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Il maestro

27 Mag

il maestroA cinquant’anni dalla morte di don Milani, se ne scrivono e se ne dicono tante; si pubblica, si dibatte, si fanno incontri. Orecchio Acerbo pubblica un albo in cui le parole di Silei raccontano l’esperienza di Barbiana accennandola nell’esperienza di un ragazzino che finisce alla scuola del “prete matto” portato dal padre, che non sa né leggere né scrivere. Lì, quel prete che “mastica bambini e [li] sputa uomini” insegna a nuotare e a pensare, a discutere e a leggere il giornale, e poi a stare insieme e a scrivere anche quel che si pensa e di quel che va difeso.

Ecco, in questo anniversario in cui se ne scrivono e se ne dicono tante, mi piacerebbe che, per condividere coi ragazzi di oggi l’esperienza e il lascito di Barbiana, si guardassero insieme le illustrazioni di questo libro, in cui Simone Massi fa vedere in concreto. I suoi giochi di bianco e di nero mi rimandano ancora una volta alla realtà cruda, bellissima e terribile insieme: qui sono campagne lavorate con fatica, case senza luce elettrica, sonni di bambini ammassati in un solo letto, arroganza dei padroni, discussioni tra pari all’aria aperta. Qui ci sono i volti degli uomini e i musi degli animali, così come gli animali c’erano in Il topo sognatore di Franco Arminio. In quell’albo essi dicevano meglio di ogni parola la solitudine dei paesi abbandonati, il silenzio delle strade vuote, il chiedersi cosa sarebbe venuto. Qui le illustrazioni dove compaiono don Lorenzo e i suoi ragazzi stagliano le figure nitide, coi loro gesti, siano pugni alzati o volti muti di fronte alla consapevolezza della morte e della vita; quelle dove compaiono paesaggi hanno un respiro largo, un orizzonte lungo, e questo credo che meglio di ogni altra parola possa dire della forza dell’esperienza dei ragazzi di don Milani. I graffi del tratto di Simone Massi sono rughe e crucci sul volto del padre del protagonista, vessato dal padrone latifondista; sono solchi arati nei campi; sono sguardi di consapevolezza di chi fa resistenza al pensiero unico, orgoglio di chi guadagna consapevolezza, leggendo, dei propri diritti.

Un illustrato per i più grandi, per fare leva sulla forza dell’illustrazione, per convincerci ancora di più che sì, questo è proprio un formato giusto anche per i lettori dagli otto anni in su, mica solo per i piccoli, come stereotipo vorrebbe.

Il sito dell’illustratore.

Fabrizio Silei – Simone Massi, Il maestro, Orecchio Acerbo 2017, 48 p, euro 15

Yeti

25 Mag

yetiIn questo albo dal grande formato Taï-Marc Le Than e Rébecca Dautremer tessono una storia di ricerca: ricerca di se stessi, ma anche di quel che ci si chiede se esista davvero (lo yeti del titolo, alquanto metaforico in questo caso) e ancora di qualcosa che – dentro – sappiamo esistere perché ne sentiamo la mancanza o, se preferite, la costante presenza, la certezza in qualche modo di sapere che è lì fuori, che c’è.

La protagonista se ne sta pensosa al balcone, sguardo nel vuoto verso qualcosa di lontano e parimenti rivolto in sé ed ecco che, quando la prospettiva cambia e l’immagine seguente inquadra l’intera schiera di case, notiamo al piano di sotto uno yeti bianco, poggiato alla ringhiera pure lui, che la osserva. Sarà una presenza costante per tutto il viaggio, di cui la ragazza non si accorgerà, pur sentendola, camminando in sostanza verso chi già la accompagna. Il viaggio è lungo, prevede letture, ricerche, cartine, zaini e borse da viaggio. Fa fare incontri con sconosciuti, fidarsi di una guida, dondolare nel vuoto e arrampicarsi verso la cima. E poi, arrivati in alto, ecco il coraggio di voltarsi verso la presenza che si è chinata ancora una volta, quasi a protezione. La caparbietà, unita al sospeso (quella presenza non detta), issa fino alla decisione ultima, alla verità che lascia senza parole e riempie, allo stupore.

