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Nera

18 Dic

neraChe bello incontrare questo libro dopo tante pubblicazioni relative alle grandi donne, alle biografie di chi ha fatto la storia eccetera eccetera. Che bello che sia un fumetto e che sia costruito così, con pochi colori significativi, con un bel respiro sulla pagina. E che bello che parli di chi è stato dimenticato o almeno è meno conosciuto e che dia risalto facendo giustizia.

Anche Claudette Colvin era di Montgomery come Rosa Parks, anche lei rifiutò di cedere sull’autobus il posto a un bianco e lo face prima della più nota concittadina; aveva quindici anni e la sua vita fu cambiata per sempre da quel gesto che avrebbe poi toccato e modificato le vite di tanti altri.

Plateau, che trae questo testo da un libro di Tania de Montaigne che ricostruisce la vita di Colvin, non risparmia nulla della realtà, della violenza, della durezza del momento storico e probabilmente lo stile grafico scelto rende il tutto ancora più nudo e crudo; non cela nulla delle vicende della protagonista e riesce a rendere partecipe il lettore affidandogli la parte di Claudette, interpellandolo col tu, chiamandolo in causa e facendogli vestire i panni dell’attivista.

Uno dei migliori fumetti di questo anno.

Émilie Plateau, Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin (trad. di Silvia Mercurio), Einaudi ragazzi 2019, 136 p., euro 13,90

Senza batter ciglio

16 Dic

Questo è un bel romanzo, di quelli che si leggono veloci, scorrono e non indugiano in carinerie e o stereotipi di sorta. Viene dall’Argentina, la sua autrice è una premiata giornalista che scrive per bambini e ragazzi e viene tradotta in Italia per la prima volta. Mette sulla pagina la storia della dodicenne Florencia che racconta in prima persona di volersi trovare un lavoretto per aiutare a casa: il padre se n’è andato da qualche mese e non dà notizie né manda denaro; la mamma fatica a star dietro a lei e al fratello piccolo, decisamente impegnativo. Flor è una da liste: ne compila per ogni occasione, le espone al lettore e intanto racconta il suo quotidiano: la famiglia, la rabbia verso il papà, il compagno di cui è innamorato, quanto si senta inadeguata rispetto ad amiche e coetanee. Poi punta sul diventare una statua vivente e decide di farsi insegnare i trucchi del mestiere da chi interpreta il re al parco: l’adulto che accetta di darle le dritte costruisce con lei un interessante rapporto fatto d rispetto, dialogo reciproco, capacità di ascolto che aiuterà la protagonista a vederci meglio in quel che le sta succedendo e nelle decisioni che deve prendere.

Questo, dicevamo, è un bel romanzo di formazione che fa proprio piacere incontrare; allora, davvero un peccato i due grossolani errori che sono sfuggiti in fase di editing: la professoressa di matematica diventa una maestra e uno dei personaggi secondari cambia nome nel giro di poche righe.

Andrea Ferrari, Senza batter ciglio (trad. di Elena Rolla), Beisler 2019, 114 p., euro 13,50

Racconti d’Oriente / Il giardino di Nonna Li

12 Dic

Il lavoro di Catherine Louis è prezioso e affascinante. Appassionata di cultura cinese, da tempo affianca Marie Sellier (che di lei dice questo) nel raccontare storie della tradizione; in Italia uscì per L’Ippocampo “Me l’ha detto il topo”; tra i libri non tradotti rimane un mio “libro per sempre” Le petit chaperon chinois che si apre fino a diventare un panorama di otto metri, presentando attraverso il gioco delle fustelle e la sapiente accoppiata di rosso e nero una versione cinese di Cappuccetto. Il lavoro di fustellatura torna anche nei racconti orientali di Darwiche editi da ElectaKids, su sfondo colorato nella pagina intera che affianca il titolo del racconto e il proverbio che lo accompagna, mentre le pagine di testo hanno silhouettes in bianco e nero di contorno. Sono racconti brevi, perfetti per la lettura ad alta voce, e appunto la forma grafica potrà incuriosire i lettori e avvicinarli al testo.

