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Oh, Harriet!

14 Apr

Nel 2014, D’Adamo ha pubblicato Oh, freedom! in cui si narrava la storia dell’undicenne Tommy che vive schiavo con la famiglia in una piantagione di cotone, sognando la libertà. Che arriverà sulle note del banjo di Peg Leg Jo, percorrendo la mitica Underground Railroad. Proprio documentandosi per quel romanzo, l’autore ha conosciuto la storia di Harriet Tubman, la donna che ha inseguito – anche su quella strada – il sogno della liberazione dalla schiavitù. La racconta in questo nuovo romanzo, utilizzando l’escamotage di un reportage giornalistico, prendendo spunto da altri fatti storici e costruendo una cornice che piacerà sicuramente a chi ama le “storie vere”.

Bill Bishop è un giovane cronista dell’Herald Tribune che nel 1912, mentre il mondo è incollato  seguire le vicende del Titanic, si trova inviato dal giornale lontano dalla scena principale in quel momento, mandato in un buco di villaggio ben lontano da New York a intervistare un’anziana ultranovantenne per quel che pare un capriccio del suo redattore capo. Scoraggiato e abbattuto per non poter scrivere del Titanic e vedere la propria firma in prima pagina, costretto a litigare via telefono con la fidanzata a cui ha promesso la serata insieme, Bill si affaccia sulla soglia della locale casa di riposo e si trova al cospetto di una donna minuscola, quasi un uccellino rintanato su una sedia a dondolo. Ma Harriet Tubman lo fissa con occhi vivi e penetranti, gli legge dentro e gli scodella in tre giorni la sua storia. Ecco allora il racconto della sua infanzia in schiavitù, delle angherie e delle umiliazioni, del sogno di poter scappare e del coraggio preso a due mani, rinfocolato da chi le ha insegnato l’esistenza di Stati liberi e dato qualche informazione per non perdere la strada (come ritrovare il nord, come leggere le stelle, come sputare nel fiume per sapere risalire la corrente). Ecco il racconto della fatica e della passione che la libertà richiede, ma anche la storia di John Brown – sì, quello della canzone, dei viaggi lungo la  Underground Railroad, di come Harriet abbia addirittura guidato un battaglione dell’esercito durante la Guerra di Secessione.

Il testo alterna il racconto di Harriet con gli articoli che Bill scrive a proposito e ha una coda ambientata a Washington, nel 1963, nel giorno del famoso discorso di Martin Luther King durante la Marcia per i Diritti Civili; permette così di leggere una lunga pagina di storia alla luce della testimonianza di una persona che vi ha preso parte, di parlare di diritti civili non solo dei neri ma anche delle donne, di far venire la curiosità di approfondire essendo scritto con uno stile appassionato e agile che coinvolge sicuramente chi legge.

Francesco D’Adamo, Oh, Harriet!, Giunti 2018, 160 p, euro 12

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Storia di Fiordaliso

15 Mar

Frescura e Tomatis si confermano ancora una volta capaci a tessere storie che sono intrise di storia, non solo come fondo su cui si muovono i personaggi, ma prendendo a prestito figure reali, da episodi storici realmente accaduti. In questo caso la figura principale viene dritta dalla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Berlino del 1936, la bambina che porge a Hitler un mazzo di fiordalisi, immortalata in Olympia, il lungo documentario girato da Leni Riefensthal. Gli autori immaginano che si chiami Ester, sia una giovane campionessa di ginnastica ritmica, la cui allenatrice è una donna piena di passione per lo sport. Attraverso la vicenda di Ester, una mishling, figlia di padre ebreo e mamma ariana, e della sua squadra si dipana una narrazione che ha il merito di affrescare la vita quotidiana in Germania tra la metà degli anni trenta e gli anni Quaranta. Attraverso la sua figura, quella dell’amica Brigit, dell’insegnante Linzie e del suo innamorato Julius si parla della persecuzione degli ebrei, della Notte dei Cristalli, delle difficoltà per ottenere documenti per emigrare, ma anche del piano di eliminazione di bambini come mongoloidi come il fratellino di Brigit o ancora del progetto Lebernsborn per generare neonati ariani perfetti da allevare germanizzati e indottrinati.

