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Charlotte Brontë. Tre di sei

29 Dic

La collana “Jeunesse ottopiù” di RueBallu racconta le vite di grandi autori puntando su alcuni anni, alcune caratteristiche, alcuni aspetti che possono permettere di meglio conoscerli e interpretare anche la loro scrittura. In questo caso, per parlare di Charlotte Brontë, si dà voce alla sua bambinaia che arriva in famiglia per prendesi cura di cinque bambine e un maschietto orfani di madre. Tabby ne descrive le caratteristiche, ne veglia le azioni e i giochi, annota episodi salienti, ripercorre le partenze della bambine per quella scuola in cui non si trovano bene, li vede crescere e partire, nelle diverse accezioni che questo verbo può avere. Nella nidiata spicca Charlotte, così come nella fantasia che mette in pista quando si tratta di inventarsi un mondo nuovo n cui immaginare di vivere, tante isole, una per ogni famigliare, su cui immaginare, su cui basare la scrittura che un giorno verrà.

Pur non essendo uno dei titoli più riusciti della collana – abbiamo più volte detto la meravglia di due libri come La cena del cuore e Una grazia di cui disfarsi – il libro riesce bene nell’intento di dare un’idea, di raccontare il quotidiano in un certo periodo storico, di dare corpo all’infanzia che sta alla base di una grande scrittura e di raccontare la famiglia Brontë. Peccato solo per la copertina dove l’immagine scelta tra quelle di Vittoria Facchini che illustrano il testo non rende di facile lettura titolo e testi e sicuramente non invita il lettore a sfogliare le pagine.

Michela Monferrini – ill. Vittoria Facchini, Charlotte Brontë. Tre di sei, RueBallu 2018, 110 p., euro 19

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La diseducazione di Cameron Post

27 Dic

Un libro scritto davvero bene: una scrittura che prende, che avvolge, che mette il lettore esattamente accanto alla protagonista facendogliene assumere il punto di vista per poter guardare insieme a lei tutto quel che le sta attorno e le capita. Nell’estate del 1989 Cameron Postdiventa orfana di entrambi i genitori, morti in un incidente stradale in un luogo molto significativo alla famiglia della madre, scampata lì ragazzina a un terribile terremoto. La prima sensazione è disenso di colpa e sollievo insieme: i suoi genitori non sapranno mai che ha appena baciato la sua amica Irene, lasciando rivelare pure a se stessa la propria omosessualità. Cameron vive in una cittadina del Montana dove bisogna omologarsi ed essere come gli altri e secondo le convenzioni; non la agevolerà certo vivere con la zia ultraconservatrice e fervida frequentatrice della chiesa locale. L’educazione sentimentale della ragazza passa attraverso la sua passione per il cinema, le lunghe e dettagliate lettere che le invia la ben più scafata Lindesy e gli esperimenti che mette in campo. Fino a quando non si innamora dell’amica Coley, arrivata in città da poco, che poi racconta tutto all’intera comunità; ecco allora che Cameron viene mandata in un centro di riorientamento di stampo religioso che mira a correggere l’identità dei ragazzi, con pretese, regole e modalità assurde. Lì, tra compagni di situazione tanto diversi e tanto simili, si troverà a dover cercare il suo modo di essere e a conquistarsi la sua libertà, tenendo testa agli adulti che vogliono plasmarla. Un finale aperto che torna ancora una volta nel luogo intorno a cui ruota in qualche modo la ita della ragazza e il suod estino; un romanzo che lascia voce alla sua protagonista, sincero, onesto e terribilmente semplice nel suo dire.

L’incipit è di quelli da non lasciarsi sfuggire se si ha l’abitudine di leggere ai ragazzi qualche pezzo ad alta voce durante percorsi di lettura o presentazioni. Dal libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Desiree Akhavan, vincitore del gran premio della giuria all’ultimo Sundance Film Festival, uscito anche in Italia.

Emily M. Danforth, La diseducazione di Cameron Post (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2018, 536 p., euro 19,50, ebook euro 9,99

Orme nella neve

17 Dic

Torna per Natale un racconto di Beatrice Masini, accompagnato dalle suggesdtive illustrazioni di Angelo Ruta. Un formato giusto per una lettura ad alta voce per augurarsi buone feste, magari proprio come quelle del protagonista: attutite dalla neve, capaci di sorprendere grazie alla meraviglia della natura, di far apprezzare il freddo, la neve, l’apparire improvviso di qualche animale nel bosco.

