, è possibile sfogliare alcune pagine.

Raina Talgemeier, Sorelle (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2015, 224 p., euro 15,50

Mi sono rotto la proboscide! (e altri albi per essere protagonisti)

16 Jul

mi sono rotto la proboscide

Gli albi della serie di Reginald e Tina, fatti di scambi di battute brevi e veloci tra i due personaggi, di espressioni buffe e di situazioni che scatenano la risata sono perfetti per coinvolgere i bambini che ascoltano una lettura ad alta voce condivisa. In una delle ultime uscite Reginald inventa un’assurda catena di eventi per spiegare perché ha la proboscide ingessata e ovviamente – come sempre succede – quella saputella di Tina ha ben poco da domandare e da fare gli occhioni.

Il debutto italiano della serie nel 2012 è legato a Siamo in un libro! che chiamava in causa direttamente chi sfogliava il testo o ne ascoltava la lettura: i due infatti si rendono conto di essere osservati, c’è un bambino che li guarda e si divertono così a fargli fare qualcosa che per loro è buffissimo, come ad esempio dire “banana!”. Ecco allora che i piccoli lettori grideranno in coro “Banana!” con cascata di risa di accompagnamento e si sentiranno a loro volta osservati dal duo.

Mo Willems, Reginald e Tina. Mi sono rotto la proboscide (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2015, 57 p., euro 12

Gli albi di Mo Willems ci riportano a una serie di altri testi che coinvolgono direttamente il lettore e con cui è possibile dare vita a un laboratorio buk bukinterattivo basato sul cartaceo (prima magari di proporne uno con l’ausilio di tablet e book app). Si può utilizzare l’ormai classico Un libro di Tullet (Panini), giocare a scacciare il lupo dalle pagine con Aiuto, arriva il lupo! (Babalibri), divertirsi con Il libro cane, Il libro gatto e Il libro criceto editi da Minibombo, che chiedono appunto di fare una certa azione per poter voltare pagina e vederne le conseguenze (e correre ai ripari, ovviamente: mica vorrete lasciare il vostro gatto cotonato?!?). Un’altra coppia che battibecca continuamente è quella formata da Ugo e Bea, raccontata da Ann Bonwill e Simon Rickerty in Smettila di copiarmi (Buk Buk 2013, 28 p., euro 11,90) e nel successivo Con te non gioco più!  (Buk Buk 2013): ippopotamo e uccellina non stanno mai zitti, prima una copia l’altro in continuazione, poi – con l’arrivo di Cassandra – scoprono che giocare in tre è meglio che in due anche se all’inizio la gelosia è in agguato.

albero magicoChiede di interagire anche il recente, delicato L’albero magico in cui il testo invita ad accarezzare, scaldare, strofinare l’albero disegnato sulla pagina, toccare le gemme, soffiare sulle foglie, far nevicare e poi aspettare. Insomma, a far passare il tempo e scorrere sulla pagina le stagioni nel tempo di una lettura, coltivando poi l’arte della pazienza per constatare che l’albero in questione è abitato e che gli uccellini hanno riservato una sorpresa finale. Se fatte le debite proporzioni, l’albo parla del tempo, delle stagioni, dell’evolversi della situazione e della pazienza del giardiniere appunto che è certo più del contare fino a dieci con gli occhi chiusi, ma che regala altrettanto stupore se si sa osservare, se si sa vedere oltre che guardare.

Christie Matheson, L’albero magico (trad. di Daniela Gamba), Gribaudo 2015, 40 p., euro 12,90

