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Mio fratello rincorre i dinosauri

1 Lug

miofratello

Insomma, è la storia di Giovanni, questa.
(…) Giovanni è mio fratelo. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.

Giacomo ha cinque anni quando i genitori gli dicono che presto avrà un fratellino. Questa notizia è importantissima per il bambino, perché porrà fine allo squilibrio domestico, dove le femmine (2 sorelle e la mamma) sono in maggioranza e quindi si fa sempre come vogliono loro, e perché finalmente avrà un compagno di lotta, di giochi e di segreti. Dopo alcuni mesi dalla notizia i genitori scoprono che il bambino nascerà con un cromosoma in più, speciale, e per Giacomo questo speciale è sinonimo di supereroe e inizia ad immaginare che super poteri potrà avere questo fratellino. Quando Giovanni nasce, Giacomo capisce che sarà sicuramente un bambino speciale, ma non nel senso in cui aveva immaginato.

Il romanzo narra le vicende dei due fratelli dalla notizia della nascita di Giovanni fino a quando nel 2015 Giacomo pubblica su Youtube il video “The Simple Interview” girato insieme a Giovanni e che attirerà le attenzioni dei media sulla loro famiglia e sui due fratelli, proprio per il forte messaggio che questo video lancia.

La storia di Giacomo e di Giovanni è tante cose insieme: la storia di una famiglia che si trova ad accogliere l’arrivo di un bambino speciale, un ironico e divertente romanzo di formazione, ma soprattutto è la storia di un rapporto tra due esseri umani. Perché come capisce Giacomo e come ci insegna Giovanni, le persone sono persone, con i loro mondi, le loro passioni e le loro paure, non sono sindromi, etichette o altro che appiccichiamo per semplificare la nostra vita e per mettere distanza tra un presunto noi e un presunto loro. Presunto da chi poi non è mai dato saperlo. Valorizzare e non valutare, come sostiene da anni Stefania Guerra Lisi, perché siamo tutti diversi, ma se ci fermiamo a valutare cosa sappiamo e non sappiamo ci perdiamo tutto il bello della diversità, ci perdiamo la complessità di quello che siamo e rischiamo di trasformare la nostra società in un grande centro Pokémon (dove solo importa la funzione). Colpisce la sincerità di Giacomo, nel raccontare anche le parti più oscure del suo rapporto con il fratello, la vergogna iniziale, che riuscirà ad illuminare e a trasformare fino a capire che Giovanni è davvero un supereroe.

Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi 2016, pp.176, € 16,50

Qui trovate la pagina FB dei due fratelli

Black Hole

21 Giu

black holeLa passione del protagonista per l’astronomia e in particolare per il fenomeno dei buchi neri dà titolo al nuovo romanzo di Silvia Vecchini e offre un termine di paragone per quel che succede, così come il paragone con le stelle, con il cosmo punteggiano tutta la storia. Dice infatti il tredicenne Giulio, che narra in prima persona, “la caratteristica di un buco nero è la comparsa di un orizzonte degli eventi. E (…) niente, nemmeno la luce, può sfuggire all’orizzonte degli eventi”. Un buco nero pare l’estate di Giulio, torrida e solitaria nella città dove vivono i nonni e dove si trova temporaneamente per un incidente della nonna che ha bisogno di assistenza. Intorno a lui, come pianeti distanti, la madre sempre di corsa, il nonno con la memoria che fa cilecca, il padre che è più una voce nel telefono che una presenza, dopo la separazione dei genitori. Un buco nero che in qualche modo attrae è anche la casa lasciata a metà, lo scheletro mai finito di costruire al di là della ferrovia, che un giorno attrae Giulio quasi a chiamarlo: una terra di nessuno, un luogo desolato senza identità che diventa terreno di incontro per due che fuori nemmeno si guarderebbero: Giulio, solitario, senza amici, additato per il suo peso, e Samanta, diciassettenne rabbiosa con il mondo che sa giocare con il fuoco, camminare sui cornicioni, ma non dice nulla di se stessa e ama sentirsi raccontare ad alta voce la storia di Barbablù. Di lei in giro si dice che sia pericolosa, che abbia pestato uno più grande di lei, che abbia problemi a casa, che rubi. Per Giulio è l’avventura di entrare di nascosto in piscina, la mano che lo salva quando le vertigini incombono, la condivisione di silenzio e orsetti gommosi. Giulio sa che c’è qualcosa che non va, qualcosa che sfugge e che, nel caos degli eventi, deve trovare una forma e una ragione.

