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Il segreto della fontana blu

29 Mag

Il_segreto_della_fontana_blu_lowAbbiamo inserito questo albo anche nella categoria “senza parole”; le categorie ci piacciono poco, ma sono funzionali al nostro blog e alla ricerca dei nostri lettori, per cui le usiamo e bariamo anche un po’! Qui di parole ce ne sono poche, una sorta di prologo potremo dire, e poi via all’avventura raccontata attraverso le illustrazioni.

Le parole dicono di un’estate strana, del meteo incostante e di una fontana nel cortile tra i palazzi, a cui nessuno bada, secca e triste. Fino al momento in cui un bambino si avvicina , prova a entrarci dentro ed ecco che le mattonelle intorno si spaccano. Perché la fontana non è altro che lo sfiato che permette a una balena di spruzzare acqua. Il bambino e il suo cane vengono travolti dall’avventura: volano con la balena fino all’oceano, si tuffano, quasi a ricaricare la fontana, ridono e poi… ecco la pioggia.

Decisamente interessante il punto di vista diverso che le differenti tavole offrono: dall’alto; la balena che guarda cane e bimbo; l’immagine imperdibile del cetaceo visto dal fondo marino con la luce che filtra dalla superficie dell’acqua.

Il blog dell’illustratore (sì, è in coreano, ma ci piaceva che lo vedeste ugualmente).

Kyung-Sik Choi, Il segreto della fontana blu, Terre di mezzo 2017, 48 p., euro 15

Tre scimmie dispettose

24 Mag

tre scimmie dispettoseQuesto albo porta la firma di Quentin Blake e, sorpresa, la porta per il testo, mentre le illustrazioni sono affidate a Emma Chichester Clark, che sceglie un’ambientazione parigina anni Trenta ricca di particolari, con scelte azzeccate e fascinose nelle stoffe e nelle ceramiche (fateci attenzione!).

La storia è quella di una gentile signora, Arabella De’ Nuvolis, che ha in casa tre scimmiette; in una serie di quadri successivi, si ripete la stessa scena: Arabella esce raccomandando alle tre bestiole di comportarsi bene e al rientro trova il disastro. Annoiandosi, le scimmie hanno rotto oggetti, disfatto il lavoro a maglia, sparso ovunque la farine, fatto tutta la schiume possibile con shampoo e saponi. Ad ogni diversa uscita di casa, le scimmie mettono sottosopra una stanza differente della casa; il lettore vede così tutta la casa di Arabella e può perdersi nelle illustrazioni, mentre il testo ripete le stesse parole, rendendolo adatto alla lettura partecipata.

Le tre scimmie sono sì disastrose, ma l’affetto che le lega ad Arabella le strappa un sorriso dietro le arrabbiature che provocano. E poi le scimmie son brave pure a fare disordine nascosto… !

Un’intervista in cui maestro e allieva raccontano la loro collaborazione su questo libro. Il sito di Blake. Il sito di Clark.

Visto che stiamo parlando di Quentin Blake, vi ricordiamo il progetto di animazione dell’albo Clown, di cui qui trovate il sito ufficiale e che è stato sostenuto col crowfounding su kickstarter.

Quentin Blake – Emma Chichester Clark, Tre scimmie dispettose, La Margherita 2017, 32 p., euro 16

Ti ricordi ancora

15 Mag

Avere dei ricordi chiari e per di più condivisi di un felice e libero tempo bambino è uno dei migliori regali che può fare la vita. Di questo parla questo albo che, ad ogni doppia pagina, regala un ricordo – un brevissimo racconto evocativo – e un’immagine corrispondente: sono un uomo e una donna anziani che pensano alle avventure che hanno vissuto insieme da piccoli, alle cose matte, agli spaventi, alle gocce di pioggia, alle notti di luna, ai campi fioriti, alle fughe dai campi pieni di mucche. Sono poetici e buffi (le tre capre che tornano a più riprese contribuiscono certo a dare un tono fantastico, un ricamo sui fatti vissuti) e di loro sappiamo che l’amicizia è mantenuta salda: lungo il filo delle pagine infatti, non solo li vediamo bambini, ma Jutta Bauer sceglie di inserire piccole scene a matita dove si vede l’oggi, la situazione in cui il racconto viene evocato, narrato ad alta voce o magari giusto accennato perché ognuno possa ripassarlo nel buon silenzio condiviso che la conoscenza profonda tra esseri umani crea.

