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Storia di Fiordaliso

15 Mar

Frescura e Tomatis si confermano ancora una volta capaci a tessere storie che sono intrise di storia, non solo come fondo su cui si muovono i personaggi, ma prendendo a prestito figure reali, da episodi storici realmente accaduti. In questo caso la figura principale viene dritta dalla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Berlino del 1936, la bambina che porge a Hitler un mazzo di fiordalisi, immortalata in Olympia, il lungo documentario girato da Leni Riefensthal. Gli autori immaginano che si chiami Ester, sia una giovane campionessa di ginnastica ritmica, la cui allenatrice è una donna piena di passione per lo sport. Attraverso la vicenda di Ester, una mishling, figlia di padre ebreo e mamma ariana, e della sua squadra si dipana una narrazione che ha il merito di affrescare la vita quotidiana in Germania tra la metà degli anni trenta e gli anni Quaranta. Attraverso la sua figura, quella dell’amica Brigit, dell’insegnante Linzie e del suo innamorato Julius si parla della persecuzione degli ebrei, della Notte dei Cristalli, delle difficoltà per ottenere documenti per emigrare, ma anche del piano di eliminazione di bambini come mongoloidi come il fratellino di Brigit o ancora del progetto Lebernsborn per generare neonati ariani perfetti da allevare germanizzati e indottrinati.

La finzione a cui i protagonisti sono costretti diventa una farsa grottesca da proiettare sul grande schermo; proprio la regista Riefensthal decide infatti di girare un documentario sulla vita quotidiana della perfetta famiglia ariana, scegliendo come protagonista quella che ormai pare una famiglia: Linzie e Julius, che ha cambiato il nome in Otto, Ester e Brigit vivono in un villaggio modello costruito a Stoccarda dai nazisti. Linzie insegna ginnastica, Julius lavora come autista e le bambine vanno a scuola e frequentano la Lega delle ragazze tedesche dove inneggiano a Hitler e omaggiano la bandiera con la svastica. La finzione non può ovviamente durare per sempre; il tentativo di fuga e il finale salvifico, per quanto amaro, permette ancora una volta di seguire le possibilità diverse che l’emigrazione e il dopoguerra potevano offrire.

L’immagine di copertina è di Sonia Maria Luce Possentini.

Loredana Frescura – Marco Tomatis, Storia di Fiordaliso, Giunti 2018, 183 p., euro 12

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Le vittorie imperfette

10 Mag

le vittorie imperfetteCapita di imbatterti in un libro per caso, lo cominci di notte e vorresti che la notte durasse il tempo di arrivare all’ultima pagina. E poi lo vorresti inserire subito tra le proposte di lettura per i ragazzi più grandi. Succede con la grazia e la misura giusta di questo libro che mette di fronte due mondi diversi, due squadre, due sistemi e tante vite; che intreccia le storie di due campioni sportivi con le vicende autobiografiche dell’autore mettendo il basket a far da collante. Se il basket infatti ha un ruolo fondamentale nella famiglia dell’autore e – pare – anche nella sua nascita, tutto il romanzo ruota intorno ai tre controversi minuti finali della partita  tra i sovietici e gli statunitensi alle Olimpiadi di Monaco del ’72. L’autore sceglie due protagonisti di quell’impresa, Saša Belov e Kevin Joyce, tracciandone le vite prima e dopo, ritrovando i loro sogni di ragazzi alla vigilia e immaginandone gli anni successivi, il peso delle scelte, il ritorno dei ricordi. Racconta del significato di quella partita per la storia dello sport e per i singoli che l’hanno vissuta, anche indirettamente, come lui che ci è stato catapultato dentro dalla casuale visione di un filmato d’archivio.

Il romanzo regala quadri successivi e connessi in cui i protagonisti somigliano ai personaggi ritratti da Hopper, che tanta parte ha nella storia, siano essi i genitori dell’autore, la fidanzata di Belov e il loro gatto, Dino Meneghin al campetto di Cisternino, un Joyce in là con gli anni sulle tracce della medaglia mai ritirata o un ragazzo che vive il miglior momento della vita prendendo i rimbalzi di un campione olimpico in una sessione di tiro. Si dice della strage di Monaco ’72, degli undici atleti israeliani morti nell’attacco terroristico di Settembre Nero, si dice dello sport che torna velocemente a un’apparente normalità per permettere la partita che vede opposte le due superpotenze di sempre e si racconta anche di quell’altro scontro che si consumò davanti a una scacchiera, con Fischer e Spasskij a rappresentare le due metà di un mondo diviso dalla Guerra Fredda.