Con questo romanzo, sembra approfondirsi il ritratto che Silvia Vecchini offre di ragazzi che stanno crescendo e la possibilità ai lettori di riconoscersi, di rispecchiarsi nella fatica adolescente di sentire che si cambia, che ci si muove ad altra forma. Se Olivia in Fiato sospeso diceva che crescere è come stare sospesi prima di un tuffo: non sai mai quanta aria è necessario mettere nei polmoni; se in Vetro la protagonista suggeriva che crescere è avere il coraggio di prendere la bicicletta e andare a vedere cosa c’è oltre la cura dietro cui non ci si è mai spinta, in questo caso Giulio sintetizza “crescere è perdere i pezzi”. Si può rintracciare allora un’attenzione complessiva dell’autrice che, nel suo lavoro, segue passo a passo i suoi protagonisti, consapevole della loro fatica e delle loro domande, restituendo a chi legge ritratti veritieri di adolescenti che si affacciano sul mondo e prendono coraggio.

Il blog dell’autrice.

Silvia Vecchini, Black Hole, San Paolo 2016, 143 p., euro 14,50, ebook euro 6,99

Apple e Rain

20 Giu

apple rainChe bello questo libro. Punto. Perché non è urlato; perché tiene dentro una scrittura che l’autrice sente urgente e tu lettore lo sai, lo senti e ti appassioni e allora ti viene voglia di recuperare tanti romanzi da offrire in lettura, che so “Agata e Pietra Nera” oppure “Ida B…” tra i tanti. Insomma un libro da non mancare e da tenere presente anche per il futuro, da non far uscire dalle bibliografie.

La storia è quella della tredicenne Apple, cresciuta con la nonna in Inghilterra, che da sempre vagheggia il ritorno della madre che l’ha abbandonata piccina per una (im)probabile carriera a Hollywood. Quando davvero la madre si presenta a scuola e le offre di andare a vivere nel nuovo appartamento che ha affittato in città, non le sembra vero: lei che sente pesante la presenza della nonna e le sue regole, che sta perdendo la sua migliore amica che le preferisce altre compagne, ignorata da tutti, con un padre risposato con bebè in arrivo, ecco, lei ha la possibilità di essere al centro del mondo della madre che da sempre aspetta. Ma non tutto si rivela come nelle attese, a partire dal fatto che la sua camera nella nuova casa ha un letto a castello, da cui spunta Rain, la sorella di dieci anni di cui non sapeva nulla, che per giunta si comporta come una bambina di cinque anni, trascinandosi dietro una bambola trattata come un neonato vero. Per amore della madre, per compiacerla, per piacere a qualcuno, Apple accetta di allontanarsi dalla nonna, di occuparsi di Rain perdendo giorni di scola, di costruire castelli di bugie tra le cui pieghe solo Del, lo scombinato vicino di casa caustico e folle che si innamora di lei, sa veramente vedere. A permettere a Apple di trasformarsi, di scegliere davvero quello che desidera e di essere se stessa sarà la poesia, proprio come ha detto nella prima lezione il professore di inglese, che invita i suoi ragazzi a leggere poesie e chiede loro di scriverne: per trovare conforto, per imparare qualcosa su di sé, per dare gioia, per dire quello che a voce non si riesce a dire. Così fa Apple, che per settimane fa un doppi compiti scrivendo quello che sente davvero ma vuole tenere nascosto, e qualcosa di più banale da consegnare all’insegnante; ma parimenti scrivendo sul quaderno che le è stato consegnato, trovando una via per quel che porta dentro, dando forma in versi alla propria necessità di gridare e di cantare.

