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L’uomo del treno

23 Gen

uomo-del-trenoL’attacco è di quelli che ti fanno venir voglia di metterti a leggere ad alta voce; ti dà il senso rotondo di una storia che ti avvolge; ti presenta l’Orso, la figura che metterà in moto tutta la storia, descrivendola con un tono che premette un che di epico. Probabilmente perché lo conosciamo sempre come l’Orso, il proprietario della falegnameria Mazzanti ha in sé qualcosa di leggendario che ben si confà alla sua figura: schivo, rispettato e solitario, attento alle vicende politiche e a quel che gli capita intorno, è lui a rendersi conto che i treni che transitano accanto alla sua ditta non portano solo più assi di legno per i tetti delle case o le bare dei soldati, ma uomini. Ci sono occhi tra le fessure delle assi dei vagoni, ci sono voci che si rincorrono a presagire scenari orribili, c’è una bambina che un giorno salta giù e subito viene ricacciata dentro sotto la minaccia di un mitra puntato. Allora l’Orso coinvolge i suoi uomini più fidati nella costruzione di un vagone da scambiare con l’ultimo di uno di quei treni, per salvare delle vite: e poco importa che dentro ci sia un uomo solo, un professore che sta cercando di raggiungere la moglie e la figlia catturate durante il rastrellamento del ghetto di Roma. Intorno all’Orso, operai fedeli, ragazzi che scelgono di essere liberi nel pensare, partigiani, ma anche chi cerca di far profitto dalla situazione di guerra e dalla prigionia degli ebrei, famiglie che temono per i propri figli al fronte. E poi Giuliana, appena assunta come contabile, a cui l’Orso affida una macchina fotografica chiedendole di esercitarsi.

Proprio la fotografia – con i modi di vedere attraverso un’obiettivo, la scelta di avere immagini come testimonianza – costituisce un secondo asse narrante del romanzo: Giuliana impara e riflette, sceglie un proprio modo di guardare a quel che sta succedendo, di salvare almeno i volti quando non è possibile le vite. E insieme alla fotografia gli occhi, quelli dei vivi, quelli che guardano attraverso le assi dei vagoni, quelli da attaccare ai manichini perché abbiano una parvenza umana.

La figura dell’uomo ebreo, unico occupante del vagone, è ispirata a Karol Borsuk, matematico polacco che, durante l’occupazione nazista inventò un gioco da tavolo, costruendone artigianalmente alcune copie per la sua famiglia, poi successivamente pubblicato: nel 2009, Super Farmer ha vinto il premio Side Award per il Miglior Gioco per Famiglie dei Best of Show assegnato da Lucca Games.

L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno. Il sito dell’autore.

Fabrizio Altieri, L’uomo del treno, Piemme 2017, 304 p., euro 15, ebook euro 6,99

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Il viaggio della regina

11 Dic

il viaggio della reginaUna principessa vanitosa e altera come tante ragazze diventa col tempo la migliore regina che si possa immaginare. Intorno tutto sorride: il regno è in pace, i sovrani hanno due piccoli bambini, il futuro sembra sereno e quasi scontato. Fino all’arrivo di un messaggio portato tra gli artigli da un funesto falco nero: il mostro oscuro e potente che vive in cime alla collina reclama la regina. Non c’è nulla da fare: non è una leggenda; non si può ignorare a meno di aspettarsi il peggio; si sa benissimo che di quelli chiamati qualcuno torna indietro e qualcuno no. Lo dice il saggio, ma la regina in cuor suo già lo sa: deve partire e affrontare il mostro. Parla ai suoi bambini, spiega nel modo più onesto possibile di cosa si tratta e poi si incammina, sola perché solo lei può affrontare la chiamata, pronta ad affrontare gli intoppi, le fatiche, il dolore sordo, la crudeltà senza senso, pronta a gridare di fronte al mostro quanto tenga alla sua vita, a salire sulla collina e poi a voltare le spalle per scendere.

Non ci dice come termina il viaggio, questo albo nato per parlare di cancro e – nel caso – di un genitore che affronta la malattia e progettato insieme a AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica. Mi piace pensare però che – come ogni buona narrazione che si rispetti, tanto più in forma di fiaba – possa non essere legato solo a questa tematica, ma possa essere una lettura che parla di ogni tipo di perdita e di dolore, di ogni tipo di difficoltà che si può incontrare nella vita e che non si può rinviare, ma si deve per forza affrontare: che sia un evento esterno a imporcelo, che sia lo smarrirsi del singolo individuo, che sia una collina più alta o più bassa, l’albo dice della forza necessaria al viaggio, una forza che non sempre chi è impegnato a camminare nota, ma che  a ritroso o dall’esterno – come il lettore vede la regina – traspare in tutta la sua nitida purezza.

Il sito dell’illustratore.

