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Capolinea per le stelle

21 Nov

imageImmaginate un mondo in cui remoti sistemi solari sono collegati da tunnel attraverso i quali treni dotati di vita e sentimento in pochi istanti percorrono anni luce, passando di pianeta in pianeta, attraverso la devastazione lasciata da lunghe guerre di potere. Zen è un giovane ladro che vive con la sorella Myka e la madre in una città industriale poverissima, fino a che uno sconosciuto non gli propone una missione impossibile: trafugare un oggetto custodito sul treno della dinastia imperiale. Ad aiutarlo avrà solo Nova, che pur sapendo di essere un’androide sogna di essere un’umana. 

Zen, incapace di resistere all’emozione della scoperta e del viaggio, anche a costo di lasciarsi alle spalle il vecchio sé e i propri sogni del passato; Nova, l’androide che vorrebbe le lentiggini; Flex, l’artista clandestino celebre in tutta la galassia per i suoi disegni che decorano i fianchi dei treni interplanetari, così belli da sembrare vivi; i misteriosi Monaci Alveare, ammassi brulicanti di insetti capaci di creare l’illusione di una sembianza umana… (Sinossi dal sito dell’editore)

5 motivi per leggerlo:

1 – finalmente un libro di fantascienza che non sia distopico, ma un ritorno alla fantascienza più classica, fatta di idee visionarie e immagini molto potenti ( partendo dall’idea del deep web Reeve crea un mondo dove gli dei camminano tra gli uomini, ma altro non sono che intelligenze artificiali molto evolute).

2- se siete in cerca di un libro che faccia con la fantascienza quello che Stranger Things ha fatto con gli anni ottanta, qui ci andiamo molto vicino: citazioni e rimandi alla cultura sci-fi classica (da Bladerunner a Io Robot), ma anche nuove suggestioni ( i monaci alveare su tutto 😁).

3 – un’avventura non scontata, con un finale a sorpresa, dove non siamo mai certi di aver capito chi sono i buoni e chi sono i cattivi.

4 – Reeve è un grande scrittore (sua la saga delle Hungry City, ferma in Italia al secondo volume, ma speriamo che la serie TV che stanno girando sia da input allo traduzione dei capitoli restanti), mai banale e con una fervida immaginazione che vi saprà portare a tal punto dentro le sue storie  che prendere la metro non sarà più la stessa cosa ( e vi innamorerete di un treno 😜).

5 – Un grande omaggio alla street art e alla volontà di rendere bello anche quello che ci sembra non possa  esserlo.
P.s.: se state vedendo o avete visto la serie The expanse, questo libro potrà mitigare gli effetti dell’astinenza.

Philip Reeve, Capolinea per le stelle (Trad. A. Orcese), Giunti Editore, 2016 ,Pagine 384, € 16,00 (eBook €6,99)

Centrifuga

8 Nov

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Nato dall’esperienza del Centro di lettura ad alta voce Leggimi Forte che si occupa da anni di portare letteratura contemporanea per ragazzi nelle scuole dei territori periferici della Campania nell’ambito del lavoro dell’Associazione For Children di Pomigliano d’Arco, questo libro ruota intorno appunto al concetto di periferia: che cosa significa viverci o vederla dall’esterno, quali esperienze e punti di vista regala, quali sono gli stereotipi, le difficoltà che si incontrano e i semi che vi possono germogliare., nel tentativo di ripercorrere anche narrativamente le idee guida del progetto da cui è venuto: smentire il luogo comune negativo con l’impegno costante del tentativo di cambiamento.

Il libro contiene ventinove racconti scritti da Sara Bilotti, Francesca Serafini, Massimo Cacciapuoti, Janna Carioli, Fabrizio Casa, Vanna Cercenà, Lodovica Cima, Zita Dazzi, Paolo Di Paolo, Antonio Ferrara, Francesco Forlani, Martina Forti, Maria Franco, Sofia Gallo, Dacia Maraini, Beatrice Masini, Luisa Mattia, Antonella Ossorio, Pino Pace, Isabella Paglia, Anna Pavignano, Annamaria Piccione, Patrizia Rinaldi, Livia Rocchi, Febe Sillani, Annalisa Strada, Anna Vivarelli, Laura Walter e una poesia di Bruno Tognolini.