Allora ecco tra le pagine le poesie di Emily Dickinson, di Rupert Brooke, di Lewis Carroll, di Alexander Pope: invito a scoprire altri versi, modo per parlare di poesia come lo è stato “Amo quel cane”di Sharon Creech (Mondadori) o come lo sono i libri di Polleke di Guus Kuijer. Perché questo è un libro che parla della forza della poesia, ma anche della forza che deriva dal fatto che qualcuno creda in te e ti dica, ti faccia comprendere che tu hai un talento. E insieme è un libro sulla verità, sull’importanza di dirla sempre, la verità che illumina, anche quando è difficile, e allora – scrive Dickinson – la puoi dire obliqua.

“La poesia è la capacità, e la responsabilità, di dire quello che succede” – Seamus Heaney.

Il sito dell’autrice.

Sarah Crossan, Apple e Rain (trad. di Luisa Agnese Della Fontana), Feltrinelli UP 2016, 269 p., euro 14, ebook euro 14 (sì, non è un errrore… l’epub costa come il cartaceo :-(((( )

Ti darò il sole

16 Giu

ti darò il soleAmmetto di aver faticato ad ingranare con questo romanzo, che invece, almeno nella mia ottica di lettura, ha poi una folle accelerata di bellezza nella sua parte finale che forse è quel che ci si aspetterebbe distribuito su tutto l’arco della narrazione. Forse una certa difficoltà deriva dagli inserti molteplici della massime tratte dalla bibbia di nonna Sweetwine, la nonna dei protagonisti, e dai capitoli che presentano un andirivieni temporale sull’arco di tre anni: a capitoli alterni infatti seguiamo le vicende di Noah dai 13 ai 14 anni e quelle della gemella Jude tre anni più tardi, ricostruendo così le vicende della loro famiglia.

Noah e Jude sono legatissimi e assolutamente diversi, negli atteggiamenti come nel carattere: ombroso e solitario, lui, solare e ribelle lei. Il lettore li conosce per come ciascuno parla di sé in prima persona nei propri capitoli e per come vede l’altro, partendo dall’estate in cui la madre decide di migliorare ulteriormente la loro preparazione in vista dell’iscrizione a una prestigiosa accademia artistica; Jude sa che è il fratello ad avere i numeri, ad essere un genio del disegno, ma contemporaneamente lo vede privilegiato dalla madre e ne è gelosa: la sua forma di ribellione si legge negli abiti che indossa, nel trucco che utilizza, nei continui battibecchi che la contrappongono alla madre, mentre Noah si innamora di Brian, il nuovo sorprendente vicino di casa. Tre anni dopo tutto è cambiato: la madre è morta in un incidente d’auto, il padre è tornato a vivere a casa, Jude frequenta l’accademia, mentre Noah non ci ha mai messo piede e quasi sembra aver dimenticato la sua dimensione artistica. La rabbia di Jude, il tentativo di riparare gli sbagli che vengono confessati pian piano, la portano nello studio di un celebre scultore, suo tutor per il nuovo progetto scolastico, un uomo inquieto, dal passato tormentato e misterioso, per la cui casa si aggira un affascinante ragazzo inglese.

Tutta la narrazione è incentrata sul tema dell’arte, sulla propensione artistica dei protagonisti, sulla forza che scaturisce dalla scultura, dall’illustrazione, dall’osservazione della realtà, dalla capacità di fare arte partendo da quel che si sente, da quel che si vive o da quel che si nasconde nel più profondo di sé.

Il sito dell’autrice.