Beatrice Masini – Gianni De Conno, Il viaggio della regina, Carthusia 2015, 30 p., euro 17,90

L’isola dei conigli

20 Lug

isola dei conigliMescola i rimandi a tante isole del Mediterraneo quest’Isola dei Conigli immaginaria che ci fa pensare a Lampedusa perché anche qui arrivano barche e barconi dall’Africa e migranti che transitano cercando terre migliori. Fanno da sfondo, insieme al grande coniglio che scruta di nascosto, alle giornate di una banda di ragazzini che vive i tempi diversi del mondo isolano: l’isolamento invernale, l’arrivo dei turisti e l’allegra confusione della stagione estiva, la mancanza di collegamenti nei giorni di mare grosso, il rapporto con la terraferma e con la città, distante, attraente ma comunque lontana dalla propria misura della quotidianità.

Sono abituati a veder partire le persone che scelgono di vivere altrove o che altrove vanno per necessità (proseguire la scuola, trovare un lavoro, frequentare l’università); si sono abituati a veder arrivare dall’Africa chi vuole andare verso nord e riparte verso i centri di accoglienza in terraferma. Non è solo il futuro altrui a esser messo in gioco nella storia, ma anche il loro: quando scoprono che la maestra che hanno avuto negli ultimi due anni lascerà l’isola per poter terminare l’università, temono che la loro scuola sia condannata alla chiusura e si chiedono chi possa venire volontariamente in un luogo da cui tanti vogliono partire e in cui tanti non pensano neppure di fermarsi. L’idea è quella di convincere Giovanni, un napoletano che ha scelto l’ombra del vulcano siciliano per curare le ferite dell’anima e che un tempo era maestro, ad accettare di diventare il loro insegnante. L’avventura dei bambini sa di battaglia del cuore, di tentativo di trovare una soluzione al di là della burocrazia, degli iter di provveditorato e delle richieste di trasferimento. Sta nella logica semplice dell’accoppiare una persona che ama una certa terra alla possibilità di svolgere in quella stessa terra il mestiere che ha scelto e, così facendo, dare continuità alla vita sull’isola, mantenendo il presidio della scuola.

C’è Salvo, che va in quinta elementare e fa da perno della storia; accanto a lui il gruppo variegato di amici, i caratteri già ben distinti nelle forme bambine; il compagno che ha vissuto l’anno scolastico appena passato in città. E intorno la natura – il vento, il sole alto, i sentieri che si inerpicano in parti selvatiche più di altre, l’ombra del vulcano, le tartarughe che fanno il nido sotto la sabbia – e la lingua che schiocca toponimi, appellativi e modi di dire.

Chi è isolano o isolano si sente vi troverà inoltre una perfetta descrizione della vita quotidiana su una piccola isola, la bellezza, le difficoltà, quel che bisogna sempre e comunque mettere in conto, gli stupori.

Leggi qualche pagina del libro. L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno.

Zita Dazzi, L’isola dei conigli, Coccole Books 2015, 128 p., euro 10

E vallo a spiegare a Nino

10 Giu

More about E vallo a spiegare a NinoNino Genovese ha nove anni, la pelle spessa di qualche cicatrice, di quelle fatte giocando in strada, e una zazzera di riccioli neri. Nino a giugno, quando finisce la scuola, è felice.

Felice perché in estate ottiene di salire qualche volta sul peschereccio di suo padre e partecipare alla pesca notturna. La mattina invece, quando c’è la scuola, fa la strada insieme ai suoi fratelli più grandi e guarda con curiosità una casa che ha le finestre tutte chiuse, sempre chiuse. Nino comincia a chiedersi chi ci abita, cosa succede, perché c’è sempre un’automobile parcheggiata nello stesso punto, con un uomo diverso sopra? E quando Nino scopre che in quella casa ci vive don Lucio e che pur chiamandolo don non è un prete, le domande si moltiplicano. Però le domande bisogna saperle fare alle persone giuste perché c’è chi glissa, chi prende tempo, chi cambia discorso. Sarà lo zio Salvatore a spiegargli che quell’uomo è colluso con la mafia e chi sono e che fanno i mafiosi. E Nino vedrà coi suoi occhi che la casa che incute paura può cambiare e diventare un colorato e affollato centro di aggregazione per i giovani grazie ai provvedimenti legati alla confisca dei beni alla mafia, nonostante ci sia chi continua a remare contro.

Tra il Guardare e non vedere e il Male non fare, paura non avere, una storia semplice che parla di mafia, con una lettera finale di Monsignor Bregantini, vescovo di Campobasso, che coraggiosamente si batte contro la ‘ndrangheta. Il testo è di Anselmo Roveda, le immagini di Gianni De Conno, e come sempre, anche per i due precedenti volumi di questa collana SMS di Coccole e Caccole, sono andata subito a cercarmi la pagina centrale che si apre per ragalare un’immagine grande e suggestiva dove Nino domanda davanti a un magnifico mare. Che l’immagine finale, invece, dove una ragazzina vestita di bianco innaffia un albero che sta fiorendo, ci ricordi l’importanza di presentare temi come l’antimafia, la lotta per la legalità anche ai ragazzi più piccoli. Con un pensiero a Libera e a tutto quel che fa.

Anselmo Roveda – ill. Gianni de Conno, E vallo a spiegare a Nino, Coccole e caccole 2011, 56 p., euro 13