L’Ippocampo ragazzi traduce invece un albo realizzato in coppia con Sellier, in cui si racconta di come Nonna Li, ricca solo dei suoi due orci, vada ogni giorno a riempirli sotto il Ponte Canterino; quando la piccola Yun le fa notare che un orcio perde, è troppo vecchio e quindi inutile, la nonna non si scompone: saggia e calma, le dice di guardare bene, di fare attenzione: è il caso che cambi idea e sarà la natura intorno a meravigliarla. Il libro è accompagnato da un’iniziazione agli ideogrammi cinesi: ogni pagina di testo, ne riporta uno presente nella frase soprastante. Il formato quadrato e le illustrazioni, come il ritmo della storia ne fanno una lettura davvero piacevole. L’Ippocampo ripubblica anche Il mioABC cinese, sempre di Catherine Louis, di nuovo disponibile in libreria.

In autunno l’artista svizzera è stata ospite, in una residenza d’artista, del Circolo Svizzero di Genova: sul sito della rivista Andersen una breve intervista, preludio all’approfondimento da leggere sul numero di novembre scorso.

Jihad Darwiche – Catherine Louis, Racconti d’Oriente (trad. di Rossella Savio), ElectaKids 2019, 50 p., euro 19,90

Marie Sellier – Catherine Louis – calligrafie di Wang Fei, Il giardino di Nonna Li (trad di Margherita Botto), L’Ippocampo Ragazzi 2019, 48 p., euro 9,90

Perché la Terra ha la febbre?

11 Dic

In questo periodo in cui tanto vanno di moda le tematiche ambientali sia nella narrativa che nella divulgazione per ragazzi, la collana Teste Toste di Editoriale Scienza, sempre apprezzata dai ragazzi per la grafica e le modalità di esposizione, manda in libreria una nuova uscita che cerca appunto di fare chiarezza intorno al clima. Lo fa nel consueto modo, cioé presentando dei grandi temi sottoforma di doomande a cui seguono brevi spiegazioni a loro volte introdotte da altre domande; il format infatti è quello dell’intervista che Federico Taddia fa questa volta a Elisa Palazzi che lavora al CNR di Torino dove studia i cambiamenti climatici nelle regioni di montagna e i loro effetti, soprattutto sulle risorse idriche.

Tra i temi affrontati: perché gli alberi aiutano il clima, che differenza può fare un grado in più, cos’è una bomba d’acqua, se l’oceano sis calda forse che i pesci si mettono a sudare… grazia anche alla chiave ironica e alle illustrazioni di AntonGionata Ferrari, è possibile approfondire e farsi un’idea su com’era il clima ai tempi dei dinosauri e su come sarà fra cent’anni, su cosa sta succedendo.

Presto il libro sarà inserito anche nella lista di risorse digitali a tema (narrative e no) per bambini e ragazzi che ho curato per il webinar di Mlol-Scuola appena conclusosi.

Federico Taddia – Elisa Palazzi – ill. AntonGionata Ferrari, Perché la Terra ha la febbre? e tante altre domande sul clima, Editoriale Scienza 2019, 96 p., euro 12,50

Haiku siberiani

9 Dic

Meraviglia meraviglia. Un’interessantissima scelta grafica da parte di Lina Itagaki per dare forma alle parole con cui Jurga Vilé racconta di suo padre, il tredicenne Algis Mieli, e della sua famiglia. Racconta di “tempi tumultuosi”, di quando la Germania invase la Polonia e la Lituania fu presa dall’Unione Sovietica e di come tutti quelli che non festeggiarono l’invasore furono considerati invisi al potere, messi su carri bestiame e inviati in Siberia. Questa è la sorte che tocca ad Algis e alla sua famiglia, la sorella Dalia che ama lavorare a maglia, la mamma dolce e muta dopo la morte di un’altra figlia, il padre capo villaggio rispettato e amato da tutti, la zia appassionata del Giappone. La vita di un ragazzino vira bruscamente: addio al villaggio, alle api allevate con cura insieme al papà, all’inseparabile papero Martino che viene ucciso da un soldato. Addio anche al padre, caricato su un altro convoglio, e spazio al viaggio in treno verso una sorte avversa e una terra gelida, dove si è stranieri insultati e vessati, dove si vive in baracche, dove si conosce per la prima volta la fame.

