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Ombre sulla sabbia

7 Feb

ombre sulla sabbiaSe vivi in un luogo ai margini – in questo caso una piccola isola, intorno alla quale la marea facilita o complica le vie di accesso – chi viene a trascorrere una giornata da turista nei tuoi luoghi ti guarda come un essere alieno, come un animale strano, come qualcuno di un po’ selvatico che non sa rendersi conto di cosa sia la vita. E se quel luogo non lo hai scelto, ma ci sei nato, il desiderio che prima o poi arriva è di andartene, verso la città, verso posti che offrono maggiori possibilità – di incontri, di lavoro, ci divertimento – e che plachino l’irrequietezza verso un’orizzonte che non basta. Questo succede a Kevin con i suoi diciassette anni: andarsene in città, a inseguire Susan, la coetanea che c’è da sempre esattamente come nella sua vita da sempre ci sono le dune di sabbia, i cottage dietro la piazza, le poche persone che popolano l’isola; andarsene per poter scegliere la sua isola, vederla da un’altra prospettiva, sentire quel che davvero è il suo abito, il suo luogo, il suo orizzonte.

Viene tradotto ora in Italia il primo libro di Aidan Chambers, uscito in Gran Bretagna nel 1968, in cui è possibile scorgere in filigrana tutte le caratteristiche della sensibilità e della scrittura dell’autore. Quello che però rende davvero prezioso questo testo, al di là della bellezza della storia, è la nota che lo stesso Chambers scrive per questa edizione italiana: contiene una sorta di inno, di complimento e di applauso ai tanti lettori italiani che ha incontrato in questi anni e che – scrive – lo fanno sentire “più vivo” con il loro interesse, la loro capacità di accoglienza e di intelligenza. Ma soprattutto quelle righe finali raccontano di come sia nato questo libro: Chambers era un giovane insegnante che da tempo sognava di diventare scrittore senza riuscirsi e senza nemmeno riuscire a interessare i suoi allievi alla lettura; allora decise di chiedere ai ragazzi stessi che tipo di testo avrebbero voluto leggere e scrisse pensando a loro,a un pubblico reale, mettendo insieme la sua urgenza di dire e il loro desiderio di leggere comunque; così un testo scritto per gli allievi conquistò un editore e in poco tempo altri testi di Chambers vennero pubblicati.

Leggendo questa nota avrete la chiave del carisma di Aidan Chambers e saprete perché i suoi libri sono tanto belli e tanto apprezzati: potete infatti leggere in trasparenza, nel racconto che fa del suo tentativo di scrittura, l’insegnante che era, lo scrittore che stava per diventare e anche l’editore che sarebbe successivamente stato, una persona fedele a quel che sognava di dire e di essere e insieme estremamente attento a chi aveva davanti, a chi avrebbe letto i suoi libri, alle persone con cui – in presenza o a distanza – dialogava. Ogni volta che lo incontro, che lo ascolto mi fa pensare a un albero, saldo, diritto e curioso di chi ha intorno; è la stessa sensazione che regalano i suoi libri: mentre sei lì davanti a lui, come mentre leggi, hai la sensazione, e insieme la certezza, che l’autore è davvero lì, tutto intero. Questa onestà dell’autore rende quel che dice, quel che scrive di una chiarezza così pura che tocca comunque sempre.

Il sito dell’autore.

Aidan Chambers, Ombre sulla sabbia (trad. di Beatrice Masini), Rizzoli 2016, 155 p., euro 15

 

Rebel. Il deserto in fiamme

5 Feb

9788809810747gLa notte, i colori, le risate, quella sensazione di potere e la certezza di essere nel giusto mi stavano entrando nel sangue. La rivoluzione era una leggenda che stava prendendo corpo davanti ai miei occhi. Un racconto che superava i confini della mia immaginazione.Un’epopea che sarebbe stata narrata dalle generazioni a venire, per spiegare come mai il mondo non era più lo stesso dopo che quelle genti erano vissute, avevano combattuto e vinto o erano morte provandoci.

Amani è una giovane eroina anticonformista e assolutamente non sprovveduta. Vive in un universo arabeggiante con forti toni steampunk e un tocco di magia. Basterebbe questo per delinearne l’originalità nell’attuale panorama di proposte per GA, ma c’è di più.

