Tag Archives: estate

Panic

14 Lug

È arrivata una nuova estate a Carp, una cittadina senza futuro immersa nel cuore grigio di un’America sonnolenta. Ma con la fine della scuola arriva anche Panic, la competizione segreta a cui partecipano i diplomati al liceo cittadino, e come ogni anno è pronta a dissipare il torpore e scatenare i conflitti più violenti, le alleanze più inaspettate, i sentimenti più profondi.
Heather, Dodge, Nat e Bishop: un gruppo di amici, una serie di prove da superare. Paura e coraggio, lealtà e tradimento, il miraggio di un primo amore, un biglietto per il futuro; la posta in gioco è altissima, e così anche il rischio.
Sei pronto a giocare? (sinossi dal sito dell’editore)

Durante gli ultimi  giorni di scuola  mi è capitato di presentare questo libro per i consigli di lettura estivi, e quando raccontavo la trama i ragazzi sgranavano gli occhi e si sussurravano il nome di un altro gioco divenuto molto famoso “grazie” al servizio delle Iene. Non mi voglio inoltrare in questo caso di disinformazione gravissimo che ha generato un reale panico tra gli adolescenti (alcuni ragazzi erano terrorizzati di ricevere una chiamata per partecipare al gioco…), ma invito tutti quelli che hanno a che fare con i ragazzi a leggere questo interessante articolo che “smonta” il caso, per dare una corretta informazione.

Il romanzo invece è ambientato durante l’estate, quando i ragazzi coinvolti nel gioco Panic si sfidano per vedere chi è in grado di superare i propri limiti e le proprie paure. Le regole sono poche e semplici: non bisogna parlare del gioco e chi non riesce a superare la prova viene eliminato. Due giudici, di cui nessuno conosce le identità, fissano i tempi e le prove da superare, danno punti e decidono chi eliminare.

La gara è vista e raccontata dalle voci di due partecipanti, Heather e Dodge, ragazzi con una vita difficile e che vedono nel gioco un possibile riscatto non solo economico.

Un romanzo estivo, dal ritmo frenetico e dal finale non scontato.

Lauren Oliver, Panic (trad. A. Intelisano), Safarà Editore, pp.368, € 18

Una vacanza quasi perfetta

11 Lug

 

vacanza perfetta

Godibilissimo romanzo estivo di formazione, andamento brillante e veloce, un’infilata di battute e di serie riflessioni proposte con ironia sull’adolescenza, sulla famiglia, sulla vita.

Il diciassettenne Maxime Mainard si fa forte della sua età che costringe i genitori a consultarlo e chiederne l’opinione: si rifiuta pertanto di andare a fare trekking in Corsica sul GR20. A onor del vero si rifiuta anche la sorellina di nove anni che propone di esser mandata in colonia in Bretagna con la miglior amica, mentre Maxime ripiega sulla sua vacanza preferita da bambino: a casa delle nonna, in periferia, in una casetta con tanto di gatto, libreria fornitissima di gialli, pc a disposizione e albero di ciliegie in giardino. Peccato che la nonna finisca in ospedale dopo un incidente domestico e che il ragazzo constati la propria solitudine: nessun amico stretto, nemmeno una ragazza. Una grande passione per la musica, una chitarra a disposizione, film piratati dalla rete e chat on line: è così che Maxime incontra e si scontra con Pika, misteriosa e intrigante.

Peccato per quel “doccie” plurale di “doccia” con tanto di i, refuso che compare subito subito alla seconda pagina di testo.

Il romanzo è la prima traduzione italiana tra i testi per ragazzi (anche se l’autrice non ama la distinzione adulti/ragazzi per quel che scrive) di Anne Percin, apprezzata scrittrice francese di cui aspettiamo altre pubblicazioni in lingua italiana. Nel 2013 Hop! aveva pubblicato Felicità perduta.

Anne Percin, Una vacanza quasi perfetta (trad. di Federica Angelini), EDT Giralangolo 2016, 204 p., euro 14,50

The Big Swim

27 Mag

BigSwimChe bel “piccolo” romanzo di formazione offre ai lettore Biancoenero in questa nuova uscita editoriale, sempre con caratteri ad alta leggibilità. Un racconto lungo che si legge d’un fiato e che conferma la capacità narrativa coinvolgente di Fagan, già apprezzata ne La strana collezione di Mr Karp.

