Tag Archives: Salani

Earwig e la strega

2 Ott

Una delle migliori autrici di storie di magia torna in libreria con un racconto lungo, ideale dagli otto anni ma adatto anche a essere letto insieme ad alta voce con lettori più piccoli. Si racconta di Earwig, bambina abituata a far fare a tutti quel che vuole lei, vissuta da sempre in orfanotrofio, dove è stata abbandonata in fasce con un biglietto che rivela che sua madre era una strega. Earwig fa di tutto per non essere adottata, proprio come il suo amico Budino, ma nulla può il giorno in cui due strani figuri si presentano e scelgono proprio lei. Sono Bella Yaga e Madragora e, come dicono anche i loro nomi, hanno a che fare con la magia. Hanno scelto Earwig perché Bella Yaga ha bisogno di due mani in più: non di un’aiutante, come crede e spera la ragazzina, ma bensì di una sguattera che prepari colazioni, triti le ossa di ratto e conti gli occhi di salamandra. Non ha fatto i conti con Earwig: come dice sempre, lei ama molto le sfide e non le sembra vero di trovare un alleato nel famiglio della strega, il gatto Thomas per vendicarsi e ovviamente far fare a tutti, anche in questa nuova casa, quel che vuole lei.

Non solo una storia di magia, ma una protagonista da aggiungere alla schiera delle ragazzine intraprendenti, dalla fervida immaginazione e che hanno sempre l’ultima parola.

Diana Wynne Jones – ill. Miho Satake, Earwig e la strega (trad. di Valentina Daniele), Salani 2017, 109 p., euro 10

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La volpe e la stella

11 Nov

la_volpe_e_la_stellaÈ molto difficile parlare di questo libro perché è innanzitutto una festa per gli occhi: è un libro per prima cosa da guardare, nella bellezza delle cui illustrazioni perdersi. Ha scritto giustamente Lauren Child sul Guardian “incornicerei ogni pagina” e non penso possa esserci troppo altro da dire se non mandarvi in libreria o in biblioteca a sfogliarlo, per rendervi conto della cura e dell’attenzione che Coralie Bickford-Smith ha per il lavoro che fa, per la rilegatura, per l’arte serigrafica. La resa dei cieli stellati, del bosco e di ogni piccolo elemento della natura che sceglie di rappresentare sulla pagina raggiunge il suo massimo nelle due tavole in cui la volpe è acciambellata nella tana o in cui si scopre un messaggio da leggere tra il tappeto di foglie: vorremo goderle a pagina intera, senza rilegatura “di disturbo”.

Anche la storia però non è certo da meno: si narra di una volpe piccola e intimidita che avrebbe paura anche ad allontanarsi dalla tana se non fosse per la presenza costante di una stella che rischiara il sentiero, accompagna, illumina. Fino al giorno in cui scompare. Comincia allora un periodo buio e disperato, di vana ricerca prima di Stella e poi di una spiegazione su dove sia andata. Volpe si lascia andare, abbandona ogni reazione per molto tempo, fino a quando non risponde ai morsi della fame e a bisogno di cercare una risposta. Fino a quando non alza gli occhi verso l’alto e riparte con la fiducia di non essere comunque solo.

La poesia del testo e delle immagini fanno di questo albo un piccolo gioiello che parla del dolore della perdita, dell’elaborazione di un lutto, della presa di coscienza di quel che può cambiare e di quel che comunque rimane a fare compagnia. Parla della vita, vestita del muso e degli occhi di Volpe.

Il sito dell’autrice, dove potete avere una panoramica delle splendide pluripremiate copertine di libri che ha realizzato per Penguin Books e non solo…

Coralie Bickford-Smith, La volpe e la stella (trad. di Monica Romanò), Salani 2016, 64 p., euro 23

Lady Agata e i tanto abominevoli yeti gentili

3 Ott
Gli Abominevoli

Gli Abominevoli

Torna Eva Ibbotson, con la sua capacità di rendere credibili anche le vicende più assurde, più strampalate e più orribili e, attraverso di esse, parlare di come va il mondo, fare un ritratto spietato degli esseri umani e dirci che comunque una possibilità salvifica c’è sempre.

