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Verde

8 Giu

Felice trasposizione in fumetto di un romanzo breve di Marie Desplechin, pubblicato in Italia da Salani nel 2005 col titolo “Strega no”. Si racconta dell’unidcenne Verde, figlia e nipote di strega, a cui non interessa affatto imparare l’arte della magia, ma piuttosto capire cosa farne del compagno di classe Sufi (è innamorato di lei o no? E lei cosa prova?) e trovare suo padre che non ha mai conosciuto. Quando la mamma decide che ogni mercoledì lo passerà dalla nonna, nella speranza che cominci a imparare i fondamentali della stregoneria, Verde capisce che la magia non serve solo a zittire il cane dei vicini o a far fronte all’ennesimo fastidio, come pare sia per la mamma, ma può anche avere dei risvolti positivi e migliorare la vita delle persone. Che sorpresa poi quando Sufi, che continua a tormentare Verde perché è sicuro che lei gli ricordi qualcuno, dà una mano a venire a capo dell’arcano: il papà di Verde è il suo allenatore di calcio!

Un fumetto a cui le illustrazioni di Magali Le Huche offrono il giusto sfondo, con colori delicati, in un’impaginazione pulita e lineare.

Marie Desplechin – Magali Le Huche, Verde. Non voglio essere una strega (trad. di Simona Mambrini), Mondadori 2019, 88 p., euro 17

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Margherita e Margherita

29 Mag

Sarà adattato in film questo fumetto di Cuvellier e Robin che gioca sulla linea del tempo e sui varchi temporali, immaginando uno scambio tra due protagoniste che portano lo stesso nome e abitano nella medesima casa. La casa è la stessa, ma il nome della via non lo è più: già, perché una Margherita vive nel 1910, l’altra nel 2010. Entrambe hanno dodici anni e un sabato mattina si annoiano, quanto basta per salire in soffitta e rovistare tra le cose vecchie, per poi infilarsi l’abito di una prozia e trovarsi ciascuna catapultata nel mondo dell’altra: sono diverse le stanze, le abitudini, il modo in cui ci si rivolge ai genitori; una scopre la tv e lo sciacquone; l’altra impara che non si parla a tavola se non interpellate e soprattutto non si risponde ai propri genitori.

Gli autori giocano intorno a una linea del tempo dividendo ciascuna pagina dell’albo stretto e lungo  in un sopra e in un sotto: in altro il 1910, in basso il 2010, con colori appropriati che aiutano a identificare ogni epoca. Un modo interessante per mettere a confronto e fare paragoni: cosa significa essere donna di qui e di là o incontrare una persona con la pelle scura e via così. E poi c’è quello che la Margherita del 2010 sa: sa cosa è successo nel secolo trascorso, sa che le persone con cui si ritrova a vivere sono quasi alla vigilia della Prima Guerra mondiale e vorrebbe poter far qualcosa, avvertire, spiegare.

Vincent Cuvellier – Robin, Margherita e Margherita (trad. diclasse 3C della Sezione Internazionale di Francese Esebac del Liceo Galvani di Bologna), Il Castoro 2018, 128 p., euro 16

La casa degli uccelli

25 Mag

Quando si parla molto di emigrazione e immigrazione, non è mai male ricordare di quando gli emigranti eravamo noi italiani: molti libri per ragazzi parlano di italiani partiti verso le miniere del Belgio, gli Stati Uniti, i Paesi del Sud America, l’Australia… Un romanzo prezioso come “Non piangere, non ridere, non giocare” di Vanna Cercenà (Lapis 2014) racconta degli italiani in Svizzera in un anno non troppo lontano: è il 1970 e Teresa si nasconde nell’appartamento dove vive la mamma perché è proibito ai lavoratori stagionali portare in Svizzera i propri bambini. La storia è ripresa in questo albo dal testo di racconto lungo in cui un bambino, abituato a cambiare sovente casa per il lavoro del padre, arriva nel nord della Svizzera e va a vivere in un palazzo a tre piani: quando comincia a sentire strani rumori dalla soffitta durante il giorno, si lascia suggestionare dalle storie di fantasmi che ha letto, dall’essere solo in casa e solo dopo un po’ ne capisce il motivo. C’è una bambina nascosta nell’alloggio affittato dagli italiani e il loro segreto tempo condiviso sarà fatto di disegni, di colori sovrapposti, di uccelli che volano liberi che la ragazzina ferma sui fogli per dire la sua voglia di essere libera. In quella soffitta nasce la passione per il disegno del bambino che, anziano pittore a Parigi, rievoca l’amica di cui ignora il nome, la denuncia dei vicini, la legge che qualche volta davvero non pare giusta.

