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Sai fischiare, Johanna?

23 Nov

Che meraviglia le giuste misure. Che meraviglia la possibilità di dare in mano una buona storia a un lettore di sette, otto anni, età per cui a volte si fatica a trovare testi non in serie che davvero meritino. Qui la penna poi è quella di Ulf Stark che utilizza lo stesso umorismo che conosciamo dalle storie di Ulf e Percy e da quell’imperdibile romanzo che rimane “Il paradiso dei matti”. Non solo umorismo, ma anche lo sguardo sulla vita che permette di dire con grazia lieve quel che succede, comprese – in questo caso – la vecchiaia e la morte. Il tutto ad altezza di settenne, perché questa è l’età dei due protagonisti, Ulf e Bertil detto Berra, amici per la pelle alla ricerca di un nonno per Berra che sia divertente almeno quanto quello del compare. La casa di riposo è piana di vecchietti: quale posto migliore per trovarne uno? Berra adotta il signor Nils: si assomigliano tantissimo, visto che ognuno ha un cerotto sul mento (uno è caduto dall’altalena, l’altro si è tagliato radendosi) e si piacciono a vicenda e a vicenda si sorprendono. Nils porta i bambini all’aperto e costruisce con loro un aquilone con un foulard di seta appartenuto alla moglie, Berra gli organizza un compleanno coi fiocchi. In mezzo ci sono i racconti di una vita, le carinerie dei piccoli (un fiore di calendula spampanato in regalo, il sapore delle girandole alla cannella) e la realtà: Nils perde la memoria, il suo cuore non funziona molto bene e il suo tempo non è più molto. E poi c’è Nils che insegna a fischiare al suo nipotino: è difficile e bisogna esercitarsi per farsi sentire. Ma quando ci si riesce, si può fischiare un’intera canzone, proprio mentre si alza il vento, e salutare per bene, quasi in festa, chi ce lo ha insegnato.

Sono quattro brevi capitoli, buffi e profondi, che parlano per voce di Ulf e che si prestano perfettamente per la lettura ad alta voce. Una storia che sicuramente toccherà anche i grandi, che potranno leggerla come sguardo onesto e lieve sulla vita: non a caso da questo premiato libro è stato tratto un film che ogni anno la televisione svedese ripropone con successo a Natale. Magari qualcuno lo ha già letto: uscì in Italia nel 1997 per Piemme, nella prima serie azzurra de Il Battello a Vapore.

Ulf Stark – ill. Olof Landström, Sai fischiare, Johanna? (trad. di Laura Cangemi), Iperborea 2017, 60 p., euro 9

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I racconti del vicoletto

12 Ago

Yu’er passa le sue giornate in compagnia del nonno, un anziano portalettere in pensione. Vivono in un vecchio, modesto quartiere di Pechino, in una stradina dove tutti si conoscono, dove si gioca per strada, si chiacchiera, si condividono i problemi del vicinato. La ragazzina fatica a camminare, si muove con una stampella e i ragazzi del quartiere la chiamano “la storpia”: il suo sogno è di imparare a nuotare tanto bene da vincere una medaglia alle paralimpiadi e così il nonno – siccome nessuna piscina la accetta – diventa il suo allenatore e le insegna i movimenti e la leggerezza del nuoto tenendola sospesa con l’imbrago ad un albero nel cortile di casa. E Yu’er nuota e vola con le proprie ali perché il suo sogno è forte; i sogni sono necessari, come dice un altro nonno del vicolo al nipote: “Ragazzo, se non hai dei sogni, un giorno te ne pentirai”.

Così sono questi quattro racconti, sospesi tra la realtà e il sogno, una forma a cui perfettamente si accorda la leggerezza dell’acquerello che aiuta l’autore a dire che tutto è possibile. Sulle pagine diventa possibile scrivere una lettera alla nonna mai conosciuta e fargliela recapitare, superare le delusioni e i limiti fisici, ascoltare un concerto tenuto da insetti, far volare una farfalla dall’ala spezzata. C’è poesia tra le pagine, legate dalla figura del nonno Doubao, conosciuto da tutti come un gran narratore di storie e conoscitore della storia del quartiere. Una poesia lieve quanto le illustrazioni che regala al lettore un tesoro, come sta scritto in apertura: se l’ideogramma “Bao” in cinese significa appunto “tesoro” ecco allora che questo libro fa parte della collana che la casa editrice milanese dedica ai migliori testi del fumetto cinese contemporaneo. I lettori ringraziano.

