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Quellilà

27 Apr

Quando non si conosce e non si sa, è facile credere a chi dice di sapere e ricamare sopra quel che ci si immagina. Capita allora che gli abitanti del regno dov’è ambientata questa storia abbiano una gran paura di Quellilà, i vicini che non hanno mai visto, che pensano tanto pelosi quanto cattivi. A incrementare la paura è il vecchio Marricordo, giudicato saggio nonostante la sua memoria faccia cilecca: è più semplice credere allo smemorato, unico testimone dei tempi andati, piuttosto che andare a vedere coi propri occhi. Ne viene così un quotidiano armarsi, costruire muri, trasferirsi a vivere sugli alberi e attendere – dal re fino al più piccolo dei sudditi – l’attacco che non arriva. In realtà i vicini sono identici a quelli che li temono e l’albo che sfogliamo è una belle descrizione di quel che combina il pregiudizio quando lascia perdere la logica verità e si adagia nella comodità del credere, di quanto fanno in fretta a crescere e a cambiare le notizie quando passano di bocca in bocca.

Michele Rocchetti scompone la figure attraverso forme e colori, in uno stile un po’ futurista, con ampio uso anche del nero. Se la storia è dedicata ai più piccoli, l’albo ben si presta a una ricca riflessione coi più grandi sullo stile e sulla grafica.

Il sito dell’illustratore.

Daniele Movarelli – Michele Rocchetti, Quellilà, EDT Giralangolo 2017, 28 p., euro 15

Hotel Grande A

26 Apr

Quello che il lettore legge è di fatto una sbobinatura: il protagonista Kos affida infatti ad un registratore il racconto delle settimane in cui, dopo il ricovero in ospedale del padre, si trova a gestire l’albergo di famiglia in compagnia delle tre sorelle. Nessuno di loro ha ovviamente l’età legale per farlo, ma i debiti incombono e l’unica possibilità è tentare di salvare la baracca, facendo credere al padre che tutto vada bene mentre lui è convalescente. In realtà nulla va bene: il cuoco storico prima sparisce, poi torna con tutte le sue stravaganze; dagli ospiti fioccano le disdette; un’intera squadra di calcio si presenta alla porta dopo essersi persa: peccato che non si capisca nulla di quel che i ragazzi dicono, che il conto alla rovescia porti affievolisca la possibilità di pagare il debito e che la sorella dark non voglia affatto presentarsi alla sfilata del concorso di bellezza che frutterebbe una bella somma. E poi tutti sono innamorati: amori persi anni prima, amori nuovi, amori improvvisi. E l’amore di Kos per Isabel, la cui voce fa capolino di tanto in tanto tra le pagine (in corsivo) per descrivere quel che succede dal proprio punto di vista.

Il romanzo è folle: sembra di entrare in una di quelle stanze piene di oggetti improbabili, a cui se ne aggiungono in continuazione. Eppure tutto fila e il racconto sa essere esilarante anche parlando di tutto quello che è la vita: non solo le stramberie familiari e gli amori in corso, ma la paura di non farcela, la complicazione del crescere, la morte (in questo caso, la morte della mamma, di cui Kos parla con semplicità e pudore. Una mamma capace di dire che gli ultimi saranno probabilmente i giorni migliori della sua vita perché guarda tutto come se fosse la prima volta). Il libro parla appunto di tutto quel che è vita, sesso compreso, e sappiamo che c’è già stato chi – come spesso capita – l’ha considerato una lettura non adatta ai ragazzi. Lo è invece, tanto più per la schiettezza e la partecipazione che vengono da questo diario inciso su nastro. E per la franchezza con cui si ritraggono gli screzi e le complicità famigliari, con cui Kos dà voce a quel che gli succede e a quel che combina. E poi io avrei fatto un applauso all’autore già solo per la scena in cui il padre cardiopatico caccia i dottori clown dalla sua stanza d’ospedale al grido di: “Andate a importunare la gente sana! Ma non avete mica il coraggio di farlo!”.

Il sito dell’autore.

