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L’uomo montagna

21 Feb

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La levità del tratto di Amélie Flechais accompagna una storia di scoperta, un viaggio per partire e per lasciar andare. Il piccolo protagonista è abituato a viaggiare col nonno, il quale però gli spiega che sta per arrivare al suo ultimo viaggio, in cui il nipote non può accompagnarlo. Il nonno è “vissuto” e le immagini della natura che usa per descrivere la sua età e la consapevolezza della vicinanza della morte (serena, come chi è abituato a viaggiare sa che esiste un momento in cui bisogna andare) sono poetiche: tutti gli anni passati e le esperienze fatte sono grandi montagne cresciutegli sulle spalle; la fronte porta i solchi dei sentieri seguiti; nella voce il rombo della terra percorsa; negli occhi l’acqua dei mari visti.  Il nonno è stanco, i piedi pesanti e il vento non ce la fa più a portarlo. Il nipote allora parte alla ricerca della montagna più alta e del vento più forte che lì sopra abita.

Il viaggio diventa un’iniziazione: è il primo che il bambino compie da solo, forte della fiducia del nonno e della missione scelta ed è un susseguirsi di incontri, dove agli elementi della natura viene affidato il compito di dire com’è la vita, di parlare di radici, di condivisione, di senso. Un albero, tre sassi e uno stambecco accompagnano il bambino dando risposte e ponendo a loro volta domande; poi è il vento a sostenerlo nella scoperta più dolorosa: il nonno non ha atteso il suo ritorno, ma gli ha dato la possibilità di cominciare a crescere, di riconoscere le radici a cui tornare e di cui sentirsi forte.

Una delicata quanto intensa parabola sulla vita e sulla morte, sull’andare e sul partire. Non mancatela.

Il tumblr di Flechais e il suo blog.

Séverine Gauthier – Amélie Fléchais, L’uomo montagna (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2017, 42 p., euro 14,90

Dammi la mano

17 Dic

dammi-la-manoLa rabbia dell’adolescenza concentrata sui volti crucciati e torvi dei protagonisti di questo fumetto, all’ultimo anno di scuola media, convocati dalla preside perché protagonisti di una zuffa nell’ora di inglese. Affidati a un professore che sa vedere oltre le apparenze, si vedono assegnato come punizione un lavoro comune: ogni pomeriggio, sabato compreso, dovranno lavorare insieme per rimettere in sesto la carcassa di un vecchio biplano che giace nel terreno della scuola. A colpi di cartavetro e insulti, silenzi e vernice, i due cominciano a scoprire angoli di sé, raccontandosi prima attraverso musica e libri fino a far emergere i motivi principali della loro rabbia. Entrambi vengono da situazioni famigliari complesse, hanno a che fare – per cause diverse – con un solo genitore e la vita in casa non è semplice. Si sentono soli, arrabbiati e non ascoltati; hanno dei segreti e hanno dei sogni a cui necessitano ali per poter prendere il volo.

Si parla di libri e di musica (c’è De André, ma anche i Subsonica e gli Oasis), di dignità, di lavoro che manca, di modi di fare, di pari e di madri. Si parla di scuola, di insegnamenti, di possibilità di fidarsi, della bellezza che qualcuno si fidi di te. E siccome è un fumetto italiano ci fa ancora più piacere segnalarlo.

Il blog dell’autrice.

Simona Binni – colori di Marcello Iozzoli, Dammi la mano, Tunué 2015, 128 p., euro 14,90

Atlas e Axis

27 Nov

atlas-e-axisNon è semplice parlare di questo primo volume di una saga che riecheggia temi quanto mai come in queste settimane all’ordine del giorno. L’autore costruisce un mondo fantastico con tantissime assonanze al reale (di ieri e di oggi) e lo popola di animali antropomorfi caratterizzati singolarmente ma anche a livello corale: i protagonisti principali sono cani di razze diverse, ma intorno e contro hanno comunque anche altri animali.

