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Solo una parola

18 Gen

Nell’avvicinarsi del Giorno della Memoria, ecco un testo che presenta il tema delle leggi razziali e del razzismo da un punto di vista decisamente originale che permetterà ad ogni lettore di identificarsi in qualche modo nella tragedia vissuta dai protagonisti. Siamo a Venezia, nel 1938, Roberto ha nove anni, due carissimi amici – Alvise e Lucia – con cui condivide la strada verso la scuola e il tempo del gioco, una sorella, una mamma allegra, un papà militare che ama ascoltare il Primo Ministro alla radio. Un primo ministro in camicia nera, pelato come un uovo, con la mascella squadrata. Poi un giorno il governo impone delle nuove regole, delle leggi che discriminano e che segnano la vita di Roberto: non può più frequentare la scuola pubblica, alcuni insegnanti vengono licenziati, ci sono spie e delatori, la famiglia di Alvise fugge in Svizzera dopo che il negozio del padre è stato devastato, Lucia e sua madre sono cattturate e inviate a treni che le porteranno via, la famiglia di Roberto si nasconde in una soffitta.

Il momento storico e le conseguenze di quelle leggi che leggiamo sulla pagina portano naturalmente alle leggi razziali del governo fascista contro gli ebrei, ma la bravura di Matteo Corradini sta nel raccontare leggi che colpiscono gli occhialuti. Tutte le discriminazioni e i divieti sono nei confronti di chi porta gli occhiali, come Roberto e i suoi genitori, Alvise e la sua maestra, la mamma di Lucia. Anche la sorella di Roberto porta gli occhiali e per questo va in fumo il sogno di sposare il fidanzato che non li ha; il papà di Alvise è un ottico e il suo negozio viene immediatamente preso di mira. Il racconto ripercorre i divieti, le ingiustizie, i soprusi e le violenze subite dagli ebrei nell’immediato, appena entrate in vigore le leggi, ed evoca la violenza degli anni successivi; parlare di persone che portano gli occhiali potrà far capire al lettore quanto furono assurde e ignobili quelle leggi; potranno far mettere al posto degli occhialuti chi ha i capelli di un certo colore o altre “normalità” simili intese invece come diversità, per dire la stupidità umana e la violenza e il dolore che si porta dietro.

Al romanzo segue un’appendice con domande e risposte sull’argomento, con parole di testimoni ed esperti tratte dal docufilm 1938- diversi, uscito lo scorso anno per la regia di Giorgio Treves, una testimoniana forte che merita di essere vista. Delle sue tante immagini tengo cara la testimonianza del centenario Bruno Segre e della sua coloratissima cravatta che, mentre lui parlava, diceva anch’essa parole importanti.

Le illustrazioni sono di Sonia Cucculelli.

Matteo Corradini, Solo una parola. Una storia al tempo delle leggi razziali, Rizzoli 2018, 204 p., euro 15

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Codino

7 Gen

Arriva da Marameo, casa editrice svizzera italiana specializzata in libri per l’infanzia, questo testo che racconta in modo lieve e poetico (anche grazie alla traduzione di Chiara Carminati), il crescere di Codino, leprotto gracilino nato in un giorno di primavera. Da apprezzare innanzitutto il formato che dà al testo un bel respiro e integra perfettamente le immagini di Katrin Schärer (alcuno sui albi sono editi in Italia da Officina Libraria) che seguono tutta la storia, a volte a piena pagina a volte con semplici accenni: danno un muso puntuto e sognatore al protagonista e mostrano al lettore tutti gli amici che incontra. Già perché la crescita del leprotto, che il lettore segue per alcune stagioni, è in realtà un viaggio prima alla scoperta del bosco in cui è nato, poi della montagna dove è tornato a vivere l’amico Pepe, unavolpe bianca, attraversando il pericoloso confine da cui molti non sono tornati e che è la strada dove corrono veloci e pericolose le automobili.