Jandy Nelson, Ti darò il sole (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2016, 485 p., euro 17,50, ebook euro 8,99

Onora il padre

14 Giu

onoraLe tre sorelle Cresswell e i loro tre fratelli vivono nel bosco in una casa che sta andando in rovina, vendono al mercato quel che recuperano in discarica e riescono ad aggiustare, si ritirano ogni sera in preghiera e a volte finiscono nella Tomba, una sorta di antro nascosto nel bosco dove viene rinchiuso chi è in punizione. Il fautore del loro mondo, ai margini, nascosto dagli altri e soprattutto mai mescolato con gli altri, è un padre fanatico religioso che crede di parlare per bocca di Dio e ha scritto un libro di regole che la famiglia è costretta a seguire; i suoi figli vestono con abiti di altri tempi, non hanno accesso a cellulari, radio, televisione e frequentano la scuola solo perché obbligati dai servizi sociali. Il bosco è la loro unica zona franca, dove poter essere liberi e se stessi; a scuola è come se fossero invisibili, almeno così si sente Castley, la sedicenne protagonista che sta cominciando un nuovo anno scolastico e che comincia ad avere dubbi e desideri di ribellioni. L’immagine di se stessa è talmente diversa dalla realtà da rimanere scioccata ogni volta che vede riflessa la propria immagine; il desiderio di essere come gli altri, di indossare un paio di short di jeans, di uscire con degli amici, di baciare un ragazzo è tanto forte da non poterlo più fermare. Sarà proprio George, il nuovo compagno con cui è in coppia alla lezione di teatro, a farle desiderare una vita normale e insieme a metterla a nudo: Castley è tanto brava al corso di recitazione perché recita sempre, nascondendo quello che succede a casa, coprendo i fratelli, ma anche quel che si oscuro c’è nella storia di famiglia: chi è il ragazzo che compare nella fotografia che ritrae il padre, la madre e il fratellino morto prima della loro nascita? Chi è Michael Endecott che si presenta periodicamente alla loro porta e che il padre odia furiosamente? Castley comincia a cedere al mondo intorno e lo fa visibilmente, sciogliendo i lunghi capelli che – per tradizione e per ordine paterno – devono sempre essere legati a treccia e ben pettinati: la sua chioma immensa dietro cui quasi potrebbe scomparire la rende visibile, la fa notare dai compagni di scuola, la svela come un’altra persona che finalmente è un nome, non solo un cognome che fa gruppo omogeneo di tutti i fratelli.

La storia fila via veloce, scavando nella follia del padre e nel disagio della famiglia; il lettore è portato per mano dal narrare in prima persona della protagonista e ha così una possibilità di doppia visione: vede Castley, la sua famiglia, la scuola attraverso le sue parole e contemporaneamente guarda dal di fuori il suo prendere consapevolezza, le sue domande, i tentativi di ribellione e il suo trasformarsi in quella che è davvero, sconosciuta e libera. Davvero un’ottima scelta per il debutto di Hot Spot, il nuovo marchio crossover de Il Castoro.

Il sito dell’autrice.

Eliza Wass, Onora il padre (trad. di Mara Pace), Il Castoro, 228 p., euro 14,90

 

Cosmo

12 Giu

cosmoCosimo ha il terrore di essere toccato e una folle passione per l’astronomia che gli ha guadagnato di esser chiamato da tutti Cosmo. Ha un amico , il ragazzo ombra, e poco importa che sia un amico immaginario, perché per lui è reale e soprattutto vicino, anche quando tutte le altre persone gli fanno paura. Proprio il ragazzo ombra suggerisce a Cosmo un gesto importante per il giorno del suo quindicesimo compleanno: scappare dalla comunità in cui vive per intraprendere un viaggio. Per Cosmo la meta è ovvia: il Cile, il deserto di Atacama, il più grande telescopio del mondo.

Il viaggio nell’idea del ragazzo serve per andare a salutare le stelle che se ne stanno andando, le galassie che si allontanano le une dalle altre ogni anno fino a quando accelereranno in un colpo solo. Sono proprio le stelle a guardarlo dall’alto, a descrivere le rotte sbandate del ragazzo e le persone che incontra: quelle cattive, quelle incerte nella loro adolescenza confusa, quelle sagge nonostante tutto. Le stelle rischiarano le atmosfere cupe e gli sfondi neri, i passi attraverso la periferia e la campagna, la fuga e la pausa e i pensieri del protagonista – sugli altri, sulla felicità, sulle balene e sulle farfalle monarca – segnando l’inizio di ogni capitolo con una diversa stella.

