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Sogni d’oro, Miyuki

28 Set

Quanta poesia nelle illustrazioni e nel testo di questo albo. Il lettore si incanterà davanti alle prime frasi che raccontano l’arrivo della notte, con l’ultima pioggia d’oro del sole sulle colline d’argento. Le autrici raccontano la complicità tra nonno e nipote in una complementarietà di parole e immagini, dove risaltano le influenze dell’arte giapponese nel lavoro di Seng Soun Ratanavanh e che sarà bello rendere in lettura a voce alta. Il ritmo che Roxane Marie Galliez (l’autrice di “Ho lasciato la mia anima al vento” Emme edizioni) imprime al testo infatti permette di tessere un filo tra le diverse azioni e i diversi quadri che il libro offre.

Miyuki non ha sonno, sebbene sia ora di andare a dormire; ha ancora troppe cose da fare nel suo orto-giardino: preparare un baldacchino per la visita della regina delle libellule, innaffiare le verdure, radunare le lumache, coprire il gatto, e poi danzare per ringraziare il sole che ha brillano sulla casa. Il nonno asseconda la bambina, in una complicità di affetti che dice la cura reciproca e la cura per le piccole cose di ogni giorno; l’asseconda sicuramente volentieri quando la bambina sottolinea che non può andare a letto senza aver fatto il bagno ed essersi spazzolata denti e capelli, e poi non può mancare il momento della storia.

Tutto è quasi magico, un mondo minuscolo che fa pensare ai protagonisti come esseri fatati che dormono in una scarpa, fanno il bagno in una scodella, usano i trampoli per seguire le lumache e hanno libri dalle cui pagine nascono foreste incantate.

Questo è in realtà il secondo di una serie di albi dedicati a Miyuki;  sono usciti Attends, Miyuki e Merci, Miyuki per le edizioni De la Martinière jeunesse, tradotti in diversi Paesi. Inutile dire che aspettiamo anche gli altri 😉

Roxane Marie Galliez – Seng Soun Ratanavanh, Sogni d’oro, Miyuki (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2018, 32 p., euro 15

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Tempestina

18 Giu

C’è un’infinita delicatezza negli acquerelli con cui Lena Anderson mette in pagina il mondo di Stina: è quello estivo, il tempo trascorso durante le vacanze, col nonno, su un’isola dell’arcipelago. La bambina è un po’ tempesta come il nome il nomignolo che il nonno le affibbia (e forse anche un po’ puntuta e buffa come la pastina che così si chiama!): sempre in movimento, sempre alla ricerca di qualche tesoro di cui fare bottino, sempre sull’orlo della meraviglia. C’è questo di particolare in Stina, la capacità di osservare e di dire il proprio stupore e il proprio entusiasmo: davanti ai colori del mattino, alla lotteria dell’uscire in barca e chissà cosa ci sarà nelle reti, a una piuma trovata per caso. La curiosità la spinge anche ad avventurarsi fuori, in una notte di tempesta, per vedere che effetto che fa. Quando il nonno trova il letto vuoto e la raccogliere, fradicia come un pulcino e sull’orlo delle lacrime, spiega che è il caso di cominciare da capo: mettersi stivali e cerata e uscire insieme, perché di fronte al fragore delle onde e ai fischi del vento è meglio essere in due. E anche lì, sai mai che capiti di raccogliere una sorpresa…

Eccolo il nonno, solo in apparenza sullo sfondo delle avventure della bambina, ma in realtà in sorniona osservazione di quella meraviglia di ragazza che gli è toccata in sorte come nipote: non alza la voce, non rimbrotta, ma si fa complice, spiega e sta lì, col sorriso sulle labbra, a godersi il momento. Vien da pensare che anche lui sia uno che si bea delle meraviglie piccine, che sa vedere; nella tavola in cui sorseggia il caffè davanti alla luce del giorno che arriva sembra di leggergli dentro il bambino che è stato, pronto all’avventura, pronto a dire “Guarda!” o Che bello!”.

Qualunque sia la tempesta che arriva, sull’isola o nella vita, abbiate la buona sorte di condividerla, ben attrezzati per poterla affrontare, senza doversi rintanare fuggendo, ma stando in piedi insieme, cogliendo anche quel briciolo di bello che magari si porta dentro. Un inno al lasciarsi sorprendere, questo albo che già annuncia una prossima avventura della bambina tanto bionda da sembrare quasi bianca di capelli, selvatica quanto basta ed estremamente simpatica.

