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Le parole di mio padre

18 Giu

Patricia MacLachlan e le parole. Non solo quelle poetiche di romanzi come “Baby”, “Album di famiglia”, “Sarah né bella né brutta” o quelle di Mirabel che arriva in classe per parlare di come le usi lei che è scrittrice (vi ricordate “Una parola dopo l’altra”?). In questo romanzo breve le parole provano a dire con delicatezza un dolore grande come la morte di un padre, un dolore declinato per la voce della protagonista, ma anche del fratello più piccolo e della madre. Ci sono le parole che annunciano la morte, quelle che la dicono, quelle che provano a raccontare e passano sul filo del telefono, tutti i lunedì alla stessa ora. Ci sono parole che si cantano, parole che avvolgono, parole da leggere ad alta voce per farsi vicini e amici.

Declan O’Brien, il papà della protagonista, amava usare espressioni curiose, amava cantare quasi quanto giocare a basket e pare avesse sempre una parola buona per tutti, come dicono ai figli dei perfetti sconosciuti. Fiona racconta cosa scopre del padre quando lui non c’è più. E come sia possibile cominciare a superare lo choc iniziale grazie al consiglio di un amico, che accompagna lei e il fratello in un rifugio per cani abbandonati. Allora la storia dice del valore del prendersi cura, ma anche di come possa essere diversa la storia della tua vita a seconda dei genitori che ti toccano in sorte: Thomas è un paziente del padre i cui genitori si aspettavano che in qualche modo fosse lui a rimettere tutto a posto nelle loro vite. Thomas però insegna a Fiona come può capitarti comunque di incontrare qualcuno che, indipendentemente dal ruolo, tenga accesa la luce per te, proprio come dice quella poesia che Declan ha lasciato alla figlia.

Patricia MacLachlan, Le parole di mio padre (trad. di Stefania Di Mella), HarperCollins 2019, 139 p., euro12,90

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Hotel Bonbien

17 Giu

Siri vive in un hotel: quello che la sua famiglia possiede, in Francia, sulla stra nazionale N19, vicino a Langres nell’alta Marna. Un punto di passaggio, affollato soprattutto quando, durante le vacanze tutti si mettono in viaggio verso sud. Il romanzo racconta della famiglia di Siri: mamma cuoca, papà alla reception con metodi tutti suoi, un fratello più grande che si è votato al nero dipingendo così le pareti della sua stanza e ricolorando tutti i vestiti. Ma anche quattro nonni molto diversi tra loro, tante risate e, da qualche tempo, parole grose che volano sovente: da un lato gli affari dell’albergo non vanno molto bene e i conti non tornano, dall’altra è un modo che fa un po’ parte del volersi bene dei genitori di Siri. A volte poi la situazione si esaspera, come quando un amico, il papà di una sua compagna di classe, lascia la famiglia, si traferisce in albergo e si presenta costantemente in mutande in sala colazioni. Racconta l’anno dei dieci anni di Siri, di quando prese una bella botta in testa e acquisì l’improvvisa capacità di ricordarsi tutto: una memoria prodigiosa che qualcuno in famiglia ha intenzione di trasformare in guadagno facendola partecipare a concorsi appositi.

Il testo è in caratteri ad alta leggibilità e dalla pagina dell’editore potete vedere come sia disponibile anche in altri formati: ebook Epub3 con audio integrato; ebook; audiolibro Epub3 o mobikindle: così gni lettore uò scegliere quel che più gli conviene!

Enne Koens – ill. Katrien Holland, Hotel Bonbien (trad. di Olga Amagliani), Camelozampa 2019, 259 p., euro 13,90

La ballata del naso rotto

11 Giu

Felice uscita editoriale da la Nuova Frontiera junior che ci ha abituati a leggere romanzi interessanti che arrivano dal Nord: in questo caso dalla Norvegia, una trama non banale perché l’autore non rischia mai di cadere nella caricatura pur attribuendo ai suoi personaggi caratteristiche importanti (la mamma del protagonista è obesa; la loro vita in una casa popolare al limite dell’indigenza), soprattutto in cui si ride bene per il sottile senso dell’ironia che lo pervade e per la capcità di Bart di essere ottimista comunque, di osservare la vita con uno sguardo realistico, ma anche un po’ naif.

