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Félicette

17 Nov

Félicette è una gatta di strada, di strada parigina per la precisione. Quella pubblicata da Topipittori è la sua storia. Ed è una storia vera, di scienza. Sì, perché Félicette fu la prima gatta sullo spazio. 

Félicette

Questo albo narra il 18 ottobre 1963 in blu, rosso, bianco, giallo e nero, con le illustrazioni di stampa d’arte di Anna Resmini e le parole di Elisabetta Curzel.

Félicette partì dalla base spaziale di Colomb-Béchar in Algeria con il razzo Veronique, francese come lei. Quanto ci ha messo a fare il giro della terra? Quindici minuti. E poi come è tornata quaggiù? In paracadute e tutti gli scienziati erano felicissimi di rivederla viva. Questi dettagli non sfuggono ai piccoli lettori insieme a delle consapevolezze più grandi. Gli anni Sessanta furono l’epoca della corsa allo spazio che “era un modo come un altro, inventato da due superpotenze per vedere chi di loro era la più forte e la più furba”. Scoprono così che può esistere un legame tra scienza e politica. 

Félicette aveva un elettrodo, una macchina per registrare informazioni sulla sua avventura nello spazio. Fa caldo? Ha Paura? Le batte forte il cuore? Chissà se tra queste domande non spunti anche la preoccupazione che abbia sofferto, oppure la curiosità se si sia divertita. Lo rifaresti Félicette? Entriamo in empatia con lei. Ci sentiamo immensamente piccoli nell’immensamente vasto, grazie al testo di delicata ironia, che a volte sfiora la poesia.  

“E anche quando il cielo lascio l’azzurro per vestire il nero dello spazio il razzo non si fermò”. 

Per qualche tempo Félicette fu famosa, le dedicarono francobolli e le fecero firmare autografi con la zampa. Questa cosa non le piaceva affatto. È forse per questo che la sua storia l’ha fatta scrivere a Elisabetta Curzel e illustrare da Anna Resmini.

L’albo è scritto in stampatello maiuscolo, adatto anche a chi sta cominciando a leggere.

Elisabetta Curzel – ill. Anna Resmini, Félicette, Topipittori 2020, 48 p., euro 20

Ursula. La vita di un’orsa nei boschi d’Italia

29 Giu

ursula10 Giugno – “Nell’aria c’è un buon profumo di fiori selvatici e terra umida… Mi allontano per cercare un po’ di aglio ursino”. Ursula ha un anno e cinque mesi e ha iniziato a scrivere in prima persona questo diario da quando aveva pochissime settimane, dal 29 gennaio. Di quel periodo ricorda la tana e la pelliccia di mamma orsa fredda e umida. 

Giuseppe Festa, laureato in Scienze Naturali ed è esperto di educazione ambientale, dedica questo libro pubblicato da Editoriale Scienza alla vita dell’orso bruno in Italia. Propone una struttura narrativa simile al diario per favorire la scoperta, stagione dopo stagione, dei comportamenti di questa specie di Ursidi in Italia.

Chi accudisce ed educa Ursula e il fratellino Tartufo? Perché Ursula non conosce suo papà? Dove trascorre l’inverno? Cosa le piace mangiare? Come comunica con mamma e fratellini? Perché ha paura delle strade? Ursula teme l’uomo?

Scopriamo così un aspetto da rispettare nella nostra relazione con gli orsi. È importante non lusingare questi mammiferi con offerte golose, come mortadella e patatine, per evitare così che diventino confidenti nei nostri confronti. È così che gli orsologi definiscono la perdita della naturale paura degli orsi nei confronti dell’uomo. Quando questo accade l’orso rischia di trovarsi in una situazione pericolosa, o ancor peggio, di spaventare o far male a qualcuno. Se l’orso teme l’uomo ed entrambi mantengono una pacifica distanza, la convivenza è più rispettosa e serena.

Leggendo esploriamo alcuni aspetti di etologia, la disciplina scientifica che studia l’espressione comportamentale degli animali. Alla narrazione di Giuseppe Festa si intrecciano così altri due piani: gli inserti curati da Valentina Oberloser, orsologa e ricercatrice del MUSE – Museo delle Scienze di Trento; le illustrazioni di Maria Chiara Di Giorgio che restituiscono l’ambientazione naturale e la bellezza di fauna e flora.

Il progetto editoriale è coerente con la precedente pubblicazione di Editoriale Scienza: Lupinella (ne abbiamo parlato qui), in cui Giuseppe Festa immagina attraverso brevi capitoli cadenzati da date e fogli di calendario, la vita di una lupa.

E se non avete ancora un sonno orsodontico, al termine del libro vi aspettano di giochi da fare nel bosco, per conoscerlo ed esplorarlo.