In un letto d’ospedale o giocando a carte, seduti su una panchina o mentre si pianta l’orto, ecco arrivare i racconti: le capre che bevono il tè, il cane che balla il tip tap, lo gnomo col cappello, la pioggia improvvisa, la strada che sembra non finire mai: l’importante era stare fuori, partire, mettersi all’avventura e tessere storie e condividere tempo e vita. Questi due protagonisti mi fanno pensare ai magnifici vecchi protagonisti di Le nostre anime di notte di Kent Haruf.

Zoran Drvenkar e Jutta Bauer, Ti ricordi ancora (trad. di Anna Patrucco Becchi), Terre di Mezzo 2017, 48 p., euro 15

Quellilà

27 Apr

Quando non si conosce e non si sa, è facile credere a chi dice di sapere e ricamare sopra quel che ci si immagina. Capita allora che gli abitanti del regno dov’è ambientata questa storia abbiano una gran paura di Quellilà, i vicini che non hanno mai visto, che pensano tanto pelosi quanto cattivi. A incrementare la paura è il vecchio Marricordo, giudicato saggio nonostante la sua memoria faccia cilecca: è più semplice credere allo smemorato, unico testimone dei tempi andati, piuttosto che andare a vedere coi propri occhi. Ne viene così un quotidiano armarsi, costruire muri, trasferirsi a vivere sugli alberi e attendere – dal re fino al più piccolo dei sudditi – l’attacco che non arriva. In realtà i vicini sono identici a quelli che li temono e l’albo che sfogliamo è una belle descrizione di quel che combina il pregiudizio quando lascia perdere la logica verità e si adagia nella comodità del credere, di quanto fanno in fretta a crescere e a cambiare le notizie quando passano di bocca in bocca.

Michele Rocchetti scompone la figure attraverso forme e colori, in uno stile un po’ futurista, con ampio uso anche del nero. Se la storia è dedicata ai più piccoli, l’albo ben si presta a una ricca riflessione coi più grandi sullo stile e sulla grafica.

Il sito dell’illustratore.

Daniele Movarelli – Michele Rocchetti, Quellilà, EDT Giralangolo 2017, 28 p., euro 15

Tanto tanto grande

8 Apr

Samuel è, tra le altre cose, un appassionato di entomologia e non a caso nella sua camera c’è un libro aperto sulla figura di uno scarafaggio: è proprio Gregor Samsa ! Anche Samuel vive qualcosa di simile al protagonista kafkiano: si sveglia un mattino e si trova trasformato in un gigantesco ippopotamo; non è un sogno e non c’è nulla da fare, non serve manco chiudere gli occhi o cercare di uscire dalla finestra.  E poi tutti lo chiamano, ricordandogli che deve sbrigarsi, che deve andare a scuola: come fare a nascondere la terribile iattura? Finché sua sorella spalanca la porta e… sorpresa!

Sempre coloratissima e ironica Catarina Sobral, sempre rispettosa delle capacità del suo lettore a cui affida nessi sottintesi e strizzate d’occhio. E sempre amante dei suoni meravigliosi della lingua e delle parole inventate e senza apparente significato, da dire a voce alta per il gusto di sentirle: come già in Cimpa, anche qui ce ne sono, sono “nomi di suoni”, come le definisce il protagonista.

La storia è davvero divertente e si presta, con la sua struttura e il colpo di scena finale inatteso, ad essere letta insieme; dice metaforicamente dei cambiamenti legati alla crescita e al corpo, della paura che fanno, delle insicurezze, della sorpresa che suscitano.

Il sito dell’autrice.