Sjoerd Kuyper, Hotel Grande A (trad. di Anna Patrucco Becchi), La Nuova Frontiera junior 2017, 254 p., euro 16,50

Pax

10 Apr

Un riflessione sulla guerra, ma soprattutto sul modo di essere e sulla verità. Nasce dal doppio binario narrativo dovuto all’alternanza, capitolo dopo capitolo, della voce di una volpe – a cui l’autrice cerca di dare materia anche attraverso quel che fiuta, che sente nelle zampe, che percepisce – e di quella di un dodicenne. Da cinque anni Peter e il suo volpacchiotto Pax sono inseparabili, fin da quando l’aver ritrovato quel cucciolo e l’essersene preso cura ha lenito la rabbia per la morte improvvisa della madre. Poi irrompe la guerra e il padre di Peter si arruola, lasciandolo a casa del nonno, non prima di avergli imposto il doloroso abbandono dell’amico. Il senso di colpa però è troppo forte, come forte è il legame e che unisce i due e Peter “scappa per tornare a casa” come gli fa dire l’autrice. Casa è dove si trova Pax, che intanto si guarda intorno, conosce altre volpi, capisce la dinamica dei rapporti con gli umani e l’eccezionalità di quello che gli è toccato in sorte. Complice però un piede fuori uso, Peter incontra Vola, donna dall’accento straniero con una gamba di legno che vive isolata da vent’anni, dopo esser stata lei stessa in guerra. La ruvidezza della donna rimanda alla nuda verità di cui è portatrice: per lei la verità è la regola, il primo dei principi che tiene scritti su schede appese in casa. Alla verità Peter deve piegarsi:il darsi tempo, l’imparare un nuovo ritmo di cammino, l’addomesticarsi reciproco raccontandosi le rispettive storie, l’evidenza della certezza che sta nel profondo dell’animo e che rende sicuri.

Ne viene appunto una riflessione sulla violenza degli uomini, sulle falsità; la guerra sta sullo sfondo: è in qualche modo surreale nella descrizione fatta, specie per bocca degli animali, è un avanzare di uomini armati, ma non se ne conoscono le dinamiche; non è questo evidentemente che importa: resta cacofonia di fondo che staglia sulla scena le figure principali, con i dubbi e i valori che portano con sé. Se Peter è raccontato nel suo divenire e nella sua tenacia, se il padre si rivela figura violenta e chiusa, Vola è un personaggio caustico e pieno di cura, ha la caparbietà ottusa di chi si è costruito una gamba rigida in falegnameria per portarsi fisicamente appresso il peso che sente nell’animo e nel contempo l’ironia splendida e feroce di chi non esita a prestare il proprio arto artificiale serio, quello datole in ospedale, allo spaventapasseri in giardino.

Il sito dell’autrice. Il sito dedicato al libro. Il tumblr di Klassen.

Sara Pennypacker con le illustrazioni di Jon Klassen, Pax (trad. di Paolo Maria Bonora), Rizzoli 2017, 300 p., euro 16, ebook euro 7,99

Il puzzle infinito

2 Apr

Ci sono facce e musi che si rincorrono sulle pagine, che si interfacciano tra sinistra e destra seguendo i dialoghi: si sorridono, c’è chi parla e chi ascolta, ci si guarda e così via… tutti notano quanto sono diversi l’uno dall’altro, ma all’invito ad accostarsi (“ancora un po’ di più” dice il testo), ecco che si vede che è questa diversità a fare il mondo. Una diversità che l’artista ottiene in un gioco di puzzle, di scambi di pezzi che riflettono la metafora di come ognuno possa avere qualcosa di uguale agli altri e qualcosa di diverso ed essere semplicemente unico e se stesso. L’albo, che ha ricevuto una menzione speciale lo scorso anno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, non è solo un libro-gioco che invita a riflettere sull’inclusione in modo originale e mai scontato, ma anche una proposta di laboratorio: nelle pagine finali infatti, Bianki svela come ha costruito le immagini fotografate e invita il lettore – grande o piccolo, o meglio grandi e piccoli insieme – a fare lo stesso. Sono tutte scatole riciclate, colorate, poi accostate; sulla superficie così ottenuta si disegna, poi si girano le scatole e si compongono altri disegni finché tutte le facce portano un segno: a questo punto è un “gioco di scatole” appunto, un comporre infiniti puzzle per far apparire qualcosa di nuovo., partendo dai suggerimenti che vengono offerti.

Le immagini del testo intanto si restano a un gioco di rimandi, tra personaggi che ricompaiono (primo tra tutti, l’uomo col cappello, che fa un po’ da guida), tra pezzi che ritornano: cosa compone chi? E poi dove lo ritrovi di nuovo? Buon divertimento!

Il sito di Bianki.

Diego Bianki, Il puzzle infinito. Recuperare, riciclare e riutilizzare (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2017, 56 p., euro 17

 

La galleria degli enigmi

20 Mar

Ho apprezzato molto, lungo e non felice titolo dell’edizione italiana a parte, L’incredibile caso dell’uovo e del Raffaello scomparso edito da Fabbri due anni fa; ora un nuovo romanzo della stessa autrice ripropone gli azzeccati ingredienti del precedente: una approfondita conoscenza della storia dell’arte, in particolare pittorica, una protagonista divertente e intraprendente, un’ottima ambientazione storica. Se nel primo libro il lettore camminava nella New York contemporanea con rimandi al periodo della Seconda Guerra Mondiale, qui c’è la Grande Mela del 1928 e del 1929, con il fermento sociale, l’immigrazione, i contrasti politici (si è in piena campagna elettorale per l’elezione a sindaco che vedrà trionfare Hoover).