La narrazione si fa ricca delle illustrazioni di Tiziana Romanin che usa la verticalità del formato e di alcune situazioni (la facciata del palazzo, il salire verso la soffitta) appaiandola con le figure degli uccelli che scrutano, occhieggiano, accompagnano i voli della fantasia dei due protagonisti. Il libro arriva proprio dalla Svizzera: Marameo è infatti una nuova esperienza editoriale del Canton Ticino.

Davide Calì – Tiziana Romanin, La casa degli uccelli, Marameo 2019, 48 p., euro 23,50

Nuno salva la luna

23 Mag

In questo anno di anniversario dello nsbarco sulla Luna sono parecchi i libri per bambini e ragazzi che riprendono l’atmosfera del tempo, raccontano, ricordano. Marino Neri sceglie invece l’originalità di un fumetto che racconta la cosa da un altro punto di vista: quello di una famiglia di guardiano interstellari e del loro figlio minore, Nuno, a cui da pochi giorni è stata affidata la cura della Luna. Nuno sa che ogni membro della famiglia deve vegliare su stelle e satelliti, ma trova che il suo compito sia decisamente riduttivo: è noioso cambiare l’acqua alle vasche di quei vecchi addormentati dei lunari o controllare che i pesci lunari passino attraverso le caverne sotterranee.. Nuno vorrebbe protestare, lasciare il suo compito, far tacere la civetta spaziale che lo segue come un’ombra. Finché la sua rabbia deve lasciare posto all’azione: un attacco uomano, la mamma rapita, l’ordine da ristabilire, specie per preservare la luna facendo crede agli uomini che non sia altro che un semplice satelite deserto.

Un bel fumetto, dove la scelta dei colori porta il lettore nel’atmosfera spaziale e lunare della storia.

Marino Neri, Nuno salva la luna, Canicola 2019, 48 p., euro 16

La grande rapina al treno

12 Mag

Se avete voglia di sperimentare coi lettori un diverso modo narrativo, una lettura più originale rispetto al solito, questo libro vi offre la possibilità di vedere un’intera storia solamente attraverso i suoi dialoghi. Un po’ come foste davanti a uno schermo: la storia infatti scorre; è quella di una viaggio in treno dove – pagina dopo pagina – si va avanti sul binario dalla stazione di partenza a quella di arrivo. Il bambino protagonista parte con la zia e incontra una galleria di passeggeri: il macchinista, un mago, un’investigatrice, una signora che sta col naso in un libro, chi si è portato a bordo pure il passerotto e un orso che si sta trasferendo in un nuovo circo. E poi la famigerata Banda dei tredici (qui presente con soli tre componenti) assalta il convoglio, un pellerossa si cala dal finestrino, lo sceriffo accorre e poco dopo appare in sella a uno struzzo. L’avventura  assicurata, tanto più che si arriva a destinazione in orario perfetto e si impara – come rassicura la zia – che essere bene educati è essenziale nella vita.

Come detto il testo che scorre mentre il treno sferraglia verso l’arrivo è composto solamente da dialoghi tra passeggeri, osservazioni ad alta voce, esclamazioni durante i colpi di scena e gli inseguimenti.

Federico Appel, La grande rapina al treno, Sinnos 2019, 64 p., euro 11

Con le mani nella terra

10 Mag

La collana è “i libri dell’orto” ed è realizzata in collaborazione con l’Orto Botanico e L’Università di Padova; il libro è un invito a scoprire il mondo della botanica e a mettersi in gioco direttamente: un morbido formato quadrato permette di portarsi in giro questo libro-quaderno, di aggiungere annotazioni e osservazioni nelle pagine finali che sono una vera guida alla scoperta.