Atlas e Axis, amici da sempre, sopravvivono ad un attacco dei Norcani al loro villaggio: tutto è razziato, la sorella di Axis, un’amica volpe e alcuni cuccioli sono stati rapiti e portati a Nord sulle navi similvichinghe dalle grandi vele. Persa ogni cosa, gli amici decidono di ripartire verso un’avventura che li dividerà, li farà ritrovare, ma soprattutto li metterà a confronto con la violenza che genera violenza, con la necessità di uccidere, con le scelte da prendere di fronte al nemico quando ci si ritrova in condizione di forza, con l’impotenza di fronte a chi si fa saltare in aria imbottito di esplosivo, con la forza della disperazione, ma anche dell’amore e dell’amicizia. E intanto ci si confronta, si parla e si discute; ci si scontra su teorie divine ed evoluzionismo; si incontra qualcuno di simile che ha scelto di vivere in modo diverso e di comportarsi diversamente con le altre specie che ha intorno.

C’è molto, insomma, tra queste pagine, c’è davvero tanto e la capacità dell’autore è probabilmente quella di sottendere a tutto comunque un nocciolo di sfida e di avventura che compare fin dalle prime tavole, quando i due ricevono la pergamena che Canuto sta studiando, documento che evoca l’esistenza dell’osso dell’abbondanza, posseduto il quale non ci sarà più problema di cibo. E verso l’osso dell’abbondanza è il cammino che evoca la nuova avventura che seguirà nel prossimo volume.

Il blog di Pau.

Pau, Atlas e Axis volume 1 (trad. di Ilaria Fiorella), Tunué 2015, 144, euro 16,90

Conoscere i videogiochi

12 Nov

CoverVideogiochiPiccolaCon estrema cura nella trattazione, ma anche con una non scontata capacità divulgativa, gli autori affrontano a tutto tondo il tema dei videogiochi in un saggio che si lascia leggere scorrevolmente e che non è solo l’indagine e la storia di un mezzo, ma è anche la storia delle generazioni che con esso sono cresciute e che – in questo caso – sono voci narranti.

Il testo affronta la storia del videogioco dalle sue origini, descrivendone i periodi più o meno fortunati, le innovazioni che hanno fatto fortuna e dato nuovo slancio, inserendo all’interno della trattazione la descrizione di di singoli videogiochi e le figure dei game designer da ricordare. Affronta però il videogioco anche in quanto gioco, analizzandolo sulla base delle teorie di Huizinga e Callois e osservandolo dal punto di vista sociologico (la ritualità; il lato femminile di giochi che per anni sono stati stereotipatamente visti come “cose damaschi”) , passando poi alla classificazione per generi e all’analisi cognitiva e del linguaggio utilizzato, con un’utile carrellata di studi e posizioni che hanno considerato e considerano chi negativamente, chi positivamente il videogioco. Decisamente interessante il capitolo sull’interazione tra videogioco e altre forme di intrattenimento come cinema, letteratura e soprattutto fumetto. Infine un capitolo che si interroga  sul rapporto fra i videogiochi e il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, ma anche sul loro utilizzo in ambito educativo, a scuola in particolare.

Dentro ci trovate Tomb Rider e Angry Birds,  Mortal Kombat e Super MArio, Pacman, Tetris e Periscope, e via così: sfogliare questo saggio è davvero percorrere storie di generazioni e guardare in rapida successione l’evoluzione degli ultimi cinquant’anni.

Ricchissima la bibliografia finale che permette approfondimenti su più fronti. Un saggio che sicuramente non può che incuriosire e dare indicazioni, tanto più in questo momento in cui tante biblioteche si interrogano sulla necessità e sulla modalità di introdurre sempre di più i videogiochi tra le collezioni presenti e offerte in prestito al pubblico.

Il 15 novembre è la giornata dell’International Games Day @yourlibrary (comunemente noto come IGD) promosso dall’American library association a cui anche l’Associazione Italiana Biblioteche ha recentemente aderito. In quest’occasione l’AIB presenta la pubblicazione del saggio di Martina Marsano “I videogiochi a scuola e in biblioteca”, vincitrice del premio De Gregori 2013.

