Tag Archives: immigrazione

Il re del cielo

5 Lug

In questo libro c’è una storia detta dal testo e poi ci sono altre storie che si intrecciano per rimandi vari: c’è un bambino innanzitutto che vive in Inghilterra e che prova grande nostalgia per l?italia, suo Paese d’origine, di cui gli mancano il sole, le fontane e il profumo di vaniglia del gelato della nonna. Non si sente a casa in un posto che gli pare estraneo nei colori e che sente lontano perché la lingua è differente. Poi c’è il signor Evans che allena i piccioni a percorrere distanze sempre più lunghe, che li iscrive alle gare e che punta su “re del cielo”, convinto che diventerà un campione grazie all’energia e alla potenza delle sue ali. C’è la storia di questo piccione, capace di volare da Roma fino a casa; quella del bambino che sta cercando un posto suo; quella del signor Evans che ha lavorato per anni in miniera e adesso adora guardare verso il cielo; c’è la difficoltà di ambientarsi in un posto nuovo e di sentirlo proprio; c’è l’accenno al ruolo dei piccioni viaggiatori in guerra come portatori di messaggio. Ci sono storie che si intrecciano, come nel volo degli uccelli, nelle traiettorie che disegnano in alto, tenendo sempre fissa la direzione.

Il testo è di Nicola Davies di cui i lettori conoscono molti libri divulgativi editi principalmente in Italia da Editoriale Scienza e che, in questo caso, ci dà prova della propria versatilità per altro testimoniata (lo potete vedere dal suo sito) dalle diverse opere narrative di cui è autrice. La natura, come l’illustrazione diventano parti integranti di una storia: le matite di Laura Carlin regalano contorni, particolari, paesaggi; danno voce a quel che intorno intorno al protagonista, intorno al volo. A proposito dell’illustratrice, non perdetevi le sue ceramiche: fate scorrere la vetrina fotografica e beatevi!

Il testo è in stampatello maiuscolo.

Nicola Davies – ill. Laura Carlin, Il re del cielo (trad. di Sara Marconi), Lapis 2017, 56 p., euro 14,50

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La galleria degli enigmi

20 Mar

Ho apprezzato molto, lungo e non felice titolo dell’edizione italiana a parte, L’incredibile caso dell’uovo e del Raffaello scomparso edito da Fabbri due anni fa; ora un nuovo romanzo della stessa autrice ripropone gli azzeccati ingredienti del precedente: una approfondita conoscenza della storia dell’arte, in particolare pittorica, una protagonista divertente e intraprendente, un’ottima ambientazione storica. Se nel primo libro il lettore camminava nella New York contemporanea con rimandi al periodo della Seconda Guerra Mondiale, qui c’è la Grande Mela del 1928 e del 1929, con il fermento sociale, l’immigrazione, i contrasti politici (si è in piena campagna elettorale per l’elezione a sindaco che vedrà trionfare Hoover).

La dodicenne Martha vive con la madre e due fratelli gemelli, il padre sempre in giro per i suoi spettacoli di vaudeville; è una ragazzina dalla risposta pronta, curiosa, ma anche attenta e piena di domande e non riesce a tenere a freno la lingua nella scuola rigidamente cattolica che frequenta. Ha una certa tendenza a combattere gli stereotipi e i ruoli di genere, cominciando dalle questioni bibliche che la sua insegnante sottopone alle allieve e il suo costante contraddire – a ragione peraltro – le costa l’espulsione. La madre le prefigge un duro ingresso nel mondo del lavoro e la sistema come lavapiatti nella grande dimora in cui è a capo dei domestici: la casa di Mr. Sewell, proprietario di uno dei maggiori quotidiani, grande sostenitore di Hoover e dell’etica del guadagno. La casa nasconde una sorta di mistero: la signora Sewell, una ricca ragazza che prima del matrimonio ha viaggiato molto e scandalizzato la società statunitense con comportamenti giudicati non adatti a una donna, vive reclusa all’ultimo piano, circondata da quadri preziosissimi, mangiando sempre le stesse cose, prigioniera della pazzia di cui tutti sono a conoscenza. Se si aggiunge che il valletto ha strani comportamenti, che in casa esplode una bomba lanciata dall’esterno e che nella galleria apposita arrivano a rotazione dei quadri inviati dalla signora Sewell, la fantasia di Martha non può mettersi in moto. Proprio aiutata dal valletto Alphonse, un italiano che si finge francese, ex insegnante di latino e greco immigrato da poco, scopre le storie dei miti che sono raffigurati nei quadri e ne coglie il significato: sono messaggi inviati da Rose Sewell per denunciare la propria prigionia e l’avvelenamento a cui è lentamente sottoposta.

