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Fan della vita impossibile

23 Mag

fan della vita impossibilePer molti adulti questo non sarà un libro facile da proporre ai ragazzi, visto che parla di disagio, droga, tentativi di suicidio, relazioni a tre, omosessualità, bullismo a diversi livelli. Per fortuna però ci sono degli adulti che lo proporranno e c’è la capacità di scegliere dei ragazzi, che probabilmente lo prenderanno in mano per leggere storie di amicizia e di crescita.

Costruito in un intrecciarsi di voci – quelle dei tra protagonisti a capitoli alternati – e di punti di vista – il narratore a volte è esterno, in altri casi parla un personaggio in prima persona – il romanzo racconta della vita di Mira, Jeremy e Sebby. I primi due condividono un inizio di anno scolastico non certo semplice: Mira ha cambiato scuola, ma tutti sono al corrente che ha alle spalle mesi problematici; Jeremy torna dopo un grave episodio che lo ha colpito profondamente. A loro si unisce Sebby, che Mira ha conosciuto durante il soggiorno in ospedale e che è diventato in qualche modo un sostegno e un appiglio.

Le loro difficoltà sono ben presto messe sul piatto, anche se vengono chiarite nell’insieme poco a poco durante tutto l’arco della narrazione: Mira ha una sorella perfetta e si sente fuori posto in famiglia, ha avuto problemi di autolesionismo e preferirebbe passare le giornate rannicchiata sotto le coperte piuttosto che comportarsi come una normale studentessa; Jeremy ha abbandonato anzitempo il precedente anno scolastico dopo aver trovato sul suo armadietto una scritta che “celebrava” la sua omosessualità e dentro una serie di minacce alla sua famiglia e ai suoi due papà; Sebby vive dichiaratamente il proprio essere gay, ma questo non è tollerato nella famiglia affidataria in cui vive, attorniato da bambini piccoli, al cui clima cerca di sfuggire trascurando la scuola, abusando di droga e alcol, ma anche cercando un proprio spazio. Ecco, cercare una propria forma, un proprio modo di essere è il tema che corre lungo tutte le pagine, anche negli altri personaggi che affiancano i protagonisti, in un ritratto corale di adolescenti ritratti nella quotidianità della scuola, della famiglia, del tentativo di farsi comprendere e di darsi il tempo per riaggiustare ferite, superare traumi, sbocciare.

Il romanzo disegna anche il ritratto di un carismatico giovane professore che tanto fascino esercita sugli alunni e per questo facile preda di fraintendimenti.

Il sito dell’autrice.

Kate Scelsa, Fan della vita impossibile (trad. di Maria Carla Dallavalle), Mondadori 2016, 324 p., euro 18, ebook euro 6,99

Brucio

19 Mag

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Tommy e Sally sono due ragazzi con un passato difficile, segreti e ferite ancora aperte. Tommy è l’unico sopravvissuto al rogo della sua casa quando era poco più che un bambino e da allora è iniziato il suo rimpallo tra comunità e famiglie affidatarie. Tommy è completamente sfigurato e il suo aspetto è fonte di pregiudizi e cattiverie gratuite da parte dei suoi coetanei e non solo. Sally è una ragazza che nasconde un passato fatto di sofferenza e delusione, affidata agli zii perché la madre non è in grado di fare la madre. I due si incontrano in un piccolo paese di provincia, dove tutti si conoscono e dove tutti hanno segreti, dietro la facciata e negli armadi si nascondono molti scheletri, ma l’indice è sempre puntato su chi è diverso, da chi differisce dalla norma. In questo contesto l’arrivo di Tommy non può restare inosservato. Tommy che vuole solo far passare gli ultimi mesi che lo separano dal raggiungimento della maggior età, senza problemi, per poi poter finalmente decidere della propria vita, si troverà invece suo malgrado invischiato in un mistero molto fitto e in una serie di inspiegabili rapine.