La finzione a cui i protagonisti sono costretti diventa una farsa grottesca da proiettare sul grande schermo; proprio la regista Riefensthal decide infatti di girare un documentario sulla vita quotidiana della perfetta famiglia ariana, scegliendo come protagonista quella che ormai pare una famiglia: Linzie e Julius, che ha cambiato il nome in Otto, Ester e Brigit vivono in un villaggio modello costruito a Stoccarda dai nazisti. Linzie insegna ginnastica, Julius lavora come autista e le bambine vanno a scuola e frequentano la Lega delle ragazze tedesche dove inneggiano a Hitler e omaggiano la bandiera con la svastica. La finzione non può ovviamente durare per sempre; il tentativo di fuga e il finale salvifico, per quanto amaro, permette ancora una volta di seguire le possibilità diverse che l’emigrazione e il dopoguerra potevano offrire.

L’immagine di copertina è di Sonia Maria Luce Possentini.

Loredana Frescura – Marco Tomatis, Storia di Fiordaliso, Giunti 2018, 183 p., euro 12

The Hate U Give

6 Ott

La sedicenne Starr vive costantemente divisa in due: da una parte la vita familiare, nel ghetto povero e violento, territorio di scontro tra gang, e la vita scolastica, in un prestigioso istituto a quasi un’ora di auto da casa, dove la maggioranza degli studenti è bianca e ricca e dove i genitori hanno iscritto lei e i fratelli per tentare di sottrarli all’ambiente del quartiere. La ragazza descrive perfettamente il proprio diverso modo di fare a seconda di dove si trovi, l’impossibilità di condividere davvero la propria vita con le amiche e addirittura col suo ragazzo, tutti bianchi e tutti così lontani dal mondo in cui è cresciuta.

Il contrasto esplode quando l’auto su cui l’amico di sempre la sta riportando a casa viene fermata per un controllo da un poliziotto che uccide il ragazzo, credendolo erroneamente armato. Quel che ne segue è vicenda reale e storica: lo spaccarsi dell’opinione pubblica, il ritrarre il ragazzo come uno spacciatore prima di averne le prove, la mancata condanna dell’assassino. Starr vive tutto sulla sua pelle, comprese le rischiose conseguenze della scelta di testimoniare e di dire la verità dei fatti. Il dolore del sentirsi incompresa e inascoltata, di rivivere un’ingiustizia toccata prima di lei a tanti altri nella stessa situazione, di sentirsi inchiodata a stereotipi e pregiudizi mette a nudo i meccanismi dei rapporti, delle amicizie, della convivenza e la necessità di far sentire la propria voce, conscia del rischio che nulla potrebbe cambiare, che la verità potrebbe ancora una volta essere insabbiata semplicemente a causa del colore della pelle delle persone coinvolte.

Angie Thomas riesce perfettamente nel rendere viva la realtà che racconta, permettendo al lettore di sentirsi presente sulla scena e partecipe dei fatti che avvengono; è vero, si parla di un tema attuale e urgente, ma in modo appassionato e non banale, sicuramente in modo sentito da parte dell’autrice, con un grande rispetto e del tema e del lettore: si percepisce che Thomas non scrive per scrivere un romanzo su Black Lives Matter, ma perché è forte in lei l’esigenza di dire una storia che sente propria, che conosce, che rende al meglio sulla pagina.

Il romanzo è ovviamente costellato dall’uso dello slang e da tanti riferimenti: le gang che si spartiscono il territorio, ma anche marche e prodotti statunitensi, e soprattutto film, musica (rap e hip hop su tutto), personaggi storici e organizzazioni che hanno avuto parte fondamentale nel movimento rivoluzionario afroamericano, come le Pantere Nere. Il titolo stesso del libro fa riferimento all’acronimo THUG (The Hate you Give Fucks Everyone) coniato dal rapper e attivista Tupac Shakur per dire che l’odio che si rovescia sui bambini e sui ragazzi tornerà a rivoltarsi contro ciascuno, nella società.