A questo giro tocca a  due ragazzini, Con e Ellen, portare in Inghilterra una famiglia di yeti. Va così: molti anni prima una bambina di nome Agata che si trovava in Himalaya col padre esploratore,e era stata rapita da uno yeti e si era adattata a vivere tra quelle montagne. A differenza infatti dei luoghi comuni, quello yeti era buono e aveva bisogno di aiuto: cercava chi potesse allevare i suoi cuccioli, rimasti orfani di madre. Chi meglio di Lady agata poteva assolvere il compito, istruendo l’intera famiglia a cui si erano aggiunti negli anni una nonna e un bizzarro zio? Agata cresce e alleva gli yeti secondo le buone maniere che le sono state insegnate, invitandoli a ringraziare, a chiedere scusa alla natura, ad ascoltare storie, ad essere ducati e gentili. Quando sente la fine avvicinarsi e il pericolo imminente che i suoi amici vengano scoperti e cacciati, chiede a Con di portarli in Inghilterra, dove potranno vivere nella casa di famiglia ed essere protetti. Non è certo cosa semplice caricare gli yeti su un camion e far attraversare loro l’Europa, ma siamo – appunto – in un romanzo di Eva Ibbotson: si trova un autista complice, si superano le difficoltà, si crea qualche scompiglio nelle diverse nazioni attraversate (gli yeti hanno un alto senso della giustizia e della libertà e non esitano a dare una mano ad altri animali in difficoltà) per finire dritti a Londra in un covo di.. cacciatori. Toccherà ai ragazzi far leva sulle persone che incontrano per darsi tutti una mano e protestare niente meno che davanti a Buckingham Palace per avere un aiuto: qui sta la preziosità del romanzo, descrivere tanti tipi umani differenti, tanti modi di essere al mondo, tante idee e soprattutto far vedere al lettore come la passione, la forza degli ideali possano smuovere le situazioni. E poi il ritratto del camionista che sogna di mettere in piedi un allevamento di maiali e di creare il miglio porco del mondo, ecco vale da solo la lettura; se poi ci aggiungete le esilaranti manie e vezzi degli yeti che aprono a uno sguardo attento sugli umani… buona lettura!

Buona lettura, pensando a Roald Dahl e al GGG: anche qui si parte da una bambina rapita, anche qui c’è l’intervento della regina.

L’illustrazione di copertina è di Fiona Robinson.

Eva Ibbotson, Lady Agata e i tanto abominevoli yeti gentili (trad. di Alessandro Peroni), Salani 2016, 185 p., euro 14,90

Il buio

18 Mag

IL BUIO

Come fare poesia partendo da una paura che può essere quotidiana e forte, come appunto quella del buio e di tutto ciò che la caratterizza (non solo il nero, ma gli scricchiolii, le ombre sinistre, gli angoli nascosti e oscuri).

Il bambino Lucio ha paura del buio che abita la sua stessa casa, che gioca a nascondersi nello sgabuzzino o ad accovacciarsi nella doccia (che però è una doccia nella vasca!) e che vive in cantina, da cui esce di notte. Lucio lo saluta ogni mattina dalla cima delle scale che portano in cantina, sperando in qualche modo che quella gentilezza faccia sì che il buio non venga mai a trovarlo. Invece lui arriva, scricchiola e sussurra invitando il bambino a seguirlo per un giro panoramico della casa. Ecco allora che l’albo riprende le stanze che il lettore ha già visitato nelle pagine precedenti e che vede ora sotto una luce diversa, sarebbe proprio il caso di dire: nelle illustrazioni si vedono infatti solo le porzioni illuminate dalla torcia e, mentre si scendono le scale insieme al protagonista, si legge di come il buio sia sempre al nostro fianco e come dia un senso al tutto e di come il buio e la luce si determinino e si diano sostanza reciproca.giochi di luce

Un bell’albo, che mi sembra perfetto nella sua forma narrativa per essere letto insieme, per carezzare come una favola e per andare di pari passo in compagnia con “Giochi di luce” di Lizi Boyd, da poco uscito per Terre di Mezzo (36 p., euro 13,90), altro invito a prendere in mano una torcia e a scoprire dettagli nascosti e abitanti della notte.

