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Il maestro

27 Mag

il maestroA cinquant’anni dalla morte di don Milani, se ne scrivono e se ne dicono tante; si pubblica, si dibatte, si fanno incontri. Orecchio Acerbo pubblica un albo in cui le parole di Silei raccontano l’esperienza di Barbiana accennandola nell’esperienza di un ragazzino che finisce alla scuola del “prete matto” portato dal padre, che non sa né leggere né scrivere. Lì, quel prete che “mastica bambini e [li] sputa uomini” insegna a nuotare e a pensare, a discutere e a leggere il giornale, e poi a stare insieme e a scrivere anche quel che si pensa e di quel che va difeso.

Ecco, in questo anniversario in cui se ne scrivono e se ne dicono tante, mi piacerebbe che, per condividere coi ragazzi di oggi l’esperienza e il lascito di Barbiana, si guardassero insieme le illustrazioni di questo libro, in cui Simone Massi fa vedere in concreto. I suoi giochi di bianco e di nero mi rimandano ancora una volta alla realtà cruda, bellissima e terribile insieme: qui sono campagne lavorate con fatica, case senza luce elettrica, sonni di bambini ammassati in un solo letto, arroganza dei padroni, discussioni tra pari all’aria aperta. Qui ci sono i volti degli uomini e i musi degli animali, così come gli animali c’erano in Il topo sognatore di Franco Arminio. In quell’albo essi dicevano meglio di ogni parola la solitudine dei paesi abbandonati, il silenzio delle strade vuote, il chiedersi cosa sarebbe venuto. Qui le illustrazioni dove compaiono don Lorenzo e i suoi ragazzi stagliano le figure nitide, coi loro gesti, siano pugni alzati o volti muti di fronte alla consapevolezza della morte e della vita; quelle dove compaiono paesaggi hanno un respiro largo, un orizzonte lungo, e questo credo che meglio di ogni altra parola possa dire della forza dell’esperienza dei ragazzi di don Milani. I graffi del tratto di Simone Massi sono rughe e crucci sul volto del padre del protagonista, vessato dal padrone latifondista; sono solchi arati nei campi; sono sguardi di consapevolezza di chi fa esistenza al pensiero unico, orgoglio di chi guadagna consapevolezza, leggendo, dei propri diritti.

Un illustrato per i più grandi, per fare leva sulla forza dell’illustrazione, per convincerci ancora di più che sì, questo è proprio un formato giusto anche per i lettori dagli otto anni in su, mica solo per i piccoli, come stereotipo vorrebbe.

Il sito dell’illustratore.

Fabrizio Silei – Simone Massi, Il maestro, Orecchio Acerbo 2017, 48 p, euro 15

Yeti

25 Mag

yetiIn questo albo dal grande formato Taï-Marc Le Than e Rébecca Dautremer tessono una storia di ricerca: ricerca di se stessi, ma anche di quel che ci si chiede se esista davvero (lo yeti del titolo, alquanto metaforico in questo caso) e ancora di qualcosa che – dentro – sappiamo esistere perché ne sentiamo la mancanza o, se preferite, la costante presenza, la certezza in qualche modo di sapere che è lì fuori, che c’è.

La protagonista se ne sta pensosa al balcone, sguardo nel vuoto verso qualcosa di lontano e parimenti rivolto in sé ed ecco che, quando la prospettiva cambia e l’immagine seguente inquadra l’intera schiera di case, notiamo al piano di sotto uno yeti bianco, poggiato alla ringhiera pure lui, che la osserva. Sarà una presenza costante per tutto il viaggio, di cui la ragazza non si accorgerà, pur sentendola, camminando in sostanza verso chi già la accompagna. Il viaggio è lungo, prevede letture, ricerche, cartine, zaini e borse da viaggio. Fa fare incontri con sconosciuti, fidarsi di una guida, dondolare nel vuoto e arrampicarsi verso la cima. E poi, arrivati in alto, ecco il coraggio di voltarsi verso la presenza che si è chinata ancora una volta, quasi a protezione. La caparbietà, unita al sospeso (quella presenza non detta), issa fino alla decisione ultima, alla verità che lascia senza parole e riempie, allo stupore.

