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Stelle di panno

26 Gen

stelle-pannoLa storia d’Italia dal 1938 al 1945, dai 9 ai 14 anni di età delle due protagoniste, vicine di casa, compagne di scuola e di giochi, Carla Minghetti e Liliana Treves che vivono a Milano, in Corso di Porta Romana ormai fascistamente ribattezzato via Roma. Una è cattolica, ha un fratello maggiore, i genitori hanno un negozio di stoffe sul corso; l’altra è ebrea, ha una sorella più grande e il padre è giornalista. Solo tre piani di scale le separano, fino al momento in cui il preside della loro scuola viene punito ed espulso per non aver applicato la norma che esclude i ragazzi ebrei dalle lezioni. Fino a quel momento Liliana è cresciuta da brava italiana, ha scritto temi inneggianti alla politica del Duce, ha ricevuto premi. Improvvisamente è una mela marcia, che la maestra butta fuori dalla classe. Carla prende prima le sue difese, poi si interroga, infine si sente divisa in due, tra l’amicizia di antica data e il desiderio di far parte del gruppo di compagne che partecipano alle attività delle Piccole Italiane: il desiderio di essere accettata nel gruppo fa sì che si omologhi a quel che le altre pensano e proclamano, fino ad arrivare a tirare un sasso addosso a Liliana.

Il romanzo segue il nascere e l’imporsi delle leggi razziali e i cambiamenti che la guerra impone, con un breve salto di due anni che permette di riprendere la vicenda al momento dei rastrellamenti degli ebrei e delle lotte partigiane. L’autrice costruisce una vicenda basata su due nuclei familiari attraverso cui si delineano le diverse posizioni e i differenti atteggiamenti verso il regime: non solo quel che subisce la famiglia ebrea, ma anche le scelte nella famiglia di Carla: il padre che non vuole tesserarsi al fascismo né costringere i figli ad adunate e lavaggi del cervello; la madre disposta ad aderire pur di mantenere un basso profilo e non inimicarsi fascisti tutti d’un pezzo come la maestra della figlia; lo zio operaio comunista; i nonni di campagna che proteggono i Treves e ascoltano Radio Londra nella stalla; la domestica che tradisce la famiglia che per tre anni l’ha ospitata in cambio della taglia promessa a chi denuncia gli ebrei. Attraverso le vicende dei vari protagonisti, il lettore incontra la Notte dei Cristalli, i bombardamenti su Milano, i razionamenti, il binario 21 della Stazione centrale, la strage di Meina, la lotta partigiana, la Liberazione, Piazzale Loreto.

Un ritratto della vita quotidiana a Milano in tempo di guerra, attraverso la chiave dell’amicizia, prezioso per le tante descrizioni accurate della realtà storica. Tra queste, ad esempio, la descrizione dei libri di scuola delle due bambine e dei cinegiornali di propaganda proiettati al cinema; l’educazione e le attività delle Piccole Italiane; il momento in cui Carla, vorace lettrice de “L’Avventuroso” (e non di “Primarosa” per piccole massaie, come vorrebbe la mamma) scrive per chiedere quando riprenderanno le avventure di Gordon Flasce/Flash Gordon: la lettere viene pubblicata col suo nome virato al maschile e la risposta è secca e scontata, vista la virata autarchica in ogni ambito. Suggestivo, anche alla lettura ad alta voce, il capitolo iniziale in cui le bambine cercano di cucire alle loro maglie una stella di panno gialla uguale a quella che Liliana ha visto sui vestiti della nonna appena arrivata dalla Germania a tre giorni dalla Notte dei Cristalli nel novembre 1938 (anche se in realtà fu in seguito a quei fatti che, dal 14 novembre 1938, gli ebrei tedeschi vennero obbligati a portare sugli abiti la stella; obbligo poi esteso a tutti gli ebrei al di sopra dei sei anni nel settembre 1941).

L’illustrazione di copertina è di Alessandro Baronciani.

