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Bambini nel mondo

9 Mar

Si intitola “Bambini nel mondo” la nuova collana di Giralangolo e ci sembra di buon auspicio, perché sono libri per i bambini che vanno e andranno nel mondo, per i bambini (e i loro adulti) che si guardano intorno e si fanno domande. I quattro albi illustrati parlano di temi grandi come l’immigrazione, la povertà, il razzismo, i conflitti globali: parole “grosse” e scenari complicati che vengono resi a misura di una lettura da fare da soli oppure insieme, resi più vicini dal testo che si rivolge direttamente a chi legge e cerca di interloquire anche con i suggerimenti di approfondimenti on line e altrove (altri testi, altre informazioni da cercare in libreria, in biblioteca) che si trovano a fine volume.

I libri hanno il pregio di aiutare i bambini, e prima di loro sicuramente i grandi a cui si rivolgono chiedendo spiegazioni, a trovare le parole per dire, per riflettere su quel che si coglie in tv, sui media, nelle conversazioni. Si spiega allora la situazione dei rifugiati e l’iter che seguono per essere riconosciuti; si parla di conflitti grandi e piccoli, di forme di razzismo quotidiane, di cosa può determinare la povertà di una famiglia. Si invita a fare: a pensarci su, a farsi un’idea, a essere cittadini attivi nel proprio intorno.

In cosa a questa settimana dove molti si sono interrogati – probabilmente più del solito – su come la pensano le persone intorno e su cosa – paura, rabbia, modo di guardarsi intorno – porti a certi scenari politici, questi libri ci sembrano validi strumenti per provare a guardare insieme ai bambini cosa succede nel mondo, per parlarne e per confrontarsi e così continuare a crescere insieme, nel rispetto, nel confronto.

Tutti e quattro sono illustrati da Hanane Kai.

Ceri Roberts – Hanane Kai, Il razzismo e l’intolleranza (trad. di Anselmo Roveda), EDT Giralangolo 2018, 32 p., euro 13,50

Louise Salisbury – Hanane Kai, I conflitti globali, (trad. di Anselmo Roveda), EDT Giralangolo 2018, 32 p., euro 13,50

Louise Salisbury – Hanane Kai, I rifugiati e i migranti, (trad. di Anselmo Roveda), EDT Giralangolo 2018, 32 p., euro 13,50

Louise Salisbury – Hanane Kai, La povertà e la fame, (trad. di Anselmo Roveda), EDT Giralangolo 2018, 32 p., euro 13,50

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Di qua e di là dal mare

23 Feb

Nel 2012, Carlo Marconi pubblicava per Emme edizioni Lo stato siamo noi, una raccolta di rime sui dodici primi articoli della Costituzione italiana, nati dal lavoro in classe con i suoi alunni della scuola primaria. Anche questa volta, lo spunto viene dal confronto in classe e, ancora una volta, la filastrocca diventa la forma scelta per rendere più vicino un tema sempre e sempre più quotidiano. Sono ventuno, una per ogni lettera dell’alfabeto, come la parola che dà il titolo a ciascuna, messe in fila come a voler dare un ordine, a cercare un filo anche tra lo scombussolamento che certe immagini creano, che certe domande provocano. Ci sono rime baciate e alternate; riflessioni intorno a parole come casa, lingua, barcone e zattera; ci sono soprattutto le illustrazioni di ventiquattro artisti differenti, a dire l’importanza della diversità e a fare di questo volume anche un catalogo di stili e di visioni. Verso il fondo c’è una doppia pagina illustrata da Gianni De Conno che, dalla sua assenza, illumina ancora una volta l’opera a cui viene accostato: c’è un faro acceso nel suo disegno ed è significativo che stia al fondo, dopo la zeta, dopo che tutto si è detto e non servono più parole, ma un rassicurante fascio di luce.

Come la precedente, anche questa raccolta di filastrocche servirà probabilmente come spunto per molti lavori in classe.