Angie Thomas, The Hate U Give. Il coraggio della verità (trad. di Stefano Bortolussi), Giunti 2017, 410 p., euro 14

Papà sta sulla torre

7 Ago

Il romanzo racconta in prima persona la storia del dodicenne Nino e della sua famiglia, segnata dalla crisi e dalla chiusura della fabbrica in cui il padre lavora. Sindacalista tosto, detto non per niente “Testadipietra”, sale sulla vecchia ciminiera del paese e ci rimane per quasi un mese, come forma di protesta. Intanto Nino si imbarca in un’avventura astrusa, guidato dal suo migliore amico Goffy, che legge l’impossibile e sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli alieni che porteranno pace, lavoro e libertà. La riparazione di una vecchia barca e la navigazione verso il famigerato Petrolchimico, stabilimento abbandonato da anni e colpevole insieme ad altre fabbriche dell’inquinamento del fiume, è un viaggio in qualche modo iniziatico alla vita, alle cose che si possono cambiare e quel che capita, alle storie degli altri, alle risposte che bisogna andarsi a prendere. Sulla barca con loro c’è Cassandra Vu che a scuola è famosa per nascondersi dietro la cortina dei capelli scuri, come forma di isolamento dal mondo.

A colpire di questo romanzo, al di là e forse anche prima della trama (che qualcuno a tratti potrebbe tacciare di steoritipizzazione), è il ritmo narrativo che lo rende pressoché perfetto per la lettura ad alta voce. La voce di Nino, che parla al lettore, lo avvolge, lo rende presente all’azione, lo fa partecipe degli incontri e dell’avventura. E gli racconta storie nella storia: la bella figura di Anselmo il Pazzo, la confessione di Cassandra sulle sue origini, le spiegazioni di Goffy che attinge ai libri e ai film che conosce. Insomma, vi verrà davvero voglia di leggerlo a qualcuno.

Francesco D’Adamo, Papà sta sulla torre, Giunti 2017, 169 p., euro 14, ebook euro 8,99

No surrender

18 Apr

Hoot, il precedente romanzo di Hiaasen tradotto in Italia, è un libro sempre presente nei percorsi per la scuola secondaria di primo grado: una buona storia, con toni gialli, dove è ben presente l’interesse del suo autore. Hiasen infatti è un giornalista che per The Miami Herald conduce inchieste su corruzione politica e speculazioni a danno dell’ambiente e un’attenzione ai temi ambientali ed ecologisti traspare anche tra le righe di questo romanzo.

Narra in prima persona Richard, sulle tracce della cugina coetanea Malley, decisamente propensa a cacciarsi nei guai. Richard non si lascia ingannare da una partenza anticipata per il collegio e ben presto capisce che è fuggita con un tizio conosciuto on line, forse manco del tutto volontariamente.  Si mette sulle sue tracce in compagnia di un singolare anziano, conosciuto mentre si nascondeva sotto un cumulo di sabbia per tentare di smascherare i cacciatori di uova di tartaruga sulla spiaggia. Secondo il web, Clint Tyree è morto da un pezzo, m prima è stato un campione di football, un soldato in Vietnam e governatore della Florida, improvvisamente scomparso dalle sene e secondo molti impazzito. Eppure è lì davanti a Richard, con un occhio di vetro, un nomignolo da lucertola e il bagagliaio dell’auto pieno di libri; offre il suo aiuto, una tempra eccezionale e una certa rapidità di azione. Così la coppia improbabile parte, missione salvataggio, unico iniziale apparente legame la passione per il picchio dal becco avorio, specie data per estinta.

Qualcuno obietterà sicuramente che è una storia che non sta insieme, fatta di personaggi improbabili e somme di situazioni in qualche modo estreme. Eppure è una storia che fila, che si fa leggere di corsa, che lascia il lettore soddisfatto: l’ottima abilità narrativa di Hiaasen è sostenuta da una certa vena satirica e dalla capacità di incastrare tutto al punto giusto; per quanto improbabili, i caratteri e le situazioni non stonano e l’autore arriva esattamente dove vuole andare, portando il lettore là dove sapeva fin dall’inizio.