Il racconto, per brevi capitoli tematici, non nasconde nulla della crudeltà e della durezza dell’esperienza di Algis, che tornerà con il “treno degli orfanelli” insieme ad alcuni di quelli con cui è partito. Non nasconde le privazioni, la crudeltà gratuita dei soldati o dei coetanei russi, i patimenti, le morti, la disperazione. Ma nel contempo racconta la coraggiosa capacità dei bambini e di alcuni adulti di cercare la poesia e la gioia, per quanto possibile, nel quotidiano: cantare insieme in un coro, mandare haiku ai prigionieri giapponesi del campo accanto, allevare pulcini, mettersi un vestito un tempo elegante, fare musica. E serbare il ricordo caro del proprio paese: sono le mele la chiave del ricordo, quelle mele che il padre di Algis gli consegna in un secchio (“In Siberia non crescono le mele”), che essiccate diventano cibo prezioso, i cui semi piantati nello stesso secchio germogliano come la speranza di tornare. E poi ci sono gli animali: le lucciole, le api, i pulcini, persino i pidocchi. E quello sguardo, quello che il padre ha da sempre insegnato in famiglia: “Ci insegna a essere attenti, a osservare le meraviglie del mondo” dice il ragazzino che proprio con lo stesso spirito d’osservazione racconta quel che succede.

Davvero un bel modo di fare Memoria e di offrire ai lettori una finestra su una pagina di storia che magari non conoscono.

Ospiti nei giorni scorsi di BilBolBul a Bologna, dove hanno allestito un ufficio postale, le autrici sono in lizza con questo titoli al prossimo festival di Angoulême nella categoria Jeunes Adultes in compagnia di altre meraviglie, tipo “Spirou, l’espoir malgré tout” e la trasposizione in fumetto del romanzo di Xavier-Laurent Petit “Le fils de l’Ursari”.

Jurga Vilé – Lina Itagaki, Haiku giapponesi (trad. di Adriano Cerri), Topipittori 2019, 240 p., euro 16

Cuore a razzo farfalle nello stomaco

20 Nov

Il romanzo è godibilissimo, scritto col giusto ritmo, con un’ironia non da poco e a tratti ti sentiranno ridere di cuore mentre leggi. Del resto non si può rimanere impassibili di fronte al ritratto, ad esempio, che Rob fa dei propri genitori. Lui è un tredicenne timidissimo, che ama citare Shakesperare, non nuovo agli attacchi di panico, con una vita sociale prossima allo zero: ha un grande amico che usa mille abbreviazioni quanto messaggia, un bullo che lo ha preso di mira e un nonno caustico che vive in una residenza per anziani e scommette su chi sarà il prossimo ospite a tirare le cuoia. Rob sta studiando l’amore: è stato trafitto dalle frecce di Cupido la prima volta che ha visto Destry Camberwick, cerca di incrociarla casualmente, tenta di capire cosa sia l’amore vero osservando le persone intorno a lui. E così parla della vita, mette a nudo gli adulti, scopre la figura della nonna paterna di cui non sa assolutamente nulla. Poi comincia a ricevere strani messaggi sul cellulare che lo spingono a sfidarsi, ad avere il coraggio di essere davvero se stesso.

Ad un certo punto, il libro svolta: siamo verso la fine, c’è una sorta di colpo di scena e le ultime pagine rivelano al lettore molto sulle pagine che ha letto in  precedenza, su cosa significa rielaborare la realtà, raccontarla, prenderne atto. Sarebbe stato un ottimo romanzo comunque, anche senza quello scarto, quella rivelazione: è il modo in cui è scritto a renderlo fresco, divertente e non banale. Di più non si può dire altrimenti si rivelerebbe troppo, ma sicuramente è da proporre ai ragazzi , sperando che qualche altro libro di quest’autore australiano trovi la via della traduzione in italiano.

Barry Jonsberg, Cuore a  razzo farfalle nello stomaco, Piemme 2019, 317 p., euro 16, ebook euro 6,99

Storia di Boy

18 Nov

storia di boyChe meraviglia questa scoperta, questo libro che ha aspettato per tanto e che ora ho letto: l’autrice fa piombare il lettore in pieno fine Medioevo, nell’anno santo 1350 tra i pellegrini in visita a Roma. Racconta Ragazzo, il protagonista che vive in terra di Francia in un maniero che ha conosciuto giorni migliori. A lui, gobbo e deriso non solo per la malformazione ma anche per i boccoli d’oro, tocca accompagnare verso Roma Secundus, misterioso pellegrino che cerca di arrivare sulla tomba di Pietro con sei reliquie, per procurarsi le quali non bada a mezzi e a modi. Tutto stupisce il ragazzo che non ha mai visto il mondo e che sogna di poter chiedere il miracolo di diventare un normale ragazzo; eppure lui sa parlare con gli animali e ha in nuce qualcosa di straordinario anche se non lo sa. Il viaggio, le peripezie e le fughe sono l’occasione perché Secundus si racconti, perché i due si addomestichino a vicenda. Il lettore accompagna Ragazzo nella presa di coscienza e nell’accettazione della sua vera natura, fino a rendersi conto di quanto vasti possano essere i suoi orizzonti.