Ilaria Mattioni, Stelle di panno, Lapis 2017, 323 p., euro 12,50

L’uomo del treno

23 Gen

uomo-del-trenoL’attacco è di quelli che ti fanno venir voglia di metterti a leggere ad alta voce; ti dà il senso rotondo di una storia che ti avvolge; ti presenta l’Orso, la figura che metterà in moto tutta la storia, descrivendola con un tono che premette un che di epico. Probabilmente perché lo conosciamo sempre come l’Orso, il proprietario della falegnameria Mazzanti ha in sé qualcosa di leggendario che ben si confà alla sua figura: schivo, rispettato e solitario, attento alle vicende politiche e a quel che gli capita intorno, è lui a rendersi conto che i treni che transitano accanto alla sua ditta non portano solo più assi di legno per i tetti delle case o le bare dei soldati, ma uomini. Ci sono occhi tra le fessure delle assi dei vagoni, ci sono voci che si rincorrono a presagire scenari orribili, c’è una bambina che un giorno salta giù e subito viene ricacciata dentro sotto la minaccia di un mitra puntato. Allora l’Orso coinvolge i suoi uomini più fidati nella costruzione di un vagone da scambiare con l’ultimo di uno di quei treni, per salvare delle vite: e poco importa che dentro ci sia un uomo solo, un professore che sta cercando di raggiungere la moglie e la figlia catturate durante il rastrellamento del ghetto di Roma. Intorno all’Orso, operai fedeli, ragazzi che scelgono di essere liberi nel pensare, partigiani, ma anche chi cerca di far profitto dalla situazione di guerra e dalla prigionia degli ebrei, famiglie che temono per i propri figli al fronte. E poi Giuliana, appena assunta come contabile, a cui l’Orso affida una macchina fotografica chiedendole di esercitarsi.

Proprio la fotografia – con i modi di vedere attraverso un’obiettivo, la scelta di avere immagini come testimonianza – costituisce un secondo asse narrante del romanzo: Giuliana impara e riflette, sceglie un proprio modo di guardare a quel che sta succedendo, di salvare almeno i volti quando non è possibile le vite. E insieme alla fotografia gli occhi, quelli dei vivi, quelli che guardano attraverso le assi dei vagoni, quelli da attaccare ai manichini perché abbiano una parvenza umana.

La figura dell’uomo ebreo, unico occupante del vagone, è ispirata a Karol Borsuk, matematico polacco che, durante l’occupazione nazista inventò un gioco da tavolo, costruendone artigianalmente alcune copie per la sua famiglia, poi successivamente pubblicato: nel 2009, Super Farmer ha vinto il premio Side Award per il Miglior Gioco per Famiglie dei Best of Show assegnato da Lucca Games.

L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno. Il sito dell’autore.

Fabrizio Altieri, L’uomo del treno, Piemme 2017, 304 p., euro 15, ebook euro 6,99

Il mistero della buccia d’arancia

18 Gen

mistero-bucciaIn occasione del Giorno della Memoria come ogni anno l’editoria per ragazzi sforna uscite ad hoc che parlano di Shoah e vicende ebraiche durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel caso di questo romanzo il taglio è leggermente diverso e può essere una lettura interessante perché presenta non solo una singola vicenda legata al periodo storico in questione, ma apparecchia per il lettore una bella scelta di tradizioni e feste ebraiche, con tanto di glossario finale.

La vicenda in sé, ispirata alla storia reale della famiglia materna dell’autrice, prende voce nell’oggi attraverso Anna, la protagonista che si mette sulle tracce della storia della nonna per una ricerca scolastica. Intorno a lei, che frequenta la quinta elementare, un fratello maggiore e una serie di cugine che – ciascuno a suo modo – si danno da fare per venire a capo del “mistero” di casa: perché a nonna Miriam non piacciono le bucce di arancia candite che il nonno prepara magistralmente? La risposta manda indietro nel tempo, alla nonna bambina e alle sue sorelle, costrette a nascondersi e poi a fuggire in Svizzera, alle persone “dalle mani amiche” che hanno messo in gioco la propria vita per salvarne altre.

