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Il ragazzo e la tempesta

23 apr

ragazzotempesta

Dopo Batti il muro Antonio Ferrara propone ai lettori un’altra storia di crescita dolorosa e tagliente come lama di coltello, come lama di scure questa volta che rimane conficcata nel legno del ceppo e del cuore. La lama che si pianta nel cuore di Bruno, il protagonista tredicenne, è suo padre, tornato a casa dopo cinque anni di coma, cambiato, lontano nei gesti e nello sguardo che si perde sempre oltre ogni orizzonte possibile, verso la montagna. La montagna su cui ha camminato per anni facendo il guardaparco, la montagna dove è precipitato in un crepaccio perdendo conoscenza, la montagna che brucia per mano di un piromane folle, la montagna dove ha deciso di portare i suoi figli per mostrar loro chissà cosa.

Bruno vive ai piedi della montagna, in una casa circondata dall’orto e dal frutteto i cui prodotti la madre vende nella bottega del paese; vive ai margini di un bosco dove si possono incontrare alberi diversi; vive a un passo dal paese, dalla scuola, dagli amici. Ecco, Bruno vive a un passo; è a un passo di scarto rispetto a tutto che noi lo vediamo: confuso nella massa a scuola, goffo nei movimenti e incapace di bravure come ogni ragazzo che cresce, frenato di fronte ai silenzi e alle rabbie di un padre che non riconosce più, imbarazzato davanti ai suoi discorsi improvvisi.

Salire la montagna, nel freddo, sotto la tempesta improvvisa di neve, scavare nel fango, procurare cibo, ritrovare la via del ritorno avrà – nella tragicità di quei pochi giorni di monte, in una situazione estrema rispetto alle aspettative – il valore catartico del diventare altro, di scoprire quel che si è, del trovare linee di sentieri e impronte di radici dentro di sé, arrivando a leggersi dentro un po’ più chiaramente, proprio come quando si impara a leggere una mappa.

Antonio Ferrara, Il ragazzo e la tempesta, Rizzoli 2014, 146 p., euro 10,50, ebook euro 6,99

Ferriera

22 apr

ferriera-cover Ho cullato a lungo questo libro, ne ho provato a scrivere qui e adesso lo inserisco tra le recensioni del blog perché penso possa essere una lettura interessante da proporre ai ragazzi più grandi. Però è difficile dirne; la difficoltà che viene da una storia narrata con l’essenziale – di tratti e di parole – dove molto è lasciato semplicemente al disegno e al silenzio dell’intuizione e dei gesti, del sospeso, di quel che si vede se guardi bene, di quel che si sente anche se non lo pronunci. La difficoltà che si moltiplica quando l’economia di parole si fa in qualche modo poesia e quindi… e quindi dovete sfogliarlo e guardare e immergervi.

Il racconto dell’Italia corre parallelo al racconto della vita di Mario, il padre dell’autrice, di cui vengono ritratti i genitori, le scelte contro il regime del padre, e che ritroviamo orfano a quattordici anni, emigrante in Australia agli inizi degli Anni Sessanta, operaio in fonderia. La sua storia è fatta di gesti quotidiani, di poche parole, di passi nella bora, sigarette nazionali, cardellini da allevare. Ma è anche la storia della coscienza e della lotta operaia, delle manifestazioni, dello sgomento davanti alla morte in fabbrica, di rivendicazioni, di orgoglio per il proprio lavoro.

Un libro da proporre non solo perché è insieme racconto di un singolo e specchio di una parte di vita di molti, ma anche perché è innanzitutto il racconto che di un padre fa una figlia, col pudore, i silenzi e l’affetto nascosto tra i tratti, partendo da quel sentimento di vergogna che spesso si prova da adolescenti nei confronti dei propri genitori e in cui sarà facile per molti ritrovarsi.

Il sito e il blog di Pia Valentinis.

Pia Valentinis, Ferriera, Coconino 2014, 120 p., euro 15,50

La bomba

9 apr

labomba_strasserTodd Strasser dedica questo libro a suo padre, visto che la storia che racconta ricalca in parte quel che l’autore e il fratello hanno vissuto nella loro infanzia: nel 1962, sulla scorta della Guerra fredda e della minaccia della bomba atomica, il signor Strasser decise di far costruire un rifugio antiatomico nel giardino di casa, proprio sotto la stanza del figlio maggiore. In una nota finale, l’autore racconta della sua visita da adulto alla casa in cui è cresciuto, dello scambio di battute con il nuovo proprietario, della visita al rifugio da un diverso punto di vista.