Giuseppe Festa – ill. Maria Chiara Di Giorgio, Ursula. La vita di un’orsa nei boschi d’Italia, Editoriale Scienza 2020, 64 p., euro 12,90

Sulle tracce del DNA

25 Mag

sulle tracce del dna“Perché tutti sono diversi, mentre noi siamo uguali?” Questa domanda assilla Ambra e Blu: colori (e nomi) diversi per identiche gemelle. Partono per un viaggio alla ricerca di una risposta soddisfacente; si fanno molto piccole, più piccole di un pulcino, di una mosca, persino di un ciglio: solo così possono entrare dentro al corpo umano e mettersi sulle tracce del DNA.

La mappa indica che stanno nuotando nel bel mezzo del citoplasma, sono dentro a una cellula. A sinistra ci sono un isolotto, si chiama “mitocondrio” e un arcipelago fitto di isole strette e allungate: la cartina segna “apparato di Golgi”. Davanti a loro la mappa rappresenta qualcosa simile a un corallo blu, con dentro un corallo rosso, con dentro una sfera: si chiamano rispettivamente “reticolo endoplasmatico liscio”, “ruvido” e poi “nucleo” ed è quella la destinazione delle sorelle. Fluttuano spaesate accompagnate dal piccolo pulcino Pio, l’aiutante di questa storia: è lì per dire quello che direbbe l’autrice. Claudia Flandoli si è laureata in biologia e poi ha scelto di diventare autrice e disegnatrice di fumetti, studiando all’ISIA di Urbino e al MiMaster di Milano. Per la sua doppia formazione questo fumetto, pubblicato per Editoriale Scienza, è accurato, chiaro, divertente, tenero, completo, preciso e delicato. Un bel mix di aggettivi per un’opera di divulgazione scientifica! Non è solo la narrazione della missione, tra romanzo d’avventura e giallo, a rendere appetibile a giovani lettori e lettrici una materia quanto mai complessa e astratta quale la genetica, ma anche le cifre del fumetto come genere letterario: visualizzazione, personaggi immaginari e metafore.

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Piante in viaggio

20 Apr

piante-in-viaggioQuando ero piccola mi addormentavo spesso con il mappamondo acceso accanto a me. Prima di abbandonarmi al mondo dei sogni, con la guancia sul cuscino, puntavo l’indice sopra quella sfera tiepida, premevo forte per farla ruotare. Mi piaceva lasciar scegliere al caso quale sarebbe stata la porzione di mondo che si sarebbe fermata davanti a me, davanti ai miei occhi pronti a leggere un nuovo nome, davanti ai miei pensieri pronti ad accogliere una nuova scoperta: un’isola, un lago, o una capitale.
Capitano scoperte per caso anche al mercato, quando si vaga senza una lista della spesa, con il desiderio di fare due chiacchiere con i contadini e comprare qualche verdura mai vista prima.
Capita così anche a Giulia, la protagonista di “Piante in viaggio” che, inizialmente controvoglia, esplora il Mercato Grande di Padova insieme al nonno Bruno, professore di biologia e appassionato di botanica. “Ci sono bancarelle con prodotti da tutto il mondo e di solito i proprietari sanno tutto sui prodotti che vendono, che si tratti di frutta e verdura, spezie e farine, erbe aromatiche, bevande…” dice la nonna Laura, fotografa giramondo, piena di idee e proposte, tra cui la festa mondiale di fine anno in cui tutti i compagni e le compagne di classe di Giulia potranno cucinare pietanze provenienti dai paesi di origine delle proprie famiglie.
Questo è l’incipit di un testo che, a favore di una comunicazione scientifica chiara e accurata, mantiene una struttura narrativa molto semplice. Ogni capitolo è un banco del mercato alla scoperta di prodotti della terra e popoli diversi, il cui intreccio, svelandosi, racconta una storia multiculturale dell’agricoltura.
C’è Nura dalla Siria con un banco specializzato in cereali, c’è Nacho, messicano, circondato da sacchi di preziosi legumi, c’è Ysidro un simpatico signore boliviano che vende una vasta varietà di tuberi… Ogni venditrice e ogni venditore svela la storia degli alimenti che propone, illustra la vasta varietà delle specie, la storia della coltivazione e, di conseguenza, la storia dei popoli.
Noi lettori, seguendo i passi di Giulia, apprendiamo diversi concetti scientifici: selezione artificiale, principi biologici dell’ereditarietà, biodiversità, tecniche di conservazione, tassonomia botanica e molto altro.
Ad accompagnarci in queste scoperte scientifiche ci sono le parole di Telmo Pievani, professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all’Università di Padova, e di Andrea Vico, divulgatore e giornalista scientifico. A guidarci ci sono mappe, box informativi e un indice analitico, caratteristiche di un buon testo di divulgazione scientifica; a incuriosirci le illustrazioni di Nicolò Mingolini; a proporci attività per queste giornate di sospensione scolastica le ricette per una cena planetaria. Nelle ultime pagine ci aspettano patate alla maniera di Huancayo tipiche in Perù, alla salsa indiana di mango in agrodolce oppure la zuppa di barbabietole e panna acida per catapultarci in Polonia o Ucraina. Buon viaggio e buon appetito!

Telmo Pievani e Andrea Vico – ill. Nicolò Mingolini, Piante in viaggio, Editoriale Scienza 2020, 144 p., euro 17,90