E se non si può dire di più sulla trama per non rivelare troppo, di certo di può sottolineare come l’ambientazione ricostruisca alla perfezione il mondo medievale, le credenze dell’epoca, il modo di vivere e di pensare e la città di Roma devastata dai Barbari e – come dice Secundus – dai suoi abitanti che non seppero vedere abbastanza lontano. Le illustrazioni di copertina e di inizio capitoli e le mappe di Ian Shoenherr contribuiscono non poco alla resa dell’epoca.

Catherine Gilbert Murdock – ill. di Ian Schoenheerr, Storia di Boy (trad. di Roberto Serrai), Giunti 2019, 249 p., euro 16, ebook euro 9,99

Il posto magico

15 Nov

Mi piace molto poter consigliare albi adatti ad essere letti ad alta voce, anche romanzi più corposi, immaginando che si possa leggere a puntate, in un appuntamento giornaliero fisso in classe o a casa prima di dormire, ritagliarsi del tempo per gustare una storia. Eccone allora un altro, di quelli che fanno ridere e parteggiare, spingere la protagonista nella fuga e sperare che ai cattivi di turno succeda qualcosa. Ecco Clementine vestita di stracci che vive in uno scantinato della Grande Città Nera, che non esce di casa né può guardare fuori, che passa il tempo a far da sguattera o ringhiusa nello scantinato dai due che chiama zii. La coppia zia Vermilia e zio Rufus non può non ricordare gli Sporcelli di Dahl o anche Bella Yaga e Mandragora di Diana Wynne Jones: sono perfidi, malvagi, facili all’insulto e pasticcioni come i primi, hanno in casa una bambina che ritengono al loro servizio come i secondi. In questo caso l’hanno rapita neonata: Clementine non lo sa; conserva del passato solo vaghi ricordi a cui attribuisce lo status di sogno (un “posto magico” dai colori vividi, prati, ruscelli, animali) finché in soffitta trova un coniglio di peluche che le fa riaffiorare anche la sensazione del calore umano di una famiglia. I due sono abili ladri e truffatori, hanno due stanze piene di tutto quel che serve per i travestimenti e hanno strabilianti trovate per ogni situazione (calamite, braccia in più, baffi finti); non sanno però che un giovane pittore, fratello di Clementine, da mesi è in città per ritrovarla. E non sanno che il loro gatto Gilbert è estremamente intelligente.  Ma soprattutto non sanno che Clementine non ha mai perso la capacità di sperare, alimentata da uno scorcio di cielo che può vedere se infila la testa nella canna fumaria e dalla meraviglia che il suo posto magico che le fa crescere dentro ogni volta che ci pensa, anche quando scopre che la città è una distesa di tetti e comignoli, grigia di fumo e fuliggine.

Un libro dal ritmo di un classico, con descrizioni che vanno in crescendo (fughe, infilate di insulti, pioggia di oggetti lanciati), che faranno sorridere e ridere i lettori, che faranno prendere parte. Accompagnato dalle illustrazioni dell’autore stesso, non nuovo al pubblico italiano. (vedi “Dinosaurium” e “Planetarium”, sempre Rizzoli).

Chris Wormell, Il posto magico (trad. di Eleonora Dorenti), Rizzoli 2019, 296 p., euro 17, ebook euro 7,99

Bianca

11 Nov

Bianca ha dodici anni ed è proprio una dodicenne, verrebbe da dire: la trovano intrattabile, lunatica, scontrosa, silenziosa; nessuno riesce a capirla, né la madre né il padre che vive in un’altra casa con un’altra compagna e vorrebbe addirittura vederla meno (perché pensa che a lei farebbe piacere così). Bianca sa essere furiosa, ma in estremo silenzio e pare così ingarbugliata che sua madre sostiene ci voglia il libretto delle istruzioni per comprenderla, ma è comunque difficile, pare che talvolta il libretto cambi lingua e non ci sia nulla da fare. Bianca ha un posto segreto, un angolo nascosto di prato, dietro casa, così nascosto che devi farti sottile per entrarci e graffiarti le braccia e le gambe nude nell’estate; così nascosto che par già di essere in casa della vicina, talmente è attaccato il suo pollaio: fnché rimane lì, Bianca non è da nessuna parte.

