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Lady Agata e i tanto abominevoli yeti gentili

3 Ott
Gli Abominevoli

Gli Abominevoli

Torna Eva Ibbotson, con la sua capacità di rendere credibili anche le vicende più assurde, più strampalate e più orribili e, attraverso di esse, parlare di come va il mondo, fare un ritratto spietato degli esseri umani e dirci che comunque una possibilità salvifica c’è sempre.

A questo giro tocca a  due ragazzini, Con e Ellen, portare in Inghilterra una famiglia di yeti. Va così: molti anni prima una bambina di nome Agata che si trovava in Himalaya col padre esploratore,e era stata rapita da uno yeti e si era adattata a vivere tra quelle montagne. A differenza infatti dei luoghi comuni, quello yeti era buono e aveva bisogno di aiuto: cercava chi potesse allevare i suoi cuccioli, rimasti orfani di madre. Chi meglio di Lady agata poteva assolvere il compito, istruendo l’intera famiglia a cui si erano aggiunti negli anni una nonna e un bizzarro zio? Agata cresce e alleva gli yeti secondo le buone maniere che le sono state insegnate, invitandoli a ringraziare, a chiedere scusa alla natura, ad ascoltare storie, ad essere ducati e gentili. Quando sente la fine avvicinarsi e il pericolo imminente che i suoi amici vengano scoperti e cacciati, chiede a Con di portarli in Inghilterra, dove potranno vivere nella casa di famiglia ed essere protetti. Non è certo cosa semplice caricare gli yeti su un camion e far attraversare loro l’Europa, ma siamo – appunto – in un romanzo di Eva Ibbotson: si trova un autista complice, si superano le difficoltà, si crea qualche scompiglio nelle diverse nazioni attraversate (gli yeti hanno un alto senso della giustizia e della libertà e non esitano a dare una mano ad altri animali in difficoltà) per finire dritti a Londra in un covo di.. cacciatori. Toccherà ai ragazzi far leva sulle persone che incontrano per darsi tutti una mano e protestare niente meno che davanti a Buckingham Palace per avere un aiuto: qui sta la preziosità del romanzo, descrivere tanti tipi umani differenti, tanti modi di essere al mondo, tante idee e soprattutto far vedere al lettore come la passione, la forza degli ideali possano smuovere le situazioni. E poi il ritratto del camionista che sogna di mettere in piedi un allevamento di maiali e di creare il miglio porco del mondo, ecco vale da solo la lettura; se poi ci aggiungete le esilaranti manie e vezzi degli yeti che aprono a uno sguardo attento sugli umani… buona lettura!

Buona lettura, pensando a Roald Dahl e al GGG: anche qui si parte da una bambina rapita, anche qui c’è l’intervento della regina.

L’illustrazione di copertina è di Fiona Robinson.

Eva Ibbotson, Lady Agata e i tanto abominevoli yeti gentili (trad. di Alessandro Peroni), Salani 2016, 185 p., euro 14,90

Un cane e il suo bambino

11 Mar

Più riguardo a Un cane e il suo bambinoEnnesima storia di cani della stagione autunno-inverno (ma sta arrivando la primavera…!), ma è una storia di Eva Ibbotson, di fatto l’ultima scritta dall’autrice inglese scomparsa nel 2010, e quindi imperdibile perché racchiude, come ogni suo libro, avventura, ironia e uno sguardo profondo che guarda con la giusta leggerezza (non leggera, ma lieve) anche a situazioni sconcertanti e a lati non proprio esaltanti dell’animo umano.

In questo racconto, il piccolo Hal cresce in una famiglia e in una casa terrificanti, dove il papà è sempre in viaggio, la mamma presa a licenziare domestiche e a inseguire l’ultima moda in fatto di colore della moquette, i nonni tenuti lontani perché considerati troppo poveri e non all’altezza e lacamera da letto piena di qualsiasi giocattolo. Eppure Hal vorrebbe solo un cane. E siccome lo chiede insistentemente da tempo, il padre decide di accontentarlo. Affittandone uno per un fine settimana. E affittandolo in un negozio dove ai cani si bada solo in base a quanto rendono e dove nessuno si occupa davvero di loro se non una ragazzina sottopagata. Insomma, un panorama di orribili situazioni che esplodono quando Hal capisce di essere stato ingannato dai suoi genitori (che per altro han già pronte le valigie per spedirlo in collegio, con tanto di portamerenda coordinato con la divisa) e torna a cercare Macchia, il buffo cane che sa essere il SUO cane. Inizia la fuga verso la casa dei nonni, in compagnia di un’intraprendente ragazzina di nome Pippa e di altri quattro cani aggregatisi.

Incontri e avventure varie, tra le quali ognuno (a due o a quattro zampe) trova il suo posto esatto, non prima di compiere la missione di portare anche Hal e Macchia nella casa sul mare in cui due anziani nonni li sanno guardare e apprezzare per quello che semplicemente sono: un cane e il suo bambino. Dove si capisce, tra le altre cose, che per cavarsi dai guai è necessario saper raccontare delle buone storie (non bugie. Storie 😉 )

Eva Ibbotson, Un cane e il suo bambino (trad. di Guido Calza), Salani 2013, 217 p., euro 13,90.

