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Un grande giorno di niente

24 Dic

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La bravura assoluta sta nel dire le cose piccole, il quotidiano, il niente. Sta nel dirlo con semplicità, riuscendo a mettere sulla pagina – in questo caso in mix perfetto di parole e di accuratezza delle immagini – la sensazione della noia. Beatrice Alemagna si fa “maestra del sapere di dire” più del solito in questo albo e mi piace pensare che sia un punto alto in un percorso del parlare al lettore con essenzialità.

Questo albo parla di quel niente che è la noia, per di più la noia di un giorno di pioggia, nella solita casa delle vacanze di cui si conosce già tutto, mentre la mamma scrive al computer come sempre, come probabilmente fa anche a casa. Il protagonista si fa una cuccia sul divano, gli incollati allo schermo del videogioco. E intanto pensa a suo padre, a tutte le meraviglia che gli avrebbe mostrato fuori di lì. Non sappiamo altro di suo padre, non sappiamo se non ci sia perché è da un’altra parte o perché sia morto; sappiamo però quel che leggeva nella natura, nel paesaggio intorno, nel tempo: meraviglie. Che non appaiono esattamente così al bambino, quando la mamma lo mette fuori casa e la pioggia continua a scosciare sui suoi occhiali e sulla mantella arancione, con tutta la noia del mondo lì convenuta. Sono passi pesanti e persi i primi che muove e le illustrazioni fanno percepire benissimo a chi legge l’umidità, le pietre scivolose, l’odore dei funghi nella pioggia: ecco intanto la scoperta, le mani affondate nella terra, la paura, il capitombolo e tutto che sembra come nuovo. Il sole che torna e la sensazione di libertà che viene dal viverla , quella natura, dal rotolarcisi dentro. Perché la noia è libertà ed è infangata, fradicia, luccicosa e piena di schizzi di una pozzanghera. E non ha bisogno di parole né di racconti; a volte il conforto di uno sguardo che sorride complice – da uno specchio come sopra una tazza di cioccolata bollente – è sufficiente.

Qui Beatrice Alemagna parla di come è nato questo libro, del titolo che è venuto prima di tutto, della paura bambina che non è mai senza speranza, di una certa illustrazione che…

Beatrice Alemagna, Un grande giorno di niente, Topipittori 2016, 48 p., euro 20

Non sappiamo se festeggiate natale o qualche ricorrenza lungo l’anno o anche nessuna; non sappiamo se contiate l’inizio di un nuovo anno sulla base dell’anno solare, del calendario scolastico, cominciando dal vostro compleanno oppure da un giorno per voi particolarmente significativo. Comunque sia, vi auguriamo di avere tanti magici giorni di niente, tanti giorni liberi in cui perdersi, avere paura, sentire speranza e provare stupore. Vi auguriamo anche la fortuna di avere accanto persone che non fanno mille domande, a cui non sia necessario render conto o spiegare quel che non san vedere né godere. Vi auguriamo la fortuna del silenzio che parla, della condivisione muta fatta semplicemente di gesti e di sorrisi.

Un mare di tristezza

3 Apr

mare di tristezzaCome sempre la casa editrice Minibombo punta sull’essenzialità e sull’intuitività per i sui progetti editoriali destinati ai lettori più piccoli. Questo nuovo albo presenta le caratteristiche che fanno i loro libri riusciti e sempre apprezzati: pochi elementi, molto colore, una storia breve , un elemento di sorpresa che scarta e – mai come in questo caso – mette tutto sottosopra.

L’avventura è semplice: la passeggiata di un pesce che si sente triste e decide di nuotare intorno per tirarsi su il morale. Incontra una serie di animali differenti (pesci, polipi, sardine, calamari, naselli, triglie, sogliole , pesci pagliacci e persino una tartaruga), ciascuno affranto e abbattuto a modo suo. Fino a che la tartaruga non gli svela un trucco, anzi non gli fa aprire gli occhi: è lui a essere sottosopra e a doversi girare al contrario; così può rifare la passeggiata all’indietro e scoprire che le espressioni sui musi di quelli che ha incontrato sono ben diverse!

La lettura è anche l’occasione per vedere la sfumature diverse nel significato delle parole; ogni animali è triste, ma in realtà lo dice con una parola differente: chi è desolato, chi mogio, chi abbacchiato e così via. Un bel modo per dire di sentimenti prossimi, simili, ma non identici.

Per giocare con il libro, visita il minisito dedicato.

Anna Iudica, Chiara Vignocchi e Silvia Borando, Un mare di tristezza, Minibombo 2016, 32 p., euro 12,90

Segui la freccia!

7 Apr

segui la freccia La città che ci viene presentata in questo albo grafico, giocato principalmente sui toni del blu, è piena di frecce:  indicano in quale direzione andare, dove e cosa  guardare, quali cose si trovano lì davanti (per esempio ti indicano che quella a cui sei arrivato è proprio una  rotonda). C’è una commissione di esperti che decide dove metterle e si consulta onde evitare di mancare qualche  fondamentale indicazione. Poi c’è un ragazzino che si fa una di quelle domande tipiche dei bambini quando chiedono tipo cosa c’è sopra il cielo e ancora più su: lui è curioso di quel che c’è nello spazio tra le frecce, in quel che non è indicato,  contrassegnato, nominato. Per cominciare, sbircia in un buco nel muro di fronte al palazzo dove abita; nessuno ci ha  mai guardato perché nessuna freccia invitava a farlo, lui con meraviglia scopre un orso che suona il pianoforte!