Carlo Marconi, Di qua e di là dal mare. Filastrocche migranti, Edizioni Gruppo Abele 2018, 80 p., euro 12

Bruciare la frontiera

6 Feb

Premessa: questo libro è costruito su e intorno a luoghi, storie e persone che hanno fondato e fondano quel che sono. Appena aperto, rivela una cartina: è segnata la Val Roya, la valle francese che da Ventimiglia sale al Colle di Tenda, poi le vallate occitane italiane con alcuni punti essenziali in territorio cuneese come il Col Ciriegia e quello delle Finestre, Borgo San Dalmazzo, il colle della Maddalena e ben più su, ormai in provincia di Torino, Bardonecchia e la Valle Stretta (potrebbero starci anche Nevache e Briançon giusto al di là del confine e credo siano luoghi di cui avete sentito parlare, ultimamente). Quei luoghi lì, tra Roya e vallate cuneesi, sono casa, dove sono nata e molte delle storie che il libro cita, prime tra tutte quelle degli ebrei che nel settembre 1943 da Saint-Martin-Vésubie cercarono salvezza in Italia, quelli che si salvarono e quelli che li salvarono, quelli internati nel campo di Borgo e partiti sui carri bestiame verso Fossoli, ecco quelle storie fanno parte del quotidiano perché sono nipote di una delle persone che ha lavorato per anni per portarle a conoscenza e, col tempo, sono diventate in qualche modo storie di famiglia, per quel meccanismo che ti fa sentire prossimo e caro chi la cui vita ti è affidata per farne memoria. Cammino sovente sui sentieri di Grimaldi e de La Mortola, sulla riga di confine affacciato sul mare tra Ventimiglia e Mentone, quei sentieri che gli ebrei percorrevano per cercar salvezza durante la Seconda Guerra mondiale e che oggi tanti immigrati tentano (e se uno si chiama da sempre Passo della Morte non è a caso): sono i sentieri dei contrabbandieri e dei passeurs, quelli che Francesco Biamonti sapeva a memoria e che ha messo nei suoi romanzi. So la storia della Valle Roya, italiana e poi francese; di un paese come Briga diviso in due Stati diversi e in tre province differenti, dividendo le famiglie, i campi, i pascoli e le greggi. So gli occhi a capocchia di spillo e la forza di Cédric Herrou, il contadino di Breil, da mesi accusato dallo Stato francese per il suo aiuto ai migranti insieme all’associazione Roya Citoyenne che prende parte in Val Roya e ormai non solo più lì; so la vista sul mondo che Enzo guarda da Grimaldi Superiore; so le meraviglia della Valle delle Meraviglie e non è un bisticcio di parole. So anche di quella curva subito dopo Fanghetto, dove la valle si fa Francia e dove c’è il posto di blocco della gendarmerie che rallenta le auto in salita dal mare: devo avere la faccia da contrabbandiera visto che ogni volta mi fermano; non chiedono documenti, ma sempre e solo di aprire il cofano. Sempre.

Sono cose mie, insomma.

Ecco allora, questo è lo sfondo di un romanzo che parla di ragazzi che cercano di passare il confine: Fra e Kappa camminano sui sentieri intorno al confine rifacendosi a storie di anni precedenti, guidati da una lettera del nonno che parla di una sua esperienza che ha a che fare con l’emigrazione in altri anni ; Abdullah dalla Tunisia cerca di arrivare in Francia dove Céline, conosciuta on line, lo aspetta, anzi viene a cercarlo (in motorino per tutta la Val Roya e poi sulla Maddalena, ragazza, parbleu!). Le loro storie raccontano dei poliziotti alla frontiera, di quelli che battono le carrozze dei treni che oltrepassano i confini, dei cartelli in più lingue che chiedono ai migranti di non provare a arrampicarsi sopra i convogli o ad avventurarsi nella neve pena il rischio di rimanere fulminati o assiderati; raccontano di speranze, dignità umana, storia che si ripete nel tempo e che rende ancora più assurda la cronaca quotidiana dell’oggi. Un libro che fa testimonianza della realtà.

Però, visto che cerchiamo di essere onesti, lo diciamo: come il precedente dello stesso autore, questo è un romanzo costruito per parlare di certi temi e per metterci gli echi storici (il memoriale di Borgo, Cédric, i passeurs della Val Susa di tanti anni fa, il campo di Ventimiglia, i migranti ai Balzi Rossi e via così). Per cui vi può dare, come il precedente appunto, spunti per affrontare questo tema, al di là della valenza narrativa che ha in sé. Se poi cercate altre esperienze e leggete in francese vi consiglio Passeur di Raphaël Kraft, in cui il giornalista francese ripercorre coi migranti i sentieri tra Mentone e Ventimiglia. E poi di andarvi a rileggere Biamonti, in particolare “Vento largo”, con Varì che riprende a fare il passeur e elenca i “suoi” migranti: “Non abbiamo mai lasciato nessuno di qua del confine”.

