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Pax

10 Apr

Un riflessione sulla guerra, ma soprattutto sul modo di essere e sulla verità. Nasce dal doppio binario narrativo dovuto all’alternanza, capitolo dopo capitolo, della voce di una volpe – a cui l’autrice cerca di dare materia anche attraverso quel che fiuta, che sente nelle zampe, che percepisce – e di quella di un dodicenne. Da cinque anni Peter e il suo volpacchiotto Pax sono inseparabili, fin da quando l’aver ritrovato quel cucciolo e l’essersene preso cura ha lenito la rabbia per la morte improvvisa della madre. Poi irrompe la guerra e il padre di Peter si arruola, lasciandolo a casa del nonno, non prima di avergli imposto il doloroso abbandono dell’amico. Il senso di colpa però è troppo forte, come forte è il legame e che unisce i due e Peter “scappa per tornare a casa” come gli fa dire l’autrice. Casa è dove si trova Pax, che intanto si guarda intorno, conosce altre volpi, capisce la dinamica dei rapporti con gli umani e l’eccezionalità di quello che gli è toccato in sorte. Complice però un piede fuori uso, Peter incontra Vola, donna dall’accento straniero con una gamba di legno che vive isolata da vent’anni, dopo esser stata lei stessa in guerra. La ruvidezza della donna rimanda alla nuda verità di cui è portatrice: per lei la verità è la regola, il primo dei principi che tiene scritti su schede appese in casa. Alla verità Peter deve piegarsi:il darsi tempo, l’imparare un nuovo ritmo di cammino, l’addomesticarsi reciproco raccontandosi le rispettive storie, l’evidenza della certezza che sta nel profondo dell’animo e che rende sicuri.

Ne viene appunto una riflessione sulla violenza degli uomini, sulle falsità; la guerra sta sullo sfondo: è in qualche modo surreale nella descrizione fatta, specie per bocca degli animali, è un avanzare di uomini armati, ma non se ne conoscono le dinamiche; non è questo evidentemente che importa: resta cacofonia di fondo che staglia sulla scena le figure principali, con i dubbi e i valori che portano con sé. Se Peter è raccontato nel suo divenire e nella sua tenacia, se il padre si rivela figura violenta e chiusa, Vola è un personaggio caustico e pieno di cura, ha la caparbietà ottusa di chi si è costruito una gamba rigida in falegnameria per portarsi fisicamente appresso il peso che sente nell’animo e nel contempo l’ironia splendida e feroce di chi non esita a prestare il proprio arto artificiale serio, quello datole in ospedale, allo spaventapasseri in giardino.

Il sito dell’autrice. Il sito dedicato al libro. Il tumblr di Klassen.

Sara Pennypacker con le illustrazioni di Jon Klassen, Pax (trad. di Paolo Maria Bonora), Rizzoli 2017, 300 p., euro 16, ebook euro 7,99

Louis e i suoi fantasmi

27 Mar

Dopo Jane, la volpe & io, la coppia Arsenault-Britt racconta di un personaggio maschile, anch’esso alle prese con i problemi connessi al crescere e in particolare alla famiglia. Louis ha undici anni e dal nuovo anno scolastico vive insieme al fratellino Funghetto diviso tra la campagna, dov’è rimasto a vivere il padre, e la città, dove si è trasferita la madre. La rottura tra i genitori è dettata dall’alcolismo paterno e ha costretto i ragazzi a trasferirsi in un appartamento con vista tangenziale. Louis ha un nuovo amico di nome Boris e un amore enorme, immenso, fulminante: quello per Billie, ragazzina silenziosa e persa tra i libri, dalla voce ferma e l’atteggiamento pacato anche quando affronta i bulli della scuola. Billie è un raggio di sole, una regina muta, un temporale d’estate. Billie lo paralizza al punto che pensa non riuscirà mai a parlarle. Billie è in qualche modo il punto fermo, il quotidiano che ricomincia dopo che pareva le cose in famiglia si fossero aggiustate e invece era solo parentesi, una  folgorante e profonda dichiarazione d’amore in cui trabocca tutta la forza del sentimento.

