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Il ladro di panini

21 Mag

ILLADRODIPANINIMarin è un bambino fortunato: ogni giorno nel cestino del pranzo trova un panino fatto preparato dalla mamma e un biglietto scritto dal papà.La mamma poi prepara un panino diverso per ogni giorno della settimana, usando sempre un ingrediente speciale: la sua maionese fatta in casa. Ma il lunedì della settimana su cui si apre la storia il panino è sparito e così anche il giorno successivo: Marin decide allora di improvvisarsi detective e, dato che il preside non gli dà retta, di tentare di raccogliere indizi e tendere trappole per cercare di stanare il ladro. In realtà sarà la mamma a fornirgli la carta vincente, addirittura a base di cucina molecolare!

Il bel formato dei prima graphic di Sinnos per una storia divertente dalla grafica accattivante: le illustrazioni del canadese Patrick Doyon giocano su una palette di colori non scontata, ma azzeccatissima.

Patrick Doyon – André Marois, Il ladro di panini, Sinnos 2018, 160 p., euro 13

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Celestiale

16 Apr

Mentre leggevo questo libro portavo addosso la voce di Gian Maria Testa che snocciola Sono belle le cose, testo di Pier Mario Giovannone che elenca cose, appunto, belle. Qui Francesca Bonafini inanella liste di parole: quelle che piacciono alla dodicenne Maddalena, che le colleziona, ne assapora il suono, ne scrive liste e cerca di convincere le amiche della loro bellezza e della loro potenza. Quelle di Fabrizio, che per timidezza rimane muto davanti alla ragazza, mentre dentro è un mare in tempesta, pieno di parole che rumoreggiano dentro il cuore e tirarle fuori è una fatica bestia. Quelle di Ivano, che di Maddalena è il fratello maggiore, che passa il tempo al bar o in strada anziché a scuola, che finge di fare il duro, ma che dentro in realtà ha un vuoto enorme e gli manca terribilmente il professor Zarri, che sapeva dire e vedere e far dire ai suoi allievi.

Già, perché questo è anche un libro che parla della potenza dei libri, delle storie, delle parole come le mettono giù certi autori e tu ti ci ritrovi dentro e improvvisamente sei meno solo e ti fai cosciente che quello che provi qualcun altro, magari in un altro tempo, magari proprio Leopardi, l’ha sentito pure lui e lo ha scritto. E parla anche di certi insegnanti che ti segnano, che ti sanno leggere dentro e ti cambiano la vita. E di quanto sia difficile dire e dirsi ed essere proprio se stessi; di come a volte la periferia sia lontana mondi interi dal centro città; di come l’inverno si possa attraversare come una primavera e faccia sbocciare miracoli.

Bonafini costruisce un testo a tre voci, con un ritmo giusto per leggerlo a voce alta, presentando tre protagonisti che coprono l’arco delle scuole secondarie e che sono credibilissimi e profondi nei loro dubbi così come nelle loro certezze. Il leggiadro ottimismo di fondo con cui Maddalena guarda alla bellezza delle cose e delle parole ha una consistenza granitica che ci ricorda come il coraggio sia contagioso, e magari anche quel modo lì di vedere il mondo.

Per me questo romanzo (che tra l’altro ha le caratteristiche dell’alta leggibilità) è stato proprio un regalo: finalmente una novità per adolescenti di un’autrice italiana, di una misura che può funzionare anche di fronte a rimostranze di non forti lettori e di una forza e limpidezza tale da render felici. Sarà che amo il suono delle parole, ma una protagonista che fonda un Fan Club delle Parole Entusiasmanti e pensa che nei nomi delle persone covino tutte le bellezze del mondo non poteva che innamorarmi.

A inizio aprile Celestiale è stato libro del giorno a Fahrenheit su Radio3: c’è il podcast da riascoltare.

Francesca Bonafini, Celestiale, Sinnos 2018, 108 p., euro 12

Felicottero

12 Apr

Spicca sulla pagina Fenicottero col suo rosa fluo: tutti gli uccelli del circondario lo conoscono, visto che è stato per anni un campione in campi diversi, dal volo veloce, alla corsa sui trampoli, fino alla danza in aria con le uova passando per il campionato di pesca del gamberetto. Poi la caduta e la perdita di una zampa: ne è rimasta una sola; l’arto fantasma a volte si fa sentire e il rimpianto e la nostalgia del passato pure. Fenicottero deve ritrovare i propri sogni e ricominciare a volare; ironia della sorte, a dargli una mano sarà Millepiedi, che di zampe ne ha tante, ma a quanto pare la quantità non è sempre un vantaggio.