Lena Anderson, Tempestina (trad. di Laura Cangemi), LupoGuido 2018, 32 p., euro 13

Il nonno bugiardo

24 Mag

Alki Zei, conosciuta dal grande pubblico per La tigre in vetrina che dal 1963 viene apprezzato da generazioni di lettori, ha ribadito – nella sua recente partecipazione al Salone del Libro di Torino – come le vicende storiche che ha conosciuto e vissuto siano sempre presenti nelle sue storie. Succede anche in questo romanzo dove Andonis ha a che fare con un affascinante e misterioso nonno, che trova sempre una giustificazione per i suoi ritardi e racconta la sua partecipazioni a fatti importanti. Ex attore di teatro esiliato in Francia durante la Dittatura dei Colonnelli, tornato in Grecia, ancora oggi insegna a gruppi di ragazzi e intanto recita per il nipote e la domestica russa le vicende della propria vita. Il nonno è appassionato, folle e partigiano della libertà; cerca di dare al nipotino una visione del mondo inclusiva e ricca, di fargli conoscere persone, testi classici e sorprese. Lo porta a Parigi, sull’isola di Kos, in giro per Atene. Ma Adonis continua a chiedersi perché nessuno parli mai della nonna e questo mistero aleggia nella sua vita, gli fa immaginare inganni e crescere la rabbia finché i suoi grandi, considerandolo interlocutore alla pari, raccontano la verità, che per altro non fa che aggiungere fascino alla figura del nonno.

Il nonno ha le sue idee e i suoi modi di essere e di fare; ha anche il dono di saper ascoltare le domande, i silenzi, le rabbie del nipotino e di lasciare traccia nella sua vita; lo si percepisce presente anche quando non c’è più.

Peccato solo per alcuni punti in cui la resa italiana scivola.

La bella copertina e le illustrazioni interne sono di Andrea Antinori.

Alki Zei, Il nonno bugiardo (trad. di Tiziana Cavasino), Camelozampa 2018, 17 p., euro 13,90, versione audio mp3 euro 8,90

Sai fischiare, Johanna?

23 Nov

Che meraviglia le giuste misure. Che meraviglia la possibilità di dare in mano una buona storia a un lettore di sette, otto anni, età per cui a volte si fatica a trovare testi non in serie che davvero meritino. Qui la penna poi è quella di Ulf Stark che utilizza lo stesso umorismo che conosciamo dalle storie di Ulf e Percy e da quell’imperdibile romanzo che rimane “Il paradiso dei matti”. Non solo umorismo, ma anche lo sguardo sulla vita che permette di dire con grazia lieve quel che succede, comprese – in questo caso – la vecchiaia e la morte. Il tutto ad altezza di settenne, perché questa è l’età dei due protagonisti, Ulf e Bertil detto Berra, amici per la pelle alla ricerca di un nonno per Berra che sia divertente almeno quanto quello del compare. La casa di riposo è piana di vecchietti: quale posto migliore per trovarne uno? Berra adotta il signor Nils: si assomigliano tantissimo, visto che ognuno ha un cerotto sul mento (uno è caduto dall’altalena, l’altro si è tagliato radendosi) e si piacciono a vicenda e a vicenda si sorprendono. Nils porta i bambini all’aperto e costruisce con loro un aquilone con un foulard di seta appartenuto alla moglie, Berra gli organizza un compleanno coi fiocchi. In mezzo ci sono i racconti di una vita, le carinerie dei piccoli (un fiore di calendula spampanato in regalo, il sapore delle girandole alla cannella) e la realtà: Nils perde la memoria, il suo cuore non funziona molto bene e il suo tempo non è più molto. E poi c’è Nils che insegna a fischiare al suo nipotino: è difficile e bisogna esercitarsi per farsi sentire. Ma quando ci si riesce, si può fischiare un’intera canzone, proprio mentre si alza il vento, e salutare per bene, quasi in festa, chi ce lo ha insegnato.

Sono quattro brevi capitoli, buffi e profondi, che parlano per voce di Ulf e che si prestano perfettamente per la lettura ad alta voce. Una storia che sicuramente toccherà anche i grandi, che potranno leggerla come sguardo onesto e lieve sulla vita: non a caso da questo premiato libro è stato tratto un film che ogni anno la televisione svedese ripropone con successo a Natale. Magari qualcuno lo ha già letto: uscì in Italia nel 1997 per Piemme, nella prima serie azzurra de Il Battello a Vapore.