Il sito di Lemony Snicket ( e quello a nome Daniel Handler, che poi è il nome reale di questo autore). Il blog di Jon Klassen, di cui abbiamo amato gli albi in catalogo da Zoolibri.

Lemony Snicket – ill. Jon Klassen, Il buio (trad. di Francesco Spagnol), Salani 2016, 42 p., euro 14,90

Olga di carta

11 Gen

Olga di carta

Olga Papel vive a Balicò con la nonna, è cresciuta ascoltando le storie che la mamma le raccontava e a sua volta è diventata una fantastica narratrice. Se ne va per boschi e campagna da sola, a volte invece scorrazza con i suoi amici, si inzuppa sotto la pioggia, si asciuga al sole e racconta, racconta, racconta. In molti la trovano strana, qualcuno dice che è un po’ magica, la nonna sostiene che non va mai a tempo con gli altri. Le sue storie però affascinano chiunque, i bambini come gli adulti, chi finge di non essere interessato e ascolta di nascosto, chi fa il saputo e cerca una spiegazione scientifica a quel che le esce di bocca.

Il lettore legge la storia di Olga e la ascolta parimenti narrare una storia inventata per consolare il suo amico Bruco preso in giro dai soliti bulletti: è la storia di Olga di Carta, una bambina che lasciò la sua casa per andare ad ovest, in cerca della maga Ausolia, l’unica che potesse risolvere il suo desiderio di diventare una bambina normale. Il racconto corre lungo il filo dei giorni estivi che Olga, Bruco, Mimma e gli altri trascorrono insieme e si fa una narrazione quasi epica, punteggiata di incontri, di imprevisti e di prove: c’è il venditore di tracce con la mappa, Melo che guida una mongolfiera e recapita quel che viene perduto, Ik che naviga e vive in una terra di ghiaccio, la principessa che inganna, il circo di Giubàt con tutte la truppa che si esibisce in numeri vari, compreso un orso che taglia vestiti di carta per la bambina. Ci sono persone con sogni e storie da raccontare, con desideri vicini alle persone che la Olga narratrice conosce, c’è l richiesta di riconoscere la propria dote, il proprio dono. E se ciascuno è bravo a guardare il dono altrui, chissà come è possibile vedere il proprio, o almeno scegliere quello da confidare alla maga per aver realizzato il desiderio.

Tra suoni di dialetto e miele di castagno, tra passi nel bosco e incontri inattesi, il romanzo di srotola intrecciando i due piani del racconto e facendosi parimenti narrazione di quel che succede quando qualcuno di speciale comincia a narrare in maniera tanto coinvolgente. Perde un po’ il ritmo con l’andare (potrebbe forse essere scorciata qualche parte), ma ha un buon attacco: potete leggere ad alta voce il primo capitolo per far entrare i lettori nella storia e poi lasciare il prosieguo a chi vorrà viaggiare in compagnia della bambina di carta, sulla scorta dell’abilità narrativa di quella in carne ed ossa.

Elisabetta Gnone, Olga di carta. Il viaggio straordinario, Salani 2015, 297 p., euro 14,90

L’ultimo branco selvaggio

7 Gen

L'ultima terra selvaggia

Quanto mai attuale l’ambientazione catastrofica a livello naturale di questo romanzo: un mondo dove gli animali non esistono più, colpiti da una misteriosa epidemia chiamata virus degli occhi rossi, dove gli umani si sono concentrati a vivere nelle città e mangiano un preparato che cambia gusto ogni giorno in quanto non è più possibile coltivare nulla. Un mondo dove un’azienda ha preso il controllo di tutto, comprese le azioni governative.