D’obbligo la conoscenza del BigFoot, annessi e connessi.

Il sito dell’autore.

Carl Hiaasen, No surrender (trad. di Stefano Bortolussi), Giunti 2017, 264 p., euro 14

Cercando l’onda

1 Ago

cercando l'ondaMagnifica sorpresa questo romanzo d’esordio, dal ritmo incalzante e dall’andamento mai banale che cattura il lettore e lo porta fino all’ultima pagina (e sicuramente anche l’ottima traduzione ha i suoi meriti). Ha proprio l’andamento di una delle onde che il protagonista prende la sua tavola da surf: appare all’improvviso tra la calma del mare, porta sempre più in alto e travolge.

Si racconta di Sam, sedici anni, tornato con mamma e sorella in Cornovaglia, dove ha vissuto i suoi primi quattro anni, fino alla morte del padre e al trasferimento a Londra. La prima persona che incontra è Jade, vicina di casa appassionata di surf, dall’aria inquieta, dalla risposta tagliente e sprezzante del pericolo; è lei a presentarlo al gruppo di amici che fa surf, in cui Sam viene simpaticamente nominato “lo sfigato”. Appassionato di astronomia e di fisica, sa bene la forza che può avere un’onda, conosce le caratteristiche dell’energia, ma non sembra affascinato dal saltare su una tavola e mettersi a surfare. Eppure pian piano gli pare la via più semplice per risaltare agli occhi di Jade e comincia da solo, di nascosto ad assaggiare al mare, fino a venire travolto dalla passione, dall’adrenalina che gli fa passare ore e ore sulla tavola. Intorno c’è il gruppo, le rivalità tra bande, la droga che uno degli amici più grandi spaccia, le bugie, la forza dell’amore per Jade e i suoi lati oscuri. Su tutto c’è il mare e quei leggendari scogli denominati Corna del Diavolo che nessuno sa identificare, ma che sembrano perfetti per generare onde enormi. Fino al giorno in cui Sam, frugando tra le carte del padre nella casa della nonna, scopre una sigla accanto a un punto preciso su una carta nautica: CD. Forse è proprio lì che il padre è scomparso in mare durante una terribile tempesta; sicuramente è lì che i ragazzi vogliono a ogni costo surfare.

Christopher Vick, Cercando l’onda (trad. di Alessandra Orcese), Giunti, 382 p., euro 14, ebook euro 8,99

Book Jumper

4 Apr

book jumpers

La giovane Amy, cresciuta in Germania da madre scozzese, torna per le vacanze estive nella piccola isola in cui vive la famiglia materna. Se la madre è in fuga da un amore finito, Amy si lascia volentieri alle spalle le prese in giro dei compagni e le sue foto scattate a tradimento e pubblicate on line. Pur sapendo dei cattivi rapporti che intercorrono tra la madre e la nonna, Amy certo non si aspetta di finire in un’avventura tanto affascinante quanto pericolosa. Scopre infatti che la propria famiglia, come i parenti che vivono sulla minuscola isola, sono deputati a difendere la letteratura e i loro discendenti sono in grado – tra i cinque e i venticinque anni di età – di entrare nel mondo delle storie attraverso le Portae Litterae e controllare se tutto è a posto nel libro di cui sono responsabili. Addestrata alla scuola del saggio Glenn, my conosce Betsy e Will che aprtengono alla faida familiare rivale, ma con i quali condivide la missione. Il suo primo salto avviene nel Libro della Giungla, ma la ragazza scopre ben presto che è possibile passare da una storia all’altra e anche incontrare i personaggi nello spazio tra le righe; inoltre non necessità di recarsi nel luogo deputato al salto, ma può entrare nei libri ovunque vuole: Amy è speciale perché è per metà letteraria  per metà umana.