L’orco di Montorto

14 Mar

More about L'orco di MontortoNon so se la frase del Times riportata in copertina sia felicissima: dice “i giovani lettori sono ormai abituati al senso di beatitudine che li pervade all’uscita di ogni nuovo romanzo di Eva Ibbotson”. Se la leggi pensando che Eva Ibbotson è morta cinque mesi fa e che altri romanzi non ce ne saranno più… Comunque, poi apri il libro e finisci dritto dritto nel mondo che conosci, pieno di bizzarre creature, fantasmi urbani, di magia che in tanti altri libri la Ibbotson ci ha regalato. Anche qui c’è una galleria di personaggi particolari, a partire dalla Megera dell’Acquitrino, costretta a venire in città dall’incalzare delle costruzioni edili, che gestisce ora una pensione per Creature Insolite: un troll nostalgico di alberi e boschi che fa il portantino in ospedale; un’incantatrice che si ostina a baciare ranocchi sbagliati tentando di scovare un principe; due sorelle henky; in giardino c’èil rospo Gladys, famiglio della Megera che si riufiuta di partecipare al Meeting Estivo delle Creature Insolite e così la Megera si porta appresso Ivo, orfano affascinato dalla magia, desideroso di vedere il mondo, con cui spesso gli Insoliti si fermano a chiacchierare attraverso il cancello dell’orfanotrofio. Ma quando lo sparuto gruppetto viene scelto per uccidere il terribile Orco di Montorto e liberare la giovane principessa Mirella, tutto si complica. Soprattutto perché si scopre che nulla è come ci si aspetta. L’Orco non vuole fare l’orco e Mirella si è sentita una disadattata tra la famiglia reale fin da subito. Lungo il racconto troviamo tanti elementi: dai fantasmi ai giardini, dagli orti alla magia, dall’insoddisfazione alla nostalgia. Si ride molto, si parla di morte e di vita, si incontra un mago che ha sette lauree ma non è capace ad allacciarsi le scarpe (tra le lauree gli manca quella in Vita Quotidiana), si dice quanto a volte valga la pena di aspettare, ci si chiede per pagine e pagine chi sia Clarence (eheheh!) e si finisce con una bellissima chiusa, ancora più bella se si pensa che è scritta da una signora di 85 anni: Chiunque abbia un uovo a cui badare scommette sul futuro, e il futuro (ne erano certi) sarebbe stato bello.

Eva Ibbotson, L’orco di Montorto (trad. di Valentina Daniele), Salani 2011, 220 p., euro 14.

Lo specchio delle libellule

10 Giu

More about Lo specchio delle libelluleA volte, in qualsiasi momento e a qualsiasi età, si poteva incontrare qualcuno con cui camminare verso il futuro.

Londra, 1939. Tally ha undici anni e un gran carattere combattivo: in famiglia si dice le derivi dal fatto di portare lo stesso nome di sua nonna, una signora tanto in gamba da convincere i barboni della metropolitana a togliersi i calzini per lavarglieli e stirarli. Ha grande energia, grande inventiva e dice sempre la sua, tanto che qualche volta, per costringersi a stare zitta, si mette in bocca una caramella alla menta col buco e infila la lingua nel buco per tenerla ferma. Improvvisamente però la sua vita cambia: deve lasciare la sua famiglia e il suo quartiere perché Londra è entrata in guerra e suo padre ha accettato la borsa di studio offerta a Tally in un college in campagna, lontano dai pericoli dei bombardamenti. Delderton è una scuola con allievi da tutto il mondo, una scuola progressista, dove si crede nella libertà e nello sviluppo autonomo, senza costrinzioni per gli allievi. Dove ci sono lezioni normali, seduti tra i banchi di scuola, e altre che si trasformano in vere e proprie avventure, come quelle di biologia dove si cammina per la campagna al mattino presto o quelle di teatro dove si cerca di diventare prima appuntiti come una forchetta, poi tondi come una teiera. Tutto cambia quando una rappresentanza della scuola viene invitata in Bergania a un festival di danze popolari. Tally si batte fortemente per andare: ha visto in un cinegiornale delle immagini di quel Paese, il cui re si è opposto a Hitler, e sente che la loro presenza là è fondamentale. Infatti i ragazzi si trovano coinvolti in un’avventura da mille risvolti, tra l’uccisione del re, la fuga del principe e numerosi segreti che affiorano dal passato di molti. Del resto, come dice il preside di Delderton, Tally è una di quelle persone “che vogliono fare del mondo un posto migliore”.

Una storia di amicizia sul valore della libertà, da leggere in un fiato. C’è la partenza per la scuola dalla stazione di Paddington che ci ricorda altre stazioni letterarie, ci sono le descrizioni dei paesaggi della Bergania che ne fanno un paese quasi magico, c’è un cedro di trecento anni al centro del parco del college, un albero regale al cui tronco appoggiare la mano come un vecchio amico.

Il dovere esiste. Significa condividere i propri doni e i propri talenti con le persone che ne hanno bisogno. Significa non avere paura, non essere egoisti, non essere avari, ma aperti.

Eva Ibbotson, Lo specchio delle libellule (trad. di Paolo Antonio Livorati), Salani 2010, 397 p., euro 16,80.