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Wolf

15 Apr

wolfImmaginare cosa sarebbe potuto accadere se le cose fossero andate diversamente rispetto all’andamento storico che conosciamo apre scenari certamente affascinanti quanto inquietanti che possono far riflettere su cosa poteva aspettarci o su come va attualmente il mondo. Nel caso di questo poderoso romanzo che forse avrebbe potuto essere scorciato di qualche pagina e alleggerito nel suo andamento narrativo, Graudin fa storia alternativa rovesciando il risultato della Seconda Guerra Mondiale.

Ambientato nel 1956 racconta di Hitler che ha sconfitto i sovietici, fatto uccidere Mussolini e rivendicato le terre di Europa e Africa come spazio vitale per il popolo ariano; si è spartito il mondo con l’imperatore Hiroito, dividendolo lungo il settantasettesimo meridiano in una sfera cremisi, il Terzo Reich, e una grigia, il Giappone. Continuano a esserci campi di sterminio, campi di lavoro forzato e echi di resistenze: quelle sovietiche nel freddo nord, quelle clandestine del movimento che vuole ribaltare l’ordine nei sotterranei delle città e nelle fattorie sperdute delle campagne. Proprio di questo movimento fa parte la giovane Yael, di cui il libro racconta retrospettivamente la vita: entrata bambina insieme alla madre in un campo di concentramento in quanto ebree, è stata scelta da uno dei medici impegnati nella sperimentazione genetica che avrebbe – secondo ipotesi vaghe e volontà ferrea – trasformato i caratteri somatici e dato a tutti caratteristiche ariane. Le sostanze iniettate nel suo corpo le hanno dato la capacità di trasformare a piacimento i tratti del proprio corpo, assumendo l’aspetto di chi desidera. Su questo punta il piano dei capi dell’organizzazione: farle assumere le sembianze di Adele Wolf, giovane vincitrice del Giro dell’Asse, una dura gara motociclistica che attraversa il mondo da Berlino a Tokyo, via Praga, Roma, Il Cairo, Nuova Delhi, Hanoi, Shangai, e portarla al ballo finale, unico modo per avvicinare Hitler ed ucciderlo.

Il romanzo alterna parti retrospettive in cui il lettore conosce il passato di Yael attraverso cinque figure chiave nella sua vita e nella sua crescita – simboleggiati dai cinque lupi che porta tatuati – al racconto (questa è la parte più avvincente) della gara, vissuta in condizioni estreme non solo dal punto di vista fisico e dei luoghi attraversati, ma anche dal punto di vista psicologico: Yael vive sentimenti contrastanti verso uno dei ragazzi in corsa; li vive come Yael, ma sa di rappresentare fisicamente agli occhi di tutti Adele e non conosce quel che pare essere accaduto tra i due nella precedente gara e soprattutto trova al suo fianco il fratello di Adele che cerca in ogni modo di dissuaderla dalla partecipazione.  A dispetto di quanto può essere difficile da spiegare a parole, è ben riuscita la descrizione di questo sdoppiamento vissuto dalla protagonista, sullo sfondo del sogno di una nuova Operazione Valchiria, ma anche di una competizione sportiva non sempre leale, che riflette – nei meccanismi come nella cruda violenza – i tratti e i modi scelti dal Reich. E sulla parte storica si staglia netta la lotta interiore di Yael, la sua ricerca di identità.

Ryan Graudin, Wolf. La ragazza che sfidò il destino (trad. di Ilaria Katerinov),  De Agostini 2016, 400 p., euro 14,90.

Raccontami di un giorno perfetto

4 Giu

niven“Ecco, è profondo”, dice una giovane lettrice di questo romanzo e io penso che la profondità che lei evoca non è soltanto quella dei concetti e dei sentimenti espressi dai protagonisti della storia scritta da Jennifer Niven, ma anche la profondità fisica di un sacco in cui ci possono stare tante cose, tante sfumature, tanti rimandi come quelli che si ritrovano tra queste pagine. Comincio col dirvi che da questo luminoso libro è impossibile staccarsi, te lo porti dietro anche quando volti l’ultima pagina ed è probabilmente dai tempi di “Cercando Alaska” di Green che non leggevo un condensato di temi forti, scritto in maniera così vera e lieve da far tremare e far sentire l’onestà di chi scrive, per di più regalando ironia e facilità di lettura alle voci narranti che si alternano capitolo dopo capitolo.