Con questo romanzo Frascella si riconferma  un abilissimo narratore dell’età di passaggio e non solo. Se in Sette piccoli sospetti e La cosa più incredibile, l’autore tratteggia perfettamente i timori, le avventure e le emozioni dei ragazzi della scuola media, Tommy e Sally invece vanno a fare compagnia a  Bet e all’anonimo protagonista di Mia sorella è una foca monaca, tra i personaggi letterari che abitualmente inserisco nei percorsi per la scuola superiore dedicati ai romanzi contemporanei che hanno  affinità (emotive/spirituali/varie) con Holden Caulfield. Per me dunque è la riconferma che ci sono autori che sanno scrivere di ragazzi e per ragazzi, senza banalizzare o ridurre le loro vite, restando autentici. E con loro (i ragazzi), l’autenticità paga.

Christian Frascella, Brucio, Mondadori 2016, pp. 343, € 17,50 (ebook € 8,99)

Le vittorie imperfette

10 Mag

le vittorie imperfetteCapita di imbatterti in un libro per caso, lo cominci di notte e vorresti che la notte durasse il tempo di arrivare all’ultima pagina. E poi lo vorresti inserire subito tra le proposte di lettura per i ragazzi più grandi. Succede con la grazia e la misura giusta di questo libro che mette di fronte due mondi diversi, due squadre, due sistemi e tante vite; che intreccia le storie di due campioni sportivi con le vicende autobiografiche dell’autore mettendo il basket a far da collante. Se il basket infatti ha un ruolo fondamentale nella famiglia dell’autore e – pare – anche nella sua nascita, tutto il romanzo ruota intorno ai tre controversi minuti finali della partita  tra i sovietici e gli statunitensi alle Olimpiadi di Monaco del ’72. L’autore sceglie due protagonisti di quell’impresa, Saša Belov e Kevin Joyce, tracciandone le vite prima e dopo, ritrovando i loro sogni di ragazzi alla vigilia e immaginandone gli anni successivi, il peso delle scelte, il ritorno dei ricordi. Racconta del significato di quella partita per la storia dello sport e per i singoli che l’hanno vissuta, anche indirettamente, come lui che ci è stato catapultato dentro dalla casuale visione di un filmato d’archivio.

Il romanzo regala quadri successivi e connessi in cui i protagonisti somigliano ai personaggi ritratti da Hopper, che tanta parte ha nella storia, siano essi i genitori dell’autore, la fidanzata di Belov e il loro gatto, Dino Meneghin al campetto di Cisternino, un Joyce in là con gli anni sulle tracce della medaglia mai ritirata o un ragazzo che vive il miglior momento della vita prendendo i rimbalzi di un campione olimpico in una sessione di tiro. Si dice della strage di Monaco ’72, degli undici atleti israeliani morti nell’attacco terroristico di Settembre Nero, si dice dello sport che torna velocemente a un’apparente normalità per permettere la partita che vede opposte le due superpotenze di sempre e si racconta anche di quell’altro scontro che si consumò davanti a una scacchiera, con Fischer e Spasskij a rappresentare le due metà di un mondo diviso dalla Guerra Fredda.

Si dice di come vedi il mondo da bambino, del rapporto tra genitori e figli, di come va la vita oltre quel che puoi immaginare. Si dice dei sogni e dei progetti che si hanno da bambini e li si guarda alla luce di quel che succede dopo, sintetizzando la crescita e lo scollamento derivato in questo modo: “Suppongo che tutti i bambini coltivino progetti troppo ambiziosi perché si possano tradurre in realtà.Poi, man mano che la loro statura aumenta, si espandono anche la consapevolezza, la capacità di accontentarsi e di accettare quello che viene. Questo fenomeno prende il nome di crescita, una definizione perlomeno bizzarra dal momento che viene utilizzata per descrivere il suo esatto opposto, il progressivo ridimensionamento di ciò che ciascuno di noi si aspetta di ottenere nella vita”. Quel meccanismo di difesa che si mette in atto riducendo l’asticella delle aspettative, lasciandosi alle spalle i grandiosi sogni progetti per la propria vita adulta può incepparsi perché succede qualcosa che ti fa pensare a quanto ci credessi davvero, alla persona che davvero avresti voluto diventare.

