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L’uomo montagna

21 Feb

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La levità del tratto di Amélie Flechais accompagna una storia di scoperta, un viaggio per partire e per lasciar andare. Il piccolo protagonista è abituato a viaggiare col nonno, il quale però gli spiega che sta per arrivare al suo ultimo viaggio, in cui il nipote non può accompagnarlo. Il nonno è “vissuto” e le immagini della natura che usa per descrivere la sua età e la consapevolezza della vicinanza della morte (serena, come chi è abituato a viaggiare sa che esiste un momento in cui bisogna andare) sono poetiche: tutti gli anni passati e le esperienze fatte sono grandi montagne cresciutegli sulle spalle; la fronte porta i solchi dei sentieri seguiti; nella voce il rombo della terra percorsa; negli occhi l’acqua dei mari visti.  Il nonno è stanco, i piedi pesanti e il vento non ce la fa più a portarlo. Il nipote allora parte alla ricerca della montagna più alta e del vento più forte che lì sopra abita.

Il viaggio diventa un’iniziazione: è il primo che il bambino compie da solo, forte della fiducia del nonno e della missione scelta ed è un susseguirsi di incontri, dove agli elementi della natura viene affidato il compito di dire com’è la vita, di parlare di radici, di condivisione, di senso. Un albero, tre sassi e uno stambecco accompagnano il bambino dando risposte e ponendo a loro volta domande; poi è il vento a sostenerlo nella scoperta più dolorosa: il nonno non ha atteso il suo ritorno, ma gli ha dato la possibilità di cominciare a crescere, di riconoscere le radici a cui tornare e di cui sentirsi forte.

Una delicata quanto intensa parabola sulla vita e sulla morte, sull’andare e sul partire. Non mancatela.

Il tumblr di Flechais e il suo blog.

Séverine Gauthier – Amélie Fléchais, L’uomo montagna (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2017, 42 p., euro 14,90

Il codice Blackthorn

18 Feb

“Polveri, unguenti, erbe medicinali. E poi una grande voliera e libri, decine di libri. Entrando nella bottega di mastro Benedict Blackthorn, Christopher Rowe impara a conoscere il mondo affascinante e misterioso degli speziali. Sta muovendo i primi passi in mezzo a pozioni e medicamenti (non senza qualche scoppio), quando un misterioso culto comincia a mietere vittime tra i mastri speziali di Londra. Le morti si moltiplicano e il cerchio si stringe sempre più intorno a Christopher. A quanto pare è lui che dovrà venire a capo del mistero, interpretando enigmi e scoprendo formule alchemiche. Tra nascondigli di fortuna e fughe a rotta di collo, con una buona dose di coraggio e un amico fidato. ” (Sinossi dal sito dell’editore)

Un classico romanzo per ragazzi con ambientazione storica (siamo nel 1665) pieno di misteri, enigmi da risolvere e tanta avventura. La ricostruzione è dettagliata, ma non toglie spazio all’azione e le ricette degli speziali sono tutte autentiche, infatti un po’ stupisce e un po’ diverte l’avvertenza nelle prime pagine a non riprovare gli esperimenti perché potrebbero funzionare ed essere letali! Christopher ricorda i molti orfani letterari, ma senza dare quella sensazione di già letto, il giallo c’è e fino alla fine non si riuscirà a venire a capo della vicenda.
Un altro grande apprendista è Mog Winter, protagonista dei libri di Bajoria, serie purtroppo fuori catalogo e monca del terzo volume, mai tradotto, che merita di essere scovata nelle biblioteche e letta per immergersi nella Londra ottocentesca (L’apprendista e Il Re degli inganni, Fabbri).

Kevin Sands, Il codice Blackthorn (trad. G. Bertoldo), Rizzoli, 2016, pp. 384, € 16

I lupi di Currumpaw

6 Feb

lupi-di-currumpawIl lupo è da sempre animale sotto i riflettori; ne abbiamo detto in occasione di altri libri sul tema; lo è di nuovo in questi giorni in cui  la Conferenza Stato-Regioni vaglia il nuovo piano nazionale di conservazione che prevede l’abbattimento selettivo, con le scelte diverse delle Regioni e gli appelli da più parti. Di lupi parliamo noi oggi, raccontando una storia vera attraverso la scelta di William Grill di farne parola e immagini, secondo le modalità già sperimentate dai lettori in L’incredibile viaggio di Shackleton.

Anche questa volta, attraverso l’accostamento di testo e di sequenze illustrate che narrano il progredire della storia portando il lettore a leggere tutto ciò che ha sotto gli occhi (sia in forma di parola che di disegno), Grill racconta un’epopea partendo da una storia vera, quella di Ernest Thompson Seton e di Lobo.

