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Netflix e le serie tratte dai libri

2 Feb

Sono mesi che seguo la programmazione di Netflix con grande interesse, sia per la politica del payperview adottata sia per la qualità delle serie e dei documentari direttamente prodotti dal canale. Ma negli ultimi mesi ho avuto modo di apprezzare ancora di più il loro operato per due motivi: l’intenzione di produrre una serie tv tratta dal romanzo 13 di Jay Asher e quel capolavoro che è Stranger Things.

Mi sono così ripromesso di condividere sul blog le serie pubblicate sul canale che sono tratte da libri.

Libri per ragazzi

Una serie di sfortunati eventi

Tratta dai primi quattro libri di Lemony Snicket, un incredibile Neil Patrick Harris nei panni del cattivissimo conte Olaf. Niente a che vedere con Jim Carrey. Harris è cattivo davvero!

Trollhunters

Qui trovate la recensione del libro da cui è stata tratta la serie, che ha messo insieme Guillermo del Toro e la Dreamworks. Non aggiungo altro

Giovani Adulti

13

Uno dei migliori libri per giovani adulti degli ultimi anni. Duro, spietato, ma bellissimo. Ne ho parlato qui (quasi 10 anni fa :-|). Speriamo che la serie non deluda.

Shadowhunters

In coda e per dovere di cronaca segnalo anche la serie di Shadowhunters che purtroppo non è all’altezza dei libri.

 

Altre produzioni tratte da romanzi e fumetti

The expanse

Tratta dai libri di James S. A. Corey è una bella serie sci-fi costruita come un classico giallo.

Dirk Gently

Ispirata alla serie di romanzi creati dal padre della Guida Galattica,  Douglas Adams, con un Elijah Wood in ottima forma 🙂

Tratte dall’universo Marvel

Jessica Jones, Daredevil, Luke Cage e prossimamente anche Iron Fist e la serie Defenders che li riunirà tutti.

Color fuoco

30 Gen

color-fuocoChe Jenny Valentine sia brava davvero i lettori ormai lo sanno: Io sono nessuno (Piemme 2015) è un romanzo imprescindibile e La signora nella scatola (Rizzoli 2008), il suo esordio italiano, ne aveva ben rivelato le doti. Anche questa volta, l’autrice costruisce una narrazione che scava nell’intimo del protagonista, regalando un finale da fuochi d’artificio: inatteso e perfetto; ancora una volta, sul finale scarta e regala la possibilità di stupore e di sorpresa, e anche – in questo caso – un bel sorriso a chi legge: proprio la dimostrazione che la vendetta è un piatto che si serve ben freddo… 😉

La scrittura è veloce e si fa leggere in un attimo; si ricostruisce, attraverso il flusso di pensieri della protagonista, la sua adolescenza, il ritorno in Inghilterra dagli Stati Uniti, l’incontro con il padre di cui non ha ricordi. Iris ha sedici anni e vive con la madre e il patrigno, ex modella e  attore fallito dediti alla vodka e alle truffe, in un mondo in cui tutto è solo apparenza apparecchiata per chi li guarda dall’esterno. La sua difesa è il fuoco, il piacere che provoca ad accendere fiammiferi, a osservare le fiamme; il suo ossigeno è Thurston, spiantato senza casa che da due anni è il suo migliore amico, le legge Vonnegut ad alta voce, le parla di arte, la trascina in giro per la città interrogandosi con lei sulla vita e sulla morte. All’ennesimo fuoco appiccato, questa volta a scuola, con tanto di ricovero in ospedale, la madre la trascina in Inghilterra a conoscere il padre, ricco collezionista di quadri di gran valore e per questo nel mirino dei due truffatori ormai al verde e pieni di debiti. Lo scenario che si trovano davanti è totalmente diverso: nella silenziosa casa di campagna lontana da tutto, il padre sta morendo, perfettamente consapevole della sua situazione e nel contempo di aver ritrovato la figlia cercata per anni. Allora Iris scopre che non tutto è come sembra o come le è sempre stato raccontato: l’uomo che riesce a pronunciare lentamente le parole, che fa i conti col dolore quotidiano, tesse per lei la trama dei giorni passati: la storia della casa e della sua famiglia, la sua irriverente sorella Margot, il matrimonio con la madre e la cura per la figlia amatissima sottrattagli a quattro anni. Ernest è un fine osservatore anche dal suo letto di malato terminale: sa vedere, sa valutare, sa seminare e avere cura anche per il momento in cui non ci sarà più. La medesima cura che ha avuto nel comporre una delle collezioni di quadri più ricca al mondo è la stessa che ha impiegato per cercare Iris, la stessa con cui disegnerà il suo capolavoro finale, svelato proprio nel momento in cui per lui le luci si sono spente.

