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Yeti

25 Mag

yetiIn questo albo dal grande formato Taï-Marc Le Than e Rébecca Dautremer tessono una storia di ricerca: ricerca di se stessi, ma anche di quel che ci si chiede se esista davvero (lo yeti del titolo, alquanto metaforico in questo caso) e ancora di qualcosa che – dentro – sappiamo esistere perché ne sentiamo la mancanza o, se preferite, la costante presenza, la certezza in qualche modo di sapere che è lì fuori, che c’è.

La protagonista se ne sta pensosa al balcone, sguardo nel vuoto verso qualcosa di lontano e parimenti rivolto in sé ed ecco che, quando la prospettiva cambia e l’immagine seguente inquadra l’intera schiera di case, notiamo al piano di sotto uno yeti bianco, poggiato alla ringhiera pure lui, che la osserva. Sarà una presenza costante per tutto il viaggio, di cui la ragazza non si accorgerà, pur sentendola, camminando in sostanza verso chi già la accompagna. Il viaggio è lungo, prevede letture, ricerche, cartine, zaini e borse da viaggio. Fa fare incontri con sconosciuti, fidarsi di una guida, dondolare nel vuoto e arrampicarsi verso la cima. E poi, arrivati in alto, ecco il coraggio di voltarsi verso la presenza che si è chinata ancora una volta, quasi a protezione. La caparbietà, unita al sospeso (quella presenza non detta), issa fino alla decisione ultima, alla verità che lascia senza parole e riempie, allo stupore.

Rébecca Dautremer regala alla storia un’ambientazione d’antan, con pettinature, cappellini e abiti anni Venti. Ancora una volta sono i suoi colori forti a tirare il lettore dentro la storia e a lasciare in eredità una sorta di scintillìo: osservate le sfumature di arancio, di viola e di rosso; fate caso alle stoffe o alle declinazioni dei toni del verde e di quelli del blu che accompagnano tutta la storia come un filo, fino a ficcare i vostri occhi negli occhi della protagonista,  che si issa, guanti nella neve, in cima alla montagna. Fate attenzione ai giochi d’ombra, costanti in ogni illustrazione, alle impronte sulla neve, a certe verticalità quasi vertiginose, a tutto quello che le immagini dicono nel loro silenzio pieno di presenze.

Su Lettura Candita Carla Ghisalberti tesse un interessante parallelismo di questo albo con il romanzo “Ciao, tu” di Masini e Piumini.

Il sito di Le Thanh. Il sito di Dautremer.

Taï-Marc Le Than – Rébecca Dautremer, Yeti (trad. di Guia Pepe), Rizzoli, 40 p., euro 24

L’uomo montagna

21 Feb

uomo_montagna

La levità del tratto di Amélie Flechais accompagna una storia di scoperta, un viaggio per partire e per lasciar andare. Il piccolo protagonista è abituato a viaggiare col nonno, il quale però gli spiega che sta per arrivare al suo ultimo viaggio, in cui il nipote non può accompagnarlo. Il nonno è “vissuto” e le immagini della natura che usa per descrivere la sua età e la consapevolezza della vicinanza della morte (serena, come chi è abituato a viaggiare sa che esiste un momento in cui bisogna andare) sono poetiche: tutti gli anni passati e le esperienze fatte sono grandi montagne cresciutegli sulle spalle; la fronte porta i solchi dei sentieri seguiti; nella voce il rombo della terra percorsa; negli occhi l’acqua dei mari visti.  Il nonno è stanco, i piedi pesanti e il vento non ce la fa più a portarlo. Il nipote allora parte alla ricerca della montagna più alta e del vento più forte che lì sopra abita.

Il viaggio diventa un’iniziazione: è il primo che il bambino compie da solo, forte della fiducia del nonno e della missione scelta ed è un susseguirsi di incontri, dove agli elementi della natura viene affidato il compito di dire com’è la vita, di parlare di radici, di condivisione, di senso. Un albero, tre sassi e uno stambecco accompagnano il bambino dando risposte e ponendo a loro volta domande; poi è il vento a sostenerlo nella scoperta più dolorosa: il nonno non ha atteso il suo ritorno, ma gli ha dato la possibilità di cominciare a crescere, di riconoscere le radici a cui tornare e di cui sentirsi forte.

Una delicata quanto intensa parabola sulla vita e sulla morte, sull’andare e sul partire. Non mancatela.

Il tumblr di Flechais e il suo blog.