Rébecca Dautremer regala alla storia un’ambientazione d’antan, con pettinature, cappellini e abiti anni Venti. Ancora una volta sono i suoi colori forti a tirare il lettore dentro la storia e a lasciare in eredità una sorta di scintillìo: osservate le sfumature di arancio, di viola e di rosso; fate caso alle stoffe o alle declinazioni dei toni del verde e di quelli del blu che accompagnano tutta la storia come un filo, fino a ficcare i vostri occhi negli occhi della protagonista,  che si issa, guanti nella neve, in cima alla montagna. Fate attenzione ai giochi d’ombra, costanti in ogni illustrazione, alle impronte sulla neve, a certe verticalità quasi vertiginose, a tutto quello che le immagini dicono nel loro silenzio pieno di presenze.

Su Lettura Candita Carla Ghisalberti tesse un interessante parallelismo di questo albo con il romanzo “Ciao, tu” di Masini e Piumini.

Il sito di Le Thanh. Il sito di Dautremer.

Taï-Marc Le Than – Rébecca Dautremer, Yeti (trad. di Guia Pepe), Rizzoli, 40 p., euro 24

Ti ricordi ancora

15 Mag

Avere dei ricordi chiari e per di più condivisi di un felice e libero tempo bambino è uno dei migliori regali che può fare la vita. Di questo parla questo albo che, ad ogni doppia pagina, regala un ricordo – un brevissimo racconto evocativo – e un’immagine corrispondente: sono un uomo e una donna anziani che pensano alle avventure che hanno vissuto insieme da piccoli, alle cose matte, agli spaventi, alle gocce di pioggia, alle notti di luna, ai campi fioriti, alle fughe dai campi pieni di mucche. Sono poetici e buffi (le tre capre che tornano a più riprese contribuiscono certo a dare un tono fantastico, un ricamo sui fatti vissuti) e di loro sappiamo che l’amicizia è mantenuta salda: lungo il filo delle pagine infatti, non solo li vediamo bambini, ma Jutta Bauer sceglie di inserire piccole scene a matita dove si vede l’oggi, la situazione in cui il racconto viene evocato, narrato ad alta voce o magari giusto accennato perché ognuno possa ripassarlo nel buon silenzio condiviso che la conoscenza profonda tra esseri umani crea.

In un letto d’ospedale o giocando a carte, seduti su una panchina o mentre si pianta l’orto, ecco arrivare i racconti: le capre che bevono il tè, il cane che balla il tip tap, lo gnomo col cappello, la pioggia improvvisa, la strada che sembra non finire mai: l’importante era stare fuori, partire, mettersi all’avventura e tessere storie e condividere tempo e vita. Questi due protagonisti mi fanno pensare ai magnifici vecchi protagonisti di Le nostre anime di notte di Kent Haruf.

Zoran Drvenkar e Jutta Bauer, Ti ricordi ancora (trad. di Anna Patrucco Becchi), Terre di Mezzo 2017, 48 p., euro 15

Vagabonde

5 Mag

Vagabonde Libro che fin dal titolo è un invito all’avventura. Vaga-bonde, piccola guida pratica per esploratori botanici, si rivolge ai bambini con suggestioni tra scienza e storia, con l’interesse per la conoscenza a fare da filo conduttore.

L’albo si propone di indagare le piante pioniere, comunemente definite “erbacce” che crescono ai margini degli ambienti urbani, insinuandosi, poco apprezzate, tra crepe e fessure, anche in luoghi poco ospitali. Ognuna è presentata da una tavola con il nome scientifico di appartenenza e ne sono indagate caratteristiche, comportamento e alcune curiosità storiche, mitologiche, aneddotiche o culinarie. Per ciascuna è sottolineato un aspetto nobilitante o curioso, con il vantaggio di rendere tutta l’opera affascinante, non un semplice elenco ma un insieme di spunti che aprono la riflessione a posteriori sui concetti di bello, utile, banale, scontato, imprevedibile.

L’invito rivolto ai bambini è di attrezzarsi per vivere un’autentica avventura da esploratori in città per cogliere aspetti insoliti della natura proprio lì dove sono meno evidenti. Per conoscere, scoprire e magari classificare in un erbario piante che tutti i giorni vediamo, piante non nobili e dalla storia curiosa, che non troveremo in un negozio di fiori, ma per strada, a ridosso di un muro.

Il libro fa parte della collana PiNo, Piccoli Naturalisti Osservatori, e segue l’apprezzato Sei zampe e poco più, scritto e illustrato da Geena Forrest, edito lo scorso anno.