Comincia tutto su un cornicione: quello su cui si ritrovano Theodore Finch, il matto della scuola, e Violet Markey, una delle allieve più popolari. Violet è l’inaspettato: alzare gli occhi e trovarsela davanti cambia immediatamente ogni prospettiva per Finch, abituato ad essere lui quello che scompagina le situazioni e crea l’imprevisto. Un segreto li lega quando tornano coi piedi a terra: Theo ha salvato Violet dal buttarsi di sotto, ma tutti credono l’esatto opposto e il ragazzo finisce per l’ennesima volta dal consulente scolastico, osservato speciale per i suoi pensieri di morte, le sue tante assenze da scuola. Nulla però riesce a dissuaderlo dal serrare Violet in una morsa che la riveli per quella che è veramente, oltre i brutti occhiali che si costringe ad indossare, oltre le circostanze attenuanti di cui si fregia a distanza di un anno dall’incidente in cui la sorella ha perso la vita mentre lei si è salvata.  Finch incastra Violet con un progetto scolastico che prevede la ricerca di tre meraviglie dell’Indiana, lo stato in cui vivono; le peregrinazioni dei due ragazzi toccheranno ben più di tre luoghi strampalati e meravigliosi, in un percorso alla scoperta dell’altro, in cui intuirsi, svelarsi, innamorarsi, cercare di comprendere anche quello che è difficile accettare.

Questo libro mescola temi come il suicidio, la violenza tra le mura di casa, i rapporti familiari e quelli tra amici e compagni di scuola, la malattia mentale e i disturbi come il bipolarismo, la riflessione sull’apparenza e sulla facilità di etichettare, il silenzio che annienta, la fatica di superare un dolore e di vivere da sopravvissuti. Lo fa con una grazia particolare: quella del considerare i lettori per cui è scritto degli interlocutori reali e di consegnare loro uno spaccato di vita in tutte le sue sfaccettature, quelle più leggere e quelle più taglienti. Leggendo ho pensato alla mia classe di liceo, al Theodore Finch che ha illuminato i nostri giorni, al silenzio assurdo degli adulti quando abbiamo trovato il suo banco vuoto, quasi che “se non si dice e non si vede, non esiste”. Ho pensato a cosa avrebbe significato poter leggere e condividere una storia come questa, potersi sentire meno soli grazie alle pagine di un libro e magari poterlo offrire in lettura proprio a quegli adulti che non avevano parole – né giuste né sbagliate – per dire.

Non può mancare questo libro nello scaffale giovani adulti della biblioteca, non può mancare nei percorsi e nei suggerimenti di lettura. Poi arriverà il film, già in lavorazione, e i ragazzi correranno a cercarlo; voi portatevi avanti perché merita. Punto e basta.

Il sito dell’autrice che in marzo ha incontrato i suoi lettori alla Biblioteca dei Ragazzi di Rozzano. On line potete ritrovare i blog ispirati a quelli di cui si parla nel libro: eleanorandviolet, che le due sorelle scrivevano insieme, e Germ, ispirato alle categorie scelte da Violet quando ricomincia a postare coinvolgendo altri compagni di scuola. Ecco l’ideale muro pieno di post-it di Finch. Sulla pagina dedicata sul sito dell’autrice potete trovare altre risorse tra cui le playslist dei protagonisti e guardate com’era aderente alla storia la copertina dell’edizione originale…

Jennifer Niven, Raccontami di un giorno perfetto (trad. di Simona Mambrini), De Agostini 2015, 400 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

Storia di un drago e della bambina che gli cambiò la vita

6 Mag

storia di un drago e della bambinaUn altro caso in cui bacchettare chi ha scelto di intitolare così questo libro, visto che l’originale suonava all’incirca così: Guida per draghi su come prendersi cura e allevare un umano, e di sicuro avrebbe attirato più lettori tra gli 8 e i 10 anni, quelli per cui si fa in questo momento maggiormente fatica a trovare un testo originale e di qualità e a cui possiamo proporre proprio questo. Specialmente se amano draghi, creature fantastiche e possibilità di far entrare la magia nella propria vita.