Séverine Gauthier – Amélie Fléchais, L’uomo montagna (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2017, 42 p., euro 14,90

Tutta la verità su Gloria Ellis

28 Lug

gloriaellis

Recensione in modalità Alta Fedeltà:

5 motivi per leggerlo:

  1. Jack Kerouac : i protagonisti hanno letto “Sulla strada” e citano spesso il libro, soprattutto una delle frasi più belle e intese, e decidono di partire anche sulla spinta di quelle parole.
  2. Interrogatorio: è costruito come un interrogatorio della polizia. Ogni capitolo è una domanda. Gloria è stata ritrovata dopo essere scomparsa per diversi giorni, tutti sono convinti che sia stata rapita dal suo nuovo compagno di classe Uman. Tocca a Gloria raccontare la sua verità alla polizia.
  3. Viaggio on the road: classico viaggio sulla strada, senza meta, soldi, ma con una grande voglia di andare e vedere cose nuove.
  4. Mistero: Gloria è stata plagiata? Uman ha detto davvero tutta la verità sul suo passato? E’ stato un rapimento o una fuga? Che fine ha fatto Uman?
  5. Lovestory non troppo edulcorata: è indubbiamente una storia romantica, ma non ricade negli stereotipi e riesce ad essere fresca e vitale come un’amore a questa età dovrebbe essere. Inoltre i dialoghi tra Gloria e Uman sono brillanti e non banali.

Frase preferita

Non è stato Uman a farmi pensare in quel modo. Mi ha solo fatto capire che pensavo già così.

Non è stato Uman a farmi fare quello che facevo. Mi ha solo fatto capire  che era quello che volevo fare.

La sinossi la trovate qui 

Martyn Bedford, Tutta la verità su Gloria Ellis (trad. Anna Carbone), De Agostini 2016, pp. 378, € 14,90, ebook euro 6,99

Capriole

14 Feb

CaprioleAmmetto di avere una passione per il tratto di Marina Girardi, per le sue narrazioni di parole e immagini e per il modo e i mondi che intuisco esserci dietro. Forse anche perché spesso c’è montagna, ci sono passi e biciclette, c’è la partecipazione a progetti come La mia valle e Pasubiana curati da Giulia Mirandola; perché quel narrare a mo’ di carnet de voyage mette il lettore a proprio agio e gli rende facile accordare il passo a quello di chi narra. Recupero allora questa uscita di tarda primavera per invitarvi a sfogliare un’autobiografia che davvero è, in questo caso, anche racconto di viaggio, i viaggi reali (dintorni, traslochi, vacanze estive all’estero) e insieme il viaggio del crescere di Marina bambina e di sua sorella Sonia, insieme alla loro famiglia.

Si parte da Caprile, piccolo paese sprofondato in fondo a una valle, si raccontano i picnic domenicali, le scoperte del vagare liberi nel verde, nei boschi, nell’orto dei nonni e poi i viaggi nelle città italiane e all’estero; si viaggia anche tra i suoni del dialetto, tra le letture della protagonista e nei suoi pensieri. Un ritratto di infanzia che cresce e si forma grazie a quel che vede, sperimenta, immagina; un diario per immagini che non a caso fa parte della collana “Gli anni in tasca. Graphic” di Topipittori.

Il blog di Marina Girardi. Il progetto Nomadisegni.

Marina Girardi, Capriole, Topipittori 2015, 129 p., euro 16

 

Via con te

5 Mag

via con te

Le storie racchiuse in questo libro sono cinque (con tutte le diramazioni che vengono dagli incontri, dalle altre persone che stanno intorno e che fanno da sfondo) e portano i nomi dei cinque protagonisti; una di loro, Leila è il filo rosso che le lega incontrandole durante il suo viaggio verso l’Alaska. La vecchia automobile che guida è rossa, è diretta in Alaska per vedere l’aurora boreale e di sé semina pochi indizi: una cicatrice sulla nuca, frammenti di quel che pensa, rari riferimenti ai luoghi da cui viene. Il suo viaggio è quasi segreto e l’essere parca di parole non vuole tanto essere mistero, è piuttosto legato alla sua condizione: un percorso intrapreso per tentare di recuperare ricordi passati, per poter costruire il futuro avendo una base. Di certo ha una meta precisa, ma non una tabella di marcia da rispettare: può fermarsi dove desidera, farsi incuriosire, deviare all’ultimo momento. Così, quasi per caso come avvengono tanti incontri, capita sulla strada di altri ragazzi: Hudson, al lavoro nell’officina paterna ala vigilia di un colloquio per una borsa di studio all’università; Bree, in fuga dalla sorella e dal dolore che la vita le ha inflitto; Elliot, appena scaricato dalla migliore amica a cui ha dichiarato il suo amore davanti a tutta la scuola al ballo studentesco; Sonia, pronta a esplodere come una teiera piena di vapore visto che non riesce più a tenere dentro quel che la tormenta e insieme la fa felice.