Bart – che deve il suo nome ai Simpson – cammina sempre galeggiando tra quel che capita intorno: ad esempio, non ricorda esattamente il nome dei suoi compagni di scuola, si impagna al corso di boxe a cui la madre lo ha iscritto pur sapendo che non è esattamente lo sport che fa per lui, indice una giornata di pulizia del suo palazzo nel giorno del suo compleanno e – guarda un po’ – riesce a radunare un bel po’ di gente. Bart ha sempre le cuffie e ascolta arie di opere liriche, la sua passione, pur non avendo mai assistito a una rappresentazione teatrale. Del resto non ha mai imparato ad andare in bicicletta e persiste nel cercare on line suo padre, di cui conosce solo nome e conogne e la probabile provenienza statunitense. Ha una nonna che gli vuole molto bene e che ha la capacità di rispettare i confini: quelli dell’indipendenza del nipote, ma anche quello della dignità della figlia che cerca di farle credere di avere un lavoro regolare e di mangiare sempre tre pasti al giorno: la nonna sa, aiuta, ma non umilia.

La vita di Bart poi si riempie di imprevisti: una compagna di classe troppo intraprendente; la mamma che finisce in ospedale; Geir, il vicino di casa tossicomane, pieno di guai ma anche di buona volontà e buoni sentimenti verso Bart; persino un possibile papà all’orizzonte. Allora Bart scarta dalla sua routine; invece che cantare nascosto in bagno si trova a farlo davanti alla gente, capisce quanto sono complicate le ragazze (“sono belle, ma fanno paura”) e impara persino a pedalare, mentre Geir finge di tenergli il sellino. Ecco, un libro che dice anche delle figure adulte che hai intorno, non necessariamente tuoi famigliari, non necessariamente “a posto” secondo i canoni della società, ma perfette per te, in quel preciso istante, in cui stai crescendo, prendendo forma e loro sono lì con l’atteggiamento giusto.

Il libro è raccontato in prima persona: anche per questo, e per il suo modo di essere sempre a lato, onesto, timido ma in fondo pieno di quotidiano coraggio, Bart è un personaggio a cui il lettore potrà sentirsi vicino e, a tratti, simile.

Arne Svingen, la ballata del naso rotto (trad. di Lucia Barni), La Nuova Frontiera junior 2019, 189 p., euro 15,50

Il principe e la sarta

10 Giu

Jen Wang disegna una storia senza tempo, ambientata all’inizio del venteimo secolo, ma assolutamente pensabile per un’altra epoca e decisamente attuale. Il principe del Belgio è a Parigi con i genitori che vogliono trovargli una moglie; lui invece assume una giovane sarta per cucirli fantastici abiti femminili: è un cross dresser che ama indossare gli abiti della madre che però non gli bastano più, vorrebbe qualcosa di diverso dalla moda del tempo, di più audace. Lo trova nelle realizzazioni di una giovane apprendista sarta, Frances, che realizza un abito per un ballo a una nobile che desidera qualcosa di “nuovo e terrificante”: il vestito fa nostizia e il principe assume Frances, cercando dapprima di non svelare la propria identità e poi invece raccontando di sé e legandosi alla ragazza da cui si sente capito, un’amicizia che li prota a dividere le notti parigine in cui il principe vaga sotto le sembianze di Lady Crystallia. Fino a quando tutto sembra precipitare: Frances abbandona il principe perché vuole essere libera di creare e di rivendicare il proprio lavoro e qualcuno svela l’identita di Lady Crystallia.

Tutto il fumetto è una riflessione sulla necessità di essere se stessi, sulla possibilità di scegliere chi essere e come consurre la propria vita, sui pregiudizi e sulla necessità di essere riconosciuti per quel che si è da chi ti vuole bene, dalla propria famiglia: la parabola del re, che prima esplode in rabbia e poi cerca di comprendere quel figlio molto amato, di cui si fida e di cui è orgoglioso, è in questo esemplare. Il libro racconta di come si possa cadere, rialzare, avere delle seconde possibilità, ritrovarsi e ritrovare chi davvero mi e ti ama per come sei, senza volerti cambiare né immaginarti diversamente. Il tutto in “salsa inizio Novecento” tra bellissime stoffe e mirabolanti vestiti, ombrellini, scene da café-chantant.