Nel mondo delle storie però qualcuno sta rubando elementi fondamentali che mutano le trame e vanificano quanto scritto dagli autori ed improvvisamente Sherlock Holmes, che Will ha chiamato nel mondo umano, viene trovato assassinato, mentre una bambina misteriosa si aggira tra bosco e scogliere: cosa sta davvero succedendo? Amy e Will stringono il loro legame nella ricerca, che li porta a indagare sulla storia di famiglia e sulla sorte di un manoscritto bruciato secoli prima.

La trama è sicuramente affascinante e permette al lettore di incontrare molti protagonisti di testi sconosciuti; la narrazione segue il doppio binario del narratore esterno quando si parla di Will e della prima persona quando invece parla Amy. Alcuni elementi possono risultare eccessivi, come il reiterare la descrizione di una Betsy perfettina e vanitosa allo scopo di renderla antipatica (cosa che è chiara fin dal primo momento in cui appare sulla scena), come il doloroso vissuto scolastico di Amy che viene accennato, ma non sviluppato come avrebbe meritato; nel complesso però il romanzo è decisamente coinvolgente, proprio per questo mondo letterario parallelo che l’autrice sa costruire e della vicenda si vuole conoscere il senso e il finale.

Il sito dell’autrice.

Mechthild Gläser, Book Jumpers (trad. di Anna Carbone), Giunti 2016, 335 p., euro 10, ebook euro 6,99

Il coniglio di velluto

28 Gen

coniglio di velluto[Questo post è arrivato in redazione al ritorno dalla pausa natalizia, ma esce ora per motivi di spazio e tempi. Ecco il perché del suo inizio :-)]

Momento post natalizio, post frenesia consumistica che, inevitabilmente, coinvolge noi e i nostri bambini. Leggiamo questa “guida” come un interessante excursus sul concetto di gioco, bisogno essenziale, e i bisogni indotti, soddisfatti a tempo, con prodotti scadenti, sempre più inutili e tuttavia onnipresenti.

In questo libro, semplicemente, si ricorda quanto sia necessario tornare alla fantasia perché al bambino sia consentito di esprimersi in libertà. Di quanto una banale scatola di cartone possa condurre su sentieri inesplorati. Il libro è ricco di riferimenti letterari, a molti classici della letteratura per ragazzi, a molti albi illustrati, divenuti classici anch’essi. A proposito di scatole, appunto, ci viene ricordato l’album pubblicato alcuni anni fa da Kalandraka “Non è una scatola”, a proposito di orsi l’Otto di Tomi Ungerer. Ci sono il cavallino di Majakovskij, Elmer e il Gruffalò; poi Max e i suo mostri selvaggi a testimoniare l’alto valore, non solo letterario, del gioco simbolico.

Si ha voglia di rileggere “Il mio letto è una nave” di Stevenson (Motta junior), libro di poesie e filo conduttore di una ricerca che riporta il bambino al centro delle proprie scelte, ludiche ma anche estetiche.

Viene dato spazio al gioco all’aria aperta e alla dimensione avventurosa, a quel pizzico di imprevisto che rende omaggio a Robinson, alla dimensione pratica, all’idea che l’esperienza diretta delle cose comporti per il bambino una riflessione su se stesso e su se stesso nel futuro.

La prima parte si conclude riproponendo la riflessione di Konrad von Lange che ne “L’educazione artistica della gioventù tedesca” sosteneva come vi fossero stretti collegamenti  tra il processo creativo dell’artista, la capacità dell’individuo di godere di un’opera d’arte e il gioco di fantasia del bambino, di cui egli è, nello stesso tempo, creatore e fruitore. Nonostante il libro sia stato scritto alla fine del XIX secolo emerge, come una necessità etica, il diritto dei bambini al bello, a godere di giocattoli, pochi, essenziali, ma esteticamente validi.

La seconda parte del libro invece, dopo aver presentato alcuni produttori, lascia spazio alle suggestioni di Manuela Trinci, Emilia Ficarelli, Grazia Gotti e all’intervista condotta da Francesco Desideri e Marella Terrusi a Roberto Farnè.