Nie Jun, I racconti del vicoletto (trad. di Francesco Savino), Bao publishing 2017, 127 p., euro 18

Weekend con la nonna

24 Lug

weekend con la nonnaUn lungo fine settimana che si ripete una volta l’anno: nove nipoti condividono con la nonna il tempo in una casa di legno nel bosco, una vecchia casa che a guardarla bene sembra un drago gigante. La nonna in questione guida un pulmino, non rispetta i limiti di velocità, racconta storie di streghe, zombie e bave, guada i fiumi, accende falò, permette di dipingersi col fango e fare i selvaggi. Addirittura sa fermare il tempo: quando pensa che stia andando troppo veloce, strilla “stop!” e ciascuno rimane fermo immobile, bella statuina, fino al “libera tutti”. Il cameratesco fine settimana è scandito da riti e consuetudini: dormire tutti insieme in un enorme letto, dedicarsi all’avventura il sabato, fare la gita lunga la domenica, tra boschi di alberi storti, colline delle farfalle, alberi ballerini per arrivare alla tomba del nonno e raccontargli qualche novità.

Questa nonna, che dice schifezze, ride insieme ai bambini e si diverte persino – mi sa – più di loro, ha la vista lunga e la giusta misura della libertà: spinge il nipote narratore a farsi coraggioso e tuffarsi da solo; sa che a volte la sera la testa non è abbastanza stanca ed è bello condividere un po’ di silenzio sulla grondaia, cresce dei bambini pronti a rispondere a tono al vicino noioso e ficcanaso. “Ma quando diventi grande tu?” borbotta il vecchietto; “Quando ne avrò voglia” risponde il ragazzino. Del resto, se il vicino minaccia di slegare i cani, la nonna lo invita alla calma “o io slego i bambini”.

Questi giorni in libertà in una casa forse un po’ inospitale, dove si sta accampati ma si sta bene perché si è tutti insieme all’avventura mi fa pensare al tempo sospeso delle vacanze condivise e ripetute negli anni in un luogo in cui si ritrovano sempre le stesse persone, in cui saltano i parametri normali e vigono regole d’occasione, in un cui la complicità è massima e regala al tutto un’atmosfera indimenticabile. Se le avete avute e le avete ancora sapete l’importanza di tempi così; sono da augurare ad ogni bambino, ad ogni ragazzino. Magari proprio con adulti che mordicchiano, fingono di tremare dalla paura, spronano a superare le proprie paure e strizzano l’occhio al momento giusto.

Questo libro è scritto in stampatello e con una font ad alta leggibilità; penso alla soddisfazione di chi ha imparato a destreggiarsi bene nella lettura e può gustarsi da sé una storia divertente con illustrazioni esilaranti.

Il sito dell’autore. Il sito di Mister Melvin!

Stefan Boonen – disegni di Melvin, Weekend con la nonna (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2015, 91 p., euro 11

Mio nonno

16 Feb

mio_nonnoCi sono un nonno e un bambino per mano, sul frontespizio di questo albo giocato sui toni del verde, del nero e del rosso con altre occasionali incursioni colorate. Li vediamo di schiena e intuiamo da cappucci e ombrelli che sono usciti di casa mentre minaccia pioggia e che se ne vanno tranquilli, forse chiacchierando o magari in uno di quei silenzi che stanno bene così, quando non c’è bisogno di dir nulla.

La storia ci viene raccontata dal nipotino: un ritratto del nonno fatto da un punto di vista particolare, affiancandolo cioè nelle sue azioni quotidiane al vicino di casa. Il dottor Sebastiano è sempre indaffarato e il ritmo giornaliero è scandito dal suo mestiere, mentre il nonno è in pensione e ha tempo da dedicare a passioni e hobby diversi. Il libro procede così, dicendo di come ciascuno fa diversamente le medesime cose (mangiare, fare movimento, scrivere lettere d’amore,…); è interessante ritrovare entrambi i personaggi in uno stesso momento, ciascuno intento a portare avanti la propria vita.

Un albo che dice anche della differenza che esiste tra comprare il quotidiano e leggere le notizie oppure di come sia possibile andare a Parigi molto sovente: chi per lavoro viaggiando fin là, chi dilettandosi grazie a libri e immagini, rimanendo nella poltrona di casa.

Il testo è in stampatello maiuscolo.

Il sito dell’autrice, che ha vinto il Premio Internazionale d’Illustrazione 2014. Qualche pagina da sfogliare sul sito dell’editore. Il booktrailer.