La dodicenne Martha vive con la madre e due fratelli gemelli, il padre sempre in giro per i suoi spettacoli di vaudeville; è una ragazzina dalla risposta pronta, curiosa, ma anche attenta e piena di domande e non riesce a tenere a freno la lingua nella scuola rigidamente cattolica che frequenta. Ha una certa tendenza a combattere gli stereotipi e i ruoli di genere, cominciando dalle questioni bibliche che la sua insegnante sottopone alle allieve e il suo costante contraddire – a ragione peraltro – le costa l’espulsione. La madre le prefigge un duro ingresso nel mondo del lavoro e la sistema come lavapiatti nella grande dimora in cui è a capo dei domestici: la casa di Mr. Sewell, proprietario di uno dei maggiori quotidiani, grande sostenitore di Hoover e dell’etica del guadagno. La casa nasconde una sorta di mistero: la signora Sewell, una ricca ragazza che prima del matrimonio ha viaggiato molto e scandalizzato la società statunitense con comportamenti giudicati non adatti a una donna, vive reclusa all’ultimo piano, circondata da quadri preziosissimi, mangiando sempre le stesse cose, prigioniera della pazzia di cui tutti sono a conoscenza. Se si aggiunge che il valletto ha strani comportamenti, che in casa esplode una bomba lanciata dall’esterno e che nella galleria apposita arrivano a rotazione dei quadri inviati dalla signora Sewell, la fantasia di Martha non può mettersi in moto. Proprio aiutata dal valletto Alphonse, un italiano che si finge francese, ex insegnante di latino e greco immigrato da poco, scopre le storie dei miti che sono raffigurati nei quadri e ne coglie il significato: sono messaggi inviati da Rose Sewell per denunciare la propria prigionia e l’avvelenamento a cui è lentamente sottoposta.

Laura Marx Fitgerald trova posto per descrivere grandi biblioteche e collocazioni Dewey, per parlare delle Metamorfosi di Ovidio e del melting pot della società newyorkese dell’epoca, per dire di cinema, di politica, di lotta di classe e di affermazione del ruolo della donna; racconta la storia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, regalandosi la licenza di dare un fratello a Vanzetti per potergli dare un ruolo di primo piano (e a me, che dalla terra di Vanzetti vengo, ciò è particolarmente caro). L’affresco dell’epoca, la fotografia che ne nasce è dettagliata e viva, ribolle di fermenti rivoluzionari e di scoperte: per Martha la verità sul proprio amato papà, su come vanno le cose nel mondo e su com’è la sua città fuori dal quartiere in cui vive.

L’autrice è abilissima non solo a dare mille informazioni e ad approfondire su arte e letteratura, ma ancora una volta disegna un personaggio anziano assolutamente verosimile e fantastico: se nel precedente romanzo era il nonno della protagonista, qui è Martha stessa che accoglie il lettore alla soglia delle cento candeline, parlando in modo caustico, veritiero e imperdibile della sua condizione di vecchia. Sempre lei del resto, dichiara di aver imparato che se si chiede la verità ad un adulto si ottiene di solito una storia; lei vuole raccontare la verità sui fatti a cui ha preso parte; ne fa nascere un splendida storia di verità che non potete far mancare ai lettori amanti di misteri e di colpi di scena.

Il sito dell’autrice dove è possibile vedere insieme alcuni dei quadri “prestati” alla galleria di Rose, quelli che usa per tramettere messaggi a Martha, e saperne di più in personaggi e immagini degli anni Venti.

Laura Marx Fitzgerald, La galleria degli enigmi (trad . di Maria Concetta Scotto di Santillo), Fabbri 2017, 268 p., euro 15,90

La bambina dei libri

15 Mar

Ecco tradotto l’albo vincitore del Bologna Ragazzi Award for Fiction 2017: nella motivazione la giuria ha ben sottolineato la riuscitissima commistione tra illustrazione e arte tipografica, in un albo che celebra da un lato il potere dell’immaginazione e delle storie e dall’altro la letteratura per ragazzi e i suoi classici. Le carte di guardia riportano un elenco di libri (ma anche di musiche), quelli che hanno nutrito l’immaginario dei due autori nella loro infanzia e che si ritrovano in citazione lungo le pagine: sono infatti le parole delle storie (e la compagnia di Alice, di Gulliver, di Hansel e Gretel, di Peter Pan…) a sospingere la bambina protagonista, a indicare la strada, a segnare il sentiero su cui invita all’avventura il nuovo amico.