Ispirato alla storia del triatleta belga Marc Herremans, questo albo si fa forte di una particolarità testuale: è infarcito di modi di dire, sui quali si appiglia anche l’ironia del protagonista e la sua capacità di scherzare sulla menomazione che si porta dietro. In Millepiedi trova un degno compare di risata; insieme prendono con leggerezza quel che viene, la leggerezza saggia di chi sa dire le cose come sono, anche quando è il caso di rimproverare gli altri amici che difettano un po’ in presenza e solidarietà.

Il lettore apprezzerà sicuramente anche il tratto di Marije Tolman, la verticalità che regala alle illustrazioni, tra palme e trampoli, l’uso del colore, le buffe espressioni dei protagonisti.

Kim Crabeels e Marije Tolman , Felicottero (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2018, 32 p., euro 12

Contro corrente

21 Dic

Continua il racconto delle edizioni Sinnos di storie in cui spiccano l’impegno e la passione investiti per raggiungere un obiettivo. In questo caso è la vicenda di Gertrude Ederle che ne 1922 si qualifica per le Olimpiadi, battendo a soli diciassette anni, sette record in un giorno e che ai Giochi Olimpici di Parigi di due anni dopo sale sul podio tre volte; suo sarà anche il record femminile di traversata della Manica del 1926, imbattuto per ventiquattro anni.

La scelta vincente di questo libro è data dalla forma grafica e dal punto di vista: la storia di Gertrude e dei suoi primi successi è narrata in prima persona da una ipotetica cuginetta di nome Emily, affascinata dalla ragazza che tutti giudicano male (non è abbastanza femminile, ha le spalle da boscaiolo e la fissa dello sport) che un tempo le ha regalato un costume da bagno. Nel mito di Gertrude, Emily comincia ad allenarsi segretamente, imparando i movimenti dalle pagine dei libri e contando sulla silenziosa amicizia di Leo, che tiene il capo della corda mentre lei si allontana da riva e la spalleggia senza fare commenti nei suoi tentativi. In realtà la ragazzina può contare su tutta la famiglia di Leo e sull’atmosfera che si respira in quella casa, dove lei finge di andare a fare i compiti: un’aria anticonformista e libera, certamente diversa da casa sua dove si guarda di mal occhio a quella zia e a quella cugina newyorkesi, così differenti, così poco “consone”. L’equilibrio tra illustrazione e testo (sia esso in fumetto o sia narrazione fatta da Emily) è proprio giusto perché il lettore possa godersi la storia, prendere parte, assaporare il valore della vittoria di raggiungere quell’isola in mezzo al lago che vale una medaglia d’oro alla costanza e alla passione.

Alice Keller e Veronica Truttero sono due delle fondatrici della libreria Momo di Ravenna; ci vien da dire che questa loro buona prova nasce anche dalla consuetudine coi giovani lettori.

Alice Keller – Veronica Truttero, Contro corrente, Sinnos 2017, 80 p., euro 12

Una ragazza in cima

22 Nov

Dopo il fumetto Cattive ragazze, tornato da qualche mese in catalogo in veste grafica colorata e in un nuovo più agile formato, Sinnos procede nel racconto di figure femminili che, in anni in cui era impensabile, hanno creduto nei loro sogni e nella forza della volontà e sono riuscite a compiere quelle che allora, per una donna appunto, potevano esser ritenute imprese e che oggi invece sono norma o quasi. Ecco allora, in questa galleria di indomite ragazze, Henriette D’Angeville che nel 1838 scalò il Monte Bianco conquistandosi un posto nella storia e il nome di “fidanzata del Bianco”. Trent’anni prima di lei, Marie Paradis, giovane cameriera di Chamonix, fu portata in cima praticamente di peso; quella di Henriette fu invece una scalata a tutti gli effetti, organizzata nei minimi particolari, preparata con cura (non dimentichiamo che la contessa savoiarda aveva 44 anni quando s’incamminò verso la punta del Bianco) e soprattutto sognata da sempre. La passione per la montagna covava infatti in lei fin da bambina, alimentata da un costante contatto con la natura, da uno spirito anticonformista e dallo sguardo ben alto verso l’orizzonte in cui campeggiava sempre e comunque quella montagna amata. Le stesse basi che segneranno qualche anno dopo la scalata di Alessandra Boarelli, prima donna sul Monviso.