Poi c’è il pomeriggio in cui è ambientato tutto il libro: arriva in casa un amico del fratello minore accompagnato dalla madre, l’attrice della serie preferita dalla ragazzina. E lei non riesce a dir nulla, se non inventarsi un nome finto e fare la scontrosa. Eppure quella donna la trova notevole e, pensando al suo ruolo e al fatto che chi recita non è la parte che recita, Bianca prova a mettersi nei panni degli altri e rompe il guscio nell’abbraccio con sua madre, nella chiarezza col padre, nel chiedere scusa, a suo modo, alla donna che vive col padre.

Bianca è un personaggio di Bart Moeyaert che condensa in una vicenda che si gioca nell’arco di poche ore un ritratto di adolescente sputato sputato e fa sentire al lettore quel silenzio che è proprio di Bianca, in cui lei si cala e in cui rimbombano lontani – quasi avesse infilato la testa nella boccia del pesce rosso – i rumori della quotidianità: i moscerini che ronzano sopra la pentola, il fratello che ride in giardino, il ghiacchio nei bicchieri. E fa sentire, nella splendida descrizione di come sono le foto a cui tagli la testa e poi tenti di rincollarla, che ci sono momenti in cui decidi una cosa e quella è, e anche se torni indietro il segno rimane.

Bart Moeyaert ha vinto quest’anno l’ Astrid Lindgren Memorial Award, la cui cerimonia Della Passarelli, la sua editrice italiana ha raccontato qui. La cerimonia e il discorso li potete vedere sul sito del Premio a questa pagina. E incontrare prossimamente l’autore a Milano e a Roma.

Bart Moeyaert, Bianca (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2019, 137 p., euro 13

La tana nell’albero

4 Nov

tana nell'alberoAutore prezioso Cary Fagan già apprezzato in La strana collezione di mr. Karp e in quel gioiellino di racconto di formazione che è The Big Swim. Eccolo di nuovo con una delizia di racconto lungo che scorre veloce nella lettura e che sembra ritmato giusto per una lettura condivisa. Si svolge a Toronot, nel 1925: un circo che si muove su rotaia perde gli ultimi due vagoni mentre è in viaggio e il leone che stava rinchiuso in una delle gabbie non si trova più. Lo danno per morto, il domatore se ne fa una ragione, ma lui è vivo e vegeto e nascosto nel tronco di un albero fulminato nel parco cittadino, dove si verificano strane sparizioni e apparizioni. Lo trova l’intraprendente Sadie, figlia di un pasticciere, che prima lo addomestica grazie agli carti della macelleria, poi prende a nutrirlo con regolarità e infine deve escogitare il modo di difenderlo dall’arresto. La ragazzina è aiutata da un bambino di ricca famiglia a cui ogni giorno consegna le torte, abbigliato sempre in modo buffo e che non chiede altro che esserle amico (inutile dire che lei tende a destestarlo, almeno all’inizio): i due si muovono liberi, prendono decisioni, assaggiano la bellezza del passeggiare di notte in città con un leone al guinzaglio (perché non lo fa più gente). Gli adulti sono sullo sfondo: il padre di Sadie e la loro pensionante, anziana bibliotecaria che raccoglie articoli di giornale stravaganti e dispensa consigli non richiesti; entreranno in gioco quando ci saranno da prendere decisioni importanti e, insieme al domatore, si confronteranno coi ragazzi sul destino del leone, sul concetto di libertà.

Un bel racconto, dal finale non scontato e non troppo roseo, giusto direi, e con una puntuale riflessione sul termine “perdita”: Sadie ha perso la mamma, nel senso che se n’è andata inc erca di fama e fortuna, per cui sa benissimo che un leone che si è perso non è necessariamente morto, ma sta lì fuori da qualche parte.

Davvero una lettura da non perdere.

Cary Fagan, La tana nell’albero (trad. di Francesco Piperno e Flavio Sorrentino), Biancoenero 2019, 111 p., euro 11