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E quella bestiolina chi è?

18 Nov

portada BICHODai vezzeggiativi e i nomignoli zuccherosi che talvolta gli adulti – bambineggiando bruttamente – danno ai più piccoli si può pure scappare, e allora perché non usare un “bestiolina” che coccola ridendo e non appiccica? Questo bel cartonato  è fatto di illustrazioni di Carmen Queralt che mettono in fila, grazie alla tecnica del collage, una galleria di bestiole: con le ali, a righe, a puntini, piacevoli e un po’ meno (sono bellissimi pure gli scarafaggi, ma qualche schizzinoso tra i lettori c’è pur sempre). Per portare alla sorpresa della pagina finale: uno specchio dove infilare il muso per scoprire la bestiolina più incredibile di tutte.

Dedicato ai Nati per Leggere e ai loro grandi, per giocare insieme e metterci la faccia.

Carmen Queralt, E quella bestiolina chi è? (trad. di Elena Cannelli), Kalandraka 2018, 26 p., euro 10

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A fior di pelle

12 Nov

a fior di pelleHo concluso da poco, per la Biblioteca civica di Cuneo, un corso per insegnanti, educatori, lettori, genitori nell’ambito del progetto Nati per Leggere su rime, conte e filastrocche. Questo cartonato quadrato è perfetto per un progetto del genere: è pensato per i più piccoli e per i loro grandi, per fare legame con la voce e con il tocco; dice in rima, avvolgendo col ritmo e il suono delle parole che si fanno trama e coperta e filo; mostra immagini fotografiche in bianco e nero: finalmente, evviva, nella produzione fotografica ancora così carente nell’editoria italiana e invece così necessaria.

Alle immagini delle parti del corpo da muovere e massaggiare si affiancano rime che fanno ballare le gambe, giocare a nascondino coi pugni, camminare le mani nel soffice della chioma. Come la forza evocativa delle parole, delle metafore e dei suoni a cui si dà forma, ecco le rime che incantano. Con un apice di bellezza nei nomi delle dita, quelle parole con cui la voce può giocare che Alluce chiede a Mano per i suoi fratelli: refolo, foscolo, tombolo, scricchiolo, coccolo, scovolo, boccolo, ninnolo. Così quattro versi brevi ci ricordano anche la bellezza della nostra lingua e delle sue ricche sfumature.

E poi, pensando che questo libro nasce da un pezzetto di vita vera, è bello riconoscere e ritrovare quei riccioli bambini, quelle mani della sua grande.

Chiara Carminati – Massimiliano Tappari, A fior di pelle, Lapis 2018, 28 p., euro 10,50

Il mio più grande desiderio

11 Nov

Charlie Reese ha undici anni ed è appena finita a Colby: montanari, strade piene di polvere, pioggia, niente cinema, niente centri commerciali, manco un ristorante cinese. Conta che sia solo un veloce passaggio, affidata a zii che non conosce mentre sua madre si riprende e la sua famiglia torna insieme. Ma in realtà la questione non è così semplice, la sorella maggiore ha una vita sua, il padre è ancora in prigione e la mamma si rivela inaffidabile: anche se Charlie fa di tutto per non vedere quello che ha sotto gli occhi, dovrà inevitabilmente arrendersi. Arrendersi non solo alla realtà sulla sua famiglia, ma anche al fatto che a Colby sta bene, che quei bizzarri zii la amano di un affetto a lei sconosciuto e quel ragazzino che le deve far da guida a scuola, claudicante e con gli occhiali, fratello di mezzo di una famiglia numerosa e scapigliata, sa davvero cosa vale nella vita. Charlie ha mille trucchi e occasioni che permettono di esprimere un desiderio, ma è talmente concentrata su quello che desidera da non riuscire a vedere quel che davvero ha. Si sente randagia, senza casa, non amata da nessuno, proprio come il cane che si aggira intorno alla fattoria degli zii. Un combattente come lei, che vuole offrirgli una casa, un nome e un cumulo di affetto.

Quanta poesia semplice tra le righe anche ironiche di Barbara O’Connor sostenute dalla traduzione di Chiara Codecà. Quanta semplicità per descrivere la potenza del voler bene, la forse che può dare il sentirsi dire: “sei una benedizione in questa casa” quando davvero non te lo aspetti.