Kester vive a Spectrum Hall, un istituto rieducativo per ragazzi difficili dove è stato portato dopo aver perso la parola in seguito alla morte della madre. Da sei anni non sa nulla del padre, valido veterinario, non fa che seguire gli orari e le regole della scuola e non pronuncia parola. Fino al giorno in cui si rende conto che uno degli scarafaggi che osserva e che tocca nonostante i divieti gli sta parlando e lui riesce a comunicare. Kester ha il dono della parola, non quella verso gli uomini, ma quella che gli permette di interagire con le bestie: sono proprio loro, scarafaggi e piccioni, a portarlo fuori dall’istituto e a mostrargli l’ultimo branco di animali rimasti che, guidati da un cervo, lo accolgono come colui che può aiutarli a salvare i superstiti dal virus. Kester conosce allora un mondo mai visto prima: la natura selvaggia, i fiumi, la campagna rimasta; incontra Polly, i cui genitori hanno per lungo tempo resistito nella fattoria di famiglia fino a quando – finito il cibo – sono andati verso la città per non fare più ritorno. Inseguiti dai classici “cattivi”, i ragazzi e il loro branco cercano la soluzione, assai più vicina di quanto potessero pensare: le peripezie, i pericoli condivisi, gli insegnamenti che ricevono a proposito della natura non sono altro che tappe di avvicinamento a chi può davvero fare qualcosa. il padre di Kester.

Questo libro è il primo di una trilogia: pur concludendosi l’avventura narrata, il finale dà già l’apertura sul seguito; i conti con la Facto non sono certo chiusi, bisogna ritrovare i genitori di Poly e il mondo deve trovare una sua misura. Non c’è che da sperare che le traduzioni dei due volumi successivi non tardino e i lettori non rimangano sospesi troppo a lungo.

Il sito dell’autore. L’illustrazione di copertina – ma che bella copertina! – è di Thomas Flintham.

Piers Torday, L’ultimo branco selvaggio (trad. di Dida Paggi), Salani 2015302 p., euro 15,90, ebook euro 9,99

Nuvole di ketchup

16 Ott

nuvole di ketchupÈ davvero preziosa la scrittura di Annabel Pitcher, delicata e capace di ironia anche quando affronta argomenti non scontati come già era successo in Una stella tra i rami del melo. Ha la capacità di avvolgerti e tenerti incollato alla pagina fino all’ultima riga, per poi lasciarti andare e allora ti dici grato di aver avuto la possibilità di saggiare la bellezza del dire, del dire bene.

In questo nuovo romanzo affronta temi come la pena di morte, il senso di colpa, la fatica di crescere e quella di mantenere una facciata mentre quello che senti è tutt’altro e poi intorno tutto precipita e non riesci più a fermarlo. La forma che ci restituisce gli avvenimenti è un epistolario a senso unico in cui Alice, nascondendosi sotto il nome di Zoe, narra l’ultimo anno e mezzo della sua vita a Stuart Harris, rinchiuso in un penitenziario statunitense per l’omicidio della moglie e di una vicina di casa. Lo ha scelto tra le tante fotografie di un sito perché le sembrava che potesse capirla e soprattutto perché il signor Harris ha avuto quello che a lei manca: la capacità di ammettere i propri errori e la propria parte di responsabilità, mentre lei tace la verità sulla morte di quello che tutti credono il suo ragazzo.

In un progredire di confidenza, scrivendo di notte al freddo nel capanno degli attrezzi in fondo al giardino, Alice parla della sua famiglia, delle sue due sorelle, di una madre che ha rinunciato al lavoro per trasformarsi in una casalinga perfetta, del padre che perde il lavoro. racconta del nonno che non frequentano da anni, del non detto nella loro famiglia, dei segreti che covano nelle stanze e nel passato. Racconta la voglia di essere un’adolescente come tante, senza troppi controlli materni; racconta la rabbia che spinge a ubriacarsi la sera dell’agognata festa e a baciare il ragazzo più ambito della scuola, altrettanto ubriaco. E quando Max Morgan la rincontra a scuola e pare intenzionato a mettersi con lei pur non avendola mai considerata prima, Alice si accomoda in un mix di volontà di trasgredire le regole e di sentirsi invidiata dalle altre. Eppure non è di lui che si è innamorata, ma di un ragazzo incontrato per caso alla festa e rivisto intorno al falò cittadino, uno che la ascolta, che la chiama “ragazza-uccellino”, che ride alle sue battute, che comincia a studiare in biblioteca per poterla incrociare. E Aaron, che riempie i suoi pensieri e ricambia il suo amore, è il fratello maggiore di Max…