Catarina Sobral, Tanto tanto grande (trad. di Marta Silvetti), La Nuova Frontiera junior 2017, 40 p., euro 16

Il puzzle infinito

2 Apr

Ci sono facce e musi che si rincorrono sulle pagine, che si interfacciano tra sinistra e destra seguendo i dialoghi: si sorridono, c’è chi parla e chi ascolta, ci si guarda e così via… tutti notano quanto sono diversi l’uno dall’altro, ma all’invito ad accostarsi (“ancora un po’ di più” dice il testo), ecco che si vede che è questa diversità a fare il mondo. Una diversità che l’artista ottiene in un gioco di puzzle, di scambi di pezzi che riflettono la metafora di come ognuno possa avere qualcosa di uguale agli altri e qualcosa di diverso ed essere semplicemente unico e se stesso. L’albo, che ha ricevuto una menzione speciale lo scorso anno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, non è solo un libro-gioco che invita a riflettere sull’inclusione in modo originale e mai scontato, ma anche una proposta di laboratorio: nelle pagine finali infatti, Bianki svela come ha costruito le immagini fotografate e invita il lettore – grande o piccolo, o meglio grandi e piccoli insieme – a fare lo stesso. Sono tutte scatole riciclate, colorate, poi accostate; sulla superficie così ottenuta si disegna, poi si girano le scatole e si compongono altri disegni finché tutte le facce portano un segno: a questo punto è un “gioco di scatole” appunto, un comporre infiniti puzzle per far apparire qualcosa di nuovo., partendo dai suggerimenti che vengono offerti.

Le immagini del testo intanto si restano a un gioco di rimandi, tra personaggi che ricompaiono (primo tra tutti, l’uomo col cappello, che fa un po’ da guida), tra pezzi che ritornano: cosa compone chi? E poi dove lo ritrovi di nuovo? Buon divertimento!

Il sito di Bianki.

Diego Bianki, Il puzzle infinito. Recuperare, riciclare e riutilizzare (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2017, 56 p., euro 17

 

Le mini fiabe di Attilio

8 Mar

Per me il ritorno sulla scena editoriale di Attilio Cassinelli segna un’emozione felice perché con quel riconoscibilissimo tratto(una spessa linea nera a tracciare somme di forme geometriche primarie) ci sono cresciuta. Pericle, la volpe Pina, i personaggi de La collana del bosco, le storie de I dodici mesi (e la reiterata lettura di Tre amici nello stagno che segnavano agosto, mese del mio compleanno) e soprattutto Lo zoo di carta: il libro a schede che invitava a costruire animali in carta dai colori brillanti era uscito da Giunti nel 1967, non so quale cura avesse preservato per ben più di dieci anni gli animali passati tra mani di cugini vari, ma quelle bestie di carta erano una meraviglia e per tanto tempo ho portato in tasca la volpe.

Festeggio allora questo ritorno e festeggio il fatto che sia un progetto del tutto nuovo ad affacciarsi in libreria, che ci dice di come si possa – a distanza di anni – rimettersi in gioco e presentare ai lettori più piccoli una riuscita collana non scontata sulle fiabe classiche: un formato quadrato facilmente maneggevole, le figure che si stagliano in campo bianco e il testo in stampatello maiuscolo. Qua e là – e lo si può ben notare nel volume dedicato a Cappuccetto – ecco che l’illustrazione si fa predominante, spinge oltre il confine della pagina fino a riempirla senza bisogno di testo: anche questa alternanza di racconto attraverso la parola e racconto attraverso l’immagine è davvero ben riuscita e fluida. Anche i colori usati non sono scontati nella produzione editoriale dei giorni nostri: badate a certe sfumature di lilla, di indaco, di verde, a quelli che qualcuno definirebbe color fango o color talpa e insieme godetevi l’ironia che viene dai musi, dalle facce, dalle espressioni date ai personaggi.

Le prossime due uscite saranno dedicate al brutto anatroccolo e ai musicanti di Brema, e dal muso dell’asino in copertina non vedo l’ora di sfogliarlo!

Il sito dell’autore. L’uscita della collana è stata festeggiata a Spazio B**k il 23 febbraio: nell’invito qualche immagine e suggestione dei libri del passato. Qui vi divertite con un’infilata di prove e illustrazioni su Moleskine.