Di certo ce n’è, anche in questo romanzo, per iniziare una riflessione sul confine, su quel che significa un tratto che ha senso geograficamente, su cosa vuol dire invece per chi ci vive intorno e lo attraversa normalmente, legalmente, per andare a scuola, al lavoro e non lo sente. Né nella lingua né nelle persone né nei luoghi. Crescere in terra di confine (soprattutto qui, dove la lingua unisce) significa anche questo: sapere che quella linea geografica non apparitene al sentire quotidiano e che gli elicotteri che lo pattugliano, braccando chi lo passa, suonano assurdi.

Carlo Greppi, Bruciare la frontiera, Feltrinelli Up 2018, 169 p., euro 13

Clandestino

18 Ott

Colfer e Donkin, con Giovanni Rigano, hanno già lavorato insieme all’adattamento a fumetti di Artemis Fowl; qui invece danno corpo a una nuova storia, che prende spunto da tante voci e tante storie diverse , da ricerche e interviste sul campo che convergono nella singola storia di Ebo per dare un volto a chi affronta il deserto, il mare, il rovesciamento dei barconi pur di arrivare in Europa. Ebo ha dodici anni e vive in un villaggio del Ghana, ha una voce splendida per cui è noto a tutti, e un fratello che improvvisamente scompare: è partito per raggiungere l’Europa, dove vive la sorella di cui non hanno più notizie. Ebo non ci sta a rimanere solo ad aspettare e così raggiunge Agadez senza perdere la speranza di trovare Kwame: viene premiato e insieme i due partono. Il racconto procede per capitoli in cui Ebo – mentre è in mare su un gommone, poi su una nave più grande – torna indietro col ricordo e ripercorre la strada, le difficoltà, gli imprevisti, le fortune e le persone che ha incontrato. Gli autori riescono così a dare uno spaccato di storie diverse, di tanti tipi di speranza e di obiettivi e di un catalogo di destini: famiglie divise, persone che cadono dal camion che non si ferma a riprenderle, scafisti, trafficanti di uomini, motori che si fermano, barche che si rovesciano, vite salvate e vite affondate.

Il risultato è un racconto credibile che permette al lettore di avere di fronte tante testimonianze vive, una narrazione-documentario che ha dalla sua la forza dell’immagine e del fumetto, che sceglie di essere minimo (solo l’essenziale, nei dialoghi e nei pensieri di Ebo) e per questo vincente.

Eoin Colfer – Andrew Donkin – ill. Giovanni Rigano, Clandestino (trad. di Tommaso Varvello), Mondadori 2017, 140 p., euro 14

Il re del cielo

5 Lug

In questo libro c’è una storia detta dal testo e poi ci sono altre storie che si intrecciano per rimandi vari: c’è un bambino innanzitutto che vive in Inghilterra e che prova grande nostalgia per l?italia, suo Paese d’origine, di cui gli mancano il sole, le fontane e il profumo di vaniglia del gelato della nonna. Non si sente a casa in un posto che gli pare estraneo nei colori e che sente lontano perché la lingua è differente. Poi c’è il signor Evans che allena i piccioni a percorrere distanze sempre più lunghe, che li iscrive alle gare e che punta su “re del cielo”, convinto che diventerà un campione grazie all’energia e alla potenza delle sue ali. C’è la storia di questo piccione, capace di volare da Roma fino a casa; quella del bambino che sta cercando un posto suo; quella del signor Evans che ha lavorato per anni in miniera e adesso adora guardare verso il cielo; c’è la difficoltà di ambientarsi in un posto nuovo e di sentirlo proprio; c’è l’accenno al ruolo dei piccioni viaggiatori in guerra come portatori di messaggio. Ci sono storie che si intrecciano, come nel volo degli uccelli, nelle traiettorie che disegnano in alto, tenendo sempre fissa la direzione.

Il testo è di Nicola Davies di cui i lettori conoscono molti libri divulgativi editi principalmente in Italia da Editoriale Scienza e che, in questo caso, ci dà prova della propria versatilità per altro testimoniata (lo potete vedere dal suo sito) dalle diverse opere narrative di cui è autrice. La natura, come l’illustrazione diventano parti integranti di una storia: le matite di Laura Carlin regalano contorni, particolari, paesaggi; danno voce a quel che intorno intorno al protagonista, intorno al volo. A proposito dell’illustratrice, non perdetevi le sue ceramiche: fate scorrere la vetrina fotografica e beatevi!

Il testo è in stampatello maiuscolo.

