Tag Archives: Orecchio Acerbo

La zattera

4 lug

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Oggi, che è arrivata l’estate, si parte per il mare. Tre amici, una piccola auto e la spiaggia lì a due passi. Serpeggia entusiasmo ma anche una certa impazienza. Poi, la prima delusione. L’amico autista ha dimenticato di caricare asciugamani, costumi, palette, secchielli, il pallone, il salvagente. Al mare senza giochi e vestiti, tanto vale tornare a casa. Si tenta con una magia, ma non succede nulla.

E per di più si è alzata la marea, quindi niente bagno. Non si può fare un castello di sabbia per via delle onde. Non si può fare niente! In cielo si alternano nuvole e sole ed è tangibile la malinconia. Tutti sono delusi. Ma uno dei tre amici, l’orso Michao, scrutando l’orizzonte decide di costruire una zattera. Gli altri lo aiutano, portando alghe e legnetti. Il delicato lavoro di assemblaggio ha inizio. La volpe narratrice e l’orso si occupano della zattera e la capra Margherita si avventura tra le onde per raccogliere conchiglie. Un gabbiano vola nel cielo. Terminata la zattera e posate sopra le conchiglie, i tre amici entrano in acqua e la abbandonano tra le onde, accompagnandola con un gesto affettuoso e con l’immaginazione. Si soffermano a scrutare l’orizzonte per un attimo e poi tornano a casa, incamminandosi tra dune e canneti.

Sembra un paesaggio bretone e il mare è certamente un oceano. Non ci sono ombrelloni e folle di gente.

Una lettura per l’estate o per tutte le stagioni? Credo che i bambini ameranno questo libro sempre. Per le sue illustrazioni e per i molti spunti di riflessione. Perché potranno ritrovare quel sentimento di delusione che da bambini ci provoca il mare col brutto tempo, la tristezza di una spiaggia vuota. Bambini che abbiamo abituato a volere, quasi a pretendere, la perfezione vacanziera, scopriranno (o troveranno conferma) che gli imprevisti tengono in allenamento la fantasia, ci portano ad essere creativi e a cogliere la meraviglia nelle cose più semplici.

Olivier de Solminihac – ill. Stéphane Poulin, La zattera (trad. Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2015, 28 p., euro 13,90

La pantera sotto il letto

15 apr

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Quando ero bambina, mi domandavo spesso cosa succedesse nella casa di montagna quando nessuno la abitava; soprattutto nei mesi in cui nessuno camminava per le strade del piccolo paese in fondo alla valle e in cui non solo nessuno viveva nelle sue stanze, ma manco c’erano occhi a guardarla di fuori: esisteva davvero? E che faceva? La casa non dice parola, in questi casi, e non accende le luci la sera, proprio come quella su cui si apre il racconto di Andrea Bajani, conosciuta da alberi, uccelli e animali del bosco e abitata a volte nel fine settimana da una bambina e dal suo papà, che arrivano in auto il venerdì e dividono la stanza coi lettini gemelli per dormire. Ma è il buio a farla da padrone nelle tavole di Mara Cerri, quello che inquieta la bambina e che regala al lettore sfondi neri su cui si appoggiano sagome scure, per poi prendere la forma di una pantera da guardare in faccia, per fissare i propri occhi nella paura e poi addentrarsi nel buio come si entra nel mare, lasciandosi avvolgere, danzandoci dentro.

Dentro la notte che avvolge la casa ci sono le mani del papà: un luogo caldo in cui abitare, case dove non piove mai, accompagnate da parole che sanno spegnerla, la notte (per i grandi è semplice come accendere una lampadina), e condurre verso il sonno,tenersi vicini lungo il corridoio scuro e convincere che il buio può non essere così terribile. La bambina ha paura e non vuole uscire neanche per fare pipì; si porta dietro una padella da tenere sotto il letto e da usare come vaso da notte all’occorrenza. Se però guardi in faccia il mistero del buio poi sei pronta ad affrontarlo, volando verso le stelle, oltre il nulla che si è mangiato l’intorno della casa e poi perderti nei sogni mentre fuori l’alba spinge la notte più in là.

