Archive | Giovani Adulti RSS feed for this section

Fratelli nella notte

21 Giu

Lo scorso autunno ho tenuto per la Fondazione Revelli una serie di incontri rivolti agli insegnanti della scuola primaria e secondaria sulla Resistenza e le resistenze raccontate nelle pagine di libri per bambini e ragazzi. Avrei voluto avere tra le mani questo libro, e allora lo segnalo qui, come pietra aggiunta a quella bibliografia, alla possibilità di raccontare una pagina di storia attraverso le storie dei singoli e, in questo caso, attraverso una scelta di parole e di ritmo che infonde alla narrazione inusuale bellezza.

Mario è piccolo di statura e fragile di aspetto e allora in brigata i suoi compagni, per prenderlo in giro, gli han affibbiato il nome di battaglia di Tarzan. Ha disertato a suo modo nel 1944 e a modo tutto suo è finito tra i partigiani. Il lettore lo incontra  ferito, mentre aspetta in una grotta, con un compagno cieco, che arrivi il fratello a prenderlo e a provare a salvarlo. Non è stata sua l’idea di chiamare Gianì, quel fratello più vecchio di quindici anni con cui non ha mai diviso nulla se non lo spazio della notte, visto che dormivano nella stessa stanza, parole ben poche, e che adesso ha sposato una fascista e chissà che se ne farà di lui

Si presta ad essere letta ad alta voce, questa storia, con i suoi rimandi nel tempo avanti e indietro. Ci si presta anche perché l’autore l’ha ascoltata – in frammenti diversi, magari tra un silenzio e l’altro – e la ripensa per raccontarla a sua volta, perché i suoi figli sappiano. Si presta ad essere assaporata, nel suo linguaggio scarno e bellissimo, nella scelta delle immagini che fanno le descrizioni: descrizioni fisiche, ma anche del rapporto tra i due fratelli, dei legami di famiglia, della difficoltà del momento  della contingenza dell’andare. Non perdetevi neppure le descrizioni del mondo di quegli anni, del mondo contadino in cui gli unici suoni “erano i muggiti sotto il peso dei giochi e i grugniti degli uomini aggrappati agli aratri. Le poche parole che servivano erano quelle del dialetto e nominavano gli attrezzi da lavoro”. E quando siete arrivati al fondo avrete ancora un angolo di bellezza nella chiusa,  la bellezza cruda che dice della difficoltà di scegliere, dell’infelicità di perdurare nello sbaglio, ma anche del portarsi dentro – sempre e comunque – quel che si è fatto, quel che si è stati nella scelta di un attimo.

Cristiano Cavina, Fratelli nella notte, Feltrinelli 2017, 96 p., euro 10, ebook euro 6,99

persidivista.com

19 Giu

Confesso: ho trovato la prima parte di questo libro di una fatica immane, penso a causa del continuo saltare da un personaggio all’altro nella costruzione di una trama che appare inizialmente più complicata di quel che è, viziata da ricercatezze a cui l’autrice si lascia andare e che possono anche risultare stucchevoli (all’ennesima ripetizione di Marie-Ève e Ève-Marie, nomi di due gemelle, non avete avuto voglia anche voi di gridare?). Poi si entra nel vivo del meccanismo del giallo, sale la tensione (anche se è abbastanza intuitivo individuare il colpevole), c’è più azione e tutto migliora.

In realtà, quel che evidentemente interessa all’autrice non è tanto costruire un giallo, ma piuttosto inserire su una trama di questo tipo l’attenta analisi sulle personalità, sui comportamenti e sui rapporti sociali a cui ci ha ben abituati, in particolare indagando sui legami famigliari e su quel che di sé ciascuno mostra o nasconde. Un altro punto di interesse analizzato è quello dell’utilizzo dei social, come Murail evidenzia anche nel diario che segue il romanzo in appendice, in cui tiene traccia di come siano nati l’idea prima e lo sviluppo poi di questa storia.

La quattordicenne Ruth si registra col nome del padre su un sito che permette di rintracciare i propri compagni di scuola, caricando le fotografie di classe. Su quella che ha scelto lei si vedono il padre e la madre al liceo: si tengono per mano tra i compagni della classe frequentata anche dalla sorella gemella di lei, morta annegata poco dopo. Le persone che si riconoscono però fanno notare uno sbaglio: a tenere per mano Martin non è la madre, ma la zia, sua fidanzata dell’epoca. Si riapre così il passato, tra un nonno che Ruth e sua sorella non conoscono, alcuni ex compagni di classe del padre, un presunto colpevole che in realtà non ha mai commesso l’omicidio, i sospetti mai sopiti e i depistaggi.