Lobo è un lupo di trentacinque chili che a fine Ottocento, a capo di un branco di lupi grigi, semina il terrore tra gli allevatori della valle di Currumpaw, in New Mexico, prendendosi gioco di chi prova a farlo cadere in trappola o ad avvelenarlo. Per Seton, naturalista affermato e cacciatore di lupi, è una sfida: di studio innanzitutto di Lobo e del branco; di strategia poi. Ingannato anche lui, riesce ad avere la meglio quando si accorge che le impronte del capobranco sono precedute da quelle della sua compagna: catturata Blanca, Lobo è completamente disorientato; persa anche la libertà, si lascerà morire, aprendo però in Seton un nuovo modo di vedere. Da quel momento infatti, il naturalista si vota alla causa della difesa dei lupi e della tutela della fauna selvatica in estinzione. Fondò i Woodcraft Indians e poi i Boy Scouts statunitensi.

Il libro riproduce bene la continua contrapposizione tra natura e mondo civilizzato e regala ampie vedute, tramonti mozzafiato, cieli stellati accanto a particolari minimi: la cifra di Grill ancora una volta sta nel ricostruire la storia per fotogrammi che se ne stanno lì uno accanto all’altro, in tondi o quadrati che danno la possibilità a chi legge di ricostruire prendendo parte. Come già nel precedente libro, un nuovo bell’esempio di divulgazione.

Il sito dell’autore. L’organizzazione no profit dedicata a Seton e ispirata alle sue azioni.

William grill, I lupi di Currumpaw (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2017, 88 p., euro 22

Netflix e le serie tratte dai libri

2 Feb

Sono mesi che seguo la programmazione di Netflix con grande interesse, sia per la politica del payperview adottata sia per la qualità delle serie e dei documentari direttamente prodotti dal canale. Ma negli ultimi mesi ho avuto modo di apprezzare ancora di più il loro operato per due motivi: l’intenzione di produrre una serie tv tratta dal romanzo 13 di Jay Asher e quel capolavoro che è Stranger Things.

Mi sono così ripromesso di condividere sul blog le serie pubblicate sul canale che sono tratte da libri.

Libri per ragazzi

Una serie di sfortunati eventi

Tratta dai primi quattro libri di Lemony Snicket, un incredibile Neil Patrick Harris nei panni del cattivissimo conte Olaf. Niente a che vedere con Jim Carrey. Harris è cattivo davvero!

Trollhunters

Qui trovate la recensione del libro da cui è stata tratta la serie, che ha messo insieme Guillermo del Toro e la Dreamworks. Non aggiungo altro

Giovani Adulti

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Uno dei migliori libri per giovani adulti degli ultimi anni. Duro, spietato, ma bellissimo. Ne ho parlato qui (quasi 10 anni fa :-|). Speriamo che la serie non deluda.

Shadowhunters

In coda e per dovere di cronaca segnalo anche la serie di Shadowhunters che purtroppo non è all’altezza dei libri.

 

Altre produzioni tratte da romanzi e fumetti

The expanse

Tratta dai libri di James S. A. Corey è una bella serie sci-fi costruita come un classico giallo.

Dirk Gently

Ispirata alla serie di romanzi creati dal padre della Guida Galattica,  Douglas Adams, con un Elijah Wood in ottima forma 🙂

Tratte dall’universo Marvel

Jessica Jones, Daredevil, Luke Cage e prossimamente anche Iron Fist e la serie Defenders che li riunirà tutti.

Little Miss Florida

1 Feb

little-miss-floridaIl padre di Raymie Clarke se ne è andato di casa e lei ha un brillante piano: vincere il titolo di Little Miss Florida 1975 perché lui veda la sua foto sul giornale, si ravveda e torni. Per imparare a far roteare il bastone da twirling, essenziale per il concorso, prende lezioni da una super campionessa insieme ad altre due ragazzine: Beverly Tapinski, che ne è già capacissima, almeno quanto è brava a scassinare serrature con coltello che ha sempre in tasca, e Louisiana Elefante, facile agli svenimenti, orfana di genitori acrobati e desiderosa di intascare l’assegno-premio per garantire cibo e tranquillità alla nonna con cui vive. Raymie sa che non sarà mai la reginetta; vorrebbe solo riportare le cose alla normalità, cullarsi nella sicurezza della frase con cui la segretaria dell’agenzia assicurativa del padre  accoglie i clienti (“Come possiamo proteggerla?) e ascoltare la visione del mondo della signora Borkowski, l’anziana vicina di casa dalla risata  contagiosa e dai discorsi sull’anima. Invece la signora Borkowski muore, Raymie perde il libro della biblioteca che parla del luminoso cammino di Florence Nightingale nella casa di riposo dov’è andata a fare una buona azione e Louisiana deve ritrovare il gatto lasciato al centro per animali. Per di più Louisiana vive con la nonna cercando di fuggire a presunte assistenti sociali che le inseguono, Beverly ha un occhio nero e tutto pare andare a rotoli: solo la loro amicizia, inattesa, bizzarra, ma subito salda permette di andare avanti, di affrontare un’estate insieme e di assaporare quell’attimo in cui tutto sembra compreso e la felicità sbuca all’improvviso, nonostante, e ti gonfia l’anima.