Il libro invece alterna i capitoli: quelli pari raccontano dell’undicenne Scott, gli amici, la scuola, la sua famiglia; quelli dispari immaginano lo scoppio della bomba e il rifugiarsi sotto terra, alcuni vicini riescono a entrare nel rifugio, dove si crea un precario equilibrio tra l’eccezionalità del momento e le necessità quotidiane, tra adulti con diverse visioni del contingente (come distribuire l’acqua, come frazionare il cibo) e del mondo. Su tutto incombe il pensiero dello scontro possibile tra statunitensi e russi e della bomba atomica: nei capitoli pari è la presenza della guerra nei discorsi degli adulti, nelle domande dei bambini, nelle esercitazioni a scuola, sulle pagine dei giornali, nelle facce di Kennedy e Kruscev in tv; nei capitoli dispari è il chiedersi come sarà il mondo oltre la botola, il misurare l’intensità delle radiazioni, il sospeso di quel che si immagina ma non si dice.

Il libro affronta in modo calzante una serie di argomenti che fanno parte del quotidiano del protagonista: innanzitutto il clima storico e politico del 1962, la tensione per la Guerra Fredda, ma anche la discriminazione razziale; poi la difficoltà di crescere, l’essere circondati da adulti che hanno idee e comportamenti differenti, l’amicizia. Con alcune pagine fondamentali, come quelle in cui il professor Kasman spiega ai suoi alunni il significato di “stereotipo” partendo da quel che sentono ogni giorno, oppure quelle in cui il padre di Scott riflette sulla guerra, sull’impossibilità di pensare razionalmente a delle ipotesi prive di senso, sulla necessità della speranza.

Il sito dell’autore, che già con “L’onda” (Rizzoli, 2009) aveva tratto spunto da una storia vera per raccontare la vicenda di un esperimento di “vita reale” condotto da un carismatico professore per spiegare ai suoi alunni l’ascesa del nazismo.

Todd Strasser, La bomba (trad. di Tommaso Varvello), Rizzoli 2014, 262 p., euro 14

Una sottile linea rosa

28 mar


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La linea del titolo non è una linea qualsiasi, nemmeno la linea di uno dei traguardi che la sportivissima sedicenne protagonista taglia in tempi straordinari in gara, ma semplicemente quella del test di gravidanza che Perla guarda, rinchiusa nel bagno della casa al mare delle sua amica di sempre. Perché Perla è incinta e ha subito a che fare con un’amica offesa per non saper nulla, curiosa (come dove quando?) e che sbotta in un assai sincero “Cazzo, Perla,  siamo cinture nere di educazione sessuale. È dalla seconda elementare che ci parlano di accoppiamenti tra umani e tu non arrivi nemmeno alla regola di base del preservativo? Dovevi proprio essere fuori di testa!”.

Perla era fuori di testa perché non le pareva vero che Cesare, uno dei ragazzi più popolari della scuola per cui lei ha una cotta fin da bambina, la degnasse di sguardi e presenza. Complice l’alcol a cui non è abituata e a cui cede per non sfigurare, Perla commette l’errore “di aprire le gambe con uno con cui avevo parlato troppo poco”. Si trova così ad affrontare gli altri: l’amica, Cesare, gli adulti di cui viene dato un ventaglio di reazioni e di modi di pensare diversi. Soprattutto ad affrontarlo dal suo punto di vista, rendendosi conto di aver condiviso il divertimento di un momento e nulla più, guardando chi la circonda e facendo le debite differenze ad esempio tra sua madre e la mdre di Arianna, sapendo che la decisione sarà solo sua, ma quale?

Questo è un libro sincero, che ha abbattuto per una volta tutti i miei pregiudizi sui libri a tema. Perché ha la capacità di non giudicare, di non prendere posizione e soprattutto di non fare moralismi o lezioncine, come spesso accade quando i romanzi affrontano un tema importante. Anzi, non fa proprio nulla di tutto questo. Fa quello che una buona storia deve fare: racconta. E per di più col linguaggio giusto, mai stonato, mai scimmiottato. Magari, se potete, evitatevi la cartella stampa che inanella percentuali di ragazze madri in Italia tra 14 e 19 anni, di padri assenti, di background familiari difficili e i successi del docu-reality “16 anni incinta”, del film”Juno” e del telefilm “Vita segreta di una teenager americana”. Ecco, “Juno” guardatelo perché merita, perché è un bel film, ma – fuori da questa logica molto lista di discussione NPL “a problema, libro” – leggete questo romanzo semplicemente come una buona storia. Che parla anche di un’adolescente incinta perché capita, perché è la vita. E la dice bene, molto bene, questa vita.