Ulf Stark – ill. Olof Landström, Sai fischiare, Johanna? (trad. di Laura Cangemi), Iperborea 2017, 60 p., euro 9

I racconti del vicoletto

12 Ago

Yu’er passa le sue giornate in compagnia del nonno, un anziano portalettere in pensione. Vivono in un vecchio, modesto quartiere di Pechino, in una stradina dove tutti si conoscono, dove si gioca per strada, si chiacchiera, si condividono i problemi del vicinato. La ragazzina fatica a camminare, si muove con una stampella e i ragazzi del quartiere la chiamano “la storpia”: il suo sogno è di imparare a nuotare tanto bene da vincere una medaglia alle paralimpiadi e così il nonno – siccome nessuna piscina la accetta – diventa il suo allenatore e le insegna i movimenti e la leggerezza del nuoto tenendola sospesa con l’imbrago ad un albero nel cortile di casa. E Yu’er nuota e vola con le proprie ali perché il suo sogno è forte; i sogni sono necessari, come dice un altro nonno del vicolo al nipote: “Ragazzo, se non hai dei sogni, un giorno te ne pentirai”.

Così sono questi quattro racconti, sospesi tra la realtà e il sogno, una forma a cui perfettamente si accorda la leggerezza dell’acquerello che aiuta l’autore a dire che tutto è possibile. Sulle pagine diventa possibile scrivere una lettera alla nonna mai conosciuta e fargliela recapitare, superare le delusioni e i limiti fisici, ascoltare un concerto tenuto da insetti, far volare una farfalla dall’ala spezzata. C’è poesia tra le pagine, legate dalla figura del nonno Doubao, conosciuto da tutti come un gran narratore di storie e conoscitore della storia del quartiere. Una poesia lieve quanto le illustrazioni che regala al lettore un tesoro, come sta scritto in apertura: se l’ideogramma “Bao” in cinese significa appunto “tesoro” ecco allora che questo libro fa parte della collana che la casa editrice milanese dedica ai migliori testi del fumetto cinese contemporaneo. I lettori ringraziano.

Nie Jun, I racconti del vicoletto (trad. di Francesco Savino), Bao publishing 2017, 127 p., euro 18

Weekend con la nonna

24 Lug

weekend con la nonnaUn lungo fine settimana che si ripete una volta l’anno: nove nipoti condividono con la nonna il tempo in una casa di legno nel bosco, una vecchia casa che a guardarla bene sembra un drago gigante. La nonna in questione guida un pulmino, non rispetta i limiti di velocità, racconta storie di streghe, zombie e bave, guada i fiumi, accende falò, permette di dipingersi col fango e fare i selvaggi. Addirittura sa fermare il tempo: quando pensa che stia andando troppo veloce, strilla “stop!” e ciascuno rimane fermo immobile, bella statuina, fino al “libera tutti”. Il cameratesco fine settimana è scandito da riti e consuetudini: dormire tutti insieme in un enorme letto, dedicarsi all’avventura il sabato, fare la gita lunga la domenica, tra boschi di alberi storti, colline delle farfalle, alberi ballerini per arrivare alla tomba del nonno e raccontargli qualche novità.

Questa nonna, che dice schifezze, ride insieme ai bambini e si diverte persino – mi sa – più di loro, ha la vista lunga e la giusta misura della libertà: spinge il nipote narratore a farsi coraggioso e tuffarsi da solo; sa che a volte la sera la testa non è abbastanza stanca ed è bello condividere un po’ di silenzio sulla grondaia, cresce dei bambini pronti a rispondere a tono al vicino noioso e ficcanaso. “Ma quando diventi grande tu?” borbotta il vecchietto; “Quando ne avrò voglia” risponde il ragazzino. Del resto, se il vicino minaccia di slegare i cani, la nonna lo invita alla calma “o io slego i bambini”.

Questi giorni in libertà in una casa forse un po’ inospitale, dove si sta accampati ma si sta bene perché si è tutti insieme all’avventura mi fa pensare al tempo sospeso delle vacanze condivise e ripetute negli anni in un luogo in cui si ritrovano sempre le stesse persone, in cui saltano i parametri normali e vigono regole d’occasione, in un cui la complicità è massima e regala al tutto un’atmosfera indimenticabile. Se le avete avute e le avete ancora sapete l’importanza di tempi così; sono da augurare ad ogni bambino, ad ogni ragazzino. Magari proprio con adulti che mordicchiano, fingono di tremare dalla paura, spronano a superare le proprie paure e strizzano l’occhio al momento giusto.