Il ritratto che l’autrice fa degli adulti coinvolti è spesso impietoso e crudo; a volte si piega ad accoglierli con la comprensione e la vicinanza che si può avere per le fragilità che finalmente si mostrano, dopo anni di maschere, di bugie, di adattamento a quel che gli altri si aspettano fino al punto di non sapere più essere se stessi.

Marie-Aude Murail, persidivista.com (trad. di Federica Angelini), Giunti 2017, 263 p., euro 14,90, ebook euro 8,99

Gli ottimisti muoiono prima

14 Giu

Petula è una cinica pessimista con un solo credo: a pensar il peggio ci azzecchi sempre. Scontrosa e solitaria, paranoica al limite dell’assurdo, protettiva all’eccesso nei confronti anche dei genitori, la sedicenne sconta in questo modo il senso di colpa che porta dentro. È convinta infatti di aver causato la morte della sorellina, soffocata da un bottone che lei stessa aveva cucito su un costume fatto insieme alla sua migliore amica Rachel. Il dolore e la rabbia che ne è nata hanno fatto sì che rompesse i ponti con l’amico, coi compagni e si creasse una sorta di bolla protettiva da cui esce a scuola o nei casi in cui è obbligata, ad esempio nella partecipazione agli incontri di arteterapia insieme a un manipolo di singolari ragazzi. Finché arriva Jacob, che offre un altro punto di vista: la trova anticonformista e fatalista (diciamo che lui è un gran ottimista, in questo caso!). Jacob ha una mano artificiale, un incidente d’auto ha segnato la sua vita, non compare su nessun social, ha la passione per il cinema e vuole diventare un bravo regista. Sarà proprio un lavoro insieme a scuola a dare il via alla loro complicità, fatta di scontri, parole e silenzi, che coinvolgerà tutto il gruppo di arteterapia, ciascuno dei cui componenti svelerà pian piano se stesso.

Lo stile di Nielsen è sempre estremamente scorrevole, complice anche la traduzione ovvio, si legge speditamente e ti fa venir voglia che tanti altri romanzi abbraccino il lettore con la stessa facilità e con la stessa semplicità parlino della vita. Ancora una volta si ritrova il gioco letterario che l’autrice si diverte a fare anche nei suoi precedenti romanzi: tanti rimandi letterari e tante citazioni di libri, letti dai protagonisti oppure amati quando erano più piccoli, a cominciare da “Nel paese dei mostri selvaggi” fino a “Cime tempestose” che la fa da padrone. Le lettrici affezionate a Harriet apprezzeranno la sintesi che Petula fa di “Professione? Spia!”, recentemente ripubblicato da Mondadori: “Professione? Spia! è soltanto il miglior libro per ragazzi mai scritto nella storia. Louise Fitzhugh ha dato al mondo un genere di protagonista femminile completamente nuovo. Un tipo risoluto, saccente e a volte perfino cattivo”. Complice il padre di Petula e la sua sterminata collezione di vinili, a questo giro si aggiungono tante chicche musicali che il lettore potrà scoprire. E grazie a Jacob, una miriade di film da andare a vedere. Insomma, piatto ricco!

Il lavoro di gruppo che Petula e Jacob presentano in classe a proposito di “Cime tempestose” è un gattadattamento: alcune scene del romanzo vengono riadattate e girate mettendo in costume i gatti di casa. Il professore non apprezza (e fa veramente una pessima figura), ma i compagni, il preside e il popolo del web sì. Ah, se non amate i gatti, vi avvertiamo che questo libro ne è pieno, di felini e peli connessi. Vi potrebbero quindi dare qualche problema (di certo, cari adulti, molto più della narrazione della prima volta dei protagonisti, o altro, che invece ci sta proprio bene, detta così).

Il sito dell’autrice. Gli altri suoi libri pubblicati in Italia che abbiamo recensito: Lo sfigato, Stecco, Caro Geroge Clooney, puoi sposare la mamma?, Siamo tutti fatti di molecole. L’autrice sarà presente al Festival Mare di Libri a Rimini nei prossimi giorni. Sul sito dell’editore, Susin Nielsen in dieci risposte.