Laura Marx Fitgerald trova posto per descrivere grandi biblioteche e collocazioni Dewey, per parlare delle Metamorfosi di Ovidio e del melting pot della società newyorkese dell’epoca, per dire di cinema, di politica, di lotta di classe e di affermazione del ruolo della donna; racconta la storia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, regalandosi la licenza di dare un fratello a Vanzetti per potergli dare un ruolo di primo piano (e a me, che dalla terra di Vanzetti vengo, ciò è particolarmente caro). L’affresco dell’epoca, la fotografia che ne nasce è dettagliata e viva, ribolle di fermenti rivoluzionari e di scoperte: per Martha la verità sul proprio amato papà, su come vanno le cose nel mondo e su com’è la sua città fuori dal quartiere in cui vive.

L’autrice è abilissima non solo a dare mille informazioni e ad approfondire su arte e letteratura, ma ancora una volta disegna un personaggio anziano assolutamente verosimile e fantastico: se nel precedente romanzo era il nonno della protagonista, qui è Martha stessa che accoglie il lettore alla soglia delle cento candeline, parlando in modo caustico, veritiero e imperdibile della sua condizione di vecchia. Sempre lei del resto, dichiara di aver imparato che se si chiede la verità ad un adulto si ottiene di solito una storia; lei vuole raccontare la verità sui fatti a cui ha preso parte; ne fa nascere un splendida storia di verità che non potete far mancare ai lettori amanti di misteri e di colpi di scena.

Il sito dell’autrice dove è possibile vedere insieme alcuni dei quadri “prestati” alla galleria di Rose, quelli che usa per tramettere messaggi a Martha, e saperne di più in personaggi e immagini degli anni Venti.

Laura Marx Fitzgerald, La galleria degli enigmi (trad . di Maria Concetta Scotto di Santillo), Fabbri 2017, 268 p., euro 15,90

Il sogno di Youssef

30 Apr

YOUSSEF coverAspettavo da tempo un libro così, meraviglioso e toccante già nella dedica iniziale: “A tutti i bambini che scappano dai buchi neri delle guerre dei grandi. Ai loro sogni appesi tra cielo, terra e mare”. Basterebbe solo questo, forse. Ma Isabella Paglia ci regala un testo poetico, prima duro e poi dolce, più rarefatto nella parte finale. Lo accompagnano illustrazioni bellissime, nel racconto di un dettaglio dove si condensa la disperazione, nella coralità di eventi più grandi che i bambini subiscono senza comprendere.

È un libro per i nostri piccoli, certo. Ma non lascerei al riparo gli adulti, bisognosi, loro sì, di una “storia” reale per tornare a commuoversi.

Già sotto il titolo, pagina iniziale, il dettaglio di una ciabattina da bimba, come le tante, troppe, viste al tg, nella cronaca dell’ennesimo naufragio. L’amicizia tra due bambini, interrotta dalla guerra e dalla partenza di lei. Maryam e Youssef, sognatori di mare e avventure. Il mare lo vedono la prima volta quando arriva a separarli. Sebbene abbia il ritmo di una ninna nanna, non è benevolo, ma misterioso e scuro.Per chi resta cadono le bombe, portando lutti e disperazione. Di Maryam non si sa più nulla, ma Youssef coltiva ogni giorno il sogno di riabbracciarla. Da qui in avanti il libro abbandona la cronaca e diventa una favola, irreale, certamente, un sogno con un risveglio in cui i desideri si avverano.

L’immagine dell’abbraccio alla conclusione del libro dovrebbe campeggiare in ogni scuola, biblioteca, asilo. Semplicemente due bimbi che si stringono, dopo aver visto l’inferno. L’empatia più vera, quella che si è persa tra burocrazie, calcoli di quote, costruzione di muri.

Il sito di Isabella Paglia; il blog di Sonia ML Possentini.

Isabella Paglia – ill. Sonia MariaLuce Possentini, Il sogno di Youssef, Camelozampa 2016, 32 p., euro 15

Amali e l’albero

25 Apr

amali e l'alberoDi fronte alle pagine di questo albo subito ti perdi nelle illustrazioni di Paolo Domeniconi, nei suoi blu, nelle ombre, nelle sfumature scure che regala al cielo della notte e al mare profondo. E nei gesti e nelle posture umane che il suo tratto regala all’albero protagonista, piegato dalla nostalgia e dal dolore, chinato in ascolto verso Amali, dritto “in piedi” verso il cielo.