Il blog dell’autore.

Marino Neri, Cosmo, Coconino Press / Fandango 2016, 182 p., euro 19

Fan della vita impossibile

23 Mag

fan della vita impossibilePer molti adulti questo non sarà un libro facile da proporre ai ragazzi, visto che parla di disagio, droga, tentativi di suicidio, relazioni a tre, omosessualità, bullismo a diversi livelli. Per fortuna però ci sono degli adulti che lo proporranno e c’è la capacità di scegliere dei ragazzi, che probabilmente lo prenderanno in mano per leggere storie di amicizia e di crescita.

Costruito in un intrecciarsi di voci – quelle dei tra protagonisti a capitoli alternati – e di punti di vista – il narratore a volte è esterno, in altri casi parla un personaggio in prima persona – il romanzo racconta della vita di Mira, Jeremy e Sebby. I primi due condividono un inizio di anno scolastico non certo semplice: Mira ha cambiato scuola, ma tutti sono al corrente che ha alle spalle mesi problematici; Jeremy torna dopo un grave episodio che lo ha colpito profondamente. A loro si unisce Sebby, che Mira ha conosciuto durante il soggiorno in ospedale e che è diventato in qualche modo un sostegno e un appiglio.

Le loro difficoltà sono ben presto messe sul piatto, anche se vengono chiarite nell’insieme poco a poco durante tutto l’arco della narrazione: Mira ha una sorella perfetta e si sente fuori posto in famiglia, ha avuto problemi di autolesionismo e preferirebbe passare le giornate rannicchiata sotto le coperte piuttosto che comportarsi come una normale studentessa; Jeremy ha abbandonato anzitempo il precedente anno scolastico dopo aver trovato sul suo armadietto una scritta che “celebrava” la sua omosessualità e dentro una serie di minacce alla sua famiglia e ai suoi due papà; Sebby vive dichiaratamente il proprio essere gay, ma questo non è tollerato nella famiglia affidataria in cui vive, attorniato da bambini piccoli, al cui clima cerca di sfuggire trascurando la scuola, abusando di droga e alcol, ma anche cercando un proprio spazio. Ecco, cercare una propria forma, un proprio modo di essere è il tema che corre lungo tutte le pagine, anche negli altri personaggi che affiancano i protagonisti, in un ritratto corale di adolescenti ritratti nella quotidianità della scuola, della famiglia, del tentativo di farsi comprendere e di darsi il tempo per riaggiustare ferite, superare traumi, sbocciare.

Il romanzo disegna anche il ritratto di un carismatico giovane professore che tanto fascino esercita sugli alunni e per questo facile preda di fraintendimenti.

Il sito dell’autrice.

Kate Scelsa, Fan della vita impossibile (trad. di Maria Carla Dallavalle), Mondadori 2016, 324 p., euro 18, ebook euro 6,99

Brucio

19 Mag

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Tommy e Sally sono due ragazzi con un passato difficile, segreti e ferite ancora aperte. Tommy è l’unico sopravvissuto al rogo della sua casa quando era poco più che un bambino e da allora è iniziato il suo rimpallo tra comunità e famiglie affidatarie. Tommy è completamente sfigurato e il suo aspetto è fonte di pregiudizi e cattiverie gratuite da parte dei suoi coetanei e non solo. Sally è una ragazza che nasconde un passato fatto di sofferenza e delusione, affidata agli zii perché la madre non è in grado di fare la madre. I due si incontrano in un piccolo paese di provincia, dove tutti si conoscono e dove tutti hanno segreti, dietro la facciata e negli armadi si nascondono molti scheletri, ma l’indice è sempre puntato su chi è diverso, da chi differisce dalla norma. In questo contesto l’arrivo di Tommy non può restare inosservato. Tommy che vuole solo far passare gli ultimi mesi che lo separano dal raggiungimento della maggior età, senza problemi, per poi poter finalmente decidere della propria vita, si troverà invece suo malgrado invischiato in un mistero molto fitto e in una serie di inspiegabili rapine.

