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Cercando l’onda

1 Ago

cercando l'ondaMagnifica sorpresa questo romanzo d’esordio, dal ritmo incalzante e dall’andamento mai banale che cattura il lettore e lo porta fino all’ultima pagina (e sicuramente anche l’ottima traduzione ha i suoi meriti). Ha proprio l’andamento di una delle onde che il protagonista prende la sua tavola da surf: appare all’improvviso tra la calma del mare, porta sempre più in alto e travolge.

Si racconta di Sam, sedici anni, tornato con mamma e sorella in Cornovaglia, dove ha vissuto i suoi primi quattro anni, fino alla morte del padre e al trasferimento a Londra. La prima persona che incontra è Jade, vicina di casa appassionata di surf, dall’aria inquieta, dalla risposta tagliente e sprezzante del pericolo; è lei a presentarlo al gruppo di amici che fa surf, in cui Sam viene simpaticamente nominato “lo sfigato”. Appassionato di astronomia e di fisica, sa bene la forza che può avere un’onda, conosce le caratteristiche dell’energia, ma non sembra affascinato dal saltare su una tavola e mettersi a surfare. Eppure pian piano gli pare la via più semplice per risaltare agli occhi di Jade e comincia da solo, di nascosto ad assaggiare al mare, fino a venire travolto dalla passione, dall’adrenalina che gli fa passare ore e ore sulla tavola. Intorno c’è il gruppo, le rivalità tra bande, la droga che uno degli amici più grandi spaccia, le bugie, la forza dell’amore per Jade e i suoi lati oscuri. Su tutto c’è il mare e quei leggendari scogli denominati Corna del Diavolo che nessuno sa identificare, ma che sembrano perfetti per generare onde enormi. Fino al giorno in cui Sam, frugando tra le carte del padre nella casa della nonna, scopre una sigla accanto a un punto preciso su una carta nautica: CD. Forse è proprio lì che il padre è scomparso in mare durante una terribile tempesta; sicuramente è lì che i ragazzi vogliono a ogni costo surfare.

Christopher Vick, Cercando l’onda (trad. di Alessandra Orcese), Giunti, 382 p., euro 14, ebook euro 8,99

Book Jumper

4 Apr

book jumpers

La giovane Amy, cresciuta in Germania da madre scozzese, torna per le vacanze estive nella piccola isola in cui vive la famiglia materna. Se la madre è in fuga da un amore finito, Amy si lascia volentieri alle spalle le prese in giro dei compagni e le sue foto scattate a tradimento e pubblicate on line. Pur sapendo dei cattivi rapporti che intercorrono tra la madre e la nonna, Amy certo non si aspetta di finire in un’avventura tanto affascinante quanto pericolosa. Scopre infatti che la propria famiglia, come i parenti che vivono sulla minuscola isola, sono deputati a difendere la letteratura e i loro discendenti sono in grado – tra i cinque e i venticinque anni di età – di entrare nel mondo delle storie attraverso le Portae Litterae e controllare se tutto è a posto nel libro di cui sono responsabili. Addestrata alla scuola del saggio Glenn, my conosce Betsy e Will che aprtengono alla faida familiare rivale, ma con i quali condivide la missione. Il suo primo salto avviene nel Libro della Giungla, ma la ragazza scopre ben presto che è possibile passare da una storia all’altra e anche incontrare i personaggi nello spazio tra le righe; inoltre non necessità di recarsi nel luogo deputato al salto, ma può entrare nei libri ovunque vuole: Amy è speciale perché è per metà letteraria  per metà umana.

Nel mondo delle storie però qualcuno sta rubando elementi fondamentali che mutano le trame e vanificano quanto scritto dagli autori ed improvvisamente Sherlock Holmes, che Will ha chiamato nel mondo umano, viene trovato assassinato, mentre una bambina misteriosa si aggira tra bosco e scogliere: cosa sta davvero succedendo? Amy e Will stringono il loro legame nella ricerca, che li porta a indagare sulla storia di famiglia e sulla sorte di un manoscritto bruciato secoli prima.

