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Ci piace leggere!

20 Lug

Parlare di libri e di ragazzi: quali sono le preferenze, i generi più amati, leggono “ancora” i classici, verso che tipo di confezione (formato, copertina, titolo, ecc.) sono attratti? Questa volta però si parla di libri coi ragazzi, o meglio ancora sono loro stessi a parlarne agli adulti. Sono i ragazzi coinvolti in questi ultimi anni dal festival Mare di Libri che si svolge a giugno a Rimini, diventati via via protagonisti nella gestione diretta della manifestazione e degli autori e quindi voci essenziali nel ragionamento su libri e lettori ragazzi. Il festival è dedicato ai ragazzi tra gli undici e i diciotto anni ed è gestito da loro che crescendo sono arrivati a ricoprire anche gli incarichi più importanti: direzione artistica, coordinamento dei volontari, ufficio stampa… Insomma, un festival per i ragazzi fatto dai ragazzi che ora, in questa pubblicazione, si rivolgono direttamente agli adulti che hanno a che fare con l’educazione/ alla/promozione della lettura, in primis gli insegnanti e poi bibliotecari, librai, manche autori ed editori, dicendo la loro su aspetti vari, alcuni dei quali davvero fondamentali.

Tra le pagine troverete il loro punto di vista, che sempre parte da esempi concreti, da qualcosa successo loro direttamente, sui generi, sui classici, sugli argomenti tabù che gli adulti tendono a censurare perché ne sono imbarazzati, su che tipo di copertine apprezzano di più, sui titoli originali e quelli scelti per le traduzioni italiane, anche su aspetti molto pratici come il prezzo a cui un libro viene proposto al suo giovane pubblico.

Chi si occupa di libri per ragazzi troverà un compendio di tutti gli argomenti che si toccano quando si parla degli aspetti importanti e dei punti critici del fare promozione; chi è meno dentro alla discussione, troverà spunti interessanti per riflettere. È importante però avere a disposizione questo testo, anche quando sottolinea aspetti più immediati e già molto discussi, perché la voce è quella dei ragazzi: capita che gli adulti che si occupano di libri per bambini e ragazzi perdano di vista il fulcro del loro lavoro e impegno, cioè il lettore, e osannino ad esempio libri che piacciono ai grandi senza chiedersi cosa ne possano pensare i lettori diretti interessati. Queste pagine ci ricordano di riportare al centro i lettori, qui adolescenti che argomentano molto bene quel che sostengono, e anche molto semplicemente: ragionamenti lineari con cui non si può non essere d’accordo, che trovano il loro centro nella parola “onestà”. C’è la richiesta diretta agli autori di scrivere storie intense e libri onesti, che rispecchino la realtà che i ragazzi si trovino a vivere, i sentimenti veri, l’imperfezione umana. C’è la richiesta più velata a tutti gli adulti che si confrontano con loro di essere parimenti onesti, nel dire, nel trattare tutti i temi, nel confrontarsi.

In fondo al volume, una serie di indicazioni di lettura, brevi trame dei libri citati lungo le pagine: sono tutti di autori stranieri perché – dicono i ragazzi – il loro festival è una casa per tanti autori italiani e scegliere chi citare e chi lasciare fuori sarebbe stato motivo di imbarazzo. I suggerimenti di lettura sono ovviamente di libri belli, per cui aspettiamo i ragazzi del festival con altri suggerimenti di lettura che comprendano anche autori italiani; perché forti dell’onestà e del coraggio che hanno saputo mettere nell’argomentare in questo volume e che mettono nel loro quotidiano, possano dare una rosa di suggerimenti più ampi, prendendosi la briga di dire quali siano i libri di autori anche italiani che davvero, a loro avviso, meritano.

Ascoltate il podcast della presentazione a Fahrenheit.