L’avventura allora è contravvenire (agli ordini delle frecce), sfidare (le loro indicazioni), scoprire (quel che nessun  altro guarda): impara nuovi luoghi, luoghi fuori stagione, passi in direzioni mai percorse, nuovi amici. L’avventura è  creare scompiglio girando le frecce, sostituendole, eliminandole: cercare di regalare una nuova geografia e un nuovo modo di vedere anche agli altri abitanti della città. C’è chi si spaventa, chi denuncia l’accaduto, chi si sbriga a far tornare tutto come prima. Intanto però qualcuno devia, fa strade nuove, si ribella alle frecce e incontra tra gli interstizi altri ribelli come lui: anche questa è resistenza.

Il sito dell’illustratore, dove fanno bella mostra le fotografie dei timbri utilizzati per realizzare questo libro. Questo video invece fa vedere l’intervento che Sandoval ha realizzato sui muri interni della piscina del SESC Pinheiros a San Paolo. Ha realizzato cinque murales tra interni e facciata e questo è “Pele de Baleia”: un pezzetto di questo albo nel mondo reale!

Sfoglia qualche pagina dell’albo sul sito dell’editore.

Isabel Minhós Martins – Andrés Sandoval, Segui la freccia! (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2014, 32 p., euro 15

I cinque malfatti

11 Mar

Malfatti

I cinque malfatti del titolo vivono in allegra e disordinata compagnia in una casa sbilenca che par fatta di aggiunte e ripensamenti; hanno ciascuno la sua caratteristica, si tratti di modo di dormire, colore della coperta o modo di essere. C’è quello a buchi, quello molle, l’altro piegato in due, uno a testa in giù e un altro che pare definibile solo come “catastrofe”. Un giorno, arriva da lontano, un “tipo straordinario” dice la storia. I cinque non lo sanno ancora ma lui si sta dirigendo verso la loro casa, scegliendo – tra tutti gli zig zag e le deviazioni – proprio la strada che lo porterà fin lì. Par quasi un cavaliere eroico con le calze in maglia di ferro , una simil armatura e una chioma di capelli colorati che lo rende riconoscibile e identificabile da distante. Di fronte alle sue domande e alla sua insistenza di trovare un progetto, un’idea per quel gruppo di nulla facenti, i cinque si definiscono di quelli che non combinano nulla, per poi ribattere subito con qualche caratteristica positiva quando il capelluto dice disgustato che son nullità.

Già, perché nei buchi ci puoi far passare la rabbia, nelle pieghe nascondere cataloghi di ricordi, a testa in giù puoi vedere cose nascoste a chi sta saldo sui suoi piedi. E poi la storia ci aveva appena detto di come nell’ozio verde del loro giardino i cinque si divertissero a discutere fra loro di chi fosse il più malfatto, con l’ironia quindi di chi si conosce bene, un po’ storto, un po’ sbilenco, e può ridere e sorridere di se stesso.

Leggo e scelgo il numero cinque,  quella grande patata catastrofica, che mi fa pensare a quando mi sento tutta sbagliata, ma anche alla bellezza di poter far festa quando le cose tutte sbagliate poi a volte van per dritto. Penso che ha l’aria di uno a cui adesso piacciono tutti i colori, anche se il bidoncino della vernice con cui imbratta tutto è rosso. Penso che è bello che una storia ti faccia compagnia con l’allegria delle pacche sulle spalle, col disordine dell’imperfezione quotidiana, con la vita così com’è.

Il testo è scritto in stampatello, il che non guasta mai, anzi – come spesso ripetiamo – è un’opportunità in più per chi sta cominciando a leggere autonomamente.

Il sito di Beatrice Alemagna. Il post sul blog Topipittori che annunciava in immagini la nascita di questo albo.

Beatrice Alemagna, I cinque malfatti, Topipittori 2014, p. 40, euro 18

Che avventura le polpette!

1 Ott

polpetteUn libro a due facce e a due voci: da un lato Meo, dall’altra Bobo. Da un alto il bambino protagonista che in questa primo episodio accompagna la nonna al mercato e poi la aiuta a preparare le polpette di ricotta e spinaci (con tanto di ricetta nella pagina centrale), dall’altra la versione della stessa giornata vissuta da Bobo, il suo cagnolino.

L’intento della collana Viceversa è quello di ricordare che ci sono modi e punti di vista diversi per raccontare una storia; che occhi diversi vedono diversi particolari; che i cani non vedono nello stesso modo degli umani. Il testo è in stampatello maiuscolo, adatto quindi ai lettori alle primissime armi; peccato però che non siano in stampatello anche le descrizioni dei particolari che le frecce indicano ed evidenziano.

Francesca Pavese crea i personaggi che popolano il mondo di MyOnBoard.

Francesca Pavese – Paolo Selis, Che avvantura le polpette!, Zelig 2013, 24 p., euro 9,90