Nicola Davies – ill. Laura Carlin, Il re del cielo (trad. di Sara Marconi), Lapis 2017, 56 p., euro 14,50

La galleria degli enigmi

20 Mar

Ho apprezzato molto, lungo e non felice titolo dell’edizione italiana a parte, L’incredibile caso dell’uovo e del Raffaello scomparso edito da Fabbri due anni fa; ora un nuovo romanzo della stessa autrice ripropone gli azzeccati ingredienti del precedente: una approfondita conoscenza della storia dell’arte, in particolare pittorica, una protagonista divertente e intraprendente, un’ottima ambientazione storica. Se nel primo libro il lettore camminava nella New York contemporanea con rimandi al periodo della Seconda Guerra Mondiale, qui c’è la Grande Mela del 1928 e del 1929, con il fermento sociale, l’immigrazione, i contrasti politici (si è in piena campagna elettorale per l’elezione a sindaco che vedrà trionfare Hoover).

La dodicenne Martha vive con la madre e due fratelli gemelli, il padre sempre in giro per i suoi spettacoli di vaudeville; è una ragazzina dalla risposta pronta, curiosa, ma anche attenta e piena di domande e non riesce a tenere a freno la lingua nella scuola rigidamente cattolica che frequenta. Ha una certa tendenza a combattere gli stereotipi e i ruoli di genere, cominciando dalle questioni bibliche che la sua insegnante sottopone alle allieve e il suo costante contraddire – a ragione peraltro – le costa l’espulsione. La madre le prefigge un duro ingresso nel mondo del lavoro e la sistema come lavapiatti nella grande dimora in cui è a capo dei domestici: la casa di Mr. Sewell, proprietario di uno dei maggiori quotidiani, grande sostenitore di Hoover e dell’etica del guadagno. La casa nasconde una sorta di mistero: la signora Sewell, una ricca ragazza che prima del matrimonio ha viaggiato molto e scandalizzato la società statunitense con comportamenti giudicati non adatti a una donna, vive reclusa all’ultimo piano, circondata da quadri preziosissimi, mangiando sempre le stesse cose, prigioniera della pazzia di cui tutti sono a conoscenza. Se si aggiunge che il valletto ha strani comportamenti, che in casa esplode una bomba lanciata dall’esterno e che nella galleria apposita arrivano a rotazione dei quadri inviati dalla signora Sewell, la fantasia di Martha non può mettersi in moto. Proprio aiutata dal valletto Alphonse, un italiano che si finge francese, ex insegnante di latino e greco immigrato da poco, scopre le storie dei miti che sono raffigurati nei quadri e ne coglie il significato: sono messaggi inviati da Rose Sewell per denunciare la propria prigionia e l’avvelenamento a cui è lentamente sottoposta.

Laura Marx Fitgerald trova posto per descrivere grandi biblioteche e collocazioni Dewey, per parlare delle Metamorfosi di Ovidio e del melting pot della società newyorkese dell’epoca, per dire di cinema, di politica, di lotta di classe e di affermazione del ruolo della donna; racconta la storia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, regalandosi la licenza di dare un fratello a Vanzetti per potergli dare un ruolo di primo piano (e a me, che dalla terra di Vanzetti vengo, ciò è particolarmente caro). L’affresco dell’epoca, la fotografia che ne nasce è dettagliata e viva, ribolle di fermenti rivoluzionari e di scoperte: per Martha la verità sul proprio amato papà, su come vanno le cose nel mondo e su com’è la sua città fuori dal quartiere in cui vive.

L’autrice è abilissima non solo a dare mille informazioni e ad approfondire su arte e letteratura, ma ancora una volta disegna un personaggio anziano assolutamente verosimile e fantastico: se nel precedente romanzo era il nonno della protagonista, qui è Martha stessa che accoglie il lettore alla soglia delle cento candeline, parlando in modo caustico, veritiero e imperdibile della sua condizione di vecchia. Sempre lei del resto, dichiara di aver imparato che se si chiede la verità ad un adulto si ottiene di solito una storia; lei vuole raccontare la verità sui fatti a cui ha preso parte; ne fa nascere un splendida storia di verità che non potete far mancare ai lettori amanti di misteri e di colpi di scena.

Il sito dell’autrice dove è possibile vedere insieme alcuni dei quadri “prestati” alla galleria di Rose, quelli che usa per tramettere messaggi a Martha, e saperne di più in personaggi e immagini degli anni Venti.

