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Il mistero della salamandra

17 Lug

Primo di una nuova serie di gialli dalla Norvegia: la serie Clue, dalle iniziali dei nomi dei ragazzi protagonisti (più un cane!) di indagini e ricerche, ambientata in una tranquilla località di mare, intorno ad un albergo di cui il padre della protagonista – Cecilia – è il proprietario. La madre di Leo vi arriva per iniziare un nuovo lavoro e Une, la terza del gruppo, è figlia di un pescatore del villaggio. Un giallo agile, veloce, che entra subito enll’azione: un cadavere sulla spiaggia, alcune persone sospette ospiti della Pensione Perla, una serie di indizi che dicono che le cose non sono proprio come sembrano. I ragazzi indagano e sotto gli occhi del lettore si dipana la struttura del giallo: l’omicidio, i sospetti, la ricerca degli indizi, i ragionamenti sulle prove: è un libro da utilizzare anche nei percorsi di genere perché offre la possibilità di analizzare tutti gli ingredienti che servono per fare un giallo. In più, una nota filosofica: il vecchio pescatore che un po’ veglia sui ragazzi, un po’ semina perle di saggezza, cita e spiega Socrate, su cui si trova anche una breve scheda a fondo volume. E ancora una sottile riflessione sul personaggio di Une, che per il suo aspetto fisico e le sue scelte di abbigliamento, non èsubito identificabile come una ragazza. E poi il mistero della morte della madre di Cecilia che aleggia su tutte la vicenda e che fa da collante con i libri che seguiranno.

Forse si sarebbe apprezzato un minimo di cura in più in fase di traduzione o editing per evitare alcune ripetizioni lungo le pagine.

Jørn Lier Horst, Il mistero della salamandra (trad. di Lucia Barni), Salani 2020, 137 p., euro 12, ebook euro 6,99

La ballata del naso rotto

11 Giu

Felice uscita editoriale da la Nuova Frontiera junior che ci ha abituati a leggere romanzi interessanti che arrivano dal Nord: in questo caso dalla Norvegia, una trama non banale perché l’autore non rischia mai di cadere nella caricatura pur attribuendo ai suoi personaggi caratteristiche importanti (la mamma del protagonista è obesa; la loro vita in una casa popolare al limite dell’indigenza), soprattutto in cui si ride bene per il sottile senso dell’ironia che lo pervade e per la capcità di Bart di essere ottimista comunque, di osservare la vita con uno sguardo realistico, ma anche un po’ naif.

Bart – che deve il suo nome ai Simpson – cammina sempre galeggiando tra quel che capita intorno: ad esempio, non ricorda esattamente il nome dei suoi compagni di scuola, si impagna al corso di boxe a cui la madre lo ha iscritto pur sapendo che non è esattamente lo sport che fa per lui, indice una giornata di pulizia del suo palazzo nel giorno del suo compleanno e – guarda un po’ – riesce a radunare un bel po’ di gente. Bart ha sempre le cuffie e ascolta arie di opere liriche, la sua passione, pur non avendo mai assistito a una rappresentazione teatrale. Del resto non ha mai imparato ad andare in bicicletta e persiste nel cercare on line suo padre, di cui conosce solo nome e conogne e la probabile provenienza statunitense. Ha una nonna che gli vuole molto bene e che ha la capacità di rispettare i confini: quelli dell’indipendenza del nipote, ma anche quello della dignità della figlia che cerca di farle credere di avere un lavoro regolare e di mangiare sempre tre pasti al giorno: la nonna sa, aiuta, ma non umilia.