Con questo romanzo Frascella si riconferma  un abilissimo narratore dell’età di passaggio e non solo. Se in Sette piccoli sospetti e La cosa più incredibile, l’autore tratteggia perfettamente i timori, le avventure e le emozioni dei ragazzi della scuola media, Tommy e Sally invece vanno a fare compagnia a  Bet e all’anonimo protagonista di Mia sorella è una foca monaca, tra i personaggi letterari che abitualmente inserisco nei percorsi per la scuola superiore dedicati ai romanzi contemporanei che hanno  affinità (emotive/spirituali/varie) con Holden Caulfield. Per me dunque è la riconferma che ci sono autori che sanno scrivere di ragazzi e per ragazzi, senza banalizzare o ridurre le loro vite, restando autentici. E con loro (i ragazzi), l’autenticità paga.

Christian Frascella, Brucio, Mondadori 2016, pp. 343, € 17,50 (ebook € 8,99)

Le vittorie imperfette

10 Mag

le vittorie imperfetteCapita di imbatterti in un libro per caso, lo cominci di notte e vorresti che la notte durasse il tempo di arrivare all’ultima pagina. E poi lo vorresti inserire subito tra le proposte di lettura per i ragazzi più grandi. Succede con la grazia e la misura giusta di questo libro che mette di fronte due mondi diversi, due squadre, due sistemi e tante vite; che intreccia le storie di due campioni sportivi con le vicende autobiografiche dell’autore mettendo il basket a far da collante. Se il basket infatti ha un ruolo fondamentale nella famiglia dell’autore e – pare – anche nella sua nascita, tutto il romanzo ruota intorno ai tre controversi minuti finali della partita  tra i sovietici e gli statunitensi alle Olimpiadi di Monaco del ’72. L’autore sceglie due protagonisti di quell’impresa, Saša Belov e Kevin Joyce, tracciandone le vite prima e dopo, ritrovando i loro sogni di ragazzi alla vigilia e immaginandone gli anni successivi, il peso delle scelte, il ritorno dei ricordi. Racconta del significato di quella partita per la storia dello sport e per i singoli che l’hanno vissuta, anche indirettamente, come lui che ci è stato catapultato dentro dalla casuale visione di un filmato d’archivio.

Il romanzo regala quadri successivi e connessi in cui i protagonisti somigliano ai personaggi ritratti da Hopper, che tanta parte ha nella storia, siano essi i genitori dell’autore, la fidanzata di Belov e il loro gatto, Dino Meneghin al campetto di Cisternino, un Joyce in là con gli anni sulle tracce della medaglia mai ritirata o un ragazzo che vive il miglior momento della vita prendendo i rimbalzi di un campione olimpico in una sessione di tiro. Si dice della strage di Monaco ’72, degli undici atleti israeliani morti nell’attacco terroristico di Settembre Nero, si dice dello sport che torna velocemente a un’apparente normalità per permettere la partita che vede opposte le due superpotenze di sempre e si racconta anche di quell’altro scontro che si consumò davanti a una scacchiera, con Fischer e Spasskij a rappresentare le due metà di un mondo diviso dalla Guerra Fredda.

