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Il piccolo libro dei grandi segreti animali

10 Dic

Adesso che esce in prima ristampa possiamo recuperare questo fantastico libro giocato tutto su semplici ed efficaci illustrazioni in bianco e nero e scritto in stampatello maiuscolo. Una delizia davvero la scelta grafica e stilistica di Maja Säfström, giovane architetto e illustratrice di Stoccolma, che ha realizzato una serie di libri a tema animale, di cui questo è per ora l’unico tradotto in Italia. Qui presenta alcuni dei suoi animali preferiti, di cui ha scelto qualche curiosità per condividerle con il lettore: solo alcune, per essere chiari, per rivolgersi anche ai più piccoli, ma soprattutto per solleticare la curiosità e spingere eventualmente ad approfondire. Visto che l’autrice si propone di trasmettere il fascino della bellezza del mondo animale, si può certo dire che ha raggiunto il suo obiettivo, offrendo al lettore un testo di alta qualità e bellezza fin dall’oggetto libro.

Leggendo si impara che un alce può sentire una mosca posarsi sulle sue corna, che le lontre marine si tengono per la zampa per non perdersi quando dormono in acqua, che i maiali non possono guardare il cielo, che le mosche sono sorde e che le formiche sono, insieme agli uomini, gli unici animali ad allevare altri animali. 

Quel che fa ancora più prezioso questo libro è che tra le sua pagine si cela quel che può essere l’inizio di un gioco alquanto affascinante; di molti animali citati infatti si segnala il nome collettivo: un gruppo di gufi è detto parlamento, uno di canguri orda, uno di rane esercito, uno di topi  o di scarafaggi colonia, uno di foche harem (!), uno di leoni branco. Così si può partire di qui per lavorare sulla lingua e su tutto quel mondo che sono appunto i nomi collettivi. A proposito di lingua poi, lo sapevate che le capre hanno accenti diversi a seconda della zona di provenienza?

Ecco il sito dell’autrice, una miniera di meraviglia con tanto di shop e il suo animalesco profilo Instagram.

Maja Säfström, Il piccolo libro dei grandi segreti animali (trad. di di Sara Michela Castiglioni), Nomos 2016 rist. 2017, 120 p., euro 13,90

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Lena, Trille e il mare

6 Dic

Tornano i protagonisti di Cuori di waffel, SuperPremio Andersen 2015; sono cresciuti, hanno ormai dodici anni, ma li riconosciamo subito: Trille, che racconta al lettore, e Lena, impulsiva, combattiva, con la risposta sempre pronta. Sono cresciuti sì, alcune cose stanno cambiando e anche la loro amicizia viene messa alla prova, visto che essere in tre non è esattamente come essere in due. Arriva infatti una nuova compagna di scuola che si è trasferita nel fiordo dall’Olanda per un anno. Si chiama Birgitte e Trille un po’ se ne innamora, mentre pare che Lena non la sopporti. Del resto, Lena è strana: pesta sulle tastiere ancora più forte per indicare il suo disappunto verso la madre che continua a mandarla a lezione di musica e si riempie di lividi e graffi agli allenamenti della squadra di calcio dove però, dopo il cambio di allenatore e malgrado la sua bravura, non sta più in porta. Lena rumina e avanza a testa bassa; Trille tenta ogni traiettoria per incontrare Birgitte senza capacitarsi di come lei possa ridere in compagnia di Kay-Tommy e un po’ si scoccia quando vede il nonno e Lena insieme tramare un segreto.

Con la solita arguzia, con la capacità di andare in profondità rimanendo leggera, Maria Parr parla in questo libro non solo di quanto sia complicato crescere e coltivare negli anni un legame saldo, ma soprattutto di quanto sia difficile essere se stessi se gli altri vorrebbero importi qualcosa che non ti appartiene e sembra che quel che è importante per te non lo sia per nessun altro. Lena è esagerata nelle reazioni, nell’entusiasmo, nel prendere l’iniziativa, nell’infilarsi letteralmente nell’occhio del ciclone pur di avere una buona scorta di cioccolato, ma sa anche quando è necessario essere estremi nelle reazioni per essere presa in considerazione.

