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Il trasloco del giardino

20 Set

Che cosa è un giardino? È la pianta in un vaso. La pianta che uno starnuto agita come una tempesta e che “vista da vicino sembra un albero altissimo in mezzo al prato”. È “una forma sbilenca, ritagliata da muretti: un sorbo, un piccolo prato e uno stradino che porta a casa”. È il parco di una maestosa villa nel quale è possibile perdersi. È fatica: un giardino ha bisogno di qualcuno che lo curi e la cura prevede arare, zappare, piantare, potare, innaffiare. E osservare: ogni giorno guardarlo per capirlo perché le piante sanno di cosa hanno bisogno. È piantare alberi da bacche in modo che a tanti uccelli venga voglia di far una visita. È coltivare l’amicizia. Un giardino è bellezza per gli occhi e per l’animo.

Il trasloco del giardino, nuovo titolo della collana di Topipittori PiNOPremio Andersen come Miglior progetto di divulgazione nel 2017 – ci racconta l’incanto e la felicità nel prendersi cura di un giardino. E lo fa – tratto distintivo della collana – intrecciando testo poetico, informazioni scientifiche e illustrazioni. Le pagine poetiche ci raccontano giardini differenti e la ricchezza che ognuno racchiude. I protagonisti della narrazione – al lettore immaginare chi possano essere – scoprono la gioia di partecipare alla vita di un giardino. Ascoltando i loro desideri, traslocano più volte se stessi e le piante alla ricerca del pezzo di terra di cui hanno bisogno. La loro è una ricerca fatta di entusiasmo, passione e sperimentazione. Ogni giardino è accompagnato da approfondimenti tecnici che con un linguaggio chiaro e accessibile insegnano, per esempio, a conoscere i momenti migliori per seminare, a trasportare e a innaffiare una pianta. Le illustrazioni in tecnica mista, dalle linee essenziali e dai pochi colori dialogano e ben si amalgamo con entrambi i testi: partecipano all’incanto delle pagine poetiche e conferiscono ritmo alle pagine più descrittive. Leggere Il trasloco del giardino fa venir voglia di immergersi nel verde, di osservarlo e di provare a prendersene cura.

Il trasloco del giardino è il quarto titolo della collana PiNO. I precedenti sono Sei zampe e poco più (Geena Forrest, 2016), Vagabonde! (Marianna Merisi, 2017) – qui la recensione pubblicata su questo blog – e L’albero (Silvana D’Angelo e Studio Fludd, 2017).

Federico Novaro e Stefano Olivari – ill. Christel Martinod, Il trasloco del giardino. Guida pratico poetica all’invenzione del paesaggio, Topipittori 2018, p. 32, euro 14

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Tre in tutto

14 Set

Sulla copertina di questo albo si incrociano gli sguardi: c’è una donna vestita di nero al centro che guarda avanti e altre due che guardano i bambini tra di loro. Si tengono per mano questi protagonisti, a dire l’unità oltre la distanza, il legame di affetto anche quando non è di sangue, il filo che rimane per tutta la vita come quando si è fatto un importante tratto di cammino insieme, non importa se lungo o corto. Uno dei ragazzini però si volta verso il lettore, quasi a chiedergli se non abbia voglia di scoprire questa storia.

Un invito allora, questo albo, a scoprire una storia vera, nel caso in cui non la conosceste già: quella dei circa settanta mila bambini che tra il 1945 e il ’52 partirono dalla Ciociaria, da Roma, dalla Campania e dalla Puglia verso il Nord Italia e furono ospitati da donne e famiglie che li nutrirono, li sfamarono e offrirono loro una possibilità di riparo e rinforzo dopo i danni delle guerra.