Rébecca Dautremer regala alla storia un’ambientazione d’antan, con pettinature, cappellini e abiti anni Venti. Ancora una volta sono i suoi colori forti a tirare il lettore dentro la storia e a lasciare in eredità una sorta di scintillìo: osservate le sfumature di arancio, di viola e di rosso; fate caso alle stoffe o alle declinazioni dei toni del verde e di quelli del blu che accompagnano tutta la storia come un filo, fino a ficcare i vostri occhi negli occhi della protagonista,  che si issa, guanti nella neve, in cima alla montagna. Fate attenzione ai giochi d’ombra, costanti in ogni illustrazione, alle impronte sulla neve, a certe verticalità quasi vertiginose, a tutto quello che le immagini dicono nel loro silenzio pieno di presenze.

Su Lettura Candita Carla Ghisalberti tesse un interessante parallelismo di questo albo con il romanzo “Ciao, tu” di Masini e Piumini.

Il sito di Le Thanh. Il sito di Dautremer.

Taï-Marc Le Than – Rébecca Dautremer, Yeti (trad. di Guia Pepe), Rizzoli, 40 p., euro 24

La signora degli abissi

23 Mag

Per la collana “Donne nella scienza” ecco un suggestivo racconto che presenta la figura di Sylvia Earle, oceanografa di fama mondiale che racconta la sua vita: come abbia amato fin da bambina la natura, il mare in particolare, e come abbia nutrito negli anni la sua curiosità iniziale facendola diventare una vera e propria passione. la felice scelta di Carminati di far parlare in prima persona Sylvia, che si rivolge al lettore come se gli stesse seduto davanti, accompagnata dalle tavole di Mariachiara Di Giorgio fa sì che il libro risulti davvero prossimo e si faccia leggere facilmente fino alla fine, dove è riportata un’altrettanto godibile intervista alla scienziata che racconta del suo progetto Mission Blue e di come abbia potuto realizzarlo grazie alla vincita del premio TED nel 2009 (qui il discorso che presentò per il premio).

Sylvia racconta di sé bambina, della fortuna di vivere in una fattoria del New Jersey a contatto con la natura, che studiava e osservava, e dell’eguale fortuna di aver trovato l’oceano davanti a casa quando i suoi genitori decisero di trasferirsi. Racconta degli studi, delle scoperte, degli entusiasmi per le nuove possibilità, ma anche delle difficoltà e degli scoraggiamenti, a volte dovuti al fatto di essere una donna, vittima degli stereotipi nel mondo accademico e scientifico. Il romanzo ricostruisce una vita dedicata all’oceanografia e anche alla sperimentazione di nuovi metodi, macchinari e possibilità: il lettore segue anche gli sviluppi di una scienza nel corso del secondo Novecento e vede come l’aguzzo di ingegno di qualcuno e le intuizioni abbiano potuto rendere possibile camminare in fondo ad un oceano, viverci addirittura per settimane, aprire possibilità fino a poco prima inimmaginabili.

Il libro, vista anche la collana in cui è inserito, mira a dare corpo all’idea che non esistono differenze di genere nell’intraprendere una carriera scientifica; in realtà mi pare – e lo noto con molto piacere – che più che la possibilità di una donna di intraprendere certi studi, quello che emerge sia la forza della passione di Sylvia e come sia stata determinata la modalità in cui i suoi genitori l’hanno cresciuta, assecondando le sue spedizioni all’aria aperta, permettendole di stare sotto la pioggia, di passare le ore appesa a un albero, di portare in casa barattoli di vetro pieni di insetti e bestiole varie. Quello che si respira principalmente è che i genitori dei ragazzi Earle hanno dato loro fiducia, concedendo una vita libera nel rispetto delle regole civili, interessandosi e condividendo le loro passioni, sostenendoli senza giudicare, caratteristiche che Sylvia ha poi trovato in molte delle persone che l’hanno accompagnata nella vita. E questo mi pare conti, nel racconto di questa esperienza, ancora più della questione delle differenze di genere: fin da bambina, Sylvia era considerata un’interlocutrice valida, un’appassionata, una curiosa dove “curiosità” ha il significato migliore e più positivo del caso.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratrice.