Un’intervista all’autrice.

Jenny Valentine, Color fuoco (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2017, 221 p., euro 16, ebook euro 8,99

Nessuno come noi

25 Gen

nessuno-come-noi-coverTorino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro.  A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”. In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze. (Sinossi dal sito dell’editore)

Quando ho iniziato a leggere questo libro avevo dei dubbi sul poterlo o no proporre ai ragazzi di oggi (e qui ci starebbe un’ulteriore citazione anni ’80) proprio per l’ambientazione così vicina eppure così lontana dai giorni nostri, perché in 30 anni sono cambiate tantissime cose e la tecnologia ha completamente mutato il nostro modo di interagire e di comunicare. Mi sono chiesto come si sarebbe orientato un ragazzo tra i paninari, Duran Duran, Cure e Spandau Ballet. Credevo che si sarebbe perso, ma poi la storia ha preso il sopravvento e quando una storia è forte, sincera e ben raccontata, il contesto storico passa in secondo piano, anzi diventa un motivo di approfondimento, di ricerca, per capire meglio il mondo in cui si muovono Vince, Cate, Romeo e Spain. Inoltre la vicenda è davvero senza tempo, le dinamiche e gli amori sui banchi di scuola hanno dei capisaldi che travalicano gli anni e le mode.
Le amicizie che si hanno in quegli anni sono le più forti, pure e devastanti. Sono quelle che ci danno forma, che sempre inseguiremo una volta cresciuti e non perché si era o è giovani, ma proprio perché sono i primi rapporti totali (e totalizzanti) al di fuori della famiglia. “Le amicizie dei sedici anni sono quelle che lasciano i segni più profondi nella vita” scrive Gianni Rodari nella Grammatica della fantasia, e nel libro di Luca Bianchini si possono assaporare (o riassaporare) proprio quelle emozioni e vedere quei segni lasciati dalle persone che abbiamo incontrato.

L’ambientazione è in realtà più Moncalieri e Nichelino che Torino, e lo scrivo non tanto per pignoleria, ma perché è fondamentale per i protagonisti fare pace con i rispettivi ambienti e i luoghi di provenienza (come scrisse Pavese “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”) e proprio accettando e capendo le loro origini, i ragazzi saranno in grado di essere davvero se stessi.

Luca Bianchini, Nessuno come noi, Mondadori 2017, 252 p., euro 18, ebook euro 9,99

L’uomo del treno

23 Gen

uomo-del-trenoL’attacco è di quelli che ti fanno venir voglia di metterti a leggere ad alta voce; ti dà il senso rotondo di una storia che ti avvolge; ti presenta l’Orso, la figura che metterà in moto tutta la storia, descrivendola con un tono che premette un che di epico. Probabilmente perché lo conosciamo sempre come l’Orso, il proprietario della falegnameria Mazzanti ha in sé qualcosa di leggendario che ben si confà alla sua figura: schivo, rispettato e solitario, attento alle vicende politiche e a quel che gli capita intorno, è lui a rendersi conto che i treni che transitano accanto alla sua ditta non portano solo più assi di legno per i tetti delle case o le bare dei soldati, ma uomini. Ci sono occhi tra le fessure delle assi dei vagoni, ci sono voci che si rincorrono a presagire scenari orribili, c’è una bambina che un giorno salta giù e subito viene ricacciata dentro sotto la minaccia di un mitra puntato. Allora l’Orso coinvolge i suoi uomini più fidati nella costruzione di un vagone da scambiare con l’ultimo di uno di quei treni, per salvare delle vite: e poco importa che dentro ci sia un uomo solo, un professore che sta cercando di raggiungere la moglie e la figlia catturate durante il rastrellamento del ghetto di Roma. Intorno all’Orso, operai fedeli, ragazzi che scelgono di essere liberi nel pensare, partigiani, ma anche chi cerca di far profitto dalla situazione di guerra e dalla prigionia degli ebrei, famiglie che temono per i propri figli al fronte. E poi Giuliana, appena assunta come contabile, a cui l’Orso affida una macchina fotografica chiedendole di esercitarsi.