Barbara O’Connor, Il mio più grande desiderio (trad. di Chiara Codecà), Il Castoro 2018, 201 p., euro 13,50

La prima neve

9 Nov

la prima neveLa prima neve è arrivata. La scorsa settimana le montagne si sono fatte bianche in una notte, e anche di parecchio. Mentre le colline e le pianure se ne stavano sotto acqua abbondante, la neve si è presentata puntuale in alto, arrivando di soppiatto, bella asciutta, di quella che scricchiola sotto le scarpe, come si dice in questo albo. Viene dalla Corea e la sua autrice al debutto, Bomi Park, regala un testo essenziale che fa da contorno a immagini poetiche dove al nero delle notte si sovrappone man mano il bianco della nevicata mentre una bambina con la sciarpa rossa scopre il mondo ovattato. Il giardino, le strade della città, il bosco e infine quel grande prato dove i bambini costruiscono pupazzi di neve. Questo fa la prima neve, mette gioia e voglia di uscire , assaggiarla col naso all’insù e fare palle di neve, godersi il suono dei passi sul manto candido. E intanto, lungo la passeggiata della protagonista, il lettore può scoprire impronte, animali nascosti nella penombra, minimi particolari curiosi.

Bomi Park, La prima neve, LupoGuido 2018, 40 p., euro 13

Il pavee e la ragazza

5 Nov

Di Siobhan Dowd abbiamo imparato ad amare la scrittura, la sensibilità ma anche la capacità di dire grazie all’editore Uovonero e alla collana a lei dedicata, a cominciare da quel gioiello che è Il mistero del London Eye. Con questa pubblicazione l’editore offre un’ultima perla alla collana Dowd, consegnando al lettore un racconto lungo egregiamente illustrato dagli acquerelli di Emma Shoard. Nella non semplice misura del racconto, Dowd riesce ancora una volta a essere tremendamente efficace ed essenziale, andando dritta al punto con una poesia cruda e netta quanto il vento che immaginiamo soffiare sulla scogliera evocata. Alla richiesta di scrivere un racconto su un ragazzo rom, l’autrice immagina la condizione di Jim, accampato con la famiglia a Dundray, l’ostilità della città e della scuola, le prese di mira dei bulli, la difficoltà di frequentare una classe in cui non solo non ci si sente a proprio agio, ma dove bisogna anche nascondere che non si è mai imparato a leggere. Ci sono l’indifferenza degli altri, la violenza, ma anche la luminosità della mamma del protagonista, nel suo vestito giallo, che spera che il figlio impari parole per poi regalarle a lei, e quella di Kit, pura e meravigliosa come la sua voce, che imbastisce per Jim l’abc della lettura e dell’amore. E solo Siobhan Dowd poteva definire luminosi i codini alti di una ragazza, in una narrazione che procede secondo la realtà, in un finale amaro dove per sopravvivere bisogna andarsene, scappare, lasciare, addirittura attraversare il mare, portandosi dietro solo la luce dei momenti migliori.

Quando ho recensito Il riscatto di Dond, ho scritto: “C’è un’immagine, nelle prime pagine di questo libro, che assomiglia a quella della copertina e che ritrae la protagonista ferma sul bordo della scogliera, il mantello e la lunga treccia accarezzati dal vento e lo sguardo che intuiamo lontano: sa perfettamente qual è il destino che l’attende, ma è comunque lì, in piedi, vestita della sua dignità di fronte al vento e al precipizio. È così che mi immagino Siobhan Dowd quando ha scelto – negli ultimi giorni della sua vita – di fondare l’organizzazione che porta il suo nome, quando ci ha lasciato delle storie grandiose e potenti che la rendono, ogni volta che vengono lette, voce viva”. Sulla copertina di questo nuovo libro, come in alcune delle immagini interne, se ne stanno in piedi, a guardare l’orizzonte, Jim e Kit: sono due, e mi piace pensare che rappresentino noi lettori che apprezziamo Siobhan Dowd e che non rimaniamo soli, perché abbiamo sempre le sue storie a cui tornare.