Chiara Carminati – ill. Mariachiara Di Giorgio, La signora degli abissi. Sylvia Earle si racconta, Editoriale Scienza 2017, 118 p., euro 12,90

Il mondo da quaggiù

18 Mag

Holly Goldberg Sloan regala ai lettori un libro ancora più coinvolgente e più alto, se possibile, del precedente Il mondo fino a 7. Parlare di altezza fa sorridere perché il problema della protagonista è la sua statura. Julia è bassa, terribilmente bassa per la sua età, ma non se ne è mai fatta sostanzialmente un problema finché non ha ascoltato per caso i suoi genitori crucciarsene. Allora ha deciso di non pronunciare più la parola “bassa”e di concentrarsi su altro; in realtà, la sua estate non comincia benissimo: le sue due amiche sono via in vacanza e lei continua a soffrire la morte del suo cane Ramon. Poi la mamma la costringe a partecipare ai provini per “Il mago di Oz” che verrà messo in scena durante l’estate all’università; chi vuol davvero essere ingaggiato è il fratello minore, dalla voce di miele e dalle grandi doti canore, ma anche Julia viene presa per interpretare i Mastichini insieme a una serie di altri ragazzi e a tre adulti nani: allora decide che sarà l’estate dei nani al  comando e, sotto la spinta del carisma del regista dello spettacolo, si immerge nella nuova esperienza cantando Segui il sentiero dorato.

Sì, avete letto bene “l’estate dei nani al comando”. E di espressioni così, in cui Julia dice proprio quello che le passa per la testa, fregandosene di stereotipi, pregiudizi e perbenismi  è pieno il romanzo. Perché Julia ha la grazia sventata e insieme profonda di chi dice quel che vede, quel che intuisce del mondo intorno e la verità, semplice com’è. Compreso quando si dispera perché non vuole crescere e diventare “una donna media”, compreso quando affronta il dolore della morte insieme alla sua vicina di casa, compreso quando cerca di capire Olive e il modo in cui affronta la vita da nana. Le considerazioni di Julia sul mondo e sulla vita sono davvero senza filtro e sovente fanno sorridere, nella loro semplice essenzialità, nella logica tutta loro che seguono.

Il libro è pieno di passaggi folli e bizzarri, a partire da un personaggio come la signora Chang, la vicina di casa dalla vita misteriosa, che cuce costumi straordinari e che non si pone problema ad andare in giro vestita da scimmia volante. Un libro lieve, dove si cerca di volare alto, e non solo perché c’è un cavo che ti dondola sul palcoscenico facendoti provare l’ebbrezza di un altro punto di vista.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Cristina Bazzoni.

Holly Goldberg Sloan, Il mondo da quaggiù (trad. di Loredana Baldinucci), Mondadori 2017, euro 16, ebook euro 6,99

La bambina selvaggia

11 Mag

Questo romanzo è un classico. Lo è per il respiro con cui è scritto, per la facilità di scrittura che tesse una storia importante facendola emergere dal quotidiano di una cittadina, per il modo di tratteggiare i personaggi e regalare al lettore figure che rimangono nella memoria. Un classico lo è in Gran Bretagna, opera della romanziera e saggista Rumer Golden, vincitore del Whitbread Award nel 1972, divenuto poi un dramma radiofonico e una serie televisiva.  Un libro che vi fa venire voglia di leggerlo ad alta voce, di condividerlo, di riproporlo come una storia che viene da un altro tempo (sono gli anni Sessanta in realtà) e che non ha tempo, per cui rimarrà nei consigli di lettura come un classico, appunto.

Si racconta di Kizzy, zingara a metà, che vive con la nonna in un vecchio carrozzone in un frutteto, con un vecchio cavallo come migliore amico. Quando a sette anni vieni costretta a frequentare la scuola la odia subito: per come gli altri la guardano, per come le bambine la prendono in giro, mentre solo un ragazzo più grande, Clem, riesce a diventarle prossimo perché non la giudica. Il ritorno al suo mondo, al tè preso intorno al fuoco, alla cassetta di legno su cui sedersi mentre scende il buio sono la protezione verso il mondo che le è ostile. Poi la nonna muore, il carro viene bruciato come da sue disposizioni e Kizzy rischia di finire in istituto, visto che nessuno la vuole, e nell’immediato pure la polmonite. Verrà curata nella più grande casa del villaggio, dall’Ammiraglio Cunningham Twiss e dai suoi due aiutanti e poi affidata a miss Brooke, comparsa nel villaggio all’acquisto del cottage, dedita al suo giardino, eletta giudice di pace, donna che sa ascoltare e vedere. Kizzy non ha un carattere facile e la sua ostilità verso il mondo si concretizza in sguardi truci, sputi,g graffi e sotinazione. Non fa nulla di imposto e teme la scuola per via delle botte e degli insulti che riceve dalle compagne. Kizzy ha il frte desiderio di poter comunque essere se stessa, quella che ama abbrustolire le mele sul fuoco, mangiare all’aria aperta e prendersi cura di un cavallo.