Laura Marx Fitzgerald, La galleria degli enigmi (trad . di Maria Concetta Scotto di Santillo), Fabbri 2017, 268 p., euro 15,90

Il sogno di Youssef

30 Apr

YOUSSEF coverAspettavo da tempo un libro così, meraviglioso e toccante già nella dedica iniziale: “A tutti i bambini che scappano dai buchi neri delle guerre dei grandi. Ai loro sogni appesi tra cielo, terra e mare”. Basterebbe solo questo, forse. Ma Isabella Paglia ci regala un testo poetico, prima duro e poi dolce, più rarefatto nella parte finale. Lo accompagnano illustrazioni bellissime, nel racconto di un dettaglio dove si condensa la disperazione, nella coralità di eventi più grandi che i bambini subiscono senza comprendere.

È un libro per i nostri piccoli, certo. Ma non lascerei al riparo gli adulti, bisognosi, loro sì, di una “storia” reale per tornare a commuoversi.

Già sotto il titolo, pagina iniziale, il dettaglio di una ciabattina da bimba, come le tante, troppe, viste al tg, nella cronaca dell’ennesimo naufragio. L’amicizia tra due bambini, interrotta dalla guerra e dalla partenza di lei. Maryam e Youssef, sognatori di mare e avventure. Il mare lo vedono la prima volta quando arriva a separarli. Sebbene abbia il ritmo di una ninna nanna, non è benevolo, ma misterioso e scuro.Per chi resta cadono le bombe, portando lutti e disperazione. Di Maryam non si sa più nulla, ma Youssef coltiva ogni giorno il sogno di riabbracciarla. Da qui in avanti il libro abbandona la cronaca e diventa una favola, irreale, certamente, un sogno con un risveglio in cui i desideri si avverano.

L’immagine dell’abbraccio alla conclusione del libro dovrebbe campeggiare in ogni scuola, biblioteca, asilo. Semplicemente due bimbi che si stringono, dopo aver visto l’inferno. L’empatia più vera, quella che si è persa tra burocrazie, calcoli di quote, costruzione di muri.

Il sito di Isabella Paglia; il blog di Sonia ML Possentini.

Isabella Paglia – ill. Sonia MariaLuce Possentini, Il sogno di Youssef, Camelozampa 2016, 32 p., euro 15

Amali e l’albero

25 Apr

amali e l'alberoDi fronte alle pagine di questo albo subito ti perdi nelle illustrazioni di Paolo Domeniconi, nei suoi blu, nelle ombre, nelle sfumature scure che regala al cielo della notte e al mare profondo. E nei gesti e nelle posture umane che il suo tratto regala all’albero protagonista, piegato dalla nostalgia e dal dolore, chinato in ascolto verso Amali, dritto “in piedi” verso il cielo.

L’albero vaga alla ricerca delle radici perdute e solo una bambina ascolta e risponde al suo dolore: Amali conosce la tristezza dell’albero, gli è prossima quasi inconsciamente; anche lei ha lasciato le sue radici lontane, nel Paese che ha abbandonato insieme ai genitori, salendo su un barcone. Cambiano i paesaggi, il clima, la lingua; cambia anche la paura. Rimane l’invito che il padre le rivolgeva sulla barca e che lei ripete all’albero, di guardare sempre in alto, guardare il cielo che abbraccia tutti i Paesi del mondo.

Un albo che verrà apprezzato da molti in primo luogo per l’argomento trattato, ma così scopriranno un libro bello a partire proprio dalle illustrazioni che ne sono il punto di forza.

Il sito di Paolo Domeniconi.

Chiara Lorenzoni – Paolo Domeniconi, Amali e l’albero, EDT Giralangolo 2016, 28 p., euro 15

Montreuil 2015 /2

9 Dic

eux-c-est-nousIn occasione del Salone di Montreuil, l’editoria francese per ragazzi ha dato prova di intelligenza e unità con la pubblicazione di Eux, c’est nous (Loro, siamo noi), un testo di Daniel Pennac, illustrato da Sege Bloch per dare voce ai rifugiati e fermare l’attenzione su di loro. Più di quaranta editori hanno scelto di lavorare insieme per offrire una riflessione sui migranti e sui rifugiati, per fermare il proprio pensiero e aprire non solo gli occhi, m anche il cuore. Accanto all’appello di Pennac, una serie di otto schede che fanno in breve il punto su uno degli aspetti che si possono prendere in considerazione,partendo da un’acrostico basato proprio sulla parole “réfugiés”: rifugiato, estraneo/straniero; frontiera; urgenza; guerra; immigrazione; economia; solidarietà.