Susin Nielsen, Gli ottimisti muoiono prima (trad. di Claudia Valentini), Il Castoro 2017, 264 p., euro 15,50

La bambina selvaggia

11 Mag

Questo romanzo è un classico. Lo è per il respiro con cui è scritto, per la facilità di scrittura che tesse una storia importante facendola emergere dal quotidiano di una cittadina, per il modo di tratteggiare i personaggi e regalare al lettore figure che rimangono nella memoria. Un classico lo è in Gran Bretagna, opera della romanziera e saggista Rumer Golden, vincitore del Whitbread Award nel 1972, divenuto poi un dramma radiofonico e una serie televisiva.  Un libro che vi fa venire voglia di leggerlo ad alta voce, di condividerlo, di riproporlo come una storia che viene da un altro tempo (sono gli anni Sessanta in realtà) e che non ha tempo, per cui rimarrà nei consigli di lettura come un classico, appunto.

Si racconta di Kizzy, zingara a metà, che vive con la nonna in un vecchio carrozzone in un frutteto, con un vecchio cavallo come migliore amico. Quando a sette anni vieni costretta a frequentare la scuola la odia subito: per come gli altri la guardano, per come le bambine la prendono in giro, mentre solo un ragazzo più grande, Clem, riesce a diventarle prossimo perché non la giudica. Il ritorno al suo mondo, al tè preso intorno al fuoco, alla cassetta di legno su cui sedersi mentre scende il buio sono la protezione verso il mondo che le è ostile. Poi la nonna muore, il carro viene bruciato come da sue disposizioni e Kizzy rischia di finire in istituto, visto che nessuno la vuole, e nell’immediato pure la polmonite. Verrà curata nella più grande casa del villaggio, dall’Ammiraglio Cunningham Twiss e dai suoi due aiutanti e poi affidata a miss Brooke, comparsa nel villaggio all’acquisto del cottage, dedita al suo giardino, eletta giudice di pace, donna che sa ascoltare e vedere. Kizzy non ha un carattere facile e la sua ostilità verso il mondo si concretizza in sguardi truci, sputi,g graffi e sotinazione. Non fa nulla di imposto e teme la scuola per via delle botte e degli insulti che riceve dalle compagne. Kizzy ha il frte desiderio di poter comunque essere se stessa, quella che ama abbrustolire le mele sul fuoco, mangiare all’aria aperta e prendersi cura di un cavallo.

Un libro che dice di bullismo e accettazione, e dei pregiudizi verso chiunque scarti rispetto alla banale adesione alle regole decisa dalla società, mantenendosi fedele a se stesso. Il villaggio guarda con sospetto non solo Kizzy, ma anche miss Brooke e pure l’Ammiraglio sulla cui vita e sulla cui casa e sui cui aiutanti si inventano dicerie senza fondamento. Queste persone però sanno rimanere in piedi, nonostante le difficoltà; sanno mantenere la linea che hanno scelto, non dare troppo peso ai giudizi altrui e sanno insegnarlo anche alla protagonista, senza imporglielo, ma semplicemente vivendo nel quotidiano.

Rumer Godden, La bambina selvaggia (trad. di Marta Barone), Bompiani 2017, 201 p., euro 13, ebook euro 6,99

L’universo nei tuoi occhi 

10 Mag

Affascinante. Divertente. Distaccato. Ecco le tre parole d’ordine di Jack Masselin, sedici anni e un segreto ben custodito. Jack non riesce a riconoscere il volto delle persone. Nemmeno quello dei suoi fratelli. Per questo si è dovuto impegnare molto per diventare Mister Popolarità. Si è esercitato per anni nell’impossibile arte di conoscere tutti senza conoscere davvero nessuno, di farsi amare senza amare a propria volta. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando Jack vede per la prima volta Libby. Libby che non è come le altre ragazze. Libby che porta addosso tutto il peso dell’universo: un passato difficile e tanti, troppi chili per farsi accettare dai suoi compagni. Jack prende di mira Libby in un gioco crudele, un gioco che spedisce entrambi in presidenza. Libby però non è il tipo che si lascia umiliare, e il suo incontro con Jack diventa presto uno scontro. Al mondo non esistono due tipi più diversi di loro. Eppure.. più Jack e Libby si conoscono, meno si sentono soli. Perché ci sono persone che hanno il potere di cambiare tutto. Anche una vita intera. (dal sito dell’editore)

C’era tanta attesa per questo libro di Jennifer Niven, dopo il bellissimo Raccontami di un giorno perfetto, le attese alimentano aspettative che non sempre sono confermate. Lo dico subito, questo è comunque un libro piacevole e farete fatica a staccarvi, ma se cercate la tensione emotiva e narrativa del libro precedente, non la troverete. E’ un libro più lieve e leggero, che ha il merito di affrontare alcuni temi (come i disturbi dell’alimentazione) in modo non banale o scontato. E soprattutto c’è una protagonista che non è la classica bellezza convenzionale…

Le superiori come un inferno a cui cercare di sopravvivere è un leitmotiv dei romanzi americani che ritorna come già nel libro precedente e in tutta una serie di romanzi per giovani adulti, (13,La nobile arte di mollare tutto, Cercando Alaska…), anche se qui c’è comunque la volontà di trattare questo argomento con maggior leggerezza e anche con più ironia.