Andra Bajani – Mara Cerri, La pantera sotto il letto, Orecchio Acerbo 2015, 44 p., euro 16

La mia famiglia selvaggia

15 dic

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Vi è mai capitato di esser stati paragonati ad un animale? Forse perché siete lenti come un bradipo o grossolani come un elefante nel proverbiale negozio di cristalli o per il naso che pare il becco d’un tucano o magari, più poeticamente, perché parete una gazzella che scatta e si allunga per prendere il bus in corsa. La famiglia della protagonista di questo albo – che ancora una volta ci regala i colori forti, folli e allegramente contagiosi di Laurent Moreau – è eccezionale e animalesca per davvero: un fratello forte e uno canterino, un papà peloso, una zia che si pavoneggia, uno zio goloso e così via. Il testo indica le caratteristiche di ogni parente; le immagini rivelano a quale animale appartengono e sono intanto una galleria di ritratti, di situazioni, di ambienti in cui trovare particolari o su cui inventare storia. Infine lei, eccola in un ritratto su cui scoprire cos’ha di speciale. Ovviamente si finisce con una domanda che interroga il lettore e allora il gioco di indovinelli e paragoni può ripartire e continuare fuori dalle pagine.

Il sito di Laurent Moreau. Un’immaginedell’albo forse vi sembrerà familiare (!): sì, campeggiava sulla copertina di Andersen di aprile 2014, presentato in Fiera a Bologna.

Laurent Moreau, La mia famiglia selvaggia (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2014, 28 p., euro 15,50

Giraffada

13 dic

girafafdaGiraffada è un film liberamente ispirato a quanto accaduto nel 2002 a Qalqilya, città proprio a ridosso della Linea Verde, il confine stabilito nel 1967 dalle Nazioni Unite per separare la Palestina da Israele e completamente circondata dal “muro di separazione”. Dal 1986 Qalqilya ospita un grande giardino zoologico, suo malgrado protagonista degli scontri violenti e degli attacchi israeliani che la città subì nel 2002. Il mondo conobbe allora la storia del suo veterinario, la lotta per salvare gli animali e ottenere medicine, l’amicizia col collega del  Ramat Gan Safari Park di Tel Aviv che superò l’assurdità della guerra.

Il film racconta della difficoltà dello zoo e della morte di una delle due giraffe attraverso gli occhi del figlio del veterinario e del suo legame speciale proprio con le giraffe. La storia di questo zoo è raccontata anche da uno dei migliori illustrati che si possono leggere insieme ai ragazzi, l’albo La notte di Q di Michael Reynolds, pubblicato nel 2006 da Orecchio Acerbo. Una lettura che sempre li cattura e li affascina perché comincia con una sorta di mistero, narrando di una città – surreale nelle illustrazioni di Brad Holland – ai cui abitanti è proibito di lasciare le loro case progressivamente per sempre più tempo; per poi continuare col mistero dell’uomo che esce di casa vestito di nero con un grande sacco sulle spalle. Solo la pagina dove si affacciano gli animali svela la realtà e la sua valenza storica. Un albo perfetto per essere condiviso in una lettura ad alta voce.

Nel film appare per un attimo anche l’asino colorato a strisce per sembrare una zebra che viene raccontato nel racconto scritto da Giorgio Scaramuzzino eillustrato da Gek Te aro, Un asino a strisce, pubblicato da Salani nel 2013.