Un libro che dice di bullismo e accettazione, e dei pregiudizi verso chiunque scarti rispetto alla banale adesione alle regole decisa dalla società, mantenendosi fedele a se stesso. Il villaggio guarda con sospetto non solo Kizzy, ma anche miss Brooke e pure l’Ammiraglio sulla cui vita e sulla cui casa e sui cui aiutanti si inventano dicerie senza fondamento. Queste persone però sanno rimanere in piedi, nonostante le difficoltà; sanno mantenere la linea che hanno scelto, non dare troppo peso ai giudizi altrui e sanno insegnarlo anche alla protagonista, senza imporglielo, ma semplicemente vivendo nel quotidiano.

Rumer Godden, La bambina selvaggia (trad. di Marta Barone), Bompiani 2017, 201 p., euro 13, ebook euro 6,99

L’isola dei bambini rapiti

8 Mag

Fida Nilsson si conferma una grande scrittrice, capace di coinvolgere i suoi lettori in avventure ricche di colpi di scena, dove il lato fantastico (inteso come quel che di originale, financo strambo, c’è rispetto alla realtà) aiuta a far emergere un sottile e delicato intreccio di sentimenti e di questioni sulla vita e su come funzionano il mondo e i suoi abitanti. Già apprezzata in Mia mamma è un gorilla, e allora? e in Dante, il ratto gigante, eccola alle prese ora con una storia di pirati, di una giusta misura per i lettori dai dieci anni, ma anche con il respiro giusto per essere letta insieme a quelli più piccoli.

L’autrice costruisce un mondo quasi mitico, un insieme di isole immerse nei Mari Ghiacciati, con baie dove si riposano le balene e inverni tanto freddi da congelare le vele delle barche. Ci sono L’Isola Grassona, quella di Malavoglia, l’Onda del Nord, l’Isola del Buio e così via, e c’è Blåvik, dove la protagonista Siri vive insieme alla sorellina Miki e al padre, un pescatore magro come uno stecchino e piegato dalle avversità della vita. Su tutto, spicca la terribile fama del pirata Testabianca, che lascia ai suoi marinai tutto il bottino e tiene per sé solo i bambini, costretti a scavare nella miniera della sua isola per trovare il pezzo di carbone giusto per permettergli di ottenere il diamante più puro e prezioso. Mentre raccolgono bacche su un isolotto di proprietà della loro famiglia, Miki viene rapita e Siri parte alla sua ricerca, rosa dal senso di colpa, con l’ultima nave che lascia il porto prima che l’inverno ghiacci il mare e intrappoli le barche. Il suo viaggio è fatto di incontri: il cuoco di bordo Fredrik che condivide il suo stesso rimorso; Nanni, donna che vive isolata dando la caccia ai lupi; un cucciolo di sirena; un coetaneo, Einar che sogna la ricchezza; qualche brutto ceffo. E poi Testabianca, sua figlia Colmba, la ciurma di pirati e il gruppo di bambini, neri di fuliggine e morti di fatica. Il suo viaggio è un’impresa e insieme la storia di una crescita, il tendere con forza verso un’obiettivo, scoprendo quell’attimo esatto  in cui sai esattamente chi sei, ma anche come sia facile fare scelte di ripiego. Ogni tanto però – le spiega Fredrik – salta fuori qualcuno capace di fare scelte coraggiose, ed è una bella fortuna per tutti gli altri.

Un narrazione fascinosa e lineare, dove un buon apporto è dovuto alla traduzione: godetevi la scelta dei nomi delle isole e di quelli dei pirati, così come i nomi che Siri affibbia alle persone che vede intorno.

Frida Nilsson, L’isola dei bambini rapiti (trad. di Anna Grazia Calabrese), Feltrinelli kids 2017, 286 p., euro 14, ebook euro 9,99

Vagabonde

5 Mag

Vagabonde Libro che fin dal titolo è un invito all’avventura. Vaga-bonde, piccola guida pratica per esploratori botanici, si rivolge ai bambini con suggestioni tra scienza e storia, con l’interesse per la conoscenza a fare da filo conduttore.

