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Merenda con gli indiani

1 Giu

Babalibri ha creato una nuova collana, SuperBaba, diretta da Cristina Brambilla, dedicata alle prime letture e attenta alle esigenze dei lettori alle prime armi: un formato che dà respiro a testo e immagini, alcuni libri in stampatello maiuscolo e altri in minuscolo: una giusta misura, insomma. Tra i primi quattro titoli usciti ci fa molto sorridere questo che mescola testo in stampatello maiuscolo e fumetto: contiene due storie (anche questo denota l’attenzione al tipo di lettore a cui ci si rivolge) e mette in scena il buffo mondo di Anita tra realtà, sogno e immaginazioni. La protagonista è una buffa bestiola gialla che vorrebbe poter usare la magia per mettere in ordine la sua stanza, come ha chiesto il papà: pare però che la magia non sia d’accordo, ci vogliono tre tentativi e tutta la concentrazione possibile. Anita è così concentrata da finire su un’isola, farsi amica di due indiani e portarseli indietro a casa, con la promessa di una merenda a base di bignè al cioccolato con salsa di lamponi e meringhe. Gli indiani tornano anche nella seconda storia che racconta dei tentativi di Anita di andare a dormire nel lettone dopo aver visto un film western e aver fatto brutti sogni: sono due compagni di avventura esilanti, che spingono Anita in guai e marachelle, che faranno divertire il lettore con le loro espressioni e la loro lingua e… e chissà se ci saranno loro nuove avventure. Intanto, sarebbe bello trovare anche in italiano le avventure di Grignotin e Mentalo sempre creati da Bournay.

Delphine Bournay, merenda con gli indiani (trad. di Maria Bastanzetti), Babalibri 2019, 60 p., euro 8,50

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Un regalo per Nino

31 Mag

Un albo nato in Spagna dalla collaborazione di una scrittrice e un illustratore italiani, che anche nella vita sono una coppia.
Il protagonista è un papà single, Antonio, detto Nino, postino di un quartiere di Barcellona. Tutti lo conoscono, animali compresi, mentre sfreccia sulla sua bicicletta rossa; tutti apprezzano una sua qualità speciale, quella di portarsi dietro il buon umore, come fosse un cane al guinzaglio, e di contagiare gli altri.
Nino ha un desiderio grande, molto umano, all’apparenza irrealizzabile perché vive da solo: una bambina, una figlia che lo aspetta a casa, per giocare e divertirsi insieme.
Quasi rassegnato, senza mai abbandonare il buonumore, un pomeriggio Nino comincia a notare che gli animali della Gran Via si comportano in modo ambiguo ed elusivo; il gabbiano, il cane, la nutria e perfino l’asinello trasportano dei regali per una misteriosa bambina che dovrebbe abitare nel palazzo di Nino. Lui non la conosce e di certo non capisce la natura di quegli strani omaggi, parti del corpo. Una sera, rientrato a casa troverà un regalo inaspettato, un regalo che non si compra da nessuna parte, ma si costruisce, giorno per giorno, mettendo insieme un pezzettino alla volta.
Con la sua bambina in braccio uscirà nella notte per ringraziare tutti gli animali; non li troverà ad aspettarlo perché si sono allontanati, discreti come prima, per osservare da lontano la sua immensa felicità. Resta, nell’ultima pagina, una piccola finestra con la luce accesa, in lontananza; in primo piano l’asino, il gabbiano, il cane e la nutria che, a modo loro, sorridono.

Lilith Moscon – Francesco Chiacchio, Un regalo per Nino, Libri Volanti 2019, 42 p., euro 16

Björn. Una primavera di scoperte

4 Mag

È primavera, gli orsi si svegliano e torna Björn. Un felice ritorno davvero per il protagonista di Delphine Perret di cui i lettori alle prime armi avevano già apprezzato la giusta misura delle storie brevi, lo stampatello maiuscolo, la bella ariosità della disposizione di testo e illustrazioni sulla pagina. Il volume contiene sei nuove storie in cui torna non solo l’orso, ma tutti i suoi amici animali del bosco. Alcune storie riflettono sull’incontro col mondo degli umani: un telefono cellulare abbandonato tra gli alberi; Björn invitato in piscina dalla sua amica Ramona che vive nella grande città; una gita in autobus. Il ritmo è sempre lo stesso: il trantran tranquillo delle giornate in cui si decide con calma cosa fare, in cui arrivano scoperte e novità, in cui ci si bea di una pioggia di fiori di ciliegio.

