Tag Archives: Maria Bastanzetti

Sogni d’oro, Miyuki

28 Set

Quanta poesia nelle illustrazioni e nel testo di questo albo. Il lettore si incanterà davanti alle prime frasi che raccontano l’arrivo della notte, con l’ultima pioggia d’oro del sole sulle colline d’argento. Le autrici raccontano la complicità tra nonno e nipote in una complementarietà di parole e immagini, dove risaltano le influenze dell’arte giapponese nel lavoro di Seng Soun Ratanavanh e che sarà bello rendere in lettura a voce alta. Il ritmo che Roxane Marie Galliez (l’autrice di “Ho lasciato la mia anima al vento” Emme edizioni) imprime al testo infatti permette di tessere un filo tra le diverse azioni e i diversi quadri che il libro offre.

Miyuki non ha sonno, sebbene sia ora di andare a dormire; ha ancora troppe cose da fare nel suo orto-giardino: preparare un baldacchino per la visita della regina delle libellule, innaffiare le verdure, radunare le lumache, coprire il gatto, e poi danzare per ringraziare il sole che ha brillano sulla casa. Il nonno asseconda la bambina, in una complicità di affetti che dice la cura reciproca e la cura per le piccole cose di ogni giorno; l’asseconda sicuramente volentieri quando la bambina sottolinea che non può andare a letto senza aver fatto il bagno ed essersi spazzolata denti e capelli, e poi non può mancare il momento della storia.

Tutto è quasi magico, un mondo minuscolo che fa pensare ai protagonisti come esseri fatati che dormono in una scarpa, fanno il bagno in una scodella, usano i trampoli per seguire le lumache e hanno libri dalle cui pagine nascono foreste incantate.

Questo è in realtà il secondo di una serie di albi dedicati a Miyuki;  sono usciti Attends, Miyuki e Merci, Miyuki per le edizioni De la Martinière jeunesse, tradotti in diversi Paesi. Inutile dire che aspettiamo anche gli altri 😉

Roxane Marie Galliez – Seng Soun Ratanavanh, Sogni d’oro, Miyuki (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2018, 32 p., euro 15

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Victoria sogna

2 Nov

Ho incontrato questo libro quando è uscito francese, prima sulla rivista Je Bouquine e poi per Gallimard con le illustrazioni di François Place, immagini di libri coi loro personaggi che si srotolavano sui vari lati della copertina. Ci sono finita dentro per via del suo autore, perché di De Fombelle mi piace la poesia cruda con cui dice i fatti, il modo in cui corrono i personaggi dei suoi libri e il fatto che – anche quando al lettore non sembra o se lo è perso per strada – c’è sempre un motivo ben certo per quella corsa, e un traguardo che merita, anche quando è difficile da dire.

In questo romanzo c’è Victoria, che sogna una vita folle, piena di avventure, una vita più grande di lei. Una vita certo ben diversa da quella del paesino in cui frequenta scuola media e biblioteca e in cui non capita mai nulla, un po’ come nella sua famiglia, dove gli unici sussulti possono essere le lamentazioni della sorella persino quando è via in gita scolastica e l’euforia del padre per la nuova produzione di paté in tubetto nella sua ditta. Victoria sogna nutrendosi di libri, tenendoci il naso dentro, tenendo alto il filo di quelle avventure persino quando non le legge: mica a caso la mensola carica di libri che corre sulle pareti della stanza viene da lei stessa definita “l’orizzonte”, come se solo quello fosse possibile, quello delle vite che stanno tra le pagine. Ma improvvisamente i libri cominciano a sparire, come i tre pellerossa e c’è un cowboy in auto col padre. E il piccolo Jo, che salta da una classe all’altra tanto è intelligente, dice di saperne qualcosa, di avere degli indizi. E allora via, sulle tracce di una storia, questa volta molto più reale e vicina: ha a che fare con suo padre, con gli strani vestiti che indossa di nascosto, con quel che si fa fatica a dire, con la realtà dei giorni di crisi e con la possibilità forse di aggiustare tutto, grazie alle storie, quelle – come dice la protagonista a Jo – “che ci sono tra di noi”.

Per l’edizione italiana, Terre di Mezzo ha scelto un formato con un po’ più di respiro rispetto all’originale, copertina rigida, e ha affidato le illustrazioni a Mariachiara Di Giorgio che ci ha messo la leggerezza degli acquarelli e certi blu e tocchi di rosso che ti portano dritto al fianco di Victoria.