Miss Drake è un grande drago che sta elaborando il lutto della perdita della sua umana, Fuffy, quando all’improvviso si ritrova nella tana una bambina di otto anni, curiosa e impertinente, dalla risposta sempre pronta e dall’iniziativa facile anche a costo di combinare un sacco di guai: è la pronipote di Fuffy a cui la prozia ha rivelato il segreto, costringendo così Miss Drake alla compagnia di un altro cucciolo. L’avventura è assicurata, grazie al dono di un album da disegno alla piccola Winnie che adora disegnare, esattamente come faceva il suo papà. Peccato che l’album abbia il potere di rendere vive le creature che vi sono state disegnate che vanno a spasso per il mondo e devono essere prontamente riacciuffate. Compresa una seconda Miss Drake che Winnie ha disegnato praticamente identica all’originale!

La narrazione tocca velatamente e con grazia anche il tema della morte e della mancanza delle persone care che non ci sono più, insieme a quello dell’amicizia, il tutto accompagnato dai consigli che, in apertura di ogni capitolo, suggeriscono a un drago come allevare e tenere a bada un umano da compagnia.

Un’intervista all’autore.

Laurence Yep – Joanne Rider, Storia di un drago e della bambina che gli cambiò la vita (trad. di Alessandra Sogne), De Agostini 2015, 205 p., euro 12,90, ebook euro 5,99

Scommessa d’amore

23 Set

scommessa_d_amoreDopo Oltre i limiti, ecco la traduzione di un altro dei quattro libri della serie in cui McGarry racconta le vicende di una gruppo di ragazzi che compaiono in tutti i volumi, come figure secondarie o come protagonisti. In questo romanzo, i lettori potranno incontrare Beth – che nel precedente compariva come una delle ragazze con cui Noah condivideva la casa – nel momento in cui la sua vita cambia e lei si trova ad affrontare una nuova città, una nuova scuola, dei nuovi amici e una scommessa.

La scommessa è quella lanciata dagli amici a Ryan, sfidandolo a ottenere il numero di una ragazza che lo strapazza e lo colpisce. La stessa ragazza che, qualche tempo dopo, gli verrà chiesto di accompagnare nella nuova scuola. Lo zio di Beth ne è diventato il tutore, la ragazza ha abbandonato la madre e una situazione di botte e degrado, giurando però di andarla a riprendere e di portarla via. Ryan è un ragazzo modello, campione di basket, che vive in una sorta di incubo: la sua famiglia, perfetta agli occhi di tutti coi genitori impegnati nella politica e nel sociale, va in pezzi di fronte alla confessione dell’omosessualità del fratello che viene allontanato da casa.

Il romanzo gioca sul tema del doppio: sia Ryan che Beth si trovano in bilico, alla ricerca di chi siano veramente e di quale è il futuro che vogliono. Lei è divisa tra la madre e la vecchia casa e una scuola in cui riesce ad ambientarsi ed appassionarsi, ma che appartiene a una realtà non del tutto nuova: in quella cittadina Beth ha vissuto i primi anni di vita e la sua partenza è legata a un episodio chiave – e non di certo edificante – della sua famiglia che qualcuno ancora ricorda. Ryan ama giocare a basket, ma anche scrivere, altra attività in cui eccelle come dimostra la vittoria al concorso di scrittura a cui lo ha iscritto la sua professoressa.  Il padre però ha programmato la sua vita perché diventi un giocatore professionista, senza frequentare l’università, e gli sta imponendo di non avere contatti col fratello. Entrambi sanno che l’altro ha un’altra faccia: un modo di essere, una voce, un’espressione diversa che rivelano in alcuni momenti quello che è e che sogna davvero.

Come nel precedente, anche questo libro è un’alternarsi di capitoli affidati alle voci dei due ragazzi; ancora una volta, la scelta del titolo e della copertina (a onor del vero, decisamente migliore dell’originale) ne fanno un prodotto destinato alle lettrici adolescenti che rischia di pagare pregiudizi e fraintendimenti legati al packaging.