Il racconto procede per capitoli, ciascuno un episodio, quasi una lezione di vita, che fanno procedere la storia nel corso dell’estate e poi nella ripresa scolastica. Si procede grazie alle domandi incessanti di Funghetto, alle citazioni musicali, ai ricordi. Se nel libro precedente la protagonista Hélène incontrava una volpe, qui è un cucciolo di procione a farsi prossimo a Louis e a lasciare che il ragazzo si prenda cura di lui come forse non riesce e non può a fare con gli umani che ha intorno. Anche in questo libro il colore appare tra i grigi e i neri: sprazzi di verde fluo e di giallo, colori da ghiaccioli estivi, che sottolineano le emozioni, i momenti importanti in una riflessione sulla famiglia, sui genitori, sulla fragilità degli adulti, sul coraggio e sull’amore. Ovviamente perle di saggezza seminate qua e là, sovente in bocca al più piccolo che dice senza filtri, come capita spesso.

Il blog dell’illustratrice. A Isabelle Arsenault sarà dedicata una mostra a Bologna dal 5 aprile al 7 maggio prossimi, a cura di Hamelin.

Isabelle Arsenault – Fanny Britt, Louis e i suoi fantasmi (trad. di Michele Foschini), Mondadori 2017, 160 p., euro 16

Little Miss Florida

1 Feb

little-miss-floridaIl padre di Raymie Clarke se ne è andato di casa e lei ha un brillante piano: vincere il titolo di Little Miss Florida 1975 perché lui veda la sua foto sul giornale, si ravveda e torni. Per imparare a far roteare il bastone da twirling, essenziale per il concorso, prende lezioni da una super campionessa insieme ad altre due ragazzine: Beverly Tapinski, che ne è già capacissima, almeno quanto è brava a scassinare serrature con coltello che ha sempre in tasca, e Louisiana Elefante, facile agli svenimenti, orfana di genitori acrobati e desiderosa di intascare l’assegno-premio per garantire cibo e tranquillità alla nonna con cui vive. Raymie sa che non sarà mai la reginetta; vorrebbe solo riportare le cose alla normalità, cullarsi nella sicurezza della frase con cui la segretaria dell’agenzia assicurativa del padre  accoglie i clienti (“Come possiamo proteggerla?) e ascoltare la visione del mondo della signora Borkowski, l’anziana vicina di casa dalla risata  contagiosa e dai discorsi sull’anima. Invece la signora Borkowski muore, Raymie perde il libro della biblioteca che parla del luminoso cammino di Florence Nightingale nella casa di riposo dov’è andata a fare una buona azione e Louisiana deve ritrovare il gatto lasciato al centro per animali. Per di più Louisiana vive con la nonna cercando di fuggire a presunte assistenti sociali che le inseguono, Beverly ha un occhio nero e tutto pare andare a rotoli: solo la loro amicizia, inattesa, bizzarra, ma subito salda permette di andare avanti, di affrontare un’estate insieme e di assaporare quell’attimo in cui tutto sembra compreso e la felicità sbuca all’improvviso, nonostante, e ti gonfia l’anima.

Un bel romanzo tutto al femminile, divertente e nel contempo sottile, per una fascia di età, i 10-12 anni, che a volte fatica a trovare testi di qualità. Peccato per la copertina non proprio azzeccata, o per lo meno che ammicca a una fascia di età anche inferiore.

Il sito dell’autrice.

Kate Di Camillo, Little Miss Florida (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2017, 199 p., euro 13,50

Color fuoco

30 Gen

color-fuocoChe Jenny Valentine sia brava davvero i lettori ormai lo sanno: Io sono nessuno (Piemme 2015) è un romanzo imprescindibile e La signora nella scatola (Rizzoli 2008), il suo esordio italiano, ne aveva ben rivelato le doti. Anche questa volta, l’autrice costruisce una narrazione che scava nell’intimo del protagonista, regalando un finale da fuochi d’artificio: inatteso e perfetto; ancora una volta, sul finale scarta e regala la possibilità di stupore e di sorpresa, e anche – in questo caso – un bel sorriso a chi legge: proprio la dimostrazione che la vendetta è un piatto che si serve ben freddo… 😉

