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L’atomica

24 feb

atomicaIl prologo di questo libro, che racconta della costruzione della bomba atomica e della lotta tra Stati Uniti, Germania e Unione Sovietica al possesso dell’arma più potente al mondo come se fosse un romanzo, è da urlo. Un inizio perfetto che incolla alla pagina e fionda il lettore all’interno delle dinamiche che portarono alla corsa scientifica all’atomica, intrecciando sulle pagine i diversi fronti impegnati e illustrando sia il percorso degli scienziati che i movimenti dei servizi segreti per lo scambio di informazioni che le scelte politiche che portarono poi all’utilizzo della bomba e alla distruzione delle città giapponesi.

Tra le pagine ci sono Roosevelt e Truman, Hitler e Stalin; ci sono Einstein, Robert Oppenheimer (il padre della bomba atomica che testi scolastici di qualche anno fa descrivevano liricamente con la specificazione “tre lauree, otto lingue e un fascino irresistibile”…), Enrico Fermi, ma anche i resistenti norvegesi che sabotarono la centrale di approvvigionamento di acqua pesante dei tedeschi, le spie sovietiche e i cittadini statunitensi che entrarono a far parte della rete del Kgb fornendo preziose informazioni sullo sviluppo del progetto. Con l’avanzare del racconto, il testo si fa a tratti denso di nomi, di specificazioni e può non essere semplicissimo districarsi tra specifiche scientifiche e fronti diversi su cui l’azione si sviluppa, ma possiede di certo il pregio di essere una narrazione che regge la tensione e che regala volti e sfumature quotidiane a un evento che spesso è considerato nei suoi risvolti scientifici o storici. Mostra l’impegno nella sfida e l’esultanza di fronte ai risultati della comunità scientifica riunita a Los Alamos, l’aura di segreto che avvolgeva tutta l’operazione, le tecniche delle spie, le scelte dei singoli che si rivelarono fondamentali, i dubbi e le domande che molti cominciarono a farsi. Mostra come un gruppo di menti eccellenti fosse appunto impegnato in una sfida scientifica e come l’esaltante risultato ottenuto, impensabile fino a pochi anni prima, abbia avuto un’applicazione pratica immediata e una devastazione umana e ambientale a cui molti – esaltati dal risultato scientifico e su di esso concentrati – non erano pronti.

Corredato da fotografie che danno un volto ai protagonisti della storia e da una bibliografia finale specifica, quella su cui l’autore si è basato per ricostruire minuziosamente i pochi anni che cambiarono la storia del mondo.

Il sito dell’autore che con questo libro ha ottenuto numerosi premi tra il 2012 e il 2013.

Steve Sheinkin, L’atomica. La corsa per costruire (e rubare) l’arma più pericolosa del mondo (trad. di Nello Giugliano), Il Castoro 2015, 294 p., euro 15,50

Fuochi d’artificio

23 feb

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Premessa necessaria: i luoghi in cui è ambientato questo libro fanno parte del mio orizzonte e le storie e le vicende della Resistenza di cui furono teatro fanno parte della storia della mia famiglia. Sono cresciuta con le voci dei partigiani che raccontano, con la voce di Nuto Revelli che accenna piano “Addio belle ragazze di Mesce e Casterino”, con le suggestioni dei passi delle 181ª Brigata  Garibaldi nei sentieri sulla collina di casa (quei sentieri che oggi fanno parte del progetto Memoria delle Alpi). Se domandavo una storia, era facile che parlasse di masche oppure di partigiani, inanellando nomi di battaglia a quelli di Galimberti, dei Bianco ecc. E se, dalla casa di Torre Pellice in cui nel 1944 stavano i Jervis guardo la prospettiva della strada di fronte, non posso non pensare a Lucilla Rochat che riceve la conferma della morte di Willy. Insomma, di fronte a questo romanzo mi ci sentivo dentro fino al collo :-)