La trama è sicuramente affascinante e permette al lettore di incontrare molti protagonisti di testi sconosciuti; la narrazione segue il doppio binario del narratore esterno quando si parla di Will e della prima persona quando invece parla Amy. Alcuni elementi possono risultare eccessivi, come il reiterare la descrizione di una Betsy perfettina e vanitosa allo scopo di renderla antipatica (cosa che è chiara fin dal primo momento in cui appare sulla scena), come il doloroso vissuto scolastico di Amy che viene accennato, ma non sviluppato come avrebbe meritato; nel complesso però il romanzo è decisamente coinvolgente, proprio per questo mondo letterario parallelo che l’autrice sa costruire e della vicenda si vuole conoscere il senso e il finale.

Il sito dell’autrice.

Mechthild Gläser, Book Jumpers (trad. di Anna Carbone), Giunti 2016, 335 p., euro 10, ebook euro 6,99

Il coniglio di velluto

28 Gen

coniglio di velluto[Questo post è arrivato in redazione al ritorno dalla pausa natalizia, ma esce ora per motivi di spazio e tempi. Ecco il perché del suo inizio :-)]

Momento post natalizio, post frenesia consumistica che, inevitabilmente, coinvolge noi e i nostri bambini. Leggiamo questa “guida” come un interessante excursus sul concetto di gioco, bisogno essenziale, e i bisogni indotti, soddisfatti a tempo, con prodotti scadenti, sempre più inutili e tuttavia onnipresenti.

In questo libro, semplicemente, si ricorda quanto sia necessario tornare alla fantasia perché al bambino sia consentito di esprimersi in libertà. Di quanto una banale scatola di cartone possa condurre su sentieri inesplorati. Il libro è ricco di riferimenti letterari, a molti classici della letteratura per ragazzi, a molti albi illustrati, divenuti classici anch’essi. A proposito di scatole, appunto, ci viene ricordato l’album pubblicato alcuni anni fa da Kalandraka “Non è una scatola”, a proposito di orsi l’Otto di Tomi Ungerer. Ci sono il cavallino di Majakovskij, Elmer e il Gruffalò; poi Max e i suo mostri selvaggi a testimoniare l’alto valore, non solo letterario, del gioco simbolico.

Si ha voglia di rileggere “Il mio letto è una nave” di Stevenson (Motta junior), libro di poesie e filo conduttore di una ricerca che riporta il bambino al centro delle proprie scelte, ludiche ma anche estetiche.

Viene dato spazio al gioco all’aria aperta e alla dimensione avventurosa, a quel pizzico di imprevisto che rende omaggio a Robinson, alla dimensione pratica, all’idea che l’esperienza diretta delle cose comporti per il bambino una riflessione su se stesso e su se stesso nel futuro.

La prima parte si conclude riproponendo la riflessione di Konrad von Lange che ne “L’educazione artistica della gioventù tedesca” sosteneva come vi fossero stretti collegamenti  tra il processo creativo dell’artista, la capacità dell’individuo di godere di un’opera d’arte e il gioco di fantasia del bambino, di cui egli è, nello stesso tempo, creatore e fruitore. Nonostante il libro sia stato scritto alla fine del XIX secolo emerge, come una necessità etica, il diritto dei bambini al bello, a godere di giocattoli, pochi, essenziali, ma esteticamente validi.

La seconda parte del libro invece, dopo aver presentato alcuni produttori, lascia spazio alle suggestioni di Manuela Trinci, Emilia Ficarelli, Grazia Gotti e all’intervista condotta da Francesco Desideri e Marella Terrusi a Roberto Farnè.

L’intervento di Manuela Trinci, psicologa ed esperta di libri per bambini, è davvero interessante e si muove tra citazioni di Benjamin e suggestioni personali, lungo il filo della memoria di giochi improvvisati e di giocattoli nati come objet trouvé. Interessanti spunti, tutti da approfondire, riguardano la bambola e il suo significato simbolico. Emilia Ficarelli ci racconta la nascita e la vita attuale del Castello dei Ragazzi di Carpi, luogo dove convivono, pur su due piani distinti, biblioteca e ludoteca e dove il bambino è letteralmente immerso nella bellezza.

