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In scena!

11 Set

in scenaRaina Telgemeier torna con un fumetto che parla di teatro dal punto di vista di una giovane sceneggiatrice appassionatissima. Callie adora il teatro: quando lo ha scoperto da bambina avrebbe voluto essere protagonista e calcare le scene; poi ha scoperto quanto lavoro nascosto al pubblico rende bello e possibile lo spettacolo e così si è appassionata a creare scenografie con tanto di effetti speciali, pioggia di foglie e tuono di cannoni.

Il fumetto è un inno di amore al teatro e alla complicità del lavoro fatto bene insieme, quello che nasce da una squadra che non perde occasione di darsi manforte per la riuscita finale e per soddisfare il pubblico. Si raccontano le settimane di allestimento, ma anche la vita dei ragazzi che partecipano, i loro innamoramenti, il farsi accettare per quello che sono, la difficoltà di compiacere a un certo modello idealizzato dai genitori, la meraviglia di innamorarsi di qualcuno e la disperazione di non essere ricambiati.

Sempre così attenta ai particolari e sempre molto vicina alla realtà dei ragazzi di cui parla, l’autrice torna ai livelli del suo Smile che tanto l’ha fatta apprezzare dai giovani lettori.

Raina Telgemeier, In scena! (trad. di Laura Bortoluzzi), Il Castoro 2018, 233 p., euro 15,50.

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La sfolgorante luce di due stelle rosse

7 Gen

Dopo quella meraviglia pluripremiata che è stato Il rinomato catalogo Walker & Dawn, Morosinotto si presenta a una nuova prova dove la storia conta, ma pure la grafica e il modo in cui il romanzo è concepito nella sua struttura fisica. Ancora una volta infatti il libro si presenta graficamente bello come il precedente, con fotografie d’epoca, cartine e inserti che riproducono i quaderni dei due gemelli protagonisti con tanto di osservazioni e note a margine, aggiunte – ecco l’escamotage narrativo dell’autore – dall’incaricato del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni che li sfoglia dopo che non hanno passato il vaglio della censura. Si ricostruisce così il clima dell’epoca: l’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale e in particolare dal 1941, alla dichiarazione di guerra della Germania. Viktor e Nadya sono gemelli di dodici anni, figli di due conservatori dell’Ermitage che vengono mandati via da Leningrado sui treni che partono per portare in salvo i bambini lontano dalla città verso cui sta avanzando il nemico. I due però finiscono su treni diversi e, attraverso le loro storie, il lettore ricostruisce la vicenda da punti diversi, comprensivi di quello che veniva nascosto alla popolazione e degli intrighi politici sottesi. Il loro obiettivo è ricongiungersi, avendo promesso di non separarsi e di avere vicendevole cura, e anche di salvare la loro città, tenuta in scacco da un assedio che durerà quasi novecento giorni.

Nel corso delle pagine quindi si alternano quindi le due voci, le due vicende (luoghi geografici diversi, nuovi amici e compagni di strada) e i due punti di vista: in font nero la parte di Nadya, in rosso – non certo lettura agevole per tutti – quella di Viktor. Il romanzo piacerà a chi è appassionato di vicende storiche  e a chi sarà attento alla ricostruzione dei fatti, anche laddove può sembrare più complicato per il racconto sovrapposto dei due narratori.

Davide Morosinotto. La sfolgorante luce di due stelle rosse. Il caso dei quaderni di Viktor e Nadia, Mondadori 2017, 432 p., euro 17, ebook euro 8,99

Se il diavolo porta il cappello

15 Apr

Più riguardo a Se il diavolo porta il cappello

Un libro che intreccia più piani e più voci, cucendoli come unico vestito fatto di più pezze, di più narrazioni tenute insieme dal filo del protagonista, che danno come risultato un abito che si cuce alla pelle di chi legge spingendolo verso l’ultima pagina.