Le ragazze e i ragazzi di Mare di Libri, Ci piace leggere!, introduzione di Alice Bigli, postfazione di Fabio Geda, Add 2018, 192 p., euro 11, ebook euro 5,99

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Uma del mondo di sotto

16 Lug

Uma è una bambina vichinga che sogna di conoscere la sua vera famiglia, irride gli dei, inventa canzoni da vere guerriere e un giorno decide di scendere nel pozzo che si dice magico, dove abitano le creature che esaudiscono i desideri di chi getta una pietra e spera. Il suo non darsi pace, l’essere insaziabile di desideri inappagati la fanno diventare la terribile Regina del Mondo di Sotto, in un nuovo regno che imprigiona chi lavorava alla realizzazione dei sogni e i dissidenti, dove non ci sono altre ragioni che quelle di Uma. Poi il racconto gira ai nostri giorni ed ecco Killian, adolescente arrabbiato che si è appena trasferito proprio nel paesino dove c’è il pozzo leggendario. Si innamora perdutamente di Harper, anche se lei non ha mai sentito i Nirvana e non ha mai visto Guerre Stellari, ma lei non si presenta all’appuntamento successivo e non si ricorda di lui. Harper è in realtà stata creata da Uma come contatto col Mondo di Sopra e viene resettata sopo ogni incursione tra gli umani: le vengono cancellati i ricordi. Incuriosito da una sorta di troll uscito dal pozzo che porta al collo una pietra simile a quelle che ha trovato seppellite in giardino, Killian fa la conoscenza dell’altro mondo e di un gruppo deciso a ribellarsi alla regina e alle sue regole.

Marta Baroni costruisce una narrazione in sette capitoli che parla, in maniera molto vera, della potenza dei sogni e dei desideri, ma anche della cecità a cui conducono la rabbia e il voler troppo. Grazie al doppio binario di realtà e magia, offre una riflessione profonda, punteggiata da definizioni (nostalgia, sogno, desiderio…) e da un Mondo di Sotto di cui il lettore godrà della toponomastica e del parlare in rima di alcuni dei suoi abitanti. Un fumetto che dice della necessità di fare i conti coi propri demoni, della capacità di guardar in faccia le cose, ma anche in fondo ad esse: qualcuno si perde nel torbido, qualcuno ci trova forza e speranza.

Marta Baroni, Uma del mondo di sotto, Bao Publishing 2018, 208 p., euro 18

Le streghe di Benevento

11 Lug

Quando ero piccola le streghe di Benevento stavano su una cartolina che mi affascinava molto e le janare hanno continuato ad avere lo stesso fascino nei racconti di Ischia. Mi piaceva l’idea di ingannare il loro tempo costringendole a contare fino al mattino, lasciando magari davanti alla porta di casa una scopa di saggina per tenerle impegnate e impedire loro di entrare. Chissà se hanno provato la stessa fascinazione anche gli autori quando hanno visitato il Sannio. Sta di fatto che ne è nata una serie che negli Stati Uniti è già al quinto volume e che racconta le avventure di cinque cugini nelle strade di Benevento nel 1820 alle prese appunto con streghe di ogni tipo. Già, perché quando a Benevento si dice “strega” non si intende mica la stereotipata figura son scopa e cappellaccio; chiunque può essere una Janara, maschio o femmina, si spalma un unguento sotto le ascelle e la trasformazione notturna è fatta; e poi ci sono fate, fantasmi, demoni, la Zucculara che insegue i bambini che attraversano la piazza del Teatro Romano, la Manalonga che cerca di rapirli.

Nella prima avventura, ecco i gemelli Emilio e Rosa: nella fattoria in cui abitano succedono strane cose, spariscono formaggi, gli attrezzi sono tutti sparsi per terra, Rosa ha mal di stomaco e prurito al naso: la bambina coinvolge gli amici per andare a chiedere aiuto a zia Pia, a cui tutti si rivolgono per incantesimi e pozioni. Lei vuole una formula magica che scacci la Janara che ritiene responsabile; il lettore si immerge così nella realtà della città e nelle sue tradizioni, visita di note l’albero delle streghe, impara formule magiche e incontra Amerigo Gambadilegno che è stato in America e conosce un certo segreto.