Impareggiabile l’episodio in cui la volpe racconta di quella cosa che a volt fanno gli umani d’estate: mangiare panini all’aperto, fuori casa, su una coperta; si chiama picnic. Lo fanno pure gli animali, dentro una capanna di legno: il tramonto osservato con la cornice di una finestra è davvro mozzafiato e finalmente, coi vetri aperti, capiscono cosa sia una corrente d’aria.

Delphine Perret, Björn. Una primavera di scoperte (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2019, 64 p., euro 12

Un giorno da criceto

2 Mag

Nel computo delle letture brevi, da poter condividere insieme o da proporre a lettori che cercano una storia a loro misura, illustrata entra questo racconto di Anne Fine, edito da Biancoenero sempre con la solita attenzione all’alta leggibilità, Non è solo la misura, il formato a essere interessante, ma anche il contenuto: una riflessione sul punto di vista e sul sapersi calare nei panni altrui. Il protagonista infatti vuole a tutti i costi un criceto, promette di prendersene cura, di farlo uscire dalla gabbietta, di occuparsene e protesta di fronte all’osservazione del padre: il bambino è comuque assente per 7 ore al giorno da casa, il tempo in cui sta a scuola. Per fargli capire come possono essere lunghe sette ore rinchiusi nel medesimo luogo, il papà stringe un patto col bambino: faranno un esperimento in cui lui, con una bottiglia d’acqua, il piatto piano e tre giocattoli scelti dovrà rimanere nella stanza proprio per le sette ore di un itnerminabile pomeriggio. Inutile dire che il tempo passa troppo lentamente, che presto si esaurisce anche la fantasia e che le sagge decisioni rimano con libertà e possibilità di scegliere.

Le illustrazioni sono di Stefania Arcieri, in arte Les Oies.

Bella scelta dell’editore che propone racconti brevi e illustrati di autori importanti, come già fatto con Philippa Pearce e Un fantasma in soffitta.

Anne Fine – ill. Stefania Arcieri, Un giorno da criceto (trad. di Leonardo Sorrentino), Biancoenero 2019, 42 p., euro 8

Il piccolo pescatore e lo scheletro

26 Apr

Dopo la morte del padre, il giovane pescatore Tong continua a pescare; esce in barca anche con condizioni meteo non troppo favorevoli, nonostante ricordi le raccomandazioni del genitore. Quando sente la lenza tirare, poco importa che lo onde si siano fatte enormi e rischino di inghiottirlo; probabilmente è il pesce più grosso mai pescato. Quale sorpresa e quale spavento quando vede che attaccato all’amo c’è uno scheletro che, nonostante cerchi di farlo cadere in acqua, rimane attaccato all’imbarcazione fino a riva. Tong sviene e lo scheletro se ne prende cura; a sua volta il bambino farà lo stesso vedendolo tremante e affamato in un angolo dela capanna: un prendersi cura reciproco che ridona vita, riportando la forma umana, in una sorta di rinascita.

Le illustrazioni sono, come sempre per questo autore, estremamente vive e coinvolgenti: le onde nella tempesta sembrano schizzare dalla pagina e al lettore parrà di sentire il ghigno dello scheletro e l’iniziale paura del protaognista. Una narrazione di iniziazione, carica di nero rotto dai colori tenui della coperta e dal calore del fuoco; una narrazione che parla del dualismo che le cose che contengono, della vita e della morte che tocca le esistenze, come delle risorse che possediamo – i bambini innanzitutto – per ridare vita, per rendere umane le situazioni, per addomesticare quel che succede e fare pace con le tempeste.