Un bel romanzo tutto al femminile, divertente e nel contempo sottile, per una fascia di età, i 10-12 anni, che a volte fatica a trovare testi di qualità. Peccato per la copertina non proprio azzeccata, o per lo meno che ammicca a una fascia di età anche inferiore.

Il sito dell’autrice.

Kate Di Camillo, Little Miss Florida (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2017, 199 p., euro 13,50

Stelle di panno

26 Gen

stelle-pannoLa storia d’Italia dal 1938 al 1945, dai 9 ai 14 anni di età delle due protagoniste, vicine di casa, compagne di scuola e di giochi, Carla Minghetti e Liliana Treves che vivono a Milano, in Corso di Porta Romana ormai fascistamente ribattezzato via Roma. Una è cattolica, ha un fratello maggiore, i genitori hanno un negozio di stoffe sul corso; l’altra è ebrea, ha una sorella più grande e il padre è giornalista. Solo tre piani di scale le separano, fino al momento in cui il preside della loro scuola viene punito ed espulso per non aver applicato la norma che esclude i ragazzi ebrei dalle lezioni. Fino a quel momento Liliana è cresciuta da brava italiana, ha scritto temi inneggianti alla politica del Duce, ha ricevuto premi. Improvvisamente è una mela marcia, che la maestra butta fuori dalla classe. Carla prende prima le sue difese, poi si interroga, infine si sente divisa in due, tra l’amicizia di antica data e il desiderio di far parte del gruppo di compagne che partecipano alle attività delle Piccole Italiane: il desiderio di essere accettata nel gruppo fa sì che si omologhi a quel che le altre pensano e proclamano, fino ad arrivare a tirare un sasso addosso a Liliana.

Il romanzo segue il nascere e l’imporsi delle leggi razziali e i cambiamenti che la guerra impone, con un breve salto di due anni che permette di riprendere la vicenda al momento dei rastrellamenti degli ebrei e delle lotte partigiane. L’autrice costruisce una vicenda basata su due nuclei familiari attraverso cui si delineano le diverse posizioni e i differenti atteggiamenti verso il regime: non solo quel che subisce la famiglia ebrea, ma anche le scelte nella famiglia di Carla: il padre che non vuole tesserarsi al fascismo né costringere i figli ad adunate e lavaggi del cervello; la madre disposta ad aderire pur di mantenere un basso profilo e non inimicarsi fascisti tutti d’un pezzo come la maestra della figlia; lo zio operaio comunista; i nonni di campagna che proteggono i Treves e ascoltano Radio Londra nella stalla; la domestica che tradisce la famiglia che per tre anni l’ha ospitata in cambio della taglia promessa a chi denuncia gli ebrei. Attraverso le vicende dei vari protagonisti, il lettore incontra la Notte dei Cristalli, i bombardamenti su Milano, i razionamenti, il binario 21 della Stazione centrale, la strage di Meina, la lotta partigiana, la Liberazione, Piazzale Loreto.

Un ritratto della vita quotidiana a Milano in tempo di guerra, attraverso la chiave dell’amicizia, prezioso per le tante descrizioni accurate della realtà storica. Tra queste, ad esempio, la descrizione dei libri di scuola delle due bambine e dei cinegiornali di propaganda proiettati al cinema; l’educazione e le attività delle Piccole Italiane; il momento in cui Carla, vorace lettrice de “L’Avventuroso” (e non di “Primarosa” per piccole massaie, come vorrebbe la mamma) scrive per chiedere quando riprenderanno le avventure di Gordon Flasce/Flash Gordon: la lettere viene pubblicata col suo nome virato al maschile e la risposta è secca e scontata, vista la virata autarchica in ogni ambito. Suggestivo, anche alla lettura ad alta voce, il capitolo iniziale in cui le bambine cercano di cucire alle loro maglie una stella di panno gialla uguale a quella che Liliana ha visto sui vestiti della nonna appena arrivata dalla Germania a tre giorni dalla Notte dei Cristalli nel novembre 1938 (anche se in realtà fu in seguito a quei fatti che, dal 14 novembre 1938, gli ebrei tedeschi vennero obbligati a portare sugli abiti la stella; obbligo poi esteso a tutti gli ebrei al di sopra dei sei anni nel settembre 1941).