La storia della Resistenza è vista dagli occhi della tredicenne Marta che ha lasciato Torino per trovare rifugio a casa dei nonni e lì riprendere una normalità di vita (la scuola, l’amicizia con Sara) insieme al fratello maggiore. Un altro fratello combatte già tra le fila partigiane, anche il padre è impegnato con il CLN e la madre è costretta a rimanere presso la famiglia d’origine in Svizzera, dopo che è stato scoperto che aiutava famiglie ebree a scappare oltre confino. Ecco, la figura della madre di Marta permette all’autore, come anche in altre occasioni, di accennare a diverse componenti di quel particolare momento storico e offrire suggestioni e spunti. Incontriamo Marta nell’aprile del 1944, nel momento in cui si rende conto che il suo aspetto ancora bambino può facilitarla di fronte ai soldati: può passare in qualche modo inosservata, suscitare al massimo simpatia nella somiglianza coi figli dei militari tedeschi e può darle carta bianca; proprio su questo puntano lei, il fratello Davide e gli amici Sara e Marco che si inseriscono tra le maglie della resistenza, interpretando i messaggi da recapitare e cercando di dare il loro apporto, non senza ingenuità e senza pericoli.

La narrazione segue l’inverno di attesa e la primavera del ’45 con la ripresa delle ostilità, i rastrellamenti e la lotta che si fa decisiva fino alla festa di aprile. Segue anche la crescita di Marta col suo spirito ribelle, gli imprevisti, il dolore della morte, la fatica, la paura di sbagliare e di non farcela; segue il suo essere indomita, i suoi incontri con le diverse bande partigiane, con le famiglie degli amici, con i montanari che la nascondono e la soccorrono e di ciascuno mostra la visione di quei mesi e i risvolti al termine della lotta, nel tentativo di rendere prossimo ai giovani lettori un momento fondamentale della nostra storia.

Vista la premessa iniziale, mi permetto un’annotazione a margine: se la valle in cui è ambientata la storia è – come scrive l’autore – “idealmente collocata in quella fascia di Alpi piemontesi dalla val di Susa in giù, dette anche valli occitane, tra le quali vi sono la val Pellice e Germanasca (…) e le valli del cuneese”, ecco allora i montanari, i pastori che la protagonista incontra, quelli che vivono in alta montagna e che la accolgono o la incrociano per un tratto del cammino, non possono parlare quel piemontese riportato nel libro e nemmeno appellarla come “fiola”, che suona al massimo ossolano. Parlano occitano, nelle diverse sfumature, nelle differenze che caratterizzano le valli, ma occitano è.

Il blog dell’autore. L’illustrazione di copertina è di Cesare Reggiani.

Andrea Bouchard, Fuochi d’artificio, Salani 2015, 312 p., euro 14,90, ebook euro 9,99

La fabbrica delle meraviglie

17 feb

la-fabbrica-delle-meraviglieAtmosfere vittoriane e londinesi, una protagonista alla Jane Eyre e l’avvento della scienza a metà Ottocento in termini di vapore, meccanismi, giroscopi, invenzioni che possono cambiare i destini degli uomini e delle nazioni: ecco gli ingredienti per questo romanzo narrato in prima persona che porta il lettore al seguito della protagonista, alla scoperta di un mondo a parte e diverso da ogni cosa riesca a immaginarsi. Katharine, diciassettenne orfana e senza rendita, vive in balia della zia Alice e del cugino Robert dalla cui eredità di famiglia dipende anche il suo futuro. Un futuro che la ragazza intravede ben misero, in quanto non possiede nulla di suo, non ha possibilità di mantenersi se non quella di rimanere a servizio della parente e – a dir di tutti – non ha nemmeno la minima bellezza per aspirare al matrimonio. Proprio per vegliare sull’eredità del cugino, viene inviata a Strawyne Keep, residenza dell’unico fratello ancora in vita di suo padre, che pare stia compromettendo il patrimonio di famiglia, dilapidandolo a causa della sua presunta pazzia.