La storia si dipana lungo un anno, da estate a estate, in quattro capitoli che seguono il ritmo delle stagioni, con la scuola, lo sport, il ribes da raccogliere, il saggio di fine anno, il tempo per qualche sgridata e per un’impresa eroica per salvare il nonno. C’è anche spazio per una bella pagina in cui Trille racconta quanto sia normale mangiare gli animali a cui si è voluto bene: viene proprio dal Nord questo libro sincero e gaudente!

Quel che difetta forse è la copertina, apprezzabile dai più piccoli mentre il romanzo offre spunti interessanti anche per i lettori di 11-12 anni. Rispetto a “Cuori di waffel”, cambia la traduttrice: da sottolineare quindi il lavoro fatto a questo giro per mantenere una fluidità d’insieme, rispettosa dei lettori che hanno amato il precedente romanzo anche per la scrittura, per le espressioni di Lena, per la poesia di alcune riflessioni di Trille.

L’illustrazione di copertina è di Åshild Irgens.

Maria Parr, Lena, Trille e il mare (trad. di Lucia Barni), Beisler 2017, 256 p., euro 14

Minimalario

4 Dic

Un centinaio di animali raccontati in poche righe, ritratti giocati sul filo dell’assurdo, del nonsense e dei giochi di parola, tutti raccolti in un libro dal formato di buon respiro e dalla copertina rigida che renderanno ancora più piacevole la lettura. Ci sono i testi di Carlos Lopez a braccetto con le illustrazioni di David Pintor, che lavorano insieme dal 1993 e già conosciuti nel catalogo Kalandraka con Racconti per bambini che si addormentano subito. Sono storie che fanno ridere, a volte in modo amaro; che dicono di come talvolta sia l’uomo a esser più bestia; che in alcune pagine si legano tra loro grazie a un particolare del testo o dell’illustrazione. Alcune poi paiono quasi degli incipit, delle situazioni che inventano a immaginare il seguito, a inventare il dopo.

Alcune sono decisamente esilaranti, come quella del maiale che non avendo soldi per un vestito per il ballo in maschera rimediò una striscia di fango sulla schiena per travestirsi da salvadanaio ; altre danno dignità pure al povero criceto condannato alla ruota; altre ancora respirano di sollievo rispetto agli stereotipi (la trasformazione del rospo in principe dopo un bacio per fortuna era solo un brutto sogno).

A me i bestiari, fantastici o surreali che siano, fanno sempre venire in mente quella chicca che è Urbuq di Andrea Sottile, con le illustrazioni di Lucia Scuderi: andatelo a riprendere in biblioteca (è fuori catalogo da tanto ormai) e leggetelo insieme a questo, per ritagliarvi un tempo di meraviglia e di sorrisi.

Pinto & Chinto, Minimalario (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2017, 119 p., euro 15

Sai fischiare, Johanna?

23 Nov

Che meraviglia le giuste misure. Che meraviglia la possibilità di dare in mano una buona storia a un lettore di sette, otto anni, età per cui a volte si fatica a trovare testi non in serie che davvero meritino. Qui la penna poi è quella di Ulf Stark che utilizza lo stesso umorismo che conosciamo dalle storie di Ulf e Percy e da quell’imperdibile romanzo che rimane “Il paradiso dei matti”. Non solo umorismo, ma anche lo sguardo sulla vita che permette di dire con grazia lieve quel che succede, comprese – in questo caso – la vecchiaia e la morte. Il tutto ad altezza di settenne, perché questa è l’età dei due protagonisti, Ulf e Bertil detto Berra, amici per la pelle alla ricerca di un nonno per Berra che sia divertente almeno quanto quello del compare. La casa di riposo è piana di vecchietti: quale posto migliore per trovarne uno? Berra adotta il signor Nils: si assomigliano tantissimo, visto che ognuno ha un cerotto sul mento (uno è caduto dall’altalena, l’altro si è tagliato radendosi) e si piacciono a vicenda e a vicenda si sorprendono. Nils porta i bambini all’aperto e costruisce con loro un aquilone con un foulard di seta appartenuto alla moglie, Berra gli organizza un compleanno coi fiocchi. In mezzo ci sono i racconti di una vita, le carinerie dei piccoli (un fiore di calendula spampanato in regalo, il sapore delle girandole alla cannella) e la realtà: Nils perde la memoria, il suo cuore non funziona molto bene e il suo tempo non è più molto. E poi c’è Nils che insegna a fischiare al suo nipotino: è difficile e bisogna esercitarsi per farsi sentire. Ma quando ci si riesce, si può fischiare un’intera canzone, proprio mentre si alza il vento, e salutare per bene, quasi in festa, chi ce lo ha insegnato.