Scoprirono al Nord la loro povertà, facendo confronti e scoprendo cose che non conoscevano. Partirono su treni e videro tanto mare e poi la neve che credevano essere ricotta e il viaggio pareva non finire mai. Quando finì, c’era ad esempio l’Emilia Romagna, come nel caso dei due fratelli protagonisti del libro, l’angoscia di essere separati e la sorpresa di ritrovarsi a vivere a pochi metri, ospiti delle famiglie di due sorelle. Il testo di Davide Calì – essenziale e lirico il giusto, come in Mio padre il grande pirata – si accompagna alle illustrazioni di Isabella Labate che ancora una volta, grazie alle sfumature della grafite qui virata in seppia come a sfogliare un vecchio album fotografico, riesce calare il lettore a spettatore di quel che accadde nel quotidiano. Ci sono i volti, quelli che sorridono bonari guardando i nuovi arrivati, quelli spaventati dei bambini che non vogliono fare il bagno per paura dei comunisti che dei piccini fan sapone come  minacciava il parroco dall’altare prima della partenza, quelli beati al sapore di un nuovo cibo. Ci sono le mani,che prendono misure per gli abiti, chiudono i tortelli, incidono il pane. E ci sono i treni, chiamati “della felicità” che all’inizio portavano via i bambini dalla loro terra e alla fine li riportano, triste per quello che lasciano. La felicità se ne sta lì, nel gesto dell’accogliere, nell’idea di creare un legame tra terre lontane, nel riconoscere adulti la fortuna che si ha avuto.

Se volete saperne ancora di quel progetto del dopoguerra voluto dall’Unione Donne Italiane e dal Comitato per la salvezza dei bambini del partito Comunista, potete guardare Pasta nera, documentario di Alessandro Piva presentato a Venezia nel 2011, oppure Gli occhi più azzurri, altro film documentario di Simona Cappiello e Manolo Turri Dall’Orto con le animazioni di Marino Guarnieri (2018): a questo si accompagna un libro edito da La città del Sole che raccoglie le testimonianze, i documenti dell’Archivio UDI, gli articoli dei giornali dell’epoca.

Poi, se la graficte di Labate vi ha incantato, andatevi a riprendere il suo Lungo il cammino (Orecchio Acerbo, 2015) e perdetevi in quela storia lì.

Davide Calì – ill. Isabella Labate, Tre in tutto, Orecchio Acerbo 2018, 36 p., euro 15

Per un pugno di ghiande

5 Set

Gli alieni sono tra noi. Non omini verdi giunti sulla Terra da lontane galassie. Ma animali e piante allontanati dal luogo in cui vivono naturalmente e trasportati per il mondo da noi esseri umani. Questi organismi sono chiamati da biologi e naturalisti specie aliene invasive: aliene perché “sono un po’ dei marziani per le aree dove vengono rilasciati”. Il rilascio di queste specie può diventare una vera e propria invasione a danno delle specie che hanno sempre vissuto in quelle aree. Il risultato: l’alterazione del delicato equilibrio dell’ecosistema e la distruzione della ricchezza del patrimonio naturale.

Le specie aliene invasive sono le protagoniste di Per un pugno di ghiande scritto dallo zoologo Papik (Piero) Genovesi – massimo esperto italiano di specie aliene invasive dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – e illustrato da Sandro Natalini. In queste pagine, le specie aliene diventano una “banda di malfattori” che combinano un sacco di guai. Subdoli furfanti che bullizzano le specie autoctone. Il testo scorrevole, mai didascalico, è accompagnato dalle illustrazioni rigorose, caratterizzate da uno stile riconoscibile e da un pizzico di ironia. Sfogliando il libro incontreremo, in ordine di pericolosità, “una sporca ventina” di “astuti furfanti”. Ad ognuno sono dedicate quattro pagine: una snella scheda con le caratteristiche principali della specie (per esempio grado di pericolosità,  origine, dimensioni e cibo preferito) è seguita dalla storia dell’invasione, dei danni arrecati e dell’eventuale lotta intrapresa dall’uomo. Faremo, per esempio, la conoscenza della vespa velutina che a inizio anni 2000 volò dalla Cina meridionale in Europa chiusa in un carico di vasellame, dell’elegante giacinto d’acqua che grazie a Napoleone lasciò il Rio delle Amazzoni per i laghi e fiumi africani e del castoro canadese che fu portato nel 1946 in Argentina per la sua preziosa pelliccia. Seguono una serie di approfondimenti, ognuno su una doppia pagina: come gli invasori attaccano la biodiversità? In che modo riescono a spostarsi da un capo all’altro del mondo? Quali sono gli alieni in Italia? E tutti gli alieni sono cattivi?