L’accoglienza è fredda, ostile e quel che Katharine scopre è del tutto inaspettato: la residenza è decisamente trascurata, la maggior parte delle stanze è chiusa, i domestici si contano sulle dita di una mano e sono pronti a tutto per difendere il signor Tully, il quale vive in un laboratorio dove costruisce automi e giroscopi, dove carica decine di orologi dai mille ingranaggi e dove segue un ritmo tutto suo. La malattia dello zio lo rende fragilissimo, deve essere guardato a vista e assecondato, ma tutto questo non ne impedisce la genialità nel fabbricare complicati meccanismi, pesci meccanici, automi che raffigurano le persone che hanno segnato la sua vita né di fare a mente operazioni matematiche con numeri sempre più grandi. Il tutto contenuto in un mondo a sé, pensato dalla madre per proteggere il figlio e dargli la possibilità di una vita serena e ispirato a un luogo reale, Welbeck Abbey, dove il Duca di Portland fece costruire una serie di stanze sotterranee alla sua residenza e una centrale a gas; anche il mondo dello zio Tully è quasi autosufficiente: affiancano il palazzo due villaggi in cui vivono gli operai che si occupano della centrale del gas, i fabbri, quelli che guidano le chiatte sul fiume, scelti a centinaia dagli ospizi dei poveri di Londra, insomma, la proprietà è un vero e proprio microcosmo che procede agli ordini del signor Tully e insieme lo protegge.

Arrivata per constatare la follia dello zio e farlo internare, Katharine decide di darsi un mese di tempo per studiare la situazione, per far breccia nell’ostilità dei domestici e degli abitanti del villaggio, per capire come può effettivamente riuscire a salvare quanto a Strawyne Keep è stato creato. Dovrà vedersela con l’inaspettato, con chi finge per rubare i segreti scientifici dell’officina dello zio, con chi è disposto a ogni cosa pur di difendere la serenità di quell’angolo di terrà. Imparerà a pattinare lungo i corridoi, a parlare con un bambino muto; dubiterà della sua sanità mentale; si scoprirà bella, coi capelli in disordine e gli occhi che brillano. E inevitabilmente, pur rimandando di giorno in giorno, si troverà di fronte alla zia Alice a decidere cosa davvero salvare.

Una storia che regge il ritmo fino alla fine, che intriga perché il lettore assume il punto di vista della ragazza e scopre novità ad ogni pagina, che insieme racconta di come la diversità sia vissuta in serenità, ma in un mondo a parte, costruito su misura da una madre lungimirante, dove il massimo pericolo viene proprio dall’esterno: chi arriva porta la visione comune che vuole i pazzi, i diversi internati in un istituto di cura, quando non in un manicomio e incontra invece una realtà che parla di possibilità.

Il libro, pur autoconcluso, ha un seguito di cui aspettiamo la traduzione per conoscere l’evoluzione della storia, ma anche cosa le invenzioni di Tully abbiano potuto produrre oltreoceano, nella sfida tra Francia e Inghilterra.

Il sito dell’autrice. L’efficace copertina combina, tra gli altri elementi, le illustrazioni, di Giulia Ghigini.

Sharon Cameron, La fabbrica delle meraviglie (trad. di Valentina Daniele), Mondadori 2015, 312 p., euro 17, ebook euro 6,99

La quinta onda

12 feb

5onfaNegli ultimi anni c’è stata una tale proliferazione di romanzi con distopie (Hunger Games, Divergent, The Hunt…) che il genere mi sta un po’ venendo a noia, ragione per cui ogni volta che mi passa tra le mani un libro di questo tipo prima di iniziare a leggerlo deve davvero colpirmi. Ma i ragazzi chiedono continuamente storie di questo genere, e così mi ritrovo a leggere “La quinta onda”, sperando in qualcosa di originale.
L’autore è una vecchia conoscenza* è questo facilita l’approccio. E poi si parla di alieni, quindi un ritorno ai temi della fantascienza classica, il che non guasta mai. Con queste premesse inizio il libro con molte attese e…non sono state deluse! :-)