Brunetti mette sulla pagina il racconto sintetico del sogno, della preparazione e della scalata; così come il sottinteso delle voci in disaccordo, delle scommesse fatte sull’impresa, dell’incoraggiamento di chi crede possibile. Un omaggio a una donna che dovette superare non pochi ostacoli, e di certo i più difficili non furono quelli fisici della scalata; non dimentichiamo che, dopo la sua impresa, il ”Fédéral”, quotidiano di Ginevra, scrisse: ”Il nostro orgoglioso Monte Bianco deve sentirsi umiliato come non mai. Martedì 4 settembre, alla una e 25 minuti, ha visto la sua cima calpestata da un piede femminile”. Le illustrazioni di Marianna Coppo accompagnano il testo, a tratti in schizzi di volti e gallerie di oggetti che potrebbero stare nel taccuino di Henriette; particolarmente azzeccata la fila indiana di scalatori e portatori che apre il capitolo intitolato “Si parte!”.

Incontro questo libro mentre leggo Il desiderio di infinito, in cui Enrico Camanni racconta la vita di Giusto Gervasutti, “il fortissimo” dell’alpinismo italiano. Anche in queste pagine emergono storie simili a quella di Henriette, episodi che probabilmente l’avrebbero fatta indignare, ad esempioi Mary Virale che nel 1935 prende carta e penna e scrive protestando perché al giovanissimo e libero talento Alvise Andrich è stata negata la medaglia d’oro al valor atletico del Coni: forse perché in una delle vie dolomitiche appena aperte era legato in cordata con lei? O ancora quella della campionessa altoatesina Paula Wiesinger sempre nel ’35 indossa il pettorale e gli indumenti del compagno di Gervasutti infortunato per permettergli di continuare la corsa nel trofeo Mezzalama: al controllo medico per il cuore, ai 4200 metri del monte Castore, viene bloccata: il cuore è perfetto, ma lei è una donna. Sono storie che spesso han fatto la storia, che hanno segnato una possibilità prima forse immaginata da molte, ma improvvisamente concreta e mi piace anche che siano storie sovente sconosciute ai più, marginali: in questo Sinnos è stata sì apripista di un filone importante che ha trattato e continua a trattare con cura e con passione, ora molto frequentato. Questa originalità di proposta andrebbe premiata facendo circolare  tra i giovani lettori i libri di qualità, magari andando anche a ripescare anche tra le proposte editoriali di qualche anno fa, quando il genere non era all’ordine del giorno. Risulta talvolta imbarazzante il moltiplicarsi di collane che presentano, per lettori di età diverse, le storie di chi ha fatto la Storia, quasi fosse una gara al “celo, celo, manca”. Vero, il moltiplicarsi di un tema è comune, ma fa venire voglia di proposte originali. Nel moltiplicarsi di proposte il vantaggio però c’è: si può scegliere, si può badare alla scrittura, alle narrazioni riuscite.

Francesca Brunetti – ill. Marianna Coppo, Una ragazza in cima, Sinnos 2017, 93 p., euro 9,50

La compagnia dei soli

30 Dic

la-compagnia-dei-soliNulla pare avere senso in un mondo dove la crudeltà, la brutalità, la guerra e il tornaconto di pochi (o meglio, di uno solo in questo caso, il bruto tenente di vascello) hanno la meglio su tutto. E all’inizio forse pare non avere senso nemmeno il frammento di storie diverse che questo fumetto ci regala, come ritratti di protagonisti, ciascuno ben delineato nel cammeo nel suo carattere e sottolineato anche nei capitolo successivi da un differente colore che accompagna le tavole dedicate: Sara, ben decisa a ribellarsi, a rompere la prigionia e a vendicare la sorella; Pier Remigio, coraggioso nelle scelte, altruista fino alla possibilità della morte; Izio lo sgorbio, che allo sguardo di tutti verso la sua diversità contrappone il ricordo di quello della madre e delle sue parole.

Poi tutto acquista un senso, perché le pagine scorrono e mostrano al lettore come le tre figure facciano parte della stessa storia, della stessa epica dei minimi senza tempo, che pare ambientata in un tempo di eserciti stranieri, predatorie conquistatori, ma potrebbe essere situata ovunque perché universale è ciò di cui parla: la forza della ribellione, la speranza sempre e comunque, la capacità di camminare insieme e di prendersi cura comunque, nonostante la solitudine che si porta cucita addosso.

E anche se i colori – il giallo, il blu, il verde – caratterizzano i tre filoni della storia, a ben guardare trova un senso anche l’interpretazione del titolo data da un bambino che ha visto questo libro poggiato su un tavolo di casa e ha inteso quel “soli” come il plurale di “sole”: c’è una luce che accompagna le scene, anche quelle dove il pericolo si fa più arduo o la crudeltà adulta più forte. La luce che dice che un’altra possibilità c’è, anche se non si sa bene come e dove Che può ancora esserci. Perché – come dice uno dei protagonisti – “forse gli scampati alla morte imparano a respirare anche l’acqua”.