Il sito dell’autrice. Fa parte della medesima serie anche Complice la notte, disponibile in ebook a euro 1,99

Katie McGarry, Scommessa d’amore (trad. di Alessia Fortunato), De Agostini 2014, 512 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

Quello che c’è tra noi

5 Ago

Qualche volta nelle recensioni mi lamento perché alcuni romanzi sono troppo affollati di argomenti, tanto da risultare costruiti ed eccessivi perché poi non riescono ad affrontarli tutti. Ecco invece una storia che mette molto sulla pagina, ma in modo naturale, con una bella scrittura: il risultato è un buon romanzo da proporre subito ai lettori. Peccato per la copertina, che ne fa un romanzo da ragazzine mentre invece sarebbe una storia per tutti, con alcuni personaggi maschili non da poco.

La protagonista è Samantha, che vive in una lussuosa, asettica e ordinatissima casa con la sorella maggiore e la madre, senatrice tanto presa dalla politica da non aver più un attimo di tempo per le figlie. Da quando ha sette anni Sam è spettatrice della vita della famiglia che abita nella casa accanto, che la madre disapprova proibendo alle figlie di attraversare il giardino e giocare coi vicini. Dal piccolo terrazzino della sua camera, Sam vede oltre lo steccato alzato tra i due giardini: i Garrett e i loro otto figli sono disordinati, allegri e uniti, con un giardino disseminato di oggetti e due genitori che si baciano in pubblico. I Garrett sembrano felici; sono tutto quello che Sam non ha. Fino alla notte in cui, ormai diciassettenne, si ritrova sul terrazzo Jase Garrett e si innamora profondamente di lui, cominciando a frequentare e conoscere la sua famiglia.

La storia dei due ragazzi si intreccia alla nuova corsa politica della madre di Sam, coordinata da Clay Tucker, organizzatore di campagne elettorali a colpi di marketing e di apparenza. E con un clamoroso incidente di percorso che mette a repentaglio la vita del signor Garrett, la credibilità politica della senatrice Reed e la storia di Sam e Jase: Sam è l’unico testimone che può fare la differenza nel portare alla luce la verità.

In questo romanzo si parla anche di amicizia, di gelosia, di come sia difficile matenere certi legami quando si cresce e si cambia, di prima volta, di pregiudizi, di lavori estivi, di famiglia, di manipolazione della verità, di apparenze, della scelta di essere davvero se stessi. Su tutto c’è George, che ha quattro anni, si accompagna a un triceratopo di plastica o a un vecchio cane di peluche e ama girare nudo. Sa tutto sugli animali e anche su certe verità della vita.

Il sito dell’autrice. Tra i ringraziamenti finali, l’autrice inserisce quello a chi ha ideato la copertina; l’originale, ovviamente. Non il massimo nemmeno quella, ma meno mielosa e stereotipata di quella italiana. Anche il titolo originale del resto, “My life next door”, aveva più senso.

Huntley Fitzpatrick, Quello che c’è tra noi (trad. di Ilaria Katerinov), De Agostini 2014, 414 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

L’estate dei segreti perduti

25 Lug

estate_segreti_perduti_LIl titolo originale di questo romanzo è “We are Liars” e “I Bugiardi” è proprio il nome che si danno i quattro ragazzi protagonisti delle estati che vengono raccontate e rievocate dalla protagonista diciottenne Cadence. Il libro si apre con la mappa di un’isola e un albero genealogico, a sottolineare fin da subito che qui si parla di una famiglia molto nota negli Stati Uniti, quella dei Sinclair, tanto ricca da possedere un’isola su cui tutti insieme – i nonni, le tre figlie e le loro famiglie – trascorrono ogni estate. Quello di Beechwood Island è un mondo a parte, dal punto di vista geografico e anche da quello temporale: i cugini non si frequentano se non sull’isola durante i mesi estivi e questo spazio è praticamente precluso a chiunque non sia un membro della famiglia, creando così una sorta di universo parallelo dai contorni dorati. Dorati finché si è piccoli e finché non si aprono gli occhi e le orecchie, come succede dopo la morte della nonna, quando le sorelle Sinclair affilano denti e unghie per questioni ereditarie, quando il nonno si rivela più patriarca che mai (anche negli aspetti negativi), dove la patina quasi perfetta della famiglia viene infranta dai segni dell’alcool, del razzismo, dello snobismo e della gelosia.

