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Per una letteratura senza aggettivi

19 Mar

andruetto

Se penso a quando ho letto i testi narrativi di María Teresa Andruetto scopro che per me sanno di primavera perché è sempre questa la stagione in cui li ho assaporati, in giornate di sole nuovo, in notti tiepide e stellate. Mi piace particolarmente quindi la copertina che Peppo Bianchessi ha disegnato per questa raccolta di saggi, una collina di alberi giovani ancora così ordinati che puoi immaginare le linee lungo le quali sono stati piantati, ben prima che lo sguardo curioso di un bambino si affacciasse a guardarli.

Sono semi anche questi saggi critici che fanno riflettere sulla letteratura, sulla lettura, sull’azione di chi scrive e in particolare su quel che si scrive destinandolo a bambini e ragazzi: l’autrice infatti costruisce buona parte del pensiero qui raccolto intorno all’idea che questa letteratura è letteratura e basta, senza necessità di aggettivi o specificazioni, pari alle altre, e conduce il lettore attraverso tematiche decisamente attuali, come l’interrogarsi sulla dubbia qualità di una certa produzione per ragazzi, ma anche sulla mancanza di spazi e critica che l’hanno resa possibile, sui libri scritti a tema e quelli a comando, su quelli “vuoti” e su quelli brutti che vogliono insegnare a tutti i costi qualcosa. Portando la sua esperienza di autrice, ma anche di chi ha scelto testi per organizzare una collana di qualità per ragazzi e raccontando dell’editoria della sua Argentina, Andruetto allarga lo sguardo alla figura dello scrittore, alla necessità di esercitare lo sguardo, di non essere legato a un genere o a una tipologia, alla predisposizione all’incertezza che deve avere, allo scrivere per scrivere e basta, alla ricompensa che non si può comprare e che arriva solo dal lettore.

Una riflessione che si allarga a tutti coloro che si occupano di lettori, di ragazzi e di lettura per cui scrive: “Un bambino, un ragazzo, ha il diritto di diventare un lettore, ma questo diritto, se veramente vorremo sostenerlo, ha bisogno di molteplici occasioni e di tanti luoghi di incontro, come ha detto anni fa Graciela Montes (quantità, persistenza e continuità, d’altra parte, possibili solo con mediatori qualificati e progetti a lungo termine, mai con azioni occasionali che producono solamente effetti mediatici ingannevoli), e include l’accessibilità a una gran quantità di buoni libri e alla qualità e diversità di voci che i buoni libri di una cultura possono offrire” (p. 65).

Non è sempre semplice concentrarsi su una raccolta di saggi che spezzano in più parti argomenti così intensi e fondamentali per chi di questo si occupa; molti di quelli raccolti in questo libro sono però stati scritti per essere presentati in occasioni pubbliche di incontri, convegni, seminari: portano in sé la passione contagiosa e la forza del pensiero di chi li ha pensati e pronunciati; sembra di ascoltarla, María Teresa Andruetto, di essere seduti davanti a lei, o meglio con lei, in una dimensione più intima che porta a condividere e a fare proprio quel che ci dice. Prendete questa raccolta come una busta di semi e lasciate che trovino terra fertile in questo inizio di primavera.

Il saggio sarà presentato in Fiera a Bologna, martedì 25 marzo prossimo (Sala Melodia, Centro Servizi, Blocco B, ore 10,30).

Il sito dell’autrice, vincitrice dell’Hans Christian Andersen Awards 2012. Della sua produzione per ragazzi, Mondadori ha pubblicato La bambina, il cuore, la casa e un nuovo lungo racconto è atteso nelle prossime settimane.

María Teresa Andruetto, Per una letteratura senza aggettivi (trad. di Paola Donatiello, a cura di Gabriela Zucchini, contributi di Anselmo Roveda e Grazia Gotti), Equilibri 2014, 128 p., euro 16

Digital Readers Camp _ gli atti

28 Ott

digital readersGiovedì 17 ottobre scorso, si è svolto a Rozzano il quarto appuntamento del convegno Digital Readers a cui si è accompagnato un Camp di discussione sul digitale per bambini e ragazzi, come già vi abbiamo anticipato in un post che raccontava il senso della giornata.

Qui potete scaricare il resoconto di quanto è stato detto, proposto, discusso durante la mattinata, con i riferimenti ai progetti presentati. Presto saranno pubblicati anche i file video e audio e le slide di presentazione sia della mattina che del pomeriggio.

