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Questa notte ha nevicato

16 Nov

Questa-notte-ha-nevicatoQualche notte fa ha nevicato. Ben prima che la neve arrivasse su Bologna e si prendesse i titoli del telegiornale, qui ha nevicato. Per parecchie notti e appena a ridosso dei giorni vissuti con la paura degli incendi. Ha nevicato così tanto che la stagione dello sci è felicemente cominciata in anticipo laddove tutti, fino a una manciata di giorni prima, lamentavano la grande siccità.

Ha nevicato anche in questo libro di Ninamasina che, con un delicato accostamento di fotografie e illustrazioni, racconta l’incanto della città che si sveglia ammantata, tutti i rumori attutiti, gran parte delle forme nascoste e azzerate dal bianco che uniforma, una sorta di immobilismo magico, quasi un incantesimo calato sull’intorno. La voce è quella di una bambina che deve andare a scuola, a piedi ovvio, e vive la scoperta del nuovo paesaggio, tra il reale e l’immaginario: ecco le impronte e poi lupi e guardiani di neve e cose di tutti i giorni improvvisamente trasformate, a cui da re nuovo significato. Una passeggiata dell’immaginazione, che va e galoppa, mentre gli stivali lasciano tracce che una nuova neve cancellerà presto.

L’autrice racconta qui com’è nato questo libro e come ha preso forma. Se poi avete voglia di dare un’occhiata a quel che Ninamasina fa, potete – tra gli altri – sbirciare qua e . E qui e .

Ninamasina, Questa notte ha nevicato, Topipittori 2017, 64 p., euro 18

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Bella

11 Nov

Il trillo di una chat aperta sul computer della strega: è l’orco che la invita a un pic-nic alla palude. Lei non vede l’ora e prova tutti i possibili vestiti, per poi uscire esattamente come il lettore l’ha vista prima, cioè lei stessa, senza preoccuparsi più di tanto. Sono gli animali che incontra lungo la strada a dirle che sarebbe più bella senza gobba, ritoccando i capelli, il mento… Basta un colpo di bacchetta magica ed ecco fatto. Peccato però che la strega non sia più lei e che l’orco non la voglia nemmeno vedere: vuole indietro quella vera! Con buona pace delle bestiole, destinate a pagare cari i loro suggerimenti.

Un inno all’essere se stessi e al “bello è ciò che piace” scritto e illustrato da Canizales, che lo ha pensato durante i viaggi nella sua natia Colombia, quinta destinazione mondiale per il turismo estetico.

Con questo albo e con Il libro più straordinario del mondo sempre di Canizales comincia la collana Alboom!-Gli albi col botto della casa editrice bolognese Les Mots Libres che si propone di fare libri con parole libere, quelle che – come dicono nella loro presentazione – “sono un impegno a esserci. Sono una responsabilità: poter rispondere delle nostre parole, questa è la nostra libertà”. L’esordio in primavera era avvenuto con un romanzo di Federica Iacobelli, dedicato ai giovani adulti, che ruotava intorno a David Bowie, primo della collana intitolata Vidas, come le biografie dei trovatori provenzali del basso medioevo in cui il racconto delle vite si muove tra storia e leggenda, intessendo insieme, come trama e ordito, aneddoti romanzeschi e fatti realmente accaduti. E scusate se è poco ;).

Canizales, Bella, Les Mots Libres 2017, 32 p., euro 15

Moabi

21 Ott

Il lussureggiante moabi, il più grande d’Africa visto che raggiunge fino a 70 metri d’altezza, si fa protagonista di questa storia, con splendide tavole evocative e un testo essenziale in cui l’albero più vecchio del mondo narra, in prima persona, la propria storia. Dal seme che germoglia nella terra feconda al primo ramo e poi via via, mentre tutto intorno vengon su altre piante, altri fiori e poi tutti gli animali nella foresta fino all’uomo, che però ha mire diverse sulla preziosa legna del moabi.

Il testo segue l’andamento delle illustrazioni, si curva lungo la linea delle colline, segue i rami, si fa tondo nelle tane sottoterra: è breve e poetica la voce della pianta che lascia poi il posto ad alcune informazioni botaniche scritte da Francis Hallé, esperto di foreste tropicali primarie e inserite in forma di calligramma a comporre le chiome degli alberi che popolano le pagine finali. Il canto del moabi e la sua speranza finale, l’inno a un giorno in cui l’uomo tornerà per fare pace e non per ferire e approfittare della foresta, è come un sussurro di sottofondo alla forza delle illustrazioni, alla potenza dei colori.

Sfogliate qualche pagina sul sito dell’editore.