Codino, accompagnato prima dalla mamma e poi in avanscoperta solitaria, incontra ricci rane, volpi, conigli veri e altri di cioccolato pronti per la caccia alla uova di Pasqua, e poi caprioli, marmotte, camosci. Impara a non avere paura, a vedere le cose anche da un altro punto di vista, a fidarsi degli amici, a interpretare la natura per riconosce3re il cambio della stagione, a riempirsi di meraviglia. Un aviaggio di scoperta e di crescita, ma anche – per chi legge – un immergersi nella natura dal punto di vista di un abitante del bosco, capace di interrogarsi, di stupirsi, di prender coraggio.

Il testo è ritmato in capitoli brevi brevi: adatto quindi a una lettura a voce alta, magari in classe, un pezzetto al giorno, qualcuno in più quando c’è più tempo.

Max Bollinger & Kathrin Schärer, Codino. Un leprotto diventa grande (trad. di Chiara Carminati), Marameo, 143 p., euro 22,50

Eureka!

4 Gen

Con questo nuovo libro, Luca Novelli riprende i suoi “lampi di genio”  in grande formato illustrato, accattivante per i lettori curiosi che possono fare un viaggio tra scoperte e invenzioni che hanno segnato la storia dell’umanità. Prendendo spunto dall’Eureka! che, secondo la tradizione, sbraitava Archimede ad ogni trovata, Novelli racconta di come nascano e germoglino le idee, divise per macro argomenti: lampi di tempo, di salute, di guerra, di arte ma anche quelli da leggere (Omero, Dante, Shakespeare…). Ci sono idee più piccole e altre più eclatanti ma pur sempre importanti; ci sono i lampi di genio delle ragazze; quelli che hanno a che fare con il quotidiano, quelli che permettono di andare in automobile o sondare l’universo.

A molti di questi personaggi geniali l’autore dà la parola perché si presentino in prima persona: da Gustave Eiffel a Maria Telkes, da Pierre de Coubertin  Christian Barnard, ecco una galleria che spazia in ambiti diversi eche permette di capire come l’invenzione di un singolo, magari fortuita, magari supportata o migliorata da altri ha fatto avanzare l’umanità non solo nella scinza, ma anche ad esempio nella musica o nella poesia: ci sono artisti e artigiani, scienziati e scrittori. E chissà che a qualche lettore non venga una felice ispirazione!

Luca Novelli, Eureka! 10.000 anni di Lampi di Genio, Editoriale Scienza 2018, 144 p., euro 19,90

Oltre il sentiero

30 Dic

Un racconto lungo, illustrato, in una bella edizione con copertina cartonata il cui formato dà respiro alle immagini e anche al teesto, che si distende sulla pagina in caratteri agevoli. Parlare di questo libro è l’occasione per mettere in luce la collana “I diamantini” di De Agostini apprezzabile proprio per queste caratteristiche; a prima vista i suoi libri assomigliano ad edizioni con copertina rigida di parecchi anni fa e bosogna dire che la scelta pare davvero buona anche quando il contenuto può essere diretto a lettori un po’ più grandi di quelli a cui la confezione potrebbe far pensare.

Questo romanzo breve di Sgardoli infatti parla di un ragazzo alle prese con l’imprevisto: una gita in montagna col padre si trasforma per Alberto nella necessità di far appello alle proprie risorse nascoste, al proprio coraggio, alla capacità di saprsela cavare da solo, di essere lui il “grande” della situazione. Il padre è scivolato e non può muoversi; tocca proprio ad Alberto rifare il percorso all’indietro, cercare la giusta direzione, non farsi ingannare da facili paure e rumori sospetti per andare a cercare aiuto. L’autore sintetizza in maniera efficace e reale la bellezza e il pericolo della montagna anche quando sei un esperto, la meraviglia della natura, il timore per quel che non conosci. Ad impreziosire la narrazione ci sono le illustrazioni di Alessandro Sanna che aggiungono poesia e fascino; una volta letto il libro, anche il lettore può tornare indietro e provare a gustarselo guardando solamente le immagini, per coprire quanto dicono, quanto efficace sia la dissolvenza del tratto per dire di alberi, di albe, di tramonti, di cieli alti e rocce.