Siamo tutti fatti di molecole

13 Jul

9788880339717

Stewart ha tredici anni, è basso, decisamente nerd e a volte un po’ pedante, ha un q.i. fuori dalla media grazie al quale frequenta una scuola privata insieme a compagni altrettanto dotati. Ashley ha appena un anno in più, è bella e parecchio “vuota”, dedita alla moda e a seminar zizzania tra le amiche per risultare sempre la più popolare, scivola sovente sulle parole giuste da usare ed è impegnata a mantenere intatta la perfetta immagine di sé e quindi a non far sapere a nessuno che suo padre si è dichiarato gay e adesso abita nella casetta in giardino. I due soggetti si trovano sotto lo stesso tetto perché il padre del primo e la madre della seconda, innamoratisi al lavoro, decidono di andare a vivere insieme, condividendo le giornate e anche le abitudini di famiglia, i mobili, le tradizioni in occasioni del Natale. Non tutto può filare liscio, specie se Stewart decide di cambiare scuola e di sfidare se stesso alla prova la scuola pubblica: è sicuro che la sua mamma, morta due anni prima, sarebbe fiero di lui: la scuola nuova è più vicina a casa e frequenterà alcuni corsi con la sorella acquisita. Certo, rimane il problema di farsi degli amici, entrare in qualche gruppo e anche prendere parte, persino quando – sempre comunque ottimista e positivo – si trova a difendere chi gli sta rovinando la vita.

Rispetto ai precedenti testi di Susin Nielsen tradotti in italiano, Lo sfigato e Caro George Clooney, puoi sposare la mamma?, questo nuovo romanzo abbassa un po’ l’asticella; forse per troppa aspettativa di chi legge; forse perché la narrazione a doppia voce è davvero tanto usata in questo momento nella letteratura per i ragazzi più grandi; forse una sensazione passeggera, data dal fatto che l’autrice – brava lei però in questo caso! – si è impegnata a rendere antipatici il giusto certi personaggi e a tratti ti vien voglia di infilare la mano nel libro, prenderli per la gola e scuoterli un po’.

Comunque anche questa volta il lettore si può divertire a ritrovare in ruoli minori nella storia alcuni dei protagonisti dei precedenti romanzi: ci sono Violet e Phoebe e poi ancora Cosmo e Amanda, un po’ cresciuti, un po’ cambiati: questo vezzo dell’autrice ti fa sentire l’unità delle sue storie, come se prendesse un quartiere, una zona della città e osservasse le persone, la loro quotidianità, i percorsi lungo i quali le loro vite si sfiorano e si incrociano. Bello, no?

La copertina del libro è di Rita Petruccioli. Susin Nielsen sarà a Mantova in settembre ospite di Festivaletteratura.

Susin Nielsen, Siamo tutti fatti di molecole (trad. di Claudia Valentini), Il Castoro 2015, 262 p., euro 15,50

Muschio

16 Jun

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Ci sono tanti modi e angolazioni diverse per narrare di un tema importante come la guerra, in questo caso la Seconda Guerra Mondiale in tutti i suoi aspetti: invasione, bombardamenti, fame, campi di concentramento, paura, ritorno alla pace e ripresa della vita quotidiana nonostante tutto. Il catalano David Cirici sceglie la voce di una cane, Muschio, che gli permette di offrire al lettore un particolare punto di vista sugli avvenimenti e sulle persone che gli ruotano intorno, quelle più prossime e quelle che esemplificano in qualche modo i vari aspetti della situazione di difficoltà.

Muschio insegue i ricordi sul filo degli odori, in particolare quelli che gli riportano alla mente Janinka, la bambina con cui è cresciuto, e suo fratello Marek. parla della sua casa, in cui vivevano i due bambini con i loro genitori, e ricorda quel che amava di quei giorni, falsati dai primi allarmi e dalle fughe nel rifugio e poi annientati definitivamente dal bombardamento che spazza via casa e famiglia. Muschio diventa allora un cane di strada; con una banda di altri cani affronta e condivide l’avventura di procurarsi del cibo, di finire in un circo come preda di un leone, di essere venduto ai soldati per abbaiare quando i prigionieri si avvicinano nel campo alle reti di filo spinato. Ma Muschio e Menta si lasciano addomesticare da un prigioniero e seguono la sua fuga verso la libertà e la pace ritrovata, per poi riprendere con lui, il filo dei giorni, gravati dal peso dei ricordi, e dall’inattesa di gioia di ritrovare volti e mani e coccole amate.