Marianna Merisi, Vagabonde. Una guida pratica per piccoli esploratori botanici, Topipittori 2017, 32 p., euro 14

Dirk e io

2 Mag

Arriva in Italia il romanzo in cui Steinhöfel racconta episodi esilaranti della sua infanzia, condivisi con il fratello Dirk, di due anni più piccolo. Chi ha avuto l’opportunità di apprezzare la facilità di scrittura e l’ironia dell’autore nei libri della serie dedicata a Rico e Oscar, le ritroverà pari pari in questo libro, suddiviso in episodi così da renderlo appetibile anche per la lettura condivisa ad alta voce.

Un trasloco complicato, una vacanza in roulotte sotto la pioggia battente, la casa sull’albero, le canzoni di Natale, ma anche quella stupenda porcheria che è mangiare gli spaghetti senza forchetta, direttamente dal pentolone  col sugo che schizza da tutte le parti  mentre la cucina è ricoperta di fogli di plastica. Si racconta degli amici, delle prese in giro, delle bravate e dei fraintendimenti, della gita scolastica e del presunto omicidio avvenuto in casa dei vicini: tutte avventure per sbellicarsi dalle risate e tutte – eccetto una – veramente capitate all’autore.

Impreziosito dalle illustrazioni di Schössow ad ogni inizio di capitolo, il testo ha un’appendice finale con tanto di fotografie d’epoca in cui l’autore racconta com’è nato il romanzo, quasi per caso, e di come abbia avuto subito una grande presa tra i giovani lettori ; gli adulti invece hanno fatto qualche rimostranza nel corso degli anni, per il linguaggio o per il tono infantile, modificato poi nel corso delle edizioni. Probabilmente qualche adulto troverebbe a ridire ancora adesso, il romanzo è decisamente franco e caustico anche proprio nella descrizione che fa degli adulti; è sincero, è raccontato da un ragazzino che sa vedere e dire con estrema ironia: anche i lettori si piegheranno in due dal ridere, come il bambino che ha partecipato al primo incontro tenuto da Steinhöfel e di cui c’è traccia in appendice. Lì però l’autore diventa estremamente sincero anche sulla sua infanzia e parla della consapevolezza venuta a posteriori, quando si è reso conto della paura che il padre talvolta incuteva in lui e nei fratelli e di come, scrivendo, l’abbia eliminata.

Andreas Steinhöfel – ill. di Peter Schössow, Dirk e io (trad. di Alessandra Petrelli), Beisler 2017, 191 p., euro 14,90

Fiabe a fumetti

24 Apr

Complice probabilmente il Premio Hans Christian Andersen ricevuto lo scorso anno, ecco in italiano diverse pubblicazioni dell’autrice tedesca, ripubblicazioni (come ad esempio la serie dedicata a Carletto, un tempo Emme, ora Gribaudo) o novità come questa raccolta di fiabe che presenta otto titoli dei fratelli Grimm in una versione a fumetti, sintetica quando puntuale ed efficace. Alcuni titoli sono meno conosciuti e sarà quindi l’occasione per scoprire “Madama Holle”, “Jorinda e Joringhel” oppure “La fortuna di Hans” qui accanto a titoli come Cappuccetto, Raperonzolo…

A contraddistinguere l’interpretazione una certa impertinenza allegra che non toglie certo il fascino né distoglie dal racconto, ma che regala principesse stolte che corrono al riparo piene di punture di porcospino, principi in mutande, cappuccetti con ridicoli cappelli a forma di fragola, o ancora il principe di Raperonzolo che non perde tempo passando dalla scalata della treccia al letto col risultato che anni dopo si scopre padre di due gemelli. La nonna di Cappuccetto vive in una caravan, il lupo ha un trench da far invidia al tenente Colombo e il lettore è chiamato a tenere gli occhi ben aperti anche sulla cornice narrativa che lega le storie: chi è l’amabile anziana che legge il libro di fiabe, immagine che si trova tra una storia e l’altra, attorniata da un numero sempre maggiore di animali in ascolto? Sorpresa!

Il blog dell’autrice.