Chiude il libro l’esortazione a non tirarsi indietro nella lotta contro le specie aliene invasive. Noi possiamo fare molto perché siamo noi i responsabili di questa minaccia: in modo volontario o occasionale, trasportiamo specie in aree diverse da quelle di origine. Abbiamo una possibilità di vincere la battaglia solo se adottiamo comportamenti consapevoli capaci di limitare l’introduzione e la diffusione di nuove specie.

Segnaliamo il progetto europeo Life ASAP. Fermiamo le specie aliene invasive coordinato da Genovesi: la lotta alle specie aliene è reale e noi tutti possiamo prenderne parte. Il progetto vuole ridurre l’introduzione delle specie aliene sul territorio italiano coinvolgendo i cittadini.

Papik Genovesi – Sandro Natalini, Per un pugno di ghiande. Le specie invasive che assaltano la terra, Editoriale scienza 2018, p. 112 + poster, euro 14,90

Il bambino dei baci

31 Ago

In Sai fischiare, Johanna?, Strak ci diceva di Ulf l’essenziale per raccontare dell’amicizia con Bertil e la loro avventura col nuovo nonno; in questo libro scopriamo qualcosa di più. Ad esempio che ha un fratello più grande che lo prende in giro, che non ha la minima intenzione di partecipare alla corsa dei sacchi in modo da evitare le figuracce e le cadute dell’anno prima, che guarda Katarina come fosse la più bella del reame. E vorrebbe pure baciarla, di quei baci al sapore di fragola che non ha mai dato e mai assaggiato. Ma per rimediare al tutto trova la ragazza più tosta dei dintorni, Berit detta Armata Rossa una “pane al pane e baci ai baci” che trova le soluzioni senza troppi giri di parole: lo allenerà lei, a baciarsi; se suo fratello maggiore si vanta di aver dato dieci baci, loro batteranno con undici, bisogna lavarsi i denti, mettersi eleganti e scegliere un buon disco perché il primo bacio lo si ricorda per tutta la vita e “aspetta che finisco di spalare qui”. Già, perché Berit è spiccia e vera, autentica come la scrittura di Stark. Perché fa sul serio, in ogni tipo di allenamento e sa che è bello passare del tempo con Ulf. Tanto bello che lui torna pure domani, nonostante i record dei baci siano battuti e i traguardi della corsa nei sacchi tagliati.

Ancora una volta un lampo: una scrittura nitida, onesta e autentica; un racconto di manco cinquanta pagine che è una delizia; un ritratto di quotidiano così com’è. Da innamorarsi ancora una volta di Stark e andarsi a riprendere tutto quello che ha scritto e poi tutto quel che arriverà ancora in italiano. In più ci sono pure le illustrazioni di Majaluoma che sa regalare a Berit occhi ridenti, dare al lettore consigli musicali, dipingere un Ulf buffo, tenero e scanzonato.

Festivaletteratura ricorderà Ulf Stark a Mantova sabato 8 settembre in questo evento.

Ulf Stark – ill. Markus Majaluoma, Il bambino dei baci (trad. di Laura Cangemi), Iperborea 2018, 57 p., euro 9

Arrivano i fratelli Hood

29 Ago

Ci sono momenti in cui bisogna decidere da che parte stare, in cui non è più possibile subire passivamente le angherie, in cui bisogna agire anche se ti dicono che sei troppo piccolo, anche a costo di disubbidire, di diventare fuorilegge. La causa è giusta: è quella di Jesse e Frank Hood, due fratelli che vivono con madre e zio in una fattoria nel Midwest statunitense. Il padre è partito per combattere circa un anno prima, la guerra civile impazza e, nella contea di Orzak dove vivono, spadroneggia il tenente Mackenzie co i suoi soldati che malmenano i contadini, bruciano le fattorie, portano via il bestiame: credono così di ottenere informazioni su William Quantrill detto il Colonnello, a capo di un esercito irregolare filosudista che fa azioni di guerriglia contro i nordisti. Sarà una banda di ragazzini guidata proprio da Jesse e Frank a sfidarlo, nonostante i pericoli.

