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Le ragazze vogliono la luna

23 Mar

Il tempo di un’estate, o anche meno. L’estate in cui la diciassettenne Phoebe litiga per colpa di un ragazzo con la migliore amica e se ne sta a guardare il mondo un passo indietro rispetto a tutti gli altri, digitando versi di possibili canzoni via messaggio. Da mesi scrive di nascosto ad Archer, il bassista della band della sorella, scambiandosi frasi che paiono apposta per essere accompagnate da una musica e poi suonate su un palco. Ma Phoebe non cerca palchi, visto che è l’unica della famiglia a non avere talenti musicali. Figlia di due rock-star che hanno sconvolto la scena musicale una quindicina di anni prima per poi separarsi e prendere strade diverse, è cresciuta con la sorella a Buffalo,l dove la madre è tornata per vivere quasi in incognito e dedicarsi alla scultura e all’insegnamento. Da tre anni il padre non si fa più sentire e la visita alla sorella a New York diventa un pretesto per mettere insieme pezzi di un puzzle il cui racconto altrui non la convince: quale segreto è alla base della vita della madre, del silenzio del padre, della fragilità che traspare nella sorella diversamente sempre così sicura?

Janet Mcnally costruisce un romanzo basato sulla musica rock e indie, davvero notevole come romanzo d’esordio per la fluidità narrativa a cui sicuramente la traduzione dà una bella mano. Il lettore segue voci diverse: i capitoli in cui Phoebe racconta in prima persona sono intervallati da salti indietro nel tempo in cui la madre ripercorre le tappe salienti  della conquista prima e dell’abbandono poi della notorietà, ben descrivendo cosa significhi essere costantemente sotto i riflettori e scegliere l’esatto contrario di quel che tutti si aspettano da te.

Un romanzo dove c’è posto per Nancy Drew, per Winnie Pooh, per il giovane Holden e per tanta musica da farvi una super colonna sonora; un romanzo che dice di famiglie, di amori, di passioni e di quelle cose che pesano dentro – ognuno ne ha una – e che continuano a spezzarci per quanto cerchiamo di rimanere interi.

Il sito dell’autrice.

Janet McNally, Le ragazze vogliono al luna (trad. di Anna Carbone), De Agostini 2017, 416 p., euro 14,90

Il ragazzo degli scarabei

3 Mar

ragazzo-scarabeiMi immagino a leggere questo romanzo i bambini che nel 2008 impazzivano per Zzzz! (Rizzoli), uno dei migliori libri pubblicati in italiano sugli insetti: me li ricordo a pancia in giù sui tappeti della biblioteca a sfogliare le pagine; ho l’immagine di una piccola classe di prima elementare riunita tutta intorno al libro: uno di loro, espertissimo in materia, utilizzava le immagini del testo per spiegare specie, caratteristiche e tipologie ai suoi compagni. Ecco, facessero la secondari di primo grado sarebbero lettori divertiti e a proprio agio di fronte a quest’avventura colorata di giallo, ricca di informazioni su scarabei, coleotteri, lepidotteri e compagnia anche per chi non ne sa nulla. L’autrice tesse le informazioni scientifiche intorno alla vicenda di Darkus e alla scomparsa del padre, direttore del Dipartimento di Scienze del Museo di Storia Naturale. Il ragazzino viene affidato allo zio archeologo e scopre che il padre è stato rapito: nella vicenda, pare avere un posto di rilievo Lucretia Cutter, misteriosa e terribile proprietaria di una casa di moda, dall’allure di scienziata pazza. Anche nella vita del padre c’è un mistero che ha a che fare con questa donna e con una ricerca scientifica avveniristica in cui i due furono coinvolti molti anni prima.  E poi ci sono gli insetti: lo scarabeo Baxter che diventa inseparabile da Darkus, quelli che popolano a migliaia la casa dei vicini (due terribili cugini che non perdono occasione di farsi scherzi atroci sulla linea degli Sporcelli di Dahl), quelli che adottano i due amici che aiuteranno il ragazzo a svelare l’intrico.

