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Libere e sovrane

9 Lug

libere e sovraneLibere e sovrane è un libro e una mostra. Io sono arrivata prima alla mostra, che mi si è parata inattesa sotto gli occhi due o tre anni fa quando una delle sezioni locali dell’Anpi la ospitò nell’ambito dei festeggiamenti del 25 aprile. Ed effettivamente l’ordine è questo: prima è nata la mostra, nel 2016 in provincia di Trento in occasione del 70° anniversario del primo voto delle donne italiane: una serie di pannelli graficamente molto accattivanti per far conoscere le ventun Madri costituenti, le donne “libere e sovrane” che hanno per prime contribuito alle decisioni politiche nel nostro Paese.

Poi, in pieno spirito della casa editrice Settenove  dedicata a prevenire la discriminazione e la violenza di genere anche incoraggiando la visibilità di modelli positivi di collaborazione e rispetto, ecco una rielaborazione di quel progetto originario e di quesi pannelli: nuovi testi e nuove illustrazioni sempre di Michela Nanut. Una breve introduzione, una linea del tempo dal 1914 al 1948 e poi la carrellata: per ognuno dei ventuno ritratti una doppia pagina che racconta la vita, gli studi, le particolarità e i campi in cui ognuna di queste donne si è battuta.

Quel che mi piace è che il testo non sbrodola, semplicemente presenta, non sente il bisogno di sottolineare l’importanza di certe battaglie o di certe scelte. Non è ridondante e credo che abbia uno stile che a quelle donne, a una Teresa Noce piuttosto che a una Tina Merlin come alle altre, sarebbe piaciuto: quel che hanno fatto, la parte che hanno scelto, la postura con cui hanno vissuto dice chi erano. E anche quando tra le righe si infilano fatti privati, a volte dolorosi, lo stile non casca. I ritratti fanno una coralità: sono donne di posizioni politiche diverse, aderiscono a partiti diversi, vengono dalle situazioni famigliari più disparate e hanno vissuto ciascuna a modo proprio scelte non convenzionali (come presiedere una squadra di calcio, ad esempio), hanno viaggiato e si sono confrontate. Hanno saputo impegnarsi insieme per obiettivi comuni e il loro gesto di tenersi per mano al momento della votazione sul ripudiare la guerra è emblematico. Si sono battute per l’uguaglianza dei diritti, per il lavoro, la scuola, l’accesso a carriere come la magistratura, hanno difeso da subito l’Europa, hanno precorso i tempi. Hanno “portato bandiera”, come scriveva Angiola Minella, per il riconoscimento di diritti e dignità. Il testo allora può essere occasione per parlare di pezzi importanti della storia italiana (ci sono dentro la Resistenza, giornali come “noi donne”, la “Scuola d’Europa”, i treni della felicità…), per riflettere sul ruolo di queste donne e della donna, ieri e oggi.

Micol Cossali, Giulia Mirandola, Mara Rossi, Novella Volani e Michela Nanut, Libere e sovrane. Le donne che hanno fatto la Costituzione, Settenove 2020, 56 p., euro 17

Vorrei due ali (per) Prendere il volo

8 Lug

 

vorrei due aliUna ragazzina su un albero ed è subito la Mina di David Almond. Quante similitudini e quanta bellezza in questo romanzo lieve e delicato come la peluria dei pulcini e forte come i rami dei grandi alberi e le loro radici. In un parallelismo continuo – grazie al diario che ha scritto e tutte le nozioni che conosce sul mondo dei volatili e che dissemina qua e là – December riesce a parlare di sé, dei suoi sentimenti e della sua storia paragonandosi agli uccelli, alle loro abitudini e alle loro capacità. La cicatrice che porta sulla schiena, proprio all’altezza delle scapole, diventa il punto immaginario in cui spunteranno le ali per volare via; nell’attesa viaggia leggera ed è con poco bagaglio che si sposta da una famiglia affidataria all’altra, è con rapida leggerezza che sale veloce tra un ramo e l’altro per accoccolarsi sopra di notte. La metafora diventa possibilità di dire e il romanzo parla al lettore proprio della necessità di poter dire, a proprio modo, con i propri tempi, e di riuscire ad accettare quello che è successo. Quando December incontra Eleanor, la sua casa in campagna ed Henrietta ritta sul trespolo e bisognosa di imparare di nuovo a volare e di nuovo di imparare a fidarsi, si specchia: forse è il momento di fare un nido, di capire che la libertà non si ha solo spiegando le ali, ma anche tenendo i piedi ancorati per terra.