Un giorno come tanti compare nell’orbita terrestre un’astronave e tutto quello che prima si credeva solo fantascienza si scopre essere realtà. Iniziano subito i primi tentativi di contatto e le prime domande (chi sono, ma soprattutto come sono? buoni?cattivi? che intenzioni hanno?). L’astronave non risponde, ma dopo 10 giorni dalla sua comparsa arriva la prima onda: un’esplosione elettromagnetica distrugge ogni tecnologia che si basa sull’elettricità. Il mondo rimane al buio. Poi arriva la seconda onda: terremoti e tsunami che decimano ulteriormente la popolazione. La terza è un epidemia. E la quarta è la comparsa dei Silenziatori, alieni in corpi umani che danno la caccia ai sopravvissuti. Cassie sopravvive a caro prezzo e quando viene separata dal fratellino, Sammy, ha un motivo in più per continuare a farlo: ritrovarlo ad ogni costo.
Alle vicende di Cassie si alternano quelle di Ben, che a differenza di Cassie non ha più nessuno e quando viene trovato da quello che rimane dell’esercito degli Stati Uniti, ha un solo motivo per continuare a vivere: la vendetta.

Il romanzo non è assolutamente scontato e le due storie si intersecano alla perfezione. I colpi di scena non mancano e il ritmo è così serrato che in un attimo vi ritroverete a sperare che la Mondadori traduca e pubblichi in fretta il secondo volume!
Sul sito di Rick Yancey potrete trovare i trailer delle quattro onde. Il film è previsto per l’uscita negli Stati Uniti il 29 gennaio 2016, avete quindi un anno di tempo per leggere le avventure di Cassie e Ben e per scoprire in anteprima il prossimo blockbuster distopico.

Rick Yancey, La quinta onda (trad. E. Spediacci), Mondadori 2014, pp.517 , € 17, (ebook €8.99 )

*La serie di Alfred Kropp è stata pubblicata nel 2006 da Fabbri. Narra dell’avventura del timido e impacciato Alfred che si trova suo malgrado coinvolto nel furto di una vecchia spada, che si rivela essere niente di meno che Excalibur! Un divertente mix di azione, epica e humor. Peccato che la pubblicazione in Italia si sia fermata al secondo volume di tre.