On line potete trovare altro materiale sulla giornata: il resoconto fatto da Roberta e Elisa di Mamamò, il report per immagini e illustrazioni di Marco Paci; la galleria fotografica sulla pagina FB di Digital Readers.

A presto con nuovi aggiornamenti!

Quando a leggere sono i “visivi”

10 Ott

Hugo Cabret 3Siccome sempre diciamo che questo blog è nato per condividere letture ed esperienze di lettura con bambini e ragazzi e che l’idea di base è quella che il nostro tempo di lettura può essere utile a chi ci legge, oggi condivido un’idea di percorso di lettura sperimentato nello scorso anno scolastico e nato dalla riflessione sulle modalità di “vedere” dei nuovi lettori della generazione digitale. Un percorso con gli albi illustrati per i ragazzi della scuola media secondaria di primo grado. Anche un percorso per cercare di andare contro alcune idee preconcette che ancora si sentono da parte degli insegnanti quando, al termine dell’incontro con le classi, si passa alla scelta dei libri per il prestito: e capita di sentire che un certo libro in classe non si porta “perché le illustrazioni sono per i piccoli”. Ne ho scritto sulla rubrica che curo per Biblioteche Oggi nel numero appena uscito.  Ecco il testo dell’articolo; è stato scritto in luglio, quindi la bibliografia è pronta per essere aggiornata con nuove uscite editoriali.

Bookboard alla prova

4 Feb
bookboardA novembre 2012 ho cominciato a testare Bookboard, progetto nato per sviluppare l’amore per la lettura ai tempi del digitale e per farne un’abitudine condivisa tra bambini e ragazzi e adulti.
Si scarica come un’applicazione su tablet (sull’iPad, per ora), dietro una semplice registrazione da parte dell’adulto che può creare un profilo per ogni bambino, ciascuno dei quali sarà corredato da una scheda che misura l’altezza del lettore – cioè il numero di libri che ha letto – paragonandola a quella di un T-Rex; indica il tempo che ha impiegato confrontandolo con quanta tv avrebbe guardato nello stesso periodo; segnala il numero di pagine lette e quanti libri sono stati guadagnati. Infatti alla base della lettura dei bambini c’è anche un minimo meccanismo di sfida e di gioco: ogni tot libri letti, il programma ne libera uno a sua scelta che esce da un forziere del tesoro e si aggiunge alla collezione del singolo.
Ogni libro è accompagnato da una breve scheda e taggato per categoria e parole chiave (tra le quali è possibile la scelta, effettuabile anche facendo scorrere le copertine sullo schermo) e si può scegliere di attribuirgli una stellina per inserirlo nell’elenco dei preferiti.
Per testare l’applicazione mi sono registrata; ho creato – per ora – due profili di bambini di età diversa che il sistema mi ha attribuito come figli (è dato per scontato che chi usa l’applicazione insieme ai bambini sia per forza un loro genitore) e ho scelto, sfogliato, analizzato, un po’ da sola, un po’ coinvolgendo nipoti vari per saggiare le funzionalità e le proposte.
I testi a disposizione sono al momento circa 300 e sono tutti in inglese, alcuni esistenti in cartaceo, altri nativi; per ora il sistema permette solo di aumentare la grandezza del carattere del testo e non di intervenire sulle pagine o sulle singole immagini, ma è appunto un work in progress; inoltre periodicamente il sistema invia mail coi progressi di lettura e le osservazione sui testi scelti dai singoli bambini (e con molta enfasi vi invita a celebrare via Twitter, Facebook e Pinterest i successi di lettura dei bambini!).
Come in biblioteca e in libreria, vi si trovano testi di alta qualità (alcuni che meriterebbero davvero di essere tradotti in italiano), altri dove soprattutto le scelte grafiche lasciano a desiderare, esattamente come capita per il cartaceo e ci ritrovo anche certi interrogativi sulle serie pensate con l’intento “ti risolvo il problema” dove gli stessi personaggi si trovano di volta in volta ad affrontare la litigata tra amici o qualche altro impiccio. Le proposte sono anche a tema: a fine novembre, ad esempio, hanno cominciato ad apparire albi e racconti a tema natalizio, adesso è il momento di animali e natura (sarà l’arrivo della primavera?!?).
Mi sembra un’ottima opportunità per la lettura su tablet e, se queste sono le premesse, immagino che gli sviluppi futuri daranno risultati ancora migliori. Anche se quando nella descrizione dei suoi autori Bookboard viene presento dicendo che “la lettura non dovrebbe avere limiti. Il potenziale di lettura del vostro bambino non dovrebbe essere limitato dal numero di libri sullo scaffale”, a me viene comunque in mente che nessuna applicazione ad essa simile offrirà mai le possibilità di una biblioteca 🙂
Sorprese:
alcuni albi che vorrei vedere tradotti e pubblicati anche in italiano: come Alphabetter di Dan Bar-el e Graham Rose, Orca Book; Today, Maybe di Dominique Demers e Gabrielle Grimard, sempre Orca Books (Dominique et Compagnie l’originale francese) e soprattutto Winter Trees di Carole Gerber e Leslie Evans, Charlesbridge: una vera meraviglia.
Ecco il video che illustra Bookboard. E il blog relativo.

