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Louis e i suoi fantasmi

27 Mar

Dopo Jane, la volpe & io, la coppia Arsenault-Britt racconta di un personaggio maschile, anch’esso alle prese con i problemi connessi al crescere e in particolare alla famiglia. Louis ha undici anni e dal nuovo anno scolastico vive insieme al fratellino Funghetto diviso tra la campagna, dov’è rimasto a vivere il padre, e la città, dove si è trasferita la madre. La rottura tra i genitori è dettata dall’alcolismo paterno e ha costretto i ragazzi a trasferirsi in un appartamento con vista tangenziale. Louis ha un nuovo amico di nome Boris e un amore enorme, immenso, fulminante: quello per Billie, ragazzina silenziosa e persa tra i libri, dalla voce ferma e l’atteggiamento pacato anche quando affronta i bulli della scuola. Billie è un raggio di sole, una regina muta, un temporale d’estate. Billie lo paralizza al punto che pensa non riuscirà mai a parlarle. Billie è in qualche modo il punto fermo, il quotidiano che ricomincia dopo che pareva le cose in famiglia si fossero aggiustate e invece era solo parentesi, una  folgorante e profonda dichiarazione d’amore in cui trabocca tutta la forza del sentimento.

Il racconto procede per capitoli, ciascuno un episodio, quasi una lezione di vita, che fanno procedere la storia nel corso dell’estate e poi nella ripresa scolastica. Si procede grazie alle domandi incessanti di Funghetto, alle citazioni musicali, ai ricordi. Se nel libro precedente la protagonista Hélène incontrava una volpe, qui è un cucciolo di procione a farsi prossimo a Louis e a lasciare che il ragazzo si prenda cura di lui come forse non riesce e non può a fare con gli umani che ha intorno. Anche in questo libro il colore appare tra i grigi e i neri: sprazzi di verde fluo e di giallo, colori da ghiaccioli estivi, che sottolineano le emozioni, i momenti importanti in una riflessione sulla famiglia, sui genitori, sulla fragilità degli adulti, sul coraggio e sull’amore. Ovviamente perle di saggezza seminate qua e là, sovente in bocca al più piccolo che dice senza filtri, come capita spesso.

Il blog dell’illustratrice. A Isabelle Arsenault sarà dedicata una mostra a Bologna dal 5 aprile al 7 maggio prossimi, a cura di Hamelin.

Isabelle Arsenault – Fanny Britt, Louis e i suoi fantasmi (trad. di Michele Foschini), Mondadori 2017, 160 p., euro 16

Le ragazze vogliono la luna

23 Mar

Il tempo di un’estate, o anche meno. L’estate in cui la diciassettenne Phoebe litiga per colpa di un ragazzo con la migliore amica e se ne sta a guardare il mondo un passo indietro rispetto a tutti gli altri, digitando versi di possibili canzoni via messaggio. Da mesi scrive di nascosto ad Archer, il bassista della band della sorella, scambiandosi frasi che paiono apposta per essere accompagnate da una musica e poi suonate su un palco. Ma Phoebe non cerca palchi, visto che è l’unica della famiglia a non avere talenti musicali. Figlia di due rock-star che hanno sconvolto la scena musicale una quindicina di anni prima per poi separarsi e prendere strade diverse, è cresciuta con la sorella a Buffalo,l dove la madre è tornata per vivere quasi in incognito e dedicarsi alla scultura e all’insegnamento. Da tre anni il padre non si fa più sentire e la visita alla sorella a New York diventa un pretesto per mettere insieme pezzi di un puzzle il cui racconto altrui non la convince: quale segreto è alla base della vita della madre, del silenzio del padre, della fragilità che traspare nella sorella diversamente sempre così sicura?

Janet Mcnally costruisce un romanzo basato sulla musica rock e indie, davvero notevole come romanzo d’esordio per la fluidità narrativa a cui sicuramente la traduzione dà una bella mano. Il lettore segue voci diverse: i capitoli in cui Phoebe racconta in prima persona sono intervallati da salti indietro nel tempo in cui la madre ripercorre le tappe salienti  della conquista prima e dell’abbandono poi della notorietà, ben descrivendo cosa significhi essere costantemente sotto i riflettori e scegliere l’esatto contrario di quel che tutti si aspettano da te.