Il romanzo può in alcuni tratti risultare un po’ farraginoso e carico di vicende, ma si legge scorrevolmente e ha soprattutto un altro pregio: è accompagnato da un’applicazione che si scarica da IStorie (gratuitamente se inquadrate una pagina del romanzo) e che è nata dalla collaborazione di De Agostini con Next, il team vincitore in primavera del concorso BitBuk con Exo, un’app proprio legata al mondo degli insetti. L’app, illustrata da Rossella Trionfetti, riprende il personaggio di Darkus e crea un viaggio attraverso alcuni luoghi simbolici di Londra e alcuni legati al romanzo in cui recuperare gli insetti e intanto imparare notizie e curiosità sulla biodiversità. Il team di Next organizza ogni anno a Senigallia Fosforo, il festival della scienza, e si occupa di divulgazione scientifica anche con bambini e ragazzi. Peccato che nell’edizione cartacea del romanzo non ci sia accenno all’app se non in quarta di copertina: ti ci deve proprio cadere l’occhio per avere l’informazione, mentre invece meriterebbe più visibilità perché è davvero ben fatta.

Il seguito del romanzo esce in Inghilterra ad aprile.

Il sito dell’autrice.

M.G. Leonard, Il ragazzo degli scarabei (trad. di Giuseppe Iacobaci), De Agostini 2017, 380 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

Wolf

15 Apr

wolfImmaginare cosa sarebbe potuto accadere se le cose fossero andate diversamente rispetto all’andamento storico che conosciamo apre scenari certamente affascinanti quanto inquietanti che possono far riflettere su cosa poteva aspettarci o su come va attualmente il mondo. Nel caso di questo poderoso romanzo che forse avrebbe potuto essere scorciato di qualche pagina e alleggerito nel suo andamento narrativo, Graudin fa storia alternativa rovesciando il risultato della Seconda Guerra Mondiale.

Ambientato nel 1956 racconta di Hitler che ha sconfitto i sovietici, fatto uccidere Mussolini e rivendicato le terre di Europa e Africa come spazio vitale per il popolo ariano; si è spartito il mondo con l’imperatore Hiroito, dividendolo lungo il settantasettesimo meridiano in una sfera cremisi, il Terzo Reich, e una grigia, il Giappone. Continuano a esserci campi di sterminio, campi di lavoro forzato e echi di resistenze: quelle sovietiche nel freddo nord, quelle clandestine del movimento che vuole ribaltare l’ordine nei sotterranei delle città e nelle fattorie sperdute delle campagne. Proprio di questo movimento fa parte la giovane Yael, di cui il libro racconta retrospettivamente la vita: entrata bambina insieme alla madre in un campo di concentramento in quanto ebree, è stata scelta da uno dei medici impegnati nella sperimentazione genetica che avrebbe – secondo ipotesi vaghe e volontà ferrea – trasformato i caratteri somatici e dato a tutti caratteristiche ariane. Le sostanze iniettate nel suo corpo le hanno dato la capacità di trasformare a piacimento i tratti del proprio corpo, assumendo l’aspetto di chi desidera. Su questo punta il piano dei capi dell’organizzazione: farle assumere le sembianze di Adele Wolf, giovane vincitrice del Giro dell’Asse, una dura gara motociclistica che attraversa il mondo da Berlino a Tokyo, via Praga, Roma, Il Cairo, Nuova Delhi, Hanoi, Shangai, e portarla al ballo finale, unico modo per avvicinare Hitler ed ucciderlo.