Anche questo romanzo cresce nel suo andamento narrativo, ma non riduce le aspettative; crea anzi intorno al lettore una sorta di vortice, una spirale che cattura e che dovrebbe – secondo le stereotipate attese – culminare nella descrizione dei tre minuti finali della famosa partita. Invece no, scarta anche lui, come a volte scarta dalla mediocre linea della vita chi si ricorda dei propri progetti e riparte in quella direzione. Allora il lettore scopre che la spirale della storia lo porta ben al di là della cronaca sportiva, a comprendere cosa ci sia intorno e prima e dopo a quel che i filmati olimpici hanno consegnato alla storia, e come tre secondi in più segnino le vite di chi li sta vivendo e persino di chi ancora non c’è.

Il sito dell’autore. L’illustrazione di copertina è di Emiliano Ponzi.

Emiliano Poddi, Le vittorie imperfette, Feltrinelli 2016, 291 p., euro 17, ebook euro 9,99

Fragile come noi

9 Mag

5257-Sovra.inddUn romanzo che descrive come ci si sente da sedicenni senza nulla di particolare, ma soprattutto che ha la capacità di dire della gelosia che nasce nell’amicizia più consolidata, quando tra due amiche del cuore ne spunta una terza, l’equilibrio che dura da anni cambia fino a rompersi.

Cad ha appena compiuto sedici anni, frequenta una scuola femminile molto prestigiosa, ha buoni voti e, direbbe lei, nessuna caratteristica particolare che la faccia notare. I suoi genitori si aspettano molto, mentre lei vive in negativo la scuola in cui è stata ammessa e che l’ha separata da Rose, l’amica inseparabile da più di dieci anni, che va alla scuola pubblica, mista, e ha un buon giro di amici. Quindi Cad promette a se stessa nel giorno del suo compleanno un grande cambiamento per l’anno successivo: vuole arrivare a festeggiare i diciassette anni con tre obiettivi raggiunti: avere un ragazzo, perdere la verginità, vivere un “evento significativo”, ovvero qualcosa che ti rende interessante, che ti permette di raccontare la tua storia ponendoti al centro dell’attenzione degli altri. Non ha fatto il conto con Suzanne, una nuova compagna di classe di Rose, che presto ne diventa grande amica: Cad si sente esclusa, è gelosa e insieme affascinata da questa ragazza bella, spigliata, che parla poco del suo passato. E inaspettatamente amica: perché Suzanne si interessa a Cad, si appoggia a lei, si confida e allora tutto si ribalta: è Rose a diventare gelosa, a sentirsi messa da parte.

Nel sottile gioco dell’amicizia nuove che si scontra con un rapporto consolidato da tempo, il tutto incastrato nella crescita adolescente, nella scoperta di sé, nel necessario e doloroso confronto con gli adulti e coi coetanei, ecco inserirsi prepotentemente anche il passato di Suzanne, le violenze familiari, il non risolto che mina qualunque cosa. Un romanzo che regala un finale non scontato, ma profondamente onesto che dice del rispetto dell’autrice verso i suoi lettori (o meglio, le sue lettrici probabilmente vista la trama) e verso la descrizione della vita, così com’è.

Il sito dell’autrice.

Sara Barnard, Fragile come noi forte come l’amicizia (trad. di Valentina Zaffagnini), Piemme 2016, 319 p., euro 16, ebook euro 7,99

Verdad

3 Mag

VerdadL’utopia è parte profonda di Verdad fin dalla sua infanzia, dalla sua storia familiare: sua madre ha vissuto a Monte Verità, la comune libertaria nata sul Lago Maggiore a inizio Novecento con l’ambizione di creare individui liberi, umanità nuova. Per la bambina quel luogo è un nome sul retro di una fotografia che la nonna dispera di non aver bruciato, ora che è sola in un villaggio dei Pirenei con quella nipote, figlia a suo dire del peccato. Ma l’utopia di un mondo più giusto e migliore sostiene Verdad anche nelle scelte adulte di combattere contro il franchismo nelle file delle Brigate Internazionali e successivamente, perso un braccio in un’azione e volta al peggio la guerra, di non fuggire in Francia, ma di restare, esiliata sulla montagna in una scelta solitaria dettata non solo da motivi politici quanto piuttosto dalla condizione fisica, dal sentirsi ai margini perché quello che conta agli occhi altrui è quel che non riesci a fare e non la fatica a fare qualsiasi cosa.

