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Lettere ad Alice che legge Jane Austen per la prima volta

10 Gen

Questo libro arriva dal 1984: non si citano telefoni cellulari, per acquistare un biglietto di viaggio bisogna andare di persona in agenzia, le distanze hanno un certo peso anche nelle comunicazioni e le lettere sono lettere, quelle che si spediscono per posta e che impiegano un po’ a giungere a destinazione. Il tempo dilazionato della comunicazione epistolare si presta pertanto perfettamente alla riflessione che queste lettere contengono, intorno alla letteratura e alla scrittura, prendendo spunto dalla figura di Jane Austen.

Fay Weldon, romanziera tradotta in Italia da Feltrinelli, Fazi ed e/o tra gli altri, nota per le sue posizioni femministe e per i personaggi femminili che caratterizzano le sue opere, scrive quindici lettere a una ipotetica nipote di nome Alice, diciottenne in fase punk e in rotta con la madre, che vorrebbe diventare scrittrice e sta lavorando alla sua prima opera. Il pretesto è la lettura dei libri di Jane Austen imposta alla ragazza; quel che nasce è un susseguirsi di spunti di lettura, analisi della scrittura e tentativi di convincimento di come i romanzi di Austen siano imprescindibili, specie a diciott’anni, di quanta fosse l’energia che la scrittrice portava in sé (tanta da saper costruire). La zia parla del proprio lavoro di scrittrice, della propria vita personale e intanto inquadra Austen nella sua epoca, confrontando passi dei romanzi con le condizioni di vita dell’autrice. Parallelamente descrive il mondo della letteratura attraverso la curiosa ed affascinante metafora della Città dell’Invenzione, in cui romanzieri e poeti costruiscono Case dell’Immaginazione: ne percorre le strade, i diversi quartieri assegnati ai generi, gira intorno al castello Shakespeare, scopre magagne e angoli segreti.

Questo libro arriva dal 1984, ma non sente il passar del tempo: il tono  e i modi ne fanno un discorso attuale sempre sulla lettura e sulla scrittura. Magari alcuni dei nomi citati risulteranno nuovi alle orecchie di chi legge; potrà essere spunto per andare a cercarne i libri, esattamente come l’elenco finale di autori con cui bisognerebbe avere una certa familiarità, un “elenco di letture alternativo per i facilmente distratti”.

Fay Weldon, Lettera ad Alice che legge Jane Austen per la prima volta (trad. di Beatrice Masini), Bompiani 2017, 264 p., euro 13

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Loop. Indietro non si torna

30 Dic

Ritrovarsi senza volerlo con dei superpoteri. Ritrovarsi a dover imparare a gestirli, ad avere a che fare con qualcosa di non previsto che ti cambia la vita. I sette protagonisti di questo fumetto sono, loro malgrado, dotati di poteri straordinari: chi sa leggere i pensieri altrui, chi lancia fiamme dalle mani, chi ha tanta forza da sollevare un’automobile, chi ha la pelle impenetrabile, chi individua al volo il punto debole delle persone che ha difronte. Il dottor Geni, che ne ha intuito particolarità e somiglianze, li riunisce periodicamente convinto della loro possibilità di confronto e di intesa, ma si trova davanti anche le loro paure, la rabbia, la fatica di accettarsi, l’avere a che fare con gli altri, con corpi particolari. Sullo sfondo una minaccia che si nasconde tra i sotterranei dello stesso ospedale dove si incontrano, che potrà essere superata solo trovando l’accordo, l’incastro dei tanti che si fanno uno per andare avanti insieme, per non tirarsi indietro, per essere parte.

Un fumetto che nasce da un lavoro corale all’interno de Il Progetto Giovani, uno spazio da cui nascono storie, musica, mostre, video, collezioni di moda; bellezza, insomma. Un’iniziativa del reparto di pediatria oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sostenuta dall’Associazione Bianca Garavaglia onlus ; a ogni nuovo progetto partecipano una ventina di ragazzi, ciascuno con le proprie tempistiche e il proprio apporto e così anche per questo progetto di scrittura che ha debuttato nel 2015 e, attraverso la guida di Lorenza Ghinelli della Scuola Holden, si è fatto romanzo prima di prendere la strada del fumetto. Un lavoro corale appunto, in cui si è scelto insieme il tema dei supereroi e poi lo si è sviluppato creando personaggi e situazioni; ognuno ha dato il suo contributo, come raccontano le biografie degli autori a fine volume: leggerle vi dà il senso del gruppo e di tutto quel che dentro ci è successo, vi raccontano uno spaccato della vita di reparto, dei legami che si creano, di quel che la vita fa succedere; vi invitano anche – se le ritrovate al fondo della vostra lettura – a ritornare alla storia e a cercare echi delle vite dei ragazzi tra i dialoghi dei personaggi, tra le pieghe dei caratteri che gli autori hanno loro regalato.