L’albo si propone di indagare le piante pioniere, comunemente definite “erbacce” che crescono ai margini degli ambienti urbani, insinuandosi, poco apprezzate, tra crepe e fessure, anche in luoghi poco ospitali. Ognuna è presentata da una tavola con il nome scientifico di appartenenza e ne sono indagate caratteristiche, comportamento e alcune curiosità storiche, mitologiche, aneddotiche o culinarie. Per ciascuna è sottolineato un aspetto nobilitante o curioso, con il vantaggio di rendere tutta l’opera affascinante, non un semplice elenco ma un insieme di spunti che aprono la riflessione a posteriori sui concetti di bello, utile, banale, scontato, imprevedibile.

L’invito rivolto ai bambini è di attrezzarsi per vivere un’autentica avventura da esploratori in città per cogliere aspetti insoliti della natura proprio lì dove sono meno evidenti. Per conoscere, scoprire e magari classificare in un erbario piante che tutti i giorni vediamo, piante non nobili e dalla storia curiosa, che non troveremo in un negozio di fiori, ma per strada, a ridosso di un muro.

Il libro fa parte della collana PiNo, Piccoli Naturalisti Osservatori, e segue l’apprezzato Sei zampe e poco più, scritto e illustrato da Geena Forrest, edito lo scorso anno.

Marianna Merisi, Vagabonde. Una guida pratica per piccoli esploratori botanici, Topipittori 2017, 32 p., euro 14

Dirk e io

2 Mag

Arriva in Italia il romanzo in cui Steinhöfel racconta episodi esilaranti della sua infanzia, condivisi con il fratello Dirk, di due anni più piccolo. Chi ha avuto l’opportunità di apprezzare la facilità di scrittura e l’ironia dell’autore nei libri della serie dedicata a Rico e Oscar, le ritroverà pari pari in questo libro, suddiviso in episodi così da renderlo appetibile anche per la lettura condivisa ad alta voce.

Un trasloco complicato, una vacanza in roulotte sotto la pioggia battente, la casa sull’albero, le canzoni di Natale, ma anche quella stupenda porcheria che è mangiare gli spaghetti senza forchetta, direttamente dal pentolone  col sugo che schizza da tutte le parti  mentre la cucina è ricoperta di fogli di plastica. Si racconta degli amici, delle prese in giro, delle bravate e dei fraintendimenti, della gita scolastica e del presunto omicidio avvenuto in casa dei vicini: tutte avventure per sbellicarsi dalle risate e tutte – eccetto una – veramente capitate all’autore.

Impreziosito dalle illustrazioni di Schössow ad ogni inizio di capitolo, il testo ha un’appendice finale con tanto di fotografie d’epoca in cui l’autore racconta com’è nato il romanzo, quasi per caso, e di come abbia avuto subito una grande presa tra i giovani lettori ; gli adulti invece hanno fatto qualche rimostranza nel corso degli anni, per il linguaggio o per il tono infantile, modificato poi nel corso delle edizioni. Probabilmente qualche adulto troverebbe a ridire ancora adesso, il romanzo è decisamente franco e caustico anche proprio nella descrizione che fa degli adulti; è sincero, è raccontato da un ragazzino che sa vedere e dire con estrema ironia: anche i lettori si piegheranno in due dal ridere, come il bambino che ha partecipato al primo incontro tenuto da Steinhöfel e di cui c’è traccia in appendice. Lì però l’autore diventa estremamente sincero anche sulla sua infanzia e parla della consapevolezza venuta a posteriori, quando si è reso conto della paura che il padre talvolta incuteva in lui e nei fratelli e di come, scrivendo, l’abbia eliminata.

Andreas Steinhöfel – ill. di Peter Schössow, Dirk e io (trad. di Alessandra Petrelli), Beisler 2017, 191 p., euro 14,90

Un uomo a metà

20 Apr

La copertina vi dirà già quanto è azzeccata la scelta di Gemma O’Callaghan come illustratrice di questo testo breve di Morpurgo, come siano giusti i suoi colori, certe sequenze di piccole illustrazioni come in un fumetto, certe visioni laterali che permettono al lettore di osservare dall’alto o da lontano, come fosse spettatore prima e poi presente all’incontro vero tra Michael e il nonno. Sì, perché l’incontro tra i due avviene veramente solo quando, dodicenne, il ragazzo passa le vacanze da solo col nonno sulle isole Scilly, pescando, leggendo e ascoltando finalmente quello che non è mai stato detto ad alta voce: di come l’uomo, arruolato in Marina durante la Seconda Guerra Mondiale, fosse imbarcato su una nave colpita da un siluro e poi, salvato da un amico, fosse stato curato riportandone ferite gravi che ne hanno devastato il volto.