La bambina dei libri ben conosce la potenza di una buona storia, la facilità con cui ti mette le ali, ti fa affrontare i pericoli o semplicemente ti fa casa; lo stesso invito a partecipare viene fatto sul finale al lettore, attraverso una chiave per lasciar libera la fantasia. Sicuramente questo albo, con le suggestioni che suscita, piacerà agli adulti, a chi si occupa dei libri per ragazzi, a chi conosce la fascinazione che può venire dalle pagine. Piacerà agli adulti, e saranno loro che lo leggeranno ben prima e ben più dei bambini: mi piace pensare allora che possa essere un libro da leggere insieme, per condividere anche la magia della grafica, per far apprezzare ai più piccoli come è stato pensato e quanta cura c’è dietro e quanta potenzialità c’è nell’arte tipografica che qui, davvero, ci vien mostrata non minore dell’illustrazione.

Il sito di Jeffers. Il sito di Winston. Il trailer originale con le parole dei due autori.

Oliver Jeffers – Sam Winston, La bambina dei libri (trad. di Alessandro Riccioni), Lapis 2017, 40 p., euro 14,50

Il giallo delle pagine mischiate

14 Mar

Il-giallo della pagine mischiateUn giallo dentro un giallo, una storia in cui il lettore non solo legge una storia di misteri, assassini e libri scomparsi, ma è chiamato anche a risolvere il problema che affligge l’io narrante: il testo che Dario ha eredito dallo zio, insieme alla casa editrice che naviga in pessime acque, ha le pagine mescolate e deve essere ricostruito per capirne la trama e ridargli una forma. Ed è così anche il testo che si trova tra le mani il lettore: l’antefatto spiega di come Dario abbia ereditato la casa editrice e abbia scoperto l’attività di scrittore dello zio, di come ne abbia conosciuto i dipendenti e si sia messo con Greta a ricostruire l’ordine dei fogli in modo da poterli pubblicare. Poi ecco il primo capitolo dove si fa la conoscenza del detective parigino Ives Montagner: al termine di ogni capitolo degli indizi danno la possibilità di identificare il successivo, cercandolo qua e là tra quelli alla rinfusa. Sicuramente un escamotage narrativo che incuriosirà qualcuno e infastidirà altri che preferiscono la comodità della lettura senza l’esercizio della ricerca; per chi sceglierà di avventurarsi nella ricostruzione del manoscritto, un’avventura in più, una sfida che sicuramente accoglieranno i ragazzi appassionati di gialli.

Questo romanzo accompagna – insieme a Odio la matematica di Emanula Da Ros –  la nascita di una nuova avventura editoriale, quella della casa editrice Parapiglia che pubblicherà prossimamente molti titoli provenienti, come questo del resto, dallo storico catalogo delle Nuove Edizioni Romane di Gabriella Armando, in nuova veste grafica e rinnovati per dare spazio all’interattività.

Pablo De Santis – ill. Federico Appel, Il giallo delle pagine mischiate (trad. di Francesca Caddeo), Parapiglia 2016, 123 p., euro 11

Le mini fiabe di Attilio

8 Mar

Per me il ritorno sulla scena editoriale di Attilio Cassinelli segna un’emozione felice perché con quel riconoscibilissimo tratto(una spessa linea nera a tracciare somme di forme geometriche primarie) ci sono cresciuta. Pericle, la volpe Pina, i personaggi de La collana del bosco, le storie de I dodici mesi (e la reiterata lettura di Tre amici nello stagno che segnavano agosto, mese del mio compleanno) e soprattutto Lo zoo di carta: il libro a schede che invitava a costruire animali in carta dai colori brillanti era uscito da Giunti nel 1967, non so quale cura avesse preservato per ben più di dieci anni gli animali passati tra mani di cugini vari, ma quelle bestie di carta erano una meraviglia e per tanto tempo ho portato in tasca la volpe.