L’intervento di Manuela Trinci, psicologa ed esperta di libri per bambini, è davvero interessante e si muove tra citazioni di Benjamin e suggestioni personali, lungo il filo della memoria di giochi improvvisati e di giocattoli nati come objet trouvé. Interessanti spunti, tutti da approfondire, riguardano la bambola e il suo significato simbolico. Emilia Ficarelli ci racconta la nascita e la vita attuale del Castello dei Ragazzi di Carpi, luogo dove convivono, pur su due piani distinti, biblioteca e ludoteca e dove il bambino è letteralmente immerso nella bellezza.

Il libro si conclude con un ricco apparato bibliografico sul tema del gioco e con riferimenti ai musei e alle raccolte in ambito internazionale.

L’autrice si occupa di giocattoli per Hoffmann a Bologna.

Alessandra Valtieri, Il coniglio di velluto: guida narrata a giochi e giocattoli da 0 a 6 anni, Giunti, 2016, 176 p., euro 12, ebook euro 6,99

Sarò io la tua fortuna

1 Set

fortuna

Cresce, in questi mesi di anniversario, il numero delle narrazioni per ragazzi ambientate ai tempi della Prima Guerra Mondiale. Tra le tante proposte, come già detto in precedenti recensioni, è possibile trovarne di davvero buone e soprattutto, molto importante, che affrontano aspetti diversi di quel periodo storico, contribuendo così a dare ai lettori molteplici tasselli che possono formare un quadro ricco e più completo, specie sulla vita quotidiana, sulla società, su come si vivesse e si faticasse non solo al fronte.

Il romanzo di Frescura e Tomatis si caratterizza da un lato per i molti particolari e riferimenti anche curiosi che possono solleticare chi legge ad approfondire e a cercare altre notizie: sono citate Maria Plozner e le portatrici carniche che trasportavano nelle gerle munizioni e rifornimenti dalle retrovie alla prima linea; si parla dei moti per il pane a Torino nel 1917, della propaganda a scuola, e ancora strofe di canzoni dell’epoca,  Il cuore di Pinocchio rivisitazione del romanzo di Collodi piegata a lodare il sacrificio dei mutilati di guerra, l’eutrofina (cercate on line qualche immagine che reclamizzi il ricostituente dell’epoca!). Dall’altro il romanzo si dipana sul filo del carteggio tra il fronte e le famiglie, riportando il testo di molte lettere inviate a casa dai soldati e riprendendo il tema della censura ufficiale, ma anche quella dei singoli che non scrivevano la verità quasi a voler proteggere i genitori o le mogli e i figli che avrebbero letto; gli epistolari sono una forma di lettura coinvolgente, che fa sentire vicine le persone vissute in altre epoche e allora le lettere immaginate in questo volume possono essere l’occasione di riprenderne altre reali scritte in occasioni più o meno tragiche.

La vicenda narra di Rigo, già orfano dei genitori, che perde anche gli zii con cui vive quando una bomba caduta sulla loro cascina li uccide. Nel giorno del suo quattordicesimo compleanno, il ragazzo friulano si trova senza nulla e viene preso sotto l’ala protettrice da un soldato di nome Toni che lo convince a impiegarsi a servizio dell’esercito per due lire al giorno, evitando così l’orfanotrofio. Siccome sa leggere e scrivere, Rigo diventa il tuttofare dell’ospedale militare delle retrovie, dove conosce gli orrori e le mutilazioni della guerra, e dove aiuta i soldati analfabeti a scrivere a casa. Conosce Fortuna, che fa spettacoli di burattini con lo zio, e con cui intreccia un legame di amicizia, innamorandosene pian piano. Alla morte di Toni, i due ragazzi decidono di lasciare il fronte per cercare di recapitare l’ultima lettera alla famiglia del soldato, come da sue disposizioni. Prima i dintorni friulani, poi il viaggio verso Torino, il ferimento di Fortuna, la ripresa di una vita diversa e la scoperta della verità sul padre di Rigo, da lui mai conosciuto.