Un romanzo dove c’è posto per Nancy Drew, per Winnie Pooh, per il giovane Holden e per tanta musica da farvi una super colonna sonora; un romanzo che dice di famiglie, di amori, di passioni e di quelle cose che pesano dentro – ognuno ne ha una – e che continuano a spezzarci per quanto cerchiamo di rimanere interi.

Il sito dell’autrice.

Janet McNally, Le ragazze vogliono al luna (trad. di Anna Carbone), De Agostini 2017, 416 p., euro 14,90

Carve the mark

18 Mar

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In una galassia percorsa da una forza vitale chiamata corrente, ogni uomo possiede un dono, un potere unico e particolare, in grado di influenzarne il futuro

Cyra è la sorella del brutale tiranno che regna sul popolo shotet. Il suo dono, che le conferisce potere provocandole allo stesso tempo dolore, viene utilizzato dal fratello per torturare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un’arma nelle mani del tiranno. Lei è molto più di questo. Molto più di quanto lui possa immaginare. Akos è il figlio di un contadino e di una sacerdotessa-oracolo del pacifico popolo di Thuvhe. Ha un animo generoso e nutre una lealtà assoluta nei confronti della famiglia. Da quando i soldati shotet hanno rapito lui e il fratello, l’unico suo pensiero è di liberarlo e portarlo in salvo, costi quel che costi.
Nel momento in cui Akos, grazie al suo dono, entra nel mondo di Cyra, le differenze tra le diverse origini dei due ragazzi si mostrano in tutta la loro evidenza, costringendoli a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l’un l’altro. (sinossi dal sito dell’editore)

Veronica Roth torna con un nuovo romanzo e una nuova serie dopo Divergent, e lo fa portandoci in un universo sci-fi completamente diverso dai suoi libri precedenti.
Il discorso dei doni, poteri che nessuno conosce fino all’adolescenza, ricorda molto il bellissimo e poco conosciuto libro di Ursula Le Guin, intitolato appunto I doni, e come nel romanzo dell’autrice di Agata e Pietra Nera, il riferimento all’età di passaggio, al momento dell’affermazione della propria personalità è fondamentale per capire le vicende di Cyra e Akos. I due protagonisti infatti sono schiacciati da quello che gli altri vogliono per loro e addirittura da due “fati” che non lasciano loro la libertà di immaginarsi un futuro. Proprio attraverso questa lotta per manifestare la loro vera natura, saranno in grado di arrivare a definirsi, ma soprattutto a conoscersi e ad accettarsi. Un romanzo in cui ci sono molti spunti, difficile da definire solo come di fantascienza o di avventura, perché l’azione lascia spesso spazio all’introspezione e alle riflessioni dei protagonisti.

Veronica Roth, Carve the Mark – I predestinati (trad. R. Verde), Mondadori, 2017, 427 pp. 

Netflix e le serie tratte dai libri

2 Feb

Aggiornato il 2/3/2017

Sono mesi che seguo la programmazione di Netflix con grande interesse, sia per la politica del payperview adottata sia per la qualità delle serie e dei documentari direttamente prodotti dal canale. Ma negli ultimi mesi ho avuto modo di apprezzare ancora di più il loro operato per due motivi: l’intenzione di produrre una serie tv tratta dal romanzo 13 di Jay Asher e quel capolavoro che è Stranger Things.

Mi sono così ripromesso di condividere sul blog le serie pubblicate sul canale che sono tratte da libri.

Libri per ragazzi

Una serie di sfortunati eventi

Tratta dai primi quattro libri di Lemony Snicket, un incredibile Neil Patrick Harris nei panni del cattivissimo conte Olaf. Niente a che vedere con Jim Carrey. Harris è cattivo davvero!

Trollhunters

Qui trovate la recensione del libro da cui è stata tratta la serie, che ha messo insieme Guillermo del Toro e la Dreamworks. Non aggiungo altro

Giovani Adulti

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Uno dei migliori libri per giovani adulti degli ultimi anni. Duro, spietato, ma bellissimo. Ne ho parlato qui (quasi 10 anni fa :-|). Speriamo che la serie non deluda.

iBoy

Tratto da un libro del 2010 di Kevin Brooks che uscirà a maggio per Piemme.

