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Imperfetta

12 Feb

Questo illustrato nasce dal cortometraggio Flawed, candidato agli Emmy Award nel 2012 in cui Andrea Dorfman, regista canadese, racconta la sua storia d’amore con Dave, chirurgo plastico conosciuto mentre è in vacanza ad Halifax. La storia prende ritmo a distanza, quando Andrea torna a Toronto e scopre di non riuscire a lavorare alla scenggiatura che dovrebbe scrivere: ha la testa fissa su Dave, che all’inizio manco le piaceva. In realtà era la sua professione a non piacerle: aveva sempre pensato che la chirurgia plastica rendesse le persone imperfette. E poi la distanza e l’essere troppo diversi… però Andrea e Dave decidono di spedirsi cartoline fatte da loro e cominciano pian piano a raccontarsi, fino a svelarsi – complice proprio la distanza e il potere della parola scritta – qualcosa che non si sono mai detti perché hanno paura a parlarne. È allora che la ragazza parla del proprio naso, così grosso da crearle problemi  da bambina finché non decise che era imperfetta. In realtà quell’imperfezione in viso la imbarazza ed evita di parlarne ed ora che sta con un chirurgo plastico comincia a chiedersi quanto conterà questo suo “difetto”: ecco allora una riflessione su come ci si sente nei propri panni, su quanto conta lo sguardo degli altri, sulle imperfezioni che paiono condizionare la vita, sull’accettarsi prima ancora di essere accettati.

Il formato è ottimo per presentare la storia ai lettori; i colori forti “gridano” i pensieri di Andrea e la sua vitalità ed è l’occasione per scoprire non solo questo cortometraggio, ma anche tutto il suo lavoro, tra cui la video-poesia How to Be Alone realizzata con Tanya Davis e diventata anch’essa un libro.

Andrea Drofman, Imperfetta (trad. di Michele Piumini), Einaudi ragazzi 2019, 88 p., euro 12

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La spada di legno

11 Feb

Un romanzo di formazione in cui il protagonista passa attraverso un viaggio, la condivisione e il sostegno di due preziosi e inattesi amici, la fatica delle scelte e il confronto con la morte, che qui si fa reale e concreta nel personaggio appunto di Morte. Ancora una volta Frida Nilsson mescola con bravura realtà e fantasia per offrire una riflessione profonda e alta sulla vita, che giustamente l’editore italiano inserisce nella sua collana Up ad indicare un libro per i lettori più grandi.

Sasja è un bambino che sta per pedere la mamma: nella costruzione della capacità di lasciarla andare, lui e il suo papà hanno già smesso di chiamarla “mamma” e la chiamano semplicemnete con il suo nome, Semilla. Lei è ammalata e il tempo insieme si sta riducendo sempre di più. Sasja sa anche che quando una persona muore arriva il veliero di Morte e se la porta via sulla sua isola, ma il mattino in cui trova il letto vuoto e vede la temibile nave all’orizzonte salta su una barca da pescatori giù al porto e rema, deciso a riportare indietro la sua mamma. Sbarca in una terra dove non ci sono umani, tutti i personaggi sono antropomorfi e sono morti: Morte ha aperto il loro guscio  e li ha fatti diventare – a seconda dei casi – spartan, arpir o hildin, ciascuno con caratteristiche precise e zone ben stabilite in cui vivere. È un piccolo maiale ad accoglierlo, si chiama Trine e il suo papà è il capitano della nave di Morte. Sarà proprio lui a nascondere il piccolo umano e a giurargli fedeltà eterna, accompagnandolo nel viaggio tra brughiere brumose e passaggi oscuri, a cui si aggiunge la figlia del re di Sparta. Il trio parte, tra avversità, pericoli, priogioni e combattimenti fino ad arrivare al castello di Morte, dove si mangiano leccornie ad ogni ora del giorno e dove si sta bene. Con un’intuizione improvvisa Sasja riuscirà a sconfiggere il padrone di casa, scegliendo la vita nella loro casa d’origine per sé e per la mamma, scegliendo di tornare da dove era partito.