Con ciascuno di loro un’avventura; Leila si innamora, finisce in gattabuia, entra al pronto soccorso, cerca disperatamente una ragazza a qualsiasi festa ci sia in città, passa la frontiera col Canada nel bagagliaio della sua auto e manda cartoline che il lettore trova inserite tra i vari capitoli. A ciascuno di loro chiede “Qual è la tua storia?” e poi ascolta tutto, anche quello che non viene detto, fino ad imparare ad ascoltare se stessa.

Un romanzo on the road, tra musica, ricordi e scoperte che piacerà ai ragazzi; il paragone in quarta di copertina col Green de “Città di carta” è comunque un po’ azzardato; come dire… l’autore ha succo, ma anche strada da fare.

Il blog dell’autore. Il video con cui Alsaid ha lanciato il suo libro nell’agosto 2014.

Adi Alsaid, Via con te (trad. di Giulia Bertoldo), 410 p., euro 16, ebook euro 5,99

Se tu fossi qui

23 Mar

rondoni

Il cuore delle persone è di due tipi: tristi come sacchi di patate abbandonati o animati come aiuole di fiori sempre vivi. Uno può essere anche tutti e due i tipi di cuore, a seconda dei giorni. Ma non è il massimo. Il massimo è avere il cuore che fiorisce sempre, e gli occhi vivi.

Una prosa asciutta ed essenziale che contribuisce a conferire a questa storia una sorta di atmosfera sospesa: sappiamo di essere negli Stati Uniti, sappiamo che è terra di migranti, che è terra difficile, paludosa, estrema. Potremo essere a fine secolo scorso o nei primi decenni del Novecento; rimane comunque una sorta di dilatazione del tempo, che regala alla storia la possibilità di svolgersi ovunque ci sia un anelito di ricerca, di desiderio di scoprire, di avvicinarsi, di riconoscersi dopo tanto tempo, come quello che il protagonista undicenne prova nei confronti del padre, di cui conserva pochi ricordi, l’ultimo dei quali risale all’età dei suoi tre anni.

Best vive in un paesaggio che potrebbe sembrare brutto, ma che può essere bellissimo, con le sue albe, i cieli tersi di febbraio, le nuvole pazze di primavera; dipende tutto da come si guarda, da come si usano i propri occhi, e purtroppo – ci dice – “di poveracci coi topi morti al posto degli occhi ce ne sono”. Vive con lo zio, un uomo di poche parole che ama creare similitudini e metafore e sentirsene ricco, impegnato nella difesa del suo terreno e della sua baracca dall’esproprio da parte dell’amministrazione comunale e dell’azienda del gas; questa battaglia fa da sfondo alla vicenda del protagonista e ci fa percepire l’angolo di mondo in cui si svolge esattamente come lo vive Best: succedono molte cose (la lotta a difesa dei terreni, le difficoltà a scuola, la durezza della vita degli abitanti della cittadina), ma a spiccare vivida su questo fondale è la ricerca di suo padre, guardiano del faro la cui luce brilla nella notte. Nonostante l’insistenza del nipote, lo zio continua a rimandare il viaggio ad un tempo giusto che non arriva mai fino a quando, complice una sospensione non meritata a scuola, organizza una sorta di viaggio di scoperta nelle parole e nelle descrizioni di chi lo ha conosciuto. Best incontra persone diverse: un assassino appena uscito di prigione, una donna arrabbiata, il sindaco disperato, n uomo che sa vedere figure nella pietra prima di scolpire. Ognuno di loro racconta frammenti che non bastano; allora Bart decide di partire e di accettare la compagnia di Rosa, ragazzina indisponente e coraggiosa, che ama da sempre. Sotto il sole, in mezzo al fango, a fianco degli alligatori, tra la paura e il coraggio che la condivisione regala, Best raggiunge il faro e lì rimane, accanto al padre a guardare il mare: sono due uomini ed è il silenzio a segnare il loro incontro, le parole vengono dopo, faticose perché sottolineano come a volte si sia deboli proprio in ciò che si ama di più. Ma quell’amore puro tra figlio e padre permette che il genitore spieghi il motivo del loro mancato tempo insieme: un motivo fisico, un’impossibilità che brucia perché ha impedito quello che il cuore avrebbe desiderato. Poi è tutto possibilità: la bravura dell’autore è anche questa, lasciare il lettore nel momento in cui una nuova pagina si apre.