Il libro si conclude con un ricco apparato bibliografico sul tema del gioco e con riferimenti ai musei e alle raccolte in ambito internazionale.

L’autrice si occupa di giocattoli per Hoffmann a Bologna.

Alessandra Valtieri, Il coniglio di velluto: guida narrata a giochi e giocattoli da 0 a 6 anni, Giunti, 2016, 176 p., euro 12, ebook euro 6,99

Sarò io la tua fortuna

1 Set

fortuna

Cresce, in questi mesi di anniversario, il numero delle narrazioni per ragazzi ambientate ai tempi della Prima Guerra Mondiale. Tra le tante proposte, come già detto in precedenti recensioni, è possibile trovarne di davvero buone e soprattutto, molto importante, che affrontano aspetti diversi di quel periodo storico, contribuendo così a dare ai lettori molteplici tasselli che possono formare un quadro ricco e più completo, specie sulla vita quotidiana, sulla società, su come si vivesse e si faticasse non solo al fronte.

Il romanzo di Frescura e Tomatis si caratterizza da un lato per i molti particolari e riferimenti anche curiosi che possono solleticare chi legge ad approfondire e a cercare altre notizie: sono citate Maria Plozner e le portatrici carniche che trasportavano nelle gerle munizioni e rifornimenti dalle retrovie alla prima linea; si parla dei moti per il pane a Torino nel 1917, della propaganda a scuola, e ancora strofe di canzoni dell’epoca,  Il cuore di Pinocchio rivisitazione del romanzo di Collodi piegata a lodare il sacrificio dei mutilati di guerra, l’eutrofina (cercate on line qualche immagine che reclamizzi il ricostituente dell’epoca!). Dall’altro il romanzo si dipana sul filo del carteggio tra il fronte e le famiglie, riportando il testo di molte lettere inviate a casa dai soldati e riprendendo il tema della censura ufficiale, ma anche quella dei singoli che non scrivevano la verità quasi a voler proteggere i genitori o le mogli e i figli che avrebbero letto; gli epistolari sono una forma di lettura coinvolgente, che fa sentire vicine le persone vissute in altre epoche e allora le lettere immaginate in questo volume possono essere l’occasione di riprenderne altre reali scritte in occasioni più o meno tragiche.

La vicenda narra di Rigo, già orfano dei genitori, che perde anche gli zii con cui vive quando una bomba caduta sulla loro cascina li uccide. Nel giorno del suo quattordicesimo compleanno, il ragazzo friulano si trova senza nulla e viene preso sotto l’ala protettrice da un soldato di nome Toni che lo convince a impiegarsi a servizio dell’esercito per due lire al giorno, evitando così l’orfanotrofio. Siccome sa leggere e scrivere, Rigo diventa il tuttofare dell’ospedale militare delle retrovie, dove conosce gli orrori e le mutilazioni della guerra, e dove aiuta i soldati analfabeti a scrivere a casa. Conosce Fortuna, che fa spettacoli di burattini con lo zio, e con cui intreccia un legame di amicizia, innamorandosene pian piano. Alla morte di Toni, i due ragazzi decidono di lasciare il fronte per cercare di recapitare l’ultima lettera alla famiglia del soldato, come da sue disposizioni. Prima i dintorni friulani, poi il viaggio verso Torino, il ferimento di Fortuna, la ripresa di una vita diversa e la scoperta della verità sul padre di Rigo, da lui mai conosciuto.

Il testo ha il pregio di farsi forte della documentazione storica su cui si appoggia, che rende particolarmente vivo il racconto agli occhi del lettore, fornendogli appunto un quadro a tutto tondo della realtà dell’epoca: il fronte, le città, le campagne, i soldati, i poveri e i ricchi. Tra le tante scene, quella in cui Rigo insegna a Toni a leggere basandosi sui nomi dei soldati morti, scritti sulle croci del cimitero di guerra è senza dubbio di particolare dolorosa bellezza.

L’illustrazione di copertina è di Sonia Maria Luce Possentini.