Catarina Sobral, Mio nonno (trad. di Marta Silvetti), La Nuova Frontiera junior 2015, 40 p., euro 14

Quello che gli altri non vedono

28 Gen

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Il protagonista di questa storia, Milo, nove anni, viaggia in coppia con un maialino domestico di nome Amleto che il padre gli ha regalato nella speranza di creare un’accoppiata fantastica: Milo soffre di retinite pigmentosa, vede in sostanza il mondo come da un buco della serratura, focalizzandosi su un punto per volta e perdendo quel che c’è intorno; i maiali invece hanno una visione periferica, ma non riescono a mettere a fuoco. Amleto in realtà è utilissimo per aiutare il ragazzino a tenere a bada la bisnonna che vive in mansarda, che a tratti perde la memoria e spesso combina pasticci, ragion per cui la madre di Milo decide di sistemarla in una casa per anziani. Se ci aggiungete il fatto che la madre del ragazzino è davvero disastrosa, che il padre è andato a vivere negli Emirati Arabi e la casa di riposo è solo all’apparenza un buon posto dove trattano bene gli anziani, mentre la direttrice in realtà tenta di far profitto ad ogni costo, ai danni degli ospiti e anche del cuoco, fresco immigrato dalla Siria, ovviamente irregolare, ecco che vi vien voglia di dire che il protagonista le ha proprio tutte, o quasi. Già, come capita anche ad altri personaggi di libri per ragazzi che però, a differenza di Milo, sovente non nascono da una penna altrettanto felice: Virginia Macgregor invece è in grado di trasformare una potenziale zuppa di sfighe sommatesi oltremisura in un libro piacevole, a tratti molto divertente, che scorre veloce nonostante le quasi 400 pagine di cui conta e che si condensa in un’avventura il cui ritmo sale pian piano nella ricerca di indizi e modi che smascherino la cattiva gestione della casa di riposo.

Milo, a tratti disastroso come tante delle persone che gli ruotano intorno, si trasforma in un giornalista d’attacco, pronto a documentare cosa succede; grazie alla sua visione del mondo, riesce a concentrarsi sui particolari, non solo della situazione, ma anche delle vite e dei sentimenti di chi gli passa vicino, intuendo l’importanza dei ricordi, delle piccole abitudini e degli oggetti che per altri non hanno valore. Quel forellino che è il suo unico raggio di azione sembra a tratti un super potere e l’autrice è brava nel farne una componente naturale di Milo, senza piangergli addosso e facendo dimenticare al lettore anche le conseguenze che avrà la malattia per la vita di Milo; il lettore conosce Milo in un certo momento della sua vita e Milo è così, tutto intero, è lui, punto e basta, con la fatica nei giorni di nebbia o di pioggia, con la fatica nelle ore buie e non capisce cosa ci sia di tanto stupefacente per gli altri nel suo comportamento: basta cercare quel che si pensa nessun altro noterà; è un gioco di dettagli a cui lui e la nonna si allenano, con gli odori, coi suoni, coi sapori.

Il blog dell’autrice.

Virginia Macgregor, Quello che gli altri non vedono (trad. Chiara Baffa), Giunti 2014, 396 p., euro 12, ebook euro 6,99

Passe-Passe

16 Gen

passe-passeQuesto libro è uno dei finalisti al 42° Festival di Angouleme che si terrà dal 29 gennaio al 1°febbraio prossimi, nella sezione ragazzi; ve lo segnaliamo molto volentieri perché è un fumetto senza parole che ci esime quindi dalla questione della lingua e ci permette di proporre una storia, poetica nei tratti quanto nella levità con cui affronta uno dei temi principali nella vita di ciascuno, anche dei più piccoli: quello della morte, in questo caso di una persona cara come una nonna a cui la piccola protagonista è evidentemente molto legata.

Il libro racconta di una giornata intera che nonna e nipote trascorrono insieme, facendosi belle, andando in bicicletta, raccogliendo funghi nel bosco, passeggiando, cucinando, ballando il twist. Racconta di scambio, di tenersi per mano, di condivisioni, di inciampi. E di una farfalla che segue fin dal mattino la nonna come un’ombra, sempre accanto, prima trasparente e poi colorata, proprio al contrario dell’anziana che diventa presenza evanescente, ma non per questo meno sentita dalla bambina.

Questo fumetto dice semplicemente di come le parole non siano a volte necessarie; di come anche in una situazione in cui le parole vengono a mancare perché non si sa dire, perché non si sa come spiegare, possa essere il silenzio fatto di poesia e di condivisione a parlare; di come in un testo la forza delle immagini possa essere sufficiente e possa essere appunto forte di quel che non c’è: non ci sono parole, non ci sono esplicitazioni, ma semplici evocazioni, suggerimenti, metafore che insieme fanno evidente quel che succede e rendono naturale quello scolorirsi di una persona che pian piano va, lasciandosi dietro i colori (di quel che ha fatto,detto, insegnato, semplicemente i colori della persona che è stata) a fare compagnia di fronte a un nuovo orizzonte.