A poco più di vent’anni Verdad è una donna scavata che si condanna alla solitudine per poi trovare un barlume di speranza in un indirizzo conservato su un pezzo di carta; è una donna sceglie ancora, fedele alo spirito combattivo che le è stato trasmesso col sangue. La sua storia è narrata attraverso il segno di Lorena Canottiere che, da abbozzo di linee, dà corpo a persone e natura declinandosi nella scelta di poche cromie che perfettamente si adattano al contenuto del fumetto. Una narrazione che tocca la parte più intima della protagonista e la ribalta storica del suo Paese, che procede per ricordi e per rimandi: la ragazza racconta se stessa bambina, poi l’incontro con Enrique, il paese di origine, Barcellona, la guerra, la scelta della montagna; il tutto cucito attraverso una leggenda locale della sua valle, quella della vecchia volpe, una storia di predatori e prede esattamente come lo sono la sua storia personale e la Storia del suo Paese in quel preciso momento storico. Ma la figura della volpe, esattamente come la storia di Verdad, ricorda che c’è e resiste comunque chi non vuole credere che sia tutto inutile e che l’idea di un mondo migliore, più libero passa attraverso le singole scelte che una persona fa nel quotidiano più proprio come di fronte agli avvenimenti che la coinvolgono nella società.

Qui le undici tracce di Verdad, la bella colonna sonora a cura di Stefano Risso che potete ascoltare on line o scaricare per accompagnare la lettura.

A proposito di Monte Verità, oggi è visitabile la parte museale.

Il blog di Lorena Canottiere dove potete leggere le strisce di  ça pousse.

Lorena Canottiere, Verdad, Coconino Press – Fandango 2016, 157 p., euro 19

Il Piccolo Regno

28 Apr

Degli eroi. Questo eravamo. Vivevamo estati eterne, dominate dalla voglia di lasciarci alle spalle la città in cui avevamo trascorso l’inverno, e guadagnare spazio, liberarci dalla costrizione delle sciarpe e dei cappotti.

Nell’estate inglese degli anni Trenta, quattro ragazzi vivono l’avventura che li trasporterà nell’età adulta, quella della Gente Alta, così diversa e incomprensibile.

Merlo, Lepre, Ranocchio e Tasso (voce narrante), passano da sempre l’estate nella casa di campagna. Sono anni in cui la Gente Bassa è ancora in grado di parlare e capire la voce degli animali, da cui i soprannomi dei protagonisti; è il tempo della spensieratezza, della leggerezza e dell’avventura. Fino a quando la scoperta e la violazione di un’antica tomba, trascinerà il quartetto a confrontarsi con altri aspetti della vita e con la durezza della maturità.

Un romanzo sull’età di passaggio, sul superamento della soglia, su cosa vuol dire essere bambini e su cosa significa non esserlo più. Tra i personaggi ritroviamo anche Lawrence d’Arabia, già protagonista di Stella del Mattino sempre di Wu Ming 4, che qui compare negli ultimi anni della sua vita, sotto una luce molto diversa.

Leggendo Il Piccolo Regno si ha l’impressione di leggere un classico della letteratura inglese per ragazzi, di immergersi nelle atmosfere del Giardino Segreto e degli altri romanzi inglesi dell’epoca (ma anche romanzi contemporanei, come il ciclo di Wildwood) C’è solo una nota più malinconica e dolente, che fa da sfondo a tutta l’opera e che la rende per questo, a mio parere, più adatta ad un pubblico più grande.

Come ogni classico che si rispetti è presente una mappa per orientarsi e per seguire gli spostamenti della Gente Bassa.

Per la Gente Alta che vuole approfondire i molti riferimenti del romanzo vi rimando a questo articolo di Wu Ming.