Racconta in prima persona il ragazzino protagonista; racconta del’anno in cui i genitori hanno deciso di fare una crociera proprio a NAtale (tanto lo si può festeggiare pure il 2 gennaio, secondo loro) lasciandolo a casa col nonno. Il nonno però si è organizzato per tornare alla sua casa ai margini del bosco e per portare il nipote a spasso con lui, a vedere il capanno, i sentieri, le postazioni da cui individuare gli animali. Come se fosse un ultimo giro, una ricognizione prima del lungo inverno dellla vita. Il ragazzo segue, assapora l’aria e il silenzio, lo scricchiolio della vecchia casa e della neve compatta sotto i passi; guarda, intuisce, si meraviglia. E non è neanche un peccato che i genitori debbano cambiare programma e tornare indietro, per assaporare anche loro quel grande regalo che è vedere qualcosa di raro e prezioso e portartelo dentro, tutta la vita.

Beatrice Masini – ill. Angelo Ruta, Orme nella neve, Einaudi Ragazzi 2018, 72 p., euro 12

Biancaneve e Rosarossa

29 Nov

Una delle fiabe forse da noi meno conosciute dei fratelli Grimm viene raccontata da Emily Winfield Martin in un lungo testo affascinante, ricco di descrizioni, e per immagini: le illustrazioni della stessa autrice contribuiscono a dare al libro un fascino antico, siano esse a piena pagina o punteggiature di foglie e fiori lungo le pagine.

Due sorelle, vicine per età ma così diverse per fisico e carattere, crescono in una lussuosa casa e in uno splendido giardino, amate incondizionatamente dai genitori fino al giorno in cui il padre non torna dal bosco e loro sono costrette a trasferirsi in una piccola casa nel bosco, con la madre e senza servitù.

Rosarossa, la maggiore, coi capelli corvini e la voce sottile, è riflessiva e quasi timida; Biancaneve ha due anni in meno, i capelli candidi, la risata forte e agisce d’impulso, anche con rabbia per la nuova soluzione di vita. La curiosità le spinge nel bosco, dove incontrano una casa sotterranea e fanno amicizia con Ivo che suona il violino e coltiva funghi; dove trovano una biblioteca dove sui ripiani non ci sono volumi ma oggetti perché – come spiega la bibliotecaria che ci vive con due capre, – una biblioteca non è fatta di libri ma di storie, come quelle appunto che gli oggetti possono raccontare. Chi vive nella foresta teme la Minaccia dei Boschi, che si porta via le persone e in molti credono che sia un orso, a cui danno la caccia, rifugiatosi ferito nella casa delle bambine. Il mistero della scomparsa del padre e la voglia di ritrovarlo le metteranno fortunosamente sulla buona strada, non priva di pericoli, per un finale felice.

Come ogni fiaba che si rispetti, anche questo testo ha una spiccata caratteristica di oralità che lo renderà piacevole da leggere insieme ad alta voce anche a lettori più piccoli.

Emily Winfield Martin, Biancaneve e Rosarossa (trad. di SImona Brogli), Mondadori 2018, 224 p., euro 17, ebook euro 8,99

D’amore e altre tempeste

23 Nov

Ha due facce questo fumetto: due copertine, due sensi differenti di lettura, due voci e due punti di vista a seconda della parte da cui lo si legge. Da un lato c’è Viola e dall’altra Storm: sono due adolescenti alle prese con la crescita, coi cambiamenti del proprio corpo, con gioie folli e tristezze tempestose, con famiglie che sembrano improvvisamente ingombranti o imbarazzanti. E sono innamorati. L’uno dell’altra, ma non sanno dirlo, hanno il terrore di sembrare deficienti, mettono in mezzo gli amici ma neanche troppo perché chissà cosa penserebbero, finché nella pagina centrale del libro – dove le loro due narrazioni si incrociano e si fondono in una felice scelta grafica – si scontrano pure loro per andare avanti insieme.

Felice è in realtà l’intero impianto di questa storia dove Annette Herzog si mette nei panni dei due ragazzi e a lei si affiancano a dare forma e voce due diversi illustratori: Katrine Clante per Viola e Rasmus Bregnhøi per Storm. Sulla pagina non ci sono solo dubbi, domande e pensieri dei due adolescenti, ma anche pagine in cui si parla di amore e di sesso in compagnia di filosofi antichi, di grandi romanzi classici, del mondo animale. Ci sono un professore che insegna come si mette un preservativo, ci sono le canzoni che Storm scrive per dire di sé, ci sono adulti che, in modo diverso, accompagnano e cercano di parlare, di dire, siano insegnanti appunto, genitori, nonne senza stereotipi. Insomma, ci sono i sentimenti e la biologia e si dice bene, semplicemente e con sincerità, di molto di quel che imbarazza gli adulti quando devono parlarne con un adolescente.

Il podcast dell’intervento dell’autrice a Fahrenheit lo scorso 6 novembre.

Annette Herzog – ill. Katrine Clante e Rasmus Bregnhøi, D’amore e altre tempeste (trad. di Eva Valvo e Claudia Valeria Letizia), Sinnos 2018, 128 p., euro 14.