Jen Wang, Il principe e la sarta (trad. di Caterina Marietti), Bao Publishing 2019, 288 p., euro 21, ebook euro 10,99

Al di là del mare

7 Giu

Torna Lauren Wolk ed è una conferma rispetto a L’anno in cui imparai a raccontare storie: ancora una volta l’autrice riesce a tessere una storia che cattura il lettore, partendo da alcune notizie storiche e da luoghi ben precisi e ritraendo una protagonista femminile che nulla ha da invidiare alla Annabelle del precedente romanzo. Il libro è ambientato nelle isole Elizabeth, al largo del Massachusetts, fra l’isola di Cuttyhunk e l’isolotto di Penikese, in cui era stato costruito un lebbrosario: intorno a questi dati storici ( a cui aggiunge il leggendario naufragio del mitico Capitano Kidd e un grande ricco tesoro), l’autrice sistema la dodicenne Crow, il pittore Osh, l’intraprendente signorina Maggie. Crow è arrivata dal mare: a pochi giorni di vita, legata su una barchetta che è approdata sull’isolotto su cui vive Osh, in una casa sbilenca e felice. Felice è stata la loro vita, da quando l’uomo ha deciso di allevarla e la signorina Maggie – che alleva pecore sull’isolotto di fronte, quello principale dove abitano tutti – ha cominciato a suo modo a dare una mano, in una dimostrazione di affetto che passa principalemtne attraverso la preparazione di cibo. Poi Crow comincia a farsi domande: gli abitanti delle isole tendono a stare a qualche passo da lei, nessuno a parte Osh e Maggie l’ha mai toccata; è così che viene a sapere che la maggior parte delle persone pensano che lei sia nata sull’isola che ospitava i lebbrosi e che porti con sé in potenza quella malattia. Poi c’è una lettera, l’unica cosa che portava con sé, di cui l’acqua del mare ha cancellato molte parole: è rimasta una manciata di parole sconnesse a cui dare un senso, insieme alla voglia folle di scoprire qualcosa dei propri genitori, delle proprie origini.

Walk mette allora sulla pagina la ricerca di Crow, il suo groviglio si sentimenti e di emozioni,il suo tentativo di scavare nel passato così diverso dall’atteggiamento di Osh, che dal suo passato è fuggito, che lo considera capitolo chiuso e che vorrebbe solo continuare a vivere in pace, un po’ isolato dal mondo, con quella ragazzina che ha scelto come figlia. C’è questa composizione: tre persone che a loro modo si sono scelte; due adulti che hanno un forte rispetto verso Crow e verso le sue aspirazioni, anche quando non corrispondono alle loro: è un bellissimo ritratto della famiglia migliore che si possa avere, anche se non è esattamente quella in cui sei nata: un nucleo di rapporti di affetto e di rispetto, che ti lascia andare a scoprire il mondo, pronto a riprenderti al momento del bisogno. Con qualche perla di saggezza dell’autrice: “Scrivere questo libro mi ha ricordato che la felicità è vivere dove vogliamo vivere – e essere chi vogliamo essere”.

Ancora una volta Salani manda in libreria questo romanzo sulla fine dell’anno scolastico, quasi a dare al lettore una storia potente e profonda che lo accompagni nell’ingresso nell’estate, che gli si cucia addosso e torni poi a fargli visita con la somma di emozioni e pensieri che sicuramente susciterà.

Lauren Wolk, Al di là del mare (trad. di Alessandro Peroni), Salani 2019, 311 p., euro 15,90, ebook euro 8,99