 

Shadowhunters

In coda e per dovere di cronaca segnalo anche la serie di Shadowhunters che purtroppo non è all’altezza dei libri.

Altre produzioni tratte da romanzi e fumetti

The expanse

Tratta dai libri di James S. A. Corey è una bella serie sci-fi costruita come un classico giallo.

Dirk Gently

Ispirata alla serie di romanzi creati dal padre della Guida Galattica,  Douglas Adams, con un Elijah Wood in ottima forma 🙂

Tratte dall’universo Marvel

Jessica Jones, Daredevil, Luke Cage e prossimamente anche Iron Fist e la serie Defenders che li riunirà tutti.

Color fuoco

30 Gen

color-fuocoChe Jenny Valentine sia brava davvero i lettori ormai lo sanno: Io sono nessuno (Piemme 2015) è un romanzo imprescindibile e La signora nella scatola (Rizzoli 2008), il suo esordio italiano, ne aveva ben rivelato le doti. Anche questa volta, l’autrice costruisce una narrazione che scava nell’intimo del protagonista, regalando un finale da fuochi d’artificio: inatteso e perfetto; ancora una volta, sul finale scarta e regala la possibilità di stupore e di sorpresa, e anche – in questo caso – un bel sorriso a chi legge: proprio la dimostrazione che la vendetta è un piatto che si serve ben freddo… 😉

La scrittura è veloce e si fa leggere in un attimo; si ricostruisce, attraverso il flusso di pensieri della protagonista, la sua adolescenza, il ritorno in Inghilterra dagli Stati Uniti, l’incontro con il padre di cui non ha ricordi. Iris ha sedici anni e vive con la madre e il patrigno, ex modella e  attore fallito dediti alla vodka e alle truffe, in un mondo in cui tutto è solo apparenza apparecchiata per chi li guarda dall’esterno. La sua difesa è il fuoco, il piacere che provoca ad accendere fiammiferi, a osservare le fiamme; il suo ossigeno è Thurston, spiantato senza casa che da due anni è il suo migliore amico, le legge Vonnegut ad alta voce, le parla di arte, la trascina in giro per la città interrogandosi con lei sulla vita e sulla morte. All’ennesimo fuoco appiccato, questa volta a scuola, con tanto di ricovero in ospedale, la madre la trascina in Inghilterra a conoscere il padre, ricco collezionista di quadri di gran valore e per questo nel mirino dei due truffatori ormai al verde e pieni di debiti. Lo scenario che si trovano davanti è totalmente diverso: nella silenziosa casa di campagna lontana da tutto, il padre sta morendo, perfettamente consapevole della sua situazione e nel contempo di aver ritrovato la figlia cercata per anni. Allora Iris scopre che non tutto è come sembra o come le è sempre stato raccontato: l’uomo che riesce a pronunciare lentamente le parole, che fa i conti col dolore quotidiano, tesse per lei la trama dei giorni passati: la storia della casa e della sua famiglia, la sua irriverente sorella Margot, il matrimonio con la madre e la cura per la figlia amatissima sottrattagli a quattro anni. Ernest è un fine osservatore anche dal suo letto di malato terminale: sa vedere, sa valutare, sa seminare e avere cura anche per il momento in cui non ci sarà più. La medesima cura che ha avuto nel comporre una delle collezioni di quadri più ricca al mondo è la stessa che ha impiegato per cercare Iris, la stessa con cui disegnerà il suo capolavoro finale, svelato proprio nel momento in cui per lui le luci si sono spente.

Un’intervista all’autrice.

Jenny Valentine, Color fuoco (trad. di Lia Celi), Rizzoli 2017, 221 p., euro 16, ebook euro 8,99

Nessuno come noi

25 Gen

nessuno-come-noi-coverTorino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro.  A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”. In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze. (Sinossi dal sito dell’editore)