Zucchero filato

15 Nov

zucchero filatoIl tempo dell’estate, quello in cui crescere e cambiare forma e presentarsi a settembre in prima superiore. Per Ezra è anche il tempo in cui fare i conti con la sua famiglia in cui è appena scoppiata una bomba: il padre, veterano di guerra, è tornato, ma dopo poco tempo sono apparse le conseguenze delle tragedie che ha vissuto sul fronte; sono bastati i botti di Capodanno a farlo uscire di testa e a far esplodere la rabbia ingestibile che porta dentro. Non assomiglia più al papà conosciuto, non lavora, le grida sono alte e i balconi della piccola casa in un quartiere periferico sono pieni di spazzatura. Ezra cammina nelle giornate accanto alla sorellina di otto anni che invoca la possibilità di dipingere le pareti della sua camera di giallo come a voler che il sole torni nelle loro casa. Dopo una violenta lite, quando il padre alza le mani per la prima volta, la mamma si trasferisce in una casa di accoglienza per donne dove Ezra si rifiuta di seguirla. La capacità di accettare l’aiuto che serve porterà i membri della famiglia sui binari di un cammino nuovo, non felice, ma più sereno.

Il romanzo è costruito per lo più sul rapporto tra le due sorelle e sui loro dialoghi, molto spesso ironici, ma anche dalla complicità che si crea, nella paura e nel coraggio, e nei momenti insieme brutti e buffi, come quando Ezra viene ricattata da una giovane commessa che l’ha sorpresa a rubare un top nel negozio in cui lavora. Viene da pensare che ancora una volta un ruolo chiave in un romanzo è affidato ai fratelli minori (qui l’impareggiabile Zoe; tra i tanti altri citiamo il Funghetto di Louis e i suoi fantasmi) il cui sguardo innocente e ironico crea delle oasi di risate anche nelle situazioni più faticose.

Il libro è scritto coi caratteri ad alta leggibilità ed è disponibile anche in formato ebook, audiolibro e audio-ebook. Si può ascoltare un estratto sul sito dell’editore. La copertina è di Eleonora Antonioni.

Derk Visser, Zucchero filato (trad. di Olga Amagliani), Camelozampa 2018, 144 p., euro 11,50, ebook euro 6,90

Il mio più grande desiderio

11 Nov

Charlie Reese ha undici anni ed è appena finita a Colby: montanari, strade piene di polvere, pioggia, niente cinema, niente centri commerciali, manco un ristorante cinese. Conta che sia solo un veloce passaggio, affidata a zii che non conosce mentre sua madre si riprende e la sua famiglia torna insieme. Ma in realtà la questione non è così semplice, la sorella maggiore ha una vita sua, il padre è ancora in prigione e la mamma si rivela inaffidabile: anche se Charlie fa di tutto per non vedere quello che ha sotto gli occhi, dovrà inevitabilmente arrendersi. Arrendersi non solo alla realtà sulla sua famiglia, ma anche al fatto che a Colby sta bene, che quei bizzarri zii la amano di un affetto a lei sconosciuto e quel ragazzino che le deve far da guida a scuola, claudicante e con gli occhiali, fratello di mezzo di una famiglia numerosa e scapigliata, sa davvero cosa vale nella vita. Charlie ha mille trucchi e occasioni che permettono di esprimere un desiderio, ma è talmente concentrata su quello che desidera da non riuscire a vedere quel che davvero ha. Si sente randagia, senza casa, non amata da nessuno, proprio come il cane che si aggira intorno alla fattoria degli zii. Un combattente come lei, che vuole offrirgli una casa, un nome e un cumulo di affetto.

Quanta poesia semplice tra le righe anche ironiche di Barbara O’Connor sostenute dalla traduzione di Chiara Codecà. Quanta semplicità per descrivere la potenza del voler bene, la forse che può dare il sentirsi dire: “sei una benedizione in questa casa” quando davvero non te lo aspetti.

Barbara O’Connor, Il mio più grande desiderio (trad. di Chiara Codecà), Il Castoro 2018, 201 p., euro 13,50

Angelica alla scuola media

25 Ott

Rende bene lo spaesamento, ma anche la voglia di piacere e di far parte di un gruppo di chi arriva alla scuola media e non solo conosce nuovi compagni e nuovi insegnanti, ma prova proprio un’esperienza nuova: Angelica infatti ha studiato a casa negli anni precedenti e parte della sua vita è legata alla fiera rinascimentale che impegna periodicamente tutta la sua famiglia, che vi partecipa impersonando i diversi personaggi, gestendo un emporio.