L’illustrazione di copertina è di Alessandro Baronciani.

Ilaria Mattioni, Stelle di panno, Lapis 2017, 323 p., euro 12,50

L’uomo del treno

23 Gen

uomo-del-trenoL’attacco è di quelli che ti fanno venir voglia di metterti a leggere ad alta voce; ti dà il senso rotondo di una storia che ti avvolge; ti presenta l’Orso, la figura che metterà in moto tutta la storia, descrivendola con un tono che premette un che di epico. Probabilmente perché lo conosciamo sempre come l’Orso, il proprietario della falegnameria Mazzanti ha in sé qualcosa di leggendario che ben si confà alla sua figura: schivo, rispettato e solitario, attento alle vicende politiche e a quel che gli capita intorno, è lui a rendersi conto che i treni che transitano accanto alla sua ditta non portano solo più assi di legno per i tetti delle case o le bare dei soldati, ma uomini. Ci sono occhi tra le fessure delle assi dei vagoni, ci sono voci che si rincorrono a presagire scenari orribili, c’è una bambina che un giorno salta giù e subito viene ricacciata dentro sotto la minaccia di un mitra puntato. Allora l’Orso coinvolge i suoi uomini più fidati nella costruzione di un vagone da scambiare con l’ultimo di uno di quei treni, per salvare delle vite: e poco importa che dentro ci sia un uomo solo, un professore che sta cercando di raggiungere la moglie e la figlia catturate durante il rastrellamento del ghetto di Roma. Intorno all’Orso, operai fedeli, ragazzi che scelgono di essere liberi nel pensare, partigiani, ma anche chi cerca di far profitto dalla situazione di guerra e dalla prigionia degli ebrei, famiglie che temono per i propri figli al fronte. E poi Giuliana, appena assunta come contabile, a cui l’Orso affida una macchina fotografica chiedendole di esercitarsi.

Proprio la fotografia – con i modi di vedere attraverso un’obiettivo, la scelta di avere immagini come testimonianza – costituisce un secondo asse narrante del romanzo: Giuliana impara e riflette, sceglie un proprio modo di guardare a quel che sta succedendo, di salvare almeno i volti quando non è possibile le vite. E insieme alla fotografia gli occhi, quelli dei vivi, quelli che guardano attraverso le assi dei vagoni, quelli da attaccare ai manichini perché abbiano una parvenza umana.

La figura dell’uomo ebreo, unico occupante del vagone, è ispirata a Karol Borsuk, matematico polacco che, durante l’occupazione nazista inventò un gioco da tavolo, costruendone artigianalmente alcune copie per la sua famiglia, poi successivamente pubblicato: nel 2009, Super Farmer ha vinto il premio Side Award per il Miglior Gioco per Famiglie dei Best of Show assegnato da Lucca Games.

L’illustrazione di copertina è di Gianni De Conno. Il sito dell’autore.

Fabrizio Altieri, L’uomo del treno, Piemme 2017, 304 p., euro 15, ebook euro 6,99

Il mistero della buccia d’arancia

18 Gen

mistero-bucciaIn occasione del Giorno della Memoria come ogni anno l’editoria per ragazzi sforna uscite ad hoc che parlano di Shoah e vicende ebraiche durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel caso di questo romanzo il taglio è leggermente diverso e può essere una lettura interessante perché presenta non solo una singola vicenda legata al periodo storico in questione, ma apparecchia per il lettore una bella scelta di tradizioni e feste ebraiche, con tanto di glossario finale.

La vicenda in sé, ispirata alla storia reale della famiglia materna dell’autrice, prende voce nell’oggi attraverso Anna, la protagonista che si mette sulle tracce della storia della nonna per una ricerca scolastica. Intorno a lei, che frequenta la quinta elementare, un fratello maggiore e una serie di cugine che – ciascuno a suo modo – si danno da fare per venire a capo del “mistero” di casa: perché a nonna Miriam non piacciono le bucce di arancia candite che il nonno prepara magistralmente? La risposta manda indietro nel tempo, alla nonna bambina e alle sue sorelle, costrette a nascondersi e poi a fuggire in Svizzera, alle persone “dalle mani amiche” che hanno messo in gioco la propria vita per salvarne altre.