Chen Jiang Hong, Il piccolo pescatore e lo scheletro (trad. di Sara Saorin), Camelozampa 2019, 48 p., euro 18

La montagna più alta

20 Apr

Menzione speciale del Bologna Ragazzi Award 2018 nella categoria Opera Prima questo albo sulla montagna che mi è piaciuto poter segnalare la scorsa estate sul monografico di Andersen dedicato appunto alla montagna nelle sue varie sfaccettature. Ora è in traduzione italiana, affidata a Enrico Brizzi. Pierre Zenzius, specializzato in animazione cinematografica, ha scelto di raccontare l’ascesa di de Saussure alla vetta del Monte Bianco nel 1787: il titolo originale dell’opera è appunto “L’ascension de Saussure” perché al centro c’è quell’uomo raffigurato in codino e giacca rossa, mentre la montagna se ne sta sorniona sullo sfondo, a guardare, a lascirsi prendere, a lasciar raccontare l’impresa da una voce originale visto che l’autore sceglie di affidare la descrizione della salita al cane che trotta fedele accanto al geologo svizzero che si fregiò di essere il primo ufficialmente a conquistare quell’agognata cima. Il cane descrive, intuisce, si stupisce anche – visto che da lassù bisogna ancora scendere – del suo padrone che scoppia di felicità: quella che ti prende quando arrivi in alto, quando arrivi al punto che ti sei prefissato, quando realizzi un sogno. Le tavole dalle grandi dimensioni raccontano degli uomini: faticano, tengono lo sguardo alto, talvolta lo abbassano sulle mappe, ognuno ha il suo ruolo, ciascuno serve alla riuscita finale; parallelamente raccontano la montagna, protagonista silenziosa e incombente.

La storia però racconta tra le righe anche un altro tratto distintivo di molte imprese di montagna: la rivalità, la voglia di primato che – come in altri campi – rende gli uomi disposti a tutti. De Saussure, a cui chi ama la montagna e l’arco alpino in particolare deve molto per la sua monumentale opera “Viaggio sulle Alpi”, non fu in realtà il primo a raggiungere la cime del Monte Bianco; l’anno precedente infatti il medico di Chamonix, Michel Paccard, insieme all’esperto Jacques Balmat riuscì in un’impresa ancora più grande: toccò la vetta senza l’ausilio di corde, picozze o scale, pagando però l’alto prezzo della perdita parziale della vista a causa del riverbero della neve. Fu il denaro di Saussure a mettere in dubbio l’impresa, comprando Balmat perché dichiarasse falsa la versione di Paccard. Questo è ricordato nella prefazione di Brizzi e riporta a tante corse per arrivare in cima, a tante liti su versione diverse (si pensi al bello spettacolo di Roberto Anglisani su quell’altra epica storia che è a conquista del Cervino). Se poi volete ricordare le donne sul Monte Bianco, riprendete Una ragazza in cima.

Pierre Zenzius, La montagna più alta (trad. di Enrico Brizzi), Rizzoli 2019, 48 p., euro 18

Sai chi sono io?

14 Apr

Per diversi anni mi sono portata dietro in corsi vari questo albo nella sua versione inglese (è un libro che viene dalla Norvegia) e adesso sono felice che sia stato tradotto in italiano. “Life and I: a Story about Death” è il titolo in inglese, perfetto e logico di quanto viene dopo: chi parla in prima persona è la Morte, e lo dice fin dalla prima riga, presentandosi al lettore e raccontando via via chi visita, come può arrivare e soprattutto di come morte e vita vivano insieme in tutto ciò che ha inizio e fine.

Non ci sono da spendere troppe parole su un albo in cui si parla di quel che è la vita e di quel che della vita fa parte, di cosa significhi vivere nei cuori degli altri; certamente qualcuno – visto la protagonista – forse non si aspetterebbe tutto il colore, l’esplosione della natura, la delicatezza dei particolari in tonalità pastello, la bellezza del cielo stellato… insomma tutta la vita che c’è tra le pagine dell’albo.