Il romanzo alterna parti retrospettive in cui il lettore conosce il passato di Yael attraverso cinque figure chiave nella sua vita e nella sua crescita – simboleggiati dai cinque lupi che porta tatuati – al racconto (questa è la parte più avvincente) della gara, vissuta in condizioni estreme non solo dal punto di vista fisico e dei luoghi attraversati, ma anche dal punto di vista psicologico: Yael vive sentimenti contrastanti verso uno dei ragazzi in corsa; li vive come Yael, ma sa di rappresentare fisicamente agli occhi di tutti Adele e non conosce quel che pare essere accaduto tra i due nella precedente gara e soprattutto trova al suo fianco il fratello di Adele che cerca in ogni modo di dissuaderla dalla partecipazione.  A dispetto di quanto può essere difficile da spiegare a parole, è ben riuscita la descrizione di questo sdoppiamento vissuto dalla protagonista, sullo sfondo del sogno di una nuova Operazione Valchiria, ma anche di una competizione sportiva non sempre leale, che riflette – nei meccanismi come nella cruda violenza – i tratti e i modi scelti dal Reich. E sulla parte storica si staglia netta la lotta interiore di Yael, la sua ricerca di identità.

Ryan Graudin, Wolf. La ragazza che sfidò il destino (trad. di Ilaria Katerinov),  De Agostini 2016, 400 p., euro 14,90.

Raccontami di un giorno perfetto

4 Giu

niven“Ecco, è profondo”, dice una giovane lettrice di questo romanzo e io penso che la profondità che lei evoca non è soltanto quella dei concetti e dei sentimenti espressi dai protagonisti della storia scritta da Jennifer Niven, ma anche la profondità fisica di un sacco in cui ci possono stare tante cose, tante sfumature, tanti rimandi come quelli che si ritrovano tra queste pagine. Comincio col dirvi che da questo luminoso libro è impossibile staccarsi, te lo porti dietro anche quando volti l’ultima pagina ed è probabilmente dai tempi di “Cercando Alaska” di Green che non leggevo un condensato di temi forti, scritto in maniera così vera e lieve da far tremare e far sentire l’onestà di chi scrive, per di più regalando ironia e facilità di lettura alle voci narranti che si alternano capitolo dopo capitolo.

Comincia tutto su un cornicione: quello su cui si ritrovano Theodore Finch, il matto della scuola, e Violet Markey, una delle allieve più popolari. Violet è l’inaspettato: alzare gli occhi e trovarsela davanti cambia immediatamente ogni prospettiva per Finch, abituato ad essere lui quello che scompagina le situazioni e crea l’imprevisto. Un segreto li lega quando tornano coi piedi a terra: Theo ha salvato Violet dal buttarsi di sotto, ma tutti credono l’esatto opposto e il ragazzo finisce per l’ennesima volta dal consulente scolastico, osservato speciale per i suoi pensieri di morte, le sue tante assenze da scuola. Nulla però riesce a dissuaderlo dal serrare Violet in una morsa che la riveli per quella che è veramente, oltre i brutti occhiali che si costringe ad indossare, oltre le circostanze attenuanti di cui si fregia a distanza di un anno dall’incidente in cui la sorella ha perso la vita mentre lei si è salvata.  Finch incastra Violet con un progetto scolastico che prevede la ricerca di tre meraviglie dell’Indiana, lo stato in cui vivono; le peregrinazioni dei due ragazzi toccheranno ben più di tre luoghi strampalati e meravigliosi, in un percorso alla scoperta dell’altro, in cui intuirsi, svelarsi, innamorarsi, cercare di comprendere anche quello che è difficile accettare.

Questo libro mescola temi come il suicidio, la violenza tra le mura di casa, i rapporti familiari e quelli tra amici e compagni di scuola, la malattia mentale e i disturbi come il bipolarismo, la riflessione sull’apparenza e sulla facilità di etichettare, il silenzio che annienta, la fatica di superare un dolore e di vivere da sopravvissuti. Lo fa con una grazia particolare: quella del considerare i lettori per cui è scritto degli interlocutori reali e di consegnare loro uno spaccato di vita in tutte le sue sfaccettature, quelle più leggere e quelle più taglienti. Leggendo ho pensato alla mia classe di liceo, al Theodore Finch che ha illuminato i nostri giorni, al silenzio assurdo degli adulti quando abbiamo trovato il suo banco vuoto, quasi che “se non si dice e non si vede, non esiste”. Ho pensato a cosa avrebbe significato poter leggere e condividere una storia come questa, potersi sentire meno soli grazie alle pagine di un libro e magari poterlo offrire in lettura proprio a quegli adulti che non avevano parole – né giuste né sbagliate – per dire.