Annalisa Strada, Una sottile linea rosa, Giunti 2014, 160 p., euro 8,90 

Perdonami, Leonard Peacock

20 mar

9788867156306_perdonami_leonard_peacock“Perché potrebbe essere una risposta sacra, illuminante o comunque qualcosa che ti cambia la vita, di quelle da conservare per un domani come un antibiotico emotivo o una zattera di salvataggio nel mare della depressione”

E’  il compleanno di Leonard Peacock ed anche il giorno in cui si nasconde una pistola nello zaino. Perché oggi è il giorno in cui ucciderà il suo ex migliore amico, e poi se stesso, con la P-38 nazista del nonno. Ma prima deve dire addio alle quattro persone che contano di più per lui: il suo vicino di casa Walt, un ottantenne ossessionato da  Humphrey Bogart, il suo compagno di classe, Baback, un giovane persiano virtuoso del violino, Lauren, la giovane iper religiosa per cui ha una cotta, e il signor Silverman,  Herr Silverman, che insegna Storia dell’ Olocausto nella sua scuola. Parlando con loro, Leonard rivela lentamente i suoi segreti, man mano che passano le ore conosciamo i motivi che lo stanno spingendo ad una scelta così radicale.

Un romanzo avvincente che ci catapulta per un giorno nella mente e nella vita di un ragazzo che si crede senza via d’uscita, senza speranza e soprattutto molto molto solo. La scrittura di Quick, nomen omen, è rapida, scorrevole, senza essere banale e men che meno superficiale. Il tema, ostico, è affrontato con cognizione di causa, senza inutili sentimentalismi o facili luoghi comuni. La vita sa essere dura, nostro malgrado, ma gli incontri che facciamo possono aiutare a renderla meno difficile.

Matthew Quick, Perdonami, Leonard Peacock (trad. Scotto di Santillo M. C.), Salani, 2014, pp. 269, € 14,90

Jane, la volpe & io

3 mar

Pi\'f9 riguardo a Jane, la volpe & ioSuccede che in un sabato sera di pioggia che neanche Noè, con l’aria di neve che scende dalla montagna, passi davanti alla vetrina di una libreria e lui è lì che ti guarda. Entri, lo sfogli e ci trovi scritto che “l’inverno si trattiene come un ospite maleducato”. Qualche pagina più avanti la primavera si accomoda sui davanzali, ma intanto la storia ti ha già conquistato e quelle due frasi sono il semplice esempio della poesia con cui è raccontata la fatica di crescere, la solitudine e l’immagine distorta che Hélène costruisce di sé in base alle risate dei suoi compagni e alle frasi di scherno che scrivono a scuola sui muri o le urlano dietro, dipingendola come una che pesa troppo, che non ha più amici, che non si accorge di scherzi inesistenti, con cui non bisogna parlare.

Vessata da insulti che prendono nuove forme ogni giorno che passa e le provocano nuovi buchi nella gabbia toracica, circondata dal grigio della città, cullata dal rumore notturno della Singer con cui la madre le cuce l’agognato vestito di crinoline, obbligata a passare quattro giorni al campo d’inglese coi compagni, Hélène sopravvive solamente tuffandosi dentro il libro che sta leggendo: ogni viaggio in autobus verso la scuola tredici pagine e poi prima di dormire e anche in tenda si aggrappa alla storia di Jane Eyre, la migliore che abbia mai letto (forse non per il libro in sé, ma per il senso di vicinanza e rifugio che vi trova). Solo nel momento in cui si tuffa nel libro, il grigio della sua quotidianità – che è il grigio delle tavole che noi leggiamo – lascia il posto al colore, lo stesso che macchia la pagina sotto forma della volpe che le si avvicina di notte al campeggio. Quando nella sua tenda di emarginate entra Géraldine – che se ne frega di bande e regole, che parla in continuazione, che ride forte, che non ha paura di nulla, che la prende per mano – il colore comincia a spuntare anche nei suoi giorni. Pennellate minime che si fanno sempre più presenti e più accese, nella vita e nei pensieri in una graphic novel per cui non so trovare altre parole se non garbo e grazia e meraviglia.