L’albero vaga alla ricerca delle radici perdute e solo una bambina ascolta e risponde al suo dolore: Amali conosce la tristezza dell’albero, gli è prossima quasi inconsciamente; anche lei ha lasciato le sue radici lontane, nel Paese che ha abbandonato insieme ai genitori, salendo su un barcone. Cambiano i paesaggi, il clima, la lingua; cambia anche la paura. Rimane l’invito che il padre le rivolgeva sulla barca e che lei ripete all’albero, di guardare sempre in alto, guardare il cielo che abbraccia tutti i Paesi del mondo.

Un albo che verrà apprezzato da molti in primo luogo per l’argomento trattato, ma così scopriranno un libro bello a partire proprio dalle illustrazioni che ne sono il punto di forza.

Il sito di Paolo Domeniconi.

Chiara Lorenzoni – Paolo Domeniconi, Amali e l’albero, EDT Giralangolo 2016, 28 p., euro 15

Montreuil 2015 /2

9 Dic

eux-c-est-nousIn occasione del Salone di Montreuil, l’editoria francese per ragazzi ha dato prova di intelligenza e unità con la pubblicazione di Eux, c’est nous (Loro, siamo noi), un testo di Daniel Pennac, illustrato da Sege Bloch per dare voce ai rifugiati e fermare l’attenzione su di loro. Più di quaranta editori hanno scelto di lavorare insieme per offrire una riflessione sui migranti e sui rifugiati, per fermare il proprio pensiero e aprire non solo gli occhi, m anche il cuore. Accanto all’appello di Pennac, una serie di otto schede che fanno in breve il punto su uno degli aspetti che si possono prendere in considerazione,partendo da un’acrostico basato proprio sulla parole “réfugiés”: rifugiato, estraneo/straniero; frontiera; urgenza; guerra; immigrazione; economia; solidarietà.

Venduto da ogni casa editrice che ha partecipato al progetto al prezzo di 3 euro, il ricavato viene versato a La Cimade, un’associazione nata nel 1939 per aiutare le persone che cambiano Paese a causa della guerra e che si occupa dell’accoglienza e della difesa degli stranieri e dei richiedenti asilo in Francia. Come ricorda Pennac, infatti, è lungo l’elenco di persone che solo nel ventesimo secolo sono arrivate in Francia da altri Paesi e hanno contribuito a rendere tale la Francia di oggi.

L’invito allora è di fare un giro, almeno un tour virtuale, al Museo della Storia dell’Immigrazione che ha sede presso la Porte Dorée. Ve ne avevamo già parlato in un post del 2013, quando si tenne la bella mostra su fumetto e immigrazione. Torniamo ad invitarvi non solo perché l’allestimento permanente rimane di grande effetto anche dopo i recenti cambiamenti, ma per due altri motivi. Innanzitutto perché fino al 29 maggio 2016 si tiene la mostra Frontières, sui limiti e sui loro limiti, come dice bene il sottotitolo che la accompagna. Dentro ci trovate riflessioni e testimonianze sul concetto di frontiera e sulle frontiere nel mondo, sui muri, su quelle vicine a noi (Modane, tanto per dirne una e per pensare a come piccoli paesi alpini si siano trasformati una volta scelti come sede di frontiera); ci trovate anche un commovente video in cui Tomi Ungerer parla della sua infanzia in Alsazia e, attraverso il racconto della sua vita famigliare e scolastica, dei suoi quaderni e delle sue illustrazioni, ripercorre la fatica e lo spaesamento della perdita di una lingua (il francese) con l’occupazione tedesca e poi successivamente dell’alsaziano, proibito al ritorno dei francesi, ma anche lo choc del rogo dei libri e la figura straordinaria della madre. Qui trovate le parole della mostra, qui le risorse extra.

