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L’ombra di ognuno

6 Apr

Ombra pagine ITA.inddQuesto albo viene dal catalogo Memo, in cui ci sono molte perle che non sarebbe male poter offrire anche a chi legge in italiano. Pluripremiato nel corso degli anni (è stato pubblicato nel 2013 e ha ricevuto i Prix Québec/Wallonie-Bruxelles de littérature de jeunesse, Prix Brindacier, Prix de la Semaine Paul Hurtmans du livre de jeunesse oltra la menzione a Bologna 2014), dispiega l’universo immaginato da Mélanie Rutten in china e acquerelli, illustrazioni che accompagnano perfettamente il testo anche nella loro disposizione, rendendo al racconto una dimensione che può essere onirica come più tangibile, a seconda di come il lettore sceglie di goderla, di identificarsi, di cogliere significati più immediati o più nascosti.

Racconta, per capitoli brevi, dell’arrivo del coniglietto a casa del cervo, di come in un nuovo rapporto si debba imparare un po’ tutto, di come un nucleo famigliare sia fatto di capacità di tener stretto e di lasciare andare. Racconta di come un bambino mascherato da soldato, un coniglietto con gli occhi rossi e un gatto che ha perso la palla possano partire insieme in un’avventura che attraversa montagne, vulcani, fiumi sotterranei, notti stellate. Dice di separazioni e fare insieme, di cadute e ferite, di morte, coraggio e gentilezza, di premura e capacità di comprendere. Dice di crescere, di case, di ombre. Dice, e lo fa con una levità tale che, saranno le illustrazioni, sarà il racconto, ma è proprio un’intensa storia di vita.

Mélanie Rutten, L’ombra di ciascuno (trad. di Sara Saorin), Camelozampa 2021, 56 p., euro 20

La prima neve

27 Feb

La prima nevePare primavera,  i crochi e le primule fanno gara a sbocciare, il calicanto profuma d’intenso grazie al caldo, ma i primi giorni di marzo si avvicinano e, come sempre, l’inverno canterà ancora una volta – magari con un’improvvisata di quei fiocchi larghi che diciamo pataras – prima di lasciar posto alla nuova stagione Non ci può essere allora libro migliore di questo albo di grande formato che fa risaltare appieno le illustrazioni di Sylvie Bello e in cui Elham Asadi racconta la sua storia preferita, quella ascoltata mille volte da bambina, con cui la nonna diceva da dove viene quel che tutti chiamano neve. Altro non è che la deliziosa polvere scaturita da un’attesa paziente; l’attesa che una donna di nome Naneh Sarma, che vive più in alto delle nuvole, riempie di cura e particolari; l’attesa dell’arrivo di  Norooz, forte e potente, capace di sciogliere i ghiacciai, far sbocciare i fiori e regalare risate. Un’attesa che si fa ciclica e che fa lo scorrere delle stagioni, nella ripresa di una storia della tradizione che ne richiama alla mente tante altre, come le diverse figure mitiche che portano la primavera, come gli orsi di segale che vanno addomesticati e i lupi catturati, ma non prima che imbrattino di fuliggine le gote delle ragazze, per farle ridere, proprio come Norooz. Un albo d’incanto che trova la sua fortuna nel ritmo della storia e nel formato che dà il giusto respiro a illustrazioni che non avrebbero avuto senso altrimenti. E che ricorda come sia necessario saper aspettare, cosa che puoi fare se sai quel che aspetti.

Buona attesa della vera primavera a tutt*.

Qui l’autrice racconta della sua infanzia iraniana e di questa storia.

Elham Asadi & Sylvia Bello, La prima neve, Topipittori 2021, 32 p., euro 28

Quel prodigio di Rex

15 Feb

prodigio rexTutti i libri di Patricia MacLachlan – quelli che abbiamo letto tempo fa in collane storiache, come “Baby”, “Primo amore” o il sublime “Sarah né bella né brutta” o Album di famiglia, così come quelli arrivati più recentementi sugli scaffali italiani – seminano perle preziose intorno a due argomenti: la vita e gli affetti (in primis, la famiglia) e le parole, quelle che stanno nei libri, quelle che si sono dette, quelle che sono sospese perché non le si riesce a dire. Anche questo ultimo romanzo conferma la grande capacità di questa autrice di confrontarsi con la misura breve e di scrivere ad altezza dei protagonisti di cui assume il punto di vista: qui sono i sette anni di Grace che si rapporta con la dura realtà di come si cresca e le cose inevitabilmente cambino. MacLachlan lo racconta però lasciando in sordina il “grande tema” e ritraendo la quotidianità di una bambina che ha per zia una scrittrice e la cui maestra pensa che abbia anche lei delle storie da raccontare. Può essere difficile però trovare proprio la storia che vuoi narrare e metterla sulle pagine di un grande quaderno; esattamente come può essere faticoso per una scrittrice trovare la partenza giusta per un nuovo libro. Forse ci vuole un po’ di magia, come quella che il cane Rex sa fare quando ne ha voglia (e per chi ne ha voglia!). Intanto ci si rende conto conto  che sorprendere gli altri è una bella sensazione e che il crescere può anche essere definito come “la vita che sta diventando grande”.