La scrittura è veloce e si fa leggere in un attimo; si ricostruisce, attraverso il flusso di pensieri della protagonista, la sua adolescenza, il ritorno in Inghilterra dagli Stati Uniti, l’incontro con il padre di cui non ha ricordi. Iris ha sedici anni e vive con la madre e il patrigno, ex modella e  attore fallito dediti alla vodka e alle truffe, in un mondo in cui tutto è solo apparenza apparecchiata per chi li guarda dall’esterno. La sua difesa è il fuoco, il piacere che provoca ad accendere fiammiferi, a osservare le fiamme; il suo ossigeno è Thurston, spiantato senza casa che da due anni è il suo migliore amico, le legge Vonnegut ad alta voce, le parla di arte, la trascina in giro per la città interrogandosi con lei sulla vita e sulla morte. All’ennesimo fuoco appiccato, questa volta a scuola, con tanto di ricovero in ospedale, la madre la trascina in Inghilterra a conoscere il padre, ricco collezionista di quadri di gran valore e per questo nel mirino dei due truffatori ormai al verde e pieni di debiti. Lo scenario che si trovano davanti è totalmente diverso: nella silenziosa casa di campagna lontana da tutto, il padre sta morendo, perfettamente consapevole della sua situazione e nel contempo di aver ritrovato la figlia cercata per anni. Allora Iris scopre che non tutto è come sembra o come le è sempre stato raccontato: l’uomo che riesce a pronunciare lentamente le parole, che fa i conti col dolore quotidiano, tesse per lei la trama dei giorni passati: la storia della casa e della sua famiglia, la sua irriverente sorella Margot, il matrimonio con la madre e la cura per la figlia amatissima sottrattagli a quattro anni. Ernest è un fine osservatore anche dal suo letto di malato terminale: sa vedere, sa valutare, sa seminare e avere cura anche per il momento in cui non ci sarà più. La medesima cura che ha avuto nel comporre una delle collezioni di quadri più ricca al mondo è la stessa che ha impiegato per cercare Iris, la stessa con cui disegnerà il suo capolavoro finale, svelato proprio nel momento in cui per lui le luci si sono spente.

Un’intervista all’autrice.

Jenny Valentine, Color fuoco (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2017, 221 p., euro 16, ebook euro 8,99

Il richiamo della palude

29 Nov

richiamo-della-paludeBoris viene ritrovato vicino alla palude da un uomo e una donna che, non potendo avere figli, lo adottano e lo crescono, senza badare alle branchie, all’aspetto , alle differenze che ci possono essere. Boris cresce, impara cose, vive avventure e poi un giorno sente nostalgia; il vento porta un odore salmastro che sa di conosciuto e l’odore suscita domande: come sarebbe stato rimanere nella palude? Perché non lo hanno lasciato lì. Allora Boris parte seguendo la traccia profumata, fino a immergersi nella palude e a ridere insieme a chi gli somiglia, nell’aspetto fisico e nelle cose che piacciono. Questa è la sua famiglia? Oppure è quella in cui è cresciuto, di cui pian piano comincia a sentire mancanza?

Quanta somiglianza ci deve essere con le persone per voler loro bene? Quanto bene sta nel somigliarsi e quanto invece nell’amore incondizionato, che non chiede, che non fa paragoni, che supporta sussurrando felicità per la tua felicità?

Un testo che parla del voler bene, del senso di casa e di famiglia, del sentirsi davvero se stessi, delle legittime domande che ciascuno di noi affronta mentre cresce. Un albo in cui le immagini di Marco Somà, ricche come sempre di particolari, sfumature ed evocazioni, contribuiscono alla poesia, disegnando un mondo dove possiamo veder sotto la linea dell’acqua; un paesaggio autunnale di vento, foglie che volano e cieli lividi, dove i sussurri di speranza aiutano a far crescere radici: quelle salde del riconoscersi se stessi, di trovare propria forma e proprio posto; le radici di ognuno di noi, ben piantate nella certezza che c’è chi ci vede come siamo davvero e che di noi, di noi veri, è fiero.