Quando leggo un libro in originale e mi permetto di sognarlo in italiano perché merita, allora aspetto e mi immagino come sarà. Ecco, a questo giro, per questo arrivo e questa riuscita, dico grazie a chi ha lavorato perché fosse così.

Timothée de Fombelle e Mariachiara Di Giorgio incontreranno i lettori a Milano, nell’ambito di Bookcity sabato 18 novembre prossimo in un incontro dal titolo Tra sogno e avventura.

Timothée de Fombelle – ill. Mariachiara Di Giorgio, Victoria sogna (trad. di Maria Bastanzetti), Terre di Mezzo 2017, 103 p., euro 12,90

Il favoloso libro di Perle

16 Set

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Ho letto questo libro in francese nello scorso autunno, quindi il racconto impulsivo alla sua uscita in Italia è basato sulla storia e sulle suggestioni avute e non propriamente sull’edizione italiana (per altro, la traduzione di Maria Bastanzetti è una garanzia), ma il potere di presa della storia tessuta da de Fombelle è tanto che ho voglia di dirne subito. Sapientemente l’autore intreccia mondo fantastico e mondo reale e lo racconta attraverso la voce di un uomo che ripercorre la vicenda accadutagli anni prima quando, quattordicenne, persosi all’inseguimento di una ragazza, durante un corso di fotografia, si ritrova ferito e accolto da un uomo silenzioso che vive in una casa nel bosco, circondato da valigie.

La storia porta in realtà il lettore in un regno lontano dove un giovane principe, innamorato di una fata e odiato dal proprio fratello, viene spinto dalla gelosia di quest’ultimo a fuggire, cacciato fuori da ogni regno, nella terra in cui non si crede né ai racconti né alle fate: il nostro mondo. Qui accolto dai Perle,  coppia di pasticcieri parigini, comincia a lavorare nel loro negozio e ad apprendere i segreti dell’arte, assumendo il nome di Joshua, il figlio che hanno perso. Finisce così nelle maglie della Storia: il mondo precipita nella morsa nazista e arriva la Seconda Guerra Mondiale, il fronte, la prigionia e poi il ritorno. Per tutta la sua vita, Joshua Perle continua a incartare guimauves e a cercare oggetti magici che lo ricolleghino al suo mondo, nel tentativo di ritrovare la possibilità di tornare, ignaro del fatto che la fata innamorata di lui ha rinunciato ai poteri magici per poterlo raggiungere.

Da rimarcare che de Fombelle intesse al racconto una riflessione sulla memoria e una sullo scrivere, sul testimoniare quel che si è vissuto: la ricerca della voce narrante, anche a distanza di anni, si basa su pellicole fotografiche che restituiscono la veridicità di quanto ha visto e gli permettono di riportare su carta la vicenda di chi, per una vita intera, ha cercato la via del ritorno.

Ha giustamente notato Sophie Pilaire su Ricochet che la lievità del mondo fantastico creato da de Fombelle ricorda la scrittura, i mondi e i modi di Pierre Bottero; l’urgenza della storia e alcuni suoi tratti crudi e reali (non si risparmia nulla degli orrori della Storia che Josha incontra) non scalfiscono però la lentezza necessaria ad assaporarla e il fondo in qualche modo sereno che la narrazione nel suo complesso dà, come fosse narrazione di quel che a volte è inevitabile nella vita: che i destini si incrocino, si intreccino, si marchino a fuoco e, nonostante tutto, non si lascino più.

L’illustrazione di copertina è di Maria Chiara Di Giorgio. Video della presentazione del libro da parte dell’autore alla Librairie Mollat di Bordeaux.

Timothée de Fombelle, Il favoloso libro di Perle (trad. di Maria Bastanzetti), Mondadori 2015, 336 p., euro 16, ebook euro 7,99

Nota a margine: nell’edizione francese il libro si intitola semplicemente “Le Livre de Perle” che qui diventa “favoloso: fate caso a quante volte – ultimamente e no – nei titoli dei libri per ragazzi troviamo aggettivi come incredibile, favoloso, fantastico, strabiliante ecc.