Marco Pellittieri – Mauro Salvador – prefazione di Emilio Cozzi, Conoscere i videogiochi. Introduzione alla storia e alle teorie del videoludico, Tunué, 2014, 312 p., euro 24

Doomboy

12 Ott

doomboy_cover_lrQuella bellezza selvaggia e quegli occhi tristi hanno allontanato i rumori della tempesta, e il tempo si è fermato. Ho sentito il respiro sul mio viso. i suoi capelli tra le mie dita…ma mi chiedo se esistano davvero…sono così trasparenti…come…se li vedessi attraverso le onde. Come se appartenessero a un sogno a occhi aperti.

D. vive in un paese lungo la costa e ha la passione per la musica, ma gli amici lo deridono per come suona e così diventa famoso per l’uso diverso che fa della chitarra: un giorno la impugna come una clava e colpisce i ragazzi che lo sfottono. D. ha un buco sotto la maglietta nera, il vuoto lasciato dalla morte di Anny. Un giorno mentre cerca di ascoltare le frequenze delle navi, capta una melodia che lo rapisce completamente. Non riuscendo più a trovarla, decide di suonare lui qualcosa di simile in onore di Anny. D. ancora non lo sa, ma sta nascendo la leggenda di Doomboy.

Doomboy è una graphic novel molto rock, molto pura, come pure e immense sanno essere le passioni.

Leggendolo mi sono venuti in mente due pezzi, uno famoso e uno poco conosciuto.

In entrambi c’è Doomboy. Doomboy è in entrambi.

In the shadows of your brain
fading memories and refrains
A sense of someone who’s been there
but you can find nowhere

Absence – The Bare Bones

Tony Sandoval, Doomboy (trad. Stefano Andrea Cresti), Tunué, 2013, pp.74, € 14.90

Tutti possono fare fumetti

4 Ott

Più riguardo a Tutti possono fare fumetti

Se vuoi fare fumetti, mettiti una maglietta con un bel disegno e vai a soddisfare la tua curiosità in biblioteca. Magari, vista la situazione italiana, ti capiterà proprio come al protagonista di questo testo: i fumetti stanno in fondo, vicino al bagno, sui ripiani più alti dello scaffale. Però parlano e prendono vita e accompagnano il lettore alla scoperta del mondo del fumetto partendo da un semplice esempio: tre Pinocchio disegnati, ma diversi perché “vivono” in mondi differenti: libro illustrato, cartone animato e, appunto, fumetto. Si prosegue tra indicazioni tecniche di modi e di strumenti, con accenni storici, e soprattutto in compagnia di personaggi come Littele Nemo, Astro Boy, Popeye, il signor Bonaventura e altri che dicono di terminologia, morbidezza di gomme e matite, le tre fasi del disegno (forme, fagioli e fronzoli), degli accorgimenti per una maggior leggibilità, di come si incrociano gli occhi dopo ore di lavoro. Soprattutto dicono, in modo leggero e ironico, che l’importante è innanzitutto il perché fare fumetti e po il cosa fare e il come. Insomma, le domande.

Un manuale sulla graphic novel non poteva non essere a fumetti, non poteva non averne l’ironia e la chiarezza e non poteva nemmeno esimersi dal fotografare la realtà di molte biblioteche italiane. Quindi sì, uscendo, rispondete pure alla bibliotecaria con crocchia e occhiali che – nonostante tutto –  avete trovato quello che cercavate, poi mettetevi al lavoro e buona strada! Intanto ascoltate l’autore qui.

Il sito di Gud e il suo blog.