Contaminazioni

3 Lug

Sottotitolo: letteratura per ragazzi e crossmedialità, come poteva non essere mio appena uscito? Eppure, complice un periodo di lavoro un po’ più intenso, è rimasto a lungo sul comodino. Grazie a una notte di caldo e insonnia sono riuscita a leggermelo con calma e l’ho finito che già cinguettavano gli uccellini e la luce filtrava dalla finestra.

Questo libro è come un filo rosso snodato attraverso le narrazioni contemporanee che parte dai libri che sono quasi solo un pretesto per parlare dei grandi temi e delle narrazioni che essi contengono e che danno ai classici l’allure, appunto,  di classico. L’universalità di questi temi passa con una fluidità e continuità che sono assolutamente naturali anche a altre forme di racconto, si tratta, ci spiega Anna Antoniazzi, di una crossmedialità tematica. E’ tenendo fede a questo punto di vista che l’autrice svolge il suo filo rosso che ci porta a vedere contaminazioni e narrazioni dai classici agli ultimi prodotti televisvi.

Così Contaminazioni si configura come un saggio ricco di consigli di letture, visioni e gioco, una guida tematica nella produzione multimediale e crossmediale contemporanea. Un libro che amplia gli orizzonti di lettura e fruizione culturale (e non vi fa sentire in colpa se non vi perdete una puntata di Lost 🙂 )
Mi piacerebbe vederlo non solo sul comodino di studiosi di letteratura e nuovi media, ma anche sul comodino di genitori che ancora dicono “chiudi quel pc e leggi un bel libro!” per far loro vedere che sotto sotto, è tutta la stessa (buona) storia.

Anna Antoniazzi, Contaminazioni, Apogeo 2012, 173 p., euro 14.

A scuola di narrazione

25 Mar

Un complemento del titolo (ops siamo scivolati nel biblioteconomichese 😉 ) che promette bene: “come e perchè scrivere con i bambini“. Ci ha incuriosito perchè ci sembra che si parli sempre troppo poco dell’importanza della scrittura creativa come parte dell’alfabetizzazione narrativa, al pari della lettura.

Il testo di Luisa Mattia, per tanti anni insegnante e ora scrittrice,  si sofferma molto sull’aspetto del come fornendo resoconti e proposte di spunti pratici per laboratori narrativi  e, in effetti, la parte operativa del volume è quella meglio riuscita.

Il testo però non ci ha convinte del tutto, forse per una scelta non proprio felice di inserire nei margini delle pagine brevissime schede illustrative che, invece di inserirsi nel flusso narrativo principale e arricchirlo, sembrano correre su un binario parallelo e costringono il lettore o a un salto a piè pari o a un tortuoso percorso all’interno dei capitoli. Si sente anche la mancanza di una bibliografia finale che avrebbe sistematizzato i riferimenti presenti nel testo.

Il racconto infantile è una modalità naturale di conoscenza del mondo e di formalizzazione delle esperienza del pensiero.

Il sito dell’autrice http://www.luisamattia.com/

Luisa Mattia, A scuola di narrazione, Sonda, 2011, 229 p., euro 15

Leggere in famiglia

8 Mar

Un libro per genitori su come e perchè leggere a casa, perchè è proprio tra le mura domestiche che si iniziano a costruire i lettori.