Rifacendosi alla propria esperienza, Victoria Jamieson – che a una fiera rinascimentale ha lavorato per alcuni anni con delle amiche – costruisce un’interessante narrazione a fumetti che ben rende il momento della crescita e del cambiamento di questa adolescente che è legatissima al mondo da cui proviene e che non vede l’ora di diventare uno scudiero, ma che al contempo vuole farsi delle nuove amicizie senza vergognarsi della propria famiglia. Per di più tutti i conoscenti le ripetono che la scuola media è terribile, per alcuni è stato il periodo peggiore della vita e ad un certo punto Angelica teme proprio che sia così…

Un applauso per la traduzione che regge perfettamente i dialoghi in stile rinascimentale che i personaggi, una volta indossati i loro costumi, si scambiano.

Victoria Jamieson, Angelica alla scuola media (trad. di Laura Tenorini), Il Castoro 2018, 247 p., euro 15,50

Una per i Murphy

18 Set

Lynda Mullaly Hunt aveva già ben stupito il lettore con Un pesce sull’albero; si ripete con questo romanzo nella capacità di non focalizzarsi eccessivamente sulla tematica intorno a cui pare ruotare il libro (l’affido, in questo caso), ma nell’abilità di costruirci intorno una trama punteggiata dall’ironia e dal sarcasmo che caratterizzano la protagonista e decisamente corale. La sedicenne Carley Connors infatti è finita in affido ai Murphy, ma al centro della scena non c’è solo la questione dell’affido, piuttosto il suo mondo (scuola, amicizie, fatica ad accettarsi per la persona bella che è) e quello di chi le sta accanto: i ritratti della madre affidataria e del marito, come dei fratelli, della nemica-amica Toni e del singolare insegnante di educazione civica fanno sì che il romanzo presenti sfaccettature multiple, ritraendo punti di forza e di debolezza di ciascuno.

Abituata a mangiare pastina in brodo dalla lattina, ad arrangiarsi da sola e a non ricevere coccole o complimenti, Carley è refrattaria agli abbracci, alla gentilezza, alla spontaneità degli affetti: è un riccio che non si lascia toccare, che sta sulle difensive e risponde male per poi pentirsene all’istante. Il suo addomesticamento all’affetto passa attraverso la consapevolezza di meritare i gesti e le attenzioni della signora Murphy e della sua famiglia e della possibilità di avere una vita come lei desidera. Il finale non è per nulla scontato, molto realistico e aperto; dice del coraggio, ma anche della fatica, di provare a essere eroi ogni giorno, nella quotidiana normalità.

Come già detto, le battue e l’ironia di Carley, come i giochi di parole, rendono ancora più piacevole la lettura di un romanzo che scorre comunque veloce.

Lynda Mullaly Hunt, Una per i Murphy (trad. di Sante Bandirali), Uovonero, 245 p., euro 14

Ghost

27 Ago

È bravo Reynolds a far parlare in prima persona i suoi protagonisti e a creare un flusso di parole che prende il lettore e lo porta lì, al centro dell’azione, al fianco dei personaggi. Lo si era intuito da Niente paura Little Wood uscito a maggio per Terre di Mezzo ed ecco la conferma: il primo libro di una track series, quattro libri che seguono ciascuno un personaggio, tutti membri della squadra di atletica dei Defenders.

Ghost sa di essere bravo a correre, lo ha imparato la notte che sua madre lo ha trascinato fuori di casa per impedire al padre di colpirli con una pallottola, ma il suo sport è il basket. Si mette a correre solo per sfidare uno dei novellini della squadra che guarda allenarsi. Il coach ne intuisce il potenziale e convince la madre a permettergli di seguire gli allenamenti, in cambio di una buona condotta scolastica. Castle, o Ghost come si chiama tra sé e sé, trova sempre un valido motivo per finire in presidenza; il più delle volte reagisce alle prese in giro dei compagni per il suo abbigliamento non alla moda, per il quartiere periferico e degradato in cui vive. Anche se sulle prime la cosa non lo convince, si scopre bravo, appassionato e parte di un gruppo. Gli altri tre novellini hanno anche loro dei segreti che ne hanno segnato la vita, come lo stesso allenatore, come il negoziante che gli vende ogni giorno i semi di girasole. Ghost corre, anche quando sbaglia, anche quando rischia di perdere tutto, perché sa che non si può scappare da chi si è, piuttosto è possibile correre verso chi vuoi essere.

Un romanzo che si legge veloce quanto corrono i suoi protagonisti, che dipinge una bella unione e amicizia tra i ragazzi e tratteggia la figura di un adulto – l’allenatore – che conosce i suoi ragazzi, sa leggere i loro gesti e le loro espressioni, sa esattamente quello che serve loro e, anche quando deve punirli, li appoggia e li incoraggia.

Jason reynolds, Ghost (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2018, 196 p., euro 16, ebook euro 8,99