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Storia di May Piccola Donna

22 Apr

May è una bambina bruna e tutta spigoli che ancora in estate arriva a Paradiso, insieme con la famiglia: babbo, mamma, una sorella maggiore di nome April e una piccina di nome June. Poi arrivano gli altri, persone che hanno scelto di vivere in piena sobrietà, a contatto con la natura, senza cibarsi di animali né di nulla che da loro provenga. May scrive alla sua amica Martha, rimasta a vivere in città, a Concord, e racconta l’ubriachezza della novità e la durezza di certi momenti: l’arrivo del freddo, il lavoro della terra, l’essere isolate da altri bambini, ma anche l’amicizia con Due Lune, una maestra ammirata, la gioia delle piccole cose. Che però a volte non bastano.

Ispirato ad alcuni mesi della vita di Louisa May Alcott, la celebre autrice di “Piccole donne”, il romanzo porta agli occhi del lettore l’esperienza dei trascendentalisti, che credevano in u modo più semplice di vivere, la loro esperienza di vita a Fruitlands, figure come Henry David Thoreau e il suo “Walden”. Attraverso un personaggio di invenzione e le lettere scritte a un’amica in realtà fittizia, quel mondo viene raccontato con gli occhi di una ragazzina che si confronta con le scelte dei genitori (che forse non sarebbero le sue), con le regole imposte dallo stile di vita, con il mondo degli adulti e i suoi meccanismi, con quel che significa crescere. Il tutto raccontato con la scrittura sapiente e profonda di Beatrice Masini, che si cala perfettamente nella natura, come l’ambientazione richiede, e fa vivi agli occhi del suo lettore la voce del torrente, la primula della sera, i sassi piatti che brillano al sole, la calma del lago e anche quella libertà di cui May ha perfettamente chiara la forma che per lei assumerà.

Beatrice Masini, Storia di May Piccola Donna, Mondadori 2019, 184 p., euro 16, ebook euro 7,99

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Glauco e Lenina

18 Apr

Chiudono la loro ideale trilogia storica, Marco Tomatis e Loredana Frescura, dimostrando ancora una volta la capacità di saper calare in un determinato contesto storico personaggi inventati che però del vero – dell’atmosfera storica, dei dettagli, dei contorni ben precisi – si nutrono. Mentre i precedenti erano rispettivamente dedicati alla prima Guerra mondiale e alla Germania hitleriana, ecco un romanzo calato nella Milano fascista del 1936, giocato sull’amicizia tra due ragazzi e sugli avvistamenti di veivoli di orgine ignota avvenuti proprio in Italia negli anni Trenta: questo particolare, poco conosciuto certamente, rende particolarmente curiosa l’ambientazione del romanzo e potrà spingere il lettore ad andarsi a cercare altre notizie. Inoltre vengono date molte informazioni sulla vita quotidiana di quel tempo, permettendo così di farsi un’idea dell’ingerenza del regime nella vita di tutti i giorni, sulle regole imposte a volte grottesche, e anche della differenza che poteva passare tra l’essere figlio di un gerarca fascista, come Glauco, o di un socialista mandato al confino, come Lenina, così chiamata in omaggio a Lenin.

Altro aspetto interessante della scelta degli autori è di rimarcare l’uso che il fascismo fece dello sport e la sua esaltazione: fa da perno la figura del protagonista Glauco, cui una lesione al braccio in età infantile provoca difficoltà di movimento, prese in giro da parte dei compagni e disprezzo da parte del padre che vorrebbe un figlio perfetto e che odia ancora di più la sua passione per l’astronomia. Il ragazzo vive in casa anche il pessimo rapporto col padre che non perde occasione di ingiuriare la madre e cova un astio profondo che lo porterà, per circostanze varie, a rubare la valigia in cui il padre trasporta documenti segreti che riguardano un avvistamento forse di UFO che lui stesso ha visto nel cielo di Milano, e a fuggire con la sconosciuta Lenina. Il coraggio, l’intraprendenza e l’infiammarsi della ragazza per le giuste cause affascinano Gauco che condivide con lei la scoperta fatta mentre osservava il cielo col suo telescopio; i dubbi si insinuano: e se Mussolini fosse un marziano? L’avventura è dietro la porta, tra la fuga in bicicletta e il treno, l’incontro con Tazio Nuvolari e la presa di coscienza di quel che il regime compie e degli atti di chi invece gli si oppone.