Non è quindi un testo in cui si parla direttamente di Olocausto, di campi di concentramento, ma piuttosto – e in modo soft – della persecuzione degli ebrei in seguito all’introduzione delle leggi razziali; a essere interessante è – a mio avviso – piuttosto il contesto in cui la vicenda storica è inserita: il quotidiano di una famiglia ebraica che si ritrova insieme nei vari momenti festivi o dettati dalle tradizioni, di cui vengono illustrati i momenti, lo svolgimento, i cibi…

Lia Tagliacozzo – ill. Angelo Ruta, Il mistero delle bucce d’arancia,Einaudi Ragazzi 2017, 120 p., euro 11

Partigiano Rita

21 Apr

partigiano ritaDal 1938 al 1944 le vicende italiane narrate attraverso il quotidiano di una ragazza triestina, Rita Rosani, di famiglia ebraica benestante, arrivata da anni dalla Moldavia e perfettamente integrata in città dopo aver italianizzato il proprio cognome ed avere ottenuto la cittadinanza. Rita è nata in Italia, l’italiano è la sua lingua, le persecuzioni vissute in patria dai genitori fanno solamente parte di una storia di famiglia che pare lontana; lei pensa alle vacanze, ai vestiti, all’amore che verrà. La sua storia, una storia vera narrata da Paola Capriolo, diventa la narrazione dei mesi in cui l’Italia cambia, arrivano le leggi razziali, il confino per gli ebrei che non avevano cittadinanza, l’insinuarsi della certezza che anche la libertà per chi riesce a salvarsi è una concessione del destino che può essere revocata da un momento all’altro.

Il lettore che apprezza “storie vere” troverà tra queste pagine la carrellata di mesi e di anni che maturano e mutano Rita e la descrizione delle scelte che deve prendere, della lotta personale prima ancora che civile che intraprende, fedele all’idea delle eroine bibliche, descritte come molto più forti e coraggiose degli uomini. Maestra alla scuola ebraica, poi in fuga per proteggere i genitori, facendo “finta di nulla” come sempre dice la madre per passare inosservati, matura accanto all’uomo della sua vita la scelta di unirsi alla banda partigiana da lui fondata, pretendendo di essere riconosciuta come membro effettivo e combattente, prima che come femmina e donna del capo. Ed è un riconoscimento che al momento della sua uccisione, quando i fascisti arriveranno di soppiatto a colpire i partigiani sul monte Comune, che  le riconosceranno parimenti il compagno, che proseguirà la lotta col nome di “Comandante Rito”, e il tenente che l’ha uccisa; alla domanda dei suoi risponde che quella che ha finito sparando a bruciapelo “non era una donna, ma un bandito”.

Il romanzo ha il pregio di riprendere la storia di una partigiana, offrendo nel contempo uno spaccato quanto mai veritiero delle vicende italiane dal 1938, viste dalla parte di chi, ebreo, vede progressivamente cambiare la propria situazione, prima con incredulità, poi prendendo coscienza della tragica e assurda realtà che si trova a vivere.

A proposito di Rita Rosani, leggi la sua scheda sul sito dell’ANPI. La sua  storia ha ispirato Col sole in fronte, un disco e uno spettacolo teatrale del gruppo Regina Mab, scritto da Paolo Ragni e adattato da Franco Manzini: guardatene un pezzetto qui.