Loredana Frescura – Marco Tomatis, Sarò io la tua Fortuna, Giunti 2015, 213 p., euro 10, ebook euro 6,99

Girasole

28 Lug

girasole

Non so come raccontare questo romanzo che apre la collana Giunti “Bestseller dal mondo” perché forse il modo migliore per darne un’idea sarebbe leggerne ad alta voce alcune righe. Solo così credo sarebbe possibile rendere l’atmosfera quasi senza tempo che avvolge la storia. Il tempo storico in realtà è ben chiaro: si svolge negli anni della Rivoluzione Culturale cinese e comincia proprio con la costruzione, nei pressi di un piccolo villaggio, di una Scuola per Quadri di quelle volute da Mao in cui quadri del partito insieme a scrittori e artisti, provenienti da grandi città anche molto lontane, svolgevano lavori manuali. Al seguito del padre, scultore e pittore inviato alla scuola, arriva anche una bambina di nome Girasole, orfana di madre, che perderà successivamente anche il papà e verrà affidata ad una famiglia del villaggio, una delle più povere, che la sceglie e la integra alla perfezione.  Girasole diventa inseparabile dal fratello Bronzo, che ha perso la parola, non frequenta la scuola, gira in groppa ad un bufalo e che tutti apostrofano come “il muto”. Attraverso di loro il lettore conosce lo scorrere delle stagioni, la fatica di trovare cibo e denaro, gli affetti famigliari, la vita del villaggio, il far fronte alle avversità.

A colpire però è la narrazione tessuta da Cao Wenxuan che ha il sapore di una fiaba a partire dai nomi dei villaggi citati – Campodigrano, Risofragrante – fino alle descrizioni della natura e alle avventure che i ragazzini si trovano a vivere e che sembrano in qualche modo le avventure o le prove dei personaggi di una fiaba. Ne deriva un racconto sospeso: sappiamo benissimo che è legato a un tempo reale, ma l’insieme del paesaggio a tratti quasi magico e delle situazioni lo cristallizza nella bellezza dell’acqua, della pioggia, del mattino che sorge che l’autore descrive e fa prendere parte nelle dispute con Pescerauco, nelle punizioni ingiuste che i fratelli subiscono per coprirsi a vicenda, nei viaggi e nelle imprese più grandi di loro che intraprendono per tentare di aiutare economicamente la loro famiglia. Su tutto emerge la figura delle nonna, la dignità e la saggezza che le sono proprie e che si estendono a tutte la famiglia: la sua capacità di considerare il nipote muto senza differenze, l’amore con cui accoglie Girasole (come una nipote tornata dopo tempo), la dignità appunto con cui vive la sua condizione misera e la forza con cui cerca i mezzi per garantire la frequenza della scuola e una vita migliore ai bambini. Nonostante la vita non sia facile, la famiglia rimane insieme, parla, scherza e guarda al futuro in modo positivo: il loro carro è malridotto, ma solido; è lento, ma – dice il testo – ha davanti a sé una meta e intorno un paesaggio. La lieve bellezza non solo della trama, ma proprio del modo in cui è detto questo romanzo ne fa un classico pronto a passare da lettore a lettore senza perdere fascino.

N.B. la narrazione è lenta, soprattutto all’inizio i ragazzi abituati ad altri ritmi potrebbero fare fatica, ma vale la pena insistere!

A proposito dell’autore.  L’illustrazione di copertina è di Giulia Orecchia.