Un romanzo dove ci sono due belle figure di adulti, oneste e sincere: Eleanor, che accoglie la protagonista senza mai forzarla ma rispettando i suoi tempi, e Adrian, l’assistente sociale. E ci sono anche Amelia Earhart e Eleanor Rigby.

Sandy Strak-McGinnis, Vorrei due ali (trad. di Giuseppe Iacobaci), Mondadori 2020, 222 p., euro 16, ebook euro 8,99

Sicuramente a December sarebbe piaciuto molto uno dei nuovi libri della collana Prendere il voloPino/Piccoli Naturalisti Osservatori di Topipittori: ne avrebbe apprezzato il formato morbido per poterselo portare nello zaino o nella tasca grande del cappotto, avrebbe trovato perfette le illustrazioni e, come a noi, le sarebbe piaciuto il tono, che mescola una narrazione intima, di sette diverse esperienze accadute a Marina Marinelli, a informazioni specifiche che servono a chi vuole prendersi cura di uccellini caduti dal nido, feriti, che ti capita di trovare in giardino o mentre passeggi. Il testo è costruito come un vero e proprio invito a mettersi in gioco: non nasconde quelle che possono essere le difficoltà, e soprepse, gli inattesi, i sentimenti che si provano quando si assiste al nuovo volo che porterà l’ospite a tornare padrone del cielo. Ci sono indicazioni pratiche, suggerimenti, domande da farsi, cose da osservare e di cui tener conto, spiegazioni scientifiche e notizie sulle singole specie, ma soprattutto una passione contagiosa che traspare tra le righe; c’è molto del rapporto che anche Stark-McGinnis descrive nel suo romanzo, specie quando parla di December e di Henrietta, il rapace che aiuta a tornare sano e fiero. Ci sembrava proprio che non potessero finire in due post separati, questi libri, ma dovessero starsene insieme a celebrare la bellezza della natura e del prendersi cura.

Marina Marinelli – Silvia Molinari, Prendere il volo. Storie di uccellini caduti dal nido e finiti in buone mani, Topipittori 2020, 72 p., euro 16

Momo

30 Giu

momoEscono in un unico volume in Italia le due avventure di Momo, fumetto pluripremiato tra Canada e Francia, dove ha ricevuto tra gli altri il Prix Bull’Gomme 2019, la  Pépite BD
al Salon du livre et de la presse jeunesse de Montreuil nel 2017 ed è stato nominato al Prix Sorcières. Racconta di una bimba che vive in un villaggio di pescatori in Normandia e cresce con la nonna, mentre il papà è imbarcato su un peschereccio per lunghi periodi. Dall’alto dei suoi cinque anni Momo osserva il mondo e le persone che la circondano, i grandi che la affascinano e quelli che la spaventano, la nonna che è la presenza costante e che sa essere insieme buffa e severa quando serve. Alla morte dell’anziana, essendo impossibile mettersi immediatamente in contatto col padre, è il villaggio che decide di prendersi cura della piccola e in particolare il macellaio barbuto  scherzoso che a Momo però incute tanta paura.

Come raccontano le pagine finali, il tutto nasce da riferimenti fotografici, in particolare a una serie di fotografie dove una bambina giapponese era al centro della scena: nonostante fosse partito per costruire una storia ambientata proprio in Giappone, Garnier l’ha poi voltata in un’altra ambientazione, raccontando la provincia normanna – sull’eco dei suoi trascorsi d’infanzia – negli anni Novanta (un walkman e un gameboy a testimoniare l’epoca). Ne nasce un fumetto che dapprima si incentra sulla protagonista e sulla sua nonna, poi sviluppa e caratterizza gli altri personaggi arrivando a essere un ritratto corale del villaggio che ne fa sfondo, riprendendo particolari dalla realtà come era ritratta in fotografie sbiadite recuperate sulle bancarelle nei mercatini della domenica e caratterizzandoli con un ritmo e un segno che paiono far scorrere sulla pagina le dinamiche di un’animazione.