Paola Capriolo, Partigiano Rita, Einaudi Ragazzi 2016, 144 p., euro 11

L’argine

18 Apr

l-argineL’argine come terrapieno che contiene e acque di un fiume, come riparo, come difesa, ma anche in un certo senso come confine. L’argine che dà titolo a questo fumetto prezioso è quello del fiume Senio, che nasce in Toscana e va a buttarsi nel Reno, qui nel suo tratto nella bassa ravennate, vicino a Cotignola, nel preciso momento storico dell’aprile 1945. Da una parte il paese e dall’altra i campi; da una parte gli abitanti rimasti e le case abbandonate e dall’altra il fronte della guerra che non avanza, gli Alleati che non passano e mandano aerei a bombardare. Ma l’argine può anche essere inteso come atto di resistenza, come argine contro la violenza e l’assurdo (nel gesto estremo di un prete e un capo partigiano uniti da un lenzuolo bianco per chiedere di risparmiare gli abitanti sopravvissuti ai precedenti bombardamenti), come difesa a favore della vita: non si raccontano solo la guerra, gli scontri, la fucilazione dei partigiani, ma anche la generosa ospitalità della comunità di Cotignola che nascose  e salvò tanti ebrei, grazie al coinvolgimento corale orchestrato da Vittorio Zanzi, macellaio antifascista che ricopriva il ruolo di commissario prefettizio.

La storia della comunità cotignolese viene raccontata attraverso gli occhi di un bambino, il piccolo Frazchì che deve attraversare l’argine con la capra Ninetta, unica ricchezza della famiglia, per portarla a ingravidare qualche chilometro più in laà, lungo l’argine appunto, e che si porta appresso i segnali che coglie, le minacce fasciste, il segreto degli ebrei nascosti. Ed è un altro bambino ad ascoltare, il nipote a cui il nonno Frazchì racconta l’episodio dell’infanzia, la grande paura, mediandolo attraverso la tradizione di paese della festa della Segavecchia, carnevale di Quaresima.

La particolarità del fumetto, che ne segna una felice riuscita grafica e narrativa, è la capacità di mescolare due stili differenti: quello morbido, dai colori leggeri di Marina Girardi, e quello dalle linee nette di Rocco Lombardi, quasi a segnare aspetti diversi del quotidiano di Frazchì, l’irrompere della violenza (quella quotidiana della lotta vicina, fatta di minacce e di fucilazioni, di parole e di spari, e quella improvvisa dei bombardamenti), la scelta di mescolare realtà e sogno. Ne nasce un racconto che avvolge il lettore come la nebbia col piccolo protagonista e le tavole dove i due stili si intersecano sono davvero imperdibili.

Arrivate fino in fondo alla lettura, fino alla postfazione di Massimiliano Fabbri del Museo Civico Luigi Varoli, che sottolinea, ricorda, fa memoria e insieme dice anche dell’utilizzo del linguaggio del fumetto, del linguaggio grafico, della possibilità di sguardi e linguaggi plurimi anche nel fare memoria.

Il blog di Marina Girardi. Il blog di Rocco Lombardi.

Marina Girardi  – Rocco Lombardi, L’argine, Becco Giallo 2016, 135 p., euro 15

Lev

26 Gen

LevCome sanno molti di voi che quotidianamente lavorano con bambini e ragazzi, si ottengono buoni risultati con la condivisione in lettura ad alta voce di testi di qualità che raccontano “storie vere”, quelle storie che sempre affascinano proprio per l’aggancio con la realtà, vicina o lontana che sia. Tra le diverse proposte editoriali in occasione del Giorno della Memoria, ecco un albo che parla dei kindertransport che, tra il 1938 e il ’39, nei mesi successivi alla Notte dei Cristalli,videro il Regno Unito accogliere quasi diecimila bambini ebrei accogliendoli e sistemandoli in famiglie, scuole, fattorie.

Il libro permette, attraverso la voce di Lev, di percorrere le vicende di un bambino ebreo e della sua famiglia, separati dal tentativo di salvarsi e poi riuniti a Londra. E sono, appunto, vicende vere: Lev Nelken aveva dodici anni nel 1938, viveva a Breslau ed era un appassionato di francobolli; racconta il progressivo montare dell’odio verso gli ebrei, le proibizioni, i tentativi di scappare, la necessità di denaro che garantisca – come la Gran Bretagna richiede – per il trasporto e in più di soldi per mantenimento e istruzione, la partenza della sorella, la fatica del ragazzo, la solitudine, la fame, il sentirsi isolato nella famiglia che lo accoglie non solo a causa della lingua, ma anche dell’atteggiamento di chi gli sta accanto.