Il secondo sorprendente motivo è la Galleria dei Doni recentemente inaugurata: il Museo ha chiesto a immigrati in Francia o ai loro discendenti di regalare una storia e un oggetto che potessero costruire un percorso visivo, intimo e narrativo. Sono contemplate tutte le diverse ondate migratorie che nel corso degli ultimi centocinquanta anni hanno interessato la Francia: persone di nazionalità diverse narrano la loro epopea, il loro spaesamento, la loro ricerca di integrazione senza perdere le radici; narrano di smarrimento, ma anche di orgoglio, di scelte e di nuove occasioni. Narrano di quotidianità ed è questa la chiave che rende prossimo, reale e concreto fino alla commozione tutto quel che vi è contenuto. Il percorso è rintracciabile anche nel catalogo della galleria, che potete procurarvi on line oppure direttamente sulla pagina del sito che ospita i diversi doni.

Immagina di essere in guerra

11 Apr

Immagina di essere in guerra - Janne TellerSe oggi in Italia ci fosse la guerra… tu dove andresti?

Inizia così il libro di Janne Teller, illustrato da Helle Vibeke Jensen, datato 2001 e riadattato per l’Italia nel 2014.

Il racconto dell’autrice di Niente è costruito sul ribaltamento totale dei punti di vista comuni. Se oggi in Italia, come sta accadendo ed è già accaduto in molti paesi nel mondo, un regime nazionalista salisse al potere e tu fossi, come milioni di persone ridotto a minoranza, costretto a emigrare per sopravvivere, cosa faresti? Come ti comporteresti? Il libro invita a calarsi nei panni degli altri, o meglio ad entrare proprio nella pelle e nelle ossa delle persone costrette a fuggire dalle loro terre, per guerre e lotte che non hanno voluto, persone che soffrono doppiamente per aver abbandonato la loro casa e per non essere accolti nel luogo in cui vanno a vivere, ma a stento tollerati. Sono guardati con sospetto, con odio, additati come causa di tutti i mali.
Non è un racconto politico, è un racconto umano, un invito all’immedesimazione totale, non facile e non indolore. Ma necessaria per poter davvero cercare di comprendere tutte le genti che stanno varcando in nostri confini, territoriali e mentali, per cercare di andare al di là delle barriere erette sull’ignoranza e sulla paura. E’ un invito alla comprensione, all’empatia di cui c’è davvero molto bisogno.

Il libro fa parte della rosa dei candidati al premio Andersen nella fascia oltre i 12 anni.

Janne Teller, Immagina di essere in guerra (trad. M.V. D’Avino), ill. Helle Vibeke Jensen, Feltrinelli 2014

Albert il toubab

9 Giu

toubab

Pubblicato nel 2008, questo romanzo breve raccoglie gli echi delle proteste di piazza che i roghi nelle periferie parigine, presto estesisi anche ad altre città francesi. A guardare il riverbero delle fiamme, con un po’ di pregiudizio nei confronti degli immigrati che in quelle zone vivono e con la tendenza a fare di tutt’erba un fascio, è Albert, tranquillo pensionato che abita invece in una villetta in un quartiere confinante. Vive solo, dopo la morte della moglie che al contrario di lui frequentava quelle periferie aiutando gli immigrati nelle pratiche burocratiche e organizzando corsi di francese. Conoscendo il marito si è premurata di procurargli a sua insaputa un aiuto domestico: una donna senegalese viene ogni mattina a cucinare e sistemare la casa. Il sospettoso Albert sarà preso in contropiede quando la donna, ricoverata per qualche giorno in ospedale, gli affiderà la figlia di nove anni. Memouna scoprirà allora che anche Albert è un immigrato: cinquant’anni prima è arrivato dal Portogallo e ha vissuto sulla sua pelle le difficoltà dell’integrazione e il dolore della vita.

Ma Albert è francese e per spiegare la sua storia e il suo senso di appartenenza alla patria porta Memouna e i suoi amici al Musée de l’historie de l’immigration che si trova al Palais de la Porte Dorée e di cui vi avevamo parlato qui a proposito della mostra su fumetto e immigrazione. Se pensate di fare un salto a Parigi, mettetelo nel programma della vostra visita: l’allestimento permanente, intitolato Repères, merita la giornata: proprio come i protagonisti del romanzo, potrete camminare tra le teche che contengono gli toguooggetti donati da immigrati, ascoltare le loro testimonianze, salvare le frasi che vi colpiscono di più, passare tra manifesti, musiche, schermi interattivi tra le nove sezioni in cui si snoda il percorso e che si occupano del significato dell’emigrare attraverso appunto oggetti e testimonianze delle persone che ne hanno fatto un legame con la terra d’origine; attraverso il racconto dell’evoluzione della legge, della partecipazione dei migranti alla storia della Francia (alle guerra, alle Resistenza, alle lotte sindacali), dello sport come modo di emergere, delle logiche (spesso illogiche) urbane che vanno a delinearsi, delle modifiche che si verificano a livello linguistico. Potrete visitare anche la luminosa mediateca e  la galleria dei doni, dove chiunque può portare fotografie, oggetti di famiglia o legati alla professione, archivi che testimonino un aspetto dell’immigrazione. Ad accogliervi, un barcone di migranti reinterpretato da Berthélémy Toguo.