Il blog di Marco Paci.

Patrizia Rinaldi – Marco Paci, La compagnia dei soli, Sinnos 2016, 95 p., euro 12

Lucilla Scintilla e il suo cucciolo

28 Nov

lucilla-scintillaLucilla Scintilla ha sei anni e mezzo, è testarda, curiosa e attenta osservatrice. Sta cercando la cagna del nonno che si è nascosta per partorire. Allora, dopo aver giustamente osservato come il nonno borbotti e sussurri alle sua piante dell’orto (è forse quel che dice che fa arrossire i pomodori?), decide anche lei di accompagnare la ricerca con un dialogo rivolto al cucciolo che dovrà nascere. Questo dialogo è proprio quel che legge il lettore, mentre cammina con la bambina lungo il tempo di una giornata estiva, tra orto, campi e bosco, nella libertà del tempo della vacanza quando si vive a contatto con la natura. Lucilla descrive e interroga, si presenta, cerca di guardare lontano, non esita a strisciare per terra o a frugare tra le felci. E intanto parla a quello che dorme dove è ancora notte, che dorme prima della vita. Il lettore cammina tra le illustrazioni a grandi tratti neri, vivacizzati qua e là da tocchi di arancione: ecco il primo albo di una serie di quattro, dove le avventure della protagonista scandiscono le stagioni, con il suo buffo modo di fare e la saggezza di chi sa vedere e sa gustare quel che sta intorno: le primizie dell’orto, la sorpresa dietro l’angolo, il cielo azzurro, le avventure sempre pronte.

Anche questo albo, come altri testi Sinnos, rispetta le caratteristiche dell’alta leggibilità; in più è scritto in stampatello maiuscolo, il che lo rende davvero perfetto per i lettori coetanei di Lucilla. Lucilla e Dory Fantasmagorica sono sicuramente le migliori uscite dell’anno per i lettori che cominciano a muoversi autonomamente.

Il sito dell’illustratore, Charles Dutertre. Di Alex Cousseau invece aspettiamo che qualcuno porti in Italia i suoi romanzi per adolescenti, davvero preziosi.

Alex Cousseau – Charles Dutertre, Lucilla Scintilla e il suo cucciolo (trad. di Angela Attolini), Sinnos 2016, 32 p., euro 7

P.s. Sono davvero felice che arrivi in Italia la traduzione delle avventura di Louison Mignon, una delle protagoniste per cui ho passione. Adesso, tra le traduzioni dalla Francia, mi piacerebbe che qualcuno vi regalasse la traduzione delle avventure in serie di Rita e Machin, disegnate da Olivier Tallec.

Centrifuga

8 Nov

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Nato dall’esperienza del Centro di lettura ad alta voce Leggimi Forte che si occupa da anni di portare letteratura contemporanea per ragazzi nelle scuole dei territori periferici della Campania nell’ambito del lavoro dell’Associazione For Children di Pomigliano d’Arco, questo libro ruota intorno appunto al concetto di periferia: che cosa significa viverci o vederla dall’esterno, quali esperienze e punti di vista regala, quali sono gli stereotipi, le difficoltà che si incontrano e i semi che vi possono germogliare., nel tentativo di ripercorrere anche narrativamente le idee guida del progetto da cui è venuto: smentire il luogo comune negativo con l’impegno costante del tentativo di cambiamento.

Il libro contiene ventinove racconti scritti da Sara Bilotti, Francesca Serafini, Massimo Cacciapuoti, Janna Carioli, Fabrizio Casa, Vanna Cercenà, Lodovica Cima, Zita Dazzi, Paolo Di Paolo, Antonio Ferrara, Francesco Forlani, Martina Forti, Maria Franco, Sofia Gallo, Dacia Maraini, Beatrice Masini, Luisa Mattia, Antonella Ossorio, Pino Pace, Isabella Paglia, Anna Pavignano, Annamaria Piccione, Patrizia Rinaldi, Livia Rocchi, Febe Sillani, Annalisa Strada, Anna Vivarelli, Laura Walter e una poesia di Bruno Tognolini.