Il sito di Davide Calì. Il blog di Marco Somà.

Davide Calì & Marco Somà, Il richiamo della palude, Kite 2016, 32 p., euro 16

Ferma così

19 Ott

ferma-cosiCi sono molti modi per affrontare i “temi caldi” della vita e i romanzi rivolti agli adolescenti ci hanno abituati in questi ultimi anni a vere e proprie perle che sanno dire in modo esatto e pieno di garbo e di grazia tutto quello che sovente sembra troppo difficile da pronunciare ad alta voce a casa o in classe. Eccone un altro saggio: già apprezzata ne Il tempo dell’estate, Nina LaCour affronta in questo libro il tema del suicidio visto dalla parte di chi rimane e porta con sé il senso di colpa di non aver saputo vedere o agire, di non esserci stato abbastanza. Racconta in prima persona Caitlin, che il lettore incontra all’inizio dell’anno scolastico, a pochi mesi dal suicidio della migliore amica che pare non aver lasciato traccia di saluto o di motivazione. Invece Caitlin trova sotto il suo letto il diario di Ingrid, lasciato scivolare lì nell’ultima sera in cui hanno studiato insieme: è attraverso le pagine dello spesso quaderno, riportate anche nel libro, che la ragazza rilegge quello che è successo, facendo parallelamente fronte alla realtà: la sua famiglia, l’insegnante della materia preferita che pare non considerarla più, i rapporti coi compagni fino ad allora distanti perché Caitlin e Ingrid erano un duo a sé, l’innamorarsi di Taylor, l’amicizia con Dylan, nuova arrivata a scuola che chissà cosa nasconde oltre il nero di cui si veste.

Concentrata su se stessa e sul proprio dolore, Caitlin racconta in realtà il dolore di tutti quelli che le stanno intorno e che conoscevano Ingrid, i loro diversi modi di reagire e di tentare di uscire dall’ottundimento che li fa opachi; racconta modi di reagire, necessità di tempi e di gesti, misure che sono necessarie a ciascuno e per ciascuno diverse. Racconta attraverso lo sguardo sugli adulti, in particolare su Miss Delani, prima così perfetta e ammirata, ora improvvisamente assente, distante, che quasi non vuole vedere l’allieva. Racconta attraverso metafore a dir poco perfette: la fotografia, innanzitutto, materia in cui le due amiche sempre si sono applicate insieme, in cui Ingrid eccelleva: la capacità di vedere, quello che si può intuire quando si guarda una fotografia, l’occhio di un altro che riesce a svelare quello che tu non riesci o forse non vuoi notare. E poi la costruzione e la demolizione: c’è un vecchio cinema abbandonato che è stato il posto preferito di Ingrid e Caitlin e che diventa per quest’ultima un luogo simbolo in cui entrare, in cui cercare bellezza e riparo, fino al giorno in cui mezza città assiste alla demolizione e di certo per la protagonista non solo reale, ma fortemente simbolica. Lasciar spazio al nuovo che si può costruire, esattamente come la casa sull’albero che Caitlin mette insieme con tenacia, prima liberando la rabbia che porta dentro, e poi dando un senso allo spazio e a se stessa, bozzolo di ragazza che non è solo più l’amica di Ingrid, ma che riesce a essere se stessa proprio condividendo con gli altri i pensieri che l’amica le ha nascosto sotto il letto. Lasciar andare, costruire, dare tempo: proprio come il tempo delle stagioni, nelle quali è divisa la narrazione. Da “estate” a “estate, di nuovo”: possiamo sempre portare a casa la nave, sana e salva.

Un libro prezioso.

Il sito dell’autrice.