Rotraut Susanne Berner, Fiabe a fumetti (trad. di Marcella Majnoni), Quodlibet/Ottimomassimo 2017, 56 p., euro 17,50 

Un uomo a metà

20 Apr

La copertina vi dirà già quanto è azzeccata la scelta di Gemma O’Callaghan come illustratrice di questo testo breve di Morpurgo, come siano giusti i suoi colori, certe sequenze di piccole illustrazioni come in un fumetto, certe visioni laterali che permettono al lettore di osservare dall’alto o da lontano, come fosse spettatore prima e poi presente all’incontro vero tra Michael e il nonno. Sì, perché l’incontro tra i due avviene veramente solo quando, dodicenne, il ragazzo passa le vacanze da solo col nonno sulle isole Scilly, pescando, leggendo e ascoltando finalmente quello che non è mai stato detto ad alta voce: di come l’uomo, arruolato in Marina durante la Seconda Guerra Mondiale, fosse imbarcato su una nave colpita da un siluro e poi, salvato da un amico, fosse stato curato riportandone ferite gravi che ne hanno devastato il volto.

Per tutta la vita, il nonno di Michael si è sentito “a metà”, osservato come un mostro, e il nipotino ha sempre ricevuto la raccomandazione di non fissarlo. Tentare di guardare da un’altra parte è stata, per il breve tempo trascorso insieme nelle festività in famiglia, un’impresa molto più difficile e faticosa rispetto alla semplicità di quel che il bambino avrebbe voluto fare: poter guardare suo nonno e chiedere. Tenere nascoste le cose, specie quelle che sono evidenti a tutti, tentare di far finta di nulla è più faticoso e più doloroso; la capacità di guardare davvero, di vedere lo stato delle cose (di un volto in questo caso, ma anche della fatica a cui gli altri ti costringono) non è di tutti, ma c’è: il nonno l’ha conosciuta nei modi di essere e di fare dei medici e degli infermieri che lo hanno rimesso in sesto e lo hanno fatto sentire a posto e la ritrova nel ragazzino con cui finalmente può essere se stesso. Essere sé significa anche essere brutalmente onesto, rispetto al proprio dolore e a quello di chi gli stava accanto e dire insieme la rabbia, l’impotenza, la necessità di guardare comunque. Gli sguardi che restituiscono al nonno la dignità sono salvifici, proprio come il tocco e il canto con cui l’amico lo tiene sveglio mentre la scialuppa li porta in salvo dopo lo scoppio.

Morpurgo dà voce ai segnati dalla guerra, a chi è tornato ma appunto viene visto “a metà”, come già aveva fatto Boyne in Resta dove sei e poi vai.

Il sito di Morpurgo. E quello dell’illustratrice.

Michael Morpurgo – ill. Gemma O’Callaghan, Un uomo a metà (trad di Alessandra Valtieri), Lapis 2017, 64 p., euro 10

I numeri felici

19 Apr

Quando a inizio estate salivo alla casa di montagna per farne una dimora più stabile, la mia nonna di lassù a cena “faceva la conta”: contava le cose successe durante l’inverno, quando il mio salire era un passaggio più che un fermarsi; contava le persone, i fatti, gli animali, le normalità e le eccezioni. Le raccontava e le contava proprio, in numeri ed accadimenti, persone e bestie.

Anche Tina in questo libro rac-conta i suoi dieci anni: lo fa proprio nel senso di basare quel che dice sui numeri, fulcro della narrazione, a volte pretesto, sempre legame col padre lontano che di numeri si occupa. Ci sono numeri molto dispari e molto appuntiti come l’undici, altri felici, altri speciali, fin pelosi. Si contano le cose da fare, i giorni vissuti e quelli della vacanza; si usano numeri perfetti e tondi. Ne è affascinata, questa bambina che fa le cose un po’ sbilenche, che non è perfetta come la compagna di scuola, ma ha una grande amica di nome Carla che la capisce, le regala un non meglio identificato animale battezzato Felice e insieme il trio va a spasso per il quartiere. Il lettore incontra il pescivendolo, le rispettive famiglie, il bambino che scruta inesorabilmente chi passa e Giovanni, che in strada ci vive e che ama fare fotografie e farsi ritrarre.

Un diario estivo che si fa piccolo giallo e grande ricerca quando Giovanni sparisce dalla circolazione; pagine attraverso le quali Tina guarda fuori, ma anche dentro di sé; testo che lascia spazio al lettore con le tabelle in cui segnare i suoi numeri e i suoi giorni speciali. Di Susanna Mattiangeli ho amato a non finire Come funziona la maestra; anche qui si ritrova la leggerezza profonda dello sguardo, incarnata qui in una bambina sognatrice che non ha difficoltà a farsi tigre, spia o albero e a cui sta proprio bene la faccia che Marco Corona che le ha immaginato.

Ovviamente un invito a raccontare i numeri, o almeno per numeri.

Il blog di Corona.