Guido Sgardoli ha la capacità della grande narrazione d’avventura e riesce a mantenere il respiro giusto per la storia anche per una misura breve come quella di questo libro; anzi, riesce a costruire un testo che è proprio giusto così, che si presta, col suo ritmo, ad essere letto ad alta voce, che porta dentro l’azione e cattura.

La nuova collana “Libri corsari. Piccole storie fuorirotta” segna l’esordio nella letteratura per ragazzi della casa editrice Solferino e propone grandi avventure ribelli, in un formato agile, testi illustrati con meno di novanta pagine che incontreranno il favore anche dei lettori che si spaventano di fronte a troppe pagine; danno imbeccate a scoprire mondi nuovi, a viaggiare almeno e intanto con la fantasia o a incuriosirsi alle epoche storiche in cui sono ambientati e a personaggi realmetne esistiti (come Quantrill, in questo caso)grazie anche agli approfondimenti finali e alla nota del curatore Pierdomenico Baccalario, che chiude ciascun tomo. Peccato non trovarci una minima nota su autori e illustratori.

Gli altri due titoli per ora disponibili sono “Il terribile testamento di Jeremy Hopperton” scritto da Davide Morosinotto e “Polvere nera” di Miriam Dubini, di cui parleremo a breve.

Guido Sgardoli – ill. Margherita Travaglio, Arrivano i fratelli Hood, Solferino 2018, 87 p., euro 10

Qui dentro

22 Ago

“Il cervello è modellabile come la plastilina. Tutte le esperienze della nostra vita servono a modellarlo: ogni amico, ogni musica, ogni libro, ogni sfida”. Dalla nascita alla morte il nostro cervello cresce, si modifica. È instancabile nella sua evoluzione. E in questa evoluzione noi abbiamo un ruolo attivo perché il nostro cervello è quello che noi viviamo.

Il cervello è il protagonista di Qui dentro. Guida alla scoperta della mente scritto e illustrato dalle portoghesi Isabel Minhós Martins, Maria Manuel Pedrosa e Madalena Matoso in collaborazione con neuroscienziati, psicologi e filosofi. Sfogliare questo libro vuol dire tuffarsi nel mondo dei pensieri, delle emozioni, della memoria, dell’apprendimento… Come è fatto il cervello? Perché possiamo considerarci tutti degli “acrobati pazzeschi”? Cosa sono le emozioni e cosa succede nel cervello quando le proviamo? È vero che giocando si impara? Perché il nostro cervello ha bisogno dell’interazione con gli altri per crescere? In che modo gli scienziati hanno usato marshmallow e marionette per studiare il funzionamento del cervello?

La lettura di questi argomenti e di molti altri è godibile e accessibile. Le spiegazioni scientifiche sono semplici e mai banali. La narrazione è a misura di bambino: il cervello e il suo funzionamento sono ricondotti alle sue esperienze. In questa direzione anche le illustrazioni. Giocose rendono visibili i concetti astratti e li riportano alla quotidianità del giovane lettore. Fondamentale per la godibilità del volume è l’impaginazione: testo, immagini e spazi bianchi dialogano tra loro dando vita a una pagina nitida e accogliente.

Isabel Minhós Martins e Maria Manuel Pedrosa – Madalena Matoso, Qui dentro. Guida alla scoperta della mente (trad. di Daniela Petruccioli), Mondadori 2018, 368 p., euro 28

 

Ariol

16 Ago

Per scelta e per quella che mi è stata insegnata come coerenza, non scrivo mai di quello che scrivo o traduco, ma a questo giro mi permetto un’eccezione. Tra le traduzioni non ho parlato della terribile Adele Crudele, invece scarto dall’abitudine per Ariol perché non posso non festeggiare il ritorno in italiano di questo personaggio conosciutissimo oltralpe e già tradotto nei soli primi due volumi della serie (in Francia è stato pubblicato quest’anno il tredicesimo volume) qualche anno fa da Fabbri.