Verso casa

7 Mag

Più riguardo a Verso casa La fuga da un paese in guerra raccontata attraverso l’eroica figura di un cane antibomba intorno a cui ruota l’intera vicenda. Nel testo si alternano tre voci: quella del protagonista Matt, quella del nonno con cui passa un periodo estivo, quella del suo amico Aman rinchiuso in un centro di raccolta e detenzione per immigrati in attesa di essere rimpatriato.

Matt convince il nonno a raggiungere il centro per vedere Aman racconta di come lui e la madre abbiano lasciato l’Afghanistan e le peripezie, le condizioni disumane, il dolore che hanno affrontato per raggiungere lo zio in Inghilterra. E di come, sei anni dopo, la polizia si sia presentata a casa per rimandarli indietro. Alla loro si intreccia la vicenda di Ombra, uno spinter spaniel arrivato per caso nella grotta in cui vivevano, che li ha accompagnati durante una parte del viaggio e che è stato riconosciuto come uno dei cani addestrati dall’esercito e creduto morto. Un cane che aiuterà anche a chiudere il cerchio della vicenda, che finisce e non finisce, lasciando mille domande e possibilità sul futuro di Aman e della sua mamma.

Pensavate che la stagione dei libri sui cani fosse finita… eh no 😉 Se invece volete saperne di più su Morpurgo, ecco la biografia uscita lo scorso anno. Il sito dell’autore.

Michael Morpurgo, Verso casa (trad. di Maria Bastanzetti), Piemme 2013, 187 p., euro 16

Un elefante in giardino

21 Mag

More about Un elefante in giardinoAvere un elefante in giardino. Avere un elefante in giardino a Dresda nel 1945. Ecco quel che capita a Lizzie e Karli, la cui mamma fa la veterinaria allo zoo e ottiene dal direttore di portare a casa l’elefantina Marlene durante la notte, per evitare che venga soppressa insieme agli altri animali in caso di attacchi aerei. Inutile dire che Marlene diventa subito l’attrattiva del vicinato e riempie le giornate dei due ragazzi, il cui padre è al fronte e la cui famiglia si trova a fare i conti con le crudeltà e le ristrettezza della guerra. Ma una sera  i ragazzi e la loro mamma escono per portare l’elefante a passeggiare nel parco, scampando così ai bombardamenti che radono al suolo la città. Non avendo più una casa decidono di camminare fino alla fattoria degli zii, dove trovano un pilota canadese della RAF che si nasconde alla ricerche tedesche. Seguendo la preziosa bussola di Peter tentano di raggiungere l’ovest, per scappare ai russi e rasggiungere gli americani, in una fuga lenta, per lo più di notte, rallegrata dalla presenza di Marlene e piena di imprevisti: incontri, bugie, fame, freddo, pericoli di delazione.

La vicenda, raccontata dall’anziana Lizzie a un ragazzino che porta il nome del fratello, è sospesa in una sorta di magia che fa credere possibile la fuga tra le bombe, il fuoco e gli sfollati, di un gruppo di bambini con due adulti e un elefante. Racconta però, riassumendo nello spazio di un racconto gli anni della Guerra in cui crebbero Karli e Lizzie, un punto di vista che troppo poco sovente incontriamo nei libri per ragazzi: la guerra vissuta nel quotidiano, dove si va comunque a scuola (quando c’è legna per scaldarsi), dove si mangia l’ultimo pezzetto di prosciutto come regalo di compleanno, dove si convive con il pensiero dei soldati al fronte, mescolato a quello di biciclette,  compiti da finire, primi amori.

Il sito di Morpurgo.

Michael Morpurgo – ill. Michael Foreman, Un elefante in giardino (trad. di Maria Bastanzetti), Piemme junior 2012, 195 p., euro 16.

Lezioni di volo per principianti

1 Mar

Ciascuno di noi deve trovare qualcosa capace di tirare fuori la passione che ha dentro. è ciò che facciamo e condividiamo con il mondo che conta davvero. Io sono convinta che sia fondamentale lasciare le nostre comunità migliori di come le abbiamo trovate. Sai, Cecelia Rose, troppe persone muoiono con il cuore pieno di indifferenza e credo che sia un modo terribile di andarsene. La vita ci offre opportunità straordinarie, ma noi dobbiamo essere ben svegli per riconoscerle. Se c’è una cosa che desidero, per te, è che tu possa trovare la tua vocazione. Che si decida di occuparsi di animali abbandonati, di salvare vecchie case dalla demolizione o leggere per i ciechi, devi scoprire che cosa accende il tuo fuoco, tesoro. Altrimenti non sarai mai appagata.