Per tutta la vita, il nonno di Michael si è sentito “a metà”, osservato come un mostro, e il nipotino ha sempre ricevuto la raccomandazione di non fissarlo. Tentare di guardare da un’altra parte è stata, per il breve tempo trascorso insieme nelle festività in famiglia, un’impresa molto più difficile e faticosa rispetto alla semplicità di quel che il bambino avrebbe voluto fare: poter guardare suo nonno e chiedere. Tenere nascoste le cose, specie quelle che sono evidenti a tutti, tentare di far finta di nulla è più faticoso e più doloroso; la capacità di guardare davvero, di vedere lo stato delle cose (di un volto in questo caso, ma anche della fatica a cui gli altri ti costringono) non è di tutti, ma c’è: il nonno l’ha conosciuta nei modi di essere e di fare dei medici e degli infermieri che lo hanno rimesso in sesto e lo hanno fatto sentire a posto e la ritrova nel ragazzino con cui finalmente può essere se stesso. Essere sé significa anche essere brutalmente onesto, rispetto al proprio dolore e a quello di chi gli stava accanto e dire insieme la rabbia, l’impotenza, la necessità di guardare comunque. Gli sguardi che restituiscono al nonno la dignità sono salvifici, proprio come il tocco e il canto con cui l’amico lo tiene sveglio mentre la scialuppa li porta in salvo dopo lo scoppio.

Morpurgo dà voce ai segnati dalla guerra, a chi è tornato ma appunto viene visto “a metà”, come già aveva fatto Boyne in Resta dove sei e poi vai.

Il sito di Morpurgo. E quello dell’illustratrice.

Michael Morpurgo – ill. Gemma O’Callaghan, Un uomo a metà (trad di Alessandra Valtieri), Lapis 2017, 64 p., euro 10

I numeri felici

19 Apr

Quando a inizio estate salivo alla casa di montagna per farne una dimora più stabile, la mia nonna di lassù a cena “faceva la conta”: contava le cose successe durante l’inverno, quando il mio salire era un passaggio più che un fermarsi; contava le persone, i fatti, gli animali, le normalità e le eccezioni. Le raccontava e le contava proprio, in numeri ed accadimenti, persone e bestie.

Anche Tina in questo libro rac-conta i suoi dieci anni: lo fa proprio nel senso di basare quel che dice sui numeri, fulcro della narrazione, a volte pretesto, sempre legame col padre lontano che di numeri si occupa. Ci sono numeri molto dispari e molto appuntiti come l’undici, altri felici, altri speciali, fin pelosi. Si contano le cose da fare, i giorni vissuti e quelli della vacanza; si usano numeri perfetti e tondi. Ne è affascinata, questa bambina che fa le cose un po’ sbilenche, che non è perfetta come la compagna di scuola, ma ha una grande amica di nome Carla che la capisce, le regala un non meglio identificato animale battezzato Felice e insieme il trio va a spasso per il quartiere. Il lettore incontra il pescivendolo, le rispettive famiglie, il bambino che scruta inesorabilmente chi passa e Giovanni, che in strada ci vive e che ama fare fotografie e farsi ritrarre.

Un diario estivo che si fa piccolo giallo e grande ricerca quando Giovanni sparisce dalla circolazione; pagine attraverso le quali Tina guarda fuori, ma anche dentro di sé; testo che lascia spazio al lettore con le tabelle in cui segnare i suoi numeri e i suoi giorni speciali. Di Susanna Mattiangeli ho amato a non finire Come funziona la maestra; anche qui si ritrova la leggerezza profonda dello sguardo, incarnata qui in una bambina sognatrice che non ha difficoltà a farsi tigre, spia o albero e a cui sta proprio bene la faccia che Marco Corona che le ha immaginato.

Ovviamente un invito a raccontare i numeri, o almeno per numeri.

Il blog di Corona.

Susanna Mattiangeli – ill. Marco Corona, I numeri felici, Vànvere edizioni 2017, 79 p., euro 13