Susanna Mattiangeli – ill. Marco Corona, I numeri felici, Vànvere edizioni 2017, 79 p., euro 13

Polly e il lupo tontolone

17 Apr

Un bell’illustrato con una storia “lunga” da leggere, sicuramente apprezzata dai lettori delle classi seconda e terza  della primaria, ma anche da chi cerca qualcosa di interessante da leggere con loro ad alta voce: arriva in Italia un classico della lettura inglese, nato dalla prolifica penna di Catherine Storr a metà degli anni Cinquanta, adatto appunto anche alla lettura condivisa perché i brevi episodi che lo compongono sono in realtà singoli episodi del buffo inseguimento tra un lupo e una bambina.

Un lupo che non esita a suonare il campanello della casa di Polly per gustarsi in un boccone la bambina, ben più furba di lui però che non perde occasione di prenderlo in giro e di lasciarlo con un palmo di naso. Il lupo è goloso e goloso e credulone; Polly lo prende un po’ per la gola e un po’ per il naso e riesce sempre a farla franca, anche quando viene catturata sul serio. La scaramuccia tra i due si basa sulle fiabe tradizionali che il lupo conosce, ma che mai legge fino in fondo né con attenzione: così, anche quando cerca di imitare i meccanismi di “Hansel e Gretel”, de “Il Lupo e i sette capretti” o di “Jack e il fagiolo magico” per non dir del classico Cappuccetto, qualcosa va sempre e comunque storto. Per di più è convinto che se pianti un piolo, cresca una scala intera, che si possa diventare invisibili, che basti un anonimo questionario per ottenere l’indirizzo preciso della preda.

Una lettura divertente, con tanti rimandi e tanti intersecarsi di storie.

Catherine Storr – ill. Simona Mulazzani, Polly e il lupo tontolone (trad. di Angela Ragusa), 105 p., euro 18

 

Canituccia (e le altre Pulci nell’Orecchio)

4 Apr

Canituccia ha per amico un maiale, il suo unico e più caro amico, il compagno da cercare fino allo sfinimento quando lo si perde, quello con cui fantasticare nelle ore di libertà e con cui condividere i borbottii della pancia vuota. Canituccia viene dalla penna di Matilde Serao e arriva nelle mani dei lettori grazie a una nuova collana, curata per Orecchio Acerbo da Fabian Negrin: sono le “pulci nell’orecchio” ovvero delle storie che saltando in testa lasceranno il prurito contagioso della lettura e il gusto della scrittura di autori classici che raccontano di bambini a misurarsi col mondo adulto.

Accanto a Canituccia ecco, in queste prime uscite, Rex di Lawrence, col racconto di un indomito fox terrier affidato a una famiglia per ricevere la giusta educazione, e l’imperdibile storia narrata in Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa di Saroyan nella traduzione di Vittorini col ragazzino che ascolta un racconto strabiliante nella bottega del barbiere che gli sta per tagliare i lunghi capelli.

I racconti sono accompagnati, in apertura e chiusura, da due immagini a doppia pagina di Negrin, che racchiudono il testo, ciascuna a sua volta presentata anche da un particolare ingrandito, che segue nel primo caso e precede nel secondo, l’illustrazione di riferimento. Le scelte sono azzeccate e sicuramente l’editore fa un gran regalo a chi cerca testi brevi e pregnanti che possano catturare e creare condivisione nella lettura nel tempo breve di un incontro. Non aiuta forse il formato, specie se pensiamo ad una biblioteca, dove i libri, date le dimensioni ridotte (11 x 18 cm), rischiano di perdersi a scaffale e dove bisogna addomesticare il giovane lettore alla copertina scevra di parole e dotata di immagine a tutto campo, mentre autore e titolo seguono in quarta. Basterà avere pazienza di farli vedere, questi libri, di metterli in vetrina, di farne apprezzare le storie. Del resto, la scelta della copertina risulterà positiva perché può incuriosire, addirittura inchiodare: è così per Canituccia, splendida e regale nel suo sguardo che pare lontano mentre in realtà è ignaro di chi la guarda, lettore o adulto della sua storia, e ben fisso sul maiale Ciccotto, l’unico che merita la dignità velata di lacrime che traspare da quegli occhi azzurri.

Matilde Serao – ill. Fabian Negrin, Canituccia, Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

D. H. Lawrence – ill. Fabian Negrin, Rex (trad. di Damiano Abeni), Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

William Saroyan – ill. Fabian Negrin, Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa (trad. di Elio Vittorini), Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50