La copertina è di Sonia Maria Luce Possentini.

Loredana Frescura – Marco Tomatis, Glauco e Lenina, Giunti 2019, 190 p., euro 12

Acerbo sarai tu

15 Apr


“A me va bene il sapore che ho”. La voce che si fa poesia è quella di qualcuno che sta crescendo, ma che giustamente non ci sta ad esser definito acerbo. Non è negativo il sapore che ha; è il sapore di quel momento: quello della fatica di crescere, del bello di cambiare, delle rabbie, dei pomeriggi di noia, dei primi amori, della stanchezza di non si sa cosa.

Già così brava a cogliere l’essenza del crescere in Vetro e nei versi che accompagnano anche Fiato sopseso, Silvia Vecchini torna a dare voce all’età dello stupore e delle contraddizioni, quell’età così potente e fragile, in cui il problema è sentire il gusto di se stessi, non stare all etichette che ci appiccicano gli altri.

Ad accompagnarla è il tratto di Francesco Chiacchio che con macchie di colore dà volto e concretezza al sentire che viene detto; a volte poi è l’illustrazione a prendersi tutta la pagina, a spinger di lato le parole, quasi non ce ne fosse bisogno, quasi bastasse lasciarsi guardare o guardarsi, lì, in quel momento sopeso in cui talvolta ci si accorge che può anche nevicare dentro.

Silvia Vecchini – Francesco Chiacchio, Acerbo sarai tu, Tpipittori 2019, 80 p., euro 16

Il giro del ’44

12 Apr

Tra il 1941 e il ’45 il Giro d’Italia non venne organizzato a causa della guerra; nell’originale scelta narrativa di Nicola Cinquetti però ecco il giro del ’44 tappa per tappa: lo realizza Martino, il protagonista che il lettore conosce in un prologo datato 1940 quando a otto anni, in compagnia del nonno e del signor Romolo, sta a bordo strada sulla salita dell’Abetone pronto a veder la maglia azzurra di Bartali passare per prima. Invece è in grigio il ciclista che si affaccia: un quasi sconosciuto Fausto Coppi da Castellania, che va a prendersi la prima vittoria e la prima maglia rosa. Un’epifania per Martino che da allora, in sella alla bici della cugina Assunta, si immagina di essere il Campionissimo e pedala, pedala, pedala.

La sua fervida immaginazione servirà da àncora anche quattro anni dopo quando, dopo il bombardamento della cittadina toscana in cui vive, si trasferisce in un paesino sull’Appennino con nonno, mamma e zia. La casa dello zio Orazio è un po’ fuori paese e i monelli della zona, in banda compatta e irriverente, prendono subito di mira il cittadino in camicia bianca e bicicletta. Scherzi non da poco, scaramucce, scontri e quella ragazzina così pungente che un giorno, in un casotto dei cacciatori, racconterà finalmente di sé. Non c’è scuola, ma la mamma ha portato libri e quaderni: Martino finge di studiare, costruendo una geografia tutta sua che corre lungo l’itinerario di un ipotetico Giro d’Italia che il ragazzino immagina e interpreta pensando al suo eroe Coppi. Intanto fuori c’è la guerra, le sue ristrettezze, le sue tragedie, le parti diverse per cui propendere, i ribelli della montagna che lo zio aiuta. Uno sguardo su un momento storico mediato da un ragazzino che sta crescendo, che si confronta con la mancanza del padre, con il potere delle bugie, con la forza della fantasia. Bella riuscita.

Nicola Cinquetti, Il Giro del ’44, Bompiani 2019, 208 p., euro 13

John della notte

10 Apr

È davvero un piacere veder tornare Gary Paulsen in libreria, visto che in catalogo da anni non era che disponibile Nelle terre selvagge. Chi si occupa di lettura coi ragazzi sa quanto siano preziose le sue storie, per quel che dicono, per come lo dicono e anche per certe sue misure brevi (raccolte di racconti; brevi romanzi un tempo ospitati nella collana Shorts di Mondadori) che non spaventano chi è attento al numero delle pagine.