“L’unica risposta possibile è che alle persone piccole – piccole dentro – non piacciono le persone grosse.”

 

Hotel Grande A

26 Apr

Quello che il lettore legge è di fatto una sbobinatura: il protagonista Kos affida infatti ad un registratore il racconto delle settimane in cui, dopo il ricovero in ospedale del padre, si trova a gestire l’albergo di famiglia in compagnia delle tre sorelle. Nessuno di loro ha ovviamente l’età legale per farlo, ma i debiti incombono e l’unica possibilità è tentare di salvare la baracca, facendo credere al padre che tutto vada bene mentre lui è convalescente. In realtà nulla va bene: il cuoco storico prima sparisce, poi torna con tutte le sue stravaganze; dagli ospiti fioccano le disdette; un’intera squadra di calcio si presenta alla porta dopo essersi persa: peccato che non si capisca nulla di quel che i ragazzi dicono, che il conto alla rovescia porti affievolisca la possibilità di pagare il debito e che la sorella dark non voglia affatto presentarsi alla sfilata del concorso di bellezza che frutterebbe una bella somma. E poi tutti sono innamorati: amori persi anni prima, amori nuovi, amori improvvisi. E l’amore di Kos per Isabel, la cui voce fa capolino di tanto in tanto tra le pagine (in corsivo) per descrivere quel che succede dal proprio punto di vista.

Il romanzo è folle: sembra di entrare in una di quelle stanze piene di oggetti improbabili, a cui se ne aggiungono in continuazione. Eppure tutto fila e il racconto sa essere esilarante anche parlando di tutto quello che è la vita: non solo le stramberie familiari e gli amori in corso, ma la paura di non farcela, la complicazione del crescere, la morte (in questo caso, la morte della mamma, di cui Kos parla con semplicità e pudore. Una mamma capace di dire che gli ultimi saranno probabilmente i giorni migliori della sua vita perché guarda tutto come se fosse la prima volta). Il libro parla appunto di tutto quel che è vita, sesso compreso, e sappiamo che c’è già stato chi – come spesso capita – l’ha considerato una lettura non adatta ai ragazzi. Lo è invece, tanto più per la schiettezza e la partecipazione che vengono da questo diario inciso su nastro. E per la franchezza con cui si ritraggono gli screzi e le complicità famigliari, con cui Kos dà voce a quel che gli succede e a quel che combina. E poi io avrei fatto un applauso all’autore già solo per la scena in cui il padre cardiopatico caccia i dottori clown dalla sua stanza d’ospedale al grido di: “Andate a importunare la gente sana! Ma non avete mica il coraggio di farlo!”.

Il sito dell’autore.

Sjoerd Kuyper, Hotel Grande A (trad. di Anna Patrucco Becchi), La Nuova Frontiera junior 2017, 254 p., euro 16,50

No surrender

18 Apr

Hoot, il precedente romanzo di Hiaasen tradotto in Italia, è un libro sempre presente nei percorsi per la scuola secondaria di primo grado: una buona storia, con toni gialli, dove è ben presente l’interesse del suo autore. Hiasen infatti è un giornalista che per The Miami Herald conduce inchieste su corruzione politica e speculazioni a danno dell’ambiente e un’attenzione ai temi ambientali ed ecologisti traspare anche tra le righe di questo romanzo.

Narra in prima persona Richard, sulle tracce della cugina coetanea Malley, decisamente propensa a cacciarsi nei guai. Richard non si lascia ingannare da una partenza anticipata per il collegio e ben presto capisce che è fuggita con un tizio conosciuto on line, forse manco del tutto volontariamente.  Si mette sulle sue tracce in compagnia di un singolare anziano, conosciuto mentre si nascondeva sotto un cumulo di sabbia per tentare di smascherare i cacciatori di uova di tartaruga sulla spiaggia. Secondo il web, Clint Tyree è morto da un pezzo, m prima è stato un campione di football, un soldato in Vietnam e governatore della Florida, improvvisamente scomparso dalle sene e secondo molti impazzito. Eppure è lì davanti a Richard, con un occhio di vetro, un nomignolo da lucertola e il bagagliaio dell’auto pieno di libri; offre il suo aiuto, una tempra eccezionale e una certa rapidità di azione. Così la coppia improbabile parte, missione salvataggio, unico iniziale apparente legame la passione per il picchio dal becco avorio, specie data per estinta.