Il sito dell’autrice: date un’occhiata alle copertine dei suoi tre romanzi, legate graficamente l’una all’altra.

Annabel Pitcher, Nuvole di ketchup (trad. di Valentina Chiesa), Salani 2015, 284 p., euro 15,90, ebook euro 9,99

Bambini di cristallo

25 Set

bambini di cristallo

Per i lettori che amano misteri, scricchiolii, rumori nella notte, oggetti che cambiano posizione senza che nessuno apparentemente possa spostarli, Kristina Ohlsson costruisce una narrazione che rischia di non far dormire di notte non solo la protagonista. Trasferitasi dopo la morte del padre in una cittadina a pochi chilometri da quella in cui è cresciuta e va a scuola, ma abbastanza per farle temere di perdere amici e abitudini, Billie sente che qualcosa non va nella vecchia casa dall’intonaco scrostato che la mamma ha acquistato. L’uomo che gliel’ha venduta mente sui precedenti proprietari; il lampadario ondeggia anche in assenza di correnti d’aria; molti la credono stregata; del resto, chi se ne andrebbe lasciando tutto lì, compresi i propri libri?

Comincia così un’indagine che si fa storica, tra biblioteche, museo e segreti di comunità, parallela al consolidarsi dell’amicizia con Aladdin, figlio dei proprietari del ristorante turco, ragazzino che vive in una casa galleggiante durante l’estate e che non sembra avere paura di nulla. Billie scopre molte cose sulle diverse famiglie che hanno vissuto nelle sue stesse stanze, fino a risalire alla primigenia destinazione dell’edificio: un orfanotrofio che assisteva, tra gli altri, alcuni “bambini di vetro”, occasione per parlare di questa malattia rara. Occasione però per parlare anche delle paure, transitorie, grandi o magari così assolute da condizionare una vita.

Slitta qua e là la traduzione; cose da nulla, ma talvolta non suona. Molto bella invece la copertina di Rebecca Frascoli per Pepe nymi.

Kristina Ohlsson, Bambini di cristallo (trad. di Silvia Piraccini), Salani 2015, 169 p., euro 13,90, ebook euro 8,99

Pochi spicci per Stuart

3 Set

SMALL CHANGE FOR STUART (PR)

Stuart Horten ha un problema di altezza: è decisamente basso per la sua età e le prese in giro da parte di amici e compagni sono facili, visto che i suoi genitori gli hanno affibbiato un nome di battesimo la cui iniziale, unita al cognome, lo bolla come “shorten”. Per di più – causa nuovo lavoro della mamma – la famiglia si trasferisce all’inizio dell’estate nella cittadina in cui è nato il papà. Pessima idea, pensa Stuart, visto che ha un’estate davanti, manco un amico e lo spauracchio della nuova scuola che lo attende; non ha fatto i conti con l’imprevisto: si ritrova come vicine di casa tre gemelle identiche che rispondono ai nomi di April, May e June e lo spiano per scrivere di lui sul giornale che distribuiscono nel quartiere e poi scopre il segreto della scatola in cui il babbo da sempre tiene le graffette. Una scatola che Stuart ha visto più o meno tutti i giorni della sua vita, ma che assume un significato nuovo quando scopre la storia di famiglia: gli Horten possedevano una fabbrica che costruiva serrature, casseforti e macchinari a moneta, bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, e la scatola è stata regalata al padre bambino da uno zio fuori dal comune, prestigiatore di fama scomparso in circostanze misteriose come la sua fidanzata e assistente. In uno scomparto segreto della scatola sono contenute delle vecchie monete da tre penny, che danno il via all’avventura insieme a un fatto incredibile per il protagonista: mentre si nasconde in una cabina telefonica, ecco lo squillo del telefono: un’impiegato della biblioteca cerca il signor Horten per avvisarlo che è disponibile il libro che ha richiesto. Stuart scopre allora le immagini della cittadina negli anni Trenta e in ciascuna fotografia vede un ragazzo decisamente basso di statura: è suo zio, che ha seminato indizi in luoghi vari perché il nipote possa trovare il suo laboratorio di magia, grazie alle monete contenute nella scatola. Il nipote che riesce nell’impresa non è il papà del protagonista, a cui tutto era destinato, ma Stuart che si rivela proprio un bambino del “tipo giusto”, curioso e intraprendente. Inutile dire che non è il solo alla ricerca del laboratorio e che l’aiuto di April, che sogna di fare la cronista investigativa sarà fondamentale.