Fino a quel momento, Cady e i suoi cugini più grandi e quasi coetanei, Johnny e Mirren, hanno sempre fatto comunella fra loro, lasciando fuori i più piccoli e includendo nel gruppo Gat, arrivato sull’isola ragazzino al seguito del nuovo compagno di una delle zie. Ed è di Gat che Cady si innamora in un’estate che sarebbe perfetta per quel senso di vitalità, di tutto è possibile, infranta dalla scoperta delle guerra intestine in famiglia. Ma il racconto che la protagonista ne fa va all’indietro nel tempo, consegnandocela diciottenne, ferita nel corpo e nello spirito da un avvenimento che ha totalmente cancellato i suoi ricordi e che l’ha allontanata dall’isola. Nessuno dei cugini risponde alle sue mail, il padre la costringe a un tour dell’Europa, la sua unica fissa è quella di regalare ogni cosa che possiede, nel tentativo di liberarsi degli oggetti, proprio il contrario dell’accumulo dettato dalle leggi di famiglia.

Quando Caddy ottiene il permesso di tornare sull’isola scopre che la casa dei nonni è stata sostituita da una costruzione moderna, che ogni parente ha la consegna di non tornare sul passato e che i suoi tre inseparabili Bugiardi paiono vivere a lato del resto della famiglia. Andando a ritroso nel tempo e camminando sul filo del recupero dei ricordi, l’autrice costruisce una trama di alta tensione che porta il lettore verso l’inevitabile svelamento di una realtà terribile e crudele che fa crollare ogni ipotesi pensata da chi legge e ogni castello di carte messo in piedi da chi circonda Cady. Un finale inaspettato, ma inevitabile.

Il sito dell’autrice.

Emily Lockhart, L’estate dei segreti perduti (trad. di Simone Mambrini), De Agostini 2014, 316 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

Amber sogna ancora

19 Giu

amber

Amber è per metà giapponese e per metà italiana e non si sente né questo né quello. Sta per iniziare la scuola media e ne farebbe volentieri a meno. Troppo bassa per la sua età, sempre vestita di nero e ossessionata da germi e batteri, ha nella timidezza un ulteriore punto debole: pensa che a scuola non si farà amici e per di più si è messa in un gran pasticcio. Da sei anni suo padre è sparito dalla vita di famiglia e la sua sorellina Bella, che sta per compiere sette anni, ha cominciato a scrivergli delle lettere per invitarlo al compleanno. Amber ha risposto alla prima fingendosi il papà e sentendosi un genio, ma ben presto ha capito che è stata una pessima idea. Per di più ha storto il braccio a un bambino che prendeva in giro Bella per poi scoprire che era il fratello minore della terribile Joanne, che si propone l’obiettivo di far finire Amber in un bidone della spazzatura.

Allora Amber si rifugia in un dialogo segreto con un papà inventato che ascolta, risponde e dà consigli (quasi una Mary Poppins con valigia che se ne andrà a missione compiuta): è un papà disegnato, perché Amber è bravissima con pennelli, matite, chine e colori ad olio. Tanto brava da vincere il primo premio al concorso di arte; tanto brava da farsi forte del suo cognome da samurai per prendere coraggio e fare amicizia coi ragazzi che frequentano il club di arte del mercoledì. La sua passione, il suo punto forte diventano allora mezzo per sentirsi parte di una comunità, per non sentirsi sola, per affrontare tutto quello che pare insormontabile (anche una festa di compleanno con venti bambini di sette anni da intrattenere per un pomeriggio!).

Una bella storia raccontata con ironia, senza tralasciare certi buchi neri che a volte paiono ingoiarsi la capacità di sorridere.

Il sito di Helen Crawford-White, autrice dei disegni all’interno del testo. Il sito di Elisabetta Stoinich che ha illustrato la copertina.