Il blog dell’illustratrice. Cosa dice di questo libro il NY Times che lo ha indicato come uno dei dieci migliori albi illustrati del 2013.

Isabelle Arsenault – Fanny Britt, Jane, la volpe & io (trad. di Michele Foschini), Mondadori 2014, 98 p., euro 16

Gringolandia

26 feb

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Gringolandia è il termine con cui i Sudamericani chiamano gli Stati Uniti, in tono ironico e talvolta dispregiativo. Gringolandia è la terra dove nei primi anni ’80 si trasferiscono Daniel, sua madre e sua sorella Tina, dopo che il padre è stato arrestato dai militari agli ordini di Pinochet.
Marcelo (il padre di Daniel) è infatti l’autore di un giornale clandestino che denuncia le atrocità commesse dai carabineros e dai militari ai danni della popolazione che si oppone al dittatore cileno. Dopo 6 anni di prigionia e di torture viene rilasciato e può finalmente ricongiungersi alla famiglia che nel frattempo ha iniziato una nuova vita negli Stati Uniti. Daniel conosce pochissimo suo padre, ricorda a malapena la notte che lo portarono via, e quel poco che ricorda appartiene ad un uomo che non c’è più, che è stato cancellato da anni di soprusi.

La musica occupa una parte fondamentale della vicenda, sia perché passione del giovane Daniel che sogna un futuro da musicista, sia perché anima di un popolo che si riconosce in una generazione di cantanti come Victor Jara, barbaramente ucciso pochi giorni dopo il colpo di stato.

Il romanzo narra sia la vicenda storica di un popolo che quella umana di una famiglia che cerca di ricostruirsi, di sopravvivere ad una delle peggiori dittature del dopo guerra. Ci parla anche di integrazione/assimilazione in un’altra cultura e della riscoperta della propria, come mezzo per trovare un’ancora di salvezza in mezzo a tanto orrore. E’ una storia di rinascita, di riscatto, di speranza. Nonostante tutto.

Vincitore di numerosi premi in patria, tra cui il prestigioso riconoscimento dell’Associazione Statunitense dei Bibliotecari come miglior libro per giovani adulti del 2010, viene editato per la prima volta in Italia da Atmosphere Libri.

Lyn Miller – Lachmann, Gringolandia (trad. G. Cara), Atmosphere libri, 2014, pp.242, € 15, ebook euro 6,49

L’estate del coniglio nero

25 feb

estate coniglio neroVolevo leggere questo libro da quando ho visto la copertina (questa volta ben più appetibile dell’originale) che occhieggiava da una anticipazione editoriale. Lo volevo leggere perché l’ha scritto l’autore di Una canzone per Candy, romanzo altrettanto essenziale e duro sull’adolescenza tradotto da Sonda nel 2010. Anche questa storia ha le caratteristiche della precedente e denota una capacità di mettere su carta i personaggi e le loro diverse strade semplicemente narrando, facendole emergere senza bisogno di forzare su descrizioni e analisi. In più questa storia diventa di fatto un giallo, dove i misteri che si nascondono non sono solamente quelli che hanno portato alla morte di una ragazzina di successo, ma quelli nascosti nella doppia vita di molti dei ragazzi che compaiono sulla scena.

La voce narrante di Pete svela l’attimo esatto in cui l’azione e l’estate si mettono in moto: una telefonata che risveglia i tempi andati, quelli in cui lui, Raymond, Pauly, Nicole e il suo gemello Eric condividevano le giornate, le bravate, i rifugi. Proprio al covo Nicole propone di ritrovarsi una sera, prima che lei e il fratello si trasferiscano a Parigi coi genitori. Una sorta di saluto, di ricordo dell’amicizia, ma Pete sa che ormai sono persone diverse che fanno cose diverse e hanno amici diversi. L’unico che lui continua a sentire vicino e amico è Raymond, da sempre suo vicino di casa, da sempre proprietario di un mondo proprio dove parla con un coniglio nero, considerato da tutti strano, preso in giro, deriso. L’alcol, le suggestioni del passato, le luci accecanti del luna park, la confusione che Pete sente addosso lo conducono attraverso una notte quasi folle, tra le parole che un’indovina rivolge a Raymond e la scomparsa del ragazzo stesso. Ma è scomparsa anche Stella, un tempo loro compagna di scuola e ora piccola diva della tv, e su di lei si concentrano le ricerche e le domande. Solo Pete si batte per tenere Raymond sotto l’attenzione di tutti, e come vittima, non come colpevole.