Equilibri pubblica, nella nuova traduzione di Manuela Salvi, uno dei testi che racchiudono il nocciolo delle capacità di Paulsen: raccontare una storia con le parole essenziali, senza sbrodolare, cucendo frasi brevi che ritmano bene una possibile resa ad alta voce, ritrarre sulla pagina figure che rimangono impresse. A narrare qui è Sarny, doicenne schiava nelle piantagioni del vecchio Waller che racconta al lettore la crudeltà del padrone e ogni perdita di dignità per le persone che per lui lavorano. Poi alla piantagione arriva un nuovo schiavo, nero come la notte, fiero e dalla storia particolare: è riuscito a scappare, ha vissuto nel Nord libero e ora che è di nuovo schiavo vuole insegnare a leggere e a scrivere, vuole insegnare la libertà. Così Sarny impara le lettere dell’alfabeto e il pericolo che costituiscono agli occhi dei bianchi; assaggia il sogno che nasce in una piccola scuola nascosta tra le frasche del bosco e apprende a compitare, a pronunciare, a sognare la libertà e a saggiarne la possibilità.

Ispirato a una storia vera e nato dalle ricerche storiche di Paulsen, questo romanzo è un invito a scoprire di più sul suo autore, a cercare altri titoli in biblioteca, nella speranza che presto tornino anche disponibili all’acquisto.

Come tutti gli altri testi della collana “Max storie selvagge”, il testo è accompagnato da un’appendice finale intitolata “Per leggere ancora”

Illustrazione e progetto grafico di Peppo Bianchessi.

Come da precisazione dell’editore, il libro uscirà a fine maggio e sarà disponibile in libreria da inizio giugno.

Gary Paulsen, John della notte (trad. di Manuela Salvi), Equilibri 2019, 99 p., euro 13

Shhh. L’estate in cui tutto cambia

9 Apr

Sto preparando un percorso ricco di libri che ri/specchiano gli adolescenti lettori e va in cima alla lista questo nuovo fumetto che ha mantenuto il formato originale per dare giusto respiro alle immagini, risultando così uno spesso albo quadrato. Racconta di quel passaggio delicato in cui non sei né carne né pesce; in cui l’adolescenza crea improvvisi baratri e distanze tra ragazzi che hanno la stessa età, eppure qulacuno improvvisamente è proiettato in avanti, verso i più gtandi, mentre altri mantengono un passo più regolare che li fa sembrare più lenti, quasi indietro.

Hanna è entusiasta: la mamma la sta accompagnando dagli zii, nella casa di vacanza dove da sempre passa una settimana estiva in compagnia della cugina e grande amica Siv, con cui condivide la stanza e la passione per battere i record (grachi raccolti, tempo passato in immersione, insetti nel barattolo…). Invece improvvisamente i punti fermi conosciuti non ci sono più: è un altro primato che interessa a Siv (“hai già baciato?” chiede subito), tanto quanto cercare di passare più tempo possibile con la sorella maggiore e il suo gruppo di amici. Anche Mette è cambiata: ha le tette normi, scapa di notte per raggiungere il fidanzato che non piace ai genitori, chiede alle ragazzine di coprirla. Hanna invece è il canore in persona, non riesce a dire bugie e, quando ci si mette, arriva un guaio. Com’è cambiato questo luogo del cuore in un solo anno; e chissà come cambierà ancora.

Un libro prezioso perché la sua autrice utilizza poco misuratissimo testo, lasciando alle illustrazioni e al contorno della natura la descrizione dello stato d’animo di Hanna e di quel che le gira vorticosamente intorno.

Magnhild Winsnes, Shhh. L’estate in cui tutto cambia (trad. di Elena Putignano), Mondadori 2019, 368 p., euro 25

Annie. Il vento in tasca

7 Apr

La casa editrice Sinnos continua nel suo originale e mai banale racconto di donne che hanno compiuto cose “straordinarie” per il loro genere in certi anni e porta in libreria ai lettori un libro che, in commubio di testo e raffinate immagini a opera di Luogo Comune, narra di Annie Londonderry e della sua impresa.