Proprio la fotografia – con i modi di vedere attraverso un’obiettivo, la scelta di avere immagini come testimonianza – costituisce un secondo asse narrante del romanzo: Giuliana impara e riflette, sceglie un proprio modo di guardare a quel che sta succedendo, di salvare almeno i volti quando non è possibile le vite. E insieme alla fotografia gli occhi, quelli dei vivi, quelli che guardano attraverso le assi dei vagoni, quelli da attaccare ai manichini perché abbiano una parvenza umana.

La figura dell’uomo ebreo, unico occupante del vagone, è ispirata a Karol Borsuk, matematico polacco che, durante l’occupazione nazista inventò un gioco da tavolo, costruendone artigianalmente alcune copie per la sua famiglia, poi successivamente pubblicato: nel 2009, Super Farmer ha vinto il premio Side Award per il Miglior Gioco per Famiglie dei Best of Show assegnato da Lucca Games.

L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno. Il sito dell’autore.

Fabrizio Altieri, L’uomo del treno, Piemme 2017, 304 p., euro 15, ebook euro 6,99

Lontano da te

20 Gen

lontano-da-teQuesto romanzo non avrebbe nulla per essere pieno di luce: una ragazza nella spirale degli oppiacei, un’altra uccisa da un assassino freddo e spietato mai identificato, una terza scomparsa anni prima e mai più ritrovata, il peso dei segreti quando diventano bugie. Eppure è inaspettatamente luminoso e forte e finisce dritto tra le letture imperdibili di questo inizio di anno. Racconta in prima persona Sophie, appena tornata a casa da una clinica di riabilitazione in cui i genitori l’hanno praticamente rinchiusa dopo la tragedia in cui è stata coinvolta: era insieme a Mina, l’amica di sempre, una è stata uccisa, l’altra ferita. Sophie aveva in tasca un flacone di oppiacei, gli stessi a cui si era assuefatta per placare i dolori dovuti alle conseguenze di un incidente di qualche anno prima e per cui aveva seguito un programma di disintossicazione. Sophie è pulita, ma nessuno le crede; quando torna in città, ha un solo obiettivo: capire perché l’amica è stata uccisa, chi era la persona che doveva incontrare e di cui evidentemente si fidava, su cosa stava indagando, nello stage per il giornale locale e quale fosse la “storia grossa” che aveva tra le mani. Sophie deve fare i conti con Trev, il fratello di Mina, responsabile del suo incidente; con il fidanzato dell’amica; con il loro amore, cresciuto negli anni e sempre tenuto nascosto perché Mina non si sarebbe mai dichiarata al mondo come lesbica.

Tess Sharpe costruisce un romanzo che va avanti e indietro nel tempo, come se il lettore potesse seguire il filo dei ricordi della protagonista, che si impongono portati a galla da un oggetto, da una frase; il meccanismo è ben studiato e non disturba affatto questo alternarsi di capitoli sul momento presente e di altri che ripercorrono il passato. Ne nasce una riflessione potente sull’amicizia e sull’amore, sull’essere se stessi (la meraviglia del personaggio di Rachel) e sull’essere creduti. Il tutto in un giallo il cui ritmo si fa sempre più serrato e chiuso: la soluzione è vicina, ma è anche prossima; è l’insospettabile che viene a galla, la luce che si accende improvvisa sulla verità.

Il sito dell’autrice.

Tess Sharpe, Lontano da te (trad. di Alessandra Mascaretti), Fabbri 2017, 364, euro 17,90, ebook euro 6,99

La solitudine delle stelle lontane

9 Gen

solitudine-stelle-lontaneSeren fa parte della Generazione 84, è  nata su una nave spaziale ed è destinata a morirvi, come ogni rappresentante delle generazioni interstellari. Ottantaquattro anni prima dell’inizio del romanzo, la nave spaziale Ventura ha lasciato la Terra  per dirigersi verso Epsilon Eridani, sistema stellare dove l’arrivo è previsto dopo più di trecento anni; le persona che hanno aderito alla missione lo hanno fatto consapevoli di dover generare coloro che arriveranno a destinazione e di passare la propria esistenza in un mondo chiuso, organizzato sistematicamente dove l’aria e l’acqua vengono filtrate all’infinito, il cibo sintetizzato da proteine e il compagno di vita assegnato dal programma di riproduzione. Anche i mestieri sono assegnati dall’alto; tutto è programmato; molto è nascosto.