Qualcuno obietterà sicuramente che è una storia che non sta insieme, fatta di personaggi improbabili e somme di situazioni in qualche modo estreme. Eppure è una storia che fila, che si fa leggere di corsa, che lascia il lettore soddisfatto: l’ottima abilità narrativa di Hiaasen è sostenuta da una certa vena satirica e dalla capacità di incastrare tutto al punto giusto; per quanto improbabili, i caratteri e le situazioni non stonano e l’autore arriva esattamente dove vuole andare, portando il lettore là dove sapeva fin dall’inizio.

D’obbligo la conoscenza del BigFoot, annessi e connessi.

Il sito dell’autore.

Carl Hiaasen, No surrender (trad. di Stefano Bortolussi), Giunti 2017, 264 p., euro 14

La nobile arte di mollare tutto

15 Apr

Nanette è un’atleta, figlia e studentessa modello da sempre. Ma quando il suo amato insegnante di letteratura le consegna una copia di un misterioso e ormai introvabile romanzo cult, sente che quello è il suo libro, che le sta parlando.
Quella storia e l’incontro con il suo autore fanno cambiare tutto, e grazie a loro Nanette conoscerà Lex, giovane e tormentato poeta, di cui si innamorerà. Presto però si troverà di fronte a scelte decisive e scoprirà quale prezzo può avere prendere in mano la propria vita e imparare a dire basta… (dal sito dell’editore)

Dopo “Il lato positivo” e “Perdonami, Leonard Peacock“, torna Matthew Quick con una storia che questa volta ha come protagonista una ragazza. Nanette ci ricorda per certi aspetti del suo carattere Holden e il rapporto con lo scrittore, che dopo un romanzo di grande successo si ritira a vita privata e non vuole più scrivere, richiama molto la figura di Salinger. Ma dopo questo la storia prende tutta un’altra piega e ci conduce nelle più intime vicende di una giovane combattuta tra l’essere accettata per com’è e l’essere quello che gli altri vogliono che lei sia. Genitori assenti e impegnati nel perseguire il proprio successo, una società molto centrata sui like e sull’apparire, non sono la sola immagine del mondo adulto, ci sono anche insegnanti che credono nelle possibilità di un buon libro, psicologi che non si arrendono e scrittori che cercano di essere un sostegno. E poi c’è la letteratura, Bukowski (non tutto), Sofocle e ovviamente il libro cult “La Morte di gomma da masticare” 🙂

E così forse non sono i fattori motivanti che hanno importanza quanto semplicemente partecipare… lanciarsi con la parte più autentica e migliore di sé nell’universo, con trasporto. Forse cedere alla nostra vera natura ci spinge avanti verso l’ignoto, verso obiettivi che non avevamo mai neppure sognato, ma che esistono nonostante tutto.

Aspetto che le stelle spuntino nel cielo sopra la mia testa, aspetto che il futuro mi lambisca come le onde d’acqua salata… Alcune turbolente come i miei pensieri e altre vellutate come un bel bacio.

Matthew Quick, La nobile arte del mollare tutto (Trad. G.Pastorino), Piemme, 2017, pp. 240, € 16,50 (ebook €6,99)

Fuori di testa, dritto al cuore

5 Apr

6415932_1096028

Travis Coates ha perso la testa, alla lettera: a causa di una grave malattia, quando aveva sedici anni i medici gliel’hanno tagliata e chiusa in un freezer, in attesa dei progressi della scienza. Dopo cinque anni Travis può sperimentare il ritorno alla vita, in un futuro però molto diverso da quello che aveva immaginato.