Non può mancare questo libro nello scaffale giovani adulti della biblioteca, non può mancare nei percorsi e nei suggerimenti di lettura. Poi arriverà il film, già in lavorazione, e i ragazzi correranno a cercarlo; voi portatevi avanti perché merita. Punto e basta.

Il sito dell’autrice che in marzo ha incontrato i suoi lettori alla Biblioteca dei Ragazzi di Rozzano. On line potete ritrovare i blog ispirati a quelli di cui si parla nel libro: eleanorandviolet, che le due sorelle scrivevano insieme, e Germ, ispirato alle categorie scelte da Violet quando ricomincia a postare coinvolgendo altri compagni di scuola. Ecco l’ideale muro pieno di post-it di Finch. Sulla pagina dedicata sul sito dell’autrice potete trovare altre risorse tra cui le playslist dei protagonisti e guardate com’era aderente alla storia la copertina dell’edizione originale…

Jennifer Niven, Raccontami di un giorno perfetto (trad. di Simona Mambrini), De Agostini 2015, 400 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

Storia di un drago e della bambina che gli cambiò la vita

6 Mag

storia di un drago e della bambinaUn altro caso in cui bacchettare chi ha scelto di intitolare così questo libro, visto che l’originale suonava all’incirca così: Guida per draghi su come prendersi cura e allevare un umano, e di sicuro avrebbe attirato più lettori tra gli 8 e i 10 anni, quelli per cui si fa in questo momento maggiormente fatica a trovare un testo originale e di qualità e a cui possiamo proporre proprio questo. Specialmente se amano draghi, creature fantastiche e possibilità di far entrare la magia nella propria vita.

Miss Drake è un grande drago che sta elaborando il lutto della perdita della sua umana, Fuffy, quando all’improvviso si ritrova nella tana una bambina di otto anni, curiosa e impertinente, dalla risposta sempre pronta e dall’iniziativa facile anche a costo di combinare un sacco di guai: è la pronipote di Fuffy a cui la prozia ha rivelato il segreto, costringendo così Miss Drake alla compagnia di un altro cucciolo. L’avventura è assicurata, grazie al dono di un album da disegno alla piccola Winnie che adora disegnare, esattamente come faceva il suo papà. Peccato che l’album abbia il potere di rendere vive le creature che vi sono state disegnate che vanno a spasso per il mondo e devono essere prontamente riacciuffate. Compresa una seconda Miss Drake che Winnie ha disegnato praticamente identica all’originale!

La narrazione tocca velatamente e con grazia anche il tema della morte e della mancanza delle persone care che non ci sono più, insieme a quello dell’amicizia, il tutto accompagnato dai consigli che, in apertura di ogni capitolo, suggeriscono a un drago come allevare e tenere a bada un umano da compagnia.

Un’intervista all’autore.

Laurence Yep – Joanne Rider, Storia di un drago e della bambina che gli cambiò la vita (trad. di Alessandra Sogne), De Agostini 2015, 205 p., euro 12,90, ebook euro 5,99

Scommessa d’amore

23 Set

scommessa_d_amoreDopo Oltre i limiti, ecco la traduzione di un altro dei quattro libri della serie in cui McGarry racconta le vicende di una gruppo di ragazzi che compaiono in tutti i volumi, come figure secondarie o come protagonisti. In questo romanzo, i lettori potranno incontrare Beth – che nel precedente compariva come una delle ragazze con cui Noah condivideva la casa – nel momento in cui la sua vita cambia e lei si trova ad affrontare una nuova città, una nuova scuola, dei nuovi amici e una scommessa.