Sono quattro brevi capitoli, buffi e profondi, che parlano per voce di Ulf e che si prestano perfettamente per la lettura ad alta voce. Una storia che sicuramente toccherà anche i grandi, che potranno leggerla come sguardo onesto e lieve sulla vita: non a caso da questo premiato libro è stato tratto un film che ogni anno la televisione svedese ripropone con successo a Natale. Magari qualcuno lo ha già letto: uscì in Italia nel 1997 per Piemme, nella prima serie azzurra de Il Battello a Vapore.

Ulf Stark – ill. Olof Landström, Sai fischiare, Johanna? (trad. di Laura Cangemi), Iperborea 2017, 60 p., euro 9

Una ragazza in cima

22 Nov

Dopo il fumetto Cattive ragazze, tornato da qualche mese in catalogo in veste grafica colorata e in un nuovo più agile formato, Sinnos procede nel racconto di figure femminili che, in anni in cui era impensabile, hanno creduto nei loro sogni e nella forza della volontà e sono riuscite a compiere quelle che allora, per una donna appunto, potevano esser ritenute imprese e che oggi invece sono norma o quasi. Ecco allora, in questa galleria di indomite ragazze, Henriette D’Angeville che nel 1838 scalò il Monte Bianco conquistandosi un posto nella storia e il nome di “fidanzata del Bianco”. Trent’anni prima di lei, Marie Paradis, giovane cameriera di Chamonix, fu portata in cima praticamente di peso; quella di Henriette fu invece una scalata a tutti gli effetti, organizzata nei minimi particolari, preparata con cura (non dimentichiamo che la contessa savoiarda aveva 44 anni quando s’incamminò verso la punta del Bianco) e soprattutto sognata da sempre. La passione per la montagna covava infatti in lei fin da bambina, alimentata da un costante contatto con la natura, da uno spirito anticonformista e dallo sguardo ben alto verso l’orizzonte in cui campeggiava sempre e comunque quella montagna amata. Le stesse basi che segneranno qualche anno dopo la scalata di Alessandra Boarelli, prima donna sul Monviso.

Brunetti mette sulla pagina il racconto sintetico del sogno, della preparazione e della scalata; così come il sottinteso delle voci in disaccordo, delle scommesse fatte sull’impresa, dell’incoraggiamento di chi crede possibile. Un omaggio a una donna che dovette superare non pochi ostacoli, e di certo i più difficili non furono quelli fisici della scalata; non dimentichiamo che, dopo la sua impresa, il ”Fédéral”, quotidiano di Ginevra, scrisse: ”Il nostro orgoglioso Monte Bianco deve sentirsi umiliato come non mai. Martedì 4 settembre, alla una e 25 minuti, ha visto la sua cima calpestata da un piede femminile”. Le illustrazioni di Marianna Coppo accompagnano il testo, a tratti in schizzi di volti e gallerie di oggetti che potrebbero stare nel taccuino di Henriette; particolarmente azzeccata la fila indiana di scalatori e portatori che apre il capitolo intitolato “Si parte!”.