Renna bianca

3 dic

Renna_Bianca

La magia delle illustrazioni cattura e affascina il lettore e contribuisce a farlo calare in una storia sospesa, senza tempo che gioca sulle tematiche del desiderio e della generosità. Si narra di Hanna, bambina dai lunghi capelli, che prende il treno insieme alla madre per andare ad incontrare il papà che studia le foreste e che non le vede da molto tempo. Anche Hanna è appassionata di alberi e di animali, parla con loro ed è inseparabile da un piccolo albero su cui dei pesci rossi hanno fatto un nido, grazie al suo cuore caldo, come le ha spiegato il papà; la mamma invece, impellicciata e ingioiellata, fatica a capire come la figlia possa interessarsi alla natura e dialogare con essa, se ne sta e rimirare i lussi del treno e osserva con un certo stupore pieno di pregiudizio il nuovo passeggero che si siede nello scompartimento: una grande renna elegantemente vestita attorniata da decine di rane. Subito la signora protesta, ma la renna è pronta ad offrire dei cioccolatini, con un’unica avvertenza: i cioccolatini neri sono realizzano i desideri umani, mentre quelli rossi sono per chi creatura umana non è. Ovviamente la signora mangia il cioccolato proibito e l’incantesimo fa sentire i suoi effetti. Hanna, che ha sognato vento e fiori, si accorge della tristezza negli occhi del passeggero; occhi grandi, lucidi, che paiono brillare di dolore profondo anche sulla pagina, occhi che rivivono il momento in cui uno dei suoi rami si è spezzato. Allora la bambina, senza insistere e senza domandare altro del dolore che la renna porta con sé, fa l’unica cosa che le è possibile: innesta il suo piccolo albero vivo sul ramo spezzato, regalando l’improvvisa sfarzosa ramificazione e rompe gli incantesimi con la sua generosità. Poi il treno riparte, la mamma sonnecchia e nulla sembra accaduto; con la stessa silenziosa grazia con cui ha accolto il dolore dell’altro, senza nulla domandare e senza nulla chiedere in cambio, Hanna lenisce e dona: lei è speciale, proprio come ha detto il papà. Ma il gesto che fa è per lei normalità ovvia e silenziosa.

A proposito di desideri, proponete in lettura questo albo insieme a Il fico più dolce di Van Allsburg (Logos), due ottime storie in testo e in immagini.

Il sito dell’autrice.

Kim Sena, Renna bianca, Orecchio Acerbo 2014, 36 p., euro 16

Il dono dei magi

8 giu

il dono dei magiCapita che un albo rimanga nella pila dei libri da sfogliare e da leggere per un po’ di tempo e poi, come nelle migliori tradizioni, si finisca per leggerlo a casa di qualcun altro, su una copia che non è la tua. Così “Il dono dei magi” è rimasto seppellito da altri vicino a una delle poltrone di casa e io son finita tra le sue pagine altrove, in un primo pomeriggio di pioggia battente su Genova, quando tutto intorno si è annullato e io ho scoperto che quella storia che veniva da lontano era in realtà molto più prossima a me di quando potessi immaginare.

Questo è quel che ne ho scritto sulla rubrica che saltuariamente teniamo, come blog, su Il Fatto Quotidiano. L’albo merita sicuramente di essere letto e, anche a mesi di stanza dall’uscita, non potevamo lasciarcelo scappare!

In molti dei libri che leggiamo è possibile trovare qualcosa che ci somiglia: a noi, a dei tratti della nostra storia, a delle sensazioni vissute. A volte poi capita di imbattersi per caso in una storia che ha il sapore esatto di qualcosa di conosciuto; così si possono legare i personaggi incontrati sulla carta a un mondo reale o al racconto di esso.

Il dono dei magi è un albo edito da Orecchio Acerbo nell’ottobre 2013 e porta le illustrazioni sontuose, quasi regali nei toni del verde e del rosso su cui è giocato, di Ofra Amit, accanto al testo di O. Henry, pseudonimo con cui William Sydney Porter scrisse questo racconto nel 1906. Della ha un vestito rosso nella prima illustrazione in cui la incontriamo, ma rosse sono – ci dice il testo – anche le sue guance ogni volta che i negozianti del quartiere l’accusano di avarizia, quando tenta di tirare sul prezzo. La situazione finanziaria sua e del marito è drasticamente peggiorata e in questa vigilia di Natale non le restano che un dollaro e ottantasette centesimi per comprare un regalo a Jim. Così, per avere del denaro che le permetta di acquistare un regalo degno, la ragazza taglia i suoi lunghi, bellissimi capelli, rendendo così inutili i pettinini che lui ha scelto per lei, sacrificando a sua volta il suo orologio da taschino.