Jonathan Garnier – Rony Hotin, Momo (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2020, 176 p., euro 16,90

Ursula. La vita di un’orsa nei boschi d’Italia

29 Giu

ursula10 Giugno – “Nell’aria c’è un buon profumo di fiori selvatici e terra umida… Mi allontano per cercare un po’ di aglio ursino”. Ursula ha un anno e cinque mesi e ha iniziato a scrivere in prima persona questo diario da quando aveva pochissime settimane, dal 29 gennaio. Di quel periodo ricorda la tana e la pelliccia di mamma orsa fredda e umida. 

Giuseppe Festa, laureato in Scienze Naturali ed è esperto di educazione ambientale, dedica questo libro pubblicato da Editoriale Scienza alla vita dell’orso bruno in Italia. Propone una struttura narrativa simile al diario per favorire la scoperta, stagione dopo stagione, dei comportamenti di questa specie di Ursidi in Italia.

Chi accudisce ed educa Ursula e il fratellino Tartufo? Perché Ursula non conosce suo papà? Dove trascorre l’inverno? Cosa le piace mangiare? Come comunica con mamma e fratellini? Perché ha paura delle strade? Ursula teme l’uomo?

Scopriamo così un aspetto da rispettare nella nostra relazione con gli orsi. È importante non lusingare questi mammiferi con offerte golose, come mortadella e patatine, per evitare così che diventino confidenti nei nostri confronti. È così che gli orsologi definiscono la perdita della naturale paura degli orsi nei confronti dell’uomo. Quando questo accade l’orso rischia di trovarsi in una situazione pericolosa, o ancor peggio, di spaventare o far male a qualcuno. Se l’orso teme l’uomo ed entrambi mantengono una pacifica distanza, la convivenza è più rispettosa e serena.

Leggendo esploriamo alcuni aspetti di etologia, la disciplina scientifica che studia l’espressione comportamentale degli animali. Alla narrazione di Giuseppe Festa si intrecciano così altri due piani: gli inserti curati da Valentina Oberloser, orsologa e ricercatrice del MUSE – Museo delle Scienze di Trento; le illustrazioni di Maria Chiara Di Giorgio che restituiscono l’ambientazione naturale e la bellezza di fauna e flora.

Il progetto editoriale è coerente con la precedente pubblicazione di Editoriale Scienza: Lupinella (ne abbiamo parlato qui), in cui Giuseppe Festa immagina attraverso brevi capitoli cadenzati da date e fogli di calendario, la vita di una lupa.

E se non avete ancora un sonno orsodontico, al termine del libro vi aspettano di giochi da fare nel bosco, per conoscerlo ed esplorarlo.

Giuseppe Festa – ill. Maria Chiara Di Giorgio, Ursula. La vita di un’orsa nei boschi d’Italia, Editoriale Scienza 2020, 64 p., euro 12,90

Il dotto De Soto

11 Giu

dottor de sotoRizzoli prosegue nella pubblicazione degli albi di Steig in un grande formato che agevola il godimento delle illustrazioni e la condivisione nella lettura ad alta voce. Tocca alla coppia formata dal topo dentista De Soto e dalla moglie, sua assistente nello studio dentistico che cura con bravura tutti gli animali tranne “gatti o altri animali pericolosi” come recita l’insegna. Eppure, quando si presenta una volpe con un gran mal di denti si lasciano intenerire e passa avanti la missione di curare… per poi dover inventare un piano onde evitare di essere mangiati dal loro paziente! Ma l’astuzia vince, in un albo che piacerà a chi cerca storie dove vincono l’onestà e la capacità di architettare un piano per raggirare chi si crede più furbo.

Sono albi che funzionano bene anche come proposta di prima lettura per chi ha cominciato a muoversi agilmente tra i testi. Questo è stato insignito del National Book Award nel 1983.