Emma Shevah, Amber sogna ancora (trad. Carla Gaiba), De Agostini 2014, 304 p., euro 12,90

Il mio nome è Danny Hope

17 Mar

dannyhope

Danny Hope ha undici anni e da almeno tre compleanni sogna di trovare nella posta un biglietto di auguri del suo papà: figurarsi quale meraviglia quando ne vede il volto in televisione a condurre un programma serale! Ora sa come mettersi in contatto con lui: attraverso il sito della tv. Ma il padre non risponde alle mail e nemmeno la visita direttamente in loco ha più fortuna. Per di più Danny deve vedersela con la sorella che gli vieta di contattare il padre e lo coinvolge invece in un piano per raccogliere indizi a danno del nuovo fidanzato della madre.

Danny si muove a casa e a scuola, tra un’amica appassionata di storie e reliquie di santi che pare averne sempre una a portata di mano per la soluzione a qualunque problema e un compagno che – proprio come lui – nasconde qualcosa riguardo alla propria famiglia. Sarà lo spettacolo organizzato con la classe e la possibilità di incrociare lo sguardo del padre a mettere in moto una serie di coincidenze, fraintendimenti, eventi e danni. Il tutto raccontato con una certa dose di ironia che fanno divertire ed apprezzare questa storia davvero non banale, dove Danny racconta la sua rabbia, i suoi desideri, ma anche i suoi tentativi di guardare gli altri e le situazioni con i suoi occhi e non secondo quel che gli dicono, suggeriscono, impongono i familiari e gli amici.

Qui trovate il booktrailer e la copertina dell’edizione inglese; il titolo originale è “A boy called Hope”: bello, no?

Lara Williamson, Il mio nome è Danny Hope (trad. di Carla Gaiba), De Agostini 2014, 256 p., euro 12,90, ebook 5,99

Oltre i limiti

27 Gen

Primo di una serie di quattro – per ora – libri autoconclusivi che riprendono le vicende di una gruppo di ragazzi che si ritrovano in ogni volume, questo libro è a prima vista ottimo pane per le ragazzine lettrici alla ricerca di edificanti storie d’amore e del resto, se date un’occhiata alle copertine dell’autrice, il pensiero non sarà smentito. Ancora una volta però ecco un libro che rischia di pagare i fraintendimenti e i pregiudizi che può suscitare un packaging che strizza l’occhio alle adolescenti. Per fortuna, a questo giro, l’edizione italiana limita i danni e ci offe un romanzo davvero coinvolgente che tiene il lettore appeso alle pagine, nonostante la mole. Innanzitutto è un libro scritto a due voci, una maschile e una femminile, che si alternano spesso riprendendo la vicenda dallo stesso attimo della fine del capitolo precedente, dandoci modo di vedere una serie di compresenze di punti di vista e di angolature che rendono tonda e completa la vicenda.

Le voci sono quelle di Echo e di Noah, entrambi prossimi al diploma e preceduti da una fama che non corrisponde al vero. Echo, reginetta della scuola e miglior allieva dei corsi di arte, torna in classe dopo due mesi da un incidente di cui nessuno sa nulla; è l’ombra di se stessa, schiva chiunque e indossa solo maglie con le maniche lunghe, il che porta tutti i compagni a crederla vittima di atti di autolesionismo e di tentato suicidio. Noah ha addosso il marchio del “cattivo ragazzo”: fumo, cattive compagnie, nessun risultato utile. In realtà, Echo non ricorda nulla dell’incidente che le è quasi costato la vita mentre era a casa della madre, bipolare in preda a un tentativo di suicidio, e piange il fratello marine morto in Afghanistan. Noah vive in una famiglia affidataria, dopo aver perso i genitori in un incendio, e cerca di non perdere i fratellini, adottati da una coppia che vive in città.

Echo ha bisogno di fare qualcosa che la distragga dal passato e dalle cicatrici del suo corpo, che le impegni la mente e la riporti alla realtà. Decide di guadagnarsi i soldi per aggiustare l’auto d’epoca del fratello e accetta la proposta della sua psicologa scolastica e dare ripetizioni a Noah. Uniti inizialmente dallo scopo di leggere i loro fascicoli e scoprire di più una sul proprio passato, l’altro sul futuro dei fratelli, i due intessono una rete che li porta a mettere a nudo l’uno di fronte all’altra le proprie cicatrici e le proprie rabbie.