Quando ho iniziato a leggere questo libro avevo dei dubbi sul poterlo o no proporre ai ragazzi di oggi (e qui ci starebbe un’ulteriore citazione anni ’80) proprio per l’ambientazione così vicina eppure così lontana dai giorni nostri, perché in 30 anni sono cambiate tantissime cose e la tecnologia ha completamente mutato il nostro modo di interagire e di comunicare. Mi sono chiesto come si sarebbe orientato un ragazzo tra i paninari, Duran Duran, Cure e Spandau Ballet. Credevo che si sarebbe perso, ma poi la storia ha preso il sopravvento e quando una storia è forte, sincera e ben raccontata, il contesto storico passa in secondo piano, anzi diventa un motivo di approfondimento, di ricerca, per capire meglio il mondo in cui si muovono Vince, Cate, Romeo e Spain. Inoltre la vicenda è davvero senza tempo, le dinamiche e gli amori sui banchi di scuola hanno dei capisaldi che travalicano gli anni e le mode.
Le amicizie che si hanno in quegli anni sono le più forti, pure e devastanti. Sono quelle che ci danno forma, che sempre inseguiremo una volta cresciuti e non perché si era o è giovani, ma proprio perché sono i primi rapporti totali (e totalizzanti) al di fuori della famiglia. “Le amicizie dei sedici anni sono quelle che lasciano i segni più profondi nella vita” scrive Gianni Rodari nella Grammatica della fantasia, e nel libro di Luca Bianchini si possono assaporare (o riassaporare) proprio quelle emozioni e vedere quei segni lasciati dalle persone che abbiamo incontrato.

L’ambientazione è in realtà più Moncalieri e Nichelino che Torino, e lo scrivo non tanto per pignoleria, ma perché è fondamentale per i protagonisti fare pace con i rispettivi ambienti e i luoghi di provenienza (come scrisse Pavese “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”) e proprio accettando e capendo le loro origini, i ragazzi saranno in grado di essere davvero se stessi.

Luca Bianchini, Nessuno come noi, Mondadori 2017, 252 p., euro 18, ebook euro 9,99

L’uomo del treno

23 Gen

uomo-del-trenoL’attacco è di quelli che ti fanno venir voglia di metterti a leggere ad alta voce; ti dà il senso rotondo di una storia che ti avvolge; ti presenta l’Orso, la figura che metterà in moto tutta la storia, descrivendola con un tono che premette un che di epico. Probabilmente perché lo conosciamo sempre come l’Orso, il proprietario della falegnameria Mazzanti ha in sé qualcosa di leggendario che ben si confà alla sua figura: schivo, rispettato e solitario, attento alle vicende politiche e a quel che gli capita intorno, è lui a rendersi conto che i treni che transitano accanto alla sua ditta non portano solo più assi di legno per i tetti delle case o le bare dei soldati, ma uomini. Ci sono occhi tra le fessure delle assi dei vagoni, ci sono voci che si rincorrono a presagire scenari orribili, c’è una bambina che un giorno salta giù e subito viene ricacciata dentro sotto la minaccia di un mitra puntato. Allora l’Orso coinvolge i suoi uomini più fidati nella costruzione di un vagone da scambiare con l’ultimo di uno di quei treni, per salvare delle vite: e poco importa che dentro ci sia un uomo solo, un professore che sta cercando di raggiungere la moglie e la figlia catturate durante il rastrellamento del ghetto di Roma. Intorno all’Orso, operai fedeli, ragazzi che scelgono di essere liberi nel pensare, partigiani, ma anche chi cerca di far profitto dalla situazione di guerra e dalla prigionia degli ebrei, famiglie che temono per i propri figli al fronte. E poi Giuliana, appena assunta come contabile, a cui l’Orso affida una macchina fotografica chiedendole di esercitarsi.

Proprio la fotografia – con i modi di vedere attraverso un’obiettivo, la scelta di avere immagini come testimonianza – costituisce un secondo asse narrante del romanzo: Giuliana impara e riflette, sceglie un proprio modo di guardare a quel che sta succedendo, di salvare almeno i volti quando non è possibile le vite. E insieme alla fotografia gli occhi, quelli dei vivi, quelli che guardano attraverso le assi dei vagoni, quelli da attaccare ai manichini perché abbiano una parvenza umana.

La figura dell’uomo ebreo, unico occupante del vagone, è ispirata a Karol Borsuk, matematico polacco che, durante l’occupazione nazista inventò un gioco da tavolo, costruendone artigianalmente alcune copie per la sua famiglia, poi successivamente pubblicato: nel 2009, Super Farmer ha vinto il premio Side Award per il Miglior Gioco per Famiglie dei Best of Show assegnato da Lucca Games.

L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno. Il sito dell’autore.