La scommessa è quella lanciata dagli amici a Ryan, sfidandolo a ottenere il numero di una ragazza che lo strapazza e lo colpisce. La stessa ragazza che, qualche tempo dopo, gli verrà chiesto di accompagnare nella nuova scuola. Lo zio di Beth ne è diventato il tutore, la ragazza ha abbandonato la madre e una situazione di botte e degrado, giurando però di andarla a riprendere e di portarla via. Ryan è un ragazzo modello, campione di basket, che vive in una sorta di incubo: la sua famiglia, perfetta agli occhi di tutti coi genitori impegnati nella politica e nel sociale, va in pezzi di fronte alla confessione dell’omosessualità del fratello che viene allontanato da casa.

Il romanzo gioca sul tema del doppio: sia Ryan che Beth si trovano in bilico, alla ricerca di chi siano veramente e di quale è il futuro che vogliono. Lei è divisa tra la madre e la vecchia casa e una scuola in cui riesce ad ambientarsi ed appassionarsi, ma che appartiene a una realtà non del tutto nuova: in quella cittadina Beth ha vissuto i primi anni di vita e la sua partenza è legata a un episodio chiave – e non di certo edificante – della sua famiglia che qualcuno ancora ricorda. Ryan ama giocare a basket, ma anche scrivere, altra attività in cui eccelle come dimostra la vittoria al concorso di scrittura a cui lo ha iscritto la sua professoressa.  Il padre però ha programmato la sua vita perché diventi un giocatore professionista, senza frequentare l’università, e gli sta imponendo di non avere contatti col fratello. Entrambi sanno che l’altro ha un’altra faccia: un modo di essere, una voce, un’espressione diversa che rivelano in alcuni momenti quello che è e che sogna davvero.

Come nel precedente, anche questo libro è un’alternarsi di capitoli affidati alle voci dei due ragazzi; ancora una volta, la scelta del titolo e della copertina (a onor del vero, decisamente migliore dell’originale) ne fanno un prodotto destinato alle lettrici adolescenti che rischia di pagare pregiudizi e fraintendimenti legati al packaging.

Il sito dell’autrice. Fa parte della medesima serie anche Complice la notte, disponibile in ebook a euro 1,99

Katie McGarry, Scommessa d’amore (trad. di Alessia Fortunato), De Agostini 2014, 512 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

Quello che c’è tra noi

5 Ago

Qualche volta nelle recensioni mi lamento perché alcuni romanzi sono troppo affollati di argomenti, tanto da risultare costruiti ed eccessivi perché poi non riescono ad affrontarli tutti. Ecco invece una storia che mette molto sulla pagina, ma in modo naturale, con una bella scrittura: il risultato è un buon romanzo da proporre subito ai lettori. Peccato per la copertina, che ne fa un romanzo da ragazzine mentre invece sarebbe una storia per tutti, con alcuni personaggi maschili non da poco.

La protagonista è Samantha, che vive in una lussuosa, asettica e ordinatissima casa con la sorella maggiore e la madre, senatrice tanto presa dalla politica da non aver più un attimo di tempo per le figlie. Da quando ha sette anni Sam è spettatrice della vita della famiglia che abita nella casa accanto, che la madre disapprova proibendo alle figlie di attraversare il giardino e giocare coi vicini. Dal piccolo terrazzino della sua camera, Sam vede oltre lo steccato alzato tra i due giardini: i Garrett e i loro otto figli sono disordinati, allegri e uniti, con un giardino disseminato di oggetti e due genitori che si baciano in pubblico. I Garrett sembrano felici; sono tutto quello che Sam non ha. Fino alla notte in cui, ormai diciassettenne, si ritrova sul terrazzo Jase Garrett e si innamora profondamente di lui, cominciando a frequentare e conoscere la sua famiglia.

La storia dei due ragazzi si intreccia alla nuova corsa politica della madre di Sam, coordinata da Clay Tucker, organizzatore di campagne elettorali a colpi di marketing e di apparenza. E con un clamoroso incidente di percorso che mette a repentaglio la vita del signor Garrett, la credibilità politica della senatrice Reed e la storia di Sam e Jase: Sam è l’unico testimone che può fare la differenza nel portare alla luce la verità.