Il testo ha il pregio di farsi forte della documentazione storica su cui si appoggia, che rende particolarmente vivo il racconto agli occhi del lettore, fornendogli appunto un quadro a tutto tondo della realtà dell’epoca: il fronte, le città, le campagne, i soldati, i poveri e i ricchi. Tra le tante scene, quella in cui Rigo insegna a Toni a leggere basandosi sui nomi dei soldati morti, scritti sulle croci del cimitero di guerra è senza dubbio di particolare dolorosa bellezza.

L’illustrazione di copertina è di Sonia Maria Luce Possentini.

Loredana Frescura – Marco Tomatis, Sarò io la tua Fortuna, Giunti 2015, 213 p., euro 10, ebook euro 6,99

Girasole

28 Lug

girasole

Non so come raccontare questo romanzo che apre la collana Giunti “Bestseller dal mondo” perché forse il modo migliore per darne un’idea sarebbe leggerne ad alta voce alcune righe. Solo così credo sarebbe possibile rendere l’atmosfera quasi senza tempo che avvolge la storia. Il tempo storico in realtà è ben chiaro: si svolge negli anni della Rivoluzione Culturale cinese e comincia proprio con la costruzione, nei pressi di un piccolo villaggio, di una Scuola per Quadri di quelle volute da Mao in cui quadri del partito insieme a scrittori e artisti, provenienti da grandi città anche molto lontane, svolgevano lavori manuali. Al seguito del padre, scultore e pittore inviato alla scuola, arriva anche una bambina di nome Girasole, orfana di madre, che perderà successivamente anche il papà e verrà affidata ad una famiglia del villaggio, una delle più povere, che la sceglie e la integra alla perfezione.  Girasole diventa inseparabile dal fratello Bronzo, che ha perso la parola, non frequenta la scuola, gira in groppa ad un bufalo e che tutti apostrofano come “il muto”. Attraverso di loro il lettore conosce lo scorrere delle stagioni, la fatica di trovare cibo e denaro, gli affetti famigliari, la vita del villaggio, il far fronte alle avversità.

A colpire però è la narrazione tessuta da Cao Wenxuan che ha il sapore di una fiaba a partire dai nomi dei villaggi citati – Campodigrano, Risofragrante – fino alle descrizioni della natura e alle avventure che i ragazzini si trovano a vivere e che sembrano in qualche modo le avventure o le prove dei personaggi di una fiaba. Ne deriva un racconto sospeso: sappiamo benissimo che è legato a un tempo reale, ma l’insieme del paesaggio a tratti quasi magico e delle situazioni lo cristallizza nella bellezza dell’acqua, della pioggia, del mattino che sorge che l’autore descrive e fa prendere parte nelle dispute con Pescerauco, nelle punizioni ingiuste che i fratelli subiscono per coprirsi a vicenda, nei viaggi e nelle imprese più grandi di loro che intraprendono per tentare di aiutare economicamente la loro famiglia. Su tutto emerge la figura delle nonna, la dignità e la saggezza che le sono proprie e che si estendono a tutte la famiglia: la sua capacità di considerare il nipote muto senza differenze, l’amore con cui accoglie Girasole (come una nipote tornata dopo tempo), la dignità appunto con cui vive la sua condizione misera e la forza con cui cerca i mezzi per garantire la frequenza della scuola e una vita migliore ai bambini. Nonostante la vita non sia facile, la famiglia rimane insieme, parla, scherza e guarda al futuro in modo positivo: il loro carro è malridotto, ma solido; è lento, ma – dice il testo – ha davanti a sé una meta e intorno un paesaggio. La lieve bellezza non solo della trama, ma proprio del modo in cui è detto questo romanzo ne fa un classico pronto a passare da lettore a lettore senza perdere fascino.

N.B. la narrazione è lenta, soprattutto all’inizio i ragazzi abituati ad altri ritmi potrebbero fare fatica, ma vale la pena insistere!

A proposito dell’autore.  L’illustrazione di copertina è di Giulia Orecchia.

Cao Wenxuan, Girasole (trad. di Paolo Magagnin), Giunti 2015, 311 p., euro 10