Cao Wenxuan, Girasole (trad. di Paolo Magagnin), Giunti 2015, 311 p., euro 10

Quello che gli altri non vedono

28 Gen

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Il protagonista di questa storia, Milo, nove anni, viaggia in coppia con un maialino domestico di nome Amleto che il padre gli ha regalato nella speranza di creare un’accoppiata fantastica: Milo soffre di retinite pigmentosa, vede in sostanza il mondo come da un buco della serratura, focalizzandosi su un punto per volta e perdendo quel che c’è intorno; i maiali invece hanno una visione periferica, ma non riescono a mettere a fuoco. Amleto in realtà è utilissimo per aiutare il ragazzino a tenere a bada la bisnonna che vive in mansarda, che a tratti perde la memoria e spesso combina pasticci, ragion per cui la madre di Milo decide di sistemarla in una casa per anziani. Se ci aggiungete il fatto che la madre del ragazzino è davvero disastrosa, che il padre è andato a vivere negli Emirati Arabi e la casa di riposo è solo all’apparenza un buon posto dove trattano bene gli anziani, mentre la direttrice in realtà tenta di far profitto ad ogni costo, ai danni degli ospiti e anche del cuoco, fresco immigrato dalla Siria, ovviamente irregolare, ecco che vi vien voglia di dire che il protagonista le ha proprio tutte, o quasi. Già, come capita anche ad altri personaggi di libri per ragazzi che però, a differenza di Milo, sovente non nascono da una penna altrettanto felice: Virginia Macgregor invece è in grado di trasformare una potenziale zuppa di sfighe sommatesi oltremisura in un libro piacevole, a tratti molto divertente, che scorre veloce nonostante le quasi 400 pagine di cui conta e che si condensa in un’avventura il cui ritmo sale pian piano nella ricerca di indizi e modi che smascherino la cattiva gestione della casa di riposo.

Milo, a tratti disastroso come tante delle persone che gli ruotano intorno, si trasforma in un giornalista d’attacco, pronto a documentare cosa succede; grazie alla sua visione del mondo, riesce a concentrarsi sui particolari, non solo della situazione, ma anche delle vite e dei sentimenti di chi gli passa vicino, intuendo l’importanza dei ricordi, delle piccole abitudini e degli oggetti che per altri non hanno valore. Quel forellino che è il suo unico raggio di azione sembra a tratti un super potere e l’autrice è brava nel farne una componente naturale di Milo, senza piangergli addosso e facendo dimenticare al lettore anche le conseguenze che avrà la malattia per la vita di Milo; il lettore conosce Milo in un certo momento della sua vita e Milo è così, tutto intero, è lui, punto e basta, con la fatica nei giorni di nebbia o di pioggia, con la fatica nelle ore buie e non capisce cosa ci sia di tanto stupefacente per gli altri nel suo comportamento: basta cercare quel che si pensa nessun altro noterà; è un gioco di dettagli a cui lui e la nonna si allenano, con gli odori, coi suoni, coi sapori.

Il blog dell’autrice.

Virginia Macgregor, Quello che gli altri non vedono (trad. Chiara Baffa), Giunti 2014, 396 p., euro 12, ebook euro 6,99

Vincent il matto

27 Mag

aguiarParla in qualche modo di Prima Guerra Mondiale anche questo romanzo dedicato ai ragazzi più grandi (per una scrittura bella e complessa in alcuni tratti destinato probabilmente ai lettori da tredici anni in su) a proposito di Vincent Van Gogh.

Il romanzo è narrato per la voce di Camille Roulin, più volte ritratto dal pittore nei suoi quadri così come gli altri mebri della sua famiglia: è proprio Camille il Gamin au képi del quadro che oggi si trova al museo d’arte di São Paulo. E il pretesto è una lettera che lui scrive alla sorella alla vigilia della sua partenza per il fronte, nel 1914, ricordando i mesi tra il 1888 e il 1889, quando undicenne conobbe Van Gogh che si era trasferito ad Arles. Il padre di Camille prese a frequentare il pittore, fino a riuscire a fargli frequentare la sua casa – vinte le ritrosie della moglie a causa delle maldicenze sullo straniero giunto in città – e anche Camille ebbe più occasioni di parlare col pittore e di osservarlo, specie quando veniva mandato a consegnarli dei pacchi o delle lettere.

Scorre così sulla carta la difficoltà di Van Gogh nell’ambientarsi, nel trovare credito presso la gente che incrocia per strada ogni giorno, ma anche il suo carattere solitario, gli insuccessi, la vicenda di Gauguin. Un ritratto prossimo, che guarda da vicino, che cerca di intuire i pensieri, gli stati d’animo, le reazioni del pittore a un quadro familiare come quello dei Rollin, che descrive il farsi su tela di molti quadri per noi celeberrimi che proprio in queste pagine si vedono abbozzati, cancellati, corretti: laddove inizialmente c’erano tre figure ne è rimasta una, e che dire nel ripetersi della coppia abbracciata che torna di tela in tela e della storia che Camille cuce per loro?