Questo libro è scritto in stampatello e con una font ad alta leggibilità; penso alla soddisfazione di chi ha imparato a destreggiarsi bene nella lettura e può gustarsi da sé una storia divertente con illustrazioni esilaranti.

Il sito dell’autore. Il sito di Mister Melvin!

Stefan Boonen – disegni di Melvin, Weekend con la nonna (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2015, 91 p., euro 11

Mio nonno

16 Feb

mio_nonnoCi sono un nonno e un bambino per mano, sul frontespizio di questo albo giocato sui toni del verde, del nero e del rosso con altre occasionali incursioni colorate. Li vediamo di schiena e intuiamo da cappucci e ombrelli che sono usciti di casa mentre minaccia pioggia e che se ne vanno tranquilli, forse chiacchierando o magari in uno di quei silenzi che stanno bene così, quando non c’è bisogno di dir nulla.

La storia ci viene raccontata dal nipotino: un ritratto del nonno fatto da un punto di vista particolare, affiancandolo cioè nelle sue azioni quotidiane al vicino di casa. Il dottor Sebastiano è sempre indaffarato e il ritmo giornaliero è scandito dal suo mestiere, mentre il nonno è in pensione e ha tempo da dedicare a passioni e hobby diversi. Il libro procede così, dicendo di come ciascuno fa diversamente le medesime cose (mangiare, fare movimento, scrivere lettere d’amore,…); è interessante ritrovare entrambi i personaggi in uno stesso momento, ciascuno intento a portare avanti la propria vita.

Un albo che dice anche della differenza che esiste tra comprare il quotidiano e leggere le notizie oppure di come sia possibile andare a Parigi molto sovente: chi per lavoro viaggiando fin là, chi dilettandosi grazie a libri e immagini, rimanendo nella poltrona di casa.

Il testo è in stampatello maiuscolo.

Il sito dell’autrice, che ha vinto il Premio Internazionale d’Illustrazione 2014. Qualche pagina da sfogliare sul sito dell’editore. Il booktrailer.

Catarina Sobral, Mio nonno (trad. di Marta Silvetti), La Nuova Frontiera junior 2015, 40 p., euro 14

Quello che gli altri non vedono

28 Gen

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Il protagonista di questa storia, Milo, nove anni, viaggia in coppia con un maialino domestico di nome Amleto che il padre gli ha regalato nella speranza di creare un’accoppiata fantastica: Milo soffre di retinite pigmentosa, vede in sostanza il mondo come da un buco della serratura, focalizzandosi su un punto per volta e perdendo quel che c’è intorno; i maiali invece hanno una visione periferica, ma non riescono a mettere a fuoco. Amleto in realtà è utilissimo per aiutare il ragazzino a tenere a bada la bisnonna che vive in mansarda, che a tratti perde la memoria e spesso combina pasticci, ragion per cui la madre di Milo decide di sistemarla in una casa per anziani. Se ci aggiungete il fatto che la madre del ragazzino è davvero disastrosa, che il padre è andato a vivere negli Emirati Arabi e la casa di riposo è solo all’apparenza un buon posto dove trattano bene gli anziani, mentre la direttrice in realtà tenta di far profitto ad ogni costo, ai danni degli ospiti e anche del cuoco, fresco immigrato dalla Siria, ovviamente irregolare, ecco che vi vien voglia di dire che il protagonista le ha proprio tutte, o quasi. Già, come capita anche ad altri personaggi di libri per ragazzi che però, a differenza di Milo, sovente non nascono da una penna altrettanto felice: Virginia Macgregor invece è in grado di trasformare una potenziale zuppa di sfighe sommatesi oltremisura in un libro piacevole, a tratti molto divertente, che scorre veloce nonostante le quasi 400 pagine di cui conta e che si condensa in un’avventura il cui ritmo sale pian piano nella ricerca di indizi e modi che smascherino la cattiva gestione della casa di riposo.