La molla che manda avanti la narrazione è ovviamente, in un mondo chiuso e sistematicamente programmato, la ribellione di chi non ci sta: Seren si innamora perdutamente di Domingo Suarez, decisamente diverso dall’insopportabile Ezra Lomax che le è stato assegnato, con un passato nebuloso e una cattiva fama. Ma soprattutto autentico e vero, pronto a sfidare come lei le regole pur di passare del tempo insieme. Ma a Seren non basta comunque: la parola d’ordine di tutto il romanzo è “non accontentarsi” ed è ciò su cui fa leva la forse della protagonista: non solo non accontentarsi di quel che viene programmaticamente dato, ma nemmeno delle spiegazioni sul nuovo pianeta nella cui orbita la nave è entrata e da cui ben presto si allontana. Seren sospetta che la verità venga nascosta e che i piloti che hanno avuto la possibilità di vedere da vicino siano tenuti al silenzio: se non si sa, non si desidera, ma quando si conosce… Allora il desiderio di un mondo in cui vivere, in cui respirare aria fresca, in cui essere a contatto con la natura diventa altrettanto forte del desiderio di poter amare liberamente, visto che quando ne hai provato l’intensità non puoi più accontentarti di nulla di meno. Rompere le regole è l’unico modo che i protagonisti hanno per stare insieme, per affermare la loro individualità e il loro amore, per scoprire che altri in anni passati ci sono andati vicini piegandosi poi al sistema.

Claustrofobica come l’ambiente chiuso in cui i protagonisti sono costretti, la narrazione costringe il lettore ad andare avanti; una ricerca affannosa di aria fresca, di ossigeno, di possibilità, sospingendo la singolare squadra che si crea nel finale a farcela, comunque. Il finale infatti è del tutto aperto: un inizio, sicuramente.

Il sito dell’autrice.

Kate Ling, La solitudine delle stelle lontane (trad. di Anna Carbone), Il Castoro 2016, 298 p., euro 15,50

Illuminae – Illuminae file_01

28 Dic

Quel giorno, quando si è svegliata, Kady pensava che rompere con Ezra sarebbe stata la cosa più difficile da affrontare. Poche ore dopo il suo pianeta è stato invaso.
Anno 2575: il cielo di Kerenza, un pianeta poco più grande di un granello di sabbia coperto di ghiaccio e sperduto nell’universo, si oscura all’improvviso. Tra le esplosioni e le urla degli abitanti terrorizzati, una squadra d’assalto delle BeiTech, una potente corporation interstellare, dà inizio all’invasione. Ed Ezra e Kady, che si rivolgono a malapena la parola, sono costretti a cercare insieme una via di fuga.
Alcuni giorni dopo, però, un mortale virus mutante inizia a diffondersi a bordo di una delle navi sulle quali si trovano i due ragazzi e gli altri superstiti. Come se non bastasse, AIDAN, l’intelligenza artificiale che dovrebbe proteggerli, pare essersi trasformato nel nemico. E nessuno dei militari incaricati delle operazioni di salvataggio sembra intenzionato a spiegare ciò che sta accadendo. Quando Kady riesce ad accedere a informazioni strettamente riservate, le è subito chiaro che l’unica persona che può aiutarla è anche l’unica con la quale pensava non avrebbe più avuto nulla a che fare.
Attraverso un corposo dossier riservato composto da resoconti militari, trascrizioni di interrogatori, rapporti medici, intercettazioni, email e tanto altro, Illuminae ci parla, documento dopo documento, del prezzo della verità, di vite spezzate e del grande coraggio di eroi di tutti i giorni. (Sinossi dal sito dell’editore)

5 reasons why

1 – un libro davvero da gustare, non solo da leggere, ma da godere con gli occhi. Ricco di illustrazioni e di trovate tipografiche che vi daranno un nuovo modo di leggere un libro.

2 – Originalità : il modo in cui viene narrata la vicenda, attraverso documenti di vario tipo dai resoconti militari alle intercettazioni, è sicuramente unico, ma il rischio di creare qualcosa di difficile da leggere era davvero alto. Gli autori riescono però nella magia e il tutto si legge di filato nonostante i continui cambi di registro, che anzi contribuiscono a dare davvero l’impressione di un racconto corale.