Tra le righe di questo romanzo il lettore troverà spunti di riflessione non solo dei bambini (il candore di Trine ne fa un personaggio insuperabile) ma soprattutto degli adulti che stanno loro intorno: sulla vita e la morte, sulla guerra, sull’odio e sulla fedeltà, sulla possibilità e sulla capacità di scegliere. Non male il personaggio della Regina, madre della piccola principessa, che fa scelte sue autonome, anche quando le costano l’allontanamento dalla corte. La scrittura è quella già conosciuta dell’autrice, che sa utilizzare una narrazione fluida e coinvolgente per dire tra le righe molto più di quel che all’apparenza sembra sia preparato per il suo lettore.

Frida Nilsson, La spada di legno (trad. di Stefania Recchia), Feltrinelli Up 2019, 352 p., euro 15, ebook euro 8,99

Dove tu non sei

31 Gen

Nel mondo di Lido molte persone usufruiscono di un’invenzione a detta dei più fantastica: la tuta ScOut, evoluzione tecnologica che permette a chi la indossa di essere fisicamente presente ovunque desideri. Lido, appassionato di videogiochi e giochi di ruolo di cui di solito fra gli amici fa il master, non usa mai la tuta e un motivo c’è; per questione di principio pensa che nei posti sia meglio andarci di persona, anche se non ha mai viaggiato davvero molto. Il primo giorno di scuola del nuovo anno ecco una nuova compagna, Mobi; per qualche settimana la ragazza è impossibilitata a trasferirsi personalmente , qundi seguirà le lezioni tramite una delle tute della scuola e Lido la ospiterà a casa. Dalla presenza di questa misteriosa ragazza, dal fatto che nulla si sa di lei, manco sui social, dal contrasto con gli amici, dal modo di fare di Lido nasce una riflessione sulla tecnologia e su come condizioni la vita, raccontata anche graficamente attraverso le forme di messaggistica e forme di interazione social. Lo stesso formato quadrato del libro supporta questo tipo di narrazione, insieme a una originale suddivisione in tavole, presenza di icone vettoriali, …

Una storia di formazione adolescenziale dove il filo conduttore è dato da un altro libro, “Destinazione stelle” di Alfred Bester, che Lido legge ad alta voce a Mobi e che farà da legame tra di loro anche quando le carte in tavola cambieranno: la ragazza infatti non arriva il giorno previsto; ha deciso di non partire per la nuova scuola e sarà Lido a doverla stanare per capire cosa sia successo e a doversi scoprire lui stesso per trovare comunque un modo di condivisione di tempo e spazio.

Lorenzo Ghetti è l’autroe del web comic To Be Continued.

Lorenzo Ghetti, Dove tu non sei, Coconino Prss Fandango 2018, 176 p., euro 18,50

Lo spettacolo del corpo umano

29 Gen

Quando uscì Primati, ci augurammo che arrivassero presto altri testi di divulgazione a fumetti. Ora Il Castoro traduce un’altra opera di Maris Wicks, davvero divertente e nello stesso tempo molto scientifica e molto comprensibile, proprio perché l’uso delle immagini facilita la comprensione di quanto viene spiegato. Grazie a un divertente spettacolo messo in scena da Scheletro, che funge da guida, il lettore è accompagnato a scoprire le particolarità, gli organi, il funzionamento del corpo umano in undici atti (dal sistema scheletrico ai sensi, passando per sistema muscolare, apparati respiratorio, cardiovascolare, digerente, escretore, endocrino, riproduttivo, sistema immunitario e nervoso), comprensivi di intervallo e glossario finale.

Scheletro mette davvero in scena tutte le parti in gioco, dando voce a cellule, polmoni, ormoni, ossa, vitamine e via così. Spiega visivamente come si rimargina una ferita, quali sono i tipi di frattura di un osso e cosa necessitano per la “riparazione”, cosa capita nel nostro stomaco quando vomitiamo o nel nostro intestino quando abbiamo la diarrea. Parla di lingua dei segni e alfabeto braille; del gusto umami, di cosa fanno gli ormoni al momento dello sviluppo, di cosa succede quando il corpo scopre il suo interno un allergene. Dice qual è il muscolo più potente, quante ossa abbiamo, cosa succede se c’è un’infezione in circolo. È chiaro, semplice, divertente e serio: perché dice ridendo, ma mette sulla pagina le cose in modo scientifico. Apprezzabile e, sicuramente, apprezzato dai lettori dai 10 anni.