William Steig, Il dottor De Soto (trad. di Mara Pace), Rizzoli 2020, 40 p., euro 16

Mi chiamo Nako

10 Giu

mi chiamo Nako“I nostri nomi sono tanti: zingari, gitani, romanichels, gypsies, manouches, sinti, rom, nomadi, camminanti”. Così vengono indicati, ma il protagonista di questa storia si presenta con il suo nome – perché un nome è importante – e racconta di come ancora più importanti siano le domande che guidano i passi sulla strda della vita. Lui se ne intende, per ogni volta che già il villaggio su ruote in cui vive si è spostato, per tutte le rotte e i viaggi che ha sentito raccontare nella grande storia del suo popolo. Un popolo che non ha una terra, ma possiede una bandiera e un inno; un popolo che vive all’insegna della libertà, come liberi sono i cavalli a cui Nako si sente affine e vicino. Il bambino racconta del popolo rom, evocandone le tradizioni, l’importanza della musica, le caratteristiche, in un testo ben distante dall’essere moralistico o didascalico (come a volte purtroppo libri a tema tendono ad essere), ma che invece – proprio nella chiave di questa lettura da parte del protagonista – trova il modo di avvicinare a questa cultura in modo immediato, grazie anche alle immagini poetiche di D’Altan.

Le ultime pagine contengono il testo dell’inno rom e alcuni proverbi tipici.

Il testo era uscito in Francia nel 2014 per Le Baron Perché con le illustrazioni di Magali Dulain: bello potergli vedere addosso anche un’altra interpretazione stilistica.

Guia Risari – Paolo D’Altan, Mi chiamo Nako, Paoline 2020, 40 p., euro 14, ebook euro 10

L’impavida Aurora e la sfida delle principesse

26 Mag

Impavida-AuroraHo letto le avventure di Aurora in francese un po’ di tempo fa perché sembrava potesse arrivare in Italia, non se ne fece nulla allora, ma sono ben felice adesso che un editore italiano abbia permesso a Veronica di cavalcare oltre le Alpi. Terre di Mezzo continua – dopo Dory e Cane Puzzone – nella felice scelta di pubblicare libri di giuste misure per “lettori di mezzo”, quelli tra i 7 e i 9 anni che a volte – un po’ come i fratellini o le sorelline di mezzo in famiglia – sono stati un po’ bistrattati dall’editoria. Anche questa volta il testo è accompagnato dalle illustrazioni e contiene due storie che vedono l’eroina alle prese con due problemi da risolvere: un principe e un diavolo. Esilarante epica cavalleresca (del resto un Sylvander ai testi e un Perceval alle illustrazioni non vi fanno subito pensare a cappa e spada?) la cui eroina, l’intrepida Beatrice che diventa in italiano l’impavida Aurora, è una ragazzina sprezzante del pericolo, specializzata in “raddrizzamento torti”, libera come l’aria e ovviamente contro ogni stereotipo. Non cerca principi azzurri, ma piuttosto draghi da sconfiggere; non eccelle nel ricamo, ma prepara dei super panini; danza con la grazia di un’incudine, ma possiede un ampio vocabolario.

Qui è alle prese con un principe che non stacca gli occhi dai videogiochi e con il diavolo che lei ribattezza subito Gianvito togliendogli gni velleità luciferina; si dimostra abile a domare una insopportabile marmaglia di ragazzini, ma del resto ha sette fratellini e sa che a volte bisogna metter da parte il cuore tenero. Conquisterà i lettori e li accompagnerà – grazie alla buona traduzione – in un universo di parole scelte con cura, di cui magari impareranno il significato: lei del resto sa bene che le parole sono importanti, e ancora di più il modo in cui le si pronuncia.

Indomabile, impavida, imperdibile Aurora (così adorabilmente politically incorrect: come potevo non amare una ragazzina che fa ottimo paté con le anatre della zia?!).