Autrice irrinunciabile per chi si occupa di ragazzi e di lettura, coi suoi libri che arrivano un po’ in punta di piedi, sempre poetici e già classici e intramontabili anche quando sono appena nati. Questo arriva in libreria giovedì; aspettatelo e intanto, a proposito di aprole, andate a rileggere Una parola dopo l’altra e Le parole di mio padre, Premio Andersen 2020 come miglior libro 9-12 anni.

Patricia MacLachlan – ill. Emilia Dzubiak, Quel prodigio di Rex (trad. di Stefania Di Mella), HarperCollins 2021, 112 p., euro 12,90, ebook 

Lupo nero

25 Gen

Lupo-nero-cover-1024x849In un periodo in cui sovente, nelle formazioni soprattutto dedicate ai piccolissimi, parliamo molto dell’uso del bianco e del nero, Camelozampa pubblica un albo di Antoine Guilloppé che parecchio ha lavorato proprio sul contrasto tra questi due colori in una serie di albi, diversi ancora inediti in Italia.

Questo è un albo senza parole, decisamente riuscito dal punto di vista grafico dove, quasi come in un teatro d’ombre, l’autore mette in scena gli elementi essenziali, giocando non solo di contrasto, ma anche con l’uso dei contorni netti, delle linee (cercate la pagina in cui il protagonista si inoltra nel bosco sotto un arco-intrico di alberi) e del punto di vista. Un ragazzo si inoltra nel bosco mentre comincia a nevicare e fin da subito sappiamo che un lupo è in agguato, attento. La nevicata si fa più fitta, lo scontro è inevitabile. Fino al punto in ci il lettore capisce l’errore della sua lettura che, basandosi sullo stereotipo, dà per scontato uno scontro che in realtà è un incontro per un motivo ben più nobile di quel che si poteva intuire.

Proprio la sua costruzione, sia della narrazione che della resa grafica, rende l’albo adatto a essere presentato sotto più angolazioni, a lettori di età diversa, compresi i più grandi.

Antoine Guilloppé, Lupo nero, Camelozampa 2021, 32 p., euro 16

Doppio passo

15 Dic

DOPPIO-PASSOLa casa editrice Sinnos continua nel racconto grafico non banale di donne che hanno segnato la storia e hanno rivendicato il loro posto con la testimonianza delle proprie azioni e delle proprie capacità. Tocca questa volta a Lily Parr che nell’Inghilterra degli anni ’20 comincia una brillante carriera calcistica raggiungendo livelli di prestazioni e numeri di gol eguagliati nella storia solo da celebrati campioni maschi come Pelè e la cui bravura si infrange sulla decisione della Federazione inglese di calcio di vietare alle squadre di donne di giocare sui propri campi, nel tentativo di frenare la grande popolarità del calcio femminile che raggiungeva una vasta partecipazione di pubblico (divieto per altro rimasto in vigore fino al 1978). 

L’inizio della sua carriera viene raccontato attraverso la figura di un ragazzino, Martin, ultimo di sei fratelli, negato per il calcio a cui lo costringono a giocare la domenica e che scopre un giorno la braura di quella ragazzina che gli somiglia un po’ e da cui si fa di nascosto sostituire. In questo modo la grafich novel dà testimonianza anche di un’epoca storica, delle famiglie operaie, delle loro case e dei loro quartieri, della rivendicazione dei diritti di uguaglianza tra i sessi. 

Se poi avete voglia, sempre in tema calcio, di dare un’altra bella testimonianza delle differenze storiche – in questo caso tra classi sociali – che hanno segnato la sua storia, sempre in Inghilterra, la serie The English Game è lì su Netflix. 