Parla in prima persona Ethan e racconta della sua estate a Campo Betulla, a cui i genitori lo hanno iscritto contro la sua volontà; è infatti perfettamente cosciente di non essere il tipo giusto per un campo estivo e ha tre unici obiettivi: sopravvivere, non farsi odiare e non essere il peggiore in tutte le sue attività. Si guadagna un soprannome, come tutti del resto tra i ragazzi con cui condivide il bungalow; scopre che c’è un ragazzo di nome Leonard ben più imbranato di lui e pure desideroso di essergli amico e capisce di potercela fare: si adatta, non dà problemi ai responsabili e sa gestirsi il tempo libero grazie al taccuino su cui scrive costantemente nuove storie che gli nascono in testa. Ci sono poche regole, ma ferree e tutto è abbastanza spartano; ci sono le ragazze con cui si condividono alcune attività; c’è soprattutto la leggenda che ruota intorno al temibile nuovo arrivato, Zach.

Zach è in qualche modo diverso e scostante, affascinante e inquietante insieme; tratta tutto con sufficienza, ma poi trova il tempo per parlare sinceramente con Ethan; sparisce all’improvviso durante una gita, ma la punizione che gli tocca non è poi così dura; è diverso e Ethan lo percepisce benissimo: non è la sua provenienza sociale o quel che si dice di lui, è il suo modo di fare, di dire ciò che pensa, di essere se stesso. Zach non assomiglia a nessun altro, ma solo a se stesso e la segreta consapevolezza che porta addosso si trasferisce in qualche modo anche a Ethan nel modo di guardarlo e di considerare l’intorno, di riuscire ad andare oltre le apparenze. Allora sfidare le regole diventa un tutt’uno con il sostenere Zach nella sua sfida personale, in un moto di condivisione e lealtà che potremmo dire di amicizia vera, quando il legame non è fatto tanto di parole, ma piuttosto di sentire, quando scatta la molla che ti fa scegliere la parte giusta, che ti fa crescere in un attimo, che ti fa sentire bene anche se sai che passerai dei guai.

Il sito dell’autore.

Cary Fagan, The Big Swim. La grande prova (trad. di Giulia Avallone e Flavio Sorrentino), Biancoenero 2016, 95 p., euro 11

 

Il Piccolo Regno

28 Apr

Degli eroi. Questo eravamo. Vivevamo estati eterne, dominate dalla voglia di lasciarci alle spalle la città in cui avevamo trascorso l’inverno, e guadagnare spazio, liberarci dalla costrizione delle sciarpe e dei cappotti.

Nell’estate inglese degli anni Trenta, quattro ragazzi vivono l’avventura che li trasporterà nell’età adulta, quella della Gente Alta, così diversa e incomprensibile.

Merlo, Lepre, Ranocchio e Tasso (voce narrante), passano da sempre l’estate nella casa di campagna. Sono anni in cui la Gente Bassa è ancora in grado di parlare e capire la voce degli animali, da cui i soprannomi dei protagonisti; è il tempo della spensieratezza, della leggerezza e dell’avventura. Fino a quando la scoperta e la violazione di un’antica tomba, trascinerà il quartetto a confrontarsi con altri aspetti della vita e con la durezza della maturità.

Un romanzo sull’età di passaggio, sul superamento della soglia, su cosa vuol dire essere bambini e su cosa significa non esserlo più. Tra i personaggi ritroviamo anche Lawrence d’Arabia, già protagonista di Stella del Mattino sempre di Wu Ming 4, che qui compare negli ultimi anni della sua vita, sotto una luce molto diversa.

Leggendo Il Piccolo Regno si ha l’impressione di leggere un classico della letteratura inglese per ragazzi, di immergersi nelle atmosfere del Giardino Segreto e degli altri romanzi inglesi dell’epoca (ma anche romanzi contemporanei, come il ciclo di Wildwood) C’è solo una nota più malinconica e dolente, che fa da sfondo a tutta l’opera e che la rende per questo, a mio parere, più adatta ad un pubblico più grande.

Come ogni classico che si rispetti è presente una mappa per orientarsi e per seguire gli spostamenti della Gente Bassa.

Per la Gente Alta che vuole approfondire i molti riferimenti del romanzo vi rimando a questo articolo di Wu Ming.