Mickaël El Fathi, Moabi (trad. di Giulia Genovesi), Terre di Mezzo 2017, 48 p., euro 15

Come ti vesti?

12 Ott

Sono delicatissimi questi pop-up per piccoli lettori, con linguette da tirare in sensi diversi a seconda della pagina, uno dedicato ai modi di dormire degli animali e l’altro invece agli abiti da mettersi addosso a seconda del momento. Vanno trattati con cura o meglio, va messo in conto che perderanno i pezzi, si romperanno e magari li sostituiremo, come succede con i migliori cartonati che si vorrebbe  comunque sempre avere a portata di mano.

Pensati da Bernard Duisit, sono in rima: un po’ più lungo, quasi una filastrocca per ogni bestiola quello sulla nanna illustrato da Olivia Cosneau, brevissimo – botta e risposta – quello sull’abbigliamento. Mettiamo in vetrina quest’ultimo per affezione a Janik Coat e perché i suoi personaggi sono sempre una delizia. Scegliere come vestirsi dipende da molti fattori; infilarsi un costume a pois o uno a righe può essere frutto di una scelta ponderata; ci si mettono in mezzo il tempo, la destinazione, l’orario, il cielo e persino la neve. Magari c’è il vento, che solleva la gonna di Rosaria quasi fosse Marilyn Monroe in “Quando la moglie è in vacanza”; oppure detta legge l’umore, come sa bene Salvatore che non disdegna  il colore e gli accostamenti forti.

Janik Coat – Bernard Duisit, Come ti vesti (trad. di Margherita Vecchiati), Panini 2017, 16 p., euro 12

Olivia Cosneau – Bernard Duisit, Come dormi? (trad. di Margherita Vecchiati), Panini 2017, 16 p., euro 12

Quando sarò grande

11 Ott

Ettore e il suo papà sono in riva al mare e guardano le rondini che si preparano a migrare; il bambino incuriosito chiede se anche lui andrà lontano quando sarà grande. Persino più lontano delle rondini, risponde il babbo. Ecco allora un dialogo serrato in cui Ettore fa domande su tutti le situazioni o i pericoli che possono presentarsi, ricevendo una risposta pronta e fiduciosa. Il papà infatti ricorda che il vento si calma, che le onde che bagnano son poi solo acqua, che se ci si annoia ci si può sorprendere e che quando si cade è permesso – se non auspicabile – piangere prima di rimettersi in piedi e in cammino.

Le immagini delicate di Pauline Martin accompagnano con colori pastello dal sapore di caramella o ghiacciolo (anice, giallo pallido, rosa confetto) la passeggiata dei due e danno forma ai diversi stati d’animo che Ettore immagina. Certamente è un libro che piacerà ai grandi innanzitutto e che, per qualcuno, suonerà un po’ di frase fatta zuccherosa: in realtà si enunciano le piccole verità sulla vita che si vorrebbe tenere a mente sempre, come la capacità – ne scegliamo una tra tutte – di non permettere alla paura di vincere.

Ci piace metterlo in vetrina perché rappresenta un bel dialogo e un buon confronto tra grande e piccolo (il titolo originale dell’albo è “Ce que papa m’a dit”), dove il bambino viene considerato, come ribadisce sempre Alain Serres, un interlocutore valido fin da subito. Ci piace perché alle domande fatte si risponde. Ci piace che stia in vetrina proprio oggi in cui sui social postate la vostra a proposito della circolare che impedisce ai ragazzi fino a 14 anni di percorrere da soli il tragitto casa-scuola; questo papà invece sospinge il suo bimbo nel mondo, gli dà una spinta per il momento con le parole, ma si intravede benissimo che non avrà remore a lasciargli andare la mano e a guardarlo da lontano.

Astrd Desbordes – Pauline Martin, Quando sarò grande, La Margherita 2017, 36 p., euro 12

La balena nella tempesta in inverno

8 Ott

Per chi ha amato il precedente albo, ecco tornare Nico, il suo papà e anche la balena che – salvata dalla tempesta – era stata riaccompagnata in mare. Nico ne ha nostalgia, sente quella mancanza forte e insieme tenera che a furia di durare ti fa immaginare di vedere la sagoma di chi ti manca ad ogni dove, e ogni volta invece ti sbagli. Ma l’amica balena sa tornare, proprio quando il bambino ha bisogno d’aiuto, uscito di notte tra i ghiacci dell’inverno a cercare il babbo partito per l’ultima pesca della stagione.