La giovane protagonista vive in uno sperduto villaggio nel deserto dall’evocativo nome di Duskwalk (Viale del tramonto potrebbe essere una traduzione che rende l’idea), dove la cosa più interessante è la polvere. Ha voglia di andarsene, di scappare da un contesto dove è a stento tollerata e dove altri prendono decisioni per lei. La sua occasione è vincere la gara di tiro, ma per farlo deve fingersi uomo e affrontare tutti gli sfidanti.
La gara sarà solo l’inizio di un’avventura densa di colpi di scena e di sorprendenti ribaltamenti, il tutto in una cornice da mille e una notte, intrisa della mitologia  mediorientale.

Sicuramente l’ambientazione è una delle caratteristiche più innovative del romanzo che si discosta dal filone distopico degli ultimi anni, per regalarci una classica avventura dal ritmo incalzante e dalle moltissime suggestioni. Complimenti alla casa editrice Giunti che si è aggiudicata l’anteprima internazionale!

Alwyn Hamilton, Rebel. Il deserto in fiamme (trad. S. Reggiani) Giunti 2015, pp. 270, 17 € (e-book € 6,99)

3000 modi per dire ti amo

2 Feb

3000 modiper dire ti amo

Nelle giornate del lettore si succedono talvolta infilate di inattese sorprese, a volte invece si collezionano incredibili pile di gettoni di legno; la scorsa settimana ho collezionato più gettoni di legno, per fortuna solo sul versante libri per ragazzi, ma già è stato sufficiente. I gettoni di legno lasciano una delusione che si avverte più forte di quel che in realtà è quando vengono da dove non te lo aspetti, o meglio da libri da cui ti aspettavi non proprio risultati splendidi, ma faticavi a ammetterlo ad alta voce, perché dagli autori che conosci, di cui hai apprezzato alcune storie che sono ormai dei classici per i lettori, ti attendi sempre tanto.

I gettoni di legno della scorsa settimana di lettura sono stati fondamentalmente due; cominciamo con l’ultimo romanzo di Marie-Aude Murail, dove si racconta l’amicizia, la crescita comune, l’intrecciarsi di sentimenti, vite, passioni e incertezze di tre ragazzi di diversa provenienza sociale che incrociano le loro strade al collège e poi un corso di teatro che apre loro le porte al mondo della recitazione, grazie anche alla figura di un carismatico insegnante capace di intuire le potenzialità di ciascuno, di vederne gli angoli nascosti e i reali modi di essere. Chloé, Bastien e Neville seguono le loro aspirazioni, balbettano sul palcoscenico come nella vita, si mostrano sfrontati per nascondere ferite e incertezze, condividono prove, domande sulla vita, tensioni nel momento di esami e prove di ammissione. Insieme crescono, costruendosi, guardando cambiare i loro corpi, i loro sentimenti, il loro atteggiamento verso la vita, in un ménage à trois con tanti rimandi (Jules et Jim il più ovvio; The Dreamers, tanto per citarne un altro; qualcuno forse ha visto À trois on y va di Jérôme Bonnell?).

Ovviamente ricchissimo di citazioni dal teatro classico, ma anche di autori recenti certo sconosciuti a chi non si intenda di teatro francese, scritto con la bravura solita della Murail, apre ogni capitolo con la citazione di una pièce di cui troviamo elenco nel finale e potrebbe per questi motivi essere un avvicinamento al mondo del teatro per chi non conosce, una chicca per chi già ha questa passione. Però. Però a me non convince. Forse perché già lo scorso romanzo della stessa autrice tradotto sempre da Giunti non era certo un libro che lasciava il segno, forse perché mi chiedo davvero quanto bisogno ci fosse di una traduzione italiana di questo testo. Vero, è un libro che ad esempio in biblioteca andrà molto in prestito: la scelta grafica della copertina e il titolo faranno sì che tante lettrici lo prendano dagli scaffali dedicati agli adolescenti, ma quante davvero arriveranno fino in fondo in una lettura che quelle citazioni rendono appesantita e poco scorrevole? Mi piacerebbe che chiedessimo pareri ai lettori che tornano restituendo il libro. Perché a me sembra che sì, sia bello avere tutti i testi di un’autrice importante come Murail tradotti in italiano, ma che in questo caso le scelte editoriali ci consegnino un romanzo che potrà interessare gli adulti appassionati della sua scrittura, devoti all’autore in sé più che alle sue opere nello specifico. Non lo so, insomma, la mia domanda finale è questa: i ragazzi lettori avevano davvero bisogno di un romanzo simile? E non è il solo caso in cui me lo chiedo; forse sento urgente una riflessione su quel che davvero si può offrire ai ragazzi lettori e quel che è invece (e qui potremo tirare in ballo anche tanti illustrati) piacere degli adulti per se stessi.