Matthieu Sylvander – Perceval barrier, L’impavida Aurora e la sfida delle principesse (trad. di Eleonora Armaroli), Terre di Mezzo 2020, 110 p., euro 12

La grande fuga

19 Mag

la-grande-fuga-starkEssendo un grande autore, un autore che conosce bene i suoi lettori e che sa costruire storie in cui possono specchiarsi grazie anche alla profonda leggerezza dell’ironia, Ulf Stark non li lascia soli: anche se lui non c’è più, ecco un romanzo che esce postumo e che ancora una volta vede il piccolo Ulf farsi carico di dire com’è la vita.

Il nonno Gottfrid, ben noto per il caratteraccio, è in ospedale, non fa che lamentarsi, insulta chiunque gli passi a tiro e nessuno lo sopporta: persino suo figlio, il padre di Ulf, si rifiuta di andarlo a trovare. Il nonno dovrebbe fare attenzione al cuore, stare a riposo e guardar scorrere le giornate; lui invece ha un solo desiderio: tornare nella sua casa sull’isola dove ha vissuto felicemente con la nonna, morta da tempo. Allora Ulf si erge a paladino del sogno del nonno: intesse una fitta rete di bugie, organizza un piano meticoloso, ingaggia il giovane amico panettiere come autista e parte per l’avventura con il nonno. Non si nasconde nulla: le domande che frullano in testa (ma la nonna è in cielo? E come sarebbe questo aldilà?), le parole e i loro significati che possono autare a dir bene la vita, il dolore fisico (il nonno fatica e arranca) e quello dell’animo, l’avvicinarsi della morte, la bellezza di far felice qualcuno.

Ancora una volta Stark riesce con luminosa grazia a fermare sulla pagina ogni sfaccettatura di quel prisma che è la vita: parla di libertà di scegliere, di felicità, di necessità di accettare e di trovare un proprio modo per vivere anche la morte, anche il distacco. Dice dell’importanza che hanno il prendere parte, le grandi fughe da complici e i piccoli gesti; dice della bellezza che sta nella parola “melangolo”, di quanto sia meraviglioso essere ammaliato da qualcuno e dell’indicibile potere magico che può avere un barattolo di composta di mirtilli rossi.

Valore aggiunto: le illustrazioni di Kitty Crowther che accompagnano il testo con la medesima poesia utilizzata dall’autore.

Ulf Stark – ill. Kitti Crowther, La grande fuga (trad. Laura Cangemi), Iperborea 2020, 154 p., euro 12

Elise e il cane di seconda mano

4 Mag

Ancora una volta Iperborea riesce a proporre un romanzo accattivante, capace di far ridere e intanto di far sentire vicini temi prossimi a chi legge, perfetto anche per la lettura ad alta voce e diretto in particolare alla fascia 7/9 anni, riportando tra l’altro in catalogo un autore danese di cui erano già stati tradotti in italiano due libri ormai da tempo fuori catalogo (“Capitan Strambo e il Gongoletto”, Fabbri 2003; “L’impostore umbro” Abramo 2009). Chi di voi ha ricevuto ieri via mail il numero di maggio di Andersen (che la redazione ha generosamente offerto, come quello di aprile, agli abbonati alla sua newsletter) ha potuto leggere un intervista a Bjarne Reuter dove si dice di come questo libro sia in gran parte ispirato a una storia reale e parli di nostalgia, solitudine e capacità di superare i momenti difficili. Ecco, è proprio così, e nel contempo come il suo autore vi dice che parla di nostagia e solitudine, io di primo acchito vi dico che è divertente. Già: sarà che è nordico, sarà che Reuter riesce a rendere perfettamente credibile pure un cane parlante, sarà che parla della vita, che è ironica e dolorosa, che va su e giù come le montagne russe.