La storia è appassionante e permette di rifarsi all’epoca e di immaginare come fosse Benevento (e magari vi verrà voglia di visitarla); in più il formato e le illustrazioni di Sophie Blackall ne fanno una lettura adatta a lettori di 7/8 anni per i quali, come spesso diciamo, non è semplice trovare dei bei libri di qualità da proporre. Questo lo è; lo pubblica una giovane casa editrice di Cervinara (AV), Primavera, che propone albi illustrati e ora questa serie che arriva dagli Stati Uniti, ma che è ambientata molto vicino alla loro sede.

Una curiosità: vi ricordate di Madeline che arrivò in Italia tradotta da Roberto Piumini per la serie bianca de Il Battello a vapore e che poi passò sugli schermi? Le dodici educande del collegio parigino con la terribile piccola Madeline? L’autore, Ludwig Bemelmans, era il nonno di John che ha continuato nella sua scia confezionando per Madeline nuove avventure in giro per il mondo.

John Bemelmas Marciano – Sophie Blackall, Le streghe di Benevento. La stagione dei malefici (trad. di Alessandra Valtieri), Primavera 2018, 128 p., euro 13

Le reginette

5 Lug

Quando parecchio tempo fa lessi questo romanzo in francese per una scheda di lettura per un editore, risi come una matta. Vincitore del Prix Sorcières, adattato con successo per il teatro, pare pronto per un road movie e infatti i diritti cinematografici sono stati già prelazionati da Lionceau Films; avrebbe anche tutti gli elementi per definirlo un romanzo pieno di sfighe e pure tendente al buonismo. Invece l’autrice riesce a mantenere alta fino alla fine la qualità della scrittura e della storia, grazie soprattutto all’autoironia della protagonista, molto spesso prossima alla causticità quando non all’autoderisione.

Al termine dell’anno scolastico, Mireille viene eletta Salsicciotto di Bronzo, secondo una tradizione che vota la ragazza più brutta della scuola su Facebook; è il terzo anno che viene premiata, ma ha perso il titolo di Salsicciotto d’Oro a vantaggio di una nuova della seconda B, Astrid, mentre la seconda piazza è stata assegnata a Hakima. Mireille condivide i premi: Astrid è strabica e Hakima le sembra un luccio. lei del resto la prende con la sua solita ironia, unica arma e corazza forse per sopravvivere al fatto che ci organizza la terribile gara è il suo miglior amico d’infanzia. Però conosce la durezza eel momento e i commenti pubblici dei compagni, per cui sa che le altre due nuove nominate – con la loro introversione e timidezza – potrebbero non prenderla bene; decide così di presentarsi, di conoscerle e di convincerle a non piangersi addosso. Scoprono di avere tutte e tre un valido motivo per andare a Parigi il 14 luglio e decidono di andarci in bicicletta, finanziandosi con la vendita di salsicce e salse varie (in originale sono proprio boudins, e così anche il titolo che hanno vinto) e raccontandosi attraverso un blog. Le accompagna Kader, fratello maggiore di Hakima, in sedia a rotelle dopo un’imboscata tesa ai soldati del suo battaglione mentre erano in “missione di pace”. Durante il viaggio otterranno molto incoraggiamento e applausi, ma ci sarà posto anche per la derisione, i commenti violenti, le gelosie, gli insulti. La strada percorsa insieme metterà in luce anche i limiti, le potenzialità e le corazze dietro cui ciascuna si nasconde.

Dei motivi per andare a Parigi, delle loro famiglie, delle passioni di ciascuna protagonista non dico; il lettore scoprirà lettura facendo, in questo libro in cui si mescolano parecchi temi importanti, in cui si ride, in cui si riesce a parlare con ironia di mestruazioni e videogiochi, di timidezza e padri importanti e assenti, costruito riportando post di blog e articoli di giornali on line con tanto di commenti.