Attraverso la descrizione canina, lieve e insieme onesta, l’autore affronta il tema della guerra nelle sue diverse tragedie, accompagnato a perfezione dalle illustrazioni di Federico Appel che danno muso e volto ai protagonisti: non perdetevi i tanti animali raffigurati, i cani che vien voglia di accarezzare, il cinghiale che “fuma”, le facce quanto mai espressive. Il romanzo breve affianca al pregio di dire in modo bello temi importanti e tragici la capacità di una narrazione fluida e coinvolgente: provate a leggere ad alta voce le pagine iniziali e catturerete chi vi ascolta. Di certo un’uscita editoriale felice, anche per i lettori intorno ai dieci anni che trovano finalmente un buon libro adatto a loro, di qualità nella scrittura (e nella traduzione) e nelle ilustrazioni che lo accompagnano.

Il blog dell’autore che con questo libro ha vinto il Premio Edebé 2013.

David Cirici – ill. Federico Appel, Muschio (trad. di Francesco Ferrucci), Il Castoro 2015, 111 p., euro 13,50

Primati

19 May

primatiEcco la prova di come si possono coinvolgere i ragazzi verso argomenti scientifici utilizzando il linguaggio del fumetto che per alcuni può essere più appetibile: in questo caso si racconta di tre delle principali scienziate del Novecento che hanno dedicato la loro vita ad approfondire la primatologia e a studiare gli animali più simili all’uomo, scimpanzé, gorilla e oranghi. Si parte con Jane Goodall, che già da bambina aveva una passione sfrenata per Tarzan (alternava la lettura delle sue avventura con quelle del Dottor Dolittle) e attraverso di lei entra in scena Louis Leakey, il paleontologo che funge da filo rosso di connessione tra le storie e le vicende delle tre studiose. Il fumetto restituisce a chi legge non solo un’interessante punto di vista sugli studi dei primati, sulle tappe successive delle scoperte e sulle difficoltà a farne accettare determinati aspetti, ma ha il pregio di fare un ritratto a tutto tondo delle tre donne, sottolineandone l’impegno, gli imprevisti e gli intoppi che incontrarono, la volontà di portare avanti la propria ricerca e di cercare di mantenersi fedeli a se stesse; pur sottolineando più volte le differenze con i colleghi maschi e la doppia fatica che in alcuni casi dovevano fare in quanto donne, non è però a parer mio questo il punto fondamentale del racconto, quanto piuttosto la capacità di far riconoscere al lettore le diversità delle tre personalità, il modo di ciascuna di intendere la ricerca, la vita privata, il lato sociale del proprio ruolo, sottolineando come la diversità sia sempre una ricchezza – anche quando è scomoda e non semplice affermarla.

Di ogni ricercatrice si seguono i dubbi, le ricerche, le attese, la vita privata, i fraintendimenti coi giornalisti o con chi sta intorno, in un intreccio di storie che le vede poi conoscersi e incrociarsi. Ognuna di loro racconta in prima persona: forse non per tutti i lettori sarà ovvio il cambio di voce narrante, ma è davvero poca cosa davanti a una narrazione che – grazie all’uso dell’immagine e dell’ironia – sa rendere in maniera efficace una argomento interessante, ma a cui forse non molti pensano di approcciarsi. Tramite il fumetto invece ecco la possibilità di far incontrare argomenti non scontati.

Il sito di Jim Ottaviani con una panoramica sulla sua produzione di graphic novel a tema scientifico. Il blog dell’illustratrice.

Jim Ottaviani – Maris Wicks, Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas (trad. di Giovanna Pecoraro), Il Castoro 2015, 133 p., euro 13,50

Le avventure di Charlotte Doyle

23 Apr

charlotte doyleSì, è vero: non a tutte le tredicenni capita di esser accusate di omicidio, subire un processo e vedersi riconosciute colpevoli. Fin dall’incipit, Charlotte Doyle – che narra in prima persona – mette in chiaro quel che il lettore incontrerà lungo la sua storia. Siamo nel 1832 e la ragazzina viene imbarcata , finiti gli studi, per raggiungere dall’Inghilterra gli Stati Uniti, dove la famiglia è tornata a vivere. Ma non tutto va come deve: unica passeggera, unica donna a bordo, si trova  a condividere tempo e spazio con una ciurma che non aspetta che di ribellarsi al capitano, prepotente e crudele come si rivelerà davvero a dispetto delle prime impressioni. Charlotte scopre sulla sua pelle di dover decidere da che parte stare e di doversi adattare alla vita di bordo, diventando un marinaio che arrampica per badare alle vele e cammina scalzo sul legno. A bordo impara a anche a conoscere l’umanità varia rappresentata dai marinai: scaltrezza, inganno, scelte di vita, non detto. L’amicizia con Zachariah, anziano marinaio dalla pelle scura che sostiene di avere molto in comune con lei, le varrà gli insegnamenti di vita che peseranno nelle scelte future.