Se da un lato ci permette ancora una volta di ribadire l’importanza delle raccolte di testi brevi nella lavoro di promozione della lettura, testi che ci mettono a disposizione narrazioni di giusta lunghezza per una lettura condivisa ad alta voce anche con i lettori più grandi, dall’altro – come sempre accade delle raccolte a tema – l’insieme può a tratti pagare la necessità degli autori di aderire all’argomento dato e quindi dare origine a testi che non suonano così sentiti, ma appaiono un poco forzati, artificiali. Al contrario invece può toccare punte di livello alto, in una mescolanza quindi di modalità di approccio e di interpretazione differente a seconda dell’autore preso in considerazione.

Tra i tanti, personalmente cito l’originalità di Paolo Di Paolo che si rifa all’apologo di Menenio Agrippa con una gustosa lettera inviata a un “caro Tu” da “la periferia di Te”, e poi il racconto di Patrizia Rinaldi che immagina come periferia il borgo di un castello feudo di un signore che rivendica i suoi diritti feudali: scritto in prima persona, si adatta particolarmente alla lettura ad alta voce per la costruzione narrativa e il lessico utilizzato. E ancora il racconto di Antonella Ossorio, testimonianza di una nonna alla nipote in forma epistolare dove si narra della presa di forma di una periferia e lo si fa con il tono intimo di chi, tramandando una ricetta tradizionale di famiglia, vi cuce i ricordi, i tratti salienti delle persone care, gli aneddoti importanti. In questo caso poi l’uso di parole e costrutti dialettali dà una marcia in più, fa sì che lo si senta ancora più vivo, più reale e più vicino alla situazione immaginata.

Centrifuga. Fughe, ritorni e altre storie, Sinnos 2016, 205 p., euro 12

Le memorie della menta piperita

31 Ott

memorie-della-menta-piperitaFa meraviglie in questo libro l’arte della serigrafia in cui a Else sono maestri, ora anche con Ronzinante la serigrafia ambulante un furgone attrezzato di tutto punto a serigrafia mobile. I colori da contrappunto al nero danno musi di cane ai protagonisti, danno materia ai gesti e ai sogni, fanno sentire suoni e rumori evocati nel testo. La storia che li accompagna è la narrazione di una crescita in quindici capitoli, quindici quadri tematici a loro volta suddivisi in brevi frasi che procedono esattamente come è naturale per la protagonista che parla in prima persona. Una bambina piccola, con una sorella più grande e con un nome corto, che scopre il mondo nel tempo magico dell’estate, che è il tempo più facile, quello in cui non sia ha altro da pensare se non nel caso suo ai capretti di Bianchina. Ma il tempo facile fa sì che si possa avere spazio per tutti i pensieri che girano dentro, nella vita sospesa sull’isola, mentre la mamma è a fare le lotte e le bambine stanno in campagna.

Così si dice, nel pensare poetico e realistico insieme dei bambini, di nidi e di serpi, della vigna e dei cani, del riflettere sul proprio corpo, sulla paura, ma anche su quella strega che si ha dentro, che fa dire le cose cattive; si dice della morte, quella del cane amato e quella del nonno, della differenza tra prendere il volo e tuffarsi e del coraggio che ci vuole, delle torte di fango e della fuga con un amico più piccolo, del prendersi cura e delle radici. Il legame tra il corpo e la terra è forte, come quello con la natura, con l’imparare a fare materialmente le cose.

E il tempo dell’estate è quello dell’infanzia: dura poco, e quando si diventa bambine grandi bisogna prendere il proprio posto accanto agli adulti per capire come fare a crescere, “mentre quando si è bambini non è necessario imparare niente perché si sa già tutto” e quel tutto viene detto in modo raro e prezioso in questo albo.

Il testo è stampato in tiratura limitata di 500 copie, con una serigrafia in omaggio. Fatevi questo regalo.