La trovo una narrazione magistrale che va ad affiancarsi a quello che per me è il libro principe nel trattare il tema della morte, anche questo in testo originale francese, limpido ed essenziale a rasentare – se possibile – la perfezione.

Il sito dell’illustratore e il suo blog.

Delphine Cuveele – Dawid, Passe-passe, Les éditions de la Gouttierère 2014, 36 p., euro 9,70

La mia famiglia selvaggia

15 Dic

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Vi è mai capitato di esser stati paragonati ad un animale? Forse perché siete lenti come un bradipo o grossolani come un elefante nel proverbiale negozio di cristalli o per il naso che pare il becco d’un tucano o magari, più poeticamente, perché parete una gazzella che scatta e si allunga per prendere il bus in corsa. La famiglia della protagonista di questo albo – che ancora una volta ci regala i colori forti, folli e allegramente contagiosi di Laurent Moreau – è eccezionale e animalesca per davvero: un fratello forte e uno canterino, un papà peloso, una zia che si pavoneggia, uno zio goloso e così via. Il testo indica le caratteristiche di ogni parente; le immagini rivelano a quale animale appartengono e sono intanto una galleria di ritratti, di situazioni, di ambienti in cui trovare particolari o su cui inventare storia. Infine lei, eccola in un ritratto su cui scoprire cos’ha di speciale. Ovviamente si finisce con una domanda che interroga il lettore e allora il gioco di indovinelli e paragoni può ripartire e continuare fuori dalle pagine.

Il sito di Laurent Moreau. Un’immaginedell’albo forse vi sembrerà familiare (!): sì, campeggiava sulla copertina di Andersen di aprile 2014, presentato in Fiera a Bologna.

Laurent Moreau, La mia famiglia selvaggia (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2014, 28 p., euro 15,50

Annalilla

19 Set

Annalilla

L’ultima settimana di scuola e la prima settimana del mondo non sono tanto diverse: sono un’anticipazione di qualcosa che accadrà.

Ecco sta tutto in quella frase lì. Questo libro è lungo una settimana e la settimana, l’ultima di scuola prima delle vacanze, è quella che l’undicenne Annalilla si regala, in un impeto di libertà e di indipendenza che diventa scoperta di cose nuove e di cose passate che ai suoi occhi e alle sue orecchie sono nuove lo stesso. Vero, è l’ultima settimana di scuola, ma di andare in classe Annalilla non ha tempo: i suoi genitori sono via per un corso di ballo e la badante della nonna è fuori gioco grazie a un virus. Ingannando gli uni e l’altra, la ragazzina rimane da sola con la nonna e si trova a prendersi cura di lei e a scorrazzare in bicicletta insieme alla sua grande amica Vualà. La nonna ha la memoria che va e viene, ha bisogno di mangiare cibo adatto ad ore giuste e deve essere sistemata e lavata (usando la stessa tecnica con cui si lava un terranova, suggerisce la Vualà). La nonna ha tanti ricordi, una collezione di vecchi dischi da far suonare su un giradischi (e bisogna imparare come si fa, piatto, puntina e quelle cose lì di un’altra epoca), qualche segreto, tra cui una protesta attuata in modo decisamente originale.

Annalilla ascolta la nonna; ascolta la pioggia, il vento, il sole sulla pelle; ascolta il proprio corpo che cambia, che sospira, che vive, che dice; ascolta Rombo che fa il bullo e poi nasconde la chitarra che adora suonare; ascolta la Vualà e ci ride, ci litiga, ci fa pace. Annalilla cresce.

Questo è un libro denso denso, fatto di tanti piani che penso potranno corrispondere benissimo a lettori ed età di lettura diversi, perché ciascuno ci potrà trovare qualcosa per sé. È un libro che non dice quel che non serve sottolineare (che Vualà ha la pelle più scura e la sua famiglia viene da un altro Paese lo si apprende poco a poco; viene da sè e sta bene così) e intanto mette in fila tante cose accompagnano il lettore rimanendo impigliate nelle sue dita: come quando Annalilla descrive come fa a riconoscerti uno che ti conosce davvero bene o quanto sia difficile prendersi cura di qualcuno (“tenere una nonna è peggio che tenere un animale”) o ancora Vualà che parla di quel che decide lei e dell’innamorarsi. Insieme il romanzo dice che fare festa e riposarsi sono la stessa cosa, m anche che talvolta si sente che non è successo niente e che sta andando bene così. Poi ci sono corse, baci, pensieri, ricerche per la scuola, cibi cucinati e altri andati in fumo, mani rovinate e storie raccontate, ma lo lascio scoprire a voi.