Flamingo Boy

3 Giu

La grande passione di Morpurgo per la storia e la sua capacità narrativa ne fanno un grande trasmettitore di fatti storici che riesce spesso a mettere sotto gli occhi del lettore dei momenti poco conosciuti, ma molto interessanti. Lo scrittore utilizza di libro in libro degli escamotages diversi che spesso però puntano sul racconto da un adulto a un ragazzo, da un testimone del tempo a un giovane (un nipote sovente) tramite narrazioni o diari o lettere. In questo caso la cornice narrativa è data da un giovane inglese di nome Vincent che intraprende un viaggio nel Sud della Francia, sui luoghi vissuti da Van Gogh la riproduzione di un cui quadro campeggia sul suo letto fin da quando è bambino. Complice un colpo di calore o un malore mentre si ritrova nei dintorni di Aigues-Mortes viene soccorso da un uomo e si risveglia in una casa dove quest’uomo di poche parole vive con un cane e una donna: sarà lei a vegliare sulla convalescenza di Vincent e a riempire le ore di immobilità con il racconto della sua vita: Kezia è di origine nomade; i suoi genitori erano giostrai la cui giostra di legno intagliato e il cui organetto allietavano chi passava sulla piazza del paese della Camargue. Proprio grazie alla giostra la sua famiglia ha stretto amicizia con quella Lorenzo, un bambino capace di comunicare con gli animali e di curarli, affascinato dai fenicotteri, ma molto meno a suo agio con gli umani e considerato diverso. L’intreccio delle loro storie, il legame forte che i due bambini stringono ha come sfondo la Seconda Guerra Mondiale, l’arrivo dei tedeschi nella Francia di Vichy, la distruzione della giostra, le delazioni. Morpurgo mette tra le righe il clima di quegli anni, le leggi razziali e le deportazioni, il destino dei rom (citando qui il campo di Saliers in cui erano internati appunto i rom nella Francia del Sud), ritraendo la forza dei genitori di Lorenzo e kenzia e la figura di un tedesco amico. Su tutto – e non poteva essere diversamente visto il luogo pieno di fascino in cui è ambientato il libro – c’è la natura: le saline, i voli dei fenicotteri, il prfilo di quella terra così bella che è la Camargue. E la musica di “Sur le pont d’Avignon”. Non so se conoscete i posti, ma per me un po’ sono casa e allora vale in questo romanzo sapere che – prima ancora dell’ambientazione storica – Morpurgo è riuscito a rendere sulla pagina perfettamente i toni, i colori, i suoni della Camargue, il senso delle tradizioni, le Saintes-Maries-de-la-Mer, Arles e Aigues-Mortes. Insieme racconta il senso del viaggio come destino, la forza che viene dall’avere una storia e delle radici che non per forza ancorano alla terra, ma che sicuramente offrono una dimensione del sé che dà sicurezza, che permette di andare nel mondo e scegliere, seguendo le curve della strada, come si dice nel libro fin dalla prima pagina.

Michael Morpurgo, Flamingo Boy (trad. di Marina Rullo), Piemme 2019, 237 p., euro 16, ebook euro 6,99

Margherita e Margherita

29 Mag

Sarà adattato in film questo fumetto di Cuvellier e Robin che gioca sulla linea del tempo e sui varchi temporali, immaginando uno scambio tra due protagoniste che portano lo stesso nome e abitano nella medesima casa. La casa è la stessa, ma il nome della via non lo è più: già, perché una Margherita vive nel 1910, l’altra nel 2010. Entrambe hanno dodici anni e un sabato mattina si annoiano, quanto basta per salire in soffitta e rovistare tra le cose vecchie, per poi infilarsi l’abito di una prozia e trovarsi ciascuna catapultata nel mondo dell’altra: sono diverse le stanze, le abitudini, il modo in cui ci si rivolge ai genitori; una scopre la tv e lo sciacquone; l’altra impara che non si parla a tavola se non interpellate e soprattutto non si risponde ai propri genitori.

Gli autori giocano intorno a una linea del tempo dividendo ciascuna pagina dell’albo stretto e lungo  in un sopra e in un sotto: in altro il 1910, in basso il 2010, con colori appropriati che aiutano a identificare ogni epoca. Un modo interessante per mettere a confronto e fare paragoni: cosa significa essere donna di qui e di là o incontrare una persona con la pelle scura e via così. E poi c’è quello che la Margherita del 2010 sa: sa cosa è successo nel secolo trascorso, sa che le persone con cui si ritrova a vivere sono quasi alla vigilia della Prima Guerra mondiale e vorrebbe poter far qualcosa, avvertire, spiegare.

Vincent Cuvellier – Robin, Margherita e Margherita (trad. diclasse 3C della Sezione Internazionale di Francese Esebac del Liceo Galvani di Bologna), Il Castoro 2018, 128 p., euro 16