Pete guarda, somma, traccia linee di collegamento. Come gli spiega l’indovina c’è una sorta di catena di sguardi che, in quella notte misteriosa, ha legato tutti i protagonisti: chi nasconde qualcosa, chi viene messo in mezzo per coprire, chi passa di lì e solo dopo capisce.

Efficace ritratto della fatica di crescere, della difficoltà di parlare con gli adulti e di farsi ascoltare, di dare una misura al mondo e di rimanere se stessi.

L’illustrazione di copertina è di Matteo Piana.

Kevin Brooks, L’estate del coniglio nero (trad. di Paolo Antonio Livorati), Piemme Freeway, 427 p., euro 15, e-book euro 9,99

Fearless + Mirrorworld

15 feb

L’ultimo romanzo di Cornelia Funke è accompagnato da una bellissima App che ne integra ed espande i contenuti.
Questa volta la vicenda si svolge quasi per intero nel mondo oltre lo specchio, ma non mi soffermerò sulla trama per evitare spoiler visto che il romanzo continua proprio dove si è interrotto il primo. La scrittura della Funke, anche in questo caso, è molto convincente e raffinata nelle continue citazioni e rimandi alle fiabe classiche dei fratelli Grimm e alla mitologia europea.
Un discorso a parte mentre invece l’app MirrorWorld che è un ottimo esempio di come dovrebbe essere un’applicazione derivata da un libro.
Questa applicazione infatti non è la classica trasposizione di un romanzo in formato digitale, ma un vero e proprio capitolo a parte che integra i contenuti del romanzo e allo stesso tempo ci offre ulteriori spaccati del mondo oltre lo specchio. Ad esempio è interessante sfogliare un erbario delle piante tipiche del mondo oltre lo specchio. Queste sono citate più volte nel romanzo con una spiegazione appena accennata del loro potere. Nell’erbario possiamo invece approfondire proprio le specifiche di queste piante e vedere come sono fatte. L’app offre anche delle storie che nel romanzo sono soltanto accennate, in una sorta di dietro le quinte dei momenti importanti dei personaggi principali. Sono molto curate anche le illustrazioni che accompagnano i racconti e che in alcuni casi sono dei mini filmati.
A mio parere è questo il modo in cui le app che si rivolgono ai lettori più grandi dovrebbero svilupparsi. Non quindi una  copia del libro cartaceo, ma uno strumento per integrare e per ampliare l’immaginario del romanzo.

Cornelia Funke, Fearless (trad. R. Magnaghi), Mondadori, 2013, pp. 367,  € 17

Mirrorworld

Altre app con questo intento sono: Discworld sull’universo creato da Terry Pratchett e Wildwood la mappa interattiva tratta dal libro.

My Bass Guitar

14 feb

Più riguardo a My bass guitarLa rabbia di Noah irrompe sulla pagina fin dalle prime righe. Si fa sfogo di parole, fiume di pensieri, risposte mal date, corse, ritardi e un rifugio sul tetto da non condividere con nessuno se non con i propri ricordi. Noah è arrabbiato con la madre che “se ne è andata” (è ricoverata in una casa di cura,  scopriremo cammin leggendo, da quando la malattia ne ha minato fisico, memoria e capacità di riconoscere gli altri), on la sua vita da solo, con la zia che non è la madre, con la nuova compagna di banco. Che ha osato sedersi nel suo banco, che ha un portapenne pieno di matite, che gli urla “Stronzo” solo perché ha tolto il cartoncino intorno alla sua gomma per cancellare. Poi Noah comincia a osservare Lisa, la sua scrittura che riempie fitta i fogli, il suo modo di fare, il suo mondo quando si affaccia nella sua camera per studiare insieme matematica. Scopre di non essere il solo ad avere delle ferite e delle rabbie; scopre che lei riempie e dà un senso. E intanto la band in cui suona il basso (il pianoforte, così legato alla figura della madre, rimane parte del Noah segreto, nascosto) si prepara per un’audizione; Lisa viene ingaggiata come voce femminile; Noah scrive una canzone nuova, si ingelosisce, si arrabbia ancora. E poi prova a cambiare qualcosa, a credere in quel che Lisa gli mostra di se stesso, a quello che lei vede.

Un bel finale; un po’ faticoso arrivarci perché è un libro che ci racconta molti pensieri e non sempre la scrittura risulta così fluida.

Benedetta Bonfiglioli, My Bass Guitar, San Paolo 2014, 193 p., euro 14

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