Nina LaCour, Ferma così (trad. di Aurelia Martelli), Edt Giralangolo 2016, 313 p., euro 14,50

La strada nell’ombra

11 Ott

la-strada-nellombraTorna in traduzione italiana Jennifer Donnelly: il suo libro precedente Una voce dal lago uscito nella collana Gaia Junior nel  2005 è sicuramente uno dei romanzi che mi hanno accompagnato più a lungo nei percorsi di lettura di questi anni: un giallo ben narrato con una protagonista incantevole, dalle idee ben precise e dalla “testa tosta”: Mattie e il suo desiderio di imparare, Mattie e la sua sete di parole nuove da cercare sul vocabolario è una delle figure femminili migliori nei romanzi per adolescenti. Spesso mi diverto a giocare coi lettori che ho davanti, spiegando che Mattie vuole a tutti i costi andare all’università, ma le è negato: vengono fuori da parte loro le ipotesi più diverse, finché rivelo che la storia è ambientata negli Stati Uniti del 1906 dove a una ragazza, così come al suo amico di colore, è negato l’accesso all’università appunto.

Anche la protagonista di questo nuovo romanzo sfida le convenzioni del suo tempo: Josephine Monfort è l’unica figlia di una ricca famiglia newyorkese che a fine Ottocento è ovviamente destinata a fare la moglie e la madre, mentre sogna invece di scrivere e di diventare una reporter. La morte improvvisa del padre è un suicidio a cui lei non crede, trovando indizi contrari e un fondamento ai propri sospetti nelle parole di un giornalista di cui ben presto si innamora. Insieme a Eddie Gallagher tenta la strada della verità, quella dal prezzo più alto: non solo un’immersione nei misteri della propria famiglia e nelle bugie con cui il padre, lo zio e i soci hanno ricoperto i loro traffici loschi, ma anche uno svelamento della realtà che le è estranea: i quartieri della città in cui non ha mai messo piede, condizioni sociali che nemmeno lontanamente immagina, bambini orfani addestrati al borseggio, ragazze vendute nei bordelli. E la realtà nella sua concretezza più spietata: corpi nudi su un tavolo di obitorio, cadaveri riemersi da una fossa per svelare i segreti che qualcuno ha cercato di seppellire per sempre. Jo si muove con l’abilità scaltra di chi impara a mentire perché sa che la menzogna  è l’unica via per raggiungere la verità, ma anche con luce e ombra nel cuore: l’amore per Eddie e la perseveranza verso la professione che desidera, la certezza del perdere la sua famiglia e il suo status sociale dall’altro.

Al di là dell’alta capacità narrativa, Donnelly si dimostra ancora una volta maestra nel cogliere perfettamente l’epoca in cui ambienta le sue storie e nel restituire al lettore un ritratto perfetto e di spietata bellezza della società del tempo, non solo le condizioni delle classi più povere o la libertà delle donne che riescono ad essere indipendenti pur a caro prezzo, ma anche il crudo cinismo dell’alta borghesia: esemplare la figura dell’anziana matriarca del clan Aldrich che parla delle nipoti e delle loro amiche in età da marito nello stesso modo in cui considera i suoi spaniel, cioè in base alla capacità di riprodursi e nulla più.una-voce-dal-lago

Ancora una volta un giallo, ancora una volta un inno alla libertà e alle possibilità di realizzazione di sé. Torna in libreria anche “Una voce dal lago”, in edizione cartonata, con una nuova copertina che fa da pendant all’altra, anch’essa con silhouette di ordinanza (come non pensare a tante altre copertine, tra cui quelle dei libri di Sharon Cameron sempre per Mondadori, La fabbrica delle meraviglie e L’invenzione dei desideri?).

Il sito dell’autrice.

Jennifer Donnelly, La strada nell’ombra (trad. di Barbara Servidori), Mondadori 2016, 537 p., euro 18, ebook euro 9,99