Nel 1894, indignata di fronte a due uomini che commentano come nessuno sarebbe stato capace di far meglio di un certo Thomas Stevens (21.700 km e un quasi giro del mondo in bicicletta), si candida alla sfida senza manco pensarci un minuto. Annie è nata in Lettonia, è arrivata bambina a Boston con i genitori commercianti di stoffe e lì ha conosciuto Max: lei gli ha insegnato a leggere, lui ad andare in biciletta, senza immaginarsi che qualche hanno dopo l’avrebbe sposata, ma soprattutto che sua moglie sarebbe partita in sella a una bici, lasciandolo a casa con tre bambini. L’impresa di Annia comincia con una cartina, un vestito blu, un contratto da testimonial dell’acqua minerale e una scommessa che le porterà diecimila dollari in caso di riuscita. Continua con incontri, guai, confronti con culture diverse, scoperte di luoghi lontani. Da New York alla Francia, dall’Egitto a Gerusalemme, a Bombay, Annie incontra Monet e i rapinatori; chiama in causa Nellie Bly, altro affascinante personaggio dell’epoca; sceglie di indossare abiti tradizionali e maschili in ogni Paese per confondersi il più possibile con le persone del luogo; finisce in prigione in Cina come sospetta. A tessere un filo sottile le lettere che invia a Max e quelle che riceve, piene di vita quotidiana, del gattonare dei bambini, dei loro progressi, di attesa.

Roberta Balestrucci Fancellu – Luogo Comune, Annie. Il vento in tasca, Sinnos 2019, 95 p., euro 12

Una nave di nome Mexique * In mezzo al mare

5 Apr

Il mare è un posto che non finisce mai: dice così a un certo punto la bambina protagonista di questo albo. E chissà quante persone che il mare attraversano cercando salvezza pensano la stessa cosa. Qui si racconta la storia della nave Mexique che salpò da Bordeaux nel 1937 carica di 456 bambini da portare a Veracruz che poi col treno raggiunsero Morelia, in Messico: erano figli di repubblicani spagnoli che i genitori misero in salvo promettendo una “vacanza” che sarebbe durata tre o quattro mesi. In realtà quei bambini  – complici la sconfitta repubblicana in Spagna e la guerra mondiale che seguì – rimasero per sempre in Messico, cercando di integrarsi, e in rari casi provarono a tornare in patria anni dopo con esiti non facili. Il libro dà voce a una di loro, una piccola che racconta i giorni in nave, le lacrime, il tentativo di immaginarsi il posto dove andranno (“Morelia è un colore, un frutto, un animale morbido”), lla quasi filastrocca che dice quanto di importante hanno imparato a casa (“La Repubblica è una casa, un pugno che si alza, un passero”). Ana Penyas ha scelto di integrare alle sua illustrazioni (grigi, bianchi e neri puntinati da qualche nota di rosso) i tratti dei veri bambini che salirono sulla nave Mexique, ripresi dalla fotografie che immortalarono quel momento. Penso che sia originale anche la scelta di Maria José Ferrada di raccontare un episodio storico da pochi conosciuti per dire di tutti coloro che devono lasciare la loro casa distrutta dalla guerra, e di raccontare di una nave carica di speranza allora come tante ogni giorno solcano il mare immaginando possibile una vita senza paura.

La guerra è una mano enorme che ti scuote e ti sbatte su una barca, dice ancora quella bambina. E sono le guerre e le persecuzioni a determinare il partire di cinque ragazzi, protagonisti, con le loro storie vere, nel testo in cui Mary Beth Leatherdale riesce con grande capacità di sintesi a parlare di loro come rifugiati e del contesto che li ha visti partire e arrivare: Ruth in fuga dalla Germania nazista; Phu dalla guerra del Vietnam; José dalla dittatura di Castro; Najeeba dall’Afghanistan; Mohamed dalla Costa d’Avorio. In modo efficace – con cronologie, cartine, glossari, numeri e box che spiegano il momento storico – cinque testimonianze in cinque epoche diverse: di loro si dice perché sono partiti e cosa è successo, durante il viaggio e dopo. Un altro libro che ci ricorda come quello che oggi molti vivono ha a che fare con quello che molti hanno vissuto in anni precedenti.