La protagonista è un spassosa bambina di nome Elise he vive col papà musicista mentre la mamma sta costruendo un ponte in Brasile. Lei vorrebbe un cane a tutti costi e ne ottiene uno di seconda mano: di certo non bello, di certo non coraggioso, ma capace di sorridere e persino di parlare, occiamente solo a chi e quando vuole lui. Viene dalla Scozia, si chiama MacAduddi, Duddi per gli amici, e si rivolge a Elisa chiamandola Lassie. Le loro divertenti avventure prevedono qualche sosta dalla vicina di casa che ha una certa consuetudine col vermut, una paurosa notte di Halloween al mulino della nonna, un tentativo di furto alla pizzeria del napoletano Giorgio, scorribande per le vie di Copenaghen. La nostalgia della mamma è forte, la rabbia per la lontananza fa fare briciole delle lettere che lei invia, il bisnonno perde la memoria, il papà a volte fatica col lavoro e se dici che il tuo cane parla nessuno ci crede, ma Elisa sa che la musica ti può cullare, che le liquirizie salate possono lenire la nostalgia, che i cani magici restano tali anche se per un attimo li perdi.

Bjarne Reuter – ill. Kirsten Raagaard, Elise e il cane di seconda mano (trad. di Eva Valvo), Iperborea 2020, 222 p., euro 13,50

Piante in viaggio

20 Apr

piante-in-viaggioQuando ero piccola mi addormentavo spesso con il mappamondo acceso accanto a me. Prima di abbandonarmi al mondo dei sogni, con la guancia sul cuscino, puntavo l’indice sopra quella sfera tiepida, premevo forte per farla ruotare. Mi piaceva lasciar scegliere al caso quale sarebbe stata la porzione di mondo che si sarebbe fermata davanti a me, davanti ai miei occhi pronti a leggere un nuovo nome, davanti ai miei pensieri pronti ad accogliere una nuova scoperta: un’isola, un lago, o una capitale.
Capitano scoperte per caso anche al mercato, quando si vaga senza una lista della spesa, con il desiderio di fare due chiacchiere con i contadini e comprare qualche verdura mai vista prima.
Capita così anche a Giulia, la protagonista di “Piante in viaggio” che, inizialmente controvoglia, esplora il Mercato Grande di Padova insieme al nonno Bruno, professore di biologia e appassionato di botanica. “Ci sono bancarelle con prodotti da tutto il mondo e di solito i proprietari sanno tutto sui prodotti che vendono, che si tratti di frutta e verdura, spezie e farine, erbe aromatiche, bevande…” dice la nonna Laura, fotografa giramondo, piena di idee e proposte, tra cui la festa mondiale di fine anno in cui tutti i compagni e le compagne di classe di Giulia potranno cucinare pietanze provenienti dai paesi di origine delle proprie famiglie.
Questo è l’incipit di un testo che, a favore di una comunicazione scientifica chiara e accurata, mantiene una struttura narrativa molto semplice. Ogni capitolo è un banco del mercato alla scoperta di prodotti della terra e popoli diversi, il cui intreccio, svelandosi, racconta una storia multiculturale dell’agricoltura.
C’è Nura dalla Siria con un banco specializzato in cereali, c’è Nacho, messicano, circondato da sacchi di preziosi legumi, c’è Ysidro un simpatico signore boliviano che vende una vasta varietà di tuberi… Ogni venditrice e ogni venditore svela la storia degli alimenti che propone, illustra la vasta varietà delle specie, la storia della coltivazione e, di conseguenza, la storia dei popoli.
Noi lettori, seguendo i passi di Giulia, apprendiamo diversi concetti scientifici: selezione artificiale, principi biologici dell’ereditarietà, biodiversità, tecniche di conservazione, tassonomia botanica e molto altro.
Ad accompagnarci in queste scoperte scientifiche ci sono le parole di Telmo Pievani, professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all’Università di Padova, e di Andrea Vico, divulgatore e giornalista scientifico. A guidarci ci sono mappe, box informativi e un indice analitico, caratteristiche di un buon testo di divulgazione scientifica; a incuriosirci le illustrazioni di Nicolò Mingolini; a proporci attività per queste giornate di sospensione scolastica le ricette per una cena planetaria. Nelle ultime pagine ci aspettano patate alla maniera di Huancayo tipiche in Perù, alla salsa indiana di mango in agrodolce oppure la zuppa di barbabietole e panna acida per catapultarci in Polonia o Ucraina. Buon viaggio e buon appetito!

Telmo Pievani e Andrea Vico – ill. Nicolò Mingolini, Piante in viaggio, Editoriale Scienza 2020, 144 p., euro 17,90