Benji Davies ripropone i suoi personaggi e la sua grazia, quella lieve con cui dice dei legami forti, del quotidiano di un padre e di un figlio, delle piccole cose di ogni giorno che si fanno imprese di una notte e che poi rimangono nei ricordi, nei discorsi come momenti condivisi che fondano i fili che non si possono scindere, anche quando si è lontani.

E si può giocare con i due albi per scoprire gli stessi paesaggi in stagioni diverse, per riconoscere forme sotto la coltre di neve.

Benji Davies, La balena nella tempesta (trad. di Anselmo Roveda), EDT Giralangolo 2017, 32 p., euro 15

 

Albero bell’albero

17 Ago

Dall’esperienza musicale di Fabio Bonvicini e di Gianluca Magnani, ma soprattutto dal loro lavoro di insegnamento musicale con i bambini delle scuole materne e primarie, nasce la volontà di offrire al pubblico una raccolta di canti popolari provenienti principalmente da Toscana ed Emilia Romagna, tra cui ritrovare anche i più conosciuti “Ambarabà cicì cocò”, “Il merlo ha perso il becco”, “Il grillo e la formica” e scoprirne altri. Un modo per invitare a cantare insieme, a identificare strumenti diversi (dall’ocarina al mandolino, dalla ciaramella al flauto e via così), per elencare in musica i giorni della settimana, per andare a riprendere altri canti, nei canzonieri popolari delle varie regioni, magari di una tradizione geograficamente più vicina o in una lingua più prossima a noi. Tra le raccolte dedicate ai bambini, se Sinnos con A pescar canzoni ha proposto brani della tradizione dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo partendo dalla leggenda di Colapesce, a questo personaggio è dedicato un albo della casa editrice Splen dove la sua storia è intervallata da brani in siciliano. Potete cercare in biblioteca “Gli alberi” e “le mele”, due testi con cd di Nuove Edizioni Romane che raccolgono canti popolari europei ed italiani. Oppure – e qui cado nella lingua mia – assaporare il repertorio occitano di ninna nanne e conte con Beluguetas del coro L’Escabòt.

Intanto, per cominciare, questo testo edito da Corsiero offre sicuramente una buona base; in più “Albero bell’albero” è anche un concerto per ragazzi di ogni età – come precisano gli autori – che potete ospitare a scuola o in biblioteca.

Un assaggio del libro. Gli acquerelli che accompagnano i testi sono di Giuliano Della Casa.

Fabio Bonvicini e Gianluca Magnani – ill. Giuliano Della Casa, Albero bell’albero e altre storie, Corsiero 2017,  30 p. + cd, euro 18

La grande storia di un piccolo tratto

22 Lug

Il tratto inconfondibile di Serge Bloch (autore, tra gli altri de Il nemico e Io aspetto) ritorna in questo libro, che già nel titolo evoca la cifra stilistica dell’autore: scarno, essenziale, minimal eppure pienissimo di contenuti. Ritorna la grafica, ritorna la poesia, quella legata alla narrazione della quotidianità che si arricchisce di esperienze piccole, marginali eppure in grado di determinare l’esistenza di chi racconta.

Un bambino raccoglie un pezzettino di lapis, di filo o di legno, un materiale indefinito che è l’idea, l’ispirazione destinata a farlo crescere, accompagnarlo, renderlo migliore, forse. Sono l’ispirazione, la creatività, la fantasia che lo portano a scegliere, disegnare, cancellare, dare spazio all’immaginazione, insieme alla forza vitale che fa nascere amori, porta un’idea di famiglia, amicizie e condivisione di idee. Arte e vita che si intersecano e diventano inscindibili. Come se Bloch stesso ci stesse dicendo, scrivendo la sua autobiografia disegnata, che la vita senza l’arte è inconcepibile.

L’elemento centrale del libro è ancora una volta l’infanzia, che subisce la folgorazione creativa iniziale, senza la quale non esisterebbe l’adulto. E l’infanzia riprende il testimone con una nuova presenza, alla fine del libro, attraverso un passaggio di testimone, raccolto da una bambina.

Il libro è stato scritto nel 2014, oggi finalmente è arrivato in Italia. Fa parte della collana “Carrousel”, la piazza in cui sorge la piramide in vetro del Louvre e che, in origine, ospitava una grande giostra a cavalli. Obiettivo della casa editrice Clichy, attraverso questa collana, è quello di dare spazio ai migliori illustratori del mondo, scelti in base al carattere inconsueto o alla storia avvincente, per offrire ai giovani lettori un punto di vista diverso e originale sul mondo.

Il sito dell’autore. Dal libro è stata tratta un’applicazione per iOS e GooglePlay che permette di essere direttamente protagonisti, leggendo e disegnando, dando vita alla storia.