Il Progetto Giovani e Mammaiuto Lab, da un’idea di Andrea Ferrari ed Edoardo Rosati, sceneggiatura di Giorgio Trinchero, disegni di Claudia Razzoli e Francesco Guarnaccia, Loop. Indietro non si torna, Rizzoli Lizard 2017, 144 p., euro 15

A margine. Questo libro, questo progetto vengono da un luogo dove ho trascorso una parte della mia vita bambina e adolescente. Quando io frequentavo il 6° e il 7° piano dell’INT non esisteva “il progetto giovani” e sarei comunque stata, entrambe le volte, troppo piccola per farne parte, anche se non dubito del fatto che avrei rotto le scatole abbastanza per costringere a farmi partecipare a un progetto di scrittura! Ho conosciuto molte delle persone che ancora oggi vi lavorano e mi viene naturale pensare al loro sguardo lungo anche dietro a questo progetto. Sono molto orgogliosa del risultato di questo libro, originale e non scontato, e confesso che trovarmelo tra le mani per quel che oggi è il mio lavoro mi ha fatto molto sorridere. È un libro che dice quanta vita c’è in un luogo in cui tanti preferiscono non guardare e mi sembra una buona segnalazione per affacciarsi sul nuovo anno, per guardare avanti, per essere ironici e sinceri e dire la vita per com’è: vera.

Thornhill

9 Ott

Coinvolgente e nero, non solo nel colore delle illustrazioni e della copertina, ma nell’atmosfera che si crea in questo libro che riprende i meccanismi a cui Brian Selznick ha abituato i lettori con un andamento narrativo che mescola il racconto fatto attraverso le parole e quello attraverso le immagini, complementari e necessarie le une alle altre. Qui Pam Smy sceglie di connotare con ciascun registro narrativo una voce diversa e di aggiungere in più il diario e il muoversi tra due diversi momenti storici.

Il lettore infatti si trova di fronte a una parte illustrata che racconta di Ella: siamo nel 2017, la ragazzina si è appena trasferita in una nuova casa dopo la morte della mamma, il papà è spesso assente per lavoro e lei è presa dalla curiosità per la vecchia casa abbandonata che vede al di là della staccionata. Il testo invece è il diario di Mary, datato 1982, pagine inquietanti dove la ragazzina – che vive a Thornhill, istituto di orfani in attesa di adozione – parla delle sue giornate isolate dal resto del gruppo, vissute nel terrore di un’altra ospite della casa. Il mondo rassicurante di Mary sono i personaggi che costruisce, modellandoli con la creta e vestendoli di stoffa, ispirati anche alle sue letture, come nel caso de “Il Giardino segreto”. Sul suo resoconto lungo il filo dei mesi non incombe solo la chiusura dell’istituto, ma anche l’ombra di qualcosa di terribile, il senso di impotenza di fronte al terrore e agli adulti che fingono di non vedere, la cattiveria che si insinua in ogni gesto quotidiano, il tremendo senso di solitudine. Attraverso i pupazzi, attraverso vecchi ritagli di giornale si ricompone il puzzle degli evnti passati e si crea un legame tra la ragazzina dell ’82 e quella contemporanea che arrivano a far toccare le loro solitudini e a dare in qualche modo una forma di cupa luminosità all’atmosfera di graduale crescendo e svelamento che l’autrice – già conosciuta in Italia per le illustrazione de Il riscatto di Dond – sa costruire. Da 13-14 anni.

Pam Smy, Thornhill (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2017, 538 p., euro 18,50

The Hate U Give

6 Ott

La sedicenne Starr vive costantemente divisa in due: da una parte la vita familiare, nel ghetto povero e violento, territorio di scontro tra gang, e la vita scolastica, in un prestigioso istituto a quasi un’ora di auto da casa, dove la maggioranza degli studenti è bianca e ricca e dove i genitori hanno iscritto lei e i fratelli per tentare di sottrarli all’ambiente del quartiere. La ragazza descrive perfettamente il proprio diverso modo di fare a seconda di dove si trovi, l’impossibilità di condividere davvero la propria vita con le amiche e addirittura col suo ragazzo, tutti bianchi e tutti così lontani dal mondo in cui è cresciuta.