La cosa più incredibile

5 feb

cosa piu incredibileIn un compito per le vacanze è richiesto agli studenti di raccontare la cosa più incredibile che sia mai successa loro. Ivan De Rossa, dodici anni, in apparenza scontroso ma molto sensibile, affronta questo compito con impegno, tanto gli preme raccontare la cosa davvero eccezionale e vera, fin nei minimi dettagli, che gli è capitata; mica una di quelle storie banali intrise delle più noiose melensità che racconta il prevedibile Alberto Pitelli, il secchione della classe, ma una vera storia dove nel corso ordinario delle cose irrompe lo straordinario che sconvolge le consuetudini della realtà. L’inverosimile è accaduto a Ivan e ai suoi amici: i due gemelli, diversi tra loro, Paolo e Pietro Contaldi; Melania Giacosa, coetanea pressoché perfetta di Ivan, perché un solo giorno differenzia la loro età di nascita; Rudy Scannarò, bello e atletico, un po’ più grande degli altri e un po’ più saggio. Abitano tutti nello stesso condominio, appartamenti tutti uguali, nella “ridente cittadina” – come dice il padre di Ivan – di Brevie, alle porte di Torino. Famiglie che più o meno si assomigliano, problemi economici che condizionano le scelte di tutti, stesse attenzioni e pressioni sui ragazzi, stessi divieti, alcuni passatempi condivisi e soprattutto un modo inconciliabile di vedere le cose tra ragazzi e adulti. Infatti, secondo Ivan, la cosa più incredibile ha inizio proprio da una grande fregatura. I genitori dei ragazzi disattendono la promessa di andare a vedere tutti insieme il film horror La casa nella brughiera, all’improvviso risultato “spettacolo inadatto”; a pensarci bene tanti altri piccoli fatti, tante altre questioni concorrono all’inizio della cosa incredibile. Ma la questione centrale rimane la certezza da parte dei giovani protagonisti di aver subito ognuno gravi torti da parte dei genitori. Ivan, poi, tanto è infuriato, stende addirittura un elenco minuzioso di tutte le ingiustizie subite in famiglia. E sì che sono tante, tutte per colpa della privilegiata sorella Irene, vegana convinta, creduta erroneamente dai genitori un angelo del paradiso studentesco, che, con la scusa degli esami universitari da preparare, fa in modo che le incombenze più noiose ricadano sulle spalle del povero Ivan. Risentiti per i divieti subiti, i cinque amici si trovano a desiderare profondamente, e in contemporanea, la sparizione dei loro familiari. Con l’irrompere di questo desiderio cominciano a manifestarsi fatti inspiegabili, visibili solo a loro. Dalla Realtà Realtà precipitano in una Reltà Alternativa, controllati e messi alla prova – come personaggi delle fiabe – da due personaggi inquietanti, Franz, l’uomo vestito di bianco e Otto, un nano motociclista.
Il romanzo di Christian Frascella, autore dell’indimenticabile romanzo d’esordio “Mia sorella è una foca monaca” (Fazi 2009), disegna e indaga con levità e profondità il mondo dei preadolescenti facendo spesso sorridere. Da tempo non mi succedeva di leggere un romanzo per ragazzi/per tutti, di un autore italiano, che ci avvicinasse in maniera così convincente a quel nodo intricato che si crea sul finire dell’infanzia in cui si intrecciano fittamente incomprensioni, sentimenti oscuri, desiderio di cancellare ciò che è, bisogno di rassicurazioni, di essere liberi, di strappare le radici, di essere accolti. È bello il linguaggio in queste pagine. Quel linguaggio che l’autore presta alla penna di Ivan intento a scrivere fogli su fogli per il suo compito, con l’intenzione di non tralasciare nulla. Nello svolgimento lambisce il romanzo epistolare, il diario, la fiaba, il racconto horror. È un linguaggio autentico che rivaluta la parola, infatti, “le parole e i desideri da cui scaturiscono sono fondamentali” viene detto da Franz ai protagonisti. In fondo crescere, oltre che imparare a non arrendersi e a fidarsi degli altri, è anche imparare a usare le parole, pensarle per guardare meglio dentro di sé e per comprendere il mondo degli altri.

Il blog dell’autore.

Christian Frascella, La cosa più incredibile, Salani 2015, p. 285, euro 14,90, ebook euro 9,99

Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo

3 feb

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 Se scappi non capisci, Gala.

Gala Cox Gloucestershire è una ragazza che frequenta il primo anno delle superiori e vive in una famiglia non proprio comune: la madre fa la medium (tramite tra i viventi e gli spiriti dei defunti) e il padre è una via di mezzo tra uno scienziato, uno storico e un ricercatore. A tener d’occhio Gala, quando i suoi sono impegnati, ci pensa Matunaaga, lo spirito di un indiano americano, che la segue sempre e si occupa di lei. Un giorno il padre scompare misteriosamente e l’armonia domestica va in frantumi. Cresce la tensione tra Gala e la madre, che sembra nascondere molti segreti. Così Gala decide di indagare da sola sulla scomparsa, anche perché si ritiene in qualche modo responsabile di quello che è avvenuto. Ma una sera riceve la visita di Nadia, la sua best friend, morta l’anno precedente in un incidente molto strano, che la supplica di andare con lei nella Londra del 1889. Infatti Nadia, morta prima del tempo, è diventata una usquead, uno spirito che chiude il caos spazio temporale generato dalla morte anzi tempo di qualcuno, e vive nel 1889 nei panni di Edvige, l’ultima vittima di Black Coat, un pericoloso assassino che vaga nella notte a Whitechapel.