Ofra Amit vi fa venir voglia di mettere le mani tra i capelli della protagonista, di spettinarla, scioglierli e passarci dentro le dita. Alla mano esperta del parrucchiere basta alzarne la massa per valutarli e offrire venti dollari. La stessa mano esperta con cui Ettore ha svolto per anni il suo lavoro in giro per il Nord Italia e la stessa con cui, anziano, valutava ancora le chiome con un tocco leggero, anche se non si trattava di compravendita ma solo di fare un complimento che per lui valeva oro. Ettore è uno degli ultimi caviè di Elva, paese in alta Valle Maira (Cuneo), per anni capitale della lavorazione dei capelli umani che venivano comprati porta a porta in Pianura Padana, riportati in valle, lavorati con riconosciuta perizia e venduti a Parigi, a Londra, negli Stati Uniti. Il mestiere dei pelassiers, come si dice in occitano, ma anche i loro viaggi, i loro incontri sono stati raccontati in un documentario di Fredo Valla e in un museo che raccoglie le testimonianze di un mondo che sui capelli ha vissuto per decenni, in un luogo difficilmente irraggiungibile in inverno almeno fino agli anni Sessanta e ancor oggi di grande fascino.

Le testimonianze raccontano sovente anche degli occhi delle donne costrette a vendere i capelli per guadagnare un minimo e la vergogna delle ragazze costrette a coprirsi per mesi la testa con cuffie e foulard, prese in giro dai fratelli e dalle amiche. Proprio come Della che nel racconto vende “per generosità aggiunta all’amore” i propri capelli, uno dei più grandi tesori della casa.

O. Henry – Ofra Amit, Il dono dei magi (trad. a cura di Orecchio Acerbo), Orecchio Acerbo 2013, 48 p., euro 16

Manifesto segreto

10 apr

Manifesto_segreto_cover“Manifesto segreto” non è una dichiarazione di intenti da tenere celata gli occhi e alle orecchie altrui; è segreto probabilmente perché per il momento sta solo nei pensieri e nella testa di te lettore e non si saprà quel che sarà finché non aprirai le pagine grandi che ti vengono offerte e – armato di forbici, colla, colori e idee – costruirai uno o più manifesti da appendere per dire chissà che.

Infatti questo libro contiene una decina di sfondi su cui lavorare e una serie di pagine dove Guido Scarabottolo ha disegnato delle figure da ritagliare e da utilizzare a piacimento; sono dei veri e propri inventari, dei cataloghi tra cui scegliere: alberi, cibi, persone, animali, oggetti vari, mezzi di trasporto e poi una serie di parole con font diverse da mescolare a piacimento.

Insomma, puoi comporre qualcosa tipo “Vietato stare fermi a braccia aperte per puro caso”, appiccicarlo sullo sfondo dove piove, aggiungere le indicazioni per “tana libera” e coronare il tutto con flora e fauna di tuo gusto. Ma ci sta anche qualcosa tipo : “Bang! Frenesia di baci rubati in libertà. Finalmente” e così via.

Nel libro c’è poi un manifesto finale a opera di Fausta Orecchio che ne ha curato la grafica e ci sono almeno due manifesti su cui io davvero non incollerei nulla; li appenderei sul muro così, con la loro semplice bellezza muta che dice tanto.

ll sito di Scarabottolo.

Guido Scarabottolo, Manifesto segreto, Vànvere edizioni 2014, 20 p., euro 17

Dopo

29 gen

Dopo

Dopo la galleria di teste e pensieri omaggiataci in A che pensi?, ecco una nuova infilata di attimi, in pagine su cui Laurent Moreau fa crescere selve fiorite e boschi di funghi o di alberi uno diverso dall’altro, infila il vento, sgrana la sabbia della spiaggia, dà materia ai sogni e forma alla rabbia; regala caschi quasi da astronauta al protagonista quando guarda liti e lacrime.

La scansione generale è temporale: nello scorrere delle pagine passano le stagioni – dalla primavera all’inverno; passa anche la giornata – e il blu della notte si condensa nella ali degli uccelli che leggeri fanno spazio al mattino; passa il tempo della vita – compreso quando ci si interroga di fronte alla morte o su come si cambierà negli anni.