Il percorso alla scoperta delle piante porta il lettore a curiosare intorno alla fotosintesi, all aproduzione di energia, alla catena alimentar, all’impollinazione, ma anche ad aspetti storici come la febbre dei tulipani e il crollo della fortune nel Seicento, o agli studiosi che nei secoli si sono occupati di botanica, da Plinio il Vecchio a Leonardo, Linneo, Darwin… Parla di piante utili, di adattamento, di rete di comunicazioni intesa come radici e invita a guardare: lo fa innanzitutto colpendo chi sfoglia con un impiato di grandi illustrazioni; sia che disegni scenari ampi, sia che si dedichi ai particolari delle foglie o dei semi, Emanuela Bussolati sa dosare sulla pagina colori e forme per catturare l’occhio e portarlo poi sul testo e infine intorno, nell’ambiente reale. La copertina poi ha un che di tattile che, con ruvidità, dà conto della dimensione del progetto: quella di tenere un contatto dirretto con la natura, di invitare a fare, a mettere un po’ le mani nella terra.

Emanuela Bussolati, Con le mani nella terra, Editoriale Scienza 2019, 89 p., euro 14,90

Alla ricerca di Lola

7 Mag

Una nuova uscita per la collana Ponte delle arti di Jaca Book apprezzata da chi vuole avvicinare i giovani lettori all’arte e agli artisti attraverso la narrazione. Questa volta cambia il formato, decisamente interessante e le opere dell’artista di cui si parla – Edward Hopper – entrano nella narrazione insieme ai disegni di Ronan Badel con un risultato decisamente accattivante. A cucire il tutto insieme è la storia inventata da Davide Calì: un giallo, un mistero da risolvere che una donna consegna al protagonista Bob proprio la sera in cui lui sostituisce in ufficio l’amico detective privato. Bob sta tentando di scrivere un romanzo, ma non riesce ad andare avanti e non ha nulla da perdere nell’accettare l’incarico, tanto più che è ammantato di mistero: la donna le chiede di rintracciare il vero nome di una cantante che si esibiva facendosi chiamare Lola Pearl. Con alcuni indirizzi in tasca, l’uomo comincia un viaggio che porta il lettore tra le architetture e i paesaggi dipinti da Hopper, quelli più conosciuti e quelli meno noti.

Regge l’insieme, la tensione tiene fino in fondo ed è una lettura breve che sicuramente sarà apprezzata da molti. Come sempre, in fondo alcune pagine raccontano Hopper, quello che ha dipinto e come, l’America degli anni Trenta e Quaranta, e viene data voce ai due autori che raccontano ciascuno come hanno incontrato le opere di Hopper e com’è nata la storia da un lato, la scelta illustrativa dall’altra.

Da non perdere.

Davide Calì – Ronan Badel, Alla ricerca di Lola, Jaca Book 2019, 78 p.., euro 15.

 

Incontri ravvicinati del terzo topo

29 Apr

Costruisce una divertente storia Giuseppe Festa, sempre parlando di animali o meglio facendoli parlare in prima persona e dando vita a un mondo di Topi, presentando la Colonia del Vecchio Melo nell’ottantunesimo anno dopo Croco, il suo fondatore. Tutti gli abitanti dela colonia hanno nomi di piante, ma il padre del protagonista ha voluto essere originale e chiamare i suoi figli Forte, Colosso, Muscolo e Terribile, il Terr appunto che racconta in prima persona la storia, che ovviamente è un terzo dei suoi fratelli, viene costantemente preso in giro e, esonerato dai lavori pesanti, si appassiona di geografia e storia delle esplorazioni. Nella colonia regna il terrore del gatto delle selve, ma è vivo anche il ricordo di quanto vissuto dal nonno di Terr, che sostiene di esser stato rapito in gioventù dagli alieni e portato su un altro pianeta. Gli alieni sono in realtà gli uomani, una famiglia di campeggiatori abituali del bosco che aveva portato a casa il topo come animale di compagnia, per poi ricondurlo a casa all’arrivo in famiglia di un più amato gatto. Proprio la stessa famiglia tornerà per cercare il telefono cellulare perso dal figlio, uno strano aggeggio su cui i topi si muovono, scoprendo strani disegni, possibilità di messaggi e voci che arrivano da chissà dove.