Fabrizio Altieri, L’uomo del treno, Piemme 2017, 304 p., euro 15, ebook euro 6,99

Lontano da te

20 Gen

lontano-da-teQuesto romanzo non avrebbe nulla per essere pieno di luce: una ragazza nella spirale degli oppiacei, un’altra uccisa da un assassino freddo e spietato mai identificato, una terza scomparsa anni prima e mai più ritrovata, il peso dei segreti quando diventano bugie. Eppure è inaspettatamente luminoso e forte e finisce dritto tra le letture imperdibili di questo inizio di anno. Racconta in prima persona Sophie, appena tornata a casa da una clinica di riabilitazione in cui i genitori l’hanno praticamente rinchiusa dopo la tragedia in cui è stata coinvolta: era insieme a Mina, l’amica di sempre, una è stata uccisa, l’altra ferita. Sophie aveva in tasca un flacone di oppiacei, gli stessi a cui si era assuefatta per placare i dolori dovuti alle conseguenze di un incidente di qualche anno prima e per cui aveva seguito un programma di disintossicazione. Sophie è pulita, ma nessuno le crede; quando torna in città, ha un solo obiettivo: capire perché l’amica è stata uccisa, chi era la persona che doveva incontrare e di cui evidentemente si fidava, su cosa stava indagando, nello stage per il giornale locale e quale fosse la “storia grossa” che aveva tra le mani. Sophie deve fare i conti con Trev, il fratello di Mina, responsabile del suo incidente; con il fidanzato dell’amica; con il loro amore, cresciuto negli anni e sempre tenuto nascosto perché Mina non si sarebbe mai dichiarata al mondo come lesbica.

Tess Sharpe costruisce un romanzo che va avanti e indietro nel tempo, come se il lettore potesse seguire il filo dei ricordi della protagonista, che si impongono portati a galla da un oggetto, da una frase; il meccanismo è ben studiato e non disturba affatto questo alternarsi di capitoli sul momento presente e di altri che ripercorrono il passato. Ne nasce una riflessione potente sull’amicizia e sull’amore, sull’essere se stessi (la meraviglia del personaggio di Rachel) e sull’essere creduti. Il tutto in un giallo il cui ritmo si fa sempre più serrato e chiuso: la soluzione è vicina, ma è anche prossima; è l’insospettabile che viene a galla, la luce che si accende improvvisa sulla verità.

Il sito dell’autrice.

Tess Sharpe, Lontano da te (trad. di Alessandra Mascaretti), Fabbri 2017, 364, euro 17,90, ebook euro 6,99

La solitudine delle stelle lontane

9 Gen

solitudine-stelle-lontaneSeren fa parte della Generazione 84, è  nata su una nave spaziale ed è destinata a morirvi, come ogni rappresentante delle generazioni interstellari. Ottantaquattro anni prima dell’inizio del romanzo, la nave spaziale Ventura ha lasciato la Terra  per dirigersi verso Epsilon Eridani, sistema stellare dove l’arrivo è previsto dopo più di trecento anni; le persona che hanno aderito alla missione lo hanno fatto consapevoli di dover generare coloro che arriveranno a destinazione e di passare la propria esistenza in un mondo chiuso, organizzato sistematicamente dove l’aria e l’acqua vengono filtrate all’infinito, il cibo sintetizzato da proteine e il compagno di vita assegnato dal programma di riproduzione. Anche i mestieri sono assegnati dall’alto; tutto è programmato; molto è nascosto.

La molla che manda avanti la narrazione è ovviamente, in un mondo chiuso e sistematicamente programmato, la ribellione di chi non ci sta: Seren si innamora perdutamente di Domingo Suarez, decisamente diverso dall’insopportabile Ezra Lomax che le è stato assegnato, con un passato nebuloso e una cattiva fama. Ma soprattutto autentico e vero, pronto a sfidare come lei le regole pur di passare del tempo insieme. Ma a Seren non basta comunque: la parola d’ordine di tutto il romanzo è “non accontentarsi” ed è ciò su cui fa leva la forse della protagonista: non solo non accontentarsi di quel che viene programmaticamente dato, ma nemmeno delle spiegazioni sul nuovo pianeta nella cui orbita la nave è entrata e da cui ben presto si allontana. Seren sospetta che la verità venga nascosta e che i piloti che hanno avuto la possibilità di vedere da vicino siano tenuti al silenzio: se non si sa, non si desidera, ma quando si conosce… Allora il desiderio di un mondo in cui vivere, in cui respirare aria fresca, in cui essere a contatto con la natura diventa altrettanto forte del desiderio di poter amare liberamente, visto che quando ne hai provato l’intensità non puoi più accontentarti di nulla di meno. Rompere le regole è l’unico modo che i protagonisti hanno per stare insieme, per affermare la loro individualità e il loro amore, per scoprire che altri in anni passati ci sono andati vicini piegandosi poi al sistema.