La vita di Bart poi si riempie di imprevisti: una compagna di classe troppo intraprendente; la mamma che finisce in ospedale; Geir, il vicino di casa tossicomane, pieno di guai ma anche di buona volontà e buoni sentimenti verso Bart; persino un possibile papà all’orizzonte. Allora Bart scarta dalla sua routine; invece che cantare nascosto in bagno si trova a farlo davanti alla gente, capisce quanto sono complicate le ragazze (“sono belle, ma fanno paura”) e impara persino a pedalare, mentre Geir finge di tenergli il sellino. Ecco, un libro che dice anche delle figure adulte che hai intorno, non necessariamente tuoi famigliari, non necessariamente “a posto” secondo i canoni della società, ma perfette per te, in quel preciso istante, in cui stai crescendo, prendendo forma e loro sono lì con l’atteggiamento giusto.

Il libro è raccontato in prima persona: anche per questo, e per il suo modo di essere sempre a lato, onesto, timido ma in fondo pieno di quotidiano coraggio, Bart è un personaggio a cui il lettore potrà sentirsi vicino e, a tratti, simile.

Arne Svingen, la ballata del naso rotto (trad. di Lucia Barni), La Nuova Frontiera junior 2019, 189 p., euro 15,50

Lena, Trille e il mare

6 Dic

Tornano i protagonisti di Cuori di waffel, SuperPremio Andersen 2015; sono cresciuti, hanno ormai dodici anni, ma li riconosciamo subito: Trille, che racconta al lettore, e Lena, impulsiva, combattiva, con la risposta sempre pronta. Sono cresciuti sì, alcune cose stanno cambiando e anche la loro amicizia viene messa alla prova, visto che essere in tre non è esattamente come essere in due. Arriva infatti una nuova compagna di scuola che si è trasferita nel fiordo dall’Olanda per un anno. Si chiama Birgitte e Trille un po’ se ne innamora, mentre pare che Lena non la sopporti. Del resto, Lena è strana: pesta sulle tastiere ancora più forte per indicare il suo disappunto verso la madre che continua a mandarla a lezione di musica e si riempie di lividi e graffi agli allenamenti della squadra di calcio dove però, dopo il cambio di allenatore e malgrado la sua bravura, non sta più in porta. Lena rumina e avanza a testa bassa; Trille tenta ogni traiettoria per incontrare Birgitte senza capacitarsi di come lei possa ridere in compagnia di Kay-Tommy e un po’ si scoccia quando vede il nonno e Lena insieme tramare un segreto.

Con la solita arguzia, con la capacità di andare in profondità rimanendo leggera, Maria Parr parla in questo libro non solo di quanto sia complicato crescere e coltivare negli anni un legame saldo, ma soprattutto di quanto sia difficile essere se stessi se gli altri vorrebbero importi qualcosa che non ti appartiene e sembra che quel che è importante per te non lo sia per nessun altro. Lena è esagerata nelle reazioni, nell’entusiasmo, nel prendere l’iniziativa, nell’infilarsi letteralmente nell’occhio del ciclone pur di avere una buona scorta di cioccolato, ma sa anche quando è necessario essere estremi nelle reazioni per essere presa in considerazione.

La storia si dipana lungo un anno, da estate a estate, in quattro capitoli che seguono il ritmo delle stagioni, con la scuola, lo sport, il ribes da raccogliere, il saggio di fine anno, il tempo per qualche sgridata e per un’impresa eroica per salvare il nonno. C’è anche spazio per una bella pagina in cui Trille racconta quanto sia normale mangiare gli animali a cui si è voluto bene: viene proprio dal Nord questo libro sincero e gaudente!

Quel che difetta forse è la copertina, apprezzabile dai più piccoli mentre il romanzo offre spunti interessanti anche per i lettori di 11-12 anni. Rispetto a “Cuori di waffel”, cambia la traduttrice: da sottolineare quindi il lavoro fatto a questo giro per mantenere una fluidità d’insieme, rispettosa dei lettori che hanno amato il precedente romanzo anche per la scrittura, per le espressioni di Lena, per la poesia di alcune riflessioni di Trille.

L’illustrazione di copertina è di Åshild Irgens.

Maria Parr, Lena, Trille e il mare (trad. di Lucia Barni), Beisler 2017, 256 p., euro 14