Marie-Aude Murail, 3000 modi per dire ti amo (trad. di Federica Angelini), Giunti 2016, 219 p., euro 12, ebook euro 7,99

Il bambino in cima alla montagna

29 Jan

bambino in cima alla montagnaLe tre parti della storia narrata in questo nuovo romanzo da Boyne mi sembrano corrispondere quasi a tre livelli narrativi che suscitano nel lettore diverse reazioni.

La storia è quella di Pierrot, un bambino nato a Parigi da madre francese e padre tedesco, che il lettore conosce nel 1936 quando ha sette anni. Vive con la madre e ha un amico sordo con cui comunica nella lingua dei segni: Anshel sogna di diventare scrittore e fa leggere all’amico tutto quel che scrive. La vita di Pierrot è stata scandita dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale, che ha minato la salute del padre e lo ha consegnato alla famiglia tormentato da incubi e da ricordi che cerca di affogare nell’alcol fino a diventare violento nei confronti della moglie. Poco tempo dopo però anche la madre di Pierrot muore e la famiglia di Anshel non può permettersi di adottarlo: non è solo un problema di denaro, ma anche del rendersi conto che, in quanto ebrei, stanno cominciando ad essere malvisti e vessati. Pierrot finisce allora in orfanotrofio, da cui partirà dopo pochi mesi per raggiungere l’unica parente ancora in vita, la sorella del padre che è governante in Austria al Berghof, la casa di vacanze di Adolf Hitler. Lì il ragazzo cresce, in una vicinanza sempre più stretta al dittatore che lo conquista alle sue idee e lo trasforma – divisa e convinzioni – in un adolescente fanatico, pronto a denunciare la zia e gli adulti che lo hanno cresciuto in quella casa e a fingere di non conoscere il piano piano della soluzione finale che i nazisti mettono a punto proprio in quella casa.

Il libro ha il pregio di mettere in luce le diverse posizioni, di descrivere personaggi storici (compresa la visita a Berghof del duca di Windsor e di Wally Simpson) e di presentare idee contrarie e prese di posizioni resistenti da parte di chi – personale di servizio, abitanti della cittadina, compagni di classe del protagonista – comprende, si indigna e sceglie di resistere a suo modo arrivando a rimetterci la vita. Le parti meglio riuscite sono sicuramente quelle che descrivono il quotidiano, la prima parte su tutto, il che ci fa pensare al precedente romanzo di Boyne, Resta dove sei e poi vai, dove è notevole la capacità di restituire la vita quotidiana della popolazione londinese durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. Insomma, lo vorresti un po’ tagliare a pezzi questo romanzo e salvarne le parti che risultano più vere e di qualità, mentre l’insieme paga anche la sensazione di trovata commerciale della copertina che, con quel filo spinato che la divide a strisce e con quell’inizio di titolo, non può non strizzare l’occhio e richiamare quella de “Il bambino del pigiama a righe” che ha regalato il successo internazionale all’autore. Ma che non è certo la chiave di lettura del suo scrivere; anzi, c’è chi – a causa di quel titolo – ha messo una croce su Boyne, senza considerare gli altri sui romanzi: vi invitiamo a riprendere in mano invece Che cosa è successo a Barnaby Brockett?, sicuramente uno dei romanzi più preziosi degli ultimi anni.

Il sito di Boyne.

John Boyne, Il bambino in cima alla montagna (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2016, 286 p., euro 15, ebook euro 8,99

Quel fantastico peggior anno della mia vita

21 Jan

51Ndt04Cl0L._SX312_BO1,204,203,200_“Quello che voglio dire è che questo libro contiene zero lezioni di vita, zero piccole verità sull’amore, zero momenti di calde lacrime in cui abbiamo tipo capito di aver abbandonato l’infanzia per sempre.”

Inizia con questa nota di Greg Gaines, protagonista e voce narrante, questo libro originale e intenso, che parla di malattia, ma lo fa prendendo da subito le distanze dai mille romanzi che sono usciti negli ultimi anni (stile Colpa delle stelle, giusto per citarne uno).