Gud – prefazione di Roberto Dal Pra’, Tutti possono fare fumetti, Tunué 2013, 140 p., euro 14,90

Passato, prossimo

27 Set

Più riguardo a Passato prossimoImmaginate di poter tornare indietro nel passato per recuperare gli attimi sfuggiti di mano, gli errori che pensate di aver commesso, le situazioni che in concatenazione vi hanno portato dove non volevate. Leo ha diciotto anni e uno zio che traffica in plutonio con i libici e fa pazzi esperimenti, tra cui una macchina del tempo a forma di passaverdura che serve a svolgere la teoria della treccia, quella cioè per la quale si può sciogliere la treccia del tempo, risalendo a una data prescelta da cui tutto torna a scorrere normalmente cancellando ogni cosa intanto successa. Così Leo prepara il suo decalogo, per non dimenticarsi del motivo per cui ha scelto di usare il passaverdura e del come vuole andare avanti: evitare che finisca la sua storia d’amore con Anna, cambiare i gesti, le parole, cogliere gli attimi e mutare il destino.

Il protagonista ripercorre così il rapporto con Anna, le incomprensioni, i dialoghi e le dispute, i silenzi del disagio e i silenzi della bellezza, in una sorta di remix dove – a detta dell’autore stesso – «”Se mi lasci ti cancello” incontra “Ritorno al futuro” che incontra la “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone, passando per “Ricomincio da capo” e “L’ultimo boy-scout”», affiancato dai consigli di Clint Eastwood che compare, come mentore  grazie alle frasi più celebri dei suoi film, lungo tutto il testo a suggerire una strada. Leo torna indietro e poi indietro ancora e il suo decalogo si fa sempre più scarno e arriva a dire che non puoi mai sapere come andranno le cose, che non devi avere paura di essere te stesso, anche quando ti costa fatica e fa male. Fai solo quello che ti senti, adesso che sei arrivato al punto zero e puoi ricominciare. O meglio cominciare, visto che la macchina del tempo cancella esperienze, ricordi, vissuti. Leo si siede accanto ad una Anna che non conosce e il lettore si chiede come andrà in quel mare in cui più ci si immerge più c’è di che esplorare.

Al fondo del testo, la filmografia di riferimento. Non perdete l’occasione però di riconoscere anche i vari suggerimenti di lettura seminati qua e là tra le pagine.

Il tumblelog di Emanuele Rosso. Per sfogliare la graphic novel insieme all’autore. Qualche immagine su Flickr.

Emanuele Rosso, Passato, prossimo, Tunué 2013, 254 p., euro 9,90

La memoria dell’acqua

30 Lug

“La memoria dell’acqua” è per alcune generazioni di giovani lettori un romanzo di Silvana Gandolfi (Salani, 1999) in cui il protagonista entra in contatto con una civiltà di altri tempi dopo esser rimasto intrappolato in una caverna. Questa graphic novel francese di grande effetto porta il medesimo titolo e custodisce una grotta ed un’antica leggenda. La protagonista si è trasferita da poco nella casa in cui è nata sua madre, in un piccolo villaggio di pescatori sulla costa bretone. La sua esplorazione geografica va di pari passo con quella del passato: la spiaggia, la grotta, la storia del villaggio e quella di suo nonno, scomparso in mare. Poi delle sculture nella roccia, accompagnate da sigle e date; un uomo che vive nel faro, decisamente scontroso e misterioso; una tempesta che quasi distrusse il villaggio a inizio Novecento e un’antica leggenda secondo la quale gli spiriti del mare vogliono un tributo nel momento in cui gli uomini rompono il patto che li lega.

E se la memoria dell’acqua è per definizione la capacità di questo elemento di mantenere il ricordo di ciò con cui entra in contatto, Marion recupererà – attraverso quell’acqua che sale nella grotta, con la velocità della marea che annulla il collegamento tra la costa e il faro – la memoria del passato: quello della sua famiglia e quello dell’uomo da cui tutti si tengono alla larga.

Grande impatto soprattutto delle tavole scure e cupe dedicate al mare in tempesta e ai segreti del passato, con le chicche delle carte di guardia…

Il blog di Mathieu Reynès. Il blog di Valérie Vernay.Il booktrailer. Sfoglia qualche pagina.