Incontro questo libro mentre leggo Il desiderio di infinito, in cui Enrico Camanni racconta la vita di Giusto Gervasutti, “il fortissimo” dell’alpinismo italiano. Anche in queste pagine emergono storie simili a quella di Henriette, episodi che probabilmente l’avrebbero fatta indignare, ad esempioi Mary Virale che nel 1935 prende carta e penna e scrive protestando perché al giovanissimo e libero talento Alvise Andrich è stata negata la medaglia d’oro al valor atletico del Coni: forse perché in una delle vie dolomitiche appena aperte era legato in cordata con lei? O ancora quella della campionessa altoatesina Paula Wiesinger sempre nel ’35 indossa il pettorale e gli indumenti del compagno di Gervasutti infortunato per permettergli di continuare la corsa nel trofeo Mezzalama: al controllo medico per il cuore, ai 4200 metri del monte Castore, viene bloccata: il cuore è perfetto, ma lei è una donna. Sono storie che spesso han fatto la storia, che hanno segnato una possibilità prima forse immaginata da molte, ma improvvisamente concreta e mi piace anche che siano storie sovente sconosciute ai più, marginali: in questo Sinnos è stata sì apripista di un filone importante che ha trattato e continua a trattare con cura e con passione, ora molto frequentato. Questa originalità di proposta andrebbe premiata facendo circolare  tra i giovani lettori i libri di qualità, magari andando anche a ripescare anche tra le proposte editoriali di qualche anno fa, quando il genere non era all’ordine del giorno. Risulta talvolta imbarazzante il moltiplicarsi di collane che presentano, per lettori di età diverse, le storie di chi ha fatto la Storia, quasi fosse una gara al “celo, celo, manca”. Vero, il moltiplicarsi di un tema è comune, ma fa venire voglia di proposte originali. Nel moltiplicarsi di proposte il vantaggio però c’è: si può scegliere, si può badare alla scrittura, alle narrazioni riuscite.

Francesca Brunetti – ill. Marianna Coppo, Una ragazza in cima, Sinnos 2017, 93 p., euro 9,50

Costellazioni

15 Nov

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Uno dei laboratori che mi piace di più fare nell’intreccio tra carta e digitale è quello in cui l’app di una  mappa stellare proiettata su grande schermo permette a tutti di avere una volta stellata davanti e di rendersi graficamente conto di quel che si va a raccontare: i miti e le tradizioni legate alle costellazioni. Che sia una mappa di quelle che molti di noi hanno scaricato sullo smartphone o una a misura bambino, per la parte narrativa attingo sempre con piacere ai libri che Lara Albanese ha pubblicato per Jaca Book (la collana “le costellazioni e i loro miti” tanto per capirci) e Sinnos. In questo modo i lettori possono avere un’idea anche di cosa si può trovare tra gli scaffali della biblioteca e di come un libro possa dare insieme informazioni scientifiche e suggestioni narrative.

Una bella sorpresa quindi questo nuovo libro di Editoriale Scienza dove la bravura divulgativa di Lara Albanese è affiancata dalle illustrazioni accattivanti di Desideria Guicciardini, in un formato di ampio respiro adatto ai lettori che si stanno appassionando al cielo e al fascino che esercita la sua osservazione. L’autrice introduce le basi nella parte dedicata allo zaino dell’esploratore celeste: qualche nozione (moto apparente, magnitudine, ecc.), strumenti necessari, e poi via. Seguono otto mappe del cielo, due per ogni stagione e alcune pagine per ogni costellazione: come individuarla, perché si chiama così, miti relativi e informazioni curiose.  Obbligatorio munirsi di torcia, visto che puntandola sulle pagine con le stelle fosforescenti, si possono veder apparire le costellazioni da cercare poi a naso in su.

Lara Albanese – Desideria Guicciardini, Costellazioni. Le stelle che disegnano il cielo, Editoriale Scienza 2017, 64 p., euro 18,90

Greta grintosa

13 Nov

La casa editrice Iperborea, per festeggiare i suoi trent’anni, debutta nella narrativa per ragazzi con la collana I Miniborei: un progetto di sei titoli all’anno per la fascia 7-12 anni di autori del Nord Europa, contemporanei non ancora conosciuti in Italia o classici da riscoprire, come appunto i primi nomi, Selma Lagerlöf, Astrid Lindgren e Ulf Stark.

“Greta grintosa” è anche il titolo del primo dei dieci racconti di Astrid Lindgren inediti in Italia, tratti da due raccolte differenti, permettendo al lettore di apprezzare anche due diverse illustratrici che accompagnarono i testi dell’autrice di Pippi Calzelunghe, Ingrid Vang Nyman e Eva Billow. Il libro diventa così una galleria di personaggi in cui intravedere in nuce alcuni di quelli che diventeranno poi protagonisti delle pagine di Lindgren: bambini che spiccano nella loro quotidianità, sia essa fatta di giornate a letto, vessazioni da parte degli adulti, piccole o grandi imprese da cogliere. Bambini con gli occhi che brillano, con una grinta che più grinta non si può come Greta, con un’intraprendenza rara come Kalle che non si spaventa davanti al terribile toro arrabbiato ben sapendo che bastano la gentilezza e le parole dolci della loro lingua per farlo tornare mansueto. Bambini che custodiscono il segreto di mondi incantati, dov’è possibile diventare minuscoli per entrare nella tana di un topo, dividere il tempo con sorelle segrete, prendere il volo nel paese di Calasera o bearsi della compagnia dell’uccellino del cucù che parla, viaggia e regala meraviglia.