Alice Keller – Veronica Truttero, Doppio passo, Sinnos 2020, 96 p., euro 13

Piccolo libro sull’amore

25 Nov

piccolo libro sull'amoreAncora una volta Ulf Stark è riuscito a ricamare un racconto-meraviglia con la grazia che contraddistingue la sua scrittura (ed evidentemente che contraddistingueva anche la sua persona). Un racconto di un Natale del tempo di guerra, che somma all’atmosfera natalizia uno sguardo sia sugli adulti, come spesso fanno i suoi personaggi bambini, sia sul momento storico in cui è ambientato. Il papà di Fred è infatti impegnato al Nord, a sorvegliare la frontiera, in attesa che finisca la guerra voluta da Hitler, quell’uomo malvagio che il protagonista e un compagno di classe prendono in giro incollando dei simil baffetti allo scheletro che sta nell’armadio dell’aula di scienze, meritandosi il rimprovero del preside e il plauso della maestra. Ci vuole coraggio infatti, scrive l’insegnante nella nota di demerito, suggerendo alla madre di essere fiera del gesto del figlio. Una mamma che fa la tramviera e si becca i rimbrotti di chi crede che non sia un mestiere da donne, e che sa tenere il sorriso anche quando è difficile. Fred intanto si infila nel guardaroba dov’è appeso l’abito elegante del papà, insieme al cappello e alle scarpe lucide: par quasi di averlo lì ed è semplice allora raccontargli i guai d’amore, l’essersi innamorato di Gerda, lo scombussolamento che prova e anche come l’amore lo faccia diventare terribilmente incapace e maldestro.

Poi c’è il rapporto con gli adulti: la maestra, il vicino di casa, la donna che compra da Fred il pino per le feste, tutti lo trattano senza scimmiottamenti bambini, lo tengono in considerazione, lo prendono sul serio. E questo fa sentire bene il ragazzino. E dovrebbe dirci tanto sul rapporto grandi-piccoli, come dovrebbero farlo gli sguardi sugli altri che i personaggi di Ulf Stark hanno, e la poesia che lui sa cogliere nel quotidiano, in chi sa vedere e dire, senza troppe parole, con un sorriso, con una frase sola, anche se viene un po’ corta, si scuserebbe Gerda 😉

Ulf Stark – ill. Ida Björs, Piccolo libro sull’amore (trad. Laura Cangemi), Iperborea 2020, 160 p., euro 13

I tre funerali del mio cane

18 Nov

tre funeraliQuesto racconto lungo è una bella dimostrazione di come sia possibile fare una narrazione godibile e a tratti divertente ruotando praticamente solo intorno a un argomento che di allegro pare non avere nulla: un funerale. Babino, il cane del protagonista, è morto investito da un’auto e il ragazzino, insieme ai tre amici più cari e alla sorellina, cerca di preparare un funerale degno, pur dovendo, causa disguidi vari, ricominciare da capo tre volte.

Il racconto è in prima persona: Nemo racconta il dolore, la tristezza e poi il suo amore per Morgana; parla di super-eroi e ascolta gli amici riproporre i momenti felici con Babino, ma anche dire cose schifose che fanno sorridere. La capacità di Guéraud sta proprio lì: saper dare voce a Nemo e mettersi ad altezza ragazzino di fronte a un tema come la morte: si parla di un cane, ma le tappe di questo inizio di lutto sarebbero le stesse se si trattasse di una persona; l’autore riesce a dire la crudeltà del dolore e la dolcezza del ricordo inserendolo in un tempo quotidiano, nel caldo del pomeriggio, nella pausa della partita di pallone e rendendo così sulla pagina quel che la morte semplicemente è, una parte della vita.

Molti avranno la tentazione di far finire questo libro tra i libri “utili”; non sarebbe male se invece finisse tra le proposte di lettura senza motivo se non perché si lascia leggere bene e facile. E se volete proprio trovarci un tema, che sia amore, cane, amici.

Guillaume Guéraud, I tre funerali del mio cane (trad. di Flavio Sorrentino), Bianconero 2020, 79 p., euro 10

Félicette

17 Nov

Félicette è una gatta di strada, di strada parigina per la precisione. Quella pubblicata da Topipittori è la sua storia. Ed è una storia vera, di scienza. Sì, perché Félicette fu la prima gatta sullo spazio. 

Félicette

Questo albo narra il 18 ottobre 1963 in blu, rosso, bianco, giallo e nero, con le illustrazioni di stampa d’arte di Anna Resmini e le parole di Elisabetta Curzel.

Félicette partì dalla base spaziale di Colomb-Béchar in Algeria con il razzo Veronique, francese come lei. Quanto ci ha messo a fare il giro della terra? Quindici minuti. E poi come è tornata quaggiù? In paracadute e tutti gli scienziati erano felicissimi di rivederla viva. Questi dettagli non sfuggono ai piccoli lettori insieme a delle consapevolezze più grandi. Gli anni Sessanta furono l’epoca della corsa allo spazio che “era un modo come un altro, inventato da due superpotenze per vedere chi di loro era la più forte e la più furba”. Scoprono così che può esistere un legame tra scienza e politica. 

Félicette aveva un elettrodo, una macchina per registrare informazioni sulla sua avventura nello spazio. Fa caldo? Ha Paura? Le batte forte il cuore? Chissà se tra queste domande non spunti anche la preoccupazione che abbia sofferto, oppure la curiosità se si sia divertita. Lo rifaresti Félicette? Entriamo in empatia con lei. Ci sentiamo immensamente piccoli nell’immensamente vasto, grazie al testo di delicata ironia, che a volte sfiora la poesia.  