3 – Effetto minestrone : unire vari generi e diversi temi della fantascienza in un unico romanzo poteva essere azzardato, ma anche su questo gli scrittori sono stati davvero bravi ad amalgamare il tutto senza creare un effetto “minestrone”, ma anzi i sapori restano distinti 😉

4 – I protagonisti: reali i dialoghi, i patemi e reali soprattutto i due ragazzi sia nel modo di esprimersi che nel modo in cui vivono il loro amore (sì c’è anche una storia d’amore!)

5 – AIDAN: non vi sembrerà vero provare empatia per del silicio, ma sarà così. L’intelligenza artificiale più folle e romantica che possiate incontrare.

Amie Kaufman, Jay Kristoff, Illuminae – Illuminae file_01 (Trad. L. Fusari)Mondadori, 2016, pp. 599, € 22

Il club delle seconde occasioni

22 Dic

Cosa c’è di peggio che essere scaricati di punto in bianco dalla ragazza che si ama
disperatamente? Niente, River Dean ne è convinto al cento per cento. Perché è proprio quello che gli è capitato in un inaspettato pomeriggio di fine primavera: Penny l’ha mollato, senza una parola, una spiegazione. E senza nemmeno un passaggio a casa. Se n’è andata, lasciandolo da solo, a piedi, dall’altra parte di Los Angeles. River si mette quindi in cammino, deciso ad autocommiserarsi per il resto dei propri giorni. Finché un’insegna richiama la sua attenzione. Un’insegna che promette una Seconda Occasione a chiunque abbia il coraggio di mettersi in gioco. L’insegna di un gruppo di supporto per ragazzi problematici. Senza pensarci due volte, River si unisce al club. È pronto a tutto pur di guadagnarsi la sua seconda occasione. Anche a mentire spudoratamente e a innamorarsi, di nuovo. (Sinossi dal sito dell’editore)

5 reasons why

1 – una storia divertente, ma non scontata con pagine davvero esilaranti, che riesce a farci ridere e riflettere.

2 – si sento le influenze di almeno due grandi film nelle vicende di River :

Eternal sunshine of a spotless mind di Michel Gondry (di cui la copertina riprende evidentemente una scena 🙂 )

Fight Club di David Fincher, tratto da un libro di Chuck Palahniuk, ma il libro resta comunque un’opera originale.

3 – River è un instancabile bugiardo, ma è anche altrettanto fragile e disorientato: non potrete non prenderlo in simpatia.

4- Negli Stati Uniti non ci sono solo Wasp, ma esistono anche molte altre etnie, con le loro vite e le loro lotte, e in questo romanzo si da voce ad una famiglia ispanica.

5 – Il finale: non è banale, e anche se vi sembrerà che la vicenda vada in una direzione, alla fine riuscirà a sorprendervi.

Dana Reinhardt, Il club delle seconde occasioni (trad. A. Fortunato), De Agostini, 2016, pp. 288, € 14,90 (ebook € 6,99)

 

I nostri cuori chimici

19 Dic

nostri-cuori-chimicHenry Page e i suoi immacolati diciassette anni: nulla da dichiarare rispetto all’esuberante adolescenza della sorella maggiore (condita da arresti e espulsioni a scuola), traguardo in vista per essere il caporedattore dell’anno della rivista scolastica, nessuna storia d’amore alle spalle. Harry Page che si sfracella contro il migliore e peggiore folle amore che avrebbe potuto immaginare: Grace Town, la nuova arrivata in classe: in ritardo, vestita di abiti maschili troppo grandi, nessuna cura per il proprio aspetto fisico, un bastone che la sostiene nella zoppia. Eppure in qualche modo Grace lo attrae: è una questione di chimica, ma anche del suo spiazzante modo di fare, del suo silenzio, della sua faccia tosta. Grace ha un dolore fresco e profondo che ha minato la sua vita, si impone altro dolore come a voler ripagare una colpa, è lontana anni luce dalla luminosa ragazza che appare nelle fotografie del suo profilo Facebook.  Henry arranca, si lascia stupire dalle poesie e dai posti magici che la ragazza conosce, si innamora perdutamente, travisa sapendo benissimo quel che sta facendo e in qualche modo tacendolo a se stesso.

Henry racconta in prima persona del suo nuovo modo di guardare il mondo, degli amici di sempre, della famiglia, di come va l’ultimo anno di scuola superiore e di come va la vita. Racconta di come si metta su un numero del giornale scolastico e di come si violino le regole, delle notti passate coi piedi nell’acqua fredda di una vasca piena di pesci; snocciola canzoni e libi e poesie, dando tanti spunti al lettore.