Maris Wicks, Lo spettacolo del corpo umano (trad. di Laura Bortoluzzi, Il Castoro 2019, 240 p., euro 15,50

Fu Stella

27 Gen

Fu Stella. Per giocare con le parole. Con la fustella che nel libro appare proprio a forma di stella a sei punte e buca foglio dopo foglio formando un filo tra le persone le cui storie si susseguono. Con la stella che gli ebrei furono costretti a cucire ai loro abiti.

Le storie sono racchiuse da Matteo Corradini in sei versi caduna: dicono di dieci diversi destini, di bambini, vecchi, maestre, rabbini, librai, musicisti e del loro destino comune, avviati alla deportazione nei campi di sterminio. A narrarle è una Stella che racconta prima di svanire nell’alba. Le storie prendono vita nelle illustrazioni di Vittoria Facchini che usa collage e macchie di colore per dare forza alle immagini, ma anche per costruire una galleria di ritratti e momenti quotidiani su cui cade – improvvisa, inattesa, ingiusta – quella stella a marcare una differenza incredibile, a marchiare persone uguali a tutte le altre.

Per la seconda volta, quest’anno Corradini regala una riflessione per il Giorno della Memoria, per tenere a memoria, per tenerla in esercizio, la memoria. Se in Solo una parola la narrazione trovava chiave felice nella scelta di raccontare l’emarginazione e la persecuzione degli occhialuti, qui nasce da un gioco di parole una filastrocca che pizzica la memoria, il cuore, gli occhi, che fa forza sulle illustrazioni per dire ancora una volta, a voce alta, quel che nessuno deve scordare.

Matteo Corradini – Vittoria Facchini, Fu Stella, Lapis 2019, 62 p., euro 14,50

La casa che mi porta via

24 Gen

casa che mi porta viaTrovavo che, per quanto riguarda i romanzi per adolescenti, questo autunno passato fosse stato un po’ fiacco, un po’ faticoso. Poi, insieme pur da strade diverse, sono arrivati due romanzi luminosi e davvero belli, che ruotano entrambi intorno ai temi della morte e della vita. Intanto vi metto sotto gli occhi quello di Sophie Anderson per Rizzoli, ispirato a Baba Yaga e alle storie di sapore russo. L’incipit è davvero molto bello, mi fa pensare agli occhi di chi ascolta mentre viene letto l’inizio de La ragazza dei lupi: anche questa storia è fatta per essere letta a voce alta e la sua autrice ci mette dentro – almeno per la prima parte e il finale, in mezzo c’è un tratto in cui pare cedere, ma si riprende – il ritmo delle narrazioni orali.

Del resto, da lì si viene: Marinka, capelli rossi e quasi tredici anni, vive in una casa con le zampe di gallina che si sposta in continuazione, insieme alla nonna, Baba Yaga Guardiana dei Cancelli che sovente la sera prepara banchetti sontuosi per accogliere i morti e accompagnarli oltre il cancello, nell’aldilà dove nascono le stelle. Marinka prepara lo steccato di ossa, accende le candele nei teschi, osserva: toccherà a lei prendere quel ruolo, imparare la lingua dei morti, le formule che permettono di varcare la soglia del non ritorno in modo sereno. Ma la ragazzina è viva, vuole amici e possibilità di scegliere il proprio destino. Allora rompe le regole, litiga con la casa, prende a male parole la nonna e la taccola che le è sempre accanto, scopre verità nascoste sulla propria infanzia, cerca di mettere una pezza ai disastri combinati, incontra chi la affianca senza giudicarla. Un viaggio, verso una scelta inevitabile che Marinka vuole però affrontare da protagonista; un libro dove le nonne stappano le bottiglie coi denti, le case proteggono e parlano a loro modo, i morti sono presenze di vita. C’è magia in questo libro, una magia che permette di dire in modo lieve la vita e la morte che ne fa parte, il dolore e la serenità. Ci sono anche righe molto poetiche, che la traduzione di Giordano Aterini sicuramente accompagna al meglio.

Un libro che permette anche di incuriosirsi e di andare a cercare le storie della tradizione in cui la trama affonda le sue radici. Nelle pagine finali, l’autrice rivela che anche il suo prossimo lavoro avrà a che fare con le storie della tradizione slava con cui è cresciuta. Inutile dire che lo aspettiamo.

Illustrazioni interne di Elisa Paganelli.