Claustrofobica come l’ambiente chiuso in cui i protagonisti sono costretti, la narrazione costringe il lettore ad andare avanti; una ricerca affannosa di aria fresca, di ossigeno, di possibilità, sospingendo la singolare squadra che si crea nel finale a farcela, comunque. Il finale infatti è del tutto aperto: un inizio, sicuramente.

Il sito dell’autrice.

Kate Ling, La solitudine delle stelle lontane (trad. di Anna Carbone), Il Castoro 2016, 298 p., euro 15,50

Illuminae – Illuminae file_01

28 Dic

Quel giorno, quando si è svegliata, Kady pensava che rompere con Ezra sarebbe stata la cosa più difficile da affrontare. Poche ore dopo il suo pianeta è stato invaso.
Anno 2575: il cielo di Kerenza, un pianeta poco più grande di un granello di sabbia coperto di ghiaccio e sperduto nell’universo, si oscura all’improvviso. Tra le esplosioni e le urla degli abitanti terrorizzati, una squadra d’assalto delle BeiTech, una potente corporation interstellare, dà inizio all’invasione. Ed Ezra e Kady, che si rivolgono a malapena la parola, sono costretti a cercare insieme una via di fuga.
Alcuni giorni dopo, però, un mortale virus mutante inizia a diffondersi a bordo di una delle navi sulle quali si trovano i due ragazzi e gli altri superstiti. Come se non bastasse, AIDAN, l’intelligenza artificiale che dovrebbe proteggerli, pare essersi trasformato nel nemico. E nessuno dei militari incaricati delle operazioni di salvataggio sembra intenzionato a spiegare ciò che sta accadendo. Quando Kady riesce ad accedere a informazioni strettamente riservate, le è subito chiaro che l’unica persona che può aiutarla è anche l’unica con la quale pensava non avrebbe più avuto nulla a che fare.
Attraverso un corposo dossier riservato composto da resoconti militari, trascrizioni di interrogatori, rapporti medici, intercettazioni, email e tanto altro, Illuminae ci parla, documento dopo documento, del prezzo della verità, di vite spezzate e del grande coraggio di eroi di tutti i giorni. (Sinossi dal sito dell’editore)

5 reasons why

1 – un libro davvero da gustare, non solo da leggere, ma da godere con gli occhi. Ricco di illustrazioni e di trovate tipografiche che vi daranno un nuovo modo di leggere un libro.

2 – Originalità : il modo in cui viene narrata la vicenda, attraverso documenti di vario tipo dai resoconti militari alle intercettazioni, è sicuramente unico, ma il rischio di creare qualcosa di difficile da leggere era davvero alto. Gli autori riescono però nella magia e il tutto si legge di filato nonostante i continui cambi di registro, che anzi contribuiscono a dare davvero l’impressione di un racconto corale.

3 – Effetto minestrone : unire vari generi e diversi temi della fantascienza in un unico romanzo poteva essere azzardato, ma anche su questo gli scrittori sono stati davvero bravi ad amalgamare il tutto senza creare un effetto “minestrone”, ma anzi i sapori restano distinti 😉

4 – I protagonisti: reali i dialoghi, i patemi e reali soprattutto i due ragazzi sia nel modo di esprimersi che nel modo in cui vivono il loro amore (sì c’è anche una storia d’amore!)

5 – AIDAN: non vi sembrerà vero provare empatia per del silicio, ma sarà così. L’intelligenza artificiale più folle e romantica che possiate incontrare.

Amie Kaufman, Jay Kristoff, Illuminae – Illuminae file_01 (Trad. L. Fusari)Mondadori, 2016, pp. 599, € 22