Nato dalla collaborazione tra Emmanuel Guibert e Marc Boutavant come protagonista di un episodio a ogni uscita mensile della rivista J’aime lire, approdato poi anche in tv, Ariol è un asino azzurro con gli occhiali che ritrae, insieme a tutti gli animali che lo circondano, il mondo dei più piccoli, con i loro scherzi, i guai combinati, i fraintendimenti, le amicizie, le dispute.

Ariol vive insieme ai suoi genitori in periferia; il maiale Ramono, combinaguai irrefrenabile, è il suo migliore amico, e la vitellina Petula la compagna di banco di cui è innamorato, Il signor Begozzi è il libraio di fiducia; ci sono i nonni, i compagni di classe; si va in gita, si prende il treno da soli. E c’è Cavalier Cavallo, il super eroe a cui Ariol vorrebbe somigliare. Insomma, un universo di microstorie che riflettono il mondo dei bambini attraverso personaggi zoomorfi. Ogni volume raccoglie dieci storie: una misura giusta per lettori che cominciano a muoversi da soli tra le pagine, e giusta anche per seguire le avventure di tutta la banda: tra una storia e l’altra infatti si possono fare legami e riferimenti.

Proprio perché è possibile rispecchiarsi in Ariol e nel suo mondo, questo personaggio ha avuto all’estero un grande successo: Ariol è a misura di bambino, e per di più è un fumetto.

Emmanuel Guibert – Marc Boutavant, Ariol. Un piccolo asino come te e me (trad. di Caterina Ramonda), Becco Giallo 2018, 124 p., euro 12

Emmanuel Guibert – Marc Boutavant, Ariol. Cavalier Cavallo (trad. di Caterina Ramonda), Becco Giallo 2018, 134 p., euro 12

Le streghe di Benevento

11 Lug

Quando ero piccola le streghe di Benevento stavano su una cartolina che mi affascinava molto e le janare hanno continuato ad avere lo stesso fascino nei racconti di Ischia. Mi piaceva l’idea di ingannare il loro tempo costringendole a contare fino al mattino, lasciando magari davanti alla porta di casa una scopa di saggina per tenerle impegnate e impedire loro di entrare. Chissà se hanno provato la stessa fascinazione anche gli autori quando hanno visitato il Sannio. Sta di fatto che ne è nata una serie che negli Stati Uniti è già al quinto volume e che racconta le avventure di cinque cugini nelle strade di Benevento nel 1820 alle prese appunto con streghe di ogni tipo. Già, perché quando a Benevento si dice “strega” non si intende mica la stereotipata figura son scopa e cappellaccio; chiunque può essere una Janara, maschio o femmina, si spalma un unguento sotto le ascelle e la trasformazione notturna è fatta; e poi ci sono fate, fantasmi, demoni, la Zucculara che insegue i bambini che attraversano la piazza del Teatro Romano, la Manalonga che cerca di rapirli.

Nella prima avventura, ecco i gemelli Emilio e Rosa: nella fattoria in cui abitano succedono strane cose, spariscono formaggi, gli attrezzi sono tutti sparsi per terra, Rosa ha mal di stomaco e prurito al naso: la bambina coinvolge gli amici per andare a chiedere aiuto a zia Pia, a cui tutti si rivolgono per incantesimi e pozioni. Lei vuole una formula magica che scacci la Janara che ritiene responsabile; il lettore si immerge così nella realtà della città e nelle sue tradizioni, visita di note l’albero delle streghe, impara formule magiche e incontra Amerigo Gambadilegno che è stato in America e conosce un certo segreto.

La storia è appassionante e permette di rifarsi all’epoca e di immaginare come fosse Benevento (e magari vi verrà voglia di visitarla); in più il formato e le illustrazioni di Sophie Blackall ne fanno una lettura adatta a lettori di 7/8 anni per i quali, come spesso diciamo, non è semplice trovare dei bei libri di qualità da proporre. Questo lo è; lo pubblica una giovane casa editrice di Cervinara (AV), Primavera, che propone albi illustrati e ora questa serie che arriva dagli Stati Uniti, ma che è ambientata molto vicino alla loro sede.