Il romanzo è molto ben costruito e anche se può sembrare caotico all’inizio,  le linee narrative si srotolano agilmente e la leggibilità è totale. E’ difficile classificare il genere, perché a tratti è una ghost story, in alcuni punti è quasi fantascienza, per poi diventare un giallo a tutti gli effetti. E non ultimo anche un romanzo di formazione.
Il rimando Black Coat / Jack lo squartatore è poi davvero interessante, anche perché offre una versione “light” del serial killer più famoso di sempre e segue alcune delle suggestioni del fumetto/film From the Hell oltre che a quelle del più famoso Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

La storia vi terrà letteralmente incollati alle pagine e il personaggio di Gala, con le sue inquietudini, i suoi dubbi e le sue insicurezze vi resterà accanto anche dopo la fine della lettura… ;-)

Raffaella Fenoglio, Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo, Fanucci 2014, 486 p., € 14,90, ebook € 4,99

Quello che gli altri non vedono

28 gen

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Il protagonista di questa storia, Milo, nove anni, viaggia in coppia con un maialino domestico di nome Amleto che il padre gli ha regalato nella speranza di creare un’accoppiata fantastica: Milo soffre di retinite pigmentosa, vede in sostanza il mondo come da un buco della serratura, focalizzandosi su un punto per volta e perdendo quel che c’è intorno; i maiali invece hanno una visione periferica, ma non riescono a mettere a fuoco. Amleto in realtà è utilissimo per aiutare il ragazzino a tenere a bada la bisnonna che vive in mansarda, che a tratti perde la memoria e spesso combina pasticci, ragion per cui la madre di Milo decide di sistemarla in una casa per anziani. Se ci aggiungete il fatto che la madre del ragazzino è davvero disastrosa, che il padre è andato a vivere negli Emirati Arabi e la casa di riposo è solo all’apparenza un buon posto dove trattano bene gli anziani, mentre la direttrice in realtà tenta di far profitto ad ogni costo, ai danni degli ospiti e anche del cuoco, fresco immigrato dalla Siria, ovviamente irregolare, ecco che vi vien voglia di dire che il protagonista le ha proprio tutte, o quasi. Già, come capita anche ad altri personaggi di libri per ragazzi che però, a differenza di Milo, sovente non nascono da una penna altrettanto felice: Virginia Macgregor invece è in grado di trasformare una potenziale zuppa di sfighe sommatesi oltremisura in un libro piacevole, a tratti molto divertente, che scorre veloce nonostante le quasi 400 pagine di cui conta e che si condensa in un’avventura il cui ritmo sale pian piano nella ricerca di indizi e modi che smascherino la cattiva gestione della casa di riposo.

Milo, a tratti disastroso come tante delle persone che gli ruotano intorno, si trasforma in un giornalista d’attacco, pronto a documentare cosa succede; grazie alla sua visione del mondo, riesce a concentrarsi sui particolari, non solo della situazione, ma anche delle vite e dei sentimenti di chi gli passa vicino, intuendo l’importanza dei ricordi, delle piccole abitudini e degli oggetti che per altri non hanno valore. Quel forellino che è il suo unico raggio di azione sembra a tratti un super potere e l’autrice è brava nel farne una componente naturale di Milo, senza piangergli addosso e facendo dimenticare al lettore anche le conseguenze che avrà la malattia per la vita di Milo; il lettore conosce Milo in un certo momento della sua vita e Milo è così, tutto intero, è lui, punto e basta, con la fatica nei giorni di nebbia o di pioggia, con la fatica nelle ore buie e non capisce cosa ci sia di tanto stupefacente per gli altri nel suo comportamento: basta cercare quel che si pensa nessun altro noterà; è un gioco di dettagli a cui lui e la nonna si allenano, con gli odori, coi suoni, coi sapori.

Il blog dell’autrice.