Sophie Anderson, La casa che mi porta via (trad. di Giordano Aterini), Rizzoli 2019, 327 p., euro 17, ebook euro 8,99

Una classica serata jazz

22 Gen

Per andare alla scoperta di generi e personaggi del mondo della musica attraverso la narrazione, Curci young propone, nella collana Leggende della musica, un nuovo albo illustrato accompagnato da cd che contiene la narrazione della storia per voce di Stefano Nosei e una playlist che rimanda a quanto citato nel testo. A differenza delle altre uscite dedicate a singoli musicisti come George Gershwin,  Django Reinhardt, Robert Johnson, qui si fronteggiano due virtuosi del pianoforte in un singolare contesto: il cimitero parigino del Père Lachaise, di cui le carte di guardia offrono una curiosa mappa illustrata, segnalando tombe di personaggi famosi, alcuni dei quali fanno capolino qua e là tra le illustrazioni.

Dalla loro dimensione di aldilà che permette di incrociarsi oltre il tempo e l’apoca in cui si è vissuti, ecco un dialogo tra Fryderyk Chopin e Michel Petrucciani, che propone una jam session al compsitore polacco alquanto sulle sue, snob e fiero di proclamare che la muscia è esattezza e matematica. I due allora presentano ciascuno la propria visione della musica, delle capacità che può avere, di quel che si mette in moto. Fino a quando Chopin, accusato di essere senza cuore e spiagando che davvero non lo ha, si confessa interessato al genere sperimentato dal suo nuovo amico, che a sua volta racconta le sue difficoltà e le sue lotte. Il contrappunto del dialogo si fonde in una comune creazione , nella possibilità di intendersi, nell’apprezzarsi vicendevole.

I toni delle illustrazioni, giocati in un virare di grigi, azzurri e viola, contribuiscono a conferire al racconto un’atmosfera particolare, notturna e, sì, visto dove ci si trova, cimiteriale che potrebbe incuriosire il lettore anche grazie alle altre figure che – come già detto – spuntano qua e là e sono presentati in fondo al libro.

Reno Brandoni – ill. Chiara Di Vivona, Una classica serata jazz, Curci young 2018, 42 p., euro 16 con cd

Solo una parola

18 Gen

Nell’avvicinarsi del Giorno della Memoria, ecco un testo che presenta il tema delle leggi razziali e del razzismo da un punto di vista decisamente originale che permetterà ad ogni lettore di identificarsi in qualche modo nella tragedia vissuta dai protagonisti. Siamo a Venezia, nel 1938, Roberto ha nove anni, due carissimi amici – Alvise e Lucia – con cui condivide la strada verso la scuola e il tempo del gioco, una sorella, una mamma allegra, un papà militare che ama ascoltare il Primo Ministro alla radio. Un primo ministro in camicia nera, pelato come un uovo, con la mascella squadrata. Poi un giorno il governo impone delle nuove regole, delle leggi che discriminano e che segnano la vita di Roberto: non può più frequentare la scuola pubblica, alcuni insegnanti vengono licenziati, ci sono spie e delatori, la famiglia di Alvise fugge in Svizzera dopo che il negozio del padre è stato devastato, Lucia e sua madre sono cattturate e inviate a treni che le porteranno via, la famiglia di Roberto si nasconde in una soffitta.

Il momento storico e le conseguenze di quelle leggi che leggiamo sulla pagina portano naturalmente alle leggi razziali del governo fascista contro gli ebrei, ma la bravura di Matteo Corradini sta nel raccontare leggi che colpiscono gli occhialuti. Tutte le discriminazioni e i divieti sono nei confronti di chi porta gli occhiali, come Roberto e i suoi genitori, Alvise e la sua maestra, la mamma di Lucia. Anche la sorella di Roberto porta gli occhiali e per questo va in fumo il sogno di sposare il fidanzato che non li ha; il papà di Alvise è un ottico e il suo negozio viene immediatamente preso di mira. Il racconto ripercorre i divieti, le ingiustizie, i soprusi e le violenze subite dagli ebrei nell’immediato, appena entrate in vigore le leggi, ed evoca la violenza degli anni successivi; parlare di persone che portano gli occhiali potrà far capire al lettore quanto furono assurde e ignobili quelle leggi; potranno far mettere al posto degli occhialuti chi ha i capelli di un certo colore o altre “normalità” simili intese invece come diversità, per dire la stupidità umana e la violenza e il dolore che si porta dietro.