Le illustrazioni accompagnano e suggeriscono letture più approfondite e suggestive oltre il testo (le espressioni dei volti, la pioggia di bottoni che si fa speranza di aiuto), ma sono le parole di Lev a suonare tanto familiari e tanto attuali, specie quando dice “Pensiamo di andare via (…) ma nessun Paese ci vuole. Siamo intrappolati. Qualcuno chiede che vengano dati permessi d’immigrazione almeno ai bambini. Che almeno loro possano salvarsi trovando rifugio all’estero”

L’albo è in doppia lingua: testo italiano ed inglese appaiati sulle pagine.

Il sito dell’autrice.

Barbara Vagnozzi, Lev, Gallucci 2016, 28 p., euro 14

La porta di Anne

13 Gen

porta di anneSi avvicina la ricorrenza del Giorno della Memoria e, come ogni anno, fioccano proposte narrative a tema; il compito di chi propone letture ai ragazzi è anche in questo caso quello di individuare i libri che suonano veri e sinceri, le scritture di qualità, i testi che tornano su personaggi conosciuti e sanno dare una lettura originale e nello stesso tempo coinvolgente e non scontata. Siamo allora felici di potervi raccontare di questo libro, l’ennesimo su Anne Frank potete dire, ma un testo – vi diciamo noi – che sa riproporre la vicenda di Anne in modo nuovo. Sicuramente il “Diario” è ancora il testo più richiesto in lettura dai ragazzi, sulla scorta delle indicazioni degli insegnanti, spesso arrivano a chiederlo al bancone della biblioteca ragazzini che potrebbero – per età e capacità di lettura – scegliere e apprezzare meglio altri libri che testimoniano parimenti della persecuzione degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.  A volte sono gli stessi ragazzini che lo richiedono perché conoscono il nome di Anne, sommariamente sanno la vicenda e sono affascinati dall’idea di leggere di una storia vera.

Questo romanzo ha la capacità di andare oltre la vicenda di Anne e di ricordarci che non era sola: ci racconta infatti degli abitanti dell’Alloggio Segreto che con lei divisero quei due anni di clandestinità, attraverso il meccanismo affascinante di dire e di far vedere al lettore attraverso occhi diversi. Le poche ore dal risveglio all’arresto in quel 4 agosto 1944 vengono infatti narrate da ciascuna delle otto persone che abitano silenziosamente le stanze; le loro voci svelano pensieri, attitudini, sogni e permettono all’autrice di dare un quadro del quotidiano, di fare un inquadramento storico e nello stesso tempo di sottolineare i caratteri, le caratteristiche e insieme i sogni dei più giovani come degli adulti. A loro si aggiunge un punto di vista esterno, ma complementare: quello del sottoufficiale austriaco che fu incaricato si stanare gli ebrei e di eseguirne l’arresto. Il lettore ha allora la possibilità di leggere di due fronti diversi, di vedere paure, timori, spavalderie, sogni; di rintracciare il breve attimo in cui il sottoufficiale – difronte alla scoperta dell’uniforme dell’esercito con cui il padre di Anna ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale, davanti alla giovinezza, agli sguardi intelligenti delle ragazze – tentenna, scopre un angolo di umanità, subito ricacciato indietro dall’adesione certa all’assurdo dovere dell’obbedienza.

Se dobbiamo scegliere una nuova lettura per i ragazzi per il Giorno della Memoria, eccone dunque una originale e meritevole, corredata da un apparato di note storiche, cifre, bibliografie per approfondire. Se arrivate fino in fondo (e fatelo, fatelo sempre perché i ringraziamenti finali, come l’esergo, dicono molto di un autore, di un momento di scrittura, del perché sottaciuto di un testo) scoprirete che questo romanzo non è solo stato scritto dalla sua autrice e illustrato da un’illustratrice, ma voluto da un editor che ha saputo pensare alla necessità di un testo di questo tipo e mettere lungimiranza nel progetto. Per cui vi si restituisce il gusto di un libro voluto, pensato e ricco.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratrice.