Siobhan Dowd – ill. Emma Shoard, Il pavee e la ragazza (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2018, 116 p. euro 15

Fai la prima mossa

29 Ott

Charlotte Lockard ha dodici anni; Ben Boxer undici. Non si conoscono, vivono distanti, ma si contendono il primato nel torneo di Scarabeo on line a cui partecipano da tempo. Pian piano si crea tra loro anche una certa intimità, quella che viene dalla voglia di dire e dall’incapacità di farlo. Non hanno molti amici e nelle loro rispettive scuole sono considerati abbastanza sfigati: nessuno conosce Ben e i suoi tentativi di farsi eleggere rappresentante ispirandosi ai presidenti americani fa quasi tenerezza al lettore; Charlotte invece non va più molto d’accordo con la migliore amica di sempre, sono distanti e presto si sente scaricata. I due cominciano a telefonarsi, come se ciascuno fosse l’unica possibilità dell’altro di confidarsi, ma sono conversazioni che ruotano intorno al banale quotidiano per sentire una voce amica, per covare insieme quello che è davvero difficile dire.

I due momenti particolari che stanno vivendo – il divorzio dei genitori di Ben e il ricovero ospedaliero del padre di Charlotte – saranno in realtà momenti per guardarsi allo specchio e intorno, per capire cosa conta davvero e chi sono le persone che possono essere loro amiche, condividendone interessi e passioni.

Una lettura agrodolce, molto veritiera e anche molto intimista nel ritrarre i pensieri e i sentimenti dei protagonisti.

Charlotte e Ben sono appassionati di Scarabeo: come non pensare a due altri splendidi romanzi dove lo Scrabble aveva una fondamentale importanza? Sono Lo sfigato e Stecco, e se non li avete mai letti, andate a cercarveli in biblioteca.

Erin Entrada Kelly, Fai la prima mossa (trad. di Mara Pace), Terre di Mezzo 2018, 228 p., euro 14

Angelica alla scuola media

25 Ott

Rende bene lo spaesamento, ma anche la voglia di piacere e di far parte di un gruppo di chi arriva alla scuola media e non solo conosce nuovi compagni e nuovi insegnanti, ma prova proprio un’esperienza nuova: Angelica infatti ha studiato a casa negli anni precedenti e parte della sua vita è legata alla fiera rinascimentale che impegna periodicamente tutta la sua famiglia, che vi partecipa impersonando i diversi personaggi, gestendo un emporio.

Rifacendosi alla propria esperienza, Victoria Jamieson – che a una fiera rinascimentale ha lavorato per alcuni anni con delle amiche – costruisce un’interessante narrazione a fumetti che ben rende il momento della crescita e del cambiamento di questa adolescente che è legatissima al mondo da cui proviene e che non vede l’ora di diventare uno scudiero, ma che al contempo vuole farsi delle nuove amicizie senza vergognarsi della propria famiglia. Per di più tutti i conoscenti le ripetono che la scuola media è terribile, per alcuni è stato il periodo peggiore della vita e ad un certo punto Angelica teme proprio che sia così…

Un applauso per la traduzione che regge perfettamente i dialoghi in stile rinascimentale che i personaggi, una volta indossati i loro costumi, si scambiano.

Victoria Jamieson, Angelica alla scuola media (trad. di Laura Tenorini), Il Castoro 2018, 247 p., euro 15,50

Seb e la conchiglia

16 Ott

La collana Libri da Parati di Verbavolant ha la particolarità di affascinare grazie alla possibilità di leggere una storia che avanza attraverso le pieghe dell’unico foglio di cui è composta e poi di regalare la grande immagine finale che sovente il lettore vorrebbe appendere al muro tanto è bella. Il gioco riesce particolarmente bene in questo caso in cui l’illustrazione finale rende davvero omaggio alla tecnica utilizzata da Luisa Montalto, la pittura cinese a pennello di bambù, che lascia sulla carta traccia della bellezza attraverso cui, per tradizione, si medita e si contempla.

La storia cucita da Claudia Mencaroni è altrettanto evocativa delle immagini; si presta a immaginare, ma anche a tirar fuori emozioni e sensazioni vissute. la bambina che parla in prima persona dice come ci sia un posto che solo lei conosce, e ci va da sola, la notte, al buio, dopo aver tirato su il cappuccio della felpa ed essere scesa a cavalcioni lungo il corrimano. Nel fosso l’aspetta Seb, che parla una  lingua che solo lei conosce. A dire il vero, stretta  la conchiglia che la bambina porta in tasca, si parlano in silenzio, come le conchiglie, come le nocciole che crescono sugli alberi sotto cui si riparano, come fanno le persone felici. E via con l’avventura, correndo tra le foglie, nel vento, sotto le stelle.