Le tre vivono a Bourg-en-Bresse; il loro viaggio è quindi un percorso a tappe tr… , facilmente riconoscibili, rintracciabili su mappa e – perché no – un itinerario da cui prendere spunto.

Clémentine Beauvais, Le reginette (trad. di Bérénice Capatti), Rizzoli 2018, 291 p., euro 17, ebook euro 8,99

Correndo sul tetto del mondo

30 Giu

Tash vive con la famiglia in un villaggio del Tibet e ben conosce le regole e i limiti imposti dalla dominazione cinese. Sa di non poter indossare gli abiti tradizionali, di non poter cantare certe canzoni né di poter pronunciare il nome del Dalai Lama. Per di più, i genitori fanno parte della rete di resistenza e il padre, giornalista del giornale locale, scrive volantini e opuscoli distribuiti clandestinamente per far circolare notizie vere su quel che sta succedendo. Quando un uomo, in segno di protesta, si dà fuoco sulla piazza del mercato per attirare lo sguardo dell’opinione pubblica sulla situazione, le case del villaggio vengono perquisite e i genitori arrestati.

La ragazzina, in compagnia del suo miglior amico e di due yak, decide di passare le montagne per raggiungere l’India e incontrare il Dalai Lama, nella speranza che possa salvare i genitori. Nel libro che il padre le ha affidato è nascosto un messaggio cifrato che sarà rompicapo e aiuto lungo il cammino, costellato ovviamente di incontri con persone amiche, scontri con i soldati, imprevisti e perdite. Anche l’arrivo in India non corrisponde esattamente alle aspettative della ragazzina, che sarà invitata a tener viva la speranza, che spesso può portare all’inaspettato.

Un libro che con una bella scrittura coinvolgente e senza retorica porta il lettore in un mondo e in una cultura spesso poco conosciute, dando occasione per approfondire non solo la cultura, ma anche una parte di storia e di resistenza a regimi e imposizioni.

Jess Butterworth, Correndo sul tetto del mondo (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2018, 256 p., euro 18

Mosquitoland

28 Giu

Perfetta come road movie (del resto, diritti già opzionati da Broad Green Pictures), ecco l’avventura di Mim, sedici anni, appena trasferita da Cleveland a Jackson, nel Mississipi, al seguito di padre e matrigna. I cambiamenti nella sua vita sono stati tanto repentini che davvero non riesce ad abituarsi, tanto più che la madre è rimasta a Cleveland, che da un po’ di tempo non riesce a sentirla e che mancano quattro giorni al Labour Day, che loro due han sempre festeggiato insieme. Allora Mim parte: 1524 da percorre in pullman e il suo viaggio ricorda quello del buffo Testa di melone dell’omonimo romanzo Mondadori di Michael de Guzman, un susseguirsi di incontri, spaccato della nazione e dell’umanità, ma anche di quel che non ti aspetti: la persona con cui – per un breve tratto purtroppo – Mim lega di più è Arlene, un’anziana signora che sa osservare molto bene ed essere nel contempo rispettosa e d’aiuto verso la compagna di viaggio. Tra gente assurda e oscura e nuovi amici bizzarri e presto indispensabili, Mim si avvicina alla meta tra peripezie e intoppi vari.