Si dice di come vedi il mondo da bambino, del rapporto tra genitori e figli, di come va la vita oltre quel che puoi immaginare. Si dice dei sogni e dei progetti che si hanno da bambini e li si guarda alla luce di quel che succede dopo, sintetizzando la crescita e lo scollamento derivato in questo modo: “Suppongo che tutti i bambini coltivino progetti troppo ambiziosi perché si possano tradurre in realtà.Poi, man mano che la loro statura aumenta, si espandono anche la consapevolezza, la capacità di accontentarsi e di accettare quello che viene. Questo fenomeno prende il nome di crescita, una definizione perlomeno bizzarra dal momento che viene utilizzata per descrivere il suo esatto opposto, il progressivo ridimensionamento di ciò che ciascuno di noi si aspetta di ottenere nella vita”. Quel meccanismo di difesa che si mette in atto riducendo l’asticella delle aspettative, lasciandosi alle spalle i grandiosi sogni progetti per la propria vita adulta può incepparsi perché succede qualcosa che ti fa pensare a quanto ci credessi davvero, alla persona che davvero avresti voluto diventare.

Anche questo romanzo cresce nel suo andamento narrativo, ma non riduce le aspettative; crea anzi intorno al lettore una sorta di vortice, una spirale che cattura e che dovrebbe – secondo le stereotipate attese – culminare nella descrizione dei tre minuti finali della famosa partita. Invece no, scarta anche lui, come a volte scarta dalla mediocre linea della vita chi si ricorda dei propri progetti e riparte in quella direzione. Allora il lettore scopre che la spirale della storia lo porta ben al di là della cronaca sportiva, a comprendere cosa ci sia intorno e prima e dopo a quel che i filmati olimpici hanno consegnato alla storia, e come tre secondi in più segnino le vite di chi li sta vivendo e persino di chi ancora non c’è.

Il sito dell’autore. L’illustrazione di copertina è di Emiliano Ponzi.

Emiliano Poddi, Le vittorie imperfette, Feltrinelli 2016, 291 p., euro 17, ebook euro 9,99

Pesi massimi

17 Apr

pesi massimi Sulla scorta di Cattive ragazze, che presentava storie di donne sconosciute ai più che in epoche diverse hanno segnato la Storia, ecco un nuovo graphic novel di Sinnos che raccoglie figure esemplari, proprio come spesso i ragazzi ci chiedono: storie vere. In questo caso poi delle storie che hanno a che fare col razzismo in ambito sportivo: sono infatti raccontati episodi di atleti protagonisti di imprese eccezionali non solo sul piano sportivo, ma su quello umano.

Vengono raccontate figure come Arthur Ashe, primo tennista di colore ad alto livello che mise poi lo stesso orgoglio e voglia di affermazione nella lotta all’Aids; come Jesse Owens e le sue quattro medaglie d’oro vinte davanti a Hitler; come Carlos Caszely che face del suo livello calcistico un’arma per opporsi alla dittatura cilena. Ma anche l’aiuto di Gino Bartali agli ebrei e alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, la vittoria della nazionale di rugby sudafricana contro gli AllBlacks, il podio a pugno chiuso di Città del Messico 1968.

Il tutto cucito da una cornice in cui Muhammad Alì racconta la sua e queste storie a un ragazzino che sul campo da calcio ha insultato un avversario di colore. Nei diversi profili vengono messi in luce i particolari che permisero certe imprese, andando oltre le regole e le convenzioni del momento storico, imprimendo la forza dell’atto sportivo ad atti civili e sociali.

Il testo utilizza il carattere LeggimiGraphic, appositamente progettato, e segue una disposizione di vignette e balloon sulla pagina che facilita la lettura da parte di chi ha difficoltà.

A proposito dell‘autore. Ascolta in podcast Federico Appel che parla del suo libro su Radio3 a Fahrenheit.

Le tavole del libro sono esposte a Bologna, al Museo Civico Archeologico, per la mostra Sport. Figure e parole dai libri per ragazzi, visitabile fino al 9 maggio.

Federico Appel, Pesi massimi. Storie di sport, razzismi, sfide, Sinnos 2014, 79 p., euro 11