Quello che non sai di me

5 Ott

quello-che-non-sai-di-meJam ha sedici anni ed è sotto choc per la morte del suo ragazzo, il suo primo e folle amore durato appena quarantun giorni; non reagisce e per questo i genitori la accompagnano per un semestre alla Wooden Barn School, college in campagna da cui non è possibile comunicare con l’esterno se non grazie a un vecchio telefono a gettoni, specializzato nel prendersi cura di “ragazzi fragili” come vengono definiti sul volantino pubblicitario. La compagna di stanza che le viene assegnata è decisamente sopra le righe, ma la scoperta più disarmante è di esser stata ammessa al Corso Speciale di Inglese, addirittura senza averne fatto richiesta. L’insegnante che lo tiene, per l’ultima volta quell’anno prima di andare in pensione, sceglie accuratamente i partecipanti, un gruppo ristretto che lavora per tutto il tempo su un solo autore, senza campanelle che segnano il passare del tempo, senza obblighi se non discutere insieme e tenere un diario. La signora Quenell ha le idee chiare e ha un’alta considerazione dei suoi alunni, è diretta e non fa sconti a nessuno, che si tratti di disabilità fisiche o rifiuti psicologici: tutti sono chiamati a lavorare su La campana di vetro di Sylvia Plath e a essere puntuali a lezione. Ben presto i ragazzi scoprono il motivo per cui gli allievi degli anni precedenti parlavano del corso come di qualcosa che aveva segnato e cambiato la loro vita: il diario ti permettere di accedere a uno spazio temporale in cui la tragedia che ti ha colpito non ha ancora avuto luogo e in cui puoi rivivere la tua vita fino a quel momento.

Ben presto i cinque ragazzi condividono il loro segreto e cercano modi per comprendere come funzioni questo nuovo mondo a cui è stato dato loro l’accesso; è però anche il momento degli scambi, dei racconti e della fatica di mostrarsi agli altri per quel che sono davvero, scoprendo così le differenze tra i due mondi e la forza che la realtà quotidiana e la vita che proseguono hanno. Il lettore intanto segue Jam e cambia lentamente il punto di vista sulla sua storia idilliaca con Reeve, mettendo a fuoco la pericolosità del volersi raccontare a tutti i costi una versione sola di un fatto.

La scrittura di Meg Wolitzer, già apprezzata in romanzi usciti in collane per adulti ma dove gli adolescenti erano comunque protagonisti, come in “Quando tutto era possibile” (Garzanti, 2014), porta per mano il lettore alla scoperta della personalità, delle famiglie e dei pensieri di ciascuno dei ragazzi e tratteggia la figura di un’insegnante insostituibile, che conosce i propri limiti e i propri difetti, ma che ha anche la capacità di guardare davvero gli alunni e lavorare perché possano dare il meglio e rivelare se stessi. Come non pensare allora alla signorina Olinski e al suo stesso modo di approcciarsi, in un romanzo per le scuole medie da troppo tempo fuori catalogo? Il libro in questione è “Un sabato di gloria” (Mondadori, 1999) e lo potete trovare in biblioteca: merita, davvero.

Il sito dell’autrice.

Meg Wolitzer, Quello che non sai di me (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 269 p., euro 15,50

Voglio una vita a forma di me

4 Ott

voglio-una-vita-a-forma-di-meDi certo i lettori italiani necessiteranno di qualche informazione su Dolly Parton per entrare appieno nell’atmosfera di questo romanzo, ma alla prima ricerca in rete il suo nome è immediatamente associato a Jolene, canzone simbolo anche per la protagonista ritratta da Julie Murphy, quindi si va dritti al punto. Esattamente come fa la trama , in cui Willowdean Dickson racconta in prima persona della sua famiglia, delle sue amicizie e soprattutto del suo corpo: la sua mole, il fatto di essere grassa media ogni pensiero della sua giornata  e segna scelte piccole e grandi. Se preferisce lavorare in una tavola calda anziché in un negozio di vestiti che non vende taglie sopra la 40; se pensa con nostalgia e dolore alla zia obesa morta da poco e al suo modo di vedere la vita; se cerca in ogni modo di evitare le prese in giro a compagne di scuola facili bersaglio degli idioti di turno… tutto porta alla sua esperienza e alla certezza di sentirsi bene nel proprio corpo e di non aver bisogno di altro. Poi arriva Bo, che le lascia lecca-lecca rossi nell’armadietto al lavoro, che condivide con lei lo spettacolo di uno sciame meteorico, che vuole lei; Murphy non è pronta a lasciare che i suoi rotoli di ciccia vengano abbracciati e nello stesso tempo sa benissimo che il suo peso è sempre stato un problema per la madre, rimasta appesa alla gloria temporanea di una vittoria giovanile  al concorso di bellezza Miss teenager Bluebonnet (sì, al punto di rimettersi lo stesso vestito della vittoria da anni…). Aggiungete il fatto che con Ellen, la migliore amica da sempre, le cose non vanno proprio per il verso giusto e avrete gli ingredienti necessari per il colpo di testa del momento: decidere di iscriversi al concorso di bellezza. Ce n’è di che far strozzare la madre, membro del comitato organizzativo e della giuria, di che rompere con Ellen, di che complicarsi la vita: cosa meglio che fuggire da Bo, diventato suo compagno di classe, e mettersi con Mitch, giusto per avere un accompagnatore al Ballo d’inverno?