Guia Risari – ill. di Arianna Floris, La porta di Anne, Mondadori 2016, 176 p., euro 16, ebook euro 6,99

La bambina nascosta

14 Lug

bambina nascosta

Alla Fiera di Bologna del 2013 credo di aver fatto una sorta di pellegrinaggio tra gli stand francesi portando in più riprese più persone a vedere questo fumetto: lo trovavo essenziale e delicato allora e non posso non apprezzare la possibilità di offrirlo ora in lettura anche in italiano. La chiara semplicità delle immagini (coi colori che Salsedo ha azzeccato al massimo) e la modalità narrativa – che suggerisce, che lascia intuire al lettore quando può essere successo intorno alla piccola protagonista, che offre briciole di storia per poi eventualmente approfondire – lo rende proponibile anche ai lettori degli ultimi anni della scuola primaria.

Scoperta commossa, o forse un po’ triste, nel cuore della notte, una nonna racconta la propria infanzia su richiesta delle nipotina. Racconta della guerra perduta dalla Francia e della vittoria della sua famiglia, visto che il suo papà è tornato vivo dal fronte; racconta la scuola, le amicizie, la normalità. Fino al momento in cui tutto cambia con la stella gialla cucita sul vestito: non una stella da sceriffo, come suo padre vuole farle credere, ma il segno che la identifica come ebrea, la relega in fondo alla classe, la rende invisibile agli occhi dei compagni, la fa maltrattare dall’insegnante. Dounia racconta i mutamenti della sua vita di bambina, fino alla notte in cui i genitori, giurandole il loro amore, le chiedono di nascondersi in un armadio e rimanere muta nonostante le urla e i rumori che sente. Una vicina la recupera e una catena di persone si occupa di lei e della sua salvezza, nascondendola in campagna.

Il fumetto racconta, attraverso Dounia, la vicenda simile di tanti bambini ebrei che furono salvati nella Francia di Vichy e la vicenda di chi, civile, partigiano, membro di organizzazioni ebraiche si diede da fare per cambiar loro nome e trovare una sistemazione sicura; narra inoltre – cosa non scontata – anche la ricerca dei genitori, dei sopravvissuti al termine del conflitto, il peregrinare davanti ai muri tappezzati di fotografie che ritraevano i sopravvissuti ai campi.

Se masticate il francese, potete cercare il documentario o l’audiolibro che Gallimard ha tratto dal lavoro “Paroles d’étoiles” di Jean-Pierre Gueno dove sono raccolte tante voci e testimonianze di questi bambini.

Attorno a questo fumetto, l’AJPN – l’associazione degli Anonimi, Giusti e Perseguitati durante il periodo nazista nei comuni di Francia – ha costruito una mostra in dieci pannelli: sul sito potete vedere i materiali che la accompagnano e anche le diverse copertine delle edizioni straniere.

Il sito di Marc Lizano. Il sito di Loïc Dauvillier. Il sito di Greg Salsedo.

Marc Lizano – Loïc Dauvillier -Greg Salsedo, La bambina nascosta (trad. di Stefano Visinoni; impaginazione e lettering di Lucia Truccone), Panini 9L c2014, 80 p., euro 15

L’incredibile caso dell’uovo e del Raffaello perduto

16 Mar

l'incredibile caso dell'uovo

Theodora Tenpenny è abituata a scovare tesori: il nonno le ha insegnato a non buttare quello che può ancora essere riutilizzato e a recuperare qualcosa di utile in soffitta o per strada, tra quel che la gente accantona per poi gettar via e i marciapiedi di Manhattan possono celare vere sorprese. Quel che di certo non si aspetta è che, sotto il dipinto che da sempre è appeso sopra il camino nello studio del nonno, quello che ritrae un uovo, si celi un dipinto dal valore inestimabile, forse addirittura dipinto da Raffaello Sanzio seicento anni prima. Le ultime parole del nonno, quel che di arte le ha insegnato sembrano proprio portare in quella direzione allora la ragazzina si mette in caccia di notizie, di pareri, imbattendosi in una storia molto diversa che la porta a scoprire non solo il segreto sotto la stesura  superficiale di vernice, ma anche quello nella vita del nonno che, a differenza di quel che ha sempre raccontato, ha fatto la guerra, ha vissuto l’esperienza dell’internamento ed è stato uno dei Monuments Men la cui vicenda è stata recentemente raccontata in un film.