È il racconto di un fratello all’adorata sorella nataproprio in quei mesi, la consegna di una memoria preziosa alla vigilia della guerra, il tentativo di rievocare ancora una volta il giallo che per Camille, proprio come Van Gogh gli aveva suscitato, significa così tanto, insieme alla vita, ai girasoli, alle stelle.

Un romanzo riuscito che descrive non solo Van Gogh, ma anche la vita di una famiglia nel Sud della Francia a fine Ottocento. Con una sola pecca: perché intitolarlo proprio “Vincent il matto” dando voce al modo in cui Van Gogh veniva spregiatamente indicato per strada e nei caffé quando il titolo originale suonava come “Sogni in giallo. Il ragazzo che non dimenticò Van Gogh”?

Con appendice finale sulla vita di Van Gogh e sui quadri citati lungo il romanzo. La copertina è di Gianluca Biscalchin. Il sito dell’autore.

Luiz Antonio Aguiar, Vincent il matto. Quell’anno con Van Gogh (trad. di Nadia Ischia e Diogo Rodriguez), Giunti 2014, 125 p., euro 12

Wonder

20 Giu

Più riguardo a Wonder

Qualche volta cominci un libro proprio nel giorno sbagliato, in cui hai pensieri concentrati che proprio non ti lasciano andare avanti, così finisce nel bagagliaio del’auto e te lo porti in giro fino a un tardo pomeriggio di luce di montagna in cui ti siedi in mezzo a un prato e lo leggi fino alla fine. Un libro che fa ridere e piangere, in cui io ho fatto i conti del “questo ce l’ho” condividendo con Auggie situazioni e stati d’animo, “peste” e ribellioni a eccessive protezioni. Forse leggendo la trama vi sembrerà triste o difficile, ma fa ridere davvero. Fa ridere con ironia bella e spesso feroce perché il protagonista, proprio come capita in questi casi,  dice di se stesso con nonchalance  delle cose terribili e vi graffia un po’ con la sua causticità di diritto e vi fa sorridere, se ne avete l’intelligenza.

Auggie è nato con la sindrome di Treacher-Collins, malattia ereditaria che colpisce i tratti del viso, il palato, i condotti uditivi. Auggie è consapevole di essere  “un mostro”, come lui stesso si definisce. Conosce alla perfezione la reazione delle persone che lo vedono per la prima volta e quell’attimo in cui abbassano le palpebre o distolgono lo sguardo, quasi potessero annullarne la presenza insieme al loro imbarazzo. Conosce quel che sussurrano di lui le persone quando passa o le domande che gli possono fare gli altri bambini con cui gioca al parco, ma anche quanto possono essere veloci alcuni adulti ad allontanare da lui i loro figli o dolorosi gli insulti. La sua conclusione è molto semplice: “l’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale”. E bisogna farci i conti, soprattutto nel momento in cui entra in prima media e per la prima volta va a scuola, abbandonando il nido protetto della sua famiglia e della cerchia dei conoscenti.

Affrontare la scuola significa per Auggie affrontare il mondo, con le sue paure, con gli errori che commettono gli altri pensando di facilitargli la vita, con i pregiudizi e i preconcetti (compreso il fatto di chi si stupisce di quanto sia intelligente), con la paura che chi gli diventa amico non lo faccia spontaneamente ma per commiserazione o perché qualche adulto – un genitore, il preside, gli insegnanti – glielo ha chiesto come favore.

Il libro è costruito a più voci: non solo il punto di vista del protagonista, ma anche dei compagni di scuola e della sorella, dando così al lettore la possibilità di wonderavere più voci da ascoltare e di cui tener conto. Dentro ci trovate Guerre Stellari, i migliori travestimenti per Halloween, una ragazza di nome Summer che è un po’ la Stargirl di Auggie, la colonna sonora che corre lungo le pagine, i precetti del prof. Browne e quelli dei suoi alunni. E che a ognuno di voi capiti un giorno una standing ovation dedicata e la possibilità di conservarne il ricordo come se fosse sempre in corso: è una meraviglia, davvero.