Volete un romanzo per giovani adulti ben scritto e ben tradotto, che coinvolge con la voce dal narratore e spinge a svelare il suo punto di vista? Volete un romanzo che dica le cose come stanno, i fallimenti, i fraintendimenti, la bellezza allo stato puro, l’amore assoluto che forse c’è ma non è da vivere in quel momento lì? Eccolo, crudo e bello. Astenetevi se non sopportate il linguaggio del pane al pane, qualche parolaccia e quei passaggi che sembrano un concentrato di “vita. istruzioni per l’uso”: non sono istruzioni, è piuttosto che – se ci pensate – capiti che vada così, e non stiamo parlando solo del personaggio di Henry: l’autrice riesce a delineare un microcosmo di ritratti e di sfumature di vita non da poco.

Il sito dell’autrice. Il film che verrà tratto dal libro è in lavorazione.

Krystal Sutherland, I nostri cuori chimici (trad. di Cristina Proto), Rizzoli 2016, 335 p., euro 17, ebook euro

Girls

13 Dic

girlsEcco un romanzo che gronda di bellezza e poesia nel suo dire (grazie anche alla forza della traduzione, sicuramente) e che probabilmente non sarà semplice affrontare e proporre per alcuni adulti, visto che – come sovente ci diciamo – ci sono temi che a qualcuno non sono comodi e quindi tacere è più semplice. Di sicuro “Girls” non fa sconti e non lascia nulla al caso e al taciuto: si fa voce portatrice di dubbi, di paure, di sensazioni forti in cui il lettore cade come in una spirale insieme a Kim, la protagonista che narra in prima persona e che torna alla sua adolescenza grazie ad una voce nel telefono che riemerge dal passato. Kim prende allora a raccontare di tanti anni prima e della sua amicizia forte con Bella e Momo. Se ciascuna della amiche ha una passione e un modo di essere e di fare a caratterizzarle (il coltivare piante e l’aver cura per Bella; il saper ascoltare  e il saper creare partendo da qualsiasi stoffa per Momo), Kim sembra essere l’unica a non avere una peculiarità, ad essere in qualche modo senza forma proprio nell’età in cui è il corpo ad assumere una forma nuova che attira gli sguardi dei maschi, i loro commenti. Il romanzo ben descrive l’incapacità di reagire, l’impotenza delle tre ragazze e delle loro coetanee di fronte ai commenti, ai gesti, alla volgarità; il crescere in loro di una sorta di disgusto e di tentativo di reagire isolandosi, tentando di fare ancora più gruppo, di sentirsi protette dalle maschere e dai costumi delle feste che celebrano nella serra di Bella.

Proprio dalla serra viene la possibilità di capovolgere il mondo: una pianta sconosciuta che cresce a vista d’occhio e il cui liquido, se bevuto, anche solo una goccia, permette una trasformazione: le tre ragazze mutano di notte il loro corpo che diventa maschile e dà loro modo di sentire il mondo diversamente, di entrare a far parte di un gruppo di ragazzi che si trova di notte al parco. La scoperta dell’inaspettato e dello sconosciuto diventa in breve un gioco sul filo del rasoio: se Bella lo abbandona per concentrarsi sul lato scientifico della questione (da dove viene il fiore? come funziona realmente?), se Momo se ne chiama fuori, sottolineandone la deriva negativa, Kim ne è sempre più attratta. Non solo dal poter vivere in forma maschile, ma anche dal condividere il tempo con Tony, il cui magnetismo la spinge a partecipare ai furti che il ragazzo organizza. Kim non può fare a meno del nettare del fiore ed è prima di tutto la scoperta della sessualità e del corpo, il proprio e quello altrui, la considerazione dei comportamenti di altre ragazze alla luce di quello che lei e le amiche hanno patito, l’interrogarsi su cosa significhi davvero scegliere, in ogni ambito della vita.

L’incipit è perfetto: breve, coinvolgente, poetico. ma anche il resto non scherza 😉 La capacità di dire dell’autrice veste la narrazione di un abito poetico e insieme scarno nel senso più positivo del termine. Sicuramente si discuterà di questo libro, e ci si confronterà, ma lo penso imprescindibile.

Nota curiosa: il titolo originale dell’opera è “Pojkarna” che in svedese significa “ragazzi”.

A proposito dell’autrice. Il suo blog.

Jessica Schiefauer, Girls (trad. di Samanta K. Milton Knowles), Feltrinelli 2016, 173 p., euro 13, ebook euro 8,99