Cecelia Rose, dodici anni, una passione per i libri e le storie in cui si rifugia, passa il tempo a scansare le persone fuori dalla scuola per evitare le battute su sua madre, che si crede una reginetta di bellezza, che va in giro per la città con la corona in testa e che non riesce a fare i conti con la sua malattia. Quando all’inizio dell’estate del 1967 una stravagante prozia dagli improbabili cappelli, alla guida di una decapottabile rosso prugna, la preleva per portarla a vivere in Florida, CeeCee parte con una piccola valigia e uno scatolone di libri. Improvvisamente si trova in un mondo alquanto singolare, popolato di donne che mai avrebbe immaginato, un mondo dove si vive con passione e spesso contro le convenzioni dell’epoca, dove ci sono regole, sogni e speranze. Il racconto di un’estate (fino al primo giorno di scuola e al sogno covato a lungo di un’amica) attraverso la voce e gli occhi di una ragazzina. Dove si ride e si pensa e si spera. Da leggere d’un fiato.

Beth Hoffman, Lezioni di volo per principianti (trad. di Maria Bastanzetti), Piemme 2010, 374 p., euro 18,50.

Tu sei il mio mondo

18 Gen

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Questa storia non è abbastanza lunga per farne un romanzo. Basta giusto per lasciare una traccia, la traccia blu di chi ha cambiato la mia vita e avrebbe potuto cambiare il mondo. Celeste.

Questa storia la scrive il protagonista di cui non conosciamo il nome, un ragazzo del futuro prossimo, un futuro tutto verticale, dove si vive in grandi torri: torri abitazioni, torri parcheggi dove le macchine si allineano come libri sugli ascaffali, torri supermercato, torri in cui si entra tramite passerelle, mentre il passaggio estreno è permesso all’interno di navicelle. Un mondo dove tutto è tecnologia, dove la gente adora i sacchetti di plastica, dove la mamma del protagonista si palesa una volta al mese, ma gli riempie on line il frigorifero tutti i lunedì. Il protagonista è anomalo rispetto al suo mondo: suona il pianoforte, disegna carte geografiche e ha un amico, Briss, che invece passa le ore a giocare ai videogiochi e a svuotargli il frigo, cose che tutti si aspetterebbero da lui. Diversa è anche Celeste, la ragazza che appare per poche ore nella sua classe e di cui lui si innamora al punto di doverla per forza raggiungere. Ma Celeste è malata di una particolare malattia che disegna sul suo corpo macchie di tutte le forme, di forme simili alle aree malate del mondo: la foresta amazzonica, i deserti d’Africa. I mali del mondo appaiono sul corpo di Celeste e l’unica soluzione per guarirla è dire a tutti i cittadini del mondo che bisogna salvare il pianeta.

Ancora una volta, incalzandoci in una fuga contro il tempo come la fuga di Tobia, de Fombelle porta in prima pagine i temi ecologisti e il futuro del pianeta, in un racconto in sei capitoli tanto allucinato quanto reale, che mescola un mondo del futuro con la pressante realtà del nostro mondo.  A differenza di Tobia, però, in questo caso la storia (non solo dei due protagonisti, ma l’intreccio della vicenda in generale) passa decisamente in secondo piano rispetto al messaggio ecologista e al grido d’allarme per le sorti della Terra, che sembrano essere il vero motivo per cui l’autore ha pensato il racconto; del resto lo confessa all’inizio: non è una storia abbastanza  lunga per farne un romanzo, è piuttosto un pretesto per richiamare il lettore a riflettere sull’ambiente, sull’inquinamento, sulla sostenibilità. Ha scritto Roberto Denti su Tuttolibri di sabato scorso che la lettura è consigliata, oltre che ai ragazzi,  agli “esponenti politici che hanno la responsabilità di salvarci da un mondo in fase di autodistruzione”.

Timothée de Fombelle – ill. di Julie Ricossé, Tu sei il mio mondo (trad. di Maria Bastanzetti), San Paolo 2010, 95 p., euro 9,50.