Mathieu Reynès – Valérie Vernay, La memoria dell acqua (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2013, 94 p., euro 14,90

Oltre il muro

26 Nov

More about Oltre il muro

Sembra che non ci sia niente di più facile che salire i gradini che portano al paradiso, ma quando il paradiso fa paura perché è così complicato tornare indietro?

Soprattutto quando hai undici anni, come Pepe, il protagonista di questa storia, e lasci libera la tua immaginazione e intanto cerchi piccoli piaceri proibiti, come osare comprare dei petardi, e tenerli in tasca ti fa sentire insieme padrone del mondo e folle di paura.

Pepe finisce nel muro, il muro di casa sua, ma anche il muro che rompe la sua vita di sempre (si scoprirà strada facendo che ha appena perso suo padre), il muro che separa il bambino che è stato dal ragazzo che sarà. Pepe finisce nel muro e nessuno lo sente, nessuno lo vede. L’unica possibilità è quella di cercare da solo un’uscita: viaggio onirico tra rabbia e bellezza, dove a volte si viene strattonati, altre si dà una mano; dove a un tratto sembra fatta, la curva dopo invece tutto è rimesso in gioco, tra incontri che lasciano il segno.

Storia di Pierre Paquet (qui la sua casa editrice). Matita di Tony Sandoval, di cui abbiamo amato tanto anche Il cadavere e il sofà, Tunué 2011. Questo libro fa parte della collana Tipitondi, per cui Tunué ha appena ricevuto a Lucca Comics and Games il Premio Stefano Beani come miglior iniziativa editoriale. Per festeggiare, fino al 30 novembre i Tipitondi in offerta, qui.

Pierre Paquet – Tony Sandoval, Oltre il muro (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2012, 89 p., euro 14,90.

Fiato sospeso

19 Dic

GAMBE

Spingo, ci vuole forza

nelle gambe,

per fare e disfare,

andare e tornare.

Continuo a pedalare,

ci vuole fiato,

per cambiare.

Comincio la settimana che porta a Natale con un regalo. Un regalo arrivato nella buca delle lettera in un pomeriggio grigio d’inverno. Un regalo che mi son fatta leggendo. Un regalo che spero vi farete andando a cercare subito questa graphic novel, gustandola e regalandola ad altri. Pagine che raccontano la storia di Olivia, che si muove a fiato sospeso perché l’allergia con cui convive da sempre le impedisce certi cibi, certe attività, certe condivisioni di tempo con i coetanei, la mette ai margini dove lei finge di stare bene. Poi Olivia si tuffa, ogni giorno in cui si allena per le gare di nuoto e allora, con l’acqua intorno, nulla può far male, tutto sembra a posto, lei è come gli altri. Olivia va a fiato sospeso anche nella vita perché sta crescendo, perché l’adolescenza che va cucendolesi addosso è fatica, è non sapere cosa viene dopo e quindi non sapere quanta aria mettere nei polmoni, perché crescere è come stare sospesi prima di un tuffo.

Dieci capitoli ritmati dalle bracciate di Olivia (non a caso la sequenza intitola: riscladamento – entrare in acqua lasciare fuori il resto – sotto la superficie – apnea – virata – presa – spinta – gambe – risalire – tuffo) dove il nuoto diventa metafora della vita quotidiana, raccontando di scuola, amicizie, segreti, problemi , indizi, avventura. Con un finale dove la metafora si fa racconto e dove chi cresce viene paragonato ad un pulcino che dorme sicuro sotto il sottile guscio dell’uovo: un guscio che dovrà rompere da solo, con fatica, prendendosi tutto il tempo necessario, anche più del previsto,. Per questo i pulcini devono sognare al sicuro finché il loro becco non sia forte abbastanza.

Un testo molto bello, semplice, lineare e profondo e, proprio per la sua forma di graphic novel, importante da presentare ai ragazzi, da proporre, da far leggere.

Questo è il blog di Silvia Vecchini, qui invece potete leggere una sua intervista. Questo è il blog di Sualzo.

Silvia Vecchini – Sualzo, Fiato sospeso, Tunué 2011, Tipitondi, 137 p., euro 16,90.