L’illustrazione di copertina è di Francesca D’Ottavi. Il sito dell’autrice.

Yaël Hassan, Albert i toubab (trad. di Anthi Keramidas), Lapis 2014, 141 p., euro 10

Montreuil 2013 / 1 – Bande dessinée et immigration

1 Dic

Apriamo i resoconti dei giorni del Salon du livre et de la presse jeunesse di Montreuil con un annesso e connesso: la mostra Albums. Bande dessinée et immigration 1913-2013, allestita al Palais de la Porte Dorée (12ème), ideata sulla scorta dell’idea che il fumetto sia un linguaggio riconosciuto che può parlare di qualsiasi tema in modo accessibile a tutti. Il percorso segue un andamento cronologico che si sviluppa però attraverso temi diversi: aperta dalla figura di George McManus e chiusa da Shaun Tan con una parete intera occupata dai volti disegnati per “L’approdo”, ripercorre non solo il tema dell’immigrazione nelle storie, ma sottolinea anche la condizione di immigrati di molti illustratori. Si viaggia così su un binario doppio – le storie e chi le crea – attraverso tavole originali, video, attività ludiche che invitano a scoprire particolari nascosti non solo ai piccoli visitatori ma anche agli adulti, curiosità, vetrine che affiancano particolari della vita privata dell’autore a particolari delle sue tavole, pensando a quel che scrisse Reneé Goscinny: “J’aime beaucoup les étrangeres, j’ai longtemps été étranger moi-même” e ripercorrendo le condizioni di sans-papiers, i visti negati, l’essere additati come diversi che molti di questi autori hanno vissuto sulla propria pelle. Insomma, una mostra di storie Storie di autori di origini algerine, italiane, senegalesi, vietnamite, portoghesi; storie dei loro genitori, dei loro nonni.Storie reali che si mescolano alle storie immaginate nei fumetti. Per raccontare di chi si muove e muove la storia.

Il catalogo merita di essere sfogliato, studiato, riletto: Albums des histories dessinées entre ici et ailleurs. Bande dessinée et immigration 1913-2013, sous la direction de Vincent Marie et Gilles Olliviers, Futuropolis-Musée de l’histoire de l’immigration 2013, 191 p., euro 26.

La mostra è allestita all’interno del percorso permanente del museo, intitolato “Repères”, che illustra due secoli di storia dell’immigrazione in Francia (tanto per capirci, circa dal massacro di Aigues Mortes del 1893 ai giorni nostri), offrendo uno scenografico, interessante allestimento che attraversa nove aree differenti, occupandosi del significato dell’emigrare attraverso oggetti e testimonianze delle persone che ne hanno fatto un legame con la terra d’origine; attraverso il racconto dell’evoluzione della legge, della partecipazione dei migranti alla storia della Francia (alle guerra, alle Resistenza, alle lotte sindacali), dello sport come modo di emergere, delle logiche (spesso illogiche) urbane che vanno a delinearsi. Il tutto avvicinando fotografie, filmati, oggetti esposti e appesi (un soffitto pieno di utensili da cucina delle varie provenienze, ad esempio), manifesti, canzoni, schermi interattivi dove giocare con le parole per capire come le migrazioni modificano la lingua.

La mostra, aperta fino al 27 aprile 2014 è un’ottima occasione per scoprire questo museo, la cui facciata porta scolpiti i volti e i frutti della terra e del mare di tutto il mondo, ma anche la mediateca luminosa ed ospitale e la galleria dei doni, dove chiunque può portare fotografie, oggetti di famiglia o legati alla professione, archivi che testimonino un aspetto dell’immigrazione. Intanto visitate il ricco sito. Imperdibile l’opera di Barthélémy Toguo che accoglie i visitatori nell’ingresso.