Virginia Macgregor, Quello che gli altri non vedono (trad. Chiara Baffa), Giunti 2014, 396 p., euro 12, ebook euro 6,99

Topo uccello serpente lupo

27 gen

topo uccelloAd un certo punto, dopo aver creato in buona parte il mondo, gli dei si misero a contemplarlo e a complimentarsi a vicenda a proposito di quanto fossero stati bravi, di quanto fossero venute bene le magattere, gli zovetti, le brante e così via, brindando, gozzovigliando, sbadigliando fino ad assopirsi soddisfatti. Ma il mondo non era completo: c’erano buchi, spazi vuoti e tanto ancora da fare. Cosa di meglio per tre ragazzini in un vuoto pomeriggio che giocare a farsi creatori, dando vita a quel che riescono a vedere negli spazi vuoti? Nella testa di Ben prende forma un topo, che poi si fa concreto in un mucchietto di petali, lana e gusci di noce, fino a diventar vivo e correr via squittendo grazie alla forza di volontà del ragazzino. Sue pensa invece ad un uccello e Harry a un serpente. Poi l’improvviso bisogno di una cosa chiamata lupo: denti enormi, lunghe zampe e tanta fame, fame di ragazzi. Rimasto solo Ben prova a sentirsi come gli dei quando distruggono qualcosa che hanno creato dopo averne visto le conseguenze. Eppure l’idea di lupo, un lupo vero fatto di carne e pelo e occhi rossi, non solo di foglie e rami ed erba, rimane e prima o poi, come le idee che girano in testa, come i sogni che covano a lungo, troverà la maniera di farsi strada nel mondo.

Un nuovo racconto breve da leggere insieme, gustando le illustrazioni di McKean e provando a immaginare a cosa si potrebbe dar vita. Con un avvertimento: non pensate a Il selvaggio mentre lo aprite. Questo libro ci ammonisce a non fare confronti, a prendere ogni racconto per sé. E comunque è una buona occasione per riprendere in mano quell’altro testo di Almond- McKean (di nuovo disponibile in catalogo), per leggerlo insieme ai ragazzi, per proporlo nei percorsi; lì la forza della rabbia di Blue è davvero forza creatrice: di un racconto, di un mondo, di una speranza che si fa tangibile, che esce dalla carta ed entra nel mondo vero.

Il sito di Almond. Luna, l ‘ultimo film di McKean.

David Almond -ill. Dave McKean, Topo uccello serpente lupo, edizioni BD 2014, 80 p., euro 12

L’isola di Arcangelo

2 gen

L'isola di Arcangelo

La ragazza che guarda il lettore dalla copertina porta addosso i colori del mare, del bosco e dell’ombra che attraversi mentre cresci. Si chiama Kate e porta addosso i colori dei suoi due mari: quelli più freddi e scuri dei fiordi norvegesi tra cui è cresciuta e quelli limpidi e chiari delle acque toscane dell’isola su cui si trasferisce al seguito dei genitori. L’acqua qui è più chiara, ma l’isola le regala sprazzi di selvatico, stradelli tra boschi, richiami di animali, caprili abbandonati. Il selvatico lo porta cucito addosso, nella sua natura e nei modi di fare, anche Gelo che crescendo ha mantenuto del nome con cui è stato battezzato – Arcangelo – solo la parte che secondo la madre è emersa, dura e diversa, insieme all’adolescenza.

Gelo cammina scalzo, passa la notte a leggere in un caprile a lume di torcia, conosce gli animali dell’isola ed è fermamente deciso a difendere un vecchio muflone dagli attacchi dei contadini dell’isola, convinti che rovini i loro orti e i loro vigneti. Gelo è deciso anche a difendere la propria ruvidezza, il marcare la sua diversità e la sua indipendenza, orgoglioso in qualche modo persino del fatto che tutti lo additino a matto del posto. Finché quella ruvidezza incontra Kate, indipendente e selvatica a suo modo, che non invade, non cerca di mutare, ma cammina a fianco e prende parte, in un breve romanzo di crescita che affianca la riflessione sul modo di essere a quella sul modo di fare, dove fare è in questo caso vivere e convivere negli stessi spazi, essere attenti agli altri, che abbiano due o quattro zampe.