Milo, a tratti disastroso come tante delle persone che gli ruotano intorno, si trasforma in un giornalista d’attacco, pronto a documentare cosa succede; grazie alla sua visione del mondo, riesce a concentrarsi sui particolari, non solo della situazione, ma anche delle vite e dei sentimenti di chi gli passa vicino, intuendo l’importanza dei ricordi, delle piccole abitudini e degli oggetti che per altri non hanno valore. Quel forellino che è il suo unico raggio di azione sembra a tratti un super potere e l’autrice è brava nel farne una componente naturale di Milo, senza piangergli addosso e facendo dimenticare al lettore anche le conseguenze che avrà la malattia per la vita di Milo; il lettore conosce Milo in un certo momento della sua vita e Milo è così, tutto intero, è lui, punto e basta, con la fatica nei giorni di nebbia o di pioggia, con la fatica nelle ore buie e non capisce cosa ci sia di tanto stupefacente per gli altri nel suo comportamento: basta cercare quel che si pensa nessun altro noterà; è un gioco di dettagli a cui lui e la nonna si allenano, con gli odori, coi suoni, coi sapori.

Il blog dell’autrice.

Virginia Macgregor, Quello che gli altri non vedono (trad. Chiara Baffa), Giunti 2014, 396 p., euro 12, ebook euro 6,99

Passe-Passe

16 Gen

passe-passeQuesto libro è uno dei finalisti al 42° Festival di Angouleme che si terrà dal 29 gennaio al 1°febbraio prossimi, nella sezione ragazzi; ve lo segnaliamo molto volentieri perché è un fumetto senza parole che ci esime quindi dalla questione della lingua e ci permette di proporre una storia, poetica nei tratti quanto nella levità con cui affronta uno dei temi principali nella vita di ciascuno, anche dei più piccoli: quello della morte, in questo caso di una persona cara come una nonna a cui la piccola protagonista è evidentemente molto legata.

Il libro racconta di una giornata intera che nonna e nipote trascorrono insieme, facendosi belle, andando in bicicletta, raccogliendo funghi nel bosco, passeggiando, cucinando, ballando il twist. Racconta di scambio, di tenersi per mano, di condivisioni, di inciampi. E di una farfalla che segue fin dal mattino la nonna come un’ombra, sempre accanto, prima trasparente e poi colorata, proprio al contrario dell’anziana che diventa presenza evanescente, ma non per questo meno sentita dalla bambina.

Questo fumetto dice semplicemente di come le parole non siano a volte necessarie; di come anche in una situazione in cui le parole vengono a mancare perché non si sa dire, perché non si sa come spiegare, possa essere il silenzio fatto di poesia e di condivisione a parlare; di come in un testo la forza delle immagini possa essere sufficiente e possa essere appunto forte di quel che non c’è: non ci sono parole, non ci sono esplicitazioni, ma semplici evocazioni, suggerimenti, metafore che insieme fanno evidente quel che succede e rendono naturale quello scolorirsi di una persona che pian piano va, lasciandosi dietro i colori (di quel che ha fatto,detto, insegnato, semplicemente i colori della persona che è stata) a fare compagnia di fronte a un nuovo orizzonte.

La trovo una narrazione magistrale che va ad affiancarsi a quello che per me è il libro principe nel trattare il tema della morte, anche questo in testo originale francese, limpido ed essenziale a rasentare – se possibile – la perfezione.

Il sito dell’illustratore e il suo blog.

Delphine Cuveele – Dawid, Passe-passe, Les éditions de la Gouttierère 2014, 36 p., euro 9,70

La mia famiglia selvaggia

15 Dic

la_mia_famiglia_selvaggia

Vi è mai capitato di esser stati paragonati ad un animale? Forse perché siete lenti come un bradipo o grossolani come un elefante nel proverbiale negozio di cristalli o per il naso che pare il becco d’un tucano o magari, più poeticamente, perché parete una gazzella che scatta e si allunga per prendere il bus in corsa. La famiglia della protagonista di questo albo – che ancora una volta ci regala i colori forti, folli e allegramente contagiosi di Laurent Moreau – è eccezionale e animalesca per davvero: un fratello forte e uno canterino, un papà peloso, una zia che si pavoneggia, uno zio goloso e così via. Il testo indica le caratteristiche di ogni parente; le immagini rivelano a quale animale appartengono e sono intanto una galleria di ritratti, di situazioni, di ambienti in cui trovare particolari o su cui inventare storia. Infine lei, eccola in un ritratto su cui scoprire cos’ha di speciale. Ovviamente si finisce con una domanda che interroga il lettore e allora il gioco di indovinelli e paragoni può ripartire e continuare fuori dalle pagine.

Il sito di Laurent Moreau. Un’immaginedell’albo forse vi sembrerà familiare (!): sì, campeggiava sulla copertina di Andersen di aprile 2014, presentato in Fiera a Bologna.

Laurent Moreau, La mia famiglia selvaggia (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2014, 28 p., euro 15,50