Il contrasto esplode quando l’auto su cui l’amico di sempre la sta riportando a casa viene fermata per un controllo da un poliziotto che uccide il ragazzo, credendolo erroneamente armato. Quel che ne segue è vicenda reale e storica: lo spaccarsi dell’opinione pubblica, il ritrarre il ragazzo come uno spacciatore prima di averne le prove, la mancata condanna dell’assassino. Starr vive tutto sulla sua pelle, comprese le rischiose conseguenze della scelta di testimoniare e di dire la verità dei fatti. Il dolore del sentirsi incompresa e inascoltata, di rivivere un’ingiustizia toccata prima di lei a tanti altri nella stessa situazione, di sentirsi inchiodata a stereotipi e pregiudizi mette a nudo i meccanismi dei rapporti, delle amicizie, della convivenza e la necessità di far sentire la propria voce, conscia del rischio che nulla potrebbe cambiare, che la verità potrebbe ancora una volta essere insabbiata semplicemente a causa del colore della pelle delle persone coinvolte.

Angie Thomas riesce perfettamente nel rendere viva la realtà che racconta, permettendo al lettore di sentirsi presente sulla scena e partecipe dei fatti che avvengono; è vero, si parla di un tema attuale e urgente, ma in modo appassionato e non banale, sicuramente in modo sentito da parte dell’autrice, con un grande rispetto e del tema e del lettore: si percepisce che Thomas non scrive per scrivere un romanzo su Black Lives Matter, ma perché è forte in lei l’esigenza di dire una storia che sente propria, che conosce, che rende al meglio sulla pagina.

Il romanzo è ovviamente costellato dall’uso dello slang e da tanti riferimenti: le gang che si spartiscono il territorio, ma anche marche e prodotti statunitensi, e soprattutto film, musica (rap e hip hop su tutto), personaggi storici e organizzazioni che hanno avuto parte fondamentale nel movimento rivoluzionario afroamericano, come le Pantere Nere. Il titolo stesso del libro fa riferimento all’acronimo THUG (The Hate you Give Fucks Everyone) coniato dal rapper e attivista Tupac Shakur per dire che l’odio che si rovescia sui bambini e sui ragazzi tornerà a rivoltarsi contro ciascuno, nella società.

Angie Thomas, The Hate U Give. Il coraggio della verità (trad. di Stefano Bortolussi), Giunti 2017, 410 p., euro 14

Cacciatori di sogni

4 Ott

Quando un libro torna disponibile dà la possibilità di farlo scoprire a chi non lo ha mai avuto tra le mani; in questo caso, poi, l’occasione è doppia perché permette di presentare ai ragazzi i dieci volumi di Sandman, ritenuta universalmente una delle migliori saghe a fumetti di sempre, e far scoprire un altro pezzo dell’universo produttivo di Gaiman.

Nel 1999, per celebrare i dieci anni di Sandman, a Gaiman fu proposto di scrivere una storia. Lui rielaborò e raccontò a suo modo una fiaba giapponese che venne illustrata da Yoshitaka Amano e che torna appunto oggi in questo volume che restituisce la forza evocativa delle illustrazioni e quella parimenti affascinante della storia, in cui l’autore riesce a portare la forza della tradizione e il ritmo adatto alla narrazione e alla lettura ad alta voce.

Il lettore cammina in bilico tra l’onirico e il reale, tra la rabbia e l’amore, tra la vita e la morte. Un tasso e una volpe si sfidano nel riuscire a cacciare da un piccolo monastero dimenticato il monaco che vi vive, ma la volpe – vinta la sfida – si scopre vinta anche dall’amore per quell’uomo dall’animo nobile e pacifico. Quando scopre che un indovino senza scrupoli ne sta ordendo la morte per aver salva la vita, decide di usare le sue armi – l’astuzia, il coraggio e il desiderio di proteggerlo ad ogni costo – per salvarlo. Anche il monaco però vuole salvare la sua amata volpe…

Ovviamente il libro si può gustare a sé stante, anche se non si conosce Sandman, ma i rimandi sono occasione ghiotta per perdersi in altre letture, seguendo il filo dei legami tra le opere, esattamente come nella postfazione affascina il racconto che fa Gaiman di come , intorno a questa storia, si siano intrecciati coincidenze, casi, vite (scherzi compresi! date un’occhiata ad alcuni post sulla pagina FB dell’editore).