Il sito dell’autore. La playlist ispirata ad Annalilla, o viceversa come dice l’autore.

Matteo Corradini, Annalilla, Rizzoli 2014, 312 p., euro 14, ebook euro 8,49

Il trattore della nonna

21 Mar

9788859205500Avete presente il momento in cui vi rendete conto che alcune parole che fanno parte del vostro vocabolario quotidiano, della lingua che si parla in casa o del lessico familiare usato tra pochi, non sono universali e non significano nulla per altre persone? La mia esperienza di bambina ne ricorda due in particolare, che mi hanno fatto capire come il significato rotondo dell’occitano e del piemontese non aveva senso in quel momento se non alle mie orecchie: le persone intorno non sapevano che il “Charamaio!” gridato con gli occhi volti alla finestra voleva semplicemente indicare che aveva cominciato a nevicare e il bambino con cui stavo giocando a macchinine non capiva la richiesta di passarmi il tamagnùn.

In piemontese il tamagnùn è il carro a rimorchio del trattore; è anche un’unità di misura che indica alcune tonnellate, ma in questo albo diventa un nome proprio, dato proprio al carro, mentre il trattore rosso a cui viene attaccato è la Signora Berta. Chi li saluta la mattina chiamandoli per nome è una nonna rotonda, sorridente, che in una luminosa giornata autunnale sale sul suo grande trattore e va in raccolta: pere, mele, fichi, mirtilli e funghi (vuoi non fare un giro nel bosco quando arriva il sole dopo la pioggia?!?). Intanto a casa il nonno fa la lavatrice, cucina, stende il bucato, parla via radio con gli amici.

Chi l’ha detto infatti che fare una crostata sia cosa da donne e guidare un mezzo agricolo cosa da maschi? Qui ognuno svolge i compiti che più gli si addicono e preferisce, in coerenza con l’obiettivo della collana Sottosopra, di cui vi abbiamo parlato anche qui, che si propone di evitare stereotipi di genere.

In più potete lasciare spaziare la vista tra colline dolci e profili di montagne, curiosare nella cucina del nonno, immaginare i versi di oche in parata, mucche e maiali, il sapore dei mirtilli e la croccantezza delle mele. E anche l’aria frizza della mattina quando i nonni aprono le finestre su un paesaggio dove – come si dice dalle mie parti – “non c’è  nulla che offenda lo sguardo”.

Il sito e il blog di Anselmo Roveda. Il sito e il blog di Paolo Domeniconi.

Anselmo Roveda – Paolo Domeniconi, Il trattore della nonna, EDT Giralangolo 2014, 28 p., euro 12

Sempreverde

9 Mag

Più riguardo a Sempreverde. Il segreto di nonno TeodoroSiccome sono giorni di sole e di colline e prati verdi verdissimi e di primavera finalmente, recuperiamo questo libro verde uscito lo scorso anno che con le sue grandi e singolari illustrazioni racconta la storia di due anziani signori, nati nello stesso giorno, ora più che centenari ma ben diversi tra loro. Lo si vede fin dalla prima immagine: intorno alla loro torta di compleanno multipiano il signor Osvaldo è elegantemente vestito di nero, un po’ ingessato come se quel cappellino colorato sulla testa lo imbarazzasse. Invece il signor Teodoro sfoggia dei grandi occhiali dalla montatura rossa, una maglia a righe, dei pantaloni a pois e vanta un cuore sempreverde perché – confida all’amico – beve alla fonte della giovinezza.

Così Osvaldo decide di seguirlo per una settimana annotandosi tutto e cercando di carpirgli il segreto di tanta vitalità. Teodoro va sul monte la mattina a raccogliere fiori; ama mangiare di gusto e si prepara piatti appetitosi; fa esercizio da solo e in gruppo; cura il suo aspetto; legge e ride tanto. Insomma, mantiene il suo cuore tenero come quello di un bambino. E anche nel cuore di Osvaldo cresce del verde… E cin cin!

Sulla capacità di apprezzare la vita e gustarla nelle illustrazioni sempre allegre e efficaci di Ilaria Guarducci. Che bello.

Ilaria Guarducci, Sempreverde. Il segreto di nonno Teodoro, Fatatrac 2012, 28 p., euro 14,90