Il libro è divertente, a tratti esilarante e della “misura giusta” per dei lettori della scuola secondaria di primo grado; leggendolo ho provato la medesima sensazione avuta nella lettura, a inizio anno, de L’incredibile caso dell’uovo e del Raffaello perduto: una bella avventura, che non ha bisogno di mettere in piazza chissà quali temi, ma che fila semplicemente perché è una buona storia, proprio come quelle che servono per conquistare i lettori. Funziona da leggere insieme ad alta voce, se per caso vi imbarcate nel progetto di leggere periodicamente insieme ai ragazzi. E inoltre, bisogna sottolinearlo perché non sempre è scontato, va rimarcato l’ottimo lavoro di Sara Marconi nella traduzione: il papà di Stuart, che per mestiere inventa schemi difficili di parole crociate, parla con termini ricercati e di uso non comune; non era semplice mantenere il meccanismo originale, ottenendo un risultato che fila e che diverte.

Il sito dell’autrice. Il sito dell’illustratore, su cui potete scoprire anche filmati e documentari. Lissa Evans ha scritto una seconda avventura di Stuart, inutile dire che l’aspettiamo!

Lissa Evans – ill. di Temujin Doran, Pochi spicci per Stuart (trad. di Sara Marconi), Salani 2015, 238 p., euro 12,90, ebook euro 8,99

La storia di Robert dai calzini rossi che si innamorò della strega

15 Giu

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Robert il carbonaio effettua volentieri consegne al numero 35 di via della Farmacia perché la signora Schlott ha sempre delle storie da raccontare e ciascuna legata a uno dei tanti oggetti che ha accumulato in casa. Quando vien fuori una collezione di calze, la signora Schlott comincia a narrare della strega che vive nel bosco, vicino alle tre querce, che raccoglie fiori e frutti in ogni stagione e che sferruzza calze di lana rosse convinta che facciano camminare molto più velocemente di quelle marroni. Sono rosse anche le calze che la vecchina regala a Robert, non tanto magiche quanto – dice – calze che aiutano a ricordare. Di sicuro fanno sognare e fanno un po’ di solletico e comunque spingono Robert ad addentrarsi nel bosco oltre i campi dell’azienda agricola per arrivare a una casetta dove una donna fa magie come frittelle ai mirtilli, corone di fiori, torte e temporali nel tentativo di riuscire prima o poi a vincere la bestia uggiosa della malinconia che deve essere ricacciata nello stagno.

Storia circolare dal sapore di fiaba, dove la magia sta dove non te lo aspetti, dove bisogna saper riconoscere la verità; storia che racchiude altre storie, della giusta misura per leggersela insieme ad alta voce in un incontro di lettura (mettete in cantiere per il prossimo anno scolastico!).

Il sito dell’autrice.

Jutta Richter – ill. di Jörg Mühle, La storia di Robert dai calzini rossi che si innamorò della strega (trad. di Alessandro Peroni), Salani, 88 p., euro 10, ebook euro 6,99