Guido Sgardoli – ill. Alessandro Sanna, Oltre il sentiero, DeAgostini 2018, 92 p., euro 15,90, ebook euro 6,90

La diga

24 Dic

Nella mia valle, su in alto intorno ai 1600 metri, c’è un lago artificile bellissimo, nato intorno agli anni ’40 del Novecento per alimentare una centrale idroelettrica. Da bambini, suggestionati da racconti di tragedie, immaginavamo come sarebbe stato salvarsi dalla rottura della diga, noi e pochi altri nei tre villaggi a monte. Il lago è suggestivo, circondato da boschi i cui alberi si specchiano nell’acqua, da cascate di ghiaccio celebri, da pascoli. Per la sua costruzione, è stata distrutta una frazione del comune in cui ha sede: quando fa particolarmente caldo e il livello dell’acqua si abbassa o quando puliscono il findo come successo di recente, è possibile camminare tra i resti delle case, vedere i tracciati delle fondamenta, intuire la posizione del campanile. Così puoi camminare e pensare alle figure che ti sono state raccontate: le case lasciate da chi ha subito accettato i patti; le case mai difese perché da anni nessuno dei loro abitanti tornava dalla Francia dove era emigrato; le posizioni ferme di chi non si è lasciato piegare finché l’acqua non ha cominciato a entrare in cortile e a bagnare gli zoccoli dei suoi animali.

Anche la storia che racconta David Almond è vera: un lago artificiale nel Northumberland settentrionale terminato nel 1981; a fargliela conoscere un cantautore e una cantante folk all’epoca bambina e l’autore sceglie proprio la musica come filo conduttore delle sue parole. Non c’è una vena eccessivamente negativa, piuttosto l’eco del ricordo, del fare memoria di quello che è stato (case, paesaggi, animali) e di tramandarlo attraverso le tradizioni che vengono mantenute vive, in primis appunto la musica che permette di stare insieme, di cantare, di ballare, di far risuonare dentro i ricordi.

Le illustrazioni di Levi Pinfold ben lo accompagnano: sfumano nei toni dell’ocra a cui aggiungono tocchi di azzurro e si declinano in formati diversi, a piena pagina sì ma anche in quadrati e rettangoli che fanno pensare a fotografie, flash catturati da portare nel cuore. Belo il gesto del padre che porta la bambina a fare una ricognizione, a osservare i fiori, le pecore , a entrare nelle case ormai disabitate perché li possa custodire e tramandare e quindi tenerli vivi comunque.

David Almond – ill. Levi Pinfold, La diga (trad. di Damiano Abeni), Orecchio Acerbo 2018, 32 p., euro 16

Aiaccio

20 Dic

Una meravigliosa meraviglia questo albo che nasconde nelle pieghe della sua storia una lettura da grandi, impreziosita dalle illustrazioni e dalle parole scelte. Si racconta una storia di circo, il circo Aladin, fatto come ogni circo di solitudine, movimento e cambiamenti, pochi punti fermi. Angel, l’unico trapezista sotto questo tendone, capce di rotolare nel vuoto tre volte e mandare a mille il cuore degli spettatori, si innamora di una trapezista appena arrivata dalle SaintesMaries de la Mer. la gitana Gipsy, con i suoi occhi verdi malinconici. In un giorno di giugno caldo e perfetto scatta l’incastro perfetto, il naso e il volto di Gipsy nell’incavo del collo di Angelo, e il bacio. Quando però la vede precipitare dall’alto, il trapezista crolla e, quando si riprende, dela ragazza non si sa più nulla. Lui guarisce dalle ferite che si vedono, cerca di mettere insieme i cocci e diventa Aiaccio, pagliaccio che deve far ridere. Sarà un’altra caduta sotto il tendone pieno di risa e di scherno a ribaltare il tutto: l’unica a non ridere, ad aiutarlo a sedersi, a togliergli il cerone dal volto (e insieme la maschera di un personaggio che non gli appartiene e che lo nasconde) è proprio Gipsy, ritornata.

In questa storia, leggenda del mondo del circo oppure realtà, si fondono poesia e grazie, a cominciare dalle parole scelte per il testo che evocano piogge gentili a riempire il catino del cuore per dire l’amore, tunnel di tigli in fiore, pozzanghere degli occhi, attese. Gipsy è una bramea, una farfalla rara, l’equilibrio è un filo sottile dove è arduo camminare se indossi panni non tuoi. E poi le ali, che i personaggi indossano, ma che il lettore ritrova ovunque qua e là nelle illustrazioni, nelle ombre proiettate sul tendone, nei voli delle farfalle. Ali che si possono abbandonare su una panchina per andare chissà dove, liberi.