In questo romanzo si parla anche di amicizia, di gelosia, di come sia difficile matenere certi legami quando si cresce e si cambia, di prima volta, di pregiudizi, di lavori estivi, di famiglia, di manipolazione della verità, di apparenze, della scelta di essere davvero se stessi. Su tutto c’è George, che ha quattro anni, si accompagna a un triceratopo di plastica o a un vecchio cane di peluche e ama girare nudo. Sa tutto sugli animali e anche su certe verità della vita.

Il sito dell’autrice. Tra i ringraziamenti finali, l’autrice inserisce quello a chi ha ideato la copertina; l’originale, ovviamente. Non il massimo nemmeno quella, ma meno mielosa e stereotipata di quella italiana. Anche il titolo originale del resto, “My life next door”, aveva più senso.

Huntley Fitzpatrick, Quello che c’è tra noi (trad. di Ilaria Katerinov), De Agostini 2014, 414 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

L’estate dei segreti perduti

25 Lug

estate_segreti_perduti_LIl titolo originale di questo romanzo è “We are Liars” e “I Bugiardi” è proprio il nome che si danno i quattro ragazzi protagonisti delle estati che vengono raccontate e rievocate dalla protagonista diciottenne Cadence. Il libro si apre con la mappa di un’isola e un albero genealogico, a sottolineare fin da subito che qui si parla di una famiglia molto nota negli Stati Uniti, quella dei Sinclair, tanto ricca da possedere un’isola su cui tutti insieme – i nonni, le tre figlie e le loro famiglie – trascorrono ogni estate. Quello di Beechwood Island è un mondo a parte, dal punto di vista geografico e anche da quello temporale: i cugini non si frequentano se non sull’isola durante i mesi estivi e questo spazio è praticamente precluso a chiunque non sia un membro della famiglia, creando così una sorta di universo parallelo dai contorni dorati. Dorati finché si è piccoli e finché non si aprono gli occhi e le orecchie, come succede dopo la morte della nonna, quando le sorelle Sinclair affilano denti e unghie per questioni ereditarie, quando il nonno si rivela più patriarca che mai (anche negli aspetti negativi), dove la patina quasi perfetta della famiglia viene infranta dai segni dell’alcool, del razzismo, dello snobismo e della gelosia.

Fino a quel momento, Cady e i suoi cugini più grandi e quasi coetanei, Johnny e Mirren, hanno sempre fatto comunella fra loro, lasciando fuori i più piccoli e includendo nel gruppo Gat, arrivato sull’isola ragazzino al seguito del nuovo compagno di una delle zie. Ed è di Gat che Cady si innamora in un’estate che sarebbe perfetta per quel senso di vitalità, di tutto è possibile, infranta dalla scoperta delle guerra intestine in famiglia. Ma il racconto che la protagonista ne fa va all’indietro nel tempo, consegnandocela diciottenne, ferita nel corpo e nello spirito da un avvenimento che ha totalmente cancellato i suoi ricordi e che l’ha allontanata dall’isola. Nessuno dei cugini risponde alle sue mail, il padre la costringe a un tour dell’Europa, la sua unica fissa è quella di regalare ogni cosa che possiede, nel tentativo di liberarsi degli oggetti, proprio il contrario dell’accumulo dettato dalle leggi di famiglia.

Quando Caddy ottiene il permesso di tornare sull’isola scopre che la casa dei nonni è stata sostituita da una costruzione moderna, che ogni parente ha la consegna di non tornare sul passato e che i suoi tre inseparabili Bugiardi paiono vivere a lato del resto della famiglia. Andando a ritroso nel tempo e camminando sul filo del recupero dei ricordi, l’autrice costruisce una trama di alta tensione che porta il lettore verso l’inevitabile svelamento di una realtà terribile e crudele che fa crollare ogni ipotesi pensata da chi legge e ogni castello di carte messo in piedi da chi circonda Cady. Un finale inaspettato, ma inevitabile.