Festeggio allora questo ritorno e festeggio il fatto che sia un progetto del tutto nuovo ad affacciarsi in libreria, che ci dice di come si possa – a distanza di anni – rimettersi in gioco e presentare ai lettori più piccoli una riuscita collana non scontata sulle fiabe classiche: un formato quadrato facilmente maneggevole, le figure che si stagliano in campo bianco e il testo in stampatello maiuscolo. Qua e là – e lo si può ben notare nel volume dedicato a Cappuccetto – ecco che l’illustrazione si fa predominante, spinge oltre il confine della pagina fino a riempirla senza bisogno di testo: anche questa alternanza di racconto attraverso la parola e racconto attraverso l’immagine è davvero ben riuscita e fluida. Anche i colori usati non sono scontati nella produzione editoriale dei giorni nostri: badate a certe sfumature di lilla, di indaco, di verde, a quelli che qualcuno definirebbe color fango o color talpa e insieme godetevi l’ironia che viene dai musi, dalle facce, dalle espressioni date ai personaggi.

Le prossime due uscite saranno dedicate al brutto anatroccolo e ai musicanti di Brema, e dal muso dell’asino in copertina non vedo l’ora di sfogliarlo!

Il sito dell’autore. L’uscita della collana è stata festeggiata a Spazio B**k il 23 febbraio: nell’invito qualche immagine e suggestione dei libri del passato. Qui vi divertite con un’infilata di prove e illustrazioni su Moleskine.

Attilio Cassinelli, Cappuccetto rosso, Lapis 2017, 28 p., euro 9,50

Attilio Cassinelli, I tre porcellini, Lapis 2017, 28 p., euro 9,50

Una storia che cresce

28 Feb

una-storia-che-cresce_Un bambino, un cucciolo di cane, tanti pulcini e una giovane mamma sono i protagonisti di questo albo illustrato che ripercorre il passare delle stagioni non con intento didattico, ma regalandoci poesia e meraviglia.
Il libro è anche il racconto di un rapporto tra un genitore e un bambino che sta tentando di conquistare una prima autonomia e per questo ha bisogno di conferme e di sicurezza, di contatto ma anche di solitudine, o di un dialogo muto con il suo cane.
Ruth Krauss, scrittrice statunitense che vanta tra le sue collaborazione quella con Maurice Sendak, ha scritto questa storia nel lontano 1947, con il titolo The Growing Story.
Nonostante siano passati settant’anni, la freschezza di questo racconto rimane intatta, le domande dei bambini, oggi come allora, nascono dalle osservazioni del mondo esterno ma assumono una valenza psicologica profonda, accompagnandosi, come un mantra, allo scorrere del tempo.
Sul finale, le risposte arrivano da sole, come una sorpresa inaspettata e una gioia che esplode in mille capriole.
Le illustrazioni di Helen Oxenbury hanno il merito di seguire la storia passo passo, come un reportage, ma anche di farci vedere quello che non è scritto, nei piccoli dettagli ricercati con cura, nei paesaggi, negli animali, negli sguardi e nei gesti.

Ruth Krauss – Helen Oxenbury, Una storia che cresce (trad. di Alice Pascutti), Il Castoro 2017, 40 p., euro 13,50

Gli amici del fiume

10 Feb

gli_amici_del_fiumeDi questo libro innanzitutto mi piace il formato: copertina morbida e illustrazione accattivante, proprio un “ben fatto” vien da dire, che si mette volentieri in mano ai lettori tra gli otto e i dieci anni. Poi c’è la storia, una storia di animali che potrà piacere ai giovani lettori e che dipana davanti ai loro occhi tutte le specie che vivono intorno a un fiume: dai bruchi ai tassi, dalle libellule alle rane toro, compresi volpi, cinghiali, pesci e uccelli.

Tre amici – un riccio, un’anatra e una lepre – si lanciano nella pazza e pericolosa avventura di imparare a nuotare; sono una banda ben composita, dal carattere diverso e complementare; si spalleggiano e si incoraggiano al bisogno. La storia li segue nella scoperta del mondo intorno e nei diversi tentativi di avvicinarsi al fiume, addirittura di provare ad attraversarlo in groppa a un cavallo compiacente. Intanto cercano la fine dell’arcobaleno, incontrano altre bestiole, si fanno domande su quel che vedono, compreso l’umano che seguono sulla spiaggia. Per poi finire davvero tra le acque del’amico fiume, ripescati in tempo da una lontra, al di là di ogni paura: non sono spaventati, ma esaltati dall’aver finalmente nuotato.

Una storia a passo lento e sguardo profondo, dove l’avventura è il quotidiano. Una storia che richiama “Il vento tra i salici” e che può suggerire di andare a rileggerla, magari nell’ultima versione pubblicata da Gallucci, un flipbook con la traduzione di Beppe Fenoglio, con le illustrazioni di Valerio Berruti e una traccia musicale di Gian Maria Testa.

Il sito dell’autrice. Il sito dell’illustratrice.

Guia Risari – ill. di Giulia Rossi, Gli amici del fiume, San Paolo 2017, 93 p., euro 12