Al concorso però Will non partecipa da sola, ma la seguono – forti di quello che considerano un esempio – tre ragazze della scuola facilmente prese di mira per i loro difetti fisici: Millie è grassa, ha occhi troppo vicini, narici strette e un campionario di vestiti a fantasia di gattini o cagnolini; Amanda porta pesanti scarponcini ortopedici e Hannah ha una dentatura da cavallo. Il gruppo che potrebbe a prima vista sembrare ideale bersaglio ambulante per la derisione si prepara all’evento tra improvvisati pigiama party, confidenze di segreti e la scoperta del night club che la zia di Will frequentava ad insaputa di tutti, cercando – come sottolinea la protagonista – non di essere sotto i riflettori per aver fatto qualcosa di eccezionale, ma di rivendicare il diritto e la possibilità di fare qualcosa di normale, rendendosi conto della pericolosità del fingere sempre e anche di quella di cercare di vedersi con gli occhi altrui (che poi guardano sovente a noi in modo diverso e migliore di noi stessi).

Penso sia uno dei migliori romanzi letti quest’anno: semplice, diretto e pieno di ironia, tanto che vi sorprenderete in scrosci di risate leggendo. Con un finale perfetto e non scontato (che brava, l’autrice!) e soprattutto pieno di garbo e di grazia.

Il sito dell’autrice.

Julie Murphy, Voglio una vita a forma di me (trad. di Simona Mabrini), Mondadori 2016, 342 p., euro 8,99

Dory fantasmagorica trova un’amica (per davvero)

15 Set

dory fantasmagorica-trova-unamicaIn questi giorni di inizio scuola, non possiamo non seguire il debutto alla scuola primaria di Dory, la protagonista della nuova serie tradotta da Terre di Mezzo di cui abbiamo già presentato il primo volume uscito a giugno. In quell’occasione abbiamo sottolineato la felice scelta di portare questa serie in Italia offrendo così ai lettori che già viaggiano sicuri delle avventure divertenti, accompagnate da illustrazioni in un formato che ci sembra della misura giusta.

Anche Dory dunque arriva alla scuola nuova; è piena di domande, proprio come tanti bambini in questi giorni e soprattutto è assillata dai fratelli maggiori che le spiegano come deve comportarsi e come deve vestirsi  per poter stringere nuove amicizia, pregandola anche di lasciare a casa per qualche ora la sua fervida fantasia. Ma Dory ha anche Mary, la sua amica amica immaginaria che non sopporta di esser lasciata sola e che si vendica con una serie di suggerimenti buffi. Tra i banchi c’è l’irrefrenabile Giorgio, ma soprattutto Rosabella, che veste in modo principesco  e ha familiarità cosi draghi: come spiegare ai propri fratelli che è una bambina vera, un’amica non solo immaginaria?

Ancora una volta Dory spiazza e regala risate pensate, rivendicando l’essere se stessa, con addosso nove paia di mutande, con le ossa luminose come lampadine (parola di Mary!) e il solito gnomo-fata madrina. Irresistibile.

Il sito dell’autrice. Inutile dire che aspettiamo il terzo volume 😉

Abby Hanlon, Dory fantasmagorica trova un’amica (per davvero),trad. di Sara Ragusa, di Mezzo 2016, 168 p., euro 12