Si dice di come vedi il mondo da bambino, del rapporto tra genitori e figli, di come va la vita oltre quel che puoi immaginare. Si dice dei sogni e dei progetti che si hanno da bambini e li si guarda alla luce di quel che succede dopo, sintetizzando la crescita e lo scollamento derivato in questo modo: “Suppongo che tutti i bambini coltivino progetti troppo ambiziosi perché si possano tradurre in realtà.Poi, man mano che la loro statura aumenta, si espandono anche la consapevolezza, la capacità di accontentarsi e di accettare quello che viene. Questo fenomeno prende il nome di crescita, una definizione perlomeno bizzarra dal momento che viene utilizzata per descrivere il suo esatto opposto, il progressivo ridimensionamento di ciò che ciascuno di noi si aspetta di ottenere nella vita”. Quel meccanismo di difesa che si mette in atto riducendo l’asticella delle aspettative, lasciandosi alle spalle i grandiosi sogni progetti per la propria vita adulta può incepparsi perché succede qualcosa che ti fa pensare a quanto ci credessi davvero, alla persona che davvero avresti voluto diventare.

Anche questo romanzo cresce nel suo andamento narrativo, ma non riduce le aspettative; crea anzi intorno al lettore una sorta di vortice, una spirale che cattura e che dovrebbe – secondo le stereotipate attese – culminare nella descrizione dei tre minuti finali della famosa partita. Invece no, scarta anche lui, come a volte scarta dalla mediocre linea della vita chi si ricorda dei propri progetti e riparte in quella direzione. Allora il lettore scopre che la spirale della storia lo porta ben al di là della cronaca sportiva, a comprendere cosa ci sia intorno e prima e dopo a quel che i filmati olimpici hanno consegnato alla storia, e come tre secondi in più segnino le vite di chi li sta vivendo e persino di chi ancora non c’è.

Il sito dell’autore. L’illustrazione di copertina è di Emiliano Ponzi.

Emiliano Poddi, Le vittorie imperfette, Feltrinelli 2016, 291 p., euro 17, ebook euro 9,99

Fragile come noi

9 Mag

5257-Sovra.inddUn romanzo che descrive come ci si sente da sedicenni senza nulla di particolare, ma soprattutto che ha la capacità di dire della gelosia che nasce nell’amicizia più consolidata, quando tra due amiche del cuore ne spunta una terza, l’equilibrio che dura da anni cambia fino a rompersi.

Cad ha appena compiuto sedici anni, frequenta una scuola femminile molto prestigiosa, ha buoni voti e, direbbe lei, nessuna caratteristica particolare che la faccia notare. I suoi genitori si aspettano molto, mentre lei vive in negativo la scuola in cui è stata ammessa e che l’ha separata da Rose, l’amica inseparabile da più di dieci anni, che va alla scuola pubblica, mista, e ha un buon giro di amici. Quindi Cad promette a se stessa nel giorno del suo compleanno un grande cambiamento per l’anno successivo: vuole arrivare a festeggiare i diciassette anni con tre obiettivi raggiunti: avere un ragazzo, perdere la verginità, vivere un “evento significativo”, ovvero qualcosa che ti rende interessante, che ti permette di raccontare la tua storia ponendoti al centro dell’attenzione degli altri. Non ha fatto il conto con Suzanne, una nuova compagna di classe di Rose, che presto ne diventa grande amica: Cad si sente esclusa, è gelosa e insieme affascinata da questa ragazza bella, spigliata, che parla poco del suo passato. E inaspettatamente amica: perché Suzanne si interessa a Cad, si appoggia a lei, si confida e allora tutto si ribalta: è Rose a diventare gelosa, a sentirsi messa da parte.

Nel sottile gioco dell’amicizia nuove che si scontra con un rapporto consolidato da tempo, il tutto incastrato nella crescita adolescente, nella scoperta di sé, nel necessario e doloroso confronto con gli adulti e coi coetanei, ecco inserirsi prepotentemente anche il passato di Suzanne, le violenze familiari, il non risolto che mina qualunque cosa. Un romanzo che regala un finale non scontato, ma profondamente onesto che dice del rispetto dell’autrice verso i suoi lettori (o meglio, le sue lettrici probabilmente vista la trama) e verso la descrizione della vita, così com’è.

Il sito dell’autrice.

Sara Barnard, Fragile come noi forte come l’amicizia (trad. di Valentina Zaffagnini), Piemme 2016, 319 p., euro 16, ebook euro 7,99

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