Wu Ming 4, Il Piccolo Regno, Bompiani 2016, pp.231, euro 13

Weekend con la nonna

24 Lug

weekend con la nonnaUn lungo fine settimana che si ripete una volta l’anno: nove nipoti condividono con la nonna il tempo in una casa di legno nel bosco, una vecchia casa che a guardarla bene sembra un drago gigante. La nonna in questione guida un pulmino, non rispetta i limiti di velocità, racconta storie di streghe, zombie e bave, guada i fiumi, accende falò, permette di dipingersi col fango e fare i selvaggi. Addirittura sa fermare il tempo: quando pensa che stia andando troppo veloce, strilla “stop!” e ciascuno rimane fermo immobile, bella statuina, fino al “libera tutti”. Il cameratesco fine settimana è scandito da riti e consuetudini: dormire tutti insieme in un enorme letto, dedicarsi all’avventura il sabato, fare la gita lunga la domenica, tra boschi di alberi storti, colline delle farfalle, alberi ballerini per arrivare alla tomba del nonno e raccontargli qualche novità.

Questa nonna, che dice schifezze, ride insieme ai bambini e si diverte persino – mi sa – più di loro, ha la vista lunga e la giusta misura della libertà: spinge il nipote narratore a farsi coraggioso e tuffarsi da solo; sa che a volte la sera la testa non è abbastanza stanca ed è bello condividere un po’ di silenzio sulla grondaia, cresce dei bambini pronti a rispondere a tono al vicino noioso e ficcanaso. “Ma quando diventi grande tu?” borbotta il vecchietto; “Quando ne avrò voglia” risponde il ragazzino. Del resto, se il vicino minaccia di slegare i cani, la nonna lo invita alla calma “o io slego i bambini”.

Questi giorni in libertà in una casa forse un po’ inospitale, dove si sta accampati ma si sta bene perché si è tutti insieme all’avventura mi fa pensare al tempo sospeso delle vacanze condivise e ripetute negli anni in un luogo in cui si ritrovano sempre le stesse persone, in cui saltano i parametri normali e vigono regole d’occasione, in un cui la complicità è massima e regala al tutto un’atmosfera indimenticabile. Se le avete avute e le avete ancora sapete l’importanza di tempi così; sono da augurare ad ogni bambino, ad ogni ragazzino. Magari proprio con adulti che mordicchiano, fingono di tremare dalla paura, spronano a superare le proprie paure e strizzano l’occhio al momento giusto.

Questo libro è scritto in stampatello e con una font ad alta leggibilità; penso alla soddisfazione di chi ha imparato a destreggiarsi bene nella lettura e può gustarsi da sé una storia divertente con illustrazioni esilaranti.

Il sito dell’autore. Il sito di Mister Melvin!

Stefan Boonen – disegni di Melvin, Weekend con la nonna (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2015, 91 p., euro 11

Il ritmo dell’estate

29 Mag

9788859206101_ritmo dell'estate

Di buoni libri sul viaggio e sull’estate ne sono arrivati in libreria e in biblioteca o negli ultimi anni abbastanza per costruire un percorso a tema, con una base musicale visto che la maggior parte di questi romanzi è accompagnato da playlist e riferimenti a fare da colonna sonora agli spostamenti dei protagonisti. Eccone un altro che va ad arricchire le buone narrazioni da proporre ai ragazzi e che corre lungo un’intera settimana in cui Colby guida un vecchio pulmino Wolkswagen accompagnando tre amiche nel tour del loro gruppo rock. Il progetto non è solo quello del primo tour delle DisinCanto, ma anche quello di percorrere la mitica Highway 101 da San Francisco a Portland, dove Meg rimarrà per frequentare il college. Colby e Bev, la sua migliore amica da sempre, la ragazza di cui tutto sa e di cui è follemente innamorato, invece partiranno per un anno sabbatico in Europa, cominciando da Parigi dove la madre del ragazzo si è trasferita da alcuni mesi.  Per loro è la realizzazione di un sogno preparato da tempo, inseguito guardando film e scegliendo tappe, a cui manca solo il biglietto per la partenza.