Una curiosità: vi ricordate di Madeline che arrivò in Italia tradotta da Roberto Piumini per la serie bianca de Il Battello a vapore e che poi passò sugli schermi? Le dodici educande del collegio parigino con la terribile piccola Madeline? L’autore, Ludwig Bemelmans, era il nonno di John che ha continuato nella sua scia confezionando per Madeline nuove avventure in giro per il mondo.

John Bemelmas Marciano – Sophie Blackall, Le streghe di Benevento. La stagione dei malefici (trad. di Alessandra Valtieri), Primavera 2018, 128 p., euro 13

Lupinella

26 Giu

Tre piani si intrecciano a formare questo libro e a parlare ancora una volta di lupi: la narrazione di Giuseppe Festa, che immagina attraverso brevi capitoli cadenzati da date e fogli di calendario, la vita di una lupa, dalla nascita all’età adulta; gli inserti curati dalla lupologa Francesca Marucco, ben integrati nelle pagine e ben riconoscibili in forma di box dallo sfondo verde che riportano informazioni scientifiche sulle varie fasi di vita e caratteristiche dell’animale in questione; le illustrazioni di Maria Chiara Di Giorgio che restituiscono l’ambientazione naturale e che, a tratti, raggiungono punte di vera bellezza, come ad esempio in quella scelta per il poster allegato al volume.

Scritto con l’intento di dare una visione quanto più realistica e veritiera alla figura del lupo e alla sua interazione con l’ambiente circostanze, il libro è realizzato in collaborazione Life Wolfalps, un progetto europeo coordinato dall’Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Marittime, ed è completato da due schede tecniche (una sul progetto, l’altra sul lupo nella Alpi) e da alcune proposte di attività che si possono fare nel bosco o comunque in mezzo alla natura.

L’intrecciarsi di narrazione illustrata e informazioni specifiche riesce a essere coinvolgente e a mettere sotto i riflettori ancora una volta questo animale che interessa parecchio i giovani lettori. Occasione ancora una volta per invitare a visite e camminate sulle tracce dei lupi e alla lettura di altri testi costruiti in modo analogo, sempre a proposito di lupi.

Giuseppe Festa – ill. Maria Chiara Di Giorgio, Lupinella. La vita di una lupa nei boschi delle Alpi, Editoriale Scienza 2018, 61 p., euro 11,90

Non ero iperattivo, ero svizzero

11 Giu

Conosco Manuel Rossello e Maria Teresa Araya, a cui il libro è dedicato, per via di un coso di aggiornamento che coinvolge ogni anno docenti e bibliotecari di Lugano e dintorni. Un momento di incontro e di confronto molto intenso e molto produttivo, a cui i partecipanti si preparano leggendo per mesi e si dimostrano dei veri appassionati della lettura e della sua promozione.

Non avevo dubbi che questa raccolta di pensieri di bambini incontrati durante gli anni di insegnamento sarebbe stata curata, attenta e sagace. Quel che viene regalto al lettore è una serie di istantanee, di fermi immagine che raccontano le infanzie appena vissute eppure già lontanissime (ben rimarca Paolo Di Stefano, nella sua introduzione, l’uso del passato remoto) a dire di una vita già ben fondata su episodi e ricordi a tratti quasi epici, a volte traumatici, sovente esilanti come le righe che danno titolo al libro.

Si possono leggere come racconti brevi che aprono sipari su interni famigliari, aule scolastiche, momenti traumatici o ridicoli, episodi quasi segreti, sogni e incubi. Nascono da un progetto scolastico sull’autobiografia, affrontato in seconda media, di cui l’autore dà conto nella postfazione, fornendo anche spunti per chi volesse riprendere un’attività di questo tipo. Rossello ne sottolinea l’ironia, dice di come in molte di queste piccole storie buffe si sia sentito di recuperare il tempo e finire dritto nei panni dei suoi alunni, che regalano semi di storie da cui i potrebbero far scaturire narrazioni ben più ampie.

La copertina è di Fulvia Monguzzi.

Manuel Rossello, Non ero iperattivo, ero svizzero, Topipittori 2018, 115 p., euro 10