Tutto quel che succede è ben delineato sulla pagina grazie anche all’irresistibile modo di esprimersi che Arnold regala alla sua eroina, a tratti davvero esilarante e anche autoironica (scommetto che riderete soddisfatti in certi passaggi), che racconta, scrive un diario/resoconto per una certa Isabel la cui identità sarà nota solo alla fine, ma anche la capacità di astrarsi e di osservarsi e descriversi dall’esterno.  Mim dispiega così la sua vita complicata, la sua famiglia con segreti e tragedie, gli incontri casuali e non banali, la scoperta che le cose possono essere interpretate davvero male dando vita a una serie di equivoci non da poco. E poi ci sono Walt, con la sua purezza, e Beck, di cui Mim si innamora senza se e senza ma, che conosce il valore del tempo e il valore di chi gli sta davanti. Saggio, Beck, E saggia anche Mi, che mostra entrambi i medi al medico, che sa che scrivere è meglio che arrendersi alla follia del mondo, che sa quanto valgono la sincerità, la gentilezza e le sorprese. E che augura cose tipo: “Sii una ragazza di speranza e di argomenti importanti”.

David Arnold, Mosquitoland (trad. di Marco Drago), Rizzoli 2018, 416 p., euro 18, ebook euro 9,99

L’alba sarà grandiosa

20 Giu

Ho letto questo libro alla fine della scorsa estate, in francese, in una notte di quelle perfette per ascoltare storie. Perfetta per questa saga famigliare il cui racconto dura appunto il tempo di una notte, in cui le ore sono il tempo intimo e condiviso di una madre e di sua figlia, a fare i conti con la realtà taciuta, con i segreti covati per anni.

Tra poco sarà fine giugno, proprio come si dice nelle prime righe del romanzo e all’ora del tramonto, su un altopiano della Creuze, un’auto forse imboccherà il sentiero laterale del bosco, scendendo verso un lago. Quando questo succede, tra le pagine dell’ultimo libro di Anne-Laure Bondoux, nell’auto c’è la sedicenne Nine, arrabbiatissima con la madre alla guida: era proprio la sera del concerto di fine scuola, e ci sarebbero stati tutti, amici e compagni. Eppure la madre l’ha caricata in auto e adesso eccole in una casa di legno vicino a un lago, nascosta tra gli alberi, quasi invisibile. Anche se la ragazza non l’ho sa ancora, stanno andando incontro al tempo di un’attesa, alle ore che le porteranno verso l’arrivo degli ospiti. E cosa c’è di meglio nell’attesa che raccontare una storia? Quella però che Titania, scrittrice di successo, srotola sotto gli occhi della figlia non è qualunque, bensì la sua, di sua madre e dei due fratelli di cui chiunque la conosca ignora l’esistenza. Dopo tanti anni, è arrivata l’ora della verità e il tempo in cui tornare a essere se stessi, in cui si possono posare travestimenti che negli anni hanno protetto nuove vite. Titania Karelman in realtà ha un nome italiano, due fratelli gemelli, un padre italiano di cui si evocano i legami col terrorismo degli anni Settanta e una madre tanto forte da scombinare le carte del destino e assegnare nuovi nomi, modi e mondi ai figli pur di salvarli. Per il segreto taciuto, Titania Karelman continua a leggere con avidità le pagine degli annunci e si diverte a mettere in bocca la parola “capanna” a un personaggio di ogni libro che scrive.

Bondoux costruisce un’epica famigliare dai toni quasi fantastici, dove ogni particolare è esatto nell’ingranaggio generale del racconto. Ne nasce un romanzo che segue, per certi versi, i toni del precedente Finché siamo vivi: una riflessione sulla vita, uno sguardo sulle persone e sul modo di relazionarsi, qui in particolare sul rapporto tra adulti e ragazzi, sui meccanismi della famiglia, sul crescere. Anche se c’è lo sguardo di Nine che, catturata dal racconto, diventa sempre più desiderosa di sapere la verità, il punto di vista è comunque quello di sua madre che non solo narra, ma nel narrare mette le proprie riflessioni e il proprio sguardo su se stessa bambina e adolescente. Pertanto, questo è un libro da lettori della scuola secondaria di secondo grado e da adulti che senza dubbio apprezzeranno la bellezza della scrittura e il suo dire la vita.