Si può sfogliare il primo capitolo sul sito dell’editore.

Neil Gaiman – Yoshitaka Amano, The Sandman. I cacciatori di sogni (trad. di Daniele Brolli), Dana 2017, 131 p., euro 15,90

Anne Frank – Diario

28 Set

Folman e Polonsky, che hanno lavorato insieme a “Valzer con Bashir”, riescono perfettamente nell’adattamento del diario di Anne Frank in fumetto. Per godere ancora di più del risultato, conviene forse leggere per prima la nota degli autori che chiude il volume: lì Folman spiega come hanno lavorato, come hanno deciso di rendere al meglio tutto il diario, sintetizzandolo e scegliendo di combinare insieme più giornate concentrandosi sugli argomenti che Anne tocca lungo le pagine. La chiave sta nella capacità di rendere la complessa e limpida personalità della ragazza, il suo carattere forte e facile all’ira, il suo sarcasmo, le annotazioni tanto poetiche e le riflessioni mature sul mondo intorno a lei, sui suoi desideri, sui suoi sentimenti.

Ne deriva un ritratto vivo, in cui si sente – come sentiva l’autrice – l’atmosfera della guerra e il peso delle privazioni, ma in cui si legge giorno per giorno la storia degli abitanti dell’alloggio segreto, come se si fosse lì con loro, nel momento quotidiano. Nonostante il lettore sappia benissimo dell’arresto del 4 agosto e della fine che faranno quelle persone, è portato a guardare alla vita di Anne e non a pensare a quel che verrà dopo il diario. Le vignette si alternano a pagine particolarmente significative in cui i pensieri di Anne vengono riportati per intero, ma a colpire è soprattutto la capacità di rendere l’ironia con cui descrive chi vive insieme a lei e le situazioni che si vanno a creare, così come la capacità di cogliere l’essenza delle persone e di farne ritratti puntuali e precisissimi.

Se molti lettori si avvicinano al Diario, sicuramente tanti apprezzeranno questo nuovo formato e questo dare forma e colore a tutto quel che contiene. Gli autori sostengono di aver accettato questa sfida anche nei confronti di giovani che leggono meno e sono più abituati agli schermi; la cosa può essere discutibile, ma di certo ne viene un libro che penso dovrebbe essere non alternativo, ma complementare al Diario narrativo.

Il sito di Polonsky.

Ari Folman – David Polonsky, Anne Frank – Diario (trad. di Laura Pignatti e Elisabetta Spendiacci), Einaudi 2017, 160 p., euro 15, ebook euro 7,99

Cercando Juno

25 Set

C’è un che estremamente luminoso in questo testo, e par quasi un ossimoro definire in questo modo un libro dai temi tosti. Si narra infatti di Joseph, padre a tredici anni, che non ha mai visto la sua bambina data in affido, che ha perso la sua ragazza e che è finito in riformatorio. La sua storia viene raccontata da Jack, che ha un anno di meno ed è l’unico figlio della famiglia che accetta di prendere in affido il ragazzo e di portarlo a vivere nella fattoria biologica che porta avanti nel Maine. Joseph tiene alta la guardia, non sopporta di essere toccato, si mette spalle al muro appena fiuta il pericolo ed è ovviamente bersaglio dei ragazzi più grandi a scuola come del preside, che pensa che da quelli come lui on se ne cavi nulla. Invece trova una famiglia che non lo giudica e non lo forza, alcuni professori che intuiscono le sue potenzialità e Jack, appunto, che è dalla sua parte fin dal primo giorno di scuola, quando decidono di non prendere lo scuolabus, visti i modi dell’autista, ma di farsi a piedi la strada nel gelo mattutino. E dalla sua parte rimane, facendo a botte a scuola, concedendogli il tempo del silenzio nonostante la curiosità, stando ad ascoltare quando finalmente Joseph racconta.