Elisabeth Helland Larsen & Marine Schneaider, Sai chi sono io? (trad. di Alice Tonzig), Edizioni Primavera 2019, 48 p., euro 16

Nella foresta non si parla d’altro

8 Apr

Siamo vicini alle elezioni europee, regionali, comunali per molti, e probabilmente non abbiamo mai smesso di essere in campagna elettorale dall’ultimo anno e mezzo a questa parte: cade a fagiolo allora uno dei nuovi albi editi da Terre di Mezzo, che arriva dal Brasile per spiegare il processo delle elezioni in democrazia. Già nel 2015 lo stesso gruppo di autori aveva pubblicato un altro libro per bambini sulla politica, frutto di alcuni laboratori realizzati in scuole e biblioteche; con lo stesso procedimento, ha dato vita a questo albo che utilizza lo scfondo della foresta per mettere in scena il meccanismo elettorale.

Tutto nasce dalla prepotenza del Leone che devia l’acqua del fiume per farsi una piscina, lascindo tutti gli altri all’asciutto; gli animali protestano, manifestano con cortei, slogan e cartelli e istituiscono la democrazia. Il saggio gufo spiega la campagna elettorale, affigge le regole per le votazioni stabilite da un comitato e in quattro si candidano. Sono irresistibili i manifesti elettorali accompagnati da stralci di discorso e slogan e – bisogna ammetterlo – faranno riflettere non poco gli adulti che si imbatteranno in questo libro; gli autori infatti sono riusciti a sintetizzare quattro tipologie di candidati e di discorsi politici che non suoneranno certo nuovi: chi si fonda su un passato tradizionalista e si dà merito di aver fatto lavorare altri (a suo vantaggio, però!); chi insulta l’avversario promettendo “tane per tutti”; chi abbraccia il populismo del “sono cresciuto nella giungla come voi”; chi cerca di andare oltre le apprenze e pensare a un buon governo. Il lettore segue gli sviluppi, i comizi, i dibattiti, la squalifica di chi bara, i risultati finali con commenti a caldo e il discorso di insediamento.

Il percorso del testo è chiaro come le sue illustrazioni, accompagnato inoltre da un glossario finale che spiega le parole chiave. C’è un QRcode per votare il proprio candidato preferito e c’è pure di che sorridere (non ditemi che il ghigno della scimmia sul manifesto accanto al simbolo PDS non ricorda qualcuno!). Ma soprattutto c’è un albo che linearmente dice cosa sono queste elezioni di cui tutti parlano e come funziona la democrazia; possiamo affiancargli il Come può essere la democrazia dell’Equipo Plantel edito da Becco Giallo ed essere pronti a raccontare ai bambini quel che avverrà tra poco più di un mese, perché anche loro siano partecipi a questo momento che è di e per tutti, anche se solo “i grandi” votano.

Larissa Ribeiro, André Rodrigues, Paula DesgualdoPedro Markun, Nella foresta non si parla d’altro. Le lezioni degli animali (trad. di Daniele Petruccioli), Terre di Mezzo 2019, 48 p., euro 12,90