Terr è curioso ed è incoraggiato dalla sua maestra a scoprire il mondo e a imbarcarsi in un’avventura che ha il pregio di dare un altro punto di vista sugli umani e sulla loro comunicazione…

Il libro si presta anche a essere letto ad alta voce per una lettura condivisa. Buon divertimento.

Giuseppe Festa, Incontri ravvicinati del terzo topo, Salani 2019, 115 p., euro 12,90, ebook euro 5,99

Il piccolo pescatore e lo scheletro

26 Apr

Dopo la morte del padre, il giovane pescatore Tong continua a pescare; esce in barca anche con condizioni meteo non troppo favorevoli, nonostante ricordi le raccomandazioni del genitore. Quando sente la lenza tirare, poco importa che lo onde si siano fatte enormi e rischino di inghiottirlo; probabilmente è il pesce più grosso mai pescato. Quale sorpresa e quale spavento quando vede che attaccato all’amo c’è uno scheletro che, nonostante cerchi di farlo cadere in acqua, rimane attaccato all’imbarcazione fino a riva. Tong sviene e lo scheletro se ne prende cura; a sua volta il bambino farà lo stesso vedendolo tremante e affamato in un angolo dela capanna: un prendersi cura reciproco che ridona vita, riportando la forma umana, in una sorta di rinascita.

Le illustrazioni sono, come sempre per questo autore, estremamente vive e coinvolgenti: le onde nella tempesta sembrano schizzare dalla pagina e al lettore parrà di sentire il ghigno dello scheletro e l’iniziale paura del protaognista. Una narrazione di iniziazione, carica di nero rotto dai colori tenui della coperta e dal calore del fuoco; una narrazione che parla del dualismo che le cose che contengono, della vita e della morte che tocca le esistenze, come delle risorse che possediamo – i bambini innanzitutto – per ridare vita, per rendere umane le situazioni, per addomesticare quel che succede e fare pace con le tempeste.

Chen Jiang Hong, Il piccolo pescatore e lo scheletro (trad. di Sara Saorin), Camelozampa 2019, 48 p., euro 18

Tuono

23 Apr

Il piccolo Ulf continua a deliziarci con le sue storie, che rendono sempre vivo ai lettori Ulf Stark e la sua grande capacità di raccontare con delicatezza, grazia e divertimento l’avventura del crescere. Non avevamo ancora finito di sfogliare Il bambino mannaro, che ecco arrivare una nuova avventura di Ulf e del suo amico Bernt alle prese con un gigante. La famiglia di Ulf ormai la conosciamo: il papà dentista, la mamma che si occupa di tutto in casa con leggerezza e umorismo, il fratello maggiore a tratti insopportabil e avido consumatore di gelatine al lampone. Al centro della vicenda questa volta, proprio la mamma e il suo rifugio segreto: un capanno nel bosco dove passa un pomeriggio nel fine settimana, un tempo tutto per sé da cui osservare il cielo, ascoltare il fruscio degli alberi e – come dice – “tornare me stessa” in nome del diritto di ciascuno a qualche ora di solitudine.  Proprio il capanno però viene centrato da un albero caduto durante una tempesta, intristendo la mamma che si butta nella pulizia folle della casa e smette di suonare il pianoforte. Il papà non capisce l’importanza del capanno e – come Ulf sa benissimo – non si darà mai pena di rimediare ai dani del tempo. Serve allora l’aiuto del temuto gigante dalle camicie hawaiane che Bernt sostiene mangi i bebé. Anche se il padre continua a dire che Bernt è un contafrottole, Ulf crede ciecamente nel suo amico che pare sapere sempre tutto. Sarà anche questione di musica, di gentilezza, di andare oltre le apparenze. E poi, sì Bernt non sa tutto, ma sa cose molto preziose, tipo il motivo per cui i ragazzini fanno in continuazione cose che li fanno star male per il terrore: per diventare adulti. Saggio Bernt.

Il testo è accompagnato dalle illustrazioni a colori di Marcus-Gunnar Pettersson, che si adattano a meraviglia alla narrazione di Stark.

Ulf Stark – ill. Marcus-Gunnar Pettersson, Tono (trad. di laura Cangemi), Iperborea 2019, 119 p., euro 12