Se da un lato ci permette ancora una volta di ribadire l’importanza delle raccolte di testi brevi nella lavoro di promozione della lettura, testi che ci mettono a disposizione narrazioni di giusta lunghezza per una lettura condivisa ad alta voce anche con i lettori più grandi, dall’altro – come sempre accade delle raccolte a tema – l’insieme può a tratti pagare la necessità degli autori di aderire all’argomento dato e quindi dare origine a testi che non suonano così sentiti, ma appaiono un poco forzati, artificiali. Al contrario invece può toccare punte di livello alto, in una mescolanza quindi di modalità di approccio e di interpretazione differente a seconda dell’autore preso in considerazione.

Tra i tanti, personalmente cito l’originalità di Paolo Di Paolo che si rifa all’apologo di Menenio Agrippa con una gustosa lettera inviata a un “caro Tu” da “la periferia di Te”, e poi il racconto di Patrizia Rinaldi che immagina come periferia il borgo di un castello feudo di un signore che rivendica i suoi diritti feudali: scritto in prima persona, si adatta particolarmente alla lettura ad alta voce per la costruzione narrativa e il lessico utilizzato. E ancora il racconto di Antonella Ossorio, testimonianza di una nonna alla nipote in forma epistolare dove si narra della presa di forma di una periferia e lo si fa con il tono intimo di chi, tramandando una ricetta tradizionale di famiglia, vi cuce i ricordi, i tratti salienti delle persone care, gli aneddoti importanti. In questo caso poi l’uso di parole e costrutti dialettali dà una marcia in più, fa sì che lo si senta ancora più vivo, più reale e più vicino alla situazione immaginata.

Centrifuga. Fughe, ritorni e altre storie, Sinnos 2016, 205 p., euro 12

Una lucciola per lanterna

22 Ago

lucciola per lanternaC’è una certa magia nel vedere le lucine delle lucciole che aprono nel buio, nel seguirne la traiettorie e anche nell’osservarle più da vicino, quando nelle sere d’estate le si blocca per un attimo sotto un bicchiere, a patto di lasciarle andare in fretta, come impara la protagonista di questo albo.

Quando la lucina che Nina tiene sempre accesa la notte per combattere la paura del buio si spegne improvvisamente , ecco che la lucciola che brilla nel barattolo sembra la soluzione migliore. Ma Nina non ha più sonno, quindi si ingegna a intrattenere la nuova amica organizzando un tè per bambole e giocando con le ombre cinesi. Le ombre sono le protagoniste delle illustrazioni, sia quelle che spaventano la bambina sia quelle che lei stessa crea sul muro, e il contrasto di bianco e nero ravvivato dai particolari rossi dell’abbigliamento di Nina accompagna il lettore lungo le pagine, mentre la piccola prende coscienza che non si può ricaricare una lucciola, ma solo renderle la libertà.

Il testo è in stampatello maiuscolo,la copertina cartonata. Una bell’uscita da proporre ai lettori alle prime armi che possono soddisfarsi leggendo da soli una buona storia.

Il sito di Gabriel Alborozo.

Gabriel Alborozo, Una lucciola per lanterna, Sinnos 2016, 32 p., euro 10

Appuntamento nel bosco

1 Giu

appuntamento nel boscoRaccontare narrativamente di uccelli, insetti e mammiferi che abitano il bosco, partendo dall’equivoco che parole e nomi possono generare. La pipistrella protagonista annuncia al martin pescatore il suo nuovo appuntamento, l’ennesimo ci suggerisce l’uccello dall’occhio torvo che si chiede se lei, che è un mammifero, si senta accomunata ai precedenti pretendenti dalle ali. Ma la pipistrella non sta nella pelle: questa volta stupirà tutti perché si incontra col cervo. La delusione arriva non appena apre la porta all’ospite: è un cervo volante, un insetto come quelli che lei volentieri si mangia, completamente diverso da quel che si era immaginata e per cui aveva allestito un sontuoso banchetto (con tanto di bottiglia di Chateau Moustique, da notare, prego!). Eppure stare ad ascoltarsi, passare un po’ di tempo insieme fa cadere i pregiudizi e permette di andare contro le apparenze fino al finale… da favola.

Leroy costruisce intorno al testo un mondo di animali con buffe espressioni, affaccendati e insieme partecipi; sia che ci si trovi nel bosco sia nella cucina della pipistrella i particolari tra cui divertirsi sono davvero tanti.

Nelle pagine finali del libro qualche gioco per allenarsi a ritrovare i diversi animali, qualche riga sulla biodiversità e brevi informazioni su uccelli, insetti e mammiferi citati nel testo (scritto per altro con caratteri ad alta leggibilità).

Il sito dell’illustratore.

Sylvia Vanden Heede – ill. Benjamin Leroy, Appuntamento nel bosco (trad. di Laura Pignatti), Sinnos 2016, 61 p., euro 11