Attilio Cassinelli, Cappuccetto rosso, Lapis 2017, 28 p., euro 9,50

Attilio Cassinelli, I tre porcellini, Lapis 2017, 28 p., euro 9,50

Una storia che cresce

28 Feb

una-storia-che-cresce_Un bambino, un cucciolo di cane, tanti pulcini e una giovane mamma sono i protagonisti di questo albo illustrato che ripercorre il passare delle stagioni non con intento didattico, ma regalandoci poesia e meraviglia.
Il libro è anche il racconto di un rapporto tra un genitore e un bambino che sta tentando di conquistare una prima autonomia e per questo ha bisogno di conferme e di sicurezza, di contatto ma anche di solitudine, o di un dialogo muto con il suo cane.
Ruth Krauss, scrittrice statunitense che vanta tra le sue collaborazione quella con Maurice Sendak, ha scritto questa storia nel lontano 1947, con il titolo The Growing Story.
Nonostante siano passati settant’anni, la freschezza di questo racconto rimane intatta, le domande dei bambini, oggi come allora, nascono dalle osservazioni del mondo esterno ma assumono una valenza psicologica profonda, accompagnandosi, come un mantra, allo scorrere del tempo.
Sul finale, le risposte arrivano da sole, come una sorpresa inaspettata e una gioia che esplode in mille capriole.
Le illustrazioni di Helen Oxenbury hanno il merito di seguire la storia passo passo, come un reportage, ma anche di farci vedere quello che non è scritto, nei piccoli dettagli ricercati con cura, nei paesaggi, negli animali, negli sguardi e nei gesti.

Ruth Krauss – Helen Oxenbury, Una storia che cresce (trad. di Alice Pascutti), Il Castoro 2017, 40 p., euro 13,50

Il lupo e la zuppa di piselli

15 Feb

lupo-zuppa-piselliFrançoise Diep ha amato i racconti tradizionali da lettrice bambina, poi da bibliotecaria per diventare, dall’inizio degli anni Novanta, una raccontatrice di storie per professione; storie da tutto il mondo, che lei stessa ha raccolto e sovente presentato in molte edizioni francesi accompagnate da cd.

Qui ritorna su una storia classica, conosciuta per lo più come “La scala dei lupi”, diffusa in Europa, in Russia, in India e anche in Africa, dove a volte al posto dei lupi ci sono i conigli o addirittura un leone. Una storia dalla struttura ripetitiva e dall’andamento adatto alla lettura ad alta voce, a cui il tratto di Magali Le Huche conferisce ulteriore espressività (godetevi le espressioni, degli umani e dei lupi!).

In un inverno lungo e freddo, nell’ennesima giornata di neve, nella casa in mezzo al bosco è finita la legna da bruciare. Allora Pietro si avventura malvolentieri verso i ceppi preparati e accumulati in fondo alla valle, allietato solo dalla sua zuppa preferita che la moglie sta preparando: piselli spiaccicati e pancetta affumicata a cuocere a fuoco lento sulla stufa. Al rientro, ecco uno, due, tre… dieci lupi che lo inseguono e uno, più temerario, entra addirittura in casa e si ritrova addosso l’intero pentolone di zuppa bollente usato come arma. Quindici giorni dopo, all’ennesimo rifornimento di legna, il lupo medita vendetta, ma ecco che Pietro sarà ben più ingegnoso di lui!

Il sito dell’autrice e il suo blog.

Françoise Diep – Magali Le Huche, Il lupo e la zuppa di piselli (trad. di Tommaso Guerrieri), Clichy 2016, 32 p., euro 15

Perché non fiorisci?

7 Feb

perche-non-fiorisciChe divertente questo albo che, grazie all’illustrazione in sezione, permette di vedere contemporaneamente quel che succede sopra e sotto terra e quindi al lettore di dare una doppia e diversa interpretazione di quanto dice l’orsetto. Rivolgendosi direttamente al lettore l’orso infatti ammette di non aver mai coltivato una pianta tanto strana, che non vuole fiorire manco se le si offre la cioccolata calda o le si fa uno schema alla lavagna su come aprire i boccioli. Il lettore vede che in realtà la pianta verde è il ciuffo di una carota, la quale si allunga arancione e cicciona nella tana dei conigli e ben presto ne riempie anche le pance. Allora la parte rimasta, rosicchiata e sfrangiata proprio come la corolla di un fiore, salta fuori dalla terra e… meraviglia!

Un albo da leggere insieme, per condividere la doppia interpretazione e giocare sulla complicità di chi sa e quindi si gode ancor di più tutti gli sforzi dell’orso giardiniere!

Il blog dell’illustratrice in cui si racconta com’è nata, e dove, l’idea di questa storia.

Katarina Macurova, Perché non fiorisci? (trad. di Marinella Barigazzi), Nord-Sud 2017, 32 p., euro 13,90