Infatti, anche se lui è (più o meno) sempre lo stesso, intorno a Travis tutto è cambiato: i suoi genitori hanno ridipinto la sua stanza e regalato i suoi vestiti, il suo migliore amico è diventato un estraneo, e soprattutto Cate, la sua ragazza, ha un nuovo fidanzato. In questo mondo in subbuglio, però, Travis è deciso a riconquistarla. A sostenerlo c’è un’unica certezza: si vive solo due volte. (Sinossi dal sito dell’editore)

Sempre più spesso con i libri per giovani adulti ci troviamo di fronte a titoli e/o copertine fuorvianti. In questo caso il titolo originale “Noggin”, indica in termini colloquiali la testa (capoccia, zucca) e certo non è un titolo invitante, ma il titolo scelto da Mondadori ci porta ancor più fuori strada. Come già è accaduto per altri titoli (mi viene in mente “Sei passi per conquistare una ragazza“), il rischio è che questi libri non vadano poi in mano ai loro possibili lettori e vengano relegati nel genere romanzi “rosa”. E sarebbe un peccato, perchè di storie come questa con protagonisti maschili che parlano di sentimenti e di emozioni e che affrontano dubbi e paure, non ce ne sono poi tantissimi.

Il romanzo si colloca a metà tra una storia di formazione, o meglio di educazione sentimentale,e una di fantascienza alla Philip K. Dick, dove il ricorso al genere è un espediente per portare riflessioni di carattere più ampio. Il finale non è assolutamente  banale, come non lo è l’evoluzione del protagonista che passa da una visione semplicistica ed egoista della vita ad una concezione più ampia e aperta.

John Corey Whaley, Fuori di testa, dritto al cuore (trad. S.Marcolini),Mondadori 2016, pp.342 ,€ 17, (eBook €8,99)

’45

30 Mar

Potrei aspettare il vento di aprile e l’avvicinarsi alla festa del 25 di quel mese per parlarvi di questo libro, ma non c’è motivo di far aspettare la bellezza  di una graphic novel senza parole che narra i mesi della guerra partigiana in un omaggio che Quarello fa innanzitutto ai nonni e poi alla Brigata Autonoma Monferrato di cui racconta le gesta e  la sua parte nella liberazione di Torino il 26 aprile ’45. Un racconto diviso in sei capitoli e narrato attraverso gli occhi di una coppia che vive nella cascina dove Maria rimane con le galline e il pensiero al figlio alpino di cui non ha notizie e dove il marito torna tra un’azione partigiana e l’altra. Tutto viene evocato: gli agguati ai tedeschi, i rastrellamenti, le azioni per liberare i compagni prigionieri, l’insurrezione e la liberazione con il tricolore che sventola al posto delle bandiere naziste. Nei mesi che corrono verso la primavera, tra il grigio dell’inverno senza speranza e il rifiorire della vita esattamente come sull’albero nelle carte di guardia, c’è posto per lo spavento all’arrivo di due tedeschi che cercano cibo e Maria mima  una gallina per far capire che può fare una frittata; c’è lo spavento fatto prendere ai repubblichini imprigionati nella cella da cui si sono appena fatti evadere i compagni; c’è la gioia di ritrovarsi dopo tanto tempo, dopo nessuna notizia.

Ci sono gli sguardi, a fare il racconto, e i gesti: quelli con cui Maria spiega al tedesco la famiglia ritratta nelle foto, quelli con cui si dà avvio ad un attacco, quelli con cui si distruggono prove, quelli con cui si festeggia. E i gesti quotidiani: una frittata girata in padella, il bucato steso al sole, le legna da spaccare, la zuppa da mescolare, a dire della vita di tutti i giorni, in famiglia, in quei mesi di guerra. Un capolavoro che non ha bisogno di parole, che racconta e che condensa tante storie di Resistenza. E che, come ogni testo senza parole, può parlare a un pubblico molto più ampio, abbattendo le barriere linguistiche, utilizzando la potenza delle immagini.

C’è un’immagine, verso il fondo, una delle tante che raccontano dell’esultanza dei partigiani che sfilano tra le strade di Torino, in cui compare la scritta “Alì”, come il nome di battaglia di Mario Caniggia che della sua brigata ha raccontato nel volume “Eroi senza storia”. Ci dice che ogni volto che vediamo tra le pagine ha una storia e probabilmente un nome, un ruolo ben preciso. Per me gli uomini protesi nella notte dalla collina per tendere l’agguato al camion tedesco somigliano a King, a Edelweiss, a Nuto, alle facce che a me hanno raccontato la loro Resistenza. Mi piace pensare che chiunque abbia ascoltato dalla voce dei partecipanti i racconti di quei mesi e la loro testimonianza possa ritrovare i gesti, gli sguardi, indovinare i pensieri tra i tratti di Quarello.

Il sito dell’autore.

Maurizio A.C. Quarello, ’45, Orecchio Acerbo 2017, 96 p., euro 19