Il sito dell’autrice.

Emily Lockhart, L’estate dei segreti perduti (trad. di Simone Mambrini), De Agostini 2014, 316 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

Amber sogna ancora

19 Giu

amber

Amber è per metà giapponese e per metà italiana e non si sente né questo né quello. Sta per iniziare la scuola media e ne farebbe volentieri a meno. Troppo bassa per la sua età, sempre vestita di nero e ossessionata da germi e batteri, ha nella timidezza un ulteriore punto debole: pensa che a scuola non si farà amici e per di più si è messa in un gran pasticcio. Da sei anni suo padre è sparito dalla vita di famiglia e la sua sorellina Bella, che sta per compiere sette anni, ha cominciato a scrivergli delle lettere per invitarlo al compleanno. Amber ha risposto alla prima fingendosi il papà e sentendosi un genio, ma ben presto ha capito che è stata una pessima idea. Per di più ha storto il braccio a un bambino che prendeva in giro Bella per poi scoprire che era il fratello minore della terribile Joanne, che si propone l’obiettivo di far finire Amber in un bidone della spazzatura.

Allora Amber si rifugia in un dialogo segreto con un papà inventato che ascolta, risponde e dà consigli (quasi una Mary Poppins con valigia che se ne andrà a missione compiuta): è un papà disegnato, perché Amber è bravissima con pennelli, matite, chine e colori ad olio. Tanto brava da vincere il primo premio al concorso di arte; tanto brava da farsi forte del suo cognome da samurai per prendere coraggio e fare amicizia coi ragazzi che frequentano il club di arte del mercoledì. La sua passione, il suo punto forte diventano allora mezzo per sentirsi parte di una comunità, per non sentirsi sola, per affrontare tutto quello che pare insormontabile (anche una festa di compleanno con venti bambini di sette anni da intrattenere per un pomeriggio!).

Una bella storia raccontata con ironia, senza tralasciare certi buchi neri che a volte paiono ingoiarsi la capacità di sorridere.

Il sito di Helen Crawford-White, autrice dei disegni all’interno del testo. Il sito di Elisabetta Stoinich che ha illustrato la copertina.

Emma Shevah, Amber sogna ancora (trad. Carla Gaiba), De Agostini 2014, 304 p., euro 12,90

Il mio nome è Danny Hope

17 Mar

dannyhope

Danny Hope ha undici anni e da almeno tre compleanni sogna di trovare nella posta un biglietto di auguri del suo papà: figurarsi quale meraviglia quando ne vede il volto in televisione a condurre un programma serale! Ora sa come mettersi in contatto con lui: attraverso il sito della tv. Ma il padre non risponde alle mail e nemmeno la visita direttamente in loco ha più fortuna. Per di più Danny deve vedersela con la sorella che gli vieta di contattare il padre e lo coinvolge invece in un piano per raccogliere indizi a danno del nuovo fidanzato della madre.

Danny si muove a casa e a scuola, tra un’amica appassionata di storie e reliquie di santi che pare averne sempre una a portata di mano per la soluzione a qualunque problema e un compagno che – proprio come lui – nasconde qualcosa riguardo alla propria famiglia. Sarà lo spettacolo organizzato con la classe e la possibilità di incrociare lo sguardo del padre a mettere in moto una serie di coincidenze, fraintendimenti, eventi e danni. Il tutto raccontato con una certa dose di ironia che fanno divertire ed apprezzare questa storia davvero non banale, dove Danny racconta la sua rabbia, i suoi desideri, ma anche i suoi tentativi di guardare gli altri e le situazioni con i suoi occhi e non secondo quel che gli dicono, suggeriscono, impongono i familiari e gli amici.

Qui trovate il booktrailer e la copertina dell’edizione inglese; il titolo originale è “A boy called Hope”: bello, no?

Lara Williamson, Il mio nome è Danny Hope (trad. di Carla Gaiba), De Agostini 2014, 256 p., euro 12,90, ebook 5,99