Greg vive la sua vita cercando di non farsi notare, e soprattutto di non farsi coinvolgere in nessun modo. A scuola cerca di essere apolide, non vuole essere cittadino di nessun sottogruppo di studenti, cerca di passare inosservato e per farlo ha sviluppato tutta una serie di tecniche. Il suo unico amico, o meglio collaboratore, è Earl, un ragazzo molto basso e molto scorbutico, con cui condivide la passione per i film di Werner Herzog e  il cinema europeo. Passione che li porta a girare improbabili remake di film famosi, con ovviamente solo loro due come protagonisti, registi e montatori.
La sua famiglia è altrettanto particolare : la madre è un flusso inarrestabile di parole, è Greg per contrastarla è spesso costretto a fingersi morto; il padre è un professore universitario, con la passione per la gastronomia più esotica e per il suo gatto, Cat Stevens.

La scoperta da parte della madre che una sua compagna di scuola è ammalata di leucemia, porterà scompiglio nell’apparente serenità di Greg e sarà l’inizio di una insolita amicizia.

Il romanzo si discosta molto dalla cosidetta sick-lit, prendendosi gioco dei suoi stilemi e degli stereotipi spesso presenti in questi romanzi, e forse proprio per questo riesce ad essere  autentico, non edulcorato, ma nemmeno insensibile. Nonostante Greg faccia di tutto per sembrare cinico e distaccato, riesce a centrare davvero il punto e lo stato d’animo di chi si trova ad affrontare una perdita. Senza cadere nel melodramma, restando sul dramma, con ironia e sensibilità.

Da questo libro è stato tratto l’omonimo film, che si discosta per diversi punti dal romanzo, nonostante la sceneggiatura sia dello scrittore, ma resta comunque un film notevole e fresco nel panorama di proposte per giovani adulti.

 Jesse Andrews, Quel fantastico peggior anno della mia vita, (trad. Alessandra Sarchi), Einaudi 2015, pp. 264, € 17,50, ebook euro 8,99

Non restare indietro

18 Jan

non restare indietroCarlo Greppi è presidente della costola torinese dell’associazione Deina, i cui progetti mirano a coinvolgere in progetti di viaggio che siano approfondimento e momento di crescita; tra gli altri, Promemoria Auschwitz che permette ai ragazzi coinvolti di partecipare a momenti di formazione storica e alla visita al campo di concentramento di Auschwitz in un momento di formazione personale e di condivisione con altri coetanei provenienti da scuole e luoghi diversi.

Il libro deriva da quest’esperienza e la fa rivivere attraverso la vicenda del protagonista, Francesco, che cambia scuola e si trova coinvolto con l’intera classe in questo progetto: il lettore segue il percorso dei ragazzi, gli interventi in classe da parte di due ragazzi dell’associazione che propongono film, riflessioni, immagini e che coinvolgono gli alunni direttamente chiedendo loro di immaginare, di immedesimarsi, di scegliere, e poi il viaggio a Cracovia, ad Auschwitz, a Birkenau. E parallelamente segue la vita di Francesco, i suoi dubbi, il non avere un posto nel mondo, i conflitti coi genitori che lo considerano un incapace, il dolore per il suicidio di un amico. Francesco arriva nella nuova classe a metà anno, mantenendo ben distinti i legami con la vita e la scuola precedenti; attraverso i suoi occhi si identificano i compagni, le loro caratteristiche, gli stereotipi – il bullo, la prima della classe,… – che nascondono ben altro, mentre una sorta di voce fuori campo, di contraltare al protagonista è Kappa, l’amico di sempre che si fa chiamare col tag che utilizza quando tappezza i muri del quartiere e che fa domande, semina interrogativi.

Francesco impone al lettore la propria inquietudine: attraverso le domande che si pone, le mail che scrive, ma anche attraverso la descrizione di quel ha intorno,  soprattutto gli adulti che rappresentano modi diversi di rapportarsi coi ragazzi, di considerarli, di dare loro o meno dignità (al loro crescere, al loro trovare forma, al loro sentirsi fuori posto): i genitori, l’insegnante, il preside, l’allenatore di calcio sono ritratti nei difetti e nei pregi, nell’attenzione verso l’altro, nei preconcetti, nel dare o negare possibilità e voce.