Serge Bloch, La grande storia di un piccolo tratto (trad. di Tommaso Gurrieri), Clichy, 2017, 88 p., euro 19

Il mestiere che più mi piace

17 Lug

mestiere che più mi piaceSalvat-Papasseit scrisse un testo sui mestieri “belli perché rendono la vita più bella” che si trova nella raccolta “Óssa menor” e che ora è disponibile in versione illustrata, in doppia lingua con testo a fronte catalano e italiano. Il catalano era infatti la lingua madre di questo autore di prosa e soprattutto di poesia attivo a inizio Novecento.

I mestieri che rendono bella la vita sono mestieri manuali, da cui nascono oggetti, migliorie e anche allegria; se infatti i falegnami, i fabbri e i muratori costruiscono meraviglie, come i calafati, con gli imbianchini l’autore ci ricorda il canto che accompagna il lavoro quotidiano di queste persone e che aggiunge un di più al risultato. Chissà se anche Enrico Macchiavello canticchiava mentre creava le illustrazioni per questo albo: di sicuro effetto, danno la possibilità di far gustare ai bambini un tipo di grafica a cui forse non sono avvezzi, ma che ben figura in un percorso nell’educazione alla differenza, per formarsi il proprio gusto. Così ne vien fuori un libro dal formato agile che si distingue sia per la scelta illustrativa che per il doppio registro linguistico, che ne fanno una chicca che peraltro non è sola; questo fa infatti parte della collana “Fiabe in viaggio” della casa editrice Egnatia, che propone albi illustrati in doppia lingua: per ora, oltre al catalano, trovate l’albanese (con le due fiabe tradizionali “Il mezzogallo” e “La vecchia e le capre”), lo spagnolo (“La povera vecchietta”, racconto del colombiano Rafael Pombo), l’occitano (la versione in occitano alpino de “La capra del signor Seguin” di Daudet e il racconto della tradizione “Caterina e l’asino”) e il genovese (“Il pidocchio e la pulce” e “La donnetta che andava alla fiera”). A dire la dignità di ogni lingua – che la legislazione le chiami lingue minoritarie o dialetti, noi diciamo lingua e basta – e a segnalare la ricchezza delle narrazioni e dei repertori anche tradizionali. Quindi occhio per le letture, gli scaffali e le attività in lingua!

Joan Salvat-Papasseit – ill. Enrico Macchiavello, Il mestiere che più mi piace-L’ofici que més m’agrada (trad. di Anselmo Roveda), Egnatia 2017, 32 p., euro 10

Molly e Mae. Due amiche, un viaggio

29 Giu

Le illustrazioni di Freya Blackwood, nella loro leggerezza pastosa, sono sempre molto poetiche e in questo caso si accompagnano al testo integrandolo di significati e particolari. Danny Parker sintetizza l’andamento sì dell’amicizia, ma piuttosto della vita attraverso la metafora di un viaggio in treno intrapreso da due amiche. Prima in stazione, poi al binario, infine nel vagone: l’entusiasmo iniziale lascia il posto alla noia, a qualche battibecco, allo scegliere posti distanti mentre fuori piove, quasi a dire che il rapporto per un attimo si è raffreddato, come il tempo meteorologico.  All’inizio il lettore vede la vicinanza delle bambine farsi complicità, condividere caramelle e segreti, diventare appiccicate non solo a causa delle gomma da masticare, ma perché stanno bene così. Insieme. E insieme stanno anche nel disagio di guardare ciascuna da un finestrino differente, ma comunque nella stessa carrozza. Allora una di loro prende l’iniziativa e qui il testo davvero si fa vicino alla parabola alta di quel che è la vita o perlomeno che si auspica si sappia fare nella vita: “Molly prende le parole che non avrebbe dovuto dire e le nasconde. Poi trova alcune di quelle che avrebbe dovuto dire, e inizia a costruire un ponte tra di loro. Anche Mae aggiunge qualche parola, per renderlo abbastanza forte da reggerle entrambe”.

Noi non aggiungiamo altro, se non che la scelta del formato si presta particolarmente al racconto del viaggio e allo scorrere del paesaggio, dietro i finestrini o in alto sulla pagina ed è un paesaggio di montagne e di ponti che a noi ricorda un po’ le altezze e i chiaroscuri della linea ferroviaria Cuneo-Nizza, con i suoi paesaggi e la sua storia.

Il sito dell’illustratrice.

Danny Parker – ill. Freya Blackwood, Molly e Mae. Due amiche, un viaggio (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2017, 32 p., euro 15.