Non è quindi un testo in cui si parla direttamente di Olocausto, di campi di concentramento, ma piuttosto – e in modo soft – della persecuzione degli ebrei in seguito all’introduzione delle leggi razziali; a essere interessante è – a mio avviso – piuttosto il contesto in cui la vicenda storica è inserita: il quotidiano di una famiglia ebraica che si ritrova insieme nei vari momenti festivi o dettati dalle tradizioni, di cui vengono illustrati i momenti, lo svolgimento, i cibi…

Lia Tagliacozzo – ill. Angelo Ruta, Il mistero delle bucce d’arancia,Einaudi Ragazzi 2017, 120 p., euro 11

La formula esatta della rivoluzione

10 Gen

 

formula-esatta-rivoluzioneUna nuova collana di Libri Volanti, la parte ragazzi delle edizioni Istos, e curata da Teresa Porcella, dedicata alle rivoluzioni che hanno segnato nella storia importanti cambi di direzioni, siano esse dettate da nuove invenzioni, da personaggi imprescindibili o da cambiamenti sociali. L’idea è di raccontare questi momenti a chi sta facendo una propria rivoluzione, costruendo la propria identità in un momento di crescita e passaggio come l’adolescenza.

La prima uscita è dedicata alla Rivoluzione francese e alla figura di Antoine-Laurent de Lavoisier che, salvato dal padre del protagonista e nascosto per due anni nella soffitta della casa di un conciatore di pelli, riesce a proseguire i suoi studi e a pubblicare il “Trattato di chimica elementare”, primo testo moderno di chimica. La storia viene narrata attraverso la figura di Armand che diventa assistente dell’uomo nascosto in casa sua e lo aiuta negli esperimenti, imparando insieme alla giovane Pierrette e acquisendo così capacità di ricerca e desiderio di proseguire gli studi. Intorno a loro si descrive la Parigi rivoluzionaria, i cambiamenti sociali e le violenze degli anni successivi, la condanna alla ghigliottina di Lavoisier, ma anche la possibilità per i due ragazzi di proseguire – grazie alla generosità dello scienziato – gli studi a Londra.

Il libro insiste anche su alcune tematiche parallele, come quella della parità di genere: affiancare ad Armand la figura femminile di Pierrette significa poter riflettere sulla rivoluzione come possibilità di essere uguali, di poter studiare senza essere nobili, di poter aspirare a diventare medico anche se si è donna.

Le illustrazioni di Otto Gabos accompagnano tutto il testo, offrendo in alcuni casi suggestioni ulteriori dal punto di vista dei momenti rivoluzionari, dei cambiamenti sociali tra le strade di Parigi o sul fronte di Valmy.

Il sito di Fois. Il sito di Masala. Il sito di Gabos.

Marcello Fois – Alberto Masala – Otto Gabos, La formula esatta della rivoluzione, Istos Libri volanti 2016, 189 p., euro 14

Il libro di Hector

4 Gen

cerise-hectorTorna Cérise per una nuova avventura di questa serie che dopo il grande successo in Francia è stata ben apprezzata anche dai lettori italiani.  Come nella precedente, anche in questo caso si tratta di risolvere un mistero: per tenersi impegnata durante le vacanze, visto che non andrà via come le amiche, Cérise si tiene impegnata compilando il diario e facendo esercizi di osservazione e schede di personaggi, come le ha suggerito la scrittrice di cui lei vorrebbe ricalcare le orme. Scopre così che un’anziana signora si reca in biblioteca tutti i mercoledì alla stessa ora e che da anni prende in prestito solo un libro, sempre lo stesso, il resoconto dal fronte di un soldato che ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale.  La curiosità diventa necessità di risolvere un mistero che giace nascosto in biblioteca da troppi anni. Ma la foga con cui la protagonista si getta nell’impresa le fa trascurare le amiche e mette tensione tra lei e la madre: ancora una volta infatti, gli autori riescono a delineare una figura a tutto tondo, senza rimanere legati solo alla singola investigazione, ma restituendo al lettore il vissuto quotidiano e familiare di Cérise.

Il blog di Neyret.

Preparatevi: a maggio esce il terzo volume della serie!

Joris Chamblain – Aurélie Neyret, I diari di Cérise 2. Il libro di Hector (trad. di V. Vitali), Panini 9L 2016, 80 p., euro 15,90