La proposta di una raccolta di racconti d’autore, per di più, diventa preziosa per chi vuole condividere il tempo della lettura ad alta voce insieme ai bambini: ripetiamo sovente quanto siano importanti le raccolte di qualità che permettono di scegliere testi brevi per una porzione limitata di tempo, per un appuntamento che magari si ripete in classe ogni mattina, per concludere al meglio un incontro in biblioteca, per il momento prima della buonanotte. In più questi permettono di creare un ponte con gli altri romanzi di Lindgren, da proporre, da scoprire, da riscoprire.

E questa collana nuova, che si rivolge ai lettori più giovani con la medesima qualità che Iperborea tiene alta nella sua avventura editoriale, si promette di aprire ulteriormente gli orizzonti sulla produzione nordica, da cui aspettiamo altri testi che portino ai lettori italiani quella capacità di dire la vita in modo non stereotipato, non volutamente velato, ma sincero, franco e magari un po’ irriverente che caratterizza la letteratura del Nord Europa.

Astrid Lindgren – ill. Ingrid Vang Nyman e Eva Billow, Greta Grintosa (trad. di Alessandra Albertari, Giuliana Bergami, Alessandro Borini, Barbara Fagnoni, Valeria Serena Gorla, Samanta K. Milton Knowles, Paola Pizzini, Elena Putignano), edizione a cura di Laura Cangemi, Iperborea 2017, 188 p., euro 13

Il mio libro della natura

10 Nov

Questo libro nasce nell’ambito della rivista nederlandese Roots, che si occupa di natura, e che vuole invitare il lettore a uscire alla scoperta, incuriosito da quanto gli viene raccontato e può imparare lungo le pagine. Le immagini scelte, così come la grafica, sono di grande qualità e impatto; va detto subito che è un libro da godere singolarmente o in famiglia, non adatto a essere messo al prestito in biblioteca perché propone molte pagine di attività, tra schede da colorare, puzzle, unisci i puntini e così via. Attraverso queste attività, le osservazioni proposte e gli esperimenti suggeriti, ecco informazioni su api, insetti, meduse, farfalle, rane, funghi, foglie; ecco come nasce un uovo, come crescono i piselli, quanto diventano grandi i palchi di un cervo.

In questo periodo sono davvero parecchi i libri di divulgazione belli fin dalla grafica, e per questo ancora più appetibili. Tra gli altri, Il mondo degli animali selvatici nell’emisfero boreale di Dieter Braun (White Star Kids), L’albero di Silvana D’Angelo (Topipittori), Animali architetti e Animali dottori di Nassar e Blasco (Ideeali).

Roots, Il mio libro della natura (trad. di Maria Teresa Milano), Sonda 2017, 64 p., euro 16,90

Guarda!

7 Nov

Parlare di fotografia ai ragazzi e farlo attraverso una narrazione colloquiale che invita a guardare, a considerare i lavori proposti, a soffermarsi su quel che ciascuno può dedurre. Il libro è costruito attraverso la presentazione di trenta immagini scattate da grandi fotografi, un modo quindi da un lato di fare una veloce storia della fotografia e di disseminare nomi su cui chi è interessato potrà approfondire, dall’altro invece la costruzione di un catalogo di possibilità: ogni doppia pagina presenta a sinistra l’immagina e a destra le parole di Meyerowitz. Ne nasce una lezione di quelle esatte, basata sul concreto, dove si deducono i principi dall’osservazione e dall’analisi: a me sembra di vederlo, l’autore, mentre parla davanti a un gruppo di ragazzi, proiettando le immagini e guidandoli a osservare la luce, la poesia, la disposizione dei soggetti, il senso dell’umorismo che chi ha scattato la fotografia ha tenuto alto anche in quel momento.