Il sito dell’autrice, Jill Aramor, e il suo blog. Il libro diventerà un film la cui sceneggiatura è stata affidata a John August (Frankenweenie).

In Francia questo romanzo è stato protagonista di una duplice scelta editoriale: è stato proposto da Pocket jeunesse per la fascia +13 anni, con una copertina che richiama l’edizione originale americana a cui rimanda anche la grafica italiana, e da Fleuve Noir nella collana di letteratura generale.

R.J. Palacio, Wonder (trad. di Alessandra Orcese), Giunti 2013, 285 p., euro 9,90 (ebook euro 5,99)

Mario Lodi maestro

14 Mar

Leggere questo libro é stato il mio modo di festeggiare i 90 anni appena compiuti di Mario Lodi. A lui é legato indissolubilmente un ricordo di infanzia: Cipì, il primo libro di lettura della mia vita, recentemente recuperato come lettura della buonanotte per mio figlio. E’ in un clima di ricordi dunque che mi sono avvicinata a questo libro, ma con tanta voglia di capire, ormai adulta, cosa ha voluto dire l’esperienza didattica di Mario Lodi e cosa era la scuola in quegli anni. Questo testo, curato da Carla Ida Salviati, unisce una intervista a Lodi a pagine scelte da “C’è speranza se questo accade al Vho”, il diario del maestro.
Per me leggere queste pagine é stato un viaggio in una scuola che non ho conosciuto, attraverso il racconto di un maestro di quelli che ormai non esistono più.  Mi hanno colpito le intuizioni modernissime del metodo educativo: non solo l’idea di riformare profondamente il modo di fare scuola per dare ai ragazzi la gioia di imparare dopo gli anni del fascismo, ma anche la comprensione della necessità di documentare in maniera sistematica il proprio operato, l’uso dei giornalini di classe e della corrispondenza come mezzo per fare crescere i ragazzi e metterli in relazione, l’importanza di quello che oggi chiamiamo storrytelling. Ma quello che maggiormente mi ha colpito  è stato leggere la descrizione dell’aula, con l’accantonamento della cattedra del maestro, con un’attenzione alla prossemica  assolutamente moderna.

Carla Ida Salviati (a cura di), Mario Lodi Maestro, Giunti  2011, 189 p., 10euro

Picnic al cimitero e altre stranezze

7 Feb

In genere, prima di diventare famosi, i grandi uomini sono stati ragazzini.

Il 7 febbraio ricorre il bicentenario della nascita di Charles Dickens. Giunti manda in libreria la biografia romanzata che dello scrittore, il suo preferito, ha scritto alcuni anni fa Marie-Aude Murail. Murail mette in fila – con la leggerezza e l’ironia che la contraddistinguono – gli anni di Dickens, dalla vigilia della sua nascita quando la madre decise di andare al ballo fino all’ultima lacrima. Passano così sotto i nostri occhi la sua fame di lettura e la passione per il teatro a cui, bambino, accompagna il cugino, gli spostamenti della famiglia da Chatham e Rochester fino a Londra dove, caduta la famiglia in disgrazia, Charles smette di frequentare la scuola a beneficio invece di una frequenza sempre maggiore del monte di pietà dove impegna via via tutti gli oggetti rimasti in casa. Pagina dopo pagina scopriamo vicende così vicine e così simili a quelle che l’autore ha poi narrato nei suoi libri. Incontriamo Bob Fagin, il lavoro in una fabbrica di lucido da scarpe, le strade di Londra, il primo feuilleton, i viaggi, i traslochi. Scopriamo che il destino può dipendere da un raffreddore e che i passi sono importanti (infatti in tutti i romanzi, i personaggi camminano assai). “Diventerò l’eroe della mia vita?” scrive Dickens in David Copperfield, a cui aveva regalato le sue stesse iniziali. Forse non una vita eroica, ma sicuramente una vita feuilleton…

Marie-Aude Murail, Picnic al cimitero e altre stranezze (trad. di Federica Angelini), Giunti 2012, 160 p., euro 8,50