N.B.: oltre gli originali in mostra, lungo gli spazi sono diseminati originali sedute di legno dove fermarsi, ciascuna con uno spazio a lato dove chi si siede trova uno o due libri da sfogliare. Poi nell’ultima sala trovate questo contenitore rosso con coperchio; una soluzione per mettere comunque tutti gli albi a disposizione, che a noi è piaciuta molto: si segnala che i volumi dentro la scatola sono “suscettibili di urtare la sensibilità di un pubblico giovane”.

Yusdra e la città della sapienza

2 Set

Più riguardo a Yusdra e la città della sapienza

Yusdra è in seconda media, è in Italia solo da tre anni ma parla molto bene l’italiano, anzi è la sua materia preferita, grazie anche a un’insegnante particolare che sa “vedere” i propri alunni. Ha un’amica del cuore, Bea, e un compagno di scuola che l’apostrofa in modi diversi (da “schiava negra” a “Africa”, tanto per capirci). Yusdra è berbera, è cresciuta in una tribù accanto a una nonna che la chiamava “capretta” e che le raccontava la sua storia, una bambina nata sotto una pianta di datteri, un segno che la nonna aspettava. Ma la nonna l’ha tradita – così lei pensa – e a nove anni l’ha mandata a vivere in Italia, coi suoi genitori che per anni ha creduto morti, in un posto dove c’è la nebbia e dove, alla Festa degli Alberi,  il sindaco non ha di meglio che pronunciare un discorso su come chi viene da fuori debba abituarsi “alle nostre regole”. E Yusdra risponde a tono, davanti a tutti, proprio come vorrebbe fare ogni giorno col suo compagno.

Yusdra si sente fuori posto, vorrebbe la saggezza della nonna e del deserto per capire, soprattutto di fronte ai comportamenti misteriosi dei suoi genitori, ma non è la sola: anche Bea, anche Marco, che sono in classe con lei, non si sentono a loro agio in famiglia. Così, con l’occasione della gita scolastica a Genova e complice una cugina rientrata da qualche mese nel Paese d’origine, i tre progettano una fuga fino a Tangeri e poi nel deserto. Attrezzandosi, pianificando, ma non tenendo conto ovviamente degli imprevisti, dei pericoli e degli ospiti inattesi che tocca portarsi dietro.

La città della sapienza, con le sue pergamene, i libri, i segni scritti e illustrati nei millenni è ispirata a Chinguetti, in Mauritania, una delle “biblioteche del deserto”: qui trovate alcune suggestive immagini scattate dal fotografo Remi Benali. L’illustrazione di copertina è di Paolo d’Altan.

Daniela Morelli, Yusdra e la città della sapienza, Mondadori 2013, 284 p., euro 15

Rosi e Moussa

23 Lug

Più riguardo a Rosi e Moussa

Una bambina e una donna si tengono per mano davanti alla porta di un palazzo, lo sguardo rivolto verso l’alto. Sono Rosi e la sua mamma che guardano la loro nuova casa, la loro nuova vita. La ragazzina è convinta che non si farà mai neanche un amico, in quella periferia che sembra un’altra città, in quel palazzo così grande, tra quei vicini così scontrosi. Invece arrivano due occhi grandi e curiosi sopra un cappotto troppo grande: è Moussa, tanti fratelli, inclinazione all’avventura e un cane che miagola (perché è un gatto, ma lui desidera talmente un cane da esser disposto a far finta e a tenere il felino al guinzaglio). Rosi non è di molte parole, elude le domande, talvolta non risponde, ma Moussa non demorde e la coinvolge in una sfida, il miglior modo per diventare amici: salire sul tetto del palazzo, cosa assolutamente proibita. Tra paura e ingegno, fortuna e incastri del caso, una piccola avventura senza uscire da casa ma che permette di guardare lontano e di non sentirsi soli.

Romanzo breve illustrato lungo tutto il testo: una buona misura per i lettori delle classi di mezzo della scuola primaria e per fare gioco anche sul “visivo” e sulla lettura delle immagini che accompagnano il racconto quasi l’illustratrice fosse lì accanto a te che leggi, quasi tu leggessi ad alta voce e lei riempisse di schizzi i bordi della tua voce.

Il libro è il primo di una serie che, in originale, conta per ora tre titoli: contiamo sulla pubblicazione dei successivi.

Il blog dell’illustratrice; a proposito del suo lavoro, un post su “Lo spazio bianco”.

Michael De Cock e Judith Vanistendael, Rosi e Moussa (trad. di Laura Pignatti), Il Castoro 2013, 90 p., euro 12,50