Il filo dei pensieri è quello logico dei bambini: la semplicità cioè in cui la pelle raggrinzita dopo il bagno sta accanto alla sveglia che suona, ma anche alla linea dell’orizzonte, allo stupore dell’inverno, al seme che cresce, all’attimo che passa per sempre.

Illustrazioni che parlano di quel che viene dopo per dire l’adesso, per dire le conseguenze ma sempre vivendo quel che c’è ora. Illustrazioni che amo, proprio come le teste colorate dell’albo citato in apertura, perché a ciascun attimo posso dare un nome: perché so chi è il bambino che non vorrebbe mai tornare a casa dopo un pomeriggio coi cugini; perché so la bellezza della testa che gira perché sei rotolato in capriole lungo un pendio fiorito; perché so la maestosità del mare; perché so chi rabbrividisce nell’asciugamano; perché c’è qualcuno che mi aspetta; perché dopo un lungo silenzio non si sa più cosa dire, ma per fortuna si può stare in silenzio pieno e sorridersi.

Le illustrazioni di Laurent Moreau. Il suo sito.

Laurent Moreau, Dopo (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2014, 44 p., euro 15,50

Il buco

18 nov

buco

C’è un protagonista che si è appena trasferito in una nuova casa, tutto ancora imballato negli scatoloni e giusto un cactus a sorridere sul ripiano dei fornelli. E c’è un buco. Un buco nel muro tra la cucina e il bagno di cui il nuovo inquilino si accorge solamente quando si siede per mangiare l’uovo che si è appena fritto. Ed è un buco che si muove, che cambia posizione, che tende trappole d’inciampo, che a fatica si lascia chiudere nello scatolone per essere portato nel laboratorio scientifico dove lo analizzano. Esplosioni, contrasti, analisi al microscopio e poi un contenitore di vetro per tenerlo archiviato in attesa di una possibile spiegazione. Intanto il buco, incastonato nella pagina e fuori dallo scatolone, segue il protagonista, si fa parte della città, in pagine senza parole a cui cucire addosso una storia, osservando, cercando, ridendo.

Øyvind Torseter, Il buco (trad. di Maura Loi), Orecchio Acerbo 2013, 64 p., euro 21

Mio padre il grande pirata

10 lug

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Il padre del protagonista, che narra in prima persona, è un pirata: per questo vive lontano e quando torna racconta storie di mare, di tesori, di compagni di ciurma e di avventura e di una nave chiamata Speranza “come la speranza di tornare a casa”. Il protagonista raccoglie regali, ricordi, tracce di viaggi su una mappa e le immagini del tatuato col suo pappagallo Centesimo, del Barbuto, di Figaro, Libeccio e tutti gli altri. Finché tocca a lui partire insieme alla mamma e sognare la nave e il porto: ma non c’è mare quando scendono dal treno; c’è la pioggia di un paese che si chiama Belgio dove il padre lavora in miniera e dove ha appena rischiato la vita in un crollo che ha provocato la morte di molti compagni.

In una stanza d’ospedale dove se lo aspetta morto, il bambino ritrova vivo un padre che non conosce, che vive nelle baracche di legno, che torna per sempre al paese per raccontargli di aver desiderato e sognato di essere marinaio. Poi un giorno un nuovo viaggio per salutare la “nave” che finisce la sua attività, un incontro di uomini invecchiati tornati là dove hanno coltivato la speranza di tornare nel posto in cui erano nati e partiti senza averne manco un grammo. I loro volti ossuti e spigolosi, i loro occhi persi lontano in ricordi e pensieri a compagni perduti portano dentro le storie di emigrazione, i sogni segreti, le speranze che le hanno supportate.

A proposito di storie di miniera e emigrazione italiana, recuperate in biblioteca “Morte di un cane” di Gudule, pubblicato nel 1994 dalla E.Elle nella collana Ex Libris.

Il sito di Davide Calì. Il sito di Maurizio Quarello.

Davide Calì – illustrazioni di Maurizio A.C. Quarello, Mio padre il grande pirata, Orecchio Acerbo 2013, 48 p., euro 16

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