Wu Ming 4, Il Piccolo Regno, Bompiani 2016, pp.231, euro 13

L’argine

18 Apr

l-argineL’argine come terrapieno che contiene e acque di un fiume, come riparo, come difesa, ma anche in un certo senso come confine. L’argine che dà titolo a questo fumetto prezioso è quello del fiume Senio, che nasce in Toscana e va a buttarsi nel Reno, qui nel suo tratto nella bassa ravennate, vicino a Cotignola, nel preciso momento storico dell’aprile 1945. Da una parte il paese e dall’altra i campi; da una parte gli abitanti rimasti e le case abbandonate e dall’altra il fronte della guerra che non avanza, gli Alleati che non passano e mandano aerei a bombardare. Ma l’argine può anche essere inteso come atto di resistenza, come argine contro la violenza e l’assurdo (nel gesto estremo di un prete e un capo partigiano uniti da un lenzuolo bianco per chiedere di risparmiare gli abitanti sopravvissuti ai precedenti bombardamenti), come difesa a favore della vita: non si raccontano solo la guerra, gli scontri, la fucilazione dei partigiani, ma anche la generosa ospitalità della comunità di Cotignola che nascose  e salvò tanti ebrei, grazie al coinvolgimento corale orchestrato da Vittorio Zanzi, macellaio antifascista che ricopriva il ruolo di commissario prefettizio.

La storia della comunità cotignolese viene raccontata attraverso gli occhi di un bambino, il piccolo Frazchì che deve attraversare l’argine con la capra Ninetta, unica ricchezza della famiglia, per portarla a ingravidare qualche chilometro più in laà, lungo l’argine appunto, e che si porta appresso i segnali che coglie, le minacce fasciste, il segreto degli ebrei nascosti. Ed è un altro bambino ad ascoltare, il nipote a cui il nonno Frazchì racconta l’episodio dell’infanzia, la grande paura, mediandolo attraverso la tradizione di paese della festa della Segavecchia, carnevale di Quaresima.

La particolarità del fumetto, che ne segna una felice riuscita grafica e narrativa, è la capacità di mescolare due stili differenti: quello morbido, dai colori leggeri di Marina Girardi, e quello dalle linee nette di Rocco Lombardi, quasi a segnare aspetti diversi del quotidiano di Frazchì, l’irrompere della violenza (quella quotidiana della lotta vicina, fatta di minacce e di fucilazioni, di parole e di spari, e quella improvvisa dei bombardamenti), la scelta di mescolare realtà e sogno. Ne nasce un racconto che avvolge il lettore come la nebbia col piccolo protagonista e le tavole dove i due stili si intersecano sono davvero imperdibili.

Arrivate fino in fondo alla lettura, fino alla postfazione di Massimiliano Fabbri del Museo Civico Luigi Varoli, che sottolinea, ricorda, fa memoria e insieme dice anche dell’utilizzo del linguaggio del fumetto, del linguaggio grafico, della possibilità di sguardi e linguaggi plurimi anche nel fare memoria.

Il blog di Marina Girardi. Il blog di Rocco Lombardi.

Marina Girardi  – Rocco Lombardi, L’argine, Becco Giallo 2016, 135 p., euro 15

Wolf

15 Apr

wolfImmaginare cosa sarebbe potuto accadere se le cose fossero andate diversamente rispetto all’andamento storico che conosciamo apre scenari certamente affascinanti quanto inquietanti che possono far riflettere su cosa poteva aspettarci o su come va attualmente il mondo. Nel caso di questo poderoso romanzo che forse avrebbe potuto essere scorciato di qualche pagina e alleggerito nel suo andamento narrativo, Graudin fa storia alternativa rovesciando il risultato della Seconda Guerra Mondiale.