Venduto da ogni casa editrice che ha partecipato al progetto al prezzo di 3 euro, il ricavato viene versato a La Cimade, un’associazione nata nel 1939 per aiutare le persone che cambiano Paese a causa della guerra e che si occupa dell’accoglienza e della difesa degli stranieri e dei richiedenti asilo in Francia. Come ricorda Pennac, infatti, è lungo l’elenco di persone che solo nel ventesimo secolo sono arrivate in Francia da altri Paesi e hanno contribuito a rendere tale la Francia di oggi.

L’invito allora è di fare un giro, almeno un tour virtuale, al Museo della Storia dell’Immigrazione che ha sede presso la Porte Dorée. Ve ne avevamo già parlato in un post del 2013, quando si tenne la bella mostra su fumetto e immigrazione. Torniamo ad invitarvi non solo perché l’allestimento permanente rimane di grande effetto anche dopo i recenti cambiamenti, ma per due altri motivi. Innanzitutto perché fino al 29 maggio 2016 si tiene la mostra Frontières, sui limiti e sui loro limiti, come dice bene il sottotitolo che la accompagna. Dentro ci trovate riflessioni e testimonianze sul concetto di frontiera e sulle frontiere nel mondo, sui muri, su quelle vicine a noi (Modane, tanto per dirne una e per pensare a come piccoli paesi alpini si siano trasformati una volta scelti come sede di frontiera); ci trovate anche un commovente video in cui Tomi Ungerer parla della sua infanzia in Alsazia e, attraverso il racconto della sua vita famigliare e scolastica, dei suoi quaderni e delle sue illustrazioni, ripercorre la fatica e lo spaesamento della perdita di una lingua (il francese) con l’occupazione tedesca e poi successivamente dell’alsaziano, proibito al ritorno dei francesi, ma anche lo choc del rogo dei libri e la figura straordinaria della madre. Qui trovate le parole della mostra, qui le risorse extra.

Il secondo sorprendente motivo è la Galleria dei Doni recentemente inaugurata: il Museo ha chiesto a immigrati in Francia o ai loro discendenti di regalare una storia e un oggetto che potessero costruire un percorso visivo, intimo e narrativo. Sono contemplate tutte le diverse ondate migratorie che nel corso degli ultimi centocinquanta anni hanno interessato la Francia: persone di nazionalità diverse narrano la loro epopea, il loro spaesamento, la loro ricerca di integrazione senza perdere le radici; narrano di smarrimento, ma anche di orgoglio, di scelte e di nuove occasioni. Narrano di quotidianità ed è questa la chiave che rende prossimo, reale e concreto fino alla commozione tutto quel che vi è contenuto. Il percorso è rintracciabile anche nel catalogo della galleria, che potete procurarvi on line oppure direttamente sulla pagina del sito che ospita i diversi doni.

Immagina di essere in guerra

11 Apr

Immagina di essere in guerra - Janne TellerSe oggi in Italia ci fosse la guerra… tu dove andresti?

Inizia così il libro di Janne Teller, illustrato da Helle Vibeke Jensen, datato 2001 e riadattato per l’Italia nel 2014.

Il racconto dell’autrice di Niente è costruito sul ribaltamento totale dei punti di vista comuni. Se oggi in Italia, come sta accadendo ed è già accaduto in molti paesi nel mondo, un regime nazionalista salisse al potere e tu fossi, come milioni di persone ridotto a minoranza, costretto a emigrare per sopravvivere, cosa faresti? Come ti comporteresti? Il libro invita a calarsi nei panni degli altri, o meglio ad entrare proprio nella pelle e nelle ossa delle persone costrette a fuggire dalle loro terre, per guerre e lotte che non hanno voluto, persone che soffrono doppiamente per aver abbandonato la loro casa e per non essere accolti nel luogo in cui vanno a vivere, ma a stento tollerati. Sono guardati con sospetto, con odio, additati come causa di tutti i mali.
Non è un racconto politico, è un racconto umano, un invito all’immedesimazione totale, non facile e non indolore. Ma necessaria per poter davvero cercare di comprendere tutte le genti che stanno varcando in nostri confini, territoriali e mentali, per cercare di andare al di là delle barriere erette sull’ignoranza e sulla paura. E’ un invito alla comprensione, all’empatia di cui c’è davvero molto bisogno.

Il libro fa parte della rosa dei candidati al premio Andersen nella fascia oltre i 12 anni.

Janne Teller, Immagina di essere in guerra (trad. M.V. D’Avino), ill. Helle Vibeke Jensen, Feltrinelli 2014