Al romanzo segue un’appendice con domande e risposte sull’argomento, con parole di testimoni ed esperti tratte dal docufilm 1938- diversi, uscito lo scorso anno per la regia di Giorgio Treves, una testimoniana forte che merita di essere vista. Delle sue tante immagini tengo cara la testimonianza del centenario Bruno Segre e della sua coloratissima cravatta che, mentre lui parlava, diceva anch’essa parole importanti.

Le illustrazioni sono di Sonia Cucculelli.

Matteo Corradini, Solo una parola. Una storia al tempo delle leggi razziali, Rizzoli 2018, 204 p., euro 15

In viaggio con lo zar

9 Gen

La collana Libri corsari di Solferino si rivela ancora una volta di giusta misura per catturare il lettore nell’avventura, grazie al formato illustrato, alla scelta del romanzo breve, a una grande avventura che si presta molto bene ad essere letta ad alta voce. Pierdomenico Baccalario infatti ci mette dentro la giusta cadenza ritmata della narrazione orale e fa venir voglia davvero di farla suonare a voce alta, la storia del viaggio di Jakov Jurovsky e del giovane zar Nicola.

Siamo in Russia, nel maggio del 1891 e Jakov è un ragazzo cresciuto lontano dala sua città d’origine, insieme ai nomadi e al signor Potocki, per cui caccia preziose pellicce e che è quel di più vicino a un padre abbia mai avuto. L’abilità di Potocki e la sua conoscenza del territorio fa sì che l’uomo venga scelto per accompagnare da Vladivostok verso San Pietroburgo lo zar Nicola, in segreto, seguendo rotte che possano tenerlo lontano da chi sta complottando per ucciderlo. Il cacciatore accetta a patto di portarsi dietro il ragazzo e così comincia l’avventura a tre, l’addomesticamento, i guai. Toccherà a Jacov portare in salvo lo zar riconoscente; toccherà a lui, quasi trent’anni dopo, portare a compimento la tragica profezia di uno sciamano.

Come negli altri volumi, un’appendice di approfondimento e alcune pagine (qui di Guido Sgardoli) che dicono come gli elementi inventati dall’autore si innestino sulla storia vera e come le rivoluzioni tornino, ripresentino il conto, siano molto diverse. Tra i momenti migliori della storia, le parti in cui si descrive il rapporto tra Jacov e Potocki, gli insegnamenti, le parole importanti, i modi di fare che rimangono incisi anche nei modi di fare e di essere del ragazzo.

Pierdomenico Baccalario – ill. Rosalia Radosti, In viaggio con lo zar, Solferino 2018, 87 p., euro 10

Oltre il sentiero

30 Dic

Un racconto lungo, illustrato, in una bella edizione con copertina cartonata il cui formato dà respiro alle immagini e anche al teesto, che si distende sulla pagina in caratteri agevoli. Parlare di questo libro è l’occasione per mettere in luce la collana “I diamantini” di De Agostini apprezzabile proprio per queste caratteristiche; a prima vista i suoi libri assomigliano ad edizioni con copertina rigida di parecchi anni fa e bosogna dire che la scelta pare davvero buona anche quando il contenuto può essere diretto a lettori un po’ più grandi di quelli a cui la confezione potrebbe far pensare.

Questo romanzo breve di Sgardoli infatti parla di un ragazzo alle prese con l’imprevisto: una gita in montagna col padre si trasforma per Alberto nella necessità di far appello alle proprie risorse nascoste, al proprio coraggio, alla capacità di saprsela cavare da solo, di essere lui il “grande” della situazione. Il padre è scivolato e non può muoversi; tocca proprio ad Alberto rifare il percorso all’indietro, cercare la giusta direzione, non farsi ingannare da facili paure e rumori sospetti per andare a cercare aiuto. L’autore sintetizza in maniera efficace e reale la bellezza e il pericolo della montagna anche quando sei un esperto, la meraviglia della natura, il timore per quel che non conosci. Ad impreziosire la narrazione ci sono le illustrazioni di Alessandro Sanna che aggiungono poesia e fascino; una volta letto il libro, anche il lettore può tornare indietro e provare a gustarselo guardando solamente le immagini, per coprire quanto dicono, quanto efficace sia la dissolvenza del tratto per dire di alberi, di albe, di tramonti, di cieli alti e rocce.

Guido Sgardoli – ill. Alessandro Sanna, Oltre il sentiero, DeAgostini 2018, 92 p., euro 15,90, ebook euro 6,90