Ambientato nel 1956 racconta di Hitler che ha sconfitto i sovietici, fatto uccidere Mussolini e rivendicato le terre di Europa e Africa come spazio vitale per il popolo ariano; si è spartito il mondo con l’imperatore Hiroito, dividendolo lungo il settantasettesimo meridiano in una sfera cremisi, il Terzo Reich, e una grigia, il Giappone. Continuano a esserci campi di sterminio, campi di lavoro forzato e echi di resistenze: quelle sovietiche nel freddo nord, quelle clandestine del movimento che vuole ribaltare l’ordine nei sotterranei delle città e nelle fattorie sperdute delle campagne. Proprio di questo movimento fa parte la giovane Yael, di cui il libro racconta retrospettivamente la vita: entrata bambina insieme alla madre in un campo di concentramento in quanto ebree, è stata scelta da uno dei medici impegnati nella sperimentazione genetica che avrebbe – secondo ipotesi vaghe e volontà ferrea – trasformato i caratteri somatici e dato a tutti caratteristiche ariane. Le sostanze iniettate nel suo corpo le hanno dato la capacità di trasformare a piacimento i tratti del proprio corpo, assumendo l’aspetto di chi desidera. Su questo punta il piano dei capi dell’organizzazione: farle assumere le sembianze di Adele Wolf, giovane vincitrice del Giro dell’Asse, una dura gara motociclistica che attraversa il mondo da Berlino a Tokyo, via Praga, Roma, Il Cairo, Nuova Delhi, Hanoi, Shangai, e portarla al ballo finale, unico modo per avvicinare Hitler ed ucciderlo.

Il romanzo alterna parti retrospettive in cui il lettore conosce il passato di Yael attraverso cinque figure chiave nella sua vita e nella sua crescita – simboleggiati dai cinque lupi che porta tatuati – al racconto (questa è la parte più avvincente) della gara, vissuta in condizioni estreme non solo dal punto di vista fisico e dei luoghi attraversati, ma anche dal punto di vista psicologico: Yael vive sentimenti contrastanti verso uno dei ragazzi in corsa; li vive come Yael, ma sa di rappresentare fisicamente agli occhi di tutti Adele e non conosce quel che pare essere accaduto tra i due nella precedente gara e soprattutto trova al suo fianco il fratello di Adele che cerca in ogni modo di dissuaderla dalla partecipazione.  A dispetto di quanto può essere difficile da spiegare a parole, è ben riuscita la descrizione di questo sdoppiamento vissuto dalla protagonista, sullo sfondo del sogno di una nuova Operazione Valchiria, ma anche di una competizione sportiva non sempre leale, che riflette – nei meccanismi come nella cruda violenza – i tratti e i modi scelti dal Reich. E sulla parte storica si staglia netta la lotta interiore di Yael, la sua ricerca di identità.

Ryan Graudin, Wolf. La ragazza che sfidò il destino (trad. di Ilaria Katerinov),  De Agostini 2016, 400 p., euro 14,90.

Naked

11 Apr

5258-Sovra.inddKevin Brooks è riuscito a scrivere un libro magistrale a proposito degli anni Settanta, della musica e dell’ambiente musicale londinese di quel momento, sul terrorismo legato all’Ira  e parimenti su cosa significhi crescere, trovare una propria forma e innamorarsi profondamente. La voce della diciassettenne Lili ruota intorno all’estate del 1976 che cambia improvvisamente la sua vita e dei mesi che la anticipano e che la seguirono e che segnano la sua formazione e il suo destino; è un racconto per voce solista che, in prima persona, accompagna il lettore sulla scena musicale ed artistica di Londra a metà degli anni Settanta: sta nascendo il punk, i Sex Pistols hanno appena fatto il loro esordio, i Clash non sono ancora arrivati sulla scena; è appena uscito il primo album dei Ramones e il Sex, il negozio al 430 di King’s Road, di proprietà di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, è il luogo da frequentare per farsi notare.

Sicuramente le accurate descrizioni della scena musicale e delle atmosfere londinesi del momento faranno felici molti adulti appassionati e insieme daranno la possibilità ai ragazzi di ricevere dei riferimenti musicale che sovente non hanno e di andare ad approfondire. Per i giovani lettori, tutta la parte storica che fa parte integrante della narrazione (sia la questione musicale-artistica, sia quella sociale, sia il terrorismo e la questione irlandese) viene mediata dalla storia di Lili, ragazza ricca cresciuta con una madre fuori di testa e scelta dall’idolo della scuola per far parte di una nuova band che sta nascendo, i Naked. Fino a quel momento Lili suona il pianoforte e si prepara con scrupolo per gli esami i fine anno, non bada a quel che si mette addosso, ha pochi amici e la tendenza a rimanere da sola, ma Curtis Ray cambia la sua vita: non appena prova a suonare il basso e ad accompagnare le note degli altri musicisti, Lili prova senso di appartenenza e insieme euforia. L’ascesa della band è rapida tanto quanto la sregolatezza di Curtis: le canzoni che compone e canta sono dure, ipnotiche e a tratti bellissime, la sua vita è fatta di desiderio di fama e soldi, droghe, alcol e una stanza vuota in uno squat e Lili non è sempre fiera della loro storia e del loro rapporto. Fino a quando per caso, durante un’audizione per sostituire un membro della band, compare William Bonney. Che è l’esatto contrario di Curtis, che pare muoversi con una calma olimpica, mantenere sempre le promesse, scomparire per poi tornare al momento giusto e portarsi addosso un segreto che vela di mistero tutta la sua esistenza.