Un’avventura che lascia sabbia tra le dita, che è consuetudine e poco importa chi sia Seb – un amico immaginario? qualcuno partito che sia ha voglia di ritrovare? – perché quel che qui si delinea è quello spazio sospeso tra realtà e sogno, tra realtà e immaginario, che si riempie di quel che si desidera e che sancisce un legame indissolubile, forte e fiducioso. la fiducia di chi si lascia portare a spalle nella corsa folle, di chi lascia la sicurezza del proprio letto la notte certo che sotto i noccioli c’è chi lo attende, di chi sa che – anche lontani – non ci si perde, non ci si perde.

Claudia Mencaroni – Luisa Montalto, Seb e la conchiglia, Verbavolant 2018, euro 12

Sogni d’oro, Miyuki

28 Set

Quanta poesia nelle illustrazioni e nel testo di questo albo. Il lettore si incanterà davanti alle prime frasi che raccontano l’arrivo della notte, con l’ultima pioggia d’oro del sole sulle colline d’argento. Le autrici raccontano la complicità tra nonno e nipote in una complementarietà di parole e immagini, dove risaltano le influenze dell’arte giapponese nel lavoro di Seng Soun Ratanavanh e che sarà bello rendere in lettura a voce alta. Il ritmo che Roxane Marie Galliez (l’autrice di “Ho lasciato la mia anima al vento” Emme edizioni) imprime al testo infatti permette di tessere un filo tra le diverse azioni e i diversi quadri che il libro offre.

Miyuki non ha sonno, sebbene sia ora di andare a dormire; ha ancora troppe cose da fare nel suo orto-giardino: preparare un baldacchino per la visita della regina delle libellule, innaffiare le verdure, radunare le lumache, coprire il gatto, e poi danzare per ringraziare il sole che ha brillano sulla casa. Il nonno asseconda la bambina, in una complicità di affetti che dice la cura reciproca e la cura per le piccole cose di ogni giorno; l’asseconda sicuramente volentieri quando la bambina sottolinea che non può andare a letto senza aver fatto il bagno ed essersi spazzolata denti e capelli, e poi non può mancare il momento della storia.

Tutto è quasi magico, un mondo minuscolo che fa pensare ai protagonisti come esseri fatati che dormono in una scarpa, fanno il bagno in una scodella, usano i trampoli per seguire le lumache e hanno libri dalle cui pagine nascono foreste incantate.

Questo è in realtà il secondo di una serie di albi dedicati a Miyuki;  sono usciti Attends, Miyuki e Merci, Miyuki per le edizioni De la Martinière jeunesse, tradotti in diversi Paesi. Inutile dire che aspettiamo anche gli altri 😉

Roxane Marie Galliez – Seng Soun Ratanavanh, Sogni d’oro, Miyuki (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2018, 32 p., euro 15

Il grande regalo di Tasso

25 Set

Tasso è ben voluto da tutti nella foresta, ben conosciuto anche perché non disdegna di dare aiuto o consiglio quando serve; è saggio, non solo perché è vecchio – come sottolinea il testo – ma probabilmente perché dai suoi anni passati ha saputo osservare e imparare. Sa quindi di essere vicino alla morte e non è preoccupato di quel passaggio che per lui significa semplicemente lasciare un corpo che non funziona nemmeno più tanto bene; è preparato insomma. Non così i suoi amici che si lasciano prendere dallo sconforto e dalla tristezza quando Volpe ne annuncia la morte.

L’albo dice con grande delicatezza del dolore e della tristezza e anche del tempo necessario ad elaborare quel lutto, facendosi vicini nelle tane, condividendo i ricordi, sorridendo di quelli buffi  e tenendo stretti quelli più cari. È il tempo di un inverno, un tempo lungo in cui bisognerebbe risposare, ma è impossibile farlo se si porta dentro un tormento: parlando di Tasso e pensando a cosa di speciale ha lasciato a ciascuno, gli animali avanzano verso la primavera, verso la vita che continua, che fiorisce lieve, che porta nel vento la presenza dell’amico.

Le illustrazioni sono tanto delicate quanto la storia che accompagnano, per questo classico pubblicato nel 1984 che arriva ora in Italia per la prima volta.

Susan Varley, Il grande regalo di Tasso (trad. di Sara Marconi), Il Castoro 2018, 32 p., euro 13,50