In realtà il viaggio di Colby si trasforma ben presto in una sorta di incubo: Bev confessa a fatica che non partirà con lui, anzi è stata ammessa in una prestigiosa scuola d’arte, e che mai ha pensato davvero di farlo mentre negli ultimi mesi mettevano a punto ogni dettaglio e intanto non riesce a spiegare il motivo della sua scelta. Colby è sull’orlo della disperazione: si sente tradito dalla persona con cui ha sempre condiviso tutto e si trova ad essere l’uni a non avere un programma per i mesi successivi, non avendo fatto domanda di ammissione a nessun college. Il viaggio diventa si sdoppia allora su piani diversi: i quattro devono vivere la realtà delle poche tappe di tour facendo i conti con il futuro che attende ciascuno (più o meno incerto, più o meno desiderato) e il passato familiare che irrompe potente: ad un segreto di famiglia taciuto è legata infatti l’idea, poi abortita, di Bev dell’Europa come fuga; sulla famiglia torna a riflettere Colby che ripercorre il passato di musicisti di padre e zio sulla scorta del disegno della copertina di un loro album che ritrova in un tatuaggio.

Il romanzo si interroga sui rapporti (la famiglia, gli amici, gli amori), sugli incontri casuali o forse no, sulle possibilità che si hanno anche quando pare che davvero non ce ne siano. Il tutto con riferimenti, racconti e brani che rimandano al riot grrrl: la maggior parte dei gruppi che si rifacevano a questo genere (siamo intorno al 1990) erano formazioni quasi totalmente femminili, spesso musiciste dilettanti che mescolavano nel punk rock tematiche di genere.

Il blog dell’autrice, tradotta per la prima volta in Italia, di cui aspettiamo anche la traduzione di “Hold still” segnalato da ALA e YALSA tra i migliori libri per giovani adulti. Con la scelta di questo romanzo, EDT conferma ancora una volta l’alta qualità delle sue scelte, in particolare in questo caso nell’offerta per i ragazzi più grandi: questo libro trova posto accanto – tra gli altri –  a titoli come Alex &Alex, La mia vita secondo me e Il segreto di Espen, indici di scelte attente, non scontate e anche coraggiose.

Nina LaCour, Il ritmo dell’estate (trad. di Aurelia Martelli), EDT Giralangolo 2015, 304 p., euro 14

E la chiamano estate

14 Ago

E la chiamano estateE la chiamano estate, anche quando il meteo non rispetta le attese, anche quando non è tempo di vacanze, anche quando qualcosa scarta rispetto alle attese. Chi di voi conosce la magica possibilità di avere un luogo in cui ritornare da sempre per un certo periodo di tempo l’anno, in cui fare per una stagione radici che rimangono salde durante tutto l’anno ovunque si vada, ritroverà esatte e perfette le sensazioni che aprono e chiudono le pagine di questo fumetto. Arrivare nel luogo conosciuto da sempre, cercare le certezze e scoprire le differenze, accordarsi con un tempo che scorre in qualche modo a sé e correre a cercare gli amici, quelli a cui ci sono mesi da raccontare nonostante sembri di non essersi mai lasciati. Poi, alla partenza, raccogliere profumi, sensazioni, immagini da portarsi via. In mezzo invece ci sono le novità che ogni estate porta con sé, segnata – nel caso della protagonista – dall’adolescenza, dal corpo che cambia, dallo sguardo un po’ obliquo di chi sta crescendo.

Rose frequenta Awago Beach ogni estate da quando è bambina. Sono identici i riti del viaggio, le battute di suo padre, il cottage e la stanza in cui dorme. Ed è identica la sua amica del cuore, Windy, la stessa da quando ha cinque anni. Ma su quest’estate pesa la tensione tra i genitori di Rose, la tristezza della sua mamma per un nuovo bambino mai arrivato, i silenzi, le liti. Quest’estate è anche quella in cui Rose e Windy si accorgono che forse non ha più senso costruire un fortino o raccogliere sassi; in cui il divertimento è affittare film dell’orrore che non potrebbero vedere per poi accorgersi deluse di quanto si notino i trucchi per gli effetti speciali; in cui osservare un gruppo di ragazzi più grandi, cercando di capirne dinamiche e segreti.

Il racconto dell’estate passa attraverso lo scorrere delle giornate e i rimandi di Rose verso ricordi degli anni precedenti e i pensieri che quel che sta vivendo le suscita. Un contrappunto di racconto, di silenzi e suoni quotidiani, dove c’è posto per parlare di amicizia, di famiglia, di aspettative, di innamoramenti; per farsi domande sul sesso, sulla paura e sulle tette. Dove si intravedono le sfumature, i gesti, le ferite, i legami che contribuiscono a costruire chi sta crescendo, insieme al luogo, dove ritornare ogni estate, dove dare giusta misura all’anno che è passato, dove fare anche rifugio.