È pieno di neve questo racconto, di temperature sotto zero che bloccano il respiro e gelano il fiume tanto che puoi pattinarci tranquillamente; è pieno di freddo, come quello che entra di notte dalla finestra mentre Joseph cerca di vedere Giove, il suo pianeta preferito, quello che ha dato il nome anche alla figlia ( a proposito, il titolo originale è un evocativo “Orbiting Jupiter”). Il freddo che a tratti fa venire anche la storia, quando dice di adulti che non comprendono e non danno possibilità, quando sottolinea lo strappo netto del dolore che lacera. Ma nel contempo è anche il freddo di quando le temperature scivolano di parecchio sotto lo zero dopo aver nevicato per molti giorni e il meteo regala giornate da brivido, ma terse e serene, luminose appunto: così anche il libro dà al lettore la stessa bellezza, quella di un autore che sa raccontare la vita senza sbrodolature, in una prosa asciutta ed essenziale, in una storia dalla misura perfetta che ci fa pensare alle migliori collane che han fatto la storia italiana della letteratura per ragazzi (magari l’autore poteva risparmiarci il finale che ha scelto e chiuderla prima).

Ah, il libro che Joseph si porta costantemente dietro è “La storia stupefacente  di Octavian Nothing traditore della nazione” pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2008. Purtroppo in italiano c’è solo il primo volume…

Gary D. Schmidt, Cercando Juno (trad. di Maurizio Bartocci), Piemme I Vortici 2017, 167 p., euro 12 [secondo la quarta di copertina è disponible anche la versione ebook, a oggi non rintracciata on line… magari tra un po’?]

Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna

20 Set

Raccontare Italo Calvino in una biografia narrata, che attraversa la  sua vita intrecciandola con le opere per offrire al lettore un trama che dice in tondo di quel che era e di quel che scriveva quest’autore, e del silenzio che prediligeva. Biferali ripercorre i passi di Calvino, descrivendone le opere, seminando accenni di trama, inquadrando il momento in cui certi libri sono stati scritti, cercando di sottolineare i punti fondamentali da tenere in considerazione per conoscere lo scrittore.

Il libro apre la collana “Scrittori del ‘900” de La Nuova Frontiera junior, che si pone l’intento di far conoscere grandi autori italiani del secolo scorso per far appassionare i più giovani alla letteratura.  A quest’uscita si affianca per ora quella su Tomasi di Lampedusa, scritta da Maria Antonietta Ferraloro; la collana prevede altri volumi su Pirandello, Morante, Sciascia…

Peccato per le scelte grafiche: innanzitutto, l’idea di abbinare in ogni volume un colore che, dalla copertina, continua come un filo lungo le pagine evidenziando alcune frasi; vi sfido a leggere senza fatica le frasi in giallo nel volume su Tomasi di Lampedusa. E poi le copertine (la cui immagine, come quelle interne, è affidata a Giulia Rossi) che non hanno nessuna attrattiva per un giovane lettore. Ci fan venire in mente quelle di altre collane biografiche, come ad esempio “Sì, io sono” di Lapis che è davvero difficile vadano prestito spontaneamente; la sfida è aperta ancora una volta: tocca proporre e parlarne, parlarne fino a convincere il lettore che il contenuto vale l’impresa. E a ben vedere, parlando di lettori, questo potrebbe forse essere un testo da rivolgere agli adulti, agli insegnanti prima ancora che ai ragazzi, perché riscoprano Calvino e, insieme, come può essere godibile ed avvincente ascoltar qualcuno che sa dire bene e spingerti a leggere: in questo, bisogna dirlo, Giorgio Biferali è stato davvero bravo.

Giorgio Biferali – ill. Giulia Rossi, Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna, La Nuova Frontiera junior 2017, 87 p., euro 13,50 

Una ragazza senza ricordi

11 Set

Torna Frances Hardinge e torna con una storia – scritta precedentemente a L’albero delle bugie – che ancora una volta avvolge il lettore in una spirale di avvenimenti e di sensazioni che lo fanno aderire a quel che sta vivendo il personaggio principale, di cui conosce angosce e tentativi di chiarire i misteri che lo circondano. In questo romanzo incontriamo Triss Crescent, undicenne alle prese con una nuova versione di se stessa: dopo esser caduta nel fiume vicino alla casa di villeggiatura (episodio di cui per altro non ricorda nulla) non si sente più se stessa, fatica a trovare persino la sua camera, sente strane voci, trova al risveglio il letto invaso da foglie, le sue vecchie bambole prendono vita quando le guarda, una fame inarrestabile la tormenta. La spiegazione sta nel fatto che la vera Triss è stata rapita; quella che il lettore conosce è una “bambola dei sette giorni” creata a sua immagine dall’Architetto, un uomo che ha carpito la fiducia del padre e che – con la complicità di Penn, la figlia minore – sta tentando di punirlo per un patto spezzato. L’Architetto vive nell’Altrove, un mondo abitato da Latenti, un mondo parallelo alla società inglese degli anni Venti che fa da sfondo al romanzo.