“E anche quando il cielo lascio l’azzurro per vestire il nero dello spazio il razzo non si fermò”. 

Per qualche tempo Félicette fu famosa, le dedicarono francobolli e le fecero firmare autografi con la zampa. Questa cosa non le piaceva affatto. È forse per questo che la sua storia l’ha fatta scrivere a Elisabetta Curzel e illustrare da Anna Resmini.

L’albo è scritto in stampatello maiuscolo, adatto anche a chi sta cominciando a leggere.

Elisabetta Curzel – ill. Anna Resmini, Félicette, Topipittori 2020, 48 p., euro 20

Il piccolo Aron e il signore del bosco

9 Nov

aron signore boscoNel mio villaggio di montagna abita un bambino che somiglia molto al protagonista di questo albo: da qualche anno (ma non più per molto) è l’unico bambino del villaggio, macina chilometri ogni giorno per andare a scuola e ha un modo di fare speciale con gli animali. Ha un vero e proprio serraglio e talvolta, fuori stagione, nelle prima ore del pomeriggio, potresti vederlo andare a spasso per le stradine deserte con un coniglio in braccio,  insieme a cani, oche, galline, magari un fagiano.

Aron me lo ha ricordato, per l’attenzione agli animali, l’averne cura, il saper vedere e intuire che Francesco Niccolini gli ha cucito addosso scrivendo questa storia: un bambino di cinque anni che vive con la famiglia in una casa di pietra al limitare del bosco e parla con le piante e con gli animali, dando a ciascuno un nome. Quando a un inverno tanto ghiacciato segue una torrida estate gli uomini del paese partono alla ricerca di una soluzione, ma nessuno torna, neppure il padre del protagonista. Sarà lui allora ad andare all’avventura, a seguire i suggerimenti degli amici animali fino a raggiungere un creatura un po’ albero, un po’ bestia, un po’ uomo con cui stringere un patto da onorare: avere rispetto della natura, cacciare in modo equo, convivere in modo che tutti possano essere in armonia.

Una storia che parla di salvaguardia dell’ambiente, di attenzione, di dialogo tra specie diverse, di possbilità di coesistenza, impreziosita dalle tavole di Sonia Maria Luce Possentini che raffigurano talmente bene da far vivi sulle pagine gli animali, le persone, il bambino dagli occhi profondi, perfino il vento, perfino gli alberi.

Da leggere nella speranza che l’augurio della riga finale possa essere scritto non all’imperfetto, ma al tempo presente.

Francesco Niccolini – ill. Sonia Maria Luce Possentini, Il piccolo Aron e il signore del bosco, Carthusia 2020, 28 p., euro 16,90

Nel paese delle Veramiglie

20 Ott

Nel paese delle Veramiglie - cover altaPépite BD al Salon du livre et de la presse jeunesse de Montreuil 2019, premiato ad Angoulême in gennaio con la Fauve Jeunesse e insignito di menzione alla Fiera di Bologna, arriva in italiano questo fumetto della francese Camille Jourdy che, in tavole dai colori tenui e delicati, dispiega una storia di formazione davvero imperdibile.

Si racconta di Jo che, durante una vacanza in campeggio, si allontana dal nucleo famigliare (papà, matrigna e due “sorellastre”) che dice di non sopportare e si perde nel bosco: curiosi personaggi la portano in un mondo parallelo, tra un popolo di folletti e animali parlanti che stano progettando di rovesciare il potere di un tiranico gatto che tiene prigionieri alcuni di loro. Prendendo parte alla loro avventura e alla loro vita, Jo fa esperienza di amicizia, sentimenti, vicinanza, del prendere parte, del condividere, del prendersi cura. Si confronta dicendo la sua sull’amore, sulla famiglia; caminando con questi compagni di viaggio riesce a tirar fuori tutta la rabbia verso la situazione che sta vivendo a casa.

Con alcune frasi che restano mitiche (“Vieni, andiamo a devastare le vivande” disse il cavallo difronte a un sontuoso banchetto) e una certa dose di ironia anche da parte della protagonista che riesca anche a prendersi in giro e a sdrammatizzare, il fumetto ha vignette e tavole mute dalla delicatezza incantevole, non solo del tratto, ma anche della capacità narrativa.

Forse il corsivo in cui è scritto (peraltro già nell’edizione originale) non sarà agevole per la lettura di tutti, ma merita, tanto. Con un finale che dice che così è la vita, ma se hai un giorno hai bisogno di una fuga piena di avventura, sogni e meraviglia, c’è sempre il Paese delle Veramiglie ad accoglierti e a ristorarti.

Camille Jourdy, Nel Paese delle Veramiglie (trad. di Silvia Cavenaghi), Arka, 160 p., euro 21,50