Il sito dell’illustratrice. Il blog dell’autrice.

Elena Morando – Anke Feuchtenberger, Le memorie della menta piperita, Else 2016, 32 p., euro 30

Maresi

25 Ott

maresiQuesto romanzo ha il pregio di calare, in un’ambientazione totalmente fantastica, temi di un’attualità sorprendente, riuscendo con concisione a suscitare nel lettore empatia e riflessione. La cronaca fatta in prima persona dalla tredicenne Maresi è la consapevole descrizione di quello che accade al Monastero Rosso nel diciannovesimo anno del mandato della trentunesima Superiora, una cronaca fedele e precisa dove chi scrive sa del valore di testimonianza che potrà avere.

Il Monastero Rosso sorge su un’isola abitata da sole donne dove si arriva per motivi più diversi: in una società dove nascere femmina è una condanna all’ignoranza e alla sottomissione perché saranno altri a decidere il tuo destino, la piccola isola costituisce un respiro di tolleranza e di visione differente della donna. Le ragazze che sono ospitate possono venire da famiglie che non sono in grado di mantenerle, essere malate o disabili oppure, in pochi inaspettati casi, far parte di una famiglia che vuole per loro la miglior istruzione e che ben sa che quello è l’unico luogo dove sia possibile ottenerla. Possono essere state allontanate dai propri genitori volontariamente come punizione o inviate lì come unica forma di salvezza dalla violenza a cui sarebbero invece naturalmente condannate. Molte di loro portano segni di violenza sul corpo, altre hanno subito o visto cose di cui non riescono a parlare. I ritmi del Monastero, la condivisione delle mansioni quotidiane, il prendersi cura delle più piccole: tutto contribuisce ad attutire la furia del mondo esterno, a placare, a guarire anche. Maresi inoltre ha la possibilità di accedere alla vasta e ricca biblioteca in cui soddisfa la propria curiosità e alimenta l’ulteriore desiderio di sapere. Ma proprio nell’anno di cui si narra arriva Jai, in fuga da un dramma familiare, inseguita e ricercata da uomini che non si faranno scrupolo di invadere l’isola: a questo punto, Maresi si trova di fronte a un’interrogativo importante: quando vale la vita ritirata sull’isola; quanto è invece necessario confrontarsi con il mondo esterno e viverlo?

Un romanzo che mette sulla pagina forti violenze e profonde domande, in un crescendo narrativo dal ritmo incalzante.

Il sito dell’autrice.

Maria Turtschaninoff, Maresi. Cronache del Monastero rosso (trad. di Alessandro Storti), Atmosphere Libri 2016, 154 p., euro 15

Ferma così

19 Ott

ferma-cosiCi sono molti modi per affrontare i “temi caldi” della vita e i romanzi rivolti agli adolescenti ci hanno abituati in questi ultimi anni a vere e proprie perle che sanno dire in modo esatto e pieno di garbo e di grazia tutto quello che sovente sembra troppo difficile da pronunciare ad alta voce a casa o in classe. Eccone un altro saggio: già apprezzata ne Il tempo dell’estate, Nina LaCour affronta in questo libro il tema del suicidio visto dalla parte di chi rimane e porta con sé il senso di colpa di non aver saputo vedere o agire, di non esserci stato abbastanza. Racconta in prima persona Caitlin, che il lettore incontra all’inizio dell’anno scolastico, a pochi mesi dal suicidio della migliore amica che pare non aver lasciato traccia di saluto o di motivazione. Invece Caitlin trova sotto il suo letto il diario di Ingrid, lasciato scivolare lì nell’ultima sera in cui hanno studiato insieme: è attraverso le pagine dello spesso quaderno, riportate anche nel libro, che la ragazza rilegge quello che è successo, facendo parallelamente fronte alla realtà: la sua famiglia, l’insegnante della materia preferita che pare non considerarla più, i rapporti coi compagni fino ad allora distanti perché Caitlin e Ingrid erano un duo a sé, l’innamorarsi di Taylor, l’amicizia con Dylan, nuova arrivata a scuola che chissà cosa nasconde oltre il nero di cui si veste.