Il libro è magistralmente tradotto nella terminologia adatta alla situazione (in un’appendice finale il lettore trova indicazioni su come è fatto un brigantino, come si chiamano le varie parti e su come si svolge la vita a bordo) e al tempo; una lettura affascinante come punto di vista sulle scelte, sulle differenze di genere, sulla capacità di adattarsi e di rivelarsi per come si è. Piacerà ai lettori che cercano storie non scontate e personaggi un po’ fuori dalle righe. Del resto, questo non è che una sorta di anteprima che lascia libero sfogo alla fantasia di chi legge: Charlotte racconta in prima persona e si capisce che molti anni sono trascorsi dalla sua avventura; è naturale quindi interrogarsi su dove sia, cosa abbia fatto nel frattempo, cosa le abbiano riservato il vento e le correnti marine…

Il sito dell’autore.

Avi, Le avventure di Charlotte Doyle (trad. di Giuseppe Iacobaci), Il Castoro 2015, 261 p., euro 14,50

L’atomica

24 Feb

atomicaIl prologo di questo libro, che racconta della costruzione della bomba atomica e della lotta tra Stati Uniti, Germania e Unione Sovietica al possesso dell’arma più potente al mondo come se fosse un romanzo, è da urlo. Un inizio perfetto che incolla alla pagina e fionda il lettore all’interno delle dinamiche che portarono alla corsa scientifica all’atomica, intrecciando sulle pagine i diversi fronti impegnati e illustrando sia il percorso degli scienziati che i movimenti dei servizi segreti per lo scambio di informazioni che le scelte politiche che portarono poi all’utilizzo della bomba e alla distruzione delle città giapponesi.

Tra le pagine ci sono Roosevelt e Truman, Hitler e Stalin; ci sono Einstein, Robert Oppenheimer (il padre della bomba atomica che testi scolastici di qualche anno fa descrivevano liricamente con la specificazione “tre lauree, otto lingue e un fascino irresistibile”…), Enrico Fermi, ma anche i resistenti norvegesi che sabotarono la centrale di approvvigionamento di acqua pesante dei tedeschi, le spie sovietiche e i cittadini statunitensi che entrarono a far parte della rete del Kgb fornendo preziose informazioni sullo sviluppo del progetto. Con l’avanzare del racconto, il testo si fa a tratti denso di nomi, di specificazioni e può non essere semplicissimo districarsi tra specifiche scientifiche e fronti diversi su cui l’azione si sviluppa, ma possiede di certo il pregio di essere una narrazione che regge la tensione e che regala volti e sfumature quotidiane a un evento che spesso è considerato nei suoi risvolti scientifici o storici. Mostra l’impegno nella sfida e l’esultanza di fronte ai risultati della comunità scientifica riunita a Los Alamos, l’aura di segreto che avvolgeva tutta l’operazione, le tecniche delle spie, le scelte dei singoli che si rivelarono fondamentali, i dubbi e le domande che molti cominciarono a farsi. Mostra come un gruppo di menti eccellenti fosse appunto impegnato in una sfida scientifica e come l’esaltante risultato ottenuto, impensabile fino a pochi anni prima, abbia avuto un’applicazione pratica immediata e una devastazione umana e ambientale a cui molti – esaltati dal risultato scientifico e su di esso concentrati – non erano pronti.

Corredato da fotografie che danno un volto ai protagonisti della storia e da una bibliografia finale specifica, quella su cui l’autore si è basato per ricostruire minuziosamente i pochi anni che cambiarono la storia del mondo.

Il sito dell’autore che con questo libro ha ottenuto numerosi premi tra il 2012 e il 2013.

Steve Sheinkin, L’atomica. La corsa per costruire (e rubare) l’arma più pericolosa del mondo (trad. di Nello Giugliano), Il Castoro 2015, 294 p., euro 15,50

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