La voce in realtà è una sola, quella di Ciro, il ragazzino protagonista, che vive in una campagna di dopoguerra, portandosi addosso il marchio di bastardo, figlio di un soldato americano passato durante l’avanzata verso il nord Italia e di una bellissima ragazza, figlia ripudiata dal padre ricco dopo aver saputo del matrimonio notturno con il soldato. Ciro porta il suo marchio scritto nel biondo dei capelli, nella povertà della vita quotidiana, nella rabbia con cui affronta il mondo ogni giorno.

Le voci che ci propone sono diverse: c’è il racconto del suo quotidiano, degli avvenimenti che lo sospingono nell’estate che porta verso i suoi quattordici anni; un’altra voce è il dialogo col fratello gemello Dario, morto ad appena tre anni, ma che lui sente vivo, quasi fosse metà Ciro e metà Dario, con le caratteristiche dell’uno e dell’altro che appaiono a tratti nella medesima persona; l’altra ancora è quella del sogno: la speranza di rivedere e ritrovare il padre gli fa immaginare le situazioni e gli esiti più diversi, raccontati lungo il testo proprio come potrebbero venire in mente al ragazzo mentre cammina o prima di addormentarsi.

Lungo i giorni estivi di Ciro, la sua rabbia incrocia Salem, un rom che assomiglierà a ciò di più vicino a un padre che abbia mai conosciuto, e i sinti che si sono accampati ai margini del bosco. Cambierà il suo sguardo sulle figure che lo circondano, su chi lo addita come bastardo, sullo “strego” che vive isolato, circondato di libri e che conosce le formule e le erbe per curare. Sovvertirà l’ordine di un piccolo microcosmo dove spiccano singolari figuri e storie antiche, dove i soldi si conservano nelle damigiane o negli arti artificiali rinchiusi in un armadio, dove ci si arricchisce alle spalle dei poveri, dove si crede all’eterna giovinezza e si consumano riti e soprusi. Scoprirà un passato molto vicino e insieme lontano: quello che la guerra di pochi anni prima ha significato nei lager e nelle menti malate di molti. Conoscerà il Porrajmos e forse anche tanti lettori lo impareranno, visto che è quasi sempre un fratello minore nella storia dell’Olocausto.

Il sito dell’autore.

Fabrizio Silei, Se il diavolo porta il cappello, Salani 2013, 267 p., euro 13,90

Gli indivisibili

4 Giu

Forse se devi arrivare intorno a pagina 220 per dire “ecco, mi piace”, non è che il libro che hai tra le mani ti sia proprio piaciuto. Fatico a dare un giudizio su questo ultimo Spinelli, che mi lascia ancora più perplessa di quanto non avesse fatto Fuori dal guscio, o forse sono sempre ancora troppo abbagliata da Stargirl e Jeffrey Magee per ricordarmi che un autore non tiene sempre lo stesso passo e spesso siamo troppo ben abituati.

La storia è raccontata a due voci, quelle di Jake e Lily, gemelli inseparabili, nati su un treno e affascinati dalla possibilità di poter sentire a distanza il pensiero dell’altro, il dolore di un livido sul suo braccio, la presenza (al punto da non riuscire a giocare a nascondino!): un potere che battezzano il goombla. Finché crescendo diventano più indipendenti l’uno dall’altro, o meglio Jake si trova un gruppo di amici (capitanati per altro da un bullo che decide di prender di mira un bizzambo, versione della schiappa Zinkoff) con cui passare l’estate e Lily si sente improvvisamente tradita dal fratello e deve imparare in qualche modo ad avere una vita sua perché il goombla possa tornare.

Belli gli spunti di riflessione sugli altri, sulle persone normali che si nascondono sotto i bizzambi, sulla vita secondo il nonno dei due gemelli, sul lasciare alla vita la possibilità di accadere. Però la storia rischia di ingranare davvero troppo tardi, quando ormai il lettore può già essersi stufato ed essere sceso dal treno. Peccato perché le fermate verso la fine si fanno più interessanti.

Il sito di Jerry Spinelli.

Jerry Spineli, Gli indivisibili (trad. di Manuela Salvi), Mondadori 2012, 298 p., euro 15