Una meraviglia che condensa, nell’essenzialità che non necessita di fronzoli o sbavature (nel racconto come nel tratto grafico), la faticosa bellezza del crescere. Non potete perderlo.

Il sito di Jillian Tamaki e il suo tumblr. Il blog di Mariko Tamaki.

Jillian Tamaki – Mariko Tamaki, E la chiamano estate (trad. di Caterina Marietti), Bao publishing 2014, 317 p., euro 18, disponibile anche su GooglePlay, AppStore e Kobo euro 8,99

L’estate dei segreti perduti

25 Lug

estate_segreti_perduti_LIl titolo originale di questo romanzo è “We are Liars” e “I Bugiardi” è proprio il nome che si danno i quattro ragazzi protagonisti delle estati che vengono raccontate e rievocate dalla protagonista diciottenne Cadence. Il libro si apre con la mappa di un’isola e un albero genealogico, a sottolineare fin da subito che qui si parla di una famiglia molto nota negli Stati Uniti, quella dei Sinclair, tanto ricca da possedere un’isola su cui tutti insieme – i nonni, le tre figlie e le loro famiglie – trascorrono ogni estate. Quello di Beechwood Island è un mondo a parte, dal punto di vista geografico e anche da quello temporale: i cugini non si frequentano se non sull’isola durante i mesi estivi e questo spazio è praticamente precluso a chiunque non sia un membro della famiglia, creando così una sorta di universo parallelo dai contorni dorati. Dorati finché si è piccoli e finché non si aprono gli occhi e le orecchie, come succede dopo la morte della nonna, quando le sorelle Sinclair affilano denti e unghie per questioni ereditarie, quando il nonno si rivela più patriarca che mai (anche negli aspetti negativi), dove la patina quasi perfetta della famiglia viene infranta dai segni dell’alcool, del razzismo, dello snobismo e della gelosia.

Fino a quel momento, Cady e i suoi cugini più grandi e quasi coetanei, Johnny e Mirren, hanno sempre fatto comunella fra loro, lasciando fuori i più piccoli e includendo nel gruppo Gat, arrivato sull’isola ragazzino al seguito del nuovo compagno di una delle zie. Ed è di Gat che Cady si innamora in un’estate che sarebbe perfetta per quel senso di vitalità, di tutto è possibile, infranta dalla scoperta delle guerra intestine in famiglia. Ma il racconto che la protagonista ne fa va all’indietro nel tempo, consegnandocela diciottenne, ferita nel corpo e nello spirito da un avvenimento che ha totalmente cancellato i suoi ricordi e che l’ha allontanata dall’isola. Nessuno dei cugini risponde alle sue mail, il padre la costringe a un tour dell’Europa, la sua unica fissa è quella di regalare ogni cosa che possiede, nel tentativo di liberarsi degli oggetti, proprio il contrario dell’accumulo dettato dalle leggi di famiglia.

Quando Caddy ottiene il permesso di tornare sull’isola scopre che la casa dei nonni è stata sostituita da una costruzione moderna, che ogni parente ha la consegna di non tornare sul passato e che i suoi tre inseparabili Bugiardi paiono vivere a lato del resto della famiglia. Andando a ritroso nel tempo e camminando sul filo del recupero dei ricordi, l’autrice costruisce una trama di alta tensione che porta il lettore verso l’inevitabile svelamento di una realtà terribile e crudele che fa crollare ogni ipotesi pensata da chi legge e ogni castello di carte messo in piedi da chi circonda Cady. Un finale inaspettato, ma inevitabile.

Il sito dell’autrice.

Emily Lockhart, L’estate dei segreti perduti (trad. di Simone Mambrini), De Agostini 2014, 316 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

L’estate nei tuoi occhi

7 Mag

2489-Sovra.inddEcco un nuovo romanzo per adolescenti che pagherà – agli occhi degli adulti, ovviamente, e quindi penso in particolare a bibliotecari in fase di acquisto e ad insegnanti in fase di consiglio – i pregiudizi verso il romance e generi simili, la copertina (brutta assai e per una volta identica all’originale), il fatto di essere il primo di una trilogia.