La casa degli uccelli

25 Mag

Quando si parla molto di emigrazione e immigrazione, non è mai male ricordare di quando gli emigranti eravamo noi italiani: molti libri per ragazzi parlano di italiani partiti verso le miniere del Belgio, gli Stati Uniti, i Paesi del Sud America, l’Australia… Un romanzo prezioso come “Non piangere, non ridere, non giocare” di Vanna Cercenà (Lapis 2014) racconta degli italiani in Svizzera in un anno non troppo lontano: è il 1970 e Teresa si nasconde nell’appartamento dove vive la mamma perché è proibito ai lavoratori stagionali portare in Svizzera i propri bambini. La storia è ripresa in questo albo dal testo di racconto lungo in cui un bambino, abituato a cambiare sovente casa per il lavoro del padre, arriva nel nord della Svizzera e va a vivere in un palazzo a tre piani: quando comincia a sentire strani rumori dalla soffitta durante il giorno, si lascia suggestionare dalle storie di fantasmi che ha letto, dall’essere solo in casa e solo dopo un po’ ne capisce il motivo. C’è una bambina nascosta nell’alloggio affittato dagli italiani e il loro segreto tempo condiviso sarà fatto di disegni, di colori sovrapposti, di uccelli che volano liberi che la ragazzina ferma sui fogli per dire la sua voglia di essere libera. In quella soffitta nasce la passione per il disegno del bambino che, anziano pittore a Parigi, rievoca l’amica di cui ignora il nome, la denuncia dei vicini, la legge che qualche volta davvero non pare giusta.

La narrazione si fa ricca delle illustrazioni di Tiziana Romanin che usa la verticalità del formato e di alcune situazioni (la facciata del palazzo, il salire verso la soffitta) appaiandola con le figure degli uccelli che scrutano, occhieggiano, accompagnano i voli della fantasia dei due protagonisti. Il libro arriva proprio dalla Svizzera: Marameo è infatti una nuova esperienza editoriale del Canton Ticino.

Davide Calì – Tiziana Romanin, La casa degli uccelli, Marameo 2019, 48 p., euro 23,50

Nuno salva la luna

23 Mag

In questo anno di anniversario dello nsbarco sulla Luna sono parecchi i libri per bambini e ragazzi che riprendono l’atmosfera del tempo, raccontano, ricordano. Marino Neri sceglie invece l’originalità di un fumetto che racconta la cosa da un altro punto di vista: quello di una famiglia di guardiano interstellari e del loro figlio minore, Nuno, a cui da pochi giorni è stata affidata la cura della Luna. Nuno sa che ogni membro della famiglia deve vegliare su stelle e satelliti, ma trova che il suo compito sia decisamente riduttivo: è noioso cambiare l’acqua alle vasche di quei vecchi addormentati dei lunari o controllare che i pesci lunari passino attraverso le caverne sotterranee.. Nuno vorrebbe protestare, lasciare il suo compito, far tacere la civetta spaziale che lo segue come un’ombra. Finché la sua rabbia deve lasciare posto all’azione: un attacco uomano, la mamma rapita, l’ordine da ristabilire, specie per preservare la luna facendo crede agli uomini che non sia altro che un semplice satelite deserto.

Un bel fumetto, dove la scelta dei colori porta il lettore nel’atmosfera spaziale e lunare della storia.

Marino Neri, Nuno salva la luna, Canicola 2019, 48 p., euro 16

L’occhio di vetro

21 Mag

La collana “Pulci nell’orecchio” di Orecchio Acerbo riserva sempre delle gradite sorprese nella scelta dei racconti accompagnati dalle illustrazioni di Fabian Negrin. Qui è il caso di un racconto del padre del noir Cornell Woolrich, perfetto per essere letto ad alta voce ai ragazzi: sia perché mette sulla pagina le diverse fasi dell’investigazione e risoluzione di un mistero (e quindi potrà cadere a fagiolo per chi sta proponendo un percorso sul giallo) sia perché mantiene altissima la tensione fino alla fine e quindi sarà un piacere condurre chi ascolta fino alla pagina finale dove si stemperano timori e paure cresciuti via via lungo le pagine. In più Frankie racconta in prima persona per cui… alta la voce! Figlio di un poliziotto declassato che rischia il posto, ha deciso di trovare un’occasione in cui il padre possa mettersi in buona luce e riscattarsi. Serviebbe proprio avere tra le mani un bel caso di omicidio… Frankie comincia a riflettere, a osservare, a dedurre e poi in prima persona si avventura nel buio della notte e di una casa dalle imposte chiuse in cui si imbatte in un cadavere. Il tutto a partire da un occhio di vetro che ha ottenuto barattando una palla da baseball; una cianfrusaglia, dice l’amico che glielo ha passato, ma quando Frankie scopre che l’occhio stava nel risvolto di un paio di pataloni mandati in lavanderia, allora comincia a immaginare come possa esserci finito: indaga, cerca informazioni, pedina e si ritrova faccia a faccia con l’assassino da catturare.

Cornell Woolrich – ill. Fabrian Negrin, L’occhio di vetro (trad. di Mauro Boncompagni), Orecchio Acerbo 2019, 92 p., euro 12,50