Ho assaporato questo romanzo sorridendo, girandomi in bocca i nomi familiari e pensando alle mie isole, in particolare a Capraia, da dove posso vedere e intuire all’orizzonte i passi dei protagonisti. Penso alla bellezza di certa selvatichezza, ai punti di vista che una piccola isola ti regala, alla misura che ti offre dell’essenziale, a quanto ti fa scarna – nel vento, nella luce e nel sale come nei pensieri -, alla distanza che offre occasione di dare giusta misura. Penso a come certe storie diventino tue, di te lettore che leggi al di là delle intenzioni di chi le ha scritte, perché ci leggi suoni, odori, dimensioni familiari che riconducono a qualcosa di tuo oltre la storia.

La copertina è di Francesco Fagnani; le illustrazioni interne sono invece di Marina Farsetti. Il sito di Luisa Mattia.

Luisa Mattia, L’isola di Arcangelo, Beisler 2014, 95 p., euro 13

Il ragazzo invisibile

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IMG_0251Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores non è solo un film,non è solo un fumetto e non è solo un libro. È soprattutto un esperimento di cross-medialità come già era stato Nirvana nel 1997. Un esperimento che dal mio punto di vista è sicuramente riuscito e che non vedo l’ora prosegua. Ma andiamo con ordine e partiamo dal libro.
La storia è un classico del genere superoistico: Michele è un ragazzo sfigato, vittima dei bulli della scuola (come Peter Parker, il mito del protagonista) che il giorno dopo l’ennesima umiliazione scopre di avere un potere speciale, può diventare invisibile. Ma per farlo ovviamente deve essere nudo. Michele sperimenta il suo potere come qualunque adolescente farebbe, vendicandosi dei bulli e andando dove a nessun maschio è concesso dì entrare: lo spogliatoio delle femmine! Tutto questo per lui non sarà altro che fonte di guai, ma quelli veri e più pericolosi devono ancora arrivare…
Il romanzo è scritto molto bene, è ricercato,non scontato e si legge d’un fiato, con belle citazioni musicali e grande sensibilità nel narrare l’età di mezzo, con i pensieri e i dubbi che si affrontano quando tutto intorno e dentro di te cambia molto,troppo in fretta. Gli scrittori, nonché sceneggiatori del film, hanno impostato libro come uno strumento per approfondire la psicologia e le vicende dei personaggi che nel film per ovvie esigenze di tempo,possono solo essere accennate. Un utile mezzo dunque per andare ancora più a fondo nella storia.
il ragazzo invisibile 1_cover.inddIl fumetto invece ci offre una visione parallela, con il focus incentrato su vicende collaterali alla storia principale, il tutto appunto per fornirci una veduta più ampia di quella esclusivamente filmica. Per il fumetto sono stati coinvolti alcuni fumettisti italiani che da anni lavorano per le major del fumetto Usa, è il risultato si vede eccome. Ma la cosa secondo me più importante è che tutti e tre i prodotti non sono delle semplici trasposizioni “all’italiana” di un genere tipicamente nord americano, ma sono una vera e propria rilettura del genere attraverso una sensibilità sicuramente diversa,non antitetica ma complementare.

Approfittate delle feste per andare al cinema, e dopo leggete il libro e il fumetto, per assaporare a 360 gradi la storia di Michele e del suo incredibile cambiamento.

Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo, Il ragazzo invisibile, Salani 2014, pp.299, € 13.90

Diego Cajelli,Giuseppe Camuncoli, Werther Dell’Edera e Alessandro Vitti, Il ragazzo invisibile, Panini Comics 2014, pp.128, € 15.90

Il sito ufficiale è questo, dove potete trovare anche le storyline del film :-)

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