L’autrice descrive perfettamente una società in evoluzione dopo gli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale, dove cambiano mode, gusti e modi di vivere; c’è tanto jazz in questo romanzo in cui Hardinge  non rinuncia, come nel precedente, a parlare del ruolo della donna e a rivendicare una parità di genere, delineando la splendida figura di Violet Parish, la fidanzata del fratello di Triss, morto appunto in guerra. Il dolore per la perdita del figlio ha spinto il padre di Triss, brillante architetto, a stringere un patto infernale con l’uomo che lo perseguita anche psicologicamente, facendo recapitare in casa da un misterioso uccello meccanico lettere del ragazzo dichiarato morto. Lo stesso dolore che si fa concreto nel gelo e nella neve che circondano Violet, che rappresenta  l’unica possibilità per Triss e per la sorella minore di essere credute, in quel che pare una follia. Anche il lettore potrà forse chiedersi come sia credibile una somma di tante vicende al limite dell’assurdo: ci sembra appunto un romanzo che può appassionare e spingere a una lettura compulsiva per scoprire dove porta, oppure che viene abbandonato per strada. Non ha mezze misure, come non ne hanno i suoi protagonisti principali, da qualsiasi parte del mondo – reale o Altrove – stiano, qualunque sia lo scopo del loro incedere.

Il sito dell’autrice.

Frances Hardinge, Una ragazza senza ricordi (trad. di Giuseppe Iacobaci e Claudia Lionetti), Mondadori 2017, 444 p., euro 18

The Outsiders

4 Set


Non può che essere un immenso piacere avere a disposizione la nuova traduzione di un grande classico da proporre a ragazzi che probabilmente non l’hanno mai incontrato o che ne conoscono la versione cinematografica di Coppola del 1983. La traduzione di Beatrice Masini sottolinea la luminosità di questa storia, fatta sì di durezza, violenza e differenze sociali, ma ricca di una sua luce, che viene dalla forza dei suoi protagonisti – Ponyboy e Johnny su tutti – ma anche dalla volontà di chi l’ha scritta: nella postfazione, Susan Eloise Hinton ricorda il momento in cui ha scritto questo romanzo, nel anni Sessanta, appena quindicenne, furiosa con il clima sociale che respirava nel suo liceo e desiderosa di leggere qualcosa che parlasse davvero degli adolescenti, che li raccontasse in modo realistico.

La voce dell’autrice diventa allora quella di Ponyboy, il ragazzino che fa la medesima cosa: quando il suo insegnante gli chiede di scrivere di qualcosa di cui gli importi realmente e che conosca bene, lui mette nel tema gli avvenimenti delle ultime settimane. Ecco allora dipanarsi, sotto gli occhi del lettore, la storia dei suoi due fratelli e degli altri ragazzi della loro banda, Greaser più poveri dei Soc e dei piccoloborghesi, più vicini agli Hood, i ratti del ghetto, e la loro guerra tra bande. Ma in realtà è la storia delle loro famiglie, del modo in cui crescono e sono cresciuti, dell’amore mancato, delle paure e dei desideri, di quel per cui vale la pena.

È un classico imperdibile, che non ha bisogno di parole aggiunte, e che ci ricorda ancora una volta, sempre nelle righe finali ella postfazione, qualcosa di fondamentale: quando l’autrice incontra dei lettori che le dicono quanto questo suo libro sia stato importante per loro, lei parla del messaggio e non del messaggero: era un libro che andava scritto e a lei è toccata la fortuna di farlo. Inutile sottolineare come sia un libro il cui significato e la sua urgenza si sentono vive ancora oggi, e proprio qui sta il significato vero di “classico”.

Susan Eloise Hinton, The Outsiders. I ragazzi della 56ma strada (trad. di Beatrice Masini), 224 p., euro 17, ebook euro 9,99