L’esperienza diretta dei progetti dei “treni della memoria” entra appunto a far parte integrante della trama e ne diventa insieme punto di forza e punto di debolezza: si ricostruisce infatti, accanto al vissuto extrascolastico del protagonista, ogni singolo intervento degli operatori in classe, i loro discorsi, quel che propongono ai ragazzi; il libro cuce le spiegazioni storiche alla trama e diventa anche – per un adulto che legge – un ottimo compendio di proposte (letture, film, approfondimenti), ma mi chiedo fino a che punto un adolescente possa sopportare questa narrazione senza trovarla eccessivamente appesantita dal discorso storico, da certe parti che possono addirittura suonare come retorica (e sono gli stessi protagonisti ad evidenziarne il pericolo, quindi è dichiarato l’effetto opposto, però – si sa – quel che il lettore percepisce nonostante gli avvertimenti conta molto). I passaggi più notevoli sono quelli in cui si chiede ai ragazzi di immedesimarsi in una persona che ha vissuto quel periodo storico, che si è trovato di fronte a determinati bivi e ha scelto sulla base dell’esperienza, dell’educazione ricevuta: la concretezza di quel che viene richiesto agli alunni è forse il modo migliore per rendere vicini i fatti storici e le lettere che Francesco scrive a Monsieur LaPadite così come il “Diario di X” valgono più di tante spiegazioni riportate.

Per chi volesse approfondire un aspetto tanto citato quanto poco analizzato, il viaggio cioè verso i lager, Greppi ha scritto L’ultimo treno (Donzelli 2012) in cui ricostruisce le vicende di decine di comunità viaggianti, attraverso le voci dei sopravvissuti.

Carlo Greppi, Non restare indietro, Feltrinelli 2016, 224 p., euro 13, ebook euro 8,99

La strana biblioteca

12 Jan

strana bibliotecaUn racconto illustrato che procede secondo lo schema per  cui la situazione di partenza appartiene alla normalità quotidiana per approdare poi a un surrealismo stravolgente. Il ragazzo che entra in biblioteca per restituire due libri già letti viene inviato a prenderne altri nella stanza 107. Scopre così che quella biblioteca, che frequenta da sempre, in cui è stato migliaia di volte, ha un piano interrato di cui ignora l’esistenza, da cui parte un  labirinto di corridoi che porta a stanze diverse e a celle. L’anziano bibliotecario che risponde alla curiosa richiesta del ragazzo (saperne di più sui metodi di riscossione delle imposte nell’Impero Ottomano) gli fornisce dei libri in consultazione e lo porta ad una sala per la lettura che in realtà è una cella. Convinto di rimanere a leggere per poco più di mezz’ora, il protagonista si ritrova invece prigioniero in una stanza, costretto a imparare il contenuto dei volumi per accrescere la sua conoscenza e il suo cervello.

Sulla scena compaiono un uomo-pecora (badate al titolo di uno dei volumi restituiti inizialmente dal ragazzo al bancone del prestito), una bellissima ragazza muta che parla con le mani e consegna cibo ad ore prestabilite, lo spettro del motivo per cui si nutre di sapere il proprio cervello… vira al nero, il racconto,  al surreale o forse semplicemente  al dire della libertà, della sete di sapere o di quel che possono nascondere i meandri di una biblioteca, luogo quanto mai pericoloso nonostante le apparenze ;-)

Il sito dell’illustratore. Per scelta dell’autore, in ogni Paese in cui questo racconto è tradotto è accompagnato dalle tavole di un diverso illustratore.  Qui potete vedere le illustrazioni di Harvill Secker.

Murakami Haruki – ill. Lorenzo Ceccotti, La strana biblioteca (trad. di Antonietta Pastore), Einaudi 2015, 88 p., euro 15, ebook euro 9,99 

Gesù, come un romanzo

28 Dec

gesù come un romanzo

“Gesù come un romanzo” fu pubblicato per la prima volta in Italia nel 1999 nella collana “I Delfini” di Bompiani, per la traduzione di Roberta Grazzani; torna ora, tradotto da Sara Saorin, nella collana “Gli Arcobaleni” di Camelozampa che si propone fin dal suo esordio di proporre ai lettori adolescenti narrativa di qualità che sappia dire bene di quel che vivono, di quel che hanno intorno.