Un albo da non perdere, raro, dove conquista la bellezza della parola, del testo.

Biagio Ruzzo – Daniela Pareschi, Aiaccio, lavieri 2018, 36 p., euro 16,50

Grande atlante dei dinosauri

17 Dic

dino_editorialeDenti lunghi trenta centimetri, mascelle affusolate di mezzo metro e crani di sette centimetri ci raccontano degli animali più grandi che hanno camminato sulla Terra. I primi dinosauri comparvero 252 milioni di anni fa e prosperarono in tutto il pianeta per quasi 200 milioni di anni. “Se la storia della Terra fosse condensata in un anno, la vita apparirebbe per la prima volta in febbraio, i dinosauri arriverebbero all’inizio di dicembre, e la civiltà umana comincerebbe alle 23:58 del 31 dicembre”. Calpestarono una Terra che mutava aspetto. Si adattarono allo spostamento dei continenti e ai cambiamenti climatici. Riuscirono a farlo fino a 66 milioni di anni fa quando un disastro planetario provocò un’estinzione di massa e quasi tutti scomparvero. Quasi tutti: alcuni riuscirono a sopravvivere e a dare origine agli uccelli che vivono ai nostri giorni.

“Grande atlante dei dinosauri”, pubblicato in Italia da Editoriale Scienza, esplora questo passato perduto attraverso le scoperte – anche le più recenti – dei paleontologi, gli scienziati che girano il mondo a caccia dei fossili di dinosauri. Questo libro ci porta su tutte le terre emerse, dalle zone aride e sabbiose dell’Africa ai ghiacci dell’Antartide. Per ogni grande area geografia, una mappa ci mostra i principali ritrovamenti. Aprendo le mappe e sollevando le alette ecco foto di fossili a grandezza naturale, dettagli scientifici (come si forma un fossile? Grazie a questo reperto cosa sappiamo in più su aspetto, abitudini e peripezie dei dinosauri? E sull’evoluzione del clima e delle terre emerse della Terra?) e approfondimenti storici (a cosa ci si riferisce quando si parla di “Guerra delle ossa”? Chi fu Mary Anning?).

“Grande atlante dei dinosauri” è un albo ricco di informazioni godibile e accessibile. Il testo è asciutto, rigoroso e mai pedante. Le illustrazioni sono senza fronzoli ed evocative. La messa in pagina pulita e ordinata. Le soluzioni cartotecniche frammentano la ricchezza delle informazioni e assicurano la piacevolezza nella lettura.

Anne Rooney – ill. di James Gilleard (trad. di Eugenio Melotti) – consulenza scientifica di David Button, Grande atlante dei dinosauri. Informazioni sorprendenti, mappe da esplorare e alette da sollevare, Editoriale Scienza 2018, 32 p., euro 19,90

Orme nella neve

17 Dic

Torna per Natale un racconto di Beatrice Masini, accompagnato dalle suggesdtive illustrazioni di Angelo Ruta. Un formato giusto per una lettura ad alta voce per augurarsi buone feste, magari proprio come quelle del protagonista: attutite dalla neve, capaci di sorprendere grazie alla meraviglia della natura, di far apprezzare il freddo, la neve, l’apparire improvviso di qualche animale nel bosco.

Racconta in prima persona il ragazzino protagonista; racconta del’anno in cui i genitori hanno deciso di fare una crociera proprio a NAtale (tanto lo si può festeggiare pure il 2 gennaio, secondo loro) lasciandolo a casa col nonno. Il nonno però si è organizzato per tornare alla sua casa ai margini del bosco e per portare il nipote a spasso con lui, a vedere il capanno, i sentieri, le postazioni da cui individuare gli animali. Come se fosse un ultimo giro, una ricognizione prima del lungo inverno dellla vita. Il ragazzo segue, assapora l’aria e il silenzio, lo scricchiolio della vecchia casa e della neve compatta sotto i passi; guarda, intuisce, si meraviglia. E non è neanche un peccato che i genitori debbano cambiare programma e tornare indietro, per assaporare anche loro quel grande regalo che è vedere qualcosa di raro e prezioso e portartelo dentro, tutta la vita.