Anne-Laure Bondoux, L’alba sarà grandiosa (trad. di Francesca Capelli), San Paolo, 274 p., euro 18

Tempestina

18 Giu

C’è un’infinita delicatezza negli acquerelli con cui Lena Anderson mette in pagina il mondo di Stina: è quello estivo, il tempo trascorso durante le vacanze, col nonno, su un’isola dell’arcipelago. La bambina è un po’ tempesta come il nome il nomignolo che il nonno le affibbia (e forse anche un po’ puntuta e buffa come la pastina che così si chiama!): sempre in movimento, sempre alla ricerca di qualche tesoro di cui fare bottino, sempre sull’orlo della meraviglia. C’è questo di particolare in Stina, la capacità di osservare e di dire il proprio stupore e il proprio entusiasmo: davanti ai colori del mattino, alla lotteria dell’uscire in barca e chissà cosa ci sarà nelle reti, a una piuma trovata per caso. La curiosità la spinge anche ad avventurarsi fuori, in una notte di tempesta, per vedere che effetto che fa. Quando il nonno trova il letto vuoto e la raccogliere, fradicia come un pulcino e sull’orlo delle lacrime, spiega che è il caso di cominciare da capo: mettersi stivali e cerata e uscire insieme, perché di fronte al fragore delle onde e ai fischi del vento è meglio essere in due. E anche lì, sai mai che capiti di raccogliere una sorpresa…

Eccolo il nonno, solo in apparenza sullo sfondo delle avventure della bambina, ma in realtà in sorniona osservazione di quella meraviglia di ragazza che gli è toccata in sorte come nipote: non alza la voce, non rimbrotta, ma si fa complice, spiega e sta lì, col sorriso sulle labbra, a godersi il momento. Vien da pensare che anche lui sia uno che si bea delle meraviglie piccine, che sa vedere; nella tavola in cui sorseggia il caffè davanti alla luce del giorno che arriva sembra di leggergli dentro il bambino che è stato, pronto all’avventura, pronto a dire “Guarda!” o Che bello!”.

Qualunque sia la tempesta che arriva, sull’isola o nella vita, abbiate la buona sorte di condividerla, ben attrezzati per poterla affrontare, senza doversi rintanare fuggendo, ma stando in piedi insieme, cogliendo anche quel briciolo di bello che magari si porta dentro. Un inno al lasciarsi sorprendere, questo albo che già annuncia una prossima avventura della bambina tanto bionda da sembrare quasi bianca di capelli, selvatica quanto basta ed estremamente simpatica.

Lena Anderson, Tempestina (trad. di Laura Cangemi), LupoGuido 2018, 32 p., euro 13

Un viaggio chiamato casa

16 Giu

Chi ha apprezzato La casa dei cani fantasmi ritroverà anche in questo romanzo la bella scrittura di Allan Stratton, questa volta alle prese con un romanzo dal respiro famigliare. Zoe vive a Shepton, Ontario, in una casa che ospita il salone da parrucchiere della madre, ed  in costante contrasto con i genitori. Viene costantemente punita per dei guai provocati in realtà dalla tirannica cugina Madi, agli occhi di tutti ragazza perfetta, che invece si diverte a prendere in giro la cugina, fino ad arrivare a ben di peggio. Zoe è infatti considerata da molti a scuola una sfigata, vive nei quartieri periferici e i genitori fanno costanti confronti con la famiglia benestante degli zii. Per di più la nonna materna è fonte di costante imbarazzo: vive in una grande casa di famiglia, dove accumula rifiuti e sporcizia, sta perdendo la memoria, non si lava mai e ha il frigorifero pieno di cibo marcio. Ma è lei l’unica consolazione di Zoe: dalla nonna si sente capita, con lei condivide i ricordi e una certa visione del mondo, da lei si sente a casa.