La particolarità del romanzo di Marie-Aude Murail è di fare una narrazione fluida di molti episodi riportati dai vangeli, visti attraverso gli occhi di Pietro che racconta in prima persona. All’indomani della presunta resurrezione, di fronte all’amico che gli mostra il sepolcro vuoto e la pietra di chiusura rotolata a fianco, di fonte all’ipotesi di ritornare a casa in Galilea, Pietro pensa a chi lo ha conosciuto per buona parte della sua vita, col nome di Simone. Pietro non ha solo un nome nuovo, ma è una persona diversa, cambiata dagli avvenimenti che ha visto e vissuto a fianco di Gesù. Ripercorre così fin dall’inizio il suo incontro con Gesù e la condivisione del cammino, descrivendo le persone incrociate, quelle miracolate, i luoghi visitati e riportando le parole, ma anche la quotidianità del vissuto.

Interessante potrà essere vedere come i ragazzi si approccino a questo testo, cosa ne pensano qualora scelgano di affrontarlo, quale impatto abbia una narrazione che mantiene l’immediatezza sincera della Murail e che tratta di quel che per tanti è “religione”.

L’illustrazione di copertina è di Giovanni Nori.

Marie-Aude Murail, Gesù, come un romazo (trad. di Sara Saorin), Camelozampa 2015, 112 p., euro 10,90

Green Manor

27 Dec

couv_117545Sedici misteri e altrettanti delitti da risolvere, che ruotano intorno ad uno dei club per gentlemen più esclusivi della Londra vittoriana: il Green Manor.

Un vecchio cameriere viene internato nel manicomio londinese e inizia a raccontare al medico che quello che pare essere un normale club è in realtà il covo di un gruppo di uomini dediti alla progettazione e all’esecuzione dei peggiori crimi.

Una serie di racconti affascinanti e magistralmente illustrati da Denis Bodart, in una pregevole edizione che ricorda un vecchio e consunto volume.

Fabien Vehlmann, Denis Bodart, Green Manor (trad. G. Scatizzi), Bao Publishing 2015, pp.160, € 27

La leggenda di Zumbi l’immortale

23 Dec

zumbiConfesso: quest’estate ho letto, in una limpida notte stellata di montagna, Fumisteria, il breve romanzo di Fabio Stassi edito da GBM nel 2006 e ripreso  ora da Sellerio, e ho avuto l’impulso immediato di leggerlo ad alta voce perché suona perfetto nella sua costruzione. Così, trovare quest’autore  nella collana di graphic novel di Sinnos, come sempre con caratteri ad alta leggibilità, mi fa un grande piacere tanto più che è accompagnato dal tratto di Federico Appel. Stassi riprende la leggenda fondativa dell’identità multiculturale brasiliana, narrando al lettore la figura di Zumbi, il grande guerriero dai poteri magici che – nato nell’ultimo lembo di terra brasiliana rimasta libera nel corso del XVII secolo – guida la ribellione contro i portoghesi in una lotta di resistenza che dura anni.

Ripercorrendo la vita di Zumbi, dall’infanzia al rapimento e all’indottrinamento da parte dei gesuiti, dal ritorno alla sua gente fino alla presa del comando e alla guida nella lotta, si permette al lettore di individuare i tratti caratterizzanti la colonizzazione portoghese, ponendo l’accento sulla difesa della libertà, della terra, ma di riflettere sullo schiavismo. Una parte importante la gioca la natura stessa: gli alberi della foresta alleati di Zumbi, la violenza degli invasori che arriva a distruggere e a seminare morte ovunque, compromettendo l’ecosistema e la vita non solo delle persone, ma anche degli animali e della vegetazione.

Il fumetto gode di una cornice narrativa vincente che dice proprio del fascino del racconto, delle storie: all’inizio di tutto, fuori dalla storia di Zumbi, c’è infatti un’altra storia, quella di un uomo e una donna che ballano su di un piroscafo che risale il Rio San Francisco, esibendosi nella samba per i turisti occidentali . Alla musica si mescolano i rumori della giungla, le stelle brillano e la richiesta della donna fa scaturire il racconto. A brevi capitoli – tra una samba e l’altra, nella notte, sul nascere della loro storia d’amore – Zelia fa promettere a Jorge che non smetterà mai di raccontare storie, di avvolgerla tra parole e suggestioni di un tempo proprio come fa con le sue braccia. La storia della ricerca della libertà diventa così epopea condivisa nell’intimità della notte, la storia di singoli che si fa storia di tutti quelli che sognano di essere liberi, di vivere in pace, a testa alta, di coltivare nuovi amori e sogni grandi.

Il video dedicato a Zumbi dos Palmares nella serie “constutores do Brasil”.

Fabio Stassi – Federico Appel, La leggenda di Zumbi l’immortale, Sinno 2015, 64 p., euro 10

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