Una nave di nome Mexique * In mezzo al mare

5 Apr

Il mare è un posto che non finisce mai: dice così a un certo punto la bambina protagonista di questo albo. E chissà quante persone che il mare attraversano cercando salvezza pensano la stessa cosa. Qui si racconta la storia della nave Mexique che salpò da Bordeaux nel 1937 carica di 456 bambini da portare a Veracruz che poi col treno raggiunsero Morelia, in Messico: erano figli di repubblicani spagnoli che i genitori misero in salvo promettendo una “vacanza” che sarebbe durata tre o quattro mesi. In realtà quei bambini  – complici la sconfitta repubblicana in Spagna e la guerra mondiale che seguì – rimasero per sempre in Messico, cercando di integrarsi, e in rari casi provarono a tornare in patria anni dopo con esiti non facili. Il libro dà voce a una di loro, una piccola che racconta i giorni in nave, le lacrime, il tentativo di immaginarsi il posto dove andranno (“Morelia è un colore, un frutto, un animale morbido”), lla quasi filastrocca che dice quanto di importante hanno imparato a casa (“La Repubblica è una casa, un pugno che si alza, un passero”). Ana Penyas ha scelto di integrare alle sua illustrazioni (grigi, bianchi e neri puntinati da qualche nota di rosso) i tratti dei veri bambini che salirono sulla nave Mexique, ripresi dalla fotografie che immortalarono quel momento. Penso che sia originale anche la scelta di Maria José Ferrada di raccontare un episodio storico da pochi conosciuti per dire di tutti coloro che devono lasciare la loro casa distrutta dalla guerra, e di raccontare di una nave carica di speranza allora come tante ogni giorno solcano il mare immaginando possibile una vita senza paura.

La guerra è una mano enorme che ti scuote e ti sbatte su una barca, dice ancora quella bambina. E sono le guerre e le persecuzioni a determinare il partire di cinque ragazzi, protagonisti, con le loro storie vere, nel testo in cui Mary Beth Leatherdale riesce con grande capacità di sintesi a parlare di loro come rifugiati e del contesto che li ha visti partire e arrivare: Ruth in fuga dalla Germania nazista; Phu dalla guerra del Vietnam; José dalla dittatura di Castro; Najeeba dall’Afghanistan; Mohamed dalla Costa d’Avorio. In modo efficace – con cronologie, cartine, glossari, numeri e box che spiegano il momento storico – cinque testimonianze in cinque epoche diverse: di loro si dice perché sono partiti e cosa è successo, durante il viaggio e dopo. Un altro libro che ci ricorda come quello che oggi molti vivono ha a che fare con quello che molti hanno vissuto in anni precedenti.

Maria José Ferrada – Ana Penyas, Una nave di nome Mexique (trad. di Maria Pia Secciani), Clichy 2019, p. 32, euro 17

Mary Beth Leatherdale – Eleanor Shakespeare, In mezzo al mare. Storie di giovani rifugiati (trad. Mariella Bertelli coi ragazzi volontari biblioteca Ibby Lampedusa), Il Castoro 2019, 64 p., euro 15,50

AstroGatti. Missione luna

3 Apr

In questo cinquantenario dallo sbarco sulla Luna, tra le tante e diverse pubblicazioni ecco un fumetto che può essere letto dai 7 anni dove la Luna diventa lo scenario delle avventure – sì, questo è il primo volume di una serie – di un gruppo di gatti, i migliori gatti astronauti pronti a intervenire. Diversi e complementari (il goloso che pensa solo al cibo, l’inventore, l’impavido comandante…) si trovano a operare in una situazione quanto mai attuale: il fumetto si apre infatti nello Studio Ovale della Casa Bianca dove il Gatto Presidente tracanna caffé in una tazza patriottica e legge il giornale: i titoli sono riservati alla crisi energetica che ha colpito agli Stati Uniti, agli improvvisi black out sempre più frequenti. La situazione è grave e il tempo è poco: a causa di tutti i congegni c’è un elevato consumo di energia e la soluzione non può essere certo smettere di usare il tostapane o usare l’elettricità un martedì sì e uno no. Il piano del miglior scienziato è di costruire una centrale a energia solare sulla Luna: ecco allora i preparativi e lo svolgersi della missione per gli Astro Gatti.

Un fumetto che fa parlare di risparmio energetico e battaglie ambientali, ma tanto attuale anche in quel punto in cui il Presidente grida “Come possiamo guidare questo Paese se le luci non rimangono accese?”. Ecco, chissà se se lo chiede Maduro o qualcuno per lui nel Venezuela in cui la gente muore, anche, per la mancanza di corrente elettrica ormai da giorni e giorni e giorni.

Drew Brockington, AstroGatti. Missione luna (trad. di Omar Martini), Il Castoro 2019, 160 p., euro 14,50