Ci hanno colpito:

  • l’excursus nella storia della letteratura per ragazzi con un particolare focus sulle collane (così diamo un aiuto pratico ai genitori nell’orientarsi)
  • il focus sull’importanza del “contagio emozionale” (p.55)
  • le indicazioni pratiche per la lettura a alta voce , cose che sembrano banali ma per una persona che si sente goffa nel leggere al proprio figlio sono una panacea per togliersi di dosso la paura
  • le indicazioni su come organizzare l’angolo delle storie, il posto che in casa si riserva alla lettura
  • l’enfasi sul ruolo dei nonni come grandi cantastorie
  • il portare l’attenzione sul libro dei libri: la Bibbia, una straordinaria storia da leggere e raccontare al di là della religione.

Laura Ogna è una giornalista, una mamma e un’esperta di letteratura per ragazzi. La sua penna felice rende le 150 pagine del libro una piacevole passeggiata. Un libro per non addetti ai lavori, un libro divulgativo su cosa vuol dire costruire un rapporto con il libro oggi, nell’epoca dei nativi digitali e dei social media.

Laura Ogna, Leggere in famiglia, La Scuola,2010, 154 p., euro 9.

Il bambino e la musica

13 Gen

Questo libro è un po’ eccentrico rispetto alle nostre solite recensioni, non solo perchè rientra nella categoria “Scaffale professionale”, ma perchè è un testo che non si rivolge propriamente ai bibliotecari. Per noi, che oltre a Nati per Leggere amiamo Nati per la musica e siamo convinti che questo progetto si conosca ancora troppo poco in Italia, è stato una rivelazione.

Andiamo a fare musica? No! andiamo a essere musica. Questa l’idea (tagliata con l’accetta ma concedetecelo) alla base del testo e delle teorie di Gordon diffuse in Italia dall’AIGAM

Il testo non è di taglio prettamente divulgativo, per comprenderlo appieno servono una serie di minime competenze musicali, ma se non le avete niente paura, potete bypassare le parti oscure e godervi le suggestioni e i racconti delle pratiche di questo metodo.

Non vogliamo raccontarvi tanto cosa c’è scritto, (la cartella stampa è disponibile qui) ma perchè dovreste leggerlo anche se siete dei “semplici” bibliotecari o dei genitori:

  • avete mai pensato che leggiamo ai nostri bimbi piuttosto che metterli di fronte a un CD racconta-fiabe (non lo fate vero?), perchè invece non facciamo musica coi piccoli e proponiamo loro solo musica registrata? E non dite che non siete capaci perchè l’unico strumento che viene chiesto di usare è la voce
  • Facciamo di tutto perchè i bimbi imparino a parlare e bene, invece sono pochi i genitori che si occupano dell’educazione musicale dei figli: perchè  non insegniamo a ascoltare e goder la musica o meglio a auto-agirla (se volete saperne di più su questo concetto che Gordon chiama Audiation temo dovrete leggere il testo, ma ne vale la pena!)
  • avete mai pensato all’importanza del silenzio, del respiro e dell’interazione non verbale? Potremmo chiamarlo un testo sulla slow-music, un approccio che ci riavvicina alla naturalezza dell’essere e del rapportarci al di là del linguaggio verbale
  • i bambini non sono visti come persone piccole capaci di ricevere solo insegnamenti piccoli ma come una persona dalle enormi potenzialità
  • se ancora non vi ho convinto sappiate che se come me odiate quei genitori che costringono i figli al batti batti le manine avrete l’evidenza scientifica per dimostrare loro che hanno un ottimo motivo per smettere

Silvia Biferale (a cura di), Il bambino e la musica: l’educazione musicale secondo la Music Learning Theory di Edwin E.Gordono, Curci, 2010, 224 p., euro 18.

Anche questa è promozione!!!

11 Mar

Scusate, ma non ho resistito!

Magari ci fosse una gara come questa all’interno di uno dei vari programmi televisivi italici!!!Ma ci vogliono pure togliere “Per un pugno di libri”!

Leggere di… traduzioni

19 Set

A inizio settimana abbiamo pubblicato un post su Il sodalizio del sangue, in seguito al quale abbiamo avuto uno scambio di mail con il suo traduttore italiano, Paolo A. Livorati, che sottolineava giustamente l’importanza di ricordare, accanto all’autore, anche il nome dei traduttori di opere straniere. Troppo spesso sorvoliamo infatti sul fatto che senza l’opera silenziosa e nascosta dei traduttori molti di noi non potrebbero apprezzare tanti buoni libri che vengono dall’estero. Da questa settimana, il nostro blog si impegna a indicare anche il traduttore dei libri che segnaliamo e ove possibile il relativo sito internet.