La ricerca procede per tentativi, intoppi testardaggini e va avanti per colpi di scena e grazie all’aiuto di tante persone che fanno sentire meno sola la protagonista, sulle cui spalle pesa il futuro della sua famiglia, con la madre immersa in teoremi e formule matematiche, e della vecchia casa in cui vivono. Il libro parla di arte, di artisti, di biblioteche pubbliche e bibliotecari, di amicizia e dei beni sottratti agli ebrei in Europa durante la Seconda Guerra mondiale. È un libro che fa ridere, che fa commuovere, che si legge d’un fiato; insomma, finalmente una nuova buona avventura per i lettori della scuola media, non a caso pluripremiata dai librai statunitensi. Una delizia da leggere e una carta vincente da consigliare.

Il sito dell’autrice. La mappa dei luoghi di Theo. L’illustrazione di copertina è di Matteo Piana.

Laura Marx Fitzgerald, L’incredibile caso dell’uovo e del Raffaello perduto (trad. di Giulia De Biase), Fabbri 2015, 223 p., euro 13,90, ebook euro 8,99

La bicicletta di Bartali

9 Mar

 

bicicletta di bartaliSono molti i testi che permettono di rendere più prossimi ai ragazzi le vicende storiche ed in particolare tante sono sempre le richieste che – specie intorno al Giorno della Memoria – arrivano a proposito di storie ambientate durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale e relative all’Olocausto e alle leggi razziali. Molto apprezzate sono le testimonianze dirette di episodi reali e questo libro permette di far leggere una storia dal punto di vista non tanto degli ebrei la cui vita era in gioco, quanto di chi si è adoperato per aiutarli mettendo a repentaglio la propria vita. Lo fa riprendendo una vicenda che recentemente è tornata alla ribalta delle cronache nazionali grazie alla popolarità del suo protagonista, Gino Bartali, di cui narra i mesi tra il 1943 e il 1944 quando il campione di ciclismo si prestò a trasportare, nascosti nel telaio della sua bicicletta,  i documenti falsi per far espatriare molti ebrei, figura che percorreva chilometri e chilometri sotto la copertura dell’allenamento.

Il testo è accompagnato da una nota finale in cui Andrea Bartali racconta la discrezione del padre a proposito di questo momento della sua vita, il modo in cui gliel’ha raccontato tacendolo agli altri familiari e la bellezza e lo stupore di questa condivisione.

Il blog dell’illustratore.

Simone Dini Gandini – ill. Roberto Lauciello, La bicicletta di Bartali, Notes edizioni 2015, 61 p., euro 9,50

Questa storia è stata raccontata anche in un altro testo che potete presentare ai ragazzi, dove Antonio Ferrara narra la vicenda chcorsa giustae ha fatto di Bartali un Giusto tra le Nazioni, accompagnandola alle illustrazioni di Sandro Natalini. Un’occasione in più per rispondere alle richieste che i giovani lettori sovente fanno di “storie vere” che molto li appassionano, soprattutto quando si rifanno a periodi storici particolari. Si intitola La corsa giusta ed è edito da Coccole Books (128 p., euro 10). Ferrara sceglie l’escamotage di prestare la voce a Bartali, per cui il racconto è in prima persona e riprende un po’ di storia del ciclista, di come ciclista è diventato, immergendo il lettore nell’atmosfera degli anni Trenta e Quaranta. Proprio la scelta della prima persona e la fluidità della narrazione lo rendono adatto anche per la lettura ad alta voce di alcuni brani, che risulterà sicuramente coinvolgente. Ne potete leggere un estratto qui.