Maria José Ferrada – Ana Penyas, Una nave di nome Mexique (trad. di Maria Pia Secciani), Clichy 2019, p. 32, euro 17

Mary Beth Leatherdale – Eleanor Shakespeare, In mezzo al mare. Storie di giovani rifugiati (trad. Mariella Bertelli coi ragazzi volontari biblioteca Ibby Lampedusa), Il Castoro 2019, 64 p., euro 15,50

21 giorni alla fine de mondo

25 Mar

Vi ricordate Fiato sospeso, quel fumetto che in modo delicato e profondo racconta com’è crescere? Ecco, i suoi autori tornano con una storia che ancora ha a che fare con lo sport, l’amicizia, il crescere.  Lisa, la protagonista, può essere una parente di Olivia a suo modo, un po’ le somiglia e gli echi della storia di una tornano in quella dell’altra. Lisa non fa nuoto, ma karate e vive in un paese sul lago, in una di quelle condizioni particolari per cui il tuo mondo si popola durante le vancanze e per il resto dell’anno vivi comunque nel campeggio di cui tua madre gestisce il chiosco, anche se l’atmosfera è ben diversa. Lisa fa karate appunto e i suoi principi accompagnano i capitoli del libro, un principio un capitolo; ha una dirimpettaia di nome Rima, di origine indiana, che l’ha eletta a migliore amica e che a volte forse le dà fastidio (è più piccola, è chiacchierona, vede anche quel che Lisa non vuole vedere). Poi c’è l’intorno: un capriolo che pare molti abbiano avvistato; un uomo che annuncia ogni giorno la prossima fine del mondo, un altro che gira con grandi cani neri. E ancora c’è Ale, l’amico inseparabile di quando era bambina, andato via improvvisamente quattro anni prima. Ora Ale torna e torna al vecchio progetto comune di costruire una zattera, anche se quello che cerca è il tentativo di far pace col grande segreto della sua famiglia, con quel che anche Lisa scopre.

Ci sono ragazzi che cercano, in questo fumetto, e adulti che a modo loro vegliano e indicano, anche quando non fanno parte della cerchia della famiglia, ma piuttosto della cornice che possiamo definire familiare perché è quella che la protagonista vede e incontra ogni giorno. Ci sono molte persone in questo libro che portano il peso di segreti, delle tragedie della vita, della fatica di crescere e di trovare se stessi. Ma l’unico modo di ripartire è – come sempre – la verità: andarle incontro, scoprirla, dirla ad alta voce.

Silvia Vecchini – Sualzo, 21 giorni alla fine del mondo, Il Castoro 2019, 205 p., euro 15,50

Il custode delle tempeste

18 Mar

L’atmosfera che Catherine Doyle costruisce intorno ai suoi personaggi è magica; forse però l’autrice si è limitata a far conoscere al lettora una magia reale, quella dell’isola di Arranmore, dove vivevano i suoi nonni e che lei stessa ha respirato. Situata di fronte alle coste del Donegal, a circa sei chilometri dalla terraferma irlandese, ha circa 500 abitanti che parlano il gaelico ed è un luogo dove la luce elettrica è arrivata solo a fine anni Cinquanta e l’acqua potabile a fine anni Ottanta; la sua storia e la sua natura ne fanno un luogo affascinante tanto quanto le leggende e i grandi miti che hanno sicuramente ispirato Doyle.

La trama ruota intorno al Custode delle Tempeste, un abitante scelta per ogni generazione direttamente dall’isola, per difendere la propria magia da forze oscure che possono ritornare. Fionn arriva sull’isola per l’estate: l’ha lasciata mentre era ancora nella pancia della sua mamma, che si è lasciata il luogo alle spalle quando il marito è scomparso in mare durante una tempesta. Fionn non sa nulla; nemmeno la sorella maggiore gli ha rivelato che il nonno, che vive isolato e costruisce candele, è il Custode delle Tempeste. Le candele non sono un semplice mucchietto di cera, ma custodiscono momenti particolari della storia dell’isola a cui è possibile tornare accendendole. Il nonno sta per cedere il proprio potere e l’isola dà i primi segnali di scelta del nuovo candidato: contro Fionn però si scatena anche la rivalsa di un’altra famiglia dell’isola i cui componenti credono che, anni prima, sia stato loro scippato il ruolo che spettava.

I romanzo procede tra evocazioni di ricordi passati e del mito su cui si fonda la storia dell’isola, ma anche tra i sentimenti di Fionn che fatica a trovare la propria forma, il proprio posto nel mondo, a ricucire il rapporto con un padre mai conosciuto e con una parte di famiglia di cui conosce pochissimo.

In copertina, un’illustrazione di Bill Bragg.

Catherine Doyle, Il custode delle tempeste (trad. di Simona Brogli), Mondadori 2019, 245 p., euro 17, ebook euro 8,99