Davvero una piacevole sorpresa: non neghiamo quanto sia raro di questi tempi trovare, nella narrativa italiana,  un respiro ampio come quello della scrittura di Rondoni in questo testo; ecco, “pare un romanzo straniero” verrebbe da dire ed è un compimento davvero. Godetevi la lettura e auguratevi quel che Best suggerisce tra le righe: occhi vivi, magie che fanno sperare e l’amare solo persone che sorprendono (dice lo zio: Ehi, Best, hai capito? Solo donne che stupiscono!”).

Il sito dell’autore.

Davide Rondoni, Se tu fossi qui, San Paolo 2015, 160 p., euro 14

Viaggio

17 Dic

viaggioNemmeno una parola perché non ce n’è bisogno per seguire il viaggio fantastico di questa ragazzina armata di matita, pensando a Luna e alla sua camera blu, pensando soprattutto ad Harold e alla sua matita viola (che potete ritrovare in biblioteca, visto che il volume è da tempo fuori catalogo, e anche in un’app). C’è una ragazzina che si annoia mentre i genitori sono occupati, mentre altri ragazzini giocano insieme davanti a casa e la scappatoia viene dall’unica nota di colore delle prime illustrazioni: una matita rossa con cui disegnare una porta ed entrare in un mondo fantastico e colorato. Arriva il colore e arriva l’avventura, a cui la protagonista aggiunge, grazie al suo pastello, gli elementi che la aiutano a viaggiare e a risolvere le difficoltà: una barca, una mongolfiera, un tappeto volante, ogni cosa serva per mantenere la propria libertà – filo rosso che corre silente lungo il racconto e si fa concreto nel volo dell’uccello che lei libera dalla gabbia e che poi tornerà a liberarla a sua volta, recuperando proprio la matita che è fonte di ogni possibilità.

Ecco, questo sembra dirci l’albo senza testo, che c’è sempre una possibilità e che spesso il cammino che facciamo non ha solo il senso che vediamo mentre i nostri piedi avanzano, ma ricopre un significato anche per altri: c’era in realtà nell’immagine iniziale un’altra nota di colore, una matita viola come l’uccello liberato che segue la ragazzina fino a casa e il sorriso del ragazzo che la impugna dice tutto. Per poi mettere insieme i due colori e partire verso un’altra avventura di cui viene indicata solo la direzione, lasciando al lettore la possibilità di immaginarla, dopo essersi divertito a trovare rimandi e suggestioni seminati tra le pagine (altri libri, altri illustratori, altri viaggi).

Il sito dell’autore. Il video che vi fa vedere la nascita del libro.

Aaron Becker, Viaggio, Feltrinelli 2014, 40 p., euro 15

Un’estate lunga sette giorni

18 Lug

176f0ef344202b288d5c5dd62bf38ba8 Rubare una vecchia Lada non sembra il miglior modo di inziare una vacanza, ma sicuramente è un modo per rompere gli schemi.
L’estate è alle porte e l’unico desiderio di Maik è di essere invitato alla festa di compleanno di Tatjana, una sua compagna di classe patita di Beyonce, con uno stuolo quasi infinito di ammiratori. Tra cui lo stesso Maik. Ma l’unico invito che riceve è quello a fare un giro su una scassata Lada, rubata dal suo nuovo compagno di classe, Tschick, un ragazzo russo appena arrivato a Berlino, che si presenta a scuola la metà dei giorni ubriaco. Quando la madre va alla beauty farm (in realtà un centro per alcoolisti) e il padre parte per le vacanze con la fidanzata diciottenne, Maik  resta da solo nella sua grande casa con piscina, e questa volta l’invito di Tschick non sembra poi così da sfigati.

Un bel romanzo on the road, fresco e profondo, comico e riflessivo allo stesso tempo. Una fuga dall’immagine che gli altri hanno di noi, dagli stereotipi in cui siamo incasellati e incasellanti, per scoprire che il russo non è solo un ubriacone e sfigati lo si è spesso per scelta.

Wolfgang Herrndorf, Un’estate lunga sette giorni (trad. Alessandra Valtieri), Rizzoli, 2012, p.310, € 14