Beatrice Masini – ill. Angelo Ruta, Orme nella neve, Einaudi Ragazzi 2018, 72 p., euro 12

Capitano Rosalie

11 Dic

Quando questo libro è arrivato, nella sua versione francese, con una riga sotto il titolo a lasciare un po’ di mistero, ho pensato ancora una volta all’importanza e alla bellezza della misura esatta. Quando qualcuno ti racconta una storia è importante finirci dentro; sono importanti la voce, il ritmo, le immagini che ti vengono in testa come quelle che ti si presentano sotto gli occhi.

Timothée De Fombelle prende la voce di una bambina di cinque anni e mezzo che ogni mattina la mamma accompagna fino alla scuola prima di andare in fabbrica. È la scuola dei grandi e Rosalie non ha l’età per starci, ma il maestro la tiene lo stesso perché non c’è altro posto dove possa andare né persona che possa badare a lei. La siede in fondo, sulla panca sotto gli appendiabiti, e la lascia disegnare. Man mano che arrivano i ragazzi, i cappotti le fanno da coperta, tenda, rifugio, ma Rosalie ha le orecchie dritte e la vista acuta: lei è un capitano e non importa se il maestro non batte i tacchi quando la chiama; ha già scelto come tenente Edgar, che non impara né i numeri né le lettere, che vorrebbe essere altrove. Fuori intanto c’è la guerra, la battaglia della Somme, e i giorni scorrono uguali, rotti solo dalle lettere del papà dal fronte, quelle lettere che la mamma si ostina a leggerle a voce alta ma che lei non vuole sentire. Poi un giorno tutto cambia: è colpa di una lettera blu che la mamma non commenta. Allora la missione di Rosalie si fa  ancora più pressante, Edgar offre una sponda e la capacità di decifrare le lettere mette improssivamente la bambina di fronte alla nuda verità.

Nelle illustrazioni di Isabelle Arsenault dominano i grigi e i neri e i colori risaltano ancora di più: il rosa chiaro di una camicia, il blu dell’inchiostro. Ma è la voce di Rosalie a risuonare forte e limpida, nella determinazione che i bambini sanno avere, nel gioco di soldato in missione che spia il nemico e prepara l’attacco. Una determinazione che va dritta verso la verità, quella che la capacità di leggere svela inevitabile, tra lacrime e fierezza. Rosalie è nata in una bottega dove lo strumento preferito è il rabot, la pialla che sgrossa e rifinisce; Rosalie è netta e decisa, come se da un pezzo di legno fosse venuta fuori la forma che già si intravedeva: non poteva essere diversa, non poteva essere più pregnante, protagonista di un racconto illustrato che è gioia per l’esatta misura di voce, di tratto, di capacità di dire con una certa poesia quel che fa male e quel che fa bene.

Timothée De Fombelle – ill. Isabelle Arsenault, Capitano Rosalie (trad. di Maria Bastanzetti), Mondadori 2018, 72 p, euro 15

Il mondo come piace a me

3 Dic

Laura Carlin costruisce un albo che solletica i piccoli e interroga i grandi. Invita ad inventare guardandosi attorno, a immaginare, a prendere in mano matita e colori (e magari pure cartoni e cartoncini per farlo in 3d) per fare il mondo come lo si vorrebbe.

Come potrebbero essere le case della via, le file che si è comunque costretti a fare, la scuola? E se la cartoleria fosse un negozio che vende scarpe per supereroi? Il testo chiama in causa direttamente il lettore, ponendogli domande, invitandolo a disegnare, a dire la propria, a costruire appunto un mondo a suo piacimento. Un albo quindi che potrà solleticare la voglia di fare e di far immaginare di molti insegnanti che potranno trovare qui un buon strumento da usare in classe: per leggere prima e mettersi in gioco subito dopo.

Laura Carlin, Il mondo come piace a me (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2018, 48 p., euro 15