La capacità di Brooks è quella di rendere in modo vivido e decisamente reale sulla pagina ogni diversa sensazione, ogni tono diverso, ogni scena come un quadro che dice di quanto puoi fonderti con la musica; di quanto duri possano essere un tono di voce, una situazione famigliare, la vita; di quanto pieno possa essere un rapporto d’amore, quando ti fa felice al di là d ogni altra cosa.

L’incipit, quella pagina ritmata a incisi e frasi brevi e contrassegnata come primo capitolo, è perfetto per un’introduzione al romanzo, per essere letta ad alta voce e far venir voglia di entrare dritti e veloci nella storia.

Un’intervista all’autore. Un podcast in cui l’autore parla di questo libro.

Kevin Brooks, Naked (trad. di Giorgio Salvi), Piemme 2016, 383 p., euro 18,5, ebook euro 6,99

Ya

6 Apr

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-Ricordati questo, ragazzo: tra la verità e il mito, dai la precedenza al mito.
-Perché?
-Perché il mito non può deluderti.

Il primo romanzo di Roberto Recchioni richiama nel titolo i Giovani Adulti (Young Adults) e sembrerebbe proprio una storia rivolta a questa fascia di lettori, ma non solo.

Stecco è un ragazzo, magro appunto come uno stecco, che vive in un piccolo villaggio di un regione chiamata Attalya che ricorda molto l’epoca medioevale italiana. Ha un sogno: diventare un avventuriero come il Granduomo, di cui tutti i cantastorie narrano le gesta e di cui tutti vorrebbero vivere le avventure. Si sa che i sogni più sono arditi più possono diventare reali, ed un giorno Stecco si trova sulla piazza del villaggio parcheggiato in bella mostra il carrozzone del Granduomo, compreso degli inseparabili compagni: Nonna Mannaia e l’Incappucciato. Decide così di partire all’avventura, ma già arrivare a Forte Dorsoduro, dove si addestrano gli avventurieri del Granduomo, sarà un’impresa. La prima.

Come scrivevo poco sopra, questo libro non è solo un libro per giovani adulti, è un libro per qualunque lettore che ami le storie ben narrate e che abbiano più livelli di lettura. Sì, perché YA racconta una storia, ma narra anche di come le storie si raccontano, del loro potere e della loro importanza. L’ambientazione è molto interessante: un medioevo italico, con degli sprazzi di fantastico, ma non troppi, il giusto. La scrittura è fluida, ma non banale, con delle pagine assai divertenti e degli scambi di battute che strappano più di un sorriso. L’intreccio si sviluppa su diversi piani temporali, senza generare confusione, ma rendendo intrigante la lettura. Si vede la grande esperienza dello scrittore, qui al primo romanzo, ma da anni sceneggiatore di moltissimi fumetti (Dylan Dog, Orfani e Tex per citarne alcuni).
Insomma a me è piaciuto assai e non vedo l’ora di leggere un’altra avventura di Stecco e dei suoi compari.

“Che sia fatta l’avventura

Senza ieri ne domani”

P.s. Ciliegina sulla torta la magnifica copertina di Gipi.

Qui potete trovare alcune delle scene del romanzo disegnate da alcuni fumettisti italiani: http://prontoallaresa.blogspot.it/2015/10/ya-la-battaglia-di-campocarne.html

Roberto Recchioni, Ya – La battaglia di Campocarne, Mondadori 2015, pp. 215, € 18.00

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