Siccome non dovremo attendere molto per leggere anche i successivi (un mese pare per l’uscita del secondo volume) avremo modo di accertare il valore dell’opera nel suo complesso; certamente questo primo volume merita che si abbattano i pregiudizi di cui sopra per dare in mano alle lettrici adolescenti una storia che sicuramente le coinvolgerà e che non è scritta affatto male, anzi, e aggiunge una facilità di lettura e di scorrevolezza che perdona anche un refuso grammaticale non da poco (vediamo se lo trovate 😉 ). Ci sono qua e là tra le pagine alcuni passaggi decisamente indovinati, specie nel descrivere determinate sensazioni, quelle nuove che la protagonista vive, ma anche ad esempio quel che si prova nel momento in cui si arriva in quello spazio che consideri “casa” e in cui vivi una parte del tuo tempo (come le vacanze estive) e quel che significa ripartire: chi lo ha vissuto sa che è esattamente così.

La storia, quella di una ragazza alla soglia dei suoi sedici anni che da sempre trascorre le estati nella stessa casa al mare in compagnia del fratello e dei due figli maschi della migliore amica della madre, innesta – su una trama semplice e lineare – una serie di riflessioni sulla difficoltà del crescere, sul confrontarsi con gli altri (il primo inatteso fidanzato, il fratello, gli amici più grandi, l’essere l’unica femmina e anche la più piccola del gruppo), sulle cose che cambiano e su quel che si vorrebbe restasse sempre uguale visto che così lo si conosce da sempre e vista la sicurezza che dà, insieme ad uno sguardo sulle modalità di comportamento di adulti e ragazzi e sul modo che ciascuno ha di affrontare una medesima situazione.

I capitolo che parlano dell’estate in questione sono alternati ad altri in cui Belly, la protagonista, racconta episodi di estati passate: quelle in cui aveva undici anni oppure quattordici o addirittura nove; quella in cui ha portato al mare la sua migliore amica, rompendo l’equilibrio naturale che era proprio invece della dimensione estiva della sua vita; quella in cui si è accorta dell’esatta misura di sentimento che prova per Conrad.

C’è una parentesi invernale che porta oltre i capitoli, che fa interrogare il lettore su quel che è successo nel frattempo, che fa ipotizzare rispetto al successivo volume, ma in realtà il libro si può leggere anche come autoconclusivo, semplicemente immaginando un seguito a scelta per i protagonisti.

Il sito dell’autrice e il suo blog. Questo invece è il blog di Belly, la protagonista, che è possibile seguire anche sulla pagina FB dedicata alla trilogia.

Jenny Han, L’estate nei tuoi occhi (trad. di Annalisa Biasci), Piemme Freeway 2014, 306 p., euro 12,90

Noi nella corrente

15 Mag

Più riguardo a Noi nella corrente. Tre amici. Un amore. Un'estate. L'estate in cui tutto cambia

Il nome di Bérénice Capatti è per me associato a tante apprezzate traduzioni e mi è venuto spontaneo chiedermi, aprendo il suo primo romanzo da autrice, se scrivesse bene quanto traduce.

La storia a tre voci incrocia le vite di due sedicenni e un diciassettenne che si ritrovano, per incroci di famiglie e amori, a passare le vacanze in un campeggio al lago. Il fulcro è Michele, con cui Elisa ha appena cominciato una storia, giusto in tempo per assaporarne la novità prima che lui cambi città e vada a vivere con la nuova famiglia della madre, dove c’è anche Anna. La vacanza, unico modo per Elisa e Michele di ritrovarsi dopo la lontananza, costringe i tre ragazzi alla convivenza forzata e a dover fare i conti con le diversità di carattere e di aspirazione, ma anche con le persone che li circondano: vecchi conoscenti e nuove conoscenze che cambiano il precario equilibrio creatosi, dando vita a nuovi legami, a nuove alleanze.

Un finale non scontato e nello stesso tempo aperto, dove ciascuno dei protagonisti guarda se stesso e cerca di diventare quel che veramente è. Una storia raccontata attraverso punti di vista diversi che permettono al lettore di considerare le stesse situazioni da più angolature.

Bérénice Capatti, Noi nella corrente, Rizzoli 2013, 240 p., euro 13