Ci sono immagini, tra gli altri, di Cartier-Bresson, Avendon, Erwitt, Salgado; ci sono colore e bianco e nero, paesaggi e ritratti, soggetti in posa e altri ritratti al volo. Meyerowitz approfitta di questo percorso tra fotografie per dire anche della capacità di cogliere l’attimo, del tempismo, della meraviglia delle geometria come del caos, del saper vedere qualcosa di interessante anche dove pare non capiti nulla, della grazia dei gesti quotidiani. “Ciò che noti – dice al suo lettore – riflette quello che il mondo ti racconta”. Quando era bambino e camminava per le strade del Bronx, suo padre gli diceva “Guarda!” ed ecco che succedeva qualcosa. La capacità del genitore di saper vedere, di saper cogliere sfumature sottili magari invisibili ai più e di saperci accostare un gran talento narrativo gli hanno dato la base su cui ha costruito un mestiere. Ora è lui a dire ai lettori: “Guarda!”, ad allenarli alla sorpresa che il saper vedere può regalare.

Joel Meyerowitz, Guarda! La fotografia spiegata ai ragazzi (trad. di Valentina De Rossi), Contrasto 2017, 80 p., euro 29,90

 

Victoria sogna

2 Nov

Ho incontrato questo libro quando è uscito francese, prima sulla rivista Je Bouquine e poi per Gallimard con le illustrazioni di François Place, immagini di libri coi loro personaggi che si srotolavano sui vari lati della copertina. Ci sono finita dentro per via del suo autore, perché di De Fombelle mi piace la poesia cruda con cui dice i fatti, il modo in cui corrono i personaggi dei suoi libri e il fatto che – anche quando al lettore non sembra o se lo è perso per strada – c’è sempre un motivo ben certo per quella corsa, e un traguardo che merita, anche quando è difficile da dire.

In questo romanzo c’è Victoria, che sogna una vita folle, piena di avventure, una vita più grande di lei. Una vita certo ben diversa da quella del paesino in cui frequenta scuola media e biblioteca e in cui non capita mai nulla, un po’ come nella sua famiglia, dove gli unici sussulti possono essere le lamentazioni della sorella persino quando è via in gita scolastica e l’euforia del padre per la nuova produzione di paté in tubetto nella sua ditta. Victoria sogna nutrendosi di libri, tenendoci il naso dentro, tenendo alto il filo di quelle avventure persino quando non le legge: mica a caso la mensola carica di libri che corre sulle pareti della stanza viene da lei stessa definita “l’orizzonte”, come se solo quello fosse possibile, quello delle vite che stanno tra le pagine. Ma improvvisamente i libri cominciano a sparire, come i tre pellerossa e c’è un cowboy in auto col padre. E il piccolo Jo, che salta da una classe all’altra tanto è intelligente, dice di saperne qualcosa, di avere degli indizi. E allora via, sulle tracce di una storia, questa volta molto più reale e vicina: ha a che fare con suo padre, con gli strani vestiti che indossa di nascosto, con quel che si fa fatica a dire, con la realtà dei giorni di crisi e con la possibilità forse di aggiustare tutto, grazie alle storie, quelle – come dice la protagonista a Jo – “che ci sono tra di noi”.

Per l’edizione italiana, Terre di Mezzo ha scelto un formato con un po’ più di respiro rispetto all’originale, copertina rigida, e ha affidato le illustrazioni a Mariachiara Di Giorgio che ci ha messo la leggerezza degli acquarelli e certi blu e tocchi di rosso che ti portano dritto al fianco di Victoria.

Quando leggo un libro in originale e mi permetto di sognarlo in italiano perché merita, allora aspetto e mi immagino come sarà. Ecco, a questo giro, per questo arrivo e questa riuscita, dico grazie a chi ha lavorato perché fosse così.

Timothée de Fombelle e Mariachiara Di Giorgio incontreranno i lettori a Milano, nell’ambito di Bookcity sabato 18 novembre prossimo in un incontro dal titolo Tra sogno e avventura.

Timothée de Fombelle – ill. Mariachiara Di Giorgio, Victoria sogna (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2017, 103 p., euro 12,90