Il libro è un crescendo, nella vicenda dei ragazzi, nella loro ricerca, nell’inevitabile storia d’amore che nasce, ma ha anche uno sguardo attento e realistico, non sempre edificante, sul crescere, sulle figure dei genitori, sull’amicizia in adolescenza, su quanto conti l’apparenza e l’appartenenza a un gruppo nell’ambiente scolastico, in cui si svolge praticamente tutto il romanzo.

Il sito dell’autrice.

Katie McGarry, Oltre i limiti (trad. di Alessia Fortunato), De Agostini 2014, 432 p., euro 14,90

2BX. Essere un’incognita

23 Gen

2bxUna storia che parte bene e poi un poco si perde, che per certi versi pare forse esagerata, che però dà un buon ritratto di una rappresentante della generazione dei nativi digitali. Infatti Tessa, la protagonista quindicenne, è una ragazza sempre connessa, tramite il suo computer e il suo iPhone, ma in realtà non vede l’ora di possedere un iPad.

“Pensa a cosa caricherebbe sull’iPad. Crea una nuova cartella, la chiama My iPad e comincia a riempirla: gli album di Jovanotti, Tiziano Ferro e Fabri Fibra, le foto della vacanza ad Alghero e quelle di classe. Si ferma. Sai le cose che ci potrebbe mettere, tutti i fumetti esistenti sulla faccia della Terra, i numeri di Girls, la trilogia di Stieg Larsson e poi telefonerebbe gratis con Viber, leggerebbe la posta anche a scuola, durante le lezioni più noiose, navigherebbe su Facebook, potrebbe perfino fare i compiti o scrivere il suo diario segreto, così – sogna – leggera, al bar, in piscina, al parco delle mimose, libera, senza fili, senza abbonamenti, senza costi da pagare, perché lei sa già quali applicazioni si scaricherebbe, sono tutte gratuite e le basterebbe succhiare un wireless da qualche parte” (p. 16)

Quindi Tessa non esita a barare sull’età e ad iscriversi a un concorso on line dove il premio in palio è proprio un iPad: è una caccia al tesoro virtuale dove le squadre sono formate in base al punteggio d’ingresso e le cui prove vengono comunicate via web, organizzata da 2BX che dice di credere nelle potenzialità del digitale e di voler aumentare le possibilità di interconnessione diretta e umana tra le persone. Tessa fa squadra con Kappa, una ragazza di vent’anni che si trova in qualche modo a proteggere e insieme ad accompagnare nel mondo quella ragazzina presa dal gioco, e con Yo, di cui ammira i graffiti sui muri della città e con cui scopre di condividere interessi e passioni, fino ad innamorarsene. Ma Yo non si fa mai trovare: non si presenta ai vari appuntamenti, ha mille scuse, ha una storia complicata.

Intorno la vita di Tessa: i suoi genitori, il fratello maggiore, l’amica Patrizia con cui – a seconda dei momenti – litiga o condivide tutto, Matteo che si interessa a lei, un professore sospeso perché fa leggere in classe il Satyricon di Petronio e i suoi studenti che organizzano un flash mob a suo sostegno. E i sogni, le paure, le bugie di una ragazzina che sta crescendo, infagottata in vestiti di taglie troppo grandi che nascondono chi è davvero fino a quando piano piano lo  scopre.

Romanzo nato probabilmente per parlare di potenzialità e rischi della rete, è in realtà – come detto – un bel ritratto di una generazione che si dà appuntamento tramite WhatsApp, che organizza dei Reverse Shoplifting e dei flash mob, che scarica i sottotitoli dell’ultima puntata di Dexter, che  crea eventi su Facebook, che si bombarda di sms, che organizza feste, che condivide musica emozioni viaggi, che ha bisogno di essere ascoltata, che sa stare con gli altri anche al di fuori della rete virtuale. Un romanzo che dovrebbero leggere tutti gli adulti che hanno a che fare con questi ragazzi, andando al di là della storia, e osservando invece i caratteri, i pensieri, i modi di essere.

Il sito dell’autrice.

Eugenia Romanelli, 2BX. Essere un’incognita, De Agostini 2012, 301 p., euro 9,90.