Quando i genitori decidono di mettere l’anziana in una casa di riposo succede l’irreparabile: la memoria della nonna peggiora, Zoe è la sua unica ancora e nei discorsi torna sempre più frequentemente lo zio Teddy, fratello maggiore del padre, morto molti anni prima. Zoe scoprirà in realtà che lo zio non è morto, ma scomparso dalla vita della famiglia, che abita a Toronto e, come si capisce da vecchie lettere, non parla alla nonna da molto tempo. Eppure pare lui ‘unica possibilità della ragazza di condividere con altri la preoccupazione della nonna. Così decide di andarlo a cercare.

Anche se la fuga con l’anziana è cosa già vista in altri romanzi per ragazzi, qui tutto (anche l’episodio di bullismo, anche gli incontri fatti durante il viaggio, anche la sorpresa inaspettata a cui Zoe si trova davanti) ha il pregio di non essere ridondante o esagerato. Sarà la bella scrittura, ma le cose non stonano, finale compreso. Che ovviamente è roseo, ma non rosa, come sovente la vita.

Allan Stratton, Un viaggio chiamato casa (trad. di Anna Carbone), Mondadori 2018, 273 p., euro 17, ebook euro 8,99

Il giardino curioso / Un giardino straordinario

14 Giu

Due albi che parlano di giardini, di come il verde possa prendere piede e trasformare un paesaggio anonimo quando non degradato, con due protagonisti curiosi e pazienti.

Il primo, Il giardino curioso edito da Giralangolo, prende spunto dalla vera storia della ferrovia sopraelevata High Line di New York, chiusa e abbandonata dal 1980, sui cui binari nel corso degli anni sono cresciuti alberi e fiori selvatici. Peter Brown immagina Liam, bambino curioso che scopre tra le traversine delle piante che necessitano di un giardiniere: si ingegna allora a prendersene cura nel modo migliore, potendo, annaffiando, cantando. Le stagioni passano, arrivano le prime fioriture, l’inverno porta invece il tempo dello studio per poter fare meglio la primavera successiva: spuntano nuove piante e nuovi giardinieri, in un’opera che diventa collettiva nella condivisione degli spazi verdi e nel lavoro per crearne di nuovi. Un invito insomma anche al Guerriglia Gardening, allo spargere semi e speranza di bellezza fiorita negli angoli più impensati per stupire passanti e cittadini abituati al solito paesaggio.

In Un giardino straordinario, da poco uscito per Terre di Mezzo, c’è un altro bambino dalla fantasia strabordante, sempre pronto ad andare in mondi straordinari, che dalla lettura di un libro e delle sue immagini, lascia germogliare un’idea: ecco allora la ricerca di un seme, la cura, l’attesa e il via ad una sorta di attacco infettivo di voglia di piantare e veder spuntare alberi e fiori. Qui il tratto di Sam Boughton, l’uso dei pastelli e del collage, danno materia a un mondo fiorito e affascinante che ben rappresenta il prendere corpo e colore nella realtà dell’idea che il protagonista ha avuto.

I due albi sono accomunati non solo dal tema e dal suo svolgimento, ma soprattutto dalle caratteristiche dei loro protagonisti: entrambi infatti possiedono la pazienza del giardiniere, quella che fa covare la speranza anche quando non si vede nulla, anche quando i bulbi dormono sotto la coltre di neve o nel tempo in cui i semi accumulano sotto terra la forza per spuntare e crescere. La pazienza del giardiniere è un’arte che va di pari passo alla capacità di prendersi cura, di notare i piccoli cambiamenti, di essere attenti alla necessità e di lasciarsi stupire da quel che viene, a lungo atteso e magari ancora più bello di quel che ci si aspettava. E che ovviamente dice anche dei sogni, della loro forza e della meraviglia di quando si fanno veri e tangibili.

Peter Brown, Il giardino curioso (trad. di Anselmo Roveda), Edt Giralangolo 2018, 36 p., euro 15

Sam Boughton, Un giardino straordinario (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2018,34 p., euro 15