Concentrata su se stessa e sul proprio dolore, Caitlin racconta in realtà il dolore di tutti quelli che le stanno intorno e che conoscevano Ingrid, i loro diversi modi di reagire e di tentare di uscire dall’ottundimento che li fa opachi; racconta modi di reagire, necessità di tempi e di gesti, misure che sono necessarie a ciascuno e per ciascuno diverse. Racconta attraverso lo sguardo sugli adulti, in particolare su Miss Delani, prima così perfetta e ammirata, ora improvvisamente assente, distante, che quasi non vuole vedere l’allieva. Racconta attraverso metafore a dir poco perfette: la fotografia, innanzitutto, materia in cui le due amiche sempre si sono applicate insieme, in cui Ingrid eccelleva: la capacità di vedere, quello che si può intuire quando si guarda una fotografia, l’occhio di un altro che riesce a svelare quello che tu non riesci o forse non vuoi notare. E poi la costruzione e la demolizione: c’è un vecchio cinema abbandonato che è stato il posto preferito di Ingrid e Caitlin e che diventa per quest’ultima un luogo simbolo in cui entrare, in cui cercare bellezza e riparo, fino al giorno in cui mezza città assiste alla demolizione e di certo per la protagonista non solo reale, ma fortemente simbolica. Lasciar spazio al nuovo che si può costruire, esattamente come la casa sull’albero che Caitlin mette insieme con tenacia, prima liberando la rabbia che porta dentro, e poi dando un senso allo spazio e a se stessa, bozzolo di ragazza che non è solo più l’amica di Ingrid, ma che riesce a essere se stessa proprio condividendo con gli altri i pensieri che l’amica le ha nascosto sotto il letto. Lasciar andare, costruire, dare tempo: proprio come il tempo delle stagioni, nelle quali è divisa la narrazione. Da “estate” a “estate, di nuovo”: possiamo sempre portare a casa la nave, sana e salva.

Un libro prezioso.

Il sito dell’autrice.

Nina LaCour, Ferma così (trad. di Aurelia Martelli), Edt Giralangolo 2016, 313 p., euro 14,50

La strada nell’ombra

11 Ott

la-strada-nellombraTorna in traduzione italiana Jennifer Donnelly: il suo libro precedente Una voce dal lago uscito nella collana Gaia Junior nel  2005 è sicuramente uno dei romanzi che mi hanno accompagnato più a lungo nei percorsi di lettura di questi anni: un giallo ben narrato con una protagonista incantevole, dalle idee ben precise e dalla “testa tosta”: Mattie e il suo desiderio di imparare, Mattie e la sua sete di parole nuove da cercare sul vocabolario è una delle figure femminili migliori nei romanzi per adolescenti. Spesso mi diverto a giocare coi lettori che ho davanti, spiegando che Mattie vuole a tutti i costi andare all’università, ma le è negato: vengono fuori da parte loro le ipotesi più diverse, finché rivelo che la storia è ambientata negli Stati Uniti del 1906 dove a una ragazza, così come al suo amico di colore, è negato l’accesso all’università appunto.

Anche la protagonista di questo nuovo romanzo sfida le convenzioni del suo tempo: Josephine Monfort è l’unica figlia di una ricca famiglia newyorkese che a fine Ottocento è ovviamente destinata a fare la moglie e la madre, mentre sogna invece di scrivere e di diventare una reporter. La morte improvvisa del padre è un suicidio a cui lei non crede, trovando indizi contrari e un fondamento ai propri sospetti nelle parole di un giornalista di cui ben presto si innamora. Insieme a Eddie Gallagher tenta la strada della verità, quella dal prezzo più alto: non solo un’immersione nei misteri della propria famiglia e nelle bugie con cui il padre, lo zio e i soci hanno ricoperto i loro traffici loschi, ma anche uno svelamento della realtà che le è estranea: i quartieri della città in cui non ha mai messo piede, condizioni sociali che nemmeno lontanamente immagina, bambini orfani addestrati al borseggio, ragazze vendute nei bordelli. E la realtà nella sua concretezza più spietata: corpi nudi su un tavolo di obitorio, cadaveri riemersi da una fossa per svelare i segreti che qualcuno ha cercato di seppellire per sempre. Jo si muove con l’abilità scaltra di chi impara a mentire perché sa che la menzogna  è l’unica via per raggiungere la verità, ma anche con luce e ombra nel cuore: l’amore per Eddie e la perseveranza verso la professione che desidera, la certezza del perdere la sua famiglia e il suo status sociale dall’altro.

Al di là dell’alta capacità narrativa, Donnelly si dimostra ancora una volta maestra nel cogliere perfettamente l’epoca in cui ambienta le sue storie e nel restituire al lettore un ritratto perfetto e di spietata bellezza della società del tempo, non solo le condizioni delle classi più povere o la libertà delle donne che riescono ad essere indipendenti pur a caro prezzo, ma anche il crudo cinismo dell’alta borghesia: esemplare la figura dell’anziana matriarca del clan Aldrich che parla delle nipoti e delle loro amiche in età da marito nello stesso modo in cui considera i suoi spaniel, cioè in base alla capacità di riprodursi e nulla più.una-voce-dal-lago

Ancora una volta un giallo, ancora una volta un inno alla libertà e alle possibilità di realizzazione di sé. Torna in libreria anche “Una voce dal lago”, in edizione cartonata, con una nuova copertina che fa da pendant all’altra, anch’essa con silhouette di ordinanza (come non pensare a tante altre copertine, tra cui quelle dei libri di Sharon Cameron sempre per Mondadori, La fabbrica delle meraviglie e L’invenzione dei desideri?).

Il sito dell’autrice.

Jennifer Donnelly, La strada nell’ombra (trad. di Barbara Servidori), Mondadori 2016, 537 p., euro 18, ebook euro 9,99

Quello che non sai di me

5 Ott

quello-che-non-sai-di-meJam ha sedici anni ed è sotto choc per la morte del suo ragazzo, il suo primo e folle amore durato appena quarantun giorni; non reagisce e per questo i genitori la accompagnano per un semestre alla Wooden Barn School, college in campagna da cui non è possibile comunicare con l’esterno se non grazie a un vecchio telefono a gettoni, specializzato nel prendersi cura di “ragazzi fragili” come vengono definiti sul volantino pubblicitario. La compagna di stanza che le viene assegnata è decisamente sopra le righe, ma la scoperta più disarmante è di esser stata ammessa al Corso Speciale di Inglese, addirittura senza averne fatto richiesta. L’insegnante che lo tiene, per l’ultima volta quell’anno prima di andare in pensione, sceglie accuratamente i partecipanti, un gruppo ristretto che lavora per tutto il tempo su un solo autore, senza campanelle che segnano il passare del tempo, senza obblighi se non discutere insieme e tenere un diario. La signora Quenell ha le idee chiare e ha un’alta considerazione dei suoi alunni, è diretta e non fa sconti a nessuno, che si tratti di disabilità fisiche o rifiuti psicologici: tutti sono chiamati a lavorare su La campana di vetro di Sylvia Plath e a essere puntuali a lezione. Ben presto i ragazzi scoprono il motivo per cui gli allievi degli anni precedenti parlavano del corso come di qualcosa che aveva segnato e cambiato la loro vita: il diario ti permettere di accedere a uno spazio temporale in cui la tragedia che ti ha colpito non ha ancora avuto luogo e in cui puoi rivivere la tua vita fino a quel momento.

Ben presto i cinque ragazzi condividono il loro segreto e cercano modi per comprendere come funzioni questo nuovo mondo a cui è stato dato loro l’accesso; è però anche il momento degli scambi, dei racconti e della fatica di mostrarsi agli altri per quel che sono davvero, scoprendo così le differenze tra i due mondi e la forza che la realtà quotidiana e la vita che proseguono hanno. Il lettore intanto segue Jam e cambia lentamente il punto di vista sulla sua storia idilliaca con Reeve, mettendo a fuoco la pericolosità del volersi raccontare a tutti i costi una versione sola di un fatto.

La scrittura di Meg Wolitzer, già apprezzata in romanzi usciti in collane per adulti ma dove gli adolescenti erano comunque protagonisti, come in “Quando tutto era possibile” (Garzanti, 2014), porta per mano il lettore alla scoperta della personalità, delle famiglie e dei pensieri di ciascuno dei ragazzi e tratteggia la figura di un’insegnante insostituibile, che conosce i propri limiti e i propri difetti, ma che ha anche la capacità di guardare davvero gli alunni e lavorare perché possano dare il meglio e rivelare se stessi. Come non pensare allora alla signorina Olinski e al suo stesso modo di approcciarsi, in un romanzo per le scuole medie da troppo tempo fuori catalogo? Il libro in questione è “Un sabato di gloria” (Mondadori, 1999) e lo potete trovare in biblioteca: merita, davvero.

Il sito dell’autrice.

Meg Wolitzer, Quello che non sai di me (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 269 p., euro 15,50

Voglio una vita a forma di me

4 Ott

voglio-una-vita-a-forma-di-meDi certo i lettori italiani necessiteranno di qualche informazione su Dolly Parton per entrare appieno nell’atmosfera di questo romanzo, ma alla prima ricerca in rete il suo nome è immediatamente associato a Jolene, canzone simbolo anche per la protagonista ritratta da Julie Murphy, quindi si va dritti al punto. Esattamente come fa la trama , in cui Willowdean Dickson racconta in prima persona della sua famiglia, delle sue amicizie e soprattutto del suo corpo: la sua mole, il fatto di essere grassa media ogni pensiero della sua giornata  e segna scelte piccole e grandi. Se preferisce lavorare in una tavola calda anziché in un negozio di vestiti che non vende taglie sopra la 40; se pensa con nostalgia e dolore alla zia obesa morta da poco e al suo modo di vedere la vita; se cerca in ogni modo di evitare le prese in giro a compagne di scuola facili bersaglio degli idioti di turno… tutto porta alla sua esperienza e alla certezza di sentirsi bene nel proprio corpo e di non aver bisogno di altro. Poi arriva Bo, che le lascia lecca-lecca rossi nell’armadietto al lavoro, che condivide con lei lo spettacolo di uno sciame meteorico, che vuole lei; Murphy non è pronta a lasciare che i suoi rotoli di ciccia vengano abbracciati e nello stesso tempo sa benissimo che il suo peso è sempre stato un problema per la madre, rimasta appesa alla gloria temporanea di una vittoria giovanile  al concorso di bellezza Miss teenager Bluebonnet (sì, al punto di rimettersi lo stesso vestito della vittoria da anni…). Aggiungete il fatto che con Ellen, la migliore amica da sempre, le cose non vanno proprio per il verso giusto e avrete gli ingredienti necessari per il colpo di testa del momento: decidere di iscriversi al concorso di bellezza. Ce n’è di che far strozzare la madre, membro del comitato organizzativo e della giuria, di che rompere con Ellen, di che complicarsi la vita: cosa meglio che fuggire da Bo, diventato suo compagno di classe, e mettersi con Mitch, giusto per avere un accompagnatore al Ballo d’inverno?

Al concorso però Will non partecipa da sola, ma la seguono – forti di quello che considerano un esempio – tre ragazze della scuola facilmente prese di mira per i loro difetti fisici: Millie è grassa, ha occhi troppo vicini, narici strette e un campionario di vestiti a fantasia di gattini o cagnolini; Amanda porta pesanti scarponcini ortopedici e Hannah ha una dentatura da cavallo. Il gruppo che potrebbe a prima vista sembrare ideale bersaglio ambulante per la derisione si prepara all’evento tra improvvisati pigiama party, confidenze di segreti e la scoperta del night club che la zia di Will frequentava ad insaputa di tutti, cercando – come sottolinea la protagonista – non di essere sotto i riflettori per aver fatto qualcosa di eccezionale, ma di rivendicare il diritto e la possibilità di fare qualcosa di normale, rendendosi conto della pericolosità del fingere sempre e anche di quella di cercare di vedersi con gli occhi altrui (che poi guardano sovente a noi in modo diverso e migliore di noi stessi).

Penso sia uno dei migliori romanzi letti quest’anno: semplice, diretto e pieno di ironia, tanto che vi sorprenderete in scrosci di risate leggendo. Con un finale perfetto e non scontato (che brava, l’autrice!) e soprattutto pieno di garbo e di grazia.

Il sito dell’autrice.

Julie Murphy, Voglio una vita a forma di me (trad. di Simona Mabrini), Mondadori 2016, 342 p., euro 8,99

Non devi dirlo a nessuno

20 Set

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Una buona storia di formazione da proporre in lettura ai ragazzi più grandi, ambientata nel tempo estivo , nel tempo delle vacanza che si ripete ogni anno nello stesso luogo, lontano da casa, al paese dei nonni e che permette quindi di vivere un tempo sospeso: si è in un luogo diverso, conosciuto, ma in cui si è comunque stranieri. “Foresto” è Luca Ferrari, tredicenne genovese che trascorre l’estate a Lamon, sull’altopiano bellunese dove il Veneto va a toccare il Trentino. Foresti come lui sono un pugno di ragazzini che nelle partite di calcio si contrappongono alla squadra dei ragazzini che invece lì vivono tutto l’anno e insieme a cui cercano, nei mesi estivi, di fare gruppo tra condivisione, piccole gelosie, battibecchi e prime cotte. È l’estate del 1989, Greg LeMond vince il Tour, madonna, Jovanotti e Bennato urlano dalle radio, nasce il sesto governo Andreotti e Giorgio, il fratello di dieci anni, continua a chiamare Luca “amico” esattamente come ha sentito in una puntata di MacGyver. È un’estate di confine e di passaggio per Luca che riempie la testa di domande, che si chiede cosa significhi baciare una ragazza, cosa significhino le frasi dei genitori, cosa nasconda il padre magistrato e cosa nasconda il bosco. Il bosco vicino a casa, quello in cui Giorgio cerca instancabilmente di vedere il tasso, quello in cui compare una strana figura di uomo attorno a cui ruotano le dicerie del paese, quello in cui anni prima è scomparso un bambino.

Luca rompe con i suoi anni d’infanzia: fruga tra i segreti di famiglia, guarda i genitori con occhi diversi, fa di testa sua a costo di finire nel pericolo, scopre corpo e sentimenti. In qualche modo sa che quell’estate segnerà un passaggio: nei ritmi soliti della vita e nella sua adolescenza, perché la violenza del mondo lo obbligherà a crescere, lasciandogli però la sensazione forte che a volere fortemente qualcosa si può aggiustare in qualche modo il corso delle cose.

Ammetto, è sicuramente un romanzo affascinante per chi era ragazzino sulla fine degli anni Ottanta e la detonazione finale dei fatti può forse risultare troppo rapida nella narrazione, ma per noi che siamo sempre alla ricerca anche di buoni romanzi italiani da offrire ai lettori, sicuramente è una lettura da tenere in considerazione per le proposte ai giovani adulti. Non solo come romanzo di formazione, ma per la capacità di ricostruire in modo pressoché perfetto l’interrogarsi del protagonista, così come le meccaniche della vita di un piccolo paese quando si dilata e le vacanze portano per qualche settimane altre persone che ne vivono i luoghi, che ne condividono il tempo pur rimanendo comunque “foresti”: in questo gioca un ruolo fondamentale la scelta di mantenere l’uso della parlata locale così come di riportare leggende come quella dell’uomo selvatico, piccoli indizi dell’attaccamento e dell’affetto dell’autore per un luogo che ha vissuto anche da giovane, come i ragazzini che si incontrano  tra le pagine, e che ha parte importante nella sua vita.

Il sito dell’autore.

Riccardo Gazzaniga, Non devi dirlo a nessuno, Einaudi 2016, 243 p., euro 17,50, ebook euro 9,99

L’albero delle bugie

7 Set

albero-delle-bugieUn perfetto ritratto della società vittoriana e una straordinaria protagonista che non potrà non far pensare alla Calpurnia, amata da tanti lettori. Anche Faith ha una passione per le scienze e il desiderio di condividere col padre gli studi archeologici e la passione per i fossili, eppure ha imparato a nascondere la curiosità, l’intelligenza viva e quel che già sa sotto la maschera della brava bambina dalle buone maniere, quella che per caso su una spiaggia ha permesso il ritrovamento di un reperto eccellente che ha dato la fama al padre, il reverendo Sunderly. Ma Faith non è la bambina che tutti ricordano, sbiadita sullo sfondo del racconto di un ritrovamento scientifico, non è una comparsa casuale sulla scena della scienza: Faith è ormai una quattordicenne che non vede l’ora di indossare un corsetto da adulta, che osserva le persone intorno con la stessa efficacia e puntigliosità con cui si dedica alle scienze, che vorrebbe poter far vedere al mondo la propria intelligenza e i propri desideri di studiare. Invece è costretta costantemente a non stare al suo posto: confinata in salotto a bere il tè con le signore, mentre gli uomini fumano sigari e discutono di scoperte scientifiche; a bada del fratellino, quasi bambinaia e governante. Faith freme, soprattutto nel momento in cui la famiglia si trasferisce su un’isola in seguito a uno scandalo che ha coinvolto il padre e lei riesce ad arrivare a documenti e carte segreti; soprattutto nel momento in cui il padre muore e lei è l’unica a non credere al suicidio. Sarà la scoperta del tesoro paterno, un albero che si nutre di bugie per rivelare segreti a offrirle lo spunto per addentrarsi ancora di più nel mistero.

Un romanzo che difende i valori della parità tra generi, che offre una buona trama di mistero e un lato oscuro e fantastico rappresentato dall’albero, ma nel contempo porta il lettore ad affrontare temi importanti: innanzitutto la condizione della donna nella società dell’epoca, la considerazione dei suicidi, ma anche l’esplorazione di un mondo chiuso come può esserlo un gruppo di persone che vive nell’ambiente ristretto di una piccola isola, dove tutti si conoscono, dove i segreti corrono più velocemente che altrove, dove si tenta di nascondere il proprio passato o la propria natura quando essa non si adatta alle convenzioni del momento.  Per non dire del conflitto interiore che vive la protagonista nel suo voler compiacere il padre ad ogni costo per guadagnarsi un briciolo di affetto e di stima, ritratto non scontato di quanto di se stessi sia possibile soffocare per desiderio di essere amati. Un romanzo che offre senza dubbio una galleria di ritratti dell’umanità: della bassezza, della violenza psicologica, della cattiveria di cui possono essere capaci gli esseri umani, ma anche nel contempo della libertà e della capacità di volare alto che molti di loro vivono quotidianamente, senza paura di scontrarsi con stereotipi e giudizi altrui.

Il libro ha giustamente vinto lo scorso anno il Costa Book Award, primo romanzo per ragazzi a ricevere questo premio rivolto ad autori che statunitensi e irlandesi. La sua scrittura alta ci viene restituita in una traduzione  di grande qualità che penso restituisca appieno la complessità e la varietà lessicale utilizzata dall’autrice, la costruzione del marasma interiore della protagonista e insieme la ragnatela della trama che porta il lettore sempre più in profondità: gli scavi  che tanta parte hanno nel libro, lo scendere nelle viscere della terra, nelle gallerie e nei pozzi scavati per scoprire qualcosa di nuovo che viene dal passato rimandano in parallelo al percorso di Faith che scava non solo nella storia del padre e della famiglia, ma anche in se stessa, per portare alla luce la sua vera essenza e ribadire quanto vuole davvero essere se stessa sotto la luce del sole.

Il sito dell’autrice.

Frances Hardinge, L’albero delle bugie (trad. di Giuseppe